Il lock down del cuore

C’è solo un’immensa tragedia collettiva e il sacrosanto obbligo per gli adulti sani, senza lutti né ricoveri nella propria cerchia, di adattarsi, reinventarsi,  mettere in sicurezza se stessi e gli altri, bersi il proprio bicchieremezzopieno (per me alcolico, grazie) ogni giorno e andare avanti verso un confine che qualcuno ha disegnato per noi e non sappiamo neppure dove si colloca, nè come sarà.

Eppure c’è ancora chi antepone i propri contrattempi personali al dolore della perdita toccata ad altri, scalpita, vuole uscire, si lagna, e con la porta di casa ha chiuso anche il cuore.

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10 pensieri su “Il lock down del cuore

  1. Ognuno combatte questa situazione con le armi che ha, per qualcuno è cercare di rimanere attivo in tutti i modi, per altri è spegnere tutto quello che ricorda la tragedia, isolandosi anche dagli amici. Resilienza è una bella parola, ma è molto difficile passare alla pratica.

    • Infatti, non dico che la mia via sia l’unica, non ho questa presunzione, solo che se ci si isola, senza manco un “sto di merda, scusatemi” (e possibilmente che quel di merda sia riferito alla tristezza e non al non poter fare questo e quello) considerato che la situazione non è esclusiva loro, be’ quando finirà forse non mi troverà. Perché questo è il momento di stringersi agli altri e stringere i denti.

    • Moltissimi sì, io vedo molta gentilezza nei negozi, in quei fugaci momenti di scambio con gli sconosciuti, ma di contro so di essere rigida con gli atteggiamenti di chi anella una serie di “mi manca questo, quello” tutte cose che di certo riempiono la vita, ma diamine abbiamo una vita, ai morti manca tutto.

  2. Ci sono persone più fragili di altre, non tutti riescono a sopportare bene questa situazione, c’è una mia amica per esempio che sta per impazzire, soffre a stare in casa e passa il tempo sul balcone a spiare i vicini cronometrando il tempo in cui stanno fuori con il cane o per la spesa. Mi chiama a giorni alterni per lamentarsi e qualsiasi cosa le dica non sente ragioni…però sta in casa ma comincio a temere per la sua salute mentale.

    • Io sono sempre passata per quella fragile, ho sofferto d’ansia e fatto una cura pesante, cura che ho sospeso per gli effetti collaterali, ma se ci sono problemi si affrontano con un medico, se i problemi sono sorti ora, be’ ci sono un botto di numeri di sostegno. Io un’amica così la stopperei all’istante. Io sto consolando un’amica che ha perso il padre in una delle strutture ora nel mirino delle inchieste, cazzo, e aveva perso la madre e novembre, queste sono le situazioni serie a cui chi si lagna perché non può andare a giocare a canasta (sto inventando) non ha il cuore di pensare.

  3. Io me la sgamo abbastanza, ho un giardino piuttosto grande, una sedia a dondolo (sono anziana inside) e molti romanzi da leggere, potrei stare reclusa fino a settembre eppure ogni tanto sclero per piccole cose, tipo non posso andare a prendere il cibo preferito del mio gatto perché l’unico negozio che lo vende è in un comune diverso (poi l’ho preso online, il fellone felino non è rimasto con le crocchette del discount) o non posso rinnovare i gerani per lo stesso motivo (vivo in mezzo al nulla, noi nemmeno un negozio di alimentari abbiamo qui in paese) salvo poi ordinarli da un fioraio che fa consegne a domicilio… piccolezze insomma, ma in qualche modo ci si deve pur sfogare. Ho però un’amica che, come dico io, si è persa, ormai parla solo di complotti per non farci uscire di casa arrivando a negare l’evidenza e prendendo a male parole chi prova farle notare che non è così. Quando usciremo di casa avremo i capelli più grigi, le unghie da velociraptor e molti saranno cambiati, alcuni purtroppo lo faranno in peggio.

    • Ciao Barbara, che bello che hai commentato.
      Lo sclero del momento ci sta tutto, e per qualsiasi motivo. Io ho dato di matto quando un corriere ha consegnato dei documenti a un’altra azienda, ci sono voluti giorni per venirne a capo, stiamo parlando di 1300 fatture, consegnate a una ditta chiusa perché non essenziale, ergo doc. non ancora recuperati con notevoli conseguenze, ma poi passa, ovvio, 10 minuti di sfogo, ognuno alla sua maniera, e non ci si perde, come la tua amica e quella di Giulia lassù. Perché si legge (la sedia a donsolo oh sì, mi fa molto vecchio west in veranda), si scrive, si guardano le serie tv, mia sorella si è aperta un canale YouTube, lavora da casa, ha 2 figli adolescenti in didattica on line, insomma abbiamo tutti disagi, tu hai il giardino cosa positiva, ma nessun negozio vicino, cosa negativa, e ci si arrangia.
      Io non voglio che questo dolore sia stato vano, sia diventato il pretesto per diventare persone peggiori, anche se scrivo ste cose che paiono rabbiose e polemiche, è proprio perché nel quotidiano non lo sono affatto, incasso messaggi continui di lagne senza senso, mentre io mi esalto per cagate immonde come un bicchiere di Prosecco e due patatine, per risollevare il cuore, che il 20 è pure l’anniversario della morte di mio padre e non potrò andare al cimitero, e mi frantumo l’anima di continuo a vedere il Trivulzio perché lui è mancato lì e al cimitero con ste giornate ci andrei in bici. Un abbraccione.

      • Il cimitero, credo che siano passati 5 anni da quando sono andata a trovare i miei genitori, stanno in Piemonte e per me non è esattamente dietro l’angolo, quando vivevo in Lombardia andavo al paese una volta al mese almeno, ma da qui… Però ti posso dire una cosa, non è andando a portare un fiore che si placa il dolore così come non andarci non significa che si è aridi, si fa come si può portando sempre i nostri cari nel cuore che è la cosa che conta veramente.

  4. @ Barbara, sono d’accordissimo, però non so io provo una sorta di conforto ad andarci, mi sono creata la mia dimensione foscoliana, e visto che il Maggiore sta a 2 km da casa mi risulta fattibile senza che m porti via troppo tempo, quindi ora mi manca a prescindere dall’anniversario. Un caro abbracci.

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