Va così…

Immaginate di vivere a Milano, non credo di avere molti lettori del blog miei concittadini, Milano che sembra posizionarsi su un’altro pianeta rispetto al resto del paese, dove Comune e Regione litigano rinfacciandosi colpe e tirando fuori ordinanze che manco un mago coi conigli dal cilindro.

Anagraficamente mi colloco tra i giovani che si assembrano per quella che ormai ovunque viene definita movida, e gli anziani di cui si parla meno ma che io vedo ammassati, totalmente indisciplinati e altrettanto pericolosi. Mi vengono addosso se mi faccio da parte in attesa del mio turno per sanificare le mani all’ingresso di un negozio, si raggruppano e mi impediscono di passare sull’unico vialetto del cortile condominiale, sbraitando “passi pure”, incuranti del fatto che li toccherei. Certo, preferirei bermi un mojito sui Navigli, piuttosto che spettegolare sulle panchine, ma in realtà non faccio nè l’uno nè l’altro. Sto in casa. Continuo a stare in casa. Sono andata all’OVS che ho a 100 metri perché mi serviva proprio una canottiera intima, e lì appunto sembrava di stare agli autoscontri. Da stasera stop al take away di alcolici dalle 19. Capiamoci: siamo passati da locali aperti solo per asporto (e si è creato casino), a locali aperti per servizio al tavolo e asporto (e si è creato bordello) e ora locali aperti solo per il servizio al tavolo. Adesso l’asporto è il male, però se 100 persone entrano, comprano una coca cola e se la bevono fuori attaccati al paracarro, si può.

Sono demoralizzata. Immaginatevi quindi di essere in sta situazione, dove se vado a comprare il pane, metà della gente che incontro non ha la mascherina, mentre sono in cassa integrazione e so benissimo che il lavoro non manca e non esco perché il clima è oggettivamente preoccupante. Nella testa il tarlo della scrivania ricoperta di documenti, un bel mucchio è pure qua in cameretta, pratiche evase ma non archiviate, visto che non sono rientrata in ufficio, dopo gli ultimi giorni di smart working.

Venerdì sera, mentre osservo la parete in alto della cucina per controllare che il tapparellista che ha sostituito la corda col motore elettrico (imprevisto!) non abbia sporcato troppo tirando i fili, noto aloni d’acqua e bolle, l’Orso sale sulla scala e – che bellezza – il muro è umido. L’ennesimo danno condominiale! Che si alterna a rogne idrauliche varie ed elettrodomestici rotti a tempo record. Almeno conosco la procedura con l’amministratore. Mi congratulo con me stessa per saper trovare il lato positivo. Però che palle, periti, casa in modalità cantiere, oltretutto in questo periodo avere estranei in giro non è il massimo.

Sospirone. Tempo fa valutai di trasformare il titolo nel blog in “I tubi di Sandra” ipotesi sempre più concreta. Prometto che alla fine del post vi parlo di libri. Resistete e siate solidali.

Ho pianto tanto all’inizio della pandemia, poi ho messo un filtro tra me e le vittime, per sopravvivere emotivamente al dolore e alla paura (questa in realtà non è mai diminuita troppo). Per tre mesi ho tirato la carretta a suon di “Sono sana, non mi sono ammalata, e neppure i miei cari!”.  Posso leggere, posso scrivere, posso cucinare qualcosa di diverso, posso fare l’aperitivo su Zoom, posso svegliarmi alle 9,  #OrsoFigo, #IoRestoAcasa, #ThinkPositive.

Ora che la ripresa dovrebbe rappresentare una sorta di oasi, di “il peggio è alle spalle” sono contornata da imbecilli irresponsabili e da sfighe ricorrenti. Continuo a a essere sana, ma tutto si è stratificato e sono un tantinello stanca. Attendo la venuta dell’idraulico Messia e amen. Intanto però, per uno straordinario allineamento di pianeti, è successo l’inimmaginabile, tadaaaa

tutte le mie opere hanno trovato casa (editrice)!

Addio, arretrato di manoscritti da piazzare che finiva sempre in un buco nero di rifiuti e silenzi, smaltito tutto. Ad eccezione sì, di Nina Strick, che in realtà ricevuto pure lui una interessante proposta contrattuale che ho rifiutato perché prevedeva la prelazione che non intendo sottoscrivere, tuttavia sta partecipando a un concorso e ho già avuto modo di confrontarmi con l’editore e sono fiduciosa. La proclamazione avverrà ai primi di luglio, quando mediamente saremmo stati in vacanza, invece quest’anno saremo qui, spero almeno con la perdita risolta. Il miracolo si è compiuto con il contratto per Un cuore in Bretagna che avremo probabilmente per Natale. Pubblicando con diversi editori, le uscite potrebbero accavallarsi. Inizialmente vedevo la cosa come un grosso limite, non posso costringere i miei lettori più affezionati a comprare più romanzi in un tempo ristretto; poi mi sono detta “ma se il mio scrittore preferito uscisse con due libri al mese io ne sarei solo felice!” Chi mi conosce di persona o attraverso il blog mediamente acquista il romanzo subito ed è fondamentale per il lancio, poi però ogni editore ha i suoi canali e un pubblico che lo segue e si informa circa le novità. Io punto su di loro per avere una certa continuità. In particolare la comunità di lettrici amanti del genere romance è molto attenta, per non dire accanita, e l’editore che pubblicherà Un cuore in Bretagna è davvero attivo sui social e credo farà un buon lavoro di promozione, con un gruppo di sostenitrici già fidelizzato. Poi certo nel frattempo io potrei esplodere su Instagram, ma è più probabile che mi esploda un’altra conduttura dell’acqua. Ringrazio pubblicamente Monica Maratta a cui avevo anche sottoposto il romanzo, che è stata deliziosa nel momento in cui le ho comunicato la mia decisione, motivata unicamente dal fatto che Literary Romance è specializzata in rosa e credo potrà valorizzare al massimo la storia.

Toccherà essere molto dinamici, tra editing e pubblicazioni ne avremo per un anno, ma l’allenamento fatto in questi tempi tornerà utile, perché è sembrato di vivere in un mondo statico, chiuso, spesso l’abbiamo definito “una bolla”, ma in realtà nulla si è davvero fermato, e forse ho imparato a immaginare orizzonti oltre il nero, a stare sul serio in equilibrio. Sono stata una grande a concentrarmi sulla scrittura, mentre fuori era solo sirene di ambulanze e morte. Questo lasciatemelo dire.

E ora sto qui con le macchie sui muri e un pensiero, al di là della scocciatura reale, l’aspetto estetico assume contorni evanescenti. Ripenso al pavimento della cucina di mia nonna, con delle buffe piastrelle diverse, che il vicino di casa aveva punteggiato di nero per renderle simili alle altre, ottendendo un risultato orribile, eppure quello rimane il luogo deputato alla nostalgia e alla bellezza più struggente.

15 pensieri su “Va così…

  1. Mi spiace per le magagne e le preoccupazioni (anche qui a Cagliari, in certe zone, ci sono persone disinvolte, diciamo. Spero che non incasinino la situazione, per quello ci penserà il turismo selvaggio).
    Per l’umidità avete già accertato tubi rotti? O è “solo” condensa? Spero la seconda, va comunque gestita, ma è più semplice (ci sono passato, il nervoso si è sprecato).

    Però le notizie scrittorie sono notevoli, congratulazioni! Dopo tanto lavoro, tante rotture, attacchi di disillusione, quasi tutto ha trovato casa, è un bel traguardo 😉

    • Ciao Conte, è un po’ che non comunichiamo. Credo che sia rotto, era già capitato e mi pare simile. Sto aspettando il tecnico.
      Eh già, la splendida Sardegna sarà presa d’assalto, al motto di ferie italiane, credo. Anche se molti non andranno via.
      Grazie, sì, sembra incredibile, ma tutto sta trovando casa, e un anno fa ero nel delirio dei silenzi. Un caro abbraccio

  2. Io penso che la gente sia stanca di restrizioni e vuole tornare a vivere per non impazzire. Dicono che le crisi arrivano finito il periodo critico. Durante ci si fa forza, dopo ….ti cade addosso tutto, meglio affrontarlo in compagnia, certo, sempre in sicurezza.
    Mi spiace x il problema dei tubi, quell’appartamento ormai l’hai rifatto tutto…
    Ottime notizie sulla scrittura, sono contenta, sino vere soddisfazioni.

    • Siamo tutti stanchi, anche io. Purtroppo l’irresponsabilità che io vedo qui a Milano è ancora tanta, troppa e va discapito anche della sottoscritta blindata in casa, casa che sì, hai ragione è stata rifatta e il buffo è che l’abbiamo comprata ristrutturata da 2 anni e felici di dover solo imbiancare. Sì, sono molto soddisfatta per le pubblicazioni. Grazie.

  3. Io sono a Cinisello da quando è iniziata la quarantena, che è come dire Milano. Dipende tutto dalla responsabilità delle persone e dal loro sale in zucca, più che dalle ordinanze. Posso acquistare alcolici e bevande prima delle 19.00 e poi fare lo stesso gli assembramenti. Per quanto riguarda l’idraulico, al momento c’è stato bisogno soltanto per il terrazzo di mia mamma che ha uno scarico piccolissimo e che con i monsoni recenti non riesce a defluire. Ogni volta l’acqua minaccia di tracimare in cucina. 😦 Sono contenta per i tuoi risultati relativi ai romanzi! Per quanto mi riguarda ho visto che c’è anche il concorso Amazon per i self. Devo studiare le modalità di partecipazione, ma sono molto indecisa.

    • Al Concorso ti consiglio di partecipare assolutamente.
      La soluzione del no asporto dopo le 19 mi convince poco, esistono pur sempre i supermercati.
      Per il resto gestiamo idraulici e monsoni che in effetti ora le piogge qui sono diventate asiatiche. Un caro abbraccio

  4. Visti con i miei occhi, altro che assembramenti, orde di gente davanti ai bar degli aperitivi, senza mascherina, baci abbracci e capannelli . Io i bar li richiuderei, punto. E sono stufa di sentire le recriminazioni dei giovani ( che tanto non si ammalano ) e i traumi irreversibili dei maturandi ( niente notte prima degli esami alla Muccino! ) e dei bambini ( non vogliamo fargli rivedere i compagnucci di scuola? ). La generazione dei nostri genitori ha affrontato infanzia e adolescenza sotto le bombe, facendo la fame e patendo ogni tipo di privazione. Ed è diventata la generazione di uomini e donne che ha ricostruito il paese, con l’etica del lavoro e la sobrietà che li ha contraddistinti. Dovremmo recuperare senso pratico e un po’ di quella sobrietà.
    Si vive anche senza bevute al bar.
    Lo so, sono intollerante, ma più vado avanti meno ho tempo per i capricci…

    • Sono d’accordissimo con te, giuro! Solo che ci aggiungo gli anziani, non tutti, mia mamma è bravissima. Forse perché abito in un quartiere dove l’età media è piuttosto alta e anche perché gli assembramenti dei giovani li ho visti in tv ma non di persona visto che appunto ci sono andata in zone di movida. Il nostro sindaco si barcamena, riceve le segnalazioni e tentenna, dice che chi si arrabbia con i giovani e i loro calici teme che le loro colpe vanifichino gli sforzi di tutti, e io la penso così, certo che mi imbufalisco e divento intollerante se io sto in casa e chi gozzoviglia ci fa riprecipitare nei numeri di marzo.
      Purtroppo, è non è una difesa, ho sempre pensato che ogni generazione perda forza e spirito di sacrificio.

  5. Vorrei che ci fosse una possibilità di equilibrio tra lo sclerare per qualunque remotissima possibilità di contagio e il comportarsi in modo irresponsabile. Da quando le rinunce sono così inaffrontabili? Siamo debolucci di fronte alla vita, prima ancora che di fronte al virus, se è così. Congratulazioni a te per i tuoi risultati!

    • Grazie, Grazia!
      Dunque sì, è anche triste dover regolamentare tutto. Io oggi ho preso i mezzi pubblici per la prima volta dopo 3 mesi, è stato tutto assai ordinato, però ti dico in metropolitana alcuni dei bolloni per terra nei treni “Stay here” sono lontani dai sostegni, prima del covid c’era stata una campagna molto forte sul reggersi, al punto che un giorno io non mi stavo reggendo, il convoglio non era ancora partito, perché avevo una borsa molto pesante e fragile con delle bottiglie d’olio che tenevo con 2 mani e degli addetti speciali – giuro! – mi hanno cazziata. Ora quel pericolo di cadere non esiste più? Nessuno ha pensato di piazzare i bolloni diversamente? Ci vuole un genio? In un negozio che è anche bar, dove ho fatto la festa di compleanno per i 50, ho preso un caffè, ho abbassato la mascherina solo in quel momento, 2 minuti, chiedendomi perché per molti altri è tanto difficile non indossarla correttamente? A me quel caffè tutto sommato è bastato per dirmi dai, sei ripartita. E sapete bene quanto ami i Navigli, ne ho parlato spesso, non ci vado pazienza, faccio a meno. Magari settimana prox faccio un giro in libreria e poi mi richiudo in casa, Evito il weekend e la sera, non mi sento sicura e appunto posso rinunciare.

  6. Mi dispiace per i tubi rotti (che pazienza devi avere, ma coraggio) e sono contenta per i risultati dei tuoi romanzi con le case editrici!
    Per la movida mi sembra che ci sia troppa irresponsabilità, è sconfortante davvero (anche certi vecchietti mi fanno impazzire, l’altro giorno me ne sono trovata una di fianco alla cassa del supermercato tanto che è stata ripresa dalla cassiera, ma è così difficile capire che bisogna aspettare il proprio turno prima di avvicinarsi!)

    • Il supermercato è diventato di nuovo pericoloso, ero così felice per il tempo di attesa in fila quasi azzerato. E’ appena stato qui il tecnico, SENZA MASCHERINA NE’ GUANTI ho scritto una mail di fuoco all’amministratore. Probabilmente dovranno spaccare dai vicini di sopra, non qui.
      Per il resto grazie, sono molto contenta per le mie storie e credo profondamente che gli editori ai quali le ho affidate siano in gamba.

  7. Ritorno alle mie cose dopo un weekend di fatiche (che tu hai seguito su Instagram, grazie! ❤ ) Come hai visto, domenica ho fatto la mia prima passeggiata con una peaker, o distanza o mascherina, tranne per una foto in apnea, niente abbracci, gel nello zaino. Anche se dal giorno dopo – ieri – la mascherina non è più necessaria all'aperto (e questa cosa mi spaventa). Comunque nei sentieri del parco molti erano senza e ti passavano a fianco, per non parlare dei soliti ciclisti maleducati (ciclisti professionisti, con le tutine griffate) che ci sono passati rasenti, correndo su una strada pedonale. Sulla movida, Padova è saltata su tutti i tg per quelle brutte immagini alcoliche, se quella è la generazione del futuro siamo proprio messi male… E in quanto alla spesa, sono tornata a quella a domicilio, nonostante i prezzi, le verdure schiacciate, i prodotti mancanti all'ultimo, perché mi dicono che il supermercato è di nuovo una giungla…

    • E domani si riapre, a me oggettivamente importa poco, visto che sono nella regione più nera al massimo la gente da qui se ne andrà, non arriverà nessuno e quindi tutta la polemica l’ho scansata per non innervosirmi ulteriormente. Giovedì la spesa non è andata male, va un po’ a giorni in effetti. Comunque la movida padovana a milanese possono darsi la mano, purtroppo.

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