Tubi or not tubi (e avanti tutta!)

Il gioco di parole mi pareva assai carino.

Salve! E’ tornato l’autunno e io ne sono ben felice. Allora, dopo due settimane di giramenti intergalattici, innumerevoli mail e telefonate, due sopralluoghi e calate varie di barbari senza mascherina in casa, finalmente è ufficiale: ci teniamo le macchie fino a quando non ci risarciranno e faremo imbiancare, ma non occorre spaccare qui. Ahimé nell’appartamento sopra e, udite udite, persino in quello sopra ancora, ignari di tutto finché non si sono trovati gli operai alla porta, sono stati seriamente nei casini, con demolizione, calcinacci e opere idrauliche che manco la diga di Assuan.

Per il resto la fase tre si è impossessata delle nostre vite, io ho cominciato a dare più i numeri ora rispetto a marzo, perché ho accusato il colpo del danno di cui sopra, dello stress per situazioni varie piuttosto serie e poi mi spiaceva, non volevo essere nervosa e in ansia, ma non riuscivo a non esserlo e via di sto passo. Ho documentato su Instagram la prima uscita di piacere fatta dopo esattamente tre mesi dall’ultima e nel medesimo posto, il negozio Occitane, e stop. Mi sono richiusa in casa, uscendo solo per la spesa. Non sono ancora andata dal parrucchiere e avevo prenotato l’estetista per oggi, annullato causa questione intervento sempre di cui sopra, che fino all’ultimo non si sapeva se ci avrebbe coinvolto ed è toccato rimanere in allerta. Una sorta di personale appendice del lock down.

Continuo ad arrancare su Instagram, dove peraltro ho vissuto l’ebbrezza di molti “no” quando ho proposto il mio romanzo a bookstagrammer di fama anche non estrema (sotto i 2000 follower) per poi rendermi conto che nelle stories di chi mi aveva rimbalzato c’erano frasi come qual’è con l’apostrofo, …. quattro puntini di sospensione che no, non vanno messi a caso, ma sono sempre tre. E ho capito quanto il Mi piace a pioggia  ne svilisca il significato, come ogni abuso. Se metti Mi piace e poi no, il romanzo non lo prendi per la libreria, liberissimo, ma dirmi che non lo fai perché Maratta Edizioni non è un editore che proponi, allora no, il mio romanzo non ti piace, perché dovresti ancora di più da libraio capire che La ragazza che ascoltava De André l’ho scritto io, certo, ma come ogni libro è frutto di un’azione collettiva, infatti si cedono i diritti, il risultato sarebbe stato del tutto diverso se avessi pubblicato con un altro editore, a partire dalla copertina, ma anche nel contenuto visto che c’è stato un editing importante. Ho apprezzato chi stra famoso, molto più dei due casi che ho citato, personaggi pubblici da oltre 40 mila follower o scrittori davvero noti, si è messo a seguirmi perché io lo seguo e/o mi hanno scritto in privato. Ho capito che la gente sa essere davvero tanto autocompiaciuta e non importa se sì, in effetti sa comunicare, è innegabile, rimane quel sottofondo fastidioso, di finta empatia, di egotismo trettenuto che prima o poi rompe gli argini, e nella miriade di parole magari passa pure inosservata la frase davvero stronza.

E avanti tutta, in questo giugno che avrebbe potuto essere molto diverso se i mesi precedenti non fossero stati ciò che sono stati.

16 pensieri su “Tubi or not tubi (e avanti tutta!)

  1. I lavori sono una menata, meno male non devi spaccare! Sulla questione Instagram mi sento di dire che capisco la frustrazione, io lo uso esclusivamente come fonte di contenuti e lo adoro (quello che pubblico serve più che altro a me, per fissare punti, e infatti non lo curo quasi per niente, specie nelle foto, mentre nelle didascalie metto i miei pensieri, spesso una sintesi di quello che finisce sul blog), perché mi permette di scoprire cose in cui non mi sarei mai imbattuta, però, anche se lo ignoro, non posso fare a meno di vedere qua e là la marchetta, l’autocompiacimento, il prendersi troppo sul serio, ma alla fine mi basta smettere di seguire e passa tutto. Credo che per usarlo semi professionalmente ci voglia un impegno appunto semi professionale e un bello sbattimento, parlo anche per una come te che vorrebbe magari usarlo per promuovere un libro, per crearsi un seguito ci vuole un gran lavoro!

    • Tu lo usi molto bene, hai il tuo seguito, fai le cose per bene, vedo quelle meraviglie dei tuoi figli, e i tuo successi nella corsa, hai un’identità e si percepisce che ti ci diverti.
      Io non lo so, nel senso potrei anche pagarmi un professionista che mi segua e/o insegni, però lo vorrei fisicamente accanto a me, proprio che mi guidi clicca qui e questo non è possibile, avrei in mente una persona che non è qui e non credo, al di là del corso, che un corso on line possa essere la stessa cosa. Ho bisogno un supporto tipo maestra delle elementari.

  2. Quello che riferisci corrisponde a quello che ho notato anch’io in situazioni analoghe: i “no” sono la musica normale, i silenzi anche (con blogger e youtuber). Credo sia normale, per quanto non piacevole. Siamo in tanti a darci da fare per ritagliarci un francobollo di spazio, ma non funziona. Può capitare il colpo di fortuna, la blogger stranota che legge il tuo romanzo e lo osanna ai quattro venti, ma quante possibilità ci sono? Mica tante. Non dico che non ci provo, eh. Si prova sempre. La rassegnazione, però, è legittima.

    • La mia frustrazione è doppia, per quanto dici tu, cioè sinceramente sentirsi dire no da chi poi scrive quegli strafalcioni lì, fa male. E anche tecnica: abbiamo girato un video davvero carino e con impegno, spostando tavoli in casa ecc e non riusciamo a caricarlo, è lungo, e poi non il problema non è la lunghezza, è pesante, lo si riduce e non va bene ancora, e poi ecco, mi spiacerebbe non mostrarlo, e sta roba mi sta rodendo, fermo restando che di girarne un altro non ho manco voglia.

  3. Ri-eccomi (perché spesso sono pronta a commentare e puff. qualcosa mi porta via dal computer e faccio fatica a ritrovare la quiete…)
    Sento un po’ di frustrazione e rabbia, più per Instagram che per i tubi però! Non ne vale la pena, credimi. Come qualsiasi social, anche su Instagram i risultati non sono immediati, se non ci spendi denaro o tempo (e il tempo è denaro uguale). Con il mio profilo personale ci sono da più di un anno, ma lo seguo quel che posso. Ho letto interviste a bookblogger che sono impegnate almeno 4 ore al giorno tra creazione di post, promozioni, commenti, interazioni di scambio (ti do il follow/like se mi dai il follow/like) e comunque un certo riscontro ce l’hanno dopo anni.
    Per il caricamento dei video, tutti i social hanno delle limitazioni. Nel caso di Instagram, nel “feed” (diciamo il profilo standard) il limite è di 60 secondi; sulle “storie” (quelle che durano solo 24 ore, accessibili dal “pallino” della tua immagine profilo) solo 15 secondi; nel “live” (le dirette come la tua ultima intervista) solo 60 minuti; in IGTV (ovvero Instagram TV) si possono caricare video non in diretta fino a 60 minuti. Se guardi sul profilo del Clan, vedrai il canale IGTV attivato con dentro un nostro video lungo. Nel tuo profilo non ce l’hai ancora attivo. Magari ti mando qualche guida in privato. 😉

    • Probabilmente, cara Barbara, se avessi scritto il post nel pieno del caos tubi avresti percepito qualcosa di diverso. Ieri è prevalso il sollievo per la non spaccatura, soprattutto dopo aver visto l’appartamento della vicina sinceramente. Il sopralluogo senza mascherina, del tipo che pure mi chiede la scala senza guanti be’ altro che frustrazione, è stato meglio non scrivere un post quel giorno. E pure il giorno dopo col secondo sopralluogo improvviso avvenuto perché mi ero lamentata di quanto sopra.
      Instagram avrebbe potuto essere una specie di simpatica distrazione, so bene che ci si deve lavorare, e non ho mai pensato di fare chissà cosa in 1 mese. Ti ringrazio qui per le istruzioni private, be’ c’è qualcosa che mi continua a sfuggire e ho deciso di rinunciare a pubblicare il video, pazienza, ci siamo divertiti io e l’Orso a girarlo, continuerò a mettere quelli da 1 minuto nei feed e amen. Da settimana prossima avrò molto ma moltissimo meno tempo per tutto. Spero diano i loro frutti le collaborazioni/relazioni avviate in questi giorni.

  4. Purtroppo Instagram non fa eccezione e anche lì trovi, come nel resto della rete, tipi di ogni genere e quel tipo di dinamiche che non sempre sono piacevoli. Personalmente ho ridotto molto le mie richieste di recensioni, o meglio le ho circoscritte a blogger che ormai conosco e so che fanno un lavoro onesto, ovvero leggono davvero il libro e ne danno un’opinione reale. Magari c’è da aspettare, ma ne vale sempre la pena. Se vuoi dei nomi, devi solo farmi un fischio 😉

    • Ti ringrazio davvero (e anche della proposta che mi hai fatto nel tuo blog, a cui non ho dato seguito e ti chiedo scusa, ma sono stata sopraffatta da diverse cose). Io ho un problema in più rispetto a te, tu da selfista ti puoi gestire, io per ogni “sì” che ricevo devo chiedere alla casa editrice di mandare una copia omaggio, c’è chi chiede il cartaceo oltretutto e questa operazione è abbastanza tediosa. Mi è capitato anche che mi si dicesse sì e sono state fatte delle stories senza aver letto il romanzo. Ringrazio davvero chi ha perso tempo per me, ma il risultato era piuttosto svilente “vi parlo di questo libro perché mi sembra interessante” Mi sembra? Anche alla luce dei dei prossimi giorni molto molto difficili che dovrò affrontare, al momento mi chiamo fuori. Un caro abbraccio.

  5. Su Instagram ti stai dando molto da fare, comunque anche lì puoi trovare gente di ogni genere, concordo con Maria Teresa (anche se, confesso, io sono poco operativa e non ho fatto in tempo ad accorgermene). In bocca al lupo per la sistemazione dei tubi (immagino lo stress)

    • Ciao Giulia, per i tubi guarda ho appena inviato le foto all’ufficio sinistri dell’amministratore e vedendole da vicino le macchie bolle sono proprio tante sgrrrr. Per quanto possa risultarre incomprensibile, e magari anche fastidioso, c’è gente che si è costruita un personaggio anche nel mondo dei libri e ora basta una story su due cavolate immonde per crescere ulteriormente in visibilità e consensi. I social sono così, se ci si sta dentro tocca accettarlo.

  6. Mmm, quanta rabbia per Instagram! Prendila con più serenità e parti dai blog, più che dai social. Credo che si sentano maggiormente apprezzati se leggi i loro articoli, oltre a cercarli su IG e FB. Per gli strafalcioni, di autori che ne fanno è pieno il mondo, vengono corretti dagli editor. E se ci pensi nessun bookblogger si definisce critico, ma un comune lettore che racconta i suoi pensieri a chi lo segue, mentre di autori che si convincono di essere gli scrittori dell’anno e che mettono punteggiatura a caso ed errori terribili è pieno il mondo. No? ^_^

    • Condivido la tua ultima affermazione, ma sinceramente certi errori li reggo poco. Comunque, proprio come ho scritto nelle stories di oggi, dopo un mese su IG, che lo so che è pochissimo, domani cambio decisamente rotta nel quotidiano e si ridimensiona tutto, sicuramente anche la rabbia, anzi no, quella è già passata. Potevo prendere la direzione di impegnarmi di più (non che non mi sia impegnata) invece ho scelto di lasciare un po’ andare le cose, ma probabilmente quando uscirò con Genesis sarà diverso per molti aspetti. Bacissss

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