Il lavoro dell’eco (e pure il mio)

Eccomi qua. Ho fatto tutto ciò che era in mio potere per organizzarmi e portarmi avanti, ho infilato in una borsa resistente una pila di 40 cm di fogli A4 (pratiche che giacevano sulla poltrona in cameretta da quasi due mesi) e fra due ore sarò alla mia scrivania.

Non sono riuscita ad andare dal parrucchiere e neppure dall’estetista. Non sapevo proprio quando prenotare (l’appuntamento per la ceretta l’ho annullato causa tubi), perché le notizie circa il giorno del mio rientro sono state fumose fino all’ultimo.

Frigorifero e dispensa belli pieni (in realtà sacchi della spazzatura e caffè sono in dirittura d’arrivo e li ho dimenticati), casa splendida splendente, finestre comprese (ah, sia messo agli atti che i problemi di sicciità li risolvo io: quando viene la donna che mi fa vetri e lavori più pesanti poi si scatena il diluvio, garantito!) Imu pagato, ducumenti per il 730  consegnati, stato d’animo? Maria Antonietta the day before, all’incirca.

Lo so che tocca lavorare, magari non in questo modo, quando i due mesi di cassa non hanno, di fatto, fermato il lavoro, ma solo accumulato. La situazione è tragica, parole del mio responsabile. Vorrei potermi confrontare serenamente con chi ha pensato di tenermi a casa così a lungo. Un destino schizofrenico ha deciso che domani mia madre si sottoporrà all’intervento rimandato per covid; la sovrapposizione dei due eventi: ritorno al lavoro e ospedale, con l’aggravante che la navetta aziendale è ancora sospesa e visto il casino forse lo smart working mi rallenterebbe ulteriormente, mi hanno messa già all’angolo. La priorità è che l’operazione di mia mamma vada bene, che venga dimessa dopo i quattro giorni previsti e poi tutti noi si possa muovere piccoli ma decisi passi verso una parvenza di normalità, che sento ancora lontanissima.

La ragazza che ascoltava De André dovrà, a un mese dall’uscita, camminare sulle sue gambe. L’ho accompagnato per mano, anche se in maniera non troppo professionale per quanto riguarda IG (ma comunque molto autentica), dandogli il massimo, come merita. E’ stato bello e importante che sia stato pubblicato a maggio, l’editing  prima e la promozione dopo mi hanno davvero tenuto compagnia durante l’isolamento. Ho lanciato aeroplanini di carta, come faceva Michele Bamberga con le lettere d’amore per la ex moglie, solo che i suoi erano veri, mentre i miei sono stati messaggi nei social, con impegno e fiducia che qualcuno potesse coglierli e farli volare un po’ più in là.

Funziona così con le storie, le urli nel vento e aspetti che l’eco faccia il suo lavoro. Io, a mia volta, vado a fare il mio. Un abbraccio.

16 pensieri su “Il lavoro dell’eco (e pure il mio)

  1. In bocca al lupo Sandra! Come sempre, la vita sovrappone le situazioni e detta le priorità: quindi, auguri per la tua mamma, che l’intervento vada bene e che poi si ristabilisca in fretta.A seguire, coraggio per il lavoro, vedi di non provare a risolvere tutto in una vola, arretrati compresi! E con la casa perfetta e la spesa fatta, buon volo ai tuoi sogni, e alla ragazza che ascoltava De Andrè!

    • Grazie cara. No, non ci provo nemmeno a risolvere tutto in un colpo, purtroppo però ho una scadenza fiscale che non posso ignorare.
      Il romanzo è svezzato, vediamo come va con le pappe.

  2. Tanti auguri per tua mamma e anche per la ripresa del lavoro. Spero che il tuo libro continui a camminare , a vendere.
    Noi siamo in attesa di un portone che si apre, essendosi chiusa la serranda del nostro negozio. Ma è dura veramente mantenere a bada l’ansia, ma soprattutto è difficile essere positivi, anzi quasi impossibile.

  3. In bocca al lupo per il lavoro e per la mamma, mi piace immaginare la tua casa pulitissima e il frigo super organizzato (io sono una cialtrona in casa) e, come già sai, ho voluto e voglio un gran bene a Carlotta, per cui mi unisco all’augurio che faccia tanta strada sulle sue gambe!

  4. E così sei tornata a risolvere i problemi dal vivo. Chissà com’è andato il primo giorno… Bellissima la metafora dell’eco e soprattutto molto vera: scriviamo e poi abbandoniamo le parole al loro destino. Non sono più nostre. La sofferenza di una decisione che conosci… In bocca al lupo per la mamma. Ma sono sicura, #andràtuttobene 🤗

  5. @ Cristinabia, Elena, Maria Teresa grazie per l’affetto che è assai gradito. Ripresa del lavoro tragica, più del previsto, ma intervento mamma molto bene, e questo è ciò che conta di più. Ora è un po’ dolorante ovviamente, ma appena operata mi ha telefonata e con l’anestesia ancora in circolo era bella pimpante, da non credere quasi. Alla domanda “come stai?” Ha risposto “benissimo”. Figuratevi. Grazie amiche.

  6. Eccomi. Sono contenta che tua mamma stia bene, mi spiace moltissimo per il rientro al lavoro tragico. Credo tra l’altro che si possano configurare pure responsabilità per quei dirigenti che hanno approfittato della cassa integrazione sotto il periodo Covid contro un lavoro che invece non mancava affatto, tra l’altro con delle scadenze fiscali da rispettare per i clienti e umanamente non gestibili in poco tempo di ore/uomo rimanenti. Da cittadino italiano che paga le tasse, mi girano parecchio quando sento queste cose (e purtroppo non sei l’unico esempio). Tu sei nel giusto a fare quello che puoi nell’orario di lavoro in cui sei pagata, ricordalo. 🙂

    • Ieri ero davvero avvilita, poi mi è passata (ma appena esco dal casino ti chiamo e racconto), poi la questione di mia mamma ha preso giustamente il sopravvento.
      Comunque, cara Barbara, i nodi vengono al pettine, magari ci vuole più tempo di quanto vorremmo, ma succede sempre. Dopo un’altra giornata complessa spero di essermi buttata il peggio alle spalle. Ti abbraccio con vero affetto.

  7. Cara Sandra, ho letto i commenti e sono felice che l’intervento di tua madre sia andato bene. Per il tuo rientro al lavoro immagino che il primo giorno sia stato parecchio difficile, ma tu sei tosta e sicuramente te la sei cavata e te la caverai. Un abbraccio

    • Grazie Giulia, farò un post di aggiornamento in serata. Il problema non è solo il tanto lavoro arretrato ma proprio certi comportamenti a cui davvero non c’è rimedio. Però io vado a testa alta. Un abbraccio

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