Carine McCandless, 5 anni dopo

La rimozione del magic bus in Alaska ha puntato di nuovo i fari sulle vicende di Chris McCandless, per questo motivo ho deciso di recuperare la sintesi dei post che avevo pubblicato qui cinque anni fa, quando il destino mi regalò un invito in Corbaccio per l’incontro privato con la sorella. Lo trovate cliccando “Continua a leggere”.

Immenso e intenso l’incontro in Garzanti con Carine McCandless. La sua certo è una storia straordinaria, ma lei non è da meno e quello che mi ha trasmesso è un messaggio di grande forza. La prima cosa che ho pensato vedendola è stata: Dio, ma è bellissima! – 43 anni e ne dimostra 25, no, nessun intervento di chirurgia. Poi un crescendo con l’incanto della sua voce e il potere della verità.

Il libro di Jon Krakauer “Nelle terre estreme” dal quale è stato tratto il film “Into the wild” è obbligatorio in 3000 scuole americane e Carine è chiamata a incontrare quindi migliaia di studenti per parlare della sua storia. Nel tempo la sorella minore di Chris si è resa conto di non rendere un buon servizio non raccontando la verità, o meglio l’intera verità sulla vicenda. Ha atteso molti anni per farlo e lo fa oggi con questo nuovo romanzo dal titolo, lasciato in inglese anche nella traduzione italiana, “Into the wild truth”. La verità già, è l’aspetto più importante dell’intera faccenda, del resto lo stesso Chris anelava ad essa e la riteneva al di sopra di tutto. Verità che emerge a 20 anni dalla sua morte, tempo reso necessario per la fatica di dover imparare a gestire la lotta interiore che Carine ha vissuto e, forse soprattutto, per dare modo ai genitori di capire che sono responsabili per la sparizione di Chris.

Eppure, alla domanda se ora Billie e Walt hanno capito, la risposta è:

“I’m sorry to say no!” Successe che quando Krakauer contattò Carine nell’intenzione di scrivere un libro su suo fratello, dopo che un piccolo articolo apparso in un giornale aveva suscitato grande interesse, Carine si ritrova a raccontargli molte cose sulla loro infanzia infelice, minata da continue violenze domestiche, ma – chiarisce Carine – c’erano comunque dei vantaggi a vivere in una perfetta famiglia americana benestante, non hanno mai sofferto la fame e peggio ancora sarebbe stato nascere in un paese dove la povertà è la regola. Carine si apre con Krakauer, ma gli vieta di portare nel libro questi racconti, infatti non ci sono e la loro mancanza ha permesso ai genitori a poter dire “non c’è nel libro, quindi non è successo!” La loro è sempre stata una verità alterata!

Questo è un romanzo sui sopravvissuti, sette figli, a un ciclo di violenza, non è un romanzo triste, il processo catartico in Carine è stato ovviamente necessario, ma non le piace parlare in nome di Chris, tra l’altro lui molto riservato non avrebbe voluto tanto clamore, continua Carine, ma il fatto che questo libro aiuti tanta gente, glielo avrebbe poi fatto accettare. Ognuno nella vita deve trovare la propria strada, quella di Chris è stata una strada triste, perché non è diventato adulto, ma era la sua e nulla l’avrebbe dissuaso da partire. Nessuno può decidere i fatti della vita, ma gli effetti che i fatti hanno sulla nostra vita sì, questo è uno dei messaggi di Carine, oltre alla ricerca e alla divulgazione della verità, i nostri atteggiamenti determinano gli effetti, anche lei, ammette, non esce vittoriosa da ogni impresa, ma ha imparato a non farsi distruggere, a prendere energia e andare avanti. Questo sì, lo sa fare molto bene, ma di quanto mi ha trasmesso Carine parlerò più diffusamente nel prossimo post.

Mai i genitori si sono assunti le responsabilità: era sempre colpa degli altri, tuttavia Carine rispetta il loro dolore, sono pur sempre due genitori che hanno perso un figlio, del resto questo non è né un libro in difesa di Chris, che non era un ragazzo capriccioso e viziato che si è avventurato in un viaggio estremo, e non è neppure un testo di accusa verso i suoi, ma solo un’opera necessaria per correggere i buchi rimasti, perché anche se Carine ha approvato il primo libro, con questo desidera porre rimedio agli errori e alle omissioni, ora la storia di Chris è più precisa e completa. C’è da dire che nel romanzo – e nel film – viene dato molto risalto all’aspetto selvaggio, non solo per il veto di Carine di parlare della famiglia, ma anche perché scritto da un uomo avventuroso.

Chris, va sottolineato, non cercava se stesso col viaggio in Alaska, lui sapeva benissimo cosa fare e di cosa aveva bisogno e il suo modo di vivere gli ha portato la pace come ha espresso nel biglietto scritto poco prima di morire, la tragedia è quella di essere morto a soli 24 anni, probabilmente per la sua impreparazione nell’affrontare l’Alaska; se fosse infatti riuscito a conservare la carne dell’alce e non fosse stato costretto a nutrirsi di bacche e se fosse stato più esperto nel riconoscere quelle velenose, ce l’avrebbe fatta.

È la fede, Carine indossava una catenina con una croce piuttosto importante, a darle la forza, questo ha risposto a una blogger che gliel’ha chiesto, eppure Dio non è mai stato nominato, e non ha buttato l’intera storia in un discorso religioso sull’accettazione di ciò che Dio ha in serbo per noi.

Oggi Carine è una mamma di due bambine “special needs”; la prima è stata adottata dopo che la madre biologia l’ha rifiutata, la seconda ha la sindrome di down. Essere madre è la cosa più importante della sua vita e tutto ciò che ha passato, in fondo, l’ha portata alle sue bambine, per cui sì, rifarebbe ogni cosa.

Arrivo in Garzanti, che si trova vicino-vicino all’ospedale dove ho tolto, cioè mi hanno tolto il neo, in anticipo. È una giornata molto calda e ho passato in rassegna il guardaroba indecisa su come vestirmi, alla fine il completo blu fatto da me mettendo insieme tre pezzi in saldo, presi in posti diversi mi soddisfa. Entro e ci sono libri ovunque, su un tavolone all’ingresso, in ogni ufficio che dà sul lungo corridoio che attraverso per arrivare alla sala. Sono la seconda, ci portano da bere, perché in effetti la sensazione è un po’ quella di oasi nel deserto, poi arrivano le altre tre blogger, ci presentiamo mentre vanno e vengono varie donne dello staff. Una mi colpisce molto, indossa le collant nere velate in un giorno torrido, ha un caschetto di capelli stupendo e una giacchina blu Cina. Una classe pazzesca. La capo redattore di Corbaccio è la più easy: jeans. Poi arrivano Carine e la sorella maggiore Shawna, sono in estasi per aver pranzato al ristorante all’ultimo piano de La Rinascente, le classiche americane pazze per l’Italia, Carine dice subito “pasta and gelati”. Ci parla del romanzo, di Chris, mentre viene dato ampio spazio alle nostre domande, alle quali risponde dilungandosi molto. Il tempo passa, l’atmosfera si fa colloquiale, la smetto di pensare che mi abbiano invitata per sbaglio e mi godo tutto. Ci viene chiesto se preferiamo un reading di 7 o 15 minuti, scegliamo quest’ultimo; Carine legge in inglese, mentre noi seguiamo il testo in italiano, la giornata mi regala anche un po’ di conversazione in inglese e sono felice di cavarmela ancora egregiamente.

Alla fine c’è il momento foto e ci vengono lasciati i libri. A una a una ce li facciamo autografare da Carine. Mi sembra pazzesco che un paio di foto con la sottoscritta andranno negli USA e magari lei le mostrerà, parlando del suo viaggio in Italia. Sottolinea il fatto di aver premuto con la sua editor affinché vendesse “Into the wild truth” in Italia, per poterci venire e dopo il salone di Torino, dove è stata venerdì, farà una piccola vacanza: Venezia, Firenze e Roma.

Non sono state tanto le parole di Carine a incantarmi, anche se sono state sempre puntuali ed efficaci, ma piuttosto il suo atteggiamento di donna che ha saputo risolvere conflitti enormi, e, nonostante il suo essere una vincente, non ha assunto – come fanno in molti – quell’aria “arrivata” piuttosto fastidiosa. Non ha bisogno di dimostrare nulla, lei porta semplicemente la verità sui McCandless. Tutto traspare dai suoi gesti misurati ed empatici. Apre un succo alla pera e dice di non aver mai bevuto un succo alla pera, che a lei le pere piacciono un sacco, e questo è buonissimo (marca Amita, n.d.b. lo sapete che la Amita è talmente famosa in Grecia, che al bar per ordinare un succo si chiede proprio un’Amita?). La guardo, penso alle solite cose sulla capacità di superare il dolore, a non lasciare che l’essere lacerati diventi la modalità con la quale si affronta il futuro. Si può quindi ancora godere la vita, nei suoi aspetti apparentemente insignificanti, nelle piccole gioie quotidiane (cit.), come un succo alla pera, dopo essere stati in Alaska a recuperare i resti di un fratello, morto in quel modo tremendo?

Carine mi insegna con la sua semplicità che sì, è possibile vivere, non solo esistere.

È il momento del rinfresco, l’atmosfera è rilassata, Carine scrive le dediche, noi blogger ci conosciamo un po’ meglio tra noi e scambiano quattro chiacchiere anche con la redazione. Ho un aneddoto da raccontare e sono stata indecisa fino all’ultimo per poi “cedere” all’affabilità di Carine: vado. Potrei parlare in inglese, ma temo che l’emozioni mi freghi, non voglio correre rischi e mi affido all’interprete. Dico a Carine di avere una sorella gemella, siamo nate lo stesso anno di Chris, e che, quando il film uscì in Italia, mia sorella lo vide al cinema, per poi dirmi anni dopo che le era piaciuto talmente tanto che quella notte ha concepito la secondogenita. E proprio oggi che sono lì, mia sorella festeggia 10 anni di matrimonio!

Carine dice che è una bellissima storia e la racconterà nei suoi giri. Mi chiede quali siano i nomi di mia sorella e di mia nipote e quando glieli dico sono altri segni di una costellazione; Carine alza gli occhi verso il soffitto, più poeticamente verso il cielo, verso Chris. Mia sorella si chiama Giulia, che è il nome dell’addetta all’ufficio stampa che mi ha invitato, sua figlia Cecilia, che invece è il nome di un’altra dello staff, e della sorella della tipa super glamour con la giacchina blu Cina. Sulla dedica scrive quindi anche:

Give my best to Giulia (si informa bene circa lo spelling) and Cecilia così, con la faccina.

Le altre blogger stanno andando via, la salutano oltre il tavolone, io rimango ancora un attimo, le dico “I love these things so much” e lei risponde “Me too.” Concludo con un “Enjoy Italy” e noto il suo lieve protendersi verso di me, capisco che c’è spazio per un abbraccio. E ci abbracciamo, do un bacio sulla guancia a questa donna che di sicuro lascerà un segno profondo in me e me ne vado, ringraziando tanto tutti.

Così, anche se non ero molto preparata: non ce l’ho fatta a leggere il romanzo in pdf e ehm devo ammettere di aver visto il filmo solo la sera prima, sebbene ne conoscessi chiaramente la trama e pure il finale, l’empatia sulla quale puntavo ha avuto la meglio, come avviene quando si entra in sintonia.

Grazie Carine, ti auguro una vita piena di gelati, pasta, succo alla pera e momenti di incanto con le tue figlie!

16 pensieri su “Carine McCandless, 5 anni dopo

  1. Grazie. Bellissimo post.
    Lei è davvero bella, non l’avevo mai vista. Ho guardato qualche foto online.
    Sicuramente conoscerla sarebbe un’esperienza toccante.
    Il libro si chiama “The wild truth” ed è un titolo azzeccatissimo, un bel gioco di parole. “Into the wild” libro non mi è piaciuto, il film invece sì. Il libro può piacere solo a chi è appassionato di quel genere di viaggio, nella natura incontaminata. Io adesso vivo in un camper nei boschi e di natura incontaminata ne ho fin sopra i capelli, voglio leggere di case grandi e lussuose con la vasca da bagno e i corridoi luccicanti! 😀

    • ahahah che buffo il tuo finale di commento. Io come ho scritto non avevo visto il film perché non sono granché attratta dal genere wild natura orsi e company. Poi però mi sono trovata catapultata in un mondo pazzesco e a 5 anni di distanza è tutto ancora così luminoso nella mia testa. Ieri mio marito mi ha detto del bus, poi ho letto in rete qualche notizia, mi è venuto in mente di cercare Carine su IG, e ho riannodato i fili di questa storia che mi è entrata dentro e non se ne va più, tanto che nel mio prossimo romanzo in uscita in autunno a un certo punto cito il mio brano preferito della colonna sonora, cioè Long Nights. Grazie.

  2. Quando ho letto della rimozione del bus, mi è venuto in mente che avevo letto il libro e visto il film per merito del tuo post. Per girare il film Sean Penn ha ricostruito il bus nei minimi dettagli e lo conserva gelosamente da qualche parte. Sono felice che l’abbiano rimosso da lì, ma mi piacerebbe che lo riposizionassero in un luogo più accessibile e sicuro.

    • Sì, Carine ha detto su IG che ci informerà su dove lo collocheranno. Lì purtroppo è stato causa di un peregrinaggio pericoloso. Eh sì, cara tu già c’eri nel 2015 – e sempre grazie per esserti fermata – ma molti no, quindi ho pensato fosse una bella idea riproporre il sunto, all’epoca i post furono 4 o 5, anche con l’aggancio di Instagram.

  3. Non ho visto il film, ma ho letto con grande interesse il libro di Krakauer. Non sapevo però di tutte le problematiche familiari dietro questa storia. Credo che proseguirò le letture sulla base di quanto hai scritto. Grazie!

  4. Non sapevo avessero rimosso il bus, forse attirava troppe persone incoscienti che si inoltravano in un luogo dove poi non riuscivano a tornare e dovevano chiamare i soccorsi?
    Avevo letto il libro ” into the wild” tantissimi anni fa, l’ho amato, nonostante la tragica fine è mi sono copiata tante frasi che mi hanno colpito. Ricordo anche quando hai incontrato la sorella di Chris, ricordo il post di allora. Ho acquistato e-book e l’ho letto , mi è piaciuto.averla conosciuta è stata davvero un’esperienza unica e arricchente.

  5. Ho letto ora l’articolo della rimozione, è proprio per il motivo che pensavo che l’ hanno rimosso. Ah, avevo visto anche un documentario di o su Penn quando ha girato il film, molto interessante.

  6. @ Grazia, il film lo devi vedere a sto punto! Ha delle suggestioni incredibili col supporto della musica e le immagini sono stupende.
    @ Sempre Mamma, anche tu c’eri nel 2015, e ti ringrazio sempre per non essertene andata. Sì, infatti troppa gente si avventurava nel pericolo, gente da soccorrere poi. Secondo me è una storia destinata a diventare immortale.

  7. Avevo letto con molto piacere il tuo post. Quando ho visto la notizia devo ammettere di essermi rattristata un po’. Ho molto amato sia il libro che il film, tuttavia capisco le ragioni che hanno portato alla rimozione.

    • Anche tu sei una lettrice della prima ora. Stessa sensazione rispetto al bus, tristezza iniziale e poi giusto così se la gente andava a infilarsi in seri guai.

  8. Ho visto il film dopo che me lo avevi segnalato tu, ma in un post più recente (ancora non ci conoscevamo all’epoca del tuo incontro con Carine). Qui a casa si sono bloccati tutti davanti al televisore, e tutti con gli occhi lucidi alla fine, quella tragica fine, ce l’aveva quasi fatta. Ha avuto comunque coraggio a inseguire il suo sogno e il suo ideale, e questo un po’ glielo invidio.
    Ho visto su Sky Tg24 le immagini della rimozione del bus, un po’ fa tristezza, ma era diventato davvero pericoloso, sia per chi incautamente cercava l’avventura sia per i forestali, a loro volta a rischio durante i soccorsi. E poi, a pensarci bene, ognuno deve trovare il suo di sogno. Le orme di Chris restano solo sue.

    • Sì, l’avevo citato non so più in quale occasione. Devo dire che il tuo finale è molto giusto, la gita al bus aveva un che di voyeristico, Chris ha intenerito tutti ma la storia resta sua. Un caro abbraccio

  9. E così sei uscita a fare vita sociale. L’appuntamento meritava, visto quanta “roba” ti sei portata via. Avevo visto il film molto tempo fa e mi aveva commosso, stracciato. Ma la storia di sua sorella è anche più struggente. Quanto dolore… Bello quell’abbraccio

    • Aspetta Elena, mi sa che ti sei persa un pezzo perché l’evento risale a 5 anni fa.
      Poco cambia, l’intensità sarà eterna. Settimana difficilissima, ma stasera ci siamo concessi il primo aperitivo e Dio, se me lo sono goduta.

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