Dell’abitudine

In questi giorni, anche parlando – parlando? Mandando messaggi più che altro – con chi dalla splendida Toscana era appena entrato in zona rossa, mi sono resa conto di essermi tristemente abituata a questa vita. Questa vita che sembra non vita, ma che sarebbe ingiusto disprezzare, visto che 50 mila italiani questa vita non ce l’hanno davvero più; anche giovani, e scusate chissene frega se avevano altre malattie gravi, significa solo che, poveracci avevano già sofferto e combattuto altre guerre. In questi giorni un dodicenne, dire che aveva patologie pregresse non sminuisce la tragedia, non deve farci pensare “eh, ma io sono sano!” deve solo farci provare una pena immensa per chi non è stato altrettanto fortunato.

La rabbia affiora a sprazzi, quando entra una cretina in ufficio che dice al mio vicino, ma non troppo, di scrivania “perchè hai la mascherina? Hai il covid?” (Giuro!) O quando si fa un gran parlare delle piste da sci, nuovo elemento cruciale di discussione politica.

L’agenda non esiste più, neppure oggi che è il primo giorno a casa e in tempi normali avrei programmato mille giri pre natalizi nelle luci che amo tantissimo. Dopo un’estate senza mare, avremo anche un Natale senza atmosfera. Ho già avvisato che no, non farò regali, o meglio ne farò pochissimi, quelli consentiti dagli acquisti on line, laddove è possibile pagare alla consegna (cosa piuttosto rara), visto che ho esaurito la Poste pay, ma certo faremo l’albero, mangeremo il panettone, che ho appena ordinato alla Vidas, quello di Cova, celebre pasticceria milanese. Il centro Vidas sta qua nella mia via, ad allungare il braccio dalla finestra di sala e cameretta lo posso quasi toccare, i nostri cortili confinano. Dentro ci sono anche i bambini, quelli che muoiono di tumore, magari anche di covid, perché eh beh avevano delle patologie pregresse.

Non vedo i miei nipoti da un mese e mezzo, abbiamo festeggiato il compleanno di Nanni con un video brindisi, e credo sarà lo stesso per il mio, mio e della twin, tra due settimane. M’importa molto poco di un eventuale e prossimo passaggio in zona arancione, perchè questo non risolverà alcune situazioni, come il ritorno a casa dal lavoro la sera (quindi aspetto Emanuele, quindi non c’è un orario), perché so già che molti la vivranno come una liberazione senza freni, con conseguenze facili da immaginare. Scenari già visti, in cui io non c’ero ma tanto è lo stesso, che pagano tutti. Non sono mai tornata alla vita di prima, mi mancano mille cose, ho visto stravolte relazioni che credevo più solide, ho cambiato un sacco di abitudini, mi sono inventata attività impensate, ho fondamentalmente rinunciato a una sfilza di piaceri, ridisegnando i confini. Eppure mi sono adattata, quasi assuefatta a una quotidianità nella quale in effetti non mi riconosco, perché ho scelto di vivere a Milano anche per godermi tutto ciò che offre e che ora è inaccessibile. Perché ho chiesto il part time anche per fare la zia e ora non la posso fare se non via whatsapp. E’ un allenamento continuo alla scuola della pazienza, siamo tutti nervosi e con la soglia di accettazione sotto le scarpe: ciò che prima ci irritava, ora ci fa andare in bestia; alcuni poi sono proprio in difficoltà, capti il loro disagio da certe risposte, dai silenzi, spero di non essere tra loro.

Un mesetto fa, in un momento in cui i contagi tra i conoscenti fioccavano inarrestabili io e l’Orso abbiamo fatto un tampone privato, anche se stavamo benone e non avevamo avuto contatti coi positivi: negativo entrambi. E poi con notevole fatica siamo riusciti a prenotare e fare anche il vaccino antinfluenzale, ovvio privato pure lui. La cosa figa è stata che entrambe le strutture dove siamo andati si trovano in una zona splendida, quindi ho vissuto la cosa come un’uscita di svago, anche se, soprattutto per il vaccino avendolo fatto già quando si era in questo mezzo lock down, i tanti negozi chiusi erano davvero desolanti. Rincasando abbiamo comprato due brioches in un bar aperto solo per l’asporto, le abbiamo poi mangiate a casa, sul divano, col caffè della moka e mi è sembrata una festa meravigliosa.

15 pensieri su “Dell’abitudine

  1. Qua la seconda ondata ha colpito duro. Qualche giorno fa è stata ricoverata una signora che abita di fronte a casa nostra. Più o meno quarant’anni, due figli, nessuna patologia particolare nota. Mia madre è ancora ricoverata, il covid non c’è più, ma i polmoni non sono ancora a piena funzionalità. C’è da dire che i negazionisti sono spariti. Zero. In ogni classe ho alunni con parenti malati, di colpo il rispetto delle regole non è più un problema. Non ho sentito nessuno lamentarsi per le mascherine tutto il giorno. Detto questo, a questa normalità non mi abituo e neppure mi piace. Di quale follia sia diventata la scuola ho già scritto. Sono perfettamente consapevole che le chiusure sono sacrosante e le riaperture natalizie mi spaventano tanto (l’unica consolazione è che i miei, avendolo appena fatto, avranno gli anticorpi a mille). E tuttavia non mi vergogno a dire che mi manca il caffè al bar, mi mancano gli amici, mi mancano le passeggiate al lago, l’andare al lavoro e a far spesa senza ansia, senza dover pensare continuamente a cosa ho toccato, se mi sono disinfettata le mani prima di prendere qualcosa dalla borsa.

  2. Sì, le difficoltà sono tante, tantissime, i ragazzini mi fanno moltissima tenerezza. E pure tanti possono essere i danni post covid, spero davvero che tua mamma possa riprendersi senza troppi ulteriori strascichi e tornare a casa presto. Continuo ad avere paura, a scocciarmi per queste procedure necessarie e tutto quanto eppure non so neanche se sono riuscita a esprimere questo concetto nel post, tra contraddizioni – perché è chiaro che non ci sto bene così – sta diventando talmente lunga che mi sembra di essermi abituata.

  3. Passare da zona rossa ad arancione non cambierà le mie abitudini. Parlarono di riaprire le scuole a dicembre, a che serve? Per due settimane? Tanto vale tirare fino a gennaio. Le RSA non riapriranno , continuerò a vedere papà via Skype. Regali? Chi ha voglia di aggirarsi tra negozi? Non io. È giusto un mese che non metto piede fuori dal mio cancello, a casa mia sto bene, non mi manca niente. Dobbiamo concentrarci su ciò che di bello e positivo abbiamo in un anno così difficile. L’anno scorso l’ho passato tra visite in ospedale, dolore e due interventi. Quest’anno non ho messo ancora piede in un ospedale. Per me è una vittoria.

    • Condivido ogni singola parola, carissima.
      Una vittoria davvero, se solo i tuoi problemi di salute fossero slittati di un anno ti saresti trovata nella terribile situazione di molti, con gli interventi annullati.
      Le difficoltà di tutti sono evidenti, ma molti non sanno davvero guardare oltre le proprie piccole e spesso squallide comodità. Ci sta il quarto d’ora di lagna, poi deve passare.

  4. Dell’abitudine di ricevere i dati del Covid in Italia alle 17.15 ogni giorno, scorrere e leggere totale positivi, percentuale su tamponi, terapie intensive e …ossignore ancora così tanti morti. Solo un numero come tanti, che però significa persone che non ci sono più e famiglie che le piangono. Chissenefrega se avevano patologie, è una scusa becera quella, perché se anche avevano patologie nessuno può dire se potevano avere ancora due, cinque, dieci anni di vita da vivere.
    Anche a me dà fastidio la discussione per le piste da sci, però mi rendo conto che ci sono interi paesi che vivono intorno a un impianto sciistico, che la stagione è già corta e che sono in affanno. Il brutto è la mancanza di una decisione collegiale a livello europeo (a che diamine serve allora quest’europa?!), per cui il rischio sarà che noi chiudiamo i nostri impianti e pochi metri oltre, sulla stessa montagna, gli italiani andranno a riversare il loro denaro negli impianti stranieri, e se si contagiano, oltre il danno avremo la beffa.
    Non amavo nemmeno più tanto il Natale, per altre vicissitudini, ma quest’anno è ancora più triste. E non perché non ci sia la possibilità di viverlo anche se ridimensionato, ma non ho proprio lo spirito per l’albero, le luci, i regali. Sono completamente Grinch. Oggi è il tanto pubblicizzato Black Friday (che in Italia è una presa per i fondelli assurda, con prezzi rialzati da settembre) e non ho fatto altro che cancellare mail, non se ne può più. Ho comprato solo un ebook scontato e perché me l’ha detto Sandra (grazie!) Più che altro, non ho voglia di fare acquisti perché mi rendo conto che la maggior parte (esclusi i libri) sono acquisti inutili. Se c’è una cosa che il Covid ha mostrato è che la società del consumismo non funziona per niente bene.
    Però mi manca una cioccolata calda con un’amica, mi manca un tè e chiacchiere col nipotone, mi manca prendere il treno e andare a Milano da scoprire, o prendere il treno con la sacca da corsa per una maratona solidale (non ho ancora fatto una corsa dei Babbi Natale), e non parliamo che mi manca pure di prendere l’aereo(!!) e andare in Scozia… Potrei fare tante cose, sono in zona gialla, ma non riesco a fregarmene del fatto che porterei rischio in casa. E ne abbiamo già che basta dal lavoro. Alla fine, ciò che mi tiene salta è leggere, e scrivere.

    • Deduco che tu abbia preso Emily Pigozzi, io ne parlerò nei libri del mese, però secondo me a te piacerà di più di quanto sia piaciuto a me, comunque l’ho apprezzato altrimenti non l’avrei certo consigliato. Già, venire a Milano al Garabombo, che non c’è ovviamente, e fare una miriade di cose parallele al Natale e al nostro compleanno, quanto mi manca, lo sai. Dunque sullo sci condivido il discorso UE unitaria, ma a sto punto chiudiamo le frontiere, anche perché rimarrebbe il problema della Svizzera, che non fa parte dell’Unione e ha già dichiarato “venita qua a sciare|!” Riguardo in generale l’economia quello che mi pare si stenti a capire è che prima se ne esce prima si riparte tutti, qualsiasi attività lavorativa, commerciale. Perché il weekend sulla neve dell’8 marzo in Val Seriana io non l’ho dimenticato ed è stato cruciale al contagio. Comunque sì, davvero il covid ha scoperchiato l’enorme vaso dell’inutilità di molti acquisti, promuoverei anche – come ho fatto su IG – gli acquisti solidali, perché un altro aspetto triste di questo Natale è la mancanza dei mercatini che non sono solo motivo si svago per noi, ma spesso il momento in cui si concretizza il lavoro di un intero anno, finanziando i progetti di assistenza che ora sono in affanno.

  5. La capacità di adattamento è una grande risorsa umana. Sai quanti virus avrebbero potuto sterminarci prima di questo, se non fosse così? Credo che fare battute sul covid, per quanto becere, sia solo un modo per fare uscire questo momento difficile dalla sua aura (giustificata) di cosa spaventosa. Speriamo bene.

    • Mio padre era il Re degli adattabili, non credo di aver ereditato questa sua caratteristica di cui in realtà mi sono resa conto molto tardi, ma forse un pochettino sì. Speriamo in bene, sì, al di là delle battute tristi.

  6. Io ho smesso di aggiornarmi sui dati del Covid. Qualche settimana fa sono quasi andata in burned out e ho pensato che osservare le prescrizioni, stare attenta, rispettare i divieti, me stessa e gli altri, erano comportamenti che potevo ben adottare anche senza sentirmi tutto il giorno notizie che mi rendono triste e angosciata. Va meglio. Come dice @Grazia, ci si adatta, anche se qualche prezzo lo paghiamo e lo pagheremo, manco ce ne rendiamo conto ora ma tra qualche mese sì. Io patisco soprattutto il fatto che la mia vita è tutta casa e lavoro. Per fortuna c’è Carlos, ma la monotonia impera. Per questo ho messo un bel corso di formazione nella mia vita Ti/vi racconto come andata la prima lezione martedì. E ho comperato il tuo romanzo, che il rosa ci sta proprio bene su tutto questo grigio :D… Intanto mi godo le cose che ho e che restano ancora, nonostante tutto.

    • Io guardo fissa il Tg Regionale, anche se è fonte di grande irritazione visto chi governa la Lombardia e il Tg delle 20 su La 7. Non seguo, non l’ho mai fatto, 200 notiziari, mi sveglio col radio giornale dell 7 su Radio Capital e appunto poco altro ma m’interessa essere informata. Tutti patiamo molto, ma essere ben assortiti come coppia è un gran vantaggio e poi sì, guardare il tanto che ci resta senza focalizzarci troppo su ciò che manca. Spero che il mio romanzo, sono felice che tu l’abbia preso e ti ringrazio, possa darti qualche ora spensierata.

  7. Passare dalla zona rossa alla zona arancione non fa molta differenza, il fatto di non poter andare al bar o pranzare al ristorante (salvo l’asporto) incide parecchio sul fatto di andarci. Questo è il mio pensiero, vado a lavorare, poi torno a casa e ci resto, tanto cosa posso fare? In pausa pranzo prendo il pasto da asporto al bar sotto l’ufficio per sostenerli, fanno dei piatti buoni, ma mangiarli nel contenitore di plastica non è la stessa cosa…il cibo perde molto.
    Il giorno del mio compleanno, era mercoledì scorso, di solito andavo al ristorante con il mio compagno, stavolta invece abbiamo pranzato in casa in relax, non è la stessa cosa, ma va bene così, tanto non c’è niente da fare. L’unica è aspettare tempi migliori uscendo da questa situazione, speriamo indenni.
    Ci si abitua a stare in casa, ma alla lunga è una vita triste, perfino per una come me che in casa è sempre stata benissimo.

    • La differenza tra rossi e arancioni, se ho ben capito, è che si può circolare liberamente nel proprio comune, mentre prima lo si poteva fare solo per motivi di salute, lavoro o necessità (che poi sta definizione è quella che legittima i cretini a ritenere necessarie cose che non lo sono affatto e non tutti vengono beccati e sanzionati). Quindi potrò andare dai nipoti e in libreria, a questo sto pensando ora, cercando ovviamente di farlo in sicurezza e siccome non guido sto valutando di andarci in taxi, figurati. Buon compleanno in ritardo, dunque, io li compio a breve e stiamo valutando di ordinare il pranzo al solito ristorante, abbiamo comunque preso ferie,tanto per dare una parvenza di festa perlomeno allungando l’orario della sveglia.

  8. Volevo commentare questo post subito dopo averlo letto, poi non sono riuscita e mi è passata. Mi ci sono rivista per quanto riguarda il vivere in una grande città che al momento non ha la possibilità di offrire tutto quello che di solite offre. Penso per esempio alla vita culturale: ci si abitua a far senza o a surrogati on line, ma manca. Tu però hai una gran capacità, che è quella di saper godere delle piccole cose, come mostra la conclusione di questo post. È una cosa preziosa!

    • Ho riletto ora la conclusione del post a cui ti riferisci, e ho rivisto quella tarda mattinata sul divano, già era stato proprio bello. Ora è pure peggiorata la situazione sebbene si sia gialli e quel giorno si era rossi, perché si avvicina Natale e la città è troppo pericolosa. Il teatro mi manca tantissimo, avevamo l’abbonamento lo scorso anno, 2 spettacoli pagati e ovviamente non goduti e quelle sera erano qualcosa di magico che aspettavo con gioia, e che ora mi sembrano appartenere a una dimensione che non tornerà. Ma tornerà e anche a Bruxelles.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.