Le tribolazioni dell’editing

Speravo non succedesse e l’avevo scampata con Un cuore in Bretagna, ma l’editing del romanzo in uscita per S. Valentino si è accavallato con quello di maggio. E se con il primo non ho avuto alcuna difficoltà, anzi, sono proprio contenta, quest’ultimo, che dovrei completare per metà marzo e mi è arrivato martedì sera, si è rivelato un massacro per la saccenza esasperante dell’editor, al punto che non avrei avuto problemi, seppure a malincuore, a rescindere il contratto, anzi mi pareva strano che la casa editrice volesse pubblicare un tale disastro. Così, ho chiesto se fossero ancora convinti, perché io in quel modo non ero disposta a lavorare. Due giorni di buio, fino a quando mi è stato detto di non badare ai commenti relativi alla trama o ai cambi da fare, di intervenire solo sulla parte stilistica: la storia in sè va bene. Sono sollevata, ma rimane una fatica immane, purtroppo questi commenti mi tocca comunque leggerli, altrimenti non so se devo occuparmene oppure no, e questo comporta una costante irritazione per i modi e le assurdità senza professionalità. In più continuo a chiedermi perché diavolo abbiano affidato l’editing a questa persona senza neppure controllare almeno la scheda finale prima di inviarmela. Così. Perché a questo punto è proprio un lavoro quasi da buttare, in contraddizione con la volontà dell’editore di pubblicarmi. E non è una casa editrice sconosciuta.

Confrontarsi con gli editor è un passaggio obbligato, i giri sono più d’uno, in uno scambio di testi e pareri tra autore e redazione, ognuno ha i suoi metodi e pubblicare con diversi editori significa ripartire tutte le volte, conoscersi, capire come muoversi, dove osare, dove fermarsi. Non voglio sentirmi dire “bellissimo, non correggiamo nulla!” Del resto se in passato ho sottoposto i miei manoscritti anche a editor esterni che ho pagato è perché so quanto il loro lavoro sia indispensabile e prezioso. E mai indolore. Tuttavia non accetto opinioni personali gratuite che non c’entrano nulla con le tecniche narrative, oltretutto veicolate proprio male male.

E neppure di correggere diversi punti per poi, alla fine del brano, trovare la postilla “taglia tutto!” Cioè prima valuto, in caso modifico e poi cestino lo stesso pezzo?

Uno su tutte: il dubbio se sia il caso di pubblicare un romanzo che non tenga conto del covid e del distanziamento sociale, quando in nessuna parte è scritto che si svolge nel 2020 tanto più che l’avevo inviato nel 2019.

Non faccio nomi e prego chi li conosce di non dirli nei commenti, grazie.

Vi va di dirmi che ve ne pare almeno dei due fatti in grassetto, che sono privi della mia opinione e del tutto oggettivi? Perché il resto potrebbe essere un’incompatibilità (anche se dubito che l’editore mi avrebbe dato ragione) ma quelli decisamente no.

Non sono una novellina, per me un romanzo in più non è una tacca nell’ego, è una storia che giunge a compimento solo grazie a un’azione condivisa, e finalmente, partendo da un’idea, arriva ai lettori, magari dopo anni, possibilmente nella sua forma migliore. Posso rinunciare – è già successo – se mi sento lontana dai miei interlocutori. L”editore non deve diventare il mio migliore amico, ma ci devono essere stima, fiducia reciproca e voglia di collaborare. Credo profondamente in questo progetto, ma anche nell’esperienza della casa editrice, e spero che si sia trattato solo di un incidente di percorso.

Chiaramente in queste condizioni scrivere è un lavoro, lo sto trattando come tale da anni, ma ora lo è più che mai; ci sono le scadenze e io consegno sempre prima dei termini. Se ricevo, come oggi, una mail che non presuppone correzioni, ma solo una richiesta – mi si chiedeva se per il romance avessi qualche idea per la copertina – rispondo dal telefono, ovunque io sia, oggi ero in metropolitana per incontrarmi con la twin che non vedevo da quasi due mesI e sapevo che non sarei rincasata prima di un paio d’ore, quindi ho scritto la mail dal telefono subito, senza fare perdere tempo a nessuno.

E avanti, ma non a oltranza, non come nel weekend scorso col romance: non stacco finché non ho finito, no. Devo decomprimermi spesso, possibilmente uscendo proprio di casa, schiarirmi le idee e ossigenarmi. Non è abbuffata, è piccole dosi. Questa atto è davvero tosto.

24 pensieri su “Le tribolazioni dell’editing

  1. Non so. In questo momento sono alle prese con due editing. Quello di Crisalide, il romanzo, che ho chiesto a un esterno e mi sta facendo penare e quello di un racconto di prossima pubblicazione. Devo dire che quello del racconto sulle prime un po’ mi ha spiazzato: sembrava che neppure una riga andasse bene così com’era. Poi mi sono accorta che in realtà tutto l’editing andava verso una direzione precisa, un taglio stilistico che in effetti riconosco ad altri testi dello stesso autore. Un bene, un male? Non lo so. La pubblicazione è un lavoro condiviso, come dici tu, quindi il testo è di sicuro un po’ meno mio alla fine. Forse è giusto così (fosse il romanzo della mia vita, però, non credo che mi andrebbe bene questo genere di editing). Però almeno ho l’idea che all’editore il testo interessi. Lo vuole come vuole lui (del resto, cosa abbastanza inaudita, mi paga in anticipo), ma ci tiene. Nel tuo caso, invece, sembra un lavoro esternalizzato. Mi preoccupa anche la risposta dell’editore. Se è serio ha un controllo sul suo editor, tiene conto delle indicazioni… Così boh. Non ho un consiglio da darti, ma valuta bene perché non mi sembra partito benissimo

    • Sì, credo anch’io che sia esternalizzato, per quanto l’editor è anche un autore della casa editrice. Rimangono mille dubbi. Anch’io riceverò un anticipo, il che dà la dimensione, come dici tu, che l’editore ci tenga. In generale credo sia diverso un editing dell’editore, anche se fatto con un free lance, laddove c’è già un contratto, rispetto a uno che l’autore si fa fare prima di sottoporre il manoscritto. Nel primo caso la storia ha già avuto un’approvazione, non può essere stravolta, nel secondo c’è molto più margine. Comunque convengo non sia partito benissimo, nonostante le successive rassicurazioni.

  2. Cara Sandra, sulle due sottolineature non ho molto da dire. Nel primo caso si tratta di un lavoro in progress, sovrapposto, non certo ordinato ma possibile. Nel secondo caso, ho pensato molto se nel 2020 fosse obbligatorio scrivere del covid e mi sono risposta subito di no, non è necessario, personalmente non ne ho avuto voglia. Invece mi interessa come stai tu ora. E mi spiace perché l’editing, tu lo sai bene, è un atto doloroso ma necessario che presuppone una cosa per me indispensabile : la stima per il lavoro che correggi e il rispetto per chi lo ha prodotto. Dalle tue parole sembra che che questi presupposti alla tua editor manchino. I dubbi sono leciti. Ma non mollare. Peccato tu non possa soprassedere per qualche giorno…

    • Per sua ammissione, l’editor che è un uomo, non ha letto il romanzo prima di cominciare, e questo lo trovo sbagliato perché una visione d’insieme prima di partire eviterebbe un sacco di guai. Figurati se scrivo del covid! Non ci penso proprio. Grazie per la tua premura che mi fa tanto piacere. Ho avuto 2 giorni difficili, la mancanza di rispetto per me è evidente e per una persona del mio calibro sono cose molto spiacevoli, ora mi dedico 1 ora al giorno a questa cosa, mi hanno messa in condizioni difficili e non potrò consegnare in super anticipo come mio solito per agevolare successivo il lavoro dell’editore- Siamo già molto compressi da altro, più di così non posso proprio, ne va della mia salute, sul serio. Grazie cara.

      • Cara, ho riletto il post e in effetti non so come abbia potuto immaginare il tuo editor come una signora. Forse la nostra esperienza personale in queste cose ci influenza… 😀 Sono allibita, non ho altro da dire. Come si fa a correggere ed editare un testo senza averlo letto nel suo complesso? Siccome è impossibile che tu abbia scritto strafalcioni grammaticali o lessicali, il senso di una storia si coglie e si giudica alla fine. MI pare proprio strano, non voglio aggiungere altro. certo che te con gli editor… Non è la prima volta che ti fanno arrabbiare!

  3. Ci sarebbe da scrivere (ma sarebbe faticoso) scrivere un romanzo di 400 pagine, ambientato nel 2020, in cui si parla di Covidio XIX, nessuno pratica distanziamento, usa mascherina etc., ma a pagina 390 si rivela che i personaggi fanno parte di una comunità di negazionisti e/o sono già morti.
    Così, per trollare l’editor 😛

    Forse ha frainteso il senso del romanzo o ci ha proiettato sopra i suoi desideri, chissà come mai avrà preso quella direzione nell’analisi del testo. Riguardo al primo grassetto, avrebbe dovuto rivedere il proprio lavoro e limarlo: lo fanno gli scrittori, perché non gli editor?
    Nel mio piccolo-piccolissimo, quando mi è stato chiesto di fare da beta-lettore (certo, una cosa ben diversa) ho preso molti appunti e me li sono ricontrollati tutti nel finale, per levare le osservazioni non adatte.
    Ci sta prendere direzioni inadatte, ma bisogna sempre ricontrollare il lavoro fatto.

    • Va trollato assolutamente, dal momento in cui ha commentato che le Nike non sono più uno Status symbol per i ragazzi ho capito che c’era un grosso problema di fondo: idee personalissime che voleva traferire nella MIA storia. Non si fa.
      Levare le osservazioni non adatte, ecco a quanto pare gli costava troppa fatica, chissene se poi l’autore lavora per niente (a quanto pare l’editor è abituato a sprecare tempo, visti i risultati).
      Occhio che ti chiamo come Beta la prossima volta!

  4. Mia cara Sandra! Che dire, io non sono un’addetta ai lavori e davvero non mi spiego questo: ma se l’editing è opinabile – e sì, sono una profana, ma permettimi di dire che quelle osservazioni in grassetto mi hanno sconcertata un po’ – …dicevo, se le correzioni sono opinabili, un autore è VERAMENTE tenuto ad apportarle tutte? Voglio dire…ad una rilettura successiva, davvero se ne accorgono?? Scusa la domanda stupida, ma è un interrogativo che mi rimbalza per la testa.

    • Se sia tenuto o meno dipende dalla casa editrice.
      Da quella del romance ho ricevuto un file in PDF che dovevo solo leggere e lì no, non potevo contestare nulla e uno in word con le modifiche proposte. All’inizio ho tremato, ma poi era un lavoro ben fatto, nulla da ribadire nel file PDF per cui è stato pure comodo dover solo rileggere.
      Questa invece ha letteralmente messo le mani avanti dicendomi che l’ultima parola era la mia, però capisci che laddove trovo “butta” “taglia” “riscrivi” “elimina” ecc se non lo faccio che succede? Da lì tutto il casino.

  5. Raccolgo gli elementi oggettivi tra il post e i commenti.
    La casa editrice, dopo aver sottoposto il romanzo all’editor, ti dice di non badare ai commenti alla trama, ma considerare solo quelli stilistici. Mi pare che stia svalutando la professionalità dell’editor, riconoscendo che fors epiù che da editor ha agito da scrittore.
    La casa editrice non ha controllato il testo editato, questo probabilmente perché riponeva fiducia in quel lavoro o perché non c’è mai tempo per fare le cose fatte bene? Il che ci porta alla prima domanda in grassetto: il “taglia tutto” dopo precedenti correzioni mostra che non sono stati fatti due passaggi sul testo, di solito una prima lettura “serena”, “da lettore semplice” e poi una lettura analizzata, specifica, di intervento. Ce ne starebbe pura una terza, di controllo, se si vuole lavorare bene. Troppo costoso? Eh, una sola lettura porta a valutare le crepe sull’intonaco come innocue, metterci lo stucco, imbiancare e poi giungere alla fine accorgendosi che il muro ha un dissesto e va abbattutto. Giusto per restare nel tema strutturale.
    Più sotto leggo che l’editor è un autore della casa editrice. Male, male, malissimo. Resto fermamente convinta che o si fa l’editor o si fa lo scrittore.
    Ancora più sotto leggo che l’editor è uomo, ma se non sbaglio, qui parliamo di un romance, scritto da una donna che assume il punto di vista femminile nel testo, corretto? Perciò, rischiererò lo stereotipo, ma un editor uomo, per giunta scrittore, non ci sta. Il rischio di sconvolgere la voce dell’autrice è massimo.
    Le Nike non sono più uno status symbol per i ragazzi??! Uhm, questa affermazione dell’editor che fonte riporta? Perché a leggere gli articoli di economia Nike vende ancora forte tra i giovani, è considerato un marchio evergreen, uno dei pochi che riesce ad attraversare le generazioni. Seguita a stretto giro da Adidas e, ma non sono della stessa tipologia, dalle All Star, maggiormente apprezzate dalle ragazze. Anche a leggere la cronaca questa affermazione non ha molto campo, con il negozio Nike di Roma preso d’assalto dai giovani la scorsa settimana per la presentazione delle Nike Dunk Low. E senza considerare che alcuni modelli di Nike sono battute all’asta per cifre astronomiche, tipo le Nike Air Jordan.
    Ultimo punto in grassetto: leggerei un romanzo sul periodo del Covid? NO, NO, NO E NO. Purtroppo si trovano solo statistiche di vendita, e non statistiche di lettura, ma almeno nel mio circondario si leggono più libri “classici” o comunque libri più vecchi di qualche anno e nessuno ha voglia di immergersi in lettura di un periodo funesto al pari di quello che stiamo vivendo. In un momento del genere, chiusi in casa o comunque limitati, si legge per distrarsi, si legge per ricordare la vita di prima, si legge di mondi lontani e diversi. Col cavolo che leggo di mascherine, DPCM e tamponi. Ma mi faccia il piacere!
    (Hanno rotto le scatole anche i canali televisivi che propongono a rotta di collo film sui virus… mò basta! Mi guardo i Teletubbies piuttosto!)

    • Ancora più sotto leggo che l’editor è uomo, ma se non sbaglio, qui parliamo di un romance, scritto da una donna che assume il punto di vista femminile nel testo, corretto? No, questo è un Young Adult, ma questo è l’unico punto del tuo lungo e articolato commento, per il quale ti ringrazio davvero molto, diciamo errato. Non ti dico cos’ha detto mio nipote sulle Nike. Di base abbiamo un enorme conflitto di interessi nei ruoli, una serie di opinioni personali traferite nella storia, e al di fuori di qui, su Whatsapp e Instagram sono in corso diversi confronti, a cui ad esempio sta partecipando una mia amica traduttrice molto in gamba (ha tradotto Vita di Pi) e autrice Bompiani, che trova tutto questo lavoro non ascrivibile nelle mansioni di un editor. Purtroppo tutto sarebbe stato evitabile con una supervisione della casa editrice. E i giri devono per forza essere almeno due, non si manda un editing così senza una rilettura, senza una prima lettura sondativa.

  6. Ritrovarsi commenti inappropriati su un proprio testo non è mai piacevole, quindi posso capire pienamente la tua stizza. Visto che hai già contattato l’editore e ti ha risposto in quel modo, ti direi di non badare a tutte le osservazioni ma solo a quelle che ti sembrano giuste. Alla fine conta il tuo parere finale, o no? Tra l’altro leggo nei commenti che l’editor è un uomo… beh, siamo sicuri che sia la persona più adatta a editare un romance? Non credo. Prendi tutto con le pinze.
    In merito all’osservazione sul Covid, la trovo assurda. Personalmente non ho voglia di leggere nulla che abbia a che fare con la pandemia né intendo scriverne. Si ha tutto il diritto di scegliere di parlarne oppure no. A meno che il romanzo non sia dichiaratamente ambientato nel 2020, 2021… non ho capito se è il tuo caso.

    • No no e poi no. Non ho scritto da nessuna parte che si svolge nel 2020, trovo anzi che si stiano pubblicando fin troppe storie a tema covid e non ne leggerò manco mezza. Ovviamente sto agendo come dici, però capisci bene, infatti l’hai sottolineato, come possa esserci rimasta. Per non dire che volendo seguire tutte le indicazioni, con un tempo di esecuzione di 1 mese e mezzo, beh manco non lavorando e non andando a dormire sarebbe stato fattibile.

  7. Direi che tra post e commenti ho scoperto tante cose che non conoscevo.
    Non ho le competenze per aggiungere altro, se non che fai benissimo a tagliati del tempo per te … e fa nulla se non consegnerai in anticipo, a discapito dell’editore… dopotutto è colpa sua se ha scelto mani poco adeguate cui affidarti. Nel frattempo ho chiesto a mia figlia: nike, adidas a anche fila, se di marca è tutto top!

    • Oh, là un bel commento pragmatico è quello che ci voleVa, con tanto di ragazzina sul pezzo.
      Sta cosa delle NIke è diventata l’emblema, toccherà metterle in copertina. Grazie e un bacino alla figliola.

  8. Parto dal tuo secondo punto in grassetto, se hai inviato il romanzo nel 2019 non può ovviamente prevedere una ambientazione con il covid, tra l’altro non è detto che i lettori abbiano voglia di leggere un romance che parli di questo, ho capito però leggendo meglio (anche i commenti) che l’editor non ha letto prima tutto il romanzo, quindi gli manca la visione di insieme. Certo che leggere dei commenti tipo “taglia” o “elimina” non è piacevole, come Maria Teresa ti consiglio di sorvolare e correggere solo dove trovi dei commenti con cui concordi…
    E poi non si può correggere e poi tagliare. Che pazienza. Forza Sandra!

    • Già, gran pazienza che… non ho. Non ora sinceramente, sfinita come tutti dalla pandemia. Sto lavoro si sta rivelando un incubo, faccio come dite voi e ringrazio anche te per esserti unita al sostegno davvero gradito, ma rimane una fatica per chi dubito a ogni riga di essere sulla strada giusta.

  9. Ciao Carissima, mi spiace che ti facciano dannare. Concordo con chi ti dice di badare solo alle annotazioni che hanno un senso anche per te. Non mi sembra che l’editor abbia fatto un lavoro accurato, penso ad una ragazza che conosco, che vorrebbe fare proprio quel lavoro, ne avrebbe le competenze, ed è decisamente lenta solo per essere precisa e corretta. Con la lingua, con i lettori, con l’autore. E questo corregge e poi demolisce, e poi… se devi scrivere il suo libro, che senso ha? Forza Sandra, saluti dalle Utentesse… 😉

    • Ma le mie utentesse non li hanno mica letti i miei nuovi libri! Oh, vorrei tanto poterglieli portare di persona.
      Guarda cara, sto sclerando, mi ha corretto l’insalata delle buste già lavata, mi ha messo un commento “ma esistono le insalate già lavate?” Ma dove vive? Voglio dire, se le rilavi male non fai, ma è scritto chiaramente che sono pronte. Faccio due pagine e mi distraggo subito, perché proprio non vedo un senso, solo che il romanzo non gli è piaciuto e ha deciso di demolirlo.

  10. Il rapporto con l’editor deve essere proprio difficile. Dico “deve” perché non voglio considerare editing quello che ho ricevuto scrivendo il manuale, con delle regolette declinate in modo scolastico e senza tenere conto dello stile e del tono con cui si vuole trattare l’argomento. Ho duellato parecchio, in quel caso, ma non avevo tempi da rispettare, quindi mi sono permessa di insistere. I tuoi dubbi sui punti in grassetto sono anche miei.

    • Ho concluso oggi, guarda ti dico che tra le tante cose me ne saltano all’occhio ancora un paio: per un mio arrore due personaggi a volta ho scritto che sono ucraini, altre bielorussi, è una cosa che si ripete, e l’editor non l’ha notata! Però ha dubitato circa l’esistenza delle insalate in busta già lavate. E’ stata una fatica cosmica e so che non è davvero finito, ovviamente serve un altro giro, e spero non sia affidato a lui, altrimenti non ne usciamo, perché parecchi dei suoi “riscrivi” “elimina” non li ho proprio considerati.

      • Dubitare delle insalate in busta già lavate è un sacrilegio! Sono un pilastro dell’alimentazione, per i frettolosi in cucina come me. Santa pazienza, però…

  11. Pingback: I miei programmi tra scrittura e temporali | ilibridisandra

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