Questo marzo che speravamo diverso

Buongiorno,

riconosco di essere meno presente nel blog, ma Instagram non è la causa. E’ tutta la situazione, il mio umore è profondamente ballerino, provo un grande fastidio di fronte ai colori rafforzati: rosso, arancione, giallo e bianco non bastavano? Creano confusione su cosa si possa o non possa fare, sono alibi perfetti per non capire e quindi non rispettare. Attualmente siamo arancione rinforzati e c’è ancora gente in metropolitana senza mascherina, questo è il livello. Sono arrivata al punto – oggi – di essere felice di andare dalla ginecologa perché il centro medico è in una via di negozi! In realtà poi ho fatto meno avanti-indietro-dentro-fuori del consueto, ma ho rivisto la mia commessa adorata dell’Occitane, che aveva persino messo via un regalino per la Festa della donna per me,  comprato tanti tipi di prodotti da forno nelle due panetterie eccellenti che si trovano lì, avuto l’occasione di usare una certa borsa. Nell’attesa della visita, sono sempre in anticipo ma ora non si può accedere, ho letto in piedi (scomodo!), fatto un salto in un negozio sportivo di fronte e mi sono fatta una foto nel camerino, perché mi piaceva come ero vestita, pensavo a una story su Instagram, ma poi l’ho cancellata: “ma che cavolo sto facendo?”

Non voglio adeguarmi, fosse anche solo perché c’è poco altro da fare, al comune mantra che se non posti una cosa non l’hai vissuta, perché questo fondamentalmente sembrano i social. Senza voler rimanere legati al paleozoico, trovare la giusta linea è un po’ il mood, ma soprattutto connettermi fortemente con qualcosa di più autentico.

Il lavoro continua a essere sfiancante, la Brexit ci sta più o meno massacrando e l’orizzonte è cupo, ho persino deciso di abdicare con lo smart working, basta, andrò sempre in ufficio perché negli ultimi mesi è stato troppo complicato e avvilente non essere lì a comunicare nel consueto modo (più o meno urlando da una scrivania all’altra), con una fatica bestiale per organizzare le cose da lontano. Mia mamma non è ancora stata chiamata per il vaccino e guardare il Tg Regionale equivale a deprimersi.

Sul fronte scrittorio Sono una donna non sono (solo) una sarta sta piacendo tantissimo, sono molto soddisfatta di tutto ma non ho idea delle vendite, alcuni editori forniscono da subito un report consultabile quasi in tempo reale o mensilmente, non Genesis Publishing, ma è anche un bene svincolarsi da faccende troppo numeriche, visto che non credo sia nelle nostre possibilità raggiungere le quattro cifre, spero almeno nelle tre. Purtroppo però, come alcuni di voi già sanno, ho deciso di rescindere il contratto per Un cuore in Bretagna, le cose tra noi proprio non funzionavano, la reiterata mancanza della numerazione delle pagine e altro hanno scatenato una comunicazione per me inaccettabile. Così, non essendoci penali o sbattimenti, mi è sembrata l’unica soluzione possibile. Di sicuro il romanzo verrà ripubblicato in formato digitale almeno. Non ho più avuto notizie sul YA, una settimana fa ho inviato un nuovo capitolo da inserire, dopo aver già mandato il post-editing esattamente un mese fa, nessuna risposta in entrambi i casi. Considerato che il romanzo doveva essere lanciato al Salone di Torino, data di pubblicazione firmata sul contratto 15 maggio (indicativamente appunto per la fiera) e il Salone si terrà (al virus piacendo) a metà ottobre, mi chiedo se l’uscita slitterà di conseguenza. Mi è piuttosto indifferente. Ammesso che il Salone potrà avere luogo, personalmente ci andrei solo se sarò già vaccinata e non da due giorni, quindi possiamo allegramente affermare che non ci andrò. Però ecco, mi piacerebbe sapere a che punto siamo.

Ma l’editoria è un mondo che arricchisce il produttori di Gaviscon; prendiamo il Premio Strega, 62 titoli candidati, perché nella prima fase basta un voto di un amico della domenica, così si chiamano, per pregiarsi della fascetta “Candidato al Premio Strega”. Poi il gruppo va scremandosi, tra semifinale, finale ecc. Ma vi prego un voto? Non è tutto, quest’anno, non so le passate edizioni, sono presenti diversi editori a pagamento. Non credo sia il caso di proseguire nel farsi del male.

In compenso ieri ho rivisto i miei nipoti, nonostante il protrarsi della giallitudine e la gente ammassata sui Navigli, la mia cautela su vari fronti ha fatto sì che non sia andata da loro per mesi. Non vedevo Cecilia dai primi di ottobre, Nanni dai primi di dicembre e la twin da fine gennaio (ci eravamo incontrate per un caffè d’asporto), mio cognato boh, ho perso il filo. E’ stato strepitosamente bello. Ci eravamo messi d’accordo giorni fa, e pensa che tempismo, oggi non sarei potuta andare: l’arancione rafforzato vieta le visite ai parenti.

Questo è circa tutto, non sto seguendo Sanremo, anche se non lo demonizzo di certo e l’ho guardato praticamente sempre con piacere, a parte lo scorso anno di cui non ricordo assolutamente nulla, forse vidi qualche sprazzo, ma ho una sorta di vuoto mentale a riguardo.

18 pensieri su “Questo marzo che speravamo diverso

  1. Sì, questi colori sono tremendi, e considera che sono le 21,09 del venerdì e noi non sappiamo ancora se lunedì le scuole saranno aperte, perché il comune potrebbe diventare rosso! Sono molto molto stanca, ma teniamo duro, piano piano ne verremo fuori! Goditi il successo della tua ultima fatica!

    • Oh, ma qui in Lombardia ieri giovedì orario di pranzo si è saputo che il giorno seguente, venerdì, tutte le scuole primaria compresa, sarebbero state chiuse. No, ma tranquilli eh.
      Grazie, Cristina!

  2. Ti giuro che non riesco più a tenere il conto del colore in cui vivo e gli obblighi conseguenti. Lavoro sempre un presenza, avendo la fortuna di un ufficio solo per me, indosso sempre la mascherina, evito come la peste gli assbramenti, questo jndipendentemente dai colori. Non sono più entrata in casa di un amico da più di un anno, seguo solo mia madre, per ovvie ragioni in quanto vedova. La scrittura mi è molto distante, la pandemia ha messo in chiaro le difficoltà ecc del mercato editoriale che anche a me sta stancando. Sai che ho ricevuto l’editing di Cascara ma non riesco a lavorarci. Come si fa? Tra lavoro, situazioni varie ecc il mondo com’era prima mi sembra tanto, troppo distante, per far finta che possa essere tutto come prima. Ti abbraccio

    • Il balletto dei colori, con manovre politiche di sottofondo, è diventato assurdo. Per evitare un nuovo lock down che a quanto pare non ci si poteva permettere, hanno fatto peggio. No, non si può fare finta che la vita sia come quella di prima, non c’è nulla che le somigli. All’inizio magari ci si è provato, addirittura a trovare i lati positivi, ora è un massacro tutto. Io nella scrittura sto solo portando a compimento progetti avviati prima della pandemia, superata anche la fase di scrittura molto intensa, quando ho fatto quasi 2 mesi di cassa integrazione ad aprile e maggio scorsi, ora anche per me è un trascinare le cose, promozione compresa. Ricambio l’abbraccio.

  3. Ho consegnato stamattina gli ultimi regali di Natale, sul cancello, modalità visita al carcere: entro, poggio la borsa sul marciapiede, torno indietro; arrivano, prendono la borsa, ci salutiamo, tornano in casa. Per strada invece era un tripudio di gente che passeggiava, non tutti con mascherina, senza mantenere la distanza. E quando ci sono 8-9 persone adulte mi è difficile credere che siano tutti congiunti. Affari loro, direi. Ma sono persone che poi vanno al lavoro e quindi gli affari sono di tutti, si vede dai numeri.
    Dall’altra parte, inizio ad avere le prime amiche vaccinate, benissimo, che però vogliono iniziare subito “la vita come prima”, soprattutto avere il passaporto vaccinale e poter viaggiare in tutta comodità. E qui mi arrabbio. Perché va bene fare i vaccini alle categorie più a rischio, ma se poi questo discrimina tutti gli altri che dovranno attendere le calende greche per essere vaccinati (e non per mancanza di vaccini, quanto per disorganizzazione completa), allora mi girano ferocemente.
    Ho scoperto adesso che lunedì torniamo arancioni e quindi mi chiedo: ma da Conte a Draghi dove sarebbe tutto il cambiamento?!
    Lavoro sfiancante anche per me, a cui ci devo aggiungere pure lo studio per un esame extra, sempre sperando che non decidano di sopprimere la prova causa pandemia. Non sto seguendo Sanremo, mi è bastata la scenetta con il giocatore di calcio (che c’azzecca?!), la mancanza dei fiori sul palco e un’adeguata (si noti: adeguata) co-conduzione femminile. Spengo la tv e studio.
    “l’editoria è un mondo che arricchisce il produttori di Gaviscon” è stupenda. E vera accidenti.
    Consoliamoci con la primavera. Si può aprire la finestra e sentire il profumo della Natura, le ore di luce aumentano, il sole diventa tiepido, c’è un gatto che passa furtivo per il giardino condominiale, il cagnolone del vicino punta il muso sulla rete per salutare, e poi salta in qua in là tutto contento. Qualche passerotto si ferma sul muretto. …purtroppo ci sono anche le cavallette.

    • Qui oggi la primavera ha preso un giorno di ferie/si è messa in sciopero e pare novembre. Ma a parte questo dettaglio insignificante visto che sono in casa, condivido ogni tua parola. Oggi è una lagna unica da parte delle mamme per il nuovo giro di Dad. Comprensibile, sì, ma sarò pollitically scorretta esiste un popolo silenzioso che da un anno si smazza sul lavoro ciò che chi, costretto a casa coi bimbi, non fa, riconosciamolo almeno. Lavoratori che si accollano i rischi in presenza e e si connettono con mamme che da casa “ehm, sono uscita un attimo” eh no, eh se esci ti prendi il permesso. Oggi ho letto che chi ha i bambini dovrebbe essere vaccinato prima! E perché mai? Chi non arriva a capire che la precedenza va agli anziani, perché sono quelli che rischiano maggiormente la vita nonché di intasare le terapie intensive, e si vanta di iper sensibilità acquisita grazie alla genitorialità è squallido.
      Ogni comportamento irresponsabile è affare di tutti.
      Si potevano fare molte cose, per esempio annullare il Festival, Ibra in primis, e devolvere i compensi fantasmagorici che si sono presi i vari presentatori (che sono soldi nostri essendo la Rai nazionale) a progetti seri e ben strutturati. Per esempio un servizio di baby sitting pagato in buona parte dallo stato.

  4. Anche qui sai, anche se la situazione e’ decisamente piu’ leggera, anche se con i vaccini stiamo piu’ avanti, anche se usciamo di piu’, ma anche qui c’e’ una grande stanchezza, anche io mi sono allontanata dal blog, ormai scrivo una volta al mese, ma quando mai 😦 e’ proprio una depressione mondiale, una situazione infinita e indefinita. Siamo stanchi, facciamo un passetto alla volta, e continuiamo a trattenere il respiro. Ti mando un grande abbraccio.

    • Depressione mondiale rende molto bene l’idea, cara Lucy. Si sentono di continuo cose sconcertanti: anziani avvisati via sms alle 8.50 di presentarsi per il vaccino alle 8.10. Classi con contagiati dove le lezioni non vengono sospese né viene fatto il tampone a insegnanti e alunni. Caos, propaganda e negazionisti in libera uscita. Dopo un anno in Lombardia è davvero difficile continuare a mettere in campo le proprie risorse personali per non abbattersi. Un abbraccione a te, che bello che hai commentato!

  5. Questo continuo cambio di colore sta mettendo a dura prova molti. Hanno sospeso nuovamente le visite al papà, dopo averlo visto solo 4 volte ed era l’unica occasione x uscire per un buon motivo. Mi dispiace per il salone del libro, per le disavventure con gli editori , per tutto ciò che di negativo c’è nella vita di questi tempi così strani.

    • Mi spiace tanto che tu non possa andare da tuo papà, sono situazioni di vero dolore, altro che le mie tribolazioni editoriali, ti ringrazio dell’appoggio, ma in fondo per quanto la scrittura sia una parte importante della mia vita, tutto ciò che gira intorno – spesso meschino – ormai è relegato in un angolo. Oggi quando il risotorante ci ha consegnato il pranzo, ci siamo detti all’unisono “siamo messi come un anno fa! La madre del proprietario pur abitando in un grosso centro, fornito di ospedale, è stata convocata per il vaccino a 90 km di distanza! Sono veramente schifata.

  6. Questo nuovo governo non mi sembra abbia più fantasia del precedente, anzi no, ci sono molte nuove sfumature…di rosso, arancione rafforzato e rosso scuro (l’ho sentito alla radio). Questa instabilità non fa che peggiorare la situazione dell’Italia. Io sto lavorando in presenza, mi hanno autorizzato perché ho la scadenza del conto consuntivo e comunque sono al sicuro, sono in ufficio da sola sanificato tutti i giorni e ci sono 5 persone nell’intero edificio (gli altri colleghi si turnano in Smart working) vado al lavoro in auto, percorro solo un breve tratto di strada dal parcheggio all’ufficio, deserto a parte qualche piccione…
    Riguardo al settore scrittorio in effetti è un po’ antipatico non avere idea dei numeri di vendita con le case editrici, si rimane un po’ nel limbo dell’indeterminatezza…però l’importante è che il tuo ultimo romanzo stia andando bene (peccato per l’altro…)

    • Vi penso perché Bologna è in una situazione molto critica ora, ma sono contenta che tu possa lavorare in sicurezza, per quanto non esistano situazioni del tutto sicure – non per fare allarmismo – se non tamponarsi e da lì chiudersi in casa senza che entri nessuno. Il Ministro Speranza ha appena dichiarato che saremo tutti vaccinati entro l’estate, io non ci credo, ma lo spero tanto.
      Sì, peccato per un Cuore in Bretagna, che aveva il report mensile tra l’altro, ma bisogna rassegnarsi che l’editoria è anche questo: pubblicare e lanciare i propri libri in una zona che non non ci appartiene più.

  7. Ci sono diverse cose che favoriscono i produttori di Gaviscon, in effetti, e l’editoria è una di queste. Io cerco di basarmi, per i miei comportamenti, più sulla precauzione che sui colori: se di fare qualcosa non ho bisogno, non lo faccio. Posso perché ho tante fortune: non lavorare, avere mia madre a un passo, vivere in campagna. Se vivessi ancora a Bologna e lavorassi, sarebbe molto diverso. Complimenti per la buona partenza dell’ultimo romanzo!

    • Guarda, io ho il Gaviscon in terapia e pago solo la ricetta, almeno quello! In una città e lavorando i color determinano tante cose, la lavanderia per esempio è chiusa nel weekend, dico la prima cosa che mi viene in mente.
      Sì, per il romance sono contenta, tanti apprezzamenti, grazie.

  8. Eh sì, ci aspettavamo un marzo diverso, anche per me non c’è niente di più destabilizzante che questo continuo cambio di colori. Io non riesco nemmeno a ricordarmi l’ultimo periodo in cui eravamo in gialla o in arancione non rinforzato, e in cui peraltro mi sono catapultata in università per ritirare due libri di cui mi serve studiare due capitoli per un prossimo esame e poi ricatapultarmi per restituirli. Per quanto la scrittura e il blog, per i prossimi mesi ho in mente due piccoli progetti, mentre per “Il Tempio di Salomone” ho avviato la revisione, ma andrà avanti così lentamente che non so i tempi, spero per dicembre ma non è detto. Mia mamma ha fatto la prima vaccinazione e ora mi hanno inviato l’sms per la seconda, sempre l’ospedale militare di via Saint-Bon, sarà stata fortunata… non so.
    Noi ci dobbiamo armare di pazienza per tutto quanto, editoria inclusa.

    • Sono contenta per tua mamma, che credo abbia qualche anno in più della mia, ma non tanti. Diciamo che seppure coi suoi tempi la scrittura ci tiene occupate e in vita, anche se tu tra lavoro e università sei sempre sulla breccia e ti ammiro molto, lo sai.

      • Mia mamma ha fatto 89 a gennaio, in effetti è molto in gamba sia fisicamente sia mentalmente. Ne dimostra molti meno a detta di tutti, da poco ha imparato a fare le videochiamate. 🙂

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