Dimenticare la paura e conservare il ridimensionamento

Domani, a un anno esatto dalle terribili immagini dei camion con le bare a Bergamo, diventate simbolo della pandemia, si celebrerà la giornata delle vittime del Covid. Un evento talmente eccezionale da richiedere una giornata per la memoria che, al momento, non può essere ancora definita ricordo. Perché non è finita.  

E oggi mia mamma ha ricevuto la sua prima dose di vaccino Pfizer. E’ andato tutto bene, lei molto grintosa, ha deciso di recarsi al centro vaccinale (a Milano ma in un altro quartiere) da sola, in taxi. Lunedì sera, all’arrivo del messaggio con il quale le comunicavano l’appuntamento, ho provato una gioia che avevo del tutto dimenticato. Una sorta di leggerezza nuova, a tratti commovente. Impossibile paragonarla ad altro.

Sabato un nuovo fatto increscioso con l’editore di Un cuore in Bretagna, mitigato da avere al mio fianco un alleato d’eccezione come Franco Forte, persona davvero rara per disponibilità, competenza e onestà intellettuale nel mondo dell’editoria, non mi ha prostrata come sarebbe successo tredici mesi fa. E’ tutto enormemente ridimensionato e credo che questo rimarrà. Non credo che ne usciremo migliori, come avevamo ipotizzato mentre si cantava dai balconi, ma sono convinta che affinché oltre cento mila vittime e tutto il dolore non siano stati vani, toccherà davvero fare tesoro – senza retorica – di quanto vissuto. 

In me sta avvenendo perché l’istinto non lo freghi, e nel weekend avrei potuto essere furibonda, invece no. Ero proprio tranquilla.

Lo stesso vale per le amicizie perdute quest’anno, rapporti che non hanno retto, credevo fossero solidi, ma mi sbagliavo. Ci ho sofferto? No, non ho capito cosa sia successo, ma non mi faccio colpe, senza alcuna presunzione, conservo ricordi belli, in alcuni casi anche molto belli, e vado avanti senza di loro. Perché la vita è questo. Perché i miei affetti veri sono tutti qui, se chi ha preferito non esserci fosse stato davvero importante, beh sarebbe rimasto. Coi silenzi, gli aperitivi su zoom o anche no, con la solidarietà. E’ tutto davvero molto semplice, persino banale. 

Una lettura della pandemia che ho sempre detestato è quella per cui le restrizioni vengono vissute come punizioni. Odio – e allontano da me – chi associa le regole sullo stare in casa, con la privazione di libertà, postando, ad esempio, foto di gente dietro le sbarre. In Italia ci sono parecchi problemi, ma è ancora un paese da baciarsi i gomiti per essere nati da questa parte del  mondo, in confronto a molti altri dove vige un regime. Davvero, non scherziamo con questi paragoni. Così come trovo fastidioso chi non arriva a capire che gli anziani andavano vaccinati per primi perché sono quelli che rischiano maggiormente la vita, e un paese civile fa questi ragionamenti in tutela del più debole. Chi dice – ne ho sentiti – che sarebbe stato meglio vaccinare chi lavora, chi ha i figli, ha una visione lontana dalla mia idea, per fortuna condivisa, di umanità.

Mia mamma oggi mi ha detto che cercherà di dimenticare quella paura che l’ha attanagliata per un anno, un terrore reale che si è concretizzato con auguri al cancello il 24 dicembre e niente più. Sola. C’è gente che ha pensato fossero precauzioni esagerate e ha festeggiato in allegria, solo che attorno al tavolo c’era un positivo, asintomatico al momento, e adesso qualcuno tra loro non c’è più e aveva 20 anni meno di mia madre. Non sono leggende metropolitane, non sono storie di carcerati, sono fatti veri, accaduti a conoscenti. 

Abbiamo attraversato un dramma epocale, essere quelli di prima è impossibile, almeno per me, e chi ha vissuto un lutto stretto lo sa. La morte si elabora e si supera, certo, sarà così anche per questo lutto collettivo, ma la psicologia ci insegna che la sponda che si raggiunge non è mai quella di partenza. 

15 pensieri su “Dimenticare la paura e conservare il ridimensionamento

  1. Mi sento molto in sintonia con il tuo sentire in questo momento, lo siamo state sempre durante la pandemia. La giornata della memoria dei morti di Covid è diventata l’occasione di una passerella per i politici locali (sindaca in primis) che ridacchiando hanno piantato alberi ai cimiteri e fatto video streaming su Facebook. MI fermo qui, perché ci siamo già capite. Come sai rispetto le regole e le osservo, scrupolosamente. Soffro perché la malattia di mia madre, che non credo collegata al Covid, sembra migliorare ma poi peggiora clamorosamente e a differenza della tua è affatto arzilla e non ha ancora ricevuto il vaccino, nemmeno la prima dose. Aspettiamo, con pazienza, mentre vediamo altre della sua età p anche più giovani ricevere il vaccino in chissà quale modo. Il nostro paese, sempre lo stesso! MI spiace per l’ennesimo pasticcio con l’editore, insomma, proprio sto guaio non vuole passare. Eppure sento una forza dentro di te e una consapevolezza che ti farà superare ogni momento difficile e tornerai ancora a raccontare le tue “fresche” storie. Un abbraccio

    • Sembra davvero impossibile capire il criterio di convocazione per i vaccini.
      A duecento metri da mia mamma abita la sorella di mio padre, più anziana, non ancora chiamata. Quindi non è neppure in base al quartiere, ipotesi fatta da mia cugina. Il che rende quest’attesa angosciante.
      Ci siamo capite, ci capiamo sempre, cara.
      In effetti sì, ho scritto un racconto lungo tipo Ultima neve per intenderci proprio per scacciare l’amarezza, non pensavo ma ha funzionato.
      Un caro abbraccione in questa giornata che deve essere di riflessione e rispetto, non di teatrini.

  2. Sono contenta per tua mamma, che inizi a vedere un po’ di serenità. Non capisco nemmeno io il criterio dei vaccini, con il padre più che novantenne di un ex collega sempre lì a Milano non ancora vaccinato e invece amici della categoria personale non insegnante di università, politecnici e provveditorati, impiegati d’ufficio in smart working, tutti già vaccinati. Non essendo a contatto col pubblico, non capisco la loro priorità rispetto un anziano.
    Però, nonostante tutte le fatiche, ci siamo. E’ l’ultimo kilometro della maratona, forse il più difficile perché ne abbiamo altri 41 alle spalle e siamo stanchi, ma non possiamo mollare adesso. Il traguardo è lì, il nastro alla fine della corsa ci attende. Ne stiamo venendo fuori, e meglio di altre nazioni, da quel che mi raccontano gli amici all’estero, che i telegiornali non la raccontano sempre completa, men che meno la politica.
    Qualcuno ne uscirà migliore Sandra, ma non tutti. Qualcuno ha capito il significato di “cogliere l’attimo” e qualcun’altro pensa ancora che sia una semplice influenza e che le bare nei carri armati di Bergamo siano finte.
    Ogni tanto ripenso a quelli che un anno fa credevano che il Sud Italia non avrebbe visto il virus, mentre noi al Nord ce la saremmo cavata al più tardi a settembre, lo scorso settembre, perché col caldo il virus muore. Non so se ridere o amareggiarmi. Forse noi dovremo attendere il prossimo settembre ancora per il vaccino, ma temo che sarà Babbo Natale a portarcelo.
    Però noi aspetteremo, credo che lo sforzo lo si debba proprio alla memoria dei 103.000 decessi, e vorrei che questo contatore si fermasse. Non sono numeri, sono persone. E mi odio quando vedo quel numero abbassarsi e penso che è stata una giornata migliore. Non lo è. Dev’essere zero perché lo sia davvero.

    • Cara Barbara il tuo commento di stritola il cuore.
      A parte la sospensione di Astra Zeneca che ha incasinato ulteriormente, il calendario sembra gestito da un ubriaco, in teoria noi saremmo in luglio, ma non credo proprio, come regalo di compleanno ce la faremo?
      Qualcuno disse 10 giorni e il sud al riparo. Se ci ripenso spacco tutto.
      Ricordo il mattino di un anno fa, quando facendo colazione piangevo, la memoria delle vittime esige rispetto, chi oggi nei post commemorativi ha aggiunto cose varie su ristori, chiusure ecc non è neppure in grado di discernere, di capire che questo è il giorno del dolore collettivo, l’economia per favore oggi va lasciata fuori.

  3. Bene per tua mamma, cominciate a vedere la luce, dai una buona notizia. Speriamo che la campagna vaccini prenda il via, anche se questo caos su astra zeneca mi ha un po’ destabilizzato. Tra l’altro una mia amica insegnante lo ha fatto prima che lo bloccassero e mi ha raccontato che è stata malissimo per quattro giorni, idem un’altra mia amica che però se l’è cavata stando male “solo” due giorni. Insomma non è una passeggiata, con il pfizer questo non accade, lo so perché un mio amico medico lo ha fatto ed è stato subito bene…
    Comunque non c’è altra strada e nel frattempo proteggersi perché le varianti sono molto insidiose.

    • Mia mamma sta benone, ma anch’io ho sentito diverse persone che hanno avuto un paio di giorni molto difficili, tutto sommato però non vedo l’ora di vaccinarmi e di vedere questi numeri calare drasticamente.

  4. Quello delle priorità è un argomento davvero difficile. E’ vero quello che dici, tutelare i più deboli, ma è anche vero che alcune persone si prendono cura di altre, e il discorso delle madri ha un suo senso, non meno umano. Sono ben contenta che non tocchi a me scegliere, perché non ci dormirei la notte, questo è certo. Mi fa piacere che intanto tua madre sia sollevata. La mia è ancora in attesa.

    • Anche qui molti 80 enni ancora in attesa, non si capisce il criterio di chiamata, sto giro la mia è stata fortunata, è stata la prima tra le nostre conoscenti di quella fascia di età.

  5. Sulla priorità agli anziani sono ovviamente d’accordo (anche se i miei nonni volevano cederlo a me che lavoro e sono a contatto con la gente, tesori miei, ovviamente si sono vaccinati e viva così), tuttavia mi indigna un po’ il fatto che si sia contrattato sul prezzo del vaccino, portando così dei ritardi nella fornitura, quando stiamo pagando un prezzo molto più elevato proprio per questi ritardi. Gli Stati Uniti sono a 100 milioni di dosi erogate e io non pretendo quei numeri, ma insomma, evidentemente a monte abbiamo fallito! In Toscana ci sono meno ultranovantenni vaccinati, ma il personale scolastico a percentuali elevatissime, poi però i bambini in moltissime zone rosse sono a casa e la cosa sta assumendo i tratti della farsa, perché chi tiene i bambini? Ma i nonni!

    • Condivido. Pure io lavoro, ormai sono tornata in presenza, mio marito non ha mai lavorato da casa, e io di gente in giro per i corridoi senza mascherina ne vedo eh. C’è un popolo silenzioso che ha sempre lavorato e tutto sommato rischiato di cui non si parla mai.
      Il paradosso degli insegnanti vaccinati con gli studenti a casa è evidente, anche se ci vuole un po’ per raggiungere la copertura immunitaria e si spera che le scuole riaprano. Molte cose non hanno funzionato, vero.

  6. Nella mia regione hanno cominciato dal 41, invece che dal 21… non ho parole, mia madre del 38 è murata in casa da un anno, mio padre, undici anni più giovane, la tiene sotto una cappa di vetro, giustamente, ha problemi tali per cui sarebbe insuperabile il Covid. Io con patologia autoimmune e terapia a base di immunosoppressori, lavoro al pubblico e spero che prima o poi arrivi anche il mio turno.

    • Mia mamma è coetanea della tua! Mah, il 41 è l’età inferiore del primo scaglione. Sconcerto. Qua comunque non si capisce il criterio e stanno succedendo cose assurde, sms non partiti per cui più volte si sono ritrovati con 15 convocati al posto di 600! Quando sento che siamo alla svolta con la campagna vaccinale mi viene voglia di spaccare tutto perché continuano a ripeterlo ma a 3 mesi dal via non si è fatto nulla, a parte casini. Per quanto mia madre sto giro è stata fortunata. Spero davvero che vi chiamino presto!

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