35 anni fa la tragedia nucleare di Chernobyl

 Chi ha più di quarant’anni ricorda la tragedia di Chernobyl, mentre i più giovani forse si sono appassionati alla serie televisiva, che ha raccontato l’inefficienza del sistema e mostrato una serie di errori terribili, spesso consapevoli, nel processo di decontaminazione.

Oggi sappiamo quanto la narrazione sia stata stravolta da omissioni e menzogne e come i ritardi e una gestione pessima della catastrofe abbiano causato danni maggiori. L’interesse dell’Unione Sovietica fu incentrato a evitare la diffusione del panico, piuttosto che ad affrontare l’emergenza sanitaria e ambientale. Insabbiamento è la parola chiave.

Io frequentavo le scuole superiori e ho perfettamente in testa un’immagine: sono in metropolitana con i compagni e non si parla d’altro, c’è l’allarme per il latte e le verdure, soprattutto di un certo tipo a foglia larga; è un evento le cui conseguenze non furono immediatamente quantificabili, ma si capì subito che sarebbero state immense.

La studentessa quale ero non poteva immaginare che molti anni dopo la prepotenza dell’evento avrebbe avuto un peso importante nella sua vita: ne avrebbe scritto addirittura un libro, giunto al primo posto nella classifica di Amazon e consigliato dalla rivista Panorama.

Se vi interessa lo trovate cliccando qui.

Le ripercussioni perdurano: la radioattività in quell’area è ancora altissima, e in seguito all’esplosione i casi di tumore, in particolare alla tiroide, subirono un’impennata persino qui in Italia. Oggi, in un raggio di trenta km, non abita più nessuno, o quasi, c’è infatti chi è ancora addetto alla sorveglianza del reattore, ogni settimana lavora tre giorni per poi trascorrere gli altri quattro all’aria aperta per decontaminarsi; possiamo immaginare a quante radiazioni sia sottoposto.

Si è trattato dell’esplosione nucleare più tremenda di sempre, un disastro ecologico senza paragoni, un dramma umano enorme, avvenuto nella vecchia Unione Sovietica che ebbe interessi a evitare che la nube tossica giungesse fino a Kiev, una città maestosa, simbolo della cristianità. che non poteva venire distrutta. Si arrivò a impiegare corpi speciali dell’Armata Rossa affinché sparassero alla nube allontanandola. Ma da qualche parte il vento doveva pur dirigersi, e così, nonostante Chernobyl si trovi in Ucraina, la zona più colpita è stata la Bielorussia, il cui confine dalla Centrale dista soltanto otto chilometri. Pare che tre quarti degli scarti radioattivi siano appunto finiti in Bielorussia e questo ha reso più complicato lo stanziamento dei fondi umanitari, al punto che la Bielorussia ha avuto, come si dice in questi casi, oltre al danno la beffa, di non vedersi riconoscere gli aiuti dell’Unione europea, andati infatti alla ben meno colpita Ucraina, dove però alcuni reattori sono ancora attivi.

I paesi occidentali si sono tanto preoccupati per l’Ucraina, che con disperazione ha giocato la carta Chernobyl per anni, facendo leva sulla minaccia costituita dalla vecchia centrale, in parte ancora attiva. Mentre il cesio impiega 250 anni per disperdersi del tutto, in Bielorussia non ci sono abbastanza soldi per curarsi, perché al confronto il paese ha ottenuto ben pochi aiuti e, con la rottura diplomatica dopo l’elezione di Lukashenko, la UE ha sospeso quasi tutti i programmi di sostegno.

Le pensioni riconosciute ai sopravvissuti non bastano neppure a comprare i farmaci e i  risarcimenti promessi sono rimasti sulla carta.

E i bambini bielorussi continuano a morire.

La mia esperienza personale quindi, mia e di mio marito, si è focalizzata sull’ospitalità che abbiamo dato più volte a bambini provenienti da quell’area, arrivati in Italia per un soggiorno terapeutico: è infatti stimato che un periodo di disintossicazione di un mese anche una sola volta nella vita abbatta del 40% il rischio di contrarre malattie da parte dei bambini che continuano a nutrirsi dei prodotti agricoli della terra bielorussa, ancora contaminata. L’idea che Natallia e Olga possano avere una prospettiva di vita più salubre, grazie al nostro contributo, è qualcosa che mi fa un gran bene al cuore. Soprattutto con Natallia, che abbiamo accolto due volte, l’esperienza è stata straordinaria e il tempo speso con lei è iscrivibile nei nostri giorni più felici, e questo è andato molto oltre il discorso sanitario.

Prypjat è la cittadina ucraina simbolo della devastazione dopo l’esplosione del 26 aprile 1986 di Chernobyl. Non ci sono mai stata ma mi sono trovata catapultata emotivamente grazie a Natallia, Olga e alle squadre dei loro coetanei, con i quali ho condiviso esattamente 81 giorni della mia vita qui in Italia. Ho infine caricato un’infinità di frammenti del mio cuore sul volo di ritorno in patria di Natallia, che si traducono in un costante contatto con lei via whatsapp e instagram e il progetto rivedersi.

Prypjat è un luogo dove un tempo c’erano le giostre di un luna park e dove la natura sta prendendo il sopravvento tra i ruderi e i libri ridotti a macerie. Elementi giocosi di svago, di piacevoli momenti passati magari in famiglia sugli autoscontri, oppure sul divano di casa a leggere. Cose normali per chiunque, cose che non sono più.

Prypjat era una moderna città di 49 mila abitanti al momento dell’esplosione e della successiva evacuazione, che doveva essere solo temporanea. Era stata costruita proprio per alloggiare i lavoratori della Centrale e la qualità della vita lì era più favorevole rispetto al resto del paese, quasi lussuosa.

Fino a quel maledetto 26 aprile di 35 anni fa.

15 pensieri su “35 anni fa la tragedia nucleare di Chernobyl

  1. Non si poteva bere latte, nè mangiare insalata, ma tutta la verdura in genere era da limitare, non solo quella a foglia larga. I bambini reagivano con smarrimento e paura, bisognava cercare di tenerli in casa, al chiuso, almeno nei primi tempi, e quelle limitazioni li impaurivano. All’epoca non era ancora diffuso il ricorso allo psicologo!
    Solo dopo diverso tempo, realizzai che, pur avendo seguito le indicazioni, avevo continuato a innaffiare il vaso di basilico sul terrazzo, ed a utilizzarne le foglie per il sugo di pomodoro: avevo mangiato per mesi spaghetti radioattivi?
    Purtroppo l’esperienza non insegna nulla, ed ora che facciamo le giornate mondiali per il pianeta e ci riempiamo la bocca di ecosostenibilità il Giappone sta per riversare negli oceani l’acqua radioattiva di Fukushima.

    • Sto leggendo cose abbastanza contraddittorie sul nucleare e non credo di avere gli strumenti di conoscenza adeguati per argomentare decentemente, Vero è che a Chernobyl l’errore umano fu fatale, anzi una lunga catena di errori.
      In quanto ai tuoi spaghetti, beh, forse sì!

  2. Avevo seguito la tragedia e ho visto la serie, molto bella, ora di nuovo in onda. Ma molte delle considerazioni che fai, dall’intervento dell’Armata Rossa alla “discriminazione” della Bielorussia sugli aiuti, arricchiscono molto le informazioni su questa tragedia che, pur gigantesca, non ha ancora cancellato il rischio sul nostro pianeta. Il nucleare aveva fatto e avrebbe fatto dopo già molti danni, alcuni scongiurati. Mi preoccupa proprio l’arroganza con cui l’uomo pretende di controllare fenomeni incontrollabili come questo, in cui la tecnologia non è sufficiente perché le cautele dipendono sia dal controllo umano, fallibile per natura, che dall’utilizzo tecnologico e dagli investimenti che appena si decidono poi si fa di tutto per ridurli.
    La tua esperienza con i bambini colpiti è di una generosità strabiliante. So che è stata gioia ma anche dolore. Questo ti rende ancora più grande
    Abbracci

    • Grazie per i complimenti, sai l’ospitalità dei bimbi è davvero soprattutto una grossa incognita, dipende dal bambino e anche dall’associazione, può andare una favola (impegnativa eh) come con Natallia, o un disastro, come con Olga.

  3. Me li ricordo bene quei giorni, avevo solo 10 anni, mia sorella ne avrebbe fatto 1 a breve. Mia madre raccolse dall’orto tutto quello che poté prima dell’arrivo della “nube”. Io guardavo il cielo e mi aspettavo di vedere i puntini rossi della nube che mostravano alla cartina geografica al telegiornale. Mio padre diceva “tanto non si vede”. Ignaro dell’impatto o forse spaventato più di tutti, mi diceva pure “non succede niente, e se succede non facciamo nemmeno in tempo ad accorgercene” (eh, magari non dirlo a una bambina di 10 anni, no?!) Niente latte dal supermercato, quindi andavamo a prenderci un litro di latte fresco a settimana da chi aveva ancora le mucche in zona. Non sapevo niente dell’incidente e per anni poi non si è capito cos’era successo. Per questo, sebbene difficile, mi sono vista tutta la serie televisiva anch’io. Delle immagini di allora, mi colpì solo l’elicottero in ricognizione che cadeva sopra la centrale come se si fosse “fuso”.
    Ancora non capisco dopo una tragedia del genere perché continuiamo a usare l’energia nucleare su questa terra. Ancora non capisco come un paese culturalmente avanzato quale il Giappone avesse pensato di piazzare una centrale elettrica in una zona altamente sismica, e ancora non capisco perché perseverano e adesso, sputando sopra ogni diritto internazionale, riverseranno 1,25 milioni di tonnellate di acqua radioattiva (trattata sì, ma pur sempre radioattiva) sull’Oceano.
    Il mare non conosce confini, e la loro decisione impatta anche su chi non ha avuto colpa. Allora sarebbe anche corretto chiedere all’umanità intera cosa ne pensa dell’energia nucleare e dei suoi rischi. Fossi stata un atleta, mi sarei rifiutata di partecipare alle olimpiadi, come segno di protesta.

  4. Ricordo bene quel periodo, facevo il secondo anno di Università e non ci eravamo resi conto bene di quello che stava succedendo, sì, un po’ di paura c’era, la Russia sembrava lontana anche se il vento ce la portava vicina.
    La consapevolezza di quello che successe arrivò soprattutto dopo, crescendo infatti sono diventata sempre più contraria al nucleare, proprio per le implicazioni che la produzione di energia attraverso le centrali nucleari comportava, non solo per il rischio incidenti ma anche per il problema dello smaltimento delle scorie radioattive.
    Pensa che c’era il referendum sul nucleare proprio poco tempo dopo che avvenne l’incidente di Fikushima, e il nucleare non passò, è brutto dirlo, ma ho sempre pensato che l’incidente ebbe un tempismo perfetto.

    • Vero, la Russia quanto sembrava lontanissima. In Italia ci fu il primo referendum nel 1987, lo ricordo benissimo perché feci la scrutatrice ed è ancora un argomento incandescente.

  5. Tg , giornali e radio avvisavano di non consumare la verdura dell’Orto….ma siamo matti? Non buttero’ via l’insalata appena cresciuta o qualcos’altro appena piantato. Ci siamo mangiati tutto. Io non ero abbastanza consapevole. Se papà diceva che si poteva mangiare, si mangiava.
    Ah sì, nel 2009 ho avuto il cancro alla tiroide, è vero che mi sono beccata pure la diossina di Seveso… Però, tanto coincidenza non è!

  6. Cara Sandra, ho quasi 43 anni e anch’io ricordo bene la tragedia di Chernobil,ero una bambina che giocava spesso nel parco del cortile, e ho una memoria intoccata dei cespugli che amavo coperti di orrende macchie bianche gesso. Essendo molto vicina alla storia dell’Europa orientale, – ho studiato anche slavistica – col tempo anch’io ho approfondito meglio i retroscena di quello che é stato un evento drammatico, ma anche chiave nel contesto della guerra fredda.
    E’ stato anche il primo spiraglio in uno scenario imbastito di bugie ben confezionate, rivelando che l’Unione Sovietica, nata da grandi ideali, non era poi quel paradiso in terra che in Italia volevano farci credere. Non sto facendo politica, ovviamente, ma sono una libera pensatrice e ho la cattiva abitudine di amare la veritá, al di lá di qualsiasi schieramento di partito.
    Grazie per questo ricordo: e per una volta vorrei lodare il nostro Paese, l’Italia, sempre cosí bistrattato. Siamo stati, credo, gli unici, a chiudere le centrali nucleari mentre Francia e Germania le hanno allegramente tuttora. In Germania saranno a poco a poco smantellate, ma siamo nel 2021 e ad oggi sono ancora in funzione.
    Tanta luce per un mondo piú rispettoso dell’ambiente e degli esseri umani.

    • Cespugli macchiati! Mamma mia, quanto si è allargata quella tragedia.
      Sì, non è un discorso politico, è amore per la verità e il genere umano, e cercare di andare oltre i confini per capire, per conoscere, e comunque era un Regime e da qualsiasi parte rimane il male.
      Un abbraccio.

  7. Ho avuto una studentessa bielorussa che stava qui in Italia ogni estate, da giugno a settembre, per “disintossicarsi”. Hai fatto una bellissima cosa, Sandra. Grazie per aver scritto questo post e per aver raccontato qualcosa che non tutti sanno.

    • Ma grazie a te, Monia, per aver letto e apprezzato questo post. Sono sempre connessa col tema Chernobyl e ogni tanto – soprattutto per le ricorrenze, trovo modo di parlarne, sperando di portare un contributo almeno interessante.

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