Letture e cose di aprile

Aprile è stato un mese faticoso: ho lavorato più del solito, fermandomi in ufficio ben oltre il mio orario e dedicando molto tempo ed energie al progetto Nina Strick, la lettura avrebbe quindi potuto risentirne – la sera ero spesso sfatta e priva della concentrazione necessaria – tuttavia ho trovato la soluzione (in realtà forzata) di leggere durante la pausa pranzo alla scrivania, questo perché ho abdicato alla mensa e mi porto qualcosa da casa che non impiego molto a mangiare.

Ecco come è andata.

  1. La famiglia Karnowski Israel Joshua Singer
  2. Margherita e punto  Simonetta Gallucci
  3. Piperita  Francesco Mila
  4. Bottigliette  Sophie Van Llewyn
  5. La canzone di Achille Madeline Miller

La famiglia Karnowksi a tratti è un bel mattonazzo, soprattutto all’inizio, ma sono felice di averlo letto. Il racconto di tre generazioni, una per parte, ci avvicina a una famiglia ebrea complessa con un corollario di personaggi variegato ed emblematico in una società in evoluzione, spesso sconfitta. Ho apprezzato molto la capacità di portare il lettore nelle motivazioni concrete dell’ascesa di Hitler, in una Germania cieca, troppo ammaccata dalla I Guerra Mondiale. Con alcune difficoltà rimane un grande classico che non conoscevo e ringrazio quindi chi me l’ha consigliato. L’autore è di sicuro penalizzato dalla fama del più celebre fratello, premio Nobel per la letteratura. Una bella rogna la sua: imbarcarsi in una narrazione così importante e restare nell’ombra, a lungo dimenticato.

Margherita e punto, pubblicato dallo stesso editore del mio La ragazza che ascoltava De André, motivo per cui l’ho scaricato in offerta a 99 cent, viene definito romanzo, ma è più breve dei miei racconti che pubblico con Delos. Questo per me è un grosso problema, non di merito: molto meglio un racconto di Alice Munro piuttosto che 10 romanzi di Anna Premoli, però “chiama le cose col loro nome”, è un racconto e non lo si può spacciare per romanzo, anche nel prezzo. Sulla trama mah non mi ha entusiasmata, ci ho passato un’ora mentre aspettavo non so più cosa (forse che il marito finisse di fare gli esercizi ginnici prima di pranzo).

Da qui poi parte il casino, ho cominciato il romanzo piazzato al quinto posto che ho interrotto due volte (da tanto mi stava annoiando) per leggere il terzo e il quarto. Mai nella vita avevo fatto qualcosa del genere. La canzone di Achille, osannato, adorato, pluritradotto, è una palla che pretende di raccontare parte dell’Odissea incentrandola sull’amore omosessuale tra Achille e Patroclo. Non so cosa dire, veramente non andava avanti, e poi pensavo “no, no e ancora no, i miti greci lasciateli in pace”.  Nel mentre volevo leggere Piperita, in un momento in cui non andavo in libreria, ho avuto la fortuna di incappare nell’e book a 4.99, super fortunata direi, visto che il formato digitale di certi editori costa un patrimonio, il prezzo pieno sarebbe 9.99. Non mi ha soddisfatta granché: bellino, però mi aspettavo tanto di più. Soprattutto considerando l’editore di super classe e pure l’agente (sì, io guardo anche quello), un’agenzia piccola, nuova, che si è fatta strada, prima valutava gratuitamente i manoscritti (evento rarissimo) ora no, ora fa scouting da sé e cerca testi capaci di sorprendere. Invece io ho trovato una storia che sa di tante storie già lette, una scrittura non così profonda, né originale e un paio di svarioni tremendi. Ragazzina con evidenti disturbi alimentari e padre medico che no, non se ne accorge per anni! Quando lei sviene, lui che fa? La porta in ospedale. Bene, ma dove? Al reparto pediatrico, dove un’infermiera gli suggerisce di andare al Pronto Soccorso. Ma scherziamo? Come se quando mia mamma si è fratturata il polso fossimo andate in ortopedia, insomma lo sanno tutti che si va al Pronto Soccorso, dove, viene assegnato un codice a seconda della gravità. Lì no, lì aspettano come dei cretini. Che le attese sono lunghe lo so bene, ma insomma c’è sto cavolo di colore che determina la priorità. Sconcerto proprio. Piperita sarebbe l’amichetta immaginaria, idea simpatica, ma decisamente meno presente di quanto la trama mi avesse fatto supporre, su tutto questa famiglia con una madre che si fa i fatti suoi, va, viene, torna e si incavola per la figlia bulimica, dopo essersene fregata per anni, intessendo relazioni extra coniugali con gli amici di famiglia nella casa al lago (super cliché).

La seconda interruzione di Achille invece mi ha sì, regalato una lettura stratosferica. Ieri, ieri pomeriggio che ero libera e mi sono detto “e adesso, mica vorrò trascorrere tipo quattro ore con Achille o meglio Patroclo che mi ammorba col suo amore per il prode guerriero?” Naaaa, così ho iniziato e terminato quel gran capolavoro che è Bottigliette, comprato settimana scorsa quando finalmente sono tornata in libreria. Sbang, colpo di fulmine, e dire che sì, mi era sembrato interessante, ma si era trattato di una seconda scelta rispetto a un paio di titoli che non avevo trovato in negozio. Romania anni ’70, la dittatura, la paura, la repressione di tutto, ogni gesto condizionato dal regime comunista, anche cose banalissime, le privazioni estese a ogni aspetto dell’esistenza. E la magia di questa zia incredibile (adoro le ziette sagaci), unica spalla a una nipote allo sbando, che vive un amore costretto esso stesso a piegarsi sotto l’autorità di Ceausescu, che io sono abbastanza vecchia da ricordare benissimo. 220 pagine, scritte un po’ larghine, in un pomeriggio di estasi pura. La lettura vera che porta via, anche se in questo caso porta in un mondo terribile, a tratti il romanzo è molto crudo ma mai in maniera inutile, e sgocciola pietà. Il marito della protagonista adora lo strudel e io avrei voluto entrare nel romanzo e portagliene una fetta, l’avevo appena fatto. C’è la storia vera di un paese massacrato dal potere imposto con la forza, la voglia di addentare un toblerone e la violenza, i pestaggi se solo si sospetta che si cospira contro il comunismo. Tutto viene raccontato così bene, alternando in maniera sublime capitoli in prima e in terza persona, senza fronzoli o giochetti di autocompiacimento. E’ un libro che fa una cosa semplice: racconta due storie, quella della Romania e quella di una donna che cresce, s’innamora e cade sotto i colpi dell’Amato Leader, la cui foto è appesa nella classe dove Alina insegna ed è il monito a ogni azione. Le conversazioni coperte dai rubinetti lasciati aperti, l’acqua che scorre per non farsi sentire mentre si progetta la fuga. Sussurrarsi “lo faremo, lo faremo, lo faremo” per non soccombere, per vivere. Lo consiglio tanto, tanto, tantissimo.

E così domani è il 30, il piano vaccinale di Regione Lombardia prevedeva l’apertura alle prenotazioni per la mia fascia d’età. Invece niet. Rimandate, non si sa a quando. E la sanità oggi mi ha regalato altri allegri momenti di delirio per prenotare l’oculista, mentre pare novembre e il mio tentativo di un caffè e brioche all’aperto a City Life, dove non andavo da oltre sei mesi, si è trasformato in una roba bagnata, infreddolita e necessariamente rapida.

Meglio il divano con un buon libro, ho assoluto bisogno di letture non trascinate ma coinvolgenti e avvolgenti, proprio come una calda coperta.

12 pensieri su “Letture e cose di aprile

    • Alla fine Achille l’ho concluso ieri, saltando parecchie righe, e oggi ho grandi aspettative su un romanzo appena uscito, non da vetrina,mi rendo conto che leggo sempre più cose meno celebri. Vediamo come va, sperando appunto in momenti belli e non tortura.

  1. Nonostante tutto, ti invidio pure Achille, io che sto studiando il codice dei contratti pubblici… Uno sfinimento che Achille mi sembra na passeggiata. XD
    Mi ispira quel Bottigliette – capita spesso che i libri più belli abbiano i titoli più semplici – ma mentre studio ho già in mente quale sarà la mia lettura dopo la “liberazione”, è lì, sul comodino, mi guarda, mi sorride, mi tenta ma resisto. Copertina rosa, c’è una sarta di nome Corinna… 😉

    • Oddio, mi sento onorata per essere il tuo post-studio.
      Grazie.
      Hai tutta la mia stima, lo sai. A parte che sono anni che non studio, a parte qualche cosuccia per lavoro ma poca roba quantitativamente, non so come riuscirei a portare a memoria tutto, ma poi codici dei contratti pubblici. Deglutisco.
      Bottigliette poi leggendo si capisce il motivo titolo, in realtà molto avanti nella storia ed è azzeccatissimo. Un gioiello di nicchia.
      Ieri sono andata alla Feltrinelli dove avevamo pranzato, che squallore, c’è più oggettistica che libri e poi lì in pole position le solite influencer, già fuori stava piovendo (infatti non era mia intenzione entrare ma fare solo un giro fuori, per andare nel negozio di casalinghi e cercare dei piatti fondi azzurri (trovati in sconto, stupendi, si abbinano alla grande a quelli di casa piani a fantasia, la cui fondina si è rotta), in libreria zero momento di conforto e aumento della deprescion.

  2. Grazie a te Bottigliette, che avevo comprato in preda a un’ispirazione improvvisa un mesetto fa, ha scalato la lista di lettura e l’ho iniziato (appena poche pagine, mi sono bastate per trovarlo delizioso, sarà la lettura del fine settimana!). Achille mi ispirava ben poco anche prima, ora di sicuro me ne terrò lontana! Buon fine settimana e buon maggio!

    • Aspetto quindi ben volentieri il tuo parere qui o su Ig, perché davvero mi sembra adatto a te e sono stata contenta quando ho saputo che l’avevi già comprato. Poi ne parliamo eh.
      Buon fine settimana e 1 Maggio e a presto, grazie.

    • Innanzitutto benvenuta! La famiglia Karnowski voto 8, forse non l’ho letto nel momento giusto – non che 8 sia un voto basso – perché attualmente ho voglia di storie alternative tipo appunto Bottigliette o come pensavo, sbagliando, fosse Piperita. Ora sto leggendo un romanzo di questo tipo, fantastico, di cui parlerò tra un mese.

  3. Non conosco nessuno dei titoli da te citati, però la famiglia Karnowski mi sembra interessante, è molto importante capire gli eventi e ho l’impressione che i motivi dell’ascesa di Hitler non siano ben compresi dalla maggior parte della gente.
    Il mese di aprile per me è stato piuttosto complesso per una serie di motivi, ma ho letto di più. Ora sto leggendo Il tribunale delle anime di Donato Carrisi, comprato d’istinto perché era in offerta. È un ottimo romanzo e lo sto trovando molto utile perfino per la mia scrittura, avendo un argomento in comune con un argomento del mio ultimo episodio di gialli.
    A proposito in Emilia Romagna stanno vaccinando quelli nati prima del 31-12-1956…insomma mi tocca aspettare ancora parecchio, ma in regione sono arrivati al mezzo milione di vaccinati…quindi si sta procedendo bene, sembra.

    • Carrisi è un autore molto noto di cui non ho letto nulla, mi capita abbastanza spesso con scrittori appunto molto famosi. La famiglia Karnowski mi era stato consigliato quando scrissi qui il post sui classici.
      In Emilia avete affrontato la pandemia sicuramente meglio che in Lombardia, anche se ora si sta recuperando, credo che più o meno ci vaccineremo insieme.

    • Davvero, ho letto 16 libri dall’inizio dell’anno e si passa dal 2 al 9! Però ci sono cinque insufficienze, quindi quasi un terzo ed è decisamente troppo!!!!!

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