Il club dei lettori ingordi

Non ho nulla in contrario verso la pura funzione di intrattenimento della lettura. C’è chi ricama, chi va a pesca e chi legge. E chi fa milioni di altre cose, cose che di cui io non so nulla, usanze riempi-tempo di paesi lontani che diventano divertimento. Pochi passatempo però vengono veicolati già in età prescolare, e non è solo perché a quattro anni sarebbe pericoloso dare in mano ai bambini i ferri per lavorare a maglia, ma perché i libri sono molto altro. Per esempio ampliano la padronanza lessicale, il linguaggio e le conoscenze. Sapete cos’è il “Rasoio di Occam?” Io non ne avevo idea fino a ieri, quando l’ho incontrato in un romanzo di Alexander McCall Smith.

L’obiettivo “trascorrere dell’ottimo tempo con un libro sotto il naso” per me rimane fondamentale. Si noti però come sia difficile che qualcuno alla domanda “cos’hai fatto domenica?” risponda “ho letto un romanzo”. Non perché non l’abbia letto, ma perché non sembra qualcosa degno di essere sottolineato, al contrario di quando si va ad esempio al cinema. “Sono andata a vedere l’ultimo film di Almodovar” è una risposta molto più, più, più cosa? Frequente, ma non giusta. Mi capita di scegliere deliberatamente di stare in casa a leggere, piuttosto che uscire, ma il mio amore esagerato per i libri in effetti non può essere spiegato. Del resto chi scia racconta meraviglie sulle discese nella neve, ma io vedo solo freddo e fatica e non mi è mai venuta voglia di provare.

I libri assolvono un compito prezioso, quello consolatorio, mi hanno salvato la vita più volte ed è probabile che lo faranno ancora. Quando mio padre era ricoverato nell’hospice lontanissimo (se andava bene un’ora e mezza di percorso, due metropolitane e un bus extra urbano di quelli che non passano mai, ma se andava male erano anche due ore) nel tragitto io leggevo. Spesso andavo e tornavo con mia mamma e avrei voluto che lei non continuasse a parlare della situazione, non c’era nulla da aggiungere: mio papà stava morendo e noi lo stavamo accompagnando cercando di fare il meglio. Punto. Avrei preferito poter leggere in pace e permettere alla storia di accarezzarmi il cuore.

In questo periodo, come ho già detto, sono in fissa con Alexander McCall Smith. E’ il mio luogo perfetto dove trovo rifugio, è fantastico sapere che c’è, che è lì, a portata di scaffale. Che posso trovare asilo in qualsiasi momento, per questo a fronte di una lettura ingorda, non appena avrò terminato l’ultimo suo romanzo preso in biblioteca, intendo sospendere, in modo da tenermi qualche titolo di scorta per eventuali periodi “no”. Proprio come si fa con i risparmi.

E c’è un’ultima cosa ancora. Quella che in realtà mi ha indotta a scrivere questo post, dilungandomi.

“Cosa ne dice di tutti quegli studi sui gemelli?”

“A proposito mi chiamo Ian” disse l’uomo (…) “gli studi sui gemelli, sì, sono molto interessanti”.

Da Amici, amanti, cioccolato Alexander McCall Smith traduzione Giovanni Garbellini

C’è qualcosa di magico che tocca punti precisi e personalissimi di ognuno di noi, ed è una sensazione straordinaria. Sto partecipando a uno studio sui gemelli – non è il primo – giusto ora, e quando ho letto la frase sopra, beh, bocca spalancata, balzo sul divano e voglia di prostrarmi ai piedi dell’autore, con somma gratitudine. 

Forse ho iniziato a scrivere perché leggere non mi bastava più, è una droga che dà dipendenza perciò si avverte il bisogno di sostanze sempre più forti. Ma se potrei smettere di scrivere, e in effetti sono su quella strada, non potrò mai fare a meno di leggere.

14 pensieri su “Il club dei lettori ingordi

    • Vitale, esattamente!
      Sullo scrivere devo dire che gli ultimi 2 anni mi hanno davvero prosciugata, mi sento come un pozzo secco, ma non escludo – anzi sarebbe bello – tornare piena d’acqua metaforicamente.

  1. Alexander McCall Smith è una bella coccola in questo periodo. Nella stanchezza del sabato in piena cerimonia (dalle 7.00 di mattina per l’acconciatura fino alle 21.00, con il pranzo cominciato alle 14.00 e il taglio della torta nuziale alle 19.00, tutto molto bello davvero, ma anche molto lungo…) ho dovuto trovare cinque minuti di lettura prima di coricarmi. Ho scoperto così l’acrasia, al caffè di Big Lou a Edimburgo, nel romanzo 44 Scotland Street. E’ una parola greca che significa la debolezza della volontà. Con tutto un capitoletto molto illuminante.
    Però io sono saltata sul divano quando ho letto questo, pagine prima:
    “L’infanzia è utile” continuò Domenica “perché ci garantisce un breve momento di innocenza al riparo dalle pressioni del mondo. I genitori che pretendono troppo dai figli si intromettono in quel piccolo spazio. E naturalmente i figli diventano ansiosissimi. I tuoi genitori non sono stati troppo esigenti, vero?”

    Domenica è il mio personaggio preferito, una signora di sessantuno anni acuta e perspicace, che vive tra i libri e tanti progetti all’ultimo piano del 44 Scotland Street, che guida una Mercedes-Benz 560 SEC color crema, un coupé con cambio automatico, “la potenza di cinque Mini!” Spero di arrivare così. 😉

    • Ho appena comprato al Libraccio scontato al 50% il secondo della serie 44 Scotland Street, c’era solo quello, ma gli altri li trovo in biblio. L’acrasia torna nei romanzi di McCall, è questo sentimento su cui si interroga spesso Isabel. Vedo già orizzonti di lettura assai piacevoli.
      Genitori esigente? Yes, esigenti e rigidi. Che poi ero talmente brava a scuola che c’era poco da esigere, studiare mi piaceva. Ma un pelino più di morbidezza sugli orari, sulle uscite l’avrei gradita, anzi l’ho patita proprio tanto. E comunque all’affermazione “Che brave le tue figlie a scuola” credo che la risposta corretta sarebbe stata “sì, è vero, grazie.” Senza sembrare presuntuosi, invece era “per ora” quando c’erano mezze calzette elogiate da altri genitori che ovviamente eccedevano nel senso opposto.

  2. Mi ritrovo tantissimo in quello che scrivi.
    Il mio sogno sarebbe proprio quello di riuscire a scrivere “libri da sala d’aspetto”. Non da premi letterari, certo non da nobel, ma che intrattengano in quei momenti in cui leggere salva la vita.

  3. La lettura può salvare da tante situazioni, io ho potuto sedare la mia ansia durante le mie lunghe estati di adolescente povera che non andava in vacanza da nessuna parte (ma ero contenta lo stesso). Oggi la lettura mi salva in molte situazioni di tempo vuoto (tempo che vorrei sempre avere in abbondanza anzi cerco…ma non sempre mi riesce…)

    • Il tempo vuoto riempito con la lettura diventa preziosissimo. Da adolescente hanno salvato pure me, o forse ancora di più verso i 20 anni, ero molto sola, per una serie di situazioni, e mi hanno fatto davvero tanta compagnia.

  4. Ciao Sandra, grazie a te ho cominciato leggere le avventure di Precious. Concordo con le tue recensioni. Credo che leggerò tutto quello che ha scritto il suo autore. Mi piace la scusa scrittura scorrevole e riposante.

    L’8 settembre ho pensato a voi e al vostro anniversario di matrimonio. Un abbraccio a te e al tuo caro Orso.

  5. Quanta verità in queste parole! Molte delle persone che mi circondano sono consumatrici seriali di serie TV. Ne seguono più contemporaneamente e passano sere e pomeriggi a fare maratone di puntate. Non mi sembra una cosa molto diversa da quello che faccio io perdendomi tra le pagine dei libri, eppure anche in questo caso sembra sempre un qualcosa di più. Forse perché è quello che va al momento, o perché è più facile che più persone diverse guardino una stessa serie TV, che poi diventa argomento di conversazione, mentre uno stesso libro nello stesso periodo mi sembra molto più raro. In ogni caso, non mi pento del mio modo di divertirmi!

  6. Pingback: Impressioni di metà ottobre: mare, scuola, libri e premi Nobel | Vita di Speranza

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