Tra neve, ostacoli, bellezza e letture

C’era questo ponte, un po’ più ponte per i milanesi, che sa di festa e racchiude sempre aspettative luminose. Un periodo molto amato, che è anche un tempo di riflessioni, soprattutto quest’anno così difficile, così scivolato in qualcosa di orribile e inaspettato. Ispirata dai post di TenarElena ho ripassato mentalmente il 2021, facendo scorrere le foto del cellulare e l’elenco dei libri letti: attualmente sono 54, con soli tre titoli meritevoli del massimo dei voti cioè 10, ma ben 16 a cui ho dato 9 o 91/2! Sono tantissimi, sono un segnale doppio, che ho saputo intuire quali potessero essere le letture giuste per me, anche e forse soprattutto evitando di seguire le sirene dei best seller, e che la lettura più che mai assolve un compito consolatorio e di distrazione importante dai guai.

Ma come sta finendo questo anno maledetto? Questi giorni tra Immacolata e teorico part time, sono stati infestati dal compromesso di lavorare anche quattro giorni in cui normalmente sono a casa, la situazione in ufficio è delirante e questa soluzione, per me parecchio sofferta, ha rappresentato un tentativo di barcamenarsi nel caos. Quattro giorni sottratti alle luci, fondamentalmente. Gli altri con picchi di reale bellezza tra addobbi, giri vari e nipoti, e inciampi galattici, rogne perditempo con l’operatore telefonico, e la ciliegina ieri: lunedì sera ho fatto il vaccino antinfluenzale e la notte tra martedì e mercoledì ho iniziato a vomitare, pensavo di non aver digerito la cena – capita – anche se era stata solo una zuppa e mezza mela cotta, ma al risveglio, si fa per dire che ho dormito pochissimo, la febbre ha iniziato a salire, ed è arrivata a 38. Stavo oggettivamente molto male. Postumi del vaccino, presumo. Oggi sono sfebbrata, con una sola tachipirina 500 presa alle 14 di ieri. Somma sfiga, ieri avevamo i biglietti per il teatro, per fortuna l’Orso è riuscito ad intercettare il fratello e ad andare con lui allo spettacolo di magia di Raul Cremona, che vediamo ogni anno o quasi. 

Vi dirò, ieri, soprattutto quando sembrava che anche Emanuele non trovasse qualcuno che gli facesse compagnia e stava per rinunciare, ero davvero abbattuta. Domani torno al lavoro e questi giorni mi pare di non averli neppure visti. Non è così: la consueta gita in valle per chiudere casa ce la siamo goduta, così come il pranzo fuori con i nipoti lunedì, quando abbiamo anche incontrato casualmente Liliana Segre e scambiato qualche parola con lei, l’ho trovata magnifica. Abbiamo dato il via ai pomeriggi lettura/relax allungare la mano verso i cioccolatini, nella nostra casa che è sempre molto accogliente, tuttavia il malanno di ieri mi pare emblematico del periodo: l’imprevisto è sempre in agguato, giusto progettare, fare, ma sempre con la consapevolezza che tutto può cambiare e annullarsi in un attimo.

La pandemia ci ha insegnato proprio questo. E se il 2021 doveva essere l’anno dell’uscita dal tunnel, non è stato esattamente così. Ne siamo ancora immersi, ma con uno scudo potente chiamato vaccino, i numeri parlano chiaro e noi faremo la terza dose il 4 gennaio.

Il problema, o uno dei tanti, è quando prende posto nel cervello l’idea che lavorare tanto e bene non serva a nulla, o meglio serva alla propria coscienza, certo, ma contornati da chi coscienza non ne ha, rimane una robetta tra sé e sé che tanto varrebbe bersi un prosecco. Dipendenti lasciati a casa, ci sono ammortizzatori social, incentivi all’esodo e quant’altro, ma la sostanza è questa, per delocalizzazione, e uffici sotto organico dove la pressione e la mole di lavoro sono ingestibili rispondono a un unico denominatore ormai sovrano: il profitto spinto oltre ogni limite.

Non mi piace questo mondo che lascia che accadano tragedia come quella dei migranti tra Polonia e Bielorussia. Ho ascoltato con attenzione un’intervista agghiacciante, una testimonianza diretta di ciò che sta accadendo: una donna morta di parto nel gelo della palude e trascinata oltre il confine dalla polizia polacca, in modo che non dovessero neppure occuparsi del suo corpo e di quello del neonato. Ed è solo una delle azioni ascrivibile tra i crimini contro l’umanità e non ha alcuna giustificazione.

Più o meno a cavallo con le vacanze estive, concomitanti con la seconda dose di vaccino, una grande fiducia mista a leggerezza si era impossessata di me. Le cose andavano decisamente meglio, e il trend non poteva che continuare. Invece no, è durata due mesi, pochino, anche se a sprazzi le giornate stellari arrivano, come il Salone di Torino. A tal proposito, la scrittura come la vedo? Come mi proietto in vista del nuovo anno, considerato quanto messo a segno nel 2021?

Dopo due anni e mezzo di scrittura molto intensa e diverse pubblicazioni, vivo un periodo di siccità creativa che inizia a preoccuparmi, non – e sono sincera – perché potrei non pubblicare più nulla, ma perché scrivere è la cosa più bella di scrivere. Il momento, soprattutto durante la prima stesura, in cui la storia prende forma, si anima, i personaggi si fanno sentire, ci si immerge, dimentichi del mondo intorno. Tutto questo mi manca moltissimo, anche se non ho avuto molto modo di soffermarmici a crucciarmi, però se ci penso – come ora – mi rendo conto di quanto male faccia la sua assenza.

Vorrei innamorarmi di una nuova ispirazione. Sono completamente soddisfatta di Plesio, che, oltretutto, mi ha appena bonificato l’intero anticipo dei diritti sulla prima tiratura, soldi che in caso quelle copie non dovessero essere vendute, non dovrei restituire. L’anticipo è un vero up grade e in oltre dieci anni non l’avevo mai ricevuto! Quindi molto pragmaticamente dovrei trovare qualcosa di adatto comunque al catalogo Lambda House, perché in tutta onestà voglio continuare a pubblicare solo con loro. Spero che magari durante le feste si affacci uno spunto, come quando nel giugno del 2019 all’improvviso mi venne l’idea di scrivere la storia di una ragazzina che riceve delle lettere dalla madre morta da anni. Così, dal nulla. Lo spero tanto.

Nel frattempo, ieri la prima nevicata, che è stata anche bella a guardarla dalla finestra giusto un attimo, in quel lasso di tempo minimo trascorso in piedi febbricitante e triste.

Insomma ho scritto un post incasinato, lo chiudo così, perché sono agli sgoccioli col tempo. Le cose in definitiva non vanno troppo bene, ma ho accanto a me persone straordinarie e tanto, tantissimo di costruito insieme, ci teniamo stretti stretti, e guardiamo avanti.

20 pensieri su “Tra neve, ostacoli, bellezza e letture

  1. Letto tutto d’un fiato, come sempre, grazie a questa tua innata capacità di rendere vividi e fluidi i tuoi racconti (e resoconti). Bravissima!

    Ad un certo punto però mi sono fermata per farmi un appunto mentale che ora condivido qui con te: ho appena terminato una lettura che mi ha colpita molto e positivamente, e che tratta (tu pensa…) di aziende che delocalizzano dall’oggi al domani e di manager improvvisamente senza scrivania che decidono di andare ad est, alla ricerca di un doani migliore o semplicemente di loro stessi, e sul loro cammino fanno i conti con il dramma ancor più grande degli sfollati – in questo caso dalla Siria.

    …dimmi se non è una coincidenza che in una manciata di righe, qui sopra, tu parli proprio di questi due temi! Universali, per carità, ma quante probabilità c’erano che uno avesse appena ingollato u libro a tema?? Il totolo è “Io vi salverò”, l’autrice valentina Camerini. Si fa veramente leggere, e poi, oh, ma che soddisfazione, ad essere per una volta io a condividere uan soffiata libresca con te?!

    Baci, abbracci e l’augurio di un 2022 ASSOLUTAMENTE migliore! Sai che io ci credo 🙂

    • In effetti una grande coincidenza, e considerato che il caso non esiste, cara Chiara, si tratta di quelle belle connessioni libresche che tanto mi fanno fare balzelli al cuore. Per gli auguri c’è tempo, ma mi prendo già ben volentieri quell’ASSOLUTAMENTE a grandi lettere che so sincero. Grazie.

      • mmm, mi piace molto quel “il caso non esiste!”. In effetti “affinità” e “connessioni” suonano molto meglio! E certo, auguri sinceri e carichi di good vibes. Anche io vorrei trovare l’occasione di un saluto via blog ma il tempo è tiranno e a differenza tua, la mia TO DO list dei regali di Natale intonsa & spaventosamente lunga. ARG

  2. Non avevo letto il post di Tenar, ti ringrazio per la segnalazione. Se avessi partecipato alla LLCchallenge2021 avresti sbaragliato ogni concorrente con i tuoi 54 libri! Complimenti per la costanza. È stato un anno difficile, non è andato tutto bene, per molti si chiuderà con un posto di lavoro perso e forse qualche malanno di troppo. Qui a Torino per la terza dose ci sono problemi, hanno chiuso per eccesso di ottimismo molti Hub vaccinali e il risultato è stato tangibile : non siamo riusciti a trovare terza dose per ora. La città sprofonda nella povertà e nemmeno il centro ne è esonerato. Davanti al Duomo, per la verità ovunque, persone vivono a terra sotto coltri di coperte. Non c’è luce di Natale che possa rallegrare queste immagini. Godiamoci la neve intanto.

    • Ciao Elena, non ti conosco e chiedo venia se mi intrufolo nel post di Sandra…ma so che mi perdonerà perché é un’info di pubblica utilità: torinese anche io, ti segnalo una hub dove c’è poco traffico e han fatto passare i miei suoceri anche se non in lista (loro hanno un’età, certo…ma magari val la pena provare): Via Schio 1.
      Per gli over 60 accesso diretto, a quanto mi dicono, ma secondo loro non avendo molto traffico c’è comqunue qualche chance. Oh, io riferisco…;-)

      • Ciao Maison Koala, sono felice di conoscerti hai fatto benissimo a “intrufolarti ” 😉. La situazione a Torino è un pò confusa spero si ritorni presto all’efficienza prima dell’estate. In via Schio si vaccina mia madre ma per il momento senza appuntamento non fanno passare (almeno così mi hanno detto). Non resta che attendere con pazienza e fiducia. La seconda dose mi scade primi di gennaio, certo se riuscissi a farla prima di natale sarebbe molto meglio… Non abbiamo in programma chissà che cosa, ma un pranzo stretto stretto mi piacerebbe tirarlo fuori quest’anno… Ti mando un caro saluto dalla.. . Tua città!

    • Anche a Milano hanno chiuso diversi punti vaccinali, compreso quello dove avevamo fatto le prime due dosi, ma ne sono rimasti altri e non abbiamo avuto alcun problema, questa cosa che dici di Torino è assolutamente inconcepibile. Non so se avrei sbaragliato in caso di sfide libresche, perché certe categorie avrebbero potuto essere molto difficili, al di là del numero di libri. Qui oggi nevica di nuovo ma non mi fa troppo piacere.

  3. Mi dispiace per i tuoi malanni, per fortuna passeggeri. Anch’io ci credevo tanto in questo 2021, credevo che si portasse via la pandemia e invece siamo ancora immersi fino al collo. Non perdo la speranza, ne usciremo sicuramente, ma quando? Son quasi due anni ormai. La tua siccità creativa prima o poi troverà una sorgente acuì attingere, arriverà all’improvviso, come ogni cosa bella. Stamattina stavo leggendo un articolo sul giornale online di un’azienda bergamasca, Bianchi biciclette, che sta riportando la produzione in provincia dopo tanti anni di delocalizzazione in Cina. Queste notizie mi mettono di buon umore. Nuovi posti di lavoro, investimenti in Italia. Così dovrebbe essere. Investire nel nostro paese per fare star bene i nostri abitanti.

    • Niente di grave ma mi ha destabilizzata parecchio. Che bello per la Bianchi, marca assai nota di bici. Speriamo che in molti seguano il suo esempio. Se inizio a scrivere qualcosa di nuovo vi avviso.

  4. Non credo tu ti renda conto della forza che hai messo in campo in questi due anni, ma soprattutto in questo 2021 quando non solo c’è da resistere alla pandemia prolungata ma ci si sono messi anche i problemi di lavoro. Stai dimostrando una resilienza (parola fin troppo abusata da taluni) fuori dall’ordinario, te lo posso garantire. Vedo, sento, leggo tutti i sacrosanti giorni persone che non riescono ad affrontare un decimo di quanto stai affrontando tu (ed Emanuele). Si abbandonano al divano (metaforico in questo caso) e soffrono di impazienza, di noia, di solitudine, di rabbia, di insoddisfazione, col rischio di diventare ostili, cattivi e pericolosi, con chi gli sta vicino. Il tuo merito va nel fatto che hai costruito bene prima, per tempo, la tua casa di mattoni, il tuo rifugio sicuro, mentre altri ahimè hanno scelto la facilità di una casa di carta dorata. Che non regge.
    Poi, che la scrittura in questo momento sia sospesa ci sta, non si può proprio pretendere di più. Hai comunque la fortuna di leggere bei libri, e sono certa che quando sarà ora si riaprirà da solo il rubinetto dell’ispirazione. E allora non ti fermerà più nessuno. 🙂

    Cosa ho imparato io dal 2021? Che non sono il cestino delle frustrazioni altrui. Capisco le difficoltà, capisco il momento, ma certe volte la mia empatia, il mio sorriso e il mio entusiasmo fa sì che le persone credano di potermi gettare i loro rifiuti addosso, per sentirsi meglio loro, alleggeriti, e seppellire me sotto la montagna di rifiuti. Eh no. Li accompagno all’ecocentro, posso dare qualche indicazione di smistamento e riciclaggio, ma ognuno pulisce il suo, di cestino. 😉

    • Sì, la parola resilienza è decisamente abusata, ma nel nostro caso ci sta, Cara Barbara, ti ringrazio per le tue parole, e ti includo in questa analisi su questi due anni, su come li abbiamo vissuti con coraggio, senza rompere l’anima agli altri. No, non siamo il cestino della spazzatura di chicchessia. Lo siamo state troppo a lungo, ora basta, abbiamo anche i nostri bei percorsi difficili di consapevolezza nei quali abbiamo profuso tanto di noi, paletti e cartelli stradali molto chiari verso la ricicleria. Un grande abbraccio

  5. Situazioni difficili, non quelle che avevamo sperato, senza dubbio. Almeno però ho l’impressione che dalle tue parti il tempo disponibile non sia un problema in sé. In famiglia sembriamo sul tapis roulant tante cose ci sono da fare… non riesco a fare nemmeno un quinto di ciò che vorrei/dovrei, e purtroppo scrivere è una delle attività che vengono sacrificate. Ci sono anche cose belle in corso, altroché; ma non vedo l’ora di ritrovarmi seduta a domandarmi: “che faccio, scrivo oppure…?”. Buon Natale a voi. 🙂

    • Grazie, per gli auguri c’è tempo, ma inizio ben volentieri a prendermi questi tuoi. Il tempo? Ma sai, sono anche una persona molto organizzata, che guarda poca Tv e ha scritto parecchio quando lavorava full time e aveva un padre ricoverato in un hospice a due ore di viaggio (2 andare e 2 tornare), allenamento.

  6. È un post ricchissimo! Intanto, che bello l’incontro con la Segre! Per il discorso lavoro lascia stare, noi ci siamo passati cinque o sei anni fa ed è stata durissima, stare vicino al marito in quel momento è stato molto complesso. Un abbraccio coccoloso anche per creare l’ambiente ideale al ritorno dell’ispirazione!

    • Quindi sai di cosa parlo. In realtà l’Orso è più bravo di me, io ho continui crolli anche perché sono molto compressa anche dal mio di lavoro, comunque sono fiduciosa per tutto, grazie per le tue parole e l’abbraccio me lo prendo molto volentieri.
      PS. La Segre immensa.

  7. Sai Sandra, credo che questa reazione alla vaccinazione anti influenzale sia una specie di ribellione del corpo di fronte a un periodo di forte stress, a volte capita. Io la scorsa settimana dopo un periodo di superlavoro e qualche problema familiare mi sono bloccata con lo stomaco, per due settimane ho mangiato in bianco con vari attacchi di nausea…di solito digerivo anche i sassi mah.
    Non é un periodo facile e fa davvero rabbia la situazione del lavoro in Italia, con un governo che non fa granché, mi sembra che si preoccupi troppo dei consumi e poco del lavoro (che poi cosa vuoi consumare se perdi il lavoro!).
    Per la scrittura sono sicura che quando meno te lo aspetti ti tornerà l’ispirazione di una storia, intanto ti mando un abbraccio

    • Sono completamente d’accordo con te. Anche alla luce degli sviluppi: ho scritto il post giovedì, venerdì giornata infernale al lavoro, rincaso e ho 36.9 uhm, inizio a sbattermi per capire dove fare un tampone, ieri mattina 37.2 sempre più strano, faccio il tampone, per fortuna negativo, dormo 3 ore al pomeriggio, cerco di riposare più che posso. Oggi niente febbre, mi sto riprendendo. Sì, credo proprio di essere crollata. Il mio stomaco ormai è compromesso da, mah da una vita, beata te che digerivi anche i macigni, spero davvero che la tua fastidiosissima parentesi sia del tutto superata e non torni. Solo ora al governo iniziamo a parlare di nuove regole per tentare di arginare l’enorme fenomeno della delocalizzazione, adesso se ne rendono conto?
      Sulla scrittura grazie, ho un dubbio e magari ci scrivo un post o faccio un sondaggio su IG. Baci

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