La scrittura di questi tempi

Marzo di due anni fa, e chi se lo scorda? Ci sono ottime probabilità che pure marzo 2022 ce lo ricorderemo. Nel 2020, chiusi in casa, personalmente pure con due mesi di cassa integrazione che avrei iniziato di lì a poco, scrissi un sacco, mentre ora, o meglio da mesi, lotto con una profonda mancanza di slancio: scrivo qualcosa, qualcosa che tende a non reggere sul lungo periodo, mi distraggo e mi faccio attrarre da altro, senza concludere granché. Ci sta, preferisco capire senza sforzarmi e prendere comunque il buono che la situazione scrittoria attuale porta con sé.

Innanzitutto è uscito il formato digitale di Quanto basta per essere felici, che Plesio pubblica in differita di qualche mese rispetto al cartaceo e subito è andato molto bene, al punto da essere già da due giorni primo in classifica nelle Novità Amazon più interessanti per la sua categoria. Il prezzo oltretutto è davvero appetibile, al momento in offerta a 2.79!

Sabato 26 marzo tornerò a presentare un mio romanzo, sempre Quanto basta ecc., ed è un piccolo miracolo considerata la difficilissima, se non impossibile, piazza delle librerie milanesi dove, mediamente vengo rimbalzata. Non, in realtà, che io mi proponga così tanto, non lo faccio proprio perché conosco il mercato con un’offerta culturale esagerata per cui non hanno bisogno di me. Un’altra faccenda è essere l’eroe locale di un paesino. Sono felicissima perché si tratta di una libreria davvero deliziosa, oltretutto a parlare del mondo di Anita sarà niente di meno che Chiara Beretta Mazzotta! Sulle presentazioni fisiche ci tengo a fare un distinguo: non c’è nulla di male a farle nei circoli culturali, in locali dove si mangia e beve (non mi sottraggo mai al fascino di un prosecco e due fette di salame), ma in quei casi l’autore deve fornire le copie, che si riporterà a casa in caso rimangano invendute, e, per quello che è il rapporto con l’editore di solito in pratica l’autore le compra scontate e tenta di rivenderle all’evento. Il concetto è semplice: se non riesce a venderle gli rimangono sul groppone. Nulla di male, l’ho fatto anch’io, ma in libreria i volumi invenduti rimangono sullo scaffale, in libreria l’autore non deve in alcun modo occuparsi della parte commerciale, maneggiare soldi. Per me questo fa la differenza. Ma ve li immaginate i grandi scrittori che girano con la cassetta degli spicci per dare il resto e la borsa coi libri? Direi di no.

Non è spocchia, è gavetta già fatta. E’ questione di ruoli.

Purtroppo esperienze molto tristi mi hanno messa in guardia: essere mossi da grande entusiasmo non serve a fare impresa, o meglio non è abbastanza. Occorrono soldi e competenze, se non hai le seconde con i primi te le compri. I collaboratori capaci si pagano, il cugino che fa le copertine non funziona! In un quadro editoriale difficile (l’aumento del costo della carta al momento è un grosso problema) continuano a spuntare nuovi editori digitali; il formato cartaceo è comunque garantito dal print on demand di Amazon e la cosa finisce lì. Io vedo editori senza un sito, o con un sito senza un dominio, appoggiato su wordpress. Con la mail gmail, ma diamine, se non hanno neppure i capitali per comprarsi il dominio, con quali fondi pensano di pubblicizzare le opere? Inviando il file ai vari bookblogger non troppo famosi, che ne parleranno giusto proponendo la trama e poco più, senza muovere chissà quali numeri? Così un’opera muore e un editore fallisce.

Sono ancora nelle condizioni di cercare un editore perché ho riesumato un manoscritto vecchio e stravecchio, un thriller, con l’idea di risistemarlo. Presenta un sacco di punti di forza, perché era stato scritto quando frequentavo un corso di criminologia ed era stato apprezzato dall’insegnante, in più il mio vicino di banco era un poliziotto che aveva seguito il caso Pietro Maso e mi aveva dato un sacco di consigli concreti (soprattutto per non scrivere strafalcioni sul modo di operare delle forze dell’ordine).

L’idea iniziale era di partecipare al concorso “Fai viaggiare la tua storia”, ma scadeva il 6 marzo e ho finito oggi, perché il lavoro da fare si è rivelato molto più complesso del previsto, quindi, niet. Strada facendo mi sono persuasa che a parte il tempo, il concorso non m’interessasse fino in fondo e ho preferito concentrarmi sulla fondamentale modifica ai luoghi delle vicende, inizialmente ambientate in una località balneare inesistente, che ho scelto di trasformare nella Riviera del Conero, per proporlo a “Fratelli Frilli” che pubblica gialli molto ben localizzati, dove la geografia di strade e luoghi deve essere precisa e realistica al massimo. Da lì l’idea di sottoporlo anche a “Todaro”, che ha la medesima linea. Ho un’amica che pubblica per entrambi e quindi un importante parere from inside. Tutti e due vogliono solo la sinossi, l’ho quindi mandata già da un paio di settimane e rileggendola oggi, ritengo che potrei aver sprecato un’occasione perché non era così ben scritta. “Todaro” super gentile mi ha già risposto che per fine aprile, forse anche prima, mi faranno sapere se sono interessati a leggere l’intero manoscritto.

Sinossi (ri revisionata) e testo completo li ho mandati oggi a “Golem Edizioni”. Spulciare i papabili – no, a quelli digitali di cui sopra, no, ai super big – è un altro lavoro impegnativo. Purtroppo Plesio è saturo di thriller e mi ha detto subito di no.

Altri editori non me ne vengono in mente, due belli e accessibili sono “Morellini” e Les Flaneurs, ma potete verificare voi stessi nei relativi siti che, orrore, pur non essendo noti come editori a pagamento, in effetti non chiedono soldi per pubblicare, ma per… inoltrare il manoscritto in valutazione sì. Sconcerto.

Avevo cominciato uno spin off sempre di Quanto basta ecc che proprio non va, nel senso non mi diverto a scriverlo, se non per brevi tratti. Quindi, visto che Delos Digital mi aveva espressamente chiesto se avessi un racconto weird per la nuova collana curata da Luigi Pachi, che nel genere è piuttosto noto, penso che lo dirotterò su quello.

In tutto questo, Nina Strick, ancora sotto contratto di scout, sarà proposta al Children’s book fair di Bologna che si terrà a breve e so che c’è chi si sta dando tanto da fare per lei, anche se spesso perdo le speranze.

Nel complesso sono contenta. Se avete librerie amiche interessate a me, parliamone; se pensate di venire sabato 26 marzo a Milano, parliamo anche di questo e circondiamoci di cose belle, che di brutte ce ne sono tantissime, senza che dobbiamo sentirci in colpa se non ci sentiamo in colpa perché non siamo in guerra. Questa è proprio la dialettica della guerra, manteniamoci grati, aiutiamo dove possiamo e al solito, stringiamoci nell’affetto reciproco dei nostri cari, libri compresi.

13 pensieri su “La scrittura di questi tempi

  1. Che bella la presentazione in libreria! Devo dire che, nei tempi ormai lontani in cui avevo dei libri cartacei da promuovere se avevo delle presentazioni in luoghi “altri” mi appoggiavo o a librerie locali o all’editore, non mi sono mai presa in carico gli eventuali invenduti, al peggio prendevo i soldi, facevo le ricevute e poi portavo il tutto a chi di dovere. C’è anche da dire che chi invece rivendeva in proprio diceva di avere un guadagno maggiore, quindi forse sono gusti. Di certo la promozione è essenziale ed è il motivo per cui sono così schizzinosa con le pubblicazioni. Ora sono di nuovo in cerca di casa per un romanzo. Chissà, speriamo in bene. Se mai ti chiedo una dritta in privato.

    • Col primo editore facevo come te, funzionava perché l’editore stava a 3km da casa, andavo, ritirato, riportavo ecc. Invece per quanto stupenda, e lo fu, sia stata es la presentazione alla galleria d’arte a Mantova mi rimasero sul.gobbone diverse copie di Figlia dei fiordi che faticai a smaltire. Ne valeva la pena perché goWare era un signor Editore sul digitale. Al momento le cose vanno.così. Per i consigli in privato, quando vuoi più che volentieri.

  2. Per superare i momenti difficili bisogna circondarsi di cose belle e una presentazione in libreria lo è davvero. Spero ti dia tante soddisfazioni. I libri appagano, sempre.

    • Grazie, Moky, sono certa che andrà tutto bene, le presentazioni non mi hanno mai delusa. Poi ognuno deve cercare qualcosa, ogni campo è buono, musica, arte, sport, non possiamo imbruttirci, non troppo almeno.

  3. Questo marzo 2022 ce lo ricorderemo come quello del 2020, perché la guerra fa paura forse più della pandemia, ma speriamo bene. Intanto fare delle cose belle come le presentazioni in libreria aiuta a mantenere l’umore più alto, soprattutto se, dopo tanta gavetta, si fanno delle presentazioni più consone senza copie cartacee a carico dell’autore. In bocca al lupo per la tua ricerca di editore del manoscritto, è un giallo-noir quindi? I fratelli Frilli sono specializzati in noir, invece la Todaro non la conoscevo.

    • Guerra e pandemia sono due cose ugualmente tremende, una di seguito all’altro sono proprio difficili e tristi, come si fa a non patire?
      Grazie Giulia, sì è proprio un noir, parte con un omicidio ma oltre alle indagini c’è tanto il punto di vista dell’assassino, il che lo rende appunto un noir più che un giallo.

      • Grazie Sandra, nessuno mi aveva spiegato così bene la differenza tra gialli e noir. Giuro che non riuscivo mai a capirlo.
        Nei miei romanzi gialli c’è quasi sempre il punto di vista dell’assassino, con molta introspezione psicologica. Ho scoperto una cosa nuova 😀.

  4. @Giulia, prego, felice di esserti stata utile. Ti confesso che l’ho capito pure io da poco, l’ha spiegato molto bene Raul Montanari non so più dove.

  5. Se penso alla mia scrittura di questi tempi… mi viene da piangere. Tutti i miei programmi di scrittura per il 2022 sono in affanno, le storie ancora da inviare alla rivista, post corposi per il blog in attesa, sfumato anche il giorno a settimana sul romanzo… Sono in tanti altri progetti e più urgenti. In particolare, sto cercando di ripristinare l’armonia e recuperare le attività in arretrato nel mio gruppo peaker. Purtroppo negli ultimi mesi si vedono gli effetti della pandemia, mancanza di entusiasmo, gelosie e invidie, lamentele e zizzanie. E io sto lavorando triplo per coprire le mancanze altrui. Faccio parte, purtroppo, delle persone che quando si prendono un impegno lo portano avanti fino in fondo. Ahimè, siamo in pochi…

    Ma pensiamo alle cose belle. Quella cosa che sai tu, in attesa da due anni, a lungo rinviata e di cui parlerò per scaramanzia solo quando sarà cominciata. Troppi gufi in giro. XD
    E questa tua presentazione, che diventa occasione per una gita a Milano, in primavera, col profumo dei libri. Ho guardato i treni, forse vengo in compagnia. Appena sono certa, lo scrivo anche alle amiche peakers del posto, che magari si possono aggiungere. E poi: ci abbiamo pensato a una diretta Instagram? Porto l’attrezzatura? 😉

    • Parto dal fondo, di solito alla diretta Ig ci pensa la proprietaria che è abbastanza social. Quindi ti ringrazio ma ti prego, vieni rilassata. Grazie di super cuore per averlo messo nella tua fitta agenda, lo apprezzo super tanto.
      E veniamo ai tuo progetti, che purtroppo lasciano indietro la scrittura, anche a causa (so potrebbe parlare di colpa) delle altre, mamma mia, troppa gente poco empatica, e la pandemia ha agitato gli animi. Era prevedibile, non tutti sanno correre ai ripari per tutelarsi con gli strumenti giusti. Non dico nulla sul tuo obiettivo top, i gufi mi piacciono, li colleziono, ma no e ancora no a remare contro, mandare accidenti, soprattutto ora!

  6. L’editore di Monaco ha pubblicato il libro intitolato “Ogni terza donna”. La scrittrice, ha dedicato il libro a tutti i bambini stellati e ai loro genitori.
    I bambini stellati in Germania vengono chiamati mai nati, quelli che sono morti durante il parto o quelli che sono deceduti poco dopo la loro nascita. Nel suo libro, la scrittrice dà voce alle donne che hanno perso i loro figli non ancora nati, ma non hanno rinunciato a una gravidanza con lieto fine, e anche al uomo che è sopravvissuto al dolore della interruzione della gravidanza della sua dolce meta. Queste storie dimostrano: coloro che hanno vissuto un trauma psicologico così grave dovrebbero assolutamente lavorarci su e non essere lasciati nella solitudine con il problema.
    La stessa scrittrice ha affrontato un problema simile ai suoi tempi. – “Mi dispiace signora, ma non sento più il battito cardiaco del feto”, la stessa è rimasta senza parole dopo le fatidiche parole del medico durante uno dei suoi controlli di routine. Come ammette l’autrice del libro, non aveva mai vissuto un tale shock.
    Gli specialisti della clinica di medicina riproduttiva del prof. Feskov hanno a che fare con storie simili ogni giorno e sanno quanto sia importante il sostegno per le famiglie che lo attraversano. Sono sempre pronti ad offrire soluzioni per coloro che sognano di diventare genitori.

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