Lettera alla me stessa scrittrice

Cara Sandra,

ogni tanto ti tocca rabboccare l’entusiasmo e se l’operazione avviene a giugno, mese deputato alla bellezza/stanchezza, vedi post precedente, è ancora più difficile.

In sede di dichiarazione dei redditi, la commercialista che ti ha confessato di aver comprato un tuo libro, apprezzandolo assai, si è stupita dalla ridicola relazione tra le copie di libri venduti e il compenso per l’autore, così ti sei trovata a spiegarle le dinamiche della filiera, i contratti, e, raccontando il brutto dell’editoria, è saltato fuori il tuo scontento, si è posato lì tra Certificazione unica e fatture di prestazione sanitarie a ricordarti che il bicchiere, oggi più che mai, ti sembra mezzo vuoto.

E’ una percezione, la realtà del bicchiere è come lo guardi, si sa, ma facciamo un po’ il punto della situazione: mettere le cose per iscritto regala razionalità. Il punto, ci ho ragionato sai Sandra, prima di esplicitarlo, è il mancato raggiungimento di obiettivi che spesso sono stati davvero a un soffio, anzi l’obiettivo unico, quello di pubblicare con un editore big. Quando precisamente ci sei arrivata tanto vicino?

Quando Chiara Beretta Mazzotta si sperticò in lodi per il tuo testo, lavorandoci su ben oltre il servizio che avevi pagato.

Quando hai superato la prima selezione, durissima, dell’agente Silvia Meucci e ti chiese l’intero manoscritto, una sua autrice ti disse che ormai era fatta, invece no, la storia non la convinse, anche se, parole sue, “lei scrive benissimo.”

Quando fosti messa sotto contratto dall’agenzia letteraria Thesis, all’epoca una delle più grandi sul mercato, rappresentava, tra gli altri, Maurizio De Giovanni. Cos’è andato storto? L’agente vera e propria se ne andò poco dopo, portandosi via gli autori già famosi, tu eri arrivata da poco e ciccia.

Quando suddetta agenzia ripartì di slancio, con una nuova figura professionale che ti chiamò dicendoti di scrivere un bel rosa, perfetto secondo i canoni del genere, che lei e la editor ti avrebbero seguito passo passo, per poi proporlo agli editori blasonati che di certo l’avrebbero pubblicato. Cosa non ha funzionato? Non il romanzo che hai impiegato due anni a scrivere e molte incazzature per confezionarlo esattamente secondo i parametri, ma poi boh, l’agenzia non riconquistò la sua fetta di mercato e ciccia di nuovo.

Quando firmasti un altro contratto con loro, sedotta dall’entusiasmo dimostrato per Nina Strick e un grosso editore per l’infanzia disse che era al ballottaggio con altri due per farne una serie di gialli per ragazzi, collana che gli mancava e avrebbe scelto durante le vacanze estive, a ottobre non aveva ancora deciso e tu, sfinita, giustamente, da buon sagittario, hai sbroccato e li hai gentilmente mandati a cagare.

Quando Nina Strick ha colpito di nuovo e hai firmato un contratto di scout, dopo tre giorni di confronto serrato sempre con Chiara Beretta Mazzotta, per ridefinire il testo, aggiungere dettagli fondamentali e niente, dopo oltre un anno che viene candidato, sta ancora lì, senza una proposta contrattuale.

Allora sì, cara Sandra, le deviazioni impreviste verso la sfiga non sono mancate. Nel mentre tu non hai mai rinunciato, ti sei accontentata di editori minori, dove hai sempre e comunque dato il massimo.

Per vedere il bicchiere mezzo pieno, puoi ricordarti che hai scritto e pubblicato dieci romanzi e non so più quanti racconti, questo significa che per oltre dieci volte ti hanno selezionato e voluto. Che sei stata prima nella classifica di Amazon e hai venduto 1300 copie de “Le affinità affettive”, che ne ha parlato Panorama, che Amazon ha scelto “Ragione e pentimento” da mettere nella locandina per il lancio italiano di Kindle Unlimited. Che sei stata più volte al Salone di Torino, dietro a uno stand che non era tra i più piccoli.

Ma soprattutto che i tuoi lettori ti stimano e vogliono bene, conoscono il tuo impegno, la tua fatica, la tua bravura e non vogliono che abbandoni la partita. Sarà dura, ora più che mai, perché sei una donna di mezza età e vedi le frecce nella faretra diminuire di giorno in giorno. Perché ti sembra di aver sprecato le tue storie migliori e non sai se ne scriverai ancora. Anzi, a dirla tutta, hai una grande paura che non ne scriverai mai più di tanto belle. Perché i romanzi caduti sotto i colpi di editori falliti e contratti rescissi pesano da maledetti. Perché sui social la tua community apprezza di più i post e le story alcoliche di quelle libresche. Perché quando hai voglia di mollare, hai voglia di mollare e basta e ti viene da piangere vedendo i successi degli altri, ma se lo dici ti si risponde che rosichi, che gli altri si sono fatti il mazzo e cazzarola tu no?

Per concludere Sandrina, fai un po’ quel che vuoi, scrivere, non scrivere, gioire, maledire, ma non pensare mai di essere una perdente, perché tu hai già vinto e lo hai fatto più volte. E neppure sentiti una vittima del sistema, magari un po’ lo sei, ma è uno stato d’animo che non aiuta la creatività e fa solo correre all’armadietto dei farmaci per cacciarsi in gola il Gaviscon.

Riconosco che una botta di chiul ora sarebbe quanto mai opportuna per riequilibrare la partita, lo so.

Goditi l’estate, gli spritz, l’Orso, l’Austria, i Navigli, i temporali mentre leggi sul divano, il nulla cosmico, i pantaloni bianchi, la luce della sera, le zanzariere efficaci, le feste, i baci, i maghi, la Valle, la corsa. Fottitene di Instagram, allontanati proprio se ti procura frustrazione, e ricordati sempre che la vita è lunga e fa molti giri, la frase che ti piace tanto di Isabel Allende, in altri aspetti della vita hai già potuto constatare più volte quanto sia vera, perciò nulla è concluso, scritto o definito. Butta fuori tutta la rabbia, stacca la spina e sii la parte migliore di te, quella autentica, sai che esiste.

E adesso preparati, Emanuele nel pomeriggio fa uno spettacolo di magia e ci sarà da divertirsi!

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12 pensieri su “Lettera alla me stessa scrittrice

  1. Con tutti questi successi alle spalle e metà della vita davanti c’è ancora tanto da fare e da vedere, Sandra! E poi a cinquant’anni potersi permettere un bel paio di pantaloni bianchi… Tanta roba! Goditi l’estate. Vedrai che ti porterà una nuova storia

    • Siamo una famiglia longeva, cara Elena, ma sentirsi alla metà della vita è parecchio ottimista come visione. I pantaloni bianchi li indossavo oggi e mi stanno proprio bene 🙂 Grazie, un passo alla volta, adesso l’estate, le vacanze, le cose di cui ho scritto, l’autunno poi è la mia stagione preferita.

  2. Mi inchino.
    Perché pochi avrebbero il coraggio di scrivere un post così. Così personale, così vero.
    Perché 10 romanzi sono 10 romanzi. DIECI romanzi. Repeat with me: DI-E-CI romanzi.
    Perché porcaccia miseria sei stata citata su Panorama. Capiamoci: Panorama, settimanale nazionale da 70.000 copie. Altro che classifica Amazon scalzata a suon di algoritmi. Pa-no-ra-ma.
    E ti dirò: recupera un’immagine di quella citazione e falla girare. La rete non dimentica, ma i lettori purtroppo sì, e cose come questa sono da mettere in vetrina come trofei. 😉
    Il bicchiere è mezzo pieno, ma è giugno, fa caldo, siamo tutti in attesa delle agognate ferie.

    • Grazie davvero. Tu sei una straordinaria motivatrice.
      Per scrivere un post così è bastato aprire una pagina word e lasciarsi andare. Ma adesso via con PANORAMA a tappeto e domenica c’è il Festival Inchiostro. Yeahhhh.

  3. Accidenti, Sandra, di energia ce ne hai messa e i ritorni, a modo loro, ci sono stati. Le voci del tuo bilancio in attivo non sono da tutti! Ma la cosa più importante è che prosegui con la tua vita, forte nonostante, e anche grazie a, queste delusioni. Buona estate! 🙂

    • Grazie, beh stiamo anche parlando di un periodo di 10 anni eh. La vita extra libri ha messo a segno tante cose, in parallelo e non, e ora vediamo cosa ci riserverà questa estate.

  4. Ovviamente quello che scrivi è molto vero e non si applica solo a te.
    Diciamo la verità, il talento, il duro lavoro e la perseveranza sono doti indispensabili, ma non bastano. Ci vuole il vento giusto al momento giusto perché in un paese come l’Italia, non proprio aperto verso chi voglia farsi strada dal basso in ambienti chiusi, si riesca a varcare la giusta porta. E poi, anche lì, è tanto una questione di circostanze e incroci astrali. Conosco parecchie persone che hanno pubblicato con i BIG, ma, per i motivi più diversi la cosa poi non ha funzionato come si sperava. In quei casi non viene data una seconda possibilità. Insomma, le variabili sono tante e tu sei davvero brava, le tue storie emozionano. Ho visto da istagram che hai partecipato a un bel concorso.
    Un grande in bocca al lupo.
    E che questa volta il vento soffi dalla parte giusta

    • Infatti, cara, si applica anche a te anche se tu hai scelto una via che ti ho spesso invidiato: quella di pubblicare meno in virtù di scelte forse più oculate degli editori. Anche se, va detto, editori con cui io mi sono trovata malissimo, sono celebrati come virtuosissimi da altri autori. Vero anche quanto dici tu circa i big e autori che nonostante la pubblicazione con loro non essendo diventati i loro scrittori di punta, per una serie di fattori, adios, anche questa situazione credo bruci parecchio. Sì, ho partecipato al concorso del Battello a vapore proponendo Nina Strick, per quanto parteciperà il mondo, uno deve pur vincere perciò mi sono detta il classico “perché non io?”

  5. Arrivare a un passo da un sogno e non realizzarlo (tipo pubblicare con una big) può demotivare molto, tu però hai fatto tanto Sandra, con fatica e determinazione, ma serve un pizzico di fortuna che spesso non c’è, giustamente fa rabbia. Comunque 10 romanzi sono un numero importante, di cui essere fieri. Goditi le vacanze e forse al ritorno avrai una visione diversa delle cose, la stanchezza non aiuta.

    • Infatti se mi avessero detto “guarda non vali” me ne sarei fatta una ragione, ma con questi presupposti uno pensa che prima o poi il colpaccio arrivi. Di sicuro la stanchezza è bravissima a far vedere il bicchiere vuoto.Grazie, Giulia.

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