I miei programmi tra scrittura e temporali

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L’estate continua tra un temporale e l’altro, facendo danni importanti. Ha piovuto parecchio anche sul nostro weekend lacustre. Il luogo è talmente magico, compresa la struttura dove alloggiamo sempre, che siamo comunque riusciti a godercelo, ma non nego che avrei gradito almeno un intero pomeriggio stesa in costume sul lettino, e non un’oretta col sole che va e viene. E’ la terza settimana di perturbazione, per cui mi ritengo fortunata per il meteo favorevole in Versilia (solo due acquazzoni, due giorni mentre andavamo a pranzo e ci siamo scapicollati al locale coperto più vicino). Purtroppo le previsioni sono pessime anche per il prossimo weekend quando saremo a Lavagna per Libri in baia. E’ da tantissimo che non faccio qualcosa in presenza per e con i miei libri (in questo caso La ragazza che ascoltava De André) e spero che almeno ci venga risparmiato il nubifragio.

P_20210725_170346_BFFaccia contrariata di chi sta per rimettersi la maglietta e ha fatto giusto una foto da mandare alla nipotina visto che ho comprato (in saldo) il costume uguale al suo.  Dicevamo, siamo a fine luglio ormai, e ogni anno ripeto di preferire luglio ad agosto. Ieri avrei dovuto cominciare il nuovo giro di part time a casa, ma mi hanno affibbiato il corso di formazione per il nuovo sistema operativo, quindi ho lavorato. Oggi al solito comincio pulendo casa, poi passerò alla scrittura, ma mi sono interrotta un sacco di volte, ho un programma fitto e due imprevisti: oggi pomeriggio devo andare dalla commercialista – saputo un’ora fa – a ritirare i modelli 730 e domani sarò al Policlinico per una nuova ricerca medica sui gemelli, a cui ho aderito, ma non pensavo mi chiamassero così presto. Mi hanno telefonato ieri. 

Sulla scrittura ho deciso di inviare due racconti (che ho scritto in questi giorni e rifinito stamattina) a due concorsi per vincere due borse di studio per partecipare a due corsi alla celebre Scuola di scrittura Belleville. Precisamente Scrivere per ragazzi e Ritratto di famiglia. Diciamo che non ci spero molto, e il corso a pagamento non lo farei, ma almeno è servito per avere delle regole molto rigide sul testo e darsi da fare.

Poi ci sarà impegnarsi parecchio perché è arrivato il testo dopo l’editing da parte di Plesio, se ricordate l’editor mi aveva fatta davvero infuriare, qui il post in merito e poi tanti mesi di silenzio, per cui non avevo davvero idea se i miei interventi fossero stati efficaci. Infine proprio mentre ero in vacanza un vocale entusiasta della proprietaria che si era messa a piangere sulle prime pagine del romanzo, nonostante non fosse la prima volta che le leggeva. Il visto si stampi è previsto per il 15 settembre. 

Ad agosto non ho preso giorni di ferie, mi farò bastare quelli consueti del part time, perché in ufficio c’è troppo casino e poco personale, dicendo le cose senza girarci intorno. In più quest’anno la Valle non so bene come la gestiremo, mia mamma è lì, sta bene, ma credo sia la persona più preoccupata e attenta del globo per il covid, al punto che, nonostante siamo tutti vaccinati, non vuole che si si alloggi insieme. Quindi noi possiamo solo andarci in giornata o pagare una sistemazione alternativa. Che oggettivamente se trovo a pochissimo va bene, altrimenti, anche col rischio di passare i giorni al chiuso visto il meteo, rimango a Milano. 

Con questo aggiornamento, vi ringrazio come sempre per essere qui e auguro uno splendido proseguimento di estate, ovunque sarete. 

Ci rileggiamo a fine agosto! 

Ansia e corsa

Il ritorno alla quotidianità post vacanziera è stata complessa e non ha nulla a che vedere con la sindrome da rientro. I benefici acquisiti non sono un lasciapassare per prendere tutto con spensieratezza, godersela e sentirsi in pace fino a Natale. Non stavo male, ma volevo che il benessere non fosse un automatismo – sei stato in villeggiatura, ora devi stare bene – perché hai staccato la spina e solo un’idiota la riattaccherebbe subito. Avevo bisogno di disinnescare un processo. 

L’analisi era cominciata proprio in spiaggia, quando, sdraiata a prendere il sole, o il freschetto a seconda dell’orario, ho cercato di puntare l’attenzione su cosa non funzioni nella mia vita al punto da generare ansia. Ansia è una parola abusata e, di conseguenza, ha perso di significato. Ma io so di cosa sto parlando, ho fatto una cura farmacologica prescritta da uno specialista anni fa e se ora prendo (pochissimi) medicinali solo al bisogno e sto praticamente senza quasi sempre, non mi sentivo del tutto a posto. 

Ho riflettuto parecchio, arrivando alla conclusione che sono una persona appagata e felice per la maggior parte del tempo, e che le cause dell’agitazione sono riconducibili al lavoro e alla gestione di mia mamma, che è assolutamente autonoma e bravissima, ma spesso impegnativa emotivamente. Ho capito come arginarne la pesantezza, dove mettere dei paletti su ciò che può dirmi ad esempio, senza che questo debba farmi sentire in colpa, perché il bene non è mai messo in discussione, perché io ci sono sempre per lei, ma non posso farmi coinvolgere in dinamiche che non hanno alcuna importanza seria e mi logorano. 

In ufficio la situazione è persino peggiorata rispetto a quando ero andata in ferie. Partendo dal fondamentale presupposto che le persone non cambiano e che io non intendo cercare un altro posto perché questo presenta caratteristiche impagabili, ho colto un’occasione che si è presentata per esporre chiaramente la mia preoccupazione, e questo mi ha sollevata tantissimo dall’angoscia che provavo. Magari non cambierà comunque nulla, ma ora sanno semplicemente che non ce la faccio e che non è un capriccio da lavativa perché supportato da fatti concreti.

In sottofondo ricercavo qualcosa che mi aiutasse, una sorta di supporto oltre alla scrittura e alla lettura al momento insufficienti a rilassarmi del tutto, o comunque non sempre efficaci. E l’ho trovato nella corsa. Io, quella lontana dallo sport. E’ successo che anche all’Orso era balenata l’idea (ringrazio ancora Barbara Webnauta che con la sua maglietta Pink Run regalo di Natale ha fatto da apripista) e finalmente proprio in vacanza ce lo siamo detti. Così sabato scorso abbiamo comprato le scarpe adatte e in settimana siamo andati a correre due volte. Una sera verso le 19 (da non rifare, finché non rinfresca un po’), e un mattino alle 6.15 circa (moltissimo meglio). 

Ovviamente cammino anche parecchio, anzi, al momento prevalentemente cammino, ma a passo sostenuto, senza soste, per 40 minuti. Poi a tratti mi metto a correre, magari mi dico “ok, corri fino alla prossima panchina.” Mi do dei tempi, un ritmo motivazionale. Da non credere. Ed è scattato l’innamoramento folle, la sveglia puntata un’ora prima, alzarsi senza lamentele, felice di infilarmi le scarpe. Senza strafare, la prima sera sono rincasata morta e per un attimo non dico che ho visto tutto nero, ma quasi. Il cuore pompava tantissimo e ho trascorso il dopocena a dire a Emanuele “vero che se non mi è venuto un infarto fino a ora non mi viene più?” La seconda è stata tutta un’altra faccenda, probabilmente per l’orario e quindi la temperatura diversa. Anche i postumi (acido lattico) sono stati completamente differenti, nonostante in entrambi i casi avessi corso/camminato per lo stesso tempo. 

Ma soprattutto è sparita di colpo la paura di tornare a stare male come nel 2017, la paura di stare male che diventa essa stessa stare male, con segnali che ormai riconosco subito.

Questo è stato il mood degli ultimi 10 giorni. Il tempo da dedicare alla corsa è/sarà anche sottratto ai social, non solo al sonno. Molte amicizie nate in rete sono preziose e consolidate, ma altrettante sono state delle meteore o, peggio, delle illusioni. Tuttavia so che qui c’è la mia piccola community a cui tengo tantissimo, e soprattutto so che preferite vedermi un po’ meno connessa ma più serena, a sudare al parco. Anche perché poi torno sempre nel blog.  

Intanto trascorreremo il weekend sul Lago d’Orta, torneremo direttamente in ufficio lunedì mattina e sono certa che mi godrò ogni attimo senza ansia. 

Rientrati

Siamo rientrati ieri pomeriggio dai nostri splendidi 15 giorni di ferie estive. L’insegnamento più prezioso è stato trasformare la crisi in opportunità e quando siamo tornati in meno di 24 ore a Milano per la seconda dose di vaccino, abbiamo portato con noi la nostra nipotina, per concludere insieme la vacanza.

Non ho voglia di fare una piatta cronaca di giornate, serate, gite (volutamente poche) e piatti succulenti. Abbiamo goduto ogni attimo, facendolo aderire semplicemente a ciò che ci andava di fare o non fare. Cose anche molto semplici, come prendere ogni sera qualcosa da bere dal bar di fronte e gustarcelo verso le 23; prima nel patio comune del B&B, dove c’eravamo solo noi, poi dal 3 luglio, quando abbiamo cambiato camera, nella nostra terrazza. Il porto d’asporto dal Carletti, che non si chiama neppure Carletti, ma io avevo letto male l’insegna. Cose che a raccontarle sembrano banali, quasi stupide, E anche immense come le visite a Pietrasanta e Sant’Anna di Stazzema. Gli stabilimenti balneari in Versilia sono imbattibili per chi ama i lidi organizzati come me: ore e ore in spiaggia, immergersi nei libri e nelle onde.

Forse non è stata la più bella vacanza di sempre, ma è stata quella più ricca di significato, perché post pandemica, dopo 24 mesi senza mare (mai successo nella mia vita), e un anno e mezzo in cui tutto si è polverizzato. Ha parlato un linguaggio esclusivo mio e dell’Orso prima, e c’è stata poi tutta la gioia di avere Cecilia con noi, così dolce, e già tanto consapevole per i suoi dodici anni e mezzo. Di condividere ciò che avevamo imparato ad apprezzare lì. Anche il Carletti.

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Comunque estate!

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In fondo l’estate è un grande inganno, è la magia dei ricordi deformati delle vacanze scolastiche, un tempo infinito, senza schermi davanti agli occhi, magari anche con un po’ di noia di cui, comunque, non ho memoria. Però continuiamo ad amarla e ad aspettarla, a celebrare il solstizio e soprattutto a crederci.

Questi giorni che precedono la partenza sono talmente faticosi, con imprevisti, inciampi e cose straordinarie da gestire, che ho deciso di salutarvi ora. Pensavo che avrei dovuto affrontare solo l’ufficio, che già in questo periodo è parecchio impegnativo, invece c’è l’organizzazione della villeggiature di mamma (chi la porta in Valle se vuole partire quando noi saremo al mare e non se la sente giustamente di prendere il treno? E trac le si rompe il cellulare, riuscirà a imparare a usare quello nuovo, indispensabile in Valle, visto che sarà sola e lì non c’è il fisso?) e suocera (tra la seconda dose Astra e il volo per la madrepatria non ci sono i 14 giorni sufficienti a ottenere il Green Pass…). E se per scherzare si parla di invasione di cavallette, come scusa per non studiare, o come esempio di rogna massima, a noi poco ci manca: abbiamo gli scarafaggi, domani è prevista una disinfestazione professionale in casa. Quando l’avvistamento da uno/due insetti a settimana è diventato più frequente, mi sono decisa a contattare l’amministratore, dopo che mi ero armata di insetticida e pazienza sperando di cavarmela da sola con diverse operazioni. Fortuna che siamo riusciti a organizzare l’intervento prima della partenza, altrimenti al ritorno chissà che invasione! Ci sarà una seconda puntata tra un mese, per eliminare eventuali uova rimaste. Ma, dove, diamine dove, saranno mai questi simpaticoni? Nei tubi! Yeah, sì, probabilmente escono dagli scarichi, una sorta di evoluzione de I tubi di Sandra. 

Il 7 luglio sarà una specie di D-DAY, con un giorno e un mese di ritardo: mia suocera avrà il richiamo del vaccino, noi saremo in viaggio di ritorno a Milano per farlo il giorno seguente (per poi tornare in Versilia si spera senza ulteriori casini), e mia mamma partirà per la Valle, accompagnata – dopo una lunga ricerca – da un’autista che non le ha chiesto uno sproposito. Un concentrato di ansia, la parola che sto usando più spesso in questi giorni. Che bellezza. Già mi immagino attaccata al telefono mentre l’Orso cerca di placarmi. 

L’estate però chiama, anche con la sua cappa di caldo spesso già pesante, con sprazzi di svago talmente belli con gli affetti più cari, nelle sere di giugno, le più luminose, da fare male al cuore, in questo 2021 più che mai, con lo sguardo anche un po’ incredulo indietro, a tutto quello che abbiamo passato, con la mascherina abbinata ai vestiti, ma ancora ben calzata.

Grazie, grazie di vero cuore per tutte le volte che mi avete incoraggiata, questo ve lo dico proprio con gratitudine e ve lo riconosco con affetto smisurato. 

Buona estate!

Sarà un’estate bellissima

Dopo una primavera a tratti novembrina, giugno trac ha già buttato lì temperature bollenti e discussioni sul condizionatore.

Sabato avevo scritto un post-cronaca, ma rileggendolo sembrava che fossi di pessimo umore o addirittura depressa, non era e non è così, quindi l’ho cancellato. Sono, un po’ come tutti, solo stanca, sopraffatta talvolta da alcune circostanze avverse (no, non sono i tubi, quelli al momento reggono) che ora percepisco molto peggio perché beh, perché se normalmente arrivo a giugno in riserva, col barometro puntato sugli orizzonti vacanziere e la lingua per terra, attualmente, dopo quasi un anno e mezzo di pandemia, la benzina è proprio agli sgoccioli.

Bisogna anche un po’ mettere in conto che imprevisti e imbecilli ne troveremo sempre (mood filosofico), ma anche essere indulgenti se in questi casi sbielliamo (mood molto filosofico), però non bisogna esagerare perché quando gli altri sono nervosi ci dà fastidio.

Il weekend poi è stato intenso, ma anche per diversi aspetti davvero bello: il primo giro in bici sabato, e una gita sul Lago d’Orta domenica. Abbiamo prenotato altri due pernottamenti lì a luglio e un altro weekend lungo a Lavagna. perché quest’estate non dico che non si bada a spese (sono pur sempre una formica!) ma voglio proprio vivermela appieno, piccole pazzie incluse, come tornare dal weekend al lago direttamente il lunedì mattina in ufficio, per godersi l’intera domenica, e andare nella riviera ligure di Levante per una fiera, ad agosto quando lo sanno tutti che è un massacro di soldi e casino (probabilmente non troveremo manco un buco in spiaggia).

Ho deciso, tra le altre cose, di sospendere la rubrica nel blog Letture e cose del mese, raggruppando giugno, luglio e agosto in un unico post a fine agosto. Avverto l’esigenza di staccare, non tanto dai social, quanto dallo schermo. E proprio stamattina ho sentito in radio i risultati di uno studio su questo crollo delle attività on line, dopo il picco dei mesi scorsi, logica conseguenza della voglia di godersi l’aria aperta e, nel limite di ciò che si può fare usando il buon senso, gli incontri in presenza.

E voi, come state vivendo questo periodo?

Di quando ho avuto il covid asintomatico

Inizia tutto venerdì 12 febbraio, quando la twin posta nello stato di whatsApp la locandina dello screening covid su base volontaria organizzato dall’ospedale Sacco al quale lei ha aderito. Le chiedo qualche informazione e il sabato verifico che il portale per iscriversi è di facile accesso, gratuito e veloce, e si può andare addirittura il giorno dopo, domenica. Prenoto per me e l’Orso, in una sede delle Case Popolari – partner del progetto – abbastanza vicina a casa nostra per il primo pomeriggio. E’ S. Valentino, ma che altro abbiamo da fare? Nulla, perché è tutto chiuso di nuovo.

Quando siamo lì la faccenda risulta subito più lunga e complessa del previsto. Fila al freddo, un’operatrice odiosa che non capisce il mio n. di telefono (su dieci cifre, ben cinque sono 3, ma non è così complicato) e sclera, zero possibilità di bere un caffè. Finalmente accediamo allo screening, tampone rapido e sierologico pungi dito, poi un ragazzo con un tablet fa una serie di domande sullo stato di salute, e i mesi trascorsi, per esempio se ci siamo sottoposti a un tampone, se abbiamo fatto il vaccino antinfluenzale, cose di questo tipo. Per l’Orso identica procedura, con una ragazza, cinque minuti dopo di me. Sull’informativa leggo il nome di Massimo Galli, che dirige la ricerca, così nonostante la lungaggine penso di aver fatto bene a iscrivermi.

Il percorso si conclude con il ragazzo di prima che mi legge i risultati nel tablet, e mi chiede la conferma della mail per inviarmeli.

Igg positive, Igm negative

Il che significa che ho fatto il covid. Trattandosi di uno screening non mi rilasciano l’esito numerico (quanti anticorpi ho per intenderci) ma mi dicono che la carica immunitaria è piuttosto marcata. Chiedo spiegazione, se siano certi che io non l’abbia in quel momento. Non hanno alcun dubbio, Igg è il marcatore pregresso, Igm quello in corso, ho contratto il covid, quando e come non si sa, ma l’ho superato. Se avessero dei dubbi nel protocollo è previsto il tampone molecolare, ma non me lo fanno, perché davvero non è necessario. Mi tranquillizzo, più o meno.

La ragazza legge a Emanuele il suo referto: ha entrambi i valori negativi, non l’ho contagiato.

Torniamo a casa un po’ sottosopra. Io, che l’ho menata a tutti con le precauzioni, l’ho preso! Sono anche sollevata, in fondo l’ho scampata alla grande. Ne parlo con le persone a me più vicine, cerco di capire quando potrebbe essere successo, ripenso a certe giornata in cui non ero in forma, ma sono sicura di non aver trascurato eventuali sintomi. Del resto, anche in era pre pandemia, quante volta ci capita di non essere al top? Quando ho avuto mal di testa ho sempre provato la febbre e non l’ho mai avuta; la temperatura viene misurata entrando in azienda, insomma è un rebus di impossibile soluzione. Ripenso anche a tutte le volte in cui ho visto mia madre all’aperto, gli auguri di Natale senza abbracci al cancello, felice di essere stata così ligia, potrei averla incontrata quando ero asintomatica ma contagiosa.

Lunedì sono in smart working, avviso i colleghi e la direzione di quanto mi è accaduto e non ottengo alcuna risposta. Scrivo alla mia dottoressa ma fino a mercoledì all’ora di pranzo non ho un riscontro, cosa che mi fa infuriare. Quando finalmente mi contatta mi dice che devo assolutamente fare il tampone molecolare previsto dalle linee guida del governo, che non distinguono tra Igg e Igm, sierologico positivo = iscrizione all’Ats, tappata in casa e tampone molecolare. Bene, io intanto il lunedì in pausa pranzo ero uscita, non credo di aver commesso un’imprudenza e, soprattutto, lei non mi ha contattata subito per dirmi come comportarmi.

Andare a fare il tampone mi agita, ne ho già fatto uno a ottobre, ma privatamente pagandolo per scrupolo quando c’erano stati tanti casi sul lavoro, così è diverso, i centri sono quasi tutti drive in e io non guido. Riesce a prenotarmelo alla clinica S. Ambrogio, per la mattina seguente, intanto arriviamo a giovedì, e si percepisce una certa ansia. Sarà sicuramente negativo ma… intanto faccio una grossa spesa on line.

Giovedì a metà mattina prendo un permesso e un taxi (ho il parcheggio dei taxi sotto casa e li uso abitualmente) e vado. Tutto fila super liscio, è un distaccamento della clinica, c’è una semplice porticina sul retro, chiedo se sia il posto giusto e l’infermiera fuori mi dice di sì, sono in largo anticipo, avevo temuto di trovare coda, ma sono l’unica, mi fanno entrare subito, sono gentilissimi e in un attimo concludo. Chiamo un taxi e rincaso.

Il pomeriggio successivo ricevo una mail col risultato negativo, come già sapevamo.

Fine della storia.

Nel balordone del momento, ho scelto di non raccontarlo nel blog. Per quanto credo che questa sia una piccola famiglia, rimane comunque un posto pubblico dove tutti possono farsi i fatti miei e l’utilità delle condivisione può essere minata da chiunque. Sono trascorsi tre mesi e mezzo, il panorama è cambiato e ho dovuto ripercorrere quei giorni di febbraio all’anamnesi al Centro Vaccinale, dove mi hanno detto che no, il sierologico non viene tenuto in considerazione per decidere magari di somministrare una sola dose. In fondo io non ho mai avuto un tampone positivo.

Non so cos’altro aggiungere, ma se avete domande o considerazioni sono qua.

Mezza vaccinata!

E così ieri io e l’Orso marito abbiamo ricevuto la prima dose di vaccino Pfizer, prima dose già vi fa capire che no, non ci è andata bene col Johnson monodose. Nei giorni scorsi mi ero illusa parecchio in tal senso, perché ho sentito diverse coetanee a cui era stato fatto proprio il Johnson, ma ieri era terminato. Quando il medico ce l’ha detto, l’emozione da groppone che avevo cominciato a provare all’arrivo al Centro – i cartelli, l’organizzazione perfetta, l’idea che stavamo salendo scale importanti, l’accettazione rapidissima (solo due persone in attesa prima noi), i corridoi, il personale gentilissimo – ha lasciato il posto alla frustrazione. Perché Pfizer significava una cosa: il richiamo nel periodo di ferie.IMG-20210602-WA0000

Posizionati in due box attigui, ho sentito Emanuele chiedere se fosse possibile spostarlo, ma niente da fare: è un programma automatico. E infatti sarà l’8 luglio.

Fuori una giornata di festa, l’estate a pochi passi, un bel giro a City Life, mentre facevamo le valutazioni del caso su come gestire le vacanze. La soluzione che abbiamo preferito è stata quella di scegliere una meta sufficientemente vicina da consentirci di tornare a Milano il 7 in serata, l’8 mattina abbiamo il vaccino e ripartire. Già con questo sentore mi ero fatta fare un paio di preventivi a Cesenatico, proprio sul Porto Canale di Leonardo, in due strutture piccole, come piacciono a noi. Arrivati a casa ho scritto a entrambe ma no, le camere non erano più disponibili. Mi ha preso un po’ di sconforto, ma non volevo proprio che prevalesse. Pensa che ti ripensa alla fine, per farla breve, abbiamo prenotato stamattina in Versilia, a Marina di Pietrasanta dove eravamo stati nel 2007 prima di sposarci e nel 2008 con una coppia di amici (terribile scelta, l’amicizia è naufragata e la settimana in parte rovinata dal loro comportamento). Il posto però l’avevamo apprezzato tantissimo e sono felice di tornarci.

Alla conferma della prenotazione stasera quel groppone si è ripresentato. Davvero il mare sarà il mio orizzonte dal 26 giugno al 12 luglio? Mancano soltanto 23 giorni! Non riesco a crederci.

Certo avrei preferito partire con la copertura vaccinale completa, che avremmo avuto se non avessero posticipato il richiamo Pfizer da 21 a 35 giorni, non solo per evitare lo sbattimento dell’anda e rianda, ma anche per una maggior sicurezza rispetto al virus; tuttavia stasera le parole del Generale e della mia Regione, pare che stiano organizzano il sistema informatico in modo da poter modificare le date della famigerata seconda dose on demand, grazie, fate sempre tutto DOPO) le ho ascoltate con un orecchio solo, non voglio più rimuginare su questa sfiga, né dare peso a chi prende decisioni differenti, privilegiando la villeggiatura. Va bene così.

Una settimana fa ero alle prese con gli scarichi intasati, adesso ripasso mentalmente cosa mettere in valigia e oggi sono andata in libreria a fare scorta di letture da ombrellone, segno oltretutto che il vaccino non mi ha procurato alcun effetto collaterale, a parte il dolore al braccio che non calcolo proprio se non quando devo tirare giù qualcosa da uno scaffale (i libri appunto) o portare un sacchetto (di libri appunto) e tocca ricordarsi di usare il destro.

Il corona virus, come lo chiamavamo all’inizio, ci ha dato una serie di lezioni importanti, per esempio che tutto può cambiare in un attimo, che la vita continua sempre, che anche quando le cose sembrano immobili vanno comunque in qualche direzione, che la Romagna e la Versilia possono essere inarrivabili quando i confini sono quelli del quartiere e si esce solo per la spesa, che non avere la febbre è straordinariamente bello, che anche se ci si protegge magari ci si contagia, com’è capitato a me, che il covid me lo sono fatto e non me ne sono manco accorta. E questo è il vero chiul, non poter andare in ferie per un mese di fila, anche se, in effetti, non riesco a non invidiarli.

Ma di quando ho scoperto di aver contratto e superato il covid da asintomatica ve lo racconto prossimamente. La foto lassù è stata scattata durante i 15 minuti di attesa post somministrazione.

Letture e cose di maggio

A maggio ho letto davvero degli ottimi libri, e meno male, visto che tutto il resto è stato un’oscillazione continua tra rare giornate molto positive che pensavo fossero la svolta e ripetuti disastri che mi ributtavano indietro. Sono un po’ di fretta con questo post, non riesco a dilungarmi nei dettagli per ogni romanzo. ma non voglio rimandare ulteriormente la sua pubblicazione. Le trame le trovate comunque googlando, se volete approfondire chiedetemi pure nei commenti. Scusatemi. 

  1. Capannone n. 8 Deb Olin Unferth 
  2. Carta straccia  Jakob Arjouni
  3. La stagione più crudele  Chiara Deiana
  4. La mia vita di zucchina  Gilles Paris 
  5. Il vizio della solitudine  Raul Montanari 

“Capannone n. 8” è un romanzo davvero insolito che mi è piaciuto tanto, tanto. Ha un avvio col botto: una ragazzina si mette in viaggio per andare dal padre che non ha mai conosciuto, e tutto va miseramente a rotoli in una girandola di avvenimenti e personaggi unici, su cui trionfa l’allevamento intensivo di galline ovaiole. Ho trovato solo il finale un po’ raffazzonato, quasi inutile, mi sarei fermata prima, ma tutto è davvero originale senza essere pretestuoso, e a tratti geniale.

Quando sono incappata in un romanzo di Jakob Arjouni a soli 5 euro al Libraccio sono stata molto felice, deve esistere un abbandonatore seriale di Arjouni perché il primo lo scovai alla bancarella dell’usato e ne continuo a trovare a metà prezzo. Va detto che “Carta Straccia” è un po’ il meno riuscito, comunque assai gradevole soprattutto nella prima parte, è un po’ confuso andando avanti, è un giallo con l’ispettore turco in Germania già presente in altre opere.

Conosco di persona Chiara Deiana, è la redattrice di Chiara Beretta Mazzotta, così, sono sincera, ho rosicato parecchio per il suo esordio con Mondadori, alla fine, ho deciso di comprarlo e liberarmi dal pregiudizio, ma no, non mi ha convinta. Ci sono un paio di svarioni editoriali che fatico ad accettare in un editore big, come “gli gridò” riferendosi a una donna, la ragazzina che sta mangiando un gelato panna e fragola e nella frase successiva diventa un ghiacciolo e situazioni poco credibili. Rimane la suggestione dell’età preadolescenziale fatta di estati lunghe e piene di giri in bicicletta dai nonni, che sono un po’ patrimonio di tutti, ma la storia non è riuscita a farmi allontanare il fastidio per un’editoria che fa scelte incomprensibili.

Il film d’animazione “La mia vita di zucchina” è uscito nel 2017 e l’ho recuperato di recente in dvd, ve lo consiglio se ancora non l’avete visto. Mi ha davvero entusiasmata e commossa al punto che ho deciso di prendermi il libro, oltretutto il cartaceo su Amazon costa solo 7.92 euro ed è stupendo. Più articolato della pellicola, con più personaggi, invariata la trama, è un romanzo Young Adult molto godibile anche dagli adulti, che non scade mai nella facile retorica visto il tema: un istituto per bambini con situazioni familiari difficili, spesso estreme (genitori in carcere, abusi, addirittura il protagonista Icaro, detto Zucchina, ha ucciso la madre per sbaglio), ha guizzi di preziosa ironia soprattutto nei dialoghi ed emoziona sul serio. Ottima idea per un regalo ai ragazzini in questo periodo di Comunioni, Cresime e fine Scuola.

Con Raul Montanari ho un rapporto pregresso e all’uscita del suo ultimo romanzo che segna i 30 anni di carriera, l’autore me ne ha spedito una copia in regalo, gesto che ho davvero apprezzato tanto, come il libro stesso. Di Montanari non sorprende la scrittura perfetta, sua una delle scuole di scrittura più importanti in Italia, ma ogni riga si fa amare per le scelte lessicali, la struttura precisa, che mai fa pensare “eh, però qua poteva anche tagliare/allungare” o cose di questo tipo che capita di incontrare anche in romanzi molto, molto buoni (vedi “Capannone n. 8” in questo post e “Bottigliette” nel mese di aprile). Il romanzo è un noir che attraversa l’animo portandoci lungo i crimini degli scafisti e ci parla della solitudine cercata in un ex poliziotto la cui vita viene ribaltata in poche mosse da diversi eventi. Lo consiglio davvero tanto.

A questo punto non mi resta che augurarvi uno splendido 2 giugno. Spero possiate trovare un momento di riflessioni sulla grandezza di questa giornata, doppiamente importante per le donne che, votando per la prima volta, condussero l’Italia alla Repubblica.

Per riderci e scriverci su

Dopo il sopralluogo di giovedì, che mi aveva fatta preoccupare non poco, perché l’idraulico non era certo di poter risolvere solo con sonda e pompa e si temeva di dover spaccare, oggi invece ce l’ha fatta! La situazione stava diventando impegnativa, oltre a non poter utilizzare la doccia, il continuo affluire degli scarichi faceva sì che limitassi l’uso anche di lavabo e bidet, mentre l’odore iniziava a espandersi per la casa. Insomma tutto è bene ciò che finisce bene? Diciamo di sì, ma ricapiterà perché la colonna del condominio è malconcia e perché chi ci ha ristrutturato il bagno tre anni fa evidentemente ha mentito sulla risoluzione definitiva, ma questo idraulico ha promesso di precipitarsi.i tubi di sandra

Basterà chiamarlo e dirgli “sono la signora del 3° piano col bagno intasato!” e lui capirà l’urgenza dell’intervento. Non era facile buttarla sul ridere, ma quando si hanno amiche come Barbara diventa fattibile, mi ha creato una card stupenda a tema! Perché ci sono solo due strade: o l’ironia o la scrittura e a me piacciono entrambe.

Quando tutto è finito, abbiamo cominciato a pulire e mentre asciugava il pavimento ho buttato giù 2500 battute per un nuovo racconto che manderò a Delos. Eccone una parte.

Tubi e tuberose 

Le piante di tuberose sono originarie dell’America meridionale ed erano usato già dagli Atzechi, con il loro profumo intenso e sensuale e i seducenti  fiori bianchi hanno la particolare caratteristica di emanare la fragranza dopo il tramonto, rendendo i giardini che le ospitano luoghi perfetti per appuntamenti romantici.

Barbara buttò l’innaffiatoio in un angolo e osservò felice la fioritura delle tuberose: erano davvero splendide. Ridacchiò tra sé ripensando alla bustina di semi che parlava di “Profumo seducente e carnale, preludio di notti infuocate, in una sola parola: afrodisiaco.” Mah, aveva forti dubbi in merito, dubbi che riguardavano tutto ciò che aveva a che fare anche solo alla lontana con sesso- amore-e- ciò che gira intorno. Le sue siepi non incorniciavano un angolo per appartarsi in incontri fugaci, magari clandestini, inebriandosi, no, erano solo una barriera gentile e non sempre efficace per lasciare fuori gli indesiderati, ovvero i famigerati vicini, i maledetti Carminati.

Il bip del cellulare irruppe nei suoi pensieri. Era la twin, ovvero sua gemella Sandra, quella pragmatica, che infatti in quel momento le stava suggerendo via messaggio vocale di far costruire un bel muro e fine delle trasmissioni. Mattoni, muratori, casino. Barbara soppesò la proposta incamminandosi verso l’alta siepe di Cupressosyparis leylandii – che nome! –  un vero muro vegetale molto folto e adatto a delimitare i confini, come le avevano consigliato al vivaio. La crescita veloce garantiva risultati rapidi anti- ficcanaso. Una ristrutturazione edile prevedeva, oltre alla spesa, operai e rogne di cui già non ne poteva più, vista la sfiga epocale con i tubi e l’avvicendarsi di idraulici a ritmo regolare in casa sua.

Never say never: I tubi di Sandra battono Beautiful e pure Sentieri nell’infinità di puntate e colpi di scena

Il primo giorno di part time è dedicato alla casa. Questo giro di lavoro è stato molto faticoso per la pessima gestione del nuovo programma informatico, di cui non mi sembra interessante parlare. Ieri in particolare una giornata tremenda ma stamattina il suono della sveglia alle 8.30 invece che alle 7 mi ricorda che ora sta a me non pensarci più fino al 10 giugno. Silenzio tutti i contatti dei colleghi su whatsApp, penso che tra una settimana saremo vaccinati e attacco a pulire di fino, col sorriso dentro di chi ha davanti a sé una spianata di orizzonti: quando ho finito potrei andare in libreria, per esempio. Domenica sera siamo stati a cena dalla twin, sulla loro meravigliosa terrazza che occupa mezzo tetto dell’edificio, un tramonto spettacolare dall’8° piano e un sacco di risate coi nipoti, l’odore della griglia che faceva estate. Non va tanto male.

Terminati i mestieri, mi lavo i capelli nel lavabo e mentre la maschera agisce sulla chioma un po’ stressata, ne spalmo pure una sul viso, tutti i miei amati prodottini Occitane. Questa è purificante al melograno, rende la pelle rossa, macchia l’asciugamano, ma il risultato finale è ottimo. Trallala, sciacquo abbondantemente la faccia e sento un forte gorgoglio, proprio brutto e so già cosa significa: è la sigla che anticipa una nuova puntata de

I tubi di Sandra

Sbuffo. Succederà qualche casino. Ancora con la maschera n. 1 in testa ripongo lo shampoo nel box doccia e vedo la tragedia: il piatto pieno d’acqua sporca schifosa. Svito lo scarico, come ho imparato a fare e come faccio regolarmente per liberarlo dai capelli e residui di saponi ma non è neppure troppo sporco. L’acqua non va giù. Cerco di mandarla via col getto della doccia, anche per pulire ma invano. Sono furente con chi mi ha rifatto il bagno proprio per ovviare a questo guaio e aveva garantito che no, non sarebbe mai mai mai più accaduto che gli scarichi dei lavabi finissero nella doccia perché è stato messo un tubo a Y per separarli. Never say never. Chiamo l’altro idraulico, l’ultimo di una lunga sequela, ve l’ho presentato

in questo post di settembre.

La segretaria mi garantisce che mi farà chiamare a breve.

Sciacquo la maschera sulla testa, nessun nuovo gorgoglio. Passo l’aspirapolvere per togliere i capelli che di solito spargo in giro, lavo il pavimento, un po’ d’acqua è uscita dalla doccia, chiamo l’Orso, mangio mezza focaccia ripiena di mozzarella e melanzane, e mi metto al pc. In meno di un’ora l’idraulico mi telefona: la sua diagnosi è che si sarà intasato (ci arrivo pure io eh), passerà in giornata ma non sa darmi un’orario, mi avviserà prima, e comunque no, ovviamente non se ne parla di fare il lavoro oggi. Torno in bagno, i due centimetri d’acqua stanno ancora lì. 

Ho una specie di voglia di piangere.