Settimana difficile

E’ stata una settimana intensa e purtroppo piena di stress. E dire che era cominciata col mio compleanno. Tanti gli auguri e i regali molto ma molto apprezzati. Festeggiamenti tranquilli a casa perché per questo 2017 i botti li abbiamo riservati per i 50 + 10, poi però le rollatine di pollo previste per la nostra bella cena erano andate a male e io, ostinata nel non volermi arrendere all’odore, le ho cucinate lo stesso, buttandole poi nel sacco dell’umido e rimediando in qualche modo 😦

Il fisioterapista ha confermato la contrattura. In azienda quest’estate hanno badgiato la porta che divide il mio ufficio da tutti gli altri, in pratica devo attraversarla per andare ovunque, bagno compreso. Ed è diventata durissima, a furia di provare ad abbassare la maniglia mi è partita la scapola. Lo so è una cosa quasi ridicola, ma oltre al male molto intenso dal trapezio al braccio, io ero letteralmente chiusa dentro, e il dover chiedere a qualcuno (mediamente collegafigo) il favore di aprirmi per poter uscire mi metteva in forte disagio. Ieri pomeriggio l’hanno riparata, le mie proteste hanno suscitato grande solidarietà da parte di chi in effetti aveva lo stesso problema (li sentivo sbraitare “ma sta porta di merda non si apre!”) ma avendo l’ufficio dall’altra parte devono aprirla solo per venire da noi, e questo non avviene così spesso. Purtroppo dapprima anche una sorta di stupida irritazione da parte di chi avrebbe dovuto provvedere subito – figurati, io sono appena passato senza problemi!. Questo sommato a un certo stress in ufficio e molte cose da fare, sbang giovedì sera sono stata male, o forse il motivo non è neppure quello, ma solo che io ho sto problema di ansia con picchi che arrivano come onde e travolgono tutto. Ero sola in casa ed è stato brutto, sono rimasta col magone fino a ieri mattina, ma comunque presente ed efficiente sul posto di lavoro. Modestamente. Poi piano piano il mal di schiena iniziava a essere meno fisso, e dopo molti ripensamenti ho deciso di partecipare comunque alla cena di Natale aziendale, cosa che la sera prima sembrava decisamente improponibile.

Ed è stata anche una bella serata con collegafigo e alti simpatici compagni di squadra, a nostra è una ditta di 70 persone con svariate sedi per cui è sempre l’occasione di ritrovarsi anche con chi non vedi ogni giorno, alcuni a dire il vero manco li conosco.

Oggi sto davvero bene! L’episodio è come se non ci fosse mai stato, ieri sera ho incastrato parrucchiere e persino una manicure, ora ho le unghie di uno strano color tortora, marron glacé, ma forse anche un po’ grigio. Alcuni cari amici ci aspettano per cena nella loro casa nuova e domani verrà l’allegra brigata della twin per una merenda da noi. Settimana prossima mi aspetta l’ultimo tour di auguri e anche il tour de force di lavoro, la mia scadenza fiscale ogni mese il 25 non viene posticipata per il Natale. Voglio vivere tutto con estrema leggerezza.

Il vostro stress pre-Natalizio e la gioia dell’Avvento come si stanno impossessando di voi, quando mancano solo 9 giorni al 25?

Una luce quasi lunare sulle viti ormai spoglie e imbiancate nel Monferrato

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Arrivare all’arte attraverso la narrativa

L’evento era di quelli ghiotti, si trattava infatti della presentazione del romanzo:

Il Mistero dell’angelo perduto di Paolo Jorio e Rossella Vodret
 
Martedì 12 dicembre ore 18.30 al Teatrino della Fondazione Bracco
Con gli autori interviene Pierluigi Panza Corriere della Sera.
Ho risposto con piacere, felice che avessero pensato a me, e ieri, dopo una giornata pestifera in ufficio, mi sono riappacificata col mondo grazie a all’invito di un editore stratosferico. Ho così inanellato una serie di bellezze, condite da tanto stupore. Il teatrino si trova nelle retrovie di Piazza San Babila, ed è una vera chicca, reso ancora più magico dalle luci del Natale, l’organizzazione prevedeva numerose hostess accoglienti, libro in omaggio, guardaroba e atmosfera chic. La presentazione estremamente professionale mi ha fatto conoscere da vicino:
Paolo Jorio scrittore, regista e conduttore di programmi radiofonici e documentari d’arte. Dal 2003 dirige il Museo del Tesoro di San Gennaro di Napoli.
Rossella Vodret già curatrice presso la Galleria Nazionale d’arte antica e soprintendente per il patrimonio storico-artistico di Calabria, Puglia, Lazio e del Polo museale romano, è specialista della pittura romana del primo Seicento e curatrice della grande mostra dedicata a Caravaggio in corso a Milano, Palazzo Reale.
Il romanzo è un giallo, un’opera di narrativa quindi che parte però da una domanda concreta.
E’ forse vero che una copia del primo dipinto di S. Matteo e l’angelo di Caravaggio non sia andata perduta in un incendio, quando era stata trafugata dai nazisti, ma si trovi in realtà nel magazzini del Museo Puskin a Mosca? Questione delicata che gira da tempo negli ambienti artistici; dubbio avvalorato da fatto che nel 1993 nei magazzini fu rinvenuto addirittura il tesoro di Priamo, tanto che la moglie di Schliemann, che aveva ritrovato i gioielli durante gli scavi a Troia, arrivò a sfoggiarli a una serata mondana! (Nonostante nel periodo della guerra fredda i sovietici avessero negato di conoscere la sorte degli oggetti). E se il celebre quadro avesse fatto la medesima fine? Si presume, e siamo sempre in campo storico, non finzione, che il mistero morirà con Irina Antonova, la Vodret, infatti, che ha avuto modo di conoscere la direttrice del museo, le chiese di visitare i magazzini, ma, nonostante la promessa di poterli vedere la mattina successiva, la cosa non ha avuto alcun seguito!
Ebbene, succede che una notte di Capodanno, Rossella Vodret a cena da Paolo Jorio racconti questo mistero e nasce così l’idea di scrivere un romanzo a quattro mani, laddove l’esperta di Caravaggio si sarebbe occupata della parte storica e Jorio della pura finzione. Un periodo storico interessantissimo, a mio avviso, quello che vede le vicende narrate, siamo infatti a Berlino durante i giochi olimpici del 1936 con l’ascesa di Hitler.
Poco è stato rivelato del romanzo, e mi pare anche giusto così, ma è stata davvero una grande occasione, oltre che di parlare poi con Rossella Vodret (mi sono avvicinata con quel coraggio tipico di chi si è appena tracannato un Prosecco!) anche di avere una conferma sull’importanza della narrativa di genere, il discorso si sovrappone magnificamente a ciò che ho detto nel mio recente post su Agatha Christie, per arrivare all’arte. Jorio ha infatti dichiarato di essersi interessato al Tesoro di S. Gennaro, dopo aver visto il celebre e da me molto amato film Operazione S. Gennaro; siamo quindi di fronte a qualcosa di estremamente popolare che avvicina all’arte. Questo è notevole ed è il messaggio più importante che mi è rimasto addosso della serata, che è stata nel complesso una meraviglia. Oltre poi a Caravaggio, che ha un’empatia enorme, con questa figura controversa, laddove un artista immenso si scontra infatti con un uomo inquietante. Le sue opere attirano sempre anche i non intenditori, la mostra a Palazzo Reale è stata infatti protratta, io non l’ho vista, ma ne vidi una spettacolare alle Scuderie del Quirinale qualche anno fa.
E alla fine in questo palazzo da lasciarti lì a bocca aperta, con tutta questa gente molto raffinata (io sembravo al solito scappata di casa, anzi dall’ufficio) un aperitivo servito da camerieri in giacca bianca, con questi vassoi pieni di calici, tartine sublimi, un ambiente da film e quattro chiacchiere con una blogger che avevo conosciuto e visto a un paio di altre conferenze stampa. Ora chiaramente sono curiosissima di leggere il romanzo. Poi vi saprò dire!
Sono rincasata tardissimo, con un mal di schiena epocale (la storia della contrattura ve la racconterò in un altro post, tanto che stavo quasi per rinunciare in favore del divano) e tanti luccichii negli occhi, come se le luminarie di Natale si fossero trasferite sulla mia persona, incantata dalla pittura, dai libri, dalla soddisfazione di essere stata invitata in un posto tanto bello, ancora una volta grazie alla mia autenticità di blogger.
Grazie davvero a Skira.

Pattinare sul ghiaccio dopo 30 anni!

Quando ero alle superiori talvolta con le compagne di classe si andava al Palazzo del ghiaccio, che ora non esiste più. Poi nell’estate della maturità ho conosciuto un ragazzo più grande di me, eravamo entrambi villeggianti milanesi nello stesso paese in Valtellina e dopo esserci frequentati in autunno in città, durante le vacanze di Natale ci siamo ritrovati in Valle e siamo andati a pattinare. Lui era molto bravo, aveva i suoi pattini, mentre io li noleggiavo, e qualche volta siamo poi tornati insieme anche al Palazzo dei ghiaccio a Milano quell’inverno. Poi un grande vuoto durato 30 anni.

La vita a volte sa essere proprio buffa. Venerdì sera un’amica mi ha mandato un breve video di lei che pattina coi figli, le ho scritto che mi sarebbe proprio piaciuto indossare di nuovo gli stivaletti con le lame. E ieri, a Nizza Monferrato, durante il consueto giro di approvvigionamento carne, vino e amaretti, cosa vediamo dopo pranzo? Una fantastica pista all’aperto, con noleggio pattini, tempo illimitato di permanenza, che avrebbe aperto da lì a 5 minuti. Un po’ di titubanza se mi spacco qualcosa? E poi via, se non sto in piedi vabbe’, rinuncerò.

E la meravigliosa sorpresa di riuscire dapprima a staccare la mano dal bordo e poi a scivolare sul ghiaccio da una parte all’altra, senza mai cadere, giri e giri mentre la pista si riempiva  rimanendo comunque poco affollata e una donna m’indicava alla figlia dicendo “guarda quella signora che brava!” Mi avevano detto che era come andare in bicicletta: non si disimpara, ma non ci credevo. Anche l’Orso se l’è cavata alla grande e ci siamo proprio divertiti. Siamo stati lì un’ora e mezza circa, poi avevamo altre tappe per riempire la dispensa e a malincuore abbiamo abbandonato la pista. Per me è stato proprio magico.

Assassinio sull’Orient Express

Non era facile confrontarsi con un film di questo calibro ma Kenneth Branagh vince la sfida proponendo un buon cast, no, non ottimo (purtroppo Penelope Cruz nel ruolo che fu di una straordinaria Ingrid Bergman non può che abbassare la media dei voti agli attori!) scenari spettacolari tra Gerusalemme, Istanbul, e soprattutto neve, tanta neve, strapiombi e tramonti.

Se vi interessa approfondire le differenze tra le due pellicole, ho trovato questa attenta analisi.

La storia credo sia nota a tutti, secondo me è sempre godibile, anche quando non c’è nulla più da scoprire. Ho letto il libro in inglese molti anni fa, sta lì nella libreria nella mia collezione Agatha Christie (ho quasi tutti i titoli). Ci sono autori popolari, che non hanno mai avuto l’ardire di fare letteratura, ma con una narrativa di genere hanno prodotto capolavori assoluti, che li hanno resi davvero immortali. Agatha Christie è tra questi. Con buona pace dei tromboni, che se non è mainstream, inteso in senso positivo, cioè di estrazione culturale più alta perché non iscrivibile in un genere specifico, deve per forza essere di serie B. L’attuale remake visto ieri mi è quindi piaciuto moltissimo, lo consiglio, così come suggerisco di mettere il romanzo sotto l’albero di qualcuno; in alternativa propongo anche Il Natale di Poirot, splendido giallo di impianto classico, ovviamente adattissimo al periodo di festa. Io mi ricordo quando trascorrevamo il Natale in Valtellina, la casa sempre un po’ fredda e io abbarbicata sul divano a leggere Agatha Christie, i suoi romanzi mi riportano indietro di 25 anni almeno e mi ha fatto piacere ritrovarli ben scolpiti dentro di me grazie a questa uscita cinematografica.

Il mio manifesto di Natale

Non capisco il buonismo, chi perdona gli assassini dei figli. Credo profondamente in Dio e nell’aldilà, mio padre del resto mi ha mandato chiari segnali di cui a volte ho parlato nel blog, mi confesso abbastanza regolarmente seppur non così frequentemente, ma non vado a Messa ogni domenica. Se visito una Chiesa da turista, mi fermo comunque e sempre a pregare, mediamente capita quando siamo in viaggio, per cui prevalentemente ringrazio per l’opportunità che il Cielo mi ha dato di andare in vacanza e di godere di giorni tanto ricchi.

Mi piace il Natale commerciale, le luci ovunque, lo shopping, e i canti natalizi in auto mentre si va. Adoro i nostri riti, miei e dell’Orso, sono la parte più bella, quella del prima, quella che ci fa scacciare il pensiero che in fondo Natale sia la festa dei bambini.

Credo profondamente che o è Natale tutti i giorni o non è Natale mai (cit.), ma a Natale si aggiunge qualcosa in più, magari il torrone. Ritengo che sia giusto, normale e sacrosanto parlarsi, scusarsi, capirsi, incazzarsi, discutere, serbare rancore per un po’ e poi buttarsi tutto alle spalle, se il rapporto vale. E’ successo in questi giorni con collegafigo. Ritrovarsi e ripartire dopo un abbraccione è semplicemente la prova che a volte si è fatti per camminare dalla stessa parte della vita, anche se la si pensa diversamente, che ci sarebbe un vuoto senza quella persona.

E se talvolta cedere e abbozzare mi costa parecchio, c’è sempre un buon motivo per farlo, ad esempio far contento mio marito.

Mia sorella conclude spesso i nostri confronti – lei è molto rigida – dicendo “tu sei quella buona.” Io sono quella che si fa carico di un sacco di cose, per esempio non lasciare indietro nessuno a Natale. Emanuele guarda soddisfatto i pacchetti che già affollano l’albero e dice che sono stata proprio efficiente a organizzare tutto per tempo, è vero mi piace farlo ed ero in part time, ma pensare nel dettaglio a tutti non è cosa da poco.

Natale amplifica e rivela, anticipando il significato dell’Epifania, la gente si mostra per quello che è. Io faccio in modo che a Natale nessuno sia solo, non è facilissimo, visto che non sono ubiqua, tocca giocare a tetris col calendario ma con un po’ di buona volontà ci se la fa, sempre. Anche lo scorso anno che avevo l’influenza pestifera e quando Emanuele ha riportato a casa sua mamma, io ho vomitato l’intero il pranzo. Però eravamo stati insieme.

E se tutto l’anno le cose al lavoro sono andate a rotoli, partecipare alla cena di aziendale di Natale mi sembrerebbe ipocrita, oltre che estremamente faticoso, ma il 2017 è cominciato con la conferma del part time, per cui quest’anno alla cena andrò volentieri.

Non rincorro amici che non ci sono mai, solo perché bisogna farsi gli auguri, ma sono felicissima di brindare con chi mi ha accompagnata in questo viaggio con etichetta “2017”.

Sono coerente con quella che sono per 364 giorni, a Natale al massimo mi abbuffo un po’ di più e il 26 mangio gli avanzi.

I fatti, i gesti, le parole parlano di noi, la stella cometa getta una luce sincera su quello che realmente siamo, smaschera finzioni e illumina i nostri passi. La direzione no, quella la decidiamo noi.

Felice Immacolata, amici e grazie per essere qui.

L’altalenante umore dell’avvento

Non ho neanche scritto il post di Benvenuto Dicembre, un mese così amato da queste parti! E siamo già al 3, sera. Ho spuntato qualche rogna/incombenza, ma non la principale, quella del bagno: il muratore non è disponibile ed è quindi rimandato al 2018, spero gennaio. Io e l’Orso ci siamo ritrovati con due tranvate lavorative, la sua ben più grossa, ma anche la mia è una bella tegola. Cose che puoi solo accettare, ma che rabbia certe decisioni.

E’ arrivato il freddo vero, ma non la neve prevista, almeno qui e in Bassa Valtellina dove siamo stati ieri per le solite operazioni di chiusura casa in vista dell’inverno, che in effetti è qui. E chi vede le mie foto su whatsApp sa che ci sto dando dentro a comprare regali (abbiamo anche qualche compleanno dicembrino) praticamente ho finito! Mi mancano soltanto due cosine per mia suocera: le facciamo un cesto di prodotti tipici e devo aggiungere il caffè di una torrefazione che le piace, ma è di strada per cui basterà un salto quando sono in quella zona, cioè spesso, e poi penso di mettere il grana che va sempre bene. Gli altri tutti presi. Per mia mamma ho scelto Il cofanetto con la trilogia della pianura, e per il compleanno della nipotina due volumi di Fantasmagorica Dory consigliati dall’ambulante senegalese che mi ha riconosciuta fuori da Garabombo perché anche lo scorso anno avevo comprato un libro da lui. Devo dire che mi ha fatto proprio piacere ritrovarlo con il suo saluto affettuoso. (Si noti che il blog è tornato a funzionare come si deve con i link, senza alcun intervento). Sono molto soddisfatta dei miei acquisti perché sono tutte cose pensate, anche se spesso, ma non per tutti, mi affido ai soliti articoli: Occitane, cioccolati e biscotti solidali, vado sul sicuro. Non manca un pensierino nataloso spiritoso per la twin che ama cucinare e ospiterà un po’ di gente in montagna per il pranzo del 25.

Noi non so ancora cosa faremo, c’è tutto un tetris organizzativo familiare nel quale immagino anche voi potrete specchiarvi. Queste cose purtroppo portano con sé l’aspetto triste delle feste. Lo dico ogni anno: Natale amplifica. Così vuoti, assenze e mancanze diventano enormi; io in questo giorni li sto patendo parecchio. Mi anniento dietro allo shopping, le luci del centro e i dolci – sperando che lo stomaco regga – e mi ripeto che Natale con l’Orso marito è proprio bello, ma a volte non mi basta.

Mercoledì torno al lavoro, ma poi abbiamo S. Ambrogio e L’Immacolata che quest’anno cadono a meraviglia e potrò ributtarmi sotto il piumone danese senza sveglia e godere un sacco del fatto che ahahah 😀 ho comprato tutti i regali e potrò quindi evitare la frenesia caotica che crescerà in maniera esponenziale in quei giorni, oggi infatti si girava ancora piuttosto bene. Mentre l’agenda si riempie piano piano di incontri, cene, aperitivi per fare gli auguri agli amici, gli hobby creativi quest’anno esercitano un fascino un po’ scarso, tanto che ho messo insieme qualche bigliettino stamane e considero chiusa la partita.

Concludo questa cronaca abbastanza inutile con la stupefacente performance di Jennifer Jones che per il Calendario dell’Avvento di Buck e il terremoto ha letto l’incipit del mio racconto Carlotta, da brivido. Fossi in voi cliccherei.

E’ ipotizzabile un mondo senza Amazon?

E’ noto che i lavoratori Amazon abbiano recentemente scioperato e pare non se la passino troppo bene, questo da tempo. Nasce una riflessione abbastanza immediata: boicottiamo Amazon se è vero che sfrutta i dipendenti. Si può certamente fare, tuttavia non è demagogico ricordare che ahimè condizioni di lavoro pessime sono presenti in molte realtà, spesso avallate dalla legalità, non è sfruttato e umiliato solo chi lavora in nero, ma anche chi lo fa con un regolare contratto. Lo stato lo permette. Quindi dovremmo decidere di combattere tutte queste aziende. E la faccenda si complica. Anni fa mia sorella smise di comprare nei negozi di una nota marca di abbigliamento, che da sempre per noi era un punto di riferimento: aveva letto qualcosa di brutto a suo carico e portò avanti la sua battaglia. Tempo dopo la vidi indossare qualcosa di quella marca, ma come? Le chiesi mica avevi giurato giammai? Rispose che alla fine era un casino rinunciare perché ci si era sempre trovata bene. Se volessimo evitare le aziende poco etiche ci toccherebbe fare una ricerca estenuante e difficile sulla loro produzione. Io compro spesso al mercato, e penso che sarebbe parecchio complicato risalire alla filosofia aziendale laddove ci sono etichette poco tracciabili come, invento ma siamo lì, “Lola Style”. Comprare solo da ditte che sono certa non violino alcunché comporterebbe una vera rivoluzione nella mia vita, un super lavoro che influenzerebbe le mie giornate, e ahimè un costo non indifferente. Se vado a fare la ceretta, mi tocca informarmi circa il contratto di lavoro di chi mi sta strappando i peli, parlando sul lettino un’estetista mi disse quale era il suo stipendio, non sarei dovuta tornare: la stavano evidentemente sfruttando! Complimenti a chi lo fa, su tutta la linea, mi chiedo dove trovi il tempo semplicemente di vivere al di fuori della fantastica battaglia ideologica che sta portando avanti.

Ma torniamo ad Amazon, non posso combattere tutti, focalizziamoci su uno. Meglio di niente, no? E’ fattibilissimo, non compro su Amazon, fine del problema. Se sono un lettore digitale, evito il Kindle e scaricherò i libri da altre piattaforme, ne esistono, o direttamente dai vari siti degli editori. Ottimo.

Ma se sono un autore?

GoWare è partner Amazon, no, non mi sento una cattiva persona per questo. Però un altro autore potrebbe scegliere un altro editore per pubblicare le proprie opere. Benissimo. Quale? Quali case editrici non hanno nulla a che fare con Amazon?

C’è solo una risposta. Quelle minuscole realtà, ne ho conosciute bene un paio, i cui libri non sono in vendita su Amazon non per questioni morali, bensì perché Amazon non se le è filate di pezza.

Amazon per un autore è imprescindibile. Anche se pubblichi con un big tradizionale di fascia alta, che ha le sue librerie, i volumi finiranno comunque nello store on line di Amazon, e dubito fortemente che se a uno scrittore questo non va e chiedesse quindi che le proprie opere non passino da quel canale, per assecondare il suo bisogno di etica, si arriverebbe alla firma del contratto.

La discussione è aperta.

Impicci e alberi di Natale

Sono state giornate un po’ rognose, avevo in mente di relazionarvi in merito, dopo aver stressato i whatsApp friends, ma poi mi sono detta che avrei ottenuto il poco piacevole risultato di ripensare alle grane, per cui cambio rotta e mi butto sul Natale.

Ah sì, tra le varie cose che non riesco a fare: ingrandire le foto nel blog, inserire i link nascosti (clicco il solito simbolo e non si apre nulla), e ancora pubblicare recensioni su Amazon (mi rimbalza con un riprova) e questo è niente di ciò che mi è successo. Per cui vi dico che la foto se ne sta lì in fondo piccolina, ed è presa dal negozio Ecliss, altrimenti detto Christmas Village in questo periodo. La scritta Joy e la pallina Macaron le abbiamo comprate (ammesso che riusciate scorgerle visto il di cui sopra problema dimensionale). Stop. No, i fastidi della settimana sono stati altri, questi sono dettagli.

Si diceva Natale. Noi abbiamo fatto l’albero e qualche giro di regali in anticipo, ma neanche troppo. Spero davvero di riuscire a ritagliarmi un momento (dopo che avrò risolto le questioni e riaffidato i bimbi a mia sorella, domani e dopo sono zia sitter full time) magari per esplorare anche una nuova zona di shopping che verrà inaugurata a Milano dopodomani. Sogno di andarci e compare tutti i regali. Sognare è gratis, probabilmente ci sarà un delirio di gente che manco si riesce a uscire dalla metropolitana senza venir calpestati.

Ma veniamo a noi. E a voi. Perché un paio di voi mi hanno chiesto chissà cosa faranno adesso Anna e Cesare? (A sto punto linkerei sotto Anna e Cesare, Figlia dei fiordi, ma niente, non me lo fa fare). Chissà! E loro me l’hanno raccontato, e se volete posso a mia volta raccontarlo a voi.

Chi desidera quindi ricevere il mio racconto dal titolo “L’albero di Natale” può dirlo nei commenti, utilizzerò la mail che usate per commentare come indirizzo a cui spedire il testo, con i miei auguri.

Potrete stamparlo e distribuirlo come vi va. Non ci sono limiti di tempo, però ecco, magari non arrivate la vigilia. Grazie! Oh, volevo inserire un cuoricino e pure questo non me lo fa fare…

Amo il greco # 13

Decliniamo la puntata odierna della rubrica del 25 di ogni mese al significato più romantico della frase “Amo il greco” cioè “Amo mio marito, che come noto è per 3/4 greco.” Perché a me piace scherzare, ma in fondo non troppo, dicendogli che la sua grecità ha avuto un peso enorme nel farmi innamorare di lui!

Perché già amavo la Grecia, perché sia io che mia sorella, entrambe molto portate per lo studio delle lingue, abbiamo sempre un po’ subito il fascino dello straniero. Anche se in realtà Emanuele è italiano a tutti gli effetti; potrebbe avere la doppia cittadinanza, ma questo avrebbe significato prestare servizio militare in Grecia, una faccenda lunga, e quindi ha rinunciato.

Ma come l’anima ellenica si è palesata e mi ha conquistata?

Per qualche mese io e Emanuele abbiamo chiacchierato nei corridoi, alla macchinetta del caffè, i soliti approcci di chi è collega e che chi lavora per una grossa azienda conosce benissimo. Avevo 36 anni e la mia gemella si era appena sposata: mi sentivo sola  e convinta che mai avrei potuto attraversare la navata con l’abito bianco come aveva fatto lei (in realtà il suo abito era azzurro chiaro). Quasi subito sono saltate fuori le sue origini, io – non lo ricordo – di sicuro lo avrò sfinito di domande. Mi vedeva alle 17.30 prendere la navetta aziendale che mi porta(va) alla metropolitana, e sapeva che talvolta avevo la necessità di fare straordinari e questo implicava chiedere passaggi ai colleghi, visto che di collegamenti organizzati dalla ditta ce n’è uno solo. La società chiede ore supplementari, si è trasferita fuori Milano, ma per raggiungere la civiltà sono affari tuoi 😦

Così, ad agosto quando io ero appena tornata dalla ferie in Calabria, abbronzatissima, mi disse che in quel mese sarebbe uscito prima dal lavoro e avrebbe potuto accompagnarmi volentieri al metrò, io ne approfittai. Per lui era la prima estate da dipendente lì, io sapevo che tradizionalmente l’ultimo giorno lavorativo prima di Ferragosto era usanza che la direzione a un certo punto, verso le 15, 15.30 dicesse di andare pure a casa e glielo dissi. “Quando vai a casa puoi darmi un passaggio?” Sapevo che abitava vicino a una fermata del metrò che mi era comodo per proseguire poi per la Stazione Centrale, dove avrei preso un treno per la Valtellina. Lui, gentilissimo, rispose che mi avrebbe portata direttamente in stazione, e così fu.

Ricordo quel scendere dalla sua auto al volo in un ingorgo di traffico, un bacio veloce sulla guancia, e dentro di me i pensieri contraddittori circa “che bello, ho un’altra settimana di vacanza da trascorrere in montagna” e “che brutto, in questi giorni non lo vedrò!”

In Valtellina la vigilia di Ferragosto mi trovavo con mia mamma in una pasticceria a ordinare una torta, lei era super indecisa e nel frattempo mi misi a leggere una rivista, l’oroscopo prevedeva che le donne sagittario single avrebbero cominciato a breve un’importante relazione con un bilancia. Io sono sagittario, Emanuele bilancia. Trasalii e mi sentii pervasa da auspici felici.

A ogni squillo di cellulare speravo fosse lui, ma era impossibile: non ci eravamo scambiati i numeri. Cosa che facemmo quando tornai: scesi dalla navetta aziendale del mattino, radiosa coi capelli a caschetto (prima erano lunghi) dritti dritti e lui mi fece i complimenti. Qualche sera dopo ero al Festival dell’Unità, aspettavo un’amica vicino a uno stand sudamericano, la musica sudamericana proprio non riesce a piacermi, mandai quindi un sms a Emanuele per dirgli che avrei preferito ascoltare un bel sirtaki. Lui mi rispose con due parole che non capii, e che hanno davvero fatto la storia nella nostra storia:

Yassou Koukla qualche sera ti porto al ristorante greco.

Toccò chiedergli cosa significasse “Yassou Koukla”. Scoprii quindi che voleva dire “Ciao Bambola”. La cena alla taverna greca avvenne pochi giorni più tardi e si concluse col classico primo bacio tra noi. Da allora io sono la sua Koukla.

Bookcity # 2 Le persone al Castello

La luce del Castello, le persone che arrivano a gruppetti, si salutano, si presentano, si abbracciano, si ritrovano. Noi, che siamo una squadra, io che a volte faccio fatica coi gruppi: non sono su FB e sono notoriamente polemica, ma tutto passa, questo sabato è festa bella, quella dei cuori che fanno le capriole e mentre Cristina aspetta le amiche, Nadia distribuisce rimedi per qualsiasi cosa: dall’ansia, alla fame, al mal di gola dalla sua capiente borsa, mentre Serena è come la renna in prima fila a trainare tutti, e si vede quanto è emozionata, mentre io sta volta sono andata dal parrucchiere, mentre Elisa Elena e Edoardo ripassano e poi c’incanteranno tutti con la lettura dei racconti, mentre la gente comincia a riempire la sala, Dio mio, allora è vero siamo a Bookcity, mentre tutto questo è già ricordo e mi s’ingarbugliano le parole nel raccontarvelo, alle 18 microfoni accesi e si comincia.

Introduce Serena, poi si alternano gli attori eccezionali e poi tocca a me, e di nuovo i racconti, anche l’inedito di Velma che lascia tutti senza fiato, ancora Serena e le domande del pubblico e sono le 19, il gruppo successivo preme per entrare e ancora noi non ci crediamo che sia successo.

E siamo nel cortile delle Armi, un po’ infreddoliti, ancora a stupirci, a distribuirci regalini, a organizzare il seguito della serata, per fare compagnia a chi viene da lontano: Roma, Rovigo, Imperia, tanta strada pari alla voglia di esserci. Qualcuno ci saluta, e noi proseguiamo per un locale che conosco benissimo, il cameriere infatti mi riconosce. Siamo in 10 a tavola un po’ ubriachi, molto sorridenti e chiacchieroni, felici, caspita: è tutto vero.

Sono la prima ad andarmene, perché l’unica diretta verso la periferia e sono un po’ timorosa se si fa tardi, salto il dolce, ma non la dolcezza: quella dei gesti buoni e solidali che se declinati in allegria diventano proprio un trionfo. La foto, che ho rubato a Silvia 😀 è un po’ piccola, ma ultimamente non riesco più a modificare le dimensioni delle immagini nei post.