Amo il greco # 19

Pubblico in anticipo rispetto alla consueta data del 25 di ogni mese, la puntata di maggio di Amo il greco, questo perché il giorno 25 scadono i termini per adeguare siti e blog al GDPR di cui non ho capito nulla, né, in realtà, ho intenzione di applicarmici. In attesa però di avere maggiori informazioni (magari fa tutto wordpress, ma dubito) gli aggiornamenti del blog sono sospesi, non ho voglia di rischiare sanzioni.

Questo blog non è attivo dopo l’entrata in vigore della normativa GDPR!

La recente pubblicità di un noto formaggio spalmabile ora con una nuova formula “alla greca” mi ha riproposto la domanda se fosse davvero necessario vendere qualcosa “alla” quando l’originale è comunque disponibile. Perché essere “alla” significa non essere greco. Non ho una risposta, ma chiaramente questi prodotti non mi interessano. Allora mi sono chiesta cos’altro di “alla greca” potrebbe esserci sul mercato e questo è il tema della puntata odierna. E ancora siamo di fronte a un’ispirazione o a un’imitazione?

Sembrerebbe che una greca decorativa così:

possa rendere greco qualsiasi ambiente (fermo restando che l’abbinamento lilla/rosso per me è orribile e l’associazione di idee funziona di sicuro meglio con l’azzurro).

E’ di pochi giorni fa su Grazia.it una carrellata di propose estive del noto marchio Guess, tra cui spicca la Grecia, accanto a Marrakech, Sicilia e Los Angeles. Trovo che solo la definizione “alla greca” abbia un immediato riscontro nell’immaginario di tutti, più faticoso ricondurre “alla marocchina”, “alla siciliana” e addirittura “alla losangelese” a qualcosa di comune e ben circoscritto. Questo il link all’articolo mi preme sottolineare come il costume intero nero nella sezione Sicilia non abbia, a mio avviso, alcuna identità.

Se volete sbizzarrirvi nei gioielli in perfetto stile ellenico Amazon propone una vasta scelta a basso costo, anche se poi nel calderone per assonanza ci finisce pure il corallo di Torre del Greco.

Se invece googlo “cose alla greca” per scoprire dove mai mi rimbalzerà la fantasia del web, mi imbatto soprattutto in piatti tipici: moussakà, insalate e spiedini. Se vi ingolosiscono potete sperimentare qualche ricetta, ho infatti selezionato questa pagina di cucina che mi pare ben fatta, anche se il Mutabbaq non l’ho davvero mai sentito.

Scovo anche questa simpatica tabella, toccherà assolutamente provarne la veridicità osservando le zampe posteriori del mio Orso preferito ♥

Filosofia, medicina e democrazia, nate in Grecia, appaiono nei risultati di ricerca piuttosto raramente. Un mondo dove un formaggio ha la meglio su Platone, Aristotele, Ippocrate e molto altro è quantomeno singolare, ma tant’è!

Spero di tornare tra queste pagine, altrimenti contattatemi se vi va via mail, trovate l’indirizzo cliccando nella banda nera Io e le mie pubblicazioni e contatti.

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Ispirazioni narrative dal SalTo18 # 2

Nella foto by Gaia Conventi, non sapevo l’avesse scattata e mi ha fatto molto piacere ritrovarla nel suo album FB dedicato al Salone, Elena C. editor de Le Mezzelane è intenta a leggere il mio manoscritto, sta sorridendo 😀

Questa seconda parte non fornirà il quadro completo di ciò che abbiamo comprato al Salone, ci sono anche i libri usati del Libraccio per la nipote ad esempio, di cui non parlerò, ma vi porta a conoscere due editori che già a Tempo di libri avevo avuto modo di apprezzare, per catalogo e competenze, li ho ritrovati con piacere a Torino, dove ho fatto alcuni acquisti interessanti e parlato con i proprietari.

Si tratta de Le Mezzelane, editore giovane marchigiano, con il quale ha pubblicato, motivo della scoperta, la mia amica ferrarese blogger Gaia Conventi, ho comprato tutti i suoi romanzi, che sono gialli dove si muore sì, ma dal ridere e un thriller più spaventoso che un po’ temo: sono una fifona. Allo stand de Le Mezzelane si poteva portare un manoscritto per una valutazione in tempo reale, cosa che ho fatto. Il testo è stato affidato a una editor che, la vita è proprio buffa a volte, abita a due km da casa mia. La sua opinione in merito, ha terminato di leggerlo in treno al ritorno, è stata: molto interessante, molto simpatico, scritto molto bene, mi piacciono le trame parallele che si intrecciano, io lo pubblicherei, ma tocca sentire la capo editor che dà l’approvazione definitiva.

Ne sono ovviamente felice, al di là dell’esito conclusivo, che potrebbe ancora essere un “no”, ho trovato una squadra empatica, libri ben fatti, un editore propositivo, che ad esempio, e torno a parlare da lettore, ha pubblicato sulla pagina FB un buono sconto del 15% da stampare per avere appunto una riduzione di prezzo a Torino. Una politica che denota almeno un po’ di buone intenzioni, quel darsi da fare che spesso manca ai piccoli editori. Al Salone inoltre erano presenti con diversi eventi di presentazione dei propri libri e non credo sia facile farsi avanti in questo senso, con i big che cannibalizzano gli spazi.

Il secondo editore di cui mi sono follemente innamorata festeggia 10 anni di attività, si chiama La Corte, l’ho conosciuto a Tempo di libri dove ho comprato due gialli davvero avvincenti mente a Torino ho preso un solo romanzo La casa dei cuori sospesi di Clara Caroli, un rosa che mi pare possa incontrare il mio stile di autrice. Considerato che vorrei sottoporre a La Corte qualcosa di mio, desidero verificare se io possa effettivamente rientrare nelle loro proposte. A dirla tutta pubblicare con La Corte è diventato il mio obiettivo numero 1, anche se hanno l’enorme problema dei tempi di valutazione dei manoscritti, che va da 8 mesi a un anno, ho fatto però le mie considerazioni in merito e deciso che se dapprima (dopo Tempo di libri) li avevo scartati per questo motivo, ora dopo il Salone ho cambiato idea armandomi di pazienza. Uno dei loro romanzi ha venduto circa 500 copie in 5 giorni, uno dei record della fiera, l’energia di questa casa editrice davvero dinamica era palpabile, e darà filo da torcere ai soliti noti, che qualitativamente sono spesso inferiori al catalogo de La Corte. Non linko nulla, se vi ho incuriositi li trovate molto attivi anche su FB con video e articoli interessanti.

Gianni La Corte, il fondatore, mi ha dedicato tempo e attenzione allo stand, ho aspettato che si liberasse della persona che gli stava parlando e solo dopo un po’ mi sono resa conto che quella donna era la Sindaca Appendino. La Corte edizioni è torinese e nella mia fantasia i due, che potrebbero essere circa coetanei, hanno una conoscenza pregressa, tipo che erano compagni di scuola 😀

Poco dopo questa tappa abbiamo lasciato il Lingotto, sotto un temporale, fortunatamente non troppo intenso, carichi di libri e di emozioni!

Ispirazioni narrative dal SalTo18 # 1

La cara Barbara Liguria – così chiamata per distinguerla da Barbara Webnauta – mi ha chiesto in privato se avessi voglia di scrivere un post sugli acquisti al Salone e io, pensate un po’, ne faccio addirittura due. Questo prima parte è interamente dedicata all’editore Marcos y Marcos, da me molto apprezzato, vi linko il loro colorato catalogo, nel quale potrete velocemente trovare tutti i libri che citerò e scoprire qualcosa in più sulle trame. Mi pare inutile riportarle qui nel post, del resto i libri ovviamente non ho ancora iniziato a leggerli, per cui posso motivare le scelte, ma non so se siano state davvero azzeccate.

Marcos y Marcos è un editore indipendente molto noto, con una forte identità. Diversi anni fa è letteralmente esploso facendosi conoscere da un pubblico piuttosto vasto con il romanzo Se ti abbraccio non avere paura di Fulvio Ervas, (che ho letto) un vero caso editoriale, che ha portato molti soldi nelle casse della casa editrice dandole così l’opportunità di investire in progetti i cui risultati oggi, secondo me, sono tangibili: una ricerca di voci nuove e originali ad esempio; i romanzi pubblicati da Marcos y Marcos che ho letto presentano sempre qualcosa di peculiare, per questo, nonostante pubblicare con loro (abbandoniamo per un attimo la Sandra lettrice e facciamo parlare la Sandra autrice) sarebbe stratosfericamente bello, non credo affatto di esserne all’altezza. Marcos y Marcos ha un evidente fiuto, non so come lavori con il mercato estero, accapparrandosi i diritti di autori stranieri, ma ha pubblicato, sempre molti anni fa In viaggio contromano (ho letto pure questo) di Michael Zadoorian che è diventato un long seller, dal quale è stato tratto un film uscito in Italia l’inverno scorso col titolo di Ella e John.

Ci siamo fermati da Marcos y Marcos poco dopo essere entrati, era nella lista degli imprescindibili perché volevamo di sicuro prendere un’altra raccolta di Jack Ritchie, quello di E’ ricca la sposo e l’ammazzo, letto da me e pure dall’Orso la scorsa estate. Le sue antologie acquistate poi sono diventate due: Un metro quadrato di Texas e Il grande giorno, i racconti scoppiettanti e raffinati finiranno di sicuro in valigia per la Camargue, perché piacciono a entrambi ed è un evento piuttosto raro. Desideravo anche comprare Se Dio fosse una donna di Leon De Winter, romanzo di cui avevo letto in rete entusiasmanti pareri circa quell’umorismo ebraico che adoro, sembra quasi un libro Giuntina Style, allo stand ce lo hanno raccontato con vivace passione e l’ho impilato nei volumi da portarmi via. Mentre frugo con lo sguardo le meravigliose copertine mi cade l’occhio su Breviario del rivoluzionario da giovane di Bruno Osimo; di Osimo ho adorato il frivolo e frizzante Bar Atlantic, letto ormai 6 anni fa, ma sono ahimè rimasta alquanto delusa dal successivo Disperato erotico fox per cui passo diversi minuti nell’indecisione. E in quel momento mi intercetta CBM, ci abbracciamo, chiacchieriamo del Salone, com’è, come non è, impressioni, riflessioni, passi da fare e intanto continuo a star lì con: l’Orso accanto che partecipa e il libro di Osimo sempre in mano, e siccome parlando mi sono leggermente allontanata dal banco lo riappoggio prima che pensino che lo stia rubando. Salutata Chiara decido di approfondire il discorso “dare una seconda chance a Osimo” con il personale che è sempre molto disponibile. E’ una Milano operaia del 1973 quella in cui ci porta Osimo questa volta e gli anni 70 sono quelli della mia infanzia, milanese pure, operaia, no, ma comunque assolutamente non borghese. Un’epoca difficile, io le Brigate Rosse le ricordo benissimo per dire, in cui mi sentivo povera, senza esserlo davvero, eppure anni in cui siamo stati inconsapevolmente molto felici in famiglia. Quindi lo compro. E qui scatta il consiglio della signorina che forse ha capito che noi non si bada a spese (circa). Passiamo da Milano a Roma, con L’inferno è vuoto, di Giuliano Pesce: il papa si tuffa nel vuoto e a Roma scoppia l’apocalisse. Potente, direi, anche se io nella foga, c’ho sempre la foga, come se dovessi pure io buttarmi dal balcone da un momento all’altro e perdermi tutte le storie che poi non potrei più leggere (un paradiso senza libri, non chiamatelo paradiso però, eh), dicevo inizialmente avevo letto papà, invece di papa, perdendomi il fulcro della narrazione. Prendiamo pure questo, scuciamo 82 euro e comincio a disperarmi, che 5 libri da un solo editore sono un incipit di Salone davvero tremendo.

E questa è la prima tappa di un percorso di pura ispirazione, talvolta influenzato da precedenti articoli letti qua e là su romanzi e/o autori, altre semplicemente guidato da intuito, copertina, editore, sensazioni. La seconda puntata non so quando arriverà, di sicuro però entro il giorno 24.

Rileggendo il post mi sono resa conto di averlo scritto metà al passato e metà al presente, ma la preparazione della cena incombe, per cui scusatemi e prendete il bello di questo articolo, cioè i libri, non certo io.

# I miei primi pensieri – Non proprio un post sul Salone 2018

Sono raffreddatissima, ho poco tempo perché oggi ho ripreso a lavorare dopo un giro di part time più lungo del solito avendo aggiunto 2 giorni di ferie, dovevamo andare da qualche parte ma poi, tra mamma e bagno non si è più organizzato nulla, ma i giorni me li sono tenuti. Vorrei scrivere del salone, così utilizzo questa formula, di sicuro più veloce ed emotiva, che credo si confaccia all’evento. A me è piaciuto, molto, forse era un pelo più confuso del solito e di sicuro noi abbiamo saltato parecchi stand, questo perché fin da subito da Marcos y Marcos abbiamo dato fondo a parecchi risparmi, lasciandogli 82 euro per 5 libri, giusto lì, si era appena entrati, mi ha intercettata la bionda CBM ed è stato festa subito. Ero lì in tre versioni: blogger, lettrice e autrice. Sulla prima mia veste ho incontrato, dopo numerose telefonate e whatsApp devo dire un po’ sfiancanti, Barbara col marito ed Elena con la mamma, è stato bello e abbiamo chiacchierato, come sempre io sono la più bassa. Avevo già incontrato Gaia Conventi, senza problemi essendo autrice di un editore dove comunque volevo passare, altre amiche invece alla fine non sono riuscite a venire. Come lettrice posso dire di aver trovato la solita vastissima offerta tentatrice, molti acquisti, anche per la nipote, mio marito invece si è limitato, forse perché ha ancora parecchio arretrato da Tempo di libri, che io invece sto smaltendo bene, avendo molto più tempo di lui e forse anche concentrazione serale divanosa. Da autrice ho avuto la conferma che i due editori che sto tenendo d’occhio sono davvero una realtà interessante al di là dei soliti big che ho allegramente scansato, non vado fino a Torino per comprare libri che trovo alla Coop, non scherziamo. E Sempre come autrice posso dire che gli editori blasonati non credo siano inarrivabili, ma credo che se non si diventa autori di punta per loro, finisci in un mucchio che tanto vale pubblicare con Starnazza libri & CO. Purtroppo a mio avviso vanno evitati anche i super piccoli, con stand in condivisione, che poi verifichi a casa e non fanno manco il digitale: sono destinati a morte certa e cedere loro i diritti equivale a buttare il libro in orbita e sperare che qualche uomo dello spazio lo capti. Chi poi al Salone manco c’è, be’, esperienza ahimè già fatta e non replicabile. Ho detestato le polemiche sulle code: in 15 minuti esatti eravamo dentro, superati i controlli di sicurezza e la biglietteria. E sulle toilette che dire, ci sono andata due volte, la prima avevo mah 4 /5 persone davanti, la seconda nessuna. Fortuna? Boh, certo, un po’ di fila per il panino, ma è un grosso evento non si può immaginare di essere soli. Diverse persone di fama: la sindaca Appendino, Sgarbi che non manca mai, Piero Angela, già vedemmo il figlio anni fa, e il mio adorato Alessandro Barbero me lo sono visto dall’oblò della sala blu, mi è bastata la sua voce per poche frasi per dirmi “oh, è proprio lui” ed essere contenta così. Un salone pieno di emozioni, abbracci, storie, un salone semplicemente come deve essere, una fiera, forse pure delle vanità, probabilmente, spero delle opportunità. Ho adesso una bella pila di libri freschi che mi aspettano e spero di potermici dedicare con il mood giusto, in questa stagione già si pregusta l’estate, la spiaggia e la sdraio, alcuni di certo verranno con me in vacanza, che nel frattempo abbiamo pure prenotato: Camargue! E’ andato tutto bene a Torino, anche l’autostrada e sfilare accanto al mio orso sapendo che lui è con me, in queste avventure condivise che sanno semplicemente di pagine e parole. Questo è stato il mio salone, positivo, diverso da quello di chi vuole solo vederci il peggio dell’editoria che, di sicuro c’è, c’è certo che c’è, visto che era pieno di EAP, tocca controllare, abbiamo gli strumenti per farlo, e per andare in giro come cercatori di funghi, quelli buoni sono pochi, ma quelli velenosi prima o poi impari a scartarli.

Un tempo diverso

Succede in un attimo: sono in copisteria a far rilegare un manoscritto e mi arrivano in contemporanea un whatsApp di un caro amico con la foto del figlio alla festina di compleanno, 10 anni ieri, e la didascalia “Dieci anni che sono volati“, e l’sms di mia mamma che mi informa circa la morte del padre di amici in Valtellina, un coetaneo di mia mamma, sempre insieme alle feste dei coscritti, e i suoi genitori a loro volta abitavano nel cortile dei miei nonni, da qui l’amicizia e insomma quelle persone in grado di evocare ricordi importanti e forte nostalgia. Mi viene il groppone. Tiro un po’ su col naso, prendo il testo messo insieme con la spirale e proseguo con le cose della mattinata. Intanto rispondo all’amico e a mia madre, mando un whatsApp a mia sorella per dirle della morte di quest’uomo, lei risponderà poi più tardi “Oh che tristezza” e sempre vado avanti: banca, caffè, panettiere, qualche giro e il tarlo picchiettante sul tempo che passa e lascia briciole di noi in giro, a ricordarmi bimba davvero molto piccola, con la signora Enrica, la vedova, che mi mette sulla bici da cross del figlio, una Ranger gialla, non arrivo né al manubrio né ai pedali, ma lei mi spinge e a me sembra di andare su una bici da grande e da maschio e sono tanto felice.

Non sappiamo davvero quanto tempo abbiamo qui, e comunque vada passerà troppo in fretta, il gruppo delle cinquantenni del quartiere me lo rammenta, ammesso ce ne fosse bisogno, ogni volta che guardo il cellulare. Tutto questo fa da catalizzatore verso una decisione che non prendo a cuor leggero: due anni fa ho ottenuto (lottando molto) un part time verticale, lavoro e percepisco lo stipendio al 60%, e il tempo che ho sottratto all’ufficio era da dedicare alla scrittura, in pratica ho scelto di rinunciare a una parte di stipendio sicuro per dare maggior respiro al progetto creativo (e va bene, ci sono altri elementi, faccio la zia, e tutto quanto ma la scrittura ha avuto un grosso peso nella decisione del part time). Non tornerei mai indietro: amo poter essere più presente per tutti, mamma, marito e nipoti; adoro i piccoli momenti per me, i messaggi vocali con gli amici, un gelato, la panchina di un parco, la sveglia alle 9, il fisioterapista la mattina invece che la sera tardi. E se è pur vero che spesso questo tempo si traduce in un groviglio di tecnici di elettrodomestici e idraulici, che pare sia il nostro karma, la mia vita è migliorata in maniera esponenziale, ma i risultati scrittori non sono proporzionati al cambio di ritmo. Non ho mai pensato di poter rimpiazzare l’entrata mensile più bassa con le royalty, e non è un discorso economico il mio, ma più ampio, di opportunità. Come dire:

E’ questocara Sandra, ciò che hai saputo ottenere? Hai dato il meglio alla tua scrittura, le hai dato tempo, ma sei ferma allo stesso punto di quando lavoravi full time! E quindi:

# Genesi 12 – Edizione straordinaria

Puntata speciale non prevista, per aggiornarvi circa il mio romanzo Non è possibile, che ho scelto di non pubblicare in attesa di nuove strade, che potrebbero non aprirsi mai. Sono decisioni prese con il cuore di piombo e mettendo sul classico piatto della bilancia molti elementi, soprattutto quello di rinunciare a una squadra professionale, competente, empatica e onesta in favore della nebbia e, molto probabilmente, del cassetto. Di ricominciare, ma anche di non fare assolutamente nulla e dedicare il mio tempo a tutt’altro, seguendo il mio umore, assecondando in definitiva un desiderio importante: quello di far aderire la mia persona con le mie scelte, senza condizionamenti, fretta e percorsi nei quali fatico a essere felice.

Sento di essermi tolta un grosso peso, la situazione contingente mi stava procurando quella brutta cosa da combattere: l’ansia. Se non ho la lucidità necessaria per prendere la distanza emotiva dal mondo editoriale, e vivere i suoi avvicendamenti senza pensarci troppo, posso solo mettere un’effettiva distanza tra me e l’editoria, allontanandomi.

Grazie a chi magari dirà “ma io volevo leggerlo”, arriverà un tempo diverso.

#SalTo 2018 Istruzioni per l’uso (il mio!)

L'immagine può contenere: una o più persone, persone in piedi, cielo, oceano, testo e spazio all'aperto

Ci siamo. Una delle cose che più attendo durante l’anno: il Salone del libro di Torino! Lo frequento in realtà solo dal 2011 e ho saltato il 2013, ma attualmente il mio amore è forte e per nulla minato dalla concorrenza con Tempo di Libri a Milano. In realtà ora sto andando in sbattimento perché quest’anno batterò, se tutto va come deve andare, ogni record di persone da incontrare. Ne sono felicissima, ma ho paura di non dedicare a ognuna il tempo che merita e vorrei. Mi organizzerò in loco, domenica, arrivando come sempre tarda mattinata. Mi piacerebbe assistere all’evento con Alessandro Barbero e magari dirgli quanto io ami il suo modo di raccontare la storia, quando lo vedo in tv mi incanto qualsiasi sia l’argomento. Per il resto dicevo siete proprio tanti: Barbara Liguria con marito e figlio (non sicurissima ma molto probabile, io ci spero!), Barbara Webnauta, Elena Ferro, Francesca Le parole verranno, Gaia Conventi Giramenti e pure CBM. In più c’è la mia amica Paola che ha pubblicato con Fratelli Frilli, forse le diamo un passaggio, forse la becchiamo là.

Se mi state leggendo, sarete a Torino domenica e non vi ho citato, battete un colpo che vi aggiungo volentieri! Chiacchierare e guardare i libri in contemporanea è pressoché impossibile, di solito ci si ferma da qualche parte, trovare un appoggio è ancora più improbabile e ci si arrangia. Un caffè? Perfetto, ma non posso bere qualcosa come 6 caffè almeno. Il luogo migliore dove parlare? La fila per la toilette 😀

Non so come farò, voglio vedere i libri, comprare i libri che ho in mente e magari innamorarmi di altri. Voglio godermi la gita con Emanuele perché questo è un Luna park condiviso da sempre con lui! Voglio che mi passi il mal di gola, che non piova (che fare la fila alla biglietteria con l’ombrello è un casino), che la Juve non vinca il campionato (cronache sportive mi dicono che l’abbia già vinto ma non matematicamente) proprio il 13, altrimenti da Torino non si esce più.

Un programma vero quindi non ce l’ho. Preferirei non passare l’intera giornata con il naso nel cellulare a controllare i whatsApp, le chiamate perse (abbiate pazienza se mi telefonate, nel caos della fiera potrei non sentire lo squillo) o a cercare di mettermi in contatto con chi vorrei vedere. Non è neppure fattibile darsi un appuntamento ora, naaa, non so quando arrivo: non partiamo all’alba, traffico e coda in biglietteria non sono preventivabili, e se girando m’imbatto in qualcosa/qualcuno di interessante, mi blocco. So solo che appena arrivo ho una missione, andare allo stand de Le Mezzelane, lì potrei già incontrare Gaia Conventi, ed è in assoluto la prima cosa che farò, o forse la seconda, se magari passo subito dal bagno 😀

Capita però di incontrarsi anche senza darsi un appuntamento, tipo carrambata, in fondo il Salone non è enormissimo, quindi occhi aperti: una piccolina energica coi capelli a caschetto, con un marito alto senza capelli, siamo noi.

A piccoli passi

Aprile ha lasciato il posto a maggio. Sono finiti i ponti ed è arrivato novembre. Del resto se in certi giorni ad aprile abbiamo avuto 29 gradi, dopo l’estate cosa c’è? L’autunno, quindi tutto quadra. Per il primo maggio siamo stati al Museo del 900, e la sera in Tv abbiamo visto che era tra le mete suggerite per la giornata, a Milano. Perfettamente sul pezzo, visto che è conservato Il Quarto Stato quadro simbolo per la festa dei lavoratori. Un museo assai godibile, anche per chi come me non ha alcuna formazione adeguata. Sono felice di aver cominciato il mese con la cultura.

Poi c’è tutta una serie di piccoli passi che mi sta portando fuori dal caos, dal girone iniziato il primo marzo: neve-occhio-polso-bagno. Oggi mia mamma ha tolto il gesso, dovrà portare il tutore, che già indossa, per un mese, ma confidiamo che, come del resto ha detto l’ortopedico, con la fisioterapia il recupero sarà veloce. Nel pomeriggio è venuto il muratore per i marmi, una delle tre tappe mancanti della doccia, quella che mi preoccupava maggiormente. Per cui due risoluzioni in un colpo, fantastico, anche se, chiaramente poi ci sono i dettagli: ho saputo solo oggi a mezzogiorno che il muratore riusciva a venire (perché ieri poteva, ma mi ha avvisata troppo tardi e io ero impegnata come zia sitter), e nuovo sporco; stamane sono uscita di casa alle 7.35, un po’ in ansia, con diversi trilli di sveglia sentiti partendo credo dalle 5 con quella del vicino, poi quella dell’Orso, infine la mia e un incubo precedente, senza riaddormentarmi. L’ansia nello stomaco e una mattinata di fuoco in ospedale, con un picco di stress e corse per la ricerca del tutore, il negozio dove ci avevano indirizzati era smantellato, trasferito, dove? Non c’era alcun cartello. Ma insomma, ci siamo. Tiri delle righe e giri i lati dei cubetti in modo che le facce giuste formino una storia.

Vorrei poter dire altrettanto della scrittura. Anzi no, della scrittura lo posso pure dire, anzi URLARE 😀 che in mezzo a tutto questo la mia produzione narrativa avrebbe potuto incagliarsi, invece si è presa i suoi spazi, è stata razionale nel sapersi fermare a lasciar decantare le storie prima della revisione (nei giorni di martello pneumatico e trapano, quando in effetti era impossibile scrivere, ma vuoi mettere la soddisfazione di aver azzeccato i tempi giusti?), ha saputo anche reinventarsi, rinnovare lo slancio creativo. Però poi, il grande blocco dell’editore, che nulla ha a che vedere con il blocco dello scrittore, mi pare ben peggiore, si è messo di mezzo, come un masso che ostruisce la strada, una frana, una grana.

E io lì, che gli ostacoli li conosco e magari a volte con l’esperienza li evito, scovo nuovi percorsi. Perché se fai sempre le stesse cose, otterrai sempre gli stessi risultati. (Einstein). Intanto la giornata si sta concludendo, tuoni e lampi, e ci si avvicina a grandi falcate al #SalTo 2018. Noi andremo domenica 13. Ci vediamo lì!

Nella foto io e l’Orso ci balocchiamo nella stanza stroboscopica al Museo

# I miei primi pensieri – il ritrovo delle sessantottine di Musocco

Qualche settimana fa a una tipa del quartiere dove sono nata e ho abitato per 20 anni è venuta l’idea di un raduno di tutte noi che quest’anno festeggiamo il mezzo secolo. Non solo quindi le compagne di classe elementari medie, ma proprio i coscritti come si usa fare nei paesi, mia mamma l’ha fatto per anni in Valtellina, altri la chiamano “la leva”, “la classe” insomma ci siamo capiti. Solo donne, noo, nel senso io temevo si verificasse l’effetto pollaio e infatti. Felice comunque della cosa, in fondo sono una nostalgica e quel quartiere ce l’ho nel cuore avendolo tra l’altro lasciato controvoglia per uno sfratto, mi sono ritrovata in un gruppo e i gruppi su whatsApp sono il male. Perché poi c’è chi si ritrova e attacca a parlare a due, che allora trasferisci la conversazione nella chat privata no? E POI Boh, la domanda era sempre quella “sposata? Figli?” va bene eh normale curiosità non che io ne sia priva, ma LA DOMANDA LA GRANDE DOMANDA se non ti vedi da almeno 30 anni per me è un’altra. Il fulcro vero della questione non è neppure la realizzazione come mamma, donna, professionale ma essere diventate davvero quelle donne che nel moment in cui abbiamo cominciato a pensarci su, avremmo voluto essere. Perché se io non ho realizzato i miei sogni, a parte il matrimonio, per il resto sono la persona che avrei voluto essere, diventare, una volta terminato quel processo di crescita che forse non si arresta davvero mai. Io si e lo sono nel mio intimo, quando mi confronto con quella che ero e con la me stessa scevra da menate e condizionamenti sociali, quando va bene uguale senza andare dal parrucchiere quando penso nel profondo a quella che sono, a come affronto le situazione, la gente, i drammi. Questo è quello su cui vorrei ci si tendesse, condito ma certo da risate e ricordi su noi bambine con i codini e le polacchine. E avrei pure avuto la curiosità di vedere se quei bimbetti e ragazzini simpatici hanno mantenuto premesse e promesse diventando uomini interessanti, invece no, manco invitati. E poi parte tutta una roba tipo “centro benessere?” “weekend al mare?” proposte senza senso, che se non ti vedo da 40 anni magari prima di trascorrere 2 interi giorni con te ci penso un pelino. Vedremo, per ora ho silenziato il gruppo, era uno sfacelo di suoni trinnn e spesso discorsi di cui mi fregava zero. Ho paura che si trasformerà in una vetrina, una gara al successo e i figli saranno la medaglia da portare in trionfo, da esibire e io trascorrerò la serata chiusa nel cesso chiamando disperatamente un taxi che mi porti via, naturalmente dopo aver spettegolato con le mie amiche attuali, non quelle del tempo che fu su quanto oh quanto sia invecchiata male proprio quella là che se la tirava tanto da ottoenne. Vedremo la curiosità c’è sicuramente, cosa dirò di me? Non so bene, sarò sincera e ho in mente di portarmi una foto dell’orso in cui è venuto particolarmente bene.

Tempo di scrittura 10 minuti, solite regole ormai note.

In realtà il pezzo aveva intenti ironici, poi è stato anche bello chiacchierare privatamente con un paio di compagne ritrovate (una delle elementari, l’altra delle medie) che non vedo da direi 30/35 anni tutti.

E voi, avete partecipato a qualche rimpatriata?

Grandangolo e l’editoria che amo

Gli esordi possono essere di vario tipo: c’è chi comincia col botto, come Paolo Giordano subito Premio Strega con La solitudine dei numeri primi (libro che personalmente ritengo estremamente sopravvalutato), chi pubblica un libro per poi sparire, è stimato che il 50% (ma ho un ricordo vago della questione, potrebbe essere anche l’80%) degli autori non pubblicherà mai un secondo libro, chi parte bene e migliora con le pubblicazioni successive, come Fabio Genovesi, chi parte così cosà e si sente esordiente ogni volta, come me.

Poi ci sono esordienti che la critica accoglie con stima, ma destinati a rimanere di nicchia. Ho scartabellato un po’ i candidati al premio Strega e si sa che a farla da padrone è spesso, spessissimo Mondadori. La selezione prevede che la prima rosa di candidati quest’anno ben 41, sia selezionata da un gruppo storico, per poi essere scremata in due fasi successive. Ebbene, quanto vorrei  esserci tra questi Amici della domenica, avrei proposto il romanzo di cui vi parlo oggi che se dovessi definire con un solo aggettivo sarebbe: imperdibile.

Ha tutte le caratteristiche per una candidatura, ma evidentemente nessuno ci ha pensato, perché certi romanzi fanno percorsi paralleli, quelli lontani da clamori e classifica, spesso per un mero pregiudizio. Ancora una volta vi parlo di Giuntina, la casa editrice specializzata in letteratura israeliana che mi sorprende ogni volta confermandosi di gran qualità.

Grandangolo di Simone Somekh ci parla con leggerezza e con profondità insieme di fanatismo religioso, di omosessualità e dell’immensa fatica che si fa per diventare grandi, affrancarsi da dure regole familiari e lo fa con la penna superba di un ventunenne nato a Torino che attualmente vive a New York, dove lavora come giornalista. E’ la storia di Ezra un adolescente coraggioso, appassionato di fotografia, con genitori ultraortodossi, avvicinatisi alla religione solo vent’anni prima e quindi perennemente timorosi di essere estromessi dalla rigida comunità che li ha accolti. Un unico figlio ribelle, al confronto con famiglie bene più numerose, dove i figli oltretutto non hanno le velleità di libertà di Ezra, crea un sacco di problemi e Somekh ha un’abilità davvero precisa nel portarci tra le mura domestiche, nella scuola, nella quotidianità con un linguaggio schietto, diretto quasi asciutto, senza fronzoli che colpisce subito al cuore della questione. Quando una donna della comunità muore, il vedovo è del tutto incapace di crescere da solo i sette figli, così il rabbino decide di dare in affido i bambini e i genitori di Ezra ambiscono ad averne uno.

Il rabbino Hirsch aveva preferito una sistemazione dopo l’altra per i piccoli Taub piuttosto che sottoporre il vedovo a quella pressione tutto d’un colpo. E fu così che i miei genitori presero l’insopportabile abitudine di fissare il telefono ogni volta che vi passavano davanti. Ci misi una settimana a capire che si aspettavano una telefonata dal rabbino Hirsch, o forse di un assistente sociale, insomma, qualcuno che chiedesse loro se erano disposti a prendersi in casa uno dei piccolo Taub.

Carmi Taub infine arriva, è un ragazzino adorabile dilaniato tra la disperazione per la morte di sua madre e la conseguente opportunità di felicità che la morte gli offre di allontanarsi da un padre duro e dedito all’alcol. Carmi è un personaggio che si è attaccato alla mia pelle e mi ha graffiato l’anima con le sue lacrime notturne, l’autolesionismo, gli attacchi di panico e la spietata consapevolezza che Ezra presto se ne andrà al college e lui resterà ancorato a una situazione orribile, sballottato tra la famiglia affidataria e il padre che tenta di riprenderselo per poi cacciarlo nuovamente. Sullo sfondo una zia che non cucina kashèr ma mette Ezra sulla strada giusta per incontrare il proprio io più autentico, anche se alla lunga il percorso si rivelerà in qualche modo fatale per Ezra, che arriverà a rinnegare ogni attimo della sua vita a casa, a toccare il fondo compiendo azioni di cui non potrà che vergognarsi e a fare i conti con i sentimenti più profondi verso le proprie origini, dalle quali è impossibile sottrarsi. Il finale non può che essere a Tel Aviv, e ci restituisce l’Ezra delle prime pagine, più maturo e consapevole seppur passato non indenne attraverso diversi stadi dolorosi, ancora pregno di quell’umanità che lo avevano caratterizzato anni prima.

Vorrei vedere questo libro in cima alle classifiche, con l’autore da Fazio e le pile di copie vicino alle casse nelle librerie, ma non sarà così, perché l’editoria è anche questo: lo strapotere di pochi e la bellezza infinita di altri pochi che rimangono lontani dallo star system e ma incredibilmente vicini alla mia parte più intima di lettore. Grazie Simone per aver scritto questo libro così potente e delicato, grazie anche a Shulim Vogelmann per averci creduto subito e aver così confermato la sua capacità di talent scout. (Altro che storielle prese da Face Book, questa è l’editoria che voglio e mi piace, anche se leggendo di Carmi ho seriamente pensato di smettere di scrivere!)

Amo il greco # 18

Forse la scelta del giorno 25 per la rubrica Amo il greco non è tanto furba considerato che 2 volte l’anno coincide con date importanti: oggi la festa della liberazione e a dicembre col Natale.

Per non saltare le celebrazioni odierne ho trovato l’escamotage di parlarvi della bandiera greca, eccola qua:

I colori sono quelli della casa reale, anche se nell’immaginario collettivo richiamano il mare e il cielo, e se siete stati in vacanza in Grecia chissà quante volte l’avete vista sventolare sul molo:

ebbene l’elemento interessante e perfettamente abbinato alla festa di oggi è che le nove strisce rappresentano le nove lettere della parola Έλευθερία Elefteria che significa appunto libertà! Elefteria è una delle prime parole greche che ho imparato dopo i saluti e ben prima di conoscere Emanuele, durante il soggiorno a Kos, fu la guida turistica infatti a raccontarci questa cosa sulla bandiera durante il giro dell’intera isola.

Oggi è festa in memoria del 25 aprile 1945 che segnò la fine del secondo conflitto mondiale in Italia!

Libertà, liberazione sono parole fondanti per ogni paese civile e democratico e la Grecia ha voluto esprimerlo anche nella sua bandiera. Trascorrete una piacevole giornata, amici! Noi andiamo a un brunch (tardivo come orario) con amici.

PS. L’immagina lassù, in cui l’Orso marito fotografo è riuscito ad allineare il prosecco nel bicchiere con l’orizzonte, scattata la scorsa estate a Corfù durante uno dei nostri (tanti) aperitivi in spiaggia, mi mette addosso una nostalgia davvero potente.