Cogliere l’attimo

L’aperitivo improvvisato al supermercato mi è parso alquanto trasgressivo: bere alcol prima di mezzogiorno!? In effetti erano le 11.35 quando, uscendo con le borse della spesa, il vassoio espositivo del bar mi ha decisamente invogliata. Approfittarne subito è stato inevitabile.

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Momenti poco più lunghi di un attimo: sarebbe bastato voltare lo sguardo dalla parte opposta e non mi sarei incantata di fronte a un arcobaleno perfetto nell’incastro della via, dopo quattro gocce di numero nel sole serale.

IMG-20190818-WA0002Vado che ogni ritorno dalla Valle significa bagagli come se fossimo stati due mesi in Patagonia. Mistero della fede.

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Weekend agostano a Milano

Sabato 10 è saltata e non a causa nostra, una gita organizzata da un po’, il cambio di programma, vi confesso, inizialmente mi ha irritata, poi ben decisa a non farmi intaccare il buon umore ho puntato la bussola al bello e ne è uscito un weekend tutto da inventare che ho suddiviso tra relax, scrittura e navigli.

Sabato mi sono ritrovata con parecchie ore non previste per scrivere e il YA ha raggiunto le 180 mila battute. So bene che dovrei sganciarmi dalla sindrome ossessiva compulsiva di controllare il contatore, ma lo dice la parola stessa “compulsiva” eh no, non ce la faccio. Sono molto soddisfatta, nonostante mi ponga parecchie domande sui tredicenni e non possa basarmi su la me stessa che fu (è passata un’era geologica e non sono certa di essere stata rappresentativa neppure per l’epoca), vado quindi a spanne, talvolta chiedo, e che la musa della creatività me la mandi buona.

Domenica si è optato per un pranzo e un giro sui nostri amati navigli,

P_20190811_150930che si presentavano piuttosto deserti per il caldo. Milano infatti non era tra le città da bollino rosso ma sotto il sole si schiattava.

Quindi si è dunque di pranzare dentro, dopo aver “assaggiato” l’aria condizionata: temperatura perfetta anche sbracciata. Ristorante napoletano, decisamente in linea con la mia sottotrama del YA: una famigliola sorrentina trapiantata a Milano, col pallino della cucina. Non vi dico gli spunti e l’energia che ne ho ricavato. Ultimamente si sta verificando una sorta di mentalismo tra ciò che scrivo e ciò che accade, il che è davvero inebriante e dà un senso alle ore trascorse al pc.

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Ho deciso infine di tentare di vincere la partecipazione al laboratorio di scrittura on line di Barbara Fiorio.

In questo articolo trovate il regolamento, e  in questa pagina di Facebook  il mio incipit che potrete votare e diffondere in cerca di “mi piace”. Non essendo su FB questo genere di votazione mi penalizza, lo so, per cui conto su di voi!  ♥♥ Grazie !

Sul premio della giuria di qualità la vedo dura, l’argomento “orfanella” è stato passato al tritacarne mille volte e il botto arriva qualche pagina in là. Non sono stata abbastanza scaltra (ci ho pensato dopo) da rimescolare le carte e usare il pezzo con l’elemento sorpresa per la gara: Anita trova una lettera di sua madre in mezzo alle ricette, da lì, a cadenza regolare la defunta comunicherà in questo modo dal cielo con la figlia.

Dubito che la gente si prenda la briga di leggere tutti gli incipit, e il pollice in su di una sconosciuta mi ha fatto piacere. Naturalmente invito i miei amici autori a iscrivere la propria storia e tentare insieme a me l’avventura.

Direi che due post in due giorni non sono male per questo periodo di calma blogghistica.

Vi abbraccio e auguro un ottimo proseguimento di estate, che siate in vacanza oppure no.

Sere estive a Milano

Giornate faticose in ufficio: nel mio lavoro il calo agostano non esiste, di solito si verifica in settembre, ma quest’anno ci sarà il cambio del sistema operativo, in più una collega di un’altra sede ha chiesto il part time come il mio (sono un’influencer dunque) e le è stato accordato subito (al contrario di quanto accadde con me ma amen), sarà sostituita da collegafigo due giorni a settimana, sottraendolo così alla nostra squadra, che si sta già facendo l’estate con un’altra collega in meno, per un incidente. Insomma, si preannuncia un settembre complicato dopo un’estate rovente.

Stop al discorso aziendale. Ah no, va detto che si torna a casa più tardi perchè in questo periodo non c’è la navetta di collegamento con la metropolitana e nasce proprio potente l’esigenza di uscire, vivere la città semi-svuotata coi parcheggi facili, per recuperare energie e magari non cucinare. Quest’anno poi sto notando che quell’uso smodato dell’aria condizionata – elemento super negativo dell’estate – si è ridimensionato e non è più necessario girare sempre col golfino e questo mi piace parecchio.

Milano si veste di movida e localini all’aperto, e noi abbiamo davvero vicino la strepitosa zona denominata City Llife di cui credo di avervi già parlato. Un meraviglioso giardino, un centro commerciale di concezione modernissima, appartamenti da urlo, tre torri, di cui una ancora in costruzione: vi mostro quella delle Generali.P_20190808_202951_HDRIl piano superiore del centro commerciale è interamente occupato da una serie di ristorantini, alcuni tipici regionali o di altre nazioni, ma io odio mettermi al chiuso durante la bella stagione, per cui si è optato per Svinazzando che rimane proprio sulla piazza Tre Torri e ha un  bel dehor. Di fronte ci sta Venchi vuoi non concludere la bella serata con qualcosa di molto goloso? La scelta è caduta sui cremini, vi mostro quelli fondenti, ma abbiamo provato anche il classico e gianduia con nocciole. cremino_fondente_14

Il giro era cominciato con un’occhata alle vetrine, non intendevo acquistare nulla perchè ho già fatto incetta di abiti in saldo (e non) rinnovando parecchio il guardaroba. Sono solita usare i vestiti a lungo e non sempre trovo ciò che mi piace e sta bene davvero, ma pochi giorni fa ho messo insieme un bel sacco da mettere nei cassonetti gialli e non ho ancora finito.

Quindi mi ero limitata a provare qualche paia di occhiali colorati.

Divertendomi a mettermi in posa per gli scatti dell’Orso. Sua anche la foto in alto della torre. Insomma, ci stiamo mettendo d’impegno per non venire meno al proposito di qualche post fa di godersi fino in fondo l’estate 2019 che non tornerà

La mia estate al contrario

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Mediamente lavoro quando gli altri vanno in ferie e sto scrivendo quando editori, agenti ma soprattutto autori hanno buttato la tastiera dalla finestra in attesa di maggior frescura per ottenere risultati migliori.

I quattro giorni completi in Valle sono stati belli, tranquillissimi ma belli. E’ piovuto un giorno su quattro (25%) e la cosa non mi ha minimamente turbata. Non ho visto gli amici – pazienza – e per due giorni (50%) l’Orso è stato lì con me, anzi con noi, che c’era sempre mia mamma, rimasta lì. Fil rouge: bicicletta e libri. Stamattina siamo tornati a Milano, sperimentando per la prima volta il rientro lunedì mattina (già fatto) quando sono in part time (mai fatto) che comporta che Emanuele prima passi da casa e poi vada in ufficio. In virtù del traffico inesistente, con la sveglia alle 5.30, alle 7.45 io chiamavo l’ascensore coi pochi bagagli e lui era in anticipo per la scrivania. A quel punto io ho avuto davanti a me una giornata XXXL. Ho fatto tutto, tuttissimo ciò che avevo in programma (lavatrici, spesa, stirare, un po’ di pulizia: queste cose appaiono del tutto inarrestabili) ma ho soprattutto avuto un sacco di tempo per scrivere. E’ fondamentale che la staffetta agostana con la Valle non diventi uno stress.

Scrivere, in questa stagione, è meglio farlo la mattina, quando la stanza dove sta il pc rimane in ombra, avremmo anche il portatile ma è lentissimo, si spegne, ragion per cui infatti è stato sostituito.

Ho scritto per tre ore nette, distraendomi pochissimo, ed è stato una specie di gioia adrenalinica incosciente del dopo. Il problema poi in realtà si pone, perchè ho troppa roba inedita e sempre meno fiducia nel sistema. Tipo l’altro giorno ho scritto a un editore del ponente ligure, perchè so che è serio e mi interessava la presenza in quel territorio, era una specie di test, nel senso che alla fine so che fa una tiratura bassissima, e ho verificato solo dopo che non ha il formato digitale, quindi ho davvero sprecato il mio tempo, ma mi rimane l’opzione “vediamo se mi pubblicherebbe” come banco di prova del valore del mio testo. E nel giro di poche ore mi è arrivata una risposta che conteneva un pippone assurdo su quanto io sarei disposta a fare per promuovermi, tipo “dillo subito se non sei social, se non vai alle presentazioni, che ti scartiamo.” Suona un po’ come andare in pizzeria e il pizzaiolo ti chiede se sei disposto a infornarti la pizza. Lo sappiamo, sappiamo benissimo che nella piccola editoria non ci sono risorse e tutto ciò che un autore può fare è il benvenuto e io non mi sono mai sottratta, tutt’altro, però chiedere la disponibilità a presenziare a eventi laddove non mi si riconoscono le spese, be’ aspettiamo un attimo. Comunque apprezzo sul serio il confronto fin da subito, alla “uomo avvisato.”

Chiaramente non considero assolutamente conclusa l’esperienza con goWare, anche se settimana scorsa ha dato le dimissioni una collaboratrice preziosa e mi è spiaciuto tanto, del resto loro lo sanno essendo consociati all’agenzia che mi rappresenta: sto in goWare se non trovo di meglio. Ogni tanto quindi faccio la conta dei pro e dei contro, è una lotta impari e schizofrenica, le caratteristiche di goWare le ho testate dal vivo, quelle di un ipotetico altro editore, no. Mi baso sull’intuito, sulla fama, su quanto viene esplicitato nel sito. Sempre settimana scorsa Quando non ci pensi più è entrato nei primi 100 nella classifica parziale di Amazon nella sotto categoria “Narrativa su famiglia e relazioni” e questo senza che ci fosse in corso alcuna offerta. Non ho fatto in tempo a screenshottare, purtroppo.

Tornando al YA credo di aver preso il ritmo giusto e di aver cominciato a intravvedere il finale, magari ciò che sta in mezzo no, ma il finale – per me – deve arrivare prima perchè diventa l’obiettivo a cui tendere, e la narrazione agisce di conseguenza. Domani si replica, potrei avere una bella mattina intera, e questo ora mi fa una gran gola, al punto di mettere la sveglia un pelino prima, al punto di aver declinato un’uscita con un’amica, a dirla tutta anche perchè la meta, mega centro commerciale, non mi attirava per niente. Giovedì torno in ufficio, il 14 sera in Valle.

Va a finire che come l’anno scorso agosto diventerà il mio mese della scrittura.

Letture estive

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Non avendovi parlato delle mie letture da ombrellone nè proposto i libri per le vacanze, rimedio linkandovi il catalogo di goWare dove, divisi per collane identificate ognuna da un colore diverso, ci sono davvero libri per tutti, compresi quelli di viaggio, magari proprio sulla vostra meta, e la saggistica. Addirittura libri in lingua! E se cercate la narrativa, la serie Pesci rossi comprende attualmente 140 romanzi, dai gialli ai rosa senza esclusione di genere. Il cartaceo è sempre disponibile, mentre diversi titoli in formato digitale sono spesso in super offerta su Amazon o IBS. Chiaramente ci sono anche le mie 4 opere che ho pubblicato con goWare. In particolare Quando non ci pensi più sarà scontatissimo su IBS il 1 agosto!

Le cose belle vanno cercate, magari con fatica, di sicuro con intelligenza e cuore. Chi si ferma alla torre di libri vicino alle casse è pigro e inconsapevole di quanto altro possa esserci in giro.

In questi primi 7 mesi del 2019 ho letto 29 romanzi, alcuni li ho amati davvero molto molto moltissimo. Al momento al primo posto si piazza di sicuro:  
I mistici di Mile End di Sigal Samuel
traduzione: Elvira Grassi
editore: Keller

Nomi che fino a quando non ho letto il convincente post della sempre bravissima Elena Giorgi non conoscevo. Vi lascio quindi la sua recensione, perchè è fatta meglio di quanto potrei fare io ora, con poco tempo a disposizione (sono di nuovo in partenza). E’ un romanzo potente e insolito che mi ha travolta e che mi chiedo come mai non sia stato pubblicato da Giuntina, ancora una volta la narrativa ebraica mi cattura.

Che sia uno splendido agosto, amici, pieno di storie da vivere e leggere. Una vita non mi bastava, così sono diventata una lettrice forte e quando anche i racconti altrui sono diventati stretti, ho cominciato a scrivere. Quando mia sorella, quel maledetto lunedì dell’attentato anarchico con le ferrovie in tilt, è andata a Perugia e mi ha fatto un vocale da Passignano sul Trasimeno, io ho pensato ad Anna e Cesare e vaffan a tutto il resto, i miei mondi nessuno me li potrà mai portare via, e a quanto ho potuto vedere, con grande gioia, sono diventati un po’ anche vostri.

Mi ritrovate tra qualche giorno, sempre qui. Un abbraccio e

ancora Buon Agosto!

Godiamoci questa estate che non tornerà

Con un anticipo agostano, è iniziata la staffetta tra casa, ufficio e Valtellina che durerà tutto il prossimo mese (a Dio piacendo).

Tranquillo Weekend in Valle, tempo così cosà ma un grosso chissene allo scrosciare della pioggia, una tregua da quel caldo opprimente che ha mandato in tilt i cervelli di tutti. Siamo rincasati ieri dopo cena, assieme a mia mamma e il programma dei prossimi giorni, dopo aver studiato con attenzione il calendario, prevede:

Oggi e domani casa, mercoledì sera dopo il lavoro l’Orso Santo Subito ci riporta in Valle, dorme lì e giovedì mattina torna diretto in ufficio, e ritorna in Valle venerdì sera. Questo significa che io mi farò due giorni sola con mia mamma in montagna. Domenica sera torniamo entrambi a Milano, mamma resta lì. 5, 6, 7 agosto casa, 8 fine del part time riprendo a lavorare. Resto segue.

Un incastro per ora piacevole, molto piacevole, buttate alle spalle le fatiche delle scorse settimane (e il mal di stomaco di cui continuo a parlare perchè ormai mi sono convinta di essermi beccata un virus), mi sto rilassando, e le temperature meno opprimenti stanno rendendo facili anche i lavori domestici (però domani avrò un aiuto straordinario nella coppia che viene 2/3 volte l’anno), sta mattina ho fatto una lavatrice che ho già stirato. Anche e soprattutto la scrittura si è rinvigorita. Il mio YA va avanti incurante del vero panico in cui versa il settore. In effetti mi ero data quest’anno come ultimo periodo per provare sul serio ad arrivare alla famigerata editoria di fascia alta, ho fatto scendere in campo l’artiglieria pesante senza mai smettere di fare, fare, fare. Eppure ci vuole anche un po’ coraggio a mollare, perchè poi la gente ti dice “eh, ma, come?!” Ma una persona attenta come me vede cose – mi ripeterò – davvero nefande. Tutta la tiritera sui duri che non si arrendono mi ha sempre fatto un po’ orrore, perchè trovo che un certo perseverare sia sovrapponibile al masochismo.

E qui si punta quanto meno alla serenità. E l’estenuante ricerca non me la dà. Fine. A fine 2019 tireremo le somme, lucidamente ma anche senza frustrazione.

Intanto siamo qui, e questa estate non tornerà, tocca godersela fino in fondo.

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Un nuovo giro di part time! Si vede che ero alle ultime ore di lavoro venerdì?

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Sulla strada per la Valle, sempre venerdì, l’aria inizia rinfrescare, paradiso!

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Domenica 21 luglio, dopo aver accompagnato mia sorella in stazione a Colico, ci siamo fatti in giro lungo lago, sempre incantevole.

IMG-20190729-WA0008L’oggetto di perdizione del momento, Face App, ha contagiato anche me e la twin, ma le immagini invecchiate non oso proporvele. L’Orso si è sbizzarrito a ringiovanirci. A sinistra foto lunga, io attuale e Giulia giovane, in alto io giovane e Giulia normale, in basso a destra la foto originale scattata domenica 21 luglio. A me sono stati tolti tipo 35 anni, sembro una ragazzina, ma a quindici anni non ero affato così, anche perchè andavano di moda certi tagli di capelli improponibili. La twin credo sia stata ringiovanita meno.

Ogni estate, oltre ai tormentoni musicali, ha le sue scemenze, e va bene così.

Le immagini sopra sono tutte di Emanuele, quella che segue invece è presa dal sito del Ristorante Libanese Fairouz dove ceneremo stasera per salutare la twin la sua famiglia (allargata pechè c’è anche il fratello di suo marito che ha una cattedra a Hong Kong) in partenza per la Grecia.

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Questi giorni sono così, tra arrivi, partenze e Face App. Leggerezza.

Prendetemi così

Sono una persona molto energica, è una mia caratteristica che mi riconoscono praticamente tutti e per una volta il triangolo come sono, come mi vedono gli altri, come mi vedo io, sembra non presentare sbavature. Quando non sono in forma vado in tilt e di solito gli elementi che rendono visibile il mio stato sono due: non parlo e mi si chiude lo stomaco. Per il resto cerco di fare tutto tuttissimo ugualmente con una fatica immane. Sto giro è durato due settimane di cui una durante le ferie e una al rientro, sempre sottolineando che c’è moltissimo di peggio, mi viene anche da dire che palle!

Tipo che è finita ieri verso l’ora di pranzo, il risveglio era stato tragico e stamattina ero lì lì in allerta per capire se fosse in agguato un colpo di coda, e siccome mi conosco piuttosto bene, mi sento di dire urrah. Il weekend era stato comunque molto bello: siamo andati in Valtellina da mia mamma ed eccezionalmente è venuta anche la twin senza la famiglia ed è stato un tuffo perfetto nella gemellitudine.

Adesso siamo tutti in attesa, chi di partire e chi è già stato in villeggiatura che finisca il caldone. Personalmente potrebbero benissimo dare il mio nome a una nuova sindrome, quella del non ci credo che ho già finito le vacanze. In realtà mi aspettano ancora diversi giorni di part time in Valtellina e in virtù di come cade quest’anno Ferragosto, l’azienda il giorno 16 sarà chiusa, per cui il 14 finito il lavoro si riparte per la Valle e si torna diretti in ufficio il 19 all’alba. Questo perlomeno il programma di massima. I giorni in Valle sono soggetti a mille incognite: il meteo, l’umore di mia mamma, la pigrizia per cui c’è poca voglia di macinare chilometri e trovare casino per vedere posti nuovi, che quelli vicini li stra conosco da sempre. E’ più una questione di ritrovare i consueti rituali e considerarli ancora piacevoli e rilassanti, perché spesso mi bastano cose davvero piccole.

L’attesa per le risposte editoriali invece è destinata a protrarsi: la mia agente è in volo per le Isole Sporadi – un’altra fan della Grecia – e tutto quanto è in procinto di fermarsi. L’editoria è il solito dinosauro per cui Ferragosto dura 40 giorni e Natale idem. In mezzo gli intoccabili momenti in cui ci sono le Fiere del settore: ottobre Francoforte, marzo Londra, maggio Torino. Se l’autore riesce a infilarsi in qualche pertugio bene, altrimenti affari suoi, stia lì a rosicare o si butti sul self. Le mie rotelline oltre a pensare non ci credo che ho già finito le vacanze di cui sopra, studiano piani B e pure C (la storia che l’alfabeto è lungo è un po’ una cagata che oggettivamente dopo la D le opzioni di solito non sono manco da prendere in considerazione) per sopravvivere in caso di rifiuti. Mi sento abbastanza ottimista, probabilmente solo perché sono uscita dal loop di quello stato di malessere di cui sopra (again). Nei giorni scorsi è stato tutto un chiedere info e fonti autorevoli mi hanno confermato che l’editore in ritardo in effetti è sì, in ritardissimo con tutti nelle risposte; una ricerca spasmodica di conferme che non faceva per niente bene al mio stomaco, ma tant’è. Quelle spirali idiote nelle quali a volte mi infilo. Vi prego ditemi che lo fate anche voi!  Guardavo con disprezzo, eticamente non è un granché sto atteggiamento lo so, chi evidentemente è emotivamente disturbato (chiariamo: la cosa che mi scatena sentimenti moralmente discutibili è che ci si può anche curare senza ammorbare il mondo, laddove quel mondo spesso sono io) chiedendomi “quanti gradi di separazione ci sono tra me e loro?” temendo di vedere quello spazio assottigliarsi, mentre oggi osservo le stesse persone (ho una collega che quotidianamente urla al telefono nel corridoio di congiunzione tra il nostro edificio e quello principale, dove io mi rifugio a fare i vocali) pensando che sto bene e non siamo paragonabili neppure lontanamente.

Cerco sempre l’equilibrio, la parola del 2018 che in realtà a quanto pare mi sono portata appresso anche in questo 2019 che va come un missile, ma ho aggiunto – come vi dissi – la parola scegliere. In autunno bisognerà fare molte scelte importanti per trovare casa alle mie storie, ma la scelta cruciale l’ho già fatta: non farmi abbattere dal sistema.

Quando la scrittura diventa memoria

Spesso, o forse solo qualche volta, i personaggi delle nostre storie vengono ispirati da persone reali: ne estrapoliamo alcune caratteristiche oppure addirittura li ficchiamo nei romanzi con poche modifiche perchè sono già perfetti per la narrazione che intediamo portare avanti.

Facciamo qualche esempio tra i miei protagonisti o figure di secondo piano.

Collegafigo esiste è molto simile al mio collega che, tra l’altro proprio in questi giorni sta finalmente leggendo Le affinità affettive e ha avuto da ridire Spoiler Alert perchè non l’ho fatto andare a Ibiza all’addio al celibato, per poi arrabbiarsi un sacco per un piccolo capitolo dedicato a una avventura di Cesare (personaggio molto amato ma inventatissimo) che si porta a letto una ragazza che lavora al Bingo: voleva trombarsela lui! Fine Spoiler Ho un po’ romanzato Natallia o meglio le sue vicende ma Natallia è decisamente lei, mentre Virginia non è in alcun modo riconducibile a nessuno. Marta non esiste ma molti lettori ci hanno visto me.

La tendenza autobiografica di solito è particolarmente forte agli esordi, poi passa. Così nel mio primo romanzo ci sono diversi amici (e nemici!) veri. E da ieri sera scrivere ha acquistato un valore immenso che nessuna schifezza editoriale potrà vanificare, anzi la scorrettezza del baraccone appare ancora più evidente se confrontata con una splendida persona che ho trasferito quasi pari-pari, senza neppure cambiare il nome, in Frollini a colazione, libro di cui non parlo mai, ma che alla fine mi ha dato davvero tantissimo. Si tratta di Tiziano.

E’ la moglie di Tiz che parla, lui è il mio collega preferito in assoluto. Lavora come grafico, disegna stupendamente, ma per anni è stato contabile, proprio come lo sono io ora.

Sì, Tiziano disegnava e dipingeva proprio stupendamente, in camera da letto c’è appeso il falso Roy Lichtenstein di Tiziano (regalo di nozze) che vi sfiderei a distinguere dalle opere autentiche. Purtroppo anche Tiziano ha terminato questa settimana, una settimana di terribili e gloriosi addii, il suo viaggio su questa terra. Era una persona magnifica, è stato un collega a distanza (lavorava per la filiale di Verona, ma ci si sentiva quasi ogni giorno e ci siamo visti parecchie volte) assolutamente perfetto, con il quale collaborare è stato un piacere immenso. Era in pensione da anni (ne avava 69) e ci siamo sentiti l’ultima volta questa primavera. Non mi do pace per non averlo chiamato, solo messaggi whatsApp, quando si era fatto vivo lui a febbraio, dopo diverso tempo, era stata una sorpresa bellissima.

Un modo di lavorare e un mondo lavorativo che non esistono più, purtroppo. Recentemente la sua collega che ancora lavora a Verona, mia coetanea, mi ha detto “Eravamo felici e non ce ne rendevamo conto” ed è proprio così.

Ieri sera mi accingevo a stirare quando mi è squillato il cellulare, erano passate le 19, avevo fatto un’ora di straordinario, ed ero contenta per aver smaltito buona parte dell’arretrato in soli tre giorni per cui la scadenza non mi faceva più paura. Pensavo fosse mia madre ma ho letto il nome di un altro collega comune, quello della filiale di Conegliano Veneto (un tempo l’azienda aveva un avamposto veneto davvero top), anche lui era finito in Frollini a colazione, per chi l’ha letto si tratta di Occhi Verdi. Ho sentito subito il cattivo odore delle brutte notizie, perchè la vita è stronza e si arriva a un punto in cui ci si sente solo via messaggio e se ci si chiama non è per l’allegria di farsi una chiacchierata: ho pensato quindi che fosse mancata sua madre, molto anziana.

Un po’ di convenevoli simpatici e intanto mi rendo conto, che no, non ha il piglio di chi ha appena perso la madre, boh, poi cambia registro e mi dice:

“Sandra, dalla tua voce squillante immagino tu non lo sappia ancora…”

“No, cosa?”

“E’ morto Tiziano!”

Mi sono letteralemente piegata su me stessa ripentendo “no, no, no!” andando avanti e indietro per il corridoio con l’Orso che mi faceva delle facce perplesse dicendomi “ma cosa succede?”

A quel punto è cominciato il tam tam dei messaggi, soprattutto con il quarto elemento di quel nostro fantastico quartetto (il collega della filiale di Vicenza) formato nel 1993 con l’entrata in vigore della normativa fiscale che ancora seguo. Ricordo persino com’ero vestita il giorno in cui vennero in visita in sede e li vidi per la prima volta: jeans blu scuro e camicia di seta rosso fuoco.

In quel momento la scrittura ha assunto l’importanza della memoria mentre la quantità di lettori è diventata del tutto ininfluente, perchè loro c’erano. Gli mandavo i miei racconti via fax, e Tiziano quando mi ha contattata a febbraio li ha fotografati e me li ha inviati via whatsApp. Li aveva conservati.

Ho cenato e ripreso a stirare, poi ho cercato nel cellulare le ultime foto che Tiziano mi aveva mandato e ho ricominciato a piangere disperatamente. Allora ho abbandonato il ferro, e mi sono messa al pc. Non fa niente se sarebbe uscito un post che in fondo interessa solo a me, oltretutto con i tempi verbali tutti incasinati: dovevo fissare l’epifanica scoperta che Tiziano non vivrà solo nei suoi quadri (ne ho un paio anche in Valtellina) e nel ricordo di chi gli ha voluto bene, ma anche in un mio romanzo. Questo ha un pelino lenito il dolore.

Ciao Tiz. La strada fatta insieme a te è stata meravigliosa e piena di incredibili risate!

Il cuore nelle e delle cose

La prima cosa da fare, cominciando a scrivere questo post durante la pausa pranzo in ufficio, è lasciare un segno di rispetto e gratitudine per Andrea Camilleri, che di sicuro ho sempre apprezzato come scrittore e come uomo dal pensiero arguto, libero, nelle cui parole mi sono rispecchiata anche in tempi recentissimi.

Ciao, Camilleri, puoi andare davvero fiero di come hai trascorso qui il tuo tempo, ora mandaci un po’ della tua saggezza da lassù, se puoi.

Lunedì, dopo aver fatto tutto ciò che era fattibile in casa per il post vacanze, comprese le commissioni fuori, ho avuto modo di scrivere ancora un po’ del Young Adult. Ero sottosopra per diverse cose, e non ero certa di poter trovare la concentrazione giusta, ma ce l’ho fatta. Ieri è stata una giornata lunga, sono rincasata dal lavoro alle 20, cena velocissima, io risento ancora un po’ del mal di stomaco mentre l’Orso vuole rientrare in riga dopo le mangiate al Conero, quindi me la cavo con cose molto spicce; ho stirato ciò che valutavo fosse urgente, e poi ho riacceso il pc. In realtà ero stanca, in ufficio ho messo il turbo e rimettermi davanti allo schermo, seppur per fare qualcosa di completamente diverso, non era così allettante ma sentivo un’urgenza scrittoria che non dovrebbe mai mancare se si decide di fare lo scrittore. Mi ero resa conto che la mia storia YA c’è, c’è davvero, è come un nocciolo di pesca gettato nel terreno dove sta già crescendo una pianta promettente, alla fine guarderò all’albero e ai suoi frutti come la cosa importante ma in realtà so che ciò che più importa è quel nocciolo originale, perché rappresenta il cuore della narrazione; però temevo di averle dato un taglio un po’ troppo concitato, che poi sarebbe pure il  mio stile, ma non volevo aver esagerato. Mi premeva verificarlo e soprattutto rimediare fin da subito, rileggendo già quanto scritto fino a quel momento, nonostante fossi cotta e nonostante non è mia consuetudine rileggere già senza aver finito la prima stesura.

Ho riletto tutto con calma, rimpolpando per dare al romanzo un respiro più ampio, per avere la traccia giusta su cui continuare, ed è andata bene,  molto bene. Ora siamo a 70 mila battute. Molto bene, a parte che sono rimasta lì ingobbita fino alle  23.30 circa, con l’idea di lavarmi i capelli stamattina, visto che ieri sera era stato impossibile farlo, quando sono andata a dormire ero in frantumi.

Mi sono alzata un quarto d’ora prima del solito, sapendo che avrei fatto straordinari anche oggi, mi occupo di adempimenti fiscali, la scadenza se ne frega del Conero, dei romanzi e di tutto quanto, se non si finisce nei termini c’è solo una parola: sanzione. Alle 8 ero al mio posto, coi capelli puliti e super voluminosi.

Ero e sono comunque contenta perché la scrittura mi sta restituendo ciò che l’editoria mi sta in qualche modo togliendo, e nel frattempo è successo anche qualcosa di bello, bellissimo, grazie a un perfetto lavoro di squadra e al fatto che ogni tanto mi ricordo di essere autentica, come ho sottolineato nei miei interventi a Book City. Ve lo racconta molto bene Silvia Algerino che ringrazio in questo articolo che vi chiedo di leggere fino in fondo.

Sono le 13.30: uno yogurt e qualche albicocca e si riparte con le pratiche. Mi scuso per la prosa frettolosa di questo post ma ci tenevo a dirvi un po’ di cose, soprattutto dirle a chi mi incita a scrivere e a non avvilirmi per le regole di un gioco nelle quali non posso certo identificarmi, ma che, ahimè, tocca accettare.

Un abbraccio.

Cose estive e scrittorie, come siamo messi?

Succede: le vacanze finiscono. Mi pare di non averle neppure viste, polverizzate in attimi di splendore perfetto, alternati a maltempo e mal di stomaco la seconda settimana.

I costumi e i teli mare già lavati e stesi quì, accanto a me, che riprendo possesso del quotidiano, abbronzata ma non come avrei voluto, riguardo le foto per dirmi “è tutto vero!” perchè mi sembra impossibile siano esistiti questi 15 giorni se ora non sono già più. Verdicchio, mare e Leopardi sono stati sostituiti da lavatrici, mestieri e spesa (il programma di domani che quest’anno mi sono presa il lusso eccezionale di mettermi in ferie pure il lunedì).

Riprenderò anche a rispondera ai vostri commenti come si deve, grazie per quelli a cui non ho potuto rispondere, ma ho letto con gran piacere. La bellissima Riviera del Conero con la struttura di Claudia si conferma una meta ideale per noi, dove tornare magari non proprio tutti gli anni, per assecondare anche la voglia di scoprire posti nuovi, ma ogni tot anni sì, con la gioia di essere a casa senza esserlo, di ritrovare luoghi e persone, i ristoranti preferiti, il mare splendido e pulito. Vorrei impacchettare e mostrarvi quel panorama in una posizione magica di girasoli e pendici che mi riempie il cuore e gli occhi e non mi stanca mai. Magari la prossima volta senza l’uragano, ecco.

Così tra un cartoccio di olive all’ascolana, e qualche tuffo siamo giunti a metà luglio, eh. Passiamo dalla festa nazionale francese al compleanno di mia madre, e ci catapultiamo verso Ferragosto. Come dite? Manca un mese? Vedrete se non volerà pure quello! Inizieremo la staffetta con i weekend in Valtellina, nuovi giri di saluti, mentre cercheremo di goderci Milano svuotata e spero non troppo calda (per ora si sta bene!). Mi aspettano due settimane piuttosto dure al lavoro, echi neppure troppo lontani mi hanno riportato notizie di imprevisti fino a quando non ho silenziato la chat dell’ufficio: ci penserò al rientro. Ma il rientro adesso è qui. Ho un po’ paura, paura di fagocitare i prossimi giorni e mi chiedo se mi sono riposata a sufficienza, dai commenti alle foto su whatsApp tutti mi dicono “oh, che aspetto rilassato!” forse ora sto solo risentendo del viaggio, più corto dell’andata, ma sono sempre state quasi 6 ore, del non avere ancora smaltito la pastiglia contro il mal d’auto, di averci dato dentro come una pazza per iniziare a sistemare i tantissimi bagagli. Vediamo come va domani. Ma da domani toccherà anche fare i conti con una realtà inaspettata: l’editore che aveva promesso una risposta entro metà fine giugno non si è fatto vivo. E io a farmi i film sul non portare il cellulare in spiaggia per non saltare per aria a ogni bip. Aahahahahahhahahahah, sono proprio una stu-pi-da!

Le cose sono andate così, tanto per riassumere:

9 gennaio, la mia agente inoltra il romance che a furia di parlarne sta diventando una roba alla Beautiful, la protagonista aveva 43 anni, a breve farà domanda per la casa di riposo.

Primi di maggio chiedo all’agente se può a sua volta chiedere all’editore se intende sentenziare prima del Salone di Torino, risponde che no, ma ci darà una risposta entro metà fine giugno.

1 luglio, nessun segno di vita, l’agente invia una mail (non so cosa ci sia scritto esattamente).

L’editore continua imperterrito a non rispondere.

Silenzio, silenzio, silenzio, silenzio, silenzio, silenzio, silenzio, silenzio, silenzio, silenzio, silenzio, silenzio, silenzio, silenzio. 14 giorni di silenzio.

Scusate, sono solo io a vedere le cose in questi termini: il problema non è la lunga attesa, ma il fatto che abbiano detto metà/fine giugno e non abbiano rispettato la cosa? E’ diverso! Perchè nel celebre forum di aspiranti scrittori e affini tutti a dirmi “eh ma i tempi sono lunghissimi, nel sito dichiarano un anno”.  Io posso essere frustrata finchè mi pare, ma il punto non sono io, sono loro, é il loro venir meno alla parola data, sparire.

Naturalmente l’editore big che sta valutando Nina Strick non ha deciso nulla, ma su di lui non ci contavo proprio, non a breve almeno.

Ho solo voglia di andare avanti col mio YA, senza stare dietro a quelle precise esigenze che più che editoriali sembrano dittatoriali (minimo 400 mila battute, poi escono romanzi osannati che paiono libretti di istruzioni con carta spessa e interlinea larga, ingannevoli che le 400 mila manco con la lente d’ingrandimento). Vorrei comunque sbrogliare un po’ la faccenda, perlomeno per muovermi in altre direzioni.

Adesso vado a dormire, sognerò Sirolo e Numana e mi risveglierò a Milano, ma prometto di non perdere il sorriso.