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Buongiorno a tutti.

A quanto pare la mia privacy policy (cookies e cose così) non è aggiornata/completa. Il blog viene quindi chiuso per evitare rogne.

Prima o poi ci metterò mano.

Vi chiedo di non commentare questo post. Grazie.

Tornare alla normalità dopo la vacanza a Cesenatico

La settimana a Cesenatico non è stata perfetta ma comunque molto bella. Ho capitalizzato diversi momenti, luoghi e sapori che mi porto nel cuore, a cui penserò nei lunghi mesi invernali che verranno. E’ stato particolarmente piacevole e anche emozionante tornare in Romagna dopo cinque anni; tra l’altro ho trovato il mare molto più pulito, così seppure tra rincari fastidiosi, qualche inciampo, il meteo non proprio favorevole, abbiamo concluso le ferie spezzate mettendo a segno un’ultima fetta chi mi fa promuovere con una gran pagella questa estate 2022. Cesenatico tra le mete balneari romagnole che conosco Cattolica, Rimini e Riccione è diventata la mia preferita, unica col suo Porto Canale di Leonardo. Rimini resterà sempre il mare della mia adolescenza, ho trascorso le vacanze delle estati dalla I media alla V superiore, ero lì quando l’Italia vinse i Mondiali del 1982, ed è tutto perfettamente sintetizzato nella canzone struggimento dell’epoca “Spiagge” di Renato Zero. Prima andavamo a Riccione, ma in una zona di alberghi e poco altro, lontana dalle luci di viale Ceccarini, che ho conosciuto in una breve vacanza esattamente vent’anni fa. E poi ho fatto pure una vacanza divertentissima a Cattolica, avevo 22 anni, con la twin, in albergo c’erano un sacco di giovani e formammo una comitiva che ricordo con gioia. Ci sono tornata nel 2011 con l’Orso, stesso albergo, decaduto, solo una settimana di vacanze in tutta l’estate che non ci rilassò per niente, un caldo atroce, orari striminziti per i pasti in albergo (da lì la decisione di soggiornare nei Bed and Breakfast), eravamo reduci dal percorso adottivo, volevamo restare a Milano in caso ci chiamasse il Tribunale, che ci convocò poi a dicembre, sforando tutte le tempistiche di legge. Che schifo. La Romagna in tutto questo continuo ad amarla parecchio. Sono contenta di aver scoperto in Cesenatico (ah sì, ero stata a Valverde nel 2010 con mia mamma) una splendida località per costruire qualcosa di “nostro” con l’Orso. E di averlo fatto sul finire della stagione, con meno caos, per quanto spero di poter tornare a fare due settimane di ferie attaccate a inizio luglio l’anno prossimo, come nostra consuetudine. Il nostro “bagnino”, i nostri locali preferiti, i nostri discorsi idioti commentando tutto, il baraccone del tiro a segno, i tantissimi chilometri di giorno e di sera che ci siamo fatti, ancora mano nella mano come due ragazzi. E il nostro B&B ovviamente.

Adesso è tutto finito. Settembre avanza a grandi falcate. Come si vede nei meme su Instagram “Lo farò a settembre” bussa alle nostre porte, è un mostro, un’onda pronta a travolgerci mentre il mondo va a rotoli. Che anni stiamo vivendo!

Sono preoccupata ma non particolarmente angosciata, e non credo sia superficialità. Abbiamo comprato casa facendo un mutuo a tasso variabile nel 2006, qualcuno ricorda cosa successe ai tassi in quel periodo? Schizzarono alle stelle, ogni mese un incubo, ma poi scesero, scesero tanto e la nostra scelta risultò vincente. Mi pare di aver sempre vissuto l’età adulta in crisi economica, la tranvata al posto di lavoro di Emanuele, di cui sta per ricorrere il primo inglorioso anniversario, mi ha insegnato che tutto è miseramente precario. Ma provengo da una solida famiglia di formiche, gran lavoratori di umile estrazione sociale, le mie radici sono importanti e voglio credere a ciò che ha detto di recente Draghi: l’Italia ce la farà. La prospettiva più tremenda, per me, non è abbassare i gradi del riscaldamento (per quanto anni e anni di condizionatori a palla e temperature da congelatore negli ufficio pubblici e negli ospedali adesso fanno un po’ rabbia) ma rivivere i mesi più bui della pandemia. Io il silenzio surreale e i camion con le bare di Bergamo non li ho dimenticati.

Quanta profezia nelle parola di Battiato:

“Com’è difficile restare calmi e indifferenti, mentre tutti intorno fanno rumore.

In quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore.”

Non sono indifferente ma cerco di stare calma. Ecco. E non ho voglia di parlare di politica qui, fermo restando che la bionda urlatrice come presidente spaventa anche me. Al momento mi impegno a coltivare il mio giardino e a non sprecare l’energia positiva di questi due mesi di bellezza negli occhi, relazioni speciali e stupore. A livello pratico ho pulito bene tutta la casa, domani finirò di stirare e ritirerò quanto portato in lavanderia, ho prenotato il dentista, la revisione dello scaldabagno, e chiesto al medico di prescrivermi i soliti esami per il controllo annuale. Ho fatto la spesa come al solito con il radar puntato sulle offerte, il mio scontrino al supermercato ha sempre molti segni negativi. Domani riprenderò anche la psicoterapia. Attendo il risultato di un importante concorso letterario, mentre le beta reader mi hanno restituito il testo con le loro attente osservazioni, per cui sto facendo gli interventi del caso e conto di finire entro la settimana, per poterlo inviare agli editori che ho già selezionato. Stiamo organizzando una presentazione del mio ultimo romanzo sul lago ed è qualcosa che mi fa davvero battere il cuore: è un posto magico, dove oltretutto è nato mio nonno, a sette km dalla casa in Valle e la libraia è molto disponibile e competente.

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Le mie letture: estate 2022 (in parte)

  1. Pic Nic sul ghiaccio Andrej Kurkov voto 9 ½
  2. L’altra terra Francesca Giuliani voto 7
  3. Sarò breve Francesco Muzzopappa voto 8
  4. Lettera d’amore alla Scozia Alexander McCall Smith voto 9
  5. Forse mio padre Laura Forti voto 7
  6. Non è mai troppo tardi Stefania Russo voto 7 ½
  7. La compagnia degli addii Axl Cendres voto 10
  8. Benzina estetica sul mondo Matteo Zanini voto 7
  9. Cose da fare a Francoforte quando sei morto Matteo Codignola voto 7
  10. Una storia nera Antonella Lattanzi voto 8
  11. Le cure della casa Stefania Bertola voto 10
  12. Strane cose, domani Raul Montanari voto 8

Pubblico con largo anticipo rispetto alle intenzioni l’elenco dei libri estivi, il problema è che è già fin troppo corposo e considerata la prossima settimana al mare, in spiaggia di solito leggo parecchio, rischio un elenco ingestibile poi nel volerlo commentare.

Consigliatissimi di sicuro 1 7 e 11. “Pic Nic sul ghiaccio” non prende 10 solo perché mentre cercavo in rete info mi sono imbattuta nel seguito (un wow spompatosi subito: è fuori catalogo e ne esiste una copia in vendita a 120 euro) con tanto di recensione che spoilerava il finale di “Pic Nic sul ghiaccio” quando mi mancavano poche pagine. Mannaggia, e comunque conoscerlo in anticipo ha fatto il paio con – non ripeto lo spoiler ovviamente – l’enorme delusione per come sono andate le cose lì a Kiev, dove il protagonista, un giornalista in affanno, vive con un pinguino che si è portato a casa per la chiusura di uno zoo. Splendido affresco dell’Ucraina post URSS, è un romanzo delizioso e struggente che ho adorato a dir poco.

Consigliato da CBM ho divorato “La compagnia degli addii” in uno dei tanti pomeriggi roventi di questa estate. Erroneamente etichettato come libro per ragazzi, il protagonista è un adolescente ma è contornato da adulti accomunati da un’importante caratteristica: hanno tutti tentato il suicidio, mancandolo. Ed eccoli quindi riuniti in una clinica psichiatrica per riccastri. Umorismo ma anche sguardo lucido sui disagi giovanili, sul perché dovremmo continuare ad amare la vita. Ognuno ha la sua risposta (la mia così al volo, per i libri e gli aperitivi). Una comitiva sgangherata e dolcissima di esseri umani che hanno fallito l’obiettivo, un fallimento nel fallimento quindi, che forse, matematicamente, porterà a una svolta positiva. Non si può non fare il tifo.

Stefania Bertola è uno zuccherino che mi piace ritrovare di tanto in tanto, ma la sua linea narrativa è un po’ altalenante, mi ci sono imbattuta anni fa con lo splendido “Ne parliamo a cena” e in questo “Le cure della casa” c’è di nuovo la sua penna migliore, mi sono immedesimata in tanti passi di Lilli, che, perduto il lavoro, decide di fare la casalinga a tempo pieno e si caccia in una situazione surreale alla ricerca di una vecchia compagna di classe. Gradevolissimo davvero con i suoi spaccati anni ’80, le idee sul riordino e i detergenti, le relazioni con le migliori amiche, un marito molto dedito al lavoro, una figlia universitaria fuori sede. Me lo sono goduto in Valle, all’ombra, in sottofondo il glu glu della fontana. Paradiso.

Si infilano in questa lista alcuni autori emergenti/esordienti a cui ho voluto dare fiducia (2 5 6 e 8) e tutti si attestano tra il 7 e il  7 e 1/2. Non deludono mai Alexander Mc Call Smith e Raul Montanari, mentre un pelino delude l’ultimo Muzzopappa, definito il suo best sempre da CBM che l’ha presentato in un’altra sera torrida milanese in cui vincendo le correnti gravitazionali simil lame di fuoco unite allo stomaco ko (si era in quel giugno in cui sbarellavo), non l’ho trovato all’altezza dei precedenti (li ho letti tutti). Problema: non mi ha fatto tanto ridere, anzi, a tratti mi ha immalinconito proprio. Godibile eh, ma puntavo al 9 minimo.

“Una storia nera” ha avuto un grande successo quando uscì qualche anno fa e l’ho recuperato in biblioteca: a tratti respingente, scritto molto bene, sembra un film con Stefania Sandralli, Micaela Ramazzotti e Pierfrancesco Favino, tiene incollati alle pagine, ma lo fa in un modo disturbante. Non lo so. Un uomo cattivo scompare, un uomo della cronaca nera, che picchiava la moglie, un santo per la famiglia di origine, mai toccati i bambini, un pasticcio italiano, la menzogna, l’omertà, i margini di vite sfilacciate.

Come sempre se desiderate qualche parola in più anche sui romanzi di cui non ho parlato, fatevi avanti nei commenti. In ogni caso, il voto più basso è 7, dodici libri in due mesi, sono proprio soddisfatta.

Posto senza rileggere, che è pronta la cena. Perdonate le frasi contorte. Baci

Questa estate lunghissima

Qui le cose continuano ad andare piuttosto bene, intendiamoci: non è sempre tutto wow, ma questa lunga e stranissima estate alla fine mi ha dato tanto e mi è piaciuta parecchio. Avrei evitato il caldo, me ne sono lamentata ma forse ora quella roba insopportabile è finita, almeno qui.

Fatiche e dispiaceri sono pervenuti pure loro, ma la bellezza ha prevalso, anche grazie alla mia attitudine mentale rinnovata che in concreto ha un sacco di strumenti nuovi per gestire i guai e i conflitti. Imparo dalla terapia che nei buchi della vita adesso non mi ci infilo più per intero, ma solo con i piedi. Qualche giorno fa credo di essere arrivata ai polpacci, questa visualizzazione è un esercizio utilissimo. Molte cose pratiche funzionano sul serio, però c’è un impegno dietro che molti sottovalutano e non affronterebbero mai.

I giorni di Ferragosto in Valle sono stati splendidi, mi sono davvero divertita e rilassata, il cuore ha fatto festa di continuo tra amici e rimpatriate, incontri pazzeschi per cui un attimo dopo si era intorno a un tavolo a ridere e brindare, così dal nulla. Leggere finalmente al fresco, con lo scroscio della vecchia fontana sotto casa. La magia del lago e intanto Milano si svuotava. Domattina ci torniamo per il weekend! Comunque vada saranno sempre i miei luoghi del cuore, imprescindibili, con tanto vissuto.  IMG-20220812-WA0003

La straniante realtà per cui ancora non ho visto il mare, partiamo il 28, prezzi folli un po’ ovunque, ma alla fine abbiamo messo insieme una settimana a Cesenatico che almeno sulla carta pare ottima. Completerà quindi la non convenzionale estate essere in vacanza il 1° settembre, quella data spartiacque, eterno lunedì, che fa sospirare. Credo sia accaduto soltanto altre tre volte in tutta la mia vita.

Quattro giorni dopo il rientro festeggeremo le nozze di cristallo, non abbiamo organizzato nulla, avevamo ipotizzato tipo un pranzo con familiari e amici, ma poi un po’ per il covid, un po’ perché boh, abbiamo lasciato cadere l’idea. Quindici anni di matrimonio sono un bel traguardo, per una che il mondo dava per spacciata e sola a singhiozzare sugli amori incompiuti o in rovina. La festa per i dieci anni fu epica e in teoria avrei anche replicato volentieri, ma a dirla tutta non ho troppa voglia di spenderci dei soldi.

Dopo di che, dal 9 settembre dunque, sarà autunno, in barba al meteo e al calendario io mi sentirò in autunno, che è la mia stagione preferita. Riavviare i progetti messi in pausa, baloccarsi con le suggestioni natalizie, cercare i venditori di caldarroste.

Adesso è il momento in cui piano piano tutto riapre, meno ore di luce, la ripresa di ogni attività, si fanno i primi bilanci di un’estate rovente. Spero che i vostri siano tutti in attivo.

Agosto

Ogni anno dico le stesse cose: preferisco luglio ad agosto e ad agosto è inutile pubblicare nel blog che tanto non mi legge nessuno. Lo confermo anche adesso, però il blog serve anche a me, rileggendolo a distanza di tempo trovo sempre spunti interessanti e in parte dimenticati; agosto 2022 poi è davvero diverso dai precedenti. L’estate cittadina sarà più lunga del solito, meno ferie in luglio, 10 giorni anziché 15/16, significa anche un weekend in più a Milano, e i fine settimana milanesi nel caldo si susseguono perché, per vari motivi, andremo in Valle solo per Ferragosto. Partiremo il 12, Emanuele passerà a prendermi in ufficio quando finisco, alle 17.30 (l’azienda dove lavora lui è chiusa ma si è saputo solo di recente) e torneremo il 16 in giornata. Poi l’idea è quella di andare da qualche parte al mare dal 29 agosto al 4 settembre, ma ci sono un po’ di cose in via di definizione per cui non abbiamo ancora prenotato.

L’estate in realtà ha assunto una dimensione dilatata e lunghissima, essendo iniziata a metà maggio col torrido weekend a Venezia, e siamo ancora qui a invocare refrigerio. I pochi temporali, alcuni, va detto davvero intensi, non hanno rinfrescato poi tanto, almeno qui nella pianura padana desertificata. In qualche modo me la sto cavando. Coi costi dell’energia non trovo locali e mezzi pubblici eccessivamente freddi con quell’aria condizionata modello aeroporto che odio; pratica assai nociva per la salute oltre che irritante perché ti tocca sempre avere un golf in borsa e nelle borsette piccole non ci sta, e che diamine, mi potrò vestire carina se esco solo per un giretto o un aperitivo senza portarmi zavorre?

Sto molto, molto, bene. Sto proprio bene, ecco, anche se ormai siamo rientrati da più di tre settimane e, come tutti, non ne posso più dal caldo. Alterniamo uscite nella placida movida milanese (Milano si sta svuotando) a Netflix e gelato sul divano. Io sto leggendo tantissimo. A volte anche un libro al giorno quando non lavoro, come ora. Cerco il punto più fresco della casa, non abbiamo l’aria condizionata, e mi immergo in pagine spesso molto belle; esco anche un po’ da sola, amici e familiari sono tutti quasi tutti via, ma non tantissimo, appunto a causa delle temperature elevate.

Sto scrivendo con gioia e slancio, sono molto contenta di quello che sto mettendo insieme, come testi e come esperienze di scambio con altri autori. Sono in trattativa per due pubblicazioni; tra l’inizio e la fine di settembre, dovrebbero sciogliersi le riserve per entrambe, speriamo con un buon contratto. Si tratta di editori coi quali non ho mai pubblicato, che mi hanno telefonato sorprendendomi non poco, anche perché siamo tutti piuttosto circospetti quando il numero è sconosciuto e temiamo sia l’ennesima rottura di scatole con vendita di cripto valute, contratti del gas o altro.

Così adesso, sono le 10.30 di un giovedì mattina, in cui sto approfittando dello studio in ombra, la tazza di caffè sporca ancora sulla scrivania, io che tentenno sul da farsi, mentre nel primo pomeriggio avrò l’ultima seduta di psicoterapia prima dello stacco vacanziero dello studio. E da questa postazione per oggi è tutto.

Vacanza in Austria

  • 2 Luglio Milano-Salisburgo in auto, 9 ore di viaggio. Arrivo in hotel situato sulla piazza della stazione, apprezziamo subito l’ottima struttura e dopo esserci rilassati nell’ampia camera si va a cena, fatichiamo un attimo a capire dove dirigerci, ma poi il ristorante scelto, dove torneremo anche l’ultima sera, si fa davvero amare.
  • 3 Luglio Centro storico di Salisburgo, partendo dagli splendidi Giardini Mirabel, dove un’orchestra in costume suona “Azzurro” “Gloria” e “Sarà perché ti amo”, momento epico. A seguire visita alla casa di Mozart e al Castello. Tutto è una meraviglia assoluta.
  • 4 Luglio Visita al Campo di concentramento di Dachau. Nonostante fossi già stata ad Auschwitz rimango profondamente colpita, i crematori molto ben conservati, sono l’emblema della tragedia, del male, dell’orrore che può arrivare a compiere l’uomo.
  • 5 Luglio si va in treno a Monaco di Baviera, dove ero stata nel 1989 o 1990. Tornare dopo più di trent’anni significa salutare la ragazza che sono stata, Marien Platz e dintorni sono un gioiello che vale sempre la pena.
  • 6 Luglio giornata più rilassata a Salisburgo, museo del Natale (un po’ deludente), giri e shopping. Dopo cena andiamo anche a bere qualcosa e non vorremmo staccarci più da quella serata che sappiamo ahimè essere l’ultima.

Qualche nota: abbiamo sempre trovato gente simpatica, mangiato all’aperto in ristoranti assai gradevoli, e Salisburgo ci è piaciuta tantissimo. Abbiamo vissuto ogni momento nel migliore dei modi come intendiamo noi le vacanze.

  • 7 Luglio mattina un po’ concitata: decidiamo all’ultimo di tornare in centro prima di lasciare la camera a mezzogiorno, pioviggina, il tempo sta cambiando. Poco dopo mezzogiorno si parte per Hallstatt, sono meno di 100 km su strade di montagna e diluvia. Il nostro hotel si trova nell’isola pedonale, bisogna arrivare al parcheggio giusto dove un addetto chiamerà la navetta. Niente di complicato, ma sotto la pioggia battente, con i bagagli, l’inglese degli austriaci (io parlo un po’ di tedesco ma mi azzardo di rado e non per informazioni così vitali) spesso incomprensibile, un po’ lo è. Alle 14 in ogni caso facciamo check in, la camera sarà pronta per le 15 e decidiamo di pranzare lì. Il ristorante ha una vetrata fronte lago e io sono già innamorata persa di Hallstatt, non m i sembra vero di essere qui, dopo averla così tanto sognato nei tempi del lock down. La nostra camera ha un terrazzo a livello strada meraviglioso, una sorta di veranda giardino a pochi metri dal lago. Piove tutto il giorno, qualche giro, Hallstatt è molto piccola, e la sera capiamo una misteriosa regola del posto: si può cenare solo nel ristorante del proprio hotel, anche se abbiamo il trattamento B&B, gli altri ti rimbalzano, così come il nostro manda via i turisti delle altre strutture. Basta saperlo, per fortuna il nostro ristorante è ottimo.
  • 8 Luglio alla scoperta di Hallstatt, non piove più e ci giriamo ogni angolo della strada panoramica che si arrampica giusto dietro l’hotel, la piazza del mercato, le due chiese, poi camminiamo fino al parcheggio, ci soffermiamo in ogni scorcio, ammiriamo i cigni. Sto vivendo una reale favola.
  • 9 Luglio visita alla miniera di Sale, che si raggiunge con la funicolare. Si sale quasi a 1000 metri e il giro dura quasi due ore. Stupendo, indossiamo tutti delle divise bianche, ci sono 8° e per due volte percorriamo due tratti su uno scivolo, il più lungo di 60 metri, e mi pare evidente che mi sfracellerò di sotto. Urlo come una pazza, ma mi diverto un sacco. L’ultimo pezzo invece sui carrelli per il trasporto del sale. Insomma è anche un po’ luna park. Pranziamo in quota, incontriamo delle pecorelle tra cui un agnellino nato proprio quel giorno, io capisco in tedesco “Heute Geboren” e mi sento molto poliglotta. Meravigliosa giornata, che concludiamo con un aperitivo sulla piazza, prima di cenare nel nostro hotel, esattamente come la sera precedente, anche se non l’ho scritto sopra.
  • 10 Luglio, visita al museo che è davvero ricco di reperti, in quanto i primi insediamenti ad Hallstatt risalgono a 7000 anni fa. Tutto è catalogato e raccontato in maniera splendida. Rientriamo in hotel ci prendiamo due bottigliette di vino e i calici e ci facciamo un aperitivo stratosferico nella nostra veranda. Relax e nel tardo pomeriggio si esce di nuovo per un altro aperitivo. Cena al nostro ristorante e si torna in piazza (tutto è a pochi metri) per qualche foto notturna.
  • 11 Luglio alle 9.30 prendiamo la navetta per il parcheggio, rincaseremo verso le 20, dopo una tappa sorpresa che mio marito mi ha organizzato per fermarci al paese di mio padre in Carnia. All’andata infatti siamo passati dal Brennero, ma al ritorno il navigatore ha suggerito il valico di Tarvisio che è prossimo a Moggio Udinese.  Quando realizzo il progetto non so se sono più commossa per il gesto di Emanuele o per i luoghi che sto per visitare. Piango un po’ ma poco. E mi godo l’ultimo capitolo di questa fantastica vacanza.

Hallstatt è salita in cima ai posti che ho più amato in quel pezzo di mondo che ho avuto la possibilità di vedere. Deve essere stupenda con la fioritura primaverile, col foliage e sotto la neve nel periodo natalizio. Era estate ma freddina, sono certa possa fare più caldo, i più temerari fanno il bagno nel lago, ma non in quei giorni, quando le temperature erano tra i 12 e i 18 gradi. In ogni caso Hallstatt sta lì, a 700 km da Milano, una distanza più che accettabile, che mi consente di pensare che potrò andarci quando mi verrà un attacco di nostalgia potente, quando avrò bisogno di riconnettermi con la Sandra più autentica che pensa ancora che i sogni a volte si realizzano. Non ringrazierò mai abbastanza il mio Orso che una sera, quando avevamo ricevuto un preventivo per Parigi davvero fuori misura, mi disse “ma non volevi andare in quel posto in Austria? Andiamoci!” Poi ho ragionato di aggiungere Salisburgo per completare la vacanza. Ad Hallstatt una settimana è persino troppa, abbiamo visto tutto, tuttissimo in 4 giorni, eppure sono certa che non mi stancherebbe quell’atmosfera unica un po’ retrò, Hallstatt è patrimonio Unesco, con l’incanto del lago, le case colorate, i negozietti sotto montagna, il cimitero pieno di fiori e la magia che spunta dalle passerelle sull’acqua, mentre il traghetto porta un altro gruppo di turisti asiatici, innamorati al punto di aver costruito in Cina una copia di Hallstatt su un lago artificiale.

Nelle foto, in ordine. Io ai giardini Mirabel-Salisburgo. L’entrata del Campo di Dachau e tre punti pittoreschi di Hallstatt.

Mi rendo conto che il post è un po’ sproporzionato e a Salisburgo ho dedicato meno spazio, a parte che ora devo uscire e vorrei pubblicare il post, ma credo che in molti tra voi a Salisburgo ci siano stati, mentre Hallstatt non è per niente conosciuta in Italia e volevo raccontarvela più diffusamente. Tutto qui. Salisburgo merita e l’abbiamo adorata.

Un’incredibile estate

Erano tempi non sospetti quando decidemmo di trascorrere la ferie estive in Austria, non sospetti nel senso che non potevamo immaginare che togliersi dal caldo atroce, ipotizzando piumini invece di costumi da bagno, si rivelasse una scelta vincente in tutti sensi. Uscire dalla zona confort costa fatica, se un anno fa mi avessero detto che avremmo cambiato rotta escludendo il mare, avrei riso di gusto. Che eresia! Invece no: è stato bellissimo.

Arriverà un post su Salisburgo e Hallstatt, con le foto migliori, ma al momento tocca centellinare l’uso del pc fisso (pc fissi, qualcun’altro li usa ancora?) che sta in studio (la seconda camera che la psicologa mi ha vietato di chiamare cameretta, perché ricordare ogni volta anche sotto traccia il vuoto procreativo non va bene), cioè nel lato al sole nel pomeriggio, quando, di solito ho più tempo per scrivere. Il sole sta per arrivare, chiuderò quindi tutto, e mi trasferirò nella parte in ombra della casa con le finestre aperte.

Il giardino condominiale è paglia. Mai vista una roba simile in quindici anni e a memoria direi che questo 2022 è peggio del famoso 2003 che tutti ricordano come quello del gran caldo!

E’ un’estate incredibile, ci sono arrivata più a pezzi del solito e spero di fare tesoro di tutto e darmi da fare per evitare che si ripeta, almeno in quell’entità devastante. Ma non voglio ripensarci adesso, ora mi godo l’energia fantastica che i dieci giorni austriaci mi hanno regalato, e l’imprevedibile novità che mi ha accolta al rientro in ufficio: col recente decreto semplificazione hanno prorogato la scadenza dell’adempimento fiscale di cui mi occupo, dal giorno 25 all’ultimo del mese. Che significa avere più giorni a disposizione ogni mese! Nemmeno nei miei sogni più perversi avrei mai pensato a un’eventualità simile. Fermo restando che io sempre dodici giorni lavoro, eh.

Poco prima di partire, mi sono resa conto che l’anno prossimo scadranno i diritti del mio secondo romanzo, per il quale avevo incautamente firmato un contratto di dieci anni. Il più sfigato di tutti, pre CBM e goWare, ma successivo a “Frollini a colazione” che comunque ha costituito l’esordio e mi ha dato tante soddisfazioni. Dieci anni! Mi sono buttata sul testo con un’allegria rinnovata e produttiva: c’è molto da fare per rielaborarlo, mettendo a frutto gli insegnamenti di questo decennio e riproporlo non sarà facile, ma è un progetto che mi ha catturata subito e dato felicità.

La cosa che in definitiva mi sta piacendo un sacco e di cui vado fiera perché per farla accadere è necessario non chiudersi e accogliere il cambiamento, è il movimento delle cose che mutano anche a cinquant’anni, quando si è portati a pensare che il meglio sia ormai alle spalle. Il miglioramento ancora possibile e la voglia di lavorarci su. L’interesse ancora fervido per qualcosa di diverso. Quel sottile “perché no?” in senso positivo. Mettersi in gioco e in discussione.

Questo è adesso.

E niente, pare che la prossima settimana sarà il top del top del torrido. Mia mamma, indecisa fino all’ultimo, partirà finalmente per la Valle, la twin e family per le lunghe vacanze estive tra Grecia e montagna., mentre la suocera è già in Grecia da mercoledì.

Noi incrociamo l’incrociabile che si possa godere di un’altra fetta di vacanza dal 28 agosto. In mezzo l’estate milanese che adoro, qualche puntata in Valle e la consapevolezza che lo stupore ama giocare a nascondino, ma quando lo scovi è festa sul serio. Anche con 40°.

Le mie letture: 2° Trimestre 2022

Ho letto tanto, tantissimo. Per cui pubblico con qualche giorno di anticipo la lista, anche in virtù del fatto che domani comincia ufficialmente l’estate e mi verrà poi comodo raggruppare il prossimo giro sotto il titolo di Letture estive.

Non scrivo, quindi leggo. E’ un po’ questo il mood. Mi sono ritagliata veri angoli di pace, anche di svariate ore, leggendo e, laddove possibile, scrivendomi con gli autori: Alberto Caviglia e Raul Montanari. Difficile ora parlare di ogni titolo, dico solo che: tutti i romanzi da 9 e 10 sono stra consigliati. “Zagno” è pubblicato dal mio editore, a Torino è stato indicato più volte come “lettura divertente” siamo a Bologna durante la copiosa nevicata degli anni ’80, zagno significa freddo, invece io l’ho trovato insulso. Ieri però al Festival Inchiostro a Crema (andato benissimo) ne ho parlato con l’editore, e mi ha detto che quando l’avevo comprato avrebbe voluto dirmi “guarda no, non è proprio il tuo genere” ma c’era lì l’autore (cosa di cui non mi ero neppure resa conto) e non sarebbe stato bello. Quindi, bisogna sempre ricordare che dietro uno sgradimento può esserci un problema di gusto e ad altri lo stesso romanzo potrebbe piacere.

Vi lascio la mia recensione sul

romanzo di Stefania Crepaldi. che mi ha parecchio delusa. 

va beh, l’editor di wordpress continua a non essere agevole, scusatemi per questi paragrafi.

E andiamo con la super lista

  1. Zagno Alessio Gallerani voto 3
  2. Amori perduti di gioventù Alexander McCall Smith voto 10
  3. Amori in viaggio Alexander McCall Smith voto 9
  4. Trascuranze Clara Nubile voto 9
  5. Agatha Raisin L’albero delle streghe C. Beaton voto 5
  6. Di morte e d’amore Stefania Crepaldi voto 6
  7. A volte ritorno John Niven voto 8
  8. Alla fine lui muore Alberto Caviglia voto 10
  9. Non si muore in un giorno di festa Andrea Balzani voto 8
  10. I tigli di Silverwood Ilaria Mainardi voto 9
  11. Saponi Elena Ghiretti voto 8
  12. Nel mare c’è la sete Erika Mou voto 9
  13. Sempre più vicino Raul Montanari voto 9 

Ci terrei che qualcuno volesse dare una possibilità in particolare a Trascuranze, una storia dolente piena di suggestioni tra Londra e Bombay, io e Clara ci siamo conosciute in un’altra vita, è una famosa traduttrice (sue le traduzioni di Vita di Pi e del recente L’eclissi di Laken Cottle di cui si sta parlando un sacco) e se l’editoria fosse un luogo meritocratico lei, dopo aver pubblicato con Bompiani dieci anni fa, ora sarebbe candidata allo Strega, come minimo. Invece questo baraccone al soldo delle marchette, del nepotismo e dei soldi, lascia che si perda nell’immenso stagno della piccola editoria. 

Molto buono l’esordio di Andrea Balzani che ho conosciuto, come Ilaria Mainardi, nel Forum Writer’s dream, il suo è un romanzo di narrativa non di genere, molto ben scritto e interessante. Splendido il giallo classico I tigli di Silverwood, anche qui siamo di fronte a una penna molto valida, un editore virtuoso Aporema, dove la qualità eccelsa fa i conti, al solito, con l’editoria di livello che sembra vivere altrove. 

Fandango propone sempre storie particolari e mi sono lasciata sorprendere piacevolmente da Saponi e Nel mare c’è la sete, presi in biblioteca, e divorati, dopo aver vinto il mio pregiudizio rosicone. 

Raul Montanari è una conferma e questo romanzo, sempre dalla biblioteca, l’ho trovato davvero assai godibile. 

I 10 vanno al mio adorato Alexander McCall Smith, una sicurezza quando cerco evasione intelligente e le mie amate latitudini, e lo scoppiettante Alla fine lui muore, l’imperdibile storia grottesca di Duccio Contini, autore in crisi che non riesce a scrivere il secondo romanzo e pensa che diventare vecchio a trent’anni non sia una cattiva idea. Così, tra cantieri, plaid, e gite in farmacia non possiamo non amarlo, fare il tifo e in fondo capirlo pure nelle sue deliranti giornate spese sul divano. Uscire, fare vita sociale non è forse un’immensa fatica un po’ per tutti? 

Vi aspetto nei commenti se vorrete parlare di questi libri e anche di quelli su cui non mi sono soffermata. Grazie. 

Lettera alla me stessa scrittrice

Cara Sandra,

ogni tanto ti tocca rabboccare l’entusiasmo e se l’operazione avviene a giugno, mese deputato alla bellezza/stanchezza, vedi post precedente, è ancora più difficile.

In sede di dichiarazione dei redditi, la commercialista che ti ha confessato di aver comprato un tuo libro, apprezzandolo assai, si è stupita dalla ridicola relazione tra le copie di libri venduti e il compenso per l’autore, così ti sei trovata a spiegarle le dinamiche della filiera, i contratti, e, raccontando il brutto dell’editoria, è saltato fuori il tuo scontento, si è posato lì tra Certificazione unica e fatture di prestazione sanitarie a ricordarti che il bicchiere, oggi più che mai, ti sembra mezzo vuoto.

E’ una percezione, la realtà del bicchiere è come lo guardi, si sa, ma facciamo un po’ il punto della situazione: mettere le cose per iscritto regala razionalità. Il punto, ci ho ragionato sai Sandra, prima di esplicitarlo, è il mancato raggiungimento di obiettivi che spesso sono stati davvero a un soffio, anzi l’obiettivo unico, quello di pubblicare con un editore big. Quando precisamente ci sei arrivata tanto vicino?

Quando Chiara Beretta Mazzotta si sperticò in lodi per il tuo testo, lavorandoci su ben oltre il servizio che avevi pagato.

Quando hai superato la prima selezione, durissima, dell’agente Silvia Meucci e ti chiese l’intero manoscritto, una sua autrice ti disse che ormai era fatta, invece no, la storia non la convinse, anche se, parole sue, “lei scrive benissimo.”

Quando fosti messa sotto contratto dall’agenzia letteraria Thesis, all’epoca una delle più grandi sul mercato, rappresentava, tra gli altri, Maurizio De Giovanni. Cos’è andato storto? L’agente vera e propria se ne andò poco dopo, portandosi via gli autori già famosi, tu eri arrivata da poco e ciccia.

Quando suddetta agenzia ripartì di slancio, con una nuova figura professionale che ti chiamò dicendoti di scrivere un bel rosa, perfetto secondo i canoni del genere, che lei e la editor ti avrebbero seguito passo passo, per poi proporlo agli editori blasonati che di certo l’avrebbero pubblicato. Cosa non ha funzionato? Non il romanzo che hai impiegato due anni a scrivere e molte incazzature per confezionarlo esattamente secondo i parametri, ma poi boh, l’agenzia non riconquistò la sua fetta di mercato e ciccia di nuovo.

Quando firmasti un altro contratto con loro, sedotta dall’entusiasmo dimostrato per Nina Strick e un grosso editore per l’infanzia disse che era al ballottaggio con altri due per farne una serie di gialli per ragazzi, collana che gli mancava e avrebbe scelto durante le vacanze estive, a ottobre non aveva ancora deciso e tu, sfinita, giustamente, da buon sagittario, hai sbroccato e li hai gentilmente mandati a cagare.

Quando Nina Strick ha colpito di nuovo e hai firmato un contratto di scout, dopo tre giorni di confronto serrato sempre con Chiara Beretta Mazzotta, per ridefinire il testo, aggiungere dettagli fondamentali e niente, dopo oltre un anno che viene candidato, sta ancora lì, senza una proposta contrattuale.

Allora sì, cara Sandra, le deviazioni impreviste verso la sfiga non sono mancate. Nel mentre tu non hai mai rinunciato, ti sei accontentata di editori minori, dove hai sempre e comunque dato il massimo.

Per vedere il bicchiere mezzo pieno, puoi ricordarti che hai scritto e pubblicato dieci romanzi e non so più quanti racconti, questo significa che per oltre dieci volte ti hanno selezionato e voluto. Che sei stata prima nella classifica di Amazon e hai venduto 1300 copie de “Le affinità affettive”, che ne ha parlato Panorama, che Amazon ha scelto “Ragione e pentimento” da mettere nella locandina per il lancio italiano di Kindle Unlimited. Che sei stata più volte al Salone di Torino, dietro a uno stand che non era tra i più piccoli.

Ma soprattutto che i tuoi lettori ti stimano e vogliono bene, conoscono il tuo impegno, la tua fatica, la tua bravura e non vogliono che abbandoni la partita. Sarà dura, ora più che mai, perché sei una donna di mezza età e vedi le frecce nella faretra diminuire di giorno in giorno. Perché ti sembra di aver sprecato le tue storie migliori e non sai se ne scriverai ancora. Anzi, a dirla tutta, hai una grande paura che non ne scriverai mai più di tanto belle. Perché i romanzi caduti sotto i colpi di editori falliti e contratti rescissi pesano da maledetti. Perché sui social la tua community apprezza di più i post e le story alcoliche di quelle libresche. Perché quando hai voglia di mollare, hai voglia di mollare e basta e ti viene da piangere vedendo i successi degli altri, ma se lo dici ti si risponde che rosichi, che gli altri si sono fatti il mazzo e cazzarola tu no?

Per concludere Sandrina, fai un po’ quel che vuoi, scrivere, non scrivere, gioire, maledire, ma non pensare mai di essere una perdente, perché tu hai già vinto e lo hai fatto più volte. E neppure sentiti una vittima del sistema, magari un po’ lo sei, ma è uno stato d’animo che non aiuta la creatività e fa solo correre all’armadietto dei farmaci per cacciarsi in gola il Gaviscon.

Riconosco che una botta di chiul ora sarebbe quanto mai opportuna per riequilibrare la partita, lo so.

Goditi l’estate, gli spritz, l’Orso, l’Austria, i Navigli, i temporali mentre leggi sul divano, il nulla cosmico, i pantaloni bianchi, la luce della sera, le zanzariere efficaci, le feste, i baci, i maghi, la Valle, la corsa. Fottitene di Instagram, allontanati proprio se ti procura frustrazione, e ricordati sempre che la vita è lunga e fa molti giri, la frase che ti piace tanto di Isabel Allende, in altri aspetti della vita hai già potuto constatare più volte quanto sia vera, perciò nulla è concluso, scritto o definito. Butta fuori tutta la rabbia, stacca la spina e sii la parte migliore di te, quella autentica, sai che esiste.

E adesso preparati, Emanuele nel pomeriggio fa uno spettacolo di magia e ci sarà da divertirsi!

La bellezza e la stanchezza di giugno

Ed eccolo qua, giugno, con la sua bellezza potente, la sua stanchezza consueta.

Giugno spesso ha significato l’inizio delle vacanze, o un anticipo delle stesse, quando, per esigenze lavorative, sono state spostate a fine agosto/inizio settembre. Quest’anno le ferie slittano in avanti ma di poco, partiremo esattamente tra un mese, rientreremo l’11, una settimana e un giorno di ferie. Abbiamo fatto una scelta davvero insolita: niente mare. Andremo in Austria, 5 notti a Salisburgo e 4 ad Hallstatt, ditemi se non è deliziosa? Ha ispirato Frozen, è patrimonio dell’Unesco e i cinesi ne hanno costruito una copia identica su un lago artificiale. Me ne sono innamorata vedendo una foto non so più dove, e durante la pandemia mi ripetevo che prima o poi l’avrei visitata. Emanuele avrà poi una seconda settimana di ferie dal 29 agosto, ma non sappiamo ancora cosa faremo. 

La luce di giugno, che ha i giorni più lunghi dell’anno, fa male. Giugno è davvero una promessa folgorante, spesso non mantenuta, ma ci frega ogni anno.

Sono cotta, maggio con le temperature di luglio mi ha stesa più del solito. Sono andata a correre tre volte in questa primavera durata pochissimo, poi ho rinunciato. Bicicletta, non pervenuta. Ho completato le incombenze del periodo, 730, esami medici, mentre continuo la psicoterapia con grande soddisfazione dei professionisti che mi seguono per la mia determinazione, e pure mia ovviamente ma che fatica.

Non sono uscita dal tunnel allergico, non scrivo più, ma a metà mese uscirà Incanto in Bretagna che poi è Un cuore in Bretagna, unicamente in versione digitale (peccato, ma pubblicare un testo non inedito è complicato e non me la sono proprio sentita di cercare un editore che facesse anche il cartaceo, col rischio di nuovi inciampi, per cui l’ho affidato a Delos che almeno vado sul sicuro). Magari venderà zero perché chi mi conosce l’aveva già letto e altri lettori non li raggiungerò, ma almeno c’è, di lui mi rimane la gioia pura di averlo scritto, perché fu un percorso davvero felice. 

Altra cosa bella, è che il 19 si va a Crema, per il festival letterario Inchiostro, dove in un incontro dedicato verrà presentato il marchio Lambda House e io parteciperò in qualità di loro autrice. E’ una fiera di nicchia molto ben considerata, tanto che all’apertura ci sarà Maurizio De Giovanni. 

Per il resto navigo con un certo pessimismo nello stagno dell’editoria. A questo punto della mia gavetta, ho esordito proprio a giugno, 12 anni fa, posso solo accontentarmi dei risultati, con la consapevolezza che con gli editori con cui pubblico io, non si va tanto lontano. Qualità sì, clamore e grandi numeri no. 

Giugno quindi è un mese di anniversari. 

Giusto oggi una ricorrenza importante: nove anni fa arrivava Natallia a scombussolare per sempre i nostri cuori. IMG-20220602-WA0003

Sì, oltre all’agitazione, ricordo il freddo di quella sera. Giubbino di pelle e sciarpa! La qualità dell’immagine non è il massimo perché è stata fotografata ora dalla foto cartaceo nel suo album.

E adesso la Puffolona ha la guerra praticamente sotto casa. Nei primi momenti Gomel, la città da cui partì per venire in Italia, veniva nominata spesso e ci sono stati giorni particolarmente tremendi in cui l’entrata nel conflitto della Bielorussia sembrava imminente. Ho tremato, quei bimbetti suoi compagni, che ricordo bene, ho preparato panini al salame per Maxim e condiviso tanto con tutti, hanno compiuto/compiranno 18 anni proprio quest’anno, e verrebbero quindi arruolati. Non posso pensarci, ma quanto vediamo ogni giorni in Tv, seppure con civili sconosciuti, rimane inaccettabile.

Una cosa meravigliosa di quell’accoglienza straordinaria fu la partecipazione di molti di voi qui nel blog. Alcune amiche le spedirono addirittura dei regali. In confronto a quel tempo ora questo spazio mi sembra privo di luce, un po’ spento e a volte trascinato come una relazione al capolinea.

Però vado avanti.