Cosa si fa con questo 2022?

Eccomi qui, reduce dalla terza dose, dove all’anamnesi ho incontrato un medico talmente scrupoloso che ero ancora lì al box N. 11 (il mio numero!) a rispondere alle sue domande che l’Orso, dopo di me, si era già vaccinato ed era in attesa dei classici 15 minuti di osservazione. Un dottore da clonare e augurarsi di averlo come medico di base. Personalmente non vedevo l’ora di questo richiamo, avendolo prenotato quando era a sei mesi, poi passato a cinque subito dopo, non ce la siamo sentiti di annullarlo e riprogrammarlo, troppo rischioso; un po’ come era avvenuto con la seconda dose in mezzo alla vacanze estive. Sarà il nostro mood. Non vorrei scrivere un post sul covid ma qualcosa dico, tipo che trovo sempre più imbecille chi paragona le restrizioni attuali alle discriminazioni razziali, chi lo fa dimostra quantomeno di non conoscere la storia, cito Liliana Segre, che ho avuto il gran piacere di incontrare per caso di recente, con la quale ho scambiato qualche parola, e qui mi fermo.

Cosa si fa con questo 2022?

Mediamente non amo gennaio e febbraio. Vero è che il mio cellulare mi ricorda che lo scorso anno, l’8 febbraio, avvistavo le prime margheritine nel parco sotto casa. Wow, manca un mese a quel sentore di primavera che di solito allarga il cuore, e già a metà gennaio l’allungarsi delle giornate appare evidente, infatti se ben ricordo quando esco dall’ufficio alle 17.30 non è più buio. Lo verificherò presto. Credo che questi due mesi saranno ancora un po’ pesanti e molto in casa: toglieremo gli addobbi e continueremo a sfondarci di cibo e Netflix con piacere. L’Orso, molto più bravo di me, ha già ripreso con la corsa, io non vedo l’ora di rinfilarmi le scarpe, ma per quanto non sia freddissimo qui è davvero umido e ancora non mi azzardo. Leggo meno e mi sto rilassando parecchio con un meraviglioso puzzle da mille pezzi che raffigura Riomaggiore versione naif. E poi cucino con buoni risultati e grande soddisfazione, le lasagne di pesce di Capodanno sono state davvero super. Sto troppo tempo su Instagram, in un modo un po’ compulsivo, ma la prendo come un piccolo scivolone in un periodo in cui ho raggiunto un equilibrio importante grazie alla psicoterapia, ricominciata oggi, dopo la pausa natalizia.

La vita creativa non mi ha ancora fatto incontrare un’ispirazione magica per un nuovo romanzo e sto impegnando le mie risorse più per accettare questa fase, che per cercare un’idea importante. In realtà ho concluso un racconto lungo per Delos Digital, non so quando verrà pubblicato ma, come non mi stanco di ripetere, c’è una differenza enorme tra scrivere un racconto per la collana Passioni Romantiche e un romanzo, quindi non conta.

Non ho neppure trovato la mia parola per il 2022, a parte la celebrata “Sticazzi”, quindi penso che quest’anno passerò la mano, perché sono ancora troppo in bilico e le grandi questioni in sospeso esulano dal mio raggio decisionale.

Le giornate, nonostante tutto, passano con una velocità impressionante, invidio un po’ chi, con una disinvoltura che non mi appartiene, è partito per una vacanza in questo periodo, ma pazienza, o meglio, guardo le foto nei social e penso: belloooo, ma poi no, non mi sarei goduta nulla, in allerta e irritata per ogni naso fuori dalla mascherina e comportamento sanzionabile  e scorretto.

In definitiva i miei programmi sono minimi: sistemare i due cassetti con il materiale scrap and stamping (fatto), scrivere un nuovo racconto rosa (fatto), essere sempre al pari coi controlli medici (fatto), non fare straordinari in ufficio (dovrei farcela, in caso qualche anima buona me lo ricordi via sms/whatsapp/chat di instagram, grazie), tagliarmi i capelli corti (non ho neppure preso l’appuntamento dal parrucchiere, andrò a fine mese), scrivere il pezzo per il fotografo con il quale continuo a collaborare (fatto).

Cosa si fa con questo 2022? Gli si vuole un po’ bene, cercando di farselo amico, o lo si minaccia di non essere come i precedenti?

Oggi la psicologa, certo un un discorso ben più profondo di quanto non stia facendo io ora qui, mi ha parlato della necessità di avere un approccio non prevenuto nei momenti di difficoltà, perché agire come se le cose dovessero per forza peggiorare, quando già si vive una brutta situazione, inasprisce le relazioni e rende tutto ancora più complesso.

Allora io aspetto le margheritine e nontiscordardime e spero in qualcosa in più!

Un anno di libri e qualche considerazione

  1. Un’amicizia Silvia Avallone voto 5
  2. Sarà il nostro segreto Maria Teresa Steri voto  5
  3. Il signore delle mosche William Golding voto 8
  4. Il fantasma del lettore passato Desy Icardi racconto voto 6 ½
  5. Piccola autobiografia di mio padre Daniel Vogelmann voto 9
  6. La simmetria dei desideri Eshkol Nevo voto 8
  7. Beautiful music Michael Zadoorian voto 9
  8. Io e Mr Wilder Jonathan Coe voto 9
  9. Finché il caffè è caldo Toshikazu Kawaguchi voto 2
  10. Il canto del meltemi Federico Ambrosino racconto lungo voto 4
  11. D.G. Il mistero della cassa sommersa Monica Marmentini voto 7
  12. La famiglia Karnowski Israel Joshua Singer voto 8
  13. Margherita e punto Simonetta Gallucci voto 4
  14. Piperita Francesco Mila voto 6 ½
  15. Bottigliette Sophie Van Llewyn voto 9
  16. La canzone di Achille Madeline Miller voto 5
  17. Capannone n. 8 Deb Olin Unferth voto 9
  18. Carta straccia Jakob Arjouni voto 7 ½
  19. La stagione più crudele Chiara Deiana voto 6 ½
  20. La mia vita di zucchina Gilles Paris voto 10
  21. Il vizio della solitudine Raul Montanari voto 8
  22. La schiuma dei giorni Boris Vian voto 8 ½
  23. Nel silenzio delle nostre parole Simona Sparaco voto 5
  24. Il calamaro gigante Fabio Genovesi voto 9
  25. Guida intergalattica per autostoppisti Douglas Adams voto 7 ½
  26. La casa degli sguardi Daniele Mencarelli voto 10
  27. La danza dell’orologio Anne Tyler voto 9
  28. La stasi dietro il lavello Claudia Rusch voto 8
  29. La settima onda Daniel Glattauer voto 7 ½
  30. La strada delle farfalle Ruth Rendell voto 8
  31. Il weekend Charlotte Wood voto 8
  32. Siamo buoni se siamo buoni Paolo Nori voto 5
  33. Tutti giù per terra Giuseppe Culicchia voto 5 ½
  34. L’uso sapiente delle buone maniere Alexander McCall Smith voto 9 ½
  35. L’ultima intervista Eshkol Nevo – interrotto
  36. Il piacere sottile della pioggia Alexander McCall Smith voto 9 ½
  37. Aria e altri coccodrilli Silvia Pillin voto 6 ½
  38. Cosa sai della notte? Grazia Verasani voto 8 ½
  39. Il club dei filosofi dilettanti Alexander McCall Smith voto 10
  40. Amici amanti e cioccolato Alexander McCall Smith voto 9 ½
  41. Gente senza storia Judith Guest voto 8
  42. L’arte perduta della gratitudine Alexander McCall Smith voto 9
  43. Càscara Elena Ferro interrotto
  44. La meccanica delle vite possibili Maria Pia Michelini voto 7 ½
  45. Lo specchio nero Gianluca Morozzi  voto 8 ½
  46. 44th Scotland Street Alexander McCall Smith voto 9 ½
  47. Tutto chiede salvezza Daniele Mencarelli voto 9 ½
  48. Che cosa c’è da ridere Federico Baccomo voto 8 ½
  49. Solo una canzone Roberto Livi voto 9
  50. Quello che gli altri non vedono Virginia Macgregor voto 9
  51. Lourdes Rosa Matteucci voto 8 ½
  52. Semiotica pub e altri piaceri Alexander McCall Smith voto 9
  53. La quarta dimensione del tempo Ilaria Mainardi voto 8
  54. Soldato tartaruga Melinda Nadj Abonji voto 7
  55. Rolando del camposanto Fabio Genovesi voto 8
  56. Buon compleanno turco Jakob Arjouni voto 7 ½

56 libri, comprese due interruzione, di cui mi rammarico e qualche racconto, sono un bel numero. Il mix di generi, comunque tutti appartenenti alla narrativa, non ci sono saggi, manuali, testi teatrali o poesia, spazia dai gialli alla romanzi per ragazzi, ma comprende soprattutto mainstream.

In tutto questo spadroneggia Alexander McCall Smith, autore rivelazione per me, preso dallo scaffale della biblioteca quel giorno in cui decisi di tornarci dopo un anno e mezzo e feci un giro esplorativo con calma, volendo portarmi a casa diversi volumi per l’estate. Pochi classici e me ne rammarico e molti autori sconosciuti. E’ una lista che dice molto di me, della mia ricerca, del fatto che difficilmente seguo le mode del momento, che quest’anno ho recuperato appunto tante vecchie uscite, della biblioteca o comprate a metà prezzo. Ho detestato romanzi che hanno avuto un immenso successo, e fondamentalmente negli affanni di un anno che, e non era facile, è riuscito a essere persino peggiore del 2020, ho provato conforto nella lettura. Mi sono emozionata tanto e ho dei flash di momenti bellissimi in cui mi sono rifugiata tra le pagine di un nuovo romanzo, e di quando l’avevo scelto in libreria, al Salone o su Amazon, pregustandolo e facendomi venire l’acquolina pensando al momento in cui mi ci sarei buttata.

Diversi acquisti me li porto nell’anno che verrà e ho già in mente una – per ora – piccola lista di desideri libreschi.

Naturalmente ho anche concreti desideri di vita e speranza che si realizzino. Ci sono 365 giorni davanti a noi per lasciare semplicemente che il bello accada.

Auguri di cuore a tutti voi.

Letture e cose di dicembre

  1. La quarta dimensione del tempo Ilaria Mainardi voto 8
  2. Soldato tartaruga Melinda Nadj Abonji voto 7
  3. Rolando del camposanto  Fabio Genovesi voto 8
  4. Buon compleanno turco  Jakob Arjouni voto 7 ½

Premessa, il n. 4 in realtà l’ho letto credo a novembre, ma non l’ho inserito nell’elenco, me ne sono resa conto ieri mentre sistemavo i libri e l’ho visto.

Problema, la media dei voti di questo mese non è male, ma io sono ancora insoddisfatta della mia attuale attitudine alla lettura: svogliata e con poco trasporto, in cerca di un libro wow, probabilmente non dedico abbastanza energie ai libri che disgraziatamente per loro scelgo di leggere adesso. Detto ciò, ho conosciuto Ilaria Mainardi nell’ormai defunto Forum Writer’s dream ed è una ragazza deliziosa con la quale l’amicizia è proseguita in privato, lei scrive davvero da Dio e il romanzo ambientato negli USA non gigioneggia quelle ambientazioni e ha una trama efficace a tratti geniale nell’impianto assai suggestivo. Io l’ho un po’ trascinato, la colpa è mia come continuo a sottolineare, ma vi invito a dargli almeno un’occhiata. Soldato tartaruga, uhm, grande delusione, lui sì che poteva essere un romanzo wow, invece no, per quanto intenerisca il protagonista, un ragazzo del tutto inadatto alla guerra nei Balcani che è costretto a combattere, lui biondino e mite, con un disagio importante, la storia secondo me si arrocca su se stessa invece di allargarsi. Avevo grandi aspettative, volevo leggerlo da mesi, l’ho scelto tra i tanti che mi ispiravano allo stand Keller di Torino e poi puf, davvero un libro che evapora.

Rolando è il primo romanzo per l’infanzia di quel mito di Fabio Genovesi, intatta la magia di uno dei miei autori preferiti, un po’ troppo avventuroso per quanto io ami le storie per ragazzi, ma qui sono io a essere un po’ fuori target, il libro merita molto. L’ho preso ora che è uscito il tascabile a 10 euro e di sicuro ve lo consiglio già dagli otto anni.

Arjouni è Arjouni e io lo leggo e amo a prescindere, però ho definitivamente capito che preferisco i suoi romanzi dove non c’è l’investigatore turco, e qui c’è. Buffo perché è il personaggio che ha reso celebre Arjouni, ma per me non arriva all’immensità di Eddy il santo e Cherryman. Comunque resta un buon giallo.

Non ho molto da aggiungere su dicembre. Abbiamo cercato in tutti i modi di scampare alla depressione e ce l’abbiamo fatta, ma è stato un mese crudele che conclude un anno pessimo. Nei prossimi giorni pubblicherò l’intero elenco dei libri letti, con i voti e qualche nota conclusiva. Nei primi mesi ricorderete che avevo deciso di non mettere i voti per non infastidire eventuali autori/amici, ma alla fine va detto che nell’ultima seduta la psicologa mi ha sdoganato un bel “sticazzi” vedendo che continuavo a preoccuparmi per cose per le quali appunto chissene. Quindi tocca proprio darle retta.

Buon Natale (con le lasagne alternative)

IMG-20211224-WA0025

Eccomi, come promesso e se c’è questa fotina a lato, significa che il piatto è riuscito bene. Diciamo che l’Orso ha dato 7 1/2, un voto più che dignitoso ma – stesso ragionamento che faccio per i libri – che non mi soddisfa del tutto. Però concordo. Si tratta di lasagne col pesto di pistacchio, mortadella e burrata. La questione è che alle lasagne classiche, che ho fatto per il mio compleanno, ha dato 10. In effetti con queste ho forse sbagliato le proporzioni: troppo pesto rispetto alla mortadella, quindi avevano quel gusto che io definisco “un po’ stufoso”. 

Io che sono assolutamente “team lasagne” per me il vero piatto nazional popolare, sì, le preferisco alla pizza, sono comunque contenta, perché mentre cucinavo ho scacciato la malinconia, perché sperimentare in cucina, come nella scrittura, è sempre bello. Adesso ci guardiamo un film su Netflix aspettando la mezzanotte. 

Auguri a chi passa di qui, a chi fa il tifo, a chi si emoziona per le mie parole, a chi aspetta buone notizie insieme a me.

A presto, un abbraccio galattico. 

Antivigilia

Nelle settimane scorse ho iniziato più volte a scrivere dei post che poi non ho pubblicato, trovandoli del tutto privi di quello slancio che penso abbia caratterizzato i miei contenuti qui. Anche nella lagna. Fatico a trovare una quadra, perché il periodo è quello che è. Tuttavia questo luogo ha un’importanza rilevante e spesso mi è anche servito per ritrovare emozioni legate a un certo periodo o evento e rileggermi mi ha sempre fatto bene. Così non vi ho raccontato nulla del mio splendido compleanno, del caos tamponi con il quale tutti ci stiamo scontrando a Milano, degli ultimi preparativi verso il Natale, Natale che ho gradito molto di più un mese fa rispetto ad adesso, che spegnerei tutto. Probabilmente non è neppure questo il momento giusto per riprendere il filo: è una serata stanca dalla psicoterapia dopo l’ufficio, una seduta particolarmente impegnativa, proprio perché si è affrontato il tema “vuoti di Natale”, a dirla tutta sono uscita a pezzi. Per quanto io creda profondamente in questo percorso e ne sia stra felice, e pure molto fiera del passi incredibili fatti con due professionisti meravigliosi, ok, sono in pieno transfer, che mi stanno fornendo gli strumenti giusti, che io sto imparando a usare con risultati grandiosi, rimane qualcosa di molto duro.

Anche i prossimi giorni di festa non li vedo benissimo. Mia mamma che vuole stare da sola mi rattrista molto, anche se capisco le sue ragioni. Si era parlato del panettone da lei, con anche mia suocera, che pranzerà da noi, ma niente, alla fine ha cambiato idea. Un’altro Natale che agisce per sottrazione. Domattina lavoro da casa, nel pomeriggio a questo punto andrò a farle almeno gli auguri, poi inizierò a cucinare, mettermi ai fornelli è qualcosa a cui penso con inaspettato piacere. Quindi cena per me e Orso sul tardi, un film su Netflix, e a mezzanotte apertura regali. Pranzo del 25 appunto qui. 26 relax. 27 vado in ufficio. Dal 28 sono a casa e l’obiettivo è la condivisione di un tempo sereno con l’Orso.

Allora facciamo un patto che è anche un piatto, già perché domani ne sperimento uno nuovo, se esce bene lo pubblico per farvi gli auguri, altrimenti, beh toccherà cercare una card su canva. Quindi torno, eh, perché ci tengo e qualche minuto lo voglio trovare.

Tra neve, ostacoli, bellezza e letture

C’era questo ponte, un po’ più ponte per i milanesi, che sa di festa e racchiude sempre aspettative luminose. Un periodo molto amato, che è anche un tempo di riflessioni, soprattutto quest’anno così difficile, così scivolato in qualcosa di orribile e inaspettato. Ispirata dai post di TenarElena ho ripassato mentalmente il 2021, facendo scorrere le foto del cellulare e l’elenco dei libri letti: attualmente sono 54, con soli tre titoli meritevoli del massimo dei voti cioè 10, ma ben 16 a cui ho dato 9 o 91/2! Sono tantissimi, sono un segnale doppio, che ho saputo intuire quali potessero essere le letture giuste per me, anche e forse soprattutto evitando di seguire le sirene dei best seller, e che la lettura più che mai assolve un compito consolatorio e di distrazione importante dai guai.

Ma come sta finendo questo anno maledetto? Questi giorni tra Immacolata e teorico part time, sono stati infestati dal compromesso di lavorare anche quattro giorni in cui normalmente sono a casa, la situazione in ufficio è delirante e questa soluzione, per me parecchio sofferta, ha rappresentato un tentativo di barcamenarsi nel caos. Quattro giorni sottratti alle luci, fondamentalmente. Gli altri con picchi di reale bellezza tra addobbi, giri vari e nipoti, e inciampi galattici, rogne perditempo con l’operatore telefonico, e la ciliegina ieri: lunedì sera ho fatto il vaccino antinfluenzale e la notte tra martedì e mercoledì ho iniziato a vomitare, pensavo di non aver digerito la cena – capita – anche se era stata solo una zuppa e mezza mela cotta, ma al risveglio, si fa per dire che ho dormito pochissimo, la febbre ha iniziato a salire, ed è arrivata a 38. Stavo oggettivamente molto male. Postumi del vaccino, presumo. Oggi sono sfebbrata, con una sola tachipirina 500 presa alle 14 di ieri. Somma sfiga, ieri avevamo i biglietti per il teatro, per fortuna l’Orso è riuscito ad intercettare il fratello e ad andare con lui allo spettacolo di magia di Raul Cremona, che vediamo ogni anno o quasi. 

Vi dirò, ieri, soprattutto quando sembrava che anche Emanuele non trovasse qualcuno che gli facesse compagnia e stava per rinunciare, ero davvero abbattuta. Domani torno al lavoro e questi giorni mi pare di non averli neppure visti. Non è così: la consueta gita in valle per chiudere casa ce la siamo goduta, così come il pranzo fuori con i nipoti lunedì, quando abbiamo anche incontrato casualmente Liliana Segre e scambiato qualche parola con lei, l’ho trovata magnifica. Abbiamo dato il via ai pomeriggi lettura/relax allungare la mano verso i cioccolatini, nella nostra casa che è sempre molto accogliente, tuttavia il malanno di ieri mi pare emblematico del periodo: l’imprevisto è sempre in agguato, giusto progettare, fare, ma sempre con la consapevolezza che tutto può cambiare e annullarsi in un attimo.

La pandemia ci ha insegnato proprio questo. E se il 2021 doveva essere l’anno dell’uscita dal tunnel, non è stato esattamente così. Ne siamo ancora immersi, ma con uno scudo potente chiamato vaccino, i numeri parlano chiaro e noi faremo la terza dose il 4 gennaio.

Il problema, o uno dei tanti, è quando prende posto nel cervello l’idea che lavorare tanto e bene non serva a nulla, o meglio serva alla propria coscienza, certo, ma contornati da chi coscienza non ne ha, rimane una robetta tra sé e sé che tanto varrebbe bersi un prosecco. Dipendenti lasciati a casa, ci sono ammortizzatori social, incentivi all’esodo e quant’altro, ma la sostanza è questa, per delocalizzazione, e uffici sotto organico dove la pressione e la mole di lavoro sono ingestibili rispondono a un unico denominatore ormai sovrano: il profitto spinto oltre ogni limite.

Non mi piace questo mondo che lascia che accadano tragedia come quella dei migranti tra Polonia e Bielorussia. Ho ascoltato con attenzione un’intervista agghiacciante, una testimonianza diretta di ciò che sta accadendo: una donna morta di parto nel gelo della palude e trascinata oltre il confine dalla polizia polacca, in modo che non dovessero neppure occuparsi del suo corpo e di quello del neonato. Ed è solo una delle azioni ascrivibile tra i crimini contro l’umanità e non ha alcuna giustificazione.

Più o meno a cavallo con le vacanze estive, concomitanti con la seconda dose di vaccino, una grande fiducia mista a leggerezza si era impossessata di me. Le cose andavano decisamente meglio, e il trend non poteva che continuare. Invece no, è durata due mesi, pochino, anche se a sprazzi le giornate stellari arrivano, come il Salone di Torino. A tal proposito, la scrittura come la vedo? Come mi proietto in vista del nuovo anno, considerato quanto messo a segno nel 2021?

Dopo due anni e mezzo di scrittura molto intensa e diverse pubblicazioni, vivo un periodo di siccità creativa che inizia a preoccuparmi, non – e sono sincera – perché potrei non pubblicare più nulla, ma perché scrivere è la cosa più bella di scrivere. Il momento, soprattutto durante la prima stesura, in cui la storia prende forma, si anima, i personaggi si fanno sentire, ci si immerge, dimentichi del mondo intorno. Tutto questo mi manca moltissimo, anche se non ho avuto molto modo di soffermarmici a crucciarmi, però se ci penso – come ora – mi rendo conto di quanto male faccia la sua assenza.

Vorrei innamorarmi di una nuova ispirazione. Sono completamente soddisfatta di Plesio, che, oltretutto, mi ha appena bonificato l’intero anticipo dei diritti sulla prima tiratura, soldi che in caso quelle copie non dovessero essere vendute, non dovrei restituire. L’anticipo è un vero up grade e in oltre dieci anni non l’avevo mai ricevuto! Quindi molto pragmaticamente dovrei trovare qualcosa di adatto comunque al catalogo Lambda House, perché in tutta onestà voglio continuare a pubblicare solo con loro. Spero che magari durante le feste si affacci uno spunto, come quando nel giugno del 2019 all’improvviso mi venne l’idea di scrivere la storia di una ragazzina che riceve delle lettere dalla madre morta da anni. Così, dal nulla. Lo spero tanto.

Nel frattempo, ieri la prima nevicata, che è stata anche bella a guardarla dalla finestra giusto un attimo, in quel lasso di tempo minimo trascorso in piedi febbricitante e triste.

Insomma ho scritto un post incasinato, lo chiudo così, perché sono agli sgoccioli col tempo. Le cose in definitiva non vanno troppo bene, ma ho accanto a me persone straordinarie e tanto, tantissimo di costruito insieme, ci teniamo stretti stretti, e guardiamo avanti.

Letture e cose di novembre

  1. Quello che gli altri non vedono Virginia Macgregor voto 9
  2.  Lourdes Rosa Matteucci voto 8 ½
  3.  Semiotica pub e altri piaceri Alexander McCall Smith voto 9

Voti alti per questo novembre, anche se mi sono trascinata le letture, odiandomi per questo mood che si era impossessato di me (in parte ancora presente ora).

Il romanzo n. 1 è per ragazzi e, come gli altri due, è stato comprato a metà prezzo al Libraccio, date le condizioni perfette è già impacchettato con una bella carta dorata e finirà sotto l’albero per mia nipote. Si tratta di una storia dolcissima di un ragazzino che, nel momento in cui si decide di trasferire la bisnonna in una casa di riposo, va in crisi: doveva occuparsene lui e la situazione gli è sfuggita di mano, fino alla tragica mattina in cui nonna ha incendiato la cucina per prepararsi la colazione. Obiettivo, riportarla a casa, oltretutto l’ospizio non è il luogo ameno ritratto nella brochure, ma un postaccio dove si patisce il freddo e si mangiano quasi solo patate bollite. Vero che la narrazione di un evento doloroso, scegliere di fare ricoverare i nostri cari anziani è sempre triste ma spesso inevitabile, è assai edulcorata, la nonna sembra tenera, nella realtà sarebbe ingestibile, ma la storia regge molto bene, ci si commuove e le dinamiche familiari sono raccontate nella giusta misura.

Volevo leggere Lourdes quando uscì, negli anni ’90, perché ero stata in pellegrinaggio al Santuario Mariano l’anno prima. Ricordo bene che mi fece desistere il prezzo, e sono stata felice di recuperarlo. Dunque, nel frattempo Rosa Matteucci è stata finalista nella prima edizione del celebre e discusso Premio DeA Planeta, questo esordio fu osannato, era pur sempre l’epoca degli esordi pirotecnici, e adesso posso dire che meritava. La scrittura, assai aulica, si sposa bene col tema, ma il vero pregio è la suggestione perfetta dei luoghi. Va detto che il mio viaggio a Lourdes fu qualcosa di molto particolare, non ho una fede così fervente, ma nei mesi precedenti sentii un richiamo fortissimo, in estate andai in Grecia e al Gate accanto al mio partiva un volo per Lourdes, “oh, c’è l’aeroporto!” pensai, in Valle entrai al centro commerciale e trac, sulla porta a vetri una locandina di un viaggio di gruppo, insomma – come disse una suora che conobbi lì, quando alla fine andai in settembre con le Missione Paoline – “la Madonna mi stava chiamando!” Devo dire una cosa un po’ blasfema… mi divertii un sacco. Ma toccai anche da vicino la fede altrui (la mia rimase pressoché immutata). Nonostante mi scansai nel momento in cui sceglievano le persone che avrebbero portato i ceri durante la processione, venni scelta (con mio estremo disappunto perché avevo un raffreddore galattico e per un’ora non potei soffiarmi il naso, avendo entrambe le mani occupate), i pellegrini si buttavano ai miei piedi (ero accanto al Prete che portava il Santissimo) e questo fu davvero molto toccante. Non volli fare la via crucis, né bagnarmi nelle piscine e optai per un giro in paese, (Lourdes è ai piedi dei Pirenei ed è una sorta di simpatica località montana tipo Tirolo) e un gelato. Rosa Matteucci tutto questo me l’ha fatto rivivere alla grande. il romanzo volutamente grottesco, eccede un po’ in tal senso a mio avviso, e questo è il suo limite, soprattutto nel finale che, davvero, non ho capito.

Ritrovo Alexander McCall Smith, certezza assoluta, nel secondo capitolo del condominio. E’ un romanzo di 350 pagine, dove ritroviamo tutti i personaggi, che si evolvono, vivono, amano e il lettore non può che fare tutto questo con loro. Forse preferisco l’altra serie, quella di Isabel, ma sono entrambe assai godibili, rifugio, e insomma la chiudo qui per non tediarvi ogni mese con questo autore. Aggiungo solo che la lettura offre anche spunti filosofici secondo me molto interessanti, che ho addirittura proposto durante la cena di compleanno di Nanni, dando il via a una discussione assai gradevole nonostante io non abbia mai studiato filosofia, e questo allargare la mente, in maniera semplice, alla portata di tutti (elemento che mia madre ha trovato noioso) per me ha un grande valore aggiunto.

Novembre è finito da qualche giorno, galoppa dicembre verso le varie festività, domani è Sant Ambrogio e adesso le letture le faccio con l’albero di Natale già addobbato e lo sguardo al 2022 che spero possa essere l’anno del riscatto, che sto 2021 alla fine è stato pure peggio del 2020, mamma mia!

L’autunno del nostro scontento (cit.)

La vita nell’ultimo mese è cambiata al punto da dover cercare una narrazione ottimale anche per il blog, qualcosa che non mi facesse abbandonare la mia casa virtuale per mancanza di tempo e di energia, ma che tenesse presente che qui siamo comunque in un luogo pubblico.

Commento spesso i blog che seguo, pochi ormai per la verità, ma oggi finalmente è giunto il momento di riaffacciarmi anche qui.

Come state?

Noi stiamo facendo i conti con un nuovo assetto che speriamo non duri a lungo, con una serie di fatiche aggiuntive come mia mamma che non è stata bene, la pressione che ho subito affinché tornassi a lavorare full time (rigido no da parte mia!), una piccola nuova rogna idraulica, i vicini di casa alla porta con intenzioni poco simpatiche ma molto poco realistiche, un percorso importante di psicoterapia per sconfiggere l’ansia (questo sta proprio andando alla grande, anche se mi costa… non lo so, evito di fare la somma di quanto pago per ogni seduta).

Nonostante tutto c’è un equilibrio invidiabile, che non nasce dal nulla ma si basa su quanto si è costruito nel tempo, fondamenta solide e pregresse di consapevolezza e attenzione, rimpolpate dagli strumenti che la terapia mi sta fornendo e che io uso con enorme impegno e quindi efficacia.

Là fuori il mondo va a rotoli: una nuova variante, un’economia del profitto portata all’estremo che calpesta, diseguaglianze sociali sempre più tragiche.

Vivo quindi uno dei periodi dell’anno che più amo con uno stato d’animo non proprio sereno. Stare nel tritacarne non è mai auspicabile, ancora meno dopo due anni di pandemia.

Sarebbe stato anche più facile scrivere dei post edulcorati raccontandovi il bello che c’è, perché c’è: la gita a Firenze di sabato scorso, il calendario dell’Avvento-Quiz che ho messo insieme per i miei nipoti (e genitori se vorranno unirsi): 24 incipit, ognuno con tre risposte, una giusta e due sbagliate, tabella punti, premi finali, decorazioni natalizie, un gran lavoro, il compleanno di Nanni, Bookcity con un evento davvero delizioso a cui abbiamo partecipato, le prime caldarroste, la fiera Abilmente con la twin e il ritorno agli hobby creativi, il valore di relazioni importanti che consolano. Materiale per un bel po’ di post… invece no, perché la vetrina parziale e falsa dei social non mi appartiene: della mela si deve vedere anche il bruco, non solo il lato tirato a lucido e succoso.

Vi abbraccio.

Letture e cose di ottobre

Ottobre finisce oggi, con Halloween e un weekend lungo che sa di malinconia. 

Ottobre 2021, un mese bipolare, dove giornate davvero splendide, come la gita a Bologna da Brunella, il compleanno di Emanuele, il Salone di Torino e il giro in Monferrato ieri, si sono alternate a una quotidianità fortemente condizionata da ciò che ancora non vi ho raccontato.

Il 9 settembre l’azienda dove lavora l’Orso ha avviato una procedura di licenziamento per 18 dipendenti per delocalizzazione delle loro mansioni in Polonia. Mio marito è tra questi. Non entrerò nel merito, e vi chiedo di capirmi. Chi mi conosce da vicino sa cosa stiamo passando, gli altri lo possono immaginare. 

Anche le letture sono state condizionate, mi rendo conto ora riguardando la lista, di aver letto meno del solito, ma è comunque un elenco di tutto rispetto, con voti altissimi.  Con i primi tre proseguono le letture prese in biblioteca, dal quarto inauguro gli acquisti del Salone. 

  • 44th Scotland Street  Alexander McCall Smith voto 9 ½
  •  Tutto chiede salvezza  Daniele Mencarelli voto 9 ½
  •  Che cosa c’è da ridere  Federico Baccomo voto 8 ½
  •  Solo una canzone  Roberto Livi voto 9

Alexander Mc Call Smitth, ormai immancabile, è presente con l’altra serie scozzese, quella in cui si parla di un condominio e di chi lo abita, mi è piaciuto molto, e ho capito anche che i suoi  libri io li amo per diversi motivi, tra cui il fatto che siano sempre rassicuranti: il personaggio odioso alla fine verrà in qualche modo punito, il bene trionfa, e non è un lieto fine rosa, ma un logica evoluzione delle situazioni per cui lì le cose vanno come dovrebbero andare nella realtà.

Il romanzo di Mencarelli ci parla sempre di Daniele, come nel precedente molto amato “La casa degli sguardi” e si sa che è seppure romanzata la storia dell’autore. Ebbene Daniele nel suo stare male, nella sua difficoltà per una sensibilità spiccata che per molti è depressione, per altri non si sa, una sera passa il limite e finisce al TSO, il romanzo è proprio la storia di questo ricovero forzato, che graffia il cuore e commuove parecchio.

Bello il romanzo di Baccomo, bella la trama, inventata ma basata su mille storie vere degli artisti ebrei deportati che si sono visti costretti a continuare a metter in scena la propria arte per divertire le SS, nei campi di detenzione e sterminio. Il comico berlinese è tra loro e per lui si prova un’empatia profonda, peccato per la scrittura che non mi ha proprio convinta, non mi è piaciuto lo stile, il modo di raccontarci una storia peraltro davvero bella nel suo orrore. (Ho usato il termine “bello” ben tre volte in poche righe!)

“Solo una canzone” è pubblicato da Marcos Y Marcos che ha un catalogo sempre molto adatto al mio gusto. E’ in parte sul genere di “Feel Good”, sempre di Marcos Y Marcos, che ho adorato, e le vicende di questo ristoratore fallito e sognatore mi hanno davvero fatto un’ottima compagnia in questi giorni tanto difficili. L’ho letto un po’ ovunque, ha quel piglio leggero nel farci sentire tutti partecipi alle delusioni della vita: i matrimoni al capolinea, la voglia di ricominciare, la fatica della resa, la beffa del fato quando prende la mira perfetta per fracassarci quanto abbiamo costruito. 

Bene, con la speranza di potervi presto dare qualche buona notizia, mi ritrovate tra un mese con altre letture, saranno tutti libri del Salone, scelti con cura e penso che verranno fuori diversi consigli da cui potrete prendere spunto. 

Uno splendido Salone!

A una settimana di distanza, riesco finalmente a raccontarvi qualcosa sul Salone. Se l’avete seguito saprete già che è stato un enorme successo di pubblico. Noi siamo entrati verso mezzogiorno, dopo che l’ansia da prestazione, di cui vi ho parlato nel post precedente, aveva lasciato il posto solo a una grande euforia: era tutto vero, il Salone di Torino dopo due anni e mezzo e con il valore aggiunto del mio libro. Siamo rimasti dentro circa sei ore, durante le quali ho alternato la permanenza allo stand di Plesio e l’andare in giro. Stand, va detto, molto ben posizionato, non minuscolo e soprattutto con una squadra che, alla faccia delle mie preoccupazioni, mi ha accolto con tantissimo calore. Vero che da Plesio si va per il fantasy, ma Giordana e gli autori presenti sono stati bravissimi a proporre anche i libri del marchio Lambda, come il mio. All’inizio ero talmente stordita dalla fiera, che per me rimane un luna park, che Giordana ha dovuto sollecitarmi affinché prendessi in mano il mio romanzo, carta di pregio, alette, un prodotto davvero bello, bello, bellissimo. Sto usando un sacco di superlativi e ora che cerco di dare un senso alle emozioni, mi rendo conto che ho vissuto in una bolla magica declinando la realizzazione di un sogno, unito a un’esplosione gioiosa per potere vivere di nuovo i libri in presenza.

Le ore sono volate, al contrario delle edizioni precedenti ho evitato di percorrere ogni corsia, in questo modo mi sono sicuramente persa qualcosa di interessante, nuove scoperte, ma questo giro, essendo anche un’autrice con un libro sulla rampa di lancio, beh è toccato fare delle scelte. Come di consueto invece abbiamo dato il via alla gara “chi vede più vip”, ho vinto io con Maurizio Di Giovanni, Pif e Moni Ovadia, mentre Emanuele ha intercettato Massimo Giannini e Lilli Gruber.

Ovviamente siamo tornati assai volentieri a trovare i nostri editori preferiti, come Giuntina, e all’uscita ci hanno chiesto se fossimo espositori, da tanti volumi avevamo comprato. Tempo di percorrere qualche chilometro e ci siamo ritrovati con una parte della storica compagnia delle vacanze in Grecia di Emanuele, tre amici torinesi che non vedeva da almeno 25 anni, più il marito di una di loro, che io non avevo mai visto, se non su Zoom. Un aperitivo meraviglioso al Quadrilatero Romano, dove mi sono sentita affamata (altro che stomaco chiuso per l’ansia e dire che al self service a pranzo mi ero persino presa le lasagne!) di cibo piemontese (che adoro e infatti ho ordinato il vitello tonnato, scoprendo che con lo spritz ci sta da Dio) e relazioni di carne e occhi guizzanti. Ho benedetto i vaccini, alla faccia dei no vax e no green pass, che ci hanno consentito di vivere tutto questo.

E’ stato tutto perfetto, e ringrazio ancora pubblicamente Chiara che è passata a trovarmi, ha comprato “Quanto basta per essere felici” e portato dei biscottini da urlo, buoni, ma così buoni che sono stati davvero utilissimi per addolcire ciò che fuori dal mondo delle storie continua a remare contro.