L’autunno che amo

Atterrati di ritorno da Porto (dove di giorno era piena estate) quasi alle 22 , il giorno seguente ci aspettava la pioggia brutta, ma poi l’autunno è tornato a essere incanto di colori e temperature miti. Uno spettacolo puro che siamo riusciti, o meglio l’Orso è riuscito, a racchiudere in alcuni scatti che vi propongo oggi. Manca quello della polenta taragna di ieri, gustata en plein air (in maniche corte!) in Valtellina, eh niente, quando è arrivata ci siamo lanciati sui vassoi con un’ingordigia – era eccellente e da tempo non ne mangiavo così – per cui niente foto.

Ma queste ditemi se non sembrano quadri di Monet?

Anche Milano ha saputo darci dentro, e io con lei, in quanto a nutrirsi all’aperto.

A parte la tromba d’aria di ieri (non eravamo in città, quindi l’abbiamo scampata, ma ho trovato il bidone dell’umido ribaltato sul balcone con i resti di caffè sparsi), la nube della discarica abusiva dei giorni scorsi (non nel nostro quartiere, ma l’odoraccio di plastica acre si  è sentito lo stesso), e una sospensione della metropolitana che mi ha costretta a una scarpinata con l’ansia di perdere la navetta aziendale un mattino (poi ce l’ho fatta!) è un periodo di cui posso solo ringraziare chiunque lassù governi gli eventi.

Sul lavoro non si sbroglia un accidente, ma ho smesso del tutto di angosciarmi.

In famiglia siamo tutti in salute e non la smetto di fare la ola, anche se poi a fine mese si riattacca coi medici.

Con Emanuele siamo una gran squadra e insieme stiamo facendo cose magari non sensazionali ma che a noi piacciono tanto

Sulla scrittura ho raggiunto le 400 mila battute per il femminile, così è lungo a sufficienza (anche di più) per il concorsone e accontento pure l’agente che sotto le 400 arriccia il naso, ho ricevuto il primo feedback dalla lettrice beta, assai incoraggiante (lacrime e godimento suo, direi il top per un autore che cerca di emozionare il lettore) e la storia nel mio intimo continua a farmi compagnia.

 Il futuro dell’autunno che amo e che ci condurrà al Natale, prevede: l’apertura di Garabombo anticipata addirittura al 3 novembre (super wow, di solito non era prima del 12),  Bookcity, dove ci sarà un mio personale intervento con gli amici di Buck e il terremoto, l’organizzazione della festa di compleanno condivisa con la twin e che ora che ci penso potremmo chiamare “Quota Cento”.

Intanto godiamoci tra le altre cose del periodo quanto ci dà la terra: posso ben volentieri darvi il mio indirizzo per spedizioni di marmellata di castagne se la farete, avrete la mia gratitudine eterna, e pensate che soddisfazione se magari vinco il DeA Planeta 😀

 

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Alla libreria di Harry Potter a Porto

  Per svariati motivi ho deciso di non pubblicare un articolo su Porto, di un posto però desidero parlarvi perché è in assoluto quello più in tema col blog, anche se, va detto, non è stato quello che mi è piaciuto di più.

Non so voi, ma noi quando si programma un viaggio ci segniamo alcune visite che riteniamo irrinunciabili (es. in Camargue il parco ornitologico, Avignone e le saline di Giraud) ma ne poi aggiungiamo altri in loco in base a una serie di fattori. A Porto il mio personale “must” era di sicuro la celebre libreria Lello e Irmao di cui forse avrete già sentito parlare.

Ebbene, non appena siamo arrivati in hotel, in reception ci hanno mostrato alcuni punti di interesse sulla cartina dicendoci che per la libreria sarebbe stato meglio fare i biglietti on line prima che altrimenti potevamo quasi scordarci di entrare! Insomma ce l’hanno messa giù un po’ tragica ma io ero davvero fiduciosa che ce l’avremmo fatta. L’idea era di andarci lunedì mattina, evitando così il weekend, mentre no, niente biglietti acquistato col telefono, sono cose che davvero non fanno per me! Lunedì mattina dunque come prima cosa la sveglia non suona, quindi usciamo in ritardo, ma non ci perdiamo d’animo e strada facendo (Porto l’abbiamo girata prevalentemente a piedi, facendo anche 15 km in un solo giorno) ci fermiamo anche a vedere ciò che di bello ci capita a tiro. Caso vuole che una mia blog amica fosse stata a Porto in agosto e avesse relazionato ogni giorno nel blog, avevo quindi appreso da lei che la biglietteria non è all’ingresso della libreria, ma dietro l’angolo dello stabile e occorre quindi fare due file. Lascio Emanuele in coda – non mi pare poi così lunga – e vado dunque a comprare i biglietti, dove impiego solo pochi minuti, ho giusto un paio di persone davanti, ma apprendo che le bacchette per i selfie sono vietate (non ce l’ho e le detesto) ma anche gli zaini che  bisogna mettere negli appositi armadietti per motivi di ingombro. Chiamo quindi l’Orso, lui ha uno zaino fotografico piuttosto grande e so che non ama separarsene, e lui mi dice, come prevedevo, che preferisce a questo punto rinunciare alla visita. Compro un solo biglietto, lo raggiungo in coda e ci salutiamo: lo chiamerò quando avrò finito! In 25 minuti sono dentro, il consiglio della receptionist si è rivelato non solo inutile ma fuorviante, ingresso e relativa fila infatti sono unici e riservati a chi ha il biglietto, comprato on line in anticipo o alla biglietteria un attimo prima, come ho fatto io!

Premetto che i gusti non si discutono, io a Porto sono impazzita per un museo delle scoperte che abbiamo visitato unicamente perché si trovava vicino all’albergo e lo abbiamo visto subito, ci ha attirato la caravella sullo sfondo, e la scritta World Discoveries prometteva bene, in fondo si sa che i portoghesi sono stati grandi navigatori. Si è trattato però di una sorta di luna park forse più per ragazzi, di sicuro molto adatto all’infanzia in effetti, ma cosa volete farci? Io adoro queste genere di cose un po’ trash, con ricostruzioni e percorsi su mezzi di trasporto vari (in questo caso una barca) e spero di godermeli anche quando avrò 90 anni, ammesso di arrivarci, di sicuro senza vergognarmene, perché mai dovrei? Quindi il fascino innegabile di Lello è ovviamente legato alla magia di Harry Potter di cui sono grandissima fan, ma siamo comunque in una libreria, libri a go-go fino al soffitto, goduria assicurata, in un edificio meraviglioso dentro e fuori che, a mio avviso, sarebbe perfetto anche per venderci sardine.

Per scattare la foto che vedete là sopra, con la scala priva di gente, ho dovuto pazientare parecchio, ovviamente è tutto un su e giù di persone, più quelle debitamente in posa, felice di avere una mia immagine, anche se chiaramente non la si distingue dalle centinaia che si trovano in rete 😀 però è mia, l’ho messa sullo stato di whatsApp e mandata in tempo reale ad alcuni amici. Il prezzo del biglietto – genialata che ha consentito al negozio di non fallire – è di 5 euro ma viene scontato con l’acquisto di un libro e io ero ben decisa a comprare qualcosa. Quindi la mia missione lì dentro dopo aver ammirato la scala e atteso di fare la foto, è stata cercare il libro giusto, operazione non facilissima visto che non ho visto nulla in italiano. In inglese però sì, ho quindi preso un grande (e stupendo) libro illustrato Disney Vintage che regalerò a mia sorella per Natale a ricordo dei tanti Topolino che abbiamo letto da bambine, con l’ironia di sapere che ora un po’ vintage lo siamo anche noi. Ho girato e sfogliato diverse cose, chiacchierato con alcuni turisti stranieri restando dentro circa 40 minuti. Quando ho finito ho chiamato Emanuele che mi ha raggiunta e abbiamo proseguito insieme il giro in città.

In definitiva credo che la visita sia assai godibile per tutti, anche i Babbani e i non appassionati di libri, ma indubbiamente perde un po’ di interesse, è inoltre innegabile che viaggiare in bassa stagione porti con sé l’enorme vantaggio di una fila corta, perché tipo tre ore per me sono improponibili, non solo per la noia, ma anche perché è tutto tempo che si sottrae al resto. E’ pure certo che non sono uscita di lì in estasi, oh miodddiooooo, no, lo ero di più al museo di cui vi ho accennato, ma è altrettanto vero che se non ci fossi andata mi sarebbe rimasta una sensazione brutta di occasione mancata.

Le domande esistenziali di un’autrice

Chi siamo?

Dove andiamo?

Perché scriviamo?

Parafrasando Joe Bastianich, che con la parola “cuciniamo” al posto di “scriviamo” ha proposto le domande a Master Chef (in realtà senza inventare nulla di nuovo), ci provo anch’io in questa splendida domenica autunnale, con cielo blu e la pigrizia estrema di chi, fortunella (ma anche organizzata), ha la casa a posto, il cesto della biancheria sporca praticamente vuoto, un solo pantalone da stirare e il ragù pronto per il pranzo.

Chi sono? Be’, inutile girarci intorno. Sono una donna di mezza età, le prossime candeline saranno 50 e mancano meno di 2 mesi, che in 8 anni ha pubblicato 5 romanzi con l’editoria tradizionale, 2 racconti lunghi e 1 manuale semi-serio in digitale, ci ha provato con il self senza grandi risultati, ha 1 nuovo romanzo in uscita tra circa un anno con un nuovo editore di medie dimensioni ma assai vivace e attivo, un’autrice che ha ricevuto consensi importanti (più volte prima nella classifica di Amazon) e recensioni entusiasmanti, fatto presentazioni che le hanno allargato il cuore, è rappresentata da un’agenzia di pregio, ma naviga da troppo tempo in un laghetto e l’oceano è ancora lontano, forse irraggiungibile. E questo la fa soffrire parecchio, anche se sa bene che le dinamiche editoriali non sono lineari e spesso manco meritocratiche. Ha studiato frequentando diversi corsi di scrittura creativa e tecniche narrative, si è fatta affiancare con umiltà da editor competenti, ha buttato centinaia di pagine, ha scritto, riscritto e sacrificato molto in termini di vita privata e ore di sonno.

Dove vado? E chi lo sa? Ah, no, non si risponde con una domanda. Allora diciamo che per ora almeno vado, nel senso che ho superato i diversi momenti di stallo brutto, quando la frustrazione ha preso il sopravvento e ho dichiarato che avrei smesso di scrivere. Ora so che si è sempre trattato unicamente di pause per rabboccare l’energia quindi sono in estremo movimento. La mia agente sta giusto ora concludendo la sua avventura al Salone di Francoforte, dove ha portato due mie storie: un romanzo rosa che mi è davvero costato lacrime e sangue, le cui innumerevoli revisioni hanno caratterizzato l’intero 2018 e la sinossi di un femminile che non cambierà nella sostanza (ragion per cui proporre il riassunto aveva un senso) ma va allungato di 60 mila battute circa. Se quest’ultimo non troverà casa presto, sarà il testo con cui parteciperò al concorsone DeA Planeta. Vado dunque verso l’attesa di responsi decisivi e verso la seconda stesura del femminile, già in atto, con l’aiuto della mia formidabile lettrice beta.

Mi piacerebbe andare anche verso l’editoria per l’infanzia, Nina Strick con le illustrazioni di Roberto Ghizzo, di cui sono entusiasta, sta cercando una collocazione nell’editoria di fascia alta da giugno, potrei andare verso la scrittura di una seconda storia, ipotizzando una collana, la cui proposta “coming soon” è stata inviata assieme al primo episodio comunque autoconclusivo. E’ già nella mia testa, ma prima di avventurarmici voglia una firma.

Perché scrivo? Questa è semplice. Niente pipponi, missioni, non sento di possedere chissà quale messaggio universale da comunicare al mondo, che non credo di cambiare con i miei testi. No, banalmente sono quella che già scriveva tanto alle elementari, anche se questo non fa certo di me una scrittrice. Le storie mi arrivano da mille input differenti e inaspettati e non ho problemi con la comunicazione scritta, neppure sul lavoro; quando devo veicolare qualsiasi concetto fiscale a un cliente (purtroppo vivo di questo) la mail mi viene facile. Scrivo quindi perché mi piace moltissimo ed è stata una sorta di estensione della mia enorme passione per la lettura. Nel tempo ho avuto riscontri che mi hanno fatto credere che scrivere narrativa non è una vaccata, insomma qualcuno mi legge e mi apprezza.

Nella foto, il parco sotto casa nel massimo splendore del mio adorato foliage, manca poco e lo rivedremo così.

Porto

In giro abbiamo trovato questo simpatico gioco di parole: oPORTOnity.

Ed è un po’ il riassunto di quello che la vacanza ha rappresentato: una meravigliosa opportunità di essere felici, anzi molto felici. Abbiamo adorato ogni angolo della città e ogni momento vissuto a Porto e dintorni, con gratitudine estrema per chi ha vegliato sui cinque giorni rendendo tutto ciò magicamente possibile e perfetto.

Nella foto by Orso (che oggi festeggia il compleanno!) le case di Ribeira

Cercando certezze

Dopo 2 settimane piuttosto orribili, durante le quali ho messo la testa fuori dal pantano inventandomi mille cose per distrarmi, ma a un certo punto sono letteralmente crollata, poi, finalmente lunedì sera la preoccupazione ha lasciato il posto al vero sollievo. Nel mezzo una visita privata saltata perché il medico non era disponibile, essendo di guardia (disguido tra lui e il CUP) accettazione già fatta, 3 ore buttate via, soldi restituiti e prenotata per 4 giorni più tardi con un altro dottore. In effetti è stata la classica cosa negativa che diventa positiva: il secondo medico era decisamente migliore, ma aveva 2 ore di ritardo e sono rincasata alle 22, primo ottobre e primo vero autunno, con la sciarpa di lana e un taxi che non ne voleva saperne di arrivare a portarci via da quel buio.

Si ricomincia. Nanni torna a casa da scuola da solo, è in seconda media e anche se deve prendere la metropolitana è giusto così, piccoli passi di conquista e crescita, amare è lasciare andare e io abdico, ma non del tutto ovviamente al ruolo. Se deve andare da qualche parte dopo le lezioni, capita che lo porti io quando sono in part time, proprio come ieri, strada facendo ci facciamo sempre un sacco di chiacchiere, alternate ai suoi silenzi adolescenziali, e un caffettino io (lui magari un pasticcino), e questi rituali zia-nipote spero gli restino dentro, nel tempo, come il ricordo buono di una persona che l’ha davvero sempre messo in cima ai propri affetti, nonostante certe sue arroganze, sempre però ben compensate da frasi buttate lì a squarciare le nubi e a portare un sole che brucia davvero.

“Zia, perché non sei venuta con noi al mare quest’anno? L’anno prossimo devi assolutamente venire.”

“Dovevo finire il romanzo e poi non mi va che tua mamma mi regali la vacanza, come ha fatto l’anno scorso.”

“Ma zia, cosa vuoi che sia? Pagare per te è come pagare per avere l’animazione!”

Il trasloco dell’ufficio si è compiuto, e quello che sembrava un ufficio ristretto, e in effetti lo è, con sapienti doti di architettura è stato sistemato davvero bene e ora, lo preferisco al precedente nonostante evidenti scomodità, come alcuni armadi fuori dalla stanza, perché è nella palazzina dependance, collegata alla principale da un tunnel, e questo fondamentalmente significa essere lontani dalla confusione. Certo, per un fossile come me, spostarsi dopo 19 anni, rende tutto un po’ estraneo, e sono stati giorni di grande fatica – alcuni di voi hanno visto le foto su whatsApp, ma anche qui, come per la visita medica rimandata, si è verificata un inversione di lettere da KO a OK.

Non arriva la definizione al problema lavoro che come un avvoltoio aleggia da giugno, e a questo punto sono convinta che toccherà soffrire fino al 31 dicembre, quando, inevitabilmente, una risposta dovranno darcela. Facciamo che avrò un secondo motivo per brindare quella notte!

Sabato si parte per Porto! 5 giorni in terra portoghese, un viaggio che volevamo fare in primavera ma proprio non è stato possibile, bello quando la vita non annulla ma rimanda soltanto. Rivedremo alcuni amici e farò incetta di quell’atmosfera di cui mi ero già innamorata a Lisbona.

La  Frankfurter Buchmesse, la più importante fiera del libro a livello internazionale per lo scambio dei diritti è alle porte e il concorsone DeA Planeta ha smosso un po’ le mie acque personali, per cui adesso sono di nuovo super mega fiduciosa che là fuori qualcosa di bello stia per accadere per le mie storie.

Oggi celebriamo S. Francesco, trovo assurdo che non sia un giorno di festa, come lo era decenni fa. Francesco è il secondo nome del mio orso, e pure il nome della protagonista di Ragione e pentimento, libro uscito ormai da 4 anni abbondanti, eppure ancora capace di darmi soddisfazione. E’ un nome che mi piace parecchio e conosco un certo numero di persone che ce l’hanno. Auguri ai Francesco e Francesca che passano di qui, e auguri a tutti che l’umiltà e l’amore del poverello di Assisi illuminino i sentieri pieni di ostacoli.

Se un libro non trova un editore free un motivo c’è! E non è la sfortuna

Per semplificare ho scritto free, ma è sottointeso anche che non sia un ciarlatano.

Il concorsone DeA Planeta ha portato con sé, secondo la mia visione delle cose, l’innegabile beneficio di (ri)mettere in moto teste e tastiere e, nel mio caso, anche di controbilanciare con l’energia messa in circolo, i problemi personali che, invece di risolversi, si stanno stratificando su nuovi giorni al sapore di ansia.

Personalmente ho quindi ragionato, studiato, mi sono confrontata per giungere alla frase che dà il titolo al post e che contrariamente a quanto potrebbe sembrare non è in contraddizione con tutti i lagna post del passato. Non sto parlando di trovare un editore top in tempi brevi, sto parlando di trovare un editore free e basta. Però, è sufficiente anche solo girare un po’ sul celebre forum Writers dream per vedere quanta gente in effetti non trova sbocchi e si muove come una pallina da flipper.

I motivi per cui un libro – e mi riferisco prevalentemente ai romanzi – non trovi una pubblicazione dignitosa sono solo tre:

Il libro è oggettivamente brutto

(E/o scritto male, non funziona, non è pubblicabile). Prendiamo atto una volta per tutte del fatto che ci sia una caterva di gente che non sa scrivere, punto. Ma inconsapevolmente pensa di poterlo fare. Anni fa al concorso Giallo Milanese, una signora che aveva superato la prima selezione, leggendo poi il suo racconto nella sfida che funzionava come i gironi calcistici, a ogni frase si fermava per spiegare quanto aveva appena letto! Fu giustamente eliminata. La lettura si esercita in differita, il lettore non ha mai l’autore accanto a sé, deve quindi avere nel testo tutti gli elementi che rendano la lettura almeno comprensibile, meglio se pure piacevole e interessante. In questi giorno stiamo selezionando i racconti per la nuova raccolta di Buck e il terremoto. Nel bando è scritto che: L’oggetto della e-mail deve essere: “TITOLO RACCONTO per “Quella notte nel bosco”. Abbiamo ricevuto una mail con l’oggetto “TITOLO RACCONTO per “Quella notte nel bosco”. Ora pare evidente che andava scritto es. IL MIO AMICO FUFI per “Quella notte nel bosco”. Sono drastica: gente del genere per me non ha alcuna cognizione di causa su come si realizzi una struttura narrativa che stia in piedi, visto che non è in grado neppure di capire una scemenza del genere. CBM mi racconta spesso di essere sommersa da proposte che semplicemente non sono romanzi, ma un insieme di fatti, come “le memorie del militare” e similari.

L’autore non cerca nel modo giusto

Nel 2018 abbiamo a nostra disposizione diversi strumenti per sondare il mondo editoriale ed evitare cantonate. Ho preso le mie, certo, ma parliamo del mio esordio, pare ridicolo ma io nel 2009 non usavo abitualmente internet. In ufficio non avevo un pc, ma solo un video terminale sui cui girava il gestionale, e a casa sposandoci lo mettemmo col classico pacchetto telefono fisso adsl, ma ci volle del tempo prima che cominciassi a padroneggiarlo. Ero un dinosauro, e come tale destinato all’estinzione se non fossi stata in grado di evolvermi. Mi sono evoluta. Inviare mail random a tutto lo scibile editoriale non significa sapersi muovere bene, consultare e riconoscere quali siano i siti seri, frequentare le fiere di settore e parlare con gli editori sì.

L’autore ambisce a pubblicare con editori di fascia alta e i risultati stentano ad arrivare

Qui usciamo dalla questione “trovare un editore free” perché alziamo l’asticella verso editori blasonati a cui, in effetti ambiscono tutti e sappiamo bene quanto sia già difficile farsi leggere, figuriamoci pubblicare. Ed è dove mi colloco io attualmente, quindi i miei lavori hanno trovato tutti un editore free, ma per il romance ho rifiutato la pubblicazione con Le Mezzelane, mentre per il romanzo dei 28 giorni (chiamiamolo così LRCADE) sono ancora in fase di revisione e quindi al  momento l’ho proposto nei giorni scorsi, con una mossa un po’ azzardata, a due nomi top, perché avevo bisogno di muovermi subito, inviando quindi una rischiosa prima stesura, non ho avuto ancora riscontri ovviamente. Sono certa che Le Mezzelane lo pubblicherebbe.

Ho deciso che per queste due storie o top o niente, ci vorrà tempo e il risultato non è garantito, ma questo è, dopo tanta gavetta, con due progetti di cui vado molto fiera. E’ comunque legittimo che pure un esordienti punti all’editore blasonato fin da subito, molti ci arrivano. A quel punto occorrono serie valutazioni: affidarsi a un’agenzia letteraria? Quale? Ce ne sono che fanno puro scouting (rare), altre che offrono una valutazione di un testo a pagamento in vista di un’ipotetica rappresentanza (la maggior parte). Abbiamo soldi da investire? Oppure facciamo da noi? Tocca sapere tuttavia che alcuni editori saranno necessariamente preclusi perché non accettano candidature spontanee di manoscritti. Inutile scrivere a chi, nel sito, non dichiara apertamente di accettarli. L’autore che invia il proprio testo a Minimum Fax spreca il suo tempo, l’autore che partecipa al concorsone DeA Planeta no.

Però, l’autore che invia solo a editori top, seppur selezionati, e collezione rifiuti e silenzi non può affermare “nessuno mi pubblica!” Una casa editrice piccola ma dignitosa magari accoglierebbe il suo testo con piacere. Un autore che spende molti soldi per proporre il proprio testo a diverse agenzie letterarie (la cifra si aggira intorno ai 350 euro poi dipende dai casi e dal numero di battute) e nessuna sceglie di farsi carico del suo romanzo, probabilmente ha scritto qualcosa che non si inserisce bene nel mercato attuale. Potrebbe essere proprio brutto, potrebbe essere adatto a un editore medio piccolo, con il quale le agenzie non lavorano. E vedete bene che torniamo al punto di partenza.

Sono percorsi lunghi e articolati, necessitano dedizione e tenacia, io non ho mai davvero mollato, neppure nei momenti più neri. Ho continuato a covare sotto, a informarmi, a consumare le suole delle scarpe per prendere contatti di persona. Ed è quindi con questo tipo di esperienza che faccio certe affermazioni.

Poi potrei anche presentarmi al casting di Masterchef e piagnucolare se non mi prendono, ma sarei una vera cretina!

Evento privato per il lancio di Sonno bianco

Gli incontri privati per giornalisti e blogger sono sempre una festa e io mi sento una privilegiata per i ripetuti inviti. Mercoledì ho avuto il piacere di conoscere da vicino Stefano Corbetta, il giorno dopo sarebbe uscito il suo secondo romanzo di cui si sta già parlando: Sonno bianco edito Hacca Edizione, un ottimo editore.

Sono pessima, peggio del solito: in ritardo (è un giorno lavorativo e prima è impossibile), senza aver letto il romanzo, e quando vedo gli altri prendere appunti mi ricordo di non avere con me il blocco d’ordinanza. Stefano ha già introdotto il romanzo ed è il momento delle domande. Ho una vaga idea della trama, sto molto attenta e trovo comunque qualcosa di pertinente da dire sfoderando il jolly: sono una gemella!

Stefano ha studiato con cura il mondo dei gemelli oltre ad aver frequentato a lungo un istituto milanese dove sono ricoverati i pazienti in stato di incoscienza, ha parlato con medici e familiari, ha in definitiva per molti mesi raccolto informazioni e fatto una vera ricerca sul campo. La gestazione di Sonno bianco è durata due anni, e Stefano ne parla davvero come di un risultato sudato; un po’ chiaramente è il tema stesso a condurci lungo le strade di una narrazione sofferta, un po’ è il vero mestiere di scrivere che Stefano sembra maneggiare davvero bene. Quest’estate ha rinunciato alle vacanze in famiglia e mentre moglie e tre figli erano a Londra, lui in città si è nutrito di pizze e ha concluso l’editing affiancato dallo staff Hacca.

Scrivere significa mettere in conto sacrifici e solitudine, sensi di colpa verso chi stai lasciando indietro, mentre corri o talvolta arranchi verso un futuro fatto di parole che senti debba appartenerti.

Nonostante il tema impegnato, la serata non è pesante, è profondità di argomenti con belle teste pensanti e le bollicine finali regalano momenti conviviali assai piacevoli, anche grazie alla solita CBM padrona di casa perfetta. In due anni ha creato uno spazio di spicco in città, e di sacrifici ne avrà fatti tanti pure lei.

Io, in realtà, mi sento come in quelle trasmissioni “Spie al ristorante” e “Boss in incognita”, infatti per uno di quei buffi casi della vita, che quando fa così si rivela un’allegrona e declina le coincidenze in divertenti siparietti, Stefano Corbetta era compagno di classe alle medie di una delle mie migliori amiche, per cui lo osservo di sottecchi immaginandolo quell’adolescente di cui Manila ehm ehm era innamorata. Quando lei mi aveva detto di avere un altro amico che scrive, oltre a me, avevo pensato “seeee vabbe’ dai in Italia scrivono tutti!” ma poi il nome uhm non mi era nuovo, il motivo è presto detto : siamo entrambi autori della scuderia dell’Agenzia Beretta Mazzotta e avevo visto la copertina del suo primo romanzo nel sito!

Forse avrei dovuto parlare del libro, ma io preferisco in questi casi guardare all’anima di chi si spende per darci storie da amare, di chi gioca con gli incastri tra le cartelle dei figli e i propri mutismi, quando i familiari chiedono di te e tu sei lì solo fisicamente ma ancora con il cervello sul pc eppure non molli. Se il libro dovesse andare bene, Stefano magari potrebbe pensare seriamente di lasciare il lavoro ufficiale (lui scrive di notte e la mattina è in pista), lo sappiamo quanto sia complicato trovare il tempo, ma mercoledì con tanto entusiasmo Stefano ci ha soprattutto raccontato che è possibile non perdersi e trovare il proprio libro in una pubblicazione top!

Concorso DeA Planeta: così la penso io

E’ fresco fresco il bando del mega concorsone DeA Planeta che mette in palio 150 mila euro, pari a un grosso anticipo per la pubblicazione del romanzo vincitore, che uscirà entro sole 6 settimane dalla super festa milanese dove i cinque finalisti si frantumeranno l’anima – o almeno io farei così – nell’attesa di sapere.

Ora, che si tratti di una grande opportunità lo lascio dire a Marco che in questo post di Darius (grazie Darius per averne parlato) nei commenti ci spiega perché è un ottimo contratto.

Anche nell’ipotesi che il romanzo si riveli poi un flop, e l’editoria e i lettori non vorranno più assolutamente saperne di voi, be’ i 150 mila euro non vi verranno sottratti, e lascio all’economia domestica di ognuno la valutazione se quella cifra possa cambiare la vita, oppure se sia soltanto una sostanziale entrata extra. La mia precisa idea ce l’ho e sì, la mia vita la cambierebbe. Il tour inevitabile è oggettivamente sfiancante, ma spesso i tour a questi livelli editoriali lo sono, non siamo più di fronte alle presentazioni una qui un’altra lì, ma appunto a un tour dove l’autore proprio come una rock star gira come una trottola per il lancio. Sono certa che mi agiterebbe molto, ma ce la farei.

Ci sono a mio avviso un paio di aspetti che rendono il concorso appetibile, oltre a quella somma davvero da capogiro. Il termine ultimo per presentare i testi è il 28 febbraio, il 15 aprile verrà designato il vincitore! Un mese e mezzo soltanto, un’inezia confrontato con le infinite e consuete attese in questo campo. Da ora a febbraio abbiamo tutto il tempo per sistemare il manoscritto se non addirittura scriverlo, in caso si abbia un progetto in testa. Nel mio caso ho invece il tempo per ricevere la risposta da un editore al quale ho inviato il romanzo nei giorni scorsi, la loro valutazione avviene in soli 4 mesi. In pratica se entro quella data non sarò stata contattata, come piano B, parteciperò al concorso. Tutto si incastra alla perfezione. Quindi in 6 mesi e mezzo avrò due risposte, probabilmente saranno due NO, certo, ma sono quegli obiettivi sui quali non è il caso di mettere troppe speranze. E comunque se si ambisce al grande salto tocca guardarsi in giro e muoversi, trovare strade e questa lo è. La gratuità per me è un elemento importante, e lo è ancora di più in questo contesto, dove con un montepremi di questa portata, chiedere anche solo 5 euro (che in molti avrebbero comunque speso) avrebbe significato per DeA Planeta un incasso stratosferico sicuro. In ultima analisi trovo il catalogo DeA Planeta, ho letto un solo romanzo ma ho studiato bene la loro proposta narrativa, accessibile. Non li vedo inarrivabili come altri editori che sento lontani dalle mia capacità, come Minimum Fax, per citarne uno che adoro. Insomma vediamo, di certo non la vivo con il “tanto andrà male!”, questa non è la didascalia che metto sotto il romanzo LRCADA, proprio per niente. Devo offrirgli il meglio in quanto a opportunità, perché lui a me ha già dato tantissimo. Ricambio di cortesia, tutto qui 😀

Amo il greco – Edizione speciale

E ci siamo, torna la rubrica più internazionale del blog dopo la pausa estiva e lo fa alla grande, grazie al contest. Vi avevo chiesto di inviarmi una foto con un pezzo di Grecia che non fosse necessariamente sul suolo ellenico, che la Grecia sta un po’ ovunque, e il risultato lo dimostra.

Ha risposto subitissimo Barbara Webnauta, il suo pc propone ogni giorno uno schermo diverso – se ho ben capito – e proprio al lancio del contest ecco cosa appare:Cefalonia, una delle isole ionie, che ancora mi manca da visitare. Chissà, magari l’anno prossimo! Il tempismo informatico del suo pc si allinea alla perfezione con lei, che è sempre sul pezzo delle cose, con grande competenza.

Francesca dal Belgio, ma lei è toscana, partecipa con due scatti:

Sughi greci per succulente bruschette o per condire la pasta

e la visione notturna di un locale greco a Bruxelles.

Infine una new entry che ha scoperto il mio blog proprio grazie a questo contest, si chiama Mafalda, tra l’altro un nome che adoro, ed è innamorata pazza della Grecia. Ci offre il tipico caffè frappè in diretta dalla sua vacanza.

Mafalda ha appena aperto un blog interamente dedicato alla Grecia, ve lo linko assai volentieri ovviamente eccolo qua!

Ci siamo anche io e l’Orso in questa carrellata, diciamo fuori concorso:

lui con un primo scatto davvero greco, il piccolo molo di fronte al villino a Corfù, estate 2017, uno splendido scorcio con la barchetta, la perfezione di un attimo.

Il secondo ha un nome greco e suggestioni davvero elleniche: si tratta del Lido Calypso a Saint Maries de la mer, dove affittavamo i lettini. Questa è la veranda ingresso, due scalette laterali portavano alla spiaggia sabbiosa. Grazie amore, per la tua partecipazione!

Anche io propongo un’immagine della Camargue: nostra prima sera alla scoperta di Saint Maries de la Mer, i colori erano davvero greci in diversi punti e io, involontariamente mi ero vestita per mimetizzarmi con il locale. In effetti ci sarebbe il classico imbarazzo della scelte, perché il posto era un mix greco, francese, andaluso.

Ringrazio davvero di cuore chi ha voluto esserci e dico loro di controllare la mail, presto riceveranno un mio racconto inedito assolutamente esclusivo.

Un abbraccio!

Quattro autrici e una ladra sulle orme di Agatha

Nel bel mezzo di una settimana orribile, la mia amica autrice Paola Varalli mi ha comunicato che avrebbe partecipato a un’interessante serata con altre tre scrittrici di gialli, alla libreria Covo della ladra. Non ci ho pensato su due volte e sono andata, nonostante la distanza da casa mia fosse notevole. Il Covo della ladra nasce grazie al crowfounding e lo scopo era quello di dare a un quartiere multietnico e spesso al centro di guerriglia urbana una libreria (non ce ne erano) che fosse anche luogo di incontro. Per chi Milano la conosce almeno un po’ stiamo parlando di via Padova, in fondo, tra Cimiano e Turro. In qualche modo arrivo, e per tornare a casa ci penserò.

E’ difficile parlare di questa presentazione articolata su più voci, senza aver letto i libri, né conoscere le autrici, Paola ha esordito lo scorso inverno con i Fratelli Frilli, delle altre tre di fama conoscevo solo Rosa Teruzzi (Sonzogno), ma abbiamo pure Mondadori e Damster. Voglio quindi depositare qui nel blog, le sensazioni che la serata davvero splendida mi ha lasciato.

La libraia è attenta e simpatica, ha organizzato un aperitivo, mette tutti a proprio agio, persino me che mangio patatine seduta in prima fila. Ciò che emerge, con le dovute differenze espressive, è l’assoluta urgenza narrativa, del tutto priva dallo star system. Qui non ci sono autori che arrotondano con corsi di scrittura, che strizzano l’occhio a un certo divismo, qui ci sono: un’architetta, una poliziotta e due giornaliste che incastrano i tasselli di una vita piena e rinunciano ad andare in vacanza sfruttando l’intero periodo di ferie per scrivere, che terminano la prima stesura in 5 giorni durante i quali comunicano con i familiari solo con “ehm ehm” e si ritrovano di conseguenza con un gatto, un piercing alla figlia, e altre cose di cui non si erano bene rese conto di accettare. Donne autentiche che fanno i conti con un’editoria di cui – senza piagnistei né lunghi discorsi autoreferenziali – pubblica troppo, pubblica spesso male. Donne per le quali la divisione in generi letterari è priva di significato, esistono i libri belli e quelli brutti stop. Donne semplici, alla mano, dotate di una grande dote comunicativa che al termine della presentazione non lesinano chiacchiere, sorrisi e tempo nonostante si sia fatto davvero tardi.

Tardi, tardissimo, gulp il mio orologio fa quasi le 22 e sono praticamente dall’altra parte del globo, chiamo un taxi e se consideriamo che ho pure comprato tre romanzi (tutti in pratica, visto che quello di Paola l’avevo già preso e apprezzato) la serata mi costa parecchio. Ma mi dà molto di più, un’energia scrittoria fantastica, una serie di input sull’importanza di fondersi con le proprie opere, no a 9049845 revisioni, ma sì a ricerche efficaci laddove servano anche se portano via tempo, si scrive, che si pianifichi o meno, si rilegge e si manda a chi di dovere. Si scrive soprattutto quando si ha un messaggio forte da proporre: Deborah Brizzi ha ricordato che in Italia viene uccisa una donna ogni 3 giorni, in Russia ogni 45 minuti, Rosa Teruzzi ha fatto un discorso molto condivisibile sul rispetto di sé, sulle scelte che facciamo circa chi (uomo) ci sta accanto. Sara Magnoli ha scherzato sul suo essere la “pecora nera” della serata, nonostante le tantissime pubblicazioni alle spalle. Tutte hanno avuto parole di grande affetto e nostalgia per Tecla Dozio che ho avuto l’immenso piacere di conoscere, e di frequentarla nella sua meravigliosa libreria, secoli fa, quando ancora non avevo un blog e l’onore di scrivere per lei un pezzo su PD. James. Ed è stato per me bellissimo ritrovarla e pensare a quanta strada ho fatto da allora, come scrittrice e come persona.

Così, sono rincasata con tre romanzi che di sicuro mi godrò e con tanta adrenalina, come una polvere magica che mi ricopre e mi rende un po’ meno vulnerabile nell’affrontare questo periodo davvero duro.

Con la conferma sull’enorme potere salvifico dei libri. Non che ne dubitassi, eh.