Dettagli di vista

In questi giorni sono molto stanca; ho sempre più l’impressione di non vederci bene e soprattutto di non volermi accontentare della mia vista attuale, come ha suggerito l’oculista in settembre, perché la differenza di diottrie tra i due occhi dà questo problema, anche con gli occhiali da vicino. Limito quindi l’uso del pc a casa (l’ufficio è un massacro in tal senso: ho a che fare con numeri molto piccoli) e ho fissato un nuovo controllo, da un oculista diverso. sineo-308a17021319000_0002-2

Vi lascio quindi volentieri con due altri dettagli di Rossella Paolini, strepitosa!

La borsa d’Investigatto e un particolare dell’arredamento, si noti la finezza della G sul paralume, G come Grant Castle of course.

Salvo imprevisti – nel bene o nel male – (magari arriva qualche news sensazionale) ci si ritrova sabato per  # Amo il greco.

E domenica ci si vede da Buck & Rock, beato chi verrà!sineo-308a17021319000_0002-3

 

Grant Castle

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Un dettaglio della prima illustrazione di Rossella Paolini, la parete della sala da pranzo a Grant Castle, dove si sta svolgendo un sontuoso banchetto

Il fitto nebbione tipico di certe contee in Inghilterra aveva causato un forte ritardo a Miss Strick, che in quel momento stava percorrendo il vialetto ghiaioso, guardando con un pizzico di ansia l’orologio sul cruscotto. Odiava guidare in presenza di condizioni atmosferiche poco piacevoli, che si trattasse di nebbia, pioggia battente, o, addirittura neve. Oh, quanto preferiva il comodo treno. Le Ferrovie Britanniche quelle sì, non la stancavano mai, ma Grant Castle era davvero situato in una contea scomoda, la stazione più vicina si trovava a venti miglia di distanza, coi tassisti che storcevano il naso ogni volta che lei si faceva portare fino alla tenuta della sua vecchia compagna di college: Emma Glenfield, Emma Grant da quando aveva sposato il Conte Grant. Tassisti, puah! Manco la scorrazzassero su e giù per le contee inglesi gratis!

Una volta arrivata parcheggiò con cura ed entrò. Il maggiordomo l’accolse con grande cordialità, chiedendole il suo nome e facendosi consegnare il cappotto, poi la scortò e annunciò il suo ingresso nella splendida sala da pranzo dove Nina Strick gettò uno sguardo alla tavola imbandita  (…)

Facce da festa – Sandra Faè intervista Sandra Faè

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Ciao Sandra, come te la passi?

Benino dai.

Soltanto benino?

Eh, proprio in questi giorni il cielo si è un po’ rannuvolato e sto cercando di cambiare prospettiva, ma niente di grave.

Vuoi dire qualcosa di più?

Sto valutando questi episodi di malessere come l’ultimo colpo di coda della vecchia me, sto cambiando pelle, non è un’operazione facile né indolore.

Lo credo bene, e quindi come vedi il futuro immediato?

Ci sarà da faticare ancora un po’, ma laggiù neppure troppo lontano lo vedi anche tu il sole?

Be’ se lo vedi tu, lo vedo anch’io, visto che siamo la stessa persona. Quindi sei ottimista?

Ora sì, e di norma anche se non sembrerebbe, sono una gran pessimista, questo unito poi alla mia ipersensibilità rende la mia vita un eterno ottovolante.

Il lavoro come procede, ora che hai raggiunto il traguardo del part time?

Ti ricordo che io ho due lavori, tre se consideriamo pure il ruolo di zia, ma per quello la retribuzione è prevalentemente in regali extra e cioccolato quando mia sorella va in Svizzera, sede della ditta per cui lavora.

Ok, non ti alterare, intendevo l’ufficio…

Un delirio, non si sa se il 25 dovremo trasmettete l’adempimento fiscale di cui mi occupo perché la camera deciderà il 28, col decreto mille proroghe se fare marcia indietro con la soppressione dello stesso.

Scherzi?

No, il telefono è in tilt, mi chiamano tutti, clienti e commercialisti, questo si aggiunge al normale giro di burocrazia, rogne e incompetenti scaricabarile con cui ho sempre a che fare. Ci sono buone probabilità che senza il part time sarei impazzita.

L’altro lavoro? Gli illustratori ad esempio?

Sono in una fase esaltante: dei tre illustratori Emanuele ha già terminato, Rossella mi ha mandato una piccola anticipazione del lavoro, mentre Nicoletta ancora nulla ma sta procedendo e con tutti e tre si è creato un gran bel clima. I disegni sono portentosi, ben oltre le migliori aspettative. Quando ho visto il risultato sono rimasta sbalordita, soprattutto Nina Strick e Investigatto, non vedo l’ora che il libro sia completato. E poi c’è tutto il resto, Figlia dei fiordi che esce a giugno, Non è possibile ormai quasi alla fine della revisione di CBM, La montagna incartata che ha raggiunto le 100 mila battute. Oddio, sto parlando di tre romanzi insieme!

Scommetto che a parlare di scrittura già ti stai dimenticando dell’emotività negativa che ha caratterizzato gli ultimi giorni con le conseguenze per lo stomaco?

In effetti.

Senti, perché hai scelto queste foto per accompagnare il post?

Sono a due compleanni, le prime due a quello per i 40 anni di Carmen, nella foto con me, poi ci siamo io e Emanuele; l’altra invece il sabato successivo per i 50 di Nicola che però non è il tipo con me nella foto, quello è Simone che non vedevo da un po’ e ho ritrovato alla cena, avevamo un sacco di cose da raccontarci, ci eravamo scritti la sera prima, dopo anni che non lo facevamo, mentre guardavamo tutti e due Sanremo, inconsapevoli di essere stati entrambi invitati al compleanno ed è stato buffo ritrovarlo lì. Ho scelto le foto perché sono momenti pieni di allegria. Tre i due party ho tagliato i capelli

Vorresti quindi che questo blog trasmettesse allegria?

Forse inconsciamente sì.

Adesso cosa farai?

Ci sarebbe quella faccenda in sospeso con Lev.

Lev?

Tolstoj, sono a pagina 654 di Anna Karenina, giuro che quando l’avrò finito mi sparo non so quanti libri divertenti per compensare. Perciò se mi chiedi cosa farò, ti dico che occhei magari procedo di qualche pagina.

E’ sabato, shopping? Lavori domestici?

Devo stirare, di solito lo fa l’Orso quando non sono in part time, ma oggi è andato in azienda a un corso per il nuovo programma informatico quindi faccio io; la casa la considero a posto, chiudo un po’ un occhio, il pranzo organizzato, un giro di negozi nel pomeriggio mi sa che ci scappa.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Vorrei tanto che il mondo fosse più felice, cerco di darmi da fare affinché lo sia almeno piccolo mondo intorno a me.

Questo è un bel pensiero, sei una brava persona, Sandra.

Lo credo anch’io, grazie. Anche se a volte sono davvero incasinata dentro.

Un ottimo panino tra amici (facendo del bene!)

Hamburger, libro e tanta solidarietà clicca per dettagli e informazioni sull’evento che si terrà a Milano domenica 26 febbraio a pranzo! Io e l’Orso ci saremo – e ci mancherebbe visto che l’ho pure organizzato 😀 – Ringrazio Rock Burger, dove trovate l’hamburger più goloso della città, per aver subito accolto la mia proposta con entusiasmo, e la squadra di Buck e il terremoto che si è prodigata con loghi, comunicazione e la solita fantastica efficienza. Guardate che meraviglia il cagnolone che addenta il panino! Adorabile davvero.

L’evento è anche sul sito! I posti non sono tantissimi, affrettatevi!

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Scarpe!

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La celebre favola di Cenerentola, che esiste sia nella versione di Charles Perrault, che in quella dei fratelli Grimm, oltre a essere presente nella tradizione popolare di molti paesi, la conosciamo tutti ed è probabilmente la storia più famosa dove la scarpetta ha un ruolo così importante. Abbiamo poi Il gatto con gli stivali, ma qui un micio e sono stivali, diverso quindi dal binomio scarpe-donne che ha grande fascino nella vita reale e molti riscontri in narrativa.

Le scarpe sono infatti presenti in diverse copertine soprattutto di romanzi di Chick lit primo fra tutti Il diavolo veste Prada (letto e piaciuto) e nei titoli, compresa la variante tacchi alti/tacco dodici.

C’è anche un gran bel romanzo a tema scarpe di Ellery Queen. Una volta c’era una vecchia – Una volta c’era una vecchia che viveva in una scarpa… è l’inizio di una filastrocca e Cornelia Potts, imprenditrice di successo nel settore calzaturiero, si è fatta costruire una scarpa gigantesca nel parco della sua villa. I successivi versi della filastrocca accompagnano una serie di delitti atti a sterminare l’intera famiglia. Poi, ovviamente, arriva lui, Ellery Queen…

Termina proprio oggi il MICAM, la fiera del settore qui a Rho – il cui slogan è “il luogo dove il mondo incontra la scarpa” – mentre nel nostro paese abbiamo due zone geografiche storicamente dedicate alle calzature: le Marche e la cittadina di Vigevano, dove, all’interno del castello, si trova anche un museo.

Non sono una fanatica di scarpe: ho il piede molto magro e questo spesso è un problema soprattutto per quelle aperte tipo ballerine, ma la mia scarpiera è davvero ben fornita di tutto, non amo le infradito di nessun tipo (trovo quel coso in mezzo alle dita insopportabile!) e questo limita molto la scelta per l’estate. In inverno adoro scarponcini e stivali caldissimi foderati di pelo, e lassù vedete il mio ultimo acquisto che ha dato il via al post: pelle nera, tacco 8 cm, davvero insolito per me, affarone: costavano 135 € ma con i saldi le ho pagate solo 50! Mi piacciono parecchio e stanno pure bene. Vedremo quanto le userò! 😀

Perché Sanremo è Sanremo – Anche per me

Sono nazionalpopolare: il festival di Sanremo mi piace e lo guardo volentieri; magari non tutte le puntate, qualche sera sono fuori casa, magari intanto leggo e ascolto soltanto, però è un appuntamento che non mi fa esclamare “spengo la tv!” Mi piace anche parlarne i giorni seguenti, commentare vestiti e canzoni, spettegolare, e può addirittura capitare che una melodia si insinui subito nella mia testa. Non amo Carlo Conti, non amo neppure Fabio Fazio, né Paolo Bonolis a dire il vero, non amo Maria De Filippi ma l’ho trovata più azzeccata rispetto a quelle ochette spesso incapaci di parlare che appagano giusto l’occhio maschile. Questa conduzione 2017 mi è sembrata piatta, a volte trascinata: tenere Totti sul palco così a lungo l’ho trovato irritante, ma in generale le canzoni mi sono parse di buon livello, senza voler esprimere giudizi da intenditore. Fin dal primo ascolto Ermal Meta mi ha commossa e mi è piaciuta la freschezza di Lodovica Comello, voci nuove, chissà se faranno strada… intanto per lui un terzo posto che giudico meritato.

Mi piace ripensare ai festival passati. Random, frugando nei ricordi (controllando in internet).

Nel 1982 vince Riccardo Fogli con Storie di tutti i giorni. La sua fu una vittoria annunciata dalla sua foto nella copertina di Sorrisi e Canzoni, qualche giorno prima.

Sempre nel 1982 Zucchero Fornaciari esordisce con Una notte che vola via, un flop che mai avrebbe potuto far immaginare lo straordinario successo futuro (cambiando del tutto genere!)

Nel 1989 il festival è condotto da 4 figli d’arte che faranno una papera dietro l’altra ricevendo molte critiche.

Per alcune edizioni è prevista oltre a Big e Nuove proposte una sezione di mezzo: gli emergenti, i quasi famosi insomma: crea una grande confusione.

Nel 1981 le Nuove proposte concorrono insieme ai Big e questo decreterà Alice vincitrice con Per Elisa, Loretta Goggi giunta terza, ma prima tra i Big, con Maledetta Primavera, non gradirà il penalizzante stravolgimento delle regole

Nel 1983 Toto Cutugno con L’italiano non vince il festival suscitando grandi proteste.

Divertente e competente la conduzione di Raimondo Vianello nel 1998.

Non mancano gli scandali: nel 1986 Loredana Bertè sale sul palco con un finto pancione, l’anno precedente Anna Oxa si era esibita indossando una tutina attillata che fece molto discutere, nel 1981 proprio appena prima del festival Marina Occhiena, la bionda de I Ricchi e i Poveri, lascia il gruppo per dissapori con Angela Brambati la mora, nonostante ciò la loro canzone Sarà perché ti amo avrà un successo strepitoso.

Molti i cantanti che partendo da Sanremo sono diventati celebri nel mondo: Eros Ramazzotti, Laura Pausini, Giorgia, Elisa per citarne alcuni, ma anche Vasco Rossi, nonostante l’esordio senza il botto nel 1982.

In questa pagina trovate il podio di tutte le edizioni. Potrebbe essere simpatico verificare quante e quali canzoni sono rimaste nel nostro cuore tra i vincitori, e quanti cantanti invece sono addirittura scomparsi dalle scene, come i Jalisse, sempre citati in questi casi. E tra le Nuove proposte, quante sono riuscite ad affermarsi nel tempo? Fabrizio Moro ad esempio, vinse esattamente 10 anni fa con Pensa, una canzone molto bella contro la mafia, eppure non ha ancora raggiunto la fama che forse avremmo immaginato allora.

E ora, proprio come Carlo Conti ha chiesto a ogni ospite quale sia la sua canzone di Sanremo, io lo domando a voi, dopo aver postato il video della mia: (o forse di una tra le mie).

Ci sarebbe molto altro da aggiungere: la spallina del reggiseno di Patsy Kensit, la caduta di Michelle Hunziker, i trionfi veri del Trio Morandi, Tozzi, Ruggeri e dei Pooh, gli sguardi sciolti negli occhi di Al Bano e Romina quando ancora erano insieme e felici. Senza parlare dei tanti comici che ci hanno intrattenuti fra una canzone e l’altra. Ho pescato un po’ a caso e ho tirato fuori questi elementi, voi di sicuro ne avrete altri, ammesso che guardiate il festival, naturalmente 😀 Senza dimenticare che, come dice Bennato (che non ha mai gareggiato a Sanremo), sono solo canzonette, certo, aggiungo io, ma talvolta sono utili pure loro!

Il confine di Giulia

In qualità di lit-blogger sono stata invitata all’incontro riservato a giornalisti e blogger per la presentazione privata del romanzo Il confine di Giulia di Giuliano Gallini Ediz. Nutrimenti.

Ci sono due piani di lettura per questo evento: quello squisitamente personale, le mie emozioni, l’iniziale soggezione e il successivo riuscire a esprimermi anche in mezzo a giornalisti e blogger ben più noti, la mia empatia che alla fine risulta sempre essere la chiave per arrivare alla gente, anche se non sono laureata, né altisonante. La baldoria delle bollicine finali, molte risate, il clima intellettuale alto ma mai spocchioso né parruccone. Perché questo è stato e poi il libro e il suo autore, una gran bella scoperta.

Dunque, ho letto il romanzo in tre giorni interrompendo Anna Karenina e questo va detto, e siccome va detto l’ho pure detto in quella sede, suscitando l’ilarità generale. Per cui sono passata da una cupezza all’altra. Ma anche da un livello alto di linguaggio e stile a un altro che ha saputo tenergli testa, non è poco davvero.

Succede che Giuliano Gallini nel 1999, in trasferta due giorni a settimana a Reggio Emilia, la sera si annoi nell’appartamento privo di tv e inizi a scrivere, per poi scoprire che gli piace molto e gli manca quando non può dedicarsi a quelle pagine. Colpito dalle vicende di Silone gli è sembrato che fosse il rappresentante migliore per la storia che voleva scrivere, ma avrebbe potuto benissimo essere anche un personaggio di fantasia, poi la figura femminile di Giulia ha preso il sopravvento. Non siamo, attenzione, di fronte a un romanzo storico, ma a una storia d’amore tra Silone e Giulia, il suo alter ego, una donna dall’animo leopardiano. Gallini ha voluto raccontarci i possibili esiti di una ricerca esistenziale di chi a tutti costi cerca di credere a qualcosa, di chi ha una fede (religiosa, politica, addirittura per esempio i vegani!) e attribuisce ad essa un grande significato che aiuta a vivere. Ignazio Silone è così, Giulia Bassani, giovane poetessa, al contrario fatica a vivere, a scegliere, a capire quale sia il proprio desiderio su cui impilare i mattoni dei giorni. E Gallini sente una vicinanza con persone tanto sofferenti e sofferte.

Così, il nostro autore esordiente dirigente d’azienda, dopo molti anni e molte pagine fa leggere qualcosa alla moglie, che trova questo romanzo (che inizialmente era il capitolo di un’altra opera, reso poi indipendente) buono al punto da volerlo proporre a qualcuno. Sceglie Loredana Rotundo quasi puntando il dito sullo schermo, lo invia e l’agente rimane talmente stupita da questo testo, dal registro stilistico che aderisce a un’epoca – siamo nel 1931 il fascismo è al potere – da diffidare che Gallini ne sia l’autore, immagina che possa aver trovato dei diari perduti di Silone, o qualcosa del genere. Ma dobbiamo dire grazie alla fantasia di Gallini se oggi abbiamo tra le mani un romanzo insolito, che parla di malessere, che ricalca momenti storici importanti per il nostro paese, e che certo, ci racconta anche un amore, in una sfumatura diversa.

Cos’altro dire su questo incontro prezioso? Abbiamo parlato di Tolstoj, dell’importanza della cultura, anche per piantare un chiodo, del rischio concreto che corre una persona realizzata come Gallini mettendosi in gioco con un romanzo, ed esponendosi a possibili stroncature. Le critiche in realtà sono tutte lusinghiere, il romanzo sta ottenendo ottime recensioni, e io posso solo aggiungere la mia, con questo post.

Giuliano Gallini nella dedica mi ha scritto:

A Sandra con tanto affetto” e ha specificato che quell’affetto è proprio reale, perché lui, a sua volta, ha percepito il mio affetto, nelle mie domande.

Giuliano Gallini mi è sembrata una persona splendida, che non insegue il successo, e nonostante abbia il cassetto pieno di testi, potrebbe anche non pubblicare più nulla, una papà al quale chiedere un consiglio, un capo da non temere e un ottimo scrittore.

Sono felicissima di averlo conosciuto così da vicino, grata all’agenzia Punto & Zeta che mi ha invitata e anche un po’ a me stessa, che mi sono fatta strada solo con la forza delle mie letture, delle mie parole e della mia spontaneità in questo ambiente. ga

L’incontro si è svolto nella sede di Punto & Zeta l’8 febbraio, grazie al part time ho potuto esserci. Amo il mio secondo lavoro! Ho selezionato una foto in cui sono di spalle, la migliore tra i vari scatti.  

Uno che non so chi sia

Adoro questa ciotola. Il cibo sembra persino più gustoso e l’acqua più fresca qua dentro. Penso arrivi dal signore delle crocchette, quello lì che deve per forza essere la causa di quegli occhioni da dalmata della mia Juliette. Una forchettata e uno sguardo al lampadario, di sto passo finirà a mezzanotte. Abbaio per farle capire che non mi spiacerebbe un salto fuori, poco dopo eccola lì: cappotto e guinzaglio, la catenella è solo di scorta, in caso passi qualche rompi scatole poco dog friendly, come si dice oggi. Io sono piccola e abbaio di rado, e poi qui mi conoscono tutti, ma in caso qualcuno rogni be’, me lo infila al collo e le trotterello accanto, altrimenti, come ora, scorrazzo giocosa nell’area cani nel parco che è piccino e si gira in un attimo e poi andiamo verso la zona delle case a graticcio, qui sono quasi tutte così ma dove Juliette ha il negozio c’è una concentrazione fantastica e a me piace proprio girare intorno a quelle case fingendo di perdermi con Juliette che dice “Musette, non fare la sciocchina, vieni qui!” Ma è soltanto un gioco tra noi; in realtà lei sa bene dove sono e io so alla perfezione che lei mi aspetta dietro l’angolo e si finge sorpresa quando mi rivede. Faccio così anche ora ma invece di trovarla accucciata a ridere e dire “Musette, sei sempre la solita adorabile sciocchina!” dà le spalle al muro dietro il quale io sbucherò, così non può vedermi, mi vede invece il signore che sta parlando con lei e, di sicuro, non è il tizio della ciotola e delle crocchette; se fosse lui infatti ora, incontrandomi per la prima volta, direbbe di certo qualcosa di tenero nei miei confronti, forse addirittura mi accarezzerebbe il pelo e farebbe pat pat tra le orecchie. Invece niente. Ma da come sento ridere Juliette e dire “Oh, Pierre, avete detto una cosa tanto buffa, non vi facevo così giocherellone!” capisco che qualcosa non va, e la sensazione non mi piace affatto. Dov’è il signore delle crocchette? Cosa c’entra questo qui con noi? Punto le zampette al selciato e ringhio annusando il bordo dei calzoni di questo Pierre. Se Juliette fosse in sé mi sgriderebbe, ma non lo fa, non dice nulla, lascia che io mi consumi i denti digrignando e che la sera diventi quasi notte, lì a ridere con uno che non so chi sia.000971

PS. Domani riprendo a lavorare e il ritmo dei post subirà un rallentamento. Come ha scritto Giulia commentando il post precedente (pubblico qui e vado a rispondere) è difficile starmi dietro, lo so ♥. Devo riordinare gli appunti presi ieri a un evento privato riservato a blogger e giornalisti, per l’uscita di un romanzo. E’ stato assolutamente entusiasmante e voglio dedicargli il tempo che merita- Un bacione.

Lettera al nipote per il primo giorno di scuola, ora è in quinta e non gliel’ho ancora data

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E’ una notte magica, un po’ come quella di Natale, ma questa avviene una sola volta nella vita!
Avevo pensato di farti un regalo per l’occasione, ma da quando tua mamma ha una cartoleria la faccenda si è complicata ulteriormente, già mi è capitato di non azzeccarci proprio al compleanno. Ricordi quando mi hai detto: “ma questo è per un bimbo piccolo?” Fortuna che hai una sorellina: si impossessò con gioia di quella valigetta da dottore. Forse un gioco? Oh, ne hai già fin troppi. La sobrietà è un bell’obiettivo da perseguire – pensa zia – ma poi guarda il suo armadio pieno di borse e pensa che anche predicare bene e razzolare altrettanto bene sarebbe un bell’obiettivo. Niente moralismi dunque, e be’ anche niente regali.
Magari un post. Si può stampare e conservare per gli anni a venire. Potrai leggerlo da te, non appena avrai imparato. Presto, sarà presto lo so.
Domani è il tuo primo giorno di scuola Nanni carissimo. Non sei più Pimpy, non sei più bimbo-Nanni, forse sei ancora Nanni, ma credo che Giovanni per esteso rivendicherà a breve tutta la sua completezza. Almeno per 8 anni la scuola sarà la tua seconda casa, e 8 anni sembrano davvero tanti per chi non ne ha neppure 6.
Vuol dire più tempo di quello in cui sei stato con noi fino a ora. Oh be’ immagino che poi andrai alle superiori, all’università, master, studi all’estero e altre diavolerie che ci saranno nel 2030 o giù di lì.
Sembra una roba spaziale. Forse farai l’astronauta che a te le nastonavi  son sempre piaciute, o il medico, o l’ingegnere, il giornalista. Professioni prestigiose. Il premio Nobel. Scoprirai una molecola che permette alla gente di non impaperarsi quando deve chiedere l’aumento al capo stronzo.
Sta notte non dormirai, l’emozione sarà tanta ed è un po’ anche la mia. Ho promesso di telefonarti nel pomeriggio, così mi racconterai com’è andata. Le prime impressioni. Ripenso al mio primo giorno di scuola, quando si chiamava elementare e non primaria, quando dovevi guardare bene a destra e sinistra prima di attraversare la strada, mica che un brontosauro ti passasse sui piedi. Insomma un po’ di tempo fa.
Piansi, e te pareva, niente di strano, Nanni, la zia piange sempre. Tira un po’ su col naso anche ogni volta che ti saluta: non è necessario che sia la vigilia del primo giorno di scuola per struggersi di bene per te. Per riconoscere dentro di sè tanta nostalgia per quel nipotino pupazzo che ha troppo presto lasciato il posto a un piccolo alunno della scuola primaria, con la cartella trolley di Cars, e l’astuccio sempre di Cars, ma con Saetta McQueen e tu volevi Francesco Bernulli, e la zia mica lo sa chi è Francesco Bernulli, ma per fortuna c’è internet così adesso va a controllare che ai suoi tempi mica c’era google e manco gli zaini trolley, solo la cartella così come questa però rossa fiammante e gliela aveva comprata il nonno e adesso la zia è proprio costretta a mandar giù il groppone, pensando al tempo che fu, non solo a quello di domani.

Sono trascorsi più di 4 anni e l’avevo già pubblicata nel mio vecchio blog, l’ho recuperata per i nuovi lettori. Ora che vado spesso a prendere Nanni a scuola non tiro su più col naso ogni volta che lo saluto, ma mi struggo comunque sempre un po’.

PS. Nella foto, il sorriso radioso di zia Sandra quando iniziano i giorni di part time! In realtà la foto è stata scattata sabato 4 febbraio alla festa a sorpresa per i 40 anni di un’amica (il marito ha organizzato tutto a sua insaputa, quasi 60 invitati!)

7 Cartoline dai miei personaggi

Aderisco (diciamo pure che copio) con grande piacere all’idea di Silvia Algerino che si è fatta spedire 5 cartoline da altrettanti suoi personaggi. Io ho scelto di riceverle dai protagonisti di Figlia dei fiordi, il mio prossimo romanzo che dovrebbe uscire a giugno, sempre con goWare.

Anna e Cesare di sicuro sono i protagonisti assoluti, per il resto alcune figure importanti ho ritenuto non fosse logico mi inviassero una cartolina, perché non viaggiano, né nel romanzo, né a vicende concluse. (Anche se per saperlo con certezza dovremmo chiederlo ai diretti interessati). L’unica soluzione era che me la scrivessero da Passignano pure loro e sarebbe stata una ripetizione.

Nastia: Cracovia

centro-storico-di-cracovia-la-piazzaCiao a tutti. Sono a casa, nella mia bellissima Cracovia. Dite a Nello che torno presto, di non fare come l’altra volta. Stai tranquillo. Pocałunki!

Anna: Passignano sul Trasimeno

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Non ci posso credere: ho trovato una cartolina con la casa della zia, che a dire “casa mia” non mi sono ancora abituata. Ne erano rimaste tre, all’edicola dietro la piazza, le ho comprate tutte, e ho deciso di spedirne una a te. Sto bene. Qui è un incanto, Passignano è stata la mia rivincita, la mia rinascita, il mio tutto, ma lasciando perdere le mie emozioni personali rimane un posto meraviglioso dove decomprimere lo stress cittadino. Il lago sotto il sole assume quel color argento come se fosse foderato di alluminio e passerei ore ad ammirarlo giù al pontile. Sto bene, ah sì, l’ho già detto, lo ripeto, scusami, sono monotona 😀 Spero ti arrivi un po’ della magia di Passignano ma di sicuro ti arrivano i miei carissimi saluti con affetto. Un bacione

Cesare: Milano

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Ciao Bella! Anche se Milano la conosci bene te la ricordo volentieri. Dopo Parigi non ho fatto altri viaggi, così ho preso questa cartolina venerdì scorso quando sono andato a bere un aperitivo (che poi erano tre) sui navigli per mandarti un saluto. Qui tutto ok, ma sai che a Spiderman è difficile che le cose vadano male, anche quando in realtà vanno proprio di merda. Questione di approccio alla vita, credo.

Mia: Nebraska

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Questo stato è caratterizzato da grandi pianure, praterie brulle, allevamenti e tornado, questi per fortuna non mi è capitato di incontrarli. Love xxx.

Il meccanico: Roma

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Ma ti pare possibile che non ero mai stato a Roma? Neanche in gita scolastica: avevo il morbillo. Non sono mai stato da nessuna parte, sono sempre in officina! Avevo un po’ di timore, anche se da Passignano sono solo 200 km, ed ero indeciso se venire in auto o in treno. Alla fine macchina, mi sono informato bene sui parcheggi dal prete, che di solito fa i pellegrinaggi col pullman. Sono partito alle 5.30 e ho avuto tutta la giornata, non mi sono annoiato neanche un po’, ma la prossima volta prenoto una pensione e mi fermo a dormire. Esistono ancora le pensioni? Roma è bellissima, ma immagino che tu lo sappia e ci sia stata. Ti abbraccio!

Erik: Skagen-Grenen (DK)

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Fa un gran freddo! Poi qui è così, anche se non piove ti arrivano addosso gli spruzzi e ti bagni comunque. Però, questo posto non finisce mai di piacermi e torno sempre volentieri nella casetta rossa. L’incontro tra i due mari così evidente è la sintesi della forza della natura e il simbolo delle dimensioni minuscole di noi umani. Un caro saluto dal punto più a nord dello Jutland!

Monica: Bruxelles

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Stanca delle tre P: pianti, pappa, pupù ho invocato una tregua. Volevo tornare in una delle destinazioni che avevamo incluso nel viaggio Interrail di tanti anni fa, così verificato quale fosse la più economica con un volo low cost, sono finita a Bruxelles. Non ho ritrovato i miei 19 anni, bensì una città diversa, ferita dagli attentati e dalla paura, ma comunque bella, più bella di quanto la gente immagini. Viola mi è mancata un sacco, le tre P invece no, ma si sa che fanno parte del pacchetto all inclusive.

Ringrazio Silvia che ha avuto una gran pensata e segnalo che anche Chiara ha proposto le sue cartoline e credo che lo faranno molti altri, in caso ditelo nei commenti, se vi va. Io mi sono divertita un sacco con questo post, infatti mi ha preso la mano e continuavo ad aggiungere personaggi/cartoline; l’ultima è tutta per te, cara Francesca.

Coming soon: Figlia dei fiordi – Un romanzo tra il Nord Europa e il Trasimeno