Il mio decalogo per pubblicare molti libri

  • Scrivi moltissimo. Pare evidente ma non lo è. Scrivere moltissimo è necessario per pubblicare molto. Impiegare diversi anni per scrivere un’unica opera e pubblicarla con un editore big è di sicuro una strategia vincente, ma dopo 7 anni di gavetta è ovvio che non è la mia strada.
  • Butta molto. Cestinare non è mai un’operazione indolore, ma è quantomeno indispensabile. I risultati buoni sono come il frutto sugoso racchiuso in una corteccia dura da scorticare, se ci si ferma al primo strato non si mangia nulla. Si possono eliminare interi capitoli, lunghi incipit che non avevano la forza di diventare neppure un breve racconto, frasi, persino virgole. E alla fine si lavora sul piccolo, come se qual frutto fosse ricoperto da una pellicina sottile ma non commestibile.
  • Valuta gli editori. L’editoria è un mondo astruso. Nulla è replicabile, la fortuna ha il suo peso, ma la tenacia di più. Concludere un’opera e inviarla a 20/30 editori può non produrre risultati. Concludere più opere e nel frattempo sondare il mercato e proporle a pochi editori molto selezionati forse offre più chance. Mondadori, questo va detto, ha risposto a una mia mail, dicendo che la valutazione è lunga: ci vorranno circa 7/8 mesi, ma  seguirà una comunicazione scritta con l’esito. Insomma hanno risposto per dirmi che risponderanno più avanti. E’ già qualcosa, spesso si ha la sensazione di non avere un vero interlocutore. Io spendo davvero molto tempo a cercare informazioni sugli editori, nonostante potrei continuare tutta la vita con goWare, il cui catalogo non trascura nessun genere, libri per l’infanzia e saggi compresi.
  • Attiva le antenne. Da qualsiasi parte può nascondersi qualcuno di veramente interessato alle mie opere. Se gli altri sanno qual è la mercanzia che offro, potranno indirizzare ipotetici committenti da me. Questo avviene prevalentemente col mio blog e i miei contatti nati da esso. Se capto un segnale, anche flebile, ne approfitto subito. Al massimo ricevo un rifiuto, ma, e questo è importante, solo dopo che la mia opera avrà avuto almeno l’opportunità di farsi leggere. Credetemi, è già tantissimo.
  • Sii te stesso, ma guardati in giro. L’autenticità delle mie opere aderisce perfettamente al mio io. Questo non significa che nel tempo non si possa modificare qualcosa (stile/temi) per andare incontro all’editoria, ma questa operazione non deve oltrepassare un certo limite. Ho rifiutato di pubblicare con Amazon Publishing (attenzione non Amazon piattaforma di self) perché avrei dovuto tagliare troppo de Le affinità affettive. Allo stesso tempo quando mi è stato chiesto di scrivere i testi per l’albo de La formica che voleva fare la cicala, perché secondo CBM poteva avere un futuro, mi sono messa a tavolino e li ho scritto. La formica era già mia, non apparteneva ad altri, ma comunque non è nata in maniera del tutto spontanea. Essere flessibili non significa essere in balia del vento.
  • Circondati di persona che credono in te. Lo spartiacque nel mio percorso è stato l’incontro con CBM, da lì sono nate molte cose (anche una bella amicizia) indispensabili per andare avanti. Quando la frustrazione sale, lei mi riporta in vita con pragmatismo e entusiasmo. Nel quotidiano ci siete voi e mio marito. Avere una squadra che fa il tifo è fondamentale, è come tirare calci a un pallone in un campetto dell’oratorio e avere comunque un pubblico che applaude le azioni belle e conforta per quelle meno riuscite. Poi ci sono gli amici di goWare, i rapporti di fiducia si costruiscono giorno dopo giorno, magari anche con qualche inciampo.
  • Non dimenticarti di leggere. Stacca tutto e leggi! Perché è bello e perché si impara sempre qualcosa. Perché uno scrittore che non legge non ha senso.
  • Non arrenderti. Anche quando hai gettato la spugna, conserva una minuscola particella di voglia, sarà come una scintilla che prende fuoco e incendia le sterpaglie dei giorni sbagliati. Lascia che l’incendio divampi, il resto verrà da sé.
  • Trova qualcosa di completamente diverso da fare. Perché tutto quanto sopra potrebbe non funzionare e il vuoto lasciato dai libri che non pubblicherai dovrà essere riempito sempre e solo con altro amore. (Nel mio caso, fare la zia sitter).

# Ultimamente: qualche scatto

Panorama sul lago di Lecco domenica 23 aprile. 

Accanto al titolo di ogni capitolo di Nina Strick abbiamo inserito un medaglione con un differente dettaglio illustrato: la grafica che li ha creati dalle tavole di Rossella, si chiama Eleni e, indovinate: è greca!

Prima comunione dei nipotini, ho sfruttato lo stesso abito già messo a: 1 battesimo, 1 cresima e 1 matrimonio, tutti di persone diverse. E’ bello quando si fanno acquisti azzeccati.

Al ristorante c’era questa simpatica automobile a pedali.

Infine i confetti: ormai li fanno di tutti i gusti e colori!

Amo il greco # 8

Oggi puntata breve, per i motivi che ho evidenziato nel post precedente, uniti al fatto che Emanuele sta lavorando tantissimo (è andato in ufficio anche sabato mattina) e non ho avuto cuore di fargli tradurre nulla, però finalmente rispondo alle richieste di Michele e Speranzah.

Caro Michele, ho chiesto a mia suocera info circa il rito del matrimonio ortodosso. L’entrata degli sposi in Chiesa prevede, come per la cerimonia cattolica, che siano accompagnati dai genitori: lo sposo dalla madre, la sposa dal padre, proprio come hanno fatto molti di noi, credo. Non io e l’orso, che essendoci sposati a 38 e 39 anni suonati abbiamo percorso insieme la navata, ci era parsa ridicola la faccenda di farci scortare. Gli sposi indossano una coroncina legate una all’altra da un nastro, questo significa che sono uniti e devono muoversi assieme, facendo diversi giri intorno all’altare.

Personalmente ho assistito a uno sposalizio, m’imbucai quando ero in vacanza a Kamena Vourla nell’estate del 2004, sì proprio quando si svolsero le olimpiadi ad Atene, e infatti comprai la maglietta che ho indossato a lungo. L’anno successivo mi sarei messa insieme all’Orso e la sfoggia: mi divertiva molto fargli leggere la scritta. Dicevo vidi che c’era un matrimonio nella chiesa del paese ed entrai, capii poco ovviamente, ma rimasi colpita dal fatto che al termine della celebrazione vennero distribuiti subito i confetti, in un’allegra baraonda.

Speranzah invece mi aveva chiesto info sull’alfabeto, ho trovato questa tabella molto esaustiva ma un po’ scolorita. Ve la incollo ugualmente.

E anche questa forse più chiara, ma meno articolata.

Per tutti una piccola curiosità di questa stagione: in Grecia non esiste la festa di Pasquetta, per cui anche il lunedì santo si continua a dire Buona Pasqua!

La più amata

Ho lavorato come una forsennata e ho concluso la revisione di Figlia dei fiordi e l’impaginazione di Nina Strick, non so se posso tirare davvero il fiato, né per quanto tempo, ma intanto riesco a raccontarvi oggi di Teresa Ciabatti e il suo romanzo selezionato nella rosa dei 12 finalisti (diventeranno 5 a giugno) per il prestigioso Strega.

Parlare di un libro senza averlo letto è ciò che mi appresto a fare. Sono stata infatti invitata alla conferenza stampa Mondadori per La più amata, romanzo molto discusso, osteggiato addirittura in rete, che è mi ha fatto dire:

“Mi sono immedesimata senza averlo letto!” a quel punto tutti hanno riso, l’autrice mi ha abbracciata e io ho pensato “forse, sto abbracciando un premio Strega!” Figo.

Cos’ha quindi in comune con me la Ciabatti?

E’ gemella.

Appartiene alla mia generazione di bambina degli anni 70 in un’Italia difficile.

E’ stata molto, ma moltissimo ansiosa (io lo sono ancora).

Ha avuto un rapporto difficile col padre, ormai morto, e notevoli difficoltà a lasciar andare, a perdonare.

Questo punto va chiarito: mio papà e Lorenzo Ciabatti sono persone diverse assai, ma è quel vivere nel passato, la mancanza di una voce adulta per un eccessivo attaccamento all’infanzia (sono parole di Teresa Ciabatti) ad aderire così tanto al mio sentire, da farmi saltare sulla sedia in senso non figurato. Ci è mancato poco che mi mettessi a gridare “anch’ioooo!”

Siamo di fronte a un’autenticità esemplare che non trova difficoltà a tornare indietro, Teresa Ciabatti è viva e vivace e non fa un esercizio di memoria riportandoci nella Orbetello della sua infanzia privilegiata che l’ha resa una bambina insopportabile.

Però, badate bene, non è un memoir, e nelle parole – altra similitudine – della Ciabatti, ho ritrovato le scelte narrative che ho dovuto compiere anch’io con Le affinità affettive, quando cioè occorre romanzare una storia vera.

Solo ora che i suoi genitori sono morti, e chiarisce che suo padre non era affatto un mostro, ha potuto pubblicare questa storia che, di sicuro, i suoi non avrebbero apprezzato, mentre il gemello trova nelle pagine una vera restituzione dell’infanzia, che aveva quasi del tutto rimosso.

E così Teresa Ciabatti si espone senza filtri, senza maschere, né paraventi, basta googlare velocemente per essere sommersi dalla polemica che il libro ha scatenato, soprattutto dopo la candidatura allo Strega. Ma lei ha già vinto: il fratello gemello fa il tifo per lei, dopo che per 2 anni non si erano rivolti la parola.

E qui la vostra Sandra lit-blogger inviata speciale è saltata sulla sedia una seconda volta esclamando “ma come si fa a non parlare col proprio gemello per 2 anni?” ♥

Poi si è calmata, che a questi inviti ci tiene molto e non vorrebbe venir cacciata dai salotti per schiamazzi eccessivi, proprio ora che ha potuto sfoderare e distribuire i suoi fighissimi biglietti da visita.

Il cagnolino è un timbro che ho aggiunto io, così come opera mia lo stondamento degli angoli. Il n. di cell. è stato ovviamente tolto solo per quest’occasione. Sembrano bianchi ma sono un color crema. Bellini, vero?

A presto!

Vi lascio molto volentieri con le domande di Davide (e relative risposte) che mi ha nominata per un altro Liebster Award! 😀

  1. Come hai scelto il nome del tuo blog? Volevo qualcosa che contenesse il mio nome e i libri, mi è sembrata la scelta più facile.
  2. Quanto tempo dedichi al tuo blog? Difficile quantificarlo, comunque parecchio.
  3. Quale è il luogo dove trovi maggiore ispirazione per i tuoi articoli? Non è proprio un luogo, sono i libri.
  4. Quale è la tua città preferita? Domanda difficile, se la giocano forse Stoccolma, Cracovia e Lisbona, quest’ultima potrebbe vincere per il valore aggiunto del clima.
  5. Paese che non hai ancora visitato e vorresti farlo il prima possibile? Irlanda.
  6. Caldo o freddo? Entrambi se non è troppo caldo o troppo freddo, altrimenti soffro in entrambe le situazioni.
  7. Corsa o Bicicletta? Bicicletta di sicuro.
  8. Con quale mezzo di trasporto ti piace di più viaggiare? Adoro il treno.
  9. Quale è la tua cucina estera preferita? Direi francese.
  10. Lingua straniera che vorresti imparare? Parlo un pochettino di russo, mi piacerebbe conoscerlo sul serio.
  11. Sci o Snowboard? Ahimè nessuno dei due.

Lo trovate nel sul bel blog dedicato prevalentemente alla montagna, che non conoscevo. Ringrazio Davide e saluto tutti. Sono davvero compressa con gli impegni scrittori e l’ufficio (questi non sono giorni in cui sto a casa, non farò neppure il ponte e il giorno 25 c’è la prima comunione dei nipoti), mi rimane poco tempo e devo dedicarlo alla revisione post editing di Figlia dei fiordi che mi è appena stato inviato da goWare, testo apprezzato molto e accompagnato da queste parole: hai questa capacità di affrontare anche temi importanti con una notevole leggerezza e ironia. Una lettura davvero piacevole.

Però ora tocca darci dentro, così se non mi trovate in queste pagine, sapete cosa sto facendo. Stay tuned: vi devo raccontare di un incontro molto ravvicinato con un finalista del celeberrimo Premio Strega. Cosa mi avrà rivelato sulla sua scrittura e il suo romanzo? Lo scoprirete spero presto. Un abbraccio.

La montagna incartata è qui

Ho scelto d’istinto questa copertina, perché mi è sembrata subito la più pulita, per la tag scrapposa, un chiaro e inaspettato rimando a un altro mio hobby, e nonostante sì, il Natale potrà essere limitante (se invece della sagoma dell’albero ci fosse stata una montagna sarebbe stata perfetta) c’è da dire che una parte del racconto si svolge a Natale e tutto con la brutta stagione: una cosa voluta, in modo che il freddo del nord risultasse amplificato. Uscire il martedì di Pasqua con una storia natalizia fa un po’ ridere, lo so. Ma tant’è. In effetti le altre due copertine non so, belle eh, ma forse un po’ confuse, stucchevoli con tutto quel rosso/rosa.

In ogni caso ci siamo, ringrazio Delos per la velocità e la cura e lo affido a voi, sperando possa interessarvi prima e piacervi poi. Sullo stile credo che sia uno dei miei lavori migliori.

Questa è la pagina su Delos Store per l’acquisto o anche solo per saperne di più. Non appena, a breve, sarà presente anche su Amazon e Kobo vi fornirò i link.

Un abbraccio! Brindiamo con Juliette e pure con Musette!

Buona Pasqua!

Immagine presa da Napolidavivere

Così è giunto anche il momento di farci gli auguri di Pasqua, ricorrenza che, nonostante il noto proverbio, io credo sia da trascorrere in famiglia e in questo modo ho sempre fatto. A un certo punto, forse per una Pasqua marzolina e fredda, si è persa l’abitudine di andare in Valtellina a riaprire la stagione, per cui si sta sempre a Milano; quest’anno andremo a pranzo da mia mamma, mentre lunedì saremo da mia suocera. Alla fine, anche se è la festa più alta della cristianità e io sono molto credente, la pigrizia che mi ha resa sempre meno praticante fa sì che sia solo un weekend con un giorno in più. Come ogni giovedì Santo, l’altro ieri c’è stata la consueta e simpatica cena al circolo fotografico e in qualche modo mi sto facendo passare questi giorni che in realtà detesto considerato che mio suocero è mancato il lunedì prima di Pasqua (2008) e mio papà il giorno di Pasqua proprio (2014).

Però auguri! Di relax e gite se vi piace farle, di stare bene con chi vorrete. Ecco, spero sia possibile per tutti andare oltre obblighi magari sociali e semplicemente prendersi qualche momento per sé, che sia intorno a un tavolo, a un pic nic, o sul divano con un buon libro.

Auguri, di vero cuore, cari lettori miei. Dio è morto e risorto per noi, Alleluja! Questo se credete, altrimenti, anzi, in aggiunta, la cosa da fare è tentare di risorgere ogni mattina migliori del giorno precedente, rimanendo fedeli a se stessi, e fare buon uso del tempo che abbiamo. A presto!

Vita da autrice

Un bel blog incontro, avvenuto sabato, anche se un po’ fugace, quello con Giulia e  Cristina che vedete con me in questo selfie. Foto che potrebbe essere intitolata: tre autrici castane.

Quando lascio l’ufficio mi getto alle spalle le sue rogne e penso ai fatti miei, prevalentemente quelli scrittori, perché con 3 pubblicazioni imminenti le cose da fare sono davvero tante. Gli editori sono due con esigenze differenti. In più abbiamo Nina Strick finito, un progetto che mi riempie di gratitudine e gioia, lo sto mettendo insieme per darlo al tipografo, non sono né brava né veloce, per cui oltre a chiedere spesso l’intervento dell’Orso, ci vuole tempo. Con Martina la formichina abbiamo terminato, domenica ho preparato una presentazione e adesso tocca aspettare e sperare. Devo aggiornare di certo anche la rubrica #Genesi poiché Non è possibile sta facendo la sua strada e spesso chiede energie pure lui e non poche: da lunedì infatti le prime 30 pagine, dopo diversi palleggi di revisione tra me e CBM (che mi diceva “lo so che ti viene male a riguardarlo, ma si scrive per farsi le ossa”), sono finalmente perfette e in mano a chi rappresenta la mia ultima speranza/possibilità di salto. Tanto per riassumere la situazione qui, qualche giorno fa dovendo mandare la sinossi di Non è possibile a CBM le ho mandato quella de La montagna incartata e non me ne sono accorta fino a quando non è saltata fuori la cosa parlando con lei, e dopo che si era arrovellata pensando “bella sta storia, ma mi pare di averne letta un’altra completamente diversa!”. Ho ordinato dei biglietti da visita 😀 visto che mercoledì ho una conferenza stampa per un romanzo Mondadori, candidato allo Strega. Oh, oh, oh.

A un certo punto però tocca smettere anche col secondo lavoro e pensare alla cena, ammesso di aver fatto la spesa, alla casa, ad andare a dormire. Tuttavia c’è sempre il momento decompressione in cui io e Emanuele guardiamo questo programma davvero idiota, talvolta cenando se si è fatto tardi, oppure – cosa che preferisco – sul divano ed è un momento un po’ così tutto nostro.

Sta sera nell’ordine sono: uscita dall’ufficio alle 17.30, alle 18 ero dal tipografo per i biglietti da visita, mi ha mostrato alcuni prototipi, scelto, stampati, tagliati, ritirati. Di seguito supermercato, tutto per fortuna è vicino, ora casa, metto via la spesa, controllo le mail, devo inviare il contratto scansionato per Figlia dei fiordi a goWare, ok fatto; mia sorella mi ha mandato una foto che potrebbe funzionare come copertina, aggiorno il blog, rimando di rispondere a una mail di una blog amica. Non appena avrò chiuso qui mi laverò, avvierò la cena (peperoni ripieni comprati pronti alla gastronomia della Coop), poi stirerò, poca roba, tra cui però una camicia di quelle impossibili.

Come vivere felici (anche) senza figli, coming soon by Delos Digital

Ogni sera quando rincaso dall’ufficio trovo un avanzamento lavori per uno o più idee scrittorie che sto scrivendo/proponendo. La più significativa è stata la mail di Franco Forte che ha deciso di pubblicare anche il mio manuale. Ecco come potrebbe essere la copertina:Ho già firmato il contratto e, anche se vedere letteralmente nero su bianco il mio nome accanto alla parole infertilità mi ha stesa, so di offrire il libro che avrei voluto leggere quando ero nel buio: un saggio ironico ma molto concreto e delicato sull’infertilità e i suoi risvolti nella vita privata e nel sociale. La chiave per uscire dal tunnel e spalancare la porta a una vita felice. Perché di questo si tratterà e sono quindi orgogliosa che i miei pensieri riordinati di recente, ma scritti nel 2010/2012 circa, vedano la luce fuori da me e magari possano essere utili a qualcuno.

E’ possibile affrontare il vuoto procreativo, smettere di disperarsi e rispondere a tono a chi da noi si aspetta un bel pancione? Questo libro avrà le risposte e accompagnerà le donne verso una vita consapevole. Mi piace definirlo una cassetta per gli attrezzi.

Ho creduto davvero tanto in questo progetto, ma poi l’ho accantonato a lungo, quasi me ne ero dimenticata, fortuna che il file stava lì tra i miei racconti e chissà come e perché ho pensato di rispolverarlo. In confronto a quegli anni oggi se ne parla molto di più, ma la sostanza non è cambiata gran ché: le mamme mancate hanno bisogno di tanto rispetto e magari anche di queste pagine.