Tre mesi

Tre mesi fa il caso Codogno, definito erronamente il paziente 1.

Ne abbiamo viste e sentite tante, abbiamo vissuto un incubo che non avremmo mai immaginato di dover affrontare. Ancora oggi non siamo affatto al riparo. Leggo polemiche inutili, guerriglia sui social, accapigliamenti per il tale che va all’Ikea e invece dovrebbe comprare italiano, anzi no, non dovrebbe sperperare, anzi sì, facciamo girare l’economia. Contraddizioni importanti non tra correnti di pensiero diverse, bensì nelle parole che la stessa persona dice oggi e quelle pronunciate il giorno prima. Insulti tra nord e sud. Gli assembramenti non li ho visti solo in Tv, ma anche nel giardino condominiale. E non entro nel merito della politica.

Ho una sola convinzione: dobbiamo essere molto solidi e mantenere fermo il timone nelle mani, contando sulle nostre forze in ogni campo.

Sulle risorse economiche se le abbiamo accantonate, sull’equilibrio mentale se siamo stati in grado di imparare a coltivarlo nel tempo, sulla capacità di andare avanti anche senza quelle cose che in passato ci facevano stare bene e che al momento sono solo un ricordo.

E’ cruciale rinunciare e cambiare, non è pensabile essere gli stessi in un mondo che non lo è più.

Dobbiamo stare ancora tanto in casa con i nostri amati libri e organizzare il resto al meglio (spesa, smart working, necessità varie come il meccanico, l’assicuratore, il commercialista) e in sicurezza. Cerchiamo di essere grati se siamo sani e possiamo rimandare le visite mediche di routine. Circondiamoci, anche virtualmente, di persone positive, che nella paura vivono la propria fragilità senza vomitare l’ansia addosso agli altri, persone che ancora sanno sorridere, che hanno la giornata stortisssssimissssima, ma poi ripartono, dopo una tappa al frigorifero, sulla cyclette o con un acquisto on line. Amici che non postano di continuo in rete frasi deprimenti, ma sanno buttare lì anche l’immagine di una piantina sbocciata sul balcone, di una torta appena sfornata e fa niente se non è quella di Chef Cracco, magari ci stanno semplicemente provando, provando a dare un senso al quotidiano e a reinventarsi. Dobbiamo aiutare i più piccoli, ai quali è stato sottratto tantissimo, tappe fondamentali nella loro formazione e crescita. Dobbiamo andare incontro agli anziani, anche se ci sfiancano.

Possiamo dire “non ce la faccio più” con la gioia di smentirci poco dopo. Credo sia normale provare rabbia per diversi aspetti della situazione, ma va incanalata in energia, senza lasciare che sia l’unico modo per esprimerci con chiunque, come vedo in giro.

Rimane tutto difficile, questo post non è assolutamente un inno al “ma no dai, è una passeggiata!” perché non lo è, e lo è ancora meno in Lombardia. Oggi ad esempio per me è una giornata No, i picchi di gastrite notturna possono essere davvero tremendi e sta notte lo sono stati. Così, al posto del caffè stamattina, che per me è una coccola, soprattutto se l’Orso è a casa e si fa colazione insieme, ho bevuto limone e zenzero. Ero davvero in tilt, mi ha preso una malinconia brutta, “voglio vedere Nanni!! e pensieri tetri, come il fatto che non voglio rinunciare anche a preparare e gustare pasti un po’ più succulenti (visto che ho più tempo e non si esce a pranzo e cena) per il mal di stomaco.

Ma non gliela darò vinta, eh. Umore nero via, i crampi li sistemiamo con l’integratore, adesso non mangio, stasera minestrone e domani si riparte con gli aperitivi casalinghi, il cibo consolatorio e i “cin cin” con l’Orso. Ne abbiamo fatti tanti, a noi due, ai miei libri in uscita e ai contratti firmati, a tutte le feste trascorse in casa che sono state tantissime se ci pensate: Festa della donna, del papà, della mamma, Pasqua cattolica, Pasqua ortodossa, 25 Aprile, 1° Maggio. Speriamo di poter brindare al Ferragosto in Valle, quello sì.

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La mia ripresa (a scrappare)

Pare che la cosa più gettonata oggi sia stata il caffé al bar, e pure il parrucchiere. Io non ho fatto nulla, sono stata in casa, nonostante la splendida giornata, nella mia adorata Milano sorvegliata speciale, dove i momenti di aggregazione selvaggia non sono mancati tra scuse balbettate di chi evidentemente non ha capito. Il lunedì, paradossalmente anche ora che non è il primo giorno di lavoro, rimane il giorno peggiore. Perché non c’è l’Orso, perché non vado mai a fare la spesa di lunedì – lo considero un giorno più affollato di altri – perché non lo so. Perlomeno lunedì scorso è stato brutto e non volevo si ripetesse, non è giusto farsi travolgere dai pensieri negativi. Ho accolto quindi con piacere il suggerimento di Barbara di fare un po’ di scrap. Un mio vecchio hobby di cui conservo ricordi davvero luminosi, per cui ho ancora un botto di strumenti, attrezzature e materiale di consumo. Chiaramente poca colla e piuttosto secca, quindi mi sono arrangiata. Ero molto giù di mano, però volevo proprio produrre qualcosa. Dapprima ho pensato al Natale, perché Natale è il periodo d’oro per card e cosucce varie, solo che io arrivo sempre di rincorsa perché ho un sacco di compleanni e poi mi piace uscire per negozi, e quest’anno non ho fatto nulla di nulla. Però, Dio mio, Natale al 18 maggio, insomma non ero molto ispirata. Ho tirato fuori dei cartoncini, i timbri e sono andata un po’ di istinto. Ho sempre avuto moltissima fantasia, ma sono poco precisa, ci sono fantastilioni di persone molto più brave di me, anche se in passato qualcosa di davvero bello sono riuscita a crearlo. Alla fine ho fatto tre bigliettini che non vi mostro, carini, e tre piccole tag con questi cerchi già tagliati con la fustella bucone. L’idea è di abbinarli a dei cioccolatini, o un sacchettino di tarallini per le mie colleghe/amiche della pausa caffé in ufficio. Mi sono chiesta “ma da quanto tempo non ci facciamo la pausa alla macchinetta insieme?” Ci ho ragionato un po’ su, e mi sono confrontata nella nostra chat di whatsapp: 13 marzo! Tantissimo. Siamo amiche e ci frequentiamo anche al di fuori dell’azienda, però ora chiaramente è impossibile, oltretutto abitiamo davvero lontanissime.

Sui bigliettini ho timbrato ed embossato la parola “Grazie” perché a distanza ci stiamo comunque facendo tanta compagnia e io di questo sono grata. Qualitativamente sono dei lavori tremendi, tutti storti, però l’idea è appunto quella di ringraziarle con qualcosa riconducibile all’area ristoro, uno snack dolce o salato, i pocket coffè per via del caffè, vedrò.P_20200518_160742_1P_20200518_160812_1Scrappare mi è servito per passare il tempo senza perderlo su Instagram dove, da una parte mi pare di aver fatto passi da gigante visto che fino a 10 giorni fa manco c’ero, dall’altra sono indietro anni luce. Quando qualcuno mi spiega come fare qualcosa, la mia prima reazione di solito è “non ho capito” e non per partito preso, bensì perché faccio esattamente quello che mi viene detto e no, non funziona. Questo perché chi mi aiuta (e lo ringrazio sia chiaro) sottointende sempre qualcosa che per lui/lei è talmente logico che non lo dice, e io sono al palo.

Comunque Instagram e il blog saranno sempre due entità distinte, per dire non è che ora mi metto a pubblicare ste due foto anche su IG. So che molti il mio blog non lo visitano più ma mi seguono su Instagram, si tratta di scelte, parto sempre dal presupposto che se qualcuno non viene più qui, la “colpa” è mia che non sono stata in grado di intrattenerlo con gli argomenti e mi spiace. D’altro canto l’immediatezza di un social come IG è molto più adatta a questa epoca, ma per chi, come me, lavora con le parole, è difficile rinchiuderle nelle stories, o attirare visitatori con le foto seppure molto belle (quelle dell’Orso, non le mie) che cerco di abbinare, quando il messaggio di fondo sono i libri. E comunque dei libri degli altri parlo qui, ci sono già fin troppi bookinfluencer e ambire a diventare una di loro adesso sarebbe assurdo. Su IG spero di riuscire a promuovermi come autrice, tutto qua e a tal proposito adesso vado a studiarmelo un po’.

In qualche modo

Ho rallentato qui nel blog perché avevo poco da raccontarvi. In più la promozione del romanzo e imparare a destreggiarmi un po’ meglio su Instagram mi hanno portato via parecchio tempo, mentre credo che i blog amici desiderosi di leggere il mio nuovo romanzo, a questo punto l’abbiano già comprato (grazie♥♥), per cui sarebbe un po’ ripetitivo martellarvi con La ragazza che ascoltava De André. Comunque il link per l’acquisto sta sempre lassù nella banda nera.

Per gli IG friends c’è stata anche una diretta in un blog di libri. Io ero in panico, perché dopo non so quante presentazioni dal vivo sparse per il nord Italia, dove immodestamente me la sono sempre cavata alla grande – chi c’era può confermarlo – questa aveva l’handicap dello schermo, ed era necessaria un minimo di competenza tecnica, e dopo oltre due mesi di abbruttimento domestico (no parrucchiere, viso color asfalto) non sono il massimo. Invece è andata molto molto bene, a parte quando mi è suonato il telefono. Ahah, te pareva se non capitava, però dai l’abbiamo gestita.

Ci sono stati giorni di pioggia che pareva novembre, o ottobre, ma senza il mio amato foliage, e in particolare questa notte su Milano un nubifragio che purtroppo ha causato parecchi danni, come se non ne avessimo già. Timidi approcci alla fase 2 che vuole rendersi simpatica (ho molto apprezzato la fila al supermercato sotto casa di soli quattro minuti in effetti. Cos’è successo? Non lo so, voglio dire la gente dovrà pur mangiare e approvvigionarsi come prima e non sono cambiate le modalità di ingresso). E poi intoppi vari, gestione di diversi contratti perché da quest’ultima mia tanto amata pubblicazione ne arriveranno altre, diluite lungo un anno e oltre; ancora pranzi spettacolari ordinati al ristorante preferito, molta lettura, qualche “fammi essere super zen” non sempre riuscendoci, sia chiaro.

E in qualche modo siamo arrivati a metà maggio. Pazzesco. C’è un tempo succhiato dal virus. C’è che sarebbe la settimana del Salone del libro, c’è che se mi concedessi qualche libertà (prendere un autobus e avventurarmi in una libreria ad esempio), lo farei con l’idea che il covid potrebbe saltare fuori dal suo angolo, scagliarsi contro di me nonostante gli accorgimenti (no, io non sono di quelli che “esco con la mascherina abbassata sul collo e se incontro qualcuno me la tiro su”, io sono di quelli “esco con la mascherina per andare ovunque e me la tolgo quando sono di nuovo in casa!) e dirmi “che ti credevi?”

A livello pratico sono stata in cassa integrazione l’intera settimana che si conclude oggi, e lo sarò anche la prossima. L’ultimo giorno in ufficio è stato un mese fa, e tra smart working (non tantissimo), part time (il solito) e cassa integrazione (non poca) mi sto trasformando in una casalinga anni ’50 però sui i social. Una figura strana a cui mancano i bigodini, col grembiule davanti, dedita all’attesa del marito molto amato, che scrive per hobby e ci guadagna qualcosa per arrotondare il bilancio familiare.

La mia vita è completamente stravolta.

Qualche novità

Vi invito a scoprire questa fantastica Tribute Band e lo faccio con una canzone che amo moltissimo, che mi fa tornare indietro di oltre 30 anni, perché l’amico che mi iniziò a Fabrizio De André si chiamva proprio Andrea. Potete seguirli anche su Facebook

E magari ascoltarli mentre leggete il il mio nuovissimo romanzo, il primo giorno è già entrato nella top 100 dei romanzi di narrativa femminile contemporanea di Amazon. Grazie di cuore  chi l’ha già ordinato/scaricato.

Intanto io ho creato il profilo Instagram, mi trovate come sandrafae11, al momento non mi sento molto a mio agio e non diventerà una costola del blog, più che altro mi serviva per interagire con gli altri, ma non ho grandi ambizioni in quanto a follower. Comunque, qualche amico ritrovato fa sempre piacere, va detto e mi pare meno porcaio di FB.  Vediamo gli sviluppi.

Librerie e Covid, facciamo il punto

La riapertura delle librerie è stata scaglionata, ora hanno riaperto tutte e se la vendita degli e book ha ridisegnato il mercato, non sappiamo ancora se e come la ripresa trasformerà le librerie, soprattutto quelle indipendenti che non hanno dietro i colossi dei principali gruppi editoriali italiani e quindi ora sono particolarmente in sofferenza. Muoversi in questo momento per proporre il proprio libro sembra un po’ l’azione di un folle, eppure mi ha riservato una sorpresa straordinaria. Prima che La ragazza che ascoltava De André uscisse avevo selezionato qualche sito: tribute band, librerie sul territorio magari interessate al cantautore genovese; l’ho fatto con grande impegno ma scarsa convinzione. La libreria Fieschi di Lavagna mi ha risposto con entusiasmo in pochi minuti, e siccome il caso non esiste, sono stati gli unici a cui nella mail avevo scritto il mio N° di telefono, e mi hanno proprio contattata via whatsapp, una comunicazione veloce, simpatica, alla mano. Marco Paganini, il proprietario, aveva rilasciato un’intervista che ho trovato preziosa, per fare il punto sul Covid, durante la chiusura, quando ha continuato a consegnare i libri in sicurezza, di persona o affidandosi a un corriere, rimandando addirittura la riapertura, al 4 maggio, nonostante da DPCM avrebbero potuto farlo ben due settimane prima.

Iniziando a conoscere Marco ho apprezzato due sue convinzioni sul sistema che estrapolo volentieri:

Cosa vi posso consigliare? Restate a casa ma non restate fermi. Internet è il demonio solo se decidiamo di usarlo per sprecare a tempo, energia, passioni. Vita. Ma oggi internet può essere lettura, cultura, viaggio, storia, formazione.

Io ho perso lettori del blog perché stanchi del can can sul virus hanno deciso di chiudere fuori tutti i social (non sono così certa che non siano su FB in realtà), finalmente qualcuno in poche righe fa una sintesi precisa di internet, che non può solo tradursi nel luogo dove ci improvvisarsi virologi ed economisti, la rete è altro. E ancora:

La libreria ai tempi del Covid: da dove partire? Da tre anni prima, quando con un pizzico di difficoltà ho scelto di abbracciare Amazon. No, non è un mostro, è un canale distributivo, che ad oggi mi aiuta a pagare l’affitto. Sono sceso a patti col “nemico”? No, perché non ho nemici. Nessuno dovrebbe averne.

Anche qui il messaggio è chiaro ed è quello di non chiudersi ma di valutare. I pregiudizi non vanno mai bene, ci caschiamo tutti, lo so, ma soprattutto ora dobbiamo stare in guardia.

Che sollievo enorme quindi trovare un libraio che parla la mia lingua, che lo fa ora, in un  momento in cui sarebbe quasi logico dire “guarda, no, grazie, devo andare sul sicuro con le scelte su cosa tenere in negozio.”

Oltre ai libri Marco si è reso disponibile a portare la spesa alle persone in difficoltà, e la prima cosa che mi ha detto è stata “sono abituato a concentrarmi sui pro!” Cioè sul positivo, su quel bicchiere mezzo pieno (ribadisco, per me alcolico, grazie!) di cui parlo da ormai due mesi e mezzo e ripeto da lombarda non è facile per niente. Evidentemente è una persona positiva ed empatica.

Copy of Blogger Uniti - per le Librerie - Indipendenti

Non ho potuto aderire alla splendida iniziativa di cui vedete il logo/banner, perché non ho una libreria indipendente a cui sono affezionata per non dire devota. Ne avevo una, ne parlai anni fa, dove frequentavo un corso di scrittura creativa, ma ho smesso di sentirla affine quando – è bruttissimo dirlo – mi chiese una tassa per presentare lì un mio romanzo, che cosa triste. Compro qua e là, compro tantissimo alle fiere, faccio scorte e poi ovviamente leggo sul Kindle. Però credo profondamente nel lavoro dei librai appassionati, sono fondamentali per veicolare idee e proporre letture alle quali magari non arriveremmo affidandoci ai soliti canali.

In definitiva, chiudersi in casa è stato necessario, in parte lo è ancora, chiudersi al mondo no, anzi, può essere dannoso perché non ci permette di studiare alternative quanto mai indispensabili ora, che se non ci ha ucciso il virus ci ammazzerà la mancanza di equilibrio mentale. Non mi va di parlare di economia a sproposito, però reinventarsi è l’unica via per sopravvivere anche alla crisi in cui siamo precipitati.

Vi invito a leggere questo post, non è lungo, dove oltre a trovare l’intera intervista a Marco, ci sono altri due interessanti interventi di librai indipendenti liguri.

Adesso chiaramente sono qua che friggo perché vorrei andare a Lavagna, dove peraltro non sono mai stata, a comprare almeno dieci libri alla libreria Fieschi e il fatto che si trovi al mare non c’entra proprio per niente.

Libri e mare? Riuscite a immaginare qualcosa di meglio?

(Barbara, adesso non dirmi libri e Scozia.) ♥♥

PS. Date un’occhiata al post sotto a questo e ditemi se l’immagine grafica non è stupenda? Grazie a Federica Leva che l’ha elaborata per ogni libro pubblicato da Maratta Edizioni.

Una storia che vi appassionerà

La ragazza che ascoltava De André

IMG-20200507-WA0028Quando Fabrizio De André morì avevo sedici anni ed ero nel pieno di questo trambusto emotivo che papà mi propinava e di cui Gisella non sapeva nulla. Un giorno freddo di gennaio, l’ultimo anno del millennio, stavo studiando per una verifica di francese, quando il telefono di casa squillò.

«Faber è morto!» (…)

Papà si ritrovò a dover elaborare il lutto perché per lui il grande Faber era uno di famiglia. Lo celebravamo con le nostre sbevazzate e io rincasavo sempre un po’ brilla, ma mai distrutta sul serio, dai weekend o le serate da papà e quei momenti rimangono il nostro patrimonio, il nostro recinto tra noi e il mondo là fuori, quando diventa ostile e soltanto una canzone di De André è davvero in grado di consolarci.

La ragazza che ascoltava De André è qui

E ci siamo, i Bamberga sono pronti a raccontarvi una storia familiare dove il conflitto sembra essersi piazzato in casa con una certa stabilità, dove tre donne: Carlotta, la protagonista trentacinquenne, sua madre e sua zia (sorella del padre) imparano ogni giorno che la vita rimane un dono e va vissuta nonostante le avversità. Gli uomini sono affascinanti gregari e sulla narrazione aleggiano le canzoni di De André, Milano ma anche Lisbona e una sorprendente capitale europea sul finale. Una storia di dolore e rinascita, di legami spezzati bruscamente, di nuove consapevolezze in diversi scenari che sono microcosmi ascrivibili al tipico esercizio quotidiano che facciamo tutti: evolverci rimanendo fedeli a noi stessi.

Al solito non è alta letteratura ma credo buona narrativa per evadere ma anche riflettere.

Perché leggerlo?

Se vi sono piaciuti i recenti racconti Delos, questo è molto meglio. Se non vi sono piaciuti, be’ questo è sempre molto meglio. Se avete letto i miei romanzi, questo è uno dei migliori, se non avete letto nulla di mio e siete in questo blog, perché non cominciare ora? Infine, se amate De André, di cui festeggiamo l’ottantesimo anniversario della nascita, è davvero un buon modo per celebrarlo e ripercorrere la sua grande musica.

La vera questione poi, al di là delle mie pubblicazioni, è non lasciare tutto in mano agli editori dei gruppi editoriali che detengono il 70% del mercato e posseggono anche librerie, dove favoriranno sempre più i loro titoli. In questo momento la piccola editoria è in grande sofferenza, ma se sparisce, ci possiamo scordare la biblodiversità che spesso è la più coraggiosa nel proporre qualcosa di diverso. A questo tengo davvero molto.

Maratta Edizioni ha scelto di dare l’esclusiva ad Amazon, dove trovate cartaceo e digitale, Amazon ha ripreso a consegnre i libri tra l’altro. Di seguito i link. Cin cin!

Formato cartaceo. 

Formato digitale (e book).

Il tempo vuoto riempito con la scrittura

Chi ha avuto l’enorme fortuna di non ammalarsi e di non avere lutti tra gli affetti più cari ha fatto i conti con la grande trasformazione del tempo. Qualcuno ne ha avuto di più, altri ne hanno avuto di meno, tutti ci siamo reinventati nostro malgrado. Cerco di abituarmi all’idea che sarà lunga, lunghissima, a prescindere dalle fasi governative. Sabato ho incontrato una vicina, era appena tornata dal supermercato sotto casa, dove aveva fatto una fila di 2 ore e mezza. Io ci ho messo piede l’ultima volta il 26 marzo, ero stata in coda 1 ora e 40, di cui buona parte al chiuso, giurando mai più. Pensavo che la situazione fosse migliorata con l’App. per prenotare. Questo per dire che certe abitudini, come il classico esco dall’ufficio, faccio un salto alla Coop per due robette, non esisteranno più. Ed è solo un esempio di un problema davvero minimo, il concetto però è “non 4 maggio, 18 maggio, 1° giugno” siamo di fronte a una riorganizzazione globale forse permanente delle nostre vite.

La percezione del tempo è stata stranissima: da una parte mi sembra di vivere in questa bolla triste da un anno, dall’altra aprile è volato, di fatto ho lavorato soltanto quattro giorni, anche se le telefonate con mia mamma sono quotidiane e parecchio lunghe e si sommano una serie di operazione di pulizia più articolate (oltretutto si è rotta la lavastoviglie) nel complesso è stato il mese in cui ho avuto più tempo. Ogni mattina mi alzavo e ancora mi alzo (non ho idea quando riprenderò il lavoro) con un programma preciso per la giornata oltre alle incombenze fisse, per esempio lunedì 4 è stato: stirare, lavare vetri, tende, zanzariera e tapparella del balcone in cucina, andare dal panettiere a 100 metri da casa. Fine.

Un tempo vuoto in cui non posso assolutamente permettere che i cattivi pensieri abbiano la meglio. A cosa servirebbe? Fondamentalmente si tratta di un continuo esercizio di “vedere il lato positivo/bicchiere mezzo pieno”.  Non è stato facile, e continua a non esserlo. Difficile ma necessario.

Una precisa indicazione della Mindfulness è vivere sempre il qui e ora. Il passato non torna, il futuro chissà, viviamo il presente. Per una nostalgica come me, oltretutto votata alla progettualità, significa quasi andare contro natura, nonostante ne capisca appieno l’importanza. Il qui ora attualmente è ancora terribile. Solo proiettandomi nei mesi a venire ho potuto mettere a frutto le ore di solitudine, con alcuni amici chiusi nella loro incomunicabilità, il sole fuori che gridava una sfolgorante bellezza (a maggio lo scorso anno ha piovuto praticamente sempre) purtroppo inarrivabile. Per questo ho scritto tantissimo. Ho scritto anche il secondo episodio di Nina Strick, e abbozzato il terzo. Il secondo, quando poi l’ho riletto per la seconda volta a distanza di diverse settimane, conteneva una serie di svarioni imbarazzanti, non mi sono crucciata: avevo ancora tutto il tempo di correggere, sistemare, rileggere. Tra molto, molto tempo la mia produzione sarà esposta in qualche fiera, mi figuro i volumi al Salone di Torino 2021, a Lucca di carta e intanto ci sono le piattaforme on line, a questo penso per contrastare la paura.

Per quanto riguarda invece i risultati in termine di risposte sono stati un mix tra invii agli editori pre e durante la pandemia. Va detto che sapere di avere tanti libri in uscita da coccolare è bellissimo e confortante (sulle vendite vedremo poi), e lo è ancora di più a fronte di un 2019 desertico (una vera rivoluzione nei responsi); d’altra parte però non me la godo veramente perché il pensiero di fondo va sempre ai morti e alla preoccupazione. E’ tutto molto contraddittorio, lo so, e il mio umore va a giornate, per non dire a ore. In generale però pubblicare anche solo un racconto lungo per Delos mette in circolo energia positiva, piccole cose che riempiono anche il tempo: parlarne qui, su whatsapp, aggiornare le pagine del blog, qualcuno poi mi dice di averlo letto, nasce uno scambio. Io credo che discorrere del virus servirà pure a esorcizzarlo, ma a me sembra che alla lunga dopo aver preso le informazioni comportamentali utili è diventato un rimestare nel pentolone dell’ansia senza alcuna utilità. E’ vero che ci sono meno argomenti, visto che manca del tutto lo svago, ma se non ci si sforza neppure di trovare quei pochi, ciao.

Proprio per questo sono stata anche molto attiva sul Forum di scrittori e aspiranti Writer’s Dream, dove ho conosciuto un paio di realtà editoriali nuove e interessanti, da lì sono partita anche per provare a riproporre Nina Strick e qualcosa si sta muovendo. Per una volta sono stata previdente e ho messo una Tag specifica, se volete ripercorrere il passato di Nina Strick basterà cliccare sul Nina Strick qui sotto in blu e vi appariranno i relativi post.

Buona ripartenza (per me non cambia nulla, ma per molti sì).

Storia del nuovo titolo

Quella del titolo (e della copertina) è una questione ricorrente nei blog libreschi e nel confronto tra autori e lettori. Innegabile biglietto da visita, vanto di editor capaci che hanno tirato fuori La solitudine dei numeri primi cambiando le sorti del romanzo, è un punto cruciale su cui le cellule grigie possono lavorare per giorni e giorni, dipende dal testo. A volte trac il titolo arriva subito, altre è un macello.

E lo è stato per il rosa.

In principio fu Oltre la notte dove i sogni si realizzano, titolo lunghetto, frase presa dal romanzo. A un certo punto l’agente volle cambiarlo, per proporlo non so più a quale editore, ricordo una profusione di messaggi whatsapp mentre ero sull’autobus. Saltò fuori, non so più come Non ti lascerò andare via, ed è rimasto quello. Non mi ha mai convinta, al punto che dopo aver firmato con Genesis Publishing, gli ho scritto in ansia: vi prego cambiamo il titolo. Troppo cheap, già visto, ho googlato e mi sono usciti miriadi di Ti lascio/Non ti lascio, Ti lascerò/Non ti lascerò, col via, senza il via, al presente, al futuro, in ogni declinazione, ma sempre lì stavamo. Orrore puro.

Il vero problema è che lotto da sempre per ribadire il concetto che no, il genere romance non è di serie B, e che vogliamo abbattere Jane Austen? Un titolo troppo zuccheroso, cuore, amore, getterebbe il mio romanzo in un’ammucchiata dove rischia di passare inosservato e assimilato a certi rosa ai quali mi sento di non appartenere. Sono stata un po’ messa alle strette dall’editore – non è una critica – riproponendo Oltre la notte ecc. mi hanno detto che no, hanno già una saga intitolata Oltre il confine, e giustamente non si poteva. Part time e isolamento Santi subito, ho mollato ciò che stavo facendo e cominciato a pensare, perché prima avrei sottoposto un’alternativa e prima si sarebbe messa in moto tutta la macchina editoriale. Perché non è MAI: l’autore propone un manoscritto, l’editore invia il contratto e via verso nuove avventure insieme. Quando mai? E’ un putiferio di mail, e organizzazione diversa per ogni casa editrice.

Ho buttato giù qualche idea.

  • Più vicino alle stelle
  • Il cuore dopo l’arcobaleno
  • Percorsi d’amore
  • Dove i sogni si realizzano (grazie a Sempre mamma che via whatsapp mi ha suggerito di eliminare Oltre la notte e tenere il resto)

Tuttavia mi sarebbe piaciuto qualcosa che rimandasse agli abiti, visto che la protagonista è una raffinata costumista che ha lavorato a Cinecittà. Tipo:

  • L’atelier dei sogni
  • La stilista dei sogni

Poi, mentre mi giravo in testa il concetto di stilista/stoffe un nuovo titolo è nato di getto e mi piaceva un sacco. Lo volevo proprio, ma mi rendevo conto che potesse anche non essere gradito. Si trattava infatti di quelle frasi con giochi di parole, spesso tipici della mia produzione come Figlia dei fiordi, ho quindi passato la palla e ho atteso.

Giovedì la giornata è cominciata con l’entusiasmo dell’editore per il titolo bomba, e io ho gongolato di brutto. Immaginatevi poi essere lì a stirarsi nel letto, dopo il caffé con l’Orso mentre si ascolta la radio, e ricevere una mail che comincia così: “Buongiorno dall’assolata isola di Rodi!” Ah, la nostra Grecia, chissà quando la rivedremo… però non sono diventata triste. Mi sono catapultata con la mente nella meraviglia ellenica. Torneremo a mangiare souvlaki sul mare al tramonto.

Il titolo no, non ve lo rivelo ancora scusate, tempo al tempo, ma sono sicurissima che vi piacerà.

Libri letti ad aprile

  1. Il piccolo negozio dei desideri Nicola May voto 9
  2. Zucchero e catrame Giacomo Cardaci voto 9
  3. Ricominciare Brunella Borsari voto 7
  4. Bora nera Salvo Bilardello voto 7
  5. Prima che venga il gelo Antonella Mecenero voto 8
  6. Lavoro a mano armata Pierre Lamaitre voto 9
  7. Acqua di mare Charles Simmons voto 10
  8. Lettere d’amore per uomini imperfetti M. Di Biase A. Di Cagno E. Mearini P. Mammini voto 5

Di 8 libri, 4 sono stati acquistati in super offerta Amazon. Lascio qualche link di approfondimento: non posso parlarvi di tutti, ho letto un sacco!

La recensione di Elena Giorgi per il romanzo N° 2, su Instagram il 12 maggio alle 18 è previsto un incontro con Giacomo Cardaci, siete ancora in tempo.

Un romanzo potente, doloroso, necessario. Una Milano spietata che mi ha tenuta davvero incollata alle pagine. Avevo sentito un’intervista all’autore in radio quando il romanzo era  uscito per poi perdermi l’acquisto, che ho felicemente ritrovato a 99 cent. Non è una storia facile, è uno scontro con la realtà di un percorso di formazione che assomiglia più a una distruzione, però credo sia importante conoscerla, soprattutto se si è genitori e/o insegnanti.

La mia recensione su Amazon per il racconto lungo N° 5

La mia recensione su Amazon per il romanzo N° 3

La mia recensione su Amazon per il romanzo N° 4

Salvo Bilardello è un mio collega in Maratta Edizioni e il suo giallo sta andando molto bene, Brunella è una cara blog amica che incontrerò finalmente alla fine della pandemia e Antonella Mecenero è una blog amica storica che appare spesso in questo elenco.

Basta scorrere il blog fino al 23 aprile per trovare il mio post sullo splendido Acqua di mare che vi consiglio di recuperare in caso non l’abbiate letto (e poi ovviamente di leggere pure il romanzo). Per il N° 8 ero stata alla simpatica presentazione da Chiara Beretta Mazzotta in autunno, ma Dio mio, che romanzo inutile.

E ora voglio con piacere dedicarmi agli altri due romanzi che hanno meritato 9, non potrebbero essere più diversi tra loro!

Ho cominciato il mese con un romanzo rosa scaricato giusto perché costava 99 cent di cui non sapevo nulla (mediamente scanso i libri Newton Compton) che mi ha entusiasmata, vero è che la scrittura non è il massimo, anzi, presenta diversi svarioni, forse anche per colpa della traduzione, ma ho trovato adorabile la storia e soprattutto l’ambientazione nel Devon, oh dove si trova il Devon esattamente? Chi lo sa, senza googlare? Io non lo sapevo, ora sì e ci voglio troppo andare. I personaggi sono ben calibrati, hanno una vera evoluzione, e la trama regge ad alcuni artefici un po’ favolistici. Rosa e il suo cane Hot Dog alle prese con un negozio avuto in eredità da un misterioso defunto mi hanno davvero messa di buon umore, perciò, anche se non siamo di fronte a un capolavoro di letteratura, anzi ne siamo ben lontanti, ve lo consiglio senza remore.

Di Lavoro a mano armata invece avevo sentito parlare a lungo e anche in questo caso l’acquisto si è concretizzato grazie all’offerta lampo. E’ un romanzo scritto benissimo, che, come per Zucchero e Catrame, ci racconta la deriva che può prendere una vita laddove manchi una mano tesa, e si accanisce la sfortuna di incontri e valutazioni personali sbagliati. Avrebbe meritato di sicuro 10, e quel punto i meno è solo colpa del periodo contingente: la storia mette addosso molta ansia, io leggevo una pagina e dicevo ad alta voce “Dio, che ansia!” e poi ho verificato da diversi articoli in rete che è una sensazione comune, però insomma non è che avessi bisogno di ansia attualmente. L’incastro è perfetto e scivola come un biglia verso il dirupo, nulla può fermarlo, e il lettore percepisce che ogni decisione del protagonista è sbagliata, intrisa di violenza ma forse inevitabile perché quello è il percorso, seppur rovinoso necessario nell’etica di Alain, un disoccupato che diventa emblema di uno scavo sociale. Grandioso e attualissimo.

Aprile ci lascia, un altro mese che rimarrà nei libri di storia e nei nostri ricordi più tristi.

Buon 1° Maggio, amici.

Per chi lo vorrà ci ritroviamo qui sabato 2 maggio, con un post spero interessante sulla scelta del titolo per un romanzo, questione che potrebbe portare un bel confronto.