Agosto

Ogni anno dico le stesse cose: preferisco luglio ad agosto e ad agosto è inutile pubblicare nel blog che tanto non mi legge nessuno. Lo confermo anche adesso, però il blog serve anche a me, rileggendolo a distanza di tempo trovo sempre spunti interessanti e in parte dimenticati; agosto 2022 poi è davvero diverso dai precedenti. L’estate cittadina sarà più lunga del solito, meno ferie in luglio, 10 giorni anziché 15/16, significa anche un weekend in più a Milano, e i fine settimana milanesi nel caldo si susseguono perché, per vari motivi, andremo in Valle solo per Ferragosto. Partiremo il 12, Emanuele passerà a prendermi in ufficio quando finisco, alle 17.30 (l’azienda dove lavora lui è chiusa ma si è saputo solo di recente) e torneremo il 16 in giornata. Poi l’idea è quella di andare da qualche parte al mare dal 29 agosto al 4 settembre, ma ci sono un po’ di cose in via di definizione per cui non abbiamo ancora prenotato.

L’estate in realtà ha assunto una dimensione dilatata e lunghissima, essendo iniziata a metà maggio col torrido weekend a Venezia, e siamo ancora qui a invocare refrigerio. I pochi temporali, alcuni, va detto davvero intensi, non hanno rinfrescato poi tanto, almeno qui nella pianura padana desertificata. In qualche modo me la sto cavando. Coi costi dell’energia non trovo locali e mezzi pubblici eccessivamente freddi con quell’aria condizionata modello aeroporto che odio; pratica assai nociva per la salute oltre che irritante perché ti tocca sempre avere un golf in borsa e nelle borsette piccole non ci sta, e che diamine, mi potrò vestire carina se esco solo per un giretto o un aperitivo senza portarmi zavorre?

Sto molto, molto, bene. Sto proprio bene, ecco, anche se ormai siamo rientrati da più di tre settimane e, come tutti, non ne posso più dal caldo. Alterniamo uscite nella placida movida milanese (Milano si sta svuotando) a Netflix e gelato sul divano. Io sto leggendo tantissimo. A volte anche un libro al giorno quando non lavoro, come ora. Cerco il punto più fresco della casa, non abbiamo l’aria condizionata, e mi immergo in pagine spesso molto belle; esco anche un po’ da sola, amici e familiari sono tutti quasi tutti via, ma non tantissimo, appunto a causa delle temperature elevate.

Sto scrivendo con gioia e slancio, sono molto contenta di quello che sto mettendo insieme, come testi e come esperienze di scambio con altri autori. Sono in trattativa per due pubblicazioni; tra l’inizio e la fine di settembre, dovrebbero sciogliersi le riserve per entrambe, speriamo con un buon contratto. Si tratta di editori coi quali non ho mai pubblicato, che mi hanno telefonato sorprendendomi non poco, anche perché siamo tutti piuttosto circospetti quando il numero è sconosciuto e temiamo sia l’ennesima rottura di scatole con vendita di cripto valute, contratti del gas o altro.

Così adesso, sono le 10.30 di un giovedì mattina, in cui sto approfittando dello studio in ombra, la tazza di caffè sporca ancora sulla scrivania, io che tentenno sul da farsi, mentre nel primo pomeriggio avrò l’ultima seduta di psicoterapia prima dello stacco vacanziero dello studio. E da questa postazione per oggi è tutto.

Vacanza in Austria

  • 2 Luglio Milano-Salisburgo in auto, 9 ore di viaggio. Arrivo in hotel situato sulla piazza della stazione, apprezziamo subito l’ottima struttura e dopo esserci rilassati nell’ampia camera si va a cena, fatichiamo un attimo a capire dove dirigerci, ma poi il ristorante scelto, dove torneremo anche l’ultima sera, si fa davvero amare.
  • 3 Luglio Centro storico di Salisburgo, partendo dagli splendidi Giardini Mirabel, dove un’orchestra in costume suona “Azzurro” “Gloria” e “Sarà perché ti amo”, momento epico. A seguire visita alla casa di Mozart e al Castello. Tutto è una meraviglia assoluta.
  • 4 Luglio Visita al Campo di concentramento di Dachau. Nonostante fossi già stata ad Auschwitz rimango profondamente colpita, i crematori molto ben conservati, sono l’emblema della tragedia, del male, dell’orrore che può arrivare a compiere l’uomo.
  • 5 Luglio si va in treno a Monaco di Baviera, dove ero stata nel 1989 o 1990. Tornare dopo più di trent’anni significa salutare la ragazza che sono stata, Marien Platz e dintorni sono un gioiello che vale sempre la pena.
  • 6 Luglio giornata più rilassata a Salisburgo, museo del Natale (un po’ deludente), giri e shopping. Dopo cena andiamo anche a bere qualcosa e non vorremmo staccarci più da quella serata che sappiamo ahimè essere l’ultima.

Qualche nota: abbiamo sempre trovato gente simpatica, mangiato all’aperto in ristoranti assai gradevoli, e Salisburgo ci è piaciuta tantissimo. Abbiamo vissuto ogni momento nel migliore dei modi come intendiamo noi le vacanze.

  • 7 Luglio mattina un po’ concitata: decidiamo all’ultimo di tornare in centro prima di lasciare la camera a mezzogiorno, pioviggina, il tempo sta cambiando. Poco dopo mezzogiorno si parte per Hallstatt, sono meno di 100 km su strade di montagna e diluvia. Il nostro hotel si trova nell’isola pedonale, bisogna arrivare al parcheggio giusto dove un addetto chiamerà la navetta. Niente di complicato, ma sotto la pioggia battente, con i bagagli, l’inglese degli austriaci (io parlo un po’ di tedesco ma mi azzardo di rado e non per informazioni così vitali) spesso incomprensibile, un po’ lo è. Alle 14 in ogni caso facciamo check in, la camera sarà pronta per le 15 e decidiamo di pranzare lì. Il ristorante ha una vetrata fronte lago e io sono già innamorata persa di Hallstatt, non m i sembra vero di essere qui, dopo averla così tanto sognato nei tempi del lock down. La nostra camera ha un terrazzo a livello strada meraviglioso, una sorta di veranda giardino a pochi metri dal lago. Piove tutto il giorno, qualche giro, Hallstatt è molto piccola, e la sera capiamo una misteriosa regola del posto: si può cenare solo nel ristorante del proprio hotel, anche se abbiamo il trattamento B&B, gli altri ti rimbalzano, così come il nostro manda via i turisti delle altre strutture. Basta saperlo, per fortuna il nostro ristorante è ottimo.
  • 8 Luglio alla scoperta di Hallstatt, non piove più e ci giriamo ogni angolo della strada panoramica che si arrampica giusto dietro l’hotel, la piazza del mercato, le due chiese, poi camminiamo fino al parcheggio, ci soffermiamo in ogni scorcio, ammiriamo i cigni. Sto vivendo una reale favola.
  • 9 Luglio visita alla miniera di Sale, che si raggiunge con la funicolare. Si sale quasi a 1000 metri e il giro dura quasi due ore. Stupendo, indossiamo tutti delle divise bianche, ci sono 8° e per due volte percorriamo due tratti su uno scivolo, il più lungo di 60 metri, e mi pare evidente che mi sfracellerò di sotto. Urlo come una pazza, ma mi diverto un sacco. L’ultimo pezzo invece sui carrelli per il trasporto del sale. Insomma è anche un po’ luna park. Pranziamo in quota, incontriamo delle pecorelle tra cui un agnellino nato proprio quel giorno, io capisco in tedesco “Heute Geboren” e mi sento molto poliglotta. Meravigliosa giornata, che concludiamo con un aperitivo sulla piazza, prima di cenare nel nostro hotel, esattamente come la sera precedente, anche se non l’ho scritto sopra.
  • 10 Luglio, visita al museo che è davvero ricco di reperti, in quanto i primi insediamenti ad Hallstatt risalgono a 7000 anni fa. Tutto è catalogato e raccontato in maniera splendida. Rientriamo in hotel ci prendiamo due bottigliette di vino e i calici e ci facciamo un aperitivo stratosferico nella nostra veranda. Relax e nel tardo pomeriggio si esce di nuovo per un altro aperitivo. Cena al nostro ristorante e si torna in piazza (tutto è a pochi metri) per qualche foto notturna.
  • 11 Luglio alle 9.30 prendiamo la navetta per il parcheggio, rincaseremo verso le 20, dopo una tappa sorpresa che mio marito mi ha organizzato per fermarci al paese di mio padre in Carnia. All’andata infatti siamo passati dal Brennero, ma al ritorno il navigatore ha suggerito il valico di Tarvisio che è prossimo a Moggio Udinese.  Quando realizzo il progetto non so se sono più commossa per il gesto di Emanuele o per i luoghi che sto per visitare. Piango un po’ ma poco. E mi godo l’ultimo capitolo di questa fantastica vacanza.

Hallstatt è salita in cima ai posti che ho più amato in quel pezzo di mondo che ho avuto la possibilità di vedere. Deve essere stupenda con la fioritura primaverile, col foliage e sotto la neve nel periodo natalizio. Era estate ma freddina, sono certa possa fare più caldo, i più temerari fanno il bagno nel lago, ma non in quei giorni, quando le temperature erano tra i 12 e i 18 gradi. In ogni caso Hallstatt sta lì, a 700 km da Milano, una distanza più che accettabile, che mi consente di pensare che potrò andarci quando mi verrà un attacco di nostalgia potente, quando avrò bisogno di riconnettermi con la Sandra più autentica che pensa ancora che i sogni a volte si realizzano. Non ringrazierò mai abbastanza il mio Orso che una sera, quando avevamo ricevuto un preventivo per Parigi davvero fuori misura, mi disse “ma non volevi andare in quel posto in Austria? Andiamoci!” Poi ho ragionato di aggiungere Salisburgo per completare la vacanza. Ad Hallstatt una settimana è persino troppa, abbiamo visto tutto, tuttissimo in 4 giorni, eppure sono certa che non mi stancherebbe quell’atmosfera unica un po’ retrò, Hallstatt è patrimonio Unesco, con l’incanto del lago, le case colorate, i negozietti sotto montagna, il cimitero pieno di fiori e la magia che spunta dalle passerelle sull’acqua, mentre il traghetto porta un altro gruppo di turisti asiatici, innamorati al punto di aver costruito in Cina una copia di Hallstatt su un lago artificiale.

Nelle foto, in ordine. Io ai giardini Mirabel-Salisburgo. L’entrata del Campo di Dachau e tre punti pittoreschi di Hallstatt.

Mi rendo conto che il post è un po’ sproporzionato e a Salisburgo ho dedicato meno spazio, a parte che ora devo uscire e vorrei pubblicare il post, ma credo che in molti tra voi a Salisburgo ci siano stati, mentre Hallstatt non è per niente conosciuta in Italia e volevo raccontarvela più diffusamente. Tutto qui. Salisburgo merita e l’abbiamo adorata.

Un’incredibile estate

Erano tempi non sospetti quando decidemmo di trascorrere la ferie estive in Austria, non sospetti nel senso che non potevamo immaginare che togliersi dal caldo atroce, ipotizzando piumini invece di costumi da bagno, si rivelasse una scelta vincente in tutti sensi. Uscire dalla zona confort costa fatica, se un anno fa mi avessero detto che avremmo cambiato rotta escludendo il mare, avrei riso di gusto. Che eresia! Invece no: è stato bellissimo.

Arriverà un post su Salisburgo e Hallstatt, con le foto migliori, ma al momento tocca centellinare l’uso del pc fisso (pc fissi, qualcun’altro li usa ancora?) che sta in studio (la seconda camera che la psicologa mi ha vietato di chiamare cameretta, perché ricordare ogni volta anche sotto traccia il vuoto procreativo non va bene), cioè nel lato al sole nel pomeriggio, quando, di solito ho più tempo per scrivere. Il sole sta per arrivare, chiuderò quindi tutto, e mi trasferirò nella parte in ombra della casa con le finestre aperte.

Il giardino condominiale è paglia. Mai vista una roba simile in quindici anni e a memoria direi che questo 2022 è peggio del famoso 2003 che tutti ricordano come quello del gran caldo!

E’ un’estate incredibile, ci sono arrivata più a pezzi del solito e spero di fare tesoro di tutto e darmi da fare per evitare che si ripeta, almeno in quell’entità devastante. Ma non voglio ripensarci adesso, ora mi godo l’energia fantastica che i dieci giorni austriaci mi hanno regalato, e l’imprevedibile novità che mi ha accolta al rientro in ufficio: col recente decreto semplificazione hanno prorogato la scadenza dell’adempimento fiscale di cui mi occupo, dal giorno 25 all’ultimo del mese. Che significa avere più giorni a disposizione ogni mese! Nemmeno nei miei sogni più perversi avrei mai pensato a un’eventualità simile. Fermo restando che io sempre dodici giorni lavoro, eh.

Poco prima di partire, mi sono resa conto che l’anno prossimo scadranno i diritti del mio secondo romanzo, per il quale avevo incautamente firmato un contratto di dieci anni. Il più sfigato di tutti, pre CBM e goWare, ma successivo a “Frollini a colazione” che comunque ha costituito l’esordio e mi ha dato tante soddisfazioni. Dieci anni! Mi sono buttata sul testo con un’allegria rinnovata e produttiva: c’è molto da fare per rielaborarlo, mettendo a frutto gli insegnamenti di questo decennio e riproporlo non sarà facile, ma è un progetto che mi ha catturata subito e dato felicità.

La cosa che in definitiva mi sta piacendo un sacco e di cui vado fiera perché per farla accadere è necessario non chiudersi e accogliere il cambiamento, è il movimento delle cose che mutano anche a cinquant’anni, quando si è portati a pensare che il meglio sia ormai alle spalle. Il miglioramento ancora possibile e la voglia di lavorarci su. L’interesse ancora fervido per qualcosa di diverso. Quel sottile “perché no?” in senso positivo. Mettersi in gioco e in discussione.

Questo è adesso.

E niente, pare che la prossima settimana sarà il top del top del torrido. Mia mamma, indecisa fino all’ultimo, partirà finalmente per la Valle, la twin e family per le lunghe vacanze estive tra Grecia e montagna., mentre la suocera è già in Grecia da mercoledì.

Noi incrociamo l’incrociabile che si possa godere di un’altra fetta di vacanza dal 28 agosto. In mezzo l’estate milanese che adoro, qualche puntata in Valle e la consapevolezza che lo stupore ama giocare a nascondino, ma quando lo scovi è festa sul serio. Anche con 40°.

Le mie letture: 2° Trimestre 2022

Ho letto tanto, tantissimo. Per cui pubblico con qualche giorno di anticipo la lista, anche in virtù del fatto che domani comincia ufficialmente l’estate e mi verrà poi comodo raggruppare il prossimo giro sotto il titolo di Letture estive.

Non scrivo, quindi leggo. E’ un po’ questo il mood. Mi sono ritagliata veri angoli di pace, anche di svariate ore, leggendo e, laddove possibile, scrivendomi con gli autori: Alberto Caviglia e Raul Montanari. Difficile ora parlare di ogni titolo, dico solo che: tutti i romanzi da 9 e 10 sono stra consigliati. “Zagno” è pubblicato dal mio editore, a Torino è stato indicato più volte come “lettura divertente” siamo a Bologna durante la copiosa nevicata degli anni ’80, zagno significa freddo, invece io l’ho trovato insulso. Ieri però al Festival Inchiostro a Crema (andato benissimo) ne ho parlato con l’editore, e mi ha detto che quando l’avevo comprato avrebbe voluto dirmi “guarda no, non è proprio il tuo genere” ma c’era lì l’autore (cosa di cui non mi ero neppure resa conto) e non sarebbe stato bello. Quindi, bisogna sempre ricordare che dietro uno sgradimento può esserci un problema di gusto e ad altri lo stesso romanzo potrebbe piacere.

Vi lascio la mia recensione sul

romanzo di Stefania Crepaldi. che mi ha parecchio delusa. 

va beh, l’editor di wordpress continua a non essere agevole, scusatemi per questi paragrafi.

E andiamo con la super lista

  1. Zagno Alessio Gallerani voto 3
  2. Amori perduti di gioventù Alexander McCall Smith voto 10
  3. Amori in viaggio Alexander McCall Smith voto 9
  4. Trascuranze Clara Nubile voto 9
  5. Agatha Raisin L’albero delle streghe C. Beaton voto 5
  6. Di morte e d’amore Stefania Crepaldi voto 6
  7. A volte ritorno John Niven voto 8
  8. Alla fine lui muore Alberto Caviglia voto 10
  9. Non si muore in un giorno di festa Andrea Balzani voto 8
  10. I tigli di Silverwood Ilaria Mainardi voto 9
  11. Saponi Elena Ghiretti voto 8
  12. Nel mare c’è la sete Erika Mou voto 9
  13. Sempre più vicino Raul Montanari voto 9 

Ci terrei che qualcuno volesse dare una possibilità in particolare a Trascuranze, una storia dolente piena di suggestioni tra Londra e Bombay, io e Clara ci siamo conosciute in un’altra vita, è una famosa traduttrice (sue le traduzioni di Vita di Pi e del recente L’eclissi di Laken Cottle di cui si sta parlando un sacco) e se l’editoria fosse un luogo meritocratico lei, dopo aver pubblicato con Bompiani dieci anni fa, ora sarebbe candidata allo Strega, come minimo. Invece questo baraccone al soldo delle marchette, del nepotismo e dei soldi, lascia che si perda nell’immenso stagno della piccola editoria. 

Molto buono l’esordio di Andrea Balzani che ho conosciuto, come Ilaria Mainardi, nel Forum Writer’s dream, il suo è un romanzo di narrativa non di genere, molto ben scritto e interessante. Splendido il giallo classico I tigli di Silverwood, anche qui siamo di fronte a una penna molto valida, un editore virtuoso Aporema, dove la qualità eccelsa fa i conti, al solito, con l’editoria di livello che sembra vivere altrove. 

Fandango propone sempre storie particolari e mi sono lasciata sorprendere piacevolmente da Saponi e Nel mare c’è la sete, presi in biblioteca, e divorati, dopo aver vinto il mio pregiudizio rosicone. 

Raul Montanari è una conferma e questo romanzo, sempre dalla biblioteca, l’ho trovato davvero assai godibile. 

I 10 vanno al mio adorato Alexander McCall Smith, una sicurezza quando cerco evasione intelligente e le mie amate latitudini, e lo scoppiettante Alla fine lui muore, l’imperdibile storia grottesca di Duccio Contini, autore in crisi che non riesce a scrivere il secondo romanzo e pensa che diventare vecchio a trent’anni non sia una cattiva idea. Così, tra cantieri, plaid, e gite in farmacia non possiamo non amarlo, fare il tifo e in fondo capirlo pure nelle sue deliranti giornate spese sul divano. Uscire, fare vita sociale non è forse un’immensa fatica un po’ per tutti? 

Vi aspetto nei commenti se vorrete parlare di questi libri e anche di quelli su cui non mi sono soffermata. Grazie. 

Lettera alla me stessa scrittrice

Cara Sandra,

ogni tanto ti tocca rabboccare l’entusiasmo e se l’operazione avviene a giugno, mese deputato alla bellezza/stanchezza, vedi post precedente, è ancora più difficile.

In sede di dichiarazione dei redditi, la commercialista che ti ha confessato di aver comprato un tuo libro, apprezzandolo assai, si è stupita dalla ridicola relazione tra le copie di libri venduti e il compenso per l’autore, così ti sei trovata a spiegarle le dinamiche della filiera, i contratti, e, raccontando il brutto dell’editoria, è saltato fuori il tuo scontento, si è posato lì tra Certificazione unica e fatture di prestazione sanitarie a ricordarti che il bicchiere, oggi più che mai, ti sembra mezzo vuoto.

E’ una percezione, la realtà del bicchiere è come lo guardi, si sa, ma facciamo un po’ il punto della situazione: mettere le cose per iscritto regala razionalità. Il punto, ci ho ragionato sai Sandra, prima di esplicitarlo, è il mancato raggiungimento di obiettivi che spesso sono stati davvero a un soffio, anzi l’obiettivo unico, quello di pubblicare con un editore big. Quando precisamente ci sei arrivata tanto vicino?

Quando Chiara Beretta Mazzotta si sperticò in lodi per il tuo testo, lavorandoci su ben oltre il servizio che avevi pagato.

Quando hai superato la prima selezione, durissima, dell’agente Silvia Meucci e ti chiese l’intero manoscritto, una sua autrice ti disse che ormai era fatta, invece no, la storia non la convinse, anche se, parole sue, “lei scrive benissimo.”

Quando fosti messa sotto contratto dall’agenzia letteraria Thesis, all’epoca una delle più grandi sul mercato, rappresentava, tra gli altri, Maurizio De Giovanni. Cos’è andato storto? L’agente vera e propria se ne andò poco dopo, portandosi via gli autori già famosi, tu eri arrivata da poco e ciccia.

Quando suddetta agenzia ripartì di slancio, con una nuova figura professionale che ti chiamò dicendoti di scrivere un bel rosa, perfetto secondo i canoni del genere, che lei e la editor ti avrebbero seguito passo passo, per poi proporlo agli editori blasonati che di certo l’avrebbero pubblicato. Cosa non ha funzionato? Non il romanzo che hai impiegato due anni a scrivere e molte incazzature per confezionarlo esattamente secondo i parametri, ma poi boh, l’agenzia non riconquistò la sua fetta di mercato e ciccia di nuovo.

Quando firmasti un altro contratto con loro, sedotta dall’entusiasmo dimostrato per Nina Strick e un grosso editore per l’infanzia disse che era al ballottaggio con altri due per farne una serie di gialli per ragazzi, collana che gli mancava e avrebbe scelto durante le vacanze estive, a ottobre non aveva ancora deciso e tu, sfinita, giustamente, da buon sagittario, hai sbroccato e li hai gentilmente mandati a cagare.

Quando Nina Strick ha colpito di nuovo e hai firmato un contratto di scout, dopo tre giorni di confronto serrato sempre con Chiara Beretta Mazzotta, per ridefinire il testo, aggiungere dettagli fondamentali e niente, dopo oltre un anno che viene candidato, sta ancora lì, senza una proposta contrattuale.

Allora sì, cara Sandra, le deviazioni impreviste verso la sfiga non sono mancate. Nel mentre tu non hai mai rinunciato, ti sei accontentata di editori minori, dove hai sempre e comunque dato il massimo.

Per vedere il bicchiere mezzo pieno, puoi ricordarti che hai scritto e pubblicato dieci romanzi e non so più quanti racconti, questo significa che per oltre dieci volte ti hanno selezionato e voluto. Che sei stata prima nella classifica di Amazon e hai venduto 1300 copie de “Le affinità affettive”, che ne ha parlato Panorama, che Amazon ha scelto “Ragione e pentimento” da mettere nella locandina per il lancio italiano di Kindle Unlimited. Che sei stata più volte al Salone di Torino, dietro a uno stand che non era tra i più piccoli.

Ma soprattutto che i tuoi lettori ti stimano e vogliono bene, conoscono il tuo impegno, la tua fatica, la tua bravura e non vogliono che abbandoni la partita. Sarà dura, ora più che mai, perché sei una donna di mezza età e vedi le frecce nella faretra diminuire di giorno in giorno. Perché ti sembra di aver sprecato le tue storie migliori e non sai se ne scriverai ancora. Anzi, a dirla tutta, hai una grande paura che non ne scriverai mai più di tanto belle. Perché i romanzi caduti sotto i colpi di editori falliti e contratti rescissi pesano da maledetti. Perché sui social la tua community apprezza di più i post e le story alcoliche di quelle libresche. Perché quando hai voglia di mollare, hai voglia di mollare e basta e ti viene da piangere vedendo i successi degli altri, ma se lo dici ti si risponde che rosichi, che gli altri si sono fatti il mazzo e cazzarola tu no?

Per concludere Sandrina, fai un po’ quel che vuoi, scrivere, non scrivere, gioire, maledire, ma non pensare mai di essere una perdente, perché tu hai già vinto e lo hai fatto più volte. E neppure sentiti una vittima del sistema, magari un po’ lo sei, ma è uno stato d’animo che non aiuta la creatività e fa solo correre all’armadietto dei farmaci per cacciarsi in gola il Gaviscon.

Riconosco che una botta di chiul ora sarebbe quanto mai opportuna per riequilibrare la partita, lo so.

Goditi l’estate, gli spritz, l’Orso, l’Austria, i Navigli, i temporali mentre leggi sul divano, il nulla cosmico, i pantaloni bianchi, la luce della sera, le zanzariere efficaci, le feste, i baci, i maghi, la Valle, la corsa. Fottitene di Instagram, allontanati proprio se ti procura frustrazione, e ricordati sempre che la vita è lunga e fa molti giri, la frase che ti piace tanto di Isabel Allende, in altri aspetti della vita hai già potuto constatare più volte quanto sia vera, perciò nulla è concluso, scritto o definito. Butta fuori tutta la rabbia, stacca la spina e sii la parte migliore di te, quella autentica, sai che esiste.

E adesso preparati, Emanuele nel pomeriggio fa uno spettacolo di magia e ci sarà da divertirsi!

La bellezza e la stanchezza di giugno

Ed eccolo qua, giugno, con la sua bellezza potente, la sua stanchezza consueta.

Giugno spesso ha significato l’inizio delle vacanze, o un anticipo delle stesse, quando, per esigenze lavorative, sono state spostate a fine agosto/inizio settembre. Quest’anno le ferie slittano in avanti ma di poco, partiremo esattamente tra un mese, rientreremo l’11, una settimana e un giorno di ferie. Abbiamo fatto una scelta davvero insolita: niente mare. Andremo in Austria, 5 notti a Salisburgo e 4 ad Hallstatt, ditemi se non è deliziosa? Ha ispirato Frozen, è patrimonio dell’Unesco e i cinesi ne hanno costruito una copia identica su un lago artificiale. Me ne sono innamorata vedendo una foto non so più dove, e durante la pandemia mi ripetevo che prima o poi l’avrei visitata. Emanuele avrà poi una seconda settimana di ferie dal 29 agosto, ma non sappiamo ancora cosa faremo. 

La luce di giugno, che ha i giorni più lunghi dell’anno, fa male. Giugno è davvero una promessa folgorante, spesso non mantenuta, ma ci frega ogni anno.

Sono cotta, maggio con le temperature di luglio mi ha stesa più del solito. Sono andata a correre tre volte in questa primavera durata pochissimo, poi ho rinunciato. Bicicletta, non pervenuta. Ho completato le incombenze del periodo, 730, esami medici, mentre continuo la psicoterapia con grande soddisfazione dei professionisti che mi seguono per la mia determinazione, e pure mia ovviamente ma che fatica.

Non sono uscita dal tunnel allergico, non scrivo più, ma a metà mese uscirà Incanto in Bretagna che poi è Un cuore in Bretagna, unicamente in versione digitale (peccato, ma pubblicare un testo non inedito è complicato e non me la sono proprio sentita di cercare un editore che facesse anche il cartaceo, col rischio di nuovi inciampi, per cui l’ho affidato a Delos che almeno vado sul sicuro). Magari venderà zero perché chi mi conosce l’aveva già letto e altri lettori non li raggiungerò, ma almeno c’è, di lui mi rimane la gioia pura di averlo scritto, perché fu un percorso davvero felice. 

Altra cosa bella, è che il 19 si va a Crema, per il festival letterario Inchiostro, dove in un incontro dedicato verrà presentato il marchio Lambda House e io parteciperò in qualità di loro autrice. E’ una fiera di nicchia molto ben considerata, tanto che all’apertura ci sarà Maurizio De Giovanni. 

Per il resto navigo con un certo pessimismo nello stagno dell’editoria. A questo punto della mia gavetta, ho esordito proprio a giugno, 12 anni fa, posso solo accontentarmi dei risultati, con la consapevolezza che con gli editori con cui pubblico io, non si va tanto lontano. Qualità sì, clamore e grandi numeri no. 

Giugno quindi è un mese di anniversari. 

Giusto oggi una ricorrenza importante: nove anni fa arrivava Natallia a scombussolare per sempre i nostri cuori. IMG-20220602-WA0003

Sì, oltre all’agitazione, ricordo il freddo di quella sera. Giubbino di pelle e sciarpa! La qualità dell’immagine non è il massimo perché è stata fotografata ora dalla foto cartaceo nel suo album.

E adesso la Puffolona ha la guerra praticamente sotto casa. Nei primi momenti Gomel, la città da cui partì per venire in Italia, veniva nominata spesso e ci sono stati giorni particolarmente tremendi in cui l’entrata nel conflitto della Bielorussia sembrava imminente. Ho tremato, quei bimbetti suoi compagni, che ricordo bene, ho preparato panini al salame per Maxim e condiviso tanto con tutti, hanno compiuto/compiranno 18 anni proprio quest’anno, e verrebbero quindi arruolati. Non posso pensarci, ma quanto vediamo ogni giorni in Tv, seppure con civili sconosciuti, rimane inaccettabile.

Una cosa meravigliosa di quell’accoglienza straordinaria fu la partecipazione di molti di voi qui nel blog. Alcune amiche le spedirono addirittura dei regali. In confronto a quel tempo ora questo spazio mi sembra privo di luce, un po’ spento e a volte trascinato come una relazione al capolinea.

Però vado avanti.

#SalTo 2022

Il salone quest’anno, a quanto ha detto Nicola Lagioia, è stato il più grande di sempre e ho verificato di persona quanto fosse imponente la quantità di stand, quasi 900 editori, e di eventi. Perfino troppo per chi ha fatto un’ora di fila sotto il sole, nonostante non ci fosse così tanta gente in attesa alle biglietterie, a causa – pare – del server il tilt. Una ragazza si è sentita male accanto a me, è svenuta picchiando la testa, la gente ha cominciato a protestare, i soccorsi… insomma non un bell’inizio, per niente, che ha ritardato l’ingresso. Sedici Euro poi, a fronte dei dieci pre pandemia, il costo del biglietto senza riduzioni mi ha disturbata e quando finalmente siamo stati dentro, dopo la coda per la toilette e la rinuncia del caffè (baste coda, disse l’Orso) ho deciso che fare l’ennesima fila per assistere alla presentazione di Jennifer Egan e sottrarre parecchio tempo ai giri non era una grande idea. Peccato, ci tenevo tanto. Mi è rimasta un po’ la frustrazione per il non fatto e non visto, seppur consapevole che esserci da autrice significa presenziare allo stand almeno un pochetto, mentre i giri con Emanuele divertendosi al solito gioco “chi vede prima i personaggi famosi” restano la parte più succosa.

L’emozione per il mio romanzo lì, con un editore neppure minuscolo, l’avevo già vissuta a ottobre e tornare è stato qualcosa di naturale alla “ciao, sono qua”, al punto che non è neppure stata la prima tappa. Il caffè poi ce lo siamo presi poco dopo e mentre lo bevevamo chi vediamo? Margherita Fumero, moglie di Beruschi, nonché Wanda di Camera Caffè. Wow! Le ho chiesto se fosse proprio lei e abbiamo chiacchierato un po’, un incontro davvero super, Dio mio da bambina quanto mi divertiva! Molto carina anche Sara Rattaro con la quale ho parlato, trovandomela allo stand Morellini quando ho preso un libro. Ma Margherituccia rimane l’incontro migliore.

Avevo in mente di non comprare troppo e ci sono riuscita, acquistando solo cinque libri, di cui quattro praticamente già decisi da casa e uno di cui avevo letto qualcosa in rete e, prendendolo in mano, mi ha convinta in un attimo. Ho osservato con curiosità molti volumi, ma sono stata molto attenta perché alle fiere è facile farsi catturare da storie che poi leggendole non sono all’altezza delle aspettative. Ho osservato con interesse come si pongono diversi editori, alcuni in particolare a cui ho sottoposto un manoscritto o avrei intenzione di proporlo, a volte si sono confermati appetibili, altre no. Il salone è fondamentalmente un luna park, il luogo dove si realizza l’incontro di più bisogni: leggere, pubblicare, lavorare in editoria, partecipare attivamente a qualcosa di connesso con la lettura, è facile perdersi e se da una parte è il suo bello, dall’altra allontanarsi troppo dal focus rischia di mandarci in confusione.

Ho realizzato definitivamente un paio di cose che mi sento di condividere. Alcuni scrittori sono delle vere star: Eshkol Nevo (che ho visto anche se non lo stavo affatto cercando), Joel Dicker, anche lui, come Nevo, un bel ragazzo, elemento che non dovrebbe c’entrare col talento scrittorio, ma credo incida sulla la loro fama. Sono affabili, ci sanno fare, io mi sottraggo volentieri al loro fascino che non ha alcuna attrattiva su di me.

I cantanti che pubblicano un libro, sempre più numerosi, avranno sempre la strada spianata e fan in automatico; grande folla per Ermal Meta e Francesca Michielin, visti entrambi, tocca farsene una ragione.

A meno di essere editori big, un catalogo troppo articolato è un boomerang, non definisce con precisione il genere di riferimento e, soprattutto se comprende libri per l’infanzia, risulta dispersivo. Una forte identità già dalla copertina – penso a due editori in forte crescita, ormai di livello come NNE e Marcos y Marcos – aiuta e fidelizza. Giuntina rimane il mio editore preferito di Torino, col quale mi intrattengo sempre molto volentieri, infatti dei cinque libri, tre sono suoi.

Alla fine non avevamo neppure troppo tempo, perché gli amici torinesi di Emanuele ci aspettavano per un aperitivo nel verde del loro giardino a Moncalieri. Ah, che bellezza. Avevano organizzato qualcosa di notevole, siamo rimasti lì tre ore al fresco: non sarei più ripartita e forse questa è la parte che ho preferito. Eravamo stanchi e su di me aleggiava l’ombra della ragazza con la macchia di sangue sulla fronte, simbolo di un’organizzazione difettosa, che nei social non ha avuto spazio, “avrei potuto essere io” continuavo a pensare.

Questo salone mi ha rivelato che ho più voglia di relazioni intime con le storie e con ciò che gira intorno ad esse, che di clamore. Non ho neppure fatto la celebre foto accanto alla torre di libri, una sorta di attestato di rito sull’averlo visitato. Non ho sbandierato pass da bookblogger, né da autrice, e tutto sommato anche su Instagram non ho pubblicato molto.

I libri sono sempre magici e fondamentali nella mia vita: questa edizione è stata paragonabile a un’abbuffata di cui resta impressa la fatica della digestione, e quando ci si sofferma a ricordare il gusto, allora si realizza che era tutto squisito, ma forse si è ecceduto nelle porzioni e nel costo con qualche inciampo.

L’estate già qui!

Sono giorni che vorrei scrivere un post sul tempo che mi pare voli più del solito. Forse è sempre stato così, forse stipare tante cose sociali e di svago per recuperare le stagioni pandemiche fa scorrere i giorni ancora più in fretta.

E così, mentre rimandavo la pubblicazione del post, è esploso un caldo davvero estivo, il meteo è passato da novembre a luglio in un attimo e la percezione di velocità è aumentata: caspita, siamo già in estate!

A parte un’organizzazione un po’ compressa, abbiamo trascorso uno splendido weekend a Venezia coi nuovi colleghi di Emanuele. Non ci andavo da oltre 15 anni ed è stato un gran piacere tornare e circondarsi della bellezza di una città banalmente unica al mondo, nonostante le “Piccole Venezia” sparse qua e là. La compagnia poi è risultata perfetta, persone simpatiche e di buon senso con le quali sono stata benissimo. Devo ringraziare Barbara, con la quale ormai l’amicizia è consolidata, per questo post rivelazione; la classica ciliegina sulla torta del fine settimana veneziano.

E domani si varcano di nuovo i confini regionali: è già giunto il momento tanto atteso del Salone del libro di Torino. Vero che dalla scorsa edizione, essendo stata eccezionalmente a ottobre, non sono passati dodici mesi, però trovo comunque sorprendente essere qui a preparare borsa e cuore per uno degli eventi che aspetto con maggiore trepidazione ogni anno. Da quanto vedo nei social sembra essere particolarmente ricco, il più vasto di sempre e io mi dividerò tra lettrice e autrice in presenza allo stand Plesio, col mio ultimo romanzo.

Estate significa vacanze: siamo in procinto di prenotare, non faccio anticipazioni, ma anche questo tema riserva una sorpresa nella scelta della meta. Sì, siamo di fronte a un anno ricco di cambiamenti, partiti dalla triste vicenda lavorativa di mio marito e dalla psicoterapia. Non era tutto da buttare nel mio “prima”, tutt’altro, ma a volte si innescano processi imprevedibili e si ha voglia di abbracciare con positività le fasi nuove che si palesano, soprattutto quelle il cui inizio non era tanto promettente.

La sintesi è che la vita è un soffio e sprecarla non è davvero una bella idea.

Esprimi un desiderio

E così Pasqua, 25 aprile, 1° maggio sono alle spalle. Ieri ho raggiunto il ragguardevole traguardo di 34 anni di lavoro, il che significa che se le cose fossero come quando iniziai, potrei dare il via al conto alla rovescia verso la pensione, mancherebbe infatti solo un anno. Invece no, non so come andrà, dipende se manterranno l’Opzione donna, dipende dalla mia situazione personale, certo è che il pensiero là ci finisce, non come “Oddio, sono vecchia!” bensì al percorso, al tempo, alla realizzazione. La mia vita in realtà è sempre più spaccata in due, tra i giorni in cui lavoro e quelli in cui sono a casa col mio part time verticale di cui beneficio ormai da quasi sei anni. Non ho mai rimpianto questa scelta, anzi è una delle decisioni migliori che abbia mai preso e portato avanti anche se al momento i motivi per cui l’avevo chiesto stanno un po’ venendo meno. Innanzitutto i miei nipoti sono grandi e non mi occupo più di andarli a prendere a scuola e stare con loro quando mia sorella è in trasferta. E non sto neppure scrivendo. In pratica rimane la motivazione comunque fondamentale di non stare bene in ufficio, per cui banalmente meno tempo ci passo e meglio sto. Che poi anche lì l’assetto è completamente cambiato in questi sei anni, ma in sintesi si passa da una condizione frustrante a un’altra.

Qui sopra però ho dichiarato qualcosa di molto importante: “non sto scrivendo più.”

Al momento affido a Instagram un po’ tutta la comunicazione social, e di questo ho parlato lì di ritorno dal Trasimeno. Ho buttato senza rimpianti a occhio mezzo romanzo che non mi convinceva, e se inizialmente ho vissuto la mancanza di idee con sofferenza, ora sento di essermi liberata. Inconsciamente, ma neppure troppo, il mancato raggiungimento dei risultati ha avuto il suo peso. Mi è sembrato che non ne valesse più la pena, e anche di aver avuto e speso le mie carte migliori in termini di storie da dare al pubblico. Sul pontile di Passignano ci saranno sempre Anna e Cesare, e la magia di qualcosa che ho portato a compimento con enorme gioia e spesso soddisfazione di autrice, ma che ora risiede nel passato. Un po’ come quando si ripensa all’infanzia, qual era il vostro gioco preferito? Io adoravo nascondino, con la twin e gli amici della Valle ne ho inventato una versione “mimetizzata”, mentre ci si nascondeva ci si scambiavano i vestiti, per confondere chi stava “sotto”. Ecco, per quanto mi sia piaciuto, non potrei giocarci più, per ovvi motivi.

La scrittura ora si posiziona sullo stesso piano.

Mentre sto scrivendo questo post, siccome oggi mi è arrivato il bonifico per le royalty di goWare, sempre puntuale, ho realizzato di non aver visto mezzo rendiconto da un altro editore con cui ho pubblicato. Prendo il contratto e leggo che dovrebbe essere semestrale. Non ci siamo. Tutta questa parte del processo è svilente da morire. Cantonate, contratti rescissi, editori che falliscono e ti piantano lì dall’oggi al domani senza neppure avere la possibilità di reperire qualche copia del romanzo che non esiste già più.

In ogni caso, senza nipoti né scrittura c’è un tempo bellissimo e nuovo da riempire. Scoprire qualcosa che ci fa bene e piace over 50 è stratosferico, come la corsa, le colazioni rallentate, gli incontri organizzati all’ultimo con le amiche, cucinare piatti nuovi, ammazzarsi di serie Tv, contemplare gli alberi, uscire apposta per vedere finalmente un punto di Milano che ancora non avevo visto.

Tornando a Instagram è una vetrina veloce e mai falsa, almeno per me, non uso filtri e la narrazione mi aderisce alla perfezione. Mi piace giocare nelle story tra foto e didascalie, impiego diversi minuti a provare font e colori, e l’immediatezza concretizza una realizzazione in tempo reale che mi diverte. Così, in questi giorni, si sussegue una narrazione spensierata: pranzi, spettacoli teatrali, frivolezze, stiamo recuperando la vita sociale di due anni, ma attenzione, è comunque parziale. Non è tutto wow, però va bene lo stesso.

Va bene al punto che se potessi esprimere un desiderio chiederei che la situazione attuale rimanesse immutata a lungo.

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Potrei chiedere molto di più, ovvio, per esempio che dopo un anno dalla firma del contratto di scout, Nina Strick trovasse finalmente un editore di livello, che io risolvessi senza ulteriori inciampi il mistero dei puntini/macchie enormi (grazie Regione Lombardia che con la prescrizione prioritaria per cui dovrei fare la visita entro un mese ho trovato posto il 16 novembre, grazie medico di base che ti ostini a non prescrivermi i test per le allergie alimentari) che mi sta condizionando anche i suddetti pranzi felici (il tartufo al bergamotto di domenica era il dolce più deprimente di tutti i menù in cui mi sono imbattuta, che poi il gusto era anche gradevole, ma confrontato con i dessert che avevano gli altri nei piatti, lasciamo perdere), che riuscissi ad avere le ferie estive concomitanti con quelle dell’Orso per due settimane (staccate eh) e non solo per una, anche considerando che ho quasi due anni di ferie arretrate da fare, che l’INPS non scrivesse assurdità circa il cambio di lavoro di mio marito., che vedete nella foto mentre farcisce le tigelle, perfettamente abbigliato da 1° maggio, secondo me questa camicia rossa gli sta benissimo, e guarda con affetto il piatto dal quale invece io ho potuto attingere limitatamente, niente nutelline.

Per quanto però io trovi sempre un po’ sadico pensare a chi sta peggio (mi pare ci sia una forma di irrispettoso sollievo perché non è capitato a noi), là fuori ci sono davvero troppe tragedia umanitarie e persone alle prese con malattie molto serie quindi niente cioccolato, pomodoro e molto altro, ma anche niente lagna.

Nonostante le spine

I fiori di aprile hanno mostrato molte spine, ma l’esercizio di vedere il bicchiere mezzo pieno e di essere grati sta abbastanza funzionando. 

Per quanto io detesti il “volere è potere” e la positività diffusa, tanto quanto la lagna perenne – mi sembrano entrambi troppo estremi oltre che fastidiosi per l’interlocutore – ci sono situazioni stressanti, emotivamente frustranti, per cui il modo di affrontarle può fare la differenza. Fermo restando le giornate in cui alzarsi è una fatica immensa e ti capitano a tiro una serie di persone e rogne (oh, sì, abbiamo avuto un nuovo giro de I Tubi di Sandra tra l’altro) per cui l’opzione: rimanere a letto e nutrirsi solo di cioccolatini e prosecco (sempre stando a letto) sembra estremamente appetibile. Il meglio proprio. Ma ci sia alza e si cerca di portare a casa la giornata, poi comunque cioccolato, prosecco e molto altro non ho potuto toccarli per due settimane, perché stiamo cercando di capire a cosa sono allergica. In effetti sì, in questo periodo di silenzio, ho sostituito il blog col prurito e i puntini. 

Tuttavia quando, come faccio io, si rileggono i vecchi post si vede che sempre, ma proprio sempre, siamo usciti dai guai. 

Qualsiasi sia il momento, essere in pace e avere una buona relazione con se stessi e con gli altri è un aiuto immenso e questo è il mio stato d’animo attuale. Ho anche picchi di vera felicità, come oggi quando camminavo per il centro di Milano, col taglio fresco di parrucchiere, il sole in faccia e un libro nuovo (pagato la metà, preso nello scaffale al 50%, forse quindi usato ma in perfette condizioni, tanto che in cassa volevano farmelo pagare intero) nello zainetto di un’autrice che volevo proprio iniziare a leggere. E la prospettiva di partire domani per tre giorni sul nostro amato Trasimeno, al pontile di Anna e Cesare. Peraltro ci sono anche attimi di rabbia piuttosto concreta, come (non) ricevere un’importante mail di lavoro, dove non sono stata messa tra i destinatari, né inserita in un elenco in cui alcuni dipendenti sono stati definiti col nome, altri col cognome (scorretto al massimo!) e uno addirittura, tenetevi forte, col soprannome. 

Ma nell’economia del mondo, soprattutto ora, orticaria, gentaglia e il mio quotidiano affanno sono davvero poca cosa. 

Vi auguro che la Pasqua possa essere un momento in cui guardarvi intorno, ovunque sarete, e provare solo riconoscenza. Nonostante le spine.