Amiche: spesso diverse, eppure così vicine

Le passioni, i sogni: c’è chi scrive e chi canta, come Manila, una delle mie migliori amiche. Ricordo anni fa quando davanti a un aperitivo mi disse: “Sai, finalmente mi sono iscritta a scuola di canto.” Ne ha fatta di strada, quel locale dove ci trovavamo ha pure chiuso nel frattempo. Noi siamo andate avanti con le nostre vite, io con le parole, lei con le note, spesso consolazione nei momenti difficili. Bravissima!

 

Annunci

Ciao Alessandra!

Il discorso di saluto al Salone di Gianni La Corte mi è piaciuto molto e per certi versi l’ho trovato illuminante. Vi consiglio di cliccare e leggerlo.

(…) senza farsi venire vertigini da ansie e timori di vario tipo è la frase che mi ha fatta meditare più delle altre sul lavorare sodo, perché quello non mi ha mai spaventata ne fatto difetto. Vertigini, ansie, timori hanno un valore negativo, portano a galla un’emotività dirompente che di sicuro mi appartiene e se questo inizio di post era in bozza prima che il GDPR mi fermasse ed è rimasto lì senza sapere bene come continuarlo e concluderlo, la morte di Alessandra Appiano mi fornisce ahimè del materiale.

Nell’articolo per Repubblica.it Annarita Briganti (che ho conosciuto) parla di dinamiche di un’editoria sempre più faticosa per tutti quelli che la mettono al centro della propria esistenza, come faceva lei (…) di piccoli sgarbi, occasioni mancate, risultati che arrivano ma in modo diverso dalle proprie aspettative; di lavori rincorsi e lotte che alla lunga logorano.

Alessandra Appiano io la vedevo bellissima e arrivata, con un Premio Bancarella vinto per un romanzo che avevo letto e non proprio collocato nei miei top, ma comunque di sicuro appartenente a quel genere di narrativa femminile alla quale iniziavo ad ambire.

Leggevo poi la sua rubrica di corrispondenza nel periodo in cui, ero sposata da poco, ero abbonata a Donna Moderna. Trovavo puntuale la rivista in casella il giovedì sera ed era la mia coccola del venerdì, quando – all’epoca mi gestivo in quel modo – rincasavo dall’ufficio, mi ammazzavo di mestieri (non avevo ancora un blog) e finalmente mi godevo la fine della settimana lavorativa, il divano e cominciavo sempre con la sua Posta di salvataggio.

Domenica sera siamo tornati da un pranzo in un agriturismo in Brianza, con amici. Bello, risate, buon cibo, mucche, cavalli. Ho sentito la notizia in tv, e in quel brevissimo intervallo di tempo prima che dicessero la causa ho pensato a un tumore, per poi scoprire che no, la scrittrice si era tolta la vita. Ora si parla di quanto lei fosse davvero speciale, di depressione, di amiche famose che la piangono e rimpiangono.

Io sono solo una che anni fa sperava di diventare come lei. Ora penso che l’unica speranza che dobbiamo avere è quella che la vita e i nostri sogni non ci travolgano. Di riuscire a convivere con vuoti e dolori, a far prevalere il bello e ad avere la capacità di affrontare con grinta il brutto. Banalità, certo. Sento uno strappo al pensiero che si possa patire al punto da dire basta, di non avere più interesse nella promessa di un nuovo giorno.

Ciao, Alessandra, ho fatto un pezzo di strada con le tue parole, mi auguro davvero che ora tu possa essere in un luogo migliore.

Ciao Italia!

72 anni fa il popolo italiano, donne comprese per la prima volta, fu chiamato alle urne a scegliere tra Monarchia e Repubblica. I miei nonni materni, allora trentaseienni, sposati da 10 anni, votarono per la Repubblica, come la stragrande maggioranza di chi abitava al Nord. L’Italia, così martoriata, che festeggia quest’anno i 100 anni dalla fine del primo conflitto mondiale, che ha visto morire eroi che avrebbero preferito non essere tali, in difesa dei principi di libertà, uguaglianza, democrazia e pace, io la amo un sacco. Non mi spertico a parlarne male, anche se non sono affatto cieca di fronte alle troppe cose che non funzionano. Non mi piace chi dice “in Germania però fanno così, in Svezia cosà” senza esserci mai stato, magari neppure per un weekend. Cosa ne sappiamo davvero di come si sta altrove? Per conoscere la realtà di un paese tocca viverci, lavorarci, confrontarsi nel quotidiano.

W La Repubblica Italiana!

E buona festa a tutti!

Fare autocritica

Stiamo lavorando a questo, stiamo significa io e Roberto Ghizzo, questo significa una nuova versione di Nina Strick, sotto vedete una selezione di alcuni personaggi, visto che la precedente non ha funzionato.

Alla base del lavoro c’è un’unica importantissima informazione che è risultata epifanica, ma finché nessuno me l’ha rivelata ho a tutti gli effetti brancolato per oltre un anno tra silenzi e rifiuti. A dirla tutta le versioni del testo sono tre. La prima quella appunto che ho fatto stampare e regalato ai nipoti e inviato a 30 editori con le illustrazioni precedenti, nella seconda, dietro suggerimento della mia agente Investigatto è ahimè morto per lasciare il posto a John B. Sword  (un testo con umani e animali insieme pare che proprio non vada) ed è uno dei probabili motivi dei silenzi/rifiuti. Ma il vero problema, che una volta individuato ha prodotto la terza stesura (pure la seconda nonostante le modifiche soffriva di questo ENORME errore intrinseco) era non aver individuato un chiaro target di lettori di riferimento. In pratica non si capiva a chi mi rivolgessi, un vago “libro per bambini” non ha alcun senso. A saperlo, a capirlo prima… a volte gli editori potrebbero perdere tempo a motivare un “no” e sulla lunga distanza avrebbero il vantaggio di ricevere molte meno proposte. Insomma, after the epiphany che pare una roba celtica, ho lavorato duramente e scelto i bimbetti di 7/8 anni. Nel frattempo la sfasatura evidente tra testo e illustrazioni (un mischione di età di riferimento) ha ahimè portato a salutare Rossella Paolini. L’editoria prevede anche decisioni umanamente assai difficili da prendere e comunicare.

Nel frattempo, parlandone con Roberto, già illustratore de La formica, albo congelato che manco Cottarelli e Conte insieme, si è proposto di fare un campionario di scene/personaggi per la nuova Nina Strick. Da lì è iniziato un lavoro di squadra molto efficace e concreto, le cui parole chiave sono state autocritica (la mia), brainstorming (il mio e di Roberto insieme), più fantasia e meno verosimiglianza (il leit motiv dell’agente).

Ho buttato, tranciato e riscritto. Ho semplificato il linguaggio e inserito giochi di parole caldeggiati dall’agente. Questa è stata la faccenda più complicata, mi venivano in mente delle cose che mi parevano pure discrete, ma che non c’entravano un tubo con un castello inglese e un conte scomparso, non le volevo né potevo eliminare, quelle avevo, per cui è toccato fare un lavoro di contestualizzazione. E in questo momento il nuovo testo è in lettura da una maestra della scuola primaria che verificherà che sia effettivamente adatto ai bimbi di 7/8 anni. Tutto è abbastanza relativo, io a 10 anni ho letto Olocausto, saltando le parti più truci, ma i paletti dell’editoria per l’infanzia sono rigidi e non possiamo non tenerne conto. E’ stato molto, molto, molto bello. Non credevo, nel senso che mi ero arresa: Nina Strick non ha mercato ciao, i miei nipoti avevano gradito, va bene, ora Nanni è più interessato (con mio sommo orrore) a Sfera Ebbasta, tra un po’ perderemo anche Cecilia dietro a non so cosa, in ogni caso sono già troppo grandi per questa pubblicazione, che chissà quando arriverà.

Però, rimangono i miei primissimi lettori, e soprattutto i veri motivatori; inaspettatamente è piaciuto più a Cecilia che a Nanni a cui avevo pensato, questo perché nei mesi impiegati per confezionarlo i suoi interessi e gusti erano già cambiati.

Siamo davvero in mezzo a un processo creativo di livello alto. Mi dico che non può non andar bene, anche se sappiamo che nulla è garantito in questi casi, però sono felice di quanto stiamo facendo. E essere felici nella vita è sempre un risultato auspicabile, direi.

Privacy e Privato

Abbastanza casualmente ho scoperto che WordPress.com ha aggiornato il blog e con pochi click sono finalmente in regola col GDPR. Qui la policy. Personalmente, garantisco che non cederò a terzi gli indirizzi mail di chi commenta, invisibili ai lettori e visibili a me. Il proprietario di questo blog è in realtà WordPress.com, che mi ospita gratuitamente. Allo stesso tempo prometto e giuro che non utilizzerò gli indirizzi mail di chi commenta per inondarlo di spam, pubblicità, proposte di alcun genere. Prova ne è che quando sono usciti i miei romanzi lo avete saputo dal blog e non via mail.

10 giorni senza blog, quindi. E vi dirò mi hanno fatto un gran bene, perché qui si parla di Privacy e qui è pure tutto privato, nel senso non sono un personaggio pubblico, per cui, oltre ad aver recuperato un gran tempo per me (dedicato prevalentemente alla lettura, romanzi molto belli, tra l’altro) mi sono interrogata sulle mie vicende quotidiane privatissime che non potevo raccontarvi, pensando che, in fondo, non vi stavate perdendo poi un granché. Non sempre ho voglia di raccontarvi i libri che leggo, non è cattiveria, ma sono post articolati che spesso hanno pochissimi commenti; non nascondiamoci dietro a piccole bugie: si scrive per un riscontro, rimane sì, il piacere per un pezzo magari ben scritto, ma alla fine preferisco leggere. I consigli libreschi li darò sempre volentieri, potete chiedermeli in ogni momento, commentando qualsiasi post o in privato.

Abbiamo finito-finito col bagno (imbiancatura compresa), ma si è ri-rotto il frigorifero in garanzia, mio nipote si è fatturato il mignolo della mano sinistra, siamo stati in Valtellina finalmente a riaprire la casa in vista della bella stagione, ci sono 30° poi all’improvviso trac la temperatura precipita e diluvia, ho trovato grande giovamento con lo zenzero, sono stata alla presentazione dell’ultimo romanzo di Barbara Fiorio, mia coetanea che trovo abbia una scrittura molto affine alla mia ma molta più fortuna. Ho fatto tre visite mediche e ovviamente una coincideva perfettamente con l’orario proposto dal tecnico del frigorifero che aveva finalmente i pezzi di ricambio, sperando siano quelli giusti sta volta. Gli ho detto no e sono ancora in attesa. Però ho fatto la visita, ovvio sono in attesa del referto, e quando sono uscita dallo studio medico mi è rimasta in mano la maniglia esterna, quella interna è volata a terra. “Signora, non si preoccupi“. Manco fossi l’incredibile Hulk.

La donna degli elettrodomestici, degli idraulici e delle attese. Se mi dessero un euro ogni volta che pronuncio la frase, con convinzione va detto, “questi sono giorni decisivi per i lavori scrittori” sarei ricca! Invece no, finisce un attesa, ma in realtà non finisce, si incaglia in un impiccio, un inghippo, un aspetta ancora, un possiamo migliorare, un quasi. Penso che tornerò ad aggiornarvi quando una di queste attese finirà sul serio, non quella del frigo, che non mi pare molto interessante.

PS. E mentre stavo per pubblicare il post, mi è squillato il cellulare, era il tecnico del frigorifero, sta arrivandoooooo! Fan-tas-ti-co!

Amo il greco # 19

Pubblico in anticipo rispetto alla consueta data del 25 di ogni mese, la puntata di maggio di Amo il greco, questo perché il giorno 25 scadono i termini per adeguare siti e blog al GDPR di cui non ho capito nulla, né, in realtà, ho intenzione di applicarmici. In attesa però di avere maggiori informazioni (magari fa tutto wordpress, ma dubito) gli aggiornamenti del blog sono sospesi, non ho voglia di rischiare sanzioni.

Questo blog non è attivo dopo l’entrata in vigore della normativa GDPR!

La recente pubblicità di un noto formaggio spalmabile ora con una nuova formula “alla greca” mi ha riproposto la domanda se fosse davvero necessario vendere qualcosa “alla” quando l’originale è comunque disponibile. Perché essere “alla” significa non essere greco. Non ho una risposta, ma chiaramente questi prodotti non mi interessano. Allora mi sono chiesta cos’altro di “alla greca” potrebbe esserci sul mercato e questo è il tema della puntata odierna. E ancora siamo di fronte a un’ispirazione o a un’imitazione?

Sembrerebbe che una greca decorativa così:

possa rendere greco qualsiasi ambiente (fermo restando che l’abbinamento lilla/rosso per me è orribile e l’associazione di idee funziona di sicuro meglio con l’azzurro).

E’ di pochi giorni fa su Grazia.it una carrellata di propose estive del noto marchio Guess, tra cui spicca la Grecia, accanto a Marrakech, Sicilia e Los Angeles. Trovo che solo la definizione “alla greca” abbia un immediato riscontro nell’immaginario di tutti, più faticoso ricondurre “alla marocchina”, “alla siciliana” e addirittura “alla losangelese” a qualcosa di comune e ben circoscritto. Questo il link all’articolo mi preme sottolineare come il costume intero nero nella sezione Sicilia non abbia, a mio avviso, alcuna identità.

Se volete sbizzarrirvi nei gioielli in perfetto stile ellenico Amazon propone una vasta scelta a basso costo, anche se poi nel calderone per assonanza ci finisce pure il corallo di Torre del Greco.

Se invece googlo “cose alla greca” per scoprire dove mai mi rimbalzerà la fantasia del web, mi imbatto soprattutto in piatti tipici: moussakà, insalate e spiedini. Se vi ingolosiscono potete sperimentare qualche ricetta, ho infatti selezionato questa pagina di cucina che mi pare ben fatta, anche se il Mutabbaq non l’ho davvero mai sentito.

Scovo anche questa simpatica tabella, toccherà assolutamente provarne la veridicità osservando le zampe posteriori del mio Orso preferito ♥

Filosofia, medicina e democrazia, nate in Grecia, appaiono nei risultati di ricerca piuttosto raramente. Un mondo dove un formaggio ha la meglio su Platone, Aristotele, Ippocrate e molto altro è quantomeno singolare, ma tant’è!

Spero di tornare tra queste pagine, altrimenti contattatemi se vi va via mail, trovate l’indirizzo cliccando nella banda nera Io e le mie pubblicazioni e contatti.

Ispirazioni narrative dal SalTo18 # 2

Nella foto by Gaia Conventi, non sapevo l’avesse scattata e mi ha fatto molto piacere ritrovarla nel suo album FB dedicato al Salone, Elena C. editor de Le Mezzelane è intenta a leggere il mio manoscritto, sta sorridendo 😀

Questa seconda parte non fornirà il quadro completo di ciò che abbiamo comprato al Salone, ci sono anche i libri usati del Libraccio per la nipote ad esempio, di cui non parlerò, ma vi porta a conoscere due editori che già a Tempo di libri avevo avuto modo di apprezzare, per catalogo e competenze, li ho ritrovati con piacere a Torino, dove ho fatto alcuni acquisti interessanti e parlato con i proprietari.

Si tratta de Le Mezzelane, editore giovane marchigiano, con il quale ha pubblicato, motivo della scoperta, la mia amica ferrarese blogger Gaia Conventi, ho comprato tutti i suoi romanzi, che sono gialli dove si muore sì, ma dal ridere e un thriller più spaventoso che un po’ temo: sono una fifona. Allo stand de Le Mezzelane si poteva portare un manoscritto per una valutazione in tempo reale, cosa che ho fatto. Il testo è stato affidato a una editor che, la vita è proprio buffa a volte, abita a due km da casa mia. La sua opinione in merito, ha terminato di leggerlo in treno al ritorno, è stata: molto interessante, molto simpatico, scritto molto bene, mi piacciono le trame parallele che si intrecciano, io lo pubblicherei, ma tocca sentire la capo editor che dà l’approvazione definitiva.

Ne sono ovviamente felice, al di là dell’esito conclusivo, che potrebbe ancora essere un “no”, ho trovato una squadra empatica, libri ben fatti, un editore propositivo, che ad esempio, e torno a parlare da lettore, ha pubblicato sulla pagina FB un buono sconto del 15% da stampare per avere appunto una riduzione di prezzo a Torino. Una politica che denota almeno un po’ di buone intenzioni, quel darsi da fare che spesso manca ai piccoli editori. Al Salone inoltre erano presenti con diversi eventi di presentazione dei propri libri e non credo sia facile farsi avanti in questo senso, con i big che cannibalizzano gli spazi.

Il secondo editore di cui mi sono follemente innamorata festeggia 10 anni di attività, si chiama La Corte, l’ho conosciuto a Tempo di libri dove ho comprato due gialli davvero avvincenti mente a Torino ho preso un solo romanzo La casa dei cuori sospesi di Clara Caroli, un rosa che mi pare possa incontrare il mio stile di autrice. Considerato che vorrei sottoporre a La Corte qualcosa di mio, desidero verificare se io possa effettivamente rientrare nelle loro proposte. A dirla tutta pubblicare con La Corte è diventato il mio obiettivo numero 1, anche se hanno l’enorme problema dei tempi di valutazione dei manoscritti, che va da 8 mesi a un anno, ho fatto però le mie considerazioni in merito e deciso che se dapprima (dopo Tempo di libri) li avevo scartati per questo motivo, ora dopo il Salone ho cambiato idea armandomi di pazienza. Uno dei loro romanzi ha venduto circa 500 copie in 5 giorni, uno dei record della fiera, l’energia di questa casa editrice davvero dinamica era palpabile, e darà filo da torcere ai soliti noti, che qualitativamente sono spesso inferiori al catalogo de La Corte. Non linko nulla, se vi ho incuriositi li trovate molto attivi anche su FB con video e articoli interessanti.

Gianni La Corte, il fondatore, mi ha dedicato tempo e attenzione allo stand, ho aspettato che si liberasse della persona che gli stava parlando e solo dopo un po’ mi sono resa conto che quella donna era la Sindaca Appendino. La Corte edizioni è torinese e nella mia fantasia i due, che potrebbero essere circa coetanei, hanno una conoscenza pregressa, tipo che erano compagni di scuola 😀

Poco dopo questa tappa abbiamo lasciato il Lingotto, sotto un temporale, fortunatamente non troppo intenso, carichi di libri e di emozioni!

Ispirazioni narrative dal SalTo18 # 1

La cara Barbara Liguria – così chiamata per distinguerla da Barbara Webnauta – mi ha chiesto in privato se avessi voglia di scrivere un post sugli acquisti al Salone e io, pensate un po’, ne faccio addirittura due. Questo prima parte è interamente dedicata all’editore Marcos y Marcos, da me molto apprezzato, vi linko il loro colorato catalogo, nel quale potrete velocemente trovare tutti i libri che citerò e scoprire qualcosa in più sulle trame. Mi pare inutile riportarle qui nel post, del resto i libri ovviamente non ho ancora iniziato a leggerli, per cui posso motivare le scelte, ma non so se siano state davvero azzeccate.

Marcos y Marcos è un editore indipendente molto noto, con una forte identità. Diversi anni fa è letteralmente esploso facendosi conoscere da un pubblico piuttosto vasto con il romanzo Se ti abbraccio non avere paura di Fulvio Ervas, (che ho letto) un vero caso editoriale, che ha portato molti soldi nelle casse della casa editrice dandole così l’opportunità di investire in progetti i cui risultati oggi, secondo me, sono tangibili: una ricerca di voci nuove e originali ad esempio; i romanzi pubblicati da Marcos y Marcos che ho letto presentano sempre qualcosa di peculiare, per questo, nonostante pubblicare con loro (abbandoniamo per un attimo la Sandra lettrice e facciamo parlare la Sandra autrice) sarebbe stratosfericamente bello, non credo affatto di esserne all’altezza. Marcos y Marcos ha un evidente fiuto, non so come lavori con il mercato estero, accapparrandosi i diritti di autori stranieri, ma ha pubblicato, sempre molti anni fa In viaggio contromano (ho letto pure questo) di Michael Zadoorian che è diventato un long seller, dal quale è stato tratto un film uscito in Italia l’inverno scorso col titolo di Ella e John.

Ci siamo fermati da Marcos y Marcos poco dopo essere entrati, era nella lista degli imprescindibili perché volevamo di sicuro prendere un’altra raccolta di Jack Ritchie, quello di E’ ricca la sposo e l’ammazzo, letto da me e pure dall’Orso la scorsa estate. Le sue antologie acquistate poi sono diventate due: Un metro quadrato di Texas e Il grande giorno, i racconti scoppiettanti e raffinati finiranno di sicuro in valigia per la Camargue, perché piacciono a entrambi ed è un evento piuttosto raro. Desideravo anche comprare Se Dio fosse una donna di Leon De Winter, romanzo di cui avevo letto in rete entusiasmanti pareri circa quell’umorismo ebraico che adoro, sembra quasi un libro Giuntina Style, allo stand ce lo hanno raccontato con vivace passione e l’ho impilato nei volumi da portarmi via. Mentre frugo con lo sguardo le meravigliose copertine mi cade l’occhio su Breviario del rivoluzionario da giovane di Bruno Osimo; di Osimo ho adorato il frivolo e frizzante Bar Atlantic, letto ormai 6 anni fa, ma sono ahimè rimasta alquanto delusa dal successivo Disperato erotico fox per cui passo diversi minuti nell’indecisione. E in quel momento mi intercetta CBM, ci abbracciamo, chiacchieriamo del Salone, com’è, come non è, impressioni, riflessioni, passi da fare e intanto continuo a star lì con: l’Orso accanto che partecipa e il libro di Osimo sempre in mano, e siccome parlando mi sono leggermente allontanata dal banco lo riappoggio prima che pensino che lo stia rubando. Salutata Chiara decido di approfondire il discorso “dare una seconda chance a Osimo” con il personale che è sempre molto disponibile. E’ una Milano operaia del 1973 quella in cui ci porta Osimo questa volta e gli anni 70 sono quelli della mia infanzia, milanese pure, operaia, no, ma comunque assolutamente non borghese. Un’epoca difficile, io le Brigate Rosse le ricordo benissimo per dire, in cui mi sentivo povera, senza esserlo davvero, eppure anni in cui siamo stati inconsapevolmente molto felici in famiglia. Quindi lo compro. E qui scatta il consiglio della signorina che forse ha capito che noi non si bada a spese (circa). Passiamo da Milano a Roma, con L’inferno è vuoto, di Giuliano Pesce: il papa si tuffa nel vuoto e a Roma scoppia l’apocalisse. Potente, direi, anche se io nella foga, c’ho sempre la foga, come se dovessi pure io buttarmi dal balcone da un momento all’altro e perdermi tutte le storie che poi non potrei più leggere (un paradiso senza libri, non chiamatelo paradiso però, eh), dicevo inizialmente avevo letto papà, invece di papa, perdendomi il fulcro della narrazione. Prendiamo pure questo, scuciamo 82 euro e comincio a disperarmi, che 5 libri da un solo editore sono un incipit di Salone davvero tremendo.

E questa è la prima tappa di un percorso di pura ispirazione, talvolta influenzato da precedenti articoli letti qua e là su romanzi e/o autori, altre semplicemente guidato da intuito, copertina, editore, sensazioni. La seconda puntata non so quando arriverà, di sicuro però entro il giorno 24.

Rileggendo il post mi sono resa conto di averlo scritto metà al passato e metà al presente, ma la preparazione della cena incombe, per cui scusatemi e prendete il bello di questo articolo, cioè i libri, non certo io.

# I miei primi pensieri – Non proprio un post sul Salone 2018

Sono raffreddatissima, ho poco tempo perché oggi ho ripreso a lavorare dopo un giro di part time più lungo del solito avendo aggiunto 2 giorni di ferie, dovevamo andare da qualche parte ma poi, tra mamma e bagno non si è più organizzato nulla, ma i giorni me li sono tenuti. Vorrei scrivere del salone, così utilizzo questa formula, di sicuro più veloce ed emotiva, che credo si confaccia all’evento. A me è piaciuto, molto, forse era un pelo più confuso del solito e di sicuro noi abbiamo saltato parecchi stand, questo perché fin da subito da Marcos y Marcos abbiamo dato fondo a parecchi risparmi, lasciandogli 82 euro per 5 libri, giusto lì, si era appena entrati, mi ha intercettata la bionda CBM ed è stato festa subito. Ero lì in tre versioni: blogger, lettrice e autrice. Sulla prima mia veste ho incontrato, dopo numerose telefonate e whatsApp devo dire un po’ sfiancanti, Barbara col marito ed Elena con la mamma, è stato bello e abbiamo chiacchierato, come sempre io sono la più bassa. Avevo già incontrato Gaia Conventi, senza problemi essendo autrice di un editore dove comunque volevo passare, altre amiche invece alla fine non sono riuscite a venire. Come lettrice posso dire di aver trovato la solita vastissima offerta tentatrice, molti acquisti, anche per la nipote, mio marito invece si è limitato, forse perché ha ancora parecchio arretrato da Tempo di libri, che io invece sto smaltendo bene, avendo molto più tempo di lui e forse anche concentrazione serale divanosa. Da autrice ho avuto la conferma che i due editori che sto tenendo d’occhio sono davvero una realtà interessante al di là dei soliti big che ho allegramente scansato, non vado fino a Torino per comprare libri che trovo alla Coop, non scherziamo. E Sempre come autrice posso dire che gli editori blasonati non credo siano inarrivabili, ma credo che se non si diventa autori di punta per loro, finisci in un mucchio che tanto vale pubblicare con Starnazza libri & CO. Purtroppo a mio avviso vanno evitati anche i super piccoli, con stand in condivisione, che poi verifichi a casa e non fanno manco il digitale: sono destinati a morte certa e cedere loro i diritti equivale a buttare il libro in orbita e sperare che qualche uomo dello spazio lo capti. Chi poi al Salone manco c’è, be’, esperienza ahimè già fatta e non replicabile. Ho detestato le polemiche sulle code: in 15 minuti esatti eravamo dentro, superati i controlli di sicurezza e la biglietteria. E sulle toilette che dire, ci sono andata due volte, la prima avevo mah 4 /5 persone davanti, la seconda nessuna. Fortuna? Boh, certo, un po’ di fila per il panino, ma è un grosso evento non si può immaginare di essere soli. Diverse persone di fama: la sindaca Appendino, Sgarbi che non manca mai, Piero Angela, già vedemmo il figlio anni fa, e il mio adorato Alessandro Barbero me lo sono visto dall’oblò della sala blu, mi è bastata la sua voce per poche frasi per dirmi “oh, è proprio lui” ed essere contenta così. Un salone pieno di emozioni, abbracci, storie, un salone semplicemente come deve essere, una fiera, forse pure delle vanità, probabilmente, spero delle opportunità. Ho adesso una bella pila di libri freschi che mi aspettano e spero di potermici dedicare con il mood giusto, in questa stagione già si pregusta l’estate, la spiaggia e la sdraio, alcuni di certo verranno con me in vacanza, che nel frattempo abbiamo pure prenotato: Camargue! E’ andato tutto bene a Torino, anche l’autostrada e sfilare accanto al mio orso sapendo che lui è con me, in queste avventure condivise che sanno semplicemente di pagine e parole. Questo è stato il mio salone, positivo, diverso da quello di chi vuole solo vederci il peggio dell’editoria che, di sicuro c’è, c’è certo che c’è, visto che era pieno di EAP, tocca controllare, abbiamo gli strumenti per farlo, e per andare in giro come cercatori di funghi, quelli buoni sono pochi, ma quelli velenosi prima o poi impari a scartarli.

Un tempo diverso

Succede in un attimo: sono in copisteria a far rilegare un manoscritto e mi arrivano in contemporanea un whatsApp di un caro amico con la foto del figlio alla festina di compleanno, 10 anni ieri, e la didascalia “Dieci anni che sono volati“, e l’sms di mia mamma che mi informa circa la morte del padre di amici in Valtellina, un coetaneo di mia mamma, sempre insieme alle feste dei coscritti, e i suoi genitori a loro volta abitavano nel cortile dei miei nonni, da qui l’amicizia e insomma quelle persone in grado di evocare ricordi importanti e forte nostalgia. Mi viene il groppone. Tiro un po’ su col naso, prendo il testo messo insieme con la spirale e proseguo con le cose della mattinata. Intanto rispondo all’amico e a mia madre, mando un whatsApp a mia sorella per dirle della morte di quest’uomo, lei risponderà poi più tardi “Oh che tristezza” e sempre vado avanti: banca, caffè, panettiere, qualche giro e il tarlo picchiettante sul tempo che passa e lascia briciole di noi in giro, a ricordarmi bimba davvero molto piccola, con la signora Enrica, la vedova, che mi mette sulla bici da cross del figlio, una Ranger gialla, non arrivo né al manubrio né ai pedali, ma lei mi spinge e a me sembra di andare su una bici da grande e da maschio e sono tanto felice.

Non sappiamo davvero quanto tempo abbiamo qui, e comunque vada passerà troppo in fretta, il gruppo delle cinquantenni del quartiere me lo rammenta, ammesso ce ne fosse bisogno, ogni volta che guardo il cellulare. Tutto questo fa da catalizzatore verso una decisione che non prendo a cuor leggero: due anni fa ho ottenuto (lottando molto) un part time verticale, lavoro e percepisco lo stipendio al 60%, e il tempo che ho sottratto all’ufficio era da dedicare alla scrittura, in pratica ho scelto di rinunciare a una parte di stipendio sicuro per dare maggior respiro al progetto creativo (e va bene, ci sono altri elementi, faccio la zia, e tutto quanto ma la scrittura ha avuto un grosso peso nella decisione del part time). Non tornerei mai indietro: amo poter essere più presente per tutti, mamma, marito e nipoti; adoro i piccoli momenti per me, i messaggi vocali con gli amici, un gelato, la panchina di un parco, la sveglia alle 9, il fisioterapista la mattina invece che la sera tardi. E se è pur vero che spesso questo tempo si traduce in un groviglio di tecnici di elettrodomestici e idraulici, che pare sia il nostro karma, la mia vita è migliorata in maniera esponenziale, ma i risultati scrittori non sono proporzionati al cambio di ritmo. Non ho mai pensato di poter rimpiazzare l’entrata mensile più bassa con le royalty, e non è un discorso economico il mio, ma più ampio, di opportunità. Come dire:

E’ questocara Sandra, ciò che hai saputo ottenere? Hai dato il meglio alla tua scrittura, le hai dato tempo, ma sei ferma allo stesso punto di quando lavoravi full time! E quindi:

# Genesi 12 – Edizione straordinaria

Puntata speciale non prevista, per aggiornarvi circa il mio romanzo Non è possibile, che ho scelto di non pubblicare in attesa di nuove strade, che potrebbero non aprirsi mai. Sono decisioni prese con il cuore di piombo e mettendo sul classico piatto della bilancia molti elementi, soprattutto quello di rinunciare a una squadra professionale, competente, empatica e onesta in favore della nebbia e, molto probabilmente, del cassetto. Di ricominciare, ma anche di non fare assolutamente nulla e dedicare il mio tempo a tutt’altro, seguendo il mio umore, assecondando in definitiva un desiderio importante: quello di far aderire la mia persona con le mie scelte, senza condizionamenti, fretta e percorsi nei quali fatico a essere felice.

Sento di essermi tolta un grosso peso, la situazione contingente mi stava procurando quella brutta cosa da combattere: l’ansia. Se non ho la lucidità necessaria per prendere la distanza emotiva dal mondo editoriale, e vivere i suoi avvicendamenti senza pensarci troppo, posso solo mettere un’effettiva distanza tra me e l’editoria, allontanandomi.

Grazie a chi magari dirà “ma io volevo leggerlo”, arriverà un tempo diverso.