#SalTo 2022

Il salone quest’anno, a quanto ha detto Nicola Lagioia, è stato il più grande di sempre e ho verificato di persona quanto fosse imponente la quantità di stand, quasi 900 editori, e di eventi. Perfino troppo per chi ha fatto un’ora di fila sotto il sole, nonostante non ci fosse così tanta gente in attesa alle biglietterie, a causa – pare – del server il tilt. Una ragazza si è sentita male accanto a me, è svenuta picchiando la testa, la gente ha cominciato a protestare, i soccorsi… insomma non un bell’inizio, per niente, che ha ritardato l’ingresso. Sedici Euro poi, a fronte dei dieci pre pandemia, il costo del biglietto senza riduzioni mi ha disturbata e quando finalmente siamo stati dentro, dopo la coda per la toilette e la rinuncia del caffè (baste coda, disse l’Orso) ho deciso che fare l’ennesima fila per assistere alla presentazione di Jennifer Egan e sottrarre parecchio tempo ai giri non era una grande idea. Peccato, ci tenevo tanto. Mi è rimasta un po’ la frustrazione per il non fatto e non visto, seppur consapevole che esserci da autrice significa presenziare allo stand almeno un pochetto, mentre i giri con Emanuele divertendosi al solito gioco “chi vede prima i personaggi famosi” restano la parte più succosa.

L’emozione per il mio romanzo lì, con un editore neppure minuscolo, l’avevo già vissuta a ottobre e tornare è stato qualcosa di naturale alla “ciao, sono qua”, al punto che non è neppure stata la prima tappa. Il caffè poi ce lo siamo presi poco dopo e mentre lo bevevamo chi vediamo? Margherita Fumero, moglie di Beruschi, nonché Wanda di Camera Caffè. Wow! Le ho chiesto se fosse proprio lei e abbiamo chiacchierato un po’, un incontro davvero super, Dio mio da bambina quanto mi divertiva! Molto carina anche Sara Rattaro con la quale ho parlato, trovandomela allo stand Morellini quando ho preso un libro. Ma Margherituccia rimane l’incontro migliore.

Avevo in mente di non comprare troppo e ci sono riuscita, acquistando solo cinque libri, di cui quattro praticamente già decisi da casa e uno di cui avevo letto qualcosa in rete e, prendendolo in mano, mi ha convinta in un attimo. Ho osservato con curiosità molti volumi, ma sono stata molto attenta perché alle fiere è facile farsi catturare da storie che poi leggendole non sono all’altezza delle aspettative. Ho osservato con interesse come si pongono diversi editori, alcuni in particolare a cui ho sottoposto un manoscritto o avrei intenzione di proporlo, a volte si sono confermati appetibili, altre no. Il salone è fondamentalmente un luna park, il luogo dove si realizza l’incontro di più bisogni: leggere, pubblicare, lavorare in editoria, partecipare attivamente a qualcosa di connesso con la lettura, è facile perdersi e se da una parte è il suo bello, dall’altra allontanarsi troppo dal focus rischia di mandarci in confusione.

Ho realizzato definitivamente un paio di cose che mi sento di condividere. Alcuni scrittori sono delle vere star: Eshkol Nevo (che ho visto anche se non lo stavo affatto cercando), Joel Dicker, anche lui, come Nevo, un bel ragazzo, elemento che non dovrebbe c’entrare col talento scrittorio, ma credo incida sulla la loro fama. Sono affabili, ci sanno fare, io mi sottraggo volentieri al loro fascino che non ha alcuna attrattiva su di me.

I cantanti che pubblicano un libro, sempre più numerosi, avranno sempre la strada spianata e fan in automatico; grande folla per Ermal Meta e Francesca Michielin, visti entrambi, tocca farsene una ragione.

A meno di essere editori big, un catalogo troppo articolato è un boomerang, non definisce con precisione il genere di riferimento e, soprattutto se comprende libri per l’infanzia, risulta dispersivo. Una forte identità già dalla copertina – penso a due editori in forte crescita, ormai di livello come NNE e Marcos y Marcos – aiuta e fidelizza. Giuntina rimane il mio editore preferito di Torino, col quale mi intrattengo sempre molto volentieri, infatti dei cinque libri, tre sono suoi.

Alla fine non avevamo neppure troppo tempo, perché gli amici torinesi di Emanuele ci aspettavano per un aperitivo nel verde del loro giardino a Moncalieri. Ah, che bellezza. Avevano organizzato qualcosa di notevole, siamo rimasti lì tre ore al fresco: non sarei più ripartita e forse questa è la parte che ho preferito. Eravamo stanchi e su di me aleggiava l’ombra della ragazza con la macchia di sangue sulla fronte, simbolo di un’organizzazione difettosa, che nei social non ha avuto spazio, “avrei potuto essere io” continuavo a pensare.

Questo salone mi ha rivelato che ho più voglia di relazioni intime con le storie e con ciò che gira intorno ad esse, che di clamore. Non ho neppure fatto la celebre foto accanto alla torre di libri, una sorta di attestato di rito sull’averlo visitato. Non ho sbandierato pass da bookblogger, né da autrice, e tutto sommato anche su Instagram non ho pubblicato molto.

I libri sono sempre magici e fondamentali nella mia vita: questa edizione è stata paragonabile a un’abbuffata di cui resta impressa la fatica della digestione, e quando ci si sofferma a ricordare il gusto, allora si realizza che era tutto squisito, ma forse si è ecceduto nelle porzioni e nel costo con qualche inciampo.

L’estate già qui!

Sono giorni che vorrei scrivere un post sul tempo che mi pare voli più del solito. Forse è sempre stato così, forse stipare tante cose sociali e di svago per recuperare le stagioni pandemiche fa scorrere i giorni ancora più in fretta.

E così, mentre rimandavo la pubblicazione del post, è esploso un caldo davvero estivo, il meteo è passato da novembre a luglio in un attimo e la percezione di velocità è aumentata: caspita, siamo già in estate!

A parte un’organizzazione un po’ compressa, abbiamo trascorso uno splendido weekend a Venezia coi nuovi colleghi di Emanuele. Non ci andavo da oltre 15 anni ed è stato un gran piacere tornare e circondarsi della bellezza di una città banalmente unica al mondo, nonostante le “Piccole Venezia” sparse qua e là. La compagnia poi è risultata perfetta, persone simpatiche e di buon senso con le quali sono stata benissimo. Devo ringraziare Barbara, con la quale ormai l’amicizia è consolidata, per questo post rivelazione; la classica ciliegina sulla torta del fine settimana veneziano.

E domani si varcano di nuovo i confini regionali: è già giunto il momento tanto atteso del Salone del libro di Torino. Vero che dalla scorsa edizione, essendo stata eccezionalmente a ottobre, non sono passati dodici mesi, però trovo comunque sorprendente essere qui a preparare borsa e cuore per uno degli eventi che aspetto con maggiore trepidazione ogni anno. Da quanto vedo nei social sembra essere particolarmente ricco, il più vasto di sempre e io mi dividerò tra lettrice e autrice in presenza allo stand Plesio, col mio ultimo romanzo.

Estate significa vacanze: siamo in procinto di prenotare, non faccio anticipazioni, ma anche questo tema riserva una sorpresa nella scelta della meta. Sì, siamo di fronte a un anno ricco di cambiamenti, partiti dalla triste vicenda lavorativa di mio marito e dalla psicoterapia. Non era tutto da buttare nel mio “prima”, tutt’altro, ma a volte si innescano processi imprevedibili e si ha voglia di abbracciare con positività le fasi nuove che si palesano, soprattutto quelle il cui inizio non era tanto promettente.

La sintesi è che la vita è un soffio e sprecarla non è davvero una bella idea.

Esprimi un desiderio

E così Pasqua, 25 aprile, 1° maggio sono alle spalle. Ieri ho raggiunto il ragguardevole traguardo di 34 anni di lavoro, il che significa che se le cose fossero come quando iniziai, potrei dare il via al conto alla rovescia verso la pensione, mancherebbe infatti solo un anno. Invece no, non so come andrà, dipende se manterranno l’Opzione donna, dipende dalla mia situazione personale, certo è che il pensiero là ci finisce, non come “Oddio, sono vecchia!” bensì al percorso, al tempo, alla realizzazione. La mia vita in realtà è sempre più spaccata in due, tra i giorni in cui lavoro e quelli in cui sono a casa col mio part time verticale di cui beneficio ormai da quasi sei anni. Non ho mai rimpianto questa scelta, anzi è una delle decisioni migliori che abbia mai preso e portato avanti anche se al momento i motivi per cui l’avevo chiesto stanno un po’ venendo meno. Innanzitutto i miei nipoti sono grandi e non mi occupo più di andarli a prendere a scuola e stare con loro quando mia sorella è in trasferta. E non sto neppure scrivendo. In pratica rimane la motivazione comunque fondamentale di non stare bene in ufficio, per cui banalmente meno tempo ci passo e meglio sto. Che poi anche lì l’assetto è completamente cambiato in questi sei anni, ma in sintesi si passa da una condizione frustrante a un’altra.

Qui sopra però ho dichiarato qualcosa di molto importante: “non sto scrivendo più.”

Al momento affido a Instagram un po’ tutta la comunicazione social, e di questo ho parlato lì di ritorno dal Trasimeno. Ho buttato senza rimpianti a occhio mezzo romanzo che non mi convinceva, e se inizialmente ho vissuto la mancanza di idee con sofferenza, ora sento di essermi liberata. Inconsciamente, ma neppure troppo, il mancato raggiungimento dei risultati ha avuto il suo peso. Mi è sembrato che non ne valesse più la pena, e anche di aver avuto e speso le mie carte migliori in termini di storie da dare al pubblico. Sul pontile di Passignano ci saranno sempre Anna e Cesare, e la magia di qualcosa che ho portato a compimento con enorme gioia e spesso soddisfazione di autrice, ma che ora risiede nel passato. Un po’ come quando si ripensa all’infanzia, qual era il vostro gioco preferito? Io adoravo nascondino, con la twin e gli amici della Valle ne ho inventato una versione “mimetizzata”, mentre ci si nascondeva ci si scambiavano i vestiti, per confondere chi stava “sotto”. Ecco, per quanto mi sia piaciuto, non potrei giocarci più, per ovvi motivi.

La scrittura ora si posiziona sullo stesso piano.

Mentre sto scrivendo questo post, siccome oggi mi è arrivato il bonifico per le royalty di goWare, sempre puntuale, ho realizzato di non aver visto mezzo rendiconto da un altro editore con cui ho pubblicato. Prendo il contratto e leggo che dovrebbe essere semestrale. Non ci siamo. Tutta questa parte del processo è svilente da morire. Cantonate, contratti rescissi, editori che falliscono e ti piantano lì dall’oggi al domani senza neppure avere la possibilità di reperire qualche copia del romanzo che non esiste già più.

In ogni caso, senza nipoti né scrittura c’è un tempo bellissimo e nuovo da riempire. Scoprire qualcosa che ci fa bene e piace over 50 è stratosferico, come la corsa, le colazioni rallentate, gli incontri organizzati all’ultimo con le amiche, cucinare piatti nuovi, ammazzarsi di serie Tv, contemplare gli alberi, uscire apposta per vedere finalmente un punto di Milano che ancora non avevo visto.

Tornando a Instagram è una vetrina veloce e mai falsa, almeno per me, non uso filtri e la narrazione mi aderisce alla perfezione. Mi piace giocare nelle story tra foto e didascalie, impiego diversi minuti a provare font e colori, e l’immediatezza concretizza una realizzazione in tempo reale che mi diverte. Così, in questi giorni, si sussegue una narrazione spensierata: pranzi, spettacoli teatrali, frivolezze, stiamo recuperando la vita sociale di due anni, ma attenzione, è comunque parziale. Non è tutto wow, però va bene lo stesso.

Va bene al punto che se potessi esprimere un desiderio chiederei che la situazione attuale rimanesse immutata a lungo.

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Potrei chiedere molto di più, ovvio, per esempio che dopo un anno dalla firma del contratto di scout, Nina Strick trovasse finalmente un editore di livello, che io risolvessi senza ulteriori inciampi il mistero dei puntini/macchie enormi (grazie Regione Lombardia che con la prescrizione prioritaria per cui dovrei fare la visita entro un mese ho trovato posto il 16 novembre, grazie medico di base che ti ostini a non prescrivermi i test per le allergie alimentari) che mi sta condizionando anche i suddetti pranzi felici (il tartufo al bergamotto di domenica era il dolce più deprimente di tutti i menù in cui mi sono imbattuta, che poi il gusto era anche gradevole, ma confrontato con i dessert che avevano gli altri nei piatti, lasciamo perdere), che riuscissi ad avere le ferie estive concomitanti con quelle dell’Orso per due settimane (staccate eh) e non solo per una, anche considerando che ho quasi due anni di ferie arretrate da fare, che l’INPS non scrivesse assurdità circa il cambio di lavoro di mio marito., che vedete nella foto mentre farcisce le tigelle, perfettamente abbigliato da 1° maggio, secondo me questa camicia rossa gli sta benissimo, e guarda con affetto il piatto dal quale invece io ho potuto attingere limitatamente, niente nutelline.

Per quanto però io trovi sempre un po’ sadico pensare a chi sta peggio (mi pare ci sia una forma di irrispettoso sollievo perché non è capitato a noi), là fuori ci sono davvero troppe tragedia umanitarie e persone alle prese con malattie molto serie quindi niente cioccolato, pomodoro e molto altro, ma anche niente lagna.

Nonostante le spine

I fiori di aprile hanno mostrato molte spine, ma l’esercizio di vedere il bicchiere mezzo pieno e di essere grati sta abbastanza funzionando. 

Per quanto io detesti il “volere è potere” e la positività diffusa, tanto quanto la lagna perenne – mi sembrano entrambi troppo estremi oltre che fastidiosi per l’interlocutore – ci sono situazioni stressanti, emotivamente frustranti, per cui il modo di affrontarle può fare la differenza. Fermo restando le giornate in cui alzarsi è una fatica immensa e ti capitano a tiro una serie di persone e rogne (oh, sì, abbiamo avuto un nuovo giro de I Tubi di Sandra tra l’altro) per cui l’opzione: rimanere a letto e nutrirsi solo di cioccolatini e prosecco (sempre stando a letto) sembra estremamente appetibile. Il meglio proprio. Ma ci sia alza e si cerca di portare a casa la giornata, poi comunque cioccolato, prosecco e molto altro non ho potuto toccarli per due settimane, perché stiamo cercando di capire a cosa sono allergica. In effetti sì, in questo periodo di silenzio, ho sostituito il blog col prurito e i puntini. 

Tuttavia quando, come faccio io, si rileggono i vecchi post si vede che sempre, ma proprio sempre, siamo usciti dai guai. 

Qualsiasi sia il momento, essere in pace e avere una buona relazione con se stessi e con gli altri è un aiuto immenso e questo è il mio stato d’animo attuale. Ho anche picchi di vera felicità, come oggi quando camminavo per il centro di Milano, col taglio fresco di parrucchiere, il sole in faccia e un libro nuovo (pagato la metà, preso nello scaffale al 50%, forse quindi usato ma in perfette condizioni, tanto che in cassa volevano farmelo pagare intero) nello zainetto di un’autrice che volevo proprio iniziare a leggere. E la prospettiva di partire domani per tre giorni sul nostro amato Trasimeno, al pontile di Anna e Cesare. Peraltro ci sono anche attimi di rabbia piuttosto concreta, come (non) ricevere un’importante mail di lavoro, dove non sono stata messa tra i destinatari, né inserita in un elenco in cui alcuni dipendenti sono stati definiti col nome, altri col cognome (scorretto al massimo!) e uno addirittura, tenetevi forte, col soprannome. 

Ma nell’economia del mondo, soprattutto ora, orticaria, gentaglia e il mio quotidiano affanno sono davvero poca cosa. 

Vi auguro che la Pasqua possa essere un momento in cui guardarvi intorno, ovunque sarete, e provare solo riconoscenza. Nonostante le spine. 

Le mie letture: 1° Trimestre 2022

Provo, e spero funzioni per voi e per me, a postare trimestralmente l’elenco dei libri letti. Ci saranno i voti e una mia relazione complessiva, presumo non di tutti i romanzi. Lasciandovi spazio nei commenti per parlare anche dei titoli di cui non ho detto nulla, se magari invece voi li avete letti o vi incuriosiscono.

Partiamo quindi oggi

  1. Anime contro Alessio Del Debbio voto 5
  2. Ti verrò a trovare in sogno Roberta Spadotto voto 5
  3. La felicità del lupo Paolo Cognetti  voto 7
  4. Il mondo secondo Bertie Alexander McCall Smith voto 9
  5. Lo stato dell’Unione Nick Hornby voto 7 ½
  6. Le affascinanti manie degli altri Alexander McCall Smith voto 10
  7. Giallo al cimitero maggiore Paola Varalli voto 10
  8. Fedeltà e tradimento Chaim Grade voto 7 ½
  9. Non so Lorenzo Licalzi voto 7
  10. Pratiche applicazioni di un dilemma filosofico Alexander McCall Smith voto 10
  11. Il sepolto vivo Patricia Highsmith voto 9

Ho iniziato l’anno con due delusioni, libri presi senza un desiderio pregresso di lettura, il primo alla Fiera di Lavagna e il secondo a una presentazione collettiva dove oltre a questo noir noioso,  c’era anche la mia amica Paola Varalli (romanzo N. 7) e altri due autori, tutti di Fratelli Frilli. Se volete un bel giallo, simpatico e davvero d’intrattenimento Paola è perfetta. Cognetti scrive sempre lo stesso libro, basta! A quel punto, un po’ provata da letture scarse, ho recuperato Alexander McCall Smith, certa di andare sul sicuro e così è stato. Ve ne ho già parlato a sfinimento quindi non aggiungo altro. Sono agli sgoccioli con le due serie edimburghesi e poi sarà quel che sarà: affrontare quella africana o vivere nel rimpianto della Scozia? Penso più la seconda.

Degno di nota il n. 11, dopo essere stata parecchio in fissa con Patricia Highsmith tipo 25 anni fa, durante le feste natalizie abbiamo visto quel gran capolavoro che è il film Il talento di Mr Ripley  e ho pensato di tornare a leggerla, cercando qualcosa nell’usato. Ho trovato questo secondo capitolo, auto conclusivo, di Tom RIpley a 2.84 euro, purtroppo scade nel finale ed è questo il motivo per cui non gli ho dato 10, ma per il resto è davvero godibile, c’è tutta la scrittura secca e inquietante della Highsmith, coi suoi cadaveri da trascinare, che va assolutamente letta.

A parte Cognetti, comprato perché volevo prendere qualcosa dal venditore senegalese e ha quasi esclusivamente libri per bambini, si noti il mio persistente allontanamento dai best seller del momento, anche in virtù di un concreto risparmio economico, ma, forse dovuto soprattutto a interessi diversi.

I nuovi colori di marzo

A un certo punto questo 2022, riferito unicamente al mio giardino senza gettare lo sguardo oltre lo steccato delle relazioni più vicine (quindi al netto della guerra che ovviamente trovo ripugnante, come ha detto Papa Francesco) ha cominciato a essermi simpatico.

Il 4 Emanuele ha iniziato il nuovo lavoro, e va tutto bene, di seguito la nostra nuova routine mattutina, per la quale ho scelto di sfidare la consuetudine: nonostante io esca di casa alle 7.45 mi alzo alle 6.30, pochi minuti dopo di lui, per fare colazione insieme, seduti a tavola, con la moka preparata la sera prima. Questo tempo di sonno sottratto, per me dormigliona doc., ha rivelato inattese meraviglie: pulire la verdura per la cena, lavarsi i capelli con calma, inviare qualche mail, aggiornare i social, leggere in pace sul divano. Questo per me è davvero il simbolo di imparare ad accogliere il cambiamento.

Oggi, che pare giugno, sono tornata a correre. Ho un po’ esagerato, sempre coi miei limiti e tempi ma, ferma da cinque mesi e mezzo, quando mi sono avvicinata al baracchino per prendermi l’acqua e un toast, avendo deciso che avevo finito e avrei mangiato lì tra gli alberi del parco, sulle seggioline di metallo già roventi, stavo per crollare. Ho ordinato annaspando, ma anche sicura che non mi sarebbe successo nulla di che, bastava bere, sedermi e sì, sul tavolino c’era lo zucchero, ne ho messo un po’ su una mano e l’ho leccato come se fossi un cavallo – facciamo un puledro. Sono stata subito benissimo, la bella stagione mi è esplosa nel cuore, tornando ho fatto il giro per vedere i miei alberi preferiti, in piena fioritura, sentendomi profondamente privilegiata e grata.

Sabato c’è stata la presentazione del mio ultimo romanzo ed è stata una giornata spettacolare.IMG_0098

Barbara Webnauta e la sua amica Daniela, che già conoscevo, sono arrivate alle 11.30, sono andata a prenderle in stazione e da lì ci siamo mosse tra Castello e Cadorna fino all’ora di pranzo, quando ci ha raggiunti mio marito. Abbiamo mangiato proprio bene, in un bel posticino, e non abbiamo smesso un attimo di chiacchierare, una specie di lunga festa, le parole che fanno le capriole e si sposano col buon cibo. Paradisi in terra, ecco.

Poi ancora giri, in un caldo incredibile, con orde di turisti, verso Santa Maria delle Grazie e Sant’Ambrogio, due chiese che amo moltissimo, infine siamo arrivati da BibliothéCO, dove ho trovato la vetrina colma delle copie del mio romanzo, e alla spicciolata hanno cominciato ad arrivare i partecipanti, tra cui alcune amiche, mia sorella e lei, la mitica Chiara Beretta Mazzotta che avrebbe raccontato la mia storia, ed è stata pazzesca: ha iniziato parlando di me, del mio percorso, della mia persona, azzeccandole tutte e inanellando una serie di delizie tra risate e aneddoti. La forza delle parole quando si fonde con l’autenticità e la bellezza delle relazioni che funzionano e delle storie scritte in tempi pandemici e bui. Ho pensato che se nulla avessi saputo di quel romanzo, di certo l’avrei voluto leggere! Poi le firme, le dediche, le domande, gli abbracci, gli sguardi sciolti negli occhi di chi ha scelto di dedicarmi del tempo. La cosa più preziosa che abbiamo. Non dimentichiamolo.IMG_0097

Un po’ di corsa abbiamo accompagnato Barbara e Daniela al treno, ma poi lì c’è stato tutto il tempo per i saluti. Ed è quando mi è scesa la lacrima, perché rivederla mi aveva emozionata parecchio, ci siamo fatte così tanta compagnia durante questi due anni così duri, perché ero tutta scombussolata dalla presentazione, dal fatto che porca miseria, dieci anni fa ascoltavo CBM coi suoi Libri a colacioneeee su radio 105 e si era appena compiuto il miracolo di sentirla parlare di Anita. Ma chi se lo sarebbe mai immaginato? Le cose accadono quando non ci si arrende e ora la lezione è capitalizzare tutto il bello e metterselo in un posto caldo del cuore, per risfogliarne i colori nei giorni bui che inevitabilmente verranno. E’ la vita, su e giù, cadute, riprese, cose sode e vere per cui combattere e tornare in pista.IMG_0060IMG_0085

La scrittura di questi tempi

Marzo di due anni fa, e chi se lo scorda? Ci sono ottime probabilità che pure marzo 2022 ce lo ricorderemo. Nel 2020, chiusi in casa, personalmente pure con due mesi di cassa integrazione che avrei iniziato di lì a poco, scrissi un sacco, mentre ora, o meglio da mesi, lotto con una profonda mancanza di slancio: scrivo qualcosa, qualcosa che tende a non reggere sul lungo periodo, mi distraggo e mi faccio attrarre da altro, senza concludere granché. Ci sta, preferisco capire senza sforzarmi e prendere comunque il buono che la situazione scrittoria attuale porta con sé.

Innanzitutto è uscito il formato digitale di Quanto basta per essere felici, che Plesio pubblica in differita di qualche mese rispetto al cartaceo e subito è andato molto bene, al punto da essere già da due giorni primo in classifica nelle Novità Amazon più interessanti per la sua categoria. Il prezzo oltretutto è davvero appetibile, al momento in offerta a 2.79!

Sabato 26 marzo tornerò a presentare un mio romanzo, sempre Quanto basta ecc., ed è un piccolo miracolo considerata la difficilissima, se non impossibile, piazza delle librerie milanesi dove, mediamente vengo rimbalzata. Non, in realtà, che io mi proponga così tanto, non lo faccio proprio perché conosco il mercato con un’offerta culturale esagerata per cui non hanno bisogno di me. Un’altra faccenda è essere l’eroe locale di un paesino. Sono felicissima perché si tratta di una libreria davvero deliziosa, oltretutto a parlare del mondo di Anita sarà niente di meno che Chiara Beretta Mazzotta! Sulle presentazioni fisiche ci tengo a fare un distinguo: non c’è nulla di male a farle nei circoli culturali, in locali dove si mangia e beve (non mi sottraggo mai al fascino di un prosecco e due fette di salame), ma in quei casi l’autore deve fornire le copie, che si riporterà a casa in caso rimangano invendute, e, per quello che è il rapporto con l’editore di solito in pratica l’autore le compra scontate e tenta di rivenderle all’evento. Il concetto è semplice: se non riesce a venderle gli rimangono sul groppone. Nulla di male, l’ho fatto anch’io, ma in libreria i volumi invenduti rimangono sullo scaffale, in libreria l’autore non deve in alcun modo occuparsi della parte commerciale, maneggiare soldi. Per me questo fa la differenza. Ma ve li immaginate i grandi scrittori che girano con la cassetta degli spicci per dare il resto e la borsa coi libri? Direi di no.

Non è spocchia, è gavetta già fatta. E’ questione di ruoli.

Purtroppo esperienze molto tristi mi hanno messa in guardia: essere mossi da grande entusiasmo non serve a fare impresa, o meglio non è abbastanza. Occorrono soldi e competenze, se non hai le seconde con i primi te le compri. I collaboratori capaci si pagano, il cugino che fa le copertine non funziona! In un quadro editoriale difficile (l’aumento del costo della carta al momento è un grosso problema) continuano a spuntare nuovi editori digitali; il formato cartaceo è comunque garantito dal print on demand di Amazon e la cosa finisce lì. Io vedo editori senza un sito, o con un sito senza un dominio, appoggiato su wordpress. Con la mail gmail, ma diamine, se non hanno neppure i capitali per comprarsi il dominio, con quali fondi pensano di pubblicizzare le opere? Inviando il file ai vari bookblogger non troppo famosi, che ne parleranno giusto proponendo la trama e poco più, senza muovere chissà quali numeri? Così un’opera muore e un editore fallisce.

Sono ancora nelle condizioni di cercare un editore perché ho riesumato un manoscritto vecchio e stravecchio, un thriller, con l’idea di risistemarlo. Presenta un sacco di punti di forza, perché era stato scritto quando frequentavo un corso di criminologia ed era stato apprezzato dall’insegnante, in più il mio vicino di banco era un poliziotto che aveva seguito il caso Pietro Maso e mi aveva dato un sacco di consigli concreti (soprattutto per non scrivere strafalcioni sul modo di operare delle forze dell’ordine).

L’idea iniziale era di partecipare al concorso “Fai viaggiare la tua storia”, ma scadeva il 6 marzo e ho finito oggi, perché il lavoro da fare si è rivelato molto più complesso del previsto, quindi, niet. Strada facendo mi sono persuasa che a parte il tempo, il concorso non m’interessasse fino in fondo e ho preferito concentrarmi sulla fondamentale modifica ai luoghi delle vicende, inizialmente ambientate in una località balneare inesistente, che ho scelto di trasformare nella Riviera del Conero, per proporlo a “Fratelli Frilli” che pubblica gialli molto ben localizzati, dove la geografia di strade e luoghi deve essere precisa e realistica al massimo. Da lì l’idea di sottoporlo anche a “Todaro”, che ha la medesima linea. Ho un’amica che pubblica per entrambi e quindi un importante parere from inside. Tutti e due vogliono solo la sinossi, l’ho quindi mandata già da un paio di settimane e rileggendola oggi, ritengo che potrei aver sprecato un’occasione perché non era così ben scritta. “Todaro” super gentile mi ha già risposto che per fine aprile, forse anche prima, mi faranno sapere se sono interessati a leggere l’intero manoscritto.

Sinossi (ri revisionata) e testo completo li ho mandati oggi a “Golem Edizioni”. Spulciare i papabili – no, a quelli digitali di cui sopra, no, ai super big – è un altro lavoro impegnativo. Purtroppo Plesio è saturo di thriller e mi ha detto subito di no.

Altri editori non me ne vengono in mente, due belli e accessibili sono “Morellini” e Les Flaneurs, ma potete verificare voi stessi nei relativi siti che, orrore, pur non essendo noti come editori a pagamento, in effetti non chiedono soldi per pubblicare, ma per… inoltrare il manoscritto in valutazione sì. Sconcerto.

Avevo cominciato uno spin off sempre di Quanto basta ecc che proprio non va, nel senso non mi diverto a scriverlo, se non per brevi tratti. Quindi, visto che Delos Digital mi aveva espressamente chiesto se avessi un racconto weird per la nuova collana curata da Luigi Pachi, che nel genere è piuttosto noto, penso che lo dirotterò su quello.

In tutto questo, Nina Strick, ancora sotto contratto di scout, sarà proposta al Children’s book fair di Bologna che si terrà a breve e so che c’è chi si sta dando tanto da fare per lei, anche se spesso perdo le speranze.

Nel complesso sono contenta. Se avete librerie amiche interessate a me, parliamone; se pensate di venire sabato 26 marzo a Milano, parliamo anche di questo e circondiamoci di cose belle, che di brutte ce ne sono tantissime, senza che dobbiamo sentirci in colpa se non ci sentiamo in colpa perché non siamo in guerra. Questa è proprio la dialettica della guerra, manteniamoci grati, aiutiamo dove possiamo e al solito, stringiamoci nell’affetto reciproco dei nostri cari, libri compresi.

Le cose cambiano e cambiamo anche noi

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Le cose cambiano e ci costringono a cambiare di conseguenza, oppure cambiamo noi e diamo il via al cambiamento intorno a noi. Succede di continuo, si chiama evoluzione, nelle microscopiche faccende quotidiane, così come in quelle enormi che riguardano l’intera umanità.

E mai come in questi tempi ne siamo stati immersi. Due anni di pandemia e ora una guerra sull’uscio della nostra Europa. Ognuno sta vivendo il periodo come può, come la propria vita suggerisce e consente. Dal canto mio oltre a queste due situazioni condivise, si sono stratificate vicende personali di grande importanza. Emanuele oggi ha cominciato il suo nuovo lavoro, nello stesso settore. La sveglia è suonata mezz’ora prima del vecchio orario, del vecchio ufficio, ma senza che potesse indugiare, 35 km di tangenziale spesso intasata a fronte dei 10 precedenti privi di traffico. Almeno come primo giorno mi sono alzata con lui e gli ho portato il caffè a letto. La mia consapevolezza, la mia relazione con me stessa e con gli altri sono profondamente cambiate dopo tanti mesi di psicoterapia, è stata sempre interessante, a tratti molto dolorosa, talvolta pure rifugio bello, molto spesso impegnativa in un modo davvero faticoso. Sempre, sempre, sempre super utile. La fiducia che ho acquisito in me stessa è straordinaria, ed è solo uno degli aspetti del percorso che dà strumenti e istruzioni per usarli, ma poi è tutto nelle mani del paziente. 

Le esperienze totalizzanti come queste, oltretutto in un momento storico così estremo, ci mettono di fronte a scelte, bivi, ragionamenti continui. Il licenziamento è qualcosa di traumatico, anche se non si è sotto un ponte e non voglio parlarne oltre queste righe. Io e Emanuele, lo sapete, siamo una coppia molto solida e felice, ma non è il  mio lavoro. 

Tra le altre cose Natallia ha compiuto 18 anni proprio il giorno dell’invasione. E sta lì in Bielorussia ma a pochi chilometri dal confine Ucraino. Comunque sotto un regime da sempre. 

In questo clima mi è parso normale non postare l’elenco mensile dei libri letti ad esempio. Il disinteresse per cose che prima mi piacevano mi ha colpito più volte con violenza, la testa altrove, il cuore martellato. I rapporti da ridisegnare dentro a paletti che evitassero di farmi stare ancora così male, imparare a chiedere aiuto, perdonarmi, relativizzare sono operazioni complesse. Salvaguardare il mio matrimonio, non potermi permettere di fallire, di andare in panico e, allo stesso tempo, concedermi comunque di crollare se capitava. Il mio lavoro e la scrittura che non potevano essere messi da parte. 

Alcune amicizie non hanno superato lo tsunami: ho vissuto la cosa senza sensi di colpa, con un dispiacere minimo. 

Non siamo a un traguardo, la vita non ne ha, perché non è una gara, anche se spesso ci sentiamo in competizione con gli altri. Siamo in una fase, che potrebbe cambiare tra 5 minuti. La precarietà come unica certezza. 

Non è stato un periodo sabbatico, ma siamo riusciti a viverlo anche, non sempre, così. Tipo lunedì quando siamo andati a Le Cornelle con alcuni amici. Emanuele ha scattato oltre 600 foto, essendo Carnevale i bimbetti mascherati entravano gratis, e hanno fornito un doppio spettacolo, oltre agli animali. Ve ne propongo una, coi miei amati elefanti. 

No buy year

Per questo 2022, in realtà in ritardo, ho deciso di aderire al progetto  No buy year, ovvero un intero anno, nel  mio caso meno un mese e mezzo essendone venuta a conoscenza solo a metà febbraio, senza acquistare nulla in un determinato campo. Nel mio caso abbigliamento, calzature e borse. Unica eccezione la biancheria intima che, si sa, magari compri un bel paio di collant e trac ti si rompe subito e ti ritrovi sguarnita.

Un rapido recap al guardaroba mi ha conferamato che ho davvero tutto, e per certe stagioni, pure troppo. Non ho in previsione acquisti importanti come un nuovo piumino invernale, anche se quello in uso è piuttosto datato, e anche per le scarpe ne ho per qualsiasi esigenza, ed è proprio ragionando sugli stivaletti/tronchetti/scarponcini che sono partita. A novembre avevo bisogno di un paio non imbottito (ne ho due con il pelo dentro) che sostituisse quello nero consumato e buttato. Di quel peso mi era rimasto solo il tronchetto blu. Ho preso uno stivaletto verde militare che mi piace davvero moltissimo, già ribassato di prezzo, causa colore un po’ insolito. Nel negozio ne avevo provato uno grigio stupendo, più costoso e con un tacco non alto ma non comodissimo (preferivo una bella gomma carrarmato, infatti quelli verdi ce l’hanno), insomma, un po’ a malincuore l’avevo lasciato lì, per poi recuperarlo a gennaio saldato del 40%!

Affarone? Certo, ma non era una spesa necessaria, per niente. Va detto che lo shopping può essere assai consolatorio, talvolta unico momento di piacere in un periodo difficile, ma non deve né può diventare la regola. Per non parlare delle borse, ecco le borse, di ogni foggia, presentano un vantaggio enorme: non ci sono le taglie, non esiste il rischio che facciano male i piedi, si considera solo l’aspetto estetico e questo rende il loro acquisto ancora più compulsivo e appetibile. Io di borse ne ho 24, senza contare gli zaini/sacche sportive o quelle da spiaggia. Ho detto tutto.

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Insomma, valutato che non mi serve nulla, che la shopping terapia la posso fare anche altrove, tipo con i libri e i cosmetici, mi sono lanciata in questa sfida.

Che poi, per deliziosa che sia, e lo è molto, ma la borsa salvagente quante volte la userò? Chiaro che necessita tutto un abbigliamento abbinato (che non mi manca) ma subentra anche la voglia di cambiare, mentre meteo e luogo devono essere adeguati, perciò pur avendola pagata solo 15 euro, è di super plasticona, sono i classici soldi che avrei potuto risparmiare anche in virtù di un approccio più minimalista alla vita e un armadio più sgombro.

So che a volte sarà dura, ma sono molto motivata e credo che ce la farò!

Dove eravamo rimasti

Ci siamo lasciati il 4 gennaio, quella sera ho cominciato a sentire un freddo potente e strano e la notte gli effetti della terza dose di vaccino mi hanno provocato la febbre a 38.5, sono stata parecchio male ma in un lasso di tempo limitato e circoscritto alla causa. In concomitanza, il confronto proprio sui vaccini sfociava in uno scontro di cui torno a parlare perché è stato, in parte ma neanche poi troppo, la causa del mio allontanamento dal blog. Il punto cruciale, al di là delle idee opposte, è che Maria Teresa nei commenti ha affermato che io l’avrei mandata affan senza tanti complimenti. Cosa che non è mai successa, sfido chiunque a trovare dove e come l’avrei fatto, qui da me o da lei.

Così, giusto ieri che era la giornata della Memoria e di solito propongo un consiglio di lettura, ho deciso di scrivere questo post, poi rimandato per mancanza di tempo. Perché ieri? Perché la discussione è nata proprio per i paragoni tra le discriminazioni razziali e le attuali norme che limitano i movimenti di chi – per scelta – non si vaccina.

In definitiva mi è passata la voglia di condividere, anche se la rete è un luogo come un altro dove incontrarsi e ho conosciute persone importanti e vitali con le quali il rapporto è uscito dai social per attestarsi su una dimensione di carne e abbracci, ma ci si vive fondamentalmente fuori. Così non vi ho raccontato gennaio, la magia di tornare in Monferrato e sui Navigli, la nebbia fitta come non accadeva da anni, qualche lettura deludente, il mio nuovo racconto lungo appena pubblicato per Delos Digital.  La bellezza che ora quando esco dall’ufficio alle 17.30 è ancora chiaro, La ragazza che ascoltava De André che non esiste più perché Maratta Edizioni ha chiuso.

Il cellulare stamattina mi ha ricordato che il 28 gennaio 2021 ero al parco, ed erano già spuntati i primi Nontiscordardime. Chissà se ci sono anche a un anno di distanza? Non lo so, perché è stato troppo freddo per andare al parco ultimamente. Non lo so, come non so un sacco di cose, praticamente tutte della mia vita attuale e su come evolverà.

Però oggi c’è un sole spaziale ed è inaspettatamente caldino, dopo giornate orribili e gelide.

Oggi è quindi il giorno perfetto per riaffacciarsi qui.