Tornata dopo la vacanza in Camargue

15 Giorni a Saintes Maries de la mer, capitale e cuore della Camargue, terra selvaggia e affascinante che ci ha regalato una vacanza meravigliosa nella natura e riempito occhi e cuore di colori mai visti.

Ecco un assaggio. Le Saline rosa di Giraud. E adesso si sa, è dura, il ritorno, la ripresa, le rogne, c’è un po’ più di energia, ma anche tanta nostalgia.  Per il blog farò quello che riesco, ma vorrei esserci, ecco.

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Mentre faccio i bagagli (e altre 1000 cose)

Volevo scrivere qualcosa, ma alla fine non riuscivo mai perché sono giornate davvero complesse e preoccupanti ma prevalentemente per motivi di cui non posso parlare: il lavoro e il progetto scrittorio segreto, per cui il post non avrebbe avuto molto senso. Ne sarebbe uscita una lagna: mi sveglio alle 5.30 con gli occhi a palla, mi alzo, mangio zenzero nel letto per scacciare la nausea (lo stomaco ha subito anche il duro attacco dell’Oki, oltre ai soliti problemi legati alla somatizzazione), piagnucolo, tento di riacciuffare il sonno. Quando mi alzo sto ancora lì un po’ col groppone, poi mi do una mossa e avvio la giornata, facendo un sacco di cose, tipo andare in ufficio anche se sono in part time (oggi), tipo andare a prendere i nipoti al Grest e benedire ogni attimo di quella landa assolata che ci unisce, anche se nel frattempo il cellulare impazzisce di squilli rognosi per i problemi di cui sopra.

La testa è incapace di aprire il file vacanze, nonostante si parta sabato e l’accumulo compulsivo di cose da infilare in valigia (con la scusa del tanto si va in auto possiamo caricarla come ci va) inizi a essere ben visibile sul cassettone in camera.

E’ come avere un brutto raffreddore: ti curi, ma anche il fisico fa scendere in campo risorse e difese. Affetti e un po’ di razionalità intervengono e mi dicono che l’estate 2018 non tornerà, passerà – Dio, giugno sta già finendo! – in frettissima e buttarla via non è una bella idea. E’ utile fare qualcosa, cercare soluzioni concrete, e ce l’ho messa tutta, per ciò che è in mio potere e anche di più, davvero. Qualcosa ho ottenuto, cieli con orizzonti più sereni si affacciano oltre questo mese di calendario da sfogliare a breve, ma ancora molte incertezze purtroppo. Tuttavia piano piano, molto piano per la verità, sto cominciando a essere meno negativa, a considerare il periodo come un’onda che travolge e poi è destinata inevitabilmente a placarsi, lasciando sulla riva qualche rimasuglio. A dirmi brava che il timone ce l’ho ancora saldo, a dirmi bravissima che poi chi mi apprezza alla fine c’è e lo dice. A dirmi sei solo stanca, sali su quella macchina e lascia i guai a casa, al ritorno le situazioni si saranno di sicuro sbloccate, è la graticola che ti ammazza.

Perché questa prima metà dell’anno è stata un casino vero. Mi scappa da ridere pensando che il 10 febbraio invocavo un rallentamento, e non era ancora successo praticamente nulla. Mica posso saperlo se la seconda metà sarà tregua e arcobaleni o pure peggio.

Quindi, tocca proprio mettersi in marcia per passare il giro di boa del giugno/luglio, lo faremo in maniera molto plateale attraversando una frontiera di cui si parla sempre tanto a proposito di immigrazione e siamo molto fortunati perché sarà per andare in ferie e non per cercare una vita dignitosa.

Voi aspettatemi, così male che vada questa seconda parte del 2018 potrete leggere tanti bei lagna post pieni di idraulici, attese al pronto soccorso, rogne editoriali, ansia e malinconia brutta e mi batterete una mano sulla spalla, come sapete fare sempre tanto bene. Ma invece magari no, magari faremo insieme un brindisi lungo 6 mesi per guarigioni, firme sui contratti editoriali, allegria diffusa e risate collettive e pericoli scampati. Chi lo sa?

Ci rileggiamo verso metà luglio. Fate il pieno di energia e scambiamoci una corrispondenza d’amorosi sensi tra vivi!

Grazie per l’impagabile compagnia. Au revoir!

Amo il greco # 20

E’ sempre bello trovare un po’ di Grecia a pochi chilometri da casa, esattamente nel negozio della catena Tiger. E con questa foto speziata di buon auspicio per mangiatone da vacanza, la rubrica in ferie ci va sul serio e riprenderà il 25 settembre, saltando quindi le tappe di luglio e agosto.

Lancio però l’iniziativa estiva:

# Un angolo di Grecia a…

e invito chi, in terra ellenica ma anche no, troverà qualcosa di greco, a mandarmi una foto al mio indirizzo mail:

sandraellery.sf@gmail.com

o via whatsApp se avete il mio numero, che non mi pare il caso di rendere pubblico, ma potrete sempre chiedermelo via mail.

In autunno faremo uno o più post a tema con le vostre immagini, vi prego di partecipare numerosi e uscirà un gran bel catalogo! Potete aggiungere descrizioni, o ciò che vi va e naturalmente sarete citati e magari pure premiati, chi lo sa 😀

Il paesaggio del Salento ad esempio ricorda molto le isole ionie, ma anche altre località mediterranee, oppure potrebbe persino essere un ristorante greco a Londra, o una cena greca a casa vostra. Sbizzarritevi seguendo l’ispirazione della tag Amo il greco che ci sta facendo compagnia da quasi due anni! Grazie!

Karma, vino, orecchie e libri

Vabbe’, abbiamo tutti un karma, il mio è quello idraulico probabilmente, si è sgarruppato il rubinetto della cucina ed è venuto quindi una volta per capire quale fosse il lavoro da fare e stasera per aggiustarlo. Tipo che in un’altra vita eravamo amanti infelici, separati dagli eventi e ora ci dobbiamo ritrovare, però lo facciamo tra i tubi.

E ieri, un po’ disperata per il mal d’orecchio persistente, ho chiamato l’ospedale e ho prenotato una visita privata con l’otorino, conoscevo già il reparto molto efficiente. Morale non è l’orecchio, bensì una disfunzione temporomandibolare. Mai ci sarei arrivata da sola, per non dire che le cure fatte fino a ora non sono servite a nulla. Adesso OKI a manetta per partire guarita e a settembre consiglia valutazione odontognatologica, si scoprono sempre parole nuove, eh, da uno specialista.

Oggi sono successe un po’ di cose belle, fermo restando che andare dall’otorino ha presupposto una vascata di caldo che dall’ufficio è un viaggio vero, nonché assentarsi dal lavoro, cosa che non faccio mai, sotto scadenza, e tutto ciò bello non lo è stato per niente e sono parecchio provata dalla giornata. Tuttavia non avevo davvero alternative. Tutto sommato poi sto fastidio alla testa da quasi un mese mi stava anche un po’ preoccupando, e il periodo si stava rivelando di nuovo una fregatura per l’ansia tra le varie cose (mamma/lavoro/caldo), però Nanni ha tolto la fasciatura rigida e il mignolo è andato perfettamente a posto e io be’ io ho ricevuto una proposta di pubblicazione per il mio romanzo Non è possibile; non aggiungo altro non avendo ancora firmato. Sì, le ferie scrittorie alla fine uno parla parla (io) ma poi diventa pure difficile dire all’editore: il contratto lo leggo a settembre! Non so, è un po’ il mio carattere, prendo fuoco, segno zodiacale di fuoco del resto, poi mi calmo, ho proprio bisogno di fare scintille, fingermi risoluta, prendere decisioni forti, e poi ritrattare, anche se questo forse mi rende apparentemente poco affidabile, in realtà non sono così malvagia, la mia è una forma di protezione, poi alla fine quando le situazioni si evolvono, cambio la mia posizione all’interno di esse.

Abbiamo anche scoperto e sperimentato un’enoteca letteraria, vicinissima a casa! Una goduria con l’avvio di interessanti progetti di farci qualcosa con le mie storie, la proprietaria – figuratevi – era giornalista in Mondadori ha mollato tutto e ha aperto di recente questo locale, una vera scommessa! Le serate di giugno con amici sono sempre assai apprezzabili anche se, tornando al precedente post, io devo un po’ forzarmi per uscire: letto e doccia hanno grande attrattiva attualmente, poi però sono contentissima quando varco il portone delle opportunità, mediamente con un bicchiere in mano.

Ed essere fiduciosi che le possibilità ci sono nella vita, però bisogna sempre andare avanti, superarsi, mantenersi pure in equilibrio, che ormai siamo a metà di questo 2018 con la parola equilibrio appunto e mai scelta avrebbe potuto essere più azzeccata per me.

# I miei primi pensieri – Questo tempo tra caldo e libri

E’ la prima sera che ho caldo, mi sono fatta una vascata per andare a questa presentazione di Olivia Crosio perché la presentava CBM ma era piuttosto lontana, alla Feltrinelli RED di Sabotino, così ho scoperto che le Feltrinelli RED sono quelle dove c’è un bistrot all’interno, comprando il romanzo ti davano un talloncino col quale ritiravi drink e patatine, bello, fatto bene. Olivia Crosio e la sottoscritta sono entrambe presenti nella rubrica di CBM su Bookblister sugli esordi, ma come sempre accade con gli autori seguiti da CBM gli altri hanno preso il volo, io no. Cazzo cioè vorrei chiederle se sono l’unica del gruppo. Sono in un pantano, e le ferie scrittorie sono state interrotte dopo solo una settimana: tanti tanti tanti complimenti, chapeau ma eh puoi integrare ancora questo e pure quello? Se lo fai subito e non dubitiamo tu possa farlo col tuo ritmo, in settimana la editor potrà leggerlo. Va bene, no, non va bene, ma va bene, l’ho fatto. Però adesso non toccherò più manco una virgola, basta sul serio non che se ci sono cose da fare le farò a settembre, non le farò più mai perché la storia è conclusa. E poi ci sono queste sere meravigliose che giugno a Milano ha una luce che non c’è gara, o forse c’è solo con quella di dicembre delle luminarie, sabato sono venuti gli amici dalla Valtellina li abbiamo portati a City Life di cui in effetti dovrei parlare perché una zona così figa vicinissimo a casa è un up grade pazzesco in termini di residenza. Poi c’è stata la menata del mal d’orecchio che ho da inizio mese e quando sono lì lì per chiamare lo specialista e andarci privata, mi passa, poi torna, il medico di base, il sostituto a dire il vero, non ha visto nulla anche se non avevo lo strumento per guardarlo in maniera poi così approfondita, però a volta è lì che picchia quando sono concentrata sui numeri in ufficio. Già, il lavoro, una tegola che mi è caduta in testa settimana scorsa, una roba che non so come si svilupperà e mi ha gettata nel panico per 2 giorni, poi mi sono ripresa. Adesso voglio solo svagarmi, anche stasera non avevo tantissima forza di andare ma ignara dei miei vaghi programmi CBM in mattinata mi aveva mandato un vocale chiedendomi notizie e io volevo farle una carrambata e quindi proprio non potevo più non fargliela e sono andata, che se guardassi la voglia, be’ oltre alle docce non farei altro ma poi mi do una mossa e vado, vado. 10 Giorni e si parte, voglio solo sgombrare la mente e concedermi un relax assoluto tra giri e spiaggia e davvero mettere una riga tra la prima parte del 2018 piena di tribolazioni e la seconda che spero davvero sia migliore, come tutto sommato diceva pure l’oroscopo a crederci. L’Orso pure lavora a sfinimento, io almeno per quanto a volte sia tedioso ho il mio limite di orario e ciaone stacco. Leggo moltissimo, libri stupendi in effetti e poche cantonate. Leggo, penso, amo mando whatsApp di continuo a raccontarmi, a dirmi che la vita è bellissima anche se faticosa e se c’è l’afa di sicuro è peggio. Non volevo trascurare il blog, ma in giro c’è poco e non so cosa raccontarvi, vorrei dirvi qualcosa sul romanzo top secret, che è bello bellissimo e ho amato da matti Bruno e Matteo, vorrei dargli la migliore delle possibilità che ho avuto fin ora e uscire da questo stagno dove nuoto da 6 anni mentre gli altri vanno avanti e non lo so, boh mi butto sul divano con l’aria rarefatta che non soffia stasera e forse è solo colpa del prosecco e le patatine che vi giuro erano spettacolari. Olivia Crosio mi è sembrata molto semplice e in gamba e CBM è sempre un mito. Ecco.

15 minuti e la solita non rilettura, il modo migliore per raccontarvi questo periodo di stanchezza.

 

Mondiali di calcio: ricordi e mascotte

E così sono cominciati i Mondiali senza l’Italia. Il campionato del mondo riesce a risvegliare, non sempre in realtà, una passione calcistica di cui sono totalmente priva condivisa con un marito altrettanto disinteressato al pallone.

I miei Mondiali rimarranno sempre quelli del 1982, ero una ragazzina e potrei scrivere un post lunghissimo sulle emozioni e sui ricordi. Avevo il poster di Paolo Rossi appeso in camera, la sera della finale mi vestii con foulard al collo rosso, maglietta bianca e bermuda verdi, ero a Rimini, italiani in strada e nei bar, tedeschi – la Romagna è piena di tedeschi o almeno lo era allora, oggi ci sono i russi – barricati negli hotel. Praticamente almeno l’ultima parte dei Mondiali l’ho sempre vissuta al mare, perché di solito vado in vacanza tra giugno e luglio. Sono vecchia, vecchissima: ricordo benissimo persino quelli in Argentina, sì Argentina 78!  40 anni fa! Anche quella volta ero a Rimini e un bimbetto alla Pensione Guja, dove villeggiavamo, aveva una maglietta con lui:

Così, oggi mi sono riguardata un po’ le mascotte a cui sono più affezionata, di sicuro questa:

e anche questa la ricordo bene:

Italia 90 non mi scatena nostalgia particolarmente felice e sussulti di cuore e pure la mascotte non mi piaceva per niente, troppo poco pupazzosa per i miei gusti.

Non c’entra nulla, ma a proposito di mascotte mi va di proporre questa adorabile delle Olimpiadi, avevo la spilletta e già un’evidente passione per gli orsi, era il 1980. Altre cose che mi garba ricordare, flash che si affacciano nella memoria:

1986 Io mia mamma e mia sorella siamo a Milano, mio padre in Valtellina, immagino avesse dei giorni di ferie da smaltire, quindi noi donne andiamo a fare un giro di shopping in centro, ricordo ancora perfettamente cosa compro, e incontriamo una signora che andava nella nostra stessa Pensione Deborah sempre a Rimini e abita fuori Milano. (La Pensione Deborah, sostituì la Pensione Guja). Rincasate a mia madre viene una super scimmia per i Mondiali! 😀 Tant’è che propone di mangiare dei toast veloci, per vedere la partita, gioca l’Italia e noi, per scelta, cosa che per altro ho mantenuto da sposata, non abbiamo la tv in cucina. Figuratevi io e mia sorella, abituate e pasti molto sani e strutturati, alé, i toast ci sembrano una vera festa. A un certo punto telefona mio padre e mia mamma è assai sbrigativa dicendogli che c’è la partita! Credo sia stato uno di quei momenti un cui il coniuge si chiede se conosca sul serio la persona che ha sposato!

2006 Prima volta nel Conero con Emanuele, una sera surreale in cui gioca l’Italia, e noi non eravamo riusciti ad appassionarci neppure un po’, arriviamo in una splendida Sirolo (eravamo in un villaggio terrificante a Marcelli di Numana) avvolta nel silenzio, i bar senza televisore deserti.

2010 Festa Multietnica in Valtellina, io e l’Orso abbiamo il banco greco, e offriamo piatti ellenici, che ho preparato nel pomeriggio, molti i banchi africani, alla fine si balla sulle note di Waka Waka, una serata stupenda di allegria senza confini, in pace, con gastronomia da tutto il mondo. Mio padre collabora egregiamente all’organizzazione della serata, occupandosi dell’impianto elettrico. Se ci penso lo vedo indaffarato. “Papà” gli chiedo “sei riuscito ad assaggiare qualcosa?” Mi risponde di sì, col suo sorriso buono, non posso pensarci senza che mi venga un groppone difficile da scacciare.

2014 Io e l’Orso siamo a Gallipoli, sotto le tv appese nei vicoli della città vecchia si forma un putiferio bello di turisti, gioca la Colombia, perde e a noi spiace perché la proprietaria del Bed & Breakfast di Sirolo, dove abbiamo fatto tappa per spezzare il viaggio è colombiana.

Quest’anno mi dispiace per Nanni, disperato per l’assenza dell’Italia, ha deciso di tifare per Argentina e Senegal, ma il suo pronostico è molto chiaro, vi trascrivo le sue parole:

Lo sapete che il Mondiale di Russia lo vincerà il Brasile, perché nel calendario cinese quest’anno è l’anno del cane e in tutta la storia del mondiale nell’anno del cane ha vinto solo Brasile e Italia, ma l’Italia non gioca!

Non sono una che scommette, ma una puntatina magari la faccio!

Tormentoni

La stagione estiva non è ancora ufficialmente cominciata (ma per me inizia sempre il 1 giugno, in barba a meteo e calendario) e io ho già scelto quale sarà la mia canzone dell’estate.

E’ bastato un ascolto per farmi ripercorrere le tappe di una carriera, da Silvia lo sai, che spesso ha segnato anche momenti importanti della mia vita. E allora speriamo che sia davvero Una grande festa questa estate 2018!

Ma se tormentone ha la valenza negativa di dare il tormento, in questo caso dai, il tormentone musicale estivo è qualcosa di immancabile che mette pure tanta allegria e risentendolo anni dopo avrà la grande forza evocativa di rimbalzarci indietro, magari a un’estate particolarmente felice.

E quali sono per me gli altri tormentoni, i must have, i mai più senza, ecc.?

Mangio tantissimi gelati, preferibilmente nel pomeriggio e artigianale, cono e gusti stravaganti come i 7 pistacchi. Non li ho indossati per anni, convinta che mi stessero male, adesso invece adoro i vestitini e ne ho parecchi. Faccio fuori un paio di scarpe ballerine per stagione, se riesco le compro con i saldi e le tengo lì per l’anno successivo, tassativamente in un colore che stia bene con tutto, quest’anno sono d’argento, per mettere i sandali devono esserci proprio 40 gradi. Dall’inizio dell’anno ho letto 22 romanzi, mi attesto sulla mia media ma in estate c’è un picco, il picco da ombrellone e parchi, momenti perfetti. La bicicletta, ne ho due: una a Milano (inaugurata sabato, nuovo giro domenica) e quella storica in Valtellina i giri possono essere senza meta, per divertirsi, o per andare ad esempio a prendersi un bel gelato, sia in città che in montagna. I navigli, che sia cena o aperitivo, soli io e l’Orso o in compagnia, ci si va regolarmente.

Il mio vero rito rimane il mare, ho avuto la fortuna di andarci ogni estate da quando avevo 2 anni e mezzo e misi i piedi nella sabbia per la prima volta a Riccione, non ho saltato un anno e di questo ringrazio Dio. Romagna (tantissima Romagna), Liguria, Isola del Giglio (prima di Schettino), Marche, Versilia, Calabria, Campania, Sicilia, Sardegna, Puglia, Spagna, Baleari, Grecia (tanta Grecia), Cipro, Marocco, ho nuotato persino in Normandia e quest’anno si torna appunto in Francia, ma a sud in Camargue!

A parte la Grecia, di cui parlo sempre, il mio consiglio per tutti è l’amatissima riviera del Conero, non troppo distante per chi sta al Nord e neppure per chi sta al Sud, mare splendido, dintorni stupendi, cibo pazzesco, un tormentone di girasoli. Foto by Emanuele a Sirolo 

Ferie scrittorie, sul serio

Qualche giorno fa, una settimana forse, ho guardato il calendario e mi sono sentita catapultata a settembre, che sembra un’eresia: l’estate deve ancora arrivare, le scuole sono finite soltanto ieri e le ferie mica le vorremo saltare, eppure i conti sono presto fatti. Esattamente 3 mesi fa, era il 9 marzo, mi capitava l’incidente all’occhio, ebbene, nonostante in questi 3 mesi siano successe davvero molte cose, sono comunque volati e temo voleranno altrettanto in fretta anche i prossimi 3 e saremo quindi al 9 settembre.

Così, ho preso una delle mie celebri decisioni drastiche: mi sarei concessa lunghe vacanze scrittorie, sì, modello scuola. Ho valutato di cominciarle l’11 giugno, quando tornerò in ufficio. Lavorerò fino al 26 e il 30 partiremo per la Camargue, 27 28 e 29 farò la zia sitter e penserò ai bagagli e alle solite cose pre partenza, 3 giorni! Che figata, per anni ho avuto spesso solo una manciata di ore!

Torneremo il 15 luglio lavorerò di nuovo fino al 26 e poi part time e poi ancora ferie la settimana di Ferragosto. Mediamente trascorriamo tutti i weekend in Valtellina, e difficilmente mi porto il pc, l’ho fatto solo nel 2012, ma ero al primo lavoro con CBM che mi aveva consegnato la scheda di valutazione il 26  luglio. L’autunno si preannuncia difficile, purtroppo mia mamma dovrà sottoporsi a un intervento in anestesia totale, e attualmente sta ancora facendo fisioterapia per il polso. Speriamo davvero almeno nella tregua agostana in Valtellina, anzi che possa andarci già tra un mese.

In tutto questo io potrei scrivere un po’ a spizzichi, e nonostante sia stato il mio modo di farlo per anni, può sembrare stronzo dirlo ma ora sono su un livello diverso, che magari non porterà a nulla, ma è innegabilmente più complesso.

Quindi in definitiva mi sono detta: se arrivano le tre risposte entro il 10 giugno, bene, altrimenti in ogni caso quando arriveranno dirò “be’ ragazzi, adesso aspettate voi, che io sono in ferie!” Col rischio di perdere possibilità, ma con la concretezza di sapermi capace e di volermi quindi mettere sullo stesso piano di editori e agenti, che il rapporto deve essere alla pari. Anche se non lo è, perché là fuori c’è a fila di gente che vuole pubblicare e finché non sei un nome, sei solo uno dei tanti, per cui ci vuole un attimo a farti accomodare fuori. Ma io da mesi non ci sto più.

Di tre risposte ne sono arrivate due, praticamente in contemporanea, sul finire del part time il che ha significato solo una cosa: darci dentro. Non ho potuto annullare il resto della mia quotidianità, ma mi sono organizzata al meglio e avevo le idee chiare su come procedere. Si trattava di portare a conclusione due testi: Nina Strick con le indicazioni dell’agente soprattutto, ma anche della maestra che lo ha letto, del mio primissimo lettore Beta: Dario 8 anni entusiasta che mi ha mandato una recensione adorabile. Sulla prontezza di Roberto nel finire le tavole campione non avevo dubbi che sarebbe stato nei tempi. Inviato all’agente ieri mattina 😀

Il secondo lavoro era molto più impegnativo, è il romanzo di cui non posso parlare, che era giunto a un risultato molto vicino a quello richiesto dall’agente, ma così all’improvviso tra le altre cose ha innalzato il numero di battute minime da 300 mila (si era sempre parlato di 300 e io ne avevo scritte 357) ad almeno 400! 😦 tutto da rileggere, integrare sostanzialmente in 3 punti, trasformare i frequenti discorsi indiretti in dialoghi e molto altro sui cui tutto sommato mi sono trovata d’accordo a metà.

In entrambi i casi è l’ultima stesura, poi ci penserà la editor eventualmente. Nelle retrovie si è detto che si vede che dietro ai miei testi c’è una donna brillante, intelligente e colta, che ormai è assodato che io scriva benissimo, non stiamo più a parlare di questo ma del segmento editoriale che mi può accogliere. Fatica, tanta. Posta in gioco, alta. Tirarsi indietro ora sarebbe una vaccata, ma se ben ricordiamo il discorso di Gianni La Corte ecco, non volevo ansie, timori e robe brutte a circondarmi.

Sono riuscita a divertirmi ancora ritrovando le mie trame, e ieri sera dopo le 22 ho chiuso a 403406 battute. Domani lo invierò all’agente e appenderò il cartello qui a lato.

Manca ancora la risposte de Le Mezzelane, sollecitate cordialmente il 29 maggio hanno assicurato che in un paio di giorni avrebbero sbloccato la situazione, ma niente. Al Salone di Torino, un mese fa, parlavano chiaramente di “Far valutare il tuo romanzo in tempo reale” questo tempo reale si sta dilatando un po’ troppo, perciò se sarà no, prendo atto, se sarà sì, io adesso non ho proprio voglia di mettermi a leggere contratti, che bisogna sempre stare super attenti, sottoporlo all’agente, discuterne, no, grazie, se ne riparla a settembre. Come dite? A settembre è tardi se mi prendo questo tempo l’editore mi saluterà? Possibilissimo, ma una casa editrice che ha davvero a cuore un autore sa aspettare, non lo lascia ad altri, perché semplicemente lo vuole pubblicare lui, ad agosto è tutto fermo e settembre davvero è qui.

In me, ne ho parlato più volte, è avvenuta una svolta, ho esordito 8 anni fa, non ieri, sto facendo una gavetta sfiancante e semplicemente ho messo dei paletti, perché se le regole del gioco le fanno loro, la mia parte di gioco la conduco a modo mio.

Amiche: spesso diverse, eppure così vicine

Le passioni, i sogni: c’è chi scrive e chi canta, come Manila, una delle mie migliori amiche. Ricordo anni fa quando davanti a un aperitivo mi disse: “Sai, finalmente mi sono iscritta a scuola di canto.” Ne ha fatta di strada, quel locale dove ci trovavamo ha pure chiuso nel frattempo. Noi siamo andate avanti con le nostre vite, io con le parole, lei con le note, spesso consolazione nei momenti difficili. Bravissima!

 

Ciao Alessandra!

Il discorso di saluto al Salone di Gianni La Corte mi è piaciuto molto e per certi versi l’ho trovato illuminante. Vi consiglio di cliccare e leggerlo.

(…) senza farsi venire vertigini da ansie e timori di vario tipo è la frase che mi ha fatta meditare più delle altre sul lavorare sodo, perché quello non mi ha mai spaventata ne fatto difetto. Vertigini, ansie, timori hanno un valore negativo, portano a galla un’emotività dirompente che di sicuro mi appartiene e se questo inizio di post era in bozza prima che il GDPR mi fermasse ed è rimasto lì senza sapere bene come continuarlo e concluderlo, la morte di Alessandra Appiano mi fornisce ahimè del materiale.

Nell’articolo per Repubblica.it Annarita Briganti (che ho conosciuto) parla di dinamiche di un’editoria sempre più faticosa per tutti quelli che la mettono al centro della propria esistenza, come faceva lei (…) di piccoli sgarbi, occasioni mancate, risultati che arrivano ma in modo diverso dalle proprie aspettative; di lavori rincorsi e lotte che alla lunga logorano.

Alessandra Appiano io la vedevo bellissima e arrivata, con un Premio Bancarella vinto per un romanzo che avevo letto e non proprio collocato nei miei top, ma comunque di sicuro appartenente a quel genere di narrativa femminile alla quale iniziavo ad ambire.

Leggevo poi la sua rubrica di corrispondenza nel periodo in cui, ero sposata da poco, ero abbonata a Donna Moderna. Trovavo puntuale la rivista in casella il giovedì sera ed era la mia coccola del venerdì, quando – all’epoca mi gestivo in quel modo – rincasavo dall’ufficio, mi ammazzavo di mestieri (non avevo ancora un blog) e finalmente mi godevo la fine della settimana lavorativa, il divano e cominciavo sempre con la sua Posta di salvataggio.

Domenica sera siamo tornati da un pranzo in un agriturismo in Brianza, con amici. Bello, risate, buon cibo, mucche, cavalli. Ho sentito la notizia in tv, e in quel brevissimo intervallo di tempo prima che dicessero la causa ho pensato a un tumore, per poi scoprire che no, la scrittrice si era tolta la vita. Ora si parla di quanto lei fosse davvero speciale, di depressione, di amiche famose che la piangono e rimpiangono.

Io sono solo una che anni fa sperava di diventare come lei. Ora penso che l’unica speranza che dobbiamo avere è quella che la vita e i nostri sogni non ci travolgano. Di riuscire a convivere con vuoti e dolori, a far prevalere il bello e ad avere la capacità di affrontare con grinta il brutto. Banalità, certo. Sento uno strappo al pensiero che si possa patire al punto da dire basta, di non avere più interesse nella promessa di un nuovo giorno.

Ciao, Alessandra, ho fatto un pezzo di strada con le tue parole, mi auguro davvero che ora tu possa essere in un luogo migliore.