Cronaca dal maltempo

Se avete letto/sentito le notizie circa la mareggiata con tromba d’aria a Marcelli di Numana, dove abitualmente andiamo in spiaggia, sì, purtroppo la portata del fenomeno è impressionante, con stabilimenti balneari distrutti e molti danni.

Ieri avevamo in programma di andare a Recanati, la casa di Leopardi l’avevamo già visitata nel 2006, ma quest’anno si celebra il bicentenario de L’infinito, scritto appunto nel 1819 ed è in corso una mostra che non volevamo perderci. Infatti è stata meravigliosa, abbiamo poi fatto un bel giro nella passeggiata che termina appunto al Colle dell’Infinito e pranzato con prodotti tipici in un locale sulla piazza, poi, siccome la Torre del Passero solitario non avrebbe riaperto fino alle 16 abbiamo deciso di andare a Loreto per tornare dopo, ed è cominciato a piovere. Emanuele ha quindi proposto di rientrare al B&B, lungo la strada è uscito il sole, ma si è pensato di rincasare comunque ed è stata la nostra fortuna.

Dalla nostra struttura sembrava solo un grosso temporalone, con un paio di black out ma più giù si è scatenato ciò che potete vedere in rete.

Gocciolava appena quando siamo usciti di nuovo per cena, ma  abbiamo cominciato a renderci conto del disastro: alberi sradicati e la strada per Marcelli interrotta. Chiaramente è una tristezza, i locali della riviera danno il loro meglio all’aperto, la gente vuole mangiare fuori, magari ammirando il mare, invece tutti dentro, e la temperatura precipitata a 20 gradi!

Sta piovendo ancora abbastanza forte, ma le previsioni per domani danno bello e non mi rammarico per questo giorno perso, perché penso che sarebbe bastato un attimo per trovarci con un albero sull’auto, o in situazioni pericolose.

Quindi continuo a essere profondamente grata per questa vacanza, mentre mi spiace davvero per chi vede seriamente compromessa l’attività con la stagione estiva praticamente rovinata.

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Come in uno splendido quadro

Sorpresa! L’Orso ha portato il pc.

Ma solo oggi, grazie a quattro gocce di pioggia verso le 14, per cui si è deciso di tornare al Bed and Breakfast, mi sono decisa ad accenderlo. Ora c’è il sole e siamo qui, a goderci lo splendido giardino della struttura, tutto sommato molto meglio della spiaggia piuttosto affollata nel weekend (anche se noi abbiamo il nostro ombrellone fisso).

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La vacanza sta andando che è una meraviglia. Meglio di così non potrebbe e chi mi segue su whatsApp lo può ben vedere dalle foto dello stato: mare, sorrisi, panorami, calici di Verdicchio e ristoranti.  Dal lato della casa dove sono ora, verso gli alberi a sinistra nella foto, si vede il mare, ci sarebbe da stare qui a scrivere per ore, carica del portatile permettendo.

Emanuele ha fotografato i nostri amati girasoli (fiori del mio bouquet di sposa che più che un mazzo era una pianta più grande di me). Quest’anno sono stati piantati più tardi e al nostro arrivo (per la cronaca Milano-Sirolo 8 ore) non ce ne erano, ma ci hanno assicurato che fermandoci 15 giorni avremmo fatto in temo a vederli. Infatti oggi, sorpresa, erano lì, a fianco della solita stradina nel bosco che facciamo per tornare da Marcelli a Sirolo.

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L’unico elemento negativo è che abbiamo già superato il giro di boa di queste ferie. E adesso mi butto su uno di quei lettini che vedete lassù: l’operazione abbronzatura richiede ancora un po’ di impegno.

Vi abbraccio.

Ps. grazie di cuore per gli auguri di Buone Vacanze al post precedente.

Bye Bye

Sono arrivate le ferie estive 2019!

Grazie a Dio, possiamo permetterci 15 giorni nella splendida Sirolo, che se non la conoscete vi consiglio senz’altro, speciale in ogni suo aspetto. Non vedo l’ora di mangiare quei cartocci di olive ascolane passeggiando per le viette. Il classico aperitivo locale.

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La vista oltre quelle palme è un mare favoloso, perchè Sirolo è proprio una terrazza sul mare.

Non ho ancora imparato a scrivere i post dal cellulare, quindi ci rileggiamo dopo la metà di luglio. Non mancherò invece di aggiornarmi sulle vostre vicende, leggendovi nei vostri blog. Col cellulare mi riesce molto più facile commentare chi è su blogspot.

Questi due giorni sono stati torridi, come previsto, spero di non passare l’intera estate con queste temperature, purtroppo però il surriscaldamento globale non è un’opinione.

Vi mando un grandissimo abbraccio e vi ringrazio per essere qui col vostro affetto per me importantissimo.

Riflessioni di (quasi) metà anno, a ridosso delle vacanze

Oggi è stato il mio ultimo giorno di lavoro prima delle vacanze estive. Tornerò in ufficio il 16 luglio, aggiungendo qualche giorno di ferie al consueto periodo di part time.  Sabato si parte.

Con il romanzo YA ho raggiunto 50 mila battute in 4 giorni di cui 2 lavorativi e 2 nel weekend e pur trattandosi di una prima stesura che avrà notevoli problemi di varia natura, sono soddisfatta: ho delineato la seconda linea narrativa, dato vita ai mondi che intendo raccontare e cercato di capire se il cuore della storia potesse essere sufficiente per avere una trama interessante e proseguire. Ma se, come mi ha detto la cara Nadia in un vocale, “tu funzioni al contrario” perché mi sono buttata sulla scrittura proprio con l’arrivo del caldo (non ho l’aria condizionata in casa) mentre tutti boccheggiano e mettono uno stop, in realtà chiudo tutto già da stasera, perché ieri scrivere dopo cena si è rivelato estremamente faticoso, anche se – è questo l’importante – sempre più coinvolgente a ogni paragrafo.

Nulla mi vieta di pensare al mio romanzo e di continuare a elaborarlo mentalmente, tuttavia sono convintissima che poi quando ci si mette al pc la faccenda cambi e di parecchio. Ottenere nella forma scritta quell’affascinante situazione narrativa che funzionava tanto bene nella nostra testa è il vero punto cruciale per ogni autore. Adesso però mi aspettano due giorni interi di saluti-preparativi in cui occorre solo spegnere l’inutile e attivare la modalità light, altrimenti detta aperitivo mood. Sento la sottile ansia per la risposta che spero arrivi prima di partire, ma temo toccherà aspettare i primi di luglio. Sono fiduciosa che l’editore tenga fede alla promessa di quel metà/fine giungo, e siccome la metà ormai l’abbiamo oltrepassata, e la fine cadrà nel weekend, c’è un po’ di dubbio in merito. Solo che se da una parte un responso negativo verrebbe attutito dall’atmosfera vacanziera, dall’altra immagino l’aspettativa a ogni trillo di cellulare, ho seriamente voglia di lasciarlo in camera fino a quando l’agente non mi avrà contattata, lei sa che sarò al mare, e dire a mia madre che per urgenze, se non dovessi rispondere, di chiamare l’Orso. Perché comunque minchia con l’editoria si arriva sempre all’ultimo.

Lo scenario: rientriamo al B&B dopo una giornata in spiaggia o in giro, accendo il telefono, trovo un po’ di whatsApp di amici e familiari, forse qualche mail e magari dopo la doccia, in quella fase pigra che adoro mentre mi spalmo il dopo sole e controllo gli effetti e i danni dell’abbronzatura, leggo qualche blog e ops. l’agente mi dice che…

  1. che se fosse sì, mi sa che non succederebbe molto, a parte qualche urlo e abbraccio con Emanuele, qualcosa di teatrale, salti sul letto, balletti e robe tipo “sììììì, ma vieniiiiii!” la serata poi proseguirebbe come al solito. Senza festeggiare? Non proprio perché lì è festa ogni sera.
  2. che se fosse no, il momento di scazzo lo farei durare pochissimo, ce la farei, perché poi mi basterebbe guardare il panorama stupendo del Conero, il mare laggiù dopo un paio di curve, uscire e dover decidere solo in quale ristorante cenare.

Quest’anno abbiamo prenotato le vacanze piuttosto presto, prima dei nostri standard, in pratica, quando abbiamo ritirato l’auto nuova, Emanuele mi ha detto “E se quest’anno tornassimo da Claudia?” Nome della proprietaria di quella magnifica struttura. Gli ho risposto che con quella proposta mi faceva felice, sono passati esattamente 4 mesi da quando ho mandato la mail a Claudia, 4 mesi in cui ho aspettato Giove, e che si concretizzasse quell’oroscopo stellare nel quale in realtà non credo più, poiché ci sono due sagittari tra le mie conoscenze abbastanza vicine che quest’anno davvero non avrebbero potuto passarsela peggio.

Intanto ci siamo giocati mezzo anno, pazzesco, i giorni rotolano via con il turbo, con la certezza che purtroppo anche le ferie estive dureranno troppo poco, e la lentezza delle eterne attese editoriali sono un gran paradosso nella velocità di tutto il resto.

In questi ultimi giorni collegafigo è diventato zio e tutto l’ufficio ha in qualche modo partecipato e poi festeggiato la nascita della piccola. La mia meravigliosa città assieme a Cortina si è aggiudicata le Olimpiadi invernali del 2026 e se anche questa cosa ora sembra lontanissima, penso a quanto sembrasse lontano Expo all’epoca e sono già trascorsi 4 anni dalla sua conclusione, e so che pure i prossimi anni galopperanno e a noi tocca solo (solo si fa per dire) vivere al meglio di ciò che possiamo, con indulgenza verso i periodi di stanchezza tipici del pre-vacanze che capitano a chiunque, in cui sembra di non concludere molto.

Scrivere un YA

E’ anzi era da parecchio che non scrivevo nulla, nulla di nulla. Terminate le varie revisioni, in attesa di risposte, a parte buttar giù qualche abstract non avevo cominciato nessun nuovo romanzo, per il semplicissimo motivo che non mi erano venute idee. Temo che le logoranti lungaggini editoriali avessero il loro peso nel mio stallo. Mi andava anche bene, però il pensiero “Cosa scrivo a fare? Per avere un altro inedito nel pc?” è davvero poco creativo. In realtà avevo un gran bisogno di tornare a innamorarmi delle parole, di ogni singola azione concreta da affidare ai miei personaggi, di vederli crescere e prendere direzioni inaspettate. Tutto questo mi mancava in maniera pesante, volevo scrivere con l’ardore di non poterne fare a meno, di vedere scorrere le lancette implacabili, rubando il tempo al sonno, perdendo la possibilità di mangiare quei bei piatti che poi mi vanto di mettere su whatsApp cucinati con stupore da me medesima, ma scacciavo la sensazione con forza ogni qualvolta si affacciava, ricordandomi quanto fosse bello vivere una vita parallela nelle mie trame. Non fa niente.

Nel giro di pochi giorni ci sono stati tre flash interessanti su cui le mie sinapsi scrittorie si sono soffermate.

Ho terminato con piacere la lettura di Veronica c’è di Grazia Gironella. Ve lo consiglio di sicuro, nel link trovate anche la mia recensione a 4 stelle.

La mia agente mi ha parlato di un Young Adult per il quale sta aspettando il responso dall’editore dei miei sogni (siamo agli sgoccioli pure con quello, e queste cose emotivamente io le patisco un sacco) assieme al mio romance e mi ha detto: “di sicuro risponderanno prima per il YA perchè erano maggiormente interessati”.

In terza battuta ieri nel tardo pomeriggio mi sono vista per caso questo film che mi è piaciuto tantissimo e ho preso informazioni.

Insomma tre storie per ragazzi di cui due sicuramente godibili anche dagli adulti; del romanzo di cui mi ha accennato la mia agente non so nulla se non che è stato già pubblicato su wattpad (e che palle!)

Mi è così venuta una gran voglia di provare a scrivere un YA. Senza fretta, scadenze, ansie e menate varie, godendomi la traversata, ecco.

Ho cominciato ieri sera, era stata una giornata di stanchezza, e pensavo di non avere neppure la capacità di mettermi al pc, aprire una nuova pagina word e dare il via, invece mi è venuto facile. Il cuore della storia mi si era parato davanti nei giorni scorsi ora devo costruirci intorno un mondo e inanellare una serie di eventi e conflitti.

Anita, una tredicenne, la cui madre è morta quando aveva quattro anni di cui ovviamente ricorda poco, ha una normale vita da adolescente quando, mentre trascrive una ricetta su un quaderno che tiene a questo scopo, trova una pagina già scritta dopo l’ultimo piatto che aveva inserito. Pensa sia uno scherzo di una compagna ma si tratta di una lettera di sua madre, che a cadenza regolare comunicherà in questo modo con la figlia. Anita custodisce il diario e le emozioni di questo rapporto tanto singolare.

Il ricordo più nitido di sua madre era una collana formata da dischetti colorati simili a caramelle che lei chiamava “accobaleno”. Non era neppure certa che si trattasse di un vero ricordo, forse era una deformazione mentale per essersi soffermata di continuo davanti a quel ritratto appoggiato sulla scrivania di suo padre, dove la donna la teneva stretta al petto, mentre lei afferrava quel giro di perle piatte e multicolore con le manine paffute. Eppure le sembrava persino di poterle ancora sentire al tatto, lisce e di avere l’esatta percezione del clac clac che producevano quando sua mamma toglieva la collana e l’appoggiava sul comò in camera.

L’unica cosa che conta ora è aver ritrovato lo slancio. Scoprirmi ad andare avanti nella costruzione narrativa nella mia mente, mentre svuoto la lavastoviglie e faccio la doccia. Farmi domande a riguardo: “C’è bisogno di un compagno di classe affezionato?” Decisamente sì. E il padre? Si è risposato? Magari no, però ha una relazione stabile. Cose così.

Non sto andando dritta e filata come per La ragazza che ascoltava De Andrè per il banale motivo che quello l’ho cominciato ad agosto quando ero fresca e riposata dalla vacanze, ora sono cotta e ho continui cali di energia, ma è già un notevole risultato di cui sono contenta. E ora vado a preparare il pranzo della domenica, prima di ripiombare nei surgelati tipici di quanto la scrittura diventa prioritaria.

I miei insight di benessere

Ho davvero apprezzato molto questo post della cara e brava Silvia.

Così, oltre a consigliarvene la lettura, ho pensato di raccontarvi nel mio blog quali sono i piccoli insight che migliorano e, aggiungo, rallegrano la mia vita. Volutamente la scelta cade su situazioni davvero minime, flash di benessere racchiusi in un attimo, desideri appagati con poco, magari addiritture quei traguardi quotidiani serali atti a allentare la tensione dopo una giornata particolarmente faticosa. Sarebbe e in effetti lo è, troppo facile citare cose come le vacanze, una promozione sul lavoro, è ovvio che quelli lo siano, ma i microscopici insight sono impilabili per costruirci una personale scala verso l’intima soddisfazione che allontana la frustrazione, che, vissuta a lungo, può essere molto nociva.

  1. Un bicchiere di Tonica, rigorosamente Schweppes, imbattibile nel gusto amaro ma non eccesivamente. Mi piace anche la Lurisia, ma è troppo secca, le sottomarche dei supermercati invece, lungi da me voler sembrare spocchiosa, sono alquanto simili alla gazzosa o non sanno di nulla.
  2. Lavarmi i capelli a casa e ottenerli dritti evitando la testa modello muflone (Qui, a parte l’attuale stiratura chimica rifatta qualche settimana fa, va un po’ a chiul).
  3. Organizzare l’approvigionamento della spesa in maniera efficace.
  4. Buttarsi con fiducia su un nuovo libro, la cui lettura si è anelata per un po’ di tempo.
  5. Annusare i miei cosmetici provenzali prima di utilizzarli.
  6. Un pezzetto di cioccolato col caffè.
  7. Tenere tra le mani il sacchetto fragrante di pane del mio fornaio preferito, arrivare a casa e mangiucchiarne un po’, fino a rendersi conto di aver finito un intero panino, ops era meglio comprarne uno in più.
  8. Riascoltare su Youtube come in trance di seguito: Geordie di De André e Long Nights di Eddie Vedder e poi ricominciare all’infinito in una girandola emotiva che mi riporta a quando stavo scrivendo i miei due romanzi ancora inediti.
  9. Intrufolarsi nelle lenzuola fresche di bucato stirate alla perfezione, fare le fusa e dire a mio marito “Ma chi non stira non lo sa cosa si perde?”
  10. Osservare i cani per stada e ricordaseli al punto che quando se ne incontra uno simile li paragono e dico a Emanuele “Guarda, quel cane sembra quello là che c’era in campeggio sul Trasimeno!” o, in alternativa se Emanuele non è con me, dirgli poi  “Sai, oggi ho visto un cane che sembrava proprio quello là che c’era sul Trasimeno!”

Ieri ho saltato di farvi gli auguri per una splendida estate. Rimedio ora, in questa giornata che, almeno qui a Milano, è cominciata con un temporalone durato parecchio, con fragorosi tuoni e scroscioni d’acqua che, tutto sommato, sono stati pure piacevoli da ascoltare nel letto sapendo di avere una giornata priva di programmi, per cui potevo prendermela molto ma molto comoda.

Che sia una stagione ricca di scoperte che fanno bene al cuore, dall’angolo del terrazzo fino alle mete più lontane. 61530286_2903059656376502_459032760133091328_nImmagine presa dalla pagina FB ufficiale della Schweppes

Milano Fresh

Il post precedente ha avuto un’impennata di visite per cui ho pensato che WordPress fosse impazzito e non raccontasse la verità.

A sto punto ho deciso di continuare col filone e vi propongo due immagini milanesi passando dal green al fresh.

IMG-20190620-WA0000Ditemi se non è spettacolare questa fontana al crepuscolo (la foto è dello scorso settembre) che si trova nel meraviglioso giardino Giulio Cesare, non lontano da casa nostra. L’area, denominata City Life, è stata rivalutata e totalmente riedificata di recente, e sorge al posto dei vecchi e ormai inesistenti padiglioni della Fiera Campionaria, manifestazione che io da bambina/ragazzina adoravo. Siamo in una zona chic di Milano. A pochi passi sorge da un anno e mezzo un centro commerciale che, per quanto io non li ami, devo riconoscere è super bello. In mezzo la fermata della metrò Lilla “Tre Torri”, comodissima.P_20190616_123407_HDR

Non sono certa che la fotografia qui sopra evochi il fresco, forse no. Però ci tenevo a mostrarvi – siamo sul Naviglio Grande, gitarella cittadina di domenica scorsa – quella tettoia/ombrellone perchè è fatta di bottiglie di plastica usate. Un modo quindi super ecologico di riciclo creativo che comunque garantisce un po’ d’ombra, quindi a pensarci bene fresh lo è.

Qualche intoppo e mi sono ritrovata in riserva di energia, sfatta a cercare di tenere insieme la quotidianità, perlopiù arrancando. Questo fino a quando non ho realizzato che è così ogni anno a ridosso delle vacanze, non devo preoccuparmi di nulla. Le rogne si sistemano, le cose si fanno (prima o poi) ed è davvero poco ciò che a riguardarlo tra qualche tempo sarà stato determinante nell’economia della nostra intera esistenza. Mi infurio al momento perchè abbiamo disdetto il contratto con Tiscali passando a Wind e ci manda ancora bollette (domiciliate in banca e quindi verranno pagate in automatico), è chiaro che la faccenda va risolta (si sono sbagliati, ops sempre a loro favore eh) ma non è che posso andare a male io. Ho trovato la bolletta nella casella della posta una sera in cui era già tardi, perchè ero passata da mia mamma; dovevo cercare le copie dei bonifici per il rifacimento dei serramenti (2011) perchè la commercialista non si accontenta di tutta la pratica per il rimborso e mi ha chiesto pure quelli e trac all’improvviso: black out nel palazzo. Cose così. E altro, di seguito, incastrato e sovrapposto. La commercialista chiede altri documenti, l’Orso si dimentica di me e va a casa lasciandomi in azienda (si ricorderà un’ora abbondante più tardi e tornerà a riprendermi), un funerale, un certo numero di clienti rinco.

Comunque sto bene. Stranamente non abbiamo programmi di vita sociale per il weekend, quindi credo che lo trascorrerò a fissare il soffitto, bucandolo con lo sguardo per andare oltre e immaginare scenari nuovi da trasformare in storie, da capitalizzare per il dopo vacanze. Scrivere non è mai stato così a portata di cuore.

Milano Green

Con l’arrivo del caldo spesso i milanesi nel weekend lasciano la città, o almeno la domenica per una gita. Sono in molti ad avere una casetta fuori e comunque, alla peggio, un’escursione, sperando di non rimanere troppo imbottigliati nel traffico al rientro, è alla portata di tutti. Personalmente a parte l’aria condizionata che detesto, presente un po’ ovunque a Milano (quest’anno poi la sto proprio patendo tanto, ho appena preso un Oki che la giornata odierna mi ha stesa in tal senso) e nonostante abbia la possibilità di evadere, rimango volentieri qui a scoprire o a rivedere luoghi di incanto nel verde che inaspettatamente spunta e rinfresca, molto più di frequente di quanto i detrattori della mia città dicano.

Oggi ve ne mostro due molto volentieri.

P_20190616_124357_HDRP_20190616_124303_HDRQuesti due scatti by Orso sono stati fatti domenica 16 al Vicolo Lavandai, uno degli angoli più suggestivi di Milano. La viuzza parte dal Naviglio Grande (si trova sulla sinistra andando verso la Darsena) e ospita, oltre a questo antico lavatoio che suggerisce un’immediata idea di freschezza, alcuni studi artistici di pittori e fotografi davvero molto interessanti. Sul fondo, prima di sbucare di nuovo sull’Alzaia, ho visto che c’è un nuovo Cocktail bar un po’ nascosto, anzi super nascosto rispetto ai tantissimi che affollano le due rive del Naviglio (chiamate la Ripa e l’Alzaia).

IMG-20190616-WA0008Questo naviglio invece, meno famoso, si trova da tutt’altra parte, si svolta a sinistra da quell’arteria molto trafficata che è Viale Monza, e, all’altezza della fermata della metropolitna Turro (circa), c’è la Martesana; entrando in Via Tofane il panorama passa da “delirio di automobili” a “tranquilla oasi” che ricorda – con un po’ di fantasia – la Petite Venice di Colmar. L’attrazione del posto, motivo principale per cui ci sia addentra in Via Tofane, è il celeberrimo ristorante greco Mykonos, meta del mio primo appuntamento con l’Orso. Via Tofane ha visto il nostro primissimo bacio! In realtà anche una sosta nel fresco della Martesana merita molto. La foto risale a domenica 9 giugno quando siamo tornatati con piacere al Mykonos con amici.

Non c’entra nulla ma siccome non mi pare il caso dedicargli un intero articolo, vi aggiorno qui circa gli sviluppi sul nodo da sciogliere di cui al post sotto questo. Ho appreso con gioia, ma soprattutto con tanta ansia, che il mio Nina Strick è stato selezionato con altre due proposte di serie di gialli per ragazzi, dal comitato di lettura di un arci noto editore per l’infanzia. Ora tocca al proprietario in persona scegliere quale (soltanto uno) pubblicare. Non so quando deciderà e se matematicamente ho il 33,3% di probabilità di farcela, so purtroppo anche che saranno diversi i fattori determinanti, e la qualità del testo potrebbe non essere la principale. Se dovesse esserci, non ho idea di chi siano i miei avversari, un autore già un pelino famoso, sarebbe avvantaggiato. Anche il target di riferimento dei piccoli lettori sarà molto importante, mi è parso di capire che i tre testi non si rivolgano infatti alla stessa fascia di età, se preferissero i piccolissimi – 6/7 anni – io sarei esclusa. Mr X dovrà vederci una scintilla di progetto commerciale e ritenerlo promettente in termini economici.  Non sto sperando che gli altri due siano brutti, immagino che ognuno abbia alcuni elementi appetibili, mi auguro soltanto che vengano valutati con onestà.

Farsi leggere a questi livelli è sicuramente un gran traguardo e per questo posso solo ringraziare Cristina, la mia agente. Non è facile costruire una squadra per nuotare insieme in un mare di squali, tra burrasche e pirati. Chissà se toccheremo terra!

Delusa ma non arresa

Sono appena rientrata da un bel giro in bici, niente di trascendentale, un percorso che farebbe sorridere gli sportivi, ma per me è stato semplicemente ciò che ci voleva per liberare la testa e far esplodere le endorfine, sotto un cielo un po’ incerto che andava via via aprendosi in un sole più deciso, quando abbiamo attraversato il parco.

L’estate non è la mia stagione preferita (va bene, ufficialmente manca una settimana) ma ha indubbi aspetti interessanti anche in città, se fossimo in inverno, ma sarebbe bastata quella primavera schifosa che abbiamo avuto quest’anno, sarebbe stato più complicato scaricare la tensione.

Casualmente, faccio un passo indietro, in settimana il blog mi ha proposto nella side bar (segno che qualche lettore era finito in quel post) un articolo di un anno fa, da lì ho riletto tutti quelli di giugno 2018 e mi sono detta: caspita, certo che l’anno scorso stavo proprio attraversando un periodo brutto, ora va molto ma molto meglio. L’ho pensato e l’ho esternato ad alcuni. Eh sì, l’anno scorso mia mamma stava facendo la riabilitazione dopo la frattura al polso ed era parecchio prostrata dalla faccenda, io stavo entrando a grandi falcate in una situazione lavorativa orribile che sarebbe durata 6 mesi con conseguenze inimmaginabili e un rischio concreto di trovarmi senza posto di lavoro dopo 30 anni, e sulla scrittura arrancavo per mettere insieme le parole, senza mai vedere una fine che soddisfacesse il committente. Ero pressochè terrorizzata all’idea di non godermi le vacanze e parecchio imbufalita con il marasma che avveniva intorno a me, mio malgrado.

Oggi mia mamma sta benone, sono mesi che la vedo persino più positiva. Si appresta a trascorrere il suo periodo in Valtellina, mentre noi tra due settimane, traffico permettendo, avremo già raggiunto Sirolo. Al lavoro sono in atto nuovi cambiamenti poco piacevoli, è vero, ma niente in confronto al delirio di 12 mesi fa e ho il conforto effettivo di vedere l’Orso molto meno stressato da quando ha accettato la proposta e ha cambiato ruolo in azienda. Il suo coraggio di raccogliere la sfida e il cambiamento è stato premiato.

La scrittura continua a essere un punto irrisolto. E risiede proprio lì il motivo della mia evasione sui pedali: ieri pareva sicura la definizione di uno snodo editoriale che ci sta tenendo incagliati da un anno; era infatti in programma – ed è evvenuto – un incontro, ma non si sa come, la riserva non è stata sciolta, siamo ancora lì a non sapere cosa intenda fare l’editore che ha il mio testo, a sto punto uso questo termine, in ostaggio.

Potete ben immaginare le mie aspettative, c’erano i presupposti che andasse pure bene eh, invece boh.

Passata la frustrazione contingente, grazie alla piacevole sensazione di benessere derivata dall’aumento dagli ormoni, dai neurotrasmettitori, da quella roba lì insomma, con qualche confronto via whatsApp con gli amici messi al corrente della questione, e una super doccia, ora guardo con distacco la pochezza di un mondo, quello editoriale, che non ha alcun senso. Leggevo che dopo la fortunata serie Tv trasmessa da Sky “Chernobyl” il turismo in quella zona è aumentato del 35%, tanto che si stanno lanciando appelli per fermare le invasioni barbariche di influencer che arrivano alla Centrale a farsi selfie cretini, magari pure in pose sexy. Influencer che poi sono gli stessi osannati dagli editori che aprono loro le porte con solerzia. Tutto questo non c’entra nulla con la mia scrittura, non voglio che c’entri nulla. Perchè poi se mi parli di Chernobyl a me si apre una diga, io il romanzo su quella tragedia, chiaramente declinato all’esperienza di ospitalità e non al dramma nucleare, l’ho scritto, pubblicato, ed è anche piaciuto ma non ho centinaia di migliaia di follower sui social, e quindi il suo successo è stato relativo. Ma per me è stato un successo enorme riuscire a scriverlo, partendo dal diario che ho tenuto qui sul blog quando ospitammo Natallia, in questi giorni di sei anni fa. Ho impiegato due anni, cinque stesure, ho pagato una editor che mi tirasse fuori dallo stallo di una narrazione faticosa, mi sono impegnata affinchè uscisse esattamente per il trentesimo anniversario del disastro e adesso spero solo che non arrivi un youtuber a raccontarci che sua cugina sta ospitando una bimbetta bionda e tutti corrano a dirgli “minchia, zio, che storia troppo galla!” E il romanzo faccia il botto.

C’è un’onestà nei miei testi, uno studio continuo, una competenza e una passione maturata in anni di durissimo lavoro che, passerò per presuntuosa, chi ha una fama pregressa in altri campi si sogna. E dico pure bravo a chi sa imporsi per meriti che non vedo, perchè piace alla massa, e di fronte a certi fenomeni io alzo le braccia e pure bandiera bianca, ma per favore, non chiamateli scrittori, non offrite loro un regno attraverso scorciatoie che portano al nulla sulle pagine o a libri scritti da altri.

La mia scrittura non si arrende, magari la mia carriera sì, nel senso che continuerò nel mio piccolo club privato di voi, ma smetterò di propormi.

Io non mi faccio il selfie col reattore, io sogno di andare in Bielorussia e riabbracciare Natallia, questa è una storia da raccontare, il resto è la miserrima condizione umana nella quale il mondo sta precipitando, editori compresi.

Vi abbraccio.

Ultimo giorno di scuola, anche per la zia

Oggi è l’ultimo giorno di scuola anche per me.

Mi inconterò con Nanni in metropolitana e lo porterò a un’attività extrascolastica non proprio vicina, ieri stessa cosa, ma un’ora prima e abbiamo mangiato insieme una piadina, desiderio che lui aveva espresso ed è stato accontentato, nonostante la mensa fosse ancora operativa. Cecilia sono andata a prenderla martedì, ultimissima volta nella vita: è in V e a settembre cambierà proprio scuola, che lì le medie non ci sono. E poi sarà autonoma nel percorso, Nanni lo è già ma se nel pomeriggio fa altro fuori tocca accompagnarlo. Di ritorno ieri ho preso un caffè in un bar dove andavo sempre con Nanni, quando ancora lo aspettavo nell’androne dell’Istituto, prima che si smartizzasse, era un momento nostro molto caro: io caffè e lui si leggeva la gazzetta in dotazione del locale, ora chissene del quotidiano rosa, le notizie sportive le legge sul telefono. A volte ci scappava un dolcetto per lui, e che forte quando hanno fatto l’assaggio gratuito di crepes farcite!

Coi ragazzi è così: continue chiusure di capitoli e di epoche che non potranno tornare e il percorso di studi scandisce alla perfezione il ritmo di crescita. E anche il mio di zia, che in questi tre anni di part time li ho visti cambiare, formarsi e camminare spediti o talvolta arrancare verso l’età adulta. Ho imparato come modificare il mio passo, tentando di diventare un punto di riferimento. Sono profondamente grata alla mia decisione circa il part time e alle circostanze che l’hanno reso favorevole (il mio capo, mio marito) per stare con loro, certo ma anche per molto altro.

Porto cartelle macigni, accompagno, aspetto con un libro, facciamo discorsi e spesso anche no: capita che il silenzio ci avvolga e quando capisco che, soprattutto Nanni non ha troppa voglia di chiacchiere, lo assecondo, che per maturare occorre il sole, ma l’ombra dell’adolescenza si sta posando su di lui e ricordo bene quanto sia difficile anche se a volte mi fanno entrambi andare fuori dai gangheri.

Lunedì partirà il centro estivo, lo scorso anno sono andata a prenderli qualche volta, ma quest’anno torneranno da soli e comunque io martedì ricomincio a lavorare. Il prossimo giro di part time sarà quello vacanziero per me e quello successivo per loro. Insomma oggi è proprio la fine.

Il tempo dei giochi è terminato da parecchio, forse complice la casa più grande, per cui ognuno ha la propria cameretta, l’aumento dei compiti, e anche il fatto che la differenza maschio/femmina ora si avverte maggiormente, ma quando rincasano e mia sorella non c’è, dopo doccia-merenda non ci si butta più per terra, nell’area gioco, con i lego. Quante storie ho inventato per loro, quante da continuare la volta successiva come una serie tv tutta nostra. E’ già nostalgia. E’ già vederli scappare e non poterli acciuffare – non sarebbe neppure giusto – verso una strada che non potrà essere sempre e solo in discesa.

Oggi si conclude la stagione 2018/2019 e per Cecilia la scuola primaria, al portone l’aspetta il lancio dei coriandoli, mentre un turbinio di feste, balli e spettacoli ha già avuto luogo. Ci sono medaglie, corone di alloro e cappelli col tocco. Cose che per la mia generazione non esistevano proprio: ultimo giorno? Ciao, ciao buone vacanze, fine delle trasmissioni. Forse ora si esagera: sono tutti stanchi e ieri Nanni al Talent Show manco ci è voluto andare, e secondo me ha fatto pure bene.

Oggi è un giorno un po’ da tirare su col naso, nonostante giovedì scorso anelassi una tregua dopo un giro sfiancante all’oratorio, chiuso, dove si sono aggiunti due amichetti e una conseguente tragedia di “cosa facciamo adesso?”, gelati caduti per terra e ciondolamenti tra panchine e fontanelle in una giostra senza senso. Ero uscita di casa elle 14 per rincasare alle 19.30 praticamente morta. Poi però mi mancano, mi mancano soprattutto i loro tuffi ancora bambineschi “Zia, vuoi uno sciroppo, indovina che gusti abbiamo? Facciamo che eravamo al bar!”

Facciamo che, la vita si gira all’improvviso quando capisci che no, non si può fare che, cambiare scenario e ricominciare, mettendo via le costruzioni e tirando fuori il Cluedo, facendo finta che il banco della cucina è quello del bar, e Nanni un barista strampalato.

La vita è diversa, se ti annoi o non ti garba, tocca stravolgere parecchio e questo non è mai indolore, ripartire e costruire sulle macerie significa impastare i mattoni col sangue.

Vi abbraccio, nipoti. Grazie per tutta la spensieratezza che mi date, spero tanto che duri ancora un po’.

E adesso davvero: che sia una felicissima estate!

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