In equilibrio su una lunghissima estate – Benvenuto autunno

Per il calendario ci volevano ancora ben tre settimane prima che l’estate iniziasse, ma in questa foto del 28 maggio c’è il mio primo aperitivo nel dehors, ero in maniche corte ma rincasando ricordo che venne su un bel ventaccio. In ogni caso la bella stagione stava galoppando verso i lidi promessi.

Un’estate lunghissima a livello climatico che sta durando ancora, ma oggi è ufficialmente al via la mia stagione preferita. Va detto che questa temperatura ora è perfetta anche per me, ma dell’autunno amo certe atmosfere, i colori e l’approssimarsi del Natale. C’è chi si gusta al mare un ultimo scampolo di vacanza: quella girovaga della mia beta lettrice, che si porta il mio manoscritto in Croazia. Questi scatti mi fanno gongolare e ben sperare: la lettura in spiaggia ha una sua sacralità, e se il testo non l’appassionasse credo che lo lascerebbe volentieri in camera, in favore di altro.  

Quattro mesi dunque, di un’estate molto calda, spezzata da più temporali che non ne hanno ancora decretato la fine. L’estate della Camargue e dell’equilibrio per me, ne abbiamo parlato tanto. E questa coda estiva col suo tipico rientro in città, chi prima, chi dopo e la riprese delle attività di ognuno mi è spiaciuta meno (di solito è un periodo che sopporto poco) rispetto ad altri anni, proprio per il sole caldo e per l’immenso dono del romanzo di cui vi ho parlato, per cui non smetto di essere grata, e di svariate piacevolissime uscite. Purtroppo però perdurano i problemi lavorativi, che hanno caratterizzato gli ultimi mesi, siamo infatti ancora nella burrasca. Per ora con la conseguenza del trasloco dell’ufficio, si va in una palazzina a 20 metri collegata da un tunnel, ma un po’ di casino lo crea, ho trovato documenti del 1972, tanto per dirne una, per dirne un’altra, la nuova stanza è molto ma molto più piccola e staremo davvero stretti. Quando in azienda ci chiedono dove ci mettono e lo diciamo, la risposta è sempre “ma ci state tutti?” No, ma in qualche modo faremo. Lo spazio in braccio a collegafigo è il più ambito.

Ci sarebbe anche altro, ho scritto il pezzo almeno tre volte, cancellandolo per il rispetto della privacy di altri. Speriamo che vada bene, ecco, che la preoccupazione diventi presto sollievo e si riparta in questo autunno che vi auguro di cuore sia ricco di buone notizie per tutti voi, miei carissimi lettori, e anche per me e i miei cari, soprattutto per chi in questa estate ha tribolato.

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Completare la prima stesura in un mese? Fattibile ma… # 3 Le emozioni

Scrivere la prima stesura è fondamentalmente, almeno per me, una questione emotiva. La tecnica arriva dopo, sebbene una prima stesura non totalmente di getto aiuti a non dover riscrivere e buttare una marea di pagine. Nel tempo si impara davvero a valutare i propri testi con lucidità, e se anche si oscilla tra “che capolavoro” e “fa cagare” si sa perfettamente cosa funziona e cosa un po’ meno. Può anche darsi che ciò che non va funziona meno venga comunque lasciato, perché contiene qualcosa di buono, e perché – coi dovuti limiti – ogni libro ha pagine meglio riuscite di altre.

Questo libro potrebbe essere il mio best. Ho amato infinitamente Le affinità affettive e i lettori mi hanno dato ragione, è quello che ha venduto di più, e ho creduto a lungo che non sarei mai stata in grado di eguagliarlo. Poi forse grazie proprio al patimento del rosa, e alla voglia di far vedere a non si sa bene chi, cosa so fare, senza presunzione ma soprattutto senza catene, grazie anche all’aver messo insieme tutti gli insegnamenti giunti da svariate parti, LRCADE (acronimo del lungo titolo) è sgorgato come un fiume, e io ho dovuto solo mettere i giusti argini, affinché la bellezza non si trasformasse in un’inondazione tragica. C’è De André su tutto, che non ha bisogno di spiegazioni, c’è Luz un personaggio minore ma molto incisivo che è proprio come Virginia, nasce dal nulla, funzionale alla storia e prende spazio, pur sapendo stare al suo posto, non diventa protagonista ma credo si incollerà ai lettori, come ha fatto con me. C’è il mondo di una famiglia coi suoi casini, credibili perché patrimonio di tutti noi, ci sono i sentimenti, ci sono pochi uomini, che alla fine be’ sono i nostri gregari.

Ci sono stati due episodi, che chiameremo “vitello” e “biciclette”, il primo l’ho vissuto io, il secondo un’amica, che volevo a tutti i costi inserire nel libro, anche se a voler guardare non c’entravano una mazza. Ma erano talmente potenti e praticamente pronti, che sarebbe stato uno vero spreco di bellezza non utilizzarli. Così, quando sei in quei rari momenti perfetti in cui tutto sembra ancora possibile, in pochi attimi (il tempo di scendere a gettare la spazzatura nel caso “biciclette”) ho avuto la folgorazione su come ficcarceli, e per il “vitello” semplicemente mi sono messa a scrivere i fatti, creando un contorno basandomi su qualcosa di minimo (c’è un vitello, c’è un veterinario affascinante, vediamo dove la cosa mi porta). Questi due capitoli credo che siano tra i più riusciti.

Mi ha emozionato tantissimo scriverlo, saperlo mio, rendermi conto che la mia caparbietà mi stava risarcendo. Ho mandato messaggi vocali whatsApp ricchi di entusiasmo ai miei amici, con il preciso intento di non cancellarli, per poterli riascoltare quando verranno i giorni storti, che inevitabilmente il confronto con l’editoria porta con sé. E ora va, è in mano alla lettrice beta, che ringrazio dal profondo per la disponibilità e la bravura. Vediamo cosa mi dirà…

Completare la prima stesura in un mese? Fattibile ma…# 2 La storia

Con tanta buona volontà e l’energia giusta, quella che probabilmente si ha solo dopo un periodo di vacanza, abbiamo visto nel post precedente che tempo e concentrazione si sono trovati. Ma la storia? Sembra assurdo mettersi a scrivere senza avere una storia da raccontare, sembra talmente logico doverla avere da non doverlo neppure dire, no? Eppure no, non è così. Si chiama committente ed è chi, per svariati motivi es. un concorso a cui vogliamo partecipare, ci chiede una storia. Badate bene, l”insegnamento più importante di questo processo creativo sta tutto lì, se si ha una storia, se la si scrive nella testa ovunque: sotto la doccia, in fila alla cassa al supermercato, durante le notti insonni, tutto risulta molto più facile e persino più bello. Non averla e cercarla è deleterio ed è una trappola nella quale non voglio cascare mai più.

Dunque, l’urgenza narrativa. La mia era un po’ atipica: avevo un’assoluta esigenza di rimpossessarmi della via creativa, di inventare un mondo, di buttarmici a capofitto, dopo l’esperienza che non esito a definire traumatica (sempre in un ambito scrittorio, sia chiaro) del rosa, ma ero ancora priva di una storia. L’ispirazione può essere chiamata a noi, ho riletto quindi le trame della Biblioteca Scarparo e ho scelto questa. La trama poi è diventata solo una traccia piuttosto minima all’interno del testo ma è bastata per cominciare. La magia è scattata piuttosto in fretta: avevo una protagonista e le stavo creando un mondo intorno, un femminile, non un rosa (ricorderete il post), quindi donne e ho puntato sulla sua famiglia, perché spesso la famiglia è il luogo deputato al conflitto, volevo inserire una zia simpatica, ho deciso a tavolino a quale generazione mi stessi rivolgendo, cercato di essere precisa con i riferimenti storici, e tutto è venuto abbastanza da sé. Così senza preavviso c’ero dentro con tutte le scarpe. Ho utilizzato alcune strutture consolidate: un arco temporale piuttosto breve, non sarò mai in grado di scrivere saghe che durano decenni, alternando capitoli al presente e al passato, i flash back che non sono mai messi lì a caso, ma collegati col presente, con ganci spero efficaci. I flash back arricchiscono la motivazione dell’agire dei personaggi, e mi hanno dato un ampio spettro su cui muovermi: ho potuto mostrare la protagonista alle elementari, i suoi genitori fidanzati, il suo primo bacio, la strage di Bologna, e la festa per i suoi diciotto anni (e molto altro). Nel frattempo ho visto al cinema Mamma mia 2 che ha la stessa modalità temporale e l’ho trovata davvero convincente.

Ho scritto più fluidamente la prima parte, facendo scendere in campo il solito Genovesi Style: non sapere cosa avverrà tre pagine dopo. Per la seconda ho fatto una scaletta, perché stavo rischiando di non avere una conclusione, le vicende potevano in effetti essere infinite e mi ero già giocata “il drammone” nella prima parte. A quel punto dovevo parlare di una rinascita, ed era necessario – e questo me lo ha insegnato la mia editor in Thesis – far maturare la protagonista, che all’inizio del libro è in un modo, poi, in seguito alle vicende narrate – è in un altro, senza tradire se stessa. L’evoluzione della persona, ecco. Ho deciso come farlo finire, era fondamentale saperlo molto prima per tendere le pagine verso quella direzione, altrimenti inanellavo fatti su fatti, magari anche piacevoli e interessanti da leggere, girando però su me stessa. Un romanzo può avere mille sottotrame, stradine secondarie, ma deve andare avanti e arrivare a un traguardo.

Una programmazione seppur minima mi ha aiutata parecchio, ma i personaggi hanno continuato a sorprendermi, e capirete che questo è bellissimo. Una sera, tornando dai nipoti, ho trovato la metropolitana chiusa a causa di un suicidio, ho dovuto prendere un mezzo di superficie e ho trovato una grande calca, come sempre accade in questi casi. Qualche giorno più tardi stavo scrivendo e la mia protagonista trafelata si è trovata nella medesima situazione, in maniera automatica, poi, povera era proprio sfatta per il caldo e il pigia pigia sul bus e bam è collassata a terra per un calo di pressione. Ha fatto tutto da sola, io non c’entro nulla! 😀

E a poco a poco la conclusione è stata lì, a portata di tastiera. Ho inserito qualcosa di nuovo che si è palesato da sé, e sono arrivata al capitolo finale che appunto avevo preparato nella testa da un po’. Tutto questo senza mai perdere di vista il cuore, il messaggio della storia. Ed è stato tutto assolutamente straordinario.

Unisciti anche tu alla squadra di Buck e il terremoto!

In questi giorni intendo recuperare il piccolo vuoto dei giorni scorsi, quando ho postato pochino, so di essere perfettamente in linea con la media degli aggiornamenti altrui, fortemente in calo e non solo a causa dell’estate, ma se guardassi la mia indole sarei da un post al giorno 😀 quindi preparatevi a una scorpacciata.

Due anni, due anni abbondanti che siamo insieme. Un gruppo variegato di autori, editor, grafici, speaker, attori, esperti di informatica che ricopre l’intero stivale, gente che ha percorso un tratto di strada e altra che è rimasta fin dal primo ululato. Non è sempre facile, nessuno di noi conosce tutti di persona, ormai siamo davvero tantissimi, e tutti ovviamente presi (anche presi male) dalle proprie vite. Aggiungi le idee, mica possiamo essere sempre sulla stessa linea di pensiero, riflettiamo ciò che avviene nel mondo, però ci vantiamo di volerlo fare un pelino più bello questo mondo. Personalmente sono presente con un racconto nella prima antologia, e ho curato una prefazione della seconda, ho organizzato l’evento Rock and Buck con i succulenti hamburger, e partecipato attivamente all’Incontro al Municipio a dicembre 2016 e a Bookcity 2017, e  a breve si bissa, ebbene sì, saremo presenti anche all’edizione Bookcity 2018, un vanto cittadino e cerchiamo nuovi autori!

Se sei interessato, clicca e continua la lettura per il bando!

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Completare la prima stesura in un mese? Fattibile ma… # 1 Le condizioni

Premessa, questo non è un post di autocompiacimento, non cerco consensi ma porto un’esperienza, la mia, se poi sarò stata brava, lo scopriremo solo tra parecchio tempo.

Per scrivere un romanzo occorre che si verifichino tre condizioni: avere tempo, concentrazione e una storia da raccontare. Il focus di oggi è sulla combinazione dei primi due elementi, in considerazione del fatto che in esattamente 28 giorni ho terminato la prima stesura compresa una prima rilettura.

Battute 333400 (per i non addetti ai lavori è più lungo dei miei Ragione e pentimento e Figlia dei fiordi) per un totale di 185 cartelle editoriali standard

Giorni impiegati 28 di cui: 8 tra sabato e domenica, 1 di ferie (ma preso per fare la zia, in quel giorno in pratica ho scritto esattamente 30 minuti cronometrati), 9 lavorativi e 10 di part time.

Imprevisti Diversi: la lavastoviglie si è rotta, innumerevoli telefonate con il centro assistenza e con il tecnico, lavaggi di prova (è la pompa quindi non scarica, quindi acqua sporca da svuotare con un mestolo!) e l’ovvia conseguenza di avere i piatti da lavare per più di una settimana. L’acquisto di un capo di abbigliamento che, tornata a casa, ho notato aveva una manica rovinata e conseguente ritorno al negozio la sera successiva per il cambio. Una visita medica il cui esito non è stato il solito “tutto ok, ci vediamo tra un anno” bensì “la voglio rivedere tra due mesi.” La testa talvolta va lì, alla probabile diagnosi (keep calm non è un tumore).

Salute Buona soprattutto all’inizio, poi niente di così tremendo, ma qualche rallentamento l’ha determinato, l’allergia all’ambrosia in alcuni momenti davvero pesante, il ritorno del male all’orecchio per il problema alla mandibola, il ciclo due volta a distanza di 16 giorni (qui super sgrunt!)

Altro Il pc si spegne, è capitato di perdere brani non salvati che avevo faticato a mettere insieme, è sempre lentissimo e non è esattamente l’alleato migliore per stare sulla tastiera ore e ore

Vita Niente della mia normale vita è stato messo in pausa, nei primi giorni, complici le giornate splendide, sono stata parecchio fuori al parco a leggere, ora ho rallentato la lettura solo perché sono incappata in un libro che non mi sta prendendo per niente. Ho gestito la casa come sempre, e nel contempo ci sono stati momenti conviviali parecchio belli, durante i quali – pare logico – non ho scritto, come una strepitosa rimpatriata ex colleghi, l’anniversario di matrimonio con l’Orso. Sono poi cominciati alcuni tra i miei programmi Tv preferiti e non ho perso una puntata.

Insomma condizioni quotidiane normali, nessun casino epocale, ma neppure una linea tranquilla senza intoppi. Il tempo, in definitiva, c’era e non l’ho sprecato mai, la concentrazione anche, ma non ero su un’isola priva di scocciatori, servita a puntino.

Per la storia, ci rileggiamo nei prossimi giorni.

Stay tuned.

Paesaggi italiani

Emanuele doveva scegliere alcuni scatti per la mostra fotografica a tema “Paesaggi italiani” e ho pensato di condividerli con voi, tutti luoghi del paese più bello del mondo, dove io e lui abbiamo trascorso vacanze o gite splendide. Gli ho suggerito di proporre posti un po’ insoliti, piuttosto che Firenze, Roma che immagino saranno gettonate dagli altri soci del circolo. E così abbiamo: Positano, Andalo Valtellino (dove abbiamo la casa di vacanza), Bagno Vignoni, Trieste e Moggio Udinese (paese d’origine di mio padre).

Il circolo ha quindi selezionato Trieste e Positano, celeberrime, e un po’ mi è spiaciuto. La foto qui sopra scattata a Moggio Alto con la stazione ferroviaria sul fondo del ponte mi fa tanto paesaggio lego e piace davvero molto. Però di sicuro ci sto mettendo una componente affettiva ♥.

Dreaming settembre

Questa coda dell’estate mi sta regalando, tra temporali e giornate con un cielo blu incredibile e un sole caldo ma non afoso, la luce di un vero inizio settembrino che sta stupendo persino me e se da una parte potrebbe essere il risultato di quell’equilibrio (ricordate? L’ho scelta come parola per il 2018) perseguito, dall’altra spero che duri.

Ci sono state cene perfette qui! E una domenica di relax qui! La spunta di una visita medica di routine con imprevisto (niente di grave, ma psicologicamente mi ha rimbalzata a oltre 25 anni fa con una prima diagnosi dubbia) per cui tocca tornare e soprattutto, dopo uno smarrimento iniziale la sensazione di essere davvero in grado di non drammatizzare, perché l’approccio alle situazioni è importante quanto la situazione in sé.

C’è il lavoro, che sta là e io sto qua e non ci penso proprio. C’è pure una notizia poco piacevole: il mio romanzo Non è possibile non uscirà prima di un anno, Le Mezzelane ha infatti ipotizzato un’uscita dopo l’estate 2019. Potrei sperticarmi in critiche, oggettivamente nella mia testa l’ho già fatto, ma mettere in piazza i pensieri non mi pare etico in questo momento. Una cosa tocca dirla: non è neppure questo l’editore con cui fidelizzarmi, la ricerca continua. Io ora sono più sul cogli l’attimo, vivere alla giornata, piuttosto che progettare a nastro come ho fatto sempre. Ma cosa ne so, cosa farò tra un anno?

Quest’estate ho letto 12 romanzi, poche delusioni, immenso godimento tra le pagine, continuo in questi giorni al parco, circondata da pensionati (ma riesco sempre a conquistare una panchina tutta per me al sole!)

In casa abbiamo ripreso l’usanza “serata panini davanti alla tv una volta a settimana”, era il sabato ora spostata al martedì perché sul canale 8 è cominciato Masterchef!

E oggi vado a prendere i miei nipoti al centro estivo, non li vedo da un mese e me li stritolerò per bene.

E sopra a tutto questo aleggia il romanzo in scrittura: ora ha un titolo definitivo, all’inizio il file era Carlotta, il nome della protagonista, e come sempre accade il titolo giusto mi è venuto in mente mentre prendo sonno, come un flash. E ieri sono arrivata a 180 mila battute, che è tantissimo, che è bellissimo, che è una roba che mi sta riempiendo di fiducia senza vincoli né pensieri su quel contorno avvilente con cui chi scrive per pubblicare deve fare i conti. Mi spiace che non si riesca a fare un progetto continuativo con nessuno, che dall’altra parte non investano su quanto l’autore ha in cantiere, i libri escono e poi boh se l’autore scrive altro bene altrimenti amen. L’editore come banco del salumiere: stacchi il numerino e aspetti il tuo turno. I successi gridati e poi puf scomparsi in pochi mesi, impazzivamo per Camurri, e sugli scaffali già non c’è più. Frugo in internet quali fossero le proposte di inizio anno e trovo un cimitero di romanzi già sepolti da altri che incalzano. Un settore fortemente cannibalizzato, dove ho trovato Wondy che è uscito solo 4 anni e mezzo fa, al Libraccio tutto 2 euro, a 2 euro appunto, in un mischione di libri senza ordine alcuno, in una sera da 60 gradi, e mi ha fatto un po’ male al cuore, ne costava 17 e mi chiedo se possa meritare di finire così. L’ho preso, risparmiare piace a tutti, ma Dio mio, mettetelo a metà prezzo essendo usato, o gratis al book crossing piuttosto e che Rizzoli faccia nuove ristampe, l’ultima risale a un mese dopo la prima!

Mi fa tutto un po’ cagare, non mi piace come (non) funzionino le cose. Ho molti amici che hanno pubblicato uno o anche più libri e ora annaspano, incerti su quale direzione prendere, con la promessa di un secondo libro (o anche terzo o quarto) non mantenuta, loro malgrado.

Andare avanti a “questo sarà il romanzo giusto!” non ha senso perché non può esistere un romanzo giusto con questo sistema di pesca alla trota.

Però, chissenefrega, la mia nuovissima storia scintillante brilla sopra tutto questo, capace ancora di puntare alle stelle, o comunque in grado di farmi sognare quaggiù, non sul suo futuro editoriale, ma sulle vicende di un gruppo di donne straordinarie.

L’ultimo dono di agosto e benvenuto settembre

Il rosa di cui alla scrittura agostana è stato valutato e la editor ha detto che è ok!

#Finalmentenonnepotevopiù!

Intanto settembre è qui, con la pioggia non prevista che annulla il programma di un semplice giro in bici, ma non è un problema.

Che la ripresa vi sia favorevole, amici, con la leggerezza delle pagine sfogliate dal vento e dei sogni che volano in alto.

Bye bye agosto con De André

Voglio chiudere questo mese di agosto, tanto combattuto, tanto caldo, con qualcosa di bello, almeno per me. Alla fine non so neppure cosa dire di sto mese, abbiamo – e per abbiamo intendo io e l’Orso – avuto anche momenti molto piacevoli e pieni di noi, poi c’è stato il contratto firmato, e sul finire la sorpresa di questa storia da scrivere che mi traghetta in autunno. Tuttavia non posso essere contenta dell’agosto 2018 nel suo complesso. Questo 31 è cominciato con un temporalone pazzesco e qualcuno ha parlato di tromba d’aria, io sentivo il fragore del diluvio e ho pensato “mah, cavolo mi alzo a fare?” e sono stata lì nel letto a continuare a scrivere nella mente.

Mi aggrappavo a “Geordie” sognando un amore altrettanto potente. Anch’io avrei pianto d’ amore un giorno e quel giorno senza sole mi sembrava il più bello che potesse aspettarmi, oltre l’ultima fetta di pizza al prosciutto – la mia preferita – che si freddava mentre le lacrime mi solcavano la guancia, commossa per la ballata inglese. Mio padre mi stava offrendo una prova di iniziazione per la vita e mi lasciava singhiozzare in pace, i Bamberga si sono sempre distinti per una spiccata voglia di silenzio e lui taceva, cambiava le cassette e mi portava una fetta di torta con un bicchiere di Moscato. Quando Fabrizio De André morì avevo sedici anni ed ero nel pieno di questo trambusto emotivo che papà mi propinava e di cui mamma non sapeva nulla. Un giorno freddo di gennaio, l’ultimo anno del millennio, stavo studiando per una verifica di francese, quando il telefono di casa squillò, risposi svogliatamente.

“Faber è morto!”

Mi disse mio padre e poi scoppiò a piangere. Mollai i libri, i piatti del pranzo ancora nel lavandino, mi ero ripromessa di lavarli più tardi, ma non ci badai. Corsi fuori e attraversai mezza Milano con il cuore in tumulto. L’anno prima papà era stato a quello che poi sarebbe rimasto l’ultimo concerto di De André al Teatro Brancaccio di Roma, mi aveva comprato il biglietto ma mia madre fu irremovibile con il suo no. Piansi, urlai e supplicai ma niente, su quel treno non ci salii. Il tour fu interrotto per il manifestarsi della malattia che undici mesi più tardi l’avrebbe portato alla tomba e io persi la possibilità di vederlo dal vivo.

Ieri mi sono vista il video una quantità infinita di volte, trovandolo assai ispirante per la mia Carlotta che ama De André e i macaron. Non so se il mio pezzo sia bello, a me piace molto, ma di sicuro la canzone lo è, quindi godetevela. E’ tutta per voi, voi che mi siete amici e non avete mai smesso di fare il tifo per le mie storie. Grazie, grazie per me siete fondamentali!

Ciao agosto, non mi mancherai!