Amo il greco # 11

Eccoci. Sono felice di riproporre la mia rubrica del giorno 25 dopo la pausa estiva. Oggi non scomodiamo il marito che abitualmente mi aiuta con il vocabolario ellenico, perché abbiamo una testimonial d’eccezione, una donna che ha amato anche lei davvero tanto il greco inteso come lingua e la Grecia tutta. Sto parlando della Principessa Sissi, che a Corfù aveva la casa delle vacanze, che io e l’Orso abbiamo visitato con molto piacere, trovandola splendida ed estremamente interessante.

Le foto del post sono tutte by Orso, qui mi vedete sguardo trasognato in ascolto delle audioguide all’Achilleon.

L’Achilleon villa superba dedicata al mito di Achille era il luogo dove la Principessa ritrovava la pace interiore e la salute, lì infatti guariva dalle tante patologie psicosomatiche che l’affliggevano, causate dallo stretto protocollo di corte a Vienna.

Achille: indiscusso protagonista della dimora.

Sissi studia il greco e la mitologia, è molto amata dagli abitanti di Corfù e si racconta che una volta, durante uno sbarco sull’Isola, lasciò il piroscafo da una via secondaria, per potersi gustare un gelato in pace, godendosi lo spettacolo, mentre la sua parrucchiera prendeva il suo posto, fingendosi Sissi. Anche a Vienna cercò amicizie tra chi poteva raccontarle la storia e la lettera dei suoi eroi greci e intratteneva lunghe conversazioni ricordando la Grecia. L’immenso amore di Sissi per il greco e la Grecia è testimoniata in diversi libri e aneddoti, vi lascio volentieri qualche link se siete interessati all’argomento.

Sissi a Corfù

Viaggio in Austria: Sissi a Corfù

Io non posso che essere d’accordo con la Principessa: i miei soggiorni in terra ellenica sono sempre stupendi, è un paese ricco di suggestioni e storia ovviamente, dove non mancano le occasioni per ritemprare corpo e anima anche in attività più ludiche e rilassanti, quali il sempre assai gradito trio: spiaggia-tramonto-aperitivo, o mare-cena-luna come nella foto sotto scattata a Messonghi.

 

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Definirsi come autrice

Sto apprezzando molto il mio Kindle e mi piace tanto quando tra i suggerimenti di lettura trovo i libri dei miei blog amici, vorrei leggere leggere leggere, smaltire in fretta l’arretrato di libri cartacei e buttarmi poi sui digitali pubblicati da Silvia Algerino, Giulia Mancini e Riccardo Moncada. Nadia Banaudi invece è in lettura proprio ora.

Quest’estate ho letto quel gran capolavoro che è il primo libro della saga La colomba e i leoni di Cristina M. Cavaliere, di cui non è previsto l’e book.

Trovo che digitale e cartaceo siano due formati imprescindibili e scanso gli editori che non lo capiscono e invocano scuse poco credibili: gli e book sottraggono lettori al libro di carta, la stampa costa quindi solo digitale. Esiste il print on demand comodissimo, e un lettore che non trova il formato preferito è un lettore perso.

Sapete cosa succede però? Succede che l’ottusità, la cecità, l’arrancare claudicante del carrozzone editoriale non mi ferisce più. Mi capita di non stare bene, ho terminato una cura di 6 mesi, sto meglio, molto meglio, ma gli episodi non sono del tutto scomparsi, dovrei cambiare molecola, ma per ora tento di fare a meno dei farmaci. Cosa c’entra? Quando stai male mediamente tutto il resto passa in secondo piano, desideri solo che passi e pure in fretta, vuoi tornare a essere te stesso al 100% e tutto si ridimensiona. Editori e agenti sono semplicemente stati inghiottiti da questo processo, non possono essere il mio barometro, non possono in alcun modo definirmi.

Possono invece farlo i miei personaggi: Francesca tradita che lotta per salvare il suo matrimonio da nuovi tsunami, Claudia che vive il grande potere restitutivo di Natallia e la genitorialità fino a quel giorno negata, Anna che spera in qualcosa di meglio col caffè del giorno dopo e quando arriva ha le gambe salterine di Cesare, Virginia che infornando dolci si butta alle spalle il passato di immigrata, Juliette che impacchetta di tutto in una Bretagna sferzata dal vento del nord. Storie che ho scritto con una grande urgenza di narrare, di farle uscire da me, di darle ai lettori.

Ora quell’urgenza non c’è più, c’è piuttosto quella di non lasciare che le mie opere vadano alla deriva e quella di capire sul serio dove mi colloco come autrice.

Le cose vanno avanti, quando il meccanismo si è messo in moto diventa inarrestabile. Amazon ha selezionato Figlia dei fiordi per l’offerta lampo, per tutto il giorno di sabato 14 ottobre (per 24 ore) l’e book sarà disponibile a € 0,99. Due settimane più tardi, il giorno 28, il romanzo verrà presentato a Mantova in una galleria d’arte, L’Atelier des Arts. Avrò modo di ricordarvi entrambi gli appuntamenti più sotto data.

Vi abbraccio!

Twin!

Alla fine l’amica romana di Emanuele ha annullato la visita a Milano e il nostro weekend è stato tutto da inventare. Dopo tanto girovagare estivo per me era un vero piacere sapere di avere due giorni rilassati a casa. C’è stato poi l’inaspettato invito al ristorantino greco sui navigli, per festeggiare il compleanno di mio cognato. Un pranzo e una passeggiata davvero molto piacevoli.

E quando sono arrivata mi sono resa conto che era successo un’altra volta: senza saperlo io e Giulia ci eravamo vestite praticamente uguali!

Chi ha bisogno di Elisabetta Bucciarelli?

La mia terza volta con Elisabetta Bucciarelli, la seconda a un incontro privato per blogger e giornalisti. Questo è avvenuto mercoledì per il lancio del suo ultimo romanzo Chi ha bisogno di te, pubblicato da Skira, un importante editore d’arte che sta uscendo con la collana Note d’autore, dove gli autori raccontano la musica. Uno dei curatori è Gianni Biondillo che a un certo punto chiama Elisabetta Bucciarelli, le chiede cosa stia scrivendo per scoprire che il romanzo in lavorazione si colloca perfettamente all’interno di questo progetto, così unito al fatto che la Bucciarelli non è una scrittrice da soffitta e croste di formaggio, come definisco io gli autori un po’ maledetti e soprattutto molto solitari, ma ama la coralità di un’idea che prende forma e si concretizza con altri, il gioco è fatto.

Vanno dette un po’ di cose, per cominciare. Tipo che io non avevo letto il libro, tipo che ormai adoro lo spazio Vigoni dove si tengono questi incontri a cui sono puntualmente e piuttosto miracolosamente invitata e ho capito che bene o male la mia mancanza riesce a passare quasi inosservata; nel senso: l’autore può anche capire che io non sono informata sui fatti (a volta arrivo preparata, altre no, dipende dal tempo che ho avuto per leggere il libro) ma non me lo farà pesare e tutto sommato la conversazione non è un parlare del libro e basta, per cui insomma me la cavo.

Con questo romanzo Elisabetta Bucciarelli cambia il punto di vista, lo fa con fatica, e i suoi uomini descritti e in qualche modo amati nelle opere precedenti vengono ora guardati frontalmente mentre si dileguano, scappano, non ci sono, perché questa è una storia di assenza maschili. Uomini che poi quando si ritrovano tra le pagine da una parte si riconoscono, dall’altra si chiamano fuori “no, no, non sono io!” Come la mostri un’assenza? Mi chiesero e poi spiegarono a un corso di cinematografia. Una bimbetta tarda ad arrivare a casa da scuola per il pranzo, è stata rapita e verrà uccisa, ma sua madre che l’aspetta ancora non lo sa. Magistrale la scena: il posto vuoto a tavola, il piatto fumante. E in un romanzo come fai? L’arma della Bucciarelli sono i Queen, gruppo indubbiamente pop ma con contenuti elevati, e le canzoni dei Queen sono il prontuario di educazione sentimentale di Meri, la protagonista adolescente, che un padre non ce l’ha, e si misura nel quotidiano con la sua assenza. Meri che si forma sulle note dei Queen e cresce con una madre dai lunghi capelli, che cura le piante e tocca la figlia con le parole.

Elisabetta Bucciarelli è molto brava, è una donna in gamba, con un figlio adolescente, dopo la piccola conferenza deve andare da lui a bordo campo e condivide con la madre di Meri questi capelli lunghissimi poco consoni all’età che la carta d’identità rivela. Vuole parlarci di normalità, di ragazze che a diciassette anni non hanno ancora fatto l’amore e si scambiano bigliettini, di come comunicano i giovani, di come eravamo noi, lontani o vicini alle nuove generazioni. La Bucciarelli ha un anno e mezzo più di me, quel mezzo è un vezzo, lo scrivo e già mi pento, però lo lascio, sapete perché? Perché da giovanissimi quei sei mesi sono importanti, io nata a dicembre arrivavo sempre dopo, di rincorsa, alla fine, quando a momenti i miei coetanei erano già all’anno successivo. L’ultima a diventare maggiorenne, a potersi firmare le giustificazioni a scuola.

Elisabetta Bucciarelli sul finire ci dice che chi scrive ha uno strumento in più e io dico che lei lo sa usare molto bene, gli incontri con lei sono sempre arricchenti oltre che molto piacevoli.

Si finisce come sempre tra prosecco e focaccia, rinnovando la magia racchiusa nelle grazia di un libro, che è un dono immenso da fare agli altri. La restituzione di una storia così come l’ha concepita Elisabetta, con l’aggiunta di qualcosa che, tra le pagine, di sicuro troverà in più ogni lettore a seconda della propria sensibilità, del proprio vissuto, del momento che sta vivendo quando terrà Chi ha bisogno di te tra le mani.

Chi ha bisogno dunque di Elisabetta Bucciarelli? La cultura italiana di sicuro sì, ma per fortuna quel marasma spesso cieco che è l’editoria, questa volta l’ha scovata.

Cognetti VS. Culicchia: esito e considerazioni

Oggi sono in ferie. Ho appreso di avere 18 giorni da godere entro la fine dell’anno, cosa che non farò, e nonostante in azienda non sia previsto l’azzeramento dell’arretrato ho detto chiaramente che qualche giorno in caso di bisogno me lo prenderò, non come faccio mediamente che sfrutto solo il part time. Alle 18 ho una conferenza stampa e lavorando sarei arrivata scapicollandomi con almeno mezz’ora di ritardo. Avevo poi bisogno di qualche ora da dedicare alla casa perché venerdì sera arriverà da Roma un’amica di Emanuele e la ospiteremo da noi per il weekend. Ne approfitto poi per andare a prendere Nanni che lunedì ha cominciato le medie.

Dunque, non mi avete dato molti suggerimenti per la parità tra Cognetti e Culicchia. Peraltro io ho cominciato a leggere un nuovo libro che ha la precedenza, perché se tutto va come speriamo, lo presenterò prossimamente in un incontro/reading al mare!

Allora ho pensato, ok per il testa o croce via web proposto da Barbara, mentre Viola desidera tanto leggere Le otto montagne insieme a noi, tanto che l’ha già comprato. Così mi sono detta, se esce Cognetti bene, se invece vince Culicchia, programmeremo una nuova lettura condivisa più avanti. Ho stabilito quindi in ordine alfabetico: croce Cognetti, testa Culicchia.

Ho lanciato virtualmente ed è uscito COGNETTI! Nessuna possibilità che io abbia barato visto che tenevo a Culicchia!

Rimandiamo un attimo l’inizio, in modo che tutti possano terminare le letture in corso e procurarsi il libro. Se vi va bene possiamo cominciare l’ultimo weekend di settembre, dal giorno 23 a scelta, anche posticipando ai primi giorni della settimana successiva. Il 27 settembre arriverà il primo post con le impressioni suscitate dall’impatto. E come si dice in questi casi: partecipate numerosi!

Ritorno alla routine

Non l’avevo previsto ma la sfida tra Culicchia e Cognetti è finita in parità! E ora cosa facciamo? Ero dell’idea di estrarre a sorte, ma prima vorrei un parere sulla faccenda, che potrete lasciare nei commenti.

Io ho bisogno ancora di un paio di giorni, perché mi sono incartata in una lettura poco coinvolgente nonostante si tratti di uno dei miei autori preferiti: Jonathan Coe! Strano!

Però farò la lettura condivisa sul mio fantastico e nuovissimo Kindle, che Emanuele mi ha regalato per l’anniversario! ♥♥♥

Sono stata immediatamente risucchiata nella routine, e questa mattina indossare la canottiera intima e truccarmi è stato come fare un frontale con la realtà: “è fi-ni-ta!”

Sospirone, spalle in fuori, sono pure a dieta, circa. Grandi orizzonti si spalancano davanti a me: mercoledì ho una conferenza stampa per il lancio di un romanzo, che bello si riprende, sto organizzando ben 2 presentazioni dei miei libri fuori Milano il che significherà weekend via, le illustrazioni di Enrica La formica sono terminate, c’è la festa 50+10 da definire, la gioia di tornare a prendere Nanni a scuola e certo anche il lavoro 😦 e Rossella che mi ha chiesto di scrivere il secondo capitolo di Nina Strick perché lei vorrà sicuramente illustrarlo, e mia mamma che finalmente sta meglio, dopo che il trauma per la caduta si è rivelato piuttosto fatale e ora è in ballo con la fisioterapia.

3 2 1 si ricomincia sul serio!

Emozioni tra Friuli e Slovenia

 

Siamo appena rientrati, e come spesso accade, mentre la prima lavatrice gira, io riordino le idee postando qualcosa delle vacanza. Trieste ci ha conquistati subito, e l’intera settimana è stata una scoperta continua e sorprendente, distillati di bellezza di cui ho ancora gli occhi e il cuore colmi. Alcuni di voi hanno ricevuto in miei messaggi whattsApp pieni di entusiasmo. Siamo riusciti a darci un ritmo perfetto che ci ha consentito di visitare molti luoghi senza tuttavia comprimerci troppo, stressandoci.

Trieste è stupenda, e poi la Slovenia, Aquileia, la Carnia di mio padre. Cibi gustosissimi, il mare che si agita sul molo, la magia della piazza sul mare più grande d’Europa. Ho un sacco di cose da urlare al mondo su quanto questa zona mi abbia colpita nel profondo. La storia travagliata dell’Istria, la distruzione della Grande Guerra, la sensazione di essere davvero ad est. Vi lascio qualche assaggio fotografico e due parole di accompagnamento. In alto P.zza Unità d’Italia, il cuore di Trieste.

Di seguito: il Castello di Miramare: ho spuntato uno dei 50 posti in Italia che avevo espresso il desiderio di visitare ♥. Non avrei mai pensato (foto sotto) che Lubjiana avrebbe potuto rappresentare una meta appetibile tra le capitali europee, mi sbagliavo di grosso, il centro storico è semplicemente il paese delle favole. Altro errore: non aver messo Aquileia ne 50 luoghi da vedere, Dio mio, la basilica romana mi ha regalato uno tsunami di emozioni, vi mostro un mosaico custodito nel museo archeologico e sappiate che i più belli non si possono fotografare, ma io penso a voi, per cui eccoveli linkati in una carrellata di immagini da internet.

Emozioni di diversa natura: l’auto sale tra le alpi carniche, verso il paese di mio padre dove non sono mai stata con lui (rimorsi, rimpianti, senso di colpa è un vortice di commozione che mi travolge, ma lo sento così vicino tra le sue montagne) e al cimitero una lapide in ricordo di mio nonno paterno morto in guerra. Non potrò mai ringraziare abbastanza Emanuele che mi ha proposto “vuoi andare al paese di tuo padre?” Da principio ho rifiutato, ma poi ci ho pensato su e per fortuna ho cambiato idea, tra l’altro il paesino è delizioso. E le emozioni belle ancora non sono finite: a Trieste vivono Rossella l’illustratrice di Nina Strick ed Eleni (greca!) che ha curato la parte grafica del libro, ovviamente ci siamo incontrate per una piacevolissima serata in pizzeria. Grazie ancora, donne, che vi siete messe a mia disposizione con generosità e competenza, siete ciò che fa ancora avere fiducia nel genere umano! Ci vedete insieme nell’ultima foto.

Ieri, per l’anniversario, siamo stati alle terme slovene di Portoroz e a Piran la caratteristica lingua di terra con le case colorate affacciate sulla baia, e concluso la giornata splendidamente  a cena alla Chimerina.

Mentre cercavamo il ristorante abbiamo incrociato Luigi Di Maio. Abbiamo infatti scelto la stessa meta per celebrare 10 anni, noi di nozze, lui di vaffa day!

Ciao amore e ciao a voi!

Mi accingo a fare la valigia per Trieste con mille dubbi riguardo il meteo e cosa infilarci. Ci sarà ancora la possibilità di stendersi al sole, magari nei famosi topolini? Il costume lo porto, perché c’è l’idea di andare alle terme di Portoroz, ma i teli? E le scarpe? Chiuse, ma pure lo stivaletto da mettere in caso di diluvio? (Mi pare eccessivo, ma non vorrei rimpiangerlo). E con la scusa “tanto siamo in auto” ci si carica di tutto. Guardo le previsioni: non sono poi così male, oggi dovrebbe essere il giorno peggiore, ma noi partiamo domani.

Il blog sta per chiudere, una piccola pausa di cui probabilmente manco vi accorgerete, cari lettori. Ricordatevi di votare per la lettura che andremo a fare insieme al mio ritorno.

Noi andiamo a festeggiare 10 anni di nozze (8 settembre). C’è un tramestio allegro in casa di pacchetti regalo da occultare. E se mi guardo indietro vedo i vuoti lasciati dalle persone che ci hanno salutato in questi 3650 giorni. I nostri padri, le nostre nonne, un’amica troppo giovane. Ma vedo anche chi si è aggiunto alla combriccola, bimbetti nuovi e nuove conoscenze che sono diventate amicizie importanti. Vedo soprattutto noi, con i nostri difetti: la mia ansia e l’andare in crisi per un nonnulla e la permaloseria dell’Orso, ma anche i nostri pregi, l’immensa generosità di mio marito e la mia instancabile ironia, con i nostri progetti andati in fumo, e con la capacità di ripartire sempre. Con i nostri viaggi meravigliosi, anche solo due vie più in là, con tutte le lacrime che ho pianto schiacciata contro il suo petto e le risate che mi ha fatto fare. Con un’unica grande certezza: lo risposerei mille volte e non passa giorno in cui io non sia grata al fato per averlo messo sul mio cammino e a me stessa per averlo saputo riconoscere nella confusione della vita.

Motivazione settembrina!

E quando c’è bisogno di motivarmi, gli amici non si tirano indietro.

Grazie a tutti, grazie in particolare a Barbara (aiutata da FoxLife, TV  guide e la sua amata Outlander Starz) che guardate cosa mi ha combinato con quelle foto lassù? E a Nadia che mi manda messaggi vocali da vero coach. Grazie a tutti (ok, l’ho già detto) che vi siete messi lì a ragionare con me sulle mie sconfitte.

In ogni caso adesso non si scherza più: è settembre. Il mese che si divide con gennaio il primato dei “farò”, dei buoni propositi, dei programmi che sembrano persino perseguibili, salvo poi svoltare al primo bivio che ci porta altrove. Mio marito sono anni che “a settembre vado in piscina in pausa pranzo”. Io dopo Trieste mi metto a dieta, che stamane la bilancia aveva il 5 invece del 4 come decina, è una settimana di colpi al cuore, uno dietro l’altro, tutti a ricordarmi che invecchio, sono una bacucca e pure un po’ arrotondata. In tutto questo la scrittura dove e come si colloca? Non lo so, nel senso: avrei una gran voglia di urlare a chi ha in ostaggio le mie prime 30 pagine di Non è possibile da oltre 4 mesi di darsi una mossa, che non si fa così, che me le aveva chieste lei, se non aveva tempo di valutarle, né intenzione di farsi carico di nuovi autori poteva starsene zitta. Quando La formica sarà finita ho già l’elenco degli editori per l’infanzia che reputo interessanti e con tanta pazienza potrò inviarla. In fondo si stratta di personalizzare un po’ la lettere a cliccare qua e là. Si può fare, del resto se si scrive si deve sapere – e io lo so – che le attese sono parte integrante del gioco.

L’aria fresca, che bellezza, entra dalla finestra, mentre io ho prolungato la colazione sul pc, tra blog che riaprono, mail e tutto quanto. Bello e molto pigro. Ho fatto gli esercizi del venerdì da Michele, rimpossessandomi piano piano del gusto della scrittura. Forse vedo la luce in fondo al tunnel, ci sono ancora dentro, ma non è più solo buio.

Un’autrice avvilita

Ieri verso le 18 uscivo da uno studio medico e concludevo, con due giorni di anticipo, le incombenze che mi ero prefissata per l’intera settimana, nella speranza, andata a buon fine, che i miei chiamiamoli interlocutori fossero tutti rientrati dalle ferie. La visita era andata bene, un punto fermo nel mio stato, un momento importante. Ho percorso una via di negozi con un gelato in mano, ho scoperto che la libreria Mondadori ha di recente inaugurato la nuova gestione della splendida terrazza, sono salita a vederla, con brunch domenicale (adoro il bruch) e aperitivi ogni giorno e insomma mi apprestavo a rincasare abbastanza soddisfatta.

Ormai sono smartizzata compulsiva pure io, c’è voluto poco, mannaggia, e in metropolitana mi arriva la mail di un editore piccolo, nato a gennaio, ma che si sta già imponendo per la gran qualità dei suoi libri per l’infanzia. Avevo inviato Nina Strick: rifiutato con risposta molto rapida e comunque non standard settimana scorsa. Lunedì ho mandato La formica; da quando a gennaio è nato il progetto, questo editore è stato l’obiettivo; quindi non inviare l’albo a decine di case editrici, ma studiare lui per personalizzare il prodotto e proporlo. Tutto con la sovraintendenza di CBM che ha dato il via all’intera faccenda e me l’ha fatto conoscere. Con i problemi che ci sono stati in corso d’opera il tempo è passato, ora che l’albo è quasi finite è venuto il momento di farsi avanti, mancano alcune tavole, ma l’impianto narrativo e le illustrazioni pronte consentono comunque un valutazione. E ahimè è stato “no.”

Ho fatto finta che non “fa niente”. Che la visita medica era più importante, che pazienza, che tra pochi giorni si va in vacanza di nuovo, che speriamo cessi il caldo, che ho archiviato le scocciature così giovedì e venerdì saranno due giorni tutti per me per prendermela super comoda, che quella terrazza da cui si accede attraversando ali di libri è proprio bella e magari convinco l’Orso ad andarci l’indomani. Che è bello, questo è vero, sapere che esistono editori gentili che rispondono in 2 giorni e motivano il rifiuto con un obiezione concreta.

Però sono proprio avvilita. Le cose non stanno andando bene, inutile girarci intorno. Figlia dei fiordi piace molto, ma vende pochissimo, soprattutto ha venduto meno dei suoi fratelli goWare, considerato lo stesso lasso di tempo. E questo non va bene, peggiorare intendo, non fidelizzare i lettori. Le vendite di Delos non mi consentono ancora, nonostante i 3 titoli, di raggiungere il minimo di royalties per venir pagata. Nell’editoria per l’infanzia non trovo sbocchi, solo porte chiuse, sto convincendomi di non essere sufficientemente capace, e ci sta, solo che poi, come scriveva ieri Michele nei commenti, da editori blasonati pretendi un certo livello, e oggettivamente io anche nei libri per i bambini vedo cose disegnate male, storielle trite.

Occhei, il post lagna ciclico che ogni tanto tocca proporvi è arrivato.