Settimana terminata


Settimana lavorativa finita? Sì, almeno per me, che il marito chissà a che ora verrà rilasciato. Settimana lavorativa conclusa anche per voi? Lo spero davvero, anche se magari c’è chi lavora il sabato e pure la domenica.

Insomma, mediamente più tempo per ciò che abbiamo lasciato indietro, per i libri, per i blog (anche se poi nel weekend in realtà paiono più sonnacchiosi del solito), per il sonno e per le cose belle. Per noi fine settimana estivo significa spesso Valtellina, e infatti ci andremo domattina.

Quanto mi piace quando i miei lettori mi mandano una foto dei miei romanzi a casa loro, questa è a Lucca (grazie Francesca Bianca) cittadina che tra l’altro amo molto, visitata 3 volte, da sola, con mia sorella e con l’Orso, 3 ricordi belli, bellissimi.

La prima settimana dopo le ferie ce la siamo buttata alle spalle, è stata dura, in alcuni momenti pure molto dura, tuttavia aver ricostruito la squadra di lavoro Io-collegafigo mi ha ricordato quanto ma quanto le persone possano fare la differenza e quanto in definitiva sia fantastico lavorare con lui, anche in mezzo al caos totale. Buon weekend e se siete in partenza buonissime vacanze. Un bacione

Le mie estati dei passi perduti

Le mie estati passate si dividono in tre grandi gruppi: due fasi parallele e una arrivata più tardi.

Le vacanze in Romagna da bimba e ragazza, le vacanze in Valtellina dai nonni, e successivamente le vacanze nei villaggi turistici nel mediterraneo con mia mamma e/o mia sorella (fino al 2004).

Le cose finiscono, cambiano, i miei nonni non ci sono più, io sono cresciuta e attualmente se vedo un animatore scappo e piuttosto di farmi intercettare mi nascondo in un cestino della spazzatura. Per dire. Ci si evolve.

Tanto è rimasto in me di quegli anni belli, potrei scriverne e parlarne a lungo. Scelgo d’istinto le prime dieci cose che mi vengono in mente e le lascio qui, per voi, come conchiglie su una spiaggia, si possono raccogliere, oppure no. Nei commenti sono graditi ricordi analoghi.

Mia nonna frigge le cotolette all’alba per garantirci panini eccezionali al pic nic.

Mio cugino preferito, compagno di mille scorribande, parla un sacco, oggi per cavargli una parola tocca torturarlo.

La domenica nelle pensioni a Rimini il menù è consolidato: lasagne, pollo e patatine. Le lasagne sono un cubo arancione, ne mangerei volentieri un boccone pure adesso.

Il divano della sala è cosparso di cataloghi dei maggiori tour operator, io e mia mamma calcolatrice alla mano impazziamo per settimane nella scelta.

Venerdì sera, mio padre arriva in Valtellina, non esistono i cellulari, all’orario presunto di arrivo mi piazzo in terrazza per allargare la vista fino in fondo al vicolo e poter scorgere la 127 un attimo prima, tempo che sia lì e io corro giù dalle scale per abbracciarlo.

Pesetas, Dracme, Sterline cipriote, valute perdute.

Lacrime gioiose quando arrivo a Rimini, lacrime disperate quando riparto.

Le più grandi storie d’amore le ho vissute con i luoghi, non tanto con qualche ragazzino di turno.

Inverni lunghi a fare corrispondenza con le amiche del mare: Bologna, Gorizia, Lecco e L’Olanda.

Il gioco aperitivo: sempre la prima a partecipare.

Adesso è tutto diverso, non migliore né peggiore, differente. 

Ripresa

Lunedì: uscita dall’ufficio alle 20.35

Martedì: uscita dall’ufficio alle 20.20

Mercoledì (oggi) uscita dall’ufficio alle 21

Lunedì, martedì e mercoledì (sempre oggi) arrivata in ufficio alle 8.30

Lunedì, martedì e mercoledì (ancora oggi) pausa pranzo al bar 13/14

Corfù, mi manchi tu! (Ma quanto? Tantissimo!) A dirla tutta mi pare di non essere manco andata via.

Tediufficio, non mi avrai a lungo, che io in vacanza ci torno di nuovo, tiè!

A Corfù Town ho provato la Fish Spa, quelle lassù sono proprio le mie gambette!

30 anni fa la mia maturità

Diversi colleghi, amici, coetanei sono stati nelle scorse settimane alle prese con la maturità dei figli, il che mi ha fatto ripensare al mio esame sostenuto esattamente 30 anni fa!

I voti erano dati in sessantesimi e la commissione era interamente esterna ad eccezione del membro interno, perno sul qualche ruotava buona parte dell’andamento della prova. Il nostro era la prof. di tedesco, la sua prima volta, era del tutto impreparata rispetto a certe dinamiche e secondo me non fu all’altezza del ruolo. Verso aprile uscivano “le materie”, quattro sulle quali occorreva prepararsi per le prove orali, una oltre al tema di italiano che era fisso, per la seconda prova scritta. Ne consegue che da quel momento in poi le altre materie non venivano più studiate (circa perché c’erano i professori che interrogavano fino alla fine). Delle 4 orali il candidato ne sceglieva una per l’orale, la seconda veniva invece scelta dalla commissione, ma il compito del membro interno era portare a far scegliere quella che lo studente gli aveva indicato. Chi è della mia generazione ricorderà il tormentone del “aiuto, mi hanno cambiato la materia!”

Portati italiano e fui fortunata perché si cominciò con la domanda a piacere e potei esprimermi al meglio sul mio amato Leopardi. Poi inglese, dove sfoggiai una bella padronanza linguistica ma la prof. di tedesco, membro interno, non mi perdonò di non aver portato tedesco appunto.

Presi 54/60 un ottimo voto, ma che ritenni un po’ scarso rispetto alle aspettative. Ambivo al 60 o almeno un 58. Guarda caso chi portò tedesco ebbe 60!

Ritardammo la partenza per la Romagna, dove da sempre trascorrevamo le vacanze balneari, per aspettare i tabelloni. Quel viaggio in treno è indiscutibilmente legato a una tragedia italiana di cui ricorre il trentennale quest’anno: la strage della frana della Val Pola, in Valtellina. Proprio a causa di quel drammatico evento il nostro treno fu in forte ritardo e lo aspettammo in stazione centrale senza notizie per 4 ore. Da valtellinese poi non posso che ricordare la catastrofe con una stretta al cuore.

Le vacanze a Rimini non furono degne di particolari note, ma le successive in Valtellina, di cui tra l’altro ricordo una sovrabbondanza di zanzare pestifere proprio pare per colpa della frana, furono talmente straordinarie da essere, giuro, ricordate ancora oggi in paese per le scorribande della compagnia che si creò tra giovani villeggianti e locali, di cui facevo parte. M’innamorai perdutamente, mi feci le prime meches, e aspettai trepidante l’arrivo di settembre che mi avrebbe vista alle prese con la ricerca di un impiego.

Le emozioni legate alla maturità sono molte, tuttavia avendo frequentato una scuola 3+2 e avendo cambiato istituto per la quarta e la quinta (nel primo non c’erano), ho ricordi più belli e importanti rispetto ai primi tre anni, la classe era molto più unita e gli insegnanti di gran lunga più validi. Non mi spiacerebbe una rimpatriata con i compagni di quinta, ma dovendo scegliere preferirei quelli con i quali ho condiviso l’esame per la qualifica di terza.

Di entrambi gli esami ricordo indubbiamente tanto, ma tanto studio e altrettanto timore. Ricordo di aver praticamente fatto il tema della maturità alla mia compagna Ramona che manco mi ha ringraziata. Ricordo che per il tema di letteratura uscì il ‘900 che noi non avevamo fatto, per cui mi ritrovai spiazzata, io che portavo italiano! Ricordo il caldo e la discussione dell’orale tardissimo a luglio inoltrato.

Ora trovo ci sia una forte sfasatura tra i risultati scolastici e quelli che poi si raggiungono nella vita e nel lavoro, perché poi subentrano molti altri fattori, ma sono contenta del mio percorso di studi e della cultura che mi sono fatta. Ancora oggi, dopo trent’anni, mi capita di ritrovare una nozione, un elemento, un frammento di qualcosa che ho studiato a scuola, in un libro o in un fatto di attualità. All’Achilleion visitato durante la vacanza a Corfù, c’è una statua di Byron e io ho subito ricordato quanto mi avesse appassionata lo studio dei poeti romantici inglesi della prima e della seconda generazione.

E poi provo molta simpatia per quella diciottenne magra magra che si sentiva sempre e ovunque fuori posto tranne che sui libri.

Tornata e calendario editoriale estivo

Siamo atterrati sta notte e la prima cosa che vi dico è che è stata una bellissima vacanza, abbiamo rinnovato il nostro immenso amore per la Grecia, ed erano anni che non mi abbronzavo così tanto.

 Questi scatti credo diano una bella idea della spensieratezza che abbiamo respirato per 15 giorni, tolto il primo shock iniziale quando arrivati la sera tardi abbiamo appreso che la nostra camera ehm non c’era. Rimediato con il trasferimento in un villino bellissimo dello stesso proprietario che aveva commesso l’errore di cancellare la prenotazione.  Da lì in poi tutto è stato sole, mare e cultura greca a 360°.

Ho letto alcuni blog mentre ero via: è iniziata la solita chiusura, che spesso non corrisponde a una reale vacanza del blogger ma più a una voglia di decomprimere la routine per un periodo più lungo, talvolta lunghissimo.

Personalmente se sono a Milano, sono previste ancora piccole vacanzine sparse da qui a settembre, aggiornerò volentieri il blog anche per fare compagnia a chi resta in città, tuttavia ho deciso che la rubrica #amo il greco verrà sospesa e riprenderà il 25 settembre, questo perché non vorrei che post ai quali dedico molto tempo vengano penalizzati da scarse visite.

Vi aspetto qui, e vengo a trovarvi tutti da voi, un bacio particolare a chi mi ha nominata per i miei libri (Giulia, Cristina grazie) o perché mancavo negli esercizi (da Michele)

 

Partendo per Corfù

E così, tra acquazzoni vari di cui uno preso con la nipotina che ci ha fregato il bel giro in programma, sveglia non suonata quando dovevo andare al lavoro, aperitivi, un po’ di propaganda al mio romanzo, ultimi acquisti pre vacanza, saluti e tanta stanchezza domani a quest’ora saremo in aeroporto.

Ho sparso i (pochi) vestiti da portare via tra camera e cameretta, sul comò ci sono i cosmetici, i libri e i medicinali uniti al solito dimenticherò qualcosa che aleggia per casa.

Dallo scorso anno grazie al part time (domani è un anno di part time tra provvisorio e definitivo e partimmo il 2 luglio) fare le valigie non è più una roba strozzata la sera, e concluso il post potrò dedicarmi con cura alla scelta degli abiti dell’Orso, che chissà a che ora tornerà sta sera/notte dall’ufficio. Le ultime settimane sono state proprio difficiline, e dire che non devo aspettare agosto per partire (anche se poi conosco un sacco di gente che agosto o muerte a prescindere dalle chiusure aziendali). Per Ferragosto comunque faremo qualcosa in Valtellina e prima forse un paio di giorni al mare con mia sorella.

Ci siamo dunque: (Immagine valigia mare presa da Tommy Travel)vacanze, il succo dell’estate, la vera essenza di tutto il peregrinare mentale per decidere dove trascorrerle, immaginare scenari e suggestioni.

Grazie per tutto l’affetto, io torno il 15 notte, cercate di stare bene.

Dopo il temporale

Ci sono cose che arrivano proprio al momento giusto, cioè ieri. Per raccontarvela tocca fare un salto indietro e una premessa.

Credo che uno dei mali maggiori dell’editoria sia la lungaggine nelle risposte. Si può aspettare sei mesi o più, di solito poi per un no? Che significa mediamente: aspetta, se entro sei/otto mesi non ti ho contattato significa che non ci interessi.

Solo a leggere sta procedura viene male.

Un anno fa ho inviato Figlia dei fiordi a diversi editori: non rispose nessuno, neppure uno di quelli che dichiarava a chiare lettere nel proprio sito di rispondere a tutti. L’ho visto a Torino (forse pure al Book Pride ma potrei confondermi) e avevo una certa voglia di andare lì a dirgli qualcosa, poi ho evitato.

Ieri mi risponde. Data inoltro manoscritto 25/6/2016. Data risposta 26/6/2017!

Non pensiamo sia adatto alle nostre collane. Speriamo magari in un tuo prossimo lavoro!

Rispondo chiedendo se questa frase debba interpretarla come qualcosa di standard per non far rimanere troppo male gli autori rifiutati, o piuttosto come

– ci piace come scrivi ma la trama non è sul serio adatta a noi, ti rileggeremmo volentieri con altro.

Aggiungo: Io ho un romanzo pronto, molto diverso, la cosa meno rosa che abbia scritto, e un’esperienza con Voi mi piacerebbe farla, però un altro anno, tanto tempo è passato dall’inoltro di Figlia dei fiordi, per la valutazione mi sembra eccessivo. Ditemi Voi.

Nel frattempo l’editore ha modificato il sito per cui dichiara di rispondere solo in caso di interesse, ad eccezione di chi aveva, come me, inviato il testo prima del 2017.

Aspetto, eh. E’ che in questi casi l’editoria appare come un carrozzone buffo – se si vuole prenderla sul ridere – e claudicante con rari tocchi di grazia e magia che tutto sommato ripagano.

Sto meglio. Ieri al lavoro il mega big boss dell’azienda alla quale prestiamo servizio mi ha chiamata a rapporto e pur sentendomi tranquilla è una cosa che non succede MAI per cui ho iniziato a tremare. Invece voleva che gli risolvessi una rogna, non finiva più di ringraziarmi e poi a cose fatte ha detto che ero stata velocissima. E la cosa divertente è stata che io gli ho detto:

Bisogna vedere le tempistiche, perché io ora lavoro part time, non ho problemi a venire extra ma occorre che mi organizzi, perché ho un secondo lavoro.

Lui ha risposto che certo capiva. E io ho pensato che il secondo lavoro sono i nipoti e i libri ed era fighissimo poterlo sotto intendere in quel frangente.

Pensieri stanchi di una donna in tilt

Nei giorni scorsi sono andata in tilt. E’ successo che giovedì avendo una cena vicino all’ufficio ho deciso di fermarmi a lavorare, senza passare da casa, perché avevo parecchio da fare, poi però l’orario della cena è stato posticipato e alla fine la lunga tirata mi ha messa ko. Il giorno dopo ero un catorcio e pure sabato non è che fossi uno splendore, tanto che ho annullato un impegno serale, probabilmente facendo rimanere male un’amica. E con questo si aprono mille scenari sull’incapacità di dire “no”, sulle priorità, sul capirsi. Il caldo torrido ha avuto la sua parte, che Dio mio, certo, lavoro con l’aria condizionata, ma ci sono anche altre situazioni. E poi si è sommato il fatto che nello stesso giorno fosse arrivata una brutta notizia. Il progetto con l’editore big è saltato e non l’ho presa affatto bene. Continuo a rimuginarci su, a sentirmi stanca e poi mi arrabbio con me stessa perché le tristezze della vita sono altre. Sono troppo delusa: se non mi avessero detto nulla stavo come prima, contenta del mio Figlia dei fiordi che sta comunque piacendo moltissimo a chi l’ha letto, ma così pareva una cosa certa, e poi invece no.

Il mio cellulare una settimana fa è defunto, così, l’era paleolitica in cui non ero smartizzata si è conclusa. Ho preso uno smart phone dismesso da Emanuele, ho fatto un nuovo contratto e ho cominciato a usarlo, per la gioia di chi trovava assurdo che non avessi ancora whtsapp. Scoprendo quindi che mio cugino preferito e sua moglie vivono ancora nell’era precedente, dove stavo pure io fino a settimana scorsa appunto. Lui è un ingegnere.

Sono di fronte a una svolta epocale: prima ad esempio in vacanza non potevo controllare le mail. Ora però mi sono resa conto di un aspetto importante: essere sempre connessi, con lo squillo che ci avvisa non solo di sms e chiamate ma pure di ciò che appunto passa attraverso internet, elimina del tutto l’effetto sorpresa, che era bello. Ogni qualvolta rincasavo mi sedevo al pc e controllavo la posta, per tutto il giorno potevo illudermi che si fosse fatto vivo un editore! E spesso trovavo mail di amici. Adesso non più, adesso tutto avviene in tempo reale, annullando l’attesa e il suo piacere, la vigilia e lo stupore. Comodo eh, ma spesso le comodità sono brutte, (es. le scarpe).

Ieri si è scatenato un mal di testa intermittente ma con assalti feroci e la sensazione di essere una carretta non mi ha dato tregua 😦

Oggi lavoro, poi inizia il giro part time prolungato dall’aggiunta di ferie, tuttavia il 29 andrò in ufficio extra per smaltire alcune cose. Ieri è venuta mia suocera a pranzo per i saluti pre vacanza, è in gran ritardo rispetto alle sue abitudini e parte mercoledì per la Grecia, dove si fermerà tre mesi giusti, beata lei! Spero tanto che possa essere una buona estate per tutti, ovunque decideremo (o potremo) trascorrerla.

Amo il greco # 10

Una vecchia pubblicità diceva “il thè è un grande rito che devi rispettare“, ebbene, se noi in Italia abbiamo quello del caffè, anche in Grecia non sono da meno!

Appena arrivati sul suolo greco noterete la gente che gira con un bicchierone in mano e sorseggia gustando con calma il famoso caffè frappè, una sorta di caffè lungo con ghiaccio e volendo anche latte, che può essere zuccherato a piacimento. In spiaggia è un must, spesso poi nei lidi lettini e ombrelloni sono gratuiti con l’acquisto di una consumazione, per cui come prima cosa si arriva, si stende il telo e si ordina un caffè frappè (ovvio si potrebbe prendere anche altro, un succo ad esempio, ma il caffè frappè va per la maggiore!) e si inizia così la giornata al mare. Una curiosità, fu Dimitrios Vekandios nel 1957 a pensare al frullatore ancora in uso per fare quella bella schiuma che ci piace tanto! 

Ma il rito greco del caffè prevede altro. Il cafènio kαφενεíο è un bar dove la mattina oltre al caffè frappè si può bere ovviamente il caffè greco (o turco che è la stessa cosa), il caffè macinato viene fatto bollire in un bricco assieme allo zucchero e quando è pronto si versa nella tazza, a questo punto è ovvio dover aspettare che la polvere si depositi sul fondo per il peso, per non ritrovarsi in bocca una poltiglia. E qui viene il bello, perché il fondo depositato può essere letto per conoscere il futuro. E questa è una cosa che mia suocera fa! Non pensate al cafènio come al nostro locale dove si prende un espresso e via, no, soprattutto dopo pranzo è un luogo dove ci si ritrova per giocare a tavli tάβλι, altrimenti conosciuto come backgammon, leggere il giornale, e verso sera (o intorno a mezzogiorno) per mangiare degli stuzzichini, i celebri mezedes μεζέδες, magari serviti con un bicchierino di ouzo ούζο. E’ un posto pigro, un circolo che purtroppo sta scomparendo, ma nei paesini bianchi e blu se ne trovano ancora, sono frequentati da anziani e rappresentano un angolo caratteristico di Grecia, che noi turisti guardiamo come se fosse una cartolina.

Quindi che sia caffè frappè o caffè greco è qualcosa di molto diverso dal nostro e di davvero tipico quando si va in Grecia.

La tavoletta di legno con i prezzi al cafènio che vi mostro in alto a destra sta appesa nella nostra cucina, anche se si tratta probabilmente (ce l’ha regalata mia sorella) di una riproduzione per turisti è un oggetto simpatico con i prezzi in dracme e l’ultima voce riguarda proprio l’affitto del tavli che costava una dracma.

Letture da vacanza, cerchiamo qualcosa di diverso rispetto al resto dell’anno?

La partenza si avvicina e nella mente si azzuffano i vari “cosa mettere in valigia” tra cui i più significativi a cui prestare attenzione sono di sicuro i libri.

Non credo esista una reale suddivisione tra libri estivi e invernali, tuttavia convengo che mai avrei portato sotto l’ombrellone Anna Karenina, infatti l’ho letto a gennaio. Negli anni ho sempre conservato un giallo di Ellery Queen per il mare, pratica che ho dovuto interrompere quando è stato ormai chiaro che avevo letto tutti i suoi romanzi. Il pensiero non è tanto che fossero particolarmente adatti al periodo, quanto che sommare il godimento delle vacanze a quello di un autore da me così amato mi avrebbe garantito del tempo davvero ben speso.

Il vero fascino della lettura in vacanza risiede in diversi aspetti: innanzitutto non si hanno i minuti contati, né ci si riduce a leggere la sera quando il cervello ci ha in parte abbandonati, in più mediamente tra una pagina e l’altra se si alza lo sguardo invece del muro di casa possiamo imbatterci in splendidi paesaggi.

Trovo davvero che stiamo parlando di uno dei massimo piaceri della vita: la lettura in vacanza appunto, che mai deve essere sprecata con un libro che delude le aspettative. Quindi la scelta va fatta con cura e per tempo.

Mediamente ho sempre qualcosa in attesa, acquisti di qualche mese indietro che non ho ancora avuto modo di leggere, perché non era il momento giusto e/o altri titoli hanno avuto la precedenza. In questo momento ho cinque o sei libri in queste condizioni che basterebbero quindi per il soggiorno a Corfù, ma ne escluderò un paio a favore di altri, (credo di portarne cinque in tutto) perché intendo aggiungere due novità di cui vorrei brevemente parlarvi. Per maggiori info cliccate le frasi in azzurro.

Si tratta dell’attesissimo ritorno di Francesco Muzzopappa, di cui ho adorato i primi due romanzi (ve ne parlai e l’autore commentò il post) e di un esordio felice e scoppiettante molto nelle mie corde, cioè Tutto il tempo che vuoi, che oltre al titolo sembra un gran bell’incitamento nella vita, quando sembra che invece il tempo scappi da ogni parte e non se ne abbia mai, soprattutto per cambiare e darsi nuove chance; un tema caro anche al mio Figlia dei fiordi dunque.

Sono molto ansiosa circa queste due uscite, me le sto pregustando, immaginandole piene, felici e indicate per affiancarsi alla crema solare, per farmi compagnia nell’apoteosi del relax perfetto che aspetto tutto l’anno; l’orizzonte di fronte a me blu e il cuore grato per un rito che ha saputo rinnovarsi ancora.