Lisbona e Sintra: le foto!

Oggi concludo il racconto sul Portogallo, proponendovi 10 foto significative, almeno per me. Se state programmando una vacanza a Lisbona e avete bisogno di info, metterò molto volentieri a disposizione le mie. Un consiglio che vi do subito è di prevedere un pernottamento a Sintra, noi ci siamo andati in giornata e, per quanto molto comoda col treno, è toccato visitare solo un palazzo e il centro storico, preferendo, come sempre, una cosa fatta bene piuttosto che due male, di corsa, ma è stato un peccato.

Ciao, ciao Lisbona, sarà un vero piacere tornare, prima o poi!

Anna, Cesare e Passignano

Una donna sola, un uomo stravagante, una villa ereditata, un lago d’argento, un anziano smarrito e la rottura provvidenziale del carburatore danno il via a una storia d’amore per chi crede che tutti meritiamo una seconda chance e qualcosa di meglio col caffè del mattino dopo.

Passignano sul Trasimeno (e il Nord Europa) vi aspettano per farvi innamorare ancora una volta della vita e ridere per i suoi inciampi!

Figlia dei fiordi Ediz. goWare prossimamente su tutti gli store, in cartaceo e digitale.

Il fantastico video lassù è preso dalla pagina FB dell’Hotel Kursaal, che ha ispirato le vicende e il pontile che vedete è proprio quello, quello delle cicale e delle stelle di Anna e Cesare e molto anche mio (e dell’Orso!)

Navigatori, poeti e sardine!

Come sempre quando torno da un viaggio non mi piace farne la cronaca tipo agenzia turistica, del resto questo non è un blog di viaggi, come non è un blog di recensioni di libri, è il mio blog e lo facciamo anche un po’ insieme, con le emozioni che vogliamo condividere.

La foto che segue dunque è tutta per Marco Amato, che augurandomi buona vacanza ha detto che gli piacerebbe vedere il celebre Monumento alle scoperte, ecco un dettaglio nel cielo che è sempre stato blu spettacolare. L’Orso si è abbronzato un sacco!

Poco distante La Torre di Belem, una delle immagini simbolo di Lisbona.

Tanta strada nelle scarpe, qualche taxi, super economici, tanta bellezza negli occhi, tanta gioia per un popolo che ci è piaciuto davvero molto: sempre sorridenti, parlano un ottimo inglese; ovunque ci siamo sentiti accolti da gente che dà il massimo a chi ha scelto il Portogallo come meta. Musei, rinunce e scelte su cosa fare e visitare, perché i giorni erano pochi, ma davvero a ripensarci quanto abbiamo visto e goduto!

Attimi irripetibili pieni anche di noi, del nostro modo di viaggiare, sicuramente imperfetto, ma perfetto per noi. Azulejos, profumi, sensazioni, i famosi tram, strade in salita, scoperte nuove a ogni angolo, shopping, stupore, Sintra, stanchezza, nuovi amici.

Non c’è stato il tempo di approfondire l’argomento Pessoa. Con rammarico, ma come vedete i libri non sono mancati!

E Chiese, monumenti, la storia, persino un po’ di preistoria, la Monarchia di cui non so nulla, il periodo della dittatura di Salazar, e lo stato attuale delle cose. Si percepisce un lieve miglioramento dell’economia, molto lieve a dire il vero, ma meglio di niente, è stato bello sentirlo dire dai collaboratori di Emanuele che lavora con il Portogallo da anni. Ci hanno voluto incontrare e offerto due cene meravigliosi in posti che mai e poi mai avremmo scoperto da soli.

Alla fine si dicono sempre le stesse cose: “dobbiamo tornarci presto!” Obrigada, Lisboa!

Queste tre immagini sono di Emanuele col cellulare, ci vorranno un po’ di giorni prima che siano pronti gli oltre 500 scatti fatti con la Canon. Quelle che seguono invece sono prese dalle pagine Fb o i siti di posti e cose che ci hanno incantati e che vi voglio quindi mostrare.

Il Pastel de Nata è un dolcetto tipico e pare che questa fabbrica (in pieno centro non lontano dal nostro Hotel, per chi conosce Lisbona situato in Marques de Pombal) si producano i più buoni. Sicuramente i migliori tra quelli che ho provato. Una sfoglia con dentro una crema tipo budino alla vaniglia.

Quello che vedete sopra è un tuk tuk, affollano – bianchi o colorati, magari pure a righe o fantasia – le strade di Lisbona per un tour, noi l’abbiamo preso per andare dal centro storico di Sintra al Palacio de Pena, guidato da un ragazzo simpaticissimo che ci ha dato mille informazioni su ciò che ci apprestavamo a visitare. La discesa, il palazzo si trova infatti piuttosto in alto, si è trasformata in un divertentissimo giro sulle montagne russe.

Questa foto dorata e magica è una parete piena di scatole di sardine, il contenuto della confezione è lo stesso, ma ogni fila presenta scatolette con stampigliato un anno differente e i fatti salienti accaduti, così:

Un’idea geniale, tutti comprano il proprio anno di nascita o altri significativi nella loro vita. Il negozio è coloratissimo e ideato come un grande luna park, o una di quelle fiere anglosassoni, e quando vai in cassa ti danno delle bellissime bustine per metterle e viene proposto l’acquisto della scatola dell’anno in corso, con scritto I’ve been there! E ovviamente l’abbiamo presa. In aeroporto ho visto alcuni passeggeri in difficoltà col bagaglio a mano pieno di queste sardine, e ora che cercavo le foto ho letto molte opinioni negative, perché le scatolette erano state requisite al controllo bagagli. A noi è parso subito logico doverle infilare nella valigia da stiva!

Questa è quindi una carrellata molto parziale e anche un po’ scema, visto che per mezzo post ho parlato di sardine, ma spero possiate gradirla come assaggio, prima delle foto ufficiali! Smack!

Tornati da Lisbona

Tornati! E siamo qui a bere porto, io con la testa che gira (fa 19.5° però!) mentre guardo le mail e scopro che in mia assenza sono successe diverse cose belle scrittorie. Fiuuu, nel senso: aiuto, devo raccontarvi tutto, tutto di Lisbona stupenda, anticipo due foto dell’ascensore che porta da Baixa a Bairro Alto, che abbiamo preso martedì, tutto delle novità di scrittura, ma devo anche fare tutto a casa e venerdì torno al lavoro. Ditemi che non scappate e abbiamo tempo grazie!

Liebster da Regina!

Regina mi ha premiata con un altro Liebster Award, non posso che ringraziarla e essere felice di rispondere alle sue domande, senza – mi scuserà ma di solito faccio così – rilanciarlo. Eccomi.

  1. Come mai hai deciso di tenere un blog? Il precedente me lo aprì mia sorella per lanciare il mio primo romanzo, io non sapevo nulla di blogging, l’esperienza mi esaltò ma a un certo punto una rogna con una blogger mi costrinse a chiudere, qualche mese dopo aprii l’attuale.
  2. Quale personaggio di fantasia vorresti prendesse vita di fronte a te? I fratelli Trotter de La banda di brocchi di Jonathan Coe.
  3. In quale “cattivo” dei libri/film ti riconosci di più? Piuttosto mi identifico negli sfigati a dire il vero.
  4. Quale libro ti ha iniziato alla passione per la lettura? Credo Rodari.
  5. Di quale lato negativo del tuo carattere non sai fare a meno? Essere ordinata maniacalmente.
  6. Quale canzone vorresti aver composto tu? Be’ tante, anche se per la musica sono negata, ne dico due: La cura di Battiato e Via del Campo di De André.
  7. Quale libro vorresti aver scritto tu? Mi metti di fronte a una scelta impossibile, comunque dico Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan
  8. Sul set di quale film avresti voluto vivere? Essere studente a Hogwarts non sarebbe male per niente.
  9. Ti imbarcheresti più volentieri su una nave da crociera, un veliero di pirati o un’astronave spaziale? Astronave!
  10. Se scoprissero un macchina del tempo, in quale epoca vorresti farti trasportare? La Londra vittoriana, ma solo potendo essere ricca.
  11. Cosa detesti di più in un blog? La presunzione e la falsità.

Domande molto interessanti, che lascio volentieri qui per chi vorrà dire la sua nei commenti. Avete un sacco di tempo perché sabato parto per Lisbona e vi rileggerò con gran piacere al rientro la sera del 5 o la mattina del 6 aprile. E domani occhio ai pesci, ma anche Kallo mina!

Piazzista di storie: la teoria del ferro da stiro

Pare esistano due modi differenti di affrontare il ferro da stiro e che aderiscano al nostro approccio alla vita.

C’è chi lascia per ultimo i capi più impegnativi, diciamo le camicie, tipo rush finale, cosi dopo la massima fatica giunge il sollievo.

E c’è chi invece stira le camicie per prime, per levarsele dai piedi subito e non pensarci più.

Personalmente dipende dalle giornate, può anche capitare che le stiri a metà percorso.

Ho utilizzato una sorta di primo metodo nei giorni scorsi quando ho deciso di inviare un botto di miei testi a diversi editori, sondando anche strade nuove che mi sono venute in mente lì per lì: una gran fatica! Come proporre a goWare di uscire con un’antologia di racconti scritti dai loro autori di narrativa, questo per poter dare uno sbocco ai miei che altrimenti non vedo come potrei far conoscere ai miei lettori, se non attraverso il blog. Di Nina Strick, Formica e La montagna incartata vi ho già detto. Mentre rileggendo in tempi recenti il mio manuale semi serio Come vivere felice senza figli scritto nel periodo più buio della mia mancata maternità, per mettere in ordine i pensieri, l’ho trovato degno di essere diffuso, per cui l’ho inviato sempre a Delos per la collana I coriandoli. Sono in attesa.

Una settimana di frenesia dunque, come una camicia difficilissima da stirare, quella col colletto che non sta mai a posto, il tessuto super stropicciato, e adesso stop.

A inizio mese mi sono guardata dentro per capire sul serio quali siano le situazioni stressanti nella mia vita, quelle che generano un’ansia talvolta sproporzionata. Ci ho infilato anche questa cosa qua, di arrivare, di emergere finalmente, nonostante tutti i buoni insegnamenti di Big Magic. Sì, la scrittura è fonte di stati ansiosi, anche se in maniera molto marginale rispetto ad altro. Perché intorno ad essa c’è tanto che con essa paradossalmente c’entra poco: l’editoria. Dal 1 al 5 aprile io e l’Orso si va a Lisbona, prendo questo viaggio come l’inizio di una vacanza ben più lunga dalla scrittura, con l’eccezione di eventuali revisioni in vista di una pubblicazione sicura, contratto firmato, tipo a breve per Figlia dei fiordi. Che poi io sia quella delle decisioni buttate per aria, si sa, ma sta volta è diverso. Perché finalmente sto avendo cura di me, dopo mesi in cui facevo finta di niente. Posso fermarmi ora, o forse devo, qualsiasi sia il punto in cui sono arrivata.

Intanto ho saputo che La montagna incartata uscirà il 18 aprile!

La montagna incartata coming soon by Delos Digital

Venerdì scorso ho deciso che La montagna incartata sarebbe passato da romanzo a racconto lungo (100 mila battute circa), l’ho riletto con calma e ne ho modificato il finale rendendolo così conclusivo e pronto.

Poi ho spulciato nelle collane Delos Digital per vedere se ce ne fosse una adatta e l’ho trovata. Sabato l’ho inviato. Ieri pomeriggio Franco Forte mi ha scritto che l’avrebbe pubblicato nella collana Passioni romantiche, mandandomi tre proposte di copertine strepitose, ho dovuto sceglierne una.

Da una parte una mi è piaciuta subito più delle altre, ma poi continuavo a ripensarci e ora sono piena di dubbi, ma ormai ho messo l’editore a conoscenza della mia scelta.

E’ chiaro che qui adesso nei commenti scattano le vostre preferenze! (Se vi va).

Questa pubblicazione è figlia della Biblioteca Scarparo, quindi ringrazio tantissimo Michele, sempre così ispirante. Il post era stato pubblicato il 28 ottobre, esattamente 5 mesi fa, una genesi davvero rapida. E’ anche figlia del part time e nonostante la rosissima collana a cui il racconto appartiene ci sono note importanti di mainstream. L’ambientazione bretone e soprattutto (per questo spero davvero che lo compreranno in tanti) quello che io giudico essere un vero up grade nel mio stile. Sono riuscita a inserire infatti una sotto trama che è un altro racconto scritto intorno a quel periodo, ne parlai in questo post. Contiene pure questo esercizio di stile, sempre di Michele.

Forse allora gli esercizi che faccio con tanto impegno servono a qualcosa. ♥

Mi spiace che sia previsto solo l’e book ma mi sta venendo il trip che magari mettendo il formato digitale su una chiavetta e portandolo in tipografia riescano a stamparlo. Boh.

La montagna incartata

Una storia d’amore insolita nasce Chez Juliette, un’incantevole bottega in Bretagna. Il vento del nord soffia sui cuori della negoziante e di uno scontroso cliente. Sarà più forte il contrasto tra i due o vincerà l’amore?

Juliette Leblanc ha un delizioso negozio di articoli da regalo in Bretagna dove impacchetta anche oggetti acquistati altrove. Un giorno si presenta da lei Monsieur Pierre Mesnil con una montagna di detriti che intende far confezionare destinata a un rivale in affari: Dominique LeGrande.

Così, Juliette deve fare i conti con il burbero Mesnil che non perde occasione di andarla a trovare. Il contrasto tra il carattere di lui e di lei è apologia dei classici lati opposti che si attraggono. Tra schermaglie amorose, carte luccicanti e fiocchi quello che sta nascendo sotto gli occhi di tutti non è definibile. Forse la relazione tra Juliette e Pierre, di cui tutti parlano, è la prova che in guerra e in amore tutto è permesso, o forse soltanto un’illusione cullata dalle onde del golfo di Morbihan. Ma anche Monsieur LeGrande ha messo gli occhi sulla deliziosa negoziante…

La cultura bretone fa da sfondo a un romanzo insolito dove l’amore è solo una delle sfumature narrate. Con incredibile ironia e tocchi di rara eleganza trovano spazio anche i pensieri della cagnolina di Juliette.

♥♥♥♥ 

Edit: avevo pubblicato 2 copertine uguali, ho sistemato dopo il commento di Tiziana!

Book Pride Milano 2017

Come? Già tempo di Book Pride? Controllo il blog e vedo che in effetti è trascorso un anno dalla scorsa edizione (meno una settimana, nel 2016 si tenne il primo weekend di aprile ma dai è questione di poco). Dopo un delizioso pranzo in un bistrot lì vicino, si torna dunque al BASE e si incontrano due piani di editori indipendenti pronti a spacciare storie. Quest’anno apparentemente sotto tono, perché non siamo stati a nessuna presentazione, ma a ripensarci mi è piaciuto davvero molto. A parte scorrazzare su e giù per gli stand, guardando, leggendo e comprando ho, nell’ordine:

Riabbracciato Silvia Greco, presente da H edizioni (vedi post precedente a questo).

Chiacchierato assai con Minimum Fax Editore che adoro, in particolare ho chiesto quando è prevista l’uscita di un nuovo romanzo di Jennifer Egan e ho così scoperto che sarà pubblicato da… Mondadori. Ebbene sì, l’autrice premio Pulitzer ha lasciato l’editore che le ha dato la fama in Italia, colpa dell’agente che, come biasimarlo?, ha trovato semplicemente un editore che può permettersi di pagare di più. Però spiace, nel senso, spiace vedere che sono sempre i soldi a far girare il mondo. In Minimum Fax il libro è stato letto e apprezzato.

Chiacchierato sfacciatamente con Marcos Y Marcos, dicendo di avere un lit-blog chiedendo quindi se è tanto difficile venire invitati alle loro conferenze stampa per la presentazione dei nuovi libri, perché so che ne fanno di stupende ai Frigoriferi milanesi. Hanno preso i miei dati con simpatia e detto che mi terranno presente volentieri. Gongolo!

Distribuito a 4 editori la scheda che nel frattempo ho preparato di Nina Strick. In questi giorni infatti mi sono messa a cercare un editore, operazione tediosissima che detesto, ma in tant’è. In tutto – tra fiera e mail – ho selezionato e inviato a 25 case editrici specializzate in editoria per l’infanzia. Ho già messo a segno 4 rifiuti, ma il fatto che abbiano risposto il giorno dopo mi pare comunque positivo, che l’attesa è una rottura epocale.

Anche se per la formica stiamo agendo in maniera differente, come vi ho raccontato, ho trovato l’editore Picarona che a sede a Bologna e Barcellona e me ne sono innamorata. Allo stand sono stati molto gentili, per cui tornata a casa ho mandato l’albo di Martina la formichina che è ormai finito.

Ci siamo anche intrattenuti con Giuntina, l’editore specializzato in opere di argomento ebraico: narrativa, saggi ma anche albi illustrati, di cui siamo grandissimi fan!

E in definitiva ho rinnovato l’opinione che trascorrere del tempo in mezzo ai libri sia un gran bel modo di occuparlo. ♥ 

Un’imprecisa cosa felice

Un’imprecisa cosa felice di Silvia Greco per i librai è il romanzo del momento e io ho avuto la fortuna di incontrare l’autrice alla conferenza stampa organizzata per il lancio.

Potete trovare molte informazioni sulla trama e l’autrice in rete, già nel link sopra ci sono diverse recensioni per cui mi pare inutile ripetermi. Preferisco sottolineare la genesi straordinaria di quest’opera, le cui prime striminzite pagine sono state scritte 20 anni fa; H edizioni fu entusiasta di quei 5 fogli e nel tempo ha spesso pungolato Silvia “scrivilo, scrivilo” ma lei niente. Poi si è offerta volontaria al Salone di Torino dello scorso anno per dare una mano allo stand, vivendo da vicino l’ebbrezza della fiera, tornata in ufficio (è impiegata assicurativa), chiede una settimana di ferie, scrive il romanzo, con un’urgenza che finalmente premeva forte. In vacanza al mare ad agosto lo termina. A quel punto l’editoria prende un insolito Freccia Rossa, mediamente si muove come una tradotta di campagna, e i primi di marzo il romanzo esce ed esplode subito, aderendo alla favola che è.

Comicità e tragedia. Si parte dalle morti che strappano un sorriso, che ci fanno male alla pancia dal ridere se le vediamo messe in scena in un cartone animato, che straziano e non danno pace quando accadono sul serio.

Silvia Greco ha una vena di timidezza e una voce unica. Non ha avuto fretta di pubblicare, ha saputo capire quale fosse il suo momento giusto per farlo. Abbiamo molto da imparare da lei, ma temo che certe doti siano innate e non replicabili.

Marta, Nino, Ernesto e Marisa, i protagonisti di questo splendido esordio, sono surreali eppure credibilissimi. Ingenui nella vita, coi loro inciampi e i loro cuori spalancati su avventure che aprono scenari di una provincia italiana anni ’90 senza trilli di cellulare, con le cabine del telefono, i giornaletti porno, l’ospedale dei giocattoli, le marmellate dai gusti strampalati (ma buonissimi) e la nostalgia di guardarsi indietro e ritrovarsi un po’. Così, anche se Galletta e Tricello non esistono, riusciamo comunque a farli nostri.

L’incontro è stato ricco di emozioni e ha messo in circolo l’energia migliore per dire finalmente sì all’editoria attuale che scopre talenti come quello di Silvia Greco e l’ha aspettata per due decenni, senza temere che sfiorisse.

Amo il greco # 7

Questa rubrica si chiama “Amo il greco” e così, quasi senza rendermene conto, il mio amore per la Grecia (e il greco) ha fatto sì che alcune tipiche usanze greche entrassero nel mio quotidiano. Due gli aspetti della mia vita coinvolti in questo cambiamento e di questo voglio parlarvi oggi.

La prima è la cucina. Oltre ad aver imparato a cucinare Moussakà μουσακάς , al punto che è addirittura arrivato il primo ordine “ti prego fammela, te la pago!”, in estate porto in tavola spesso una bella Insalata greca χωριάτικη σαλάτα, talvolta priva di cetrioli, che non amo particolarmente. Lo yogurt l’ho sempre considerato ottimo a colazione, a metà mattina o anche come sostituto del pasto talvolta, ma ora – tassativamente greco in questo caso – può chiudere una cena o un pranzo come dessert, come si fa nelle taverne greche, appunto. Magari in piccola quantità, sempre con frutta fresca, o secca in guscio, o amarene in sciroppo preparate dalla suocera (amarene greche), o miele e cannella. Più raro, ma può accadere, che scelga di accompagnare, come usano in Grecia, la carne con il riso bollito, in genere preferisco una verdura, non tanto per il gusto, quanto per un apporto di vitamine, ma l’ho fatto qualche volta. Non ho ancora imparato invece a fare le celebri tiropite τυρόπiτα immancabili da mia suocera, a pranzo o cena, sono delle sfogliatine ripiene, talvolta una fetta di spanakopita σπανακόπιτα, cioè quella con gli spinaci, mentre le mie preferite sono quella piccole a forma di mezzaluna, ripiene di feta, perfette anche per gli aperitivi a buffet.

La seconda cosa è di sicuro la lingua. Mio marito è perfettamente bilingue, mia suocera tri (italiano, greco e turco essendo nata a Istanbul, dove ha vissuto fino all’età di 35 anni circa), tra loro parlano indifferentemente italiano o greco, spesso un discorso con frasi mix tra i due idiomi. Io spesso capisco il senso generale del discorso, ma non posso certo affermare di conoscere il greco. Tuttavia alcune parole in casa nostra si dicono tassativamente in greco. Di certo gli auguri, di cui abbiamo parlato all’inizio dell’anno in questa rubrica, anche quelli un po’ scemi che ci facciamo tra noi, come l’ormai stra famoso Kallo mina, anche buon appetito, buon viaggio. Casa è il posto dove abitavo coi miei, spiti σπίτι è questa qui, anche il numero del telefono fisso salvato sul cellulare in rubrica è sotto spiti, sotto casa c’è appunto quello di mia mamma. Come ricordano volentieri i greci: tutte le parole derivano dal greco, spiti/ospitalità! Molte parole tra noi vengono declinate col suffisso aki, che equivale al nostro vezzeggiativo che però a ben pensarci in italiano ha più variabili: ino nipote/nipotino casa/casino no! Casa/casetta. In greco è sempre aki, Arkoudaki, Spitaki. A volte, va detto, ci fingiamo poliglotti e diciamo un po’ di parole in russo, in onore di Natallia, è sorprendente quante ne abbiamo imparate e come riuscivamo a destreggiarci, ma non c’entra con questa rubrica. ♥

Io sono Koukla κούκλα, e non si traduce mai, mai mai. Neanche ora. Si accettano ipotesi, ma senza barare googlando!