Certi guai non finiscono mai, eppure…

Giove ha mancato l’appello e novembre, dimostrandosi poco originale, ha riproposto vecchi problemi col metodo del copia incolla, come diversi impicci idraulici e medici, di cui tralascio i dettagli. Il segno negativo questo mese se l’è proprio meritato. Sabato e lunedì sera ero piuttosto di cattivo umore, l’Orso in questi casi mi definisce contrita.

Domenica no, perché abbiamo dato il via all’ambaradan natalizio (e soprattutto non era ancora arrivato quel lunedì davvero pestifero!)

Per avere un scintillante villaggio natalizio stile Old England, dal quale parrebbe persino possibile veder apparire Scrooge, non bastano i fantastiliardi di Paperone a Scrooge ispirato. Ma ammirarlo è sempre magico, anche perché il negozio cambia la disposizione dei pezzi e la scenografia intorno ogni anno.

Tutto sommato questi continuano a essere giorni tribolati, in cui la razionalità mi aiuta a valutarli più serenamente ma poi a livello emotivo torno e essere contrita.

Mi fanno una gran compagnia le mie storie, anche se anche lì non finisce il periodo di attesa infinita; tuttavia sapere che c’è chi non solo mi legge e mi apprezza, ma va più nel profondo è davvero fonte di gioia e soddisfazione. Vi posto qualcosa:

Due parole sui tuoi bellissimi libri: Le affinità affettive e Come vivere felici senza figli mi hanno permesso di conoscerti un po’ e mi sono serviti un sacco per il mio lavoro (La donna che mi ha scritto è una biologa n.d.r.) Ritengo che tutte le figure professionali che si interessano di sterilità dovrebbero ciclicamente fermarsi e riflettere stando dall’altra parte per un po’.
Figlia dei fiordi mi è piaciuto un sacco e la ciliegina sulla torta è stata ritrovare Cesare e la zia. Questa cosa mi fa sentire coccolata dalla scrittrice, sembra che dica “Ti sono piaciuti i miei libri? (Sì, altrimenti non saresti qui a leggere altro) Ti sei affezionata ai personaggi? Ti sentivi un po’ triste quando il libro è finito? Guarda che bel regalo ti faccio! Proseguo ancora un po’ con i tuoi amici!”
E poi La Montagna incartata, complimenti, hai ricreato la stessa atmosfera di “Chocolat”, mi sono vista il paesino ventoso, il negozietto accogliente e non riuscivo a togliermi dalla mente Juliette Binoche (Non ho letto il libro né visto il film quindi non posso averlo copiato n.d.r.)
Io non penso di essere una lettrice esigente, io valuto se un libro mi è piaciuto o no dalla capacità di lasciarmi delle immagini e i tuoi libri me ne hanno lasciate moltissime!
Magari non ricordo tutta la storia o i nomi (e di questo, credimi, mi spiace tantissimo perchè non riesco a parlare di quello che ho letto, io vedo un film nella mia testa), ma Cesare che scavalca il muretto per andare a suonare il campanello o le due amiche che finalmente si ritrovano casualmente dopo la separazione in una città straniera mi sono rimaste vivide davanti agli occhi. E poi mi è rimasta la curiosità: ma tutti questi personaggi/amici, esistono?
In più c’è anche il vocale di una lettrice alla quale, dopo la Beta, ho affidato il romanzo femminile inviato al DeA Planeta, sbobino: il tuo libro mi è piaciuto molto ma veramente tanto, si sente questo flusso che proprio tu raccontavi, questa gioia nello scrivere, guarda, veramente mi è piaciuto tanto per diversi aspetti che presenta, i rapporti con la mamma, con il papà, il lavoro che una persona fa su se stessa per andare oltre i propri limiti (…) ho trovato un pezzettino di me stessa.
La grande bellezza di tutto questo è l’aver creato mondi possibili in cui il lettore si rispecchia e dove trova conforto nell’immedesimarsi, essere riuscita a dare una tale credibilità ai personaggi per cui ci si chiede se esistano, la biologa – ho tagliato un po’ la mail – si interrogava in particolare, come molti, su Virginia, che è stra inventata eppure è vera al punto da ritenere plausibile che possa essere una qualsiasi senegalese incontrata per strada.
Sto parlando di due lettrici, non diecimila, eppure questi riscontri arrivati negli ultimi giorni hanno davvero gettato una luce importante sul mio percorso, hanno bilanciato soprattutto la fatica e le incomprensioni recenti con chi vorrei fosse più in sintonia con me.
Il brutto nella vita e nella scrittura è quando si perde la fiducia, quando non si crede più che le cose possano cambiare, ci si impunta sul “tutto nero” e si persevera su quel sentiero. Che Dio, per chi crede e la buona volontà degli uomini ci tengano sempre lontani da quella strada, è la più pericolosa.
PS. Scusatemi per gli a capo tremendi di questo post, è tutto appiccicato, ma non riesco a sistemarli.
Annunci

Conciati per le feste: sotterra il Grinch che è in te oppure fattelo amico

Ammettiamolo: siamo tutti un po’ Grinch! Magari non completamente, magari sono soltanto alcuni aspetti o determinati momenti del Natale a irritarci, ma a distanza di un mese, con il mostro verde che ci chiama per coinvolgerci in stratosferiche battaglie a palle dell’albero di Natale e noi che l’albero manco vorremmo farlo tocca definire la faccenda una volta per tutte.

Natale è la festa dei bambini, pare che gli adulti possano riviverne la magia con i figli, è quindi implicito che chi di figli non ne ha parta svantaggiato. Ma vediamo da vicino qualche dettaglio.

I regali: pensarli, comprarli, recapitarli. Natale ha un enorme pregio: capita sempre il 25 dicembre, a meno di essere di quelli che aspettano la 13^ per spenderla in doni, anticipare i giochi non sarebbe una cattiva idea, tanto rimandare non serve a nulla se non a trovare il delirio ovunque. Una lista, un budget e un paio di giri molto mirati, oppure on line. Se sono per la famiglia con la quale ci si ritroverà il 24 o il 25 si danno in quell’occasione, se sono per chi ancora crede all’omone rosso vestito, bisogna inventarsi nascondigli e consegne segrete in caso siano ad esempio per i nipoti che non li scarteranno la mattina del 25 a casa nostra. Sono cose che ho fatto e non muore nessuno, un po’ di casino, pacchi lasciati sul pianerottolo, non innervosiamoci troppo. Con gli amici si può essere abbastanza sciolti, dal 1 dicembre al 6 gennaio dai, andrà bene comunque vedersi e scambiarseli. Libri, cesti gastronomici, cosmetici, abbigliamento, difficile che io mi discosti da questi articoli. Per i più piccoli, sempre libri, lego, giochi in scatola da fare tutti insieme. L’ideale è prevedere una giornata in settimana da dedicare agli acquisti, se lavorate per un’azienda che chiede il piano ferie con largo anticipo, benissimo, un’occhiata al calendario e vi prenotate per un giorno di dicembre: come? Quell’anno poi non farete regali perché scappate in Patagonia con un maggiordomo figo e stanco di essere sempre il primo sospettato nei gialli? Un giorno libero vi farà super comodo proseguire a scrivere il romanzo, andare in una Spa, o semplicemente dormire.

Le cene (e pure i pranzi): quella del lavoro, della palestra, e quella con gli amici, amici che possono appartenere a più gruppi e quindi le cene si moltiplicano. Se avete dei figli aggiungiamo quelle della scuola, del calcio, dell’oratorio, se i figli sono due diventano magari sei. Prima lo capiamo meglio è: non possiamo partecipare a tutte, per il portafoglio e per lo stomaco, perché almeno un paio si accavalleranno, perché il divano chiama. Parliamone: è necessario vedersi perché è Natale se durante l’anno non si riesce mai a farlo? C’è una sola risposta: NO! E un’unica deroga: gli amici sono lontani e ci si ritrova per le feste perché tornano nel luogo di origine, ottimo, ci si organizza per tempo e sarà un piacere. Io su sto punto ho raggiunto il Nirvana da un pezzo, non mi faccio alcun problema a declinare, soprattutto se l’invito arriva molto sotto data. Chi dice “vabbe’ coi problemi che ho vuoi che a novembre mi metta a programmare l’incontro natalizio?” Figuriamoci, no, però poi non ci rimanere male se trovare una data è un massacro e io non ci vengo.

Il giorno di Natale: che si festeggi il 24 o il 25 o entrambi questo è il punto che può procurare sonori mal di pancia, ancora prima di mettersi a tavola. Personalmente io e mia sorella da quando mi sono sposata avevamo istituito i turni, che non erano la soluzione perfetta ma toglievano un po’ dagli impicci e poi tutto è andato a rotoli lo scorso anno (dopo qualche défaillance negli anni precedenti) quando mia sorella che aveva il turno per andare da mia mamma con la sua famiglia, non ci è andata. Ha invitato tutti in montagna, ma andare fino in Val D’Aosta in giornata mi è parso oggettivamente una gran sfacchinata, in effetti lo era, e di pernottare in hotel anche no, per cui è saltata l’organizzescion e quest’anno ancora non so. Nanni ha spifferato che inviteranno tutti a Milano, essendo il primo Natale nella casa nuova, e mia sorella aveva accennato a qualcosa. Io attendo l’ufficialità. Dividersi tra genitori e suoceri oppure mettere insieme famiglie che normalmente si frequentano pochissimo con abitudini diverse con il reale desiderio di trascorrere un pranzo in serenità a volte è davvero un’impresa, lo riconosco. C’è chi non vuole spostarsi, chi non ama cucinare, chi si sobbarca un mazzo tanto, perché altrimenti chi vuoi che lo faccia, chi non gli va bene niente, chi lavora fino all’ultimo ed è stravolto… lo so, avrete annuito a ogni tipologia, o siete voi o conoscete chi lo è. Il Grinch in questo caso fatevelo amico, ridacchiate insieme delle debolezze umane, Natale è un giorno lungo esattamente come tutti gli altri e in qualche modo cercate di venire fuori dal tetris, abbozzando.

I vuoti: non mi stanco di ripeterlo, Natale amplifica e se da una parte adoro girare con l’Orso per Milano (o anche altrove se capita) tra le luci e dedicarci momenti esclusivi di cioccolata e relax, il vuoto devastante per le assenze è il vero problema del Natale. Il resto si supera, ci si arrabbia magari di fronte a certe prese di posizione (quando ero sposata da un po’, io: a Natale venite a casa nostra? Mia mamma: e ma poi come facciamo per il mangiare? Mi chiedo come sia possibile che io e l’Orso non siamo ancora morti di fame e stenti! Tanto per dirne una) ma la meraviglia dei Natali della mia infanzia in Valtellina con i nonni, zii e cugini e la mia famiglia in armonia, si sovrappone a quelli senza più i nonni, le occasioni sprecate di capire mio padre, e sto piuttosto male. Piuttosto tanto male. Il fantasma dei Natali passati è peggio del Grinch: non bussa, entra e rovina tutto. E io il Natale non lo aspetto più. Si tratta in realtà di momenti, ondate che sì, travolgono, ma passano e sulla riva lasciano pochi detriti, tuttavia so che devo farci i conti, che basterà un’inezia, una musica, un anziano al supermercato, il calendario dell’avvento, a darmi quel pugno in faccia che mi fa bruciare gli occhi e ingoiare malinconia brutta. Potrà capitare dieci volte, o magari cento, la prima botta è già arrivata un paio di giorni fa, è durata poco ma è stata sufficiente a farmi capire che ci siamo. Posso stringermi nell’amore di mio marito, posso ripetermi che non sono stata una cattiva figlia, posso fare leva sui ricordi belli (preferisco rimpiangere i Natali 10 e lode, che provare rimorso per quelli sbagliati) ma soprattutto posso solo aspettare che passi. Se provate le stesse sensazioni, battete un colpo e sfondiamoci di bollicine insieme, vi prego.

Natale incombe, per il momento vorrei scriverci su un nuovo racconto, spero di digerire tutte le leccornie che intendo ingurgitare, mentre mi auguro che le feste ci trovino tutti in salute. Nanni mi ha avvisata per tempo: lui e Cecilia ormai a Babbo Natale non credono più, posso evitare la manfrina dei regali occultati. Personalmente io a Babbo Natale credo ancora, ma non volevo fare la figura della scema, non troppo almeno, l’unica differenza col personaggio noto è che in realtà si veste in maniera diversa dalla tradizione: ha la divisa del vigile del fuoco sempre presente nelle tragedie, il camice del medico in prima fila a soccorrere, ma è anche donna e indossa i vestiti comodi di certe insegnanti di mia conoscenza (Barbara Liguria, forse non ti farà piacere essere paragonata a un vecchio ciccione con la barba ma vuole essere un complimento!). Ha la pelle nera del mio amico che sta fuori dal Garabombo a vendere libri, regala sorrisi e discorsi buoni, ed è fantastico ritrovarlo ogni anno. Siamo anche un po’ noi, quando portiamo speranza e non ci arrendiamo alle brutture del mondo.

Natale è un’occasione per ricordarsi che possiamo splendere e accogliere, magari tutti i giorni. Passate questo mese di vigilia nel migliore dei modi, amici.

Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey

E’ da molto tempo, direi persino troppo, che non vi consiglio un libro. Continuo a leggere in maniera instancabile, e come una perfetta tossicodipendente cerco sostanze sempre più raffinate e mi infurio per quelle scadenti. Finalmente sono incappata in un ottimo spacciatore! 😀 Che mi ha permesso di innamorarmi perdutamente ♥♥♥♥, felice di farlo, de Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey di Mary Ann Shaffer e Annie Barrows, traduzione di Giovanna Scocchera e Eleonora Rinaldi edito Astoria.

Per la trama vi rimando al bel post della lettrice geniale. Inutile ripetersi.

Si tratta di un romanzo delizioso che offre diversi piani di lettura e io ve ne voglio suggerire alcuni che vanno oltre l’intensità di una narrazione perfetta e coinvolgente; questa che segue è infatti la mia stratificazione di emozioni, sono certa che voi ne saprete trovare altre, perché questo libro scava e propone numerosi spunti per riflettere, intrattenendo anche molto bene.

La protagonista è una scrittrice, c’è il mondo dell’editoria quindi, con le sue storture e la fatica che Juliet fa per essere davvero ispirata e per trovare il cuore delle storie che intende raccontare. C’è il mondo magico che appartiene a tutti noi lettori forti, che in fondo, dai, abbiamo una marcia in più nella vita: la nostra coperta di Linus a cui tendere quando le cose non girano troppo giuste, le nostre pagine ricche di sacralità dove rifugiarci, le nostre mille vite alternative, noi che siamo capaci di leggere in maniera del tutto attiva, colorando gli spazi vuoti che ogni autore davvero bravo infila nella trama, che non sono buchi incompiuti, ma stanze in più di un castello magnifico, dove ognuno di noi infila il proprio vissuto e il proprio sentire.

C’è Guernsey, quando io e l’Orso siamo stati a St. Malò, dove ci si imbarca appunto per le isole del Canale (Jersey è l’altra isola dove è stato girato The Others, un film di grande impatto scenico che a me piace parecchio!) avevamo una mezza idea di andarci ma i tempi troppo stretti del soggiorno – pernottammo solo una notte e il giorno seguente avremmo dovuto essere nell’altrettanto celebre Mont Saint Michel – ci fece desistere. Rimangono però lì, nella nostra personalissima lista di luoghi da visitare. Ci sono almeno tre storie d’amore romantiche quanto basta senza cadere nel melò, una buona dose di suspense molto ben congegnata ed è un libro perfetto per chi ama Jane Austen, le sorelle Bronte e pure Miss Marple. C’è la guerra, l’occupazione e le pagine sui campi di sterminio sono all’altezza dei capolavori sull’argomento. C’è infine il fatto, non da poco, che è un romanzo epistolare, che permea la storia di un certo non so che di nostalgico, e stupisce davvero l’universalità dei sentimenti espressi e la modernità di essi: il rapporto che si crea tra Juliet e gli isolani è del tutto simile a quello che anche noi coltiviamo in rete oggi, noi che ci apriamo a sconosciuti, che ci scambiamo messaggi whatsApp piuttosto intimi senza esserci mai visti! (Magari non tutti, ma insomma io lo faccio!)

I personaggi entrano sotto pelle e sono il vero best of di queste (quasi) 300 pagine, nonostante all’apparenza possa sembrare che sia la trama a farla da padrona. Perché sono tutti autentici, particolari e qui sta la maestria delle autrici nel non farli mai scadere nella macchietta, e sarebbe stato davvero facile, considerate le loro caratteristiche.

Vi raccomando di pensare ad almeno un destinatario giusto per questa strenna: lo farete di sicuro felice, come lo sono stata io volando a Guernsey  e non volendo più tornare a casa.

Le parole per # L’amore non crolla a Bookcity

Sono rincasata da poco: a Milano è arrivato il freddo pungente ma anche un cielo che di rado vediamo così blu, l’aria tersa e le storie che scaldano il cuore. Giungo in centro sul presto c’è ancora poca gente in giro, sbuco dalla metropolitana in Cairoli e m’incanto, scarpino infreddolita e un po’ tesa e approdo alla sala che si trova in un angolo cittadino centralissimo, pieno di foglie sparpagliate e promesse.

E poi ci sono le mie parole: quelle che rimangono nella mia testa e riguardano cose stupide come: ho le occhiaie, la pipì non mi scappa ma è meglio se vado in bagno adesso; cose importanti come quanto è bello rivedere Serena e la sua famiglia, ohhhh è arrivata la mia amica Paola, ecco Barbara con Daniela, Edoardo e alcune facce nuove. Entra pure Giuseppe che conosco da mah più di 15 anni.

Poi ci sono le parole che riesco a tirare fuori per il mio intervento (deve essermi scappato pure qualche strafalcione coi verbi). Credo di essermela cavata, per le occhiaie sono senza speranza. Il video dura quasi un’ora e merita tutto, io arrivo verso il 12^ minuto.  Non so perché non riesco a incollarlo al blog, comunque lo trovate seguendo questo link, basta cliccarci sopra! 

Continuo a non riuscirci nonostante Barbara sia stata super gentile e mi abbia inviato un nuovo link.

E poi c’è Milano di caffè e pranzi condivisi. Di Castello e Duomo, di passi, di amicizia, di noi, di chi va e di chi resta, di ritorno a casa un po’ stanca, con l’adrenalina in circolo e tutta l’energia messa in circolo e la conferma di aver davvero saputo creare qualcosa di bello e di buono. Grazie a chi ha reso tutto questo ancora una volta possibile, grazie per i messaggi di incoraggiamento e di affetto. Non è sempre facile, non è mai scontato (non nel senso di “in offerta” anche se siamo nella settimana del black friday) ma è sempre felice e questo è moltissimo, amici! ♥

Bookcity 2018

Un anno fa… (il video è una sintesi e dura solo 2 minuti, io arrivo al 1.14) niente parole, ma una splendida musica di sottofondo.

E quest’anno si replica, saremo infatti a Bookcity sabato 17 novembre, alle ore 10.30, presso la sala “Assografici”, Piazza Castello, 28  –  Milano, ovviamente, la mia amata città!

Io farò un intervento: vi parlerò di editoria solidale e mi rimprovererò pubblicamente davanti a tutti, spero numerosi nonostante l’orario un po’ da colazione, per non essere stata in grado di produrre un racconto per la nuova antologia dal titolo “Quella notte, nel bosco” che andremo a presentare in anteprima, perché troppo impegnata a correre dietro alle vaghe sirene dell’editoria di fascia alta.

Se siete curiosi, se volete (ri)vederci, toccare da vicino un meraviglioso progetto portato avanti con enorme dedizione nel trambusto quotidiano, noi saremo felici di conoscervi e fare due chiacchiere nella splendida cornice del Castello e di questa importante manifestazione cittadina. Intanto in anteprima la 4° antologia del gruppo! 

# I miei primi pensieri – I miei primi 50!

Oggi è il momento giusto per dedicare 10 minuti di scrittura di getto senza rilettura, secondo le regole note, per raccontarvi qualcosa sulle sensazioni circa l’imminente 50^ compleanno che arriverà il mese prossimo.

Invece dei miei primi pensieri oggi, i miei primi 50 che poi i secondi non abbiamo troppe certezze che arrivino, anche se provengo da una famiglia longeva assai. Ci siamo, manca meno di un mese, comunque no, niente tristezze, castelli di SE e di AVREI FATTO o meglio AVREI POTUTO FARE no, la vita offre opportunità e non sempre siamo nelle condizioni migliori per coglierle, la vita dà tranvate galattiche e chi le sa affrontare al meglio si becca un bel bravo dal pianeta, gli altri magari più fragili e umani soccombono un po’ ma si rinasce sempre, più forti dicono, mah forse solo più disillusi. 50 Guardarsi indietro guardando avanti, scelte, conquiste ma la vita non è mai una lista da spuntare, eppure spesso ci si comporta come se lo fosse, esibizione di viaggi e figli, rughe da appianare con creme costose, ferite dentro da nascondere e piangere di nascosto. La domanda non è tanto se sono contenta della mia vita, ma di me, perché la vita fa spesso ciò che vuole, ci illudiamo di governarla a forza di volere è potere (dio quanto odio questa frase!!!!!) e semplicemente arranchiamo cercando le migliori condizioni per non sederci ad aspettare autobus che ti spostano la fermata. Ho capito poco e amato molto, ho teso un sacco di mani e chiuso troppi occhi, si rischia di sbandare, ma anche di lasciar correre cose che in effetti vanno solo lasciate correre. Non sono affatto diventata saggia, continuo ad arrabbiarmi per cose che non posso cambiare, a pensare che questo e quello potrebbero – chissà mai perché – essere diversi, ma nel complesso mi faccio un sacco di complimenti sinceri, quella bimbetta ficcanaso e simpatica che guardava i prati di margherite dicendo “quanti bei fiorelletti!” intenerendo tutti, è diventata una donna altrettanto impicciona ma è ancora molto simpatica e soprattutto ha conservato il dono di sapersi stupire per fiori e molto altro, la vita stronza non mi ha smaliziata del tutto e la grande cosa che ho imparato è che ciò che cerco negli altri è la generosità d’animo. Ho avuto la grande fortuna di incontrare un campione mondiale di altruismo e che si innamorasse di me, di sposarlo e costruire un work in progress costante di sentimenti, un castello di cene coi panini davanti alla tv e condivisione di sogni e progetti. Un uomo che ogni sera mi viene a dare il bacio della buonanotte e prega con me, ogni sera. 50 quindi per dire grazie, per dire sono qua, un po’ ammaccata, con i capelli che ormai ho perso le speranze, con tante storie da scrivere e raccontare e ancora parecchio credo da fare, visitare e anche non fare nulla, datemi anni di spiagge e aperitivi, di libri, di passi e di tramonti.

Un po’ troncato, per lo scadere dei 10 minuti, ecco qua il risultato. Un abbraccio.

Un po’ di cronaca

Forse non sono la sola ad aver pensato “sgosh” rendendomi conto che in un battito di ciglia un terzo di novembre ce lo siamo già giocato, ne consegue che mancano 44 giorni a Natale! Doppio sgosh quindi e ancora non basta: sono ufficialmente entrata nell’ultimo mese in cui la mia età ha il 4 davanti! L’11 dicembre infatti compirò 50 anni, che come la giri la giri un po’ di sgomento con sé lo porta. Va bene: i 50 sono i nuovi 40, va benissimo: finché c’è la salute e la sanità mentale ogni età ha i suoi vantaggi, ma caspita, mezzo secolo! Quando ero ragazzina per 7 anni di seguito siamo andati in vacanza a Rimini dove ogni estate ci incontravamo con un’amichetta con mamma e nonna al seguito, una famiglia che faceva i figli piuttosto presto, la nonna aveva 53 anni (non ricordo se il primo o l’ultimo anno della nostra amicizia ma cambia poco) e insomma noi molto stronzamente l’avevamo ribattezzata La vegliarda.

Direi che la situazione l’ho chiarita abbastanza 😀 Comunque, prima di spegnere le candeline credo che scriverò un post emotivo a tal proposito; oggi no, oggi è stata una bella giornata a pranzo fuori con un gruppo di colleghi e ex colleghi (ci troviamo circa 3 volte l’anno e scegliamo sempre posti dove ci si abbuffa parecchio di cose stra pesanti tipo polenta, lasagne col ragù di cinghiale, taglieri infiniti e lasciare il posto per il dolce è un’impresa), ma la mattina ho incontrato per caso una cugina (si potrebbe parlare per ore sull’argomento cugina che mi è simpatica, che abita a 1 km e mezzo da me e che incontro solo per caso in quartiere altrimenti non si fa nulla per vedersi, ma che caxxo di vita abbiamo combinato un po’ tutti per ridursi così?) ed è venuto il discorso genitori anziani, lei è figlia della sorella di mio padre e mi ha detto che mio papà era proprio buono e a me è venuto un magone galattico che ho scacciato a tavola e che ora si sta ripresentando con gli interessi, quindi se scrivessi qualcosa sui cinquanta imminenti uscirebbe una roba  tristissimissima e non mi va. Stop.

La settimana entrante ci sono altri due compleanni familiari: Nanni e suocera, rispettivamente con cena e pranzo festeggianti in casa (la loro casa) e pure Bookcity, dove farò un intervento mio con la squadra di Buck e il terremoto. Cose belle all’orizzonte, dunque.

La cugina e gli ex colleghi sono miei lettori e si sono informati circa le mie prossime pubblicazioni, così li ho ragguagliati. Parlare con loro mi ha fatto ragionare a voce alta sull’idea che io mi sono fatta di essere davvero molto cresciuta con il rosa e il femminile appena terminati, la cugina in particolare mi ha chiesto come si fa a migliorarsi, con i corsi? Ha ipotizzato lei. Be’ sì, anche. Con la lettura, con la scrittura stessa e con il confronto con editor capaci e attenti che sappiano trasmettermi qualcosa. Questi due testi mi fanno una gran paura in realtà, perché nonostante tutto ciò che ho realizzato sulla bellezza di creare qualcosa in barba alla pubblicazione, so che se non dovesse arrivare l’editore giusto, io ci starei malissimo: ho investito troppe risorse, tempo ed energia sto giro. Quest’anno stiamo guardando X Factor, mi ci sto appassionando, penso che erano 40 mila, il casting, l’attesa, la passione e l’ultima puntata in 11 hanno cantato con Sting! Dio mio! E’ chiaro solo uno vincerà il talent, ma anche per gli altri 10 si è aperto uno scenario pazzesco di soddisfazioni, a cui avranno pensato milioni di volte mentre erano in fila aspettando il proprio turno per cantare e per arrivare a quel momento semplicemente non hanno mai mollato, hanno dato il massimo e sempre di più, alzando l’asticella e lavorando sodo, facendo sacrifici e ora vengono ripagati.

Basterà la mia dedizione scrittoria in questo 2018 ormai agli sgoccioli?

All the leaves are brown and the sky is gray (cit.) ma Giove è qua

Questo giro di part time è stato caratterizzato dalla pioggia quasi incessante e una serie di imprevisti. Nei primi giorni non ero affatto in forma e poi ci siamo infilati in un tunnel di controlli medici, insomma il tempo per noi – e dico noi perché l’Orso ha preso una settimana di ferie che poi si è ridotta a 4 giorni – è stato proprio una conquista. Nel tempo ho imparato ad aver più pazienza, maestra è stata l’attesa al PS per la lesione della cornea sola, dolorante per oltre 7 ore, con telefono a rischio spegnimento eppure ho continuato a pensare: male che vada questa giornata comunque dovrà finire. Perché se spesso vorremmo avere giornate più lunghe per poter fare di più, d’altro canto le fatidiche 24 ore se girano storte è bello quando finiscono e di certo non ne desidereremmo una dose ulteriore, facendo nostro il sempre valido motto di Rossella: “domani è un altro giorno!” Oggi la giornata più compressa, complessa e oggettivamente capace di stendere un leone, ma le ore più buie si sa, sono quelle che precedono l’alba e con un guizzo di ottimismo, sapendo pure che Giove ormai è entrato da qualche ora nel mi segno zodiacale, grido urrah, e so di essere oltre.

Per rimanere sulle frasi celebri, nonostante il caos, “il dado è tratto” e lunedì sera ho caricato il mio romanzo sul portale DeA Planeta per partecipare a quello che ormai ho ribattezzato Il Concorsone. Emoziona un po’ ricevere la mail di conferma, allora è tutto vero, ma anche le parole della mia eccezionale lettrice beta, che ha fatto un lavoro encomiabile, riassumendo poi le sensazioni sul testo con: la storia mi è piaciuta molto. Mi ha sorpreso, fatto ridere e commossa. Ora sprono gli amici autori a partecipare e condividere il sogno.

E se Clara nei commenti a #imieiprimipensieri, auspica un mio intero romanzo scritto di getto, posso dire che in fondo questo lo è: due mesi e mezzo dall’incipit alla chiusura per 400 mila battute comportano di sicuro un flusso piuttosto “poco ragionato”. Ne consegue che in qualcosa come nove mesi e mezzo ho scritto un romanzo dove c’è molta tecnica, un sacco di paletti e uno in cui il recinto è volato via e, senza dimenticare ovviamente grammatica e sintassi, ho fatto ciò che mi pareva.

Solo i lettori diranno qual è migliore, io la mia scelta l’ho già fatta.

Vado a brindare all’uscita dal tunnel, al tutto bene di ogni referto medico, al ce l’ho fatta nonostante gli sgambetti e ho pure tenuto a bada l’ansia, e un po’ di bollicine le riservo per le storie che scaldano il cuore e ci fanno tenere alta la bandiera della tenacia.

Hallelujah – Manila

E’ sempre un vero piacere ospitare qui la mia grande amica e spero che anche voi potrete gradire il suo ritorno nel blog. Il video molto suggestivo oltretutto cattura gli ultimi momenti di questi colori autunnali: gli alberi ormai sono ogni giorno più spogli e il foliage sta velocemente scomparendo purtroppo. Su tutto la voce di Manila che ha coniugato le parole passione e studio raggiungendo questi risultati, alla quale va il mio “bravissima!”

 

# I miei primi pensieri – Questi giorni di morti, mostri, santi e robe così

I ricordi se ne fottono del mal di testa, della pioggia e di altre scocciature che in questi giorni sembrano prevalere, arrivano e basta e ti tocca dargli conto. Halloween, o forse i Santi o i Defunti, insomma uno di quei giorni lì dei morti, che sono tristi di loro e mia sorella ci aveva chiesto di tenere i nipoti che lei aveva un impegno all’hobby show quando ancora faceva la creativa, va bene, benissimo. La giornata andò bene, presumo di aver cucinato il ragù, mia madre aveva fatto una torta e sarebbe venuta con mio padre nel pomeriggio, tempo 2 settimane e Nanni avrebbe festeggiato il compleanno per cui sembrava carino anticipare e darci dentro che le feste meglio raddoppiarle piuttosto che dimezzarle. L’auto non ne volle sapere di partire, mamma in autobus, papà traballante in bici, con trasfusioni il giorno prima e a momenti ci lascia le penne, però lì, felice coi nipoti che gli saltavano in braccio, e dicevano “ma non si canta?” e allora “tantiiii auguriiiii”. L’immagine di mio padre nel mio ingresso è una delle più struggenti che ho, come tutte le ultime volte non si conclamano, ci sono e basta e ti tocca ricordarle pensando che forse avresti voluto fare dare di più, ma quella volta no, quella fu perfetta e festa e noi e la tenerezza di nonno e nipoti ma l’ultima, l’ultima volta di mio padre a casa mia, l’ultima festa dei morti con lui vivo, che poi saremmo andati a celebrarlo al cimitero, e da lì a poco ricoveri, robe brutte, corse, tristezze, dolore, a rincorrere i giorni che si sgranavano in un addio programmato che il destino aveva deciso di calendarizzare.

Odio questi giorni, li odio con una profondità indicibile, perché mi riportano a quel pomeriggio di canti e giochi e bicicletta traballante, pantaloni di velluto a coste, cappello e sorriso buono. Mi si frantumano i ricordi sui vetri di pioggia di questi giorni di rotture di scatole, giorni di part time, giorni in cui potrei e magari anche lo faccio, infilare qualcosa di bello invece fondamentalmente mi struggo e distruggo e penso perché i ricordi arrivano senza bussare e aprono la porta da soli, e tu sei lì e invece dei bambini simpatici a fare “dolcetto o scherzetto” trovi i fantasmi del tuo passato e li ascolti. Ti inventi qualcosa, qualcosa di diverso per non pensare, perché il mal di testa è potente dalla fronte al collo, e non riesci a leggere, allora pulisci gli angoli reconditi della casa, quelli trascurati, fai una spesa galattica sempre sotto la pioggia, torni a casa fai uno strudel di pere, e non controlli la ricetta, non la sai, inventi, tutto anche i gradi del forno, e viene mezzo bruciato però se gratti via la crosticina marrone sotto pare buono. Pare. Perché alla fine la vita è proprio come quel cazzo di strudel che hai pensato di preparare solo perché avevi comprato le pere al mercato, tocca grattare via le cose che non vanno e sperare che sotto rimanga ancora qualcosa di buono. E va bene così, i nipoti sono cresciuti, sono ragazzini ormai, Nanni compirà sempre gli anni tra 2 settimane, e gli avete preso la maglietta della nazionale portoghese a Porto, e ormai la festa se la fa con gli amichetti e non certo più con la famiglia e va tutto bene. Il tempo passa implacabile e stratifica i dolori come uno di quei dolci fatti bene, cioè quelli fatti non da te chiaramente, con tutte le creme una sull’altra da mangiare con gli occhi prima che con la bocca. E al cimitero il giorno dei santi manco ci vai, ci vai quelli prima che tanto è lo stesso, che tanto tu al cimitero ci vai regolarmente a parlare con tuo padre più di quanto hai fatto in vita e questo lo sai, non te lo potrai mai perdonare.

Scritto il 31 ottobre dalle 17.40 alle 17.50 senza rileggere, incollato qui, mentre in cucina lo strudel si raffredda, in seguito a un attacco di malinconia ripensando a 5 anni fa, tristezza che ho affrontato, come spesso accade, scrivendo di getto.