Amo il greco # 17

Oggi vi porto… no, non in Grecia, ma in Italia, a visitare un paio di luoghi che io stessa ho visto e che sono una chiara e importante testimonianza di insediamenti greci nell’antichità sul nostro territorio.

Sono stata a Paestum, antica città della Magna Grecia situata in Campania, durante il mio primo soggiorno sulla Costiera Amalfitana in una primavera avanzata incredibilmente piovosa con basse temperature: mia madre si ammalò, ma venne in giro comunque e tutti patimmo un gran freddo. Sto parlando della metà degli anni ’90, forse con uno sforzo di memoria potrei dirvi l’anno preciso. L’ottimo stato di conservazione dei  tre Templi dorici ne fanno un luogo di grande fascino; successivamente alla mia escursione sono stati fatti nuovi e importanti interventi di restauro, per cui deduco che si possa godere ancora di più di tanta magnificenza. Stiamo parlando del 500 a.c. circa, per collocare storicamente l’area. Foro, cinta muraria e museo, di cui in realtà ricordo pochino, completano la visita.

Faceva invece un gran caldo, e gli anni erano più o meno gli stessi, quando visitai La Valle dei Templi di Agrigento, era luglio ed ero in vacanza a Giardini Naxos. Mostrando le foto al ritorno tutti mi chiesero se fossi stata in Grecia, no, Magna Grecia. Lo spirito di questo post vuole essere infatti quello di andare in Grecia senza varcare i confini. Il sito archeologico è molto più vasto rispetto a quello di Paestum e presenta resti di ben 12 templi, ovviamente con uno stato conservativo differente, la polis fu fondata nel 581 a.c. Su tutti domina il Tempio della Concordia, costruito in precedenza rispetto all’insediamento, davvero imponente con il suo colonnato, una testimonianza notevole che lascia senza fiato.

Rimaniamo in Sicilia e andiamo a Taormina, splendida località piuttosto chic, dove si trova l’antico teatro greco, secondo a quello di Siracusa (che non ho visitato perché quella parte delle Sicilia  – sono stata in Sicilia 3 volte – mi manca). Nonostante abbia origini elleniche, di cui è tuttavia impossibile dare una datazione precisa, attualmente si presenta totalmente romano nel suo aspetto d’insieme. La struttura originaria era legata a un piccolo santuario, successivamente, forse sotto Augusto, venne rinnovato e ampliato. Ho un ricordo molto piacevole di questa visita, immancabile se vi trovate tra Messina e Catania. Il teatro è attualmente ancora in funzione per eventi culturali. Di sicuro oltre al valore archeologico e storico, rimane impagabile la vista che da lì si gode sull’Etna e sul mare. La prossima estate si terranno i concenti di Sting e Max Gazzè.

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Amo il greco # 16

Η Μακεδονία είναι Ελληνική

I Makedonia einai Elliniki

La Macedonia è greca

Sono particolarmente legata alla citta di Salonicco, definita co-capitale dai greci, splendido avamposto verso l’est. Recentemente è stata teatro di nuove manifestazioni per rivendicare l’uso del termine Macedonia a definizione della regione di cui Salonicco è appunto capoluogo, che, secondo i greci, non è riferibile alla nazione confinante, da sempre chiamata Repubblica di Skopje. La contesa sul nome dura da 27 anni ed è un punto spinoso nella politica estera.

La Macedonia ha dato i natali ad Alessandro Magno, affermare quindi che Alessandro Magno è macedone, infatti lo è, potrebbe, per chi non è al corrente della disputa sul nome, indurre a credere che Alessandro Magno fosse della Macedonia intesa come l’attuale nazione ex Yugoslavia. All’epoca la Macedonia era una regione assai più vasta che comprende le attuali Macedonia (Regione greca), la Repubblica di Scopje e una piccola parte della Bulgaria, la Grecia rivendica l’esclusivo uso del nome per la propria regione.

In definitiva, il Paese Macedonia, nato nel 1991, secondo la Grecia non può adottare il nome Macedonia, perché questo nome è greco. In realtà, volendo essere pragmatici, i confini non sono certo quelli dell’antichità, per cui non è possibile far aderire il Regno di Macedonia che si disgregò alla morte di Alessandro Magno, con un’unica nazione, sebbene la parte più vasta dell’Impero che fu appartiene attualmente alla Grecia. Tuttavia io sono dalla parte di greci: se un nome è già in uso, chi arriva dopo dovrà trovarsene un altro!

La splendida statua di Alessandro Magno sul mare di Salonicco, foto by Orso 2016

Amo il greco # 15

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare Il sirtaki non è un antico ballo tradizionale, ma ha un’origine piuttosto recente. Infatti nasce addirittura “su commissione” per il film “Zorba il greco”, di Michael Cacoyannis con Irene Papas e Anthony Quinn, tratto dall’omonimo romanzo di Nikos Kazantzakis. Ho appreso queste informazioni googlando in rete quando ho deciso che la celebre danza popolare sarebbe stata il tema di questa puntata. La mia esperienza con il sirtaki risale alla mia prima vacanza in Grecia, nell’Isola di Rodi, in un villaggio turistico. Per quindici anni due settimane spese tra animazione, mare ed escursioni hanno rappresentato la mia vacanza ideale. Oggi se vedo un animatore scappo e preferisco strutture ricettive sempre più piccole. Si cambia.

Insomma, la serata greca era un appuntamento immancabile, un po’ costruita per turisti e poco autentica, ma non rinnego nulla di quel tipo di esperienza di viaggio e comunque un’idea di Grecia di sicuro la dava. Va detto anche che non ero certo il tipo da fossilizzarmi all’interno del villaggio, per cui ho sempre avuto contatti con i locali. Le serate greche si concludevano sempre con i ballerini in costume e i villeggianti trascinati a muovere i piedi in pista. Sono sempre stata coinvolta in questo rito collettivo più simile alla tragedia greca che a un vero divertimento 😀 Lo stesso è stato negli anni successivi a Creta, Kos, e Kamena Vourla.

Il  mio ritorno in terra ellenica è avvenuto poi da sposata con un Orso per tre quarti greco e al di fuori da rotte che prevedessero giochi aperitivo e altri orrori. E il sirtaki ha assunto una forma del tutto diversa, solo da spettatore questa volta, quando, è capitato, al termine di una cena in una taverna un po’ defilata, mentre il proprietario offriva anguria e dolcetti, qualcuno iniziava a suonare, mentre tenerissimi bambini improvvisavano un ballo con grande abilità, sotto gli occhi stupiti degli avventori. Poco distante sul davanzale di una finestra si scorgeva la vendita di miele locale.

Oggi il celebre sirtaki fa da colonna sonora a una pubblicità. E’ curioso, e immagino che la scelta sia stata fatta per il ritmo crescente, che una musica inevitabilmente riconducibile alla Grecia serva per pubblicizzare gli spaghetti che più italiani di così non si può, con un tennista addirittura svizzero, ma tant’è! Una nota curiosa che esula da questa rubrica è che il ristorante dello chef Davide Oldani si trova a pochi km dall’azienda dove lavoro e ci sono stata più volte a pranzo, Oldani che ha un anno più di me, ha frequentato la mia stessa scuola superiore, ma non sono certa di averlo conosciuto (ricordo un tipo che potrebbe essere lui, ma non ne sono sicura!)

La bellezza trascinante del sirtaki è greca e universale allo stesso tempo. Quando lo ascolto resto sempre affascinata come se si trattasse di qualcosa di nuovo mentre mille immagini greche vengono pescate dalla mia memoria e riportate a galla con un pensiero dominante: siamo tutti un po’ Ulisse e desideriamo tornare in Grecia.

Amo il greco # 14

E’ da un po’, cari amici, che desidero scrivere un post sugli animali, per cui anche se non è molto natalizio come tema, è ciò di cui parleremo oggi, perché alcuni animali nella lingua greca hanno nomi veramente curiosi.

Facendo un passo indietro per Natale abbiamo ricevuto diversi prodotti greci: una caciotta di capra davvero molto saporita, del miele in una latta come i barattoli del caffè anni ’70 che mi ha mandata in visibilio (praticamente è un pezzo d’arredamento perfetto nella nostra cucina), vino e dolci.

Quindi i primi animali che vi traduco sono:

capra κατσίκα katsika e ape μέλισσα che si dice come un nome femminile italiano Melissa!

Sempre per restare nella giornata di festa odierna:

bue βόδι vodi (in realtà non è proprio una D ma la delta greca che non ha una vera corrispondenza nel nostro alfabeto) e asinello γαϊδουράκι gaiduraki; vi ricordo che il suffisso Aki corrisponde al vezzeggiativo, quindi se le parole terminano in Aki saranno sempre tipo asinello (non asino), Arkoudaki orsacchiotto (non orso che è Arkouda).

E ora quelli simpaticissimi che mi hanno indotta a scrivere il post. Alcuni animali infatti sono l’unione di due altri, di cui prendono e caratteristiche. Trovo siano stupendi:

giraffa καμηλοπάρδαλη camilopardali (cammello per la forma, leopardo per le macchie)

struzzo στρουθοκάμηλος struthocamilos (anche qui cammello per la forma, ma questa è una mia idea, il marito non la pensa così).

E siccome oggi è Natale e credo che la priorità di tutti non sia leggere Amo il greco, ho optato per un post breve, per consentirvi di tornare alle attività tipiche del giorno, stare in famiglia, mangiare in abbondanza magari qualcosa che non si trova in tavola ogni giorno, e poi sul finire, spero rilassarsi con un buon libro.

Ancora auguri!

Amo il greco # 13

Decliniamo la puntata odierna della rubrica del 25 di ogni mese al significato più romantico della frase “Amo il greco” cioè “Amo mio marito, che come noto è per 3/4 greco.” Perché a me piace scherzare, ma in fondo non troppo, dicendogli che la sua grecità ha avuto un peso enorme nel farmi innamorare di lui!

Perché già amavo la Grecia, perché sia io che mia sorella, entrambe molto portate per lo studio delle lingue, abbiamo sempre un po’ subito il fascino dello straniero. Anche se in realtà Emanuele è italiano a tutti gli effetti; potrebbe avere la doppia cittadinanza, ma questo avrebbe significato prestare servizio militare in Grecia, una faccenda lunga, e quindi ha rinunciato.

Ma come l’anima ellenica si è palesata e mi ha conquistata?

Per qualche mese io e Emanuele abbiamo chiacchierato nei corridoi, alla macchinetta del caffè, i soliti approcci di chi è collega e che chi lavora per una grossa azienda conosce benissimo. Avevo 36 anni e la mia gemella si era appena sposata: mi sentivo sola  e convinta che mai avrei potuto attraversare la navata con l’abito bianco come aveva fatto lei (in realtà il suo abito era azzurro chiaro). Quasi subito sono saltate fuori le sue origini, io – non lo ricordo – di sicuro lo avrò sfinito di domande. Mi vedeva alle 17.30 prendere la navetta aziendale che mi porta(va) alla metropolitana, e sapeva che talvolta avevo la necessità di fare straordinari e questo implicava chiedere passaggi ai colleghi, visto che di collegamenti organizzati dalla ditta ce n’è uno solo. La società chiede ore supplementari, si è trasferita fuori Milano, ma per raggiungere la civiltà sono affari tuoi 😦

Così, ad agosto quando io ero appena tornata dalla ferie in Calabria, abbronzatissima, mi disse che in quel mese sarebbe uscito prima dal lavoro e avrebbe potuto accompagnarmi volentieri al metrò, io ne approfittai. Per lui era la prima estate da dipendente lì, io sapevo che tradizionalmente l’ultimo giorno lavorativo prima di Ferragosto era usanza che la direzione a un certo punto, verso le 15, 15.30 dicesse di andare pure a casa e glielo dissi. “Quando vai a casa puoi darmi un passaggio?” Sapevo che abitava vicino a una fermata del metrò che mi era comodo per proseguire poi per la Stazione Centrale, dove avrei preso un treno per la Valtellina. Lui, gentilissimo, rispose che mi avrebbe portata direttamente in stazione, e così fu.

Ricordo quel scendere dalla sua auto al volo in un ingorgo di traffico, un bacio veloce sulla guancia, e dentro di me i pensieri contraddittori circa “che bello, ho un’altra settimana di vacanza da trascorrere in montagna” e “che brutto, in questi giorni non lo vedrò!”

In Valtellina la vigilia di Ferragosto mi trovavo con mia mamma in una pasticceria a ordinare una torta, lei era super indecisa e nel frattempo mi misi a leggere una rivista, l’oroscopo prevedeva che le donne sagittario single avrebbero cominciato a breve un’importante relazione con un bilancia. Io sono sagittario, Emanuele bilancia. Trasalii e mi sentii pervasa da auspici felici.

A ogni squillo di cellulare speravo fosse lui, ma era impossibile: non ci eravamo scambiati i numeri. Cosa che facemmo quando tornai: scesi dalla navetta aziendale del mattino, radiosa coi capelli a caschetto (prima erano lunghi) dritti dritti e lui mi fece i complimenti. Qualche sera dopo ero al Festival dell’Unità, aspettavo un’amica vicino a uno stand sudamericano, la musica sudamericana proprio non riesce a piacermi, mandai quindi un sms a Emanuele per dirgli che avrei preferito ascoltare un bel sirtaki. Lui mi rispose con due parole che non capii, e che hanno davvero fatto la storia nella nostra storia:

Yassou Koukla qualche sera ti porto al ristorante greco.

Toccò chiedergli cosa significasse “Yassou Koukla”. Scoprii quindi che voleva dire “Ciao Bambola”. La cena alla taverna greca avvenne pochi giorni più tardi e si concluse col classico primo bacio tra noi. Da allora io sono la sua Koukla.

Amo il greco # 12

Per la puntata di oggi tocca davvero scomodare il marito! 😀 Andremo infatti proprio dentro la lingua greca proponendovi una serie di parole italiane di uso corrente di chiara origine greca. Chiara a Emanuele, ovviamente, che a me invece il nesso appare più sfuggente, ma si sa che i greci amano ricordarci che tutte le parole hanno origine greca (o quasi, dai, esiste anche la radice latina) per cui nel tempo abbiamo pensato di annotarci i termini a mano a mano che ci capitavano per poi farci un post.

Le spiegazioni/traduzioni accanto alle parole che trovate di seguito sono più o meno dettagliate a seconda della comprensione, talvolta davvero molto immediata.

Talassoterapia  θαλασσοθεραπεία = mare + terapia

Ospitalità σπίτι spiti = casa

Erpetologo ερπετολόγος erpetologos

Geografia/geologia γεωγραφία/γεωλογία geografia/geologia

Alfabeto αλφάβητος alfavitos (alfa e beta le prime due lettere appunto dell’alfabeto greco)

Nostalgia (questa è bellissima secondo me!) νοσταλγία [νόστος] notsos = ritorno

Astrologia/astronomia/astronauta άστρο astro = stella

Peripatetica περίπατος peripatos = passeggiata (quindi passeggiatrice!)

Ipogeo υπόγειο ipogio = più comunemente si dice sotterraneo, ma la parola ipogeo esiste anche in italiano

Fisica φυσική fisichi, da fisi = natura

Chimica χημεία chimia

Economia οικονομία da icos = palazzo + nomos = legge

Questo è davvero un piccolo campione, ma assai rappresentativo, dell’eredità ellenica che utilizziamo quotidianamente senza rendercene conto.

θα τα πούμε και πάλι σε ένα μήνα, ci rivediamo tra un mese!

Amo il greco # 11

Eccoci. Sono felice di riproporre la mia rubrica del giorno 25 dopo la pausa estiva. Oggi non scomodiamo il marito che abitualmente mi aiuta con il vocabolario ellenico, perché abbiamo una testimonial d’eccezione, una donna che ha amato anche lei davvero tanto il greco inteso come lingua e la Grecia tutta. Sto parlando della Principessa Sissi, che a Corfù aveva la casa delle vacanze, che io e l’Orso abbiamo visitato con molto piacere, trovandola splendida ed estremamente interessante.

Le foto del post sono tutte by Orso, qui mi vedete sguardo trasognato in ascolto delle audioguide all’Achilleon.

L’Achilleon villa superba dedicata al mito di Achille era il luogo dove la Principessa ritrovava la pace interiore e la salute, lì infatti guariva dalle tante patologie psicosomatiche che l’affliggevano, causate dallo stretto protocollo di corte a Vienna.

Achille: indiscusso protagonista della dimora.

Sissi studia il greco e la mitologia, è molto amata dagli abitanti di Corfù e si racconta che una volta, durante uno sbarco sull’Isola, lasciò il piroscafo da una via secondaria, per potersi gustare un gelato in pace, godendosi lo spettacolo, mentre la sua parrucchiera prendeva il suo posto, fingendosi Sissi. Anche a Vienna cercò amicizie tra chi poteva raccontarle la storia e la lettera dei suoi eroi greci e intratteneva lunghe conversazioni ricordando la Grecia. L’immenso amore di Sissi per il greco e la Grecia è testimoniata in diversi libri e aneddoti, vi lascio volentieri qualche link se siete interessati all’argomento.

Sissi a Corfù

Viaggio in Austria: Sissi a Corfù

Io non posso che essere d’accordo con la Principessa: i miei soggiorni in terra ellenica sono sempre stupendi, è un paese ricco di suggestioni e storia ovviamente, dove non mancano le occasioni per ritemprare corpo e anima anche in attività più ludiche e rilassanti, quali il sempre assai gradito trio: spiaggia-tramonto-aperitivo, o mare-cena-luna come nella foto sotto scattata a Messonghi.

 

Amo il greco # 10

Una vecchia pubblicità diceva “il thè è un grande rito che devi rispettare“, ebbene, se noi in Italia abbiamo quello del caffè, anche in Grecia non sono da meno!

Appena arrivati sul suolo greco noterete la gente che gira con un bicchierone in mano e sorseggia gustando con calma il famoso caffè frappè, una sorta di caffè lungo con ghiaccio e volendo anche latte, che può essere zuccherato a piacimento. In spiaggia è un must, spesso poi nei lidi lettini e ombrelloni sono gratuiti con l’acquisto di una consumazione, per cui come prima cosa si arriva, si stende il telo e si ordina un caffè frappè (ovvio si potrebbe prendere anche altro, un succo ad esempio, ma il caffè frappè va per la maggiore!) e si inizia così la giornata al mare. Una curiosità, fu Dimitrios Vekandios nel 1957 a pensare al frullatore ancora in uso per fare quella bella schiuma che ci piace tanto! 

Ma il rito greco del caffè prevede altro. Il cafènio kαφενεíο è un bar dove la mattina oltre al caffè frappè si può bere ovviamente il caffè greco (o turco che è la stessa cosa), il caffè macinato viene fatto bollire in un bricco assieme allo zucchero e quando è pronto si versa nella tazza, a questo punto è ovvio dover aspettare che la polvere si depositi sul fondo per il peso, per non ritrovarsi in bocca una poltiglia. E qui viene il bello, perché il fondo depositato può essere letto per conoscere il futuro. E questa è una cosa che mia suocera fa! Non pensate al cafènio come al nostro locale dove si prende un espresso e via, no, soprattutto dopo pranzo è un luogo dove ci si ritrova per giocare a tavli tάβλι, altrimenti conosciuto come backgammon, leggere il giornale, e verso sera (o intorno a mezzogiorno) per mangiare degli stuzzichini, i celebri mezedes μεζέδες, magari serviti con un bicchierino di ouzo ούζο. E’ un posto pigro, un circolo che purtroppo sta scomparendo, ma nei paesini bianchi e blu se ne trovano ancora, sono frequentati da anziani e rappresentano un angolo caratteristico di Grecia, che noi turisti guardiamo come se fosse una cartolina.

Quindi che sia caffè frappè o caffè greco è qualcosa di molto diverso dal nostro e di davvero tipico quando si va in Grecia.

La tavoletta di legno con i prezzi al cafènio che vi mostro in alto a destra sta appesa nella nostra cucina, anche se si tratta probabilmente (ce l’ha regalata mia sorella) di una riproduzione per turisti è un oggetto simpatico con i prezzi in dracme e l’ultima voce riguarda proprio l’affitto del tavli che costava una dracma.

Amo il greco # 9 Edizione Speciale

Era impossibile non notarlo, molto alto e un po’ burbero si muoveva tra i corridoi, sulle scale e nel vasto magazzino aziendale dove tutti sapevano chi fosse: Billis, l’autista greco tanto efficiente e veloce che aveva reso il traffico di merce Italia-Grecia-Italia di gran qualità.

Mio marito lo conosceva benissimo, avendo gestito le spedizioni con la Grecia per anni, ma anche a me capitava di fermarmi a parlare un po’ in greco con lui quando lo incontravo.

E’ successo tutto all’improvviso settimana l’altra; mio marito che entra in mensa, qualcuno lo ferma e lo informa, arriva al tavolo stravolto, sbatte il vassoio sul tavolo ed esclama “è morto Billis!” poi scappa via. Non capisco niente, immagino un incidente sulla strada, invece no, Billis è lì, nel suo camion, colpito da infarto nella notte, col cellulare che ancora squilla per le innumerevoli chiamate della famiglia, in ansia.

Avrebbe dovuto partire la notte precedente, terminato il carico, al quale aveva assistito come al solito dando istruzioni col suo piglio deciso, ma aveva detto di sentirsi poco bene, non aveva neppure terminato la pizza presa per cena. Si è sdraiato sulla brandina ed è rimasto lì, col mezzo in rampa per ore, fino a quando l’insistenza dei familiari non aveva fatto scattare le ricerche. Lo si credeva già all’imbarco, invece…

Emanuele si fa carico di dirlo alla figlia. Poi un delirio: forze dell’ordine, medico legale, ambulanza, una burocrazia bastarda, spese folli, l’autopsia, il consolato greco che a Milano non esiste più e tocca andare a Bologna, i parenti che arrivano, mio marito che li accompagna ovunque tra pompe funebri, camera mortuaria, carabinieri, per assisterli, per tradurre. Giorni bruttissimi, la famiglia riparte, l’Orso porta avanti tutto, fino alla chiusura della cassa ieri, con lui presente.

Oggi finalmente Billis verrà rimpatriato e lo strazio in qualche modo avrà una sua conclusione, il dolore diventa solo privato.

Yassou, Billis, ci manchi già.

Amo il greco # 8

Oggi puntata breve, per i motivi che ho evidenziato nel post precedente, uniti al fatto che Emanuele sta lavorando tantissimo (è andato in ufficio anche sabato mattina) e non ho avuto cuore di fargli tradurre nulla, però finalmente rispondo alle richieste di Michele e Speranzah.

Caro Michele, ho chiesto a mia suocera info circa il rito del matrimonio ortodosso. L’entrata degli sposi in Chiesa prevede, come per la cerimonia cattolica, che siano accompagnati dai genitori: lo sposo dalla madre, la sposa dal padre, proprio come hanno fatto molti di noi, credo. Non io e l’orso, che essendoci sposati a 38 e 39 anni suonati abbiamo percorso insieme la navata, ci era parsa ridicola la faccenda di farci scortare. Gli sposi indossano una coroncina legate una all’altra da un nastro, questo significa che sono uniti e devono muoversi assieme, facendo diversi giri intorno all’altare.

Personalmente ho assistito a uno sposalizio, m’imbucai quando ero in vacanza a Kamena Vourla nell’estate del 2004, sì proprio quando si svolsero le olimpiadi ad Atene, e infatti comprai la maglietta che ho indossato a lungo. L’anno successivo mi sarei messa insieme all’Orso e la sfoggia: mi divertiva molto fargli leggere la scritta. Dicevo vidi che c’era un matrimonio nella chiesa del paese ed entrai, capii poco ovviamente, ma rimasi colpita dal fatto che al termine della celebrazione vennero distribuiti subito i confetti, in un’allegra baraonda.

Speranzah invece mi aveva chiesto info sull’alfabeto, ho trovato questa tabella molto esaustiva ma un po’ scolorita. Ve la incollo ugualmente.

E anche questa forse più chiara, ma meno articolata.

Per tutti una piccola curiosità di questa stagione: in Grecia non esiste la festa di Pasquetta, per cui anche il lunedì santo si continua a dire Buona Pasqua!