Amo il greco # 12

Per la puntata di oggi tocca davvero scomodare il marito! 😀 Andremo infatti proprio dentro la lingua greca proponendovi una serie di parole italiane di uso corrente di chiara origine greca. Chiara a Emanuele, ovviamente, che a me invece il nesso appare più sfuggente, ma si sa che i greci amano ricordarci che tutte le parole hanno origine greca (o quasi, dai, esiste anche la radice latina) per cui nel tempo abbiamo pensato di annotarci i termini a mano a mano che ci capitavano per poi farci un post.

Le spiegazioni/traduzioni accanto alle parole che trovate di seguito sono più o meno dettagliate a seconda della comprensione, talvolta davvero molto immediata.

Talassoterapia  θαλασσοθεραπεία = mare + terapia

Ospitalità σπίτι spiti = casa

Erpetologo ερπετολόγος erpetologos

Geografia/geologia γεωγραφία/γεωλογία geografia/geologia

Alfabeto αλφάβητος alfavitos (alfa e beta le prime due lettere appunto dell’alfabeto greco)

Nostalgia (questa è bellissima secondo me!) νοσταλγία [νόστος] notsos = ritorno

Astrologia/astronomia/astronauta άστρο astro = stella

Peripatetica περίπατος peripatos = passeggiata (quindi passeggiatrice!)

Ipogeo υπόγειο ipogio = più comunemente si dice sotterraneo, ma la parola ipogeo esiste anche in italiano

Fisica φυσική fisichi, da fisi = natura

Chimica χημεία chimia

Economia οικονομία da icos = palazzo + nomos = legge

Questo è davvero un piccolo campione, ma assai rappresentativo, dell’eredità ellenica che utilizziamo quotidianamente senza rendercene conto.

θα τα πούμε και πάλι σε ένα μήνα, ci rivediamo tra un mese!

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Amo il greco # 11

Eccoci. Sono felice di riproporre la mia rubrica del giorno 25 dopo la pausa estiva. Oggi non scomodiamo il marito che abitualmente mi aiuta con il vocabolario ellenico, perché abbiamo una testimonial d’eccezione, una donna che ha amato anche lei davvero tanto il greco inteso come lingua e la Grecia tutta. Sto parlando della Principessa Sissi, che a Corfù aveva la casa delle vacanze, che io e l’Orso abbiamo visitato con molto piacere, trovandola splendida ed estremamente interessante.

Le foto del post sono tutte by Orso, qui mi vedete sguardo trasognato in ascolto delle audioguide all’Achilleon.

L’Achilleon villa superba dedicata al mito di Achille era il luogo dove la Principessa ritrovava la pace interiore e la salute, lì infatti guariva dalle tante patologie psicosomatiche che l’affliggevano, causate dallo stretto protocollo di corte a Vienna.

Achille: indiscusso protagonista della dimora.

Sissi studia il greco e la mitologia, è molto amata dagli abitanti di Corfù e si racconta che una volta, durante uno sbarco sull’Isola, lasciò il piroscafo da una via secondaria, per potersi gustare un gelato in pace, godendosi lo spettacolo, mentre la sua parrucchiera prendeva il suo posto, fingendosi Sissi. Anche a Vienna cercò amicizie tra chi poteva raccontarle la storia e la lettera dei suoi eroi greci e intratteneva lunghe conversazioni ricordando la Grecia. L’immenso amore di Sissi per il greco e la Grecia è testimoniata in diversi libri e aneddoti, vi lascio volentieri qualche link se siete interessati all’argomento.

Sissi a Corfù

Viaggio in Austria: Sissi a Corfù

Io non posso che essere d’accordo con la Principessa: i miei soggiorni in terra ellenica sono sempre stupendi, è un paese ricco di suggestioni e storia ovviamente, dove non mancano le occasioni per ritemprare corpo e anima anche in attività più ludiche e rilassanti, quali il sempre assai gradito trio: spiaggia-tramonto-aperitivo, o mare-cena-luna come nella foto sotto scattata a Messonghi.

 

Amo il greco # 10

Una vecchia pubblicità diceva “il thè è un grande rito che devi rispettare“, ebbene, se noi in Italia abbiamo quello del caffè, anche in Grecia non sono da meno!

Appena arrivati sul suolo greco noterete la gente che gira con un bicchierone in mano e sorseggia gustando con calma il famoso caffè frappè, una sorta di caffè lungo con ghiaccio e volendo anche latte, che può essere zuccherato a piacimento. In spiaggia è un must, spesso poi nei lidi lettini e ombrelloni sono gratuiti con l’acquisto di una consumazione, per cui come prima cosa si arriva, si stende il telo e si ordina un caffè frappè (ovvio si potrebbe prendere anche altro, un succo ad esempio, ma il caffè frappè va per la maggiore!) e si inizia così la giornata al mare. Una curiosità, fu Dimitrios Vekandios nel 1957 a pensare al frullatore ancora in uso per fare quella bella schiuma che ci piace tanto! 

Ma il rito greco del caffè prevede altro. Il cafènio kαφενεíο è un bar dove la mattina oltre al caffè frappè si può bere ovviamente il caffè greco (o turco che è la stessa cosa), il caffè macinato viene fatto bollire in un bricco assieme allo zucchero e quando è pronto si versa nella tazza, a questo punto è ovvio dover aspettare che la polvere si depositi sul fondo per il peso, per non ritrovarsi in bocca una poltiglia. E qui viene il bello, perché il fondo depositato può essere letto per conoscere il futuro. E questa è una cosa che mia suocera fa! Non pensate al cafènio come al nostro locale dove si prende un espresso e via, no, soprattutto dopo pranzo è un luogo dove ci si ritrova per giocare a tavli tάβλι, altrimenti conosciuto come backgammon, leggere il giornale, e verso sera (o intorno a mezzogiorno) per mangiare degli stuzzichini, i celebri mezedes μεζέδες, magari serviti con un bicchierino di ouzo ούζο. E’ un posto pigro, un circolo che purtroppo sta scomparendo, ma nei paesini bianchi e blu se ne trovano ancora, sono frequentati da anziani e rappresentano un angolo caratteristico di Grecia, che noi turisti guardiamo come se fosse una cartolina.

Quindi che sia caffè frappè o caffè greco è qualcosa di molto diverso dal nostro e di davvero tipico quando si va in Grecia.

La tavoletta di legno con i prezzi al cafènio che vi mostro in alto a destra sta appesa nella nostra cucina, anche se si tratta probabilmente (ce l’ha regalata mia sorella) di una riproduzione per turisti è un oggetto simpatico con i prezzi in dracme e l’ultima voce riguarda proprio l’affitto del tavli che costava una dracma.

Amo il greco # 9 Edizione Speciale

Era impossibile non notarlo, molto alto e un po’ burbero si muoveva tra i corridoi, sulle scale e nel vasto magazzino aziendale dove tutti sapevano chi fosse: Billis, l’autista greco tanto efficiente e veloce che aveva reso il traffico di merce Italia-Grecia-Italia di gran qualità.

Mio marito lo conosceva benissimo, avendo gestito le spedizioni con la Grecia per anni, ma anche a me capitava di fermarmi a parlare un po’ in greco con lui quando lo incontravo.

E’ successo tutto all’improvviso settimana l’altra; mio marito che entra in mensa, qualcuno lo ferma e lo informa, arriva al tavolo stravolto, sbatte il vassoio sul tavolo ed esclama “è morto Billis!” poi scappa via. Non capisco niente, immagino un incidente sulla strada, invece no, Billis è lì, nel suo camion, colpito da infarto nella notte, col cellulare che ancora squilla per le innumerevoli chiamate della famiglia, in ansia.

Avrebbe dovuto partire la notte precedente, terminato il carico, al quale aveva assistito come al solito dando istruzioni col suo piglio deciso, ma aveva detto di sentirsi poco bene, non aveva neppure terminato la pizza presa per cena. Si è sdraiato sulla brandina ed è rimasto lì, col mezzo in rampa per ore, fino a quando l’insistenza dei familiari non aveva fatto scattare le ricerche. Lo si credeva già all’imbarco, invece…

Emanuele si fa carico di dirlo alla figlia. Poi un delirio: forze dell’ordine, medico legale, ambulanza, una burocrazia bastarda, spese folli, l’autopsia, il consolato greco che a Milano non esiste più e tocca andare a Bologna, i parenti che arrivano, mio marito che li accompagna ovunque tra pompe funebri, camera mortuaria, carabinieri, per assisterli, per tradurre. Giorni bruttissimi, la famiglia riparte, l’Orso porta avanti tutto, fino alla chiusura della cassa ieri, con lui presente.

Oggi finalmente Billis verrà rimpatriato e lo strazio in qualche modo avrà una sua conclusione, il dolore diventa solo privato.

Yassou, Billis, ci manchi già.

Amo il greco # 8

Oggi puntata breve, per i motivi che ho evidenziato nel post precedente, uniti al fatto che Emanuele sta lavorando tantissimo (è andato in ufficio anche sabato mattina) e non ho avuto cuore di fargli tradurre nulla, però finalmente rispondo alle richieste di Michele e Speranzah.

Caro Michele, ho chiesto a mia suocera info circa il rito del matrimonio ortodosso. L’entrata degli sposi in Chiesa prevede, come per la cerimonia cattolica, che siano accompagnati dai genitori: lo sposo dalla madre, la sposa dal padre, proprio come hanno fatto molti di noi, credo. Non io e l’orso, che essendoci sposati a 38 e 39 anni suonati abbiamo percorso insieme la navata, ci era parsa ridicola la faccenda di farci scortare. Gli sposi indossano una coroncina legate una all’altra da un nastro, questo significa che sono uniti e devono muoversi assieme, facendo diversi giri intorno all’altare.

Personalmente ho assistito a uno sposalizio, m’imbucai quando ero in vacanza a Kamena Vourla nell’estate del 2004, sì proprio quando si svolsero le olimpiadi ad Atene, e infatti comprai la maglietta che ho indossato a lungo. L’anno successivo mi sarei messa insieme all’Orso e la sfoggia: mi divertiva molto fargli leggere la scritta. Dicevo vidi che c’era un matrimonio nella chiesa del paese ed entrai, capii poco ovviamente, ma rimasi colpita dal fatto che al termine della celebrazione vennero distribuiti subito i confetti, in un’allegra baraonda.

Speranzah invece mi aveva chiesto info sull’alfabeto, ho trovato questa tabella molto esaustiva ma un po’ scolorita. Ve la incollo ugualmente.

E anche questa forse più chiara, ma meno articolata.

Per tutti una piccola curiosità di questa stagione: in Grecia non esiste la festa di Pasquetta, per cui anche il lunedì santo si continua a dire Buona Pasqua!

Amo il greco # 7

Questa rubrica si chiama “Amo il greco” e così, quasi senza rendermene conto, il mio amore per la Grecia (e il greco) ha fatto sì che alcune tipiche usanze greche entrassero nel mio quotidiano. Due gli aspetti della mia vita coinvolti in questo cambiamento e di questo voglio parlarvi oggi.

La prima è la cucina. Oltre ad aver imparato a cucinare Moussakà μουσακάς , al punto che è addirittura arrivato il primo ordine “ti prego fammela, te la pago!”, in estate porto in tavola spesso una bella Insalata greca χωριάτικη σαλάτα, talvolta priva di cetrioli, che non amo particolarmente. Lo yogurt l’ho sempre considerato ottimo a colazione, a metà mattina o anche come sostituto del pasto talvolta, ma ora – tassativamente greco in questo caso – può chiudere una cena o un pranzo come dessert, come si fa nelle taverne greche, appunto. Magari in piccola quantità, sempre con frutta fresca, o secca in guscio, o amarene in sciroppo preparate dalla suocera (amarene greche), o miele e cannella. Più raro, ma può accadere, che scelga di accompagnare, come usano in Grecia, la carne con il riso bollito, in genere preferisco una verdura, non tanto per il gusto, quanto per un apporto di vitamine, ma l’ho fatto qualche volta. Non ho ancora imparato invece a fare le celebri tiropite τυρόπiτα immancabili da mia suocera, a pranzo o cena, sono delle sfogliatine ripiene, talvolta una fetta di spanakopita σπανακόπιτα, cioè quella con gli spinaci, mentre le mie preferite sono quella piccole a forma di mezzaluna, ripiene di feta, perfette anche per gli aperitivi a buffet.

La seconda cosa è di sicuro la lingua. Mio marito è perfettamente bilingue, mia suocera tri (italiano, greco e turco essendo nata a Istanbul, dove ha vissuto fino all’età di 35 anni circa), tra loro parlano indifferentemente italiano o greco, spesso un discorso con frasi mix tra i due idiomi. Io spesso capisco il senso generale del discorso, ma non posso certo affermare di conoscere il greco. Tuttavia alcune parole in casa nostra si dicono tassativamente in greco. Di certo gli auguri, di cui abbiamo parlato all’inizio dell’anno in questa rubrica, anche quelli un po’ scemi che ci facciamo tra noi, come l’ormai stra famoso Kallo mina, anche buon appetito, buon viaggio. Casa è il posto dove abitavo coi miei, spiti σπίτι è questa qui, anche il numero del telefono fisso salvato sul cellulare in rubrica è sotto spiti, sotto casa c’è appunto quello di mia mamma. Come ricordano volentieri i greci: tutte le parole derivano dal greco, spiti/ospitalità! Molte parole tra noi vengono declinate col suffisso aki, che equivale al nostro vezzeggiativo che però a ben pensarci in italiano ha più variabili: ino nipote/nipotino casa/casino no! Casa/casetta. In greco è sempre aki, Arkoudaki, Spitaki. A volte, va detto, ci fingiamo poliglotti e diciamo un po’ di parole in russo, in onore di Natallia, è sorprendente quante ne abbiamo imparate e come riuscivamo a destreggiarci, ma non c’entra con questa rubrica. ♥

Io sono Koukla κούκλα, e non si traduce mai, mai mai. Neanche ora. Si accettano ipotesi, ma senza barare googlando!

Amo il greco # 6

Quando mia sorella mi ha detto di aver già prenotato le vacanze a Santorini + altre due isole greche, ho ritenuto possibile che siano in molti in questo periodo a cominciare perlomeno a pensare a una meta estiva. Alcuni amici hanno già fatto il biglietto per l’Argentina e noi abbiamo un’idea abbastanza precisa su dove vorremmo andare, anche se passeranno almeno 2 mesi prima che si prenoti.

Grecia: una destinazione sempre molto battuta. Perché non pensare quindi a qualche luogo alternativo, isole comunque ben raggiungibili ma non le più gettonate come Rodi, Creta, Mykons e Corfù (io vacanza a Rodi nel 1996 e a Creta nel 1997)?

L’isola di Patmos Πάτμος (visitata in escursione durante il soggiorno a Kos) è celebre per essere il luogo dove S. Giovanni ha scritto l’apocalisse, il monastero è visitabile e la grotta dove il libro è stato scritto molto suggestiva. Non mancano uno splendido mare e un’atmosfera vacanziera più raffinata, meno da locali e delirio notturno. Può essere molto calda, le isole del Dodecaneso non sempre sono ventose (il che ha i suoi vantaggi, visto come riesce a  essere fastidioso il Meltemi soprattutto ad agosto!)

l’isola di Symi Σύμη (visitata in escursione durante il soggiorno a Rodi) presenta due zone distinte, nella prima si trova il monastero di Panormitis e il colpo d’occhio all’arrivo è assimilabile a un’isola caraibica per la costruzione a colonne in stile coloniale molto poco greca; da lì ci si sposta sempre in traghetto nell’altra costa quella del porto principale. Verrete accolti da casette bianche e gialle e un paesaggio incantevole diverso da quello delle cicladi: ricorda un po’ a Portofino. Le spiagge più belle sono difficili da raggiungere, ma tutto il resto è delizioso, i vicoli, i piccoli gamberetti da mangiare senza sgusciarli, i banchetti di vendite di spugne, articolo che viene sempre associato a questo gioiello di isola.

Nea Stira è la località nell’Isola di Eubea Εύβοια (chiamata anche Evia) dove mio marito ha trascorso le vacanze estive per anni, io ci sono stata nel 2008 e sua madre si trasferisce lì ogni estate per 3 mesi. L’ho trovata davvero molto economica, autentica, e piacevole sebbene a Nea Stira il mare sia un po’ freddo. Ci sono alcuni hotel con spiaggia privata, in ottima posizione l’Hotel Delfini, ma mediamente è un luogo di appartamenti affittati (o di proprietà) agli ateniesi e questo la rende unica. Si raggiunge in traghetto dal porto di Aγíα Mαρíνα (pronuncia Aghia Marina) in meno di un’ora, l’auto è traghettabile e potrebbe essere utile averla per girare l’isola. Di sicuro promette e mantiene una vacanza molto rilassante a stretto contatto con le abitudini locali. Il sito dei Ferry Boats per Nea Styra è in greco, ma comunque piacevole da vedere, anche per ammirare un bellissimo tramonto (che io ho visto dal vero, dalla terrazza di casa, mangiando souvlaki!)

Ho dedicato questa puntata a qualcosa di diverso sperando di avervi fatto venire voglia di partire. Non mi resta quindi che dirvi: καλό ταξίδι Kallo Taksidi

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Amo il greco # 5

20170124_210810Nella foto la nostra meravigliosa seggiolina  pieghevole greca dipinta a mano dall’Isola di Tinos. Ci fecero un fantastico imballo: una valigetta con quella plastica con le bolle, con tanto di maniglia, per un comodo trasporto su traghetto e aereo. Abbiamo anche completo: zuccheriera, barattolo porta caffè (che però uso per la pastina) e porta post-it da appendere. Arrivo sempre di rincorsa con questa rubrica che pure mi piace un sacco e ha un buon indice di gradimento. Così non mi sono informata sulla celebrazione del matrimonio e ne parlerò quindi un’altra volta, scusatemi.

Mi era stato anche chiesto un post sui giorni della settimana. Eccoli ben volentieri:

Lunedi Δευτέρα (Deftèra)

Martedì Τρίτη (Trìti)

Mercoledì Τετάρτη (Tetàrti)

Giovedì Πέμπτη (Pèmti)

Venerdì Παρασκευή (Paraskevì)

Sabato Σάββατο (Sàvato)

Domenica Κυριακή (Kiriakì)

Partendo dal lunedì, ovviamente, fino a giovedì il significato letterale è: secondo, terzo, quarto e quinto giorno della settimana. Fanno quindi eccezione venerdì, sabato (si noti dunque come per l’italiano la forte somiglianza con Sabbath ebraico) e domenica che è, tradotto, il giorno del Signore.

Ringrazio come sempre l’Arkoudaki marito per il prezioso apporto, senza il quale ovviamente la rubrica non esisterebbe. Per la traduzione di Arkoudaki confido nel vostro intuito 😀

Amo il greco # 4

Saltati gli auguri per Natale, rimedio con piacere con quelli per il nuovo anno.

Inizio col dire che, rispondo a Michele, il Natale in Grecia, nonostante la religione ortodossa, viene festeggiato il 25 dicembre, sono invece gli ortodossi russi (come Natallia) a celebrarlo il 7 gennaio. Mentre per i doni c’è l’abitudine a scambiarseli o a Natale o a Capodanno (S. Basilio). Per i piatti tipici non vi è un gran ché, la solita tavola ricca di specialità che ben conosciamo, tanto pesce e pure il tacchino ripieno.

Per quanto riguarda gli auguri esiste una frase che i greci usano in ogni occasione:

χρόνια πολλά (chrònia polà) e significa letteralmente “tanti anni”, potrebbe quindi equivalere al nostro “cento di questi giorni”, universalmente diciamo che è una perfetta formula “tanti auguri!”

Naturalmente ci sono anche le specifiche espressioni per Buon Natale  Καλά Χριστούγεννα e Buona Pasqua Καλό Πάσχα, ma con χρόνια πολλά si va sul sicuro, io lo dico sempre, mi tolgo dagli impicci e sembra che parlo un greco fluente, salvo incasinarmi con la frase successiva.

In ogni caso la frase perfetta per oggi è di sicuro:

ευτυχισμένο το Νέο έτος (eftichismeno to neo etos) Felice anno nuovo!

E ευτυχισμένο το Νέο έτος sia cari lettori di questo blog! Che siate di passaggio, blog amici fissi, o occasionali, che stiate preparando il cenone di questa sera, decidendo cosa indossare, o solo trascorrendo una giornata come tante  (in fondo girare il calendario è il più illusorio dei gesti) se avete letto questo post, approdando qui magari pure per caso, io e l’Orso marito, ovvio motore di questa rubrica, vi mandiamo un augurio speciale in greco e un abbraccio nel linguaggio internazionale comune al mondo: allungando le braccia e stringendovi forte.

Grazie per questi 365 giorni di blog. Cin Cin.

Amo il greco # 3

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La qualità della foto è pessima ma sono io estate 2008 a Stira – Isola di Evia, seduta al mio tavolo preferito della taverna preferita, un passo e sei in mare.

Oggi partiamo da una di quelle parole che traggono in inganno, ce ne sono molte in ogni lingua, come brave che in inglese non significa bravo, bensì coraggioso.

Quindi αγγούρι (aguri) non vuol dire come può sembrare dall’assonanza con l’italiano anguria, bensì cetriolo, sempre cucurbitacee, la buccia è molto simile ma il gusto e la forma direi di no. L’anguria si chiama καρπούζι (carpusi) ed entrambi sono presenti in larga misura sulla tavola greca in estate. Una tipica usanza e offrire anguria a fine pasto ai clienti nelle taverne, spesso accompagnata a melone (a noi quest’anno hanno dato l’uva) o addirittura dai dolci.

Il melone è il πεπόνι (peponi), invece il fico σύκο (siko) ma significa anche alzarsi, e ricordo con molta tenerezza la nonna di Emanuele, purtroppo un po’ sorda, che si è alzata quando la figlia le ha proposto un fico al termine del pranzo.

In Grecia si vede di frequente un camioncino col rimorchio aperto pieno di frutta, una vendita al minuto direttamente dal produttore, è capitato anche a me di allungare il braccio dalla spiaggia sulla strada per comprare qualcosa per pranzo. E la frase che possiamo sentir dire dall’ortolano è divertente: to σφάσo και to κόβo (to sfaso ke to kovo) lo macello e lo taglio! E zac sull’anguria con il succo rosso che si sparge come fosse sangue!

Come ultima cosa vi ricordo che le porzioni nelle taverne sono sempre molto abbondanti, le patatine fritte sono molto spesso servite anche se non specificatamente indicate come contorno; potete tranquillamente condividere un antipasto, un’insalata evitando di ordinarne due, oppure dire λίγο λίγο (ligo ligo) cioè poco poco, ma non sono certa che vi ascolteranno

Infine, non può mancare un bel καλή όρεξη (kali òrexi) buon appetito!

La prossima puntata cadrà giusto il giorno di Natale. Immagino che questa rubrica non sarà in cima ai vostri pensieri, giustamente, ma vi annuncio che vi farò gli auguri in greco, declinandoli per le diverse occasioni di festa e questo appunto sarà l’argomento di dicembre.