Arrivare all’arte attraverso la narrativa

L’evento era di quelli ghiotti, si trattava infatti della presentazione del romanzo:

Il Mistero dell’angelo perduto di Paolo Jorio e Rossella Vodret
 
Martedì 12 dicembre ore 18.30 al Teatrino della Fondazione Bracco
Con gli autori interviene Pierluigi Panza Corriere della Sera.
Ho risposto con piacere, felice che avessero pensato a me, e ieri, dopo una giornata pestifera in ufficio, mi sono riappacificata col mondo grazie a all’invito di un editore stratosferico. Ho così inanellato una serie di bellezze, condite da tanto stupore. Il teatrino si trova nelle retrovie di Piazza San Babila, ed è una vera chicca, reso ancora più magico dalle luci del Natale, l’organizzazione prevedeva numerose hostess accoglienti, libro in omaggio, guardaroba e atmosfera chic. La presentazione estremamente professionale mi ha fatto conoscere da vicino:
Paolo Jorio scrittore, regista e conduttore di programmi radiofonici e documentari d’arte. Dal 2003 dirige il Museo del Tesoro di San Gennaro di Napoli.
Rossella Vodret già curatrice presso la Galleria Nazionale d’arte antica e soprintendente per il patrimonio storico-artistico di Calabria, Puglia, Lazio e del Polo museale romano, è specialista della pittura romana del primo Seicento e curatrice della grande mostra dedicata a Caravaggio in corso a Milano, Palazzo Reale.
Il romanzo è un giallo, un’opera di narrativa quindi che parte però da una domanda concreta.
E’ forse vero che una copia del primo dipinto di S. Matteo e l’angelo di Caravaggio non sia andata perduta in un incendio, quando era stata trafugata dai nazisti, ma si trovi in realtà nel magazzini del Museo Puskin a Mosca? Questione delicata che gira da tempo negli ambienti artistici; dubbio avvalorato da fatto che nel 1993 nei magazzini fu rinvenuto addirittura il tesoro di Priamo, tanto che la moglie di Schliemann, che aveva ritrovato i gioielli durante gli scavi a Troia, arrivò a sfoggiarli a una serata mondana! (Nonostante nel periodo della guerra fredda i sovietici avessero negato di conoscere la sorte degli oggetti). E se il celebre quadro avesse fatto la medesima fine? Si presume, e siamo sempre in campo storico, non finzione, che il mistero morirà con Irina Antonova, la Vodret, infatti, che ha avuto modo di conoscere la direttrice del museo, le chiese di visitare i magazzini, ma, nonostante la promessa di poterli vedere la mattina successiva, la cosa non ha avuto alcun seguito!
Ebbene, succede che una notte di Capodanno, Rossella Vodret a cena da Paolo Jorio racconti questo mistero e nasce così l’idea di scrivere un romanzo a quattro mani, laddove l’esperta di Caravaggio si sarebbe occupata della parte storica e Jorio della pura finzione. Un periodo storico interessantissimo, a mio avviso, quello che vede le vicende narrate, siamo infatti a Berlino durante i giochi olimpici del 1936 con l’ascesa di Hitler.
Poco è stato rivelato del romanzo, e mi pare anche giusto così, ma è stata davvero una grande occasione, oltre che di parlare poi con Rossella Vodret (mi sono avvicinata con quel coraggio tipico di chi si è appena tracannato un Prosecco!) anche di avere una conferma sull’importanza della narrativa di genere, il discorso si sovrappone magnificamente a ciò che ho detto nel mio recente post su Agatha Christie, per arrivare all’arte. Jorio ha infatti dichiarato di essersi interessato al Tesoro di S. Gennaro, dopo aver visto il celebre e da me molto amato film Operazione S. Gennaro; siamo quindi di fronte a qualcosa di estremamente popolare che avvicina all’arte. Questo è notevole ed è il messaggio più importante che mi è rimasto addosso della serata, che è stata nel complesso una meraviglia. Oltre poi a Caravaggio, che ha un’empatia enorme, con questa figura controversa, laddove un artista immenso si scontra infatti con un uomo inquietante. Le sue opere attirano sempre anche i non intenditori, la mostra a Palazzo Reale è stata infatti protratta, io non l’ho vista, ma ne vidi una spettacolare alle Scuderie del Quirinale qualche anno fa.
E alla fine in questo palazzo da lasciarti lì a bocca aperta, con tutta questa gente molto raffinata (io sembravo al solito scappata di casa, anzi dall’ufficio) un aperitivo servito da camerieri in giacca bianca, con questi vassoi pieni di calici, tartine sublimi, un ambiente da film e quattro chiacchiere con una blogger che avevo conosciuto e visto a un paio di altre conferenze stampa. Ora chiaramente sono curiosissima di leggere il romanzo. Poi vi saprò dire!
Sono rincasata tardissimo, con un mal di schiena epocale (la storia della contrattura ve la racconterò in un altro post, tanto che stavo quasi per rinunciare in favore del divano) e tanti luccichii negli occhi, come se le luminarie di Natale si fossero trasferite sulla mia persona, incantata dalla pittura, dai libri, dalla soddisfazione di essere stata invitata in un posto tanto bello, ancora una volta grazie alla mia autenticità di blogger.
Grazie davvero a Skira.
Annunci

Montagne russe di Eric Assous

Lui: cinquant’anni anni e qualcosa, lei: sulla trentina. Entrambi di bell’aspetto. Un sorriso in un bar, due parole e lei sale a casa di lui. L’obiettivo è semplice, proseguire la conoscenza e magari finire a letto. Una scena essenziale: un divano, una bottiglia di spumante, un telefono. Alla parete, dal discorso tra i due, lo spettatore immagina le fotografie della moglie e del figlio, l’uomo quindi è sposato e la donna venendo a conoscenza della cosa, dice no, non ci sto, ho i miei principi morali. Qui il primo cambio di rotta: il no diventa sì, sono 500 euro. Come? Sì, lei è una prostituta, clienti selezionati, niente marciapiede, in fondo tra regali e cene fuori per un corteggiamento si spende la stessa cifra. Un po’ di tira e molla. E poi è sì, va bene, e di nuovo lei ritratta. Ci sei cascato? Ma ti sembro una puttana? In effetti no. Bene, infatti non lo è, è una giornalista in missione speciale, sta scrivendo un servizio sul tradimento, estrae un registratore, lui si arrabbia, lei fa per andare via, mannaggia diluvia, ho dimenticato i soldi per il taxi, ti accompagno sono un gentiluomo, no, hai bevuto troppo. Fine primo tempo.

Lei: in pigiama sul solito divano. Lui la raggiunge dalla camera, non ricorda di aver consumato quell’atto d’amore così desiderato. Lei gli racconta per sommi capi come sia andata e cambia di nuovo versione: è un’amica della moglie, la sua estetista per la precisione, ingaggiata per mettere alla prova la sua fedeltà, ma il gioco è andato troppo avanti, non avrebbero dovuto finire a letto, ma lei si è intenerita per quell’uomo che la voleva così tanto e comunque persino un po’ buffo. E adesso? Dovrei consegnarle il nastro. No, mannaggia. Rifacciamolo, registriamo tutto da capo. Un sorriso in un bar, due parole, non funziona, stop, riavvolgi, cancella, rifai, parla lei, racconta di sé, di sua madre, incinta giovanissima di uno che fuggì, uno che forse è proprio lui, quell’uomo che ora si dispera per essere andato a letto con la proprio figlia.

La comicità cede il passo alla tragedia. Ma se lui non ricorda la notte d’amore è perché non è mai avvenuta, in realtà la giovane donna si era limitata a metterlo a letto, inscenando la sua vendetta. Brillante nell’impatto immediato, drammatico nel sotto testo, con un ritmo incalzante e continue sorprese, Montagne russe gioca le sue carte unicamente con un botta e risposta esemplare, mostrando come si possa inventare una girandola di situazioni che funzioni grazie a dialoghi perfetti, senza chissà quali altri effetti speciali. Solo con le parole, che sono la mia passione.

Il testo, piuttosto famoso in Francia, è pressoché sconosciuto da noi.

C’è da imparare. Dopo essersi assai goduti la serata.

Antonio Rosti e Rossella Rapisarda al Teatro Litta – Milano (Rossella è una mia cara amica)

Varie

Ultimo giorno di part time. Mannaggia. Tante, tante cose. Tanti, tanti intoppi che rivelano tuttavia, nella seconda scelta, un vero up grade qualitativo per cui ben vengano. Un po’ come per la classica frase: si chiude una porta, si apre un portone. Al momento della chiusura però che fatica! C’è stato quindi da lavorare parecchio: per la formica, per organizzare le vacanze, per definire la stampa di Nina Strick col tipografo. In mezzo a tutto il resto: la casa, i nipoti, il mal di gola che non mi molla, commissioni, brutto tempo, ma anche amici e svaghi:

Le serate Open Magic (ieri) sono sempre fantastiche!

Siamo già al 10 maggio! Anche se a guardare le temperature non si direbbe, faceva più caldo a fine marzo, la bella stagione in qualche modo chiama:

nelle vetrine dei negozi con i costumi da bagno, nel cuore degli studenti che si avvicinano di grandi falcate alla fine della scuola, nella testa della gente che pensa alle ferie estive, nell’organizzazione della mamme che prenotano i centri estivi per i pargoli, nel Salone del Libro di Torino che è imminente. ♥ Noi andremo la domenica, se qualcuno pensa di esserci, potremmo vederci!

Infine, mi è stato chiesto di pubblicizzare questo romanzo in campagna crowdfunding con BookaBook, stavo per rispondere che non è pratica di questo blog, ma poi ho pensato che rifiutare era brutto per cui eccolo.

A presto!

Book Pride Milano 2017

Come? Già tempo di Book Pride? Controllo il blog e vedo che in effetti è trascorso un anno dalla scorsa edizione (meno una settimana, nel 2016 si tenne il primo weekend di aprile ma dai è questione di poco). Dopo un delizioso pranzo in un bistrot lì vicino, si torna dunque al BASE e si incontrano due piani di editori indipendenti pronti a spacciare storie. Quest’anno apparentemente sotto tono, perché non siamo stati a nessuna presentazione, ma a ripensarci mi è piaciuto davvero molto. A parte scorrazzare su e giù per gli stand, guardando, leggendo e comprando ho, nell’ordine:

Riabbracciato Silvia Greco, presente da H edizioni (vedi post precedente a questo).

Chiacchierato assai con Minimum Fax Editore che adoro, in particolare ho chiesto quando è prevista l’uscita di un nuovo romanzo di Jennifer Egan e ho così scoperto che sarà pubblicato da… Mondadori. Ebbene sì, l’autrice premio Pulitzer ha lasciato l’editore che le ha dato la fama in Italia, colpa dell’agente che, come biasimarlo?, ha trovato semplicemente un editore che può permettersi di pagare di più. Però spiace, nel senso, spiace vedere che sono sempre i soldi a far girare il mondo. In Minimum Fax il libro è stato letto e apprezzato.

Chiacchierato sfacciatamente con Marcos Y Marcos, dicendo di avere un lit-blog chiedendo quindi se è tanto difficile venire invitati alle loro conferenze stampa per la presentazione dei nuovi libri, perché so che ne fanno di stupende ai Frigoriferi milanesi. Hanno preso i miei dati con simpatia e detto che mi terranno presente volentieri. Gongolo!

Distribuito a 4 editori la scheda che nel frattempo ho preparato di Nina Strick. In questi giorni infatti mi sono messa a cercare un editore, operazione tediosissima che detesto, ma in tant’è. In tutto – tra fiera e mail – ho selezionato e inviato a 25 case editrici specializzate in editoria per l’infanzia. Ho già messo a segno 4 rifiuti, ma il fatto che abbiano risposto il giorno dopo mi pare comunque positivo, che l’attesa è una rottura epocale.

Anche se per la formica stiamo agendo in maniera differente, come vi ho raccontato, ho trovato l’editore Picarona che a sede a Bologna e Barcellona e me ne sono innamorata. Allo stand sono stati molto gentili, per cui tornata a casa ho mandato l’albo di Martina la formichina che è ormai finito.

Ci siamo anche intrattenuti con Giuntina, l’editore specializzato in opere di argomento ebraico: narrativa, saggi ma anche albi illustrati, di cui siamo grandissimi fan!

E in definitiva ho rinnovato l’opinione che trascorrere del tempo in mezzo ai libri sia un gran bel modo di occuparlo. ♥ 

S. Maurizio al Monastero Maggiore e La Vigna di Leonardo

Sono sempre felice di mostrare la mia città agli amici provenienti da fuori. Può capitare però addirittura che siano loro a chiedere una visita in un posto che io, ahimè, manco conosco. E’ successo con Nilen, amica romana storica di Emanuele (si sono conosciuti in Grecia qualcosa come 33 anni fa!) in vacanza a Milano il weekend scorso, ebbene ci ha proposto di accompagnarla a una visita alla Cappella Sistina di Milano. Dopo aver confessato di non avere la più pallida idea di cosa stesse parlando, io e l’Orso ci siamo informati e abbiamo organizzato un giro, fortunatamente senza file né folla.

Si tratta della Chiesa Sconsacrata di S. Maurizio al monastero maggiore che ci ha lasciati letteralmente a bocca spalancata. Fu concepita divisa in due parti, un’aula anteriore, pubblica, dedicata ai fedeli e una più grande, posteriore, riservata esclusivamente alle monache del monastero, al centro della quale c’è un importante coro e a lato un meraviglioso organo.

Nella stessa via, lo splendido C.so Magenta, si trova anche La vigna di Leonardo, riconsegnata al suo splendore e ai milanesi durante l’Expo; così Emanuele ha suggerito di andarci e abbiamo scoperto l’incanto dei locali visitabili della Casa degli Atellani, che è un’abitazione privata. Abbiamo fatto la visita guidata che è estremamente piacevole, dura mezz’ora durante la quale si viene sbalzati al tempo di Ludovico il Moro e Francesco Sforza. Leonardo da Vinci si trasferì a Milano, alla corte di Ludovico il Moro, nel 1482. Sedici anni dopo, nel 1498, Ludovico regala a Leonardo una vigna, ripiantata nel 2015 esattamente come e dov’era, dopo che la Fondazione Portaluppi e gli attuali proprietari della casa hanno promosso una ricerca intorno al sito della vigna.

E adesso un po’ di foto di S. Maurizio: (Emanuele si era portato la Canon).

E della Vigna:

In quest’ultimo scatto, di cui non mi sono resa conto, mi si vede mentre mi osservo i piedi, ascoltando l’audioguida. In realtà ho camminato su e giù tra i due cortili decidendo che quello che si trova sullo sfondo in questa foto fosse il mio preferito

Stra-consiglio queste due visite a tutti, anche a famiglie con bambini. L’ingresso a S. Maurizio è gratuito (gradita un’offerta ai volontari del Touring che garantiscono l’apertura), mentre alla Vigna si accede solo con la visita guidata anche senza prenotazione e costa 10 €. A mio parere si tratta di due gioielli tra i più affascinanti di Milano, che mi hanno regalato una bellezza paragonabile a luoghi ben più noti, un vero dono. Ho avuto l’impressione che mi venisse consegnata l’eredità di un passato da amare e raccontare affinché diventi patrimonio di tutti, ed è quello che spero di essere riuscita a fare con questo post.

Other people

Immagine

Succede che continuavo a sentire questa canzone in radio e pensavo “urca, mi piace proprio!” e quando mi sono decisa ad approfondire chi la cantasse, ho scoperto che si tratta sempre di LP che già mi aveva incantata quest’estate e su cui infatti avevo scritto un post!

In questo video c’è pure la mia Milano, addirittura il mio adorato tram. Fingiamo quindi che Laura Pergolizzi abbia voluto farmi un omaggio! ♥

Decisamente una delle cose belle di questo 2016 ormai agli sgoccioli!

E niente, fa proprio un freddo cane. Con la nebbia che rende tutto uno schifo, cioè per certi versi fa atmosfera ma non se la temperatura si aggira intorno allo zero. Questo significa che tocca rinunciare a certi bei giri tre negozi e luminarie e mi spiace molto, ma sto patendo tanto e ho le vie respiratorie alte troppe delicate per non dire compromesse. Mi sono vista con un’amica per uno spritz in tarda mattinata nel centro commerciale sotto casa, gremito di gente, un delirio. Però è stato bello lo stesso.

Ieri grazie all’offerta di Amazon Ragione e pentimento ha vissuto una seconda giovinezza schizzando al 10^ posto della classifica, forse pure più su, ho smesso di controllare a un certo punto. C’è pure una sgradevole recensione a una stella, con la quantità di puntini di sospensione messa a caso. Ecco, io credo che gente che si diverte così non stia messa tanto bene, davvero. Posso non piacere, diamine sì, ma si argomenta la critica, non si piazzano due mah e quattro puntini uniti a un’ironia che non fa ridere.

Io continuo a vivere il mio Big Magic Moment in cui vedo solo le cose belle davvero. Lascio che le other people si crogiolino nella mediocrità di una recensione scritta male, e sono certa che la loro vita sia una lagna, perché people così criticano per sentirsi superiore e di solito tormentano i colleghi 😀 e le lucertole.

Continuo a credere che il mondo abbia bisogno di indulgenza (e io di uno spritz che quello di stamane era piuttosto annacquato!) non perché sia Natale, ma perché sta andando a ramengo e non possiamo contribuire anche noi con le piccole cose quotidiane e farlo rotolare nel fango.

Dalla mia finestra

Il parcheggio condominiale confina con una struttura nata giusto un anno prima del mio arrivo in questa casa: l’Hospice Vidas, un’eccellenza cittadina. E’ vicinissimo, manca davvero poco perché sporgendo un braccio dalla finestra della sala o della cameretta io possa toccarlo. Ci si abitua ai capannelli di gente affranta, ai carri funebri e so perfettamente com’è là dentro, mio padre ha vissuto in due strutture analoghe per due mesi (naturalmente in questa tanto comoda non c’era posto, quando fu). Da qualche mese sono cominciati dei lavori, che almeno all’inizio potevano sembrare cosa di poco conto: una tubatura da sistemare, l’asfalto da rifare. Poi movimentazione terra, gru e operazioni massicce anche il sabato mi hanno fatto immaginare qualcosa di più grande. Ho così ricordato qualche articolo sul giornale, e ieri ho visto il cartello Casa Sollievo Bimbi, ecco, non ho più bisogno di fare ragionamenti e cercare dentro e fuori di me rimproveri alle lagne stupide, moniti alle quisquiglie, basterà guardare dalla finestra per ridimensionare la mia esistenza nel mondo, per essere un po’ felice di trovarmi dall’altra parte del cancello ma anche un po’ triste per la necessita che esistano posti come questo.

Anche oggi che festeggiamo S. Ambrogio e per i milanesi è un giorno “rosso di calendario” il cantiere non si è fermato. Mi sporgo e oltre a un piacevole, pallido sole (sempre meglio della nebbia orrenda di ieri che mi ha ghiacciata nel disagio di una cretina che ha parcheggiato l’auto sui binari del tram costringendoci a scendere) vedo camion, scavatrici e operai e sento le indicazioni su come procedere negli scavi.

Emanuele oggi lavora, ma domani è per tutti l’Immacolata e finalmente l’azienda rimane chiusa, andremo in Valtellina per le consuete procedure di chiusura casa per l’inverno. Il giorno 9 quando molti faranno il ponte io riprenderò a lavorare e anche questa fetta di part time sarà conclusa. Ieri mi è venuto un po’ di magone salutando Nanni: andarlo a prendere a scuola o a calcio è un impegno bello che non mi pesa neppure quando prima vado a prendere Cecilia e il giro si fa più complicato e lungo. La prossima volta potrebbe essere a fine gennaio o forse mai; 28 29 e 30 dicembre sarò ancora in part time, ma ovviamente non c’è lezione, e col 2017 ho ancora un punto di domanda sulla testa.

Guardo le fondamenta dell’hospice per l’infanzia e penso ai miei nipoti sani e vivaci e soprattutto fuori di lì.

1 dicembre – Una cartolina dai navigli

0571

Dicembre: da sempre uno dei miei mesi preferiti. Si apriva col compleanno di mia nonna, e a seguire S. Ambrogio, l’Immacolata, il mio compleanno, quello della mia nipotina, Natale. Quante feste! Vi auguro che sia generoso e luminoso.

E vi lascio con una cartolina dai navigli cittadini, sembra retrò ma è uno scatto dell’Orso di ieri quando siamo stai in uno dei nostri luoghi tradizionali del Natale milanese, dove abbiamo comprato delle palline meravigliose.

Oggi mi tocca essere la percentuale casalinga, con i mestieri. Ci ritroviamo più tardi.

Bookcoaching a tema viaggio

Oggi ho partecipato a questo evento proposto da Francesca, una delle mie blog amiche di più vecchia data, che incontro sempre con piacere al Salone di Torino. Invece questa volta, grazie all’Accademia della Felicità, è stata lei a venire nella mia Milano, sebbene dal capo opposto della città. (Comunque ben collegato al mio quartiere con la metropolitana.) Dei tre libri utilizzati per apprendere le tecniche del bookcoaching: In viaggio contromano di Michael Zadoorian, Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace, Amina e il vulcano di Simona Binni avevo letto i primi due.

Così Francesca e Flavia, le due relatrici, ci hanno raccontato anche con l’aiuto di questi 3 libri, quali sono gli elementi del coaching e in particolare del bookcoaching, cioè l’uso dei libri come strumento per il raggiungimento della piena consapevolezza di sé, e dell’obiettivo che ci siamo posti. Il coach nulla insegna, mostra, chiarisce, aiuta a buttarsi alle spalle il passato, a costruire i giusti paletti, quel recinto che ci separa dagli altri (né troppo lontano, né troppo vicino a noi), ad andare oltre le convenzioni sociali, a definire i nostri reali bisogni, a uscire dalla nostra comfort zone. Tutto questo confluisce nella personal foundation che oggi abbiamo appunto messo in relazione con la vacanza, ma i cui cardini sono applicabili a ogni aspetto dell’esistenza. II bookcoaching propone strategie per superare quel malessere sotterraneo che, se protratto, finirà per ucciderci. Un progetto ambizioso che se portato fino in fondo ci può regalare un grande risultato: l’integrità. Torna ancora una volta il tema molto attuale del “qui ora” su cui tutti dovremmo lavorare 😀

E sapere che ciò si possa fare anche grazie ai libri è fantastico. E’ stato interessante, stimolante e semplicemente bello perché sono entrata in contatto con due realtà nuove l’accademia della felicità e Equi.libri in Corvetto dove mi sono sentita accolta e con le quali mi è parso di avere molto in comune. Le ringrazio entrambe e ancora di più Francesca che mi ha condotta fino a loro. Francesca è una donna molto in gamba.

Ho ritrovato nel mio vecchio blog il post dove parlavo di Francesca subito dopo il nostro primo incontro (maggio 2012) ho voluto rileggerlo ora, dopo che le nostre vite in questi 4 anni e mezzo hanno fatto un sacco di giri, alcuni piuttosto dolorosi.

Eccolo qui basta cliccare ritrovare inalterate eppure fortificate quelle sensazioni alla luce del qui ora mi ha emozionata molto. Ti abbraccio, Francesca.