Il fascino intramontabile di Trappola per topi

Sabato sera abbiamo assistito allo spettacolo teatrale Trappola per topi. Nonostante lo avessi già visto molti anni fa, più di venti, e abbia letto anche il testo che per un giallo è decisamente penalizzante e toglie mistero e quel senso di brivido tipici dei polizieschi che ti inchiodano alla poltrona, mi sono goduta ogni attimo, rinnovando il mio immenso amore per Agatha Christie.

La storia è nota e tutto sommato semplice: l’inaugurazione di Monkswell Manor, una pensione nella campagna inglese, gestita da una giovane coppia un po’ inesperta, viene letteralmente travolta da una bufera di neve, che isola l’antica dimora, e dall’omicidio commesso a Paddington, collegato ad antichi fatti di cronaca avvenuti proprio lì vicino. Un biglietto trovato accanto alla vittima mette in guardia la polizia: un secondo delitto potrebbe avere luogo proprio a Monkswell Manor, il sergente Trotter viene quindi inviato sul luogo per sorvegliare la situazione, tra i clienti infreddoliti e guardinghi. Questo non eviterà che l’omicidio si compia. Le linee telefoniche interrotte accrescono la paura e tutti sono in pericolo: chi è il criminale psicopatico? E chi la prossima vittima?

Molti i classici elementi di Agatha Christie: il legame con il passato, una filastrocca assillante, più di un personaggio non è chi dice di essere…

Un unico dettaglio rivelatore, alla fine scioglie la suspense: (spoiler) il sergente Trotter non è affatto un poliziotto, bensì l’assassino!

Avete creduto che io fossi un poliziotto, soltanto perché io vi ho detto di esserlo!”

Quanto sopra è geniale; ovviamente poi c’è tutto il contorno, molto ben costruito davvero, ma quella frase, del tutto priva di fronzoli, è la chiave dell’opera di narrativa magistrale, il cardine sul quale si appoggia e si muove l’intera vicenda. La grandezza della Christie secondo me risiede proprio in questo, laddove si inerpica in trame più artificiose e complesse perde un po’ del suo fascino. Pochi personaggi, un luogo chiuso, un passato tremendo (uno dei tre fratellini affidati dal tribunale a una famiglia di contadini morirà per i maltrattamenti subiti: è lui l’assassino, la donna morta a Paddington la madre affidataria e a Monskwell Manor si ritrovano altre due persone coinvolte nel dramma).

Presi dall’atmosfera a tratti gotica con picchi di humor (splendide le scenografie nel caso di questa rappresentazione, persino con fiocchi di neve svolazzanti e l’immagine dalla finestra di una tormenta di neve molto realistica col vento che soffia e rende l’ambiente ancora più sinistro), ma anche dall’intensità della lettura, il lettore/spettatore non si pone il problema di verificare l’identità di Trotter. Distintivi? My God, c’è un assassino nei paraggi, e Scotland Yard ha appena telefonato per dire che manderà un poliziotto per proteggere i proprietari e gli ospiti della pensione, non c’è davvero bisogno di altro!

Non c’è davvero bisogno di altro se sei Agatha Christie 😀 e hai il talento per congegnare un poliziesco intorno a una cosa di questa portata: microscopica e immensa a seconda da che parte la si guardi. Così, e torniamo al punto di partenza, nonostante conoscessi la storia, sono rimasta strabiliata e molto contenta di aver proposto all’Orso di andare a vedere il capolavoro immortale entrato nel Guinness di primati per il numero elevato di repliche ininterrotte, a Londra ha infatti già festeggiato l’anniversario di diamante!

Se avete in programma un viaggio a Londra da questo sito potete acquistare i biglietti per lo spettacolo che va in scena dal 1952 (vi consiglio comunque un giretto virtuale tra le varie sezioni nella pagina del St. Martin’s Theatre perché è davvero suggestiva).

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Entrando nell’anno dei Maiale!

Alla fine la settimana è risultata complessa. Il raffreddore è diventato un raffreddorone galattico al punto che ogni sera, dopo giornate piene di cose che dopo vi dico, ero certa si fosse trasformato in influenza, invece no, niente febbre. Annessi di copertina, tisana, mal di testa feroce, starnuti a raffica, parlare alternativamente con la B o con la vocina da Paperina che mi viene quando sono costipata, mentre davanti alla Tv Sanremo, con una conduzione a mio parere claudicante, non riusciva a convincermi per cui andavo a dormire per ricominciare il giorno seguente allo stesso modo.

In realtà non è stata priva di momenti anche luminosi: un giro in centro per recuperare i biglietti a teatro, una merenda a casa di mia sorella con i nipoti, tutti allegri a chiacchierare in perfetta armonia.

L’influenza della twin invece è diventata influenza con lavatrice rotta, per cui le ho dato una mano su più fronti (un po’ di spesa, recupero Cecilia a scuola, prendere una borsata di biancheria, lavarla e stenderla da me, riportargliela asciutta in metropolitana, dove un essere spregevole seduto accanto a me si faceva beatamente una canna, accendendo il fuoco sotto lo sguardo sconvolto di tutti ma soprattutto il mio che ero a 10 centimetri, e poi ovviamente mi alzavo con tutti i miei bagagli, per allontanarmi da quello scempio, ma non trovavo altri posti a sedere). E poi c’erano da prenotare un po’ di esami medici, con tappe alla Asl e in un centro convenzionato, con ritorno dalla dottoressa perché una prescrizione non andava bene, con occhei la lasci qua gliela faccio rifare, con tornare a prenderla, tornare alla Asl. In questo preciso istante, sono le 13.01, e non mi pare vero di aver concluso tutto.

Un aspetto non da poco della questione, l’ho messo a fuoco solo di recente, è questa sindrome perfettamente sandresca, per cui gli ultimi giorni di part time (ricordo che lavoro 12 giorni di fila lun-ven. 8 ore al giorno) ho l’ansia di fare tutto che poi quando lavoro il tempo non c’è. Il che è assurdo, ridicolo, considerato che:

  1. Sono stata sposata (cioè lo sono ancora eh) 9 anni lavorando full time e non è che tutto andasse proprio a rotoli.
  2. Per quanto si possa portarsi avanti, prevedere, giocare d’anticipo, riempire frigo, dispensa insomma organizzarsi l’imprevisto si paleserà comunque e in qualche modo faremo.
  3. Comunque questo comportamento è compulsivo quindi ho idea che tocca infilarlo nelle cose tipiche di me e sta in buona compagnia, mi godo il momento – come ora – catartico in cui tutto è stra pulito, stra prenotato, stra approvvigionato e dopo 2 giorni di lavoro comincio a contare quanti ne mancano per stare a casa di nuovo.

Oh, ma che colpo di fortuna, un negozio Iper Soap di fronte all’otorino, posso fare scorta di detersivi, frugando tra le offerte come un segugio e caricarmi per bene la schiena mentre rincaso con l’autobus, così quanto ho risparmiato coi prodotti scontati lo darò al fisioterapista, visto che domani i trapezi saranno contratti e doloranti.

Esagero, ma non troppo 😀

Non è successo assolutamente nulla di nulla dal punto di vista scrittorio/responsi. Il mio illustratore si sta occupando delle sue illustrazioni che gli danno da vivere (giustamente) e non può al momento occuparsi della seconda Graphic Novel che abbiamo progettato. La prima è stata inviata e si aspetta. Come sto aspettando gli altri editori per il rosa, mentre per Nina Strick toccherà buttarsi su un nuovo giro di inoltro, visto che ormai è chiaro che quelli che l’hanno avuto in valutazione da giugno non sono interessati.

La fatica di questo percorso lunghissimo, di una gavetta infinita, di un’incertezza che aderisce poco al mio sentire (ditemi che non so scrivere, che le mie storie non funzionano e la piantiamo qui) ha assunto dimensioni preoccupanti. Perché non è come nel calcio, dove, chi fa più gol e ne prende meno vince ed è un dato oggettivo, occhei, c’è l’arbitraggio, la sfortuna, gli infortuni ma se non vai mai in rete be’ c’è poco da stare a parlarne, posto che nei bar e nei social lo si fa a iosa, sei scarso, oppure nella corsa, se sei veloce e/o resistente arrivi, altrimenti no, una volta puoi essere rognato ma mediamente, con buona pace del doping, i risultati sono anche qui piuttosto privi di fraintendimenti. La faccenda si complica in certe discipline più artistiche, la ginnastica ritmica, ma se cadi dalla trave non sei bravo, sei volteggi tipo farfalla guadagni punti e via dicendo. Sto semplificando al massimo, i veri sportivi inorridiranno, ma credo che il concetto sia chiaro.

Nella scrittura fermo restando ci siano la correttezza di sintassi, grammatica e l’acquisizione di tecniche narrative, considerato che cinque avverbi e tre parole ripetute in due frasi fanno raggiungere il cestino piuttosto in fretta, e una costruzione più empatica no, poi tutto diventa soggettivo e condizionato da elementi che con la scrittura non c’entrano nulla. Fama pregressa, relazioni sociali, cose che a dirle a chi invece è celebre, vieni etichettato come “l’autore complottista” e non ci fai tanto una bella figura.

Indovinate quale cantante (ex cantante, è sparita da parecchio) sta uscendo con un romanzo? Non la sua storia, memorie robe simili, proprio una cosa di fantasia. L’editore mi ha mandato una mail per informarmi, dicendosi disponibile per copie saggio, ho chiesto se potessi averla cartacea e… non ha risposto. La trama poteva anche piacermi.

Non mi sento affatto vittima, sia chiaro, ma neppure, definitemi presuntuosa, correrò il rischio, di appartenere alla massa di chi scrive in modo mediocre, perché un’idea prima o poi viene a tutti e un pc in dotazione idem.

Ho paura: l’attesa sta diventando il mio stato perenne, questi sono giorni decisivi la risposta che do più spesso a chi mi chiede come va.

Siamo appena entrati nell’anno del Maiale, diamine! Diversi elementi congiunti mi garantiscono che è mio momento! Leggo addirittura:

Sono nata nell’Anno della Scimmia, e finora sono stata vittima della sfortuna in varie circostanze, ma finalmente  posso voltare pagina!

Indovinate? Sì, sono del segno della Scimmia! E non dimentichiamo l’oroscopo occidentale che ha garantito Giove per i Sagittari, e pensate un po’, oroscopo cinese e oroscopo occidentale uniti nel dichiarare che l’ultima volta che si è avuto un anno davvero fortunato per me (precedente anno del Maiale + ultimo anno prima di un ciclo si sfighe varie) 2007! Ta daaa, l’anno del mio matrimonio! Ah ahah, e io considero l’Orso marito una gran fortuna. Quindi è una prova!

L’ho buttata un po’ sul ridere, amici. Solo perché il 5 febbraio, Capodanno cinese, mia mamma ha incontrato i suoi vicini di pianerottolo cinesi, vestiti di rosso che andavano a festeggiare e le hanno detto che per tradizione l’anno del Maiale è fortunato e quello del Cane, cioè il 2018, no, e mi è venuta la voglia di informarmi un po’ e divertirmici sopra collegandolo al momento che sto attraversando. Voglio dire, fino al 4 eravamo ancora nel Cane. Ma adesso Giove e Maiale sono miei alleati!

Felice anno del Maiale, amici, sono un po’ in ritardo con il brindisi, perché non ho aggiornato il blog, ma le celebrazioni cinesi durano 16 giorni, fino alla festa delle Lanterne, quindi in realtà sono perfettamente a tempo per abbracciarvi, fare il trenino, strombazzare “Buon Anno”, vestirmi anch’io di rosso e aggiungere che: (fonte Vanity Fair)

Il 2019 è anno particolarmente fortunato perché succede una cosa che accade ogni 60 anno. È l’anno del maiale d’oro. I 12 segni dello zodiaco vanno moltiplicati per 5 perché ogni 12 anni si alterna anche uno degli elementi di cui è composta la natura per i cinesi: metallo, acqua, fuoco, legno, terra.  

E comunque io un giro nella China Town milanese in questi giorni me lo voglio fare: via Paolo Sarpi che da bambina era una delle preferite per gli acquisti dalla mia famiglia (anche perché da casa nostra raggiungibile con un unico tram il n. 14). Il negozio cinese  era uno solo, un certo Wang Sang di pelletteria, dove, aneddoto che mi piace ricordare, mio padre andò quando al lavoro gli chiesero di comprare una capiente borsona per portare la corrispondenza aziendale all’ufficio postale. Oggi è tutto cinesissimo e molto folk e domenica sfilerà il dragone.

So this is Christmas (cit.) insomma, manca poco, pochissimo

Di colpo tutto ha cominciato a essere maledettamente veloce. Mi sveglio e dopo un minuto è già ora di cena. La casa in Valtellina da chiudere per l’inverno, la lista dei regali che nonostante i buoni propositi si complica, l’albero da addobbare. In mezzo tocchi di vera bellezza questo meraviglioso concerto, una scoperta da più angoli, una serata piena di note e amici che fa tanto festa, e io che mediamente non amo il Jazz mi ritrovo ad incantarmi per Sinatra, Carosone e Buscaglione. Paola Folli, sorella di un nostro amico, fra le altre cose prepara i concorrenti di X Factor ma quando le chiedo un gossip da spacciare ai nipoti (argomento di conversazione attuale, che unisce entrambi e mi vede più interessata rispetto al calcio, che comunque è solo per Nanni) giustamente tace.

E poi arriva una nuova settimana e un nuovo inciampo medico mentre Natale e il mio compleanno incalzano e per darmi energia mi butto sui cuneesi multi gusto e sulle sciocchezzuole che forse una donna di mezza età quale io mi appresto a essere dovrebbe evitare! Ma cosa volete farci? Tiger esercita un certo fascino su di me e io ho una gran bisogno di leggerezza. Se mi fermo a pensare, mi piomba addosso la malinconia, e davvero non voglio che accada, non troppo spesso almeno.     

E per un ulteriore giro di idee regalo ecco qualche suggerimento al volo.

Storie per Natale è finalmente in vendita e unisce buoni racconti a un’ottima causa. E poi dai, i libri sono pure i pacchetti più facili da incartare e infiocchettare!

Per la suocera abbiamo confezionato una borsa di prodotti alimentari Chico Mendes, la scelta è vastissima, la qualità ottima, e chi non ha una bottega vicino casa può comprare on line. Abbiamo messo insieme ciò che più pensiamo possa piacerle, ma ci sono diverse proposte di cofanetti già pronti. I produttori del commercio equo e solidale di tutto il mondo e le realtà dell’economia sociale italiana garantiscono un Natale etico.

Le parole per # L’amore non crolla a Bookcity

Sono rincasata da poco: a Milano è arrivato il freddo pungente ma anche un cielo che di rado vediamo così blu, l’aria tersa e le storie che scaldano il cuore. Giungo in centro sul presto c’è ancora poca gente in giro, sbuco dalla metropolitana in Cairoli e m’incanto, scarpino infreddolita e un po’ tesa e approdo alla sala che si trova in un angolo cittadino centralissimo, pieno di foglie sparpagliate e promesse.

E poi ci sono le mie parole: quelle che rimangono nella mia testa e riguardano cose stupide come: ho le occhiaie, la pipì non mi scappa ma è meglio se vado in bagno adesso; cose importanti come quanto è bello rivedere Serena e la sua famiglia, ohhhh è arrivata la mia amica Paola, ecco Barbara con Daniela, Edoardo e alcune facce nuove. Entra pure Giuseppe che conosco da mah più di 15 anni.

Poi ci sono le parole che riesco a tirare fuori per il mio intervento (deve essermi scappato pure qualche strafalcione coi verbi). Credo di essermela cavata, per le occhiaie sono senza speranza. Il video dura quasi un’ora e merita tutto, io arrivo verso il 12^ minuto.  Non so perché non riesco a incollarlo al blog, comunque lo trovate seguendo questo link, basta cliccarci sopra! 

Continuo a non riuscirci nonostante Barbara sia stata super gentile e mi abbia inviato un nuovo link.

E poi c’è Milano di caffè e pranzi condivisi. Di Castello e Duomo, di passi, di amicizia, di noi, di chi va e di chi resta, di ritorno a casa un po’ stanca, con l’adrenalina in circolo e tutta l’energia messa in circolo e la conferma di aver davvero saputo creare qualcosa di bello e di buono. Grazie a chi ha reso tutto questo ancora una volta possibile, grazie per i messaggi di incoraggiamento e di affetto. Non è sempre facile, non è mai scontato (non nel senso di “in offerta” anche se siamo nella settimana del black friday) ma è sempre felice e questo è moltissimo, amici! ♥

Bookcity 2018

Un anno fa… (il video è una sintesi e dura solo 2 minuti, io arrivo al 1.14) niente parole, ma una splendida musica di sottofondo.

E quest’anno si replica, saremo infatti a Bookcity sabato 17 novembre, alle ore 10.30, presso la sala “Assografici”, Piazza Castello, 28  –  Milano, ovviamente, la mia amata città!

Io farò un intervento: vi parlerò di editoria solidale e mi rimprovererò pubblicamente davanti a tutti, spero numerosi nonostante l’orario un po’ da colazione, per non essere stata in grado di produrre un racconto per la nuova antologia dal titolo “Quella notte, nel bosco” che andremo a presentare in anteprima, perché troppo impegnata a correre dietro alle vaghe sirene dell’editoria di fascia alta.

Se siete curiosi, se volete (ri)vederci, toccare da vicino un meraviglioso progetto portato avanti con enorme dedizione nel trambusto quotidiano, noi saremo felici di conoscervi e fare due chiacchiere nella splendida cornice del Castello e di questa importante manifestazione cittadina. Intanto in anteprima la 4° antologia del gruppo! 

A piccoli passi

Aprile ha lasciato il posto a maggio. Sono finiti i ponti ed è arrivato novembre. Del resto se in certi giorni ad aprile abbiamo avuto 29 gradi, dopo l’estate cosa c’è? L’autunno, quindi tutto quadra. Per il primo maggio siamo stati al Museo del 900, e la sera in Tv abbiamo visto che era tra le mete suggerite per la giornata, a Milano. Perfettamente sul pezzo, visto che è conservato Il Quarto Stato quadro simbolo per la festa dei lavoratori. Un museo assai godibile, anche per chi come me non ha alcuna formazione adeguata. Sono felice di aver cominciato il mese con la cultura.

Poi c’è tutta una serie di piccoli passi che mi sta portando fuori dal caos, dal girone iniziato il primo marzo: neve-occhio-polso-bagno. Oggi mia mamma ha tolto il gesso, dovrà portare il tutore, che già indossa, per un mese, ma confidiamo che, come del resto ha detto l’ortopedico, con la fisioterapia il recupero sarà veloce. Nel pomeriggio è venuto il muratore per i marmi, una delle tre tappe mancanti della doccia, quella che mi preoccupava maggiormente. Per cui due risoluzioni in un colpo, fantastico, anche se, chiaramente poi ci sono i dettagli: ho saputo solo oggi a mezzogiorno che il muratore riusciva a venire (perché ieri poteva, ma mi ha avvisata troppo tardi e io ero impegnata come zia sitter), e nuovo sporco; stamane sono uscita di casa alle 7.35, un po’ in ansia, con diversi trilli di sveglia sentiti partendo credo dalle 5 con quella del vicino, poi quella dell’Orso, infine la mia e un incubo precedente, senza riaddormentarmi. L’ansia nello stomaco e una mattinata di fuoco in ospedale, con un picco di stress e corse per la ricerca del tutore, il negozio dove ci avevano indirizzati era smantellato, trasferito, dove? Non c’era alcun cartello. Ma insomma, ci siamo. Tiri delle righe e giri i lati dei cubetti in modo che le facce giuste formino una storia.

Vorrei poter dire altrettanto della scrittura. Anzi no, della scrittura lo posso pure dire, anzi URLARE 😀 che in mezzo a tutto questo la mia produzione narrativa avrebbe potuto incagliarsi, invece si è presa i suoi spazi, è stata razionale nel sapersi fermare a lasciar decantare le storie prima della revisione (nei giorni di martello pneumatico e trapano, quando in effetti era impossibile scrivere, ma vuoi mettere la soddisfazione di aver azzeccato i tempi giusti?), ha saputo anche reinventarsi, rinnovare lo slancio creativo. Però poi, il grande blocco dell’editore, che nulla ha a che vedere con il blocco dello scrittore, mi pare ben peggiore, si è messo di mezzo, come un masso che ostruisce la strada, una frana, una grana.

E io lì, che gli ostacoli li conosco e magari a volte con l’esperienza li evito, scovo nuovi percorsi. Perché se fai sempre le stesse cose, otterrai sempre gli stessi risultati. (Einstein). Intanto la giornata si sta concludendo, tuoni e lampi, e ci si avvicina a grandi falcate al #SalTo 2018. Noi andremo domenica 13. Ci vediamo lì!

Nella foto io e l’Orso ci balocchiamo nella stanza stroboscopica al Museo

Ultimo giorno d’inverno, oggi!

Grazie a Francesca che mi ha fatto conoscere questa canzone dove c’è tanta Milano, quella bella che ho sempre voglia di raccontarvi.

E’ stato un inverno lunghissimo, ricordo un novembre piuttosto freddo, dopo un ottobre primaverile, e i primi di marzo nevicava. Insomma un po’ di ribaltamento di stagioni. Qualche fiore già si vede ma il piumino sta ancora lì da indossare la mattina e pure il piumone danese nel letto, a dirla tutta in questi giorni si gela proprio! Situazioni che possiamo solo accettare. Però insomma Ciao, Inverno! Ci si ribecca tra nove mesi, quando saremo alle prese col Natale e tutto il suo tipico trafficare! (E le luci che adoro!)

PS. Il controllo oculistico ha decretato che sono guarita. Io ho ancora prurito ma mi è stato detto che passerà piano piano e con l’aiuto del collirio prescritto. Speriamo, grazie davvero per il sostegno, ora mi butto questa cosa alle spalle, più avanti in caso farò una visita privata.

Duomo, mare e rallentare

Questo post è la perfetta conseguenza del precedente.

Sabato mentre io ero dal parrucchiere (uh, non vi ho detto che da diversi mesi non vado più dal ViParrucchiere, un evento che mai avrei pensato potesse verificarsi, ma mi ha sbagliato un paio di cose e poi mi sono resa conto di preferire un parrucchiere che non lavori su appuntamento, nonché più vicino a casa) a fare il taglio che alcuni di voi hanno visto nel mio stato di whatsApp, l’Orso si faceva una lunga passeggiata, lunga lunghissima, che io mi sarei infilata in metropolitana, lui no, ha camminato per oltre 7 km.

E ha immortalato pure lui il Duomo, catturando la luce di un pomeriggio di sole, che ha reso il marmo dorato.

Eccolo qua per voi. Pazzesco come il colore sia tanto diverso dal mio scatto di venerdì!

Domenica (oggi) per rallentare del tutto c’erano due alternative: alzarci tardi, pranzare e divanarci, oppure alzarsi un po’ prima, non prestissimo, salutare Milano e concederci una fuga. Opzione che ha vinto.

Spotorno

Di gotico e turbo

Un giro in centro a Milano riserva sempre qualche piacevole sorpresa: incontri, shopping, scorci. Come questo Duomo, visto dal retro ieri, con una luce e un’angolazione particolari.

Sono rimasta incantata perché evocava situazioni da romanzo gotico. Il nome completo del Duomo in realtà è Basilica Cattedrale Metropolitana della Natività della Beata Vergine Maria, e lo stile è sì, gotico, ma mastodontico e via via reinterpretato nel tempo visto che la sua costruzione è stata particolarmente lunga e laboriosa. Iniziato nel 1386, è stato consacrato nel 1418 e 1577 e addirittura completato nel 1932. Un’enorme quantità di architetti, ingegneri e consulenti si sono avvicendati nella sua edificazione.

Sono uscita dallo Spaccio Dolciario situato nella zona dell’Arcivescovado, e me lo sono trovata lì, spettacolare, avvolto in una illuminazione grigia, nonostante il sole, che forse in quel momento era nascosto, come se stesse per scoppiare un temporale, ma era chiaro che non sarebbe arrivato.

Milano è così. Dopo l’Expo è avvenuta una rinascita incredibile con nuovi quartieri raccontati sulle principali riviste di architettura mondiale, che si affiancano a un patrimonio storico e artistico invidiabili. Non discuto sul fatto che molti non ci vivrebbero, io non vivrei in un paesino, ad esempio, e l’unico cambio che potrei ipotizzare è verso una cittadina di mare abbastanza grande, un capoluogo, questione di gusti, abitudini e attitudini, ma definirla brutta è un delitto. Lo fa chi non la conosce, chi è prevenuto, chi non sa che Milano è una bella donna che si scopre solo per amore. Se ne parli male lei ti ricambia mostrandoti il suo lato peggiore: la tangenziale, certi angoli di degrado e l’autobus che ti tocca talvolta aspettare  20 minuti, magari pure 40.

Lunedì tornerò in ufficio e mi sono resa conto di avere un’esigenza semplicissima: scalare la marcia. Continuo a vivere con la 5^ inserita, tra gente che si approfitta della mia disponibilità e lo stress che si accumula perché mi faccio carico di tutto e tutti con il turbo che dà sempre maggior potenza ai miei giorni.

Vi auguro un ottimo weekend, io sarò impegnatissima a rallentare.

Arrivare all’arte attraverso la narrativa

L’evento era di quelli ghiotti, si trattava infatti della presentazione del romanzo:

Il Mistero dell’angelo perduto di Paolo Jorio e Rossella Vodret
 
Martedì 12 dicembre ore 18.30 al Teatrino della Fondazione Bracco
Con gli autori interviene Pierluigi Panza Corriere della Sera.
Ho risposto con piacere, felice che avessero pensato a me, e ieri, dopo una giornata pestifera in ufficio, mi sono riappacificata col mondo grazie a all’invito di un editore stratosferico. Ho così inanellato una serie di bellezze, condite da tanto stupore. Il teatrino si trova nelle retrovie di Piazza San Babila, ed è una vera chicca, reso ancora più magico dalle luci del Natale, l’organizzazione prevedeva numerose hostess accoglienti, libro in omaggio, guardaroba e atmosfera chic. La presentazione estremamente professionale mi ha fatto conoscere da vicino:
Paolo Jorio scrittore, regista e conduttore di programmi radiofonici e documentari d’arte. Dal 2003 dirige il Museo del Tesoro di San Gennaro di Napoli.
Rossella Vodret già curatrice presso la Galleria Nazionale d’arte antica e soprintendente per il patrimonio storico-artistico di Calabria, Puglia, Lazio e del Polo museale romano, è specialista della pittura romana del primo Seicento e curatrice della grande mostra dedicata a Caravaggio in corso a Milano, Palazzo Reale.
Il romanzo è un giallo, un’opera di narrativa quindi che parte però da una domanda concreta.
E’ forse vero che una copia del primo dipinto di S. Matteo e l’angelo di Caravaggio non sia andata perduta in un incendio, quando era stata trafugata dai nazisti, ma si trovi in realtà nel magazzini del Museo Puskin a Mosca? Questione delicata che gira da tempo negli ambienti artistici; dubbio avvalorato da fatto che nel 1993 nei magazzini fu rinvenuto addirittura il tesoro di Priamo, tanto che la moglie di Schliemann, che aveva ritrovato i gioielli durante gli scavi a Troia, arrivò a sfoggiarli a una serata mondana! (Nonostante nel periodo della guerra fredda i sovietici avessero negato di conoscere la sorte degli oggetti). E se il celebre quadro avesse fatto la medesima fine? Si presume, e siamo sempre in campo storico, non finzione, che il mistero morirà con Irina Antonova, la Vodret, infatti, che ha avuto modo di conoscere la direttrice del museo, le chiese di visitare i magazzini, ma, nonostante la promessa di poterli vedere la mattina successiva, la cosa non ha avuto alcun seguito!
Ebbene, succede che una notte di Capodanno, Rossella Vodret a cena da Paolo Jorio racconti questo mistero e nasce così l’idea di scrivere un romanzo a quattro mani, laddove l’esperta di Caravaggio si sarebbe occupata della parte storica e Jorio della pura finzione. Un periodo storico interessantissimo, a mio avviso, quello che vede le vicende narrate, siamo infatti a Berlino durante i giochi olimpici del 1936 con l’ascesa di Hitler.
Poco è stato rivelato del romanzo, e mi pare anche giusto così, ma è stata davvero una grande occasione, oltre che di parlare poi con Rossella Vodret (mi sono avvicinata con quel coraggio tipico di chi si è appena tracannato un Prosecco!) anche di avere una conferma sull’importanza della narrativa di genere, il discorso si sovrappone magnificamente a ciò che ho detto nel mio recente post su Agatha Christie, per arrivare all’arte. Jorio ha infatti dichiarato di essersi interessato al Tesoro di S. Gennaro, dopo aver visto il celebre e da me molto amato film Operazione S. Gennaro; siamo quindi di fronte a qualcosa di estremamente popolare che avvicina all’arte. Questo è notevole ed è il messaggio più importante che mi è rimasto addosso della serata, che è stata nel complesso una meraviglia. Oltre poi a Caravaggio, che ha un’empatia enorme, con questa figura controversa, laddove un artista immenso si scontra infatti con un uomo inquietante. Le sue opere attirano sempre anche i non intenditori, la mostra a Palazzo Reale è stata infatti protratta, io non l’ho vista, ma ne vidi una spettacolare alle Scuderie del Quirinale qualche anno fa.
E alla fine in questo palazzo da lasciarti lì a bocca aperta, con tutta questa gente molto raffinata (io sembravo al solito scappata di casa, anzi dall’ufficio) un aperitivo servito da camerieri in giacca bianca, con questi vassoi pieni di calici, tartine sublimi, un ambiente da film e quattro chiacchiere con una blogger che avevo conosciuto e visto a un paio di altre conferenze stampa. Ora chiaramente sono curiosissima di leggere il romanzo. Poi vi saprò dire!
Sono rincasata tardissimo, con un mal di schiena epocale (la storia della contrattura ve la racconterò in un altro post, tanto che stavo quasi per rinunciare in favore del divano) e tanti luccichii negli occhi, come se le luminarie di Natale si fossero trasferite sulla mia persona, incantata dalla pittura, dai libri, dalla soddisfazione di essere stata invitata in un posto tanto bello, ancora una volta grazie alla mia autenticità di blogger.
Grazie davvero a Skira.