Le buffe connessioni della scrittura

Giusto tre anni fa scrivevo un post sulla scrittura e i tram milanesi, che ebbe un buon successo. E proprio in questi giorni, quando mi ritrovo ad affrontare nuovi percorsi scrittori, scegliendo ancora una volta di non arrendermi, i tram mi accompagnano.

Nello stesso giorno mi sono imbattuta in quello fucsia e  quello verde mela, il primo all’Arco della Pace e il secondo in p.le Baracca. Non sono stupendi così squillanti nel monocolore? Non è facile fotografarli: ci sono i passeggeri che scendono e salgono, e, effettuata la fermata, ripartono. A un certo punto è spuntato quello tutto bianco. Ho estratto il cellulare ma mio nipote ha esclamato “eh, zia, mica possiamo stare tutto il giorno a fotografare i tram!”  (Ero in giro con lui, in una giornata praticamente estiva, il 30 settembre!) Il mezzo era ancora abbastanza lontano e noi dovevamo svoltare, per cui a malincuore ho rinunciato; quindi vi mostro soltanto muso e sedere dei primi due. La fiancata proprio non ce l’ho fatta. Comunque con Nanni mi sono divertita molto.

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Pubblico le foto in grande, per chi mi legge da pc, perchè secondo me mettono proprio allegria.

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In realtà, la mia scrittura è fortemente connessa anche con l’idraulica. Come avevo raccontato in questo post. Rimango sempre sconcertata dalle coincidenze: la sera prima avevano trasmesso Into the Wild e l’avevo riguardato volentieri, il giorno dopo ho dovuto chiamare il solito idraulico (elemento fondamentale di questo blog, direi, assieme all’imbianchino) per l’ennesima rogna, che in effetti è un po’ che avevamo e mi ero organizzata con un altro idraulico per la settimana successiva, sottovalutando il problema (volevo essere positiva ahahah) ma poi la situazione è precipitata.

Per cui sì, adesso sto aspettando l’idraulico. Ma mi sono preparata e la musa ispiratrice ha fatto la brava suggerendomi un gran finale, che sarebbe poi un finale bis, per il YA, così mentre lo attendo scrivo, che certe tradizioni è bene mantenerle. Dicevo finale bis, il romanzo si conclude con la classica chiusura del cerchio, che riporta all’inizio della vicenda, perchè così deve essere in questo tipo di struttura dove c’è un evento portante molto molto molto grosso (la madre defunta di una ragazzina le scrive delle lettere dall’aldià attraverso un ricettario). Ora sto aggiungendo una parte che ho chiamato “Dopo i titoli di coda” in cui c’è una narrazione meno mistica anzi per niente mistica, ma di ordinaria allegria, facendo incontrare in un unico luogo e momento tutti i personaggi della storia.

In definitiva noi qui ce ne freghiamo: tubi e rubinetti, non avrete il mio abbattimento morale, tutt’altro. Auguro a tutti (con un giorno di ritardo, scusate) un ottobre coloratissimo come quei due bellissimi tram lassù.

Sere estive a Milano

Giornate faticose in ufficio: nel mio lavoro il calo agostano non esiste, di solito si verifica in settembre, ma quest’anno ci sarà il cambio del sistema operativo, in più una collega di un’altra sede ha chiesto il part time come il mio (sono un’influencer dunque) e le è stato accordato subito (al contrario di quanto accadde con me ma amen), sarà sostituita da collegafigo due giorni a settimana, sottraendolo così alla nostra squadra, che si sta già facendo l’estate con un’altra collega in meno, per un incidente. Insomma, si preannuncia un settembre complicato dopo un’estate rovente.

Stop al discorso aziendale. Ah no, va detto che si torna a casa più tardi perchè in questo periodo non c’è la navetta di collegamento con la metropolitana e nasce proprio potente l’esigenza di uscire, vivere la città semi-svuotata coi parcheggi facili, per recuperare energie e magari non cucinare. Quest’anno poi sto notando che quell’uso smodato dell’aria condizionata – elemento super negativo dell’estate – si è ridimensionato e non è più necessario girare sempre col golfino e questo mi piace parecchio.

Milano si veste di movida e localini all’aperto, e noi abbiamo davvero vicino la strepitosa zona denominata City Llife di cui credo di avervi già parlato. Un meraviglioso giardino, un centro commerciale di concezione modernissima, appartamenti da urlo, tre torri, di cui una ancora in costruzione: vi mostro quella delle Generali.P_20190808_202951_HDRIl piano superiore del centro commerciale è interamente occupato da una serie di ristorantini, alcuni tipici regionali o di altre nazioni, ma io odio mettermi al chiuso durante la bella stagione, per cui si è optato per Svinazzando che rimane proprio sulla piazza Tre Torri e ha un  bel dehor. Di fronte ci sta Venchi vuoi non concludere la bella serata con qualcosa di molto goloso? La scelta è caduta sui cremini, vi mostro quelli fondenti, ma abbiamo provato anche il classico e gianduia con nocciole. cremino_fondente_14

Il giro era cominciato con un’occhata alle vetrine, non intendevo acquistare nulla perchè ho già fatto incetta di abiti in saldo (e non) rinnovando parecchio il guardaroba. Sono solita usare i vestiti a lungo e non sempre trovo ciò che mi piace e sta bene davvero, ma pochi giorni fa ho messo insieme un bel sacco da mettere nei cassonetti gialli e non ho ancora finito.

Quindi mi ero limitata a provare qualche paia di occhiali colorati.

Divertendomi a mettermi in posa per gli scatti dell’Orso. Sua anche la foto in alto della torre. Insomma, ci stiamo mettendo d’impegno per non venire meno al proposito di qualche post fa di godersi fino in fondo l’estate 2019 che non tornerà

Milano Fresh

Il post precedente ha avuto un’impennata di visite per cui ho pensato che WordPress fosse impazzito e non raccontasse la verità.

A sto punto ho deciso di continuare col filone e vi propongo due immagini milanesi passando dal green al fresh.

IMG-20190620-WA0000Ditemi se non è spettacolare questa fontana al crepuscolo (la foto è dello scorso settembre) che si trova nel meraviglioso giardino Giulio Cesare, non lontano da casa nostra. L’area, denominata City Life, è stata rivalutata e totalmente riedificata di recente, e sorge al posto dei vecchi e ormai inesistenti padiglioni della Fiera Campionaria, manifestazione che io da bambina/ragazzina adoravo. Siamo in una zona chic di Milano. A pochi passi sorge da un anno e mezzo un centro commerciale che, per quanto io non li ami, devo riconoscere è super bello. In mezzo la fermata della metrò Lilla “Tre Torri”, comodissima.P_20190616_123407_HDR

Non sono certa che la fotografia qui sopra evochi il fresco, forse no. Però ci tenevo a mostrarvi – siamo sul Naviglio Grande, gitarella cittadina di domenica scorsa – quella tettoia/ombrellone perchè è fatta di bottiglie di plastica usate. Un modo quindi super ecologico di riciclo creativo che comunque garantisce un po’ d’ombra, quindi a pensarci bene fresh lo è.

Qualche intoppo e mi sono ritrovata in riserva di energia, sfatta a cercare di tenere insieme la quotidianità, perlopiù arrancando. Questo fino a quando non ho realizzato che è così ogni anno a ridosso delle vacanze, non devo preoccuparmi di nulla. Le rogne si sistemano, le cose si fanno (prima o poi) ed è davvero poco ciò che a riguardarlo tra qualche tempo sarà stato determinante nell’economia della nostra intera esistenza. Mi infurio al momento perchè abbiamo disdetto il contratto con Tiscali passando a Wind e ci manda ancora bollette (domiciliate in banca e quindi verranno pagate in automatico), è chiaro che la faccenda va risolta (si sono sbagliati, ops sempre a loro favore eh) ma non è che posso andare a male io. Ho trovato la bolletta nella casella della posta una sera in cui era già tardi, perchè ero passata da mia mamma; dovevo cercare le copie dei bonifici per il rifacimento dei serramenti (2011) perchè la commercialista non si accontenta di tutta la pratica per il rimborso e mi ha chiesto pure quelli e trac all’improvviso: black out nel palazzo. Cose così. E altro, di seguito, incastrato e sovrapposto. La commercialista chiede altri documenti, l’Orso si dimentica di me e va a casa lasciandomi in azienda (si ricorderà un’ora abbondante più tardi e tornerà a riprendermi), un funerale, un certo numero di clienti rinco.

Comunque sto bene. Stranamente non abbiamo programmi di vita sociale per il weekend, quindi credo che lo trascorrerò a fissare il soffitto, bucandolo con lo sguardo per andare oltre e immaginare scenari nuovi da trasformare in storie, da capitalizzare per il dopo vacanze. Scrivere non è mai stato così a portata di cuore.

Milano Green

Con l’arrivo del caldo spesso i milanesi nel weekend lasciano la città, o almeno la domenica per una gita. Sono in molti ad avere una casetta fuori e comunque, alla peggio, un’escursione, sperando di non rimanere troppo imbottigliati nel traffico al rientro, è alla portata di tutti. Personalmente a parte l’aria condizionata che detesto, presente un po’ ovunque a Milano (quest’anno poi la sto proprio patendo tanto, ho appena preso un Oki che la giornata odierna mi ha stesa in tal senso) e nonostante abbia la possibilità di evadere, rimango volentieri qui a scoprire o a rivedere luoghi di incanto nel verde che inaspettatamente spunta e rinfresca, molto più di frequente di quanto i detrattori della mia città dicano.

Oggi ve ne mostro due molto volentieri.

P_20190616_124357_HDRP_20190616_124303_HDRQuesti due scatti by Orso sono stati fatti domenica 16 al Vicolo Lavandai, uno degli angoli più suggestivi di Milano. La viuzza parte dal Naviglio Grande (si trova sulla sinistra andando verso la Darsena) e ospita, oltre a questo antico lavatoio che suggerisce un’immediata idea di freschezza, alcuni studi artistici di pittori e fotografi davvero molto interessanti. Sul fondo, prima di sbucare di nuovo sull’Alzaia, ho visto che c’è un nuovo Cocktail bar un po’ nascosto, anzi super nascosto rispetto ai tantissimi che affollano le due rive del Naviglio (chiamate la Ripa e l’Alzaia).

IMG-20190616-WA0008Questo naviglio invece, meno famoso, si trova da tutt’altra parte, si svolta a sinistra da quell’arteria molto trafficata che è Viale Monza, e, all’altezza della fermata della metropolitna Turro (circa), c’è la Martesana; entrando in Via Tofane il panorama passa da “delirio di automobili” a “tranquilla oasi” che ricorda – con un po’ di fantasia – la Petite Venice di Colmar. L’attrazione del posto, motivo principale per cui ci sia addentra in Via Tofane, è il celeberrimo ristorante greco Mykonos, meta del mio primo appuntamento con l’Orso. Via Tofane ha visto il nostro primissimo bacio! In realtà anche una sosta nel fresco della Martesana merita molto. La foto risale a domenica 9 giugno quando siamo tornatati con piacere al Mykonos con amici.

Non c’entra nulla ma siccome non mi pare il caso dedicargli un intero articolo, vi aggiorno qui circa gli sviluppi sul nodo da sciogliere di cui al post sotto questo. Ho appreso con gioia, ma soprattutto con tanta ansia, che il mio Nina Strick è stato selezionato con altre due proposte di serie di gialli per ragazzi, dal comitato di lettura di un arci noto editore per l’infanzia. Ora tocca al proprietario in persona scegliere quale (soltanto uno) pubblicare. Non so quando deciderà e se matematicamente ho il 33,3% di probabilità di farcela, so purtroppo anche che saranno diversi i fattori determinanti, e la qualità del testo potrebbe non essere la principale. Se dovesse esserci, non ho idea di chi siano i miei avversari, un autore già un pelino famoso, sarebbe avvantaggiato. Anche il target di riferimento dei piccoli lettori sarà molto importante, mi è parso di capire che i tre testi non si rivolgano infatti alla stessa fascia di età, se preferissero i piccolissimi – 6/7 anni – io sarei esclusa. Mr X dovrà vederci una scintilla di progetto commerciale e ritenerlo promettente in termini economici.  Non sto sperando che gli altri due siano brutti, immagino che ognuno abbia alcuni elementi appetibili, mi auguro soltanto che vengano valutati con onestà.

Farsi leggere a questi livelli è sicuramente un gran traguardo e per questo posso solo ringraziare Cristina, la mia agente. Non è facile costruire una squadra per nuotare insieme in un mare di squali, tra burrasche e pirati. Chissà se toccheremo terra!

Il fascino intramontabile di Trappola per topi

Sabato sera abbiamo assistito allo spettacolo teatrale Trappola per topi. Nonostante lo avessi già visto molti anni fa, più di venti, e abbia letto anche il testo che per un giallo è decisamente penalizzante e toglie mistero e quel senso di brivido tipici dei polizieschi che ti inchiodano alla poltrona, mi sono goduta ogni attimo, rinnovando il mio immenso amore per Agatha Christie.

La storia è nota e tutto sommato semplice: l’inaugurazione di Monkswell Manor, una pensione nella campagna inglese, gestita da una giovane coppia un po’ inesperta, viene letteralmente travolta da una bufera di neve, che isola l’antica dimora, e dall’omicidio commesso a Paddington, collegato ad antichi fatti di cronaca avvenuti proprio lì vicino. Un biglietto trovato accanto alla vittima mette in guardia la polizia: un secondo delitto potrebbe avere luogo proprio a Monkswell Manor, il sergente Trotter viene quindi inviato sul luogo per sorvegliare la situazione, tra i clienti infreddoliti e guardinghi. Questo non eviterà che l’omicidio si compia. Le linee telefoniche interrotte accrescono la paura e tutti sono in pericolo: chi è il criminale psicopatico? E chi la prossima vittima?

Molti i classici elementi di Agatha Christie: il legame con il passato, una filastrocca assillante, più di un personaggio non è chi dice di essere…

Un unico dettaglio rivelatore, alla fine scioglie la suspense: (spoiler) il sergente Trotter non è affatto un poliziotto, bensì l’assassino!

Avete creduto che io fossi un poliziotto, soltanto perché io vi ho detto di esserlo!”

Quanto sopra è geniale; ovviamente poi c’è tutto il contorno, molto ben costruito davvero, ma quella frase, del tutto priva di fronzoli, è la chiave dell’opera di narrativa magistrale, il cardine sul quale si appoggia e si muove l’intera vicenda. La grandezza della Christie secondo me risiede proprio in questo, laddove si inerpica in trame più artificiose e complesse perde un po’ del suo fascino. Pochi personaggi, un luogo chiuso, un passato tremendo (uno dei tre fratellini affidati dal tribunale a una famiglia di contadini morirà per i maltrattamenti subiti: è lui l’assassino, la donna morta a Paddington la madre affidataria e a Monskwell Manor si ritrovano altre due persone coinvolte nel dramma).

Presi dall’atmosfera a tratti gotica con picchi di humor (splendide le scenografie nel caso di questa rappresentazione, persino con fiocchi di neve svolazzanti e l’immagine dalla finestra di una tormenta di neve molto realistica col vento che soffia e rende l’ambiente ancora più sinistro), ma anche dall’intensità della lettura, il lettore/spettatore non si pone il problema di verificare l’identità di Trotter. Distintivi? My God, c’è un assassino nei paraggi, e Scotland Yard ha appena telefonato per dire che manderà un poliziotto per proteggere i proprietari e gli ospiti della pensione, non c’è davvero bisogno di altro!

Non c’è davvero bisogno di altro se sei Agatha Christie 😀 e hai il talento per congegnare un poliziesco intorno a una cosa di questa portata: microscopica e immensa a seconda da che parte la si guardi. Così, e torniamo al punto di partenza, nonostante conoscessi la storia, sono rimasta strabiliata e molto contenta di aver proposto all’Orso di andare a vedere il capolavoro immortale entrato nel Guinness di primati per il numero elevato di repliche ininterrotte, a Londra ha infatti già festeggiato l’anniversario di diamante!

Se avete in programma un viaggio a Londra da questo sito potete acquistare i biglietti per lo spettacolo che va in scena dal 1952 (vi consiglio comunque un giretto virtuale tra le varie sezioni nella pagina del St. Martin’s Theatre perché è davvero suggestiva).

Entrando nell’anno dei Maiale!

Alla fine la settimana è risultata complessa. Il raffreddore è diventato un raffreddorone galattico al punto che ogni sera, dopo giornate piene di cose che dopo vi dico, ero certa si fosse trasformato in influenza, invece no, niente febbre. Annessi di copertina, tisana, mal di testa feroce, starnuti a raffica, parlare alternativamente con la B o con la vocina da Paperina che mi viene quando sono costipata, mentre davanti alla Tv Sanremo, con una conduzione a mio parere claudicante, non riusciva a convincermi per cui andavo a dormire per ricominciare il giorno seguente allo stesso modo.

In realtà non è stata priva di momenti anche luminosi: un giro in centro per recuperare i biglietti a teatro, una merenda a casa di mia sorella con i nipoti, tutti allegri a chiacchierare in perfetta armonia.

L’influenza della twin invece è diventata influenza con lavatrice rotta, per cui le ho dato una mano su più fronti (un po’ di spesa, recupero Cecilia a scuola, prendere una borsata di biancheria, lavarla e stenderla da me, riportargliela asciutta in metropolitana, dove un essere spregevole seduto accanto a me si faceva beatamente una canna, accendendo il fuoco sotto lo sguardo sconvolto di tutti ma soprattutto il mio che ero a 10 centimetri, e poi ovviamente mi alzavo con tutti i miei bagagli, per allontanarmi da quello scempio, ma non trovavo altri posti a sedere). E poi c’erano da prenotare un po’ di esami medici, con tappe alla Asl e in un centro convenzionato, con ritorno dalla dottoressa perché una prescrizione non andava bene, con occhei la lasci qua gliela faccio rifare, con tornare a prenderla, tornare alla Asl. In questo preciso istante, sono le 13.01, e non mi pare vero di aver concluso tutto.

Un aspetto non da poco della questione, l’ho messo a fuoco solo di recente, è questa sindrome perfettamente sandresca, per cui gli ultimi giorni di part time (ricordo che lavoro 12 giorni di fila lun-ven. 8 ore al giorno) ho l’ansia di fare tutto che poi quando lavoro il tempo non c’è. Il che è assurdo, ridicolo, considerato che:

  1. Sono stata sposata (cioè lo sono ancora eh) 9 anni lavorando full time e non è che tutto andasse proprio a rotoli.
  2. Per quanto si possa portarsi avanti, prevedere, giocare d’anticipo, riempire frigo, dispensa insomma organizzarsi l’imprevisto si paleserà comunque e in qualche modo faremo.
  3. Comunque questo comportamento è compulsivo quindi ho idea che tocca infilarlo nelle cose tipiche di me e sta in buona compagnia, mi godo il momento – come ora – catartico in cui tutto è stra pulito, stra prenotato, stra approvvigionato e dopo 2 giorni di lavoro comincio a contare quanti ne mancano per stare a casa di nuovo.

Oh, ma che colpo di fortuna, un negozio Iper Soap di fronte all’otorino, posso fare scorta di detersivi, frugando tra le offerte come un segugio e caricarmi per bene la schiena mentre rincaso con l’autobus, così quanto ho risparmiato coi prodotti scontati lo darò al fisioterapista, visto che domani i trapezi saranno contratti e doloranti.

Esagero, ma non troppo 😀

Non è successo assolutamente nulla di nulla dal punto di vista scrittorio/responsi. Il mio illustratore si sta occupando delle sue illustrazioni che gli danno da vivere (giustamente) e non può al momento occuparsi della seconda Graphic Novel che abbiamo progettato. La prima è stata inviata e si aspetta. Come sto aspettando gli altri editori per il rosa, mentre per Nina Strick toccherà buttarsi su un nuovo giro di inoltro, visto che ormai è chiaro che quelli che l’hanno avuto in valutazione da giugno non sono interessati.

La fatica di questo percorso lunghissimo, di una gavetta infinita, di un’incertezza che aderisce poco al mio sentire (ditemi che non so scrivere, che le mie storie non funzionano e la piantiamo qui) ha assunto dimensioni preoccupanti. Perché non è come nel calcio, dove, chi fa più gol e ne prende meno vince ed è un dato oggettivo, occhei, c’è l’arbitraggio, la sfortuna, gli infortuni ma se non vai mai in rete be’ c’è poco da stare a parlarne, posto che nei bar e nei social lo si fa a iosa, sei scarso, oppure nella corsa, se sei veloce e/o resistente arrivi, altrimenti no, una volta puoi essere rognato ma mediamente, con buona pace del doping, i risultati sono anche qui piuttosto privi di fraintendimenti. La faccenda si complica in certe discipline più artistiche, la ginnastica ritmica, ma se cadi dalla trave non sei bravo, sei volteggi tipo farfalla guadagni punti e via dicendo. Sto semplificando al massimo, i veri sportivi inorridiranno, ma credo che il concetto sia chiaro.

Nella scrittura fermo restando ci siano la correttezza di sintassi, grammatica e l’acquisizione di tecniche narrative, considerato che cinque avverbi e tre parole ripetute in due frasi fanno raggiungere il cestino piuttosto in fretta, e una costruzione più empatica no, poi tutto diventa soggettivo e condizionato da elementi che con la scrittura non c’entrano nulla. Fama pregressa, relazioni sociali, cose che a dirle a chi invece è celebre, vieni etichettato come “l’autore complottista” e non ci fai tanto una bella figura.

Indovinate quale cantante (ex cantante, è sparita da parecchio) sta uscendo con un romanzo? Non la sua storia, memorie robe simili, proprio una cosa di fantasia. L’editore mi ha mandato una mail per informarmi, dicendosi disponibile per copie saggio, ho chiesto se potessi averla cartacea e… non ha risposto. La trama poteva anche piacermi.

Non mi sento affatto vittima, sia chiaro, ma neppure, definitemi presuntuosa, correrò il rischio, di appartenere alla massa di chi scrive in modo mediocre, perché un’idea prima o poi viene a tutti e un pc in dotazione idem.

Ho paura: l’attesa sta diventando il mio stato perenne, questi sono giorni decisivi la risposta che do più spesso a chi mi chiede come va.

Siamo appena entrati nell’anno del Maiale, diamine! Diversi elementi congiunti mi garantiscono che è mio momento! Leggo addirittura:

Sono nata nell’Anno della Scimmia, e finora sono stata vittima della sfortuna in varie circostanze, ma finalmente  posso voltare pagina!

Indovinate? Sì, sono del segno della Scimmia! E non dimentichiamo l’oroscopo occidentale che ha garantito Giove per i Sagittari, e pensate un po’, oroscopo cinese e oroscopo occidentale uniti nel dichiarare che l’ultima volta che si è avuto un anno davvero fortunato per me (precedente anno del Maiale + ultimo anno prima di un ciclo si sfighe varie) 2007! Ta daaa, l’anno del mio matrimonio! Ah ahah, e io considero l’Orso marito una gran fortuna. Quindi è una prova!

L’ho buttata un po’ sul ridere, amici. Solo perché il 5 febbraio, Capodanno cinese, mia mamma ha incontrato i suoi vicini di pianerottolo cinesi, vestiti di rosso che andavano a festeggiare e le hanno detto che per tradizione l’anno del Maiale è fortunato e quello del Cane, cioè il 2018, no, e mi è venuta la voglia di informarmi un po’ e divertirmici sopra collegandolo al momento che sto attraversando. Voglio dire, fino al 4 eravamo ancora nel Cane. Ma adesso Giove e Maiale sono miei alleati!

Felice anno del Maiale, amici, sono un po’ in ritardo con il brindisi, perché non ho aggiornato il blog, ma le celebrazioni cinesi durano 16 giorni, fino alla festa delle Lanterne, quindi in realtà sono perfettamente a tempo per abbracciarvi, fare il trenino, strombazzare “Buon Anno”, vestirmi anch’io di rosso e aggiungere che: (fonte Vanity Fair)

Il 2019 è anno particolarmente fortunato perché succede una cosa che accade ogni 60 anno. È l’anno del maiale d’oro. I 12 segni dello zodiaco vanno moltiplicati per 5 perché ogni 12 anni si alterna anche uno degli elementi di cui è composta la natura per i cinesi: metallo, acqua, fuoco, legno, terra.  

E comunque io un giro nella China Town milanese in questi giorni me lo voglio fare: via Paolo Sarpi che da bambina era una delle preferite per gli acquisti dalla mia famiglia (anche perché da casa nostra raggiungibile con un unico tram il n. 14). Il negozio cinese  era uno solo, un certo Wang Sang di pelletteria, dove, aneddoto che mi piace ricordare, mio padre andò quando al lavoro gli chiesero di comprare una capiente borsona per portare la corrispondenza aziendale all’ufficio postale. Oggi è tutto cinesissimo e molto folk e domenica sfilerà il dragone.

So this is Christmas (cit.) insomma, manca poco, pochissimo

Di colpo tutto ha cominciato a essere maledettamente veloce. Mi sveglio e dopo un minuto è già ora di cena. La casa in Valtellina da chiudere per l’inverno, la lista dei regali che nonostante i buoni propositi si complica, l’albero da addobbare. In mezzo tocchi di vera bellezza questo meraviglioso concerto, una scoperta da più angoli, una serata piena di note e amici che fa tanto festa, e io che mediamente non amo il Jazz mi ritrovo ad incantarmi per Sinatra, Carosone e Buscaglione. Paola Folli, sorella di un nostro amico, fra le altre cose prepara i concorrenti di X Factor ma quando le chiedo un gossip da spacciare ai nipoti (argomento di conversazione attuale, che unisce entrambi e mi vede più interessata rispetto al calcio, che comunque è solo per Nanni) giustamente tace.

E poi arriva una nuova settimana e un nuovo inciampo medico mentre Natale e il mio compleanno incalzano e per darmi energia mi butto sui cuneesi multi gusto e sulle sciocchezzuole che forse una donna di mezza età quale io mi appresto a essere dovrebbe evitare! Ma cosa volete farci? Tiger esercita un certo fascino su di me e io ho una gran bisogno di leggerezza. Se mi fermo a pensare, mi piomba addosso la malinconia, e davvero non voglio che accada, non troppo spesso almeno.     

E per un ulteriore giro di idee regalo ecco qualche suggerimento al volo.

Storie per Natale è finalmente in vendita e unisce buoni racconti a un’ottima causa. E poi dai, i libri sono pure i pacchetti più facili da incartare e infiocchettare!

Per la suocera abbiamo confezionato una borsa di prodotti alimentari Chico Mendes, la scelta è vastissima, la qualità ottima, e chi non ha una bottega vicino casa può comprare on line. Abbiamo messo insieme ciò che più pensiamo possa piacerle, ma ci sono diverse proposte di cofanetti già pronti. I produttori del commercio equo e solidale di tutto il mondo e le realtà dell’economia sociale italiana garantiscono un Natale etico.

Le parole per # L’amore non crolla a Bookcity

Sono rincasata da poco: a Milano è arrivato il freddo pungente ma anche un cielo che di rado vediamo così blu, l’aria tersa e le storie che scaldano il cuore. Giungo in centro sul presto c’è ancora poca gente in giro, sbuco dalla metropolitana in Cairoli e m’incanto, scarpino infreddolita e un po’ tesa e approdo alla sala che si trova in un angolo cittadino centralissimo, pieno di foglie sparpagliate e promesse.

E poi ci sono le mie parole: quelle che rimangono nella mia testa e riguardano cose stupide come: ho le occhiaie, la pipì non mi scappa ma è meglio se vado in bagno adesso; cose importanti come quanto è bello rivedere Serena e la sua famiglia, ohhhh è arrivata la mia amica Paola, ecco Barbara con Daniela, Edoardo e alcune facce nuove. Entra pure Giuseppe che conosco da mah più di 15 anni.

Poi ci sono le parole che riesco a tirare fuori per il mio intervento (deve essermi scappato pure qualche strafalcione coi verbi). Credo di essermela cavata, per le occhiaie sono senza speranza. Il video dura quasi un’ora e merita tutto, io arrivo verso il 12^ minuto.  Non so perché non riesco a incollarlo al blog, comunque lo trovate seguendo questo link, basta cliccarci sopra! 

Continuo a non riuscirci nonostante Barbara sia stata super gentile e mi abbia inviato un nuovo link.

E poi c’è Milano di caffè e pranzi condivisi. Di Castello e Duomo, di passi, di amicizia, di noi, di chi va e di chi resta, di ritorno a casa un po’ stanca, con l’adrenalina in circolo e tutta l’energia messa in circolo e la conferma di aver davvero saputo creare qualcosa di bello e di buono. Grazie a chi ha reso tutto questo ancora una volta possibile, grazie per i messaggi di incoraggiamento e di affetto. Non è sempre facile, non è mai scontato (non nel senso di “in offerta” anche se siamo nella settimana del black friday) ma è sempre felice e questo è moltissimo, amici! ♥

Bookcity 2018

Un anno fa… (il video è una sintesi e dura solo 2 minuti, io arrivo al 1.14) niente parole, ma una splendida musica di sottofondo.

E quest’anno si replica, saremo infatti a Bookcity sabato 17 novembre, alle ore 10.30, presso la sala “Assografici”, Piazza Castello, 28  –  Milano, ovviamente, la mia amata città!

Io farò un intervento: vi parlerò di editoria solidale e mi rimprovererò pubblicamente davanti a tutti, spero numerosi nonostante l’orario un po’ da colazione, per non essere stata in grado di produrre un racconto per la nuova antologia dal titolo “Quella notte, nel bosco” che andremo a presentare in anteprima, perché troppo impegnata a correre dietro alle vaghe sirene dell’editoria di fascia alta.

Se siete curiosi, se volete (ri)vederci, toccare da vicino un meraviglioso progetto portato avanti con enorme dedizione nel trambusto quotidiano, noi saremo felici di conoscervi e fare due chiacchiere nella splendida cornice del Castello e di questa importante manifestazione cittadina. Intanto in anteprima la 4° antologia del gruppo! 

A piccoli passi

Aprile ha lasciato il posto a maggio. Sono finiti i ponti ed è arrivato novembre. Del resto se in certi giorni ad aprile abbiamo avuto 29 gradi, dopo l’estate cosa c’è? L’autunno, quindi tutto quadra. Per il primo maggio siamo stati al Museo del 900, e la sera in Tv abbiamo visto che era tra le mete suggerite per la giornata, a Milano. Perfettamente sul pezzo, visto che è conservato Il Quarto Stato quadro simbolo per la festa dei lavoratori. Un museo assai godibile, anche per chi come me non ha alcuna formazione adeguata. Sono felice di aver cominciato il mese con la cultura.

Poi c’è tutta una serie di piccoli passi che mi sta portando fuori dal caos, dal girone iniziato il primo marzo: neve-occhio-polso-bagno. Oggi mia mamma ha tolto il gesso, dovrà portare il tutore, che già indossa, per un mese, ma confidiamo che, come del resto ha detto l’ortopedico, con la fisioterapia il recupero sarà veloce. Nel pomeriggio è venuto il muratore per i marmi, una delle tre tappe mancanti della doccia, quella che mi preoccupava maggiormente. Per cui due risoluzioni in un colpo, fantastico, anche se, chiaramente poi ci sono i dettagli: ho saputo solo oggi a mezzogiorno che il muratore riusciva a venire (perché ieri poteva, ma mi ha avvisata troppo tardi e io ero impegnata come zia sitter), e nuovo sporco; stamane sono uscita di casa alle 7.35, un po’ in ansia, con diversi trilli di sveglia sentiti partendo credo dalle 5 con quella del vicino, poi quella dell’Orso, infine la mia e un incubo precedente, senza riaddormentarmi. L’ansia nello stomaco e una mattinata di fuoco in ospedale, con un picco di stress e corse per la ricerca del tutore, il negozio dove ci avevano indirizzati era smantellato, trasferito, dove? Non c’era alcun cartello. Ma insomma, ci siamo. Tiri delle righe e giri i lati dei cubetti in modo che le facce giuste formino una storia.

Vorrei poter dire altrettanto della scrittura. Anzi no, della scrittura lo posso pure dire, anzi URLARE 😀 che in mezzo a tutto questo la mia produzione narrativa avrebbe potuto incagliarsi, invece si è presa i suoi spazi, è stata razionale nel sapersi fermare a lasciar decantare le storie prima della revisione (nei giorni di martello pneumatico e trapano, quando in effetti era impossibile scrivere, ma vuoi mettere la soddisfazione di aver azzeccato i tempi giusti?), ha saputo anche reinventarsi, rinnovare lo slancio creativo. Però poi, il grande blocco dell’editore, che nulla ha a che vedere con il blocco dello scrittore, mi pare ben peggiore, si è messo di mezzo, come un masso che ostruisce la strada, una frana, una grana.

E io lì, che gli ostacoli li conosco e magari a volte con l’esperienza li evito, scovo nuovi percorsi. Perché se fai sempre le stesse cose, otterrai sempre gli stessi risultati. (Einstein). Intanto la giornata si sta concludendo, tuoni e lampi, e ci si avvicina a grandi falcate al #SalTo 2018. Noi andremo domenica 13. Ci vediamo lì!

Nella foto io e l’Orso ci balocchiamo nella stanza stroboscopica al Museo