Il tempo vuoto riempito con la scrittura

Chi ha avuto l’enorme fortuna di non ammalarsi e di non avere lutti tra gli affetti più cari ha fatto i conti con la grande trasformazione del tempo. Qualcuno ne ha avuto di più, altri ne hanno avuto di meno, tutti ci siamo reinventati nostro malgrado. Cerco di abituarmi all’idea che sarà lunga, lunghissima, a prescindere dalle fasi governative. Sabato ho incontrato una vicina, era appena tornata dal supermercato sotto casa, dove aveva fatto una fila di 2 ore e mezza. Io ci ho messo piede l’ultima volta il 26 marzo, ero stata in coda 1 ora e 40, di cui buona parte al chiuso, giurando mai più. Pensavo che la situazione fosse migliorata con l’App. per prenotare. Questo per dire che certe abitudini, come il classico esco dall’ufficio, faccio un salto alla Coop per due robette, non esisteranno più. Ed è solo un esempio di un problema davvero minimo, il concetto però è “non 4 maggio, 18 maggio, 1° giugno” siamo di fronte a una riorganizzazione globale forse permanente delle nostre vite.

La percezione del tempo è stata stranissima: da una parte mi sembra di vivere in questa bolla triste da un anno, dall’altra aprile è volato, di fatto ho lavorato soltanto quattro giorni, anche se le telefonate con mia mamma sono quotidiane e parecchio lunghe e si sommano una serie di operazione di pulizia più articolate (oltretutto si è rotta la lavastoviglie) nel complesso è stato il mese in cui ho avuto più tempo. Ogni mattina mi alzavo e ancora mi alzo (non ho idea quando riprenderò il lavoro) con un programma preciso per la giornata oltre alle incombenze fisse, per esempio lunedì 4 è stato: stirare, lavare vetri, tende, zanzariera e tapparella del balcone in cucina, andare dal panettiere a 100 metri da casa. Fine.

Un tempo vuoto in cui non posso assolutamente permettere che i cattivi pensieri abbiano la meglio. A cosa servirebbe? Fondamentalmente si tratta di un continuo esercizio di “vedere il lato positivo/bicchiere mezzo pieno”.  Non è stato facile, e continua a non esserlo. Difficile ma necessario.

Una precisa indicazione della Mindfulness è vivere sempre il qui e ora. Il passato non torna, il futuro chissà, viviamo il presente. Per una nostalgica come me, oltretutto votata alla progettualità, significa quasi andare contro natura, nonostante ne capisca appieno l’importanza. Il qui ora attualmente è ancora terribile. Solo proiettandomi nei mesi a venire ho potuto mettere a frutto le ore di solitudine, con alcuni amici chiusi nella loro incomunicabilità, il sole fuori che gridava una sfolgorante bellezza (a maggio lo scorso anno ha piovuto praticamente sempre) purtroppo inarrivabile. Per questo ho scritto tantissimo. Ho scritto anche il secondo episodio di Nina Strick, e abbozzato il terzo. Il secondo, quando poi l’ho riletto per la seconda volta a distanza di diverse settimane, conteneva una serie di svarioni imbarazzanti, non mi sono crucciata: avevo ancora tutto il tempo di correggere, sistemare, rileggere. Tra molto, molto tempo la mia produzione sarà esposta in qualche fiera, mi figuro i volumi al Salone di Torino 2021, a Lucca di carta e intanto ci sono le piattaforme on line, a questo penso per contrastare la paura.

Per quanto riguarda invece i risultati in termine di risposte sono stati un mix tra invii agli editori pre e durante la pandemia. Va detto che sapere di avere tanti libri in uscita da coccolare è bellissimo e confortante (sulle vendite vedremo poi), e lo è ancora di più a fronte di un 2019 desertico (una vera rivoluzione nei responsi); d’altra parte però non me la godo veramente perché il pensiero di fondo va sempre ai morti e alla preoccupazione. E’ tutto molto contraddittorio, lo so, e il mio umore va a giornate, per non dire a ore. In generale però pubblicare anche solo un racconto lungo per Delos mette in circolo energia positiva, piccole cose che riempiono anche il tempo: parlarne qui, su whatsapp, aggiornare le pagine del blog, qualcuno poi mi dice di averlo letto, nasce uno scambio. Io credo che discorrere del virus servirà pure a esorcizzarlo, ma a me sembra che alla lunga dopo aver preso le informazioni comportamentali utili è diventato un rimestare nel pentolone dell’ansia senza alcuna utilità. E’ vero che ci sono meno argomenti, visto che manca del tutto lo svago, ma se non ci si sforza neppure di trovare quei pochi, ciao.

Proprio per questo sono stata anche molto attiva sul Forum di scrittori e aspiranti Writer’s Dream, dove ho conosciuto un paio di realtà editoriali nuove e interessanti, da lì sono partita anche per provare a riproporre Nina Strick e qualcosa si sta muovendo. Per una volta sono stata previdente e ho messo una Tag specifica, se volete ripercorrere il passato di Nina Strick basterà cliccare sul Nina Strick qui sotto in blu e vi appariranno i relativi post.

Buona ripartenza (per me non cambia nulla, ma per molti sì).

Ancora aggiornamenti scrittori

  • Post lunghetto (ma molto sincero, non che di solito non lo sia, sto giro quasi senza filtri)

La morte di Tiziana ha ridimensionato per non dire stravolto il mio sentire rispetto all’editoria. Non ricordo quanto tempo passò da quando inviai a Thèsis dil mio manoscritto, alla risposta positiva, ma so che almeno una volta in quel lasso di tempo, se non due, scrissi a Tiziana per sollecitare e lei mi rispose molto cordialmente. Adesso se osi dire che la parola data non è rispettata e le risposte non arrivano, risulti perlomeno fastidiosa. Ho come l’impressione che l’universo mi stia mandando un messaggio, che non riesco del tutto a decodificare, ma che ha tra i suoi elementi oggettivi il fatto che Thèsis mi inviò il contratto 2/3 giorni dopo che un’oncologa mi disse senza troppi riguardi che mio padre aveva da 3 a 6 mesi di vita, e che di mandare la mia candidatura in Thèsis me l’avesse suggerito Loredana Limone, coetanea di Tiziana, mancata a dicembre. Tutto ciò mi fa venire i brividi.

Lasciarsi trasportare dai sentimenti in questioni professionali può non essere una buona idea, ma io sono una persona fortemente emotiva e poi è chiaro, esempio banale, che per quanto io fossi affezionata al mio ViParrucchiere di cui parlavo spesso, quando ha smesso di accontentarmi, facendomi un paio di cavolate, non ci sono più andata, eh. Però c’è una profondità diversa nel ritrovarsi con un taglio di capelli mal fatto, piuttosto che essere autori e aver trovato qualcuno che mi capisse, e che quel qualcuno fosse uno che di editoria ne sapeva parecchio, che oggi non c’è più. L’agenzia è in stand by da qualche tempo, perchè da qualche mese purtroppo si sapeva che Tiziana era prossima alla fine e i suoi incarichi sono stati assorbiti da altre figure che non potevano e non possono arrivare dappertutto.

Domenica, prima di sapere che lei non c’era già più, avevo concluso e inviato, quando mercoledì manco sapevo se avrei voluto farlo, la riscrittura di Nina Strick, le cui principali modifiche sono ambientarlo nella Val di Chiana e abbassare l’età di Nina che ora è una dodicenne. Chiaramente tutto questo ha comportato una marea di micro cambiamenti, Nina non può certo bere liquori, nè sfogliare un album di foto di quando era a scuola con Emma, visto che lei ed Emma non sono più coetanee. Eliminare alcuni personaggi e modificare i nomi inglesi che avevo inventato con tanta passione, come il maggiordomo Benjamin Butler è stato un colpo al cuore. Ormai la storia mi esce dagli occhi e dalle orecchie, mi sono giocata questa carta ed è stato anche piacevole passare da Fish and chips alla Ribollita, di sicuro mi sono impegnata, ma non avrei potutto trascinarmi l’ennesima stesura per mesi, senza garanzie sulla pubblicazione.

Per quanto riguarda invece il rosa, che scusate se mi ripeto, era in attesa di una risposta promessa per metà fine giugno e siamo ancora qui, si è deciso di comune accordo di sollecitare. Non nego che se avessero risposto al volo, sfoderando un bel contratto con tanti “oddio, scusateci” ne sarei stata contenta, ma ero certa che questo non sarebbe accaduto. Ed è stato così. Ma non hanno risposto e per me la partita è chiusa definitivamente.

Edit. Ho modificato il post dietro suggerimento di Barbara, che l’ha trovato un po’ troppo sincero, ora credo che siano le voci fuori dal coro a fare la storia e la differenza, fermo restando che non sto facendo nè uno nè l’altro, faccio fatica a stare dietro a certe dinamiche soprattutto in un momento come questo.

L’agenzia sta attraversando un momento davvero doloroso per la prematura scomparsa di chi aveva fondato un luogo di lavoro aperto, familiare e innovativo. Anche noi autori, in un modo o nell’altro, abbamo fatto sentire la nostra vicinanza ma è lì a Firenze che ora c’è una scrivania vuota con gli eredi della sua visione del mondo editoriale e delle nuove tecnologie (Thèsis nasce come startup nel 1986 e dal 1990 al 1992  è stata addirittura una delle società arruolate da Steve Jobs per portare in Italia il NeXT, la workstation da lui progettata dopo la sua uscita dalla Apple) che devono andare avanti senza di lei, facendo tesoro della sua forza. Per me questo nuovo assetto è straniante, la scorsa primavera si era ipotizzato che Tiziana leggesse il mio manoscritto col quale partecipai al DeA Planeta, almeno per un parere sommario, e poi proprio non ce l’ha fatta e, nonostante da tempo i miei principali interlocutori fossero altri, la sua presenza dietro le quinte era tangibile, e anche la sua assenza.

Ogni risposta, o mancata tale, è un tassello nuovo e necessita confronti. Ogni volta ci diciamo “è successo questo, ora cosa facciamo?”

Su Nina Strick vi ho detto: aspettiamo di sapere se la nuove versione Toscana con Nina ragazzina avrà finalmente convinto l’editore. Col rosa io e l’agenzia stiamo valutando un nuovo percorso, se non dovesse andare bene, sicuramente verrà pubblicato da goWare. Per i miei lavori che ancora l’agenzia non ha potuto prendere in esame, per la triste condizione in cui si è trovata, vedremo. Non sono triste per i rifiuti, sono triste perchè Tiziana non c’è più e merita rispetto.

Le conseguenze del post

Alla fine mercoledì (ieri) mi pareva di avere messo insieme una giornata del tutto inconcludente e trovavo la cosa piuttosto irritante. In realtà il post ha generato un gradito scambio privato con diverse amiche, oltre che nei commenti, di cui sono grata (grazie ♥) e questo ritorno di emozioni e pareri ha portato via tempo che non posso certo considerare tempo perso. Morale mi sono messa a scrivere alle 22.30, dopo aver seguito con attenzione le tribolazioni di governo.

Una buona pagina, almeno per me, che ha l’immenso pregio di avermi sbloccata.

Nasce da qui. Ed  è quindi una traccia vecchia di oltre due anni e da me completamente dimenticata (ogni tanto vado a pescare in cerca di idee e di solito le trovo!)

La Luna era un pub decadente situato in una strada fuori mano in un quartiere periferico, da anni Giada, la proprietaria, si riprometteva di apportare migliorie al moto di “farò”: farò un’insegna luminosa all’incrocio che inviti i passanti a svoltare, farò una serata Karaoke alla settimana, farò piatti più gustosi, farò… ma poi la pigrizia l’assaliva e tutto rimaneva com’era. I suoi amici cercavano di smuoverla: l’obiettivo non era solo quello di risollevare le sorti del locale, e già questo aspetto aveva la sua importanza, considerato che di quel passo Giada si sarebbe presto trovata sul lastrico, ma anche farle superare un comportamento da mollacciona che le bloccava l’esistenza. Era campionessa mondiale nello “spostare in là”.  La sottile tecnica del rimando, quando non si vuole fare qualcosa, non smetteva mai di raccogliere adepti. Si assisteva a un tesseramento costante nel club di procrastinatori seriali e Giada si era meritata una vip card.

Quella sera, come sempre, Giada chiuse dopo avere contato gli incassi – scarsi – e avere prontamente elaborato un nuovo “farò”; quella volta si trattava di organizzare serate a tema, durante le quali i clienti si sarebbero vestiti da pirati, cowboy o vampiri e, in caso qualcuno fosse capitato da quelle parti sprovvisto di abiti adatti, lei avrebbe messo a disposizione almeno un cappello o una maschera. La gente in fondo amava travestirsi, gettare alle ortiche la propria identità e, almeno per un paio d’ore, essere qualcun altro. Altrimenti non si spiegava il successo eterno del Carnevale. Rinfrancata dal progetto percorse i pochi metri che la separavano da casa, la vicinanza era un punto che deponeva a favore de La Luna e che la induceva a non chiudere, unito al fatto che i muri della bottega fossero suoi, ereditati dalla nonna paterna che fino al 1986 lì aveva avuto una latteria. Ripensò ai latticini, al cartoccio del latte a forma di piramide e valutò che trasformare il pub tornando alle origini avrebbe potuto essere un’idea interessante. Ri-farò (in questo caso toccava preporre il Ri) una latteria si disse davanti allo specchio mentre passava il batuffolo di cotone sul viso per eliminare ogni traccia di trucco. Era stanca, ma tutto sommato fiduciosa.

Con l’umore perennemente in bilico tra idee strampalate ma adrenaliniche e un deprimente conto in banca prossimo al rosso, Giada si svegliò la mattina seguente al trillo del cellulare: Maddalena, la sua vecchia compagna di scuola, tanto affettuosa ma alquanto mattiniera. Premette sulla cornetta verde guardando l’ora; certo, alle 9.13 mediamente la gente è in piedi, ma la gente non gestiva un pub scarsamente frequentato, ma comunque con almeno un avventore ben deciso a non andarsene prima dell’una, quando di solito lei cominciava a dare segni di nervosismo visto che l’orario di chiusura in settimana era mezzanotte. Sbadigliò.

“Maddy, tutto a posto?”

Per chiamarla a quell’ora, Maddalena era a conoscenza degli orari nottambuli al pub, come minimo le stava andando a fuoco la casa o si era lasciata con Roberto. Forse era incinta.

“Certo, cara. Volevo essere la prima a farti gli auguri! Buon compleanno!”

Cazzarola, si era del tutto dimenticata di compiere gli anni!

*****

Al di là del valore, può anche non piacere, se vogliamo parlare di scrittura ci sono diverse cose da dire: quando sfoglio le trame da Michele, è abbastanza immediato capire quali abbiano una reale possibilità di sviluppo e quali invece no (da lì sono nate storie pubblicate: La montagna incartata e la vita londinese di William in Quando non ci pensi più e parti abbondanti dei due romanzi completati e in cerca di editore) e questo credo che sia solo frutto di tanta esperienza. Le due battute di dialogo finali sono state scritte senza meditazione alcuna. Avevo soltanto deciso a priori di agganciare subito questa parte (che è l’interludio del YA) al resto della narrazione perchè lasciare che l’unione si svelasse solo alla fine è di sicuro un approccio molto figo ma o lo sai fare (come fa a meraviglia la già citata Jennifer Egan ma lei è un premio Pulitzer mica per niente e io  no) o viene una schifezza per cui l’assemblaggio non risulta amalgamato, come un Tiramisù venuto male (grazie Barbara!) Da lì la scelta che Giada fosse compagna di Maddalena (personaggio minore già entrato in scena) e così di getto ho buttato lì il motivo per cui telefonasse presto all’amica. Credo che la frase di Giada la caratterizzi molto e possa essere un buon cliffhanger visto che lì l’inteludio si interrompe bruscamente e si riparte con la trama principale.

Svegliandomi stamattina, bella carica, va detto, non appena ho sistemato le tipiche cose casalinghe del mattino, ho fatto un vocale di 4.42 minuti alla mia agente. Anche molto afffettuoso, dove il succo era di inviare un aut-aut agli editori, che ci diano una risposta a breve o è niente, perchè io non sono qui a farmi prendere in giro. Se ho accettato che Newton Compton abbia rifiutato il mio rosa, ma pubblichi chi afferma che la luna è un pianeta in un romanzo che ha vinto addirittura il Bancarella, be’ posso farmi una ragione di qualsiasi cosa a questo punto. Così ho appena concluso una telefonata di 40 minuti durante la quale sono emerse diverse cose.

Una che posso dirvi è che l’editore che stava valutando Nina Strick ha trovato delle criticità (che mi ha spiegato) ma anche un intreccio molto valido e sarebbe felice di leggere altro dell’autrice (io), e quindi potrei sistemare le parti che non funzionano e riproporlo. Tutto sta a vedere se ho voglia di farlo e questo davvero io adesso non lo so.

Non c’è alcuna sicurezza che così facendo venga pubblicato e ne nasca una serie, ma si parte da un reale interesse. Credo che lascerò che a decidere per me sia la via creativa, se un giorno mi alzassi con il desiderio di rimetterci mano, con idee concrete allora l’operazione risulterebbe piacevole e quindi fattibile, se al contrario dovessi sforzarmi per adattare la storia alle esigenze editoriali, comunque senza garanzie, allora lascerei perdere. Mi do un paio di mesi di tempo e vediamo cosa accade nella mia anima.

Per il resto probabilmente avrò altre notizie la prossima settimana. Comunque la giornata di ieri ha avuto il grande pregio di smuovere le acque, cosa che non serabbe successa se non avessi scritto il post. Pazzesco.

Milano Green

Con l’arrivo del caldo spesso i milanesi nel weekend lasciano la città, o almeno la domenica per una gita. Sono in molti ad avere una casetta fuori e comunque, alla peggio, un’escursione, sperando di non rimanere troppo imbottigliati nel traffico al rientro, è alla portata di tutti. Personalmente a parte l’aria condizionata che detesto, presente un po’ ovunque a Milano (quest’anno poi la sto proprio patendo tanto, ho appena preso un Oki che la giornata odierna mi ha stesa in tal senso) e nonostante abbia la possibilità di evadere, rimango volentieri qui a scoprire o a rivedere luoghi di incanto nel verde che inaspettatamente spunta e rinfresca, molto più di frequente di quanto i detrattori della mia città dicano.

Oggi ve ne mostro due molto volentieri.

P_20190616_124357_HDRP_20190616_124303_HDRQuesti due scatti by Orso sono stati fatti domenica 16 al Vicolo Lavandai, uno degli angoli più suggestivi di Milano. La viuzza parte dal Naviglio Grande (si trova sulla sinistra andando verso la Darsena) e ospita, oltre a questo antico lavatoio che suggerisce un’immediata idea di freschezza, alcuni studi artistici di pittori e fotografi davvero molto interessanti. Sul fondo, prima di sbucare di nuovo sull’Alzaia, ho visto che c’è un nuovo Cocktail bar un po’ nascosto, anzi super nascosto rispetto ai tantissimi che affollano le due rive del Naviglio (chiamate la Ripa e l’Alzaia).

IMG-20190616-WA0008Questo naviglio invece, meno famoso, si trova da tutt’altra parte, si svolta a sinistra da quell’arteria molto trafficata che è Viale Monza, e, all’altezza della fermata della metropolitna Turro (circa), c’è la Martesana; entrando in Via Tofane il panorama passa da “delirio di automobili” a “tranquilla oasi” che ricorda – con un po’ di fantasia – la Petite Venice di Colmar. L’attrazione del posto, motivo principale per cui ci sia addentra in Via Tofane, è il celeberrimo ristorante greco Mykonos, meta del mio primo appuntamento con l’Orso. Via Tofane ha visto il nostro primissimo bacio! In realtà anche una sosta nel fresco della Martesana merita molto. La foto risale a domenica 9 giugno quando siamo tornatati con piacere al Mykonos con amici.

Non c’entra nulla ma siccome non mi pare il caso dedicargli un intero articolo, vi aggiorno qui circa gli sviluppi sul nodo da sciogliere di cui al post sotto questo. Ho appreso con gioia, ma soprattutto con tanta ansia, che il mio Nina Strick è stato selezionato con altre due proposte di serie di gialli per ragazzi, dal comitato di lettura di un arci noto editore per l’infanzia. Ora tocca al proprietario in persona scegliere quale (soltanto uno) pubblicare. Non so quando deciderà e se matematicamente ho il 33,3% di probabilità di farcela, so purtroppo anche che saranno diversi i fattori determinanti, e la qualità del testo potrebbe non essere la principale. Se dovesse esserci, non ho idea di chi siano i miei avversari, un autore già un pelino famoso, sarebbe avvantaggiato. Anche il target di riferimento dei piccoli lettori sarà molto importante, mi è parso di capire che i tre testi non si rivolgano infatti alla stessa fascia di età, se preferissero i piccolissimi – 6/7 anni – io sarei esclusa. Mr X dovrà vederci una scintilla di progetto commerciale e ritenerlo promettente in termini economici.  Non sto sperando che gli altri due siano brutti, immagino che ognuno abbia alcuni elementi appetibili, mi auguro soltanto che vengano valutati con onestà.

Farsi leggere a questi livelli è sicuramente un gran traguardo e per questo posso solo ringraziare Cristina, la mia agente. Non è facile costruire una squadra per nuotare insieme in un mare di squali, tra burrasche e pirati. Chissà se toccheremo terra!

Ferie scrittorie, sul serio

Qualche giorno fa, una settimana forse, ho guardato il calendario e mi sono sentita catapultata a settembre, che sembra un’eresia: l’estate deve ancora arrivare, le scuole sono finite soltanto ieri e le ferie mica le vorremo saltare, eppure i conti sono presto fatti. Esattamente 3 mesi fa, era il 9 marzo, mi capitava l’incidente all’occhio, ebbene, nonostante in questi 3 mesi siano successe davvero molte cose, sono comunque volati e temo voleranno altrettanto in fretta anche i prossimi 3 e saremo quindi al 9 settembre.

Così, ho preso una delle mie celebri decisioni drastiche: mi sarei concessa lunghe vacanze scrittorie, sì, modello scuola. Ho valutato di cominciarle l’11 giugno, quando tornerò in ufficio. Lavorerò fino al 26 e il 30 partiremo per la Camargue, 27 28 e 29 farò la zia sitter e penserò ai bagagli e alle solite cose pre partenza, 3 giorni! Che figata, per anni ho avuto spesso solo una manciata di ore!

Torneremo il 15 luglio lavorerò di nuovo fino al 26 e poi part time e poi ancora ferie la settimana di Ferragosto. Mediamente trascorriamo tutti i weekend in Valtellina, e difficilmente mi porto il pc, l’ho fatto solo nel 2012, ma ero al primo lavoro con CBM che mi aveva consegnato la scheda di valutazione il 26  luglio. L’autunno si preannuncia difficile, purtroppo mia mamma dovrà sottoporsi a un intervento in anestesia totale, e attualmente sta ancora facendo fisioterapia per il polso. Speriamo davvero almeno nella tregua agostana in Valtellina, anzi che possa andarci già tra un mese.

In tutto questo io potrei scrivere un po’ a spizzichi, e nonostante sia stato il mio modo di farlo per anni, può sembrare stronzo dirlo ma ora sono su un livello diverso, che magari non porterà a nulla, ma è innegabilmente più complesso.

Quindi in definitiva mi sono detta: se arrivano le tre risposte entro il 10 giugno, bene, altrimenti in ogni caso quando arriveranno dirò “be’ ragazzi, adesso aspettate voi, che io sono in ferie!” Col rischio di perdere possibilità, ma con la concretezza di sapermi capace e di volermi quindi mettere sullo stesso piano di editori e agenti, che il rapporto deve essere alla pari. Anche se non lo è, perché là fuori c’è a fila di gente che vuole pubblicare e finché non sei un nome, sei solo uno dei tanti, per cui ci vuole un attimo a farti accomodare fuori. Ma io da mesi non ci sto più.

Di tre risposte ne sono arrivate due, praticamente in contemporanea, sul finire del part time il che ha significato solo una cosa: darci dentro. Non ho potuto annullare il resto della mia quotidianità, ma mi sono organizzata al meglio e avevo le idee chiare su come procedere. Si trattava di portare a conclusione due testi: Nina Strick con le indicazioni dell’agente soprattutto, ma anche della maestra che lo ha letto, del mio primissimo lettore Beta: Dario 8 anni entusiasta che mi ha mandato una recensione adorabile. Sulla prontezza di Roberto nel finire le tavole campione non avevo dubbi che sarebbe stato nei tempi. Inviato all’agente ieri mattina 😀

Il secondo lavoro era molto più impegnativo, è il romanzo di cui non posso parlare, che era giunto a un risultato molto vicino a quello richiesto dall’agente, ma così all’improvviso tra le altre cose ha innalzato il numero di battute minime da 300 mila (si era sempre parlato di 300 e io ne avevo scritte 357) ad almeno 400! 😦 tutto da rileggere, integrare sostanzialmente in 3 punti, trasformare i frequenti discorsi indiretti in dialoghi e molto altro sui cui tutto sommato mi sono trovata d’accordo a metà.

In entrambi i casi è l’ultima stesura, poi ci penserà la editor eventualmente. Nelle retrovie si è detto che si vede che dietro ai miei testi c’è una donna brillante, intelligente e colta, che ormai è assodato che io scriva benissimo, non stiamo più a parlare di questo ma del segmento editoriale che mi può accogliere. Fatica, tanta. Posta in gioco, alta. Tirarsi indietro ora sarebbe una vaccata, ma se ben ricordiamo il discorso di Gianni La Corte ecco, non volevo ansie, timori e robe brutte a circondarmi.

Sono riuscita a divertirmi ancora ritrovando le mie trame, e ieri sera dopo le 22 ho chiuso a 403406 battute. Domani lo invierò all’agente e appenderò il cartello qui a lato.

Manca ancora la risposte de Le Mezzelane, sollecitate cordialmente il 29 maggio hanno assicurato che in un paio di giorni avrebbero sbloccato la situazione, ma niente. Al Salone di Torino, un mese fa, parlavano chiaramente di “Far valutare il tuo romanzo in tempo reale” questo tempo reale si sta dilatando un po’ troppo, perciò se sarà no, prendo atto, se sarà sì, io adesso non ho proprio voglia di mettermi a leggere contratti, che bisogna sempre stare super attenti, sottoporlo all’agente, discuterne, no, grazie, se ne riparla a settembre. Come dite? A settembre è tardi se mi prendo questo tempo l’editore mi saluterà? Possibilissimo, ma una casa editrice che ha davvero a cuore un autore sa aspettare, non lo lascia ad altri, perché semplicemente lo vuole pubblicare lui, ad agosto è tutto fermo e settembre davvero è qui.

In me, ne ho parlato più volte, è avvenuta una svolta, ho esordito 8 anni fa, non ieri, sto facendo una gavetta sfiancante e semplicemente ho messo dei paletti, perché se le regole del gioco le fanno loro, la mia parte di gioco la conduco a modo mio.

Fare autocritica

Stiamo lavorando a questo, stiamo significa io e Roberto Ghizzo, questo significa una nuova versione di Nina Strick, sotto vedete una selezione di alcuni personaggi, visto che la precedente non ha funzionato.

Alla base del lavoro c’è un’unica importantissima informazione che è risultata epifanica, ma finché nessuno me l’ha rivelata ho a tutti gli effetti brancolato per oltre un anno tra silenzi e rifiuti. A dirla tutta le versioni del testo sono tre. La prima quella appunto che ho fatto stampare e regalato ai nipoti e inviato a 30 editori con le illustrazioni precedenti, nella seconda, dietro suggerimento della mia agente Investigatto è ahimè morto per lasciare il posto a John B. Sword  (un testo con umani e animali insieme pare che proprio non vada) ed è uno dei probabili motivi dei silenzi/rifiuti. Ma il vero problema, che una volta individuato ha prodotto la terza stesura (pure la seconda nonostante le modifiche soffriva di questo ENORME errore intrinseco) era non aver individuato un chiaro target di lettori di riferimento. In pratica non si capiva a chi mi rivolgessi, un vago “libro per bambini” non ha alcun senso. A saperlo, a capirlo prima… a volte gli editori potrebbero perdere tempo a motivare un “no” e sulla lunga distanza avrebbero il vantaggio di ricevere molte meno proposte. Insomma, after the epiphany che pare una roba celtica, ho lavorato duramente e scelto i bimbetti di 7/8 anni. Nel frattempo la sfasatura evidente tra testo e illustrazioni (un mischione di età di riferimento) ha ahimè portato a salutare Rossella Paolini. L’editoria prevede anche decisioni umanamente assai difficili da prendere e comunicare.

Nel frattempo, parlandone con Roberto, già illustratore de La formica, albo congelato che manco Cottarelli e Conte insieme, si è proposto di fare un campionario di scene/personaggi per la nuova Nina Strick. Da lì è iniziato un lavoro di squadra molto efficace e concreto, le cui parole chiave sono state autocritica (la mia), brainstorming (il mio e di Roberto insieme), più fantasia e meno verosimiglianza (il leit motiv dell’agente).

Ho buttato, tranciato e riscritto. Ho semplificato il linguaggio e inserito giochi di parole caldeggiati dall’agente. Questa è stata la faccenda più complicata, mi venivano in mente delle cose che mi parevano pure discrete, ma che non c’entravano un tubo con un castello inglese e un conte scomparso, non le volevo né potevo eliminare, quelle avevo, per cui è toccato fare un lavoro di contestualizzazione. E in questo momento il nuovo testo è in lettura da una maestra della scuola primaria che verificherà che sia effettivamente adatto ai bimbi di 7/8 anni. Tutto è abbastanza relativo, io a 10 anni ho letto Olocausto, saltando le parti più truci, ma i paletti dell’editoria per l’infanzia sono rigidi e non possiamo non tenerne conto. E’ stato molto, molto, molto bello. Non credevo, nel senso che mi ero arresa: Nina Strick non ha mercato ciao, i miei nipoti avevano gradito, va bene, ora Nanni è più interessato (con mio sommo orrore) a Sfera Ebbasta, tra un po’ perderemo anche Cecilia dietro a non so cosa, in ogni caso sono già troppo grandi per questa pubblicazione, che chissà quando arriverà.

Però, rimangono i miei primissimi lettori, e soprattutto i veri motivatori; inaspettatamente è piaciuto più a Cecilia che a Nanni a cui avevo pensato, questo perché nei mesi impiegati per confezionarlo i suoi interessi e gusti erano già cambiati.

Siamo davvero in mezzo a un processo creativo di livello alto. Mi dico che non può non andar bene, anche se sappiamo che nulla è garantito in questi casi, però sono felice di quanto stiamo facendo. E essere felici nella vita è sempre un risultato auspicabile, direi.

Nina Strick

Sono (giuro non sto esagerando) pietrificata di fronte alle illustrazioni di Rossella. Sono stupende, ma no di più, non riesco a esprimermi, sta dando vita al mio giallo per ragazzi come se fosse un film d’animazione da Oscar.
Non vedo l’ora di vederla, abbracciarla e dirle grazie di persona per aver avuto fiducia in me. Anche se non sarà subito, visto che abita a Trieste. Continuo a pensare di essere stata molto fortunata a trovarla e anche intuitiva visto che gli illustratori che si sono proposti sono stati 4 e addirittura altri 2 quando avevo concluso la ricerca e nessuno mi ha mandato un campione dei personaggi prima della mia scelta. Senza togliere nulla a Emanuele e Nicoletta che si stanno occupando della formichina, Rossella è l’artista giusta per questa storia.
Oggi vi mostro Nina Strick, io ne sono già innamorata pazza! ♥

Dettagli di vista

In questi giorni sono molto stanca; ho sempre più l’impressione di non vederci bene e soprattutto di non volermi accontentare della mia vista attuale, come ha suggerito l’oculista in settembre, perché la differenza di diottrie tra i due occhi dà questo problema, anche con gli occhiali da vicino. Limito quindi l’uso del pc a casa (l’ufficio è un massacro in tal senso: ho a che fare con numeri molto piccoli) e ho fissato un nuovo controllo, da un oculista diverso. sineo-308a17021319000_0002-2

Vi lascio quindi volentieri con due altri dettagli di Rossella Paolini, strepitosa!

La borsa d’Investigatto e un particolare dell’arredamento, si noti la finezza della G sul paralume, G come Grant Castle of course.

Salvo imprevisti – nel bene o nel male – (magari arriva qualche news sensazionale) ci si ritrova sabato per  # Amo il greco.

E domenica ci si vede da Buck & Rock, beato chi verrà!sineo-308a17021319000_0002-3

 

Grant Castle

sineo-308a17021319000_0001-2

Un dettaglio della prima illustrazione di Rossella Paolini, la parete della sala da pranzo a Grant Castle, dove si sta svolgendo un sontuoso banchetto

Il fitto nebbione tipico di certe contee in Inghilterra aveva causato un forte ritardo a Miss Strick, che in quel momento stava percorrendo il vialetto ghiaioso, guardando con un pizzico di ansia l’orologio sul cruscotto. Odiava guidare in presenza di condizioni atmosferiche poco piacevoli, che si trattasse di nebbia, pioggia battente, o, addirittura neve. Oh, quanto preferiva il comodo treno. Le Ferrovie Britanniche quelle sì, non la stancavano mai, ma Grant Castle era davvero situato in una contea scomoda, la stazione più vicina si trovava a venti miglia di distanza, coi tassisti che storcevano il naso ogni volta che lei si faceva portare fino alla tenuta della sua vecchia compagna di college: Emma Glenfield, Emma Grant da quando aveva sposato il Conte Grant. Tassisti, puah! Manco la scorrazzassero su e giù per le contee inglesi gratis!

Una volta arrivata parcheggiò con cura ed entrò. Il maggiordomo l’accolse con grande cordialità, chiedendole il suo nome e facendosi consegnare il cappotto, poi la scortò e annunciò il suo ingresso nella splendida sala da pranzo dove Nina Strick gettò uno sguardo alla tavola imbandita  (…)