La più amata

Ho lavorato come una forsennata e ho concluso la revisione di Figlia dei fiordi e l’impaginazione di Nina Strick, non so se posso tirare davvero il fiato, né per quanto tempo, ma intanto riesco a raccontarvi oggi di Teresa Ciabatti e il suo romanzo selezionato nella rosa dei 12 finalisti (diventeranno 5 a giugno) per il prestigioso Strega.

Parlare di un libro senza averlo letto è ciò che mi appresto a fare. Sono stata infatti invitata alla conferenza stampa Mondadori per La più amata, romanzo molto discusso, osteggiato addirittura in rete, che è mi ha fatto dire:

“Mi sono immedesimata senza averlo letto!” a quel punto tutti hanno riso, l’autrice mi ha abbracciata e io ho pensato “forse, sto abbracciando un premio Strega!” Figo.

Cos’ha quindi in comune con me la Ciabatti?

E’ gemella.

Appartiene alla mia generazione di bambina degli anni 70 in un’Italia difficile.

E’ stata molto, ma moltissimo ansiosa (io lo sono ancora).

Ha avuto un rapporto difficile col padre, ormai morto, e notevoli difficoltà a lasciar andare, a perdonare.

Questo punto va chiarito: mio papà e Lorenzo Ciabatti sono persone diverse assai, ma è quel vivere nel passato, la mancanza di una voce adulta per un eccessivo attaccamento all’infanzia (sono parole di Teresa Ciabatti) ad aderire così tanto al mio sentire, da farmi saltare sulla sedia in senso non figurato. Ci è mancato poco che mi mettessi a gridare “anch’ioooo!”

Siamo di fronte a un’autenticità esemplare che non trova difficoltà a tornare indietro, Teresa Ciabatti è viva e vivace e non fa un esercizio di memoria riportandoci nella Orbetello della sua infanzia privilegiata che l’ha resa una bambina insopportabile.

Però, badate bene, non è un memoir, e nelle parole – altra similitudine – della Ciabatti, ho ritrovato le scelte narrative che ho dovuto compiere anch’io con Le affinità affettive, quando cioè occorre romanzare una storia vera.

Solo ora che i suoi genitori sono morti, e chiarisce che suo padre non era affatto un mostro, ha potuto pubblicare questa storia che, di sicuro, i suoi non avrebbero apprezzato, mentre il gemello trova nelle pagine una vera restituzione dell’infanzia, che aveva quasi del tutto rimosso.

E così Teresa Ciabatti si espone senza filtri, senza maschere, né paraventi, basta googlare velocemente per essere sommersi dalla polemica che il libro ha scatenato, soprattutto dopo la candidatura allo Strega. Ma lei ha già vinto: il fratello gemello fa il tifo per lei, dopo che per 2 anni non si erano rivolti la parola.

E qui la vostra Sandra lit-blogger inviata speciale è saltata sulla sedia una seconda volta esclamando “ma come si fa a non parlare col proprio gemello per 2 anni?” ♥

Poi si è calmata, che a questi inviti ci tiene molto e non vorrebbe venir cacciata dai salotti per schiamazzi eccessivi, proprio ora che ha potuto sfoderare e distribuire i suoi fighissimi biglietti da visita.

Il cagnolino è un timbro che ho aggiunto io, così come opera mia lo stondamento degli angoli. Il n. di cell. è stato ovviamente tolto solo per quest’occasione. Sembrano bianchi ma sono un color crema. Bellini, vero?

Un’imprecisa cosa felice

Un’imprecisa cosa felice di Silvia Greco per i librai è il romanzo del momento e io ho avuto la fortuna di incontrare l’autrice alla conferenza stampa organizzata per il lancio.

Potete trovare molte informazioni sulla trama e l’autrice in rete, già nel link sopra ci sono diverse recensioni per cui mi pare inutile ripetermi. Preferisco sottolineare la genesi straordinaria di quest’opera, le cui prime striminzite pagine sono state scritte 20 anni fa; H edizioni fu entusiasta di quei 5 fogli e nel tempo ha spesso pungolato Silvia “scrivilo, scrivilo” ma lei niente. Poi si è offerta volontaria al Salone di Torino dello scorso anno per dare una mano allo stand, vivendo da vicino l’ebbrezza della fiera, tornata in ufficio (è impiegata assicurativa), chiede una settimana di ferie, scrive il romanzo, con un’urgenza che finalmente premeva forte. In vacanza al mare ad agosto lo termina. A quel punto l’editoria prende un insolito Freccia Rossa, mediamente si muove come una tradotta di campagna, e i primi di marzo il romanzo esce ed esplode subito, aderendo alla favola che è.

Comicità e tragedia. Si parte dalle morti che strappano un sorriso, che ci fanno male alla pancia dal ridere se le vediamo messe in scena in un cartone animato, che straziano e non danno pace quando accadono sul serio.

Silvia Greco ha una vena di timidezza e una voce unica. Non ha avuto fretta di pubblicare, ha saputo capire quale fosse il suo momento giusto per farlo. Abbiamo molto da imparare da lei, ma temo che certe doti siano innate e non replicabili.

Marta, Nino, Ernesto e Marisa, i protagonisti di questo splendido esordio, sono surreali eppure credibilissimi. Ingenui nella vita, coi loro inciampi e i loro cuori spalancati su avventure che aprono scenari di una provincia italiana anni ’90 senza trilli di cellulare, con le cabine del telefono, i giornaletti porno, l’ospedale dei giocattoli, le marmellate dai gusti strampalati (ma buonissimi) e la nostalgia di guardarsi indietro e ritrovarsi un po’. Così, anche se Galletta e Tricello non esistono, riusciamo comunque a farli nostri.

L’incontro è stato ricco di emozioni e ha messo in circolo l’energia migliore per dire finalmente sì all’editoria attuale che scopre talenti come quello di Silvia Greco e l’ha aspettata per due decenni, senza temere che sfiorisse.

L’uomo nero

Elisabetta Bucciarelli, autrice e drammaturga, ha curato il progetto laboratoriale che ha fatto nascere l’antologia L’uomo nero Ediz. Caracò uscito ieri, e io sono stata invitata alla conferenza stampa dove Elisabetta e quattro delle sei autrici (Simona Giacomelli, Elena Mearini, Cira Santoro, Anna Scardovelli, Monica Stefinlongo, Cristina Zagaria) incluse nell’opera hanno parlato di lui, il solito maschio stereotipo che tanto ci fa dannare.

L’idea è quella che Elisabetta, che ha scritto un’accurata prefazione ma non è presente con un proprio pezzo, accompagnasse le autrici che ha scelto di persona, per trovare un punto di vista differente, con un denominatore comune e portare alla luce il momento, la situazione dove il maschio s’incrina e diventa fragile. L’uomo da presentare e poi distruggere (perché lo stereotipo vuole che l’uomo sia inaffidabile, assente, eterno bambino!), andando dentro alla propria voce autentica di donna, usare sì il proprio sguardo femminile ma tentare anche di mettersi davvero nei panni dell’uomo.

Sei racconti dunque, di donne non tutte espressamente scrittrici, comunemente d’accordo nel dire che se l’uomo non è stereotipato (vedi sopra) forse è ancora più difficile da gestire, da affrontare. Perché, come ha sottolineato la brava Elena Mearini che ho avuto la fortuna di individuare prima dell’incontro, in un bar, di agguantarla e farmi riconoscere per quella che sono “una blogger ficcanaso!”, se togliendo lo stereotipo scoprissimo che non rimane nulla, se ci restasse solo il vuoto?

Sei racconti sulla pelle, dove ogni donna ha voluto dire proprio quella roba lì e i lettori invece di sicuro troveranno altri piani di lettura. La sfida vera adesso è capire finalmente che uomini e donne sono diversi! Piantiamola di volerli come noi! Cerchiamo piuttosto un terreno di gioco comune dove stare bene insieme, di sicuro c’è, grazie a chi ci indicherà la strada per raggiungerlo.

Un piacevolissimo incontro, un gruppo di donne in gamba, un po’ di rabbia verso l’uomo nero, molte chiacchiere, un’attività mia, questa di andare agli incontri riservati ai giornalisti, che si sta affiancando alla scrittura con mia grande gioia. Ho un invito anche per settimana prossima. 

Il confine di Giulia

In qualità di lit-blogger sono stata invitata all’incontro riservato a giornalisti e blogger per la presentazione privata del romanzo Il confine di Giulia di Giuliano Gallini Ediz. Nutrimenti.

Ci sono due piani di lettura per questo evento: quello squisitamente personale, le mie emozioni, l’iniziale soggezione e il successivo riuscire a esprimermi anche in mezzo a giornalisti e blogger ben più noti, la mia empatia che alla fine risulta sempre essere la chiave per arrivare alla gente, anche se non sono laureata, né altisonante. La baldoria delle bollicine finali, molte risate, il clima intellettuale alto ma mai spocchioso né parruccone. Perché questo è stato e poi il libro e il suo autore, una gran bella scoperta.

Dunque, ho letto il romanzo in tre giorni interrompendo Anna Karenina e questo va detto, e siccome va detto l’ho pure detto in quella sede, suscitando l’ilarità generale. Per cui sono passata da una cupezza all’altra. Ma anche da un livello alto di linguaggio e stile a un altro che ha saputo tenergli testa, non è poco davvero.

Succede che Giuliano Gallini nel 1999, in trasferta due giorni a settimana a Reggio Emilia, la sera si annoi nell’appartamento privo di tv e inizi a scrivere, per poi scoprire che gli piace molto e gli manca quando non può dedicarsi a quelle pagine. Colpito dalle vicende di Silone gli è sembrato che fosse il rappresentante migliore per la storia che voleva scrivere, ma avrebbe potuto benissimo essere anche un personaggio di fantasia, poi la figura femminile di Giulia ha preso il sopravvento. Non siamo, attenzione, di fronte a un romanzo storico, ma a una storia d’amore tra Silone e Giulia, il suo alter ego, una donna dall’animo leopardiano. Gallini ha voluto raccontarci i possibili esiti di una ricerca esistenziale di chi a tutti costi cerca di credere a qualcosa, di chi ha una fede (religiosa, politica, addirittura per esempio i vegani!) e attribuisce ad essa un grande significato che aiuta a vivere. Ignazio Silone è così, Giulia Bassani, giovane poetessa, al contrario fatica a vivere, a scegliere, a capire quale sia il proprio desiderio su cui impilare i mattoni dei giorni. E Gallini sente una vicinanza con persone tanto sofferenti e sofferte.

Così, il nostro autore esordiente dirigente d’azienda, dopo molti anni e molte pagine fa leggere qualcosa alla moglie, che trova questo romanzo (che inizialmente era il capitolo di un’altra opera, reso poi indipendente) buono al punto da volerlo proporre a qualcuno. Sceglie Loredana Rotundo quasi puntando il dito sullo schermo, lo invia e l’agente rimane talmente stupita da questo testo, dal registro stilistico che aderisce a un’epoca – siamo nel 1931 il fascismo è al potere – da diffidare che Gallini ne sia l’autore, immagina che possa aver trovato dei diari perduti di Silone, o qualcosa del genere. Ma dobbiamo dire grazie alla fantasia di Gallini se oggi abbiamo tra le mani un romanzo insolito, che parla di malessere, che ricalca momenti storici importanti per il nostro paese, e che certo, ci racconta anche un amore, in una sfumatura diversa.

Cos’altro dire su questo incontro prezioso? Abbiamo parlato di Tolstoj, dell’importanza della cultura, anche per piantare un chiodo, del rischio concreto che corre una persona realizzata come Gallini mettendosi in gioco con un romanzo, ed esponendosi a possibili stroncature. Le critiche in realtà sono tutte lusinghiere, il romanzo sta ottenendo ottime recensioni, e io posso solo aggiungere la mia, con questo post.

Giuliano Gallini nella dedica mi ha scritto:

A Sandra con tanto affetto” e ha specificato che quell’affetto è proprio reale, perché lui, a sua volta, ha percepito il mio affetto, nelle mie domande.

Giuliano Gallini mi è sembrata una persona splendida, che non insegue il successo, e nonostante abbia il cassetto pieno di testi, potrebbe anche non pubblicare più nulla, una papà al quale chiedere un consiglio, un capo da non temere e un ottimo scrittore.

Sono felicissima di averlo conosciuto così da vicino, grata all’agenzia Punto & Zeta che mi ha invitata e anche un po’ a me stessa, che mi sono fatta strada solo con la forza delle mie letture, delle mie parole e della mia spontaneità in questo ambiente. ga

L’incontro si è svolto nella sede di Punto & Zeta l’8 febbraio, grazie al part time ho potuto esserci. Amo il mio secondo lavoro! Ho selezionato una foto in cui sono di spalle, la migliore tra i vari scatti.  

A BCM con CBM

untitled

Dalla tecnologia del mobile social streaming (Facebook Live, Periscope) alle community di lettori capaci di portare un libro in classifica

Funzionano i social nella promozione di un libro? Esistono gli influencer e le community responsive? Che ruolo hanno librai e comunicatori? Social live streaming significa per esempio realizzare video in diretta che gli utenti possono fruire e condividere, ma anche commentare. Gli spettatori non si limitano quindi a seguire un evento in diretta ma vi prendono parte attivamente. Con il video livestreaming si possono raccontare storie, leggere integralmente un libro, realizzare interviste… Come nel caso de La resistenza del maschio (#maschioinrete) il primo libro italiano presentato con Periscope e letto integralmente su Facebook Live. Esistono anche super community di lettori forti e attenti come Billy il vizio di leggere che non solo realizzano la “lettura condivisa” ma sono in grado di influenzare il mercato e portare un libro in classifica.

Con Elisabetta Bucciarelli (scrittrice e drammaturga), Angelo Di Liberto e Carlo Cacciatore (fondatori del gruppo “Billy il vizio di leggere” e ideatori di Modus Legendi), Luca Pantarotto (social media manager di NN Editore), Marta Santomauro (libraia).

Modera: Chiara Beretta Mazzotta.

Ieri ho partecipato a questo evento alla libreria Open, scelto tra gli oltre mille della manifestazione Bookcity. Interessantissimo, magistralmente condotto dalla mia mitica CBM con la quale non sono mancate le chiacchiere tra noi! 

Tanti spunti su cui riflettere, tantissima energia bella messa in circolo come avviene in queste occasioni. Io e le mia amica siamo rincasate inebriate dalla forza positiva delle parole, delle storie e della condivisione. Non è virtuale Vs reale, ma un unico mondo dove si incontra gente appassionata, competente che non si spaccia per ciò che non è. Autenticità.

Quando i libri uniscono le persone – Strenna rosa

img_4778Tra autori dello stesso editore è bello sostenersi e magari conoscersi. Ma la storia che c’è dietro il bel romanzo di Elisa Borciani è davvero singolare:

Elisa ha infatti inviato a goWare il manoscritto dopo aver letto il mio Ragione e pentimento, da tanto le era piaciuto; io, ignara di questo fatto ho trovato il romanzo spulciando come faccio sempre tra le uscite di goWare, dopo di che sono risalita al suo blog e le ho mandato una mail per presentarmi da collega, e lei mi ha raccontato questo curioso retroscena! Ho voluto subito comprare In una scatola di latta e oggi lo suggerisco in particolare a chi ama il rosa e magari è in cerca di un’idea come strenna femminile. Eccomi quindi nel mio angolo di divano in una pausa dalla lettura  dopo aver appena detto “Orso, mi serve una foto per il blog!”

E’ bellissimo quando i libri, oltre a istruire e intrattenere, uniscono le persone!

Thank you for your lovely question!

Ci sono scrittori che aderiscono alla perfezione alla potenza narrativa delle loro storie.

Non avrei mai ritenuto possibile avvicinare e avere uno scambio tanto profondo con Michael Cunnigham eppure è successo anche questo al SalTo2016, anzi è stato il secondo incontro della giornata, grazie alla adorabile Francesca che mi ha tenuto il posto in fila alla Sala azzurra, dove, in poco tempo la coda è diventata lunghissima. Francesca dunque è stata il mio primo incontro, organizzato e assolutamente di rito, così quella mezz’ora di attesa è diventata chiacchierosa e assai piacevole, poi siamo dentro, sedute comode proprio davanti-davanti al palco. Conduce uno splendido Ivan Cotroneo, non lo conoscevo (nel senso sapevo che esiste e basta) e subito mi piace molto come modera l’intervista, che è più un raccontarsi attraverso le pagine del nuovo libro Un cigno selvatico una raccolta delle classiche fiabe rivisitate. Un’operazione già vista, sì, ma dalla lettura di una di questa da parte di una giovanissima ma pure molto brava attrice, si capisce che la penna di Cunnigham ha colpito molto a fondo, perché, come ha detto lui, il bacio del principe azzurro che sveglia la principessa non può essere la fine della storia, ma l’inizio e quel vissero felici e contenti non è forse una condanna? Ma soprattutto cosa accade dopo? La voce di Cunningham (ho scelto di non utilizzare le cuffie per la traduzione simultanea) mi ha stregata, del resto siamo nel campo delle favole; 😀 la sua umiltà e la sua grandezza mi hanno emozionata tantissimo: ha un fascino davvero magnetico che mi ha indotta a fare una domanda quando è stato il momento del pubblico. Così, microfono in mano, ho premesso che un mio insegnante di un corso di scrittura creativa ha detto che il suo romanzo Una casa alla fine del mondo è un romanzo che tutti dovrebbero leggere, e gli ho quindi poi chiesto se avverte la responsabilità di essere un grande scrittore, se riesce comunque ancora a divertirsi… lui è stato un silenzio per un attimo, poi ha riso, e mi ha risposto che diventa sempre più difficile e di avvertire sempre una maggiore pressione, (riassumo) ma di divertirsi ancora. Si è parlato dell’immancabile distanza tra sogno e realtà, che il sogno anche quando lo realizzi è sempre diverso da come te lo eri figurato e questo avviene anche per i libri che scrive: grandi idee e poi sulla carta, un risultato un po’ diverso.

Usciti una nuova piccola fila per il firma copie, e quando è stato il mio turno, Cunnigham mi ha domandato il mio nome, e poi mi ha detto: “thank you for your lovely question!” così, quando abbiamo raggiunto l’Orso, che nel frattempo era stato ad un incontro sul Talmud, mi ha ritrovata con stampato in faccia un sorriso ebete che mi ha accompagnata per giorni. Un premio Pulitzer ha trovato deliziosa la mia domanda!

Salutata Francesca abbiamo proseguito con i nostri giri tra gli stand, godendoci questo salone che per me è stato immenso.

Adrenalinica davvero questa edizione al punto che in auto al ritorno ho detto: nooo, ora tocca aspettare un anno per il prossimo.

Rimangono ovviamente i libri dei due autori di cui vi ho parlato, appena li avrò letti condividerò le impressioni con voi.

Anticipi di Salone

IMG_0067

Dopo ore che giriamo per le tre sale del SalTo, dopo diverse emozioni, incontri e libri, arriviamo per caso di fronte allo stand di un editore che non conosco: Pendragon: dove hanno affisso un cartello un po’ scialbo, un semplice foglio A4 scritto a pennarello “Alle 17 happy glam con Gianluca Morozzi” Happy che? Ma soprattutto: Morozzi, che io adoro? E super soprattutto che ore sono adesso? Le 17! Mi giro e lo vedo e attacco a dirgli quanto mi siano piaciuti i suoi libri. Morozzi (eventualmente googlate) è bolognese e ne ha l’accento, e ha pubblicato tantissimo. Io, in realtà, ho letto solo due romanzi, diversissimi tra loro, apprezzandoli assai, ma poi si sa, la lista dei desideri è infinita e il Morozzi è finito in fondo. Ma mica è colpa sua. Allora gli chiedo se parlerà del suo nuovo romanzo e lui cosa mi risponde? “No, beviamo un po’ di vino!” Scusate, non è fantastico questo menefreghismo non nei confronti del lettore ma del sistema? Per me sì. Per cui beviamo e brindiamo. E facciamo un paio di foto. E lui poi si avvicina e mi dice “oh, grazie per l’entusiasmo!” Ma prego.

Mi rimane solo una domanda: com’è che dopo aver pubblicato con Guanda, ora è in Pendragon? Misteri editoriali, a quanto pare ce ne sono per tutti!

Giunti da Giuntina, una sorpresa sorprendente

Immagine

Giunti da Giuntina, una sorpresa sorprendente

Come da programma una tappa tanto attesa al Salone è la consueta visita allo stand Giuntina, casa editrice fiorentina che si occupa di letteratura ebraica di gran qualità, che pubblica anche Lizzie Doron.

Sì, è lei l’autrice che ho avuto l’immenso piacere di incontrare di cui avevo preannunciato il post. Di lei vi ho parlato spesso, non solo nel giorno della Memoria. Prima di partire per Torino, avevo letto che la scrittrice sarebbe stata tra i grandi ospiti la domenica, rammaricandomene visto che saremmo andati il sabato, ma allo stand, dopo aver comprato il suo ultimo romanzo, a scatola, anzi pagina, chiusa, perché io i suoi li leggo tutti, ho espresso il mio dispiacere e mi hanno informata che era già presente quel giorno e, probabilmente, sarebbe andata da loro verso mezzogiorno e mezzo. Nessun problema, “ripasso!” dico felice ed emozionatissima. Ma a quell’ora niente, non aveva ancora fatto ritorno allo stand, per cui i ragazzi gentilissimi, tra cui Shulim Vogelman che ha tradotto i primi romanzi della Doron, mi hanno detto che se gli avessi dato il mio n. di cellulare, di sicuro mi avrebbero avvisata!
Ovviamente mi hanno chiamata quando ero dall’altra parte della fiera da sola, mentre Emanuele, che aveva nello zaino il libro da farmi autografare, era da un altro capo ancora, a sentire Nando Dalla Chiesa.
Corro travolgendo tutti, Emanuele decide di accompagnarmi, e la vedo. Le dico in inglese di averla scoperta per caso tre anni prima e di considerarla la mia scrittrice preferita, che ho un blog e consiglio i suoi libri ogni anno il 27 gennaio, e che comunque leggendoli piango sempre!
Lei continua ad abbracciarmi ringraziandomi, anzi a sovrastarmi perché è altissima. Mi dà il suo biglietto da visita con la mail – le manderò le foto! – e mi scrive come dedica sul romanzo “all the best”.
Adoro il suo essere poco commerciale, è vero non è famosissima, ma il fatto che fosse nel calendario delle presentazioni denominate “grandi incontri” credo la dica lunga sul suo valore. E mentre cercavo qualche link da aggiungere al post, se volete conoscerla meglio, ho scoperto quanti riconoscimenti e premi ha in realtà avuto.

Qui la sua bibliografia e storia in breve

http://www.giuntina.it/Autori/Lizzie_Doron_333.html

Qui le novità edite Giuntina

http://www.giuntina.it/index.asp

Qui un bellissimo articolo su Lizzie (a parte un brutto refuso nel titolo), in Italia per la presentazione del suo ultimo lavoro (infatti mi ha detto di essere stanchissima, io le ho risposto “enjoy our country!”)

http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=6&sez=120&id=53143

Spero davvero di avervi invogliati ad acquistare un suo romanzo, dopo tanto tempo che ve ne parlo, perchè oltre a essere una grande scrittrice, mi è sembrata una fantastica donna! Questo incontro non me lo sarei mai aspettata, quando mi innamorai perdutamente del suo romanzo “Giornate tranquille” (il primo da laggere se volete cominciare, secondo me!)

Io e Ayad Akhtar – La donna che mi insegnò il respiro Ed. Mondadori 2012

Immagine

Io e Ayad Akhtar - La donna che mi insegnò il respiro Ed. Mondadori 2012

Di questo romanzo vi ho brevemente parlato quando vi ho mostrato la mia foto, mentre lo sto leggendo al mare.
La riflessione di oggi è che avendolo acquistato dopo un’affascinante presentazione, senza in realtà saperne un gran chè, preferirei assistere alle presentazioni dopo aver letto i romanzi.
Certo, non sarebbero più presentazioni, bensì chiacchierate sul libro, ma in questo modo, conoscendolo intendo, e avendolo magari amato, si potrebbero fare all’autore tutte quelle domande pertinenti che si affacciano nelle mente di ogni lettore, quando la lettura è stata perlomeno piacevole.
Invece alle presentazioni classiche lo scrittore non può rivelare troppo, pena ciò che viene oggi definito “spoiler”, per cui di solito si alternano lampi di lettura per avvicinare il pubblico, a considerazione piuttosto vaghe.
In questo specifico caso ho chiesto ad Ayad cosa direbbe a due innamorati di religione differente, lui mi ha risposto che sono condannati all’infelicità, sia che scelgano di stare insieme o di lasciarsi.
Una curiosità Ayad, americano figlo di pakistani, scrisse un primo romanzo che fece leggere a pochi e tutti gli dissero di lasciar perdere, poi a quanto pare cambiò completamente registro narrativo, con questa proposta editoriale che ha avuto immediato successo!