Tu sei importante

Sempre più spesso editori ma soprattutto agenti vogliono una sintesi estrema del testo da valutare, con un pitch verbale in un incontro simile allo speed date per cercare un fidanzato, o chiedendo una descrizione dell’opera in sole tre righe. Immagino che tutto questo avvenga per ridurre i tempi, ma la mancanza del dono della sintesi potrebbe produrre scarsi risultati a fronte di un romanzo magari molto valido.

Sono stata in forte difficoltà a scrivere una sinossi di 2000 battute per inviare la mia proposta al destinatario del mio piano B; concentrare tutti gli eventi in una cartella non era facile e la mia voce di autrice rischiava di venire totalmente annullata. Mi domando quanto efficace possa essere un esercizio di tale portata, soprattutto laddove non è affiancato da almeno una decina di pagine del romanzo. Come sempre in questi casi tocca prendere atto di cosa sia diventata l’editoria. Decidiamo di farne parte? Rimbocchiamoci la maniche e diamo il meglio di ciò che ci viene richiesto, sperando di intercettare sul serio i desideri dei giudici, che come in Dogana ci bloccano o ci fanno andare avanti verso la nostra reale destinazione: i lettori.

Ho così pensato di provare a ridurre in tre righe i contenuti delle mie opere alle quali tengo maggiormente; cliccando sul titolo si apre la pagina per l’acquisto su Amazon, in caso vi interessasse. Tuttavia il risultato era talmente penoso che ho deciso di non postarlo, mi sembrava svilisse il lavoro di mesi, talvolta di anni.

Ragione e pentimento

Le affinità affettive

Figlia dei fiordi

La montagna incartata

Cercare il link di Amazon de La montagna incartata mi ha regalato una fantastica sorpresa. Una recensione a quattro stelle da parte di uno sconosciuto, che non avevo visto e che è stata pubblicata proprio il giorno del mio compleanno! Anche lui, come altri, si rammarica per la mancanza del cartaceo, ne soffro pure io, per questo quando tra una anno scadranno i diritti, credo che non rinnoverò la pubblicazione con Delos e tenterò di dare alla storia una nuova vita. E’ un lavoro che ho molto amato e non mi interessano più gli editori che non propongono entrambi i formati. Spero solo di non essermi bruciata il testo.

Sono giorni di grande attesa (oltre che di grandi mangiate!). Penso a chi dopo anni di gavetta trova finalmente uno sbocco e ci dirà che è possibile farcela, ma certo occorre non mollare e lavorare duro, e a chi invece nonostante gavetta e duro lavoro non ce l’ha fatta dirà che no, e si dannerà l’anima a capire i motivi dello stallo a un livello più basso (editori piccoli, self ecc.) e vorrebbe capire perché il grande salto gli è negato.  Forse se avessimo chiesto un parere a chi ce l’ha fatta, prima di essere arrivato all’editoria di fascia alta, ci avrebbe dato una risposta completamente diversa.

Tutti indistintamente hanno bisogno, non dico niente di nuovo, di un pizzico di fortuna, a questo credo, ai complotti no, anche se tutta la faccenda DeA Planeta mi ha parecchio turbata. Tocca pure ricordare che di grandi rifiuti è piena l’editoria: Anna Frank, Harry Potter, persino Primo Levi. Ieri sera abbiamo visto il film The Help, mentre il libro lo avevo letto la scorsa estate, ho trovato entrambi bellissimi e in grado di accontentare fruitori dai gusti diversi. Kathryn Stockett, l’autrice, ha ricevuto 60 rifiuti prima di trovare un editore che credesse in questa storia immensa e commovente, a tratti ironica e portabandiera di valori universali. Sessanta rifiuti!

Certo se hai una fama pregressa sui social o sei uno sportivo ecc avrai le porte un pelino più aperte, ma anche questo ahimè è cosa nota, inutile sprecarci pensieri.

Non so che fine farò come autrice, davvero non lo so. Ho bisogno della certificazione dell’editore e so benissimo che più l’editore è noto anche se magari di minor qualità rispetto ad altri meno famosi (adoro Minimum Fax ma non lo trovi al supermercato per dire, massimo esempio di distribuzione massiva e capillare) più appagherebbe una parte di me che non trovo tanto edificante. Dover continuamente spiegare che no, l’editore con cui pubblico non c’è alla Coop è frustrante, addirittura arrivo a scusarmi. Ma di cosa? Sta roba si chiama riconoscimento sociale e non mi piace per niente perchè non c’entra nulla appunto con la qualità dei testi.

Ma come ripete Aibileen alla piccola bianca che sta allevando amorevolmente: “Tu sei carina, tu sei brava, tu sei importante!” Di sicuro posso dirmelo mille volta al giorno senza cadere nell’errore opposto, cioè andare in giro sfoggiando un ego smisurato, ma devo ricordarmi spesso il mio valore di autrice, ma anche di persona; sarò sempre io, anche se dovessi rimanere in goWare a vita, né verrà meno l’amore di chi mi circonda.

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Oh, che scorcio delizioso per il mio blog!

Viaggiare è sempre una fantastica opportunità per dimenticare le rogne editoriali.

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Waiting for Brian

Che settimanaccia, amici! Vabbe’, qualcosa di positivo c’è pure stato, ma sudato e per il resto non ho neppure voglia di fare la classica cronaca nel blog che di solito mi aiuta a riordinare i pensieri. É weekend, domani si va al Book Pride che con l’assenza di Tempo di libri, diventa la più importante fiera libresca milanese e cavalcando l’onda dell’incapacità di Tempo di libri di collocarsi, si rinnova in una nuova sede più spaziosa, mantiene l’entrata gratuita e promette faville.

Ieri mi è arrivato l’editing da goWare, sono stata affiancata a una editor con la quale non avevo mai collaborato che si è complimentata dicendo che è stato un vero piacere revisionare il mio testo, dove tutto funziona. Le note sono poche, ci sto lavorando ora, e mi sono interrotta, oltre che per pranzare 😀 perchè illuminata da una riflessione perfetta per il blog.

I tempi biblici dell’editoria offrono un inaspettato vantaggio: ho cominciato a scrivere Non è possibile quasi 3 anni fa e non lo guardo da più di un anno circa, in pratica, come già evidenziato nel post precedente, l’ho a tratti dimenticato, così ora lo sto letteralmente ritrovando ed è come incontrare dei vecchi e cari amici che per svariate vicissitudini non si vedono da un po’. Mi sorprendo a sorridere e a pensare “però, bella sta cosa che ho scritto, mi sta proprio emozionando!” con rinnovato entusiasmo per la storia; un vero balsamo speciale in un periodo di stallo, oltretutto punteggiato da continue scoperte di proposte cialtronesche per spillare soldi agli autori, da parte di laqualunque, prive di reali sbocchi editoriali, di concorsi e contratti assurdi che mi fanno scappare come se fossi inseguita da una banda di hooligans.

Per poco non ti viene un colpo! Brian? Quella specie di robot? Dio mio, è del tutto impossibile distinguerlo da un ragazzino in carne e ossa. 

Brian, coming soon, non potrete non amarlo

Entrando nell’anno dei Maiale!

Alla fine la settimana è risultata complessa. Il raffreddore è diventato un raffreddorone galattico al punto che ogni sera, dopo giornate piene di cose che dopo vi dico, ero certa si fosse trasformato in influenza, invece no, niente febbre. Annessi di copertina, tisana, mal di testa feroce, starnuti a raffica, parlare alternativamente con la B o con la vocina da Paperina che mi viene quando sono costipata, mentre davanti alla Tv Sanremo, con una conduzione a mio parere claudicante, non riusciva a convincermi per cui andavo a dormire per ricominciare il giorno seguente allo stesso modo.

In realtà non è stata priva di momenti anche luminosi: un giro in centro per recuperare i biglietti a teatro, una merenda a casa di mia sorella con i nipoti, tutti allegri a chiacchierare in perfetta armonia.

L’influenza della twin invece è diventata influenza con lavatrice rotta, per cui le ho dato una mano su più fronti (un po’ di spesa, recupero Cecilia a scuola, prendere una borsata di biancheria, lavarla e stenderla da me, riportargliela asciutta in metropolitana, dove un essere spregevole seduto accanto a me si faceva beatamente una canna, accendendo il fuoco sotto lo sguardo sconvolto di tutti ma soprattutto il mio che ero a 10 centimetri, e poi ovviamente mi alzavo con tutti i miei bagagli, per allontanarmi da quello scempio, ma non trovavo altri posti a sedere). E poi c’erano da prenotare un po’ di esami medici, con tappe alla Asl e in un centro convenzionato, con ritorno dalla dottoressa perché una prescrizione non andava bene, con occhei la lasci qua gliela faccio rifare, con tornare a prenderla, tornare alla Asl. In questo preciso istante, sono le 13.01, e non mi pare vero di aver concluso tutto.

Un aspetto non da poco della questione, l’ho messo a fuoco solo di recente, è questa sindrome perfettamente sandresca, per cui gli ultimi giorni di part time (ricordo che lavoro 12 giorni di fila lun-ven. 8 ore al giorno) ho l’ansia di fare tutto che poi quando lavoro il tempo non c’è. Il che è assurdo, ridicolo, considerato che:

  1. Sono stata sposata (cioè lo sono ancora eh) 9 anni lavorando full time e non è che tutto andasse proprio a rotoli.
  2. Per quanto si possa portarsi avanti, prevedere, giocare d’anticipo, riempire frigo, dispensa insomma organizzarsi l’imprevisto si paleserà comunque e in qualche modo faremo.
  3. Comunque questo comportamento è compulsivo quindi ho idea che tocca infilarlo nelle cose tipiche di me e sta in buona compagnia, mi godo il momento – come ora – catartico in cui tutto è stra pulito, stra prenotato, stra approvvigionato e dopo 2 giorni di lavoro comincio a contare quanti ne mancano per stare a casa di nuovo.

Oh, ma che colpo di fortuna, un negozio Iper Soap di fronte all’otorino, posso fare scorta di detersivi, frugando tra le offerte come un segugio e caricarmi per bene la schiena mentre rincaso con l’autobus, così quanto ho risparmiato coi prodotti scontati lo darò al fisioterapista, visto che domani i trapezi saranno contratti e doloranti.

Esagero, ma non troppo 😀

Non è successo assolutamente nulla di nulla dal punto di vista scrittorio/responsi. Il mio illustratore si sta occupando delle sue illustrazioni che gli danno da vivere (giustamente) e non può al momento occuparsi della seconda Graphic Novel che abbiamo progettato. La prima è stata inviata e si aspetta. Come sto aspettando gli altri editori per il rosa, mentre per Nina Strick toccherà buttarsi su un nuovo giro di inoltro, visto che ormai è chiaro che quelli che l’hanno avuto in valutazione da giugno non sono interessati.

La fatica di questo percorso lunghissimo, di una gavetta infinita, di un’incertezza che aderisce poco al mio sentire (ditemi che non so scrivere, che le mie storie non funzionano e la piantiamo qui) ha assunto dimensioni preoccupanti. Perché non è come nel calcio, dove, chi fa più gol e ne prende meno vince ed è un dato oggettivo, occhei, c’è l’arbitraggio, la sfortuna, gli infortuni ma se non vai mai in rete be’ c’è poco da stare a parlarne, posto che nei bar e nei social lo si fa a iosa, sei scarso, oppure nella corsa, se sei veloce e/o resistente arrivi, altrimenti no, una volta puoi essere rognato ma mediamente, con buona pace del doping, i risultati sono anche qui piuttosto privi di fraintendimenti. La faccenda si complica in certe discipline più artistiche, la ginnastica ritmica, ma se cadi dalla trave non sei bravo, sei volteggi tipo farfalla guadagni punti e via dicendo. Sto semplificando al massimo, i veri sportivi inorridiranno, ma credo che il concetto sia chiaro.

Nella scrittura fermo restando ci siano la correttezza di sintassi, grammatica e l’acquisizione di tecniche narrative, considerato che cinque avverbi e tre parole ripetute in due frasi fanno raggiungere il cestino piuttosto in fretta, e una costruzione più empatica no, poi tutto diventa soggettivo e condizionato da elementi che con la scrittura non c’entrano nulla. Fama pregressa, relazioni sociali, cose che a dirle a chi invece è celebre, vieni etichettato come “l’autore complottista” e non ci fai tanto una bella figura.

Indovinate quale cantante (ex cantante, è sparita da parecchio) sta uscendo con un romanzo? Non la sua storia, memorie robe simili, proprio una cosa di fantasia. L’editore mi ha mandato una mail per informarmi, dicendosi disponibile per copie saggio, ho chiesto se potessi averla cartacea e… non ha risposto. La trama poteva anche piacermi.

Non mi sento affatto vittima, sia chiaro, ma neppure, definitemi presuntuosa, correrò il rischio, di appartenere alla massa di chi scrive in modo mediocre, perché un’idea prima o poi viene a tutti e un pc in dotazione idem.

Ho paura: l’attesa sta diventando il mio stato perenne, questi sono giorni decisivi la risposta che do più spesso a chi mi chiede come va.

Siamo appena entrati nell’anno del Maiale, diamine! Diversi elementi congiunti mi garantiscono che è mio momento! Leggo addirittura:

Sono nata nell’Anno della Scimmia, e finora sono stata vittima della sfortuna in varie circostanze, ma finalmente  posso voltare pagina!

Indovinate? Sì, sono del segno della Scimmia! E non dimentichiamo l’oroscopo occidentale che ha garantito Giove per i Sagittari, e pensate un po’, oroscopo cinese e oroscopo occidentale uniti nel dichiarare che l’ultima volta che si è avuto un anno davvero fortunato per me (precedente anno del Maiale + ultimo anno prima di un ciclo si sfighe varie) 2007! Ta daaa, l’anno del mio matrimonio! Ah ahah, e io considero l’Orso marito una gran fortuna. Quindi è una prova!

L’ho buttata un po’ sul ridere, amici. Solo perché il 5 febbraio, Capodanno cinese, mia mamma ha incontrato i suoi vicini di pianerottolo cinesi, vestiti di rosso che andavano a festeggiare e le hanno detto che per tradizione l’anno del Maiale è fortunato e quello del Cane, cioè il 2018, no, e mi è venuta la voglia di informarmi un po’ e divertirmici sopra collegandolo al momento che sto attraversando. Voglio dire, fino al 4 eravamo ancora nel Cane. Ma adesso Giove e Maiale sono miei alleati!

Felice anno del Maiale, amici, sono un po’ in ritardo con il brindisi, perché non ho aggiornato il blog, ma le celebrazioni cinesi durano 16 giorni, fino alla festa delle Lanterne, quindi in realtà sono perfettamente a tempo per abbracciarvi, fare il trenino, strombazzare “Buon Anno”, vestirmi anch’io di rosso e aggiungere che: (fonte Vanity Fair)

Il 2019 è anno particolarmente fortunato perché succede una cosa che accade ogni 60 anno. È l’anno del maiale d’oro. I 12 segni dello zodiaco vanno moltiplicati per 5 perché ogni 12 anni si alterna anche uno degli elementi di cui è composta la natura per i cinesi: metallo, acqua, fuoco, legno, terra.  

E comunque io un giro nella China Town milanese in questi giorni me lo voglio fare: via Paolo Sarpi che da bambina era una delle preferite per gli acquisti dalla mia famiglia (anche perché da casa nostra raggiungibile con un unico tram il n. 14). Il negozio cinese  era uno solo, un certo Wang Sang di pelletteria, dove, aneddoto che mi piace ricordare, mio padre andò quando al lavoro gli chiesero di comprare una capiente borsona per portare la corrispondenza aziendale all’ufficio postale. Oggi è tutto cinesissimo e molto folk e domenica sfilerà il dragone.

Penso ad altro

Settimana scorsa nel giro di 24 ore mi sono arrivati due cazzotti in faccia a livello editoriale.

La comunicazione con l’editore che avrebbe pubblicato il mio “Non è possibile”  ha preso una piega che non mi piaceva per niente, al punto che ho deciso di rescindere il contratto e un editore big, al quale la mia agente aveva proposto il mio rosa, ha detto no.

Ricevere brutte notizie sotto le feste in teoria è ancora meno piacevole, in pratica però credo che la cosa riguardi unicamente altri aspetti della vita: salute, perdita della sicurezza economica (non dico lavoro, proprio perché per me la scritture è un impiego a tutto gli effetti e quindi in qualche modo quanto sopra è uno scivolone in campo lavorativo), perché in questo caso compleanno e Natale hanno compensato al punto che non mi sono crucciate neppure un po’. A una settimana di distanza, metabolizzato il doppio evento (poteva essere un colpo che rivela tutta la sua potenza a freddo) sento che qualcosa di davvero importante è accaduto, un cambio di prospettiva per cui ora dico “va bene così!” e sul serio.

In concomitanza, mentre i giorni di luci si sfilacciano in un vero tour de force mangereccio già in corso (continui pranzi e cene conviviali, almeno per me) e il mondo grida orrori di varia natura, per cui diventa difficile sentire il messaggio di speranza di un neonato in una mangiatoia, si veniva a sapere che nel 2019 Tempo di libri non avrà luogo. A quanto pare le risposte di un’editoria claudicante vertono unicamente ad annullare le cose quando non funzionano appieno.

L’editore fatica a comunicare con l’autore? Si propone di rescindere.

L’editore non vede una voce nuova nel testo? Si dice no.

L’associazione di categoria non trova idee innovative per una fiera già stanca al secondo anno? Non si fa.

Un mondo imprenditoriale che agisce per sottrazione per non accollarsi rischi, dimentica che solo muovendosi si va verso qualcosa. Ed è per questo che una realtà simile non può risultare appetibile.

Penso ad altro, e tutto sommato, è un peccato.

Editoria, come siamo messi?

Amici, mi rendo conto che sto postando parecchio e voi siete presi dal balordone natalizio, prometto quindi, dopo questo post che avevo in bozza, al quale sto aggiungendo queste righe, di darvi una piccola tregua. Lo pubblico ora, perché con la  nuova grafica di wordpress, più alcuni impicci del pc. sto facendo fatica e preferisco cliccare subito su “pubblica” prima che vada a male, ormai ho una cera età – scusa assai interessante da usare in molteplici situazioni – per cui con le novità informatiche non vado troppo d’accordo.  Grazie ancora per tutto l’affetto odierno. Vado a preparare la cena compleannesca che ho scelto di fare a casa, la festa poi arriverà domenica.

Molti editori non accettano proposte spontanee di pubblicazione (se nel sito non c’è un’apposita sezione per l’invio dei manoscritti, meglio lasciar perdere.)

Gli editori che invece le accettano spesso lo fanno solo in determinati periodi dell’anno, tocca verificarlo nel sito, niente di difficile, ma si ha comunque spesso l’impressione di finire in un pozzo, soprattutto se non è ben specificato entro quanto tempo possiamo ritenere di essere stati scartati.

Se il nostro interlocutore è un editore di fascia media, prepariamoci a possibili (anzi frequenti) problemi di varia natura. Spiace enormemente dirlo, l’editore piccolo potrebbe diventare un big (potrebbe anche chiudere a dirla tutta) ma a mio avviso con loro va sempre peggio.

Se pensiamo piuttosto di rivolgerci a un’agenzia letteraria, quelle che valutano i manoscritti gratuitamente sono sempre di meno, e spesso la finestra di ricezione è aperta in periodi molto brevi, per cui accedervi è complicato, talvolta impossibile. Non sempre danno informazioni chiare in questo senso.

Se decidiamo di optare per un’agenzia che chiede una tassa di lettura, ho recentemente appurato che affidare la nostra opera (e le nostre speranze) a un’agenzia importante, per un testo di almeno 400 mila battute (che non sono poi così tante, la mia agente va ripetendo che è davvero il minimo sindacale per un romanzo che si ponga l’obiettivo di venir pubblicato da un big) sono necessari 488 euro. Considerato che potrebbe non andarci bene con la prima, a botte di quasi 500 euro, con tre agenzie raggiungiamo l’equivalente di un discreto stipendio. Io ho trovato una buona agenzia che mi rappresentasse al 4^ tentativo, di cui tre gratuiti e uno (non con quella che mi ha poi preso) a pagamento. I prezzi all’epoca, la mia ricerca è durata 2 anni dal 2012 al 2014, erano più bassi e le agenzie free più numerose. Oggi spesso quelle free in realtà non hanno grandi contatti con gli editori blasonati ai quali evidentemente ambiamo, visto che abbiamo optato per un intermediario. A quelli piccoli ci arriviamo pure da soli, direi.

Esistono infine agenzie miste (free con un responso più lento, e/o per pochi testi al mese, e a pagamento per una valutazione più rapida per un numero illimitato di romanzi) ne aprono di continuo, offrono servizi editoriali di supporto e probabilmente vivono di quello, più che della percentuale sulle royalty dei loro autori.

Non sto sparlando di nessuno, né intendo essere disfattista, questo è il quadro attuale, senza sconti. Bisogna davvero prendere atto che il settore editoriale è stato colpito molto duramente dalla crisi economica e fatica a uscirne, che gli editori vogliono ricevere testi sempre più perfetti (e quindi passati da un’agenzia o da un editing che l’autore si paga da sé), che difficilmente rischiano con un autore sconosciuto, laddove non ci sia un bacino di lettori consolidato (essere youtuber, calciatori e assassini aiuta parecchio.) E soprattutto che è un mercato dove c’è una sfasatura tra domanda e offerta pazzesca, quindi nonostante si pubblichino 150 libri al giorno (non tanto per amore della cultura quanto per ottenere continui finanziamenti dalle banche, grazie all’apertura di nuove cedole librarie) non c’è posto per tutti e la meritocrazia non sarà la linea di confine tra entrarci o stare fuori. E’ così, punto. Sicuramente chi ha un capitale da investire potrà rivolgersi a professionisti competenti e avere più chance. Il sottobosco di relazioni pregresse, no, non parlo di raccomandazioni, se si lavora nel settore, immagino possa aiutare almeno a venir presi in considerazione. Dico “immagino” ma potrei evitare, basti guardare i curriculum di numerosi scrittori, quanti sono editor, copyrighter? Tanti e soprattutto sempre di più.

In ultima battuta anche le agenzie più serie faticano a ricevere risposte dagli editori in tempi non da glaciazione, talvolta si parla persino di un anno di attesa.

Possiamo solo lavorare sodo. E Dio mi è testimone (frase pronunciata simil processo nelle serie Tv americane) che l’ho fatto; in più ho speso qualche euro, quanto ritenevo di potermi permettere, visto che per il resto inventare storie è un hobby con un costo molto limitato: un pc in casa l’abbiamo tutti e i corsi di scrittura creativa che ho frequentato sono sempre stati molto economici, un paio pure gratuiti.

Come sempre aspetto risposte importanti e tutto – ho parlato con la mia agente nei giorni scorsi – dovrebbe definirsi a gennaio inoltrato. Ora gli editori sono occupati con le strenne e poi ci sarà la normale chiusura per le feste. Sarà uno spartiacque importante tra il rimanere, ammesso di volerlo, nell’editoria di fascia media dove sto da oltre 8 anni, o fare sto benedetto salto di cui vi parlo da tempo. Che poi anche approdare ai big non significa affatto diventare in automatico un loro autore di punta e quindi immagino mi si presenterebbero altri argomenti per il blog 😀

Dreaming settembre

Questa coda dell’estate mi sta regalando, tra temporali e giornate con un cielo blu incredibile e un sole caldo ma non afoso, la luce di un vero inizio settembrino che sta stupendo persino me e se da una parte potrebbe essere il risultato di quell’equilibrio (ricordate? L’ho scelta come parola per il 2018) perseguito, dall’altra spero che duri.

Ci sono state cene perfette qui! E una domenica di relax qui! La spunta di una visita medica di routine con imprevisto (niente di grave, ma psicologicamente mi ha rimbalzata a oltre 25 anni fa con una prima diagnosi dubbia) per cui tocca tornare e soprattutto, dopo uno smarrimento iniziale la sensazione di essere davvero in grado di non drammatizzare, perché l’approccio alle situazioni è importante quanto la situazione in sé.

C’è il lavoro, che sta là e io sto qua e non ci penso proprio. C’è pure una notizia poco piacevole: il mio romanzo Non è possibile non uscirà prima di un anno, Le Mezzelane ha infatti ipotizzato un’uscita dopo l’estate 2019. Potrei sperticarmi in critiche, oggettivamente nella mia testa l’ho già fatto, ma mettere in piazza i pensieri non mi pare etico in questo momento. Una cosa tocca dirla: non è neppure questo l’editore con cui fidelizzarmi, la ricerca continua. Io ora sono più sul cogli l’attimo, vivere alla giornata, piuttosto che progettare a nastro come ho fatto sempre. Ma cosa ne so, cosa farò tra un anno?

Quest’estate ho letto 12 romanzi, poche delusioni, immenso godimento tra le pagine, continuo in questi giorni al parco, circondata da pensionati (ma riesco sempre a conquistare una panchina tutta per me al sole!)

In casa abbiamo ripreso l’usanza “serata panini davanti alla tv una volta a settimana”, era il sabato ora spostata al martedì perché sul canale 8 è cominciato Masterchef!

E oggi vado a prendere i miei nipoti al centro estivo, non li vedo da un mese e me li stritolerò per bene.

E sopra a tutto questo aleggia il romanzo in scrittura: ora ha un titolo definitivo, all’inizio il file era Carlotta, il nome della protagonista, e come sempre accade il titolo giusto mi è venuto in mente mentre prendo sonno, come un flash. E ieri sono arrivata a 180 mila battute, che è tantissimo, che è bellissimo, che è una roba che mi sta riempiendo di fiducia senza vincoli né pensieri su quel contorno avvilente con cui chi scrive per pubblicare deve fare i conti. Mi spiace che non si riesca a fare un progetto continuativo con nessuno, che dall’altra parte non investano su quanto l’autore ha in cantiere, i libri escono e poi boh se l’autore scrive altro bene altrimenti amen. L’editore come banco del salumiere: stacchi il numerino e aspetti il tuo turno. I successi gridati e poi puf scomparsi in pochi mesi, impazzivamo per Camurri, e sugli scaffali già non c’è più. Frugo in internet quali fossero le proposte di inizio anno e trovo un cimitero di romanzi già sepolti da altri che incalzano. Un settore fortemente cannibalizzato, dove ho trovato Wondy che è uscito solo 4 anni e mezzo fa, al Libraccio tutto 2 euro, a 2 euro appunto, in un mischione di libri senza ordine alcuno, in una sera da 60 gradi, e mi ha fatto un po’ male al cuore, ne costava 17 e mi chiedo se possa meritare di finire così. L’ho preso, risparmiare piace a tutti, ma Dio mio, mettetelo a metà prezzo essendo usato, o gratis al book crossing piuttosto e che Rizzoli faccia nuove ristampe, l’ultima risale a un mese dopo la prima!

Mi fa tutto un po’ cagare, non mi piace come (non) funzionino le cose. Ho molti amici che hanno pubblicato uno o anche più libri e ora annaspano, incerti su quale direzione prendere, con la promessa di un secondo libro (o anche terzo o quarto) non mantenuta, loro malgrado.

Andare avanti a “questo sarà il romanzo giusto!” non ha senso perché non può esistere un romanzo giusto con questo sistema di pesca alla trota.

Però, chissenefrega, la mia nuovissima storia scintillante brilla sopra tutto questo, capace ancora di puntare alle stelle, o comunque in grado di farmi sognare quaggiù, non sul suo futuro editoriale, ma sulle vicende di un gruppo di donne straordinarie.

L’ultimo dono di agosto e benvenuto settembre

Il rosa di cui alla scrittura agostana è stato valutato e la editor ha detto che è ok!

#Finalmentenonnepotevopiù!

Intanto settembre è qui, con la pioggia non prevista che annulla il programma di un semplice giro in bici, ma non è un problema.

Che la ripresa vi sia favorevole, amici, con la leggerezza delle pagine sfogliate dal vento e dei sogni che volano in alto.

Agosto

Nella foto, una bella carrellata di romanzi rosa editi goWare circondati dai salvagente flaminghi di gran moda! Dopo la Camargue anch’io ho sviluppato un certo feticismo per i fenicotteri, ma mi sono limitata a un portachiavi.

Agosto dunque, agosto che ha già mostrato il suo caratterino. Probabilmente perché da sempre gli preferisco luglio e si vendica. Lavoro ma dovrei essere in part time (oggi e domani), perché la tempesta che stiamo attraversando ancora non consente di vedere la terra ferma. Così, manco me lo sentissi, la scrittura agostana è stata più una scrittura lugliese, ho infatti revisionato il romanzo nei giorni 27, 28 (poco) 30 e 31 luglio e primo agosto. Ieri sera ho inviato a editor, agente, presidente con una mail abbastanza accorata. Mi immaginavo almeno il classico cenno di riscontro, niente. Perché è agosto e la gente ad agosto ciao proprio. Adesso spero non mi ribaltino che vengono qua a leggermi 😀 E’ ironia, amici ironia! Ieri sera ho chiuso il pc dopo l’invio, mi sono preparata per la cena fuori, rendendomi conto che indossavo: ciabattine di Gallipoli (estate 2014) vestito di Positano (estate 2012) e borsa di Monterosso (estate 2001), tre località meravigliose! Ma insomma visto che ora siamo qui, cerchiamo di goderci anche un po’ l’estate milanese.

Perché è agosto, locali con i tavoli all’aperto, amici pre e post partenza, prosecco fresco, con le bollicine che scoppiettano sul palato.

Non bisogna però dimenticare che se ad agosto ti dicono “entro la giornata” poi la giornata passa e pure quella successiva e ti senti un pelino presa in giro, perché quell'”entro la giornata era già stato preceduto da scuse per l’accumularsi di solleciti e ritardi, che evidentemente non sono bastati. (Questo paragrafo nulla c’entra con il romanzo di cui sopra).

Agosto pare sempre un po’ la fine del mondo annunciata che non arriva. E noi usciamo a cena di nuovo, che il frigo è vuoto! Ciao proprio!

Ferie scrittorie, sul serio

Qualche giorno fa, una settimana forse, ho guardato il calendario e mi sono sentita catapultata a settembre, che sembra un’eresia: l’estate deve ancora arrivare, le scuole sono finite soltanto ieri e le ferie mica le vorremo saltare, eppure i conti sono presto fatti. Esattamente 3 mesi fa, era il 9 marzo, mi capitava l’incidente all’occhio, ebbene, nonostante in questi 3 mesi siano successe davvero molte cose, sono comunque volati e temo voleranno altrettanto in fretta anche i prossimi 3 e saremo quindi al 9 settembre.

Così, ho preso una delle mie celebri decisioni drastiche: mi sarei concessa lunghe vacanze scrittorie, sì, modello scuola. Ho valutato di cominciarle l’11 giugno, quando tornerò in ufficio. Lavorerò fino al 26 e il 30 partiremo per la Camargue, 27 28 e 29 farò la zia sitter e penserò ai bagagli e alle solite cose pre partenza, 3 giorni! Che figata, per anni ho avuto spesso solo una manciata di ore!

Torneremo il 15 luglio lavorerò di nuovo fino al 26 e poi part time e poi ancora ferie la settimana di Ferragosto. Mediamente trascorriamo tutti i weekend in Valtellina, e difficilmente mi porto il pc, l’ho fatto solo nel 2012, ma ero al primo lavoro con CBM che mi aveva consegnato la scheda di valutazione il 26  luglio. L’autunno si preannuncia difficile, purtroppo mia mamma dovrà sottoporsi a un intervento in anestesia totale, e attualmente sta ancora facendo fisioterapia per il polso. Speriamo davvero almeno nella tregua agostana in Valtellina, anzi che possa andarci già tra un mese.

In tutto questo io potrei scrivere un po’ a spizzichi, e nonostante sia stato il mio modo di farlo per anni, può sembrare stronzo dirlo ma ora sono su un livello diverso, che magari non porterà a nulla, ma è innegabilmente più complesso.

Quindi in definitiva mi sono detta: se arrivano le tre risposte entro il 10 giugno, bene, altrimenti in ogni caso quando arriveranno dirò “be’ ragazzi, adesso aspettate voi, che io sono in ferie!” Col rischio di perdere possibilità, ma con la concretezza di sapermi capace e di volermi quindi mettere sullo stesso piano di editori e agenti, che il rapporto deve essere alla pari. Anche se non lo è, perché là fuori c’è a fila di gente che vuole pubblicare e finché non sei un nome, sei solo uno dei tanti, per cui ci vuole un attimo a farti accomodare fuori. Ma io da mesi non ci sto più.

Di tre risposte ne sono arrivate due, praticamente in contemporanea, sul finire del part time il che ha significato solo una cosa: darci dentro. Non ho potuto annullare il resto della mia quotidianità, ma mi sono organizzata al meglio e avevo le idee chiare su come procedere. Si trattava di portare a conclusione due testi: Nina Strick con le indicazioni dell’agente soprattutto, ma anche della maestra che lo ha letto, del mio primissimo lettore Beta: Dario 8 anni entusiasta che mi ha mandato una recensione adorabile. Sulla prontezza di Roberto nel finire le tavole campione non avevo dubbi che sarebbe stato nei tempi. Inviato all’agente ieri mattina 😀

Il secondo lavoro era molto più impegnativo, è il romanzo di cui non posso parlare, che era giunto a un risultato molto vicino a quello richiesto dall’agente, ma così all’improvviso tra le altre cose ha innalzato il numero di battute minime da 300 mila (si era sempre parlato di 300 e io ne avevo scritte 357) ad almeno 400! 😦 tutto da rileggere, integrare sostanzialmente in 3 punti, trasformare i frequenti discorsi indiretti in dialoghi e molto altro sui cui tutto sommato mi sono trovata d’accordo a metà.

In entrambi i casi è l’ultima stesura, poi ci penserà la editor eventualmente. Nelle retrovie si è detto che si vede che dietro ai miei testi c’è una donna brillante, intelligente e colta, che ormai è assodato che io scriva benissimo, non stiamo più a parlare di questo ma del segmento editoriale che mi può accogliere. Fatica, tanta. Posta in gioco, alta. Tirarsi indietro ora sarebbe una vaccata, ma se ben ricordiamo il discorso di Gianni La Corte ecco, non volevo ansie, timori e robe brutte a circondarmi.

Sono riuscita a divertirmi ancora ritrovando le mie trame, e ieri sera dopo le 22 ho chiuso a 403406 battute. Domani lo invierò all’agente e appenderò il cartello qui a lato.

Manca ancora la risposte de Le Mezzelane, sollecitate cordialmente il 29 maggio hanno assicurato che in un paio di giorni avrebbero sbloccato la situazione, ma niente. Al Salone di Torino, un mese fa, parlavano chiaramente di “Far valutare il tuo romanzo in tempo reale” questo tempo reale si sta dilatando un po’ troppo, perciò se sarà no, prendo atto, se sarà sì, io adesso non ho proprio voglia di mettermi a leggere contratti, che bisogna sempre stare super attenti, sottoporlo all’agente, discuterne, no, grazie, se ne riparla a settembre. Come dite? A settembre è tardi se mi prendo questo tempo l’editore mi saluterà? Possibilissimo, ma una casa editrice che ha davvero a cuore un autore sa aspettare, non lo lascia ad altri, perché semplicemente lo vuole pubblicare lui, ad agosto è tutto fermo e settembre davvero è qui.

In me, ne ho parlato più volte, è avvenuta una svolta, ho esordito 8 anni fa, non ieri, sto facendo una gavetta sfiancante e semplicemente ho messo dei paletti, perché se le regole del gioco le fanno loro, la mia parte di gioco la conduco a modo mio.

Fare autocritica

Stiamo lavorando a questo, stiamo significa io e Roberto Ghizzo, questo significa una nuova versione di Nina Strick, sotto vedete una selezione di alcuni personaggi, visto che la precedente non ha funzionato.

Alla base del lavoro c’è un’unica importantissima informazione che è risultata epifanica, ma finché nessuno me l’ha rivelata ho a tutti gli effetti brancolato per oltre un anno tra silenzi e rifiuti. A dirla tutta le versioni del testo sono tre. La prima quella appunto che ho fatto stampare e regalato ai nipoti e inviato a 30 editori con le illustrazioni precedenti, nella seconda, dietro suggerimento della mia agente Investigatto è ahimè morto per lasciare il posto a John B. Sword  (un testo con umani e animali insieme pare che proprio non vada) ed è uno dei probabili motivi dei silenzi/rifiuti. Ma il vero problema, che una volta individuato ha prodotto la terza stesura (pure la seconda nonostante le modifiche soffriva di questo ENORME errore intrinseco) era non aver individuato un chiaro target di lettori di riferimento. In pratica non si capiva a chi mi rivolgessi, un vago “libro per bambini” non ha alcun senso. A saperlo, a capirlo prima… a volte gli editori potrebbero perdere tempo a motivare un “no” e sulla lunga distanza avrebbero il vantaggio di ricevere molte meno proposte. Insomma, after the epiphany che pare una roba celtica, ho lavorato duramente e scelto i bimbetti di 7/8 anni. Nel frattempo la sfasatura evidente tra testo e illustrazioni (un mischione di età di riferimento) ha ahimè portato a salutare Rossella Paolini. L’editoria prevede anche decisioni umanamente assai difficili da prendere e comunicare.

Nel frattempo, parlandone con Roberto, già illustratore de La formica, albo congelato che manco Cottarelli e Conte insieme, si è proposto di fare un campionario di scene/personaggi per la nuova Nina Strick. Da lì è iniziato un lavoro di squadra molto efficace e concreto, le cui parole chiave sono state autocritica (la mia), brainstorming (il mio e di Roberto insieme), più fantasia e meno verosimiglianza (il leit motiv dell’agente).

Ho buttato, tranciato e riscritto. Ho semplificato il linguaggio e inserito giochi di parole caldeggiati dall’agente. Questa è stata la faccenda più complicata, mi venivano in mente delle cose che mi parevano pure discrete, ma che non c’entravano un tubo con un castello inglese e un conte scomparso, non le volevo né potevo eliminare, quelle avevo, per cui è toccato fare un lavoro di contestualizzazione. E in questo momento il nuovo testo è in lettura da una maestra della scuola primaria che verificherà che sia effettivamente adatto ai bimbi di 7/8 anni. Tutto è abbastanza relativo, io a 10 anni ho letto Olocausto, saltando le parti più truci, ma i paletti dell’editoria per l’infanzia sono rigidi e non possiamo non tenerne conto. E’ stato molto, molto, molto bello. Non credevo, nel senso che mi ero arresa: Nina Strick non ha mercato ciao, i miei nipoti avevano gradito, va bene, ora Nanni è più interessato (con mio sommo orrore) a Sfera Ebbasta, tra un po’ perderemo anche Cecilia dietro a non so cosa, in ogni caso sono già troppo grandi per questa pubblicazione, che chissà quando arriverà.

Però, rimangono i miei primissimi lettori, e soprattutto i veri motivatori; inaspettatamente è piaciuto più a Cecilia che a Nanni a cui avevo pensato, questo perché nei mesi impiegati per confezionarlo i suoi interessi e gusti erano già cambiati.

Siamo davvero in mezzo a un processo creativo di livello alto. Mi dico che non può non andar bene, anche se sappiamo che nulla è garantito in questi casi, però sono felice di quanto stiamo facendo. E essere felici nella vita è sempre un risultato auspicabile, direi.