Dreaming settembre

Questa coda dell’estate mi sta regalando, tra temporali e giornate con un cielo blu incredibile e un sole caldo ma non afoso, la luce di un vero inizio settembrino che sta stupendo persino me e se da una parte potrebbe essere il risultato di quell’equilibrio (ricordate? L’ho scelta come parola per il 2018) perseguito, dall’altra spero che duri.

Ci sono state cene perfette qui! E una domenica di relax qui! La spunta di una visita medica di routine con imprevisto (niente di grave, ma psicologicamente mi ha rimbalzata a oltre 25 anni fa con una prima diagnosi dubbia) per cui tocca tornare e soprattutto, dopo uno smarrimento iniziale la sensazione di essere davvero in grado di non drammatizzare, perché l’approccio alle situazioni è importante quanto la situazione in sé.

C’è il lavoro, che sta là e io sto qua e non ci penso proprio. C’è pure una notizia poco piacevole: il mio romanzo Non è possibile non uscirà prima di un anno, Le Mezzelane ha infatti ipotizzato un’uscita dopo l’estate 2019. Potrei sperticarmi in critiche, oggettivamente nella mia testa l’ho già fatto, ma mettere in piazza i pensieri non mi pare etico in questo momento. Una cosa tocca dirla: non è neppure questo l’editore con cui fidelizzarmi, la ricerca continua. Io ora sono più sul cogli l’attimo, vivere alla giornata, piuttosto che progettare a nastro come ho fatto sempre. Ma cosa ne so, cosa farò tra un anno?

Quest’estate ho letto 12 romanzi, poche delusioni, immenso godimento tra le pagine, continuo in questi giorni al parco, circondata da pensionati (ma riesco sempre a conquistare una panchina tutta per me al sole!)

In casa abbiamo ripreso l’usanza “serata panini davanti alla tv una volta a settimana”, era il sabato ora spostata al martedì perché sul canale 8 è cominciato Masterchef!

E oggi vado a prendere i miei nipoti al centro estivo, non li vedo da un mese e me li stritolerò per bene.

E sopra a tutto questo aleggia il romanzo in scrittura: ora ha un titolo definitivo, all’inizio il file era Carlotta, il nome della protagonista, e come sempre accade il titolo giusto mi è venuto in mente mentre prendo sonno, come un flash. E ieri sono arrivata a 180 mila battute, che è tantissimo, che è bellissimo, che è una roba che mi sta riempiendo di fiducia senza vincoli né pensieri su quel contorno avvilente con cui chi scrive per pubblicare deve fare i conti. Mi spiace che non si riesca a fare un progetto continuativo con nessuno, che dall’altra parte non investano su quanto l’autore ha in cantiere, i libri escono e poi boh se l’autore scrive altro bene altrimenti amen. L’editore come banco del salumiere: stacchi il numerino e aspetti il tuo turno. I successi gridati e poi puf scomparsi in pochi mesi, impazzivamo per Camurri, e sugli scaffali già non c’è più. Frugo in internet quali fossero le proposte di inizio anno e trovo un cimitero di romanzi già sepolti da altri che incalzano. Un settore fortemente cannibalizzato, dove ho trovato Wondy che è uscito solo 4 anni e mezzo fa, al Libraccio tutto 2 euro, a 2 euro appunto, in un mischione di libri senza ordine alcuno, in una sera da 60 gradi, e mi ha fatto un po’ male al cuore, ne costava 17 e mi chiedo se possa meritare di finire così. L’ho preso, risparmiare piace a tutti, ma Dio mio, mettetelo a metà prezzo essendo usato, o gratis al book crossing piuttosto e che Rizzoli faccia nuove ristampe, l’ultima risale a un mese dopo la prima!

Mi fa tutto un po’ cagare, non mi piace come (non) funzionino le cose. Ho molti amici che hanno pubblicato uno o anche più libri e ora annaspano, incerti su quale direzione prendere, con la promessa di un secondo libro (o anche terzo o quarto) non mantenuta, loro malgrado.

Andare avanti a “questo sarà il romanzo giusto!” non ha senso perché non può esistere un romanzo giusto con questo sistema di pesca alla trota.

Però, chissenefrega, la mia nuovissima storia scintillante brilla sopra tutto questo, capace ancora di puntare alle stelle, o comunque in grado di farmi sognare quaggiù, non sul suo futuro editoriale, ma sulle vicende di un gruppo di donne straordinarie.

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L’ultimo dono di agosto e benvenuto settembre

Il rosa di cui alla scrittura agostana è stato valutato e la editor ha detto che è ok!

#Finalmentenonnepotevopiù!

Intanto settembre è qui, con la pioggia non prevista che annulla il programma di un semplice giro in bici, ma non è un problema.

Che la ripresa vi sia favorevole, amici, con la leggerezza delle pagine sfogliate dal vento e dei sogni che volano in alto.

Agosto

Nella foto, una bella carrellata di romanzi rosa editi goWare circondati dai salvagente flaminghi di gran moda! Dopo la Camargue anch’io ho sviluppato un certo feticismo per i fenicotteri, ma mi sono limitata a un portachiavi.

Agosto dunque, agosto che ha già mostrato il suo caratterino. Probabilmente perché da sempre gli preferisco luglio e si vendica. Lavoro ma dovrei essere in part time (oggi e domani), perché la tempesta che stiamo attraversando ancora non consente di vedere la terra ferma. Così, manco me lo sentissi, la scrittura agostana è stata più una scrittura lugliese, ho infatti revisionato il romanzo nei giorni 27, 28 (poco) 30 e 31 luglio e primo agosto. Ieri sera ho inviato a editor, agente, presidente con una mail abbastanza accorata. Mi immaginavo almeno il classico cenno di riscontro, niente. Perché è agosto e la gente ad agosto ciao proprio. Adesso spero non mi ribaltino che vengono qua a leggermi 😀 E’ ironia, amici ironia! Ieri sera ho chiuso il pc dopo l’invio, mi sono preparata per la cena fuori, rendendomi conto che indossavo: ciabattine di Gallipoli (estate 2014) vestito di Positano (estate 2012) e borsa di Monterosso (estate 2001), tre località meravigliose! Ma insomma visto che ora siamo qui, cerchiamo di goderci anche un po’ l’estate milanese.

Perché è agosto, locali con i tavoli all’aperto, amici pre e post partenza, prosecco fresco, con le bollicine che scoppiettano sul palato.

Non bisogna però dimenticare che se ad agosto ti dicono “entro la giornata” poi la giornata passa e pure quella successiva e ti senti un pelino presa in giro, perché quell'”entro la giornata era già stato preceduto da scuse per l’accumularsi di solleciti e ritardi, che evidentemente non sono bastati. (Questo paragrafo nulla c’entra con il romanzo di cui sopra).

Agosto pare sempre un po’ la fine del mondo annunciata che non arriva. E noi usciamo a cena di nuovo, che il frigo è vuoto! Ciao proprio!

Ferie scrittorie, sul serio

Qualche giorno fa, una settimana forse, ho guardato il calendario e mi sono sentita catapultata a settembre, che sembra un’eresia: l’estate deve ancora arrivare, le scuole sono finite soltanto ieri e le ferie mica le vorremo saltare, eppure i conti sono presto fatti. Esattamente 3 mesi fa, era il 9 marzo, mi capitava l’incidente all’occhio, ebbene, nonostante in questi 3 mesi siano successe davvero molte cose, sono comunque volati e temo voleranno altrettanto in fretta anche i prossimi 3 e saremo quindi al 9 settembre.

Così, ho preso una delle mie celebri decisioni drastiche: mi sarei concessa lunghe vacanze scrittorie, sì, modello scuola. Ho valutato di cominciarle l’11 giugno, quando tornerò in ufficio. Lavorerò fino al 26 e il 30 partiremo per la Camargue, 27 28 e 29 farò la zia sitter e penserò ai bagagli e alle solite cose pre partenza, 3 giorni! Che figata, per anni ho avuto spesso solo una manciata di ore!

Torneremo il 15 luglio lavorerò di nuovo fino al 26 e poi part time e poi ancora ferie la settimana di Ferragosto. Mediamente trascorriamo tutti i weekend in Valtellina, e difficilmente mi porto il pc, l’ho fatto solo nel 2012, ma ero al primo lavoro con CBM che mi aveva consegnato la scheda di valutazione il 26  luglio. L’autunno si preannuncia difficile, purtroppo mia mamma dovrà sottoporsi a un intervento in anestesia totale, e attualmente sta ancora facendo fisioterapia per il polso. Speriamo davvero almeno nella tregua agostana in Valtellina, anzi che possa andarci già tra un mese.

In tutto questo io potrei scrivere un po’ a spizzichi, e nonostante sia stato il mio modo di farlo per anni, può sembrare stronzo dirlo ma ora sono su un livello diverso, che magari non porterà a nulla, ma è innegabilmente più complesso.

Quindi in definitiva mi sono detta: se arrivano le tre risposte entro il 10 giugno, bene, altrimenti in ogni caso quando arriveranno dirò “be’ ragazzi, adesso aspettate voi, che io sono in ferie!” Col rischio di perdere possibilità, ma con la concretezza di sapermi capace e di volermi quindi mettere sullo stesso piano di editori e agenti, che il rapporto deve essere alla pari. Anche se non lo è, perché là fuori c’è a fila di gente che vuole pubblicare e finché non sei un nome, sei solo uno dei tanti, per cui ci vuole un attimo a farti accomodare fuori. Ma io da mesi non ci sto più.

Di tre risposte ne sono arrivate due, praticamente in contemporanea, sul finire del part time il che ha significato solo una cosa: darci dentro. Non ho potuto annullare il resto della mia quotidianità, ma mi sono organizzata al meglio e avevo le idee chiare su come procedere. Si trattava di portare a conclusione due testi: Nina Strick con le indicazioni dell’agente soprattutto, ma anche della maestra che lo ha letto, del mio primissimo lettore Beta: Dario 8 anni entusiasta che mi ha mandato una recensione adorabile. Sulla prontezza di Roberto nel finire le tavole campione non avevo dubbi che sarebbe stato nei tempi. Inviato all’agente ieri mattina 😀

Il secondo lavoro era molto più impegnativo, è il romanzo di cui non posso parlare, che era giunto a un risultato molto vicino a quello richiesto dall’agente, ma così all’improvviso tra le altre cose ha innalzato il numero di battute minime da 300 mila (si era sempre parlato di 300 e io ne avevo scritte 357) ad almeno 400! 😦 tutto da rileggere, integrare sostanzialmente in 3 punti, trasformare i frequenti discorsi indiretti in dialoghi e molto altro sui cui tutto sommato mi sono trovata d’accordo a metà.

In entrambi i casi è l’ultima stesura, poi ci penserà la editor eventualmente. Nelle retrovie si è detto che si vede che dietro ai miei testi c’è una donna brillante, intelligente e colta, che ormai è assodato che io scriva benissimo, non stiamo più a parlare di questo ma del segmento editoriale che mi può accogliere. Fatica, tanta. Posta in gioco, alta. Tirarsi indietro ora sarebbe una vaccata, ma se ben ricordiamo il discorso di Gianni La Corte ecco, non volevo ansie, timori e robe brutte a circondarmi.

Sono riuscita a divertirmi ancora ritrovando le mie trame, e ieri sera dopo le 22 ho chiuso a 403406 battute. Domani lo invierò all’agente e appenderò il cartello qui a lato.

Manca ancora la risposte de Le Mezzelane, sollecitate cordialmente il 29 maggio hanno assicurato che in un paio di giorni avrebbero sbloccato la situazione, ma niente. Al Salone di Torino, un mese fa, parlavano chiaramente di “Far valutare il tuo romanzo in tempo reale” questo tempo reale si sta dilatando un po’ troppo, perciò se sarà no, prendo atto, se sarà sì, io adesso non ho proprio voglia di mettermi a leggere contratti, che bisogna sempre stare super attenti, sottoporlo all’agente, discuterne, no, grazie, se ne riparla a settembre. Come dite? A settembre è tardi se mi prendo questo tempo l’editore mi saluterà? Possibilissimo, ma una casa editrice che ha davvero a cuore un autore sa aspettare, non lo lascia ad altri, perché semplicemente lo vuole pubblicare lui, ad agosto è tutto fermo e settembre davvero è qui.

In me, ne ho parlato più volte, è avvenuta una svolta, ho esordito 8 anni fa, non ieri, sto facendo una gavetta sfiancante e semplicemente ho messo dei paletti, perché se le regole del gioco le fanno loro, la mia parte di gioco la conduco a modo mio.

Fare autocritica

Stiamo lavorando a questo, stiamo significa io e Roberto Ghizzo, questo significa una nuova versione di Nina Strick, sotto vedete una selezione di alcuni personaggi, visto che la precedente non ha funzionato.

Alla base del lavoro c’è un’unica importantissima informazione che è risultata epifanica, ma finché nessuno me l’ha rivelata ho a tutti gli effetti brancolato per oltre un anno tra silenzi e rifiuti. A dirla tutta le versioni del testo sono tre. La prima quella appunto che ho fatto stampare e regalato ai nipoti e inviato a 30 editori con le illustrazioni precedenti, nella seconda, dietro suggerimento della mia agente Investigatto è ahimè morto per lasciare il posto a John B. Sword  (un testo con umani e animali insieme pare che proprio non vada) ed è uno dei probabili motivi dei silenzi/rifiuti. Ma il vero problema, che una volta individuato ha prodotto la terza stesura (pure la seconda nonostante le modifiche soffriva di questo ENORME errore intrinseco) era non aver individuato un chiaro target di lettori di riferimento. In pratica non si capiva a chi mi rivolgessi, un vago “libro per bambini” non ha alcun senso. A saperlo, a capirlo prima… a volte gli editori potrebbero perdere tempo a motivare un “no” e sulla lunga distanza avrebbero il vantaggio di ricevere molte meno proposte. Insomma, after the epiphany che pare una roba celtica, ho lavorato duramente e scelto i bimbetti di 7/8 anni. Nel frattempo la sfasatura evidente tra testo e illustrazioni (un mischione di età di riferimento) ha ahimè portato a salutare Rossella Paolini. L’editoria prevede anche decisioni umanamente assai difficili da prendere e comunicare.

Nel frattempo, parlandone con Roberto, già illustratore de La formica, albo congelato che manco Cottarelli e Conte insieme, si è proposto di fare un campionario di scene/personaggi per la nuova Nina Strick. Da lì è iniziato un lavoro di squadra molto efficace e concreto, le cui parole chiave sono state autocritica (la mia), brainstorming (il mio e di Roberto insieme), più fantasia e meno verosimiglianza (il leit motiv dell’agente).

Ho buttato, tranciato e riscritto. Ho semplificato il linguaggio e inserito giochi di parole caldeggiati dall’agente. Questa è stata la faccenda più complicata, mi venivano in mente delle cose che mi parevano pure discrete, ma che non c’entravano un tubo con un castello inglese e un conte scomparso, non le volevo né potevo eliminare, quelle avevo, per cui è toccato fare un lavoro di contestualizzazione. E in questo momento il nuovo testo è in lettura da una maestra della scuola primaria che verificherà che sia effettivamente adatto ai bimbi di 7/8 anni. Tutto è abbastanza relativo, io a 10 anni ho letto Olocausto, saltando le parti più truci, ma i paletti dell’editoria per l’infanzia sono rigidi e non possiamo non tenerne conto. E’ stato molto, molto, molto bello. Non credevo, nel senso che mi ero arresa: Nina Strick non ha mercato ciao, i miei nipoti avevano gradito, va bene, ora Nanni è più interessato (con mio sommo orrore) a Sfera Ebbasta, tra un po’ perderemo anche Cecilia dietro a non so cosa, in ogni caso sono già troppo grandi per questa pubblicazione, che chissà quando arriverà.

Però, rimangono i miei primissimi lettori, e soprattutto i veri motivatori; inaspettatamente è piaciuto più a Cecilia che a Nanni a cui avevo pensato, questo perché nei mesi impiegati per confezionarlo i suoi interessi e gusti erano già cambiati.

Siamo davvero in mezzo a un processo creativo di livello alto. Mi dico che non può non andar bene, anche se sappiamo che nulla è garantito in questi casi, però sono felice di quanto stiamo facendo. E essere felici nella vita è sempre un risultato auspicabile, direi.

Un tempo diverso

Succede in un attimo: sono in copisteria a far rilegare un manoscritto e mi arrivano in contemporanea un whatsApp di un caro amico con la foto del figlio alla festina di compleanno, 10 anni ieri, e la didascalia “Dieci anni che sono volati“, e l’sms di mia mamma che mi informa circa la morte del padre di amici in Valtellina, un coetaneo di mia mamma, sempre insieme alle feste dei coscritti, e i suoi genitori a loro volta abitavano nel cortile dei miei nonni, da qui l’amicizia e insomma quelle persone in grado di evocare ricordi importanti e forte nostalgia. Mi viene il groppone. Tiro un po’ su col naso, prendo il testo messo insieme con la spirale e proseguo con le cose della mattinata. Intanto rispondo all’amico e a mia madre, mando un whatsApp a mia sorella per dirle della morte di quest’uomo, lei risponderà poi più tardi “Oh che tristezza” e sempre vado avanti: banca, caffè, panettiere, qualche giro e il tarlo picchiettante sul tempo che passa e lascia briciole di noi in giro, a ricordarmi bimba davvero molto piccola, con la signora Enrica, la vedova, che mi mette sulla bici da cross del figlio, una Ranger gialla, non arrivo né al manubrio né ai pedali, ma lei mi spinge e a me sembra di andare su una bici da grande e da maschio e sono tanto felice.

Non sappiamo davvero quanto tempo abbiamo qui, e comunque vada passerà troppo in fretta, il gruppo delle cinquantenni del quartiere me lo rammenta, ammesso ce ne fosse bisogno, ogni volta che guardo il cellulare. Tutto questo fa da catalizzatore verso una decisione che non prendo a cuor leggero: due anni fa ho ottenuto (lottando molto) un part time verticale, lavoro e percepisco lo stipendio al 60%, e il tempo che ho sottratto all’ufficio era da dedicare alla scrittura, in pratica ho scelto di rinunciare a una parte di stipendio sicuro per dare maggior respiro al progetto creativo (e va bene, ci sono altri elementi, faccio la zia, e tutto quanto ma la scrittura ha avuto un grosso peso nella decisione del part time). Non tornerei mai indietro: amo poter essere più presente per tutti, mamma, marito e nipoti; adoro i piccoli momenti per me, i messaggi vocali con gli amici, un gelato, la panchina di un parco, la sveglia alle 9, il fisioterapista la mattina invece che la sera tardi. E se è pur vero che spesso questo tempo si traduce in un groviglio di tecnici di elettrodomestici e idraulici, che pare sia il nostro karma, la mia vita è migliorata in maniera esponenziale, ma i risultati scrittori non sono proporzionati al cambio di ritmo. Non ho mai pensato di poter rimpiazzare l’entrata mensile più bassa con le royalty, e non è un discorso economico il mio, ma più ampio, di opportunità. Come dire:

E’ questocara Sandra, ciò che hai saputo ottenere? Hai dato il meglio alla tua scrittura, le hai dato tempo, ma sei ferma allo stesso punto di quando lavoravi full time! E quindi:

# Genesi 12 – Edizione straordinaria

Puntata speciale non prevista, per aggiornarvi circa il mio romanzo Non è possibile, che ho scelto di non pubblicare in attesa di nuove strade, che potrebbero non aprirsi mai. Sono decisioni prese con il cuore di piombo e mettendo sul classico piatto della bilancia molti elementi, soprattutto quello di rinunciare a una squadra professionale, competente, empatica e onesta in favore della nebbia e, molto probabilmente, del cassetto. Di ricominciare, ma anche di non fare assolutamente nulla e dedicare il mio tempo a tutt’altro, seguendo il mio umore, assecondando in definitiva un desiderio importante: quello di far aderire la mia persona con le mie scelte, senza condizionamenti, fretta e percorsi nei quali fatico a essere felice.

Sento di essermi tolta un grosso peso, la situazione contingente mi stava procurando quella brutta cosa da combattere: l’ansia. Se non ho la lucidità necessaria per prendere la distanza emotiva dal mondo editoriale, e vivere i suoi avvicendamenti senza pensarci troppo, posso solo mettere un’effettiva distanza tra me e l’editoria, allontanandomi.

Grazie a chi magari dirà “ma io volevo leggerlo”, arriverà un tempo diverso.

A piccoli passi

Aprile ha lasciato il posto a maggio. Sono finiti i ponti ed è arrivato novembre. Del resto se in certi giorni ad aprile abbiamo avuto 29 gradi, dopo l’estate cosa c’è? L’autunno, quindi tutto quadra. Per il primo maggio siamo stati al Museo del 900, e la sera in Tv abbiamo visto che era tra le mete suggerite per la giornata, a Milano. Perfettamente sul pezzo, visto che è conservato Il Quarto Stato quadro simbolo per la festa dei lavoratori. Un museo assai godibile, anche per chi come me non ha alcuna formazione adeguata. Sono felice di aver cominciato il mese con la cultura.

Poi c’è tutta una serie di piccoli passi che mi sta portando fuori dal caos, dal girone iniziato il primo marzo: neve-occhio-polso-bagno. Oggi mia mamma ha tolto il gesso, dovrà portare il tutore, che già indossa, per un mese, ma confidiamo che, come del resto ha detto l’ortopedico, con la fisioterapia il recupero sarà veloce. Nel pomeriggio è venuto il muratore per i marmi, una delle tre tappe mancanti della doccia, quella che mi preoccupava maggiormente. Per cui due risoluzioni in un colpo, fantastico, anche se, chiaramente poi ci sono i dettagli: ho saputo solo oggi a mezzogiorno che il muratore riusciva a venire (perché ieri poteva, ma mi ha avvisata troppo tardi e io ero impegnata come zia sitter), e nuovo sporco; stamane sono uscita di casa alle 7.35, un po’ in ansia, con diversi trilli di sveglia sentiti partendo credo dalle 5 con quella del vicino, poi quella dell’Orso, infine la mia e un incubo precedente, senza riaddormentarmi. L’ansia nello stomaco e una mattinata di fuoco in ospedale, con un picco di stress e corse per la ricerca del tutore, il negozio dove ci avevano indirizzati era smantellato, trasferito, dove? Non c’era alcun cartello. Ma insomma, ci siamo. Tiri delle righe e giri i lati dei cubetti in modo che le facce giuste formino una storia.

Vorrei poter dire altrettanto della scrittura. Anzi no, della scrittura lo posso pure dire, anzi URLARE 😀 che in mezzo a tutto questo la mia produzione narrativa avrebbe potuto incagliarsi, invece si è presa i suoi spazi, è stata razionale nel sapersi fermare a lasciar decantare le storie prima della revisione (nei giorni di martello pneumatico e trapano, quando in effetti era impossibile scrivere, ma vuoi mettere la soddisfazione di aver azzeccato i tempi giusti?), ha saputo anche reinventarsi, rinnovare lo slancio creativo. Però poi, il grande blocco dell’editore, che nulla ha a che vedere con il blocco dello scrittore, mi pare ben peggiore, si è messo di mezzo, come un masso che ostruisce la strada, una frana, una grana.

E io lì, che gli ostacoli li conosco e magari a volte con l’esperienza li evito, scovo nuovi percorsi. Perché se fai sempre le stesse cose, otterrai sempre gli stessi risultati. (Einstein). Intanto la giornata si sta concludendo, tuoni e lampi, e ci si avvicina a grandi falcate al #SalTo 2018. Noi andremo domenica 13. Ci vediamo lì!

Nella foto io e l’Orso ci balocchiamo nella stanza stroboscopica al Museo

Sono qui

Abbiamo finito. Non proprio finito-finito, perché mancano alcuni dettagli. Oddio, il box doccia non è proprio un dettaglio, ma per la configurazione del bagno, la doccia è chiusa dai muri su tre lati, quindi ora abbiamo una tenda provvisoria che l’idraulico ci ha regalato persino abbinata alle piastrelle, e in pratica manca solo il vetro/porta davanti. Tra venerdì e sabato, quando peraltro l’idraulico è venuto la mattina per ultimare i lavori, ci siamo ammazzati a pulire e ieri ce la siamo presa relativamente comoda, completando gli acquisti dei piccoli accessori. Fisicamente sono un catorcio, confido che prima o poi tornerò in forma, sulla tempistica non me la sento di esprimermi. Mentalmente spero di non cadere a capofitto in questa sindrome, ogni volta che entro in bagno mi incanto e controllo che non ci sia, non ci sia boh, che i batteri non si vedono e con le gocce d’acqua posso conviverci, direi. E ora basta parlare di tubi e wc torneremo a parlare di libri molto presto. Facciamo pure subito.

Vi anticipo una questione a cui ho pensato a lungo tra Tempo di libri e il Book Pride ma poi ho avuto difficoltà a mettere insieme un post ricco di contenuti in tal senso. Lo scrivo ora, un po’ come viene, rielaborato mentre passavo i pavimenti più volte. Le fiere propongono solo il cartaceo, nulla, è vero, vieta ai lettori di connettersi all’istante con il proprio smart phone e scaricare in loco il relativo e book con pochi click, sì, ma non lo vedo tanto immediato come gesto. Intanto tocca verificare se il digitale esista, nel 2018 ci sono ancora editori che non lo prevedono. D’altro canto gli editori digitali non espongono ai vari saloni, uhm, considerato che cartaceo è spesso proposto con il Print on demand, potrebbero stampare (magari da un tipografo non da Amazon, risparmiando sulla quantità) almeno alcuni titoli, avere uno stand per farsi conoscere. Cosa che ho visto fare solo da Amazon Publishing a Tempo di libri, seppure con un banco un po’ scalcagnato, i libri però li REGALAVA e me ne hanno dato appunto una copia NOT FOR SALE qualitativamente ottima, come storia e fattura (un po’ troppo rosa per me, ma il mio gusto personale non è il cuore della faccenda). Altra cosa, nelle classifiche di vendita, peraltro poco attendibili perché i dati vengono presi da un numero ristretto di librerie coinvolte e perché i grossi editori all’uscita dei propri libri li acquistano in blocco per consentire loro una rapida scalata, le vendite su Amazon, ovvio il principale canale di acquisto in rete, non vengono MAI prese in considerazione.

Il discorso che faccio è questo, ho sempre più l’impressione che l’editoria sia spaccata in due: digitale Vs cartaceo, librerie fisiche Vs. librerie on line, due mondi che si fanno la guerra e non sembrano destinati a incontrarsi, tutto sommato per la scarsa volontà degli addetti ai lavori. Mentre noi lettori (e autori) invece la vediamo come un’unica entità dove si può fruire del prodotto libro ognuno come gli va (cit. Dalla).

L’editoria come se nevicasse

Quando parlo (male) dell’editoria non mi sto (più) lamentando, sto semplicemente facendo delle considerazioni.

E’ come aprire la finestra, constatare che nevica, infilare gli scarponi e uscire.

Non faccio finta che ci sia il sole, né mi chiudo in casa e neppure inizio col tormentone lagnoso: mi attrezzo per la situazione.

C’è chi invece, a parer mio, ha la tapparella abbassata e si muove del tutto inconsapevole del meteo e del panorama innevato.

Piantiamola di dire che occorre perseguire la qualità e arriveremo in alto e pure lontano. Non è così, diciamo piuttosto che è tutto un pagare: corsi tenuti da case editrici che forse ti noteranno, editing, schede di valutazione del testo fatte da agenti che magari ti rappresenteranno, o, in alternativa, riuscire a beneficiare del colpo di fortuna arrivando all’agente che non si fa pagare per leggere il manoscritto (ne conosco solo uno serio), o ancora l’alternativa della sempre utile conoscenza, di letto o di parentela, oppure rimane quel farsi le ossa con i tanti editori piccoli e onesti sì, peccato che poi il tuo libro sia praticamente introvabile.

Oppure, ancora, non paghi nulla ma hai un contrato talmente ridicolo che va bene la gavetta ma qui si piange e si rasenta la truffa legalizzata.

E badate bene, non ho messo sul piatto le ore perse nelle attese, il logorio, la frustrazione di sentirsi presi in giro, queste cose non hanno prezzo, ma se lo avessero sarebbe altissimo e quindi moralmente sono un vero costo.

La qualità e il miglioramento continuo delle proprie opere vanno cercati per se stessi e per i propri lettori, non perché sarà la chiave che aprirà le porte giuste, forse una volta era così, oggi è tutto troppo pieno di storture. Io il mio vero salto l’ho già fatto.   

Quando mi guardo in giro e soprattutto trovo notizie di prima mano, lo faccio per amore di informazione, mi sento una sorta di segugio del marcio che dilaga, curo la preda, la stano e la porto alla luce. Mi diverto a parlarne privatamente con alcuni di voi, non ci soffro, anzi tutt’altro, è un vero antistress. Se mi rimproverassero “oh, dai, dici così, ma vorrei vedere se ti contattasse l’editore a 5*****, se non firmeresti felice.” Risponderei “calma, vediamo il contratto, scopriamo a quali patti tocca scendere.” Non sto rosicando perché nevica e io non ho lo slittino, calpestare la neve fresca dove nessuno ha lasciato impronte mi appaga ugualmente, forse di più, è il costo dello slittino che mi pare improponibile.

Non vedo margine di miglioramento in questo pirotecnico porcaio (cit.) e non intendo più pagare neppure un euro per gli editing (cosa fatta su 4 romanzi in passato) anche considerato che abbiamo appena scucito 200 euro per la riparazione della lavastoviglie (si è rotto pure il frigo, in contemporanea, ma almeno quello è in garanzia!)

Un’autrice avvilita

Ieri verso le 18 uscivo da uno studio medico e concludevo, con due giorni di anticipo, le incombenze che mi ero prefissata per l’intera settimana, nella speranza, andata a buon fine, che i miei chiamiamoli interlocutori fossero tutti rientrati dalle ferie. La visita era andata bene, un punto fermo nel mio stato, un momento importante. Ho percorso una via di negozi con un gelato in mano, ho scoperto che la libreria Mondadori ha di recente inaugurato la nuova gestione della splendida terrazza, sono salita a vederla, con brunch domenicale (adoro il bruch) e aperitivi ogni giorno e insomma mi apprestavo a rincasare abbastanza soddisfatta.

Ormai sono smartizzata compulsiva pure io, c’è voluto poco, mannaggia, e in metropolitana mi arriva la mail di un editore piccolo, nato a gennaio, ma che si sta già imponendo per la gran qualità dei suoi libri per l’infanzia. Avevo inviato Nina Strick: rifiutato con risposta molto rapida e comunque non standard settimana scorsa. Lunedì ho mandato La formica; da quando a gennaio è nato il progetto, questo editore è stato l’obiettivo; quindi non inviare l’albo a decine di case editrici, ma studiare lui per personalizzare il prodotto e proporlo. Tutto con la sovraintendenza di CBM che ha dato il via all’intera faccenda e me l’ha fatto conoscere. Con i problemi che ci sono stati in corso d’opera il tempo è passato, ora che l’albo è quasi finite è venuto il momento di farsi avanti, mancano alcune tavole, ma l’impianto narrativo e le illustrazioni pronte consentono comunque un valutazione. E ahimè è stato “no.”

Ho fatto finta che non “fa niente”. Che la visita medica era più importante, che pazienza, che tra pochi giorni si va in vacanza di nuovo, che speriamo cessi il caldo, che ho archiviato le scocciature così giovedì e venerdì saranno due giorni tutti per me per prendermela super comoda, che quella terrazza da cui si accede attraversando ali di libri è proprio bella e magari convinco l’Orso ad andarci l’indomani. Che è bello, questo è vero, sapere che esistono editori gentili che rispondono in 2 giorni e motivano il rifiuto con un obiezione concreta.

Però sono proprio avvilita. Le cose non stanno andando bene, inutile girarci intorno. Figlia dei fiordi piace molto, ma vende pochissimo, soprattutto ha venduto meno dei suoi fratelli goWare, considerato lo stesso lasso di tempo. E questo non va bene, peggiorare intendo, non fidelizzare i lettori. Le vendite di Delos non mi consentono ancora, nonostante i 3 titoli, di raggiungere il minimo di royalties per venir pagata. Nell’editoria per l’infanzia non trovo sbocchi, solo porte chiuse, sto convincendomi di non essere sufficientemente capace, e ci sta, solo che poi, come scriveva ieri Michele nei commenti, da editori blasonati pretendi un certo livello, e oggettivamente io anche nei libri per i bambini vedo cose disegnate male, storielle trite.

Occhei, il post lagna ciclico che ogni tanto tocca proporvi è arrivato.