Del perché Musette si è infilata nelle lungaggini editoriali

Musette ha ricevuto un discreto apprezzamento, comunque sufficiente per farla tornare con le sue parole.

Succede che in questo momento io abbia:

3 illustratori che illustrano per me

2 editor che editano per me

e io sia ferma, ma i 5 lassù potrebbero anche terminare nello stesso momento, magari pure quando sto in ufficio e verrei sommersa dai compiti che, a quel punto, toccheranno a me. C’è anche da sottolineare il fatto che il ruolo di zia sitter sta diventando massiccio, ne sono felice, ma ieri andare a prendere Nanni ha significato stare fuori casa 4 ore, e quando sono rientrata giustamente ho preparato la cena. In caso mia sorella passasse di qui, sappia che io adoro questo ruolo, voglio essere travolta dalle loro chiacchiere e dalla loro vita che scorre per cui tutto molto ma molto ok. Però, da queste parti amiamo dire che c’è sempre un però, mettere mano a La montagna incartata è inutile: lo farei a spizzichi per un lavoro che se tutto va bene potrebbe essere pubblicato tra 3 anni! Ma, no? Ma sì. Perché io scrivo tanto e lui, l’ho già detto, sta in coda. Come alla ASL, chi prima arriva, e lui be’ è arrivato dopo.

Mediamente su un contratto di pubblicazione sta scritto che il libro uscirà entro un anno. Magari anche dopo, poi è chiaro che nessun autore allo scadere dei 365 giorni estrae l’avvocato dalla tasca, però capita che si vada oltre i termini contrattuali. L’editoria ha tempi da glaciazione, e questo è un punto a favore del self. Del resto tornando al paragone ASL se ci sono così tanti pazienti/autori, si crea la lista d’attesa. Gli editori in questo momento hanno già il calendario con le uscite del 2018.

Gli interventi di Musette sono capitoli che interrompono la storia in terza persona al passato de La montagna incartata, un esperimento/espediente narrativo non così originale, che ho comunque voluto fare e mi piace. A cosa serve infilarli qualche volta nel blog? L’obiettivo è che io non perda interesse per questo romanzo che adoro ma che è arrivato in un momento di lista d’attesa feroce. Vi è capitato che in ospedale vi dicessero “non può prenotare, non abbiamo ancora l’agenda.”? A me sì, è assurdo, e non apriamo sto argomento per non inacidirci un venerdì piovoso, ma comunque vigilia di weekend; ebbene Juliette, Musette e compagnia bretone sono in questa posizione, poveretti loro.

Quindi, ci saranno di sicuro ancora 2/3 puntate di Parola di Musette tratte dal romanzo, senza lasciarvi troppo in sospeso, più magari altri interventi extra della cagnolina che dirà la sua su qualcosa che le verrà in mente strada facendo.

Arf arf. long-haired-dachshund-puppiesMusette è una bassottina tedesca nana a pelo lungo, eccola lassù!

Polemica!

Quando qualcuno a me vicino mi ha fatto notare che ora col part time ho tantissimo tempo libero, mi sono un po’ risentita, anche se in effetti il tempo, almeno nei giorni in cui non lavoro, ce l’ho e mi serve a portarmi avanti per quando tornerò in ufficio.

Forse la malizia è nelle orecchie di chi ascolta ♠ nel senso il tono non era niente di che e io ho travisato. Le mie obiezioni sono che, riassumo, se ho tempo perché non ho figli, be’ grazie, io però li avrei tanto voluti; non lavoro mezzo mese (come mi è stato detto) ma il 60%, se fossimo in un paese serio con 28 anni di contributi full time la pensione non sarebbe un’utopia e di gente che con 28 anni in pensione è andata ce n’è a iosa (anche 15, via!); nessuno ci ha regalato nulla, se la richiesta di part time è la conseguenza dell’estinzione del mutuo, be’ ci siamo comprati l’appartamento senza aiuti e quanti ne conosco con la casa pagata dai genitori, tutta o in parte.

Alla fine però il punto cruciale è non aver menzionato il tempo che uso per scrivere, proprio come se non esistesse.

Io attualmente considero la scrittura e ciò che le ruota intorno un vero lavoro, ho un approccio serio non da “ritagli di tempo”, non da vabbe’ dai scrivo un raccontino, non da hobby tanto per non annoiarmi. Scusate, io non mi annoio mai.

La scorsa primavera ho ricevuto da goWare il modello CU, (ex CUD) per la dichiarazione dei redditi e averlo trovarlo nella casella della posta ha dato una gran concretezza al mio operato, al di là della cifra. Per questo mi definisco 60% impiegata, 40% scrittrice, casalinga e zia sitter. Sono cose importanti, lo ribadisco e non mi sento sminuita perché amo stare dietro ai mestieri e alla spesa (una volta era normale avere scritto sulla carta d’identità professione: casalinga, ma se non si hanno figli diventa un disonore?), sono felice di poter dare una mano a mia sorella che viaggia per lavoro e ha una famiglia complessa, anzi mi sono sentita proprio orgogliosa quando ho preparato il ragù, gliel’ho portato e tutti hanno detto che era ottimo, io: quella tra le due che non sapeva cucinare (il ragù di zia Sandra sta diventando una specie di marchio®); infine la scrittura è il mio secondo lavoro.

Qualche giorno fa una persona mi ha chiesto se le procuravo tutti i romanzi che ho pubblicato dopo Frollini a colazione, che aveva letto; non ho scorte, tranne poche copie di Novelle nel vento, ho ordinato quindi Ragione e pentimento e Le affinità affettive e glieli ho dati senza fare creste, ovvio, ci guadagnerò poi i diritti, ergo forse non è chiaro che in questi casi, occupandomi dell’ordine, io tutto sommato faccio un favore, anche se va a vantaggio mio. Una settimana per avere i soldi, alla fine per mancanza di moneta, al posto dei 2 euro voleva offrirmi un caffè alla macchinetta (40 centesimi), in quel momento non avevo voglia di un caffè e poi perché? E’ tanto difficile rispettare quello che faccio? 

Il mio amore per CBM passa anche per questo piccolo aneddoto: siamo insieme e lei riceve un messaggio, mi chiede scusa e le dico di non preoccuparsi, di rispondere pure, e lei scrive “scusa, ci sentiamo dopo, ora sono con un’autrice.”

In Italia una percentuale altissima di autori non pubblicherà mai il secondo libro, tipo l’80%; ora certo, si può passare alla storia anche con un’unica stratosferica pubblicazione, ma più facilmente si può cadere nell’oblio grazie sempre a un’unica pubblicazione che, altra percentuale inquietante, non venderà più di 500 copie (se ben ricordo anche quei siamo nell’ordine dell’80%). Ho parlato spesso di riconoscimento sociale, quello che arriva solo dai nomi big, dalle vetrine delle librerie di catena, dalle classifiche (lo sapete che le librerie che concorrono a fornire i dati di vendita per la classifica sono una minor parte e soprattutto segrete? Quindi se si comprano 10 milioni di copie di un libro nella libreria sbagliata in classifica probabilmente non ci finirà mai?) ma qui siamo al piccolo riconoscimento dei risultati e della fatica nella cerchia delle mie frequentazioni… (sto enfatizzando, non sono tutti così!) Pazienza eh, nel senso

meno male che ci siete voi! (Con l’Orso, Melina e i miei nipotini!)  GRAZIE!

Dopo DDD

Ricorderete le DDD, ebbene ora abbiamo aggiunto una D, Dopo Difficili Decisioni Definitive, giro di boa e siamo andati oltre. Ma di cosa parlavamo precisamente? Di non rinnovare il contratto con l’agenzia letteraria che rappresenta i miei diritti e propaganda le mie opere. Essendo io una grande fan dell’agente, è stata dura prendere questa decisione e ritrovarmi sola a battermi per i miei lavori.

Dopo aver spedito la raccomandata ho mandato una mail meno formale a Patrizia e Maria di goWare, (che revocare il contratto con l’agenzia significa in pratica lasciare goWare) che sono state preziose e di cui non posso proprio lamentarmi. Anzi. Spero che potranno capire la mia posizione e apprezzare le mie parole, non sono frasi di circostanza, né l’intenzione di giustificarmi. Il problema risiede altrove, e voi lo sapete bene. Mi manca il riconoscimento sociale, essere reperibile con facilità in libreria, essere almeno un po’ un nome e se non pubblichi con l’editoria tradizionale di fascia alta, questo non succede, con buona pace di tutti i ragionamenti che possiamo fare tra noi blogger.

Sospiro. Ora cosa si fa? Punto sulle mia forze? Ahahah. Figlia dei fiordi è finito in un’ altra dimensione ostaggio della più totale indifferenza, il tempo speso per scrivere agli editori è davvero tempo perso.

Torno dov’ero 4 anni e più fa. Quando per la prima volta lavorai con CBM, la quale non è un’agente e tiene alla giusta divisione delle competenze, a non mischiare ruoli e professionalità; lei è una editor, non propone le opere alle case editrici, ma presenta quelle che l’hanno convinta ad alcuni agenti con cui lavora. Non è detto che gli agenti poi accettino di rappresentare l’autore, ci sono appunto già passata nel 2012 con Ragione e pentimento, CBM disse sì, massimo entusiasmo, l’agente disse no, massima delusione (la mia). Però arrivare ai grossi nomi partendo da CBM è assolutamente possibile, e già successo (non a me, ovvio.)

Ripercorro questa strada con Non è possibile. Sapendo che nel frattempo il mercato si è saturato ancora di più, ma ho dalla mia diverse pubblicazioni e tanta gavetta.

Fiduciosa? No. Impaurita? Un po’. Perché il rischio che tra un anno io sia ancora qui con due opere da piazzare è alto. Però la DDD è stata presa e si parte da qui.

Davanti al caminetto

No, non ho il caminetto, chiarisco subito. Settimana pestifera: mia mamma con influenza feroce, febbre che sfiora i 40 e diversi annessi. Io che tento di fare qualcosa per lei. Altre rogne, quali il balletto dei rendiconto Delos, e sarebbe giusto se ora chi si è sperticato a difendere la propria opera, ammettesse pure pubblicamente quanto mi ha scritto oggi lo staff:

Salve Sandra, in realtà pare che diverse persone non avessero ricevuto la mail dei rendiconti, dev’esserci stato un problema con il mailing. Vari ce l’hanno segnalato…

ecco, sarebbe bello se rispondesse alla mia mail, e si scusasse: una falla nel sistema non è una tragedia, ma sentirsi attaccata quando avevo ragione (mettere in dubbio quanto affermavo significa darmi implicitamente della bugiarda!) è stato fastidioso, e stare dietro alla cosa una gran perdita di tempo. Ci sono giorni in cui i grattacapi della scrittura pare superino le soddisfazioni e il piacere.

Ora, dubito di riuscire a postare qualcosa che per ora sta solo nella mia testa prima di lunedì – domani e sabato toccherà recuperare ciò che è rimasto indietro in settimana, e fare la spesa per mia mamma, domenica se Dio ci assiste è prevista una gita al lago con cari amici – 😀

Faccio pace con la parte bella dello scrivere che al solito è appunto scrivere e farsi leggere, postando quindi un racconto extra.

Alcuni di voi l’avranno già letto nelle rubrica di Michele. Quanto vi propongo oggi è il risultato finale dopo i dovuti accorgimenti suggeriti dai lettori, che ringrazio.

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