Piffiamo insieme # 3 Conclusioni + frivolezze

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ll racconto del mio shopping aveva destato un certo interesse, ma poi non avevo più pubblicato il risultato finale degli abbinamenti blu/fucsia. Eccomi qua dunque, nell’androne del palazzo. Tenete presente che i colori sono un po’ falsati.

E adesso passiamo alla cose libresche.

Nell’ultima parte il romanzo di Pif acquista un leggero vigore nella trama, diciamo che migliora un pochetto, ma volendogli dare un voto complessivo, non raggiunge neppure la sufficienza. La cristianizzazione di Arturo, con l’obiettivo di riconquistare Flora, ottiene l’effetto contrario ma lo porta a una vita nuova decisamente migliore, tuttavia questo processo avviene senza che ci sia alcuno spessore e le pagine sono buttate lì nel peggiore dei modi. Capirete che, giusto in questo periodo in cui io mi sto massacrando su mood, stile e pipistrelli, una lettura di questo tipo mi abbia solo fatto pensare alla solita tetra faccenda per cui se sei già un nome puoi scrivere senza alcun criterio. Questo genere di sensazione però non è più, e sono sincera, in grado di abbattermi.

In realtà oggi avrei dovuto ricevere una risposta che non è arrivata; rimango incredula per questo ripetersi senza sosta di continue promesse disattese. Ma anche qui, come per il concetto delle righe sopra, non ci rimango neanche più male, prendo semplicemnte atto della cosa, mentre sto tracciando strade scrittorie diverse e del tutto nuove di cui vi parlerò presto.

Ancora aggiornamenti scrittori

  • Post lunghetto (ma molto sincero, non che di solito non lo sia, sto giro quasi senza filtri)

La morte di Tiziana ha ridimensionato per non dire stravolto il mio sentire rispetto all’editoria. Non ricordo quanto tempo passò da quando inviai a Thèsis dil mio manoscritto, alla risposta positiva, ma so che almeno una volta in quel lasso di tempo, se non due, scrissi a Tiziana per sollecitare e lei mi rispose molto cordialmente. Adesso se osi dire che la parola data non è rispettata e le risposte non arrivano, risulti perlomeno fastidiosa. Ho come l’impressione che l’universo mi stia mandando un messaggio, che non riesco del tutto a decodificare, ma che ha tra i suoi elementi oggettivi il fatto che Thèsis mi inviò il contratto 2/3 giorni dopo che un’oncologa mi disse senza troppi riguardi che mio padre aveva da 3 a 6 mesi di vita, e che di mandare la mia candidatura in Thèsis me l’avesse suggerito Loredana Limone, coetanea di Tiziana, mancata a dicembre. Tutto ciò mi fa venire i brividi.

Lasciarsi trasportare dai sentimenti in questioni professionali può non essere una buona idea, ma io sono una persona fortemente emotiva e poi è chiaro, esempio banale, che per quanto io fossi affezionata al mio ViParrucchiere di cui parlavo spesso, quando ha smesso di accontentarmi, facendomi un paio di cavolate, non ci sono più andata, eh. Però c’è una profondità diversa nel ritrovarsi con un taglio di capelli mal fatto, piuttosto che essere autori e aver trovato qualcuno che mi capisse, e che quel qualcuno fosse uno che di editoria ne sapeva parecchio, che oggi non c’è più. L’agenzia è in stand by da qualche tempo, perchè da qualche mese purtroppo si sapeva che Tiziana era prossima alla fine e i suoi incarichi sono stati assorbiti da altre figure che non potevano e non possono arrivare dappertutto.

Domenica, prima di sapere che lei non c’era già più, avevo concluso e inviato, quando mercoledì manco sapevo se avrei voluto farlo, la riscrittura di Nina Strick, le cui principali modifiche sono ambientarlo nella Val di Chiana e abbassare l’età di Nina che ora è una dodicenne. Chiaramente tutto questo ha comportato una marea di micro cambiamenti, Nina non può certo bere liquori, nè sfogliare un album di foto di quando era a scuola con Emma, visto che lei ed Emma non sono più coetanee. Eliminare alcuni personaggi e modificare i nomi inglesi che avevo inventato con tanta passione, come il maggiordomo Benjamin Butler è stato un colpo al cuore. Ormai la storia mi esce dagli occhi e dalle orecchie, mi sono giocata questa carta ed è stato anche piacevole passare da Fish and chips alla Ribollita, di sicuro mi sono impegnata, ma non avrei potutto trascinarmi l’ennesima stesura per mesi, senza garanzie sulla pubblicazione.

Per quanto riguarda invece il rosa, che scusate se mi ripeto, era in attesa di una risposta promessa per metà fine giugno e siamo ancora qui, si è deciso di comune accordo di sollecitare. Non nego che se avessero risposto al volo, sfoderando un bel contratto con tanti “oddio, scusateci” ne sarei stata contenta, ma ero certa che questo non sarebbe accaduto. Ed è stato così. Ma non hanno risposto e per me la partita è chiusa definitivamente.

Edit. Ho modificato il post dietro suggerimento di Barbara, che l’ha trovato un po’ troppo sincero, ora credo che siano le voci fuori dal coro a fare la storia e la differenza, fermo restando che non sto facendo nè uno nè l’altro, faccio fatica a stare dietro a certe dinamiche soprattutto in un momento come questo.

L’agenzia sta attraversando un momento davvero doloroso per la prematura scomparsa di chi aveva fondato un luogo di lavoro aperto, familiare e innovativo. Anche noi autori, in un modo o nell’altro, abbamo fatto sentire la nostra vicinanza ma è lì a Firenze che ora c’è una scrivania vuota con gli eredi della sua visione del mondo editoriale e delle nuove tecnologie (Thèsis nasce come startup nel 1986 e dal 1990 al 1992  è stata addirittura una delle società arruolate da Steve Jobs per portare in Italia il NeXT, la workstation da lui progettata dopo la sua uscita dalla Apple) che devono andare avanti senza di lei, facendo tesoro della sua forza. Per me questo nuovo assetto è straniante, la scorsa primavera si era ipotizzato che Tiziana leggesse il mio manoscritto col quale partecipai al DeA Planeta, almeno per un parere sommario, e poi proprio non ce l’ha fatta e, nonostante da tempo i miei principali interlocutori fossero altri, la sua presenza dietro le quinte era tangibile, e anche la sua assenza.

Ogni risposta, o mancata tale, è un tassello nuovo e necessita confronti. Ogni volta ci diciamo “è successo questo, ora cosa facciamo?”

Su Nina Strick vi ho detto: aspettiamo di sapere se la nuove versione Toscana con Nina ragazzina avrà finalmente convinto l’editore. Col rosa io e l’agenzia stiamo valutando un nuovo percorso, se non dovesse andare bene, sicuramente verrà pubblicato da goWare. Per i miei lavori che ancora l’agenzia non ha potuto prendere in esame, per la triste condizione in cui si è trovata, vedremo. Non sono triste per i rifiuti, sono triste perchè Tiziana non c’è più e merita rispetto.

Le conseguenze del post

Alla fine mercoledì (ieri) mi pareva di avere messo insieme una giornata del tutto inconcludente e trovavo la cosa piuttosto irritante. In realtà il post ha generato un gradito scambio privato con diverse amiche, oltre che nei commenti, di cui sono grata (grazie ♥) e questo ritorno di emozioni e pareri ha portato via tempo che non posso certo considerare tempo perso. Morale mi sono messa a scrivere alle 22.30, dopo aver seguito con attenzione le tribolazioni di governo.

Una buona pagina, almeno per me, che ha l’immenso pregio di avermi sbloccata.

Nasce da qui. Ed  è quindi una traccia vecchia di oltre due anni e da me completamente dimenticata (ogni tanto vado a pescare in cerca di idee e di solito le trovo!)

La Luna era un pub decadente situato in una strada fuori mano in un quartiere periferico, da anni Giada, la proprietaria, si riprometteva di apportare migliorie al moto di “farò”: farò un’insegna luminosa all’incrocio che inviti i passanti a svoltare, farò una serata Karaoke alla settimana, farò piatti più gustosi, farò… ma poi la pigrizia l’assaliva e tutto rimaneva com’era. I suoi amici cercavano di smuoverla: l’obiettivo non era solo quello di risollevare le sorti del locale, e già questo aspetto aveva la sua importanza, considerato che di quel passo Giada si sarebbe presto trovata sul lastrico, ma anche farle superare un comportamento da mollacciona che le bloccava l’esistenza. Era campionessa mondiale nello “spostare in là”.  La sottile tecnica del rimando, quando non si vuole fare qualcosa, non smetteva mai di raccogliere adepti. Si assisteva a un tesseramento costante nel club di procrastinatori seriali e Giada si era meritata una vip card.

Quella sera, come sempre, Giada chiuse dopo avere contato gli incassi – scarsi – e avere prontamente elaborato un nuovo “farò”; quella volta si trattava di organizzare serate a tema, durante le quali i clienti si sarebbero vestiti da pirati, cowboy o vampiri e, in caso qualcuno fosse capitato da quelle parti sprovvisto di abiti adatti, lei avrebbe messo a disposizione almeno un cappello o una maschera. La gente in fondo amava travestirsi, gettare alle ortiche la propria identità e, almeno per un paio d’ore, essere qualcun altro. Altrimenti non si spiegava il successo eterno del Carnevale. Rinfrancata dal progetto percorse i pochi metri che la separavano da casa, la vicinanza era un punto che deponeva a favore de La Luna e che la induceva a non chiudere, unito al fatto che i muri della bottega fossero suoi, ereditati dalla nonna paterna che fino al 1986 lì aveva avuto una latteria. Ripensò ai latticini, al cartoccio del latte a forma di piramide e valutò che trasformare il pub tornando alle origini avrebbe potuto essere un’idea interessante. Ri-farò (in questo caso toccava preporre il Ri) una latteria si disse davanti allo specchio mentre passava il batuffolo di cotone sul viso per eliminare ogni traccia di trucco. Era stanca, ma tutto sommato fiduciosa.

Con l’umore perennemente in bilico tra idee strampalate ma adrenaliniche e un deprimente conto in banca prossimo al rosso, Giada si svegliò la mattina seguente al trillo del cellulare: Maddalena, la sua vecchia compagna di scuola, tanto affettuosa ma alquanto mattiniera. Premette sulla cornetta verde guardando l’ora; certo, alle 9.13 mediamente la gente è in piedi, ma la gente non gestiva un pub scarsamente frequentato, ma comunque con almeno un avventore ben deciso a non andarsene prima dell’una, quando di solito lei cominciava a dare segni di nervosismo visto che l’orario di chiusura in settimana era mezzanotte. Sbadigliò.

“Maddy, tutto a posto?”

Per chiamarla a quell’ora, Maddalena era a conoscenza degli orari nottambuli al pub, come minimo le stava andando a fuoco la casa o si era lasciata con Roberto. Forse era incinta.

“Certo, cara. Volevo essere la prima a farti gli auguri! Buon compleanno!”

Cazzarola, si era del tutto dimenticata di compiere gli anni!

*****

Al di là del valore, può anche non piacere, se vogliamo parlare di scrittura ci sono diverse cose da dire: quando sfoglio le trame da Michele, è abbastanza immediato capire quali abbiano una reale possibilità di sviluppo e quali invece no (da lì sono nate storie pubblicate: La montagna incartata e la vita londinese di William in Quando non ci pensi più e parti abbondanti dei due romanzi completati e in cerca di editore) e questo credo che sia solo frutto di tanta esperienza. Le due battute di dialogo finali sono state scritte senza meditazione alcuna. Avevo soltanto deciso a priori di agganciare subito questa parte (che è l’interludio del YA) al resto della narrazione perchè lasciare che l’unione si svelasse solo alla fine è di sicuro un approccio molto figo ma o lo sai fare (come fa a meraviglia la già citata Jennifer Egan ma lei è un premio Pulitzer mica per niente e io  no) o viene una schifezza per cui l’assemblaggio non risulta amalgamato, come un Tiramisù venuto male (grazie Barbara!) Da lì la scelta che Giada fosse compagna di Maddalena (personaggio minore già entrato in scena) e così di getto ho buttato lì il motivo per cui telefonasse presto all’amica. Credo che la frase di Giada la caratterizzi molto e possa essere un buon cliffhanger visto che lì l’inteludio si interrompe bruscamente e si riparte con la trama principale.

Svegliandomi stamattina, bella carica, va detto, non appena ho sistemato le tipiche cose casalinghe del mattino, ho fatto un vocale di 4.42 minuti alla mia agente. Anche molto afffettuoso, dove il succo era di inviare un aut-aut agli editori, che ci diano una risposta a breve o è niente, perchè io non sono qui a farmi prendere in giro. Se ho accettato che Newton Compton abbia rifiutato il mio rosa, ma pubblichi chi afferma che la luna è un pianeta in un romanzo che ha vinto addirittura il Bancarella, be’ posso farmi una ragione di qualsiasi cosa a questo punto. Così ho appena concluso una telefonata di 40 minuti durante la quale sono emerse diverse cose.

Una che posso dirvi è che l’editore che stava valutando Nina Strick ha trovato delle criticità (che mi ha spiegato) ma anche un intreccio molto valido e sarebbe felice di leggere altro dell’autrice (io), e quindi potrei sistemare le parti che non funzionano e riproporlo. Tutto sta a vedere se ho voglia di farlo e questo davvero io adesso non lo so.

Non c’è alcuna sicurezza che così facendo venga pubblicato e ne nasca una serie, ma si parte da un reale interesse. Credo che lascerò che a decidere per me sia la via creativa, se un giorno mi alzassi con il desiderio di rimetterci mano, con idee concrete allora l’operazione risulterebbe piacevole e quindi fattibile, se al contrario dovessi sforzarmi per adattare la storia alle esigenze editoriali, comunque senza garanzie, allora lascerei perdere. Mi do un paio di mesi di tempo e vediamo cosa accade nella mia anima.

Per il resto probabilmente avrò altre notizie la prossima settimana. Comunque la giornata di ieri ha avuto il grande pregio di smuovere le acque, cosa che non serabbe successa se non avessi scritto il post. Pazzesco.

Milano Green

Con l’arrivo del caldo spesso i milanesi nel weekend lasciano la città, o almeno la domenica per una gita. Sono in molti ad avere una casetta fuori e comunque, alla peggio, un’escursione, sperando di non rimanere troppo imbottigliati nel traffico al rientro, è alla portata di tutti. Personalmente a parte l’aria condizionata che detesto, presente un po’ ovunque a Milano (quest’anno poi la sto proprio patendo tanto, ho appena preso un Oki che la giornata odierna mi ha stesa in tal senso) e nonostante abbia la possibilità di evadere, rimango volentieri qui a scoprire o a rivedere luoghi di incanto nel verde che inaspettatamente spunta e rinfresca, molto più di frequente di quanto i detrattori della mia città dicano.

Oggi ve ne mostro due molto volentieri.

P_20190616_124357_HDRP_20190616_124303_HDRQuesti due scatti by Orso sono stati fatti domenica 16 al Vicolo Lavandai, uno degli angoli più suggestivi di Milano. La viuzza parte dal Naviglio Grande (si trova sulla sinistra andando verso la Darsena) e ospita, oltre a questo antico lavatoio che suggerisce un’immediata idea di freschezza, alcuni studi artistici di pittori e fotografi davvero molto interessanti. Sul fondo, prima di sbucare di nuovo sull’Alzaia, ho visto che c’è un nuovo Cocktail bar un po’ nascosto, anzi super nascosto rispetto ai tantissimi che affollano le due rive del Naviglio (chiamate la Ripa e l’Alzaia).

IMG-20190616-WA0008Questo naviglio invece, meno famoso, si trova da tutt’altra parte, si svolta a sinistra da quell’arteria molto trafficata che è Viale Monza, e, all’altezza della fermata della metropolitna Turro (circa), c’è la Martesana; entrando in Via Tofane il panorama passa da “delirio di automobili” a “tranquilla oasi” che ricorda – con un po’ di fantasia – la Petite Venice di Colmar. L’attrazione del posto, motivo principale per cui ci sia addentra in Via Tofane, è il celeberrimo ristorante greco Mykonos, meta del mio primo appuntamento con l’Orso. Via Tofane ha visto il nostro primissimo bacio! In realtà anche una sosta nel fresco della Martesana merita molto. La foto risale a domenica 9 giugno quando siamo tornatati con piacere al Mykonos con amici.

Non c’entra nulla ma siccome non mi pare il caso dedicargli un intero articolo, vi aggiorno qui circa gli sviluppi sul nodo da sciogliere di cui al post sotto questo. Ho appreso con gioia, ma soprattutto con tanta ansia, che il mio Nina Strick è stato selezionato con altre due proposte di serie di gialli per ragazzi, dal comitato di lettura di un arci noto editore per l’infanzia. Ora tocca al proprietario in persona scegliere quale (soltanto uno) pubblicare. Non so quando deciderà e se matematicamente ho il 33,3% di probabilità di farcela, so purtroppo anche che saranno diversi i fattori determinanti, e la qualità del testo potrebbe non essere la principale. Se dovesse esserci, non ho idea di chi siano i miei avversari, un autore già un pelino famoso, sarebbe avvantaggiato. Anche il target di riferimento dei piccoli lettori sarà molto importante, mi è parso di capire che i tre testi non si rivolgano infatti alla stessa fascia di età, se preferissero i piccolissimi – 6/7 anni – io sarei esclusa. Mr X dovrà vederci una scintilla di progetto commerciale e ritenerlo promettente in termini economici.  Non sto sperando che gli altri due siano brutti, immagino che ognuno abbia alcuni elementi appetibili, mi auguro soltanto che vengano valutati con onestà.

Farsi leggere a questi livelli è sicuramente un gran traguardo e per questo posso solo ringraziare Cristina, la mia agente. Non è facile costruire una squadra per nuotare insieme in un mare di squali, tra burrasche e pirati. Chissà se toccheremo terra!

Tu sei importante

Sempre più spesso editori ma soprattutto agenti vogliono una sintesi estrema del testo da valutare, con un pitch verbale in un incontro simile allo speed date per cercare un fidanzato, o chiedendo una descrizione dell’opera in sole tre righe. Immagino che tutto questo avvenga per ridurre i tempi, ma la mancanza del dono della sintesi potrebbe produrre scarsi risultati a fronte di un romanzo magari molto valido.

Sono stata in forte difficoltà a scrivere una sinossi di 2000 battute per inviare la mia proposta al destinatario del mio piano B; concentrare tutti gli eventi in una cartella non era facile e la mia voce di autrice rischiava di venire totalmente annullata. Mi domando quanto efficace possa essere un esercizio di tale portata, soprattutto laddove non è affiancato da almeno una decina di pagine del romanzo. Come sempre in questi casi tocca prendere atto di cosa sia diventata l’editoria. Decidiamo di farne parte? Rimbocchiamoci la maniche e diamo il meglio di ciò che ci viene richiesto, sperando di intercettare sul serio i desideri dei giudici, che come in Dogana ci bloccano o ci fanno andare avanti verso la nostra reale destinazione: i lettori.

Ho così pensato di provare a ridurre in tre righe i contenuti delle mie opere alle quali tengo maggiormente; cliccando sul titolo si apre la pagina per l’acquisto su Amazon, in caso vi interessasse. Tuttavia il risultato era talmente penoso che ho deciso di non postarlo, mi sembrava svilisse il lavoro di mesi, talvolta di anni.

Ragione e pentimento

Le affinità affettive

Figlia dei fiordi

La montagna incartata

Cercare il link di Amazon de La montagna incartata mi ha regalato una fantastica sorpresa. Una recensione a quattro stelle da parte di uno sconosciuto, che non avevo visto e che è stata pubblicata proprio il giorno del mio compleanno! Anche lui, come altri, si rammarica per la mancanza del cartaceo, ne soffro pure io, per questo quando tra una anno scadranno i diritti, credo che non rinnoverò la pubblicazione con Delos e tenterò di dare alla storia una nuova vita. E’ un lavoro che ho molto amato e non mi interessano più gli editori che non propongono entrambi i formati. Spero solo di non essermi bruciata il testo.

Sono giorni di grande attesa (oltre che di grandi mangiate!). Penso a chi dopo anni di gavetta trova finalmente uno sbocco e ci dirà che è possibile farcela, ma certo occorre non mollare e lavorare duro, e a chi invece nonostante gavetta e duro lavoro non ce l’ha fatta dirà che no, e si dannerà l’anima a capire i motivi dello stallo a un livello più basso (editori piccoli, self ecc.) e vorrebbe capire perché il grande salto gli è negato.  Forse se avessimo chiesto un parere a chi ce l’ha fatta, prima di essere arrivato all’editoria di fascia alta, ci avrebbe dato una risposta completamente diversa.

Tutti indistintamente hanno bisogno, non dico niente di nuovo, di un pizzico di fortuna, a questo credo, ai complotti no, anche se tutta la faccenda DeA Planeta mi ha parecchio turbata. Tocca pure ricordare che di grandi rifiuti è piena l’editoria: Anna Frank, Harry Potter, persino Primo Levi. Ieri sera abbiamo visto il film The Help, mentre il libro lo avevo letto la scorsa estate, ho trovato entrambi bellissimi e in grado di accontentare fruitori dai gusti diversi. Kathryn Stockett, l’autrice, ha ricevuto 60 rifiuti prima di trovare un editore che credesse in questa storia immensa e commovente, a tratti ironica e portabandiera di valori universali. Sessanta rifiuti!

Certo se hai una fama pregressa sui social o sei uno sportivo ecc avrai le porte un pelino più aperte, ma anche questo ahimè è cosa nota, inutile sprecarci pensieri.

Non so che fine farò come autrice, davvero non lo so. Ho bisogno della certificazione dell’editore e so benissimo che più l’editore è noto anche se magari di minor qualità rispetto ad altri meno famosi (adoro Minimum Fax ma non lo trovi al supermercato per dire, massimo esempio di distribuzione massiva e capillare) più appagherebbe una parte di me che non trovo tanto edificante. Dover continuamente spiegare che no, l’editore con cui pubblico non c’è alla Coop è frustrante, addirittura arrivo a scusarmi. Ma di cosa? Sta roba si chiama riconoscimento sociale e non mi piace per niente perchè non c’entra nulla appunto con la qualità dei testi.

Ma come ripete Aibileen alla piccola bianca che sta allevando amorevolmente: “Tu sei carina, tu sei brava, tu sei importante!” Di sicuro posso dirmelo mille volta al giorno senza cadere nell’errore opposto, cioè andare in giro sfoggiando un ego smisurato, ma devo ricordarmi spesso il mio valore di autrice, ma anche di persona; sarò sempre io, anche se dovessi rimanere in goWare a vita, né verrà meno l’amore di chi mi circonda.

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Oh, che scorcio delizioso per il mio blog!

Viaggiare è sempre una fantastica opportunità per dimenticare le rogne editoriali.

Waiting for Brian

Che settimanaccia, amici! Vabbe’, qualcosa di positivo c’è pure stato, ma sudato e per il resto non ho neppure voglia di fare la classica cronaca nel blog che di solito mi aiuta a riordinare i pensieri. É weekend, domani si va al Book Pride che con l’assenza di Tempo di libri, diventa la più importante fiera libresca milanese e cavalcando l’onda dell’incapacità di Tempo di libri di collocarsi, si rinnova in una nuova sede più spaziosa, mantiene l’entrata gratuita e promette faville.

Ieri mi è arrivato l’editing da goWare, sono stata affiancata a una editor con la quale non avevo mai collaborato che si è complimentata dicendo che è stato un vero piacere revisionare il mio testo, dove tutto funziona. Le note sono poche, ci sto lavorando ora, e mi sono interrotta, oltre che per pranzare 😀 perchè illuminata da una riflessione perfetta per il blog.

I tempi biblici dell’editoria offrono un inaspettato vantaggio: ho cominciato a scrivere Non è possibile quasi 3 anni fa e non lo guardo da più di un anno circa, in pratica, come già evidenziato nel post precedente, l’ho a tratti dimenticato, così ora lo sto letteralmente ritrovando ed è come incontrare dei vecchi e cari amici che per svariate vicissitudini non si vedono da un po’. Mi sorprendo a sorridere e a pensare “però, bella sta cosa che ho scritto, mi sta proprio emozionando!” con rinnovato entusiasmo per la storia; un vero balsamo speciale in un periodo di stallo, oltretutto punteggiato da continue scoperte di proposte cialtronesche per spillare soldi agli autori, da parte di laqualunque, prive di reali sbocchi editoriali, di concorsi e contratti assurdi che mi fanno scappare come se fossi inseguita da una banda di hooligans.

Per poco non ti viene un colpo! Brian? Quella specie di robot? Dio mio, è del tutto impossibile distinguerlo da un ragazzino in carne e ossa. 

Brian, coming soon, non potrete non amarlo

Entrando nell’anno dei Maiale!

Alla fine la settimana è risultata complessa. Il raffreddore è diventato un raffreddorone galattico al punto che ogni sera, dopo giornate piene di cose che dopo vi dico, ero certa si fosse trasformato in influenza, invece no, niente febbre. Annessi di copertina, tisana, mal di testa feroce, starnuti a raffica, parlare alternativamente con la B o con la vocina da Paperina che mi viene quando sono costipata, mentre davanti alla Tv Sanremo, con una conduzione a mio parere claudicante, non riusciva a convincermi per cui andavo a dormire per ricominciare il giorno seguente allo stesso modo.

In realtà non è stata priva di momenti anche luminosi: un giro in centro per recuperare i biglietti a teatro, una merenda a casa di mia sorella con i nipoti, tutti allegri a chiacchierare in perfetta armonia.

L’influenza della twin invece è diventata influenza con lavatrice rotta, per cui le ho dato una mano su più fronti (un po’ di spesa, recupero Cecilia a scuola, prendere una borsata di biancheria, lavarla e stenderla da me, riportargliela asciutta in metropolitana, dove un essere spregevole seduto accanto a me si faceva beatamente una canna, accendendo il fuoco sotto lo sguardo sconvolto di tutti ma soprattutto il mio che ero a 10 centimetri, e poi ovviamente mi alzavo con tutti i miei bagagli, per allontanarmi da quello scempio, ma non trovavo altri posti a sedere). E poi c’erano da prenotare un po’ di esami medici, con tappe alla Asl e in un centro convenzionato, con ritorno dalla dottoressa perché una prescrizione non andava bene, con occhei la lasci qua gliela faccio rifare, con tornare a prenderla, tornare alla Asl. In questo preciso istante, sono le 13.01, e non mi pare vero di aver concluso tutto.

Un aspetto non da poco della questione, l’ho messo a fuoco solo di recente, è questa sindrome perfettamente sandresca, per cui gli ultimi giorni di part time (ricordo che lavoro 12 giorni di fila lun-ven. 8 ore al giorno) ho l’ansia di fare tutto che poi quando lavoro il tempo non c’è. Il che è assurdo, ridicolo, considerato che:

  1. Sono stata sposata (cioè lo sono ancora eh) 9 anni lavorando full time e non è che tutto andasse proprio a rotoli.
  2. Per quanto si possa portarsi avanti, prevedere, giocare d’anticipo, riempire frigo, dispensa insomma organizzarsi l’imprevisto si paleserà comunque e in qualche modo faremo.
  3. Comunque questo comportamento è compulsivo quindi ho idea che tocca infilarlo nelle cose tipiche di me e sta in buona compagnia, mi godo il momento – come ora – catartico in cui tutto è stra pulito, stra prenotato, stra approvvigionato e dopo 2 giorni di lavoro comincio a contare quanti ne mancano per stare a casa di nuovo.

Oh, ma che colpo di fortuna, un negozio Iper Soap di fronte all’otorino, posso fare scorta di detersivi, frugando tra le offerte come un segugio e caricarmi per bene la schiena mentre rincaso con l’autobus, così quanto ho risparmiato coi prodotti scontati lo darò al fisioterapista, visto che domani i trapezi saranno contratti e doloranti.

Esagero, ma non troppo 😀

Non è successo assolutamente nulla di nulla dal punto di vista scrittorio/responsi. Il mio illustratore si sta occupando delle sue illustrazioni che gli danno da vivere (giustamente) e non può al momento occuparsi della seconda Graphic Novel che abbiamo progettato. La prima è stata inviata e si aspetta. Come sto aspettando gli altri editori per il rosa, mentre per Nina Strick toccherà buttarsi su un nuovo giro di inoltro, visto che ormai è chiaro che quelli che l’hanno avuto in valutazione da giugno non sono interessati.

La fatica di questo percorso lunghissimo, di una gavetta infinita, di un’incertezza che aderisce poco al mio sentire (ditemi che non so scrivere, che le mie storie non funzionano e la piantiamo qui) ha assunto dimensioni preoccupanti. Perché non è come nel calcio, dove, chi fa più gol e ne prende meno vince ed è un dato oggettivo, occhei, c’è l’arbitraggio, la sfortuna, gli infortuni ma se non vai mai in rete be’ c’è poco da stare a parlarne, posto che nei bar e nei social lo si fa a iosa, sei scarso, oppure nella corsa, se sei veloce e/o resistente arrivi, altrimenti no, una volta puoi essere rognato ma mediamente, con buona pace del doping, i risultati sono anche qui piuttosto privi di fraintendimenti. La faccenda si complica in certe discipline più artistiche, la ginnastica ritmica, ma se cadi dalla trave non sei bravo, sei volteggi tipo farfalla guadagni punti e via dicendo. Sto semplificando al massimo, i veri sportivi inorridiranno, ma credo che il concetto sia chiaro.

Nella scrittura fermo restando ci siano la correttezza di sintassi, grammatica e l’acquisizione di tecniche narrative, considerato che cinque avverbi e tre parole ripetute in due frasi fanno raggiungere il cestino piuttosto in fretta, e una costruzione più empatica no, poi tutto diventa soggettivo e condizionato da elementi che con la scrittura non c’entrano nulla. Fama pregressa, relazioni sociali, cose che a dirle a chi invece è celebre, vieni etichettato come “l’autore complottista” e non ci fai tanto una bella figura.

Indovinate quale cantante (ex cantante, è sparita da parecchio) sta uscendo con un romanzo? Non la sua storia, memorie robe simili, proprio una cosa di fantasia. L’editore mi ha mandato una mail per informarmi, dicendosi disponibile per copie saggio, ho chiesto se potessi averla cartacea e… non ha risposto. La trama poteva anche piacermi.

Non mi sento affatto vittima, sia chiaro, ma neppure, definitemi presuntuosa, correrò il rischio, di appartenere alla massa di chi scrive in modo mediocre, perché un’idea prima o poi viene a tutti e un pc in dotazione idem.

Ho paura: l’attesa sta diventando il mio stato perenne, questi sono giorni decisivi la risposta che do più spesso a chi mi chiede come va.

Siamo appena entrati nell’anno del Maiale, diamine! Diversi elementi congiunti mi garantiscono che è mio momento! Leggo addirittura:

Sono nata nell’Anno della Scimmia, e finora sono stata vittima della sfortuna in varie circostanze, ma finalmente  posso voltare pagina!

Indovinate? Sì, sono del segno della Scimmia! E non dimentichiamo l’oroscopo occidentale che ha garantito Giove per i Sagittari, e pensate un po’, oroscopo cinese e oroscopo occidentale uniti nel dichiarare che l’ultima volta che si è avuto un anno davvero fortunato per me (precedente anno del Maiale + ultimo anno prima di un ciclo si sfighe varie) 2007! Ta daaa, l’anno del mio matrimonio! Ah ahah, e io considero l’Orso marito una gran fortuna. Quindi è una prova!

L’ho buttata un po’ sul ridere, amici. Solo perché il 5 febbraio, Capodanno cinese, mia mamma ha incontrato i suoi vicini di pianerottolo cinesi, vestiti di rosso che andavano a festeggiare e le hanno detto che per tradizione l’anno del Maiale è fortunato e quello del Cane, cioè il 2018, no, e mi è venuta la voglia di informarmi un po’ e divertirmici sopra collegandolo al momento che sto attraversando. Voglio dire, fino al 4 eravamo ancora nel Cane. Ma adesso Giove e Maiale sono miei alleati!

Felice anno del Maiale, amici, sono un po’ in ritardo con il brindisi, perché non ho aggiornato il blog, ma le celebrazioni cinesi durano 16 giorni, fino alla festa delle Lanterne, quindi in realtà sono perfettamente a tempo per abbracciarvi, fare il trenino, strombazzare “Buon Anno”, vestirmi anch’io di rosso e aggiungere che: (fonte Vanity Fair)

Il 2019 è anno particolarmente fortunato perché succede una cosa che accade ogni 60 anno. È l’anno del maiale d’oro. I 12 segni dello zodiaco vanno moltiplicati per 5 perché ogni 12 anni si alterna anche uno degli elementi di cui è composta la natura per i cinesi: metallo, acqua, fuoco, legno, terra.  

E comunque io un giro nella China Town milanese in questi giorni me lo voglio fare: via Paolo Sarpi che da bambina era una delle preferite per gli acquisti dalla mia famiglia (anche perché da casa nostra raggiungibile con un unico tram il n. 14). Il negozio cinese  era uno solo, un certo Wang Sang di pelletteria, dove, aneddoto che mi piace ricordare, mio padre andò quando al lavoro gli chiesero di comprare una capiente borsona per portare la corrispondenza aziendale all’ufficio postale. Oggi è tutto cinesissimo e molto folk e domenica sfilerà il dragone.

Penso ad altro

Settimana scorsa nel giro di 24 ore mi sono arrivati due cazzotti in faccia a livello editoriale.

La comunicazione con l’editore che avrebbe pubblicato il mio “Non è possibile”  ha preso una piega che non mi piaceva per niente, al punto che ho deciso di rescindere il contratto e un editore big, al quale la mia agente aveva proposto il mio rosa, ha detto no.

Ricevere brutte notizie sotto le feste in teoria è ancora meno piacevole, in pratica però credo che la cosa riguardi unicamente altri aspetti della vita: salute, perdita della sicurezza economica (non dico lavoro, proprio perché per me la scritture è un impiego a tutto gli effetti e quindi in qualche modo quanto sopra è uno scivolone in campo lavorativo), perché in questo caso compleanno e Natale hanno compensato al punto che non mi sono crucciate neppure un po’. A una settimana di distanza, metabolizzato il doppio evento (poteva essere un colpo che rivela tutta la sua potenza a freddo) sento che qualcosa di davvero importante è accaduto, un cambio di prospettiva per cui ora dico “va bene così!” e sul serio.

In concomitanza, mentre i giorni di luci si sfilacciano in un vero tour de force mangereccio già in corso (continui pranzi e cene conviviali, almeno per me) e il mondo grida orrori di varia natura, per cui diventa difficile sentire il messaggio di speranza di un neonato in una mangiatoia, si veniva a sapere che nel 2019 Tempo di libri non avrà luogo. A quanto pare le risposte di un’editoria claudicante vertono unicamente ad annullare le cose quando non funzionano appieno.

L’editore fatica a comunicare con l’autore? Si propone di rescindere.

L’editore non vede una voce nuova nel testo? Si dice no.

L’associazione di categoria non trova idee innovative per una fiera già stanca al secondo anno? Non si fa.

Un mondo imprenditoriale che agisce per sottrazione per non accollarsi rischi, dimentica che solo muovendosi si va verso qualcosa. Ed è per questo che una realtà simile non può risultare appetibile.

Penso ad altro, e tutto sommato, è un peccato.

Editoria, come siamo messi?

Amici, mi rendo conto che sto postando parecchio e voi siete presi dal balordone natalizio, prometto quindi, dopo questo post che avevo in bozza, al quale sto aggiungendo queste righe, di darvi una piccola tregua. Lo pubblico ora, perché con la  nuova grafica di wordpress, più alcuni impicci del pc. sto facendo fatica e preferisco cliccare subito su “pubblica” prima che vada a male, ormai ho una cera età – scusa assai interessante da usare in molteplici situazioni – per cui con le novità informatiche non vado troppo d’accordo.  Grazie ancora per tutto l’affetto odierno. Vado a preparare la cena compleannesca che ho scelto di fare a casa, la festa poi arriverà domenica.

Molti editori non accettano proposte spontanee di pubblicazione (se nel sito non c’è un’apposita sezione per l’invio dei manoscritti, meglio lasciar perdere.)

Gli editori che invece le accettano spesso lo fanno solo in determinati periodi dell’anno, tocca verificarlo nel sito, niente di difficile, ma si ha comunque spesso l’impressione di finire in un pozzo, soprattutto se non è ben specificato entro quanto tempo possiamo ritenere di essere stati scartati.

Se il nostro interlocutore è un editore di fascia media, prepariamoci a possibili (anzi frequenti) problemi di varia natura. Spiace enormemente dirlo, l’editore piccolo potrebbe diventare un big (potrebbe anche chiudere a dirla tutta) ma a mio avviso con loro va sempre peggio.

Se pensiamo piuttosto di rivolgerci a un’agenzia letteraria, quelle che valutano i manoscritti gratuitamente sono sempre di meno, e spesso la finestra di ricezione è aperta in periodi molto brevi, per cui accedervi è complicato, talvolta impossibile. Non sempre danno informazioni chiare in questo senso.

Se decidiamo di optare per un’agenzia che chiede una tassa di lettura, ho recentemente appurato che affidare la nostra opera (e le nostre speranze) a un’agenzia importante, per un testo di almeno 400 mila battute (che non sono poi così tante, la mia agente va ripetendo che è davvero il minimo sindacale per un romanzo che si ponga l’obiettivo di venir pubblicato da un big) sono necessari 488 euro. Considerato che potrebbe non andarci bene con la prima, a botte di quasi 500 euro, con tre agenzie raggiungiamo l’equivalente di un discreto stipendio. Io ho trovato una buona agenzia che mi rappresentasse al 4^ tentativo, di cui tre gratuiti e uno (non con quella che mi ha poi preso) a pagamento. I prezzi all’epoca, la mia ricerca è durata 2 anni dal 2012 al 2014, erano più bassi e le agenzie free più numerose. Oggi spesso quelle free in realtà non hanno grandi contatti con gli editori blasonati ai quali evidentemente ambiamo, visto che abbiamo optato per un intermediario. A quelli piccoli ci arriviamo pure da soli, direi.

Esistono infine agenzie miste (free con un responso più lento, e/o per pochi testi al mese, e a pagamento per una valutazione più rapida per un numero illimitato di romanzi) ne aprono di continuo, offrono servizi editoriali di supporto e probabilmente vivono di quello, più che della percentuale sulle royalty dei loro autori.

Non sto sparlando di nessuno, né intendo essere disfattista, questo è il quadro attuale, senza sconti. Bisogna davvero prendere atto che il settore editoriale è stato colpito molto duramente dalla crisi economica e fatica a uscirne, che gli editori vogliono ricevere testi sempre più perfetti (e quindi passati da un’agenzia o da un editing che l’autore si paga da sé), che difficilmente rischiano con un autore sconosciuto, laddove non ci sia un bacino di lettori consolidato (essere youtuber, calciatori e assassini aiuta parecchio.) E soprattutto che è un mercato dove c’è una sfasatura tra domanda e offerta pazzesca, quindi nonostante si pubblichino 150 libri al giorno (non tanto per amore della cultura quanto per ottenere continui finanziamenti dalle banche, grazie all’apertura di nuove cedole librarie) non c’è posto per tutti e la meritocrazia non sarà la linea di confine tra entrarci o stare fuori. E’ così, punto. Sicuramente chi ha un capitale da investire potrà rivolgersi a professionisti competenti e avere più chance. Il sottobosco di relazioni pregresse, no, non parlo di raccomandazioni, se si lavora nel settore, immagino possa aiutare almeno a venir presi in considerazione. Dico “immagino” ma potrei evitare, basti guardare i curriculum di numerosi scrittori, quanti sono editor, copyrighter? Tanti e soprattutto sempre di più.

In ultima battuta anche le agenzie più serie faticano a ricevere risposte dagli editori in tempi non da glaciazione, talvolta si parla persino di un anno di attesa.

Possiamo solo lavorare sodo. E Dio mi è testimone (frase pronunciata simil processo nelle serie Tv americane) che l’ho fatto; in più ho speso qualche euro, quanto ritenevo di potermi permettere, visto che per il resto inventare storie è un hobby con un costo molto limitato: un pc in casa l’abbiamo tutti e i corsi di scrittura creativa che ho frequentato sono sempre stati molto economici, un paio pure gratuiti.

Come sempre aspetto risposte importanti e tutto – ho parlato con la mia agente nei giorni scorsi – dovrebbe definirsi a gennaio inoltrato. Ora gli editori sono occupati con le strenne e poi ci sarà la normale chiusura per le feste. Sarà uno spartiacque importante tra il rimanere, ammesso di volerlo, nell’editoria di fascia media dove sto da oltre 8 anni, o fare sto benedetto salto di cui vi parlo da tempo. Che poi anche approdare ai big non significa affatto diventare in automatico un loro autore di punta e quindi immagino mi si presenterebbero altri argomenti per il blog 😀

Dreaming settembre

Questa coda dell’estate mi sta regalando, tra temporali e giornate con un cielo blu incredibile e un sole caldo ma non afoso, la luce di un vero inizio settembrino che sta stupendo persino me e se da una parte potrebbe essere il risultato di quell’equilibrio (ricordate? L’ho scelta come parola per il 2018) perseguito, dall’altra spero che duri.

Ci sono state cene perfette qui! E una domenica di relax qui! La spunta di una visita medica di routine con imprevisto (niente di grave, ma psicologicamente mi ha rimbalzata a oltre 25 anni fa con una prima diagnosi dubbia) per cui tocca tornare e soprattutto, dopo uno smarrimento iniziale la sensazione di essere davvero in grado di non drammatizzare, perché l’approccio alle situazioni è importante quanto la situazione in sé.

C’è il lavoro, che sta là e io sto qua e non ci penso proprio. C’è pure una notizia poco piacevole: il mio romanzo Non è possibile non uscirà prima di un anno, Le Mezzelane ha infatti ipotizzato un’uscita dopo l’estate 2019. Potrei sperticarmi in critiche, oggettivamente nella mia testa l’ho già fatto, ma mettere in piazza i pensieri non mi pare etico in questo momento. Una cosa tocca dirla: non è neppure questo l’editore con cui fidelizzarmi, la ricerca continua. Io ora sono più sul cogli l’attimo, vivere alla giornata, piuttosto che progettare a nastro come ho fatto sempre. Ma cosa ne so, cosa farò tra un anno?

Quest’estate ho letto 12 romanzi, poche delusioni, immenso godimento tra le pagine, continuo in questi giorni al parco, circondata da pensionati (ma riesco sempre a conquistare una panchina tutta per me al sole!)

In casa abbiamo ripreso l’usanza “serata panini davanti alla tv una volta a settimana”, era il sabato ora spostata al martedì perché sul canale 8 è cominciato Masterchef!

E oggi vado a prendere i miei nipoti al centro estivo, non li vedo da un mese e me li stritolerò per bene.

E sopra a tutto questo aleggia il romanzo in scrittura: ora ha un titolo definitivo, all’inizio il file era Carlotta, il nome della protagonista, e come sempre accade il titolo giusto mi è venuto in mente mentre prendo sonno, come un flash. E ieri sono arrivata a 180 mila battute, che è tantissimo, che è bellissimo, che è una roba che mi sta riempiendo di fiducia senza vincoli né pensieri su quel contorno avvilente con cui chi scrive per pubblicare deve fare i conti. Mi spiace che non si riesca a fare un progetto continuativo con nessuno, che dall’altra parte non investano su quanto l’autore ha in cantiere, i libri escono e poi boh se l’autore scrive altro bene altrimenti amen. L’editore come banco del salumiere: stacchi il numerino e aspetti il tuo turno. I successi gridati e poi puf scomparsi in pochi mesi, impazzivamo per Camurri, e sugli scaffali già non c’è più. Frugo in internet quali fossero le proposte di inizio anno e trovo un cimitero di romanzi già sepolti da altri che incalzano. Un settore fortemente cannibalizzato, dove ho trovato Wondy che è uscito solo 4 anni e mezzo fa, al Libraccio tutto 2 euro, a 2 euro appunto, in un mischione di libri senza ordine alcuno, in una sera da 60 gradi, e mi ha fatto un po’ male al cuore, ne costava 17 e mi chiedo se possa meritare di finire così. L’ho preso, risparmiare piace a tutti, ma Dio mio, mettetelo a metà prezzo essendo usato, o gratis al book crossing piuttosto e che Rizzoli faccia nuove ristampe, l’ultima risale a un mese dopo la prima!

Mi fa tutto un po’ cagare, non mi piace come (non) funzionino le cose. Ho molti amici che hanno pubblicato uno o anche più libri e ora annaspano, incerti su quale direzione prendere, con la promessa di un secondo libro (o anche terzo o quarto) non mantenuta, loro malgrado.

Andare avanti a “questo sarà il romanzo giusto!” non ha senso perché non può esistere un romanzo giusto con questo sistema di pesca alla trota.

Però, chissenefrega, la mia nuovissima storia scintillante brilla sopra tutto questo, capace ancora di puntare alle stelle, o comunque in grado di farmi sognare quaggiù, non sul suo futuro editoriale, ma sulle vicende di un gruppo di donne straordinarie.