Dopo il temporale

Ci sono cose che arrivano proprio al momento giusto, cioè ieri. Per raccontarvela tocca fare un salto indietro e una premessa.

Credo che uno dei mali maggiori dell’editoria sia la lungaggine nelle risposte. Si può aspettare sei mesi o più, di solito poi per un no? Che significa mediamente: aspetta, se entro sei/otto mesi non ti ho contattato significa che non ci interessi.

Solo a leggere sta procedura viene male.

Un anno fa ho inviato Figlia dei fiordi a diversi editori: non rispose nessuno, neppure uno di quelli che dichiarava a chiare lettere nel proprio sito di rispondere a tutti. L’ho visto a Torino (forse pure al Book Pride ma potrei confondermi) e avevo una certa voglia di andare lì a dirgli qualcosa, poi ho evitato.

Ieri mi risponde. Data inoltro manoscritto 25/6/2016. Data risposta 26/6/2017!

Non pensiamo sia adatto alle nostre collane. Speriamo magari in un tuo prossimo lavoro!

Rispondo chiedendo se questa frase debba interpretarla come qualcosa di standard per non far rimanere troppo male gli autori rifiutati, o piuttosto come

– ci piace come scrivi ma la trama non è sul serio adatta a noi, ti rileggeremmo volentieri con altro.

Aggiungo: Io ho un romanzo pronto, molto diverso, la cosa meno rosa che abbia scritto, e un’esperienza con Voi mi piacerebbe farla, però un altro anno, tanto tempo è passato dall’inoltro di Figlia dei fiordi, per la valutazione mi sembra eccessivo. Ditemi Voi.

Nel frattempo l’editore ha modificato il sito per cui dichiara di rispondere solo in caso di interesse, ad eccezione di chi aveva, come me, inviato il testo prima del 2017.

Aspetto, eh. E’ che in questi casi l’editoria appare come un carrozzone buffo – se si vuole prenderla sul ridere – e claudicante con rari tocchi di grazia e magia che tutto sommato ripagano.

Sto meglio. Ieri al lavoro il mega big boss dell’azienda alla quale prestiamo servizio mi ha chiamata a rapporto e pur sentendomi tranquilla è una cosa che non succede MAI per cui ho iniziato a tremare. Invece voleva che gli risolvessi una rogna, non finiva più di ringraziarmi e poi a cose fatte ha detto che ero stata velocissima. E la cosa divertente è stata che io gli ho detto:

Bisogna vedere le tempistiche, perché io ora lavoro part time, non ho problemi a venire extra ma occorre che mi organizzi, perché ho un secondo lavoro.

Lui ha risposto che certo capiva. E io ho pensato che il secondo lavoro sono i nipoti e i libri ed era fighissimo poterlo sotto intendere in quel frangente.

Overbooking editoriale

Il pensiero mi ha folgorata non sulla via di Damasco, bensì su quella della Val di Mello “ma quanto migliore è il tempo speso qui rispetto a quello impiegato a star dietro all’editoria?” Poi la settimana è stata piuttosto pestifera, il weekend ha rasserenato tutto col relax e un pranzo molto piacevole in una cascina fuori città con un gruppetto di amici. E oggi una mail che mi parlava di overbooking, no, non sul volo per Corfù, ma di troppi testi che rischiano, rischio concreto diciamo che avviene e basta, di venire scartati senza manco essere letti, perché semplicemente sforano la quantità di cui agenti, editori e addetti ai lavori possono farsi carico. E’ inutile logorarsi ragionando sul fatto che è stato chi è in overbooking a chiederti il manoscritto, se non ci sta dietro chiuda la valutazione dei testi e non chieda nulla agli autori, illudendoli.

E’ così, punto. Strategie? Un blog che funziona così poi arriva il libro? Una carriera pregressa che assicura lettori? Esageriamo: ammazzare i propri genitori!

In pratica occorre avere tra le mani qualcosa di davvero straordinario che talvolta no, non è la storia che si è scritto magari con grande fatica. Oppure, e siamo sempre fuori dall’ordinario, l’arcinoto colpo di chiul. Nessuno rosicamento, davvero, io riconosco il vero talento di autori che ce l’hanno fatta semplicemente scrivendo, come Fabio Genovesi, e sono indubbiamente più bravi di me. Probabilmente io quella storia eccezionale non l’ho scritta. In più adesso il panorama è completamente cambiato rispetto ai suoi esordi avvenuti neppure così tanto tempo fa.

Tutti scrivono, tutti vogliono emergere, tutti almeno all’inizio si illudono di avere l’arma vincente, poi fanno i conti con la piccola casa editrice che ce la mette tutta ma fa quel che può, il libraio che ti caccia in un angolo, l’editore digitale che è il nuovo che avanza ma per molti rimane oscuro, il sovraffollamento, i non lettori, e nel giro di poco tempo ci si balocca in bilico tra soddisfazioni (il libro però piace!) e delusioni (ah, non lo tenete…)

Poi c’è Amazon, una sorta di mondo parallelo dove sei in classifica per qualche giorno più in alto di Ken Follett, arrivi persino primo, ma al supermercato il tuo libro continua a non esserci e allora non sei nessuno.

E fuori ci sono infinite Val di Mello da esplorare, tempo risicato, concentrazione ancora meno, bimbi da accudire, neuroni in sciopero, cene da pensare, lavori veri da portare avanti. E come dice la cara Tenar ogni pubblicazione è già un miracolo.

Dopo il post sul raggiungimento dell’editore Big tutto si è bloccato, non posso dire di più. In effetti io mi esalto facilmente e magari parlo pure troppo presto, per cui sono ancora qui a cercare squarci, senza tornare a fare la lagna ma con reale pragmatismo.

In ogni caso se Enrica La formica rimanesse esclusa per l’overbooking sarebbe un vero peccato. Non lo credete anche voi?

Grazie a Roberto Ghizzo che mi colora i sogni ed è sempre squisito                                                 

Piazzista di storie: la teoria del ferro da stiro

Pare esistano due modi differenti di affrontare il ferro da stiro e che aderiscano al nostro approccio alla vita.

C’è chi lascia per ultimo i capi più impegnativi, diciamo le camicie, tipo rush finale, cosi dopo la massima fatica giunge il sollievo.

E c’è chi invece stira le camicie per prime, per levarsele dai piedi subito e non pensarci più.

Personalmente dipende dalle giornate, può anche capitare che le stiri a metà percorso.

Ho utilizzato una sorta di primo metodo nei giorni scorsi quando ho deciso di inviare un botto di miei testi a diversi editori, sondando anche strade nuove che mi sono venute in mente lì per lì: una gran fatica! Come proporre a goWare di uscire con un’antologia di racconti scritti dai loro autori di narrativa, questo per poter dare uno sbocco ai miei che altrimenti non vedo come potrei far conoscere ai miei lettori, se non attraverso il blog. Di Nina Strick, Formica e La montagna incartata vi ho già detto. Mentre rileggendo in tempi recenti il mio manuale semi serio Come vivere felice senza figli scritto nel periodo più buio della mia mancata maternità, per mettere in ordine i pensieri, l’ho trovato degno di essere diffuso, per cui l’ho inviato sempre a Delos per la collana I coriandoli. Sono in attesa.

Una settimana di frenesia dunque, come una camicia difficilissima da stirare, quella col colletto che non sta mai a posto, il tessuto super stropicciato, e adesso stop.

A inizio mese mi sono guardata dentro per capire sul serio quali siano le situazioni stressanti nella mia vita, quelle che generano un’ansia talvolta sproporzionata. Ci ho infilato anche questa cosa qua, di arrivare, di emergere finalmente, nonostante tutti i buoni insegnamenti di Big Magic. Sì, la scrittura è fonte di stati ansiosi, anche se in maniera molto marginale rispetto ad altro. Perché intorno ad essa c’è tanto che con essa paradossalmente c’entra poco: l’editoria. Dal 1 al 5 aprile io e l’Orso si va a Lisbona, prendo questo viaggio come l’inizio di una vacanza ben più lunga dalla scrittura, con l’eccezione di eventuali revisioni in vista di una pubblicazione sicura, contratto firmato, tipo a breve per Figlia dei fiordi. Che poi io sia quella delle decisioni buttate per aria, si sa, ma sta volta è diverso. Perché finalmente sto avendo cura di me, dopo mesi in cui facevo finta di niente. Posso fermarmi ora, o forse devo, qualsiasi sia il punto in cui sono arrivata.

Intanto ho saputo che La montagna incartata uscirà il 18 aprile!

From inside

Da quando sono regolarmente invitata alle conferenze stampa per l’uscita di nuovi romanzi, ho sempre più l’impressione che la scintilla che porti alla pubblicazione con un editore big risieda altrove, fuori dai nostri circoli blogghistici dove ci s’impegna ad analizzare la scrittura, a capire le dinamiche editoriali, a darci dentro. Vengo a contatto con esordi clamorosi, addetti ai lavori del settore, gente che sta oltre quella linea invisibile che in fondo, dai esiste tra noi e loro, noi che stiamo ancora al di là, compresa io, prossima alla pubblicazione del quinto libro (sesto se consideriamo pure il racconto lungo con Delos, settimo se ci aggiungiamo anche quello da selfista!) e provo quindi una forte sfasatura.

Io sono sempre io, sgranocchio focaccia unta al brindisi che segue la presentazione e rispondo “no” ridendo a chi mi chiede “hai un biglietto da visita del tuo blog?”

Continuo a pensare che per l’editoria di fascia alta, per la recensione che conti, basti un titolo, come il biglietto vincente della lotteria che in fondo è uno solo e comprarne tanti in teoria offre sì più possibilità, ma il 6 gennaio il vincitore dichiara sempre di aver comprato un biglietto, così, all’autogrill, tra caffè e toilette. Uno.

Una gavetta lunga come la mia diventa il girone, non è più suonare ai matrimoni e alla feste di piazza per allenarsi, è farlo e basta.

Cinque romanzi. Che se me l’avessero detto, insomma ci sarei rimasta: sono cinque storie forti, articolate, tanti personaggi, tante pagine, tanta riscritture, tantissimo amore, ma anche tantissimo tempo sottratto ad altro. Ne vale la pena? Vale la pena di continuare a suonare alle sagre paesane pensando che magari passi di lì il discografico che mentre si mangia il panino con la salamella pensa “però, come canta bene quella lì, che voce, che personalità!” Come Heather Parisi che fu notata dal coreografo Franco Miseria mentre ballava in discoteca e la lanciò a diventare quella che fu. Tutto sommato erano anche altri tempi.

Andare agli incontri privati per giornalisti e blogger è una figata cosmica, anche se quando sono nei giorni dell’ufficio – successo martedì – è uno scapicollarsi tremendo, arrivando comunque in ritardo, però poi me la godo un sacco. Varco quella porta nell’editoria che conta sul serio e porto me stessa, e quando mi chiedono cosa faccio nella vita, perché diavolo sono lì, con la giornalista di Gioia, la libraia, la tipa che lavora in Mondadori, l’organizzatrice di eventi, sfodero la mia personalità multipla e intanto penso che magari in questo clima L’OCCASIONE scapperà anche per me. E se non scappa, pazienza, mi sto divertendo e porto a casa una copia cartacea gratis del libro e alimento il blog con articoli davvero from inside.

Del perché Musette si è infilata nelle lungaggini editoriali

Musette ha ricevuto un discreto apprezzamento, comunque sufficiente per farla tornare con le sue parole.

Succede che in questo momento io abbia:

3 illustratori che illustrano per me

2 editor che editano per me

e io sia ferma, ma i 5 lassù potrebbero anche terminare nello stesso momento, magari pure quando sto in ufficio e verrei sommersa dai compiti che, a quel punto, toccheranno a me. C’è anche da sottolineare il fatto che il ruolo di zia sitter sta diventando massiccio, ne sono felice, ma ieri andare a prendere Nanni ha significato stare fuori casa 4 ore, e quando sono rientrata giustamente ho preparato la cena. In caso mia sorella passasse di qui, sappia che io adoro questo ruolo, voglio essere travolta dalle loro chiacchiere e dalla loro vita che scorre per cui tutto molto ma molto ok. Però, da queste parti amiamo dire che c’è sempre un però, mettere mano a La montagna incartata è inutile: lo farei a spizzichi per un lavoro che se tutto va bene potrebbe essere pubblicato tra 3 anni! Ma, no? Ma sì. Perché io scrivo tanto e lui, l’ho già detto, sta in coda. Come alla ASL, chi prima arriva, e lui be’ è arrivato dopo.

Mediamente su un contratto di pubblicazione sta scritto che il libro uscirà entro un anno. Magari anche dopo, poi è chiaro che nessun autore allo scadere dei 365 giorni estrae l’avvocato dalla tasca, però capita che si vada oltre i termini contrattuali. L’editoria ha tempi da glaciazione, e questo è un punto a favore del self. Del resto tornando al paragone ASL se ci sono così tanti pazienti/autori, si crea la lista d’attesa. Gli editori in questo momento hanno già il calendario con le uscite del 2018.

Gli interventi di Musette sono capitoli che interrompono la storia in terza persona al passato de La montagna incartata, un esperimento/espediente narrativo non così originale, che ho comunque voluto fare e mi piace. A cosa serve infilarli qualche volta nel blog? L’obiettivo è che io non perda interesse per questo romanzo che adoro ma che è arrivato in un momento di lista d’attesa feroce. Vi è capitato che in ospedale vi dicessero “non può prenotare, non abbiamo ancora l’agenda.”? A me sì, è assurdo, e non apriamo sto argomento per non inacidirci un venerdì piovoso, ma comunque vigilia di weekend; ebbene Juliette, Musette e compagnia bretone sono in questa posizione, poveretti loro.

Quindi, ci saranno di sicuro ancora 2/3 puntate di Parola di Musette tratte dal romanzo, senza lasciarvi troppo in sospeso, più magari altri interventi extra della cagnolina che dirà la sua su qualcosa che le verrà in mente strada facendo.

Arf arf. long-haired-dachshund-puppiesMusette è una bassottina tedesca nana a pelo lungo, eccola lassù!

Polemica!

Quando qualcuno a me vicino mi ha fatto notare che ora col part time ho tantissimo tempo libero, mi sono un po’ risentita, anche se in effetti il tempo, almeno nei giorni in cui non lavoro, ce l’ho e mi serve a portarmi avanti per quando tornerò in ufficio.

Forse la malizia è nelle orecchie di chi ascolta ♠ nel senso il tono non era niente di che e io ho travisato. Le mie obiezioni sono che, riassumo, se ho tempo perché non ho figli, be’ grazie, io però li avrei tanto voluti; non lavoro mezzo mese (come mi è stato detto) ma il 60%, se fossimo in un paese serio con 28 anni di contributi full time la pensione non sarebbe un’utopia e di gente che con 28 anni in pensione è andata ce n’è a iosa (anche 15, via!); nessuno ci ha regalato nulla, se la richiesta di part time è la conseguenza dell’estinzione del mutuo, be’ ci siamo comprati l’appartamento senza aiuti e quanti ne conosco con la casa pagata dai genitori, tutta o in parte.

Alla fine però il punto cruciale è non aver menzionato il tempo che uso per scrivere, proprio come se non esistesse.

Io attualmente considero la scrittura e ciò che le ruota intorno un vero lavoro, ho un approccio serio non da “ritagli di tempo”, non da vabbe’ dai scrivo un raccontino, non da hobby tanto per non annoiarmi. Scusate, io non mi annoio mai.

La scorsa primavera ho ricevuto da goWare il modello CU, (ex CUD) per la dichiarazione dei redditi e averlo trovarlo nella casella della posta ha dato una gran concretezza al mio operato, al di là della cifra. Per questo mi definisco 60% impiegata, 40% scrittrice, casalinga e zia sitter. Sono cose importanti, lo ribadisco e non mi sento sminuita perché amo stare dietro ai mestieri e alla spesa (una volta era normale avere scritto sulla carta d’identità professione: casalinga, ma se non si hanno figli diventa un disonore?), sono felice di poter dare una mano a mia sorella che viaggia per lavoro e ha una famiglia complessa, anzi mi sono sentita proprio orgogliosa quando ho preparato il ragù, gliel’ho portato e tutti hanno detto che era ottimo, io: quella tra le due che non sapeva cucinare (il ragù di zia Sandra sta diventando una specie di marchio®); infine la scrittura è il mio secondo lavoro.

Qualche giorno fa una persona mi ha chiesto se le procuravo tutti i romanzi che ho pubblicato dopo Frollini a colazione, che aveva letto; non ho scorte, tranne poche copie di Novelle nel vento, ho ordinato quindi Ragione e pentimento e Le affinità affettive e glieli ho dati senza fare creste, ovvio, ci guadagnerò poi i diritti, ergo forse non è chiaro che in questi casi, occupandomi dell’ordine, io tutto sommato faccio un favore, anche se va a vantaggio mio. Una settimana per avere i soldi, alla fine per mancanza di moneta, al posto dei 2 euro voleva offrirmi un caffè alla macchinetta (40 centesimi), in quel momento non avevo voglia di un caffè e poi perché? E’ tanto difficile rispettare quello che faccio? 

Il mio amore per CBM passa anche per questo piccolo aneddoto: siamo insieme e lei riceve un messaggio, mi chiede scusa e le dico di non preoccuparsi, di rispondere pure, e lei scrive “scusa, ci sentiamo dopo, ora sono con un’autrice.”

In Italia una percentuale altissima di autori non pubblicherà mai il secondo libro, tipo l’80%; ora certo, si può passare alla storia anche con un’unica stratosferica pubblicazione, ma più facilmente si può cadere nell’oblio grazie sempre a un’unica pubblicazione che, altra percentuale inquietante, non venderà più di 500 copie (se ben ricordo anche quei siamo nell’ordine dell’80%). Ho parlato spesso di riconoscimento sociale, quello che arriva solo dai nomi big, dalle vetrine delle librerie di catena, dalle classifiche (lo sapete che le librerie che concorrono a fornire i dati di vendita per la classifica sono una minor parte e soprattutto segrete? Quindi se si comprano 10 milioni di copie di un libro nella libreria sbagliata in classifica probabilmente non ci finirà mai?) ma qui siamo al piccolo riconoscimento dei risultati e della fatica nella cerchia delle mie frequentazioni… (sto enfatizzando, non sono tutti così!) Pazienza eh, nel senso

meno male che ci siete voi! (Con l’Orso, Melina e i miei nipotini!)  GRAZIE!

Dopo DDD

Ricorderete le DDD, ebbene ora abbiamo aggiunto una D, Dopo Difficili Decisioni Definitive, giro di boa e siamo andati oltre. Ma di cosa parlavamo precisamente? Di non rinnovare il contratto con l’agenzia letteraria che rappresenta i miei diritti e propaganda le mie opere. Essendo io una grande fan dell’agente, è stata dura prendere questa decisione e ritrovarmi sola a battermi per i miei lavori.

Dopo aver spedito la raccomandata ho mandato una mail meno formale a Patrizia e Maria di goWare, (che revocare il contratto con l’agenzia significa in pratica lasciare goWare) che sono state preziose e di cui non posso proprio lamentarmi. Anzi. Spero che potranno capire la mia posizione e apprezzare le mie parole, non sono frasi di circostanza, né l’intenzione di giustificarmi. Il problema risiede altrove, e voi lo sapete bene. Mi manca il riconoscimento sociale, essere reperibile con facilità in libreria, essere almeno un po’ un nome e se non pubblichi con l’editoria tradizionale di fascia alta, questo non succede, con buona pace di tutti i ragionamenti che possiamo fare tra noi blogger.

Sospiro. Ora cosa si fa? Punto sulle mia forze? Ahahah. Figlia dei fiordi è finito in un’ altra dimensione ostaggio della più totale indifferenza, il tempo speso per scrivere agli editori è davvero tempo perso.

Torno dov’ero 4 anni e più fa. Quando per la prima volta lavorai con CBM, la quale non è un’agente e tiene alla giusta divisione delle competenze, a non mischiare ruoli e professionalità; lei è una editor, non propone le opere alle case editrici, ma presenta quelle che l’hanno convinta ad alcuni agenti con cui lavora. Non è detto che gli agenti poi accettino di rappresentare l’autore, ci sono appunto già passata nel 2012 con Ragione e pentimento, CBM disse sì, massimo entusiasmo, l’agente disse no, massima delusione (la mia). Però arrivare ai grossi nomi partendo da CBM è assolutamente possibile, e già successo (non a me, ovvio.)

Ripercorro questa strada con Non è possibile. Sapendo che nel frattempo il mercato si è saturato ancora di più, ma ho dalla mia diverse pubblicazioni e tanta gavetta.

Fiduciosa? No. Impaurita? Un po’. Perché il rischio che tra un anno io sia ancora qui con due opere da piazzare è alto. Però la DDD è stata presa e si parte da qui.

Davanti al caminetto

No, non ho il caminetto, chiarisco subito. Settimana pestifera: mia mamma con influenza feroce, febbre che sfiora i 40 e diversi annessi. Io che tento di fare qualcosa per lei. Altre rogne, quali il balletto dei rendiconto Delos, e sarebbe giusto se ora chi si è sperticato a difendere la propria opera, ammettesse pure pubblicamente quanto mi ha scritto oggi lo staff:

Salve Sandra, in realtà pare che diverse persone non avessero ricevuto la mail dei rendiconti, dev’esserci stato un problema con il mailing. Vari ce l’hanno segnalato…

ecco, sarebbe bello se rispondesse alla mia mail, e si scusasse: una falla nel sistema non è una tragedia, ma sentirsi attaccata quando avevo ragione (mettere in dubbio quanto affermavo significa darmi implicitamente della bugiarda!) è stato fastidioso, e stare dietro alla cosa una gran perdita di tempo. Ci sono giorni in cui i grattacapi della scrittura pare superino le soddisfazioni e il piacere.

Ora, dubito di riuscire a postare qualcosa che per ora sta solo nella mia testa prima di lunedì – domani e sabato toccherà recuperare ciò che è rimasto indietro in settimana, e fare la spesa per mia mamma, domenica se Dio ci assiste è prevista una gita al lago con cari amici – 😀

Faccio pace con la parte bella dello scrivere che al solito è appunto scrivere e farsi leggere, postando quindi un racconto extra.

Alcuni di voi l’avranno già letto nelle rubrica di Michele. Quanto vi propongo oggi è il risultato finale dopo i dovuti accorgimenti suggeriti dai lettori, che ringrazio.

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