I colori di Natale

Non solo i super classici oro, rosso e verde, ma anche tanto azzurro ghiaccio e poi una profusione di colori in libertà che mettono allegria e fanno festa uscendo dagli schemi.

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La vetrina di Marchesi in Galleria, pasticceria storica con diversi negozi a Milano, attira gli sguardi di tutti, tocca aspettare un po’ per poter fare una foto senza che ci sia nessuno davanti. Che spettacolo meraviglioso queste torte e il trenino con i cioccolatini, vero? Certo poi i prezzi vanno di pari passo eh, ma per uno sfizio una confezione di qualcosa si può fare. Io adoro le gelatine di frutta e le praline. Se volete sbirciare ecco qua, cliccate.

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Questa carta da regalo coloratissima mi piace anche molto, ho impacchettato i doni per tre ragazzini, ma non la vedo male neppure per gli adulti. Cechiamo di goderci il momento, ovunque mi giro vedo amici alle prese con problemi di varia natura, eppure vorrei che chiunque potesse comunque gioire per l’atmosfera tipica dell’Avvento e delle feste. Questo post è solo una briciola, ma il suo intento è proprio questo: distrarsi un attimo, io per prima, e scaldarsi il cuore.

Vi abbraccio.

La mia seconda volta con Raul

La mia prima volta con Raul Montanari era stata bellissima e ve l’ho raccontata in questo post. Ero impreparata e non volevo esserlo anche in questo secondo giro, il libro quindi – mi era stato mandato il pdf in anteprima con l’invito alla presentazione privata per blog letterari (adesso me la tiro un po’) – l’ho letto e molto apprezzato.

Ma partiamo dal principio, inanzitutto c’e parecchio da ridere rendendosi conto che, ebbene sì, a un anno e mezzo di distanza, l’incontro con Raul Montanari avviene nelle medesime condizioni di delirio idraulico, ma tutto sommato non c’è da stupirsi. Con questo romanzo l’autore ha un compito pazzesco perchè le aspettative in me sono alte, lui ne è inconsapevole, certo, ma la rogna è tutta sua. In fondo se quando le aspettative sono alte, la delusione spesso è dietro l’angolo, in questo momento oggettivamente già esserci, con CBM valore aggiunto, sotto questi cieli di mezze disgrazie, be’ è un gran risultato e l’unica cosa che potrebbe andare male, sarebbe unicamente non riuscire a presenziare.

Il nuovo romanzo intanto ve lo linko. E non mi ripeto sulla trama, la leggete lì.

E’ una storia di immigrazione, certo, ma anche molto generazionale, Milo è del ’69, io del ’68 e ritrovo un uomo che fa i miei stessi conti con ambizioni e progetti traditi. Poi c’è Milano, la mia Milano, certi luoghi poco fashion, come il centro commerciale Portello, ci sono l’amore, il lavoro, il futuro che si sgretola e il presente che non sa restituire la verità. Ci sono le gocce di tranquillante, l’ansia e l’insonnia di tutti noi, che in fondo ogni giorno scendiamo a patti con come eravamo e con ciò che avremmo voluto, voluto diventare, essere e anche avere: un’occupazione migliore, un figlio, altri genitori.

C’è finalmente l’editoria italiana che sforna gioielli, la scrittura immensa di un autore di raro talento; mi sono soffermata spesso a riflettere sulle sue scelte lessicali, sullo stile preciso, su quello scavare nelle emozioni da parte di chi no, non si è limitato a inventare e raccontare una storia, ma mi ha condotta per mano, e quella mano a volte è stato proprio necessario stringerla forte, stritolarla per farsi un po’ di coraggio. Nonostante la lettura sia un cazzotto in faccia e la consolazione arrivi solo in parte, mi ha comunque regalato una narrazione piacevole e potente, lì ad aspettarmi sui fogli sparsi, in ogni momento libero, a pensare “domenica lo finisco, non mi schiodo dal divano finchè non giro l’ultima pagina”. E così è stato e poi a contare i giorni che mi separavano dall’incontro, come un amante al treno, come una festa. Adesso vi dico: non perdetevelo e mettetelo sotto tanti alberi di Natale.

E giovedì 24 infine arriva, il romanzo esce e muove i suoi primi passi allo Spazio Vigoni. Piove e ci sono 16 gradi, un autunno strano e Milano mi si para davanti bagnata e caotica ma soprattutto bellissima, o così mi sembra come sempre quando vado da CBM la sera diretta dall’ufficio che invece sta fuori città in un posto anonimo, industriale e oggettivamente brutto.

Raul arriva, è stato dal dentista e non si è fatto fare l’anestesia per non essere costretto a subirne gli effetti durante la presentazione, così noi blogger ci sentiamo subito in debito e promettiamo domande non troppo perfide. L’incontro alla fine dura due ore, due ore stupende di romanzo e divagazioni con chicche scrittorie e umane che vi racconterò nella seconda puntata, altrimenti otre a venire fuori un post troppo lungo, dovrei aspettare a pubblicarlo, potete immaginare a che ora sono rincasata, e non ho le forze di scrivere oltre.

Stay tuned quindi.

Quando Natale arriva in anticipo

Dal mese di giugno in avanti vi ho talvolta  accennato ai problemi lavorativi, senza dirvi poi molto; un incubo durato fino a poche ore fa. In pratica alla ditta per la quale lavoro non è stato rinnovato il contratto dall’azienda dove invece lavoro fisicamente (quella di cui è dipendente Emanuele, ragion per cui non siamo veri colleghi), il rinnovo in 19 anni è sempre stata una sorta di formalità, un automatismo. Il 30 giugno invece non è stato firmato il rinnovo e al 1 gennaio 2019 l’ufficio avrebbe potuto essere subappaltato ad altri. E il nostro destino un punto di domanda.

Ma oggi hanno firmato! Insomma rimango lì, col mio bel part time, gli stessi colleghi (che mannaggia a loro mi hanno fatto un vocale raccontandomi l’esatto contrario, e cioè che eravamo in mezzo a una strada e vi lascio immaginare il mio stato d’animo! Scherzetto!), le solite mansioni e tutto quanto. Un vero regalo di Natale e compleanno in anticipo, dopo 30 anni di lavoro ho assaporato il gusto amaro della precarietà ed è stato orribile. Questa cosa ha condizionato buona parte dell’anno e di certo l’estate visto che la notizia era arrivata il giorno prima di partire per la Camargue! Poi col passare dei mesi, nonostante non ci dicessero nulla, mi sono assuefatta alla graticola e in qualche modo sono riuscita a non pensarci troppo. Ma oggi si brinda!

Tutto quanto è successo poco prima che andassi a mangiare fuori con due amiche. Mi sentivo leggera leggera, in grado di volare; ho offerto il pranzo e mi sono ben sintonizzata sulle sorprese natalizie!

Passiamo ad altro, con un’altra strenna. Non conoscevo lo scrittore Nicola Govoni, giovanissimo, e l’ho scoperto stamattina, in un giro tra i blog durato pochi minuti: leggo un blog tra quelli che visito abitualmente (ormai molto pochi in realtà), clicco la relativa pagine FB, dove è linkata un’altra, faccio scorrere gli articoli, clicco un nuovo link, poi un altro e arrivo a

questa storia perfetta per Natale.

C’è persino un po’ di Grecia, il self publishing, l’editoria tradizionale, i buoni sentimenti e la speranza. Leggerla vi porterà via pochissimo tempo, ma allarga il cuore. Ne abbiamo bisogno, mentre corriamo tra un pacchetto e l’altro e personalmente guardo con molta antipatia chi è nervoso, nervoso, ma perché diavolo sei così nervoso? E questo badate bene, non lo penso soltanto oggi (prova ne è che ho scritto il post lasciandolo poi in bozza, prima della notiziona!) ma da giorni vuole essere la mia svolta mentre mancano 5 giorni al mezzo secolo. A breve vi racconterò la mia parola per il 2019 che ho già scelto.

So this is Christmas (cit.) insomma, manca poco, pochissimo

Di colpo tutto ha cominciato a essere maledettamente veloce. Mi sveglio e dopo un minuto è già ora di cena. La casa in Valtellina da chiudere per l’inverno, la lista dei regali che nonostante i buoni propositi si complica, l’albero da addobbare. In mezzo tocchi di vera bellezza questo meraviglioso concerto, una scoperta da più angoli, una serata piena di note e amici che fa tanto festa, e io che mediamente non amo il Jazz mi ritrovo ad incantarmi per Sinatra, Carosone e Buscaglione. Paola Folli, sorella di un nostro amico, fra le altre cose prepara i concorrenti di X Factor ma quando le chiedo un gossip da spacciare ai nipoti (argomento di conversazione attuale, che unisce entrambi e mi vede più interessata rispetto al calcio, che comunque è solo per Nanni) giustamente tace.

E poi arriva una nuova settimana e un nuovo inciampo medico mentre Natale e il mio compleanno incalzano e per darmi energia mi butto sui cuneesi multi gusto e sulle sciocchezzuole che forse una donna di mezza età quale io mi appresto a essere dovrebbe evitare! Ma cosa volete farci? Tiger esercita un certo fascino su di me e io ho una gran bisogno di leggerezza. Se mi fermo a pensare, mi piomba addosso la malinconia, e davvero non voglio che accada, non troppo spesso almeno.     

E per un ulteriore giro di idee regalo ecco qualche suggerimento al volo.

Storie per Natale è finalmente in vendita e unisce buoni racconti a un’ottima causa. E poi dai, i libri sono pure i pacchetti più facili da incartare e infiocchettare!

Per la suocera abbiamo confezionato una borsa di prodotti alimentari Chico Mendes, la scelta è vastissima, la qualità ottima, e chi non ha una bottega vicino casa può comprare on line. Abbiamo messo insieme ciò che più pensiamo possa piacerle, ma ci sono diverse proposte di cofanetti già pronti. I produttori del commercio equo e solidale di tutto il mondo e le realtà dell’economia sociale italiana garantiscono un Natale etico.

Uno dei romanzi più belli di sempre

Commentando il post precedente, Tenar ha parlato di fumetti e di venir folgorati da una storia di nicchia. E in concomitanza stavo letteralmente ardendo di amore per un romanzo il cui protagonista disegna fumetti e andando addirittura oltre la folgorazione, ne sono stata posseduta. L’incontro con Cherryman dà la caccia a Mister White è avvenuta del tutto per caso così direi se credessi al caso. Ma non ci credo e le storie buone per noi trovano sempre una strada per arrivare, anche se il romanzo non è nuovo. Ogni domenica sui Navigli milanesi si tiene un mercatino dell’antiquariato, non ne sono una fanatica, ma un paio di volte all’anno si può fare. Nel tempo si è trasformato in una passeggiata di bancarelle svuota solai della nonna quando va bene, ciarpame quando va peggio. Mi sono buttata su un banchetto di libri usati, attratta dalla tipica copertina colorata di Marcos y Marcos, sempre belle. Ho letto la quarta, valutato che 5 euro glieli potevo dare e me lo sono infilato in borsa. Sono talmente travolta da questo libro che ho pensato di parlarvene utilizzando la formula #imieiprimipensieri, per dare alla recensione, che recensione non è, il massimo dell’emotività. Sospendo il post, apro word e ci si rivede tra un po’… 😀

Ho adorato questo romanzo al punto di non smettere di leggere in autobus, incurante del mal d’auto che mi stava procurando nausea, ovunque l’ho letto, sul divano di mia sorella mentre Nanni faceva i compiti e io ogni tanto gli gridavo “tutto bene? Stai studiando o guardando il cellulareeeeee?” Rapita, innamorata persa, tristissima dopo aver appreso in internet che l’autore, considerato un vero ragazzo prodigio, è morto a soli 49 anni di cancro, qualche anno fa. Un dolore umano, una perdita per la letteratura.

Bullismo, antisemitismo, temi a me cari, temi assolutamente da non abbandonare mai, temi importanti per raccontare ai nostri ragazzi l’orrore che può nascere e svilupparsi in menti criminali che, all’apparenza, fanno solo scherzi e in un attimo passano la soglia. In poche parole le dinamiche più difficili ci vengono portate e spiegate come se fossero comprensibili a tutti, le dinamiche malate fatte di senso di appartenenza, quel creare gruppo per sentirsi accettati e quindi importanti e considerati quando si è giovani e fragili. Ho amato Ricky, ho percepito per la reale immensità narrativa di questo romanzo che qualcosa di tremendo sarebbe accaduto, è lì, aleggia lungo le 150 pagine, e il lettore lo sa, ma non sa dove esattamente si andrà a parare. Nell’ultimo terzo, dopo aver divorato le prime 100 pagine circa, a ogni pagina dovevo smettere, come se stessi correndo e avessi il reale e concreto bisogno di riprendere fiato da tanto la tensione saliva. Tutto è meravigliosamente mostrato e mai raccontato, finalmente qualcuno che mette in pratica il famoso show don’t tell e lo fa alla grande con un’efficacia da brividi. Asciutto, questo è un romanzo senza fronzoli che non fa sconti e non scade mai nel moralismo. E’ una storia piena dell’attualità tremenda in cui l’Europa si sta nuovamente calando, quella Germania prima di tutto che assomiglia troppo ai motti che sentiamo dal nostro governo che cavalca l’onda del malcontento e si dimentica di essere semplicemente umano. Struggente, doloroso, a tratti persino ironico, pennellate di cruda realtà che si scontrano con la poesia di un diciottenne che disegna fumetti e ama le piante e crede di poter affrontare la sfida che la vita gli ha messo di fronte, un ragazzo che va a Berlino a fare il giardiniere che un sogno modestissimo eppure per lui immenso. Un ragazzo e qui sta una delle più grandi magie del libro che viene letteralmente salvato due volte dai fumetti. La conferma che i libri salvano realmente la vita. Cherryman si colloca in un sol giorno in cima non solo ai migliori libri letti nel 2018 ma nell’intera mia vita. L’ho amato come si amano le persone care. Vorrei, come diceva il protagonista del giovane Holden, prendere il telefono e poter chiamare Jakob per dirgli quanto il suo libro mi abbia fatto bene e male al cuore, ma per farlo mi toccherebbe chiamare in cielo e questo rende tutto incredibilmente doloroso.

Ci tengo a esercizio concluso, a riportare un paio di frasi del romanzo, non sono snodi così importanti ma un esempio vivido di una scrittura, uno stile, davvero da 10 e lode.

Di norma non sarei passato dal supermercato a quell’ora, perché loro erano lì quasi tutti i pomeriggi. Ma avevo promesso a zia Bambusch di comprare il quark. Il giorno seguente doveva venire a trovarla la sorella e zia Bambusch voleva prepararle una torta al formaggio. Lei e la sorella non si sopportano, ma la torta al formaggio con marmellata di albicocche è un ricordo della loro infanzia e zia Bambusch sperava così di creare un’atmosfera allegra.

Quante informazioni riesce a darci l’autore in poche righe? Tantissime. Rick cerca di evitare i teppistelli (siamo a pag. 19), la zia ha una sorella con la quale non è in buoni rapporti, ma ci prova a migliorare la situazione o perlomeno a rendere l’incontro piacevole. Apre scenari, riporta all’infanzia delle due anziane sorelle, mentre allo stesso tempo Rick Fischer pur di accontentare la zia sa alla perfezione che si caccerà in un guaio.

Vediamo un altro brevissimo stralcio.

Non era il primo colloquio di lavoro che mio padre faceva nella Germania Ovest. Come sempre accadeva quando i miei pernottavano fuori fui affidato alle cure di zia Bambusch. Me lo ricordo bene: era un giorno piovoso, stavo con la zia sotto la tettoia del garage e con la mano salutavo i miei che si allontanavano.

Qui siamo a pag. 30, non è ancora stato chiarito come mai Rick viva con la zia e l’immagine che l’autore ci presenta secondo me è estremamente efficace, anche se non lo dice io ho avvertito chiaramente l’ansia del “sta per succedere qualcosa”, in più è proprio bella perché il lettore vede il bambino che saluta sotto la tettoia che gronda acqua, infine ci viene data l’informazione importante che la Germania è ancora divisa e colloca la storia nella più povera Germania Est.

Il romanzo è adottato come libro di testo nelle scuole tedesche. Ho riflettuto molto sull’età indicata per leggerlo, seppure col supporto degli insegnanti, alcune in realtà sporadiche pagine sono molto crude. Sicuramente alle superiori va benissimo, probabilmente già in terza media, prima ho qualche dubbio, ma non sono del settore, sto soltanto pensando che tipo di reazione potrebbe avere mio nipote dodicenne, ammesso che sacrifichi il cellulare e torni a leggere, cosa che auspico avvenga a breve. Perché perdersi certi capolavori è un delitto.

Vi prego, leggete questo libro, e tornate a dirmi quanto vi ha dato. Regalatelo e diffondetelo, non posso accettare che cada nell’oblio, è una lettura intensa di estrema attualità a cui non riesco a smettere di pensare.

Cercando la bibliodiversità

Lo studio di Pepe Research di cui si parlerà alla Fiera Più libri più liberi a Roma ci informa che il 28% dei lettori, più di 1 su 4 dunque, è influenzato all’acquisto di un libro per come esso è esposto in libreria!

Lo temevamo, no? Noi che magari qualche nostro volume in libreria lo abbiamo avuto e ne abbiamo verificato la posizione, io l’ho fatto, addirittura arrivando a spostarlo!

Quella brutta bestia della visibilità, che viaggia a braccetto con la distribuzione per cui, per chi non capisce un accidenti di editoria e forse neppure di storie, un libro che non è in prima fila vicino alle casse, su un tavolone all’ingresso, impilato in un torchon a rischio frana, non vale un granché! E se in natura ciò che è più raro e nascosto acquista valore, in commercio è esattamene il contrario.

Sapere che i posti migliori in libreria sono contingentati dai grossi nomi, che le vetrine si pagano, che nulla è quindi davvero libero e a disposizione di una reale bibliodiversità non è consolatorio ed è un concetto che, alla fine, ci siamo anche stufati di spiegare. Sarebbe auspicabile che almeno noi blogger proponessimo qualcosa di davvero diverso, ma vedo che accade di rado. Il mio non è un blog puro di recensioni, però ne leggo qua e là e va sempre a ondate, basta controllare la side bar di uno dove sono linkati gli altri: tre o quattro titoli e stop, in un ripetersi cantilenante. Si potrebbe obiettare che è logico: si parla delle novità! Ma accidenti, in un paese dove escono 150 libri al giorno, eliminiamo pure le ristampe dei classici e atteniamoci alla narrativa, rimane un ventaglio enorme di possibilità di recensire un romanzo appena pubblicato senza fastidiose omologazioni!

Anch’io, prevalentemente per pura curiosità, leggo talvolta il libro del momento, ma capirete leggendo 50 libri all’anno ho ampio spazio per scovare altro, e spesso quell’altro è sinonimo di una qualità più alta.

La questione va ben oltre il fatto che in questo modo gli editori più noti avranno sempre la meglio in termini di vendite, il punto è molto più triste: se leggiamo tutti le stesse cose rischiamo di uniformare il pensiero, di non conoscere le realtà raccontate nei libri degli editori di nicchia spesso così virtuosi e davvero propositivi nell’offrire scenari alternativi. Perché è sempre da un confronto che sa spaziare che ci si arricchisce.

Peccato, peccato che anche nel web alla fine si segua la massa.

Di seguito vi linko alcuni cataloghi di editori indipendenti ovviamente free che ritengo molto interessanti:

La Corte Editore di cui ho letto: Bugie, La casa dei cuori sospesi, Il buio dentro. Tre romanzi che mi sento di consigliare senza alcuna remora. La Corte offre un catalogo ricco con un occhio particolare ai thriller di ottima fattura, si sta facendo strada e ormai compete con i big.

Astoria Edizioni propone una scelta narrativa italiana e straniera raffinata da cui spesso sono stati tratti film o serie tv. Qui secondo me c’è proprio da sfregarsi le mani e darci dentro.

Le Mezzelane (il mio prossimo editore, iniziamo a farci amicizia) ha collane per tutti i gusti, compreso suspense, rosa, viaggi e ragazzi, impossibile non trovare qualcosa che ci soddisfi. I libri sono molto curati in ogni aspetto, dall’editing alla carta.

Dicembre è ormai a pochi passi, io spero davvero che rappresenti una svolta perché novembre non ha fatto che rotolare sempre più giù, e quando parliamo di salute e ambulanze le cose cominciano a farsi serie. Qui nel blog cercherò di dare ampio spazio ai libri, perché spero possano essere numerosi sotto gli alberi di tutti. Vi abbraccio.

Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey

E’ da molto tempo, direi persino troppo, che non vi consiglio un libro. Continuo a leggere in maniera instancabile, e come una perfetta tossicodipendente cerco sostanze sempre più raffinate e mi infurio per quelle scadenti. Finalmente sono incappata in un ottimo spacciatore! 😀 Che mi ha permesso di innamorarmi perdutamente ♥♥♥♥, felice di farlo, de Il club del libro e della torta di bucce di patata di Guernsey di Mary Ann Shaffer e Annie Barrows, traduzione di Giovanna Scocchera e Eleonora Rinaldi edito Astoria.

Per la trama vi rimando al bel post della lettrice geniale. Inutile ripetersi.

Si tratta di un romanzo delizioso che offre diversi piani di lettura e io ve ne voglio suggerire alcuni che vanno oltre l’intensità di una narrazione perfetta e coinvolgente; questa che segue è infatti la mia stratificazione di emozioni, sono certa che voi ne saprete trovare altre, perché questo libro scava e propone numerosi spunti per riflettere, intrattenendo anche molto bene.

La protagonista è una scrittrice, c’è il mondo dell’editoria quindi, con le sue storture e la fatica che Juliet fa per essere davvero ispirata e per trovare il cuore delle storie che intende raccontare. C’è il mondo magico che appartiene a tutti noi lettori forti, che in fondo, dai, abbiamo una marcia in più nella vita: la nostra coperta di Linus a cui tendere quando le cose non girano troppo giuste, le nostre pagine ricche di sacralità dove rifugiarci, le nostre mille vite alternative, noi che siamo capaci di leggere in maniera del tutto attiva, colorando gli spazi vuoti che ogni autore davvero bravo infila nella trama, che non sono buchi incompiuti, ma stanze in più di un castello magnifico, dove ognuno di noi infila il proprio vissuto e il proprio sentire.

C’è Guernsey, quando io e l’Orso siamo stati a St. Malò, dove ci si imbarca appunto per le isole del Canale (Jersey è l’altra isola dove è stato girato The Others, un film di grande impatto scenico che a me piace parecchio!) avevamo una mezza idea di andarci ma i tempi troppo stretti del soggiorno – pernottammo solo una notte e il giorno seguente avremmo dovuto essere nell’altrettanto celebre Mont Saint Michel – ci fece desistere. Rimangono però lì, nella nostra personalissima lista di luoghi da visitare. Ci sono almeno tre storie d’amore romantiche quanto basta senza cadere nel melò, una buona dose di suspense molto ben congegnata ed è un libro perfetto per chi ama Jane Austen, le sorelle Bronte e pure Miss Marple. C’è la guerra, l’occupazione e le pagine sui campi di sterminio sono all’altezza dei capolavori sull’argomento. C’è infine il fatto, non da poco, che è un romanzo epistolare, che permea la storia di un certo non so che di nostalgico, e stupisce davvero l’universalità dei sentimenti espressi e la modernità di essi: il rapporto che si crea tra Juliet e gli isolani è del tutto simile a quello che anche noi coltiviamo in rete oggi, noi che ci apriamo a sconosciuti, che ci scambiamo messaggi whatsApp piuttosto intimi senza esserci mai visti! (Magari non tutti, ma insomma io lo faccio!)

I personaggi entrano sotto pelle e sono il vero best of di queste (quasi) 300 pagine, nonostante all’apparenza possa sembrare che sia la trama a farla da padrona. Perché sono tutti autentici, particolari e qui sta la maestria delle autrici nel non farli mai scadere nella macchietta, e sarebbe stato davvero facile, considerate le loro caratteristiche.

Vi raccomando di pensare ad almeno un destinatario giusto per questa strenna: lo farete di sicuro felice, come lo sono stata io volando a Guernsey  e non volendo più tornare a casa.

Assassinio sull’Orient Express

Non era facile confrontarsi con un film di questo calibro ma Kenneth Branagh vince la sfida proponendo un buon cast, no, non ottimo (purtroppo Penelope Cruz nel ruolo che fu di una straordinaria Ingrid Bergman non può che abbassare la media dei voti agli attori!) scenari spettacolari tra Gerusalemme, Istanbul, e soprattutto neve, tanta neve, strapiombi e tramonti.

Se vi interessa approfondire le differenze tra le due pellicole, ho trovato questa attenta analisi.

La storia credo sia nota a tutti, secondo me è sempre godibile, anche quando non c’è nulla più da scoprire. Ho letto il libro in inglese molti anni fa, sta lì nella libreria nella mia collezione Agatha Christie (ho quasi tutti i titoli). Ci sono autori popolari, che non hanno mai avuto l’ardire di fare letteratura, ma con una narrativa di genere hanno prodotto capolavori assoluti, che li hanno resi davvero immortali. Agatha Christie è tra questi. Con buona pace dei tromboni, che se non è mainstream, inteso in senso positivo, cioè di estrazione culturale più alta perché non iscrivibile in un genere specifico, deve per forza essere di serie B. L’attuale remake visto ieri mi è quindi piaciuto moltissimo, lo consiglio, così come suggerisco di mettere il romanzo sotto l’albero di qualcuno; in alternativa propongo anche Il Natale di Poirot, splendido giallo di impianto classico, ovviamente adattissimo al periodo di festa. Io mi ricordo quando trascorrevamo il Natale in Valtellina, la casa sempre un po’ fredda e io abbarbicata sul divano a leggere Agatha Christie, i suoi romanzi mi riportano indietro di 25 anni almeno e mi ha fatto piacere ritrovarli ben scolpiti dentro di me grazie a questa uscita cinematografica.

L’altalenante umore dell’avvento

Non ho neanche scritto il post di Benvenuto Dicembre, un mese così amato da queste parti! E siamo già al 3, sera. Ho spuntato qualche rogna/incombenza, ma non la principale, quella del bagno: il muratore non è disponibile ed è quindi rimandato al 2018, spero gennaio. Io e l’Orso ci siamo ritrovati con due tranvate lavorative, la sua ben più grossa, ma anche la mia è una bella tegola. Cose che puoi solo accettare, ma che rabbia certe decisioni.

E’ arrivato il freddo vero, ma non la neve prevista, almeno qui e in Bassa Valtellina dove siamo stati ieri per le solite operazioni di chiusura casa in vista dell’inverno, che in effetti è qui. E chi vede le mie foto su whatsApp sa che ci sto dando dentro a comprare regali (abbiamo anche qualche compleanno dicembrino) praticamente ho finito! Mi mancano soltanto due cosine per mia suocera: le facciamo un cesto di prodotti tipici e devo aggiungere il caffè di una torrefazione che le piace, ma è di strada per cui basterà un salto quando sono in quella zona, cioè spesso, e poi penso di mettere il grana che va sempre bene. Gli altri tutti presi. Per mia mamma ho scelto Il cofanetto con la trilogia della pianura, e per il compleanno della nipotina due volumi di Fantasmagorica Dory consigliati dall’ambulante senegalese che mi ha riconosciuta fuori da Garabombo perché anche lo scorso anno avevo comprato un libro da lui. Devo dire che mi ha fatto proprio piacere ritrovarlo con il suo saluto affettuoso. (Si noti che il blog è tornato a funzionare come si deve con i link, senza alcun intervento). Sono molto soddisfatta dei miei acquisti perché sono tutte cose pensate, anche se spesso, ma non per tutti, mi affido ai soliti articoli: Occitane, cioccolati e biscotti solidali, vado sul sicuro. Non manca un pensierino nataloso spiritoso per la twin che ama cucinare e ospiterà un po’ di gente in montagna per il pranzo del 25.

Noi non so ancora cosa faremo, c’è tutto un tetris organizzativo familiare nel quale immagino anche voi potrete specchiarvi. Queste cose purtroppo portano con sé l’aspetto triste delle feste. Lo dico ogni anno: Natale amplifica. Così vuoti, assenze e mancanze diventano enormi; io in questo giorni li sto patendo parecchio. Mi anniento dietro allo shopping, le luci del centro e i dolci – sperando che lo stomaco regga – e mi ripeto che Natale con l’Orso marito è proprio bello, ma a volte non mi basta.

Mercoledì torno al lavoro, ma poi abbiamo S. Ambrogio e L’Immacolata che quest’anno cadono a meraviglia e potrò ributtarmi sotto il piumone danese senza sveglia e godere un sacco del fatto che ahahah 😀 ho comprato tutti i regali e potrò quindi evitare la frenesia caotica che crescerà in maniera esponenziale in quei giorni, oggi infatti si girava ancora piuttosto bene. Mentre l’agenda si riempie piano piano di incontri, cene, aperitivi per fare gli auguri agli amici, gli hobby creativi quest’anno esercitano un fascino un po’ scarso, tanto che ho messo insieme qualche bigliettino stamane e considero chiusa la partita.

Concludo questa cronaca abbastanza inutile con la stupefacente performance di Jennifer Jones che per il Calendario dell’Avvento di Buck e il terremoto ha letto l’incipit del mio racconto Carlotta, da brivido. Fossi in voi cliccherei.

Back to school

Ricevo abbastanza regolarmente mail da perfetti sconosciuti (mai visti tra i commenti nel blog) con le più svariate richieste. Immagino approdino googlando qualcosa come “blog libri”. Talvolta si tratta di minuscole case editrici, altre di autori, quasi tutti accomunati da un piglio poco simpatico. Così mi sono ritrovata in situazioni di cui avrei fatto volentieri a meno: chi mi propone di scrivere un libro a quattro mani o di correggere i miei testi (a che titolo, poi!) e al mio gentile rifiuto mi rimpalla con una mail aggressiva di disprezzo ai miei romanzi di cui, per sua ammissione, ha letto solo l’anteprima di Amazon; la ragazzina che mi sfinisce a suon di “ti-mando-il-mio-libro-no-non-te-lo-mando-sì-te-lo-mando-ma-non-ora-no-ho-un-problema-ecc”. Rispondo a tutti, anche a chi, a essere franchi, non capisco cosa voglia offrirmi, ma adesso ufficializzo che mi comporterò come gli editori “se non ricevete una risposta entro 6/8 mesi significa che il vostro scritto non ha suscitato il mio interesse” che scusate di gente bipolare, maleducata ne ho piene le palle sono stufa!

Fa eccezione Ginevra Van Deflor, autrice selfista, che mi invia una mail molto professionale, pare scritta da un vero ufficio stampa, dicendomi di aver auto pubblicato un libro che le pare allineato col mio blog. In effetti lo è, nonostante il sotto titolo reciti “L’insostenibile pesantezza di essere genitori di allievi” e io genitore non sono. Però sono zia, e la mia attività principale prevede proprio andare a prendere il nipote a scuola e venire quindi a contatto con quel mondo narrato in Back to school.

Ginevra me ne ha regalato una copia cartacea e io l’ho letta con piacere. Togliamoci subito l’impiccio di dire le cose che funzionano meno: 8 € il formato digitale è un prezzo un po’ altuccio. Il manuale ironico ha 280 pagine, forse un buon editor lo avrebbe asciugato rendendo la lettura più snella. Infine l’ironia che di sicuro lo caratterizza raggiunge risultati più efficaci proprio laddove non è sollecitata da continui rimandi, note, strizzatine d’occhio, sottolineature. Insomma quando è vera e spontanea.

Questo l’ho imparato sulla mia pelle: frasi costruite per far ridere sono state mediamente eliminate dai vari passaggi di editing perché costituivano una forzatura e raggiungevano, ahimè, il risultato opposto; frasi scritte inconsapevolmente facevano ridere sul serio e venivano apprezzate di più.

In ogni caso rimane un buon lavoro, simpatico e scanzonato, adattissimo a chi si appresta a iscrivere il proprio figlio alla scuola primaria, o anche a chi già si ritrova a dover combattere con compiti a casa, gruppi di mamme su whatsApp, corredo scolastico e quant’altro. E’ tutto molto realistico; sfido, direbbe Ginevra, che ha scelto di scrivere sotto pseudonimo per garantirsi l’incolumità, è tutto vero, vita vissuta, amici! In effetti, mi ci ritrovo quando dico a Nanni “ma perché diavolo non hai un trolley al posto di sta cartella che pesa come il piombo e che zia-io ti porta amorevolmente sulle spalle (che poi le tocca chiamare il fisioterapista) anche quando mamma-tua chiede che lungo la strada del rientro a casa si devii per acquisti vari?” Ecco, Ginevra una risposta ce l’ha su cartelle con le ruote removibili e fisse. Per dire.

Ho apprezzato la gentilezza di Ginevra, e pure il suo libro, per questo ve ne parlo volentieri.

Divertente il campionario di genitori che affollano le scuole, io ne vedo diversi all’uscita dall’istituto, mentre me ne sto in un angolo conscia di non avere nulla da spartire con donne che mi sembrano così diverse da me; non tanto perché io sono la zia, ci sono mamme, nonne e tate, ma perché esibiscono visi rifatti da sapienti, o mica poi tanto, chirurghi estetici (leggi faccia di plastica), e un atteggiamento radical chic piuttosto detestabile. Sto per conto mio e leggo, pensando che essere zii di allievi ha comunque parecchio a che fare con l’essere genitori di allievi, ma a un certo punto saluto tutti e torno a casa mia!

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