Storia del nuovo titolo

Quella del titolo (e della copertina) è una questione ricorrente nei blog libreschi e nel confronto tra autori e lettori. Innegabile biglietto da visita, vanto di editor capaci che hanno tirato fuori La solitudine dei numeri primi cambiando le sorti del romanzo, è un punto cruciale su cui le cellule grigie possono lavorare per giorni e giorni, dipende dal testo. A volte trac il titolo arriva subito, altre è un macello.

E lo è stato per il rosa.

In principio fu Oltre la notte dove i sogni si realizzano, titolo lunghetto, frase presa dal romanzo. A un certo punto l’agente volle cambiarlo, per proporlo non so più a quale editore, ricordo una profusione di messaggi whatsapp mentre ero sull’autobus. Saltò fuori, non so più come Non ti lascerò andare via, ed è rimasto quello. Non mi ha mai convinta, al punto che dopo aver firmato con Genesis Publishing, gli ho scritto in ansia: vi prego cambiamo il titolo. Troppo cheap, già visto, ho googlato e mi sono usciti miriadi di Ti lascio/Non ti lascio, Ti lascerò/Non ti lascerò, col via, senza il via, al presente, al futuro, in ogni declinazione, ma sempre lì stavamo. Orrore puro.

Il vero problema è che lotto da sempre per ribadire il concetto che no, il genere romance non è di serie B, e che vogliamo abbattere Jane Austen? Un titolo troppo zuccheroso, cuore, amore, getterebbe il mio romanzo in un’ammucchiata dove rischia di passare inosservato e assimilato a certi rosa ai quali mi sento di non appartenere. Sono stata un po’ messa alle strette dall’editore – non è una critica – riproponendo Oltre la notte ecc. mi hanno detto che no, hanno già una saga intitolata Oltre il confine, e giustamente non si poteva. Part time e isolamento Santi subito, ho mollato ciò che stavo facendo e cominciato a pensare, perché prima avrei sottoposto un’alternativa e prima si sarebbe messa in moto tutta la macchina editoriale. Perché non è MAI: l’autore propone un manoscritto, l’editore invia il contratto e via verso nuove avventure insieme. Quando mai? E’ un putiferio di mail, e organizzazione diversa per ogni casa editrice.

Ho buttato giù qualche idea.

  • Più vicino alle stelle
  • Il cuore dopo l’arcobaleno
  • Percorsi d’amore
  • Dove i sogni si realizzano (grazie a Sempre mamma che via whatsapp mi ha suggerito di eliminare Oltre la notte e tenere il resto)

Tuttavia mi sarebbe piaciuto qualcosa che rimandasse agli abiti, visto che la protagonista è una raffinata costumista che ha lavorato a Cinecittà. Tipo:

  • L’atelier dei sogni
  • La stilista dei sogni

Poi, mentre mi giravo in testa il concetto di stilista/stoffe un nuovo titolo è nato di getto e mi piaceva un sacco. Lo volevo proprio, ma mi rendevo conto che potesse anche non essere gradito. Si trattava infatti di quelle frasi con giochi di parole, spesso tipici della mia produzione come Figlia dei fiordi, ho quindi passato la palla e ho atteso.

Giovedì la giornata è cominciata con l’entusiasmo dell’editore per il titolo bomba, e io ho gongolato di brutto. Immaginatevi poi essere lì a stirarsi nel letto, dopo il caffé con l’Orso mentre si ascolta la radio, e ricevere una mail che comincia così: “Buongiorno dall’assolata isola di Rodi!” Ah, la nostra Grecia, chissà quando la rivedremo… però non sono diventata triste. Mi sono catapultata con la mente nella meraviglia ellenica. Torneremo a mangiare souvlaki sul mare al tramonto.

Il titolo no, non ve lo rivelo ancora scusate, tempo al tempo, ma sono sicurissima che vi piacerà.

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24 pensieri su “Storia del nuovo titolo

  1. Brava, Sandra! Mi è piaciuto il tuo percorso alla ricerca del titolo. Una volta una brava editor mi disse proprio che si tratta di fare un brainstorming – in questo caso solitario – e buttare giù quante più idee possibili, anche bislacche, magari. Da lì uscirà il nostro titolo.
    I post sull’editoria e i suoi meandri mi interessano sempre molto, secondo me potresti farne tipo una rubrica fissa!

    • Grazie Ilaria, hai il nome della protagonista del mio primo romanzo, nome che mi è sempre piaciuto un sacco, sì è stato proprio brainstorming, mi sono concentrata facendomi girare per la testa stoffe, stilista, moda, vestiti tipo pallina da flipper finché è andata in buca.
      Sulla rubrica, devo anche aver scritto da qualche parte che no, non ne avrei più parlato perché spesso scadevo nella lamentela, quelli che chiamavo lagna post ma ora che le cose vanno meglio ho ripreso con piacere, tuttavia pare che non sia molto deontologicamente corretto parlare dei percorsi editoriali, se tu noti i big non raccontano mai nulla.

      • Sì, hai ragione, forse è meglio essere riservati sui percorsi personali! Io pensavo più a una rubrica informativa, una cosa tipo “cosa sono le agenzie editoriali e perché potresti averne bisogno”, ma anche qualche vedemecum sull’EAP che sembra ancora essere un mistero per molti… una roba così!

  2. E io ho che ho tenuto il fiato sospeso fino alla fine, e invece ancora niente titolo? Ok, comunque hai fatto bene a impuntarti, è doveroso distinguersi e poi se ne ne può più dei soliti titoli alla romance. Allora aspetto di conoscerlo! Tra l’altro trovare un titolo è sempre un’impresa, secondo me. O la storia nasce con il titolo già abbinato o è un percorso tortuoso. Per fortuna a volte arriva l’ispirazione, come nel tuo caso 😉

    • I romance per i titoli sono tremendi, per questo tocca stare davvero attenti. Concordo, a volte storia e titolo nascono abbracciati, come per il mio YA, altre non se ne viene fuori. Grazie per essere qui e spero di potervi dire presto il titolo.

  3. Ma come? Nessun titolo con “La ragazza …”?? 😀 😀 😀
    Non è che i nomi dei romance siano tutti uguali perché gli manca la fantasia, piuttosto sperano che l’utente sbagli la ricerca e di potersi così accodare a quei romanzi che hanno assunto il titolo originale per primi e ne hanno fatto un bestseller.
    Attendiamo lo svelamento del tuo titolo vincitore. 😉

    • Vedi Barbara, sempre molto avanti che ci dà le info giuste alle quali io non avevo pensato. Sì, però che palle. Di ragazza che, ne pubblico già uno e ho cavalcato l’onda del treno, non vorrei esagerare. Un bacione.

    • Al sondaggio avevo pensato, perché tra l’altro il precedente era proprio andato bene come partecipazione, a fronte di un periodo in cui pare che la gente sia interessata solo al virus. Tocca aspettare…

  4. E ci lasci così con la curiosità? Va bene, aspetterò, dal tuo entusiasmo direi che il titolo sarà bellissimo e azzeccato.

  5. @ Eh, Giulia, non vorrei che l’editore non fosse d’accordo con una diffusione qui. In passato sono stata molto libera e talvolta si sono lamentati
    @ Lisa, in effetti L’atelier dei sogni si è piazzato al secondo posto nella scelte dell’editore.

  6. Ma… ma come? Ormai ero sicura di scoprire il titolo, e tu ci lasci con il cliffhanger… Comunque è vero: titolo e copertina sono tosti. A volte ci si azzecca subito e se ne è contenti per sempre, a volte è un processo di raffinazione progressiva. Solo che se c’è un editore, non è così semplice avere l’ultima parola.

  7. Certo che ormai non ti ferma più! Record di pubblicazioni! E sei molto brava a generare curiosità. Anche a me piaceva L’Atelier dei sogni, come scrivevano sopra.

  8. @ Ilaria, lassù, grazie per il suggerimento, probabilmente sono argomenti trattati qua e là nel blog, solo che non essendoci un bell’indice è impossbile ritrovarli, lo so, la gestione tecnica del blog fa un po’ pena.
    @ Grazia, Anto, grazie, sì cliffhanger e probabile record, spero solo di non andare in corto circuito e di proseguire in un buon rapporto con gli editori. Siete state entrambe citate nei post precedenti, spero li abbiate leitti.

  9. Il titolo è davvero un osso duro, io decido quasi sempre in proprio ma mi è capitato di scervellarmi a lungo o, in altri casi, che il titolo spuntasse come per magia e subito (“Il pittore degli angeli”). Il caso più eclatante è stato il titolo del mio pezzo teatrale, “Il diavolo nella torre” su Bernabò Visconti. Mi ero impuntata sul concetto di “biscia” perché volevo a tutti i costi inserire un rimando alla biscia viscontea, ma non c’è stato niente da fare: o ci stava il diavolo o il serpente, tutti e due insieme non si poteva. Ho scritto una quarantina di titoli, ed erano rimasti in lizza il titolo finale oppure “Il drago nella torre”. Ho fatto un sondaggio, ma mi hanno detto che il drago richiamava il fantasy, non c’è niente di male naturalmente, ma il fantasy non c’entra nulla e in questo caso e sarebbe stato fuorviante. Che fatica!!!

    • 40? Sgosh, Cristina che record. In effetti sono d’accordo con il ragionamento circa il drago, ormai davvero assimilato al fantasy. Il diavolo nella torre è molto bello come titolo. Il sondaggio, come ho fatto io per la quarta dell’altro romanzo, può essere una buona soluzione. Un caro saluto, Cristina.

  10. Pingback: La mia personalissima ripresa | ilibridisandra

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