Libreria e terapia

Ho riaperto il blog e desideravo, cioè ancora lo voglio, essere costante come un tempo ma sono finita in un gorgo di cose impreviste per cui le story veloci su Instagram offrono una sponda di comunicazione social molto più gestibile.

Ma il blog è il blog, come abbiamo detto più volte. Martedì sono venuti a ritirare i mobili vecchi, laddove “sono” significa il servizio comunale di ritiro immondizia che se li lasci in strada, previa prenotazione non da cafoni, è gratis, ma al piano si paga. Non pretendevo di guadagnarci vendendoli, ma ho sperato fino all’ultimo di non dover spendere e di riuscire a darli a qualche associazione ma niet, insomma pare che Milano pulluli di enti benefici che ritirano arredamento per le famiglie in difficoltà ma col piffero e le mie ricerche sono state vane (oltre che estenuanti). Comunque venerdì la mega libreria dei sogni sarà qua. Ho ricordato che tanti anni fa io e l’Orso ne avevamo vista una in centro e giammai avrei pensato che un giorno l’avrei avuta, con la scaletta e tutto quanto, invece sì. La libreria ormai è l’emblema del piano D, laddove il piano A erano i figli concepiti naturalmente, il piano B la procreazione assistita, il C l’adozione e appunto il D ok, niente figli, cerchiamo di goderci il dono immenso che è la vita.

Tuttavia le ferite, e questa lo è, del passato ci sono eccome, e io sono in mezzo al protocollo EMDR (ho scelto questo link perché quello del sito ufficiale è proprio bruttino) giunto in questi giorni alla prima reale desensibilizzazione e se fino a ora è stato un percorso totalizzante, a tratti bellissimo, sempre comunque duro, ora è diventato proprio complesso a livello tecnico. In estrema sintesi il terapeuta ricrea ciò che il sonno fa ogni notte, cioè rielabora le esperienze negative della giornata, sì, quando dormiamo ci alleggeriamo dei pesi e rigeneriamo sul serio non solo fisicamente.

Come ho accennato qua e là, ho scelto di rivolgermi a dei professionisti quando gli episodi di ansia erano diventati invalidanti. E dopo tanti mesi mi permetto di dire che c’è tanta gente in giro che avrebbe bisogno di un aiuto concreto per migliorare in primis la relazione con se stessa e di conseguenza con gli altri e con ciò che la circonda. Solo che rifiutano la psicoterapia e spesso rendono un inferno la vita di chi gli è accanto. Ecco, avevo alcune amiche così, le ho salutate. Forse la mia è la prima generazione per cui “andare in terapia” non costituisce una vergogna, quindi il disagio in persone più anziane non lo biasimo, davvero i tempi non erano maturi, ma cinquantenni e persone ancora più giovani che hanno lo stigma o pensano di cavarsela da sole a fronte di disturbi di umore evidenti o si limitano a imbottirsi di farmaci mi urtano profondamente.

Volevo non dover affrontare più quei momenti terribili di nausea agitata e tremore, ma nel complesso è cambiato tutto. La fortuna di aver incontrato i professionisti giusti per me si è unita al mio impegno che li ha realmente colpiti. Non sono lì per farmi complimenti e, in effetti è pure capitato che mi sgridassero, ma me ne hanno fatti parecchi.

Per svariati motivi, ero una fotografia ricoperta da un velo di polvere e ho ricevuto gli strumenti giusti e le istruzioni per usarli per pulire quell’immagine e farla finalmente brillare. Sono sempre io, eppure diversa. Ho già raggiunto risultati sorprendenti, avuto spiegazioni alle mie reazioni, e legittimazione al mio stare male. Ho pianto, relativizzato, perdonato, capito e persino sdoganato lo sticazzi.

Adesso siamo nel pieno del risolvere.

Intorno a me solo cose autentiche e belle, a parte gli obblighi lavorativi, e comunque anche lì certe dinamiche non mi coinvolgono più.

Inciamperò ancora perché è la vita, e ci saranno altri dolori però, come mi ha detto lo psichiatra: la prossima volta che mi infilerò in un buco nero non lo farò con tutto il corpo, ma solo fino alle ginocchia.

E le ore buie saranno un po’ più luminose con una libreria blu sullo sfondo e tanto spazio per i libri che sono la mia passione.

Pubblicità

Libri letti nel 2022

Senza volerlo nel 2022 ho letto esattamente 50 libri. Sono tutti romanzi e in parte avevo già pubblicato gli elenchi trimestralmente prima della sospensione del blog. Trovo sia notevole che ben nove abbiano meritato 10 e altri nove, 9 o 9 1/2. I voti più scarsi sono tutti riconducibili ad acquisti fatti alle fiere o eventi, indotti da cose tipo “autore che pubblica col mio stesso editore” oppure “questo editore mi è simpatico, devo comprare qualcosa di suo” e similari, tranne Agatha Raisin che puntavo da un po’, invece delusione. Ho concluso le due serie scozzesi di Alexander McCall Smith sempre con grande piacere e ritrovato vecchie gialliste di classe (n. 11 39 e 48). Ne avevo già parlato nella lista del trimestre di competenza, ma torno volentieri a suggerire Trascuranze di Clara Nubile, mentre aggiungo di sicuro un thriller pazzesco che ho letto in due giorni, praticamente ovunque: nell’attesa dopo la quarta dose di vaccino, sull’autobus, al parco con le amiche anatre nel laghetto di fronte, sul divano nel silenzio assoluto di casa mia; si tratta “La mantide” la cui genesi è struggente: è stato infatti scritto da Gianluca Ferraris finché ha potuto, prima che la malattia gli facesse passare il testimone a Franco Vanni. E’ davvero per una singolare casualità che ho assistito alla sua presentazione (serata splendida) preceduta pochi giorni prima nella stessa libreria a quella de ” La mentalità della sardina” di Olivia Crosio, romanzo di tutt’altro genere, ma altrettanto godibile: una strepitosa sessantenne stanca della sua vita che sembra essere ridotta a una spompa routine di un matrimonio al capolinea, parte per camminare sulla via Francigena, dove, ovviamente, accadranno un sacco di cose che la rimetteranno sul serio in moto. Adorabile.

Direi che lascio lo spazio ai commenti se avete magari letto qualcuno dei miei 50 o se avete domande.

  1. Anime contro  Alessio   Del Debbio voto 5
  2. Ti verrò a trovare in sogno  Roberta Spadotto voto 5
  3. La felicità del lupo  Paolo Cognetti  voto 7
  4. Il mondo secondo Bertie  Alexander McCall Smith voto 9
  5. Lo stato dell’Unione  Nick Hornby voto 7 ½
  6. Le affascinanti manie degli altri  Alexander McCall Smith voto 10
  7. Giallo al cimitero maggiore  Paola Varalli voto 10
  8. Fedeltà e tradimento  Chaim Grade voto 7 ½
  9. Non so  Lorenzo Licalzi voto 7
  10. Pratiche applicazioni di un dilemma filosofico  Alexander McCall Smith voto 10
  11. Il sepolto vivo  Patricia Highsmith voto 9
  12. Zagno  Alessio Gallerani voto 3
  13. Amori perduti di gioventù  Alexander McCall Smith voto 10
  14. Amori in viaggio  Alexander McCall Smith voto 9
  15. Trascuranze  Clara Nubile voto 9
  16. Agatha Raisin L’albero delle streghe  M.C. Beaton voto 5
  17. Di morte e d’amore  Stefania Crepaldi voto 6
  18. A volte ritorno  John Niven voto 8
  19. Alla fine lui muore  Alberto Caviglia voto 10
  20. Non si muore in un giorno di festa  Andrea Balzani voto 8
  21. I tigli di Silverwood  Ilaria Mainardi voto 9
  22. Saponi  Elena Ghiretti voto 8
  23. Nel mare c’è la sete  Erika Mou voto 9
  24. Sempre più vicino  Raul Montanari voto 9
  25. Pic Nic sul ghiaccio  Andrej Kurkov voto 9 ½
  26. L’altra terra  Francesca Giuliani voto 7
  27. Sarò breve  Francesco Muzzopappa voto 8
  28. Lettera d’amore alla Scozia  Alexander McCall Smith voto 9
  29. Forse mio padre  Laura Forti voto 7
  30. Non è mai troppo tardi  Stefania Russo voto 7 ½
  31. La compagnia degli addii  Axl Cendres voto 10
  32. Benzina estetica sul mondo  Matteo Zanini voto 7
  33. Cose da fare a Francoforte quando sei morto  Matteo Codignola voto 7
  34. Una storia nera  Antonella Lattanzi voto 8
  35. Le cure della casa  Stefania Bertola voto 10
  36. Strane cose, domani  Raul Montanari voto 8
  37. Lo zio cadavere Ian MacPherson voto 8
  38. Le cose che ci fanno paura  Keren David voto 8 ½
  39. Una mente per uccidere  P.D. James voto 8
  40. Canaglia  Itamar Orlev voto 8
  41. 36 Numero perfetto   Giuliana Manzoni voto 8
  42. La mentalità della sardina  Olivia Crosio voto 10
  43. La mantide  Gianluca Ferraris voto 10
  44. Pop Life Luca De Gennaro voto 7 ½
  45. I segreti del piccolo negozio dei desideri  Nicola May voto 7 ½
  46. Le piccole libertà  Lorenza Gentile voto 7 ½
  47. Blu come le fragole  Alessia Todeschini voto 8
  48. La leggerezza del dovere  Ruth Rendell voto 8
  49. Carciofi alla giudia  Elisabetta Fiorito voto 8
  50. Quel che si vede da qui  Mariana Leki voto 8

A volte ritornano, col nuovo anno!

E’ successo che alla fine il periodo di decompressione è giunto a una naturale conclusione e l’unico proposito per il nuovo anno, come ho scritto su Instagram, è amare la vita e non insultarla mai.

E abbandonare il mio blog, che pofferbacco compirà 10 anni ai primi di febbraio e ha rischiato di non arrivarci, un piccolo insulto al lavoro fatto lo era.

Quindi adesso sono qui e ci sono per restarci.

Ringrazio di cuore chi mi ha spronata e contattata. Ma anche chi non l’ha fatto, magari per rispettare la mia scelta.

Dove eravamo rimasti?

A un autunno che non sembrava autunno, tanto che quando ha aperto Garabombo ero in giro senza calze.

Sono arrivata alle festività natalizie stravolta da una credo faringite pestifera, che mi ha colpita fregandomi gite e compleanno col picco febbroso proprio nel giorno in cui avevamo in casa gli imbianchini.

Avevo freddo dopo giorni di mal di gola atroce, pensavo fosse per le finestre aperte per asciugare le pareti e poi… poi quando aspettavo che il pavimento asciugasse avevo 38.4 e due ore dopo 38.8 sbang.

Prima era toccata all’Orso.

Ma poi con tanta o forse poca pazienza abbiamo rimesso insieme tutto e con immensa ricompensa divina abbiamo avuto un Natale e un Capodanno felicissimi, come non accadeva da tempo e non solo per il covid.

Prima dei tachipirina days (ma proprio un pelino prima che già quella sera a cena fuori con amici in Valle, Emanuele aveva la febbre ma ancora non si sapeva) avevo fatto una splendida presentazione del mio ultimo romanzo e praticamente smesso di scrivere.

Ho chiacchierato col mio scrittore preferito vivente cioè Jonathan Coe. Il cui ultimo romanzo vi consiglio assai. Ed è stato uno dei momenti più luminosi del 2022.

A proposito di storie desidero ancora pubblicare le mie tre opere in cerca di editore ma la speranza tende un po’ a spegnersi ogni giorno.

Piano piano invece si sta concretizzando lo studio con la libreria dei sogni, quella con la scaletta. Al momento è un delirio di cartoni ma la realizzazione del progetto è lì a una manciata di giorni ed è stato qualcosa di totalizzante. Ha toccato corde emotive a cui non avevo dato peso: buttare reperti di altre ere, soffermarsi sui regali ricevuti da mio padre e sui modellini Disney che avevamo collezionato per i nostri ipotetici figli. Non solo scegliere un mobilie e il colore della stanza. Le cose non sono quasi mai come si pensa, dovrei averlo imparato.

Mi sono circondata di relazioni sane e spesso allegre o se malinconiche mai lagnose. Perché i giorni tristi ci sono per tutti. E anche le arrabbiature, la frustrazione, la voglia di spaccare tutto per le ingiustizie del mondo, anche quelle minuscole, come aspettare il postino per cui hai pagato un servizio che invece no, non verrà mai.

I blog vivono una fase di stanchezza generale e forse ho deciso di tornare proprio per portare il mio contributo affinché non muoiano, per chi ancora mi vorrà leggere.

Avviso

Buongiorno a tutti.

A quanto pare la mia privacy policy (cookies e cose così) non è aggiornata/completa. Il blog viene quindi chiuso per evitare rogne.

Prima o poi ci metterò mano.

Vi chiedo di non commentare questo post. Grazie.

Tornare alla normalità dopo la vacanza a Cesenatico

La settimana a Cesenatico non è stata perfetta ma comunque molto bella. Ho capitalizzato diversi momenti, luoghi e sapori che mi porto nel cuore, a cui penserò nei lunghi mesi invernali che verranno. E’ stato particolarmente piacevole e anche emozionante tornare in Romagna dopo cinque anni; tra l’altro ho trovato il mare molto più pulito, così seppure tra rincari fastidiosi, qualche inciampo, il meteo non proprio favorevole, abbiamo concluso le ferie spezzate mettendo a segno un’ultima fetta chi mi fa promuovere con una gran pagella questa estate 2022. Cesenatico tra le mete balneari romagnole che conosco Cattolica, Rimini e Riccione è diventata la mia preferita, unica col suo Porto Canale di Leonardo. Rimini resterà sempre il mare della mia adolescenza, ho trascorso le vacanze delle estati dalla I media alla V superiore, ero lì quando l’Italia vinse i Mondiali del 1982, ed è tutto perfettamente sintetizzato nella canzone struggimento dell’epoca “Spiagge” di Renato Zero. Prima andavamo a Riccione, ma in una zona di alberghi e poco altro, lontana dalle luci di viale Ceccarini, che ho conosciuto in una breve vacanza esattamente vent’anni fa. E poi ho fatto pure una vacanza divertentissima a Cattolica, avevo 22 anni, con la twin, in albergo c’erano un sacco di giovani e formammo una comitiva che ricordo con gioia. Ci sono tornata nel 2011 con l’Orso, stesso albergo, decaduto, solo una settimana di vacanze in tutta l’estate che non ci rilassò per niente, un caldo atroce, orari striminziti per i pasti in albergo (da lì la decisione di soggiornare nei Bed and Breakfast), eravamo reduci dal percorso adottivo, volevamo restare a Milano in caso ci chiamasse il Tribunale, che ci convocò poi a dicembre, sforando tutte le tempistiche di legge. Che schifo. La Romagna in tutto questo continuo ad amarla parecchio. Sono contenta di aver scoperto in Cesenatico (ah sì, ero stata a Valverde nel 2010 con mia mamma) una splendida località per costruire qualcosa di “nostro” con l’Orso. E di averlo fatto sul finire della stagione, con meno caos, per quanto spero di poter tornare a fare due settimane di ferie attaccate a inizio luglio l’anno prossimo, come nostra consuetudine. Il nostro “bagnino”, i nostri locali preferiti, i nostri discorsi idioti commentando tutto, il baraccone del tiro a segno, i tantissimi chilometri di giorno e di sera che ci siamo fatti, ancora mano nella mano come due ragazzi. E il nostro B&B ovviamente.

Adesso è tutto finito. Settembre avanza a grandi falcate. Come si vede nei meme su Instagram “Lo farò a settembre” bussa alle nostre porte, è un mostro, un’onda pronta a travolgerci mentre il mondo va a rotoli. Che anni stiamo vivendo!

Sono preoccupata ma non particolarmente angosciata, e non credo sia superficialità. Abbiamo comprato casa facendo un mutuo a tasso variabile nel 2006, qualcuno ricorda cosa successe ai tassi in quel periodo? Schizzarono alle stelle, ogni mese un incubo, ma poi scesero, scesero tanto e la nostra scelta risultò vincente. Mi pare di aver sempre vissuto l’età adulta in crisi economica, la tranvata al posto di lavoro di Emanuele, di cui sta per ricorrere il primo inglorioso anniversario, mi ha insegnato che tutto è miseramente precario. Ma provengo da una solida famiglia di formiche, gran lavoratori di umile estrazione sociale, le mie radici sono importanti e voglio credere a ciò che ha detto di recente Draghi: l’Italia ce la farà. La prospettiva più tremenda, per me, non è abbassare i gradi del riscaldamento (per quanto anni e anni di condizionatori a palla e temperature da congelatore negli ufficio pubblici e negli ospedali adesso fanno un po’ rabbia) ma rivivere i mesi più bui della pandemia. Io il silenzio surreale e i camion con le bare di Bergamo non li ho dimenticati.

Quanta profezia nelle parola di Battiato:

“Com’è difficile restare calmi e indifferenti, mentre tutti intorno fanno rumore.

In quest’epoca di pazzi ci mancavano gli idioti dell’orrore.”

Non sono indifferente ma cerco di stare calma. Ecco. E non ho voglia di parlare di politica qui, fermo restando che la bionda urlatrice come presidente spaventa anche me. Al momento mi impegno a coltivare il mio giardino e a non sprecare l’energia positiva di questi due mesi di bellezza negli occhi, relazioni speciali e stupore. A livello pratico ho pulito bene tutta la casa, domani finirò di stirare e ritirerò quanto portato in lavanderia, ho prenotato il dentista, la revisione dello scaldabagno, e chiesto al medico di prescrivermi i soliti esami per il controllo annuale. Ho fatto la spesa come al solito con il radar puntato sulle offerte, il mio scontrino al supermercato ha sempre molti segni negativi. Domani riprenderò anche la psicoterapia. Attendo il risultato di un importante concorso letterario, mentre le beta reader mi hanno restituito il testo con le loro attente osservazioni, per cui sto facendo gli interventi del caso e conto di finire entro la settimana, per poterlo inviare agli editori che ho già selezionato. Stiamo organizzando una presentazione del mio ultimo romanzo sul lago ed è qualcosa che mi fa davvero battere il cuore: è un posto magico, dove oltretutto è nato mio nonno, a sette km dalla casa in Valle e la libraia è molto disponibile e competente.

Le mie letture: estate 2022 (in parte)

  1. Pic Nic sul ghiaccio Andrej Kurkov voto 9 ½
  2. L’altra terra Francesca Giuliani voto 7
  3. Sarò breve Francesco Muzzopappa voto 8
  4. Lettera d’amore alla Scozia Alexander McCall Smith voto 9
  5. Forse mio padre Laura Forti voto 7
  6. Non è mai troppo tardi Stefania Russo voto 7 ½
  7. La compagnia degli addii Axl Cendres voto 10
  8. Benzina estetica sul mondo Matteo Zanini voto 7
  9. Cose da fare a Francoforte quando sei morto Matteo Codignola voto 7
  10. Una storia nera Antonella Lattanzi voto 8
  11. Le cure della casa Stefania Bertola voto 10
  12. Strane cose, domani Raul Montanari voto 8

Pubblico con largo anticipo rispetto alle intenzioni l’elenco dei libri estivi, il problema è che è già fin troppo corposo e considerata la prossima settimana al mare, in spiaggia di solito leggo parecchio, rischio un elenco ingestibile poi nel volerlo commentare.

Consigliatissimi di sicuro 1 7 e 11. “Pic Nic sul ghiaccio” non prende 10 solo perché mentre cercavo in rete info mi sono imbattuta nel seguito (un wow spompatosi subito: è fuori catalogo e ne esiste una copia in vendita a 120 euro) con tanto di recensione che spoilerava il finale di “Pic Nic sul ghiaccio” quando mi mancavano poche pagine. Mannaggia, e comunque conoscerlo in anticipo ha fatto il paio con – non ripeto lo spoiler ovviamente – l’enorme delusione per come sono andate le cose lì a Kiev, dove il protagonista, un giornalista in affanno, vive con un pinguino che si è portato a casa per la chiusura di uno zoo. Splendido affresco dell’Ucraina post URSS, è un romanzo delizioso e struggente che ho adorato a dir poco.

Consigliato da CBM ho divorato “La compagnia degli addii” in uno dei tanti pomeriggi roventi di questa estate. Erroneamente etichettato come libro per ragazzi, il protagonista è un adolescente ma è contornato da adulti accomunati da un’importante caratteristica: hanno tutti tentato il suicidio, mancandolo. Ed eccoli quindi riuniti in una clinica psichiatrica per riccastri. Umorismo ma anche sguardo lucido sui disagi giovanili, sul perché dovremmo continuare ad amare la vita. Ognuno ha la sua risposta (la mia così al volo, per i libri e gli aperitivi). Una comitiva sgangherata e dolcissima di esseri umani che hanno fallito l’obiettivo, un fallimento nel fallimento quindi, che forse, matematicamente, porterà a una svolta positiva. Non si può non fare il tifo.

Stefania Bertola è uno zuccherino che mi piace ritrovare di tanto in tanto, ma la sua linea narrativa è un po’ altalenante, mi ci sono imbattuta anni fa con lo splendido “Ne parliamo a cena” e in questo “Le cure della casa” c’è di nuovo la sua penna migliore, mi sono immedesimata in tanti passi di Lilli, che, perduto il lavoro, decide di fare la casalinga a tempo pieno e si caccia in una situazione surreale alla ricerca di una vecchia compagna di classe. Gradevolissimo davvero con i suoi spaccati anni ’80, le idee sul riordino e i detergenti, le relazioni con le migliori amiche, un marito molto dedito al lavoro, una figlia universitaria fuori sede. Me lo sono goduto in Valle, all’ombra, in sottofondo il glu glu della fontana. Paradiso.

Si infilano in questa lista alcuni autori emergenti/esordienti a cui ho voluto dare fiducia (2 5 6 e 8) e tutti si attestano tra il 7 e il  7 e 1/2. Non deludono mai Alexander Mc Call Smith e Raul Montanari, mentre un pelino delude l’ultimo Muzzopappa, definito il suo best sempre da CBM che l’ha presentato in un’altra sera torrida milanese in cui vincendo le correnti gravitazionali simil lame di fuoco unite allo stomaco ko (si era in quel giugno in cui sbarellavo), non l’ho trovato all’altezza dei precedenti (li ho letti tutti). Problema: non mi ha fatto tanto ridere, anzi, a tratti mi ha immalinconito proprio. Godibile eh, ma puntavo al 9 minimo.

“Una storia nera” ha avuto un grande successo quando uscì qualche anno fa e l’ho recuperato in biblioteca: a tratti respingente, scritto molto bene, sembra un film con Stefania Sandralli, Micaela Ramazzotti e Pierfrancesco Favino, tiene incollati alle pagine, ma lo fa in un modo disturbante. Non lo so. Un uomo cattivo scompare, un uomo della cronaca nera, che picchiava la moglie, un santo per la famiglia di origine, mai toccati i bambini, un pasticcio italiano, la menzogna, l’omertà, i margini di vite sfilacciate.

Come sempre se desiderate qualche parola in più anche sui romanzi di cui non ho parlato, fatevi avanti nei commenti. In ogni caso, il voto più basso è 7, dodici libri in due mesi, sono proprio soddisfatta.

Posto senza rileggere, che è pronta la cena. Perdonate le frasi contorte. Baci

Questa estate lunghissima

Qui le cose continuano ad andare piuttosto bene, intendiamoci: non è sempre tutto wow, ma questa lunga e stranissima estate alla fine mi ha dato tanto e mi è piaciuta parecchio. Avrei evitato il caldo, me ne sono lamentata ma forse ora quella roba insopportabile è finita, almeno qui.

Fatiche e dispiaceri sono pervenuti pure loro, ma la bellezza ha prevalso, anche grazie alla mia attitudine mentale rinnovata che in concreto ha un sacco di strumenti nuovi per gestire i guai e i conflitti. Imparo dalla terapia che nei buchi della vita adesso non mi ci infilo più per intero, ma solo con i piedi. Qualche giorno fa credo di essere arrivata ai polpacci, questa visualizzazione è un esercizio utilissimo. Molte cose pratiche funzionano sul serio, però c’è un impegno dietro che molti sottovalutano e non affronterebbero mai.

I giorni di Ferragosto in Valle sono stati splendidi, mi sono davvero divertita e rilassata, il cuore ha fatto festa di continuo tra amici e rimpatriate, incontri pazzeschi per cui un attimo dopo si era intorno a un tavolo a ridere e brindare, così dal nulla. Leggere finalmente al fresco, con lo scroscio della vecchia fontana sotto casa. La magia del lago e intanto Milano si svuotava. Domattina ci torniamo per il weekend! Comunque vada saranno sempre i miei luoghi del cuore, imprescindibili, con tanto vissuto.  IMG-20220812-WA0003

La straniante realtà per cui ancora non ho visto il mare, partiamo il 28, prezzi folli un po’ ovunque, ma alla fine abbiamo messo insieme una settimana a Cesenatico che almeno sulla carta pare ottima. Completerà quindi la non convenzionale estate essere in vacanza il 1° settembre, quella data spartiacque, eterno lunedì, che fa sospirare. Credo sia accaduto soltanto altre tre volte in tutta la mia vita.

Quattro giorni dopo il rientro festeggeremo le nozze di cristallo, non abbiamo organizzato nulla, avevamo ipotizzato tipo un pranzo con familiari e amici, ma poi un po’ per il covid, un po’ perché boh, abbiamo lasciato cadere l’idea. Quindici anni di matrimonio sono un bel traguardo, per una che il mondo dava per spacciata e sola a singhiozzare sugli amori incompiuti o in rovina. La festa per i dieci anni fu epica e in teoria avrei anche replicato volentieri, ma a dirla tutta non ho troppa voglia di spenderci dei soldi.

Dopo di che, dal 9 settembre dunque, sarà autunno, in barba al meteo e al calendario io mi sentirò in autunno, che è la mia stagione preferita. Riavviare i progetti messi in pausa, baloccarsi con le suggestioni natalizie, cercare i venditori di caldarroste.

Adesso è il momento in cui piano piano tutto riapre, meno ore di luce, la ripresa di ogni attività, si fanno i primi bilanci di un’estate rovente. Spero che i vostri siano tutti in attivo.

Agosto

Ogni anno dico le stesse cose: preferisco luglio ad agosto e ad agosto è inutile pubblicare nel blog che tanto non mi legge nessuno. Lo confermo anche adesso, però il blog serve anche a me, rileggendolo a distanza di tempo trovo sempre spunti interessanti e in parte dimenticati; agosto 2022 poi è davvero diverso dai precedenti. L’estate cittadina sarà più lunga del solito, meno ferie in luglio, 10 giorni anziché 15/16, significa anche un weekend in più a Milano, e i fine settimana milanesi nel caldo si susseguono perché, per vari motivi, andremo in Valle solo per Ferragosto. Partiremo il 12, Emanuele passerà a prendermi in ufficio quando finisco, alle 17.30 (l’azienda dove lavora lui è chiusa ma si è saputo solo di recente) e torneremo il 16 in giornata. Poi l’idea è quella di andare da qualche parte al mare dal 29 agosto al 4 settembre, ma ci sono un po’ di cose in via di definizione per cui non abbiamo ancora prenotato.

L’estate in realtà ha assunto una dimensione dilatata e lunghissima, essendo iniziata a metà maggio col torrido weekend a Venezia, e siamo ancora qui a invocare refrigerio. I pochi temporali, alcuni, va detto davvero intensi, non hanno rinfrescato poi tanto, almeno qui nella pianura padana desertificata. In qualche modo me la sto cavando. Coi costi dell’energia non trovo locali e mezzi pubblici eccessivamente freddi con quell’aria condizionata modello aeroporto che odio; pratica assai nociva per la salute oltre che irritante perché ti tocca sempre avere un golf in borsa e nelle borsette piccole non ci sta, e che diamine, mi potrò vestire carina se esco solo per un giretto o un aperitivo senza portarmi zavorre?

Sto molto, molto, bene. Sto proprio bene, ecco, anche se ormai siamo rientrati da più di tre settimane e, come tutti, non ne posso più dal caldo. Alterniamo uscite nella placida movida milanese (Milano si sta svuotando) a Netflix e gelato sul divano. Io sto leggendo tantissimo. A volte anche un libro al giorno quando non lavoro, come ora. Cerco il punto più fresco della casa, non abbiamo l’aria condizionata, e mi immergo in pagine spesso molto belle; esco anche un po’ da sola, amici e familiari sono tutti quasi tutti via, ma non tantissimo, appunto a causa delle temperature elevate.

Sto scrivendo con gioia e slancio, sono molto contenta di quello che sto mettendo insieme, come testi e come esperienze di scambio con altri autori. Sono in trattativa per due pubblicazioni; tra l’inizio e la fine di settembre, dovrebbero sciogliersi le riserve per entrambe, speriamo con un buon contratto. Si tratta di editori coi quali non ho mai pubblicato, che mi hanno telefonato sorprendendomi non poco, anche perché siamo tutti piuttosto circospetti quando il numero è sconosciuto e temiamo sia l’ennesima rottura di scatole con vendita di cripto valute, contratti del gas o altro.

Così adesso, sono le 10.30 di un giovedì mattina, in cui sto approfittando dello studio in ombra, la tazza di caffè sporca ancora sulla scrivania, io che tentenno sul da farsi, mentre nel primo pomeriggio avrò l’ultima seduta di psicoterapia prima dello stacco vacanziero dello studio. E da questa postazione per oggi è tutto.

Vacanza in Austria

  • 2 Luglio Milano-Salisburgo in auto, 9 ore di viaggio. Arrivo in hotel situato sulla piazza della stazione, apprezziamo subito l’ottima struttura e dopo esserci rilassati nell’ampia camera si va a cena, fatichiamo un attimo a capire dove dirigerci, ma poi il ristorante scelto, dove torneremo anche l’ultima sera, si fa davvero amare.
  • 3 Luglio Centro storico di Salisburgo, partendo dagli splendidi Giardini Mirabel, dove un’orchestra in costume suona “Azzurro” “Gloria” e “Sarà perché ti amo”, momento epico. A seguire visita alla casa di Mozart e al Castello. Tutto è una meraviglia assoluta.
  • 4 Luglio Visita al Campo di concentramento di Dachau. Nonostante fossi già stata ad Auschwitz rimango profondamente colpita, i crematori molto ben conservati, sono l’emblema della tragedia, del male, dell’orrore che può arrivare a compiere l’uomo.
  • 5 Luglio si va in treno a Monaco di Baviera, dove ero stata nel 1989 o 1990. Tornare dopo più di trent’anni significa salutare la ragazza che sono stata, Marien Platz e dintorni sono un gioiello che vale sempre la pena.
  • 6 Luglio giornata più rilassata a Salisburgo, museo del Natale (un po’ deludente), giri e shopping. Dopo cena andiamo anche a bere qualcosa e non vorremmo staccarci più da quella serata che sappiamo ahimè essere l’ultima.

Qualche nota: abbiamo sempre trovato gente simpatica, mangiato all’aperto in ristoranti assai gradevoli, e Salisburgo ci è piaciuta tantissimo. Abbiamo vissuto ogni momento nel migliore dei modi come intendiamo noi le vacanze.

  • 7 Luglio mattina un po’ concitata: decidiamo all’ultimo di tornare in centro prima di lasciare la camera a mezzogiorno, pioviggina, il tempo sta cambiando. Poco dopo mezzogiorno si parte per Hallstatt, sono meno di 100 km su strade di montagna e diluvia. Il nostro hotel si trova nell’isola pedonale, bisogna arrivare al parcheggio giusto dove un addetto chiamerà la navetta. Niente di complicato, ma sotto la pioggia battente, con i bagagli, l’inglese degli austriaci (io parlo un po’ di tedesco ma mi azzardo di rado e non per informazioni così vitali) spesso incomprensibile, un po’ lo è. Alle 14 in ogni caso facciamo check in, la camera sarà pronta per le 15 e decidiamo di pranzare lì. Il ristorante ha una vetrata fronte lago e io sono già innamorata persa di Hallstatt, non m i sembra vero di essere qui, dopo averla così tanto sognato nei tempi del lock down. La nostra camera ha un terrazzo a livello strada meraviglioso, una sorta di veranda giardino a pochi metri dal lago. Piove tutto il giorno, qualche giro, Hallstatt è molto piccola, e la sera capiamo una misteriosa regola del posto: si può cenare solo nel ristorante del proprio hotel, anche se abbiamo il trattamento B&B, gli altri ti rimbalzano, così come il nostro manda via i turisti delle altre strutture. Basta saperlo, per fortuna il nostro ristorante è ottimo.
  • 8 Luglio alla scoperta di Hallstatt, non piove più e ci giriamo ogni angolo della strada panoramica che si arrampica giusto dietro l’hotel, la piazza del mercato, le due chiese, poi camminiamo fino al parcheggio, ci soffermiamo in ogni scorcio, ammiriamo i cigni. Sto vivendo una reale favola.
  • 9 Luglio visita alla miniera di Sale, che si raggiunge con la funicolare. Si sale quasi a 1000 metri e il giro dura quasi due ore. Stupendo, indossiamo tutti delle divise bianche, ci sono 8° e per due volte percorriamo due tratti su uno scivolo, il più lungo di 60 metri, e mi pare evidente che mi sfracellerò di sotto. Urlo come una pazza, ma mi diverto un sacco. L’ultimo pezzo invece sui carrelli per il trasporto del sale. Insomma è anche un po’ luna park. Pranziamo in quota, incontriamo delle pecorelle tra cui un agnellino nato proprio quel giorno, io capisco in tedesco “Heute Geboren” e mi sento molto poliglotta. Meravigliosa giornata, che concludiamo con un aperitivo sulla piazza, prima di cenare nel nostro hotel, esattamente come la sera precedente, anche se non l’ho scritto sopra.
  • 10 Luglio, visita al museo che è davvero ricco di reperti, in quanto i primi insediamenti ad Hallstatt risalgono a 7000 anni fa. Tutto è catalogato e raccontato in maniera splendida. Rientriamo in hotel ci prendiamo due bottigliette di vino e i calici e ci facciamo un aperitivo stratosferico nella nostra veranda. Relax e nel tardo pomeriggio si esce di nuovo per un altro aperitivo. Cena al nostro ristorante e si torna in piazza (tutto è a pochi metri) per qualche foto notturna.
  • 11 Luglio alle 9.30 prendiamo la navetta per il parcheggio, rincaseremo verso le 20, dopo una tappa sorpresa che mio marito mi ha organizzato per fermarci al paese di mio padre in Carnia. All’andata infatti siamo passati dal Brennero, ma al ritorno il navigatore ha suggerito il valico di Tarvisio che è prossimo a Moggio Udinese.  Quando realizzo il progetto non so se sono più commossa per il gesto di Emanuele o per i luoghi che sto per visitare. Piango un po’ ma poco. E mi godo l’ultimo capitolo di questa fantastica vacanza.

Hallstatt è salita in cima ai posti che ho più amato in quel pezzo di mondo che ho avuto la possibilità di vedere. Deve essere stupenda con la fioritura primaverile, col foliage e sotto la neve nel periodo natalizio. Era estate ma freddina, sono certa possa fare più caldo, i più temerari fanno il bagno nel lago, ma non in quei giorni, quando le temperature erano tra i 12 e i 18 gradi. In ogni caso Hallstatt sta lì, a 700 km da Milano, una distanza più che accettabile, che mi consente di pensare che potrò andarci quando mi verrà un attacco di nostalgia potente, quando avrò bisogno di riconnettermi con la Sandra più autentica che pensa ancora che i sogni a volte si realizzano. Non ringrazierò mai abbastanza il mio Orso che una sera, quando avevamo ricevuto un preventivo per Parigi davvero fuori misura, mi disse “ma non volevi andare in quel posto in Austria? Andiamoci!” Poi ho ragionato di aggiungere Salisburgo per completare la vacanza. Ad Hallstatt una settimana è persino troppa, abbiamo visto tutto, tuttissimo in 4 giorni, eppure sono certa che non mi stancherebbe quell’atmosfera unica un po’ retrò, Hallstatt è patrimonio Unesco, con l’incanto del lago, le case colorate, i negozietti sotto montagna, il cimitero pieno di fiori e la magia che spunta dalle passerelle sull’acqua, mentre il traghetto porta un altro gruppo di turisti asiatici, innamorati al punto di aver costruito in Cina una copia di Hallstatt su un lago artificiale.

Nelle foto, in ordine. Io ai giardini Mirabel-Salisburgo. L’entrata del Campo di Dachau e tre punti pittoreschi di Hallstatt.

Mi rendo conto che il post è un po’ sproporzionato e a Salisburgo ho dedicato meno spazio, a parte che ora devo uscire e vorrei pubblicare il post, ma credo che in molti tra voi a Salisburgo ci siano stati, mentre Hallstatt non è per niente conosciuta in Italia e volevo raccontarvela più diffusamente. Tutto qui. Salisburgo merita e l’abbiamo adorata.

Un’incredibile estate

Erano tempi non sospetti quando decidemmo di trascorrere la ferie estive in Austria, non sospetti nel senso che non potevamo immaginare che togliersi dal caldo atroce, ipotizzando piumini invece di costumi da bagno, si rivelasse una scelta vincente in tutti sensi. Uscire dalla zona confort costa fatica, se un anno fa mi avessero detto che avremmo cambiato rotta escludendo il mare, avrei riso di gusto. Che eresia! Invece no: è stato bellissimo.

Arriverà un post su Salisburgo e Hallstatt, con le foto migliori, ma al momento tocca centellinare l’uso del pc fisso (pc fissi, qualcun’altro li usa ancora?) che sta in studio (la seconda camera che la psicologa mi ha vietato di chiamare cameretta, perché ricordare ogni volta anche sotto traccia il vuoto procreativo non va bene), cioè nel lato al sole nel pomeriggio, quando, di solito ho più tempo per scrivere. Il sole sta per arrivare, chiuderò quindi tutto, e mi trasferirò nella parte in ombra della casa con le finestre aperte.

Il giardino condominiale è paglia. Mai vista una roba simile in quindici anni e a memoria direi che questo 2022 è peggio del famoso 2003 che tutti ricordano come quello del gran caldo!

E’ un’estate incredibile, ci sono arrivata più a pezzi del solito e spero di fare tesoro di tutto e darmi da fare per evitare che si ripeta, almeno in quell’entità devastante. Ma non voglio ripensarci adesso, ora mi godo l’energia fantastica che i dieci giorni austriaci mi hanno regalato, e l’imprevedibile novità che mi ha accolta al rientro in ufficio: col recente decreto semplificazione hanno prorogato la scadenza dell’adempimento fiscale di cui mi occupo, dal giorno 25 all’ultimo del mese. Che significa avere più giorni a disposizione ogni mese! Nemmeno nei miei sogni più perversi avrei mai pensato a un’eventualità simile. Fermo restando che io sempre dodici giorni lavoro, eh.

Poco prima di partire, mi sono resa conto che l’anno prossimo scadranno i diritti del mio secondo romanzo, per il quale avevo incautamente firmato un contratto di dieci anni. Il più sfigato di tutti, pre CBM e goWare, ma successivo a “Frollini a colazione” che comunque ha costituito l’esordio e mi ha dato tante soddisfazioni. Dieci anni! Mi sono buttata sul testo con un’allegria rinnovata e produttiva: c’è molto da fare per rielaborarlo, mettendo a frutto gli insegnamenti di questo decennio e riproporlo non sarà facile, ma è un progetto che mi ha catturata subito e dato felicità.

La cosa che in definitiva mi sta piacendo un sacco e di cui vado fiera perché per farla accadere è necessario non chiudersi e accogliere il cambiamento, è il movimento delle cose che mutano anche a cinquant’anni, quando si è portati a pensare che il meglio sia ormai alle spalle. Il miglioramento ancora possibile e la voglia di lavorarci su. L’interesse ancora fervido per qualcosa di diverso. Quel sottile “perché no?” in senso positivo. Mettersi in gioco e in discussione.

Questo è adesso.

E niente, pare che la prossima settimana sarà il top del top del torrido. Mia mamma, indecisa fino all’ultimo, partirà finalmente per la Valle, la twin e family per le lunghe vacanze estive tra Grecia e montagna., mentre la suocera è già in Grecia da mercoledì.

Noi incrociamo l’incrociabile che si possa godere di un’altra fetta di vacanza dal 28 agosto. In mezzo l’estate milanese che adoro, qualche puntata in Valle e la consapevolezza che lo stupore ama giocare a nascondino, ma quando lo scovi è festa sul serio. Anche con 40°.