Il mio decimo romanzo, come non me l’ero immaginato

Da qualche giorno il mio nuovo romanzo è in pre order, vi lascio il link, potete, se vi va, iniziare a conoscerlo meglio, oltre a quanto già vi ho raccontato in questi due anni abbondanti di percorso che l’hanno portato alla pubblicazione. Dal 14 sarà disponibile ovunque. Dopo tanti anni con l’editoria digitale, il salto è notevole, non è una questione qualitativa del testo, ma essere a Torino, partecipare a tappe che appartengono solo all’editoria tradizionale, come il furgone che va a prendere le copie in tipografia, ricevere l’anticipo sulle vendite è inebriante. Avere un editore più solido e strutturato, comporta tuttavia anche nuovi motivi di stress.

Ieri sera c’è stata la riunione su Skype con gli autori che andranno al Salone. Io odio le call. Mi sono cambiata la felpa (ne indossavo una nera che mi incupisce tantissimo) e poi mi si vedeva solo la faccia, e poi si è staccata la spina del pc e trac via tutto, ma soprattutto non avevo considerato qualcosa che mi sta agitando. Plesio è un editore piuttosto noto per il genere fantasy che, solo da meno di tre anni, ha iniziato a pubblicare altro, col marchio Lambda House. Un periodo breve ma, soprattutto, praticamente quasi tutto in pandemia. Ora la proprietaria vuole potenziare Lambda House, prendendo parte a più fiere di editoria e meno a quelle di settore fantastico e fumettistico, non esclusivamente librarie, quelle insomma dove ci si imbatte in giochi di ruolo, draghi e altri mondi che hanno una platea di affezionati seguaci molto consolidata.

Io ieri sera mi sentivo come se mi avessero schiaffato su una passerella di Armani sul finire degli anni ’80, inizio ’90, con le modelle altissime, io, un metro e mezzo. Se ero lì, un motivo c’è, il mio romanzo è piaciuto, ma l’idea di ritrovarmi tra una settimana dietro quello stand, e non solo oltre uno schermo è parecchio diversa da come me l’ero immaginata.

ANITA

L’editore che non si improvvisa, Dio sia lodato, dà regole chiare su come comportarsi da autori presenti che hanno un obiettivo: vendere, senza trasformarsi nel rappresentante del Folletto. Il covid però non è finito, questo in una fiera significa distanziamento e mascherina. Quest’ultima sarà un’ulteriore barriera tra noi e i lettori, che potrebbero non sentirci bene, mentre noi potremmo non sentire le loro domande sui libri e la conversazione verrà penalizzata. Non sarà possibile ammassarsi davanti allo stand, e dietro al banco saremo massimo in quattro, di cui due fissi: la proprietaria e il suo bracco destro. Più due autori a rotazione, circa. Non è stata organizzata per fortuna una rigida turnazione: voglio anche girare da lettrice come ho sempre fatto. In privato poi mi hanno tranquillizzata: sarà tutto molto alla mano, ma io avverto una certa pressione, che è una roba mia perché non conosco le altre opere pubblicate, perché ho paura che tutti si rivolgano a Plesio per il fantasy e il  mio non se lo fili nessuno, perché non voglio che l’Orso si annoi.

Punto tutto sulla copertina, che trovo stupenda, sperando attiri gli avventori e io possa dire due parole su questa storia e convincerli a portarsela a casa.

Letture e cose di settembre

  1.  Il club dei filosofi dilettanti  Alexander McCall Smith voto 10
  2.  Amici amanti e cioccolato  Alexander McCall Smith voto 9 ½
  3.  Gente senza storia  Judith Guest voto 8
  4.  L’arte perduta della gratitudine Alexander McCall Smith voto 9
  5.  La meccanica delle vite possibili  Maria Pia Michelini voto 7 ½
  6.  Lo specchio nero  Gianluca Morozzi  voto 8 ½

A settembre ho letto parecchio e ho scelto di andare sul sicuro, perché in un mese come questo la lettura deve essere conforto senza rischi né azzardi. E allora profusione di Alexander McCall Smith. dove si tocca addirittura il massimo dei voti con il n. 1, al momento il migliore e, forse perché presenta un bel cadavere nelle prime pagine: un ragazzo precipita dalla galleria a teatro, proprio sotto gli occhi di Isabel. Al contrario il n. 3 si merita il minimo storico, cioè 9, ho trovato la trama un po’ sfilacciata, ma ovviamente rimane un libro assai godibile. Edimburgo e il mondo di Isabel ormai sono una sorta di droga, di famiglia parallela che non esiste ma sì esiste. Facciamo che esiste quando ne ho bisogno, quando la vita picchia duro e almeno per un po’ chiudo tutto fuori. 

Le altre letture: “Gente senza storia” da cui è stato tratto il celebre film diretto da Robert Redford “Gente comune”, ecco volevo leggerlo da decenni, giuro, e finalmente me lo sono procurata in biblioteca. Non che 8 sia un brutto voto, ma poteva ambire al 10, solo che ha questi capitoli in cui, all’inizio, non si capisce chi diavolo stia agendo, il padre o il figlio. E ho avuto la costante sensazione di avere la necessità di aggrapparmi alla pellicola per poterlo davvero capire. Pur non essendo un romanzo wow ho apprezzato molto “La meccanica delle vite possibili” preso alla fiera di Lavagna, è molto ben fatto proprio il libro in sé: copertina con le alette e tipo di carta; la storia, anche se pecca di qualche ingenuità, – la ostica regola dello show dont’tell scarsamente applicata – mi è piaciuta parecchio. Ha delle suggestioni importanti: una donna torna dopo anni nella cittadina bigotta dov’era nata, per il funerale della madre e dà il via a una serie di cambiamenti col suo modo di essere fuori dagli schemi. 

Gianluca Morozzi è un altro genere di conforto con cui tenersi in carreggiata sul divano: classico giallo della stanza chiusa dall’interno, però in salsa bolognese con due storie parallele: il protagonista che si ritrova in questa maledetta camera con un coltello insanguinato, del tutto ignaro di cosa sia successo e una trama parallela che fa un salto all’indietro nel passato sordido tra i sotterranei di Bologna e ragazetti inquietanti. Morozzi sa sempre intrattenere con fantasia e trovate pazzesche. 

Insomma il 50% dei libri è di Mr McCall Smith, che piace, piace, piace e raccoglie consensi anche in casa Webnauta. Intendo proseguire con lui anche in autunno perché il periodo cataclisma non è ancora rientrato e ci sono giornate in cui aspetto solo il momento di potermi finalmente rilassarmi tornando in Scozia, certa di non restare delusa. 

Entrare in autunno

Con un clima alquanto instabile, oggi inizia l’autunno sotto un cielo fantastico e inaspettato stamattina. Amo l’autunno e sono felice che sia qui. Settembre a un certo punto, esattamente il giorno dopo aver festeggiato in 14° anniversario di nozze, ha preso proprio una brutta direzione. Ne siamo in mezzo e come sempre accade in questi casi, diventa difficile nei social dire e non dire, raccontare senza esporsi. Teniamo duro: non è una questione di salute, ma neppure rogne idrauliche, e che avessi la testa per aria lo riprova il fatto che “Tubi e tuberose” è uscito da una settimana e io non ne ho manco parlato nel blog.

Passioni Romantiche_102Vi metto almeno ora la copertina e il il link da Delos 

In questo scompiglio abbiamo preso i biglietti per il Salone del libro di Torino, che si terrà a metà ottobre, evento ovviamente annullato nel 2020, mentre per quest’anno alla fine la situazione ha consentito di posticiparlo. Lo scorso maggio, a dirla tutta, non ero molto fiduciosa in merito, quando ovviamente anche l’edizione 2021 non ci fu. Il salone di Torino per me è festa, libri e forse ancora di più persone, lo sapete.  Significa anche ritrovare certi editori con il quale nel tempo si è instaurato un rapporto speciale, per cui arrivando allo stand ci riconoscono, come Giuntina. Incrociare svariati personaggi famosi tra i padiglioni e fare a gara con l’Orso a chi ne vede di più, e magari darsi appuntamento con qualche amico torinese o proveniente da altre parti. Abbracciarsi (o forse ancora no) tra i volumi, carichi di borse e emozioni. Credo che quest’anno tutto sarà amplificato. Ma c’è un motivo ulteriore: il lancio del mio romanzo che uscirà per Plesio, col marchio Lambda House, proprio il 14 ottobre. L’ho aspettato tantissimo, ho firmato il contratto durante il primo e unico vero lock down a marzo 2020, e temuto che la pandemia polverizzasse anche questa opportunità, oltre al resto. Oltretutto doveva uscire a maggio 2021 e si è deciso di rimandare (ottima scelta devo dire).

Con un po’ di spocchia dico che forse gli editori si distinguono tra quelli presenti a Torino e quelli che non ci sono, che per me ha senso pubblicare con editori digitali solo se hanno una buona presenza sul mercato digitale appunto (come Delos e goWare), altrimenti il Print on demand è un po’ un’illusione e il percorso pieno di buche. Dalla mia esperienza.

A breve Plesio festeggia 10 anni di attività e io sento di avere una squadra molto solida e capace. Certo, non mi rimangio i deliri con l’editor lo scorso gennaio, mamma mia, fu terribile, ma per la primissima volta in oltre 11 anni avrò un anticipo e sento di essere giunta in un luogo completamente diverso. Insomma, non vedo l’ora.

Questo mi distoglie, in parte, dalle preoccupazioni, mi fa apprezzare queste giornate al guado tra un’estate un po’ sghemba (con picchi di vera bellezza e down epocali) e un futuro di cui so molto poco. Meno del solito.

Letture e cose fuori tempo

Un post extra per le letture estive per due motivi: il primo è che avevo dimenticato di inserire nell’elenco due libri, il secondo che prima della fine di agosto ho letto altri 4 romanzi e non mi sembra corretto metterli nella lista di settembre, che, da quanto sto leggendo oltretutto, sarà già piuttosto ricca.

  1. La stasi dietro il lavello  Claudia Rusch voto 8
  2. Tutti giù per terra  Giuseppe Culicchia voto 5 1//2
  3. L’ultima intervista Eshkol Nevo – interrotto
  4. Il piacere sottile della pioggia  Alexander McCall Smith voto 9 ½
  5. Aria e altri coccodrilli  Silvia Pillin voto 6 ½
  6. Cosa sai della notte?  Grazia Verasani voto 8 ½

Volevo tanto leggere “La stasi dietro il lavello”, la narrativa dell’est mi interessa molto, però mi ha in parte delusa, chiaramente 8 è un bellissimo voto, ma pensavo di poter arrivare al 9, invece si perde un po’ e la struttura a capitoli che sono più degli episodi slegati non mi è piaciuta. Uno spaccato della Germania pre caduta del muro che comunque si fa leggere con piacere. Culicchia, boh, strano, nel senso di solito mi fa parecchio ridere, tuttavia questa nuova edizione del suo romanzo di esordio non mi ha convinta. E poi arriviamo a Nevo, che non a caso fa rima con ego che mi pare abbia smisurato, l’autocelebrazione la trovo sempre fastidiosa e a quel punto, anche considerato che c’era un altro Alexander McCall Smith che mi chiamava dal tavolo dove impiliamo i volumi ancora da leggere, a pag 50 l’ho letteralmente chiuso con sollievo. Ciao ciao (fortuna Nevo e Culicchia li avevo presi in biblioteca, avrei moltissimo rimpianto i soldi spesi!)

Non so più cosa dire di Alexandere McCall Smith perché ve lo ritroverete anche a settembre e non posso che ripetermi: scrittura raffinata, trame in cui ci si infila con grande gioia, personaggi azzeccatissimi, ambientazione per cui la Scozia scavalca posizioni nella classifica del posti dove vorrei andare. Divoro ogni libro in due giorni, trattenendomi talvolta. Esempio, se sto cucinando qualcosa che potrebbe bruciare e quindi mi tocca ogni tanto alzarmi e controllare la pentola, fermo la lettura, perché me la voglio proprio godere senza interruzioni, spengo il cellulare, oppure vado in un posto bello fuori casa col mio libro, un caffè e fuck world.

“Aria e altri coccodrilli” è un romanzo Young Adult sul disagio adolescenziale portato all’estremo: la protagonista medita di uccidersi e cerca di organizzare la cosa al meglio. Ho iniziato a seguire Silvia Pillin su Instagram, ha pubblicato due romanzi per ragazzi con Einaudi che mi sembravano interessanti, così quando ha proposto l’e book gratis di “Aria ecc.” l’ho scaricato. E’ uscito in self e per me ha un sacco di problemi. La scrittura davvero acerba, imprecisa in più punti (ripetizioni, luoghi comuni, errori di genere – il comunissimo “gli disse” rivolgendosi a una lei) e la parte finale del tutto improbabile. La madre della protagonista che si trasforma, senza un vero processo di evoluzione, la ragazzina che da aspirante suicida diventa una scrittrice stra famosa, premiata ecc. elemento in cui vedo l’ambizione di Silvia portata all’eccesso. Mi spiace, ho avuto anche modo di scrivermi in privato con Silvia e ho smesso addirittura di seguirla, senza peraltro averle fatto sapere la mia opinione su questo romanzo. Non prenderò gli altri.

Nel 2004 ero andata al cinema a vedere “Quo Vadis, baby” di Salvatores, tratto da un romanzo di Grazia Verasani e ne rimasi davvero affascinata. Poi però, come fu, come non fu, non ho letto nulla dell’autrice, ma la ricordavo e ogni tanto in libreria prendevo in mano i suoi libri, meditando l’acquisto. Trovato in biblioteca “Cosa sai della notte” l’ho preso e mi è piaciuto parecchio. Un buon giallo, dove ogni elemento è dosato con cura, davvero migliore di tanti altri romanzi gialli italiani di scrittori molto più famosi. Lo dico dopo aver lanciato un sondaggio su Ig e avere avuto la conferma che non è molto conosciuta. Peccato.

E con questo ci rileggiamo a fine mese con libri letti e prima con quello che verrà.

Il club dei lettori ingordi

Non ho nulla in contrario verso la pura funzione di intrattenimento della lettura. C’è chi ricama, chi va a pesca e chi legge. E chi fa milioni di altre cose, cose che di cui io non so nulla, usanze riempi-tempo di paesi lontani che diventano divertimento. Pochi passatempo però vengono veicolati già in età prescolare, e non è solo perché a quattro anni sarebbe pericoloso dare in mano ai bambini i ferri per lavorare a maglia, ma perché i libri sono molto altro. Per esempio ampliano la padronanza lessicale, il linguaggio e le conoscenze. Sapete cos’è il “Rasoio di Occam?” Io non ne avevo idea fino a ieri, quando l’ho incontrato in un romanzo di Alexander McCall Smith.

L’obiettivo “trascorrere dell’ottimo tempo con un libro sotto il naso” per me rimane fondamentale. Si noti però come sia difficile che qualcuno alla domanda “cos’hai fatto domenica?” risponda “ho letto un romanzo”. Non perché non l’abbia letto, ma perché non sembra qualcosa degno di essere sottolineato, al contrario di quando si va ad esempio al cinema. “Sono andata a vedere l’ultimo film di Almodovar” è una risposta molto più, più, più cosa? Frequente, ma non giusta. Mi capita di scegliere deliberatamente di stare in casa a leggere, piuttosto che uscire, ma il mio amore esagerato per i libri in effetti non può essere spiegato. Del resto chi scia racconta meraviglie sulle discese nella neve, ma io vedo solo freddo e fatica e non mi è mai venuta voglia di provare.

I libri assolvono un compito prezioso, quello consolatorio, mi hanno salvato la vita più volte ed è probabile che lo faranno ancora. Quando mio padre era ricoverato nell’hospice lontanissimo (se andava bene un’ora e mezza di percorso, due metropolitane e un bus extra urbano di quelli che non passano mai, ma se andava male erano anche due ore) nel tragitto io leggevo. Spesso andavo e tornavo con mia mamma e avrei voluto che lei non continuasse a parlare della situazione, non c’era nulla da aggiungere: mio papà stava morendo e noi lo stavamo accompagnando cercando di fare il meglio. Punto. Avrei preferito poter leggere in pace e permettere alla storia di accarezzarmi il cuore.

In questo periodo, come ho già detto, sono in fissa con Alexander McCall Smith. E’ il mio luogo perfetto dove trovo rifugio, è fantastico sapere che c’è, che è lì, a portata di scaffale. Che posso trovare asilo in qualsiasi momento, per questo a fronte di una lettura ingorda, non appena avrò terminato l’ultimo suo romanzo preso in biblioteca, intendo sospendere, in modo da tenermi qualche titolo di scorta per eventuali periodi “no”. Proprio come si fa con i risparmi.

E c’è un’ultima cosa ancora. Quella che in realtà mi ha indotta a scrivere questo post, dilungandomi.

“Cosa ne dice di tutti quegli studi sui gemelli?”

“A proposito mi chiamo Ian” disse l’uomo (…) “gli studi sui gemelli, sì, sono molto interessanti”.

Da Amici, amanti, cioccolato Alexander McCall Smith traduzione Giovanni Garbellini

C’è qualcosa di magico che tocca punti precisi e personalissimi di ognuno di noi, ed è una sensazione straordinaria. Sto partecipando a uno studio sui gemelli – non è il primo – giusto ora, e quando ho letto la frase sopra, beh, bocca spalancata, balzo sul divano e voglia di prostrarmi ai piedi dell’autore, con somma gratitudine. 

Forse ho iniziato a scrivere perché leggere non mi bastava più, è una droga che dà dipendenza perciò si avverte il bisogno di sostanze sempre più forti. Ma se potrei smettere di scrivere, e in effetti sono su quella strada, non potrò mai fare a meno di leggere.

E’ il 1° settembre, non la fine del mondo

Ebbene sì, anche chi come me ha terminato le ferie da un pezzo e tutto sommato vive ai ritmi inconsueti del suo lavoro, subisce la pressione del 1° settembre.

Ieri sera una grandinata epocale poteva aver messo la parola fine all’estate (le date di calendario 21 giugno/21 settembre non mi sono mai sembrate troppo realistiche) ma questa mattina un sole splendido con temperature decisamente gradevoli mi ha consentito di andare a correre più tardi, visto che alle 7 non ce la facevo proprio ad alzarmi. Va a giorni, è capitato di schizzare su felice al trillo delle 6 e indossare le scarpette che manco Cenerentola col Principe, l’importante però è non aver mai mollato. Prendere le cose un po’ come vengono, senza abdicare a una certa progettualità, è uno di quei propositi sempre presenti il 1° settembre, come il 1° gennaio, ma anche dopo ogni piccola o grande crisi che mi ha messa all’angolo.

Mi sono fatta prescrivere tutti gli esami sangue/urine per il controllo annuale (sono piuttosto ligia) e lunedì andrò dal dentista per la seduta di pulizia che invece lo scorso anno non ho fatto. Questi due appuntamenti, salvo salti fuori qualcosa, concludono il giro visite mediche di routine (che comunque non sono pochi) e se ne riparlerà in primavera. E poi, dritti dritti verso Natale! Perché come si dice in questi casi, ridendo e scherzando (mica poi tanto) tra due mesi e una manciata di giorni dovrebbe aprire Garabombo, che ovviamente nel 2020 non c’è stato. Ebbene sì, tutto sta ripartendo, settimana prossima avremo il Salone del Mobile, l’evento più caotico dell’intero calendario fieristico milanese. Tremo, tremo per la metropolitana. Chiunque vada da Rho Fiera (che sorge in mezzo al nulla, io la detesto) verso i luoghi del fuori salone, il centro, Brera, Navigli ecc, passa obbligatoriamente dalla mia fermata del metro. Punto. In tempi normali significava farsi un viaggio schiacciata tra stranieri infighettati, in era covid, fortuna vuole che non lavoro e quindi cercherò di evitarla.

Malinconia da fine estate, ne abbiamo? Non lo so, non lo so davvero perché nonostante tutto, mi sento ancora fortemente immersa nella pandemia, è come uno strato di polvere che ricopre ogni cosa, e inizio a pensare che il mio peggioramento dell’ansia sia anche dovuto a questo. Ho fatto tutto ciò che potevo per godermi le vacanze, e me le sono godute; certo, in questo momento preferirei essere sotto al gazebo in Versilia, piuttosto che qui, è normale, ma non sto a struggermi. C’è un mondo là fuori davvero orribile, patisco parecchio la similitudine Green Pass = dittatura, un mondo che comprende troppi paesi sotto un regime vero. E’ lì che punto lo sguardo, piuttosto che indietro, a rimpiangere la sabbia e le sere in terrazza.

Il mio piccolo orto privilegiato sa che settembre e l’autunno, significano diverse cose belle: il 14 esce il nuovo racconto lungo per Delos Digital, scritto per esorcizzare le rogne idrauliche (al momento nessun scarico intasato, né tubi sgocciolanti), e si sta lavorando sodo per la pubblicazione del romanzo Young Adult per Plesio, non abbiamo ancora una data precisa ma sarà sicuramente entro metà ottobre, il visto si stampi è previsto tra due settimane e stanno ultimando la copertina. C’è in ballo una presentazione di Sono una donna non sono (solo) una sarta al ristorante di cui parlo sempre (citato nel romanzo). Infine, salvo sviluppi per Nina Strick, che sarebbero anche auspicabili visto che ho firmato un contratto di scouting con un’agenzia importante, mi voglio fermare sul serio. Per dare il massimo al romanzo Young Adult, ma anche per decomprimere. Questi ultimi due anni, da quando ho lasciato a malincuore goWare, sono stati molto produttivi, vero, ma a questa ondata creativa non sono corrisposti risultati di vendite e tutto sommato credo che questa mancanza sia imputabile agli editori.

Nel privato inizia il gran tour delle ricorrenze: anniversario di matrimonio, compleanno del marito della twin (sono 50 quindi magari si festeggerà), e da lì: compleanni Orso, suocera, nipote Nanni, mio e della twin, nipote Cicia. Al solito, e magari invece non si farà proprio nulla, perché non sarà il caso, seguendo il buon senso.

Ho delle idee, idee di posti dove vorrei poter andare prima della fine dell’anno, ma voglio farlo senza che ogni boccone al ristorante diventi fonte di preoccupazione, l’obiettivo non è tornare alla vita di prima, bensì vivere questa (perché questa abbiamo adesso) al meglio.

Poi magari il meglio sarà il divano. Prosecco, divano e libro. In casa. Molti, moltissimi là fuori sottoscriverebbero col sangue una situazione come questa. Neppure io la schifo: ho tre romanzi di Alexander Mc Call Smith da leggere entro fine mese, e tanti altri disponibili in biblioteca, e un marito dall’altro capo del divano che suona la chitarra, col quale condividere questa quotidianità ancora stravolta. Sono molto fortunata.

Letture e cose estive

La rubrica di oggi include giugno, luglio e agosto, quando ho scelto di sospendere il consueto riassunto sulle letture unito a qualche considerazione sul periodo.

  1.  La schiuma dei giorni  Boris Vian voto 8 ½
  2.  Nel silenzio delle nostre parole  Simona Sparaco voto 5
  3.  Il calamaro gigante  Fabio Genovesi voto 9
  4.  Guida intergalattica per autostoppisti  Douglas Adams voto 7 ½
  5.  La casa degli sguardi  Daniele Mencarelli voto 10
  6.  La danza dell’orologio  Anne Tyler voto 9
  7.  La settima onda  Daniel Glattauer voto 7 ½
  8.  La strada delle farfalle  Ruth Rendell voto 8
  9. Il weekend Charlotte Wood voto 8
  10.  Siamo buoni se siamo buoni  Paolo Nori voto 5
  11.  L’uso sapiente delle buone maniere  Alexander McCall Smith voto 9 ½

Eccezionalmente, proprio perché si tratta di undici romanzi per cui sarebbe anche un po’ facile perdersi, ho lasciato i voti. Tanto non ci sono libri scritti da amici che potrebbero offendersi. Altra considerazione, dopo il n. 11 ho cominciato e interrotto a pag. 50 “L’ultima intervista” di Eshkol Nevo (ne ho parlato su Instagram), che ho trovato ruffiano, quasi saccente e per nulla interessante, nonostante Evo, anche per il film di Nanni Moretti in uscita tratto da un suo romanzo, sia abbastanza osannato.

Facciamo anche un po’ di cronologia spazio temporale, credo che le storie vadano sempre contestualizzate nel momento di lettura, che ne condiziona inevitabilmente il gradimento. “La schiuma dei giorni” è un romanzo che volevo leggere da molto e mi ha incantata, è una favola stramba del tutto indescrivibile ambientata in una Parigi funambolica tra ricchi personaggi sconvolti dall’incedere di eventi assurdi. Assieme al romanzo di Simona Sparaco, vincitore dalla prima edizione del concorsone DeA Planeta (insulso, se poi penso la paccata di soldi che si è preso, Dio, che rabbia questa editoria) è il romanzo del pre partenza. In Versilia ho portato 3 4 5 e 6. Di Genovesi compro subito – a apprezzo – tutto ciò che esce. Questo’ un pelino meno bello della sua produzione precedente, anche un po’ corto, ma l’ho comunque amato, per la sua poesia intrinseca e il monito dolce che ci ricorda come andrebbe vissuta la vita. La celebre guida di Adams la voleva leggere l’Orso, quindi gliel’ho presa approfittando dell’offerta Oscar Mondadori (2 titoli e ti davano il borsone, che si è rivelato utile e bello perché perfettamente abbinato nel suo color giallone al resto dei bagagli), poi l’ho letto anch’io. L’entusiasmo per le prime pagine va un po’ scemando, e il voto parla chiaro, ma sono felice di averlo letto perché ci sono tratti molto divertenti e poi va beh è un librone trasversale al passare dei tempi, che attraversa indenne e va letto. In abbinata, per avere il borsone, avevo scelto un po’ al volo “La casa degli sguardi” sbang, al momento uno dei migliori dell’anno. E’ la storia romanzata ma autobiografica di Daniele, alcolista disperato che, dopo innumerevoli e fallimentari tentativi di uscire dalla dipendenza, accetta un lavoro all’ospedale Bambin Gesù, in una squadra di pulizie. Solo che lì i bimbi muoiono anche e questo sarà la miccia per innescare un incendio di proporzioni mai viste nella sua ipersensibilità che, appunto, lo porta a bere. Potrà salvarsi, o soccombere definitivamente. Ho adorato i colleghi di lavoro, anche quando gli toccava pulire i cessi più immondi, la loro spiccata umanità, la lotta di Daniele per non fermarsi a ogni bar prima di prendere servizio, le cadute rovinose, Roma tutta, il contesto generazionale, la sua famiglia rassegnata e più disperata di lui. Stupendo al punto che me ne stavo lì sotto il gazebo, rapita e talvolta non mi schiodavo per ore, col groppone per quelle pagine che sgocciolavano il dramma, senza neppure alzarmi – come di solito invece faccio – per andare fino alla riva. Ho persino rinunciato al bagno!

“La danza dell’orologio” l’ho comprato a metà prezzo, ah sì anche “Nel silenzio delle nostre parole” l’ho preso scontato al 50% al libraccio. Va detto che ho iniziato un percorso, penso lungo, di acquisto libri usati e ritorno in biblioteca. Non solo per risparmiare, ma anche per dare un significato diverso alle mie letture, recuperare titoli vecchi, scansare il tam tam social per il libro del momento, dimenticato dopo una settimana. La bulimia insensata, l’editoria malata. Anne Tyler una volta mi piaceva tantissimo, ma è molto prolifica per cui ho smesso di leggerla quando i suoi romanzi hanno iniziato a somigliarsi un po’ tutti. Questo è proprio gradevole: una donna si ritrova per un caso fortuito ad accudire una bimbetta di cui non sa nulla, lontano da casa, dando il via a una nuova vita che le piace più della precedente, in un quartiere animato da personaggi simpatici che, con le loro storie, creano un corollario all’intero testo. Una lettura non da fuochi d’artificio, ma è comunque un ottimo intrattenimento, con la sua scrittura precisa, per chi ama le storie di vita quotidiana.

E si torna a casa e si legge “La settima onda” seguito de “Le ho mai raccontato del vento del nord?” fa parte del nutrito gruppo di libri che ho preso in biblioteca. Quel sabato mattina per me è stata proprio una festa, tornare in biblioteca dopo quasi due anni! Ho fatto una bella scorta, potendoli tenere fino al 15 di settembre! Era il primo weekend a Milano dopo le vacanze, a cui ne sarebbero seguiti altri tre via, nel pomeriggio saremmo andati a comprare le scarpe da corsa e stavamo quindi delineando le attività ricreative per la seconda parte dell’estate. “La settima onda” va letto per chiudere il cerchio di Emmi e Leo, che altrimenti rimane effettivamente monco.

Ruth Rendell è un’ottima scrittrice di gialli, non la mia preferita, ma ho letto parecchio e questo romanzo – sempre dalla biblioteca – è stato la lettura in treno da e per Lavagna, Un po’ lunghetto, articolato, forse avrei sfrondato qualche pagina, ma anche qui, penna magistrale, atmosfere inglesi e la giusta suspense: un gruppo di attivisti green esagitati non va tanto per il sottile e quando una tangenziale minaccia di distruggere la strada delle farfalle, sequestra diverse persone che hanno la malaugurata sorte di chiamare un certo servizio di taxi.

Il romanzo della Valtellina è stato “Il weekend” uscito un anno fa, per NNE editore di classe, me lo sono ritrovato spesso nelle recensioni nei social, consigliatissimo, quando l’ho visto in biblioteca è stato inevitabile prenderlo. Bello con due remore: non sono proprio riuscita a provare grande empatia per le tre settantenni, diversissime tra loro, nessuna delle tre mi ha fatto stracciare le vesti per il coinvolgimento, e il finale è un po’ buttato lì. Però i temi portanti cioè invecchiare e l’amicizia al femminile sono ben declinati in una storia comunque convincente. Conservo un piacevole ricordo della lettura sotto casa mia, dove c’è un piccolo spiazzo, che è più un marciapiede, pressoché inutile se non per parcheggiare la bici, dove io mi arrangio a piazzare da sempre una sedia modello regista per stare lì anche un paio d’ore. Si trova sulla piazza principale del paese, e chi passa – chi passa? Mediamente nessuno, se sto leggendo, un sacco di rompiscatole (ok, ok, ok, sto esagerando!) – magari attacca discorso.

Paolo Nori non l’ho capito, non mi ha fatto ridere e l’ho concluso a fatica. Do 5 e non 4 perché sa scrivere ecco, non infila strafalcioni o simili (stesso discorso per la Sparaco qua sopra),

E poi arriva lui, e dà un senso ai giorni segnati dalla fine delle vacanze tutte, dal tedio dell’ufficio, dal caldone insopportabile, è la mia coccola di Ferragosto, cerca di bilanciare lo schifo potente del mondo: Alexander Mc Call Smith in particolare con la serie di Isabel Dalhousie, questa quarantenne filosofa scozzese ficcanaso. Ho adorato tutto. L’avevo anche questo preso un po’ a caso in biblioteca, il nome mi girava in testa ma a tratti lo confondevo con Zadie Smith, misteri di una mente ormai intasata di autori. Mi è partito un trip quasi imbarazzante: ne parlo con tutti, cerco i libri nel portale della biblioteca e al libraccio dove siamo andati una sera (quello sui Navigli, a giugno ero andata in quello dietro il Duomo), redigo elenchi, screenshotto le copertine che non si sa mai. Robe così. Ho appreso che esistono tre serie: quella africana è la più nutrita, magari è stupenda ma al momento non mi interessa, mentre quelle scozzesi sono due, appunto quella con Isabel, e una che parla di un condominio. I romanzi sono auto conclusivi, ma insomma letti nell’ordine giusto credo sia meglio, e infatti io ho iniziato dal terzo. Per ora ho appena terminato quello che cronologicamente verrebbe prima di “L’uso sapiente delle buone maniere” (finirà nel post di settembre) e a livello “eventi personali nella vita della protagonista” c’è stato un involontario spoiler ma amen. Non sono dei veri gialli, ma c’è sempre un mistero. In questo un quadro di un celebre pittore che forse no, forse è un falso e tocca andare in un’isola delle Ebridi per scoprirlo: Jura, dove Orwell ha scritto 1984. Che figata! La scrittura è deliziosa, lei magica: un personaggio davvero indovinato. E le ambientazioni mi hanno indotta a googlare come una matta pure lì, in cerca di info su Jura.

Questo è tutto, ed è un sacco di cose, direi. Oggi è il primo giorno di part time di questo giro che ci porterà a settembre, domenica andremo in Valle a recuperare mia mamma, il 31 tornerà anche la twin, e non vedo l’ora di rivedere i nipoti! I pensieri vanno dritti all’autunno, ai programmi, in parte anche alle paure del periodo. Fuori c’è un sole splendido, ma le sere ci fanno capire che è finita, almeno qui, così ho deciso di tirare una riga netta, pubblicando proprio oggi questo polpettone, sperando che qualcuno tra voi possa trovare qualche spunto.

Le ultime settimane

I giorni scivolano via con le sere scure e le notti talvolta accaldate, che alla fine le settimane più roventi ce le siamo fatte a Milano.

A inizio mese, quando il tempo è stato davvero pessimo, seppur felice per poter stirare senza sudare (ogni volta si porta a casa il mondo di vestiti sporchi anche quando ci sembra di viaggiare leggeri), ho provato quella sensazione tipica di fine agosto, quando tocca voltarsi indietro di un bel pezzo per vedere le vacanze: con la voglia che tutto finisse in un attimo, invocando l’autunno e la ripartenza di ogni attività.

In mezzo l’ufficio agostano: i telefoni quasi muti, poche mail, ma tantissimo da fare comunque perché la mia non è un’attività che si ferma, né chiude e ho avuto un sovraccarico causato dalle ferie altrui.

Dopo Lavagna e la Valtellina, tre giorni una e cinque scarsi l’altra, stiamo cercando di goderci l’estate in città, soprattutto coi nostri amati Navigli. Va detto che le micro vacanze citate sono state belle, ma completamente diverse da come me le ero immaginate. Tipo temevo il viaggio in treno, nonostante i posti prenotati, ma nella tratta Genova-Lavagna in andata non è stato possibile perché era un regionale – invece distanziamento mantenuto e zero casino. In Valle, qui nel blog eravamo rimasti che ancora non sapevo se ci saremmo andati, abbiamo trovato l’ottima soluzione di affittare un monolocale a pochi metri da casa mia, in modo da fare compagnia a mia mamma a distanza.

Il meteo avrebbe potuto favorirci un po’ di più, a Lavagna abbiamo fatto un bagno stupendo, domenica mattina la spiaggetta libera dove eravamo stati giusto un’ora sabato tardo pomeriggio, era stata smantellata da una mareggiata colossale, non volevamo andare nei lidi attrezzati, dove c’era posto, ma avevano prezzi folli e comunque in mare era impossibile entrarci: onde altissime. In Valle è piovuto un pomeriggio e una sera (e di notte) ma era sempre un po’ freschino, incerto tranne, ovvio, il giorno del rientro. Lì se piove cambia tutto, in pratica è una rottura, in più i nostri amici – oltretutto ci sono rimasti solo loro come amici locali – hanno fatto la scelta di non vaccinarsi e quindi con loro al chiuso non si può giustamente andare. Traduzione: è saltata la cena di sabato sera. Ma poteva decisamente essere peggio.

Anche in queste micro villeggiature vale un po’ quanto detto per la Versilia: alto gradimento di cose che a raccontarle non sanno di molto, però le ho fatte e molto amate. Libri in baia come fiera mi è piaciuta, il posto meritava molto, ma non ho venduto una sola copia, e proprio per questo esserci andata è stato ancora più necessario, per ridisegnarmi come autrice.

In un mese sono andata a correre tre volte, la più bella in Valle, un percorso in salita e discesa, poco pianeggiante che costeggia il torrente. L’idea era di farlo due volte (sapevo che tre giri sono cinque chilometri) ma poi ho resistito tre, in mezzo ai pini, con l’acqua che scrosciava. Sono così felice per la corsa, un po’ meno per l’ansia che non sono riuscita a debellare: è una rogna che mi aspetta al varco all’improvviso, per cui a sto punto ho scelto di affrontarla con l’artiglieria pesante.

Con tutte queste montagne russe, se mi metto a ripensare a tutti i momenti di luce che hanno scritto le pagine di questa estate, vedo che sono stati proprio tanti. In gran parte con l’Orso, e poi con le splendide letture di cui vi racconterò nel prossimo post.

I miei programmi tra scrittura e temporali

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L’estate continua tra un temporale e l’altro, facendo danni importanti. Ha piovuto parecchio anche sul nostro weekend lacustre. Il luogo è talmente magico, compresa la struttura dove alloggiamo sempre, che siamo comunque riusciti a godercelo, ma non nego che avrei gradito almeno un intero pomeriggio stesa in costume sul lettino, e non un’oretta col sole che va e viene. E’ la terza settimana di perturbazione, per cui mi ritengo fortunata per il meteo favorevole in Versilia (solo due acquazzoni, due giorni mentre andavamo a pranzo e ci siamo scapicollati al locale coperto più vicino). Purtroppo le previsioni sono pessime anche per il prossimo weekend quando saremo a Lavagna per Libri in baia. E’ da tantissimo che non faccio qualcosa in presenza per e con i miei libri (in questo caso La ragazza che ascoltava De André) e spero che almeno ci venga risparmiato il nubifragio.

P_20210725_170346_BFFaccia contrariata di chi sta per rimettersi la maglietta e ha fatto giusto una foto da mandare alla nipotina visto che ho comprato (in saldo) il costume uguale al suo.  Dicevamo, siamo a fine luglio ormai, e ogni anno ripeto di preferire luglio ad agosto. Ieri avrei dovuto cominciare il nuovo giro di part time a casa, ma mi hanno affibbiato il corso di formazione per il nuovo sistema operativo, quindi ho lavorato. Oggi al solito comincio pulendo casa, poi passerò alla scrittura, ma mi sono interrotta un sacco di volte, ho un programma fitto e due imprevisti: oggi pomeriggio devo andare dalla commercialista – saputo un’ora fa – a ritirare i modelli 730 e domani sarò al Policlinico per una nuova ricerca medica sui gemelli, a cui ho aderito, ma non pensavo mi chiamassero così presto. Mi hanno telefonato ieri. 

Sulla scrittura ho deciso di inviare due racconti (che ho scritto in questi giorni e rifinito stamattina) a due concorsi per vincere due borse di studio per partecipare a due corsi alla celebre Scuola di scrittura Belleville. Precisamente Scrivere per ragazzi e Ritratto di famiglia. Diciamo che non ci spero molto, e il corso a pagamento non lo farei, ma almeno è servito per avere delle regole molto rigide sul testo e darsi da fare.

Poi ci sarà impegnarsi parecchio perché è arrivato il testo dopo l’editing da parte di Plesio, se ricordate l’editor mi aveva fatta davvero infuriare, qui il post in merito e poi tanti mesi di silenzio, per cui non avevo davvero idea se i miei interventi fossero stati efficaci. Infine proprio mentre ero in vacanza un vocale entusiasta della proprietaria che si era messa a piangere sulle prime pagine del romanzo, nonostante non fosse la prima volta che le leggeva. Il visto si stampi è previsto per il 15 settembre. 

Ad agosto non ho preso giorni di ferie, mi farò bastare quelli consueti del part time, perché in ufficio c’è troppo casino e poco personale, dicendo le cose senza girarci intorno. In più quest’anno la Valle non so bene come la gestiremo, mia mamma è lì, sta bene, ma credo sia la persona più preoccupata e attenta del globo per il covid, al punto che, nonostante siamo tutti vaccinati, non vuole che si si alloggi insieme. Quindi noi possiamo solo andarci in giornata o pagare una sistemazione alternativa. Che oggettivamente se trovo a pochissimo va bene, altrimenti, anche col rischio di passare i giorni al chiuso visto il meteo, rimango a Milano. 

Con questo aggiornamento, vi ringrazio come sempre per essere qui e auguro uno splendido proseguimento di estate, ovunque sarete. 

Ci rileggiamo a fine agosto! 

Ansia e corsa

Il ritorno alla quotidianità post vacanziera è stata complessa e non ha nulla a che vedere con la sindrome da rientro. I benefici acquisiti non sono un lasciapassare per prendere tutto con spensieratezza, godersela e sentirsi in pace fino a Natale. Non stavo male, ma volevo che il benessere non fosse un automatismo – sei stato in villeggiatura, ora devi stare bene – perché hai staccato la spina e solo un’idiota la riattaccherebbe subito. Avevo bisogno di disinnescare un processo. 

L’analisi era cominciata proprio in spiaggia, quando, sdraiata a prendere il sole, o il freschetto a seconda dell’orario, ho cercato di puntare l’attenzione su cosa non funzioni nella mia vita al punto da generare ansia. Ansia è una parola abusata e, di conseguenza, ha perso di significato. Ma io so di cosa sto parlando, ho fatto una cura farmacologica prescritta da uno specialista anni fa e se ora prendo (pochissimi) medicinali solo al bisogno e sto praticamente senza quasi sempre, non mi sentivo del tutto a posto. 

Ho riflettuto parecchio, arrivando alla conclusione che sono una persona appagata e felice per la maggior parte del tempo, e che le cause dell’agitazione sono riconducibili al lavoro e alla gestione di mia mamma, che è assolutamente autonoma e bravissima, ma spesso impegnativa emotivamente. Ho capito come arginarne la pesantezza, dove mettere dei paletti su ciò che può dirmi ad esempio, senza che questo debba farmi sentire in colpa, perché il bene non è mai messo in discussione, perché io ci sono sempre per lei, ma non posso farmi coinvolgere in dinamiche che non hanno alcuna importanza seria e mi logorano. 

In ufficio la situazione è persino peggiorata rispetto a quando ero andata in ferie. Partendo dal fondamentale presupposto che le persone non cambiano e che io non intendo cercare un altro posto perché questo presenta caratteristiche impagabili, ho colto un’occasione che si è presentata per esporre chiaramente la mia preoccupazione, e questo mi ha sollevata tantissimo dall’angoscia che provavo. Magari non cambierà comunque nulla, ma ora sanno semplicemente che non ce la faccio e che non è un capriccio da lavativa perché supportato da fatti concreti.

In sottofondo ricercavo qualcosa che mi aiutasse, una sorta di supporto oltre alla scrittura e alla lettura al momento insufficienti a rilassarmi del tutto, o comunque non sempre efficaci. E l’ho trovato nella corsa. Io, quella lontana dallo sport. E’ successo che anche all’Orso era balenata l’idea (ringrazio ancora Barbara Webnauta che con la sua maglietta Pink Run regalo di Natale ha fatto da apripista) e finalmente proprio in vacanza ce lo siamo detti. Così sabato scorso abbiamo comprato le scarpe adatte e in settimana siamo andati a correre due volte. Una sera verso le 19 (da non rifare, finché non rinfresca un po’), e un mattino alle 6.15 circa (moltissimo meglio). 

Ovviamente cammino anche parecchio, anzi, al momento prevalentemente cammino, ma a passo sostenuto, senza soste, per 40 minuti. Poi a tratti mi metto a correre, magari mi dico “ok, corri fino alla prossima panchina.” Mi do dei tempi, un ritmo motivazionale. Da non credere. Ed è scattato l’innamoramento folle, la sveglia puntata un’ora prima, alzarsi senza lamentele, felice di infilarmi le scarpe. Senza strafare, la prima sera sono rincasata morta e per un attimo non dico che ho visto tutto nero, ma quasi. Il cuore pompava tantissimo e ho trascorso il dopocena a dire a Emanuele “vero che se non mi è venuto un infarto fino a ora non mi viene più?” La seconda è stata tutta un’altra faccenda, probabilmente per l’orario e quindi la temperatura diversa. Anche i postumi (acido lattico) sono stati completamente differenti, nonostante in entrambi i casi avessi corso/camminato per lo stesso tempo. 

Ma soprattutto è sparita di colpo la paura di tornare a stare male come nel 2017, la paura di stare male che diventa essa stessa stare male, con segnali che ormai riconosco subito.

Questo è stato il mood degli ultimi 10 giorni. Il tempo da dedicare alla corsa è/sarà anche sottratto ai social, non solo al sonno. Molte amicizie nate in rete sono preziose e consolidate, ma altrettante sono state delle meteore o, peggio, delle illusioni. Tuttavia so che qui c’è la mia piccola community a cui tengo tantissimo, e soprattutto so che preferite vedermi un po’ meno connessa ma più serena, a sudare al parco. Anche perché poi torno sempre nel blog.  

Intanto trascorreremo il weekend sul Lago d’Orta, torneremo direttamente in ufficio lunedì mattina e sono certa che mi godrò ogni attimo senza ansia.