Pensieri intorno a Pasqua

Giovedì Santo, ma tocca soffermarsi sul calendario per avere l’esatta collocazione di questi giorni tutti un po’ uguali. Non c’è più il mercato del martedì e del venerdì, molte trasmissioni in Tv sono cambiate e non scandiscono più i giorni. L’altra sera è uscita la scritta “La visione di questo programma è consigliata per un pubblico adulto” e io ho iniziato a dire “ma daaaai Antonino Chef Academy con un adulto ahahahahah” e l’Orso mi ha risposto, guarda che Canavacciuolo è domani, oggi è martedì.”

Pasqua è un rimando continuo alla morte di mio padre, che oltretutto ha trascorso gli ultimi 40 giorni circa all’Hospice del Trivulzio – sebbene in un’ala separata rispetto alla Rsa – attualmente nel ciclone dei contagi. Quindi il Tg mi propone quel cancello che ho varcato tante volte, proprio nella settimana di Pasqua e io mi strazio il cuore. Mi contrisco un po’ sul divano e poi vado avanti. Sia messo agli atti che ho fatto delle lasagne stra buone, ma lo confesso con un sugo pronto commerciale, perché gli ingredienti per il mio mitico ragù non li avevo, però al solito la besciamelle l’ho fatta io e in 2 ci siamo spazzolati una teglia da 4. Strategie consolatorie.

Desideriamo tutti rimpossessarci della nostra normalità, ma anche di poterlo fare in sicurezza. Le splendide giornate primaverili invogliano a fare un botto di cose: dalla passeggiata nel parco vicino casa, io ne ho diversi, alla gita (noi per Pasqua avevamo in programma di andare su un lago, ero un po’ stanca delle menate “con chi pranziamo a Pasqua” che si ripetono ogni volta, così, dopo anni a festeggiare comunque Pasqua con i tuoi, in barba al proverbio, eravamo giunti alla svolta epocale: fuori città io e l’Orso, in un posto già collaudato, quindi o Gardone Riviera, o Pettenasco sul lago d’Orta), figuriamoci il mare, quello me lo sogno proprio con bramosia.

Eppure, questa vita in una bolla triste, dove le mie energie sono spese a tenere saldo il timone, a trovare il bello, a evidenziare la gratitudine, a combattere contro le difese immunitarie sotto i piedi, che mi procurano fastidi fisici non gravi ma piuttosto dolorosi (orzaiolo in un occhio, afta enorme in bocca e altro), dicevo questa vita è talmente straniante che mi chiedo se sarò in grado di tornare a quella di prima, quando facevo un sacco di cose. Soprattutto ora che ho eliminato anche il lavoro dalla mia giornata e so che il rientro sarà un capitolo molto difficile, che mi fa oggettivamente paura. IMG-20200408-WA0002

A casa mantengo una certa disciplina, non se ne parla proprio di stare in pigiama, mi dedico ai mestieri anche se non ho grandi buchi neri di devasto perché io e Emanuele siamo entrambi molto ordinati, e non sono mai esistiti mucchi di vestiti sulle sedie, c’è una cassetta preposta per le garanzie degli elettrodomestici, l’armadietto dei farmaci viene controllato regolarmente ecc. Continuo a non annoiarmi, la sveglia suona alle 9 e mi capita di stare lì coi miei pensieri fino alle 10. Se Emanuele va al lavoro si alza alle 7 e spesso non appena è uscito, mi alzo a mia volta, avvio una lavatrice e torno a letto, in modo da stenderla quando mi sarò definitivamente alzata e approfittare del sole mattutino sul balcone. Curo quel minimo di promozione dei miei libri, controllo i contratti, ne avevo uno in scadenza e non me ne ero resa conto, scrivo, scrivo, scrivo (ma sulla scrittura dopo una vera overdose credo di stare raggiungendo il punto di saturazione), leggo, leggo, leggo, esco quasi zero e solo per la spesa, se sono sola non accendo la Tv fino al telegiornale regionale delle 19.40, whatsApp, telefonate…

Mi sono persa del tutto l’ultimo tratto di strada di Nanni alle medie, la zona Buonarroti – Wagner scomparirà dai nostri orizzonti di condivisione per sempre. Addio tappa da Rigoni, addio alla nostra panchetta all’ultimo vagone ai binari in metropolitana, luogo di appuntamento; a settembre andrà alle superiore, in un quartiere lontano anni luce da casa mia e il virus ci ha rubato dei mesi per stare insieme.

Tornerò a correre come prima? O forse questo rallentamento forzato mi impedirà di ingranare di nuovo la quinta marcia, come ho sempre fatto, arrivando al fine settimana stravolta, e all’estate scoppiata? E se fosse un bene ridimensionare tutto?

Ma si può davvero rallentare quando si è dentro un meccanismo frenetico come quello che Milano quasi impone, con stimoli culturali continui e un forte richiamo di luoghi e ristorazione che, tutto sommato, sono i motivi principali per cui ho scelto e sono felice di vivere a Milano? Credo sia fattibile, perché in questa reclusione abbiamo rinunciato a tanto e ci siamo resi conto di quanto di quel tanto non fosse così vitale, ognuno con i propri parametri.

La Stazione Centrale di Milano illuminata col tricolore sulle note dell’Inno nazionale

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Come ai Mondiali di calcio, nelle parate, in tutte quelle manifestazioni annullate, le note che commuovono, le parole che dopo la prima strofa ricordiamo a stento, quel “Siam pronti alla morte” profetico che ci fa urlare “no, non sono pronto!” Non erano pronte le oltre 17 mila vittime italiane, a loro va il cordoglio di una nazione e questo momento di struggente poesia, tra le luci della Stazione e la musica.

Il brivido che mi percorre è un elettroshock, il segnale ancestrale di un coinvolgimento senza precedenti; fisso dritto la Stazione nei suoi occhi di finestroni, illuminata in questo modo per la prima volta in 90 anni, con l’Inno diffuso su tutta la piazza Duca D’Aosta.

“Dov’è la vittoria?”

“Dov’è? Dov’è?” Mi chiedo!

Fotografia di Paolo Marchesi, che ringrazio,  mentre il testo è un estratto di quello che ho scritto io per lui per l’evento.

Vi ricordo i miei racconti lunghi pubblicati di recente per Delos: L’ultima neve e La piccola scuola di cucina, i link per l’acquisto, come per tutti gli altri miei libri, li trovate lassù nella banda nera, nella relativa sezione.

La piccola scuola di cucina è qui

Alla Piccola scuola di cucina le cose non vanno bene, Martin l’aiuto chef rincasa sempre sfinito e la convivenza con Consuelo va in crisi.

Quando un’altra donna arriva ad apprezzare i piatti gourmand di Martin è chiaro che non le spiacerebbe approfondire la conoscenza anche in altri campi. Ma si può buttare all’aria una relazione stabile per la passione per la cucina?

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Dal sito di Delos Digital è possibile accedere alle piattaforme di vendita, comprese Amazon (Kindle) e Kobo.

 Martin è aiuto cuoco alla Piccola scuola di cucina di Alfredo, ma la fidanzata Consuelo pensa che le lunghe ore spese al ristorante sottraggano tempo alla coppia che si consuma in continue liti. La loro relazione sembra giunta al capolinea quando una sera Martin rincasa più tardi del solito. Lo tsunami si abbatte con maggior violenza con l’entrata in scena di Elettra, una disinibita cliente del ristorante, che non nasconde un reale interesse per le doti di Martin. Tra maiale al Calvados e troppe indecisioni, Martin è il fulcro di una narrazione declinata al sentire maschile. Un uomo in bilico, mentre padelle e fornelli diventano l’alibi perfetto per evitare di decidere che tipo di adulto vuole finalmente diventare.

Al di là di questa storia, per chi, e siete in tanti, ora proprio non riesce a leggere, il mio consiglio è di provare con i racconti. Delos ha un catalogo ricchissimo e potrebbero davvero rappresentare un’opzione meno impegnativa ma altrettanto interessante e d’evasione rispetto a romanzi e saggi. Da autrice posso dire che adesso troverei molto difficile impegnarmi in un nuovo romanzo, nonostante i due mesi di stacco dall’ufficio (sempre che non mi richiamino eh), perché sono in ballo con l’editing de La ragazza che ascoltava de André (Barbara Amarotti l’editor che lo sta facendo è bravissima, ma rimane un bel lavoro anche per l’autore come è giusto che sia, essendo una collaborazione) e perché ho anch’io i miei momenti di neuroni in down. I racconti sono davvero una grandissima risorsa per me ora, sinceramente non l’avrei mai detto, li ho sempre un po’ scansati. Ecco, una delle conseguenze felici del virus.

Le relazioni felici ai tempi del virus

Questo post è l’altra faccia della medaglia del precedente.

Una mia amica, dopo averlo letto, mi ha mandato un messaggio “mi sembravi bella incazzata!” Così, ci siamo confrontate come facciamo sempre noi, sulle nostre emozioni. Perché alla fine dicevamo entrambe la stessa cosa, solo che io l’ho fatto in maniera più lapidaria e forse polemica, perché io sono così. C’è bisogno di allontanare tutto ciò che non ci fa stare bene, e continuo a ripetere che lo trovo legittimo, sacrosanto, persino doveroso verso noi stessi.

Il gruppo whatsApp Cugini Faè è attivo prevalentemente per le scemate, cugino Claudio è particolarmente in gamba a scovarne di davvero divertenti, ma anche gli altri si danno da fare, me compresa, tuttavia oltre le risate, trovano sempre spazio i messaggi affettuosi e la vicinanza. Il mio cugino preferito, ramo materno, che da piccolo non stava zitto un attimo, è diventato il classico tipo che tira fuori le parole a fatica, per cui il suo farsi vivo ora è ancora più gradito, sono molto in affinità con sua moglie, il loro figliolo ha appena compiuto 5 anni, ed è un vero piacere ricevere i video con i suoi saluti e vedere un po’ di Valtellina, che chissà quando potrò farlo di persona.

Gratitudine estrema per Elena e Melissa che oltre all’amicizia mi hanno aiutata a districarmi nei misteri della cassa integrazione. L’amicizia con tutte le donne splendide che mi circondano viaggia a pieno regime tra mail, vocali e video chiamate, se avete fatto almeno una di queste cose, sapete che parlo di voi.

Poi arrivano le sorprese, la proprietaria del Bed & Breakfast di Sirolo si è fatta viva subito, non appena è esploso il caso in Lombardia, non ci ha mai mollati e io questo non lo dimenticherò mai. Così pure i nostri amici dal Portogallo e Lucy da Miami.

Anch’io ho cercato di non lasciare indietro nessuno, è bastato sentire il nome di alcuni paesi più colpiti di altri tra Lombardia ed Emilia per mandare un messagio ad amiche di quei luoghi che magari non sentivo da un pezzo. La vita lo sappiamo fa perdere i contatti, senza cattiveria. A volte scorro la rubrica del cellulare e rifletto su chi potrebbe avere voglia di sentirmi, se mi viene in mente all’improvviso qualcuno “e tizio, chissà come se la passa…” non esito a riunire i fili di una relazione interrotta nella frenesia del quotidiano.

Mia madre nei primi giorni della tragedia è scesa all’edicola sotto casa e mi ha ricaricato il cellulare: il mio contratto prevede 4 giga e minuti illimitati, ma gli sms li pago parecchio “così puoi mandarmi qualche messaggio in più senza spendere!” Io la chiamo tutti i giorni e sono telefonate da almeno 40 minuti, però l’ho trovato un gesto bellissimo. Il marito della twin mi ha mandato un video stupendo di Harry Potter alle prese con l’autocertificazione, “Questo è tutto per te Sandra” perché sa che sono una grande fan di Hogwarts, anche lui non è un tipo di grandi parole (sarà che è dello stesso anno del cugino di cui sopra) quindi il suo valore è centuplicato.

Impiliamo piccole grandi cose che alleviano il senso di estraniamento e paura, che ci aiutano a trascorrere il tempo in casa, che danno il sapore giusto all’umana pietà.

Sono le pacche sulla spalla, gli abbracci virtuali, le cretinate volanti, il commento empatico e reciproco allo stato di whatsApp che servono semplicemente a dire:

Io ci sono e mi manchi!

Grazie anche a chi c’è e rimane anche qui nel blog.

Le relazioni in tilt ai tempi del virus

Non neghiamolo: siamo tutti un po’ più suscettibili, abbiamo il nostro personale sentire e vivere la situazione e vorremmo che gli altri la pensassero come noi. Siamo preoccupati e indifesi, sostanzialmente nudi di fronte al male, ognuno con le proprie reazioni, tutti senza maschere, che quando si è sotto stress diventa diffile mentire. Siamo autentici, ci imbattiamo in cose del tutto nuove di noi stessi, ma ci sono anche conferme. Ci stiamo conoscendo un po’ di più. Io ad esempio ho scoperto che l’ansia brutta, per la quale mi sono curata in passato senza tuttavia eliminarla completamente, che temevo esplodesse ora, è scomparsa. Nessun’attacco. Ho avuto la conferma che io e l’Orso siamo una grande squadra, che la mia famiglia è importante, propositiva e affettuosa nel caos, anche i cugini che non vedo spesso.

Quando qualcuno fa affermazioni che proprio non riescono a trovarmi allineata, quando altri non si fanno vivi nonostante sappiano cosa mi stia accadendo, mi fermo sempre un attimo e cerco di analizzare il caso specifico con indulgenza, però purtroppo a volte decido che no, non ci passerò sopra. E non perché io sia migliore, né perché abbia strumenti per giudicare, ma semplicemente perché oggi più che mai è necessario circondarsi solo di chi ci fa stare bene. Siamo già in guerra contro un mostro invisibile, siamo alle prese con difficoltà lavorative importanti e anche se ci mostriamo solidi nella gestione della nostra quotidianità (io, personalmente molto più ora nonstante per due mesi guadagnerò una miseria, rispetto a un mese fa quando lo stipendio era integro, ma piangevo spesso per le scene in Tv e le ambulanze sotto casa) non possiamo introdurre anche menate relazionali. Parlo al plurale, magari c’è chi può farlo, io no.

Persone che stimavo convinte che il virus sia stato modificato e portato in Cina proprio dagli USA (geniale davvero visto che ora se lo ritrovano tipo boomerang), gente che no, non capisce che andare a trovare i nipoti in un altro quartiere non è tra le cose che si possono fare. Gente che, giuro, “a parte i morti a me questo periodo non dispiace”. Fantastico, io i morti non riesco a metterli da parte da lombarda. E poi i tanti medici laureati all’università di internet che dispensano cazzate a valanga e pensano di insegnarti qualcosa. Questo io non lo sopporto, lo dico, e se – eh sì, purtroppo è così – ci sono amici tra loro, è un attimo che diventino ex amici.

Dalla mia bocca non è mai uscito un lamento per la reclusione, vivo in un appartamento ed è il 6° weekend in casa, quando prima avevamo una vita sociale e culturale brillantissima. Poco fa io e l’Orso abbiamo misurato il corridoio, sono 6 metri abbondanti, ho deciso che lo percorrerò 166 volte (diciamo 83 calcolando avanti e indietro che diventa più facile tenere il conto) per un totale di 1 km, per fare un minimo di moto quotidiano. Ho sentito di un tipo che fa i 200 metri sotto casa consentiti da una parte e dall’altra, quindi 400, fino ad arrivare a 10 km ogni giorno. Roba da scavare un solco e farsi venire il mal di mare a furia di girare, però lo ammiro un sacco sul serio.

Presa questa decisione, che mi ha fatto sentire molto sportiva, è arrivato il messaggio di un’amica che ha perso il padre ieri, virus ovvio, era ricoverato in una casa di riposo e non lo vedeva dal 24 febbraio perché avevano vietato le visite e lei ne soffriva tantissimo. Le era morta a novembre la madre ed è figlia unica, senza figli, nel mezzo ha avuto un intervento e poi è arrivato il virus che l’ha chiusa in casa di nuovo. Mi si è gelato il sangue e i contorni del mio quotidiano con tutti i miei cari ancora qui mi è sembrato un grande dono. Ma il senso di gratitudine, di cui ho già parlato, in realtà non lo avevo perso mai. Per questo faccio fatica a digerire gli adulti in salute che rompono l’anima perché non si può uscire, l’ho detto, mettete pure una croce sul mio blog. Ai bimbi e ai ragazzi il virus sta sottraendo tappe fondamentali nella loro crescita e formazione, mentre gli anziani hanno già le loro fragilità e meno strumenti di noi (anche a livello tecnologico) per sentirsi meno soli, oltrettutto all’inizio venivano descritti come le vittime designate. Ma noi adulti, dai un po’ di impegno, uno sforzo.

Non lo so perché ho pubblicato questo post, ma so perché l’ho scritto: perché ne avevo voglia. Avrei potuto tenerlo lì come pagina di diario personale, oppure cancellarlo (è successo a volte) tanto mi ero sfogata, invece eccolo qua.

Decidere ora che autori vogliamo essere

E’ successo: sono stata messa in cassa integrazione (la sigla precisa è FIS) per tutte le 9 settimane concesse dal governo alle aziende. Ci sarebbe molto da dire, ma mi limiterò a sottolineare che la ditta non è chiusa, per il resto questo è pur sempre uno spazio pubblico, sebbene io tenda a trattarlo come una cosina privata tra pochi amici.

Ci sono due aspetti straordinariamente felici in tutto questo: il primo è che non avevo proprio voglia di rientrare in ufficio (lo smart working non sarebbe stato fattibile continuativamente) accollandomi il rischio di uscire di casa, oltretutto con il servizio di navetta aziendale soppresso, il secondo è: ma quando mi ricapitano due mesi e oltre per scrivere e propagandare i miei libri in uscita?

La cantante israeliana Noa ha detto in questi giorni (non ricordo le parole esatte) che preciso compito degli artisti è veicolare messaggi positivi per l’anima nei momenti difficili. Del resto ha cantato La vita è bella, colonna sonora estremamente suggestiva che evocava fiducia in una situazione terribile.

Senza volermi paragonare a Noa, avverto forte l’esigenza di tenere alto il morale della truppa, oltre al mio. Quindi comincio col mettere una foto che mi piace tanto per mille motivi. sandra_fae

E’ stata scattata a Porto, non si vede ma nell’originale nell’altra mano ho un bicchiere di Beyleis, io e l’Orso stavamo concludendo la serata al bar dell’hotel, ed era tutto magico. Questo scatto è stato tagliato e rielaborato in bianco e nero da Delos, ma nel sito, nella mia pagina autrice, era rosato fino a ieri, oggi è tutto blu. Una sorpresa! Meno male che ho salvato la versione rosa nel telefono.

Eccola qua!

Deliziosa, no?

Siamo ancora in mezzo alla tempesta, siccome però io ascolto quasi esclusivamente Massimo Galli del Sacco, perché (forse l’ho già detto) l’ho conosciuto ed è una persona di rara competenza e squisita umanità, e oggi, seppure con la sua tipica prudenza e pacatezza, ha dichiarato che ne usciremo, mi sembra di scorgere una lucina microscopica laggiù oltre la notte. Certo, le varie feste primaverili scordiamoci di farle tra grigliate e gite, ma io amici, ho pure messo via l’idea delle vacanze estive e punto dritto al foliage e ai regali di Natale. Perché, rendiamoci conto, tornerò al lavoro il 10 giugno, significa essersi giocati quasi mezzo anno.

Adesso che ho capito come fare la spesa senza trasformare la cosa in un delirio eterno, ho superato uno scoglio che mi preoccupava, e così, con frigorifero e dispensa pieni, posso finalmente essere un’autrice full time.

Ma l’editoria com’è messa? Articoli catastrofici spalancano la finestra su un panorama che lascia poca speranza. E lo sappiamo tutti che l’editoria è in crisi da tempo, per i soliti vecchi motivi (tipo che in Italia non si legge). Quindi ora abbiamo la sovrapposizione di due crisi.

Se una coppia è in crisi e arriva la tramvata o la  nuova crisi diventa uno sprone per ripartire sul serio o non regge e si separa. Io credo che sarà molto più difficile proporsi agli editori durante e dopo il virus. Questo lo diceva anche Stefania Crepaldi, editor abbastanza nota. O sei già famoso (solita menata) o altrimenti già non si rischiava, figuriamoci ora. Chiederanno testi sempre più perfetti, dove non tocca metterci mano (per non pagare troppo di editing, supposizione mia).

A spanne siamo a 1/3 di pubblicazioni in meno rispetto al 2019, speriamo appunto possa prevalere la qualità, che quei 23000 titoli che non vedranno la luce siano tutti di chef, calciatori e influencere. Si pubblicherà meno anche perché i super piccoli rischiano di fallire, meno editori = meno pubblicazioni. E i piccoli magari sono proprio gli editori ai quali punta un esordiente o chi comunque nonostante la gavetta seria non è riuscito a emergere. I miei responsi positivi ancora senza contratto non mi preoccupano, o meglio ho tamponato l’ansia inviando mail agitate “non avete cambiato idea, vero?” E sono stata prontamente tranquillizzata, anzi si è creata un vera relazione empatica. Trovo che la cautela sia preferibile a firme per pubblicazioni che avverranno tra due anni.

Ma chi vuole inviare un manoscritto ora, come può comportarsi?

Io credo che questo sia davvero il momento di capire che autori vogliamo essere.

Senza scuse né alibi. Non riusciamo a scrivere perché il virus ha bloccato la nostra creatività? Mi spiace, sarò spietata, ma se pensate che scrivere sia un’operazione da fare su un’isola semi deserta, popolata solo da simpaticoni, con un cocktail sotto le palme e un tuffo in acqua quando ci va… be’ non è così. Io ho trovato l’agenzia che mi ha rappresentato che non mi stanco di dire all’epoca era top, e aveva in scuderia Maurizio De Giovanni, quando mio padre stava morendo, lavoravo full time, non avevo la 104, nè una colf, mi addormentavo in metropolitana e lavavo i pavimenti alle h 23. Quell’anno ho pubblicato due romanzi. Era il 2014, uno dei due ha venduto circa 1000 copie e sta vendendo ancora a 6 anni di distanza.

Ci aspettano tempi molto duri, anzi no, li stiamo già vivendo, i cui effetti si dipanano in ogni campo della nostra vita, la scrittura non rimarrà esclusa dalle conseguenze. Scriviamo per hobby, per dare agli amici un racconto a Natale, e magari pubblicare qualcosa in self? Ottimo, probabilmente non cambierà nulla. Viviamo la scrittura come una vera professione? Se abbiamo lavorato duramente e con efficacia in passato ora potremo rimanere a galla, facendo leva su relazioni e competenze consolidate. Se non sappiamo dove sbattere la testa perché quel testo lo vorremmo proprio fare uscire, e pure bene, toccherà rimboccarsi le maniche più di prima per sondare il mercato e candidare un romanzo davvero buono.

E le agenzie letterarie, l’idea di fare il grande salto?

Oggi più che mai le agenzie editoriali sono al palo, con le fiere annullate, le uscite rimandate, le librerie chiuse e tutto quanto. Fiere dove si scambiano i diritti, dove avviene l’incontro tra domanda e offerta, dove si stringono relazioni vitali per gli autori. Fino a qualche anno fa a chi mi chiedeva come muoversi rispondevo sempre “cercati un buon agente.” Adesso dico “studiati gli editori con tutti gli strumenti in tuo possesso e non stancarti di inviare il tuo manoscritto.” Abbassa il livello del tuo obiettivo, ma alza quello della qualità della tua proposta.

Non sarai una persona peggiore se invece di pubblicare con Mondadori, il tuo libro sarà edito xxx, free, onesto intellettualmente, che risponde alle mail. In questo momento poi trovo estremamente utile l’esperienza degli altri autori che possono indirizzarci, perché si sa sulla carta le case editrici sono quasi tutte valide, ma pentirsi di aver pubblicato con un certo editore è un’esperienza davvero triste e ora non abbiamo proprio bisogno di aggiungere tristezza, ma solo di circondarci di cose belle e non perdere la speranza.

Sarà per sempre

Ci vorrà un anno, già un anno perché finché non avremo un vaccino il virus girerà tra noi, ma il contenimento darà i suoi frutti e le terapie intensive piano piano saranno meno compresse e la cura diventerà più facile. Questo è ciò che ho inteso io. Gradualmente si riapriranno le diverse attività sebbene nulla sarà più come prima, anche per chi è stato colpito con minore ferocia.

Fondamentalmente questo anno nessuno ce lo ridarrà più, per questo è importante, come dice Paolo Giordano, non avere vissuto invano questo enorme dolore. Trarre insegnamenti, provare empatia per qualcuno di inaspettato. Ho telefonato alla mia vicina di pianerottolo, una 85enne o forse più, e le ho chiesto se voleva una fetta di crostata (mi verrebbe anche da dire che per gradire le mie torte tocca proprio essere messi male) ne è stata contentissima, gliel’ho messa su una sedia fuori dalla sua porta e poi lei ci ha lasciato un biglietto di ringraziamento per il pensiero gentile. Pare le sia persino piaciuta. Ho avuto e ho tutt’ora molte difficoltà oggettive di e con il lavoro, di lontananza dagli affetti, di preoccupazione concreta per la mia salute e quella dei miei cari e non ho voglia di entrare nel merito.

Ognuno ha le sue, con le differenze del caso. Io non so cosa sia la didattica a distanza, né da alunna, né da genitore, né da insegnante, però ho sperimentato lo smart working, la coda al supermercato talmente lunga che non si capiva da dove cominciasse, l’autoisolamento volontario perché per tre sere, per evitare di prendere la metropolitana, mi ha dato un passaggio un collega, che poi ha avuto la febbre a 38 e non me l’ha manco detto (c’è stato di mezzo un suo venerdì di ferie e il weekend). E questo è stato davvero il minore dei mali. La vita troppo sedentaria ha avuto effetti abbastanza nefasti, ma ho paura ad avventurarmi nel giardino condominiale e fare avanti e indietro in corridoio mi sembra idiota, soprattutto quando a pochi metri c’è un pc così allettante con le storie che aspettano solo di uscire dalla tastiera. Si è rotto il phon, che se semplicemente non si fosse acceso amen (a parte che è nuovo, semiprofessionale e in garanzia, negozio ovviamente chiuso al momento) ma faceva un rumore assurdo, traballava e sputava fuori pezzi di plastica che mi hanno invaso il bagno. Non l’ho filmato perché non volevo riaccenderlo ma meritava parecchio. Ora sembro cugino Itt e l’idea di conservare un aspetto decente è definitivamente tramontata.

Si rischia di litigare con tutti. In una chat di un vecchio corso di scrittura, una signora ha chiesto a un’altra se il genero che lavora in un vivaio attualmente chiuso potesse procurarle delle orchidee. Stavo per intervenire urlando un vocale di sdegno: “Ma vi pare indispensabile?” Sono sempre molto affettuosa con i miei familiari e le persone a me più vicine, perché so quanto siamo tutti soffrendo emotivamente per la paura e l’isolamento, ma magari posso sbottare pure io, come quando mia mamma mi ha detto che il figlio della vicina faceva la spesa on-line “perché tu no?” Perché io ho trovato solo “non disponibile, riprova più tardi” in tutti i supermercati. Non è che mi diverta a stare in fila 1 ora e 40 oltretutto in un giorno gelido, il primo in cui uscivo per la faccenda collega di cui sopra.

Nonostante ci siano tutti i presupposti che aprile sia peggio, il sentimento che prevale in me è ancora la gratitudine per essere qui. Qui in questo momento significa a casa, Orso in ferie, che fa esercizi ginnici in sala con panca, pesi e cyclette e io in vestaglia che ancora non mi decido ad avviare la giornata, tanto c’è tempo, con un vago senso di ansia per la spesa pomeridiana, organizzata diversamente, sperando che la strategia funzioni.

Però un anno è un periodo super lungo, il 31 dicembre brinderemo scacciando questo primo anno del secondo decennio del millennio così orribile, facendo un sacco di casino vero. Forse potremo finalmente abbracciarci e grideremo per le strade, nei locali di nuovo pieni di vita, però saremo di meno su questa terra e il dolore per le perdite lo porteremo nel 2021, nel 2022 e oltre.

Quello sarà per sempre.

Libri letti a marzo

  1. La meccanica del cuore Mathias Melzieu voto 9
  2. Uccideteli tutti Riccardo Moncada voto 6 (d’incoraggiamento)
  3. Gli imperseguibili  Danilo Catalani voto 8
  4. Spose di guerra Helen Bryan voto 7 e 1/2
  5. Amore bugie e altri guai Amanda Foley e Simona Friio voto 5

Marzo poteva essere un mese di grandi letture, inteso come quantità ed era partito benissimo, solo che poi, be’ poi è diventato un mese di grande scrittura. Scrivere mi distrae(va) dal dramma molto più che leggere, ma comunque abbiamo portato a casa un buon risultato lo stesso.

In un solo giorno di reclusione, domenica 1 marzo, mi sono letta La meccanica del cuore che mi interessava da tempo e avevo infine scaricato quando era in super offerta a 99 cent, e l’ho adorato. Un po’ Edward mandi di forbice, un po’ romanzo gotico, favola e non so cos’altro, è una storia magica e mi ha letteralmente rapita, anche se la protagonista femminile non mi è piaciuta per niente. Le pagine sono permeate di una dolcezza malinconica e la parte del tunnel degli orrori è molto suggestiva. E’ una voce ben delineata e originale che consiglio. Se qualcuno ha letto altre opere di Melzieu lo invito a raccontarmi qualcosa nei comment. Grazie.

Il secondo Moncada purtroppo non è all’altezza del precedente, conoscendo l’autore mi sono già confrontata con lui su cosa non mi abbia convinta. Altro acquisto a 99 cent una vera sorpresa Gli imperseguibili. Le cose sono andate così: il mio responsabile guardando le offerte lampo, credo fosse ancora il 2019, mi scrisse una mail (ero in part time) con il link dicendomi “questo mi attira, lo prendo.” Ma sì, dai, lo prendo pure io. Qualche sbavatura stilistica, infatti gli ho dato 8, non 10, storia molto simpatica, a tratti commovente, spesso divertente, davvero una lettura piacevole e scorrevole. Poi è arrivato Spose di guerra, molto bello, ma mi sono letteralmente impantanata senza neanche capire il perché. Detesto la definizione “libro o film lento” ma talvolta qui è stato così. Storia interessante, personaggi ben caratterizzati e credibili, questo gruppo di donne nella campagna inglese durante la guerra, un po’ isolate e un po’ partecipi a modo loro, diversi scenari ben correlati, ma spesso accendevo il Kindle per poi leggere solo poche pagine. C’è sempre un elemento imprescindibile: i romanzi non sono solo come sono ma anche vincolati fortemente allo stato d’animo del lettore. Considerato il periodo credo di volermi affidare a letture light, d’intrattenimento d’ora in avanti, senza tuttavia venire meno ai miei capisaldi. Traduzione: Anna Premoli non la leggo manco adesso.

Va detto che le mie scelte del periodo sono fortemente condizionate dalle offerte di Amazon. Ho esaurito le scorte, non posso reperire altro e non voglio spendere capitali. Molti titoli che vorrei leggere appartengono a editori il cui prezzo del formato digitale è scandaloso: 10 addirittura 12 euro, ma scherziamo? Ora questa politica di sicuro si sta rivelando un boomerang, e mi viene da dire ben gli sta. Con questa filosofia dei 99 cent ho scaricato il quinto romanzo del mese: Simona Friio, una delle due autrici, stava valutando un mio romanzo essendo direttrice di collana di un editore, ed ero quindi curiosa di scoprirla come autrice. Vediamo com’è andata: non ho potuto fin dalle prime righe evitare di leggerlo con le antenne belle dritte. Uhm, cosa sono tutti sti aggettivi?  Daaaai, si capisce subito che… Modalità criticona on. Però ci sono delle cose oggettive, imputabili anche alla casa editrice, una nuova realtà editoriale collegata a una delle principali agenzie letterarie italiane. La sillabazione degli a capo è allucinante: Raga-zza. Sp-esso. Ai-uto. Non uno giusto. Superlativi come se piovesse, un’esagerazioe di puntini di sospensione, davvero non ci siamo. L’ambientazioe veneziana invece mi è piaciuta, ma per il resto, scrittura sciatta e pretestuosa insieme, struttura claudicante, trama così cosà.

E marzo è finito e, be’ ce lo ricorderemo per sempre.

La non resa del rosa

Ma ve lo ricordate il mio inedito romanzo rosa?

Lo stavo scrivendo giusto 2 anni fa, tra idraulici, muratori, la lesione della cornea e la frattura del polso di mia madre. Sembrava un tempo pieno di guai, in effetti lo fu, eppure…

La stesura durò otto mesi, otto lunghissimi mesi deliranti seguiti da un’attesa frustrante, sotto la supervisione di editor e agente che mi hanno tirata matta. L’obiettivo era alto: fai così che troviamo subito un editore top big gold. E’ andato tutto molto diversamente, l’agenzia non è riuscita a piazzarlo, io me ne sono andata e ho cominciato a proporlo senza successo, arrivando a odiarlo e l’unico motivo per cui mi spiaceva non pubblicarlo era che tornano Virginia e Collegafigo, Anna e Cesare e pur non essendo affatto un seguito de Le affinità affettive né di Figlia dei fiordi, c’è questo legame per cui avevo lottato (Dai no, non mettere personaggi già esistenti, sei sicura? Allora riduci al minimo eh. Questo disse la editor.) Per il resto sono sempre convinta che nella vita di tempo se ne perda perché è nella natura di ogni progetto e quindi avevo guardato oltre, senza farmi travolgere dal rimpianto. Ogni tanto se saltava fuori un editore specializzato in romance o con una collana dedicata, lo inviavo ma era più un automatismo, qualche rifiuto, un po’ di silenzi, solita minestra.

Poi di colpo, nel giro di 2 settimane scarse, gli ultimi 3 editori a cui l’avevo sottoposto già nel 2020, rispondono quasi in contemporanea. Ricevo:

  1. Molti complimenti  e un contratto per la pubblicazione solo digitale che chiedo di congelare.
  2. Adesso è no, prova a lavorarci secondo le indicazioni che ti diamo e a rimandarcelo.
  3. Una bella scheda dove vengono evidenziati molti più punti di forza che deboli e il contratto per e book e cartaceo.

C’è un’immensa soggettività di giudizio anche da parte di chi dovrebbe essere in grado di sganciarsi dal semplice “gusto personale”. Questa, lo riconosco, non è una storia originalissima, ma risente del canovaccio stretto del rosa, dei paletti che mi avevano messo in origine. Tutte le parti che mi hanno fatto cestinare erano quelle che sentivo maggiormente mie, e nonostante questo non sono riuscita a scrivere un rosa rosissimo, non è il mio mood (a tutto c’è un limite!)  Il mio rosa è Figlia dei fiordi, e per questo molti editori di romance super classici non l’hanno pubblicato, troppo poco nei canoni. Ma è indubbiamente scritto molto bene, con note frizzanti, c’è tanta Roma prima e Milano poi, c’è la moda, ci sono la solitudine e la rinascita.

Ma adesso è giunto il momento di svelarvi di chi stiamo parlando e festeggiare (a casa!) con una bottiglia (di Rosè ovviamente) che per fortuna abbiamo in frigorifero.

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Una copertina speciale

Ci ho provato a proporre un post diverso, ringrazio chi l’ha letto e magari commentato, ma è inutile, il più visualizzato dall’inizio dell’anno rimane quello di fine febbraio quando si iniziava a parlare del virus e pure io mi allineai.

La gente vuole leggere solo di quello? Mah. Certo, è declinabile in altro che 50 sfumature ed è capace di scatenare confronti spesso poco sani di cui faccio volentieri a meno.

Capisco che tutto, ma davvero tutto, passi in decimo piano, sono sempre lombarda e non sono fuggita su marte, ho le mie paure (cerco di gestirle), le mie difficoltà (le affronto, sbrocco per un minuto e poi passa) e il mio dolore (immenso), tuttavia almeno qui ho deciso di percorrere altre strade.

#IoQuiParloD’Altro 

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Uscirà a maggio e finché vivremo questa terribile situazione avremo solo il formato digitale, o meglio, il cartaceo ci sarà ma con le librerie chiuse e Amazon che ha bloccato le consegne dei libri neppure io potrò tenerlo tra le mani. Ma non fa niente.

La copertina è stupenda e avevo voglia di farvela vedere. E’ stata disegnata a mano e poi “aggiustata” da un grafico che ha aggiunto titolo, autore e logo della casa editrice.