Le mie letture: agosto

  1. Una vera americana Rachel Khong Traduz. Clara Nubile voto 9
  2. Rebecca, la prima moglie Daphne du Maurier Traduz. Marina Morpurgo voto 10
  3. Gin tonic girls Camilla Tassin voto 6
  4. Il caso dei cioccolatini avvelenati Anthony Berkeley Cox Traduz. Francesca Stignani voto 7
  5. La portinaia del 17 Emma Cortesi voto 7 ½
  6. Il finale si scrive da sé Evelyn Clarke Traduz. Mirko Zilahy voto 8
  7. Eppure noi due Giulia Marziali voto 10

Eh sì, ho letto tanto anche ad agosto.

Sono sempre felice di leggere e poi di parlarvi seppure brevemente dei libri tradotti da Clara amica mia, questo Una vera americana ha un limite nel fatto che è diviso in tre parti con tre protagonisti di questa famiglia e il primo è wow, il secondo un po’ meno e il terzo diciamo discreto, quasi buono ma la magia di questa ragazza cinese nata in America va perdendosi. La storia dell’affermazione di Lily, l’amore quasi da favola per Matthew, due continenti, tre generazioni senza mai esserci troppo come a volte accade nelle saghe è molto ben narrato. Clara è sempre straordinaria nel suo trovare la lingua giusta e qui secondo me la faccenda era particolarmente delicata per l’incontro di due mondi. Rimane un romanzo molto bello, sull’identità, su quel processo sempre complesso per affrancarsi dai genitori, sul capire chi siamo e cosa vogliamo al netto di ciò che chi ci ama possa desiderare per noi. Io ve lo consiglio tanto.

Mi sono ritrovata stranamente senza libri, cioè ho smaltito l’arretrato proprio nel momento in cui la biblioteca faceva orario ridotto e per i testi prenotati c’era ancora da attendere. Così mi sono riletta dopo molti anni Rebecca che secondo me rimane un vero imprescindibile, con la governante uno dei personaggi più detestabili della letteratura. Devo dire di essermi ricreduta sulla protagonista, priva di nome, la ricordavo assai scialba invece povera ha la sua personalità e in quel contesto di eredità, ostilità e confronto tanto difficili fa già fin troppo. 

E’ successo che Gin Tonic Girls sia stato scritto dalla migliore amica di un’amica di mia sorella che conosco anch’io e che, soprattutto, ha comprato ben 4 copie di Conero Noir, ed è un anno che mi parla di questo romanzo rosa per cui non potevo proprio non prenderlo. Forse vent’anni fa l’avrei apprezzato, adesso davvero con sommo dispiacere lo promuovo ma è lontanissimo da me. 

Del 4 devo averne sentito parlare anni fa, recuperato, uhm. Scritto bene, bella l’idea di offrire diverse soluzioni alternative a un caso (il caso in sé sarebbe molto interessante, direi la parte migliore) ma poi si trascina, non dice chi è l’assassino e lascia che le diverse ipotesi aleggino sulla lettura. Non l’ho trovata una soluzione narrativa adatta a un giallo. 

Accomuno il 5 e il 6 perché sono titoli che ho visto tanto girare sui social e ho deciso di spenderci dei soldi, anche per capirne il fenomeno. Allora del 5 ambiente scopiazzato proprio a mani basse da L’eleganza del riccio poi si sviluppa anche bene, ma corre un po’ nel finale, insomma per me un colpo di chiul arrivare a pubblicare con Fazi con questo testo. Mentre il 6 che pare un dizionario per la mole frega un po’ il lettore con abili trucchi tenendolo incollato, nessuno è chi dice di essere, o forse solo alcuni, la Scozia balenata che poi boh di Scozia c’è proprio poco, strizzare l’occhio a grandi gialli con isole da cui è impossibile scappare (ops. Dieci piccoli indiani) e insomma 8 è un gran bel voto ma visto il can can mi aspettavo 10. 

E veniamo a Eppure noi due, il romanzo che più ho amato in questa estate maledetta, anche riguardando luglio (a giugno in realtà se la gioca con Pearl di Sian Hughes Tradotto sempre Clara Nubile ma mi sembra passata un’era geologica da quando l’ho letto, e comunque sì, ero nella mia vita precedente). Visto su Instagram e preso in un attimo, è la storia di Filippo un ragazzo romano depresso che studia archeologia ad Harvard e io gli ho voluto tanto bene, punto. Non so cosa dirvi senza spoiler. Ci sono i suoi due adorabili compagni di appartamento, c’è l’ambiente accademico pieno di gente davvero pessima, c’è l’amore per lo studio e quello che si sogna di fare da grandi. C’è un disagio importante e mai gigionato, nel senso l’autrice ne parla con la misura giusta. E poi arriva lei Amelia che cambia le carte e a sua volte ha i suoi problemi esistenziali e la scintilla sembra potentissima ma non può far divampare l’incendio tra lei e Filippo perché c’è dell’altro. E su questo altro Giulia ha saputo costruire un mondo e una storia. E poi ci sono le spedizioni per gli scavi di cui non so nulla (non vado più il là di Mesopotamia vuol dire terra tra due fiumi, Tigri e Eufrate e manco sono sicura di ricordarmi giusto) che risulta assai affascinante, vivido e diverso.  

Ieri ho pubblicato una story su Instagram per parlarne e l’autrice taggata mi ha contattata in privato per ringraziarmi e ci siamo scritte un pochetto. Sono felice che questa editoria spesso cieca abbia saputo intercettare Filippo e dargli una veste proprio bella con Einaudi e spero che vorrete conoscerlo anche voi. 

La mia estate

Il caldone atroce, almeno qui al Nord, dovrebbe essere finito. Game over fino al 2027 perché no, non è stata un’estate anomala, bensì la nuova regola climatica. Ho una foto di me in canottiera il 30 maggio, e io non amo particolarmente stare “senza maniche”, questo la dice lunga, lunga già, è stata proprio una lunghissima estate con rari giorni accettabili in quanto alle temperature. E noi, sempre quelli senza aria condizionata a casa.

Com’è andata la vostra estate? Spero meglio della mia, di cui non ho neppure voglia di raccontarvi gli sviluppi mammeschi. Recupero lentissimo, è ancora lì alla RSA in centro a Milano e l’equilibrio sperato ha lasciato il posto all’organizzazione per gestire la situazione con appunto 38°. Mi sento una sopravvissuta.

Ma voglio, visto che ritorno nel blog dopo un po’, infilarci una serie di parole belle che resteranno in questa maledetta estate milanese 2026, in cui proprio in questi giorni avremmo dovuto essere in montagna con amici, 4 giorni già prenotati e oggi c’è un clima stupendo per le gite, invece siamo qui, per cui ingoio rabbia e tristezza. 

I pranzi e le cene (cibo spesso pazzesco) fuori con gli amici, prima che partissero, e soli io e l’Orso. L’Orso eccezionale in tutto questo. Certi scorci di Milano, come l’incrocio tra la metro blu e la verde a S. Ambrogio che è una meraviglia, vale la pena di andarci anche senza dover fare nulla lì. I turisti con le pizze alle 17 nei postacci in cui in effetti è facile farsi abbindolare, li guardo e penso “io vivo qui, una meta ambitissima in tutto il mondo”. Il gelato dopo cena sul divano, la serata panini sempre sul divano guardando una serie Tv con Bisio molto carina. Le persone che mi hanno teso una mano con un messaggio in più, una parola, un gesto gentile. Quelli che invece no, sì, mi ricorderò anche di loro. I libri, tanti, leggerli persino sulla scala mobile, cercarli nei social e nelle librerie fisiche. La scrittura che non si è messa di traverso, anzi tutt’altro, è rimasta alleata, consolatoria, priva di menate tipo “che ne sarà di questi racconti?” ma solo gioia vera. Il lavoro in anticipo con l’editore del romanzo dell’influencer che uscirà a primavera 2027, in un’unione di intenti e progettualità che ho molto apprezzato. Una festa di compleanno proprio riuscita.

Io, che ho superato diversi limiti e paure, mettendo a segno egregiamente cose che mi agitavano. 

E voi? 

Le mie letture: dal 21 giugno + luglio

Un elenco sterminato, con alti e bassi nei voti e il tempo ridotto mi impone ahimè commenti stringati, in caso di domande sarò felice di approfondire nei commenti.

  1. La vita segreta di Agatha Christie Lucy Worsley Traduz. Laura Serra voto 6
  2.  Dove si nasconde il lupo Ayelet Gundar Goshen Traduz. Raffaella Scardi voto 9 ½
  3.  Un delitto avrà luogo Agatha Christie Traduz. Grazia Maria Griffini voto 10
  4.  In Inghilterra con Agatha Christie Melania Guardia Ceccoli voto 6
  5.  Un disastro di copertina Misaki C. voto 3
  6.  Ovunque sia casa Ghila Piattelli voto 6
  7.  Gli anni fulgenti di Miss Brodie Muriel Spark Traduz. Adriana Bottini voto 10
  8.  I conti senza l’oste Filippo Venturi voto 10

Troviamo una sovrabbondanza di Agatha Christie e la prova che i saggi (N. 1 e 4) non fanno per me, ma i suoi romanzi (N. 3) rimangono top, questo mi mancava ma avevo visto la rappresentazione a teatro decenni fa. Sono tornata a leggere narrativa israeliana, anche se per me ovviamente sempre Free Palestine, con due autrici già note. Ghila Piattelli, una grossa delusione rispetto al precedente, mentre Ayelet Gundar Goshen dona al mondo una storia potente che mi ha ipnotizzata in spiaggia a Rodi. Infatti l’editore Neri Pozza ne ha intercettato la grandezza dal catalogo Giuntina e se l’è accaparrata. Il mezzo punto perso dal 10 che pensavo di dargli è per un finale aperto che ci sta ma io li odio. E’ una storia di bullismo, antisemitismo e doppiezza, dove quasi nessuno può uscire indenne dalle fauci delle contraddizioni e della meschinità in cui capita a tutti di piegarsi nella vita. Ho adorato il marito ed entrare nella vita lavorativa della Silicon Valley. Meriterebbe una recensione tutta sua, ma ahimè in questo momento proprio non ce la faccio.

Ho riletto con grande piacere grazie al soggiorno a Edimburgo, ne parlano nelle audioguide entrando al castello, e consiglio proprio Miss Brodie, ho amato ritrovarla dopo trent’anni, è una storia straordinaria con una scrittura particolare di grande efficacia. Anche l’oste scrittore bolognese è una super gradita conferma. Qui è alle prese con i delitti della Uno Bianca (Giulia, devi leggerlo!) e Master Chef. Mentre questa nuova generazione di autrici romance (N. 5) assieme a chi sceglie di pubblicarle è sul serio imbarazzante. Mai più!

La lettura ancora una volta è stata un alleato prezioso.

Piccolo aggiornamento

Ci siamo lasciati una settimana fa e io ero in cerca di un equilibrio nel caos dell’accaduto. Non posso dire di averlo trovato, non sono propriamente in asse, ma ho comunque raggiunto una dimensione accettabile dal punto di vista organizzativo ed emotivo. Accettabile non significa ideale, è molto dura e il futuro troppo incerto, però metto insieme i giorni tra lavoro, caldone, casa (odio trascurarla, c’è un minimo sindacale di mestieri che non va mai abbandonato), vita sociale (che rappresenta come ha scritto Francesca Belgio una bolla bella) e mamma in un modo che non mi fa stare troppo male, se non a sprazzi.

Lunedì mi è arrivato l’editing del romanzo che uscirà ad aprile 2027 quello della influencer e proprio non me lo aspettavo. Eravamo d’accordo per la consegna della bozza definitiva a novembre da parte mia e insomma benone un’organizzazione che gioca così d’anticipo, ma temevo di aggiungere un ulteriore elemento sbattimento. Invece no, perché mi hanno segnato pochissimo, e dato più macro info generali, per cui non devo agire con la revisione di Word accetta rifiuta che detesto, ma proprio rileggere e fondamentalmente accorciare un po’ – norme redazionali impongono romanzi con al massimo 200 pgg – e fare frasi più semplici che io scrivo abbastanza arzigogolato e talvolta ci si perde. Per cui ho calcolato i tempi e ce la dovrei fare per fine luglio. Tutto ciò, superato il primo momento di panico mi sta dando tanta gioia.

Come il temporalone appena concluso e la prospettiva che da lunedì le temperature scenderanno sensibilmente, sono certa che 30° anziché 37° daranno una grossa mano al mio stato mentale.

L’estate che ruppe ogni cosa

La settimana che ha preceduto la partenza per Rodi è stata molto critica, a parte il caldo oggettivamente disumano, è iniziata un’escalation di mal di schiena di mia mamma, che l’ha portata due volte al PS, sempre con me, disertando l’ufficio, di cui la seconda durata oltre otto ore. Non ero tranquilla, ma aveva la sua diagnosi, lombo sciatalgia acuta, una cura fortissima e un buon rinfrescatore d’aria e mia sorella. Così il 28 nel pomeriggio inoltrato eccoci a Rodi per la terza volta nella mia vita, di cui la seconda a distanza di soli due anni, nella medesima struttura. Una piccola località che ci ha davvero conquistati. Per una serie di circostanze avevamo scelto di trascorrere solo 10 giorni, invece delle solite due settimane, con il progetto – naufragato in realtà tre giorni dopo aver prenotato – di andare di nuovo via verso fine agosto.

La Grecia sa sempre restituire magia e accoglierti con generosità. E’ una terra incredibile e lo è ancora di più se si evita agosto. Abbiamo deciso di non affittare l’auto, realizzando una giostra solo nostra fatta di relax, nuotate, tantissima spiaggia, taverne, tutto lì, tra l’inizio e la fine della baia, un chilometro e mezzo di strada lungomare, punteggiata dal blu di cielo, mare e sedie. Il nostro bar preferito per il dopo cena. I libri. I vestitini pieni di sabbia. Certe polpette che me le sono sognate per due anni. Gli aperitivi all’anguria in bottiglietta da Giannis, introvabili in Italia. Chi si ricordava di noi. Il caldo bello non devastante.

Ma non ero davvero spensierata, la terapia per mia mamma stava dando effetti collaterali importanti, e c’erano diversi problemi, in qualche modo però tenevo a bada i pensieri brutti, fino a quando non è stato più possibile perché sabato 4 è caduta in casa e si è fratturata il bacino.

E’ stato come prendere il mio mondo metterlo a testa in giù e dirmi “adesso vai avanti così”.

Rientrare prima oppure no, non poterle parlare, ore e ore senza notizie.

Siamo atterrati, come da programma, mercoledì alle 13.15. Mia mamma è ricoverata in una RSA, rimarrà allettata per almeno un mese. Le dimissioni dall’ospedale raccontano la fine dello stato sociale. Una persona molto anziana, immobilizzata, per la sanità non ha ragione di rimanere in ospedale perché la frattura del bacino si cura semplicemente con il riposo. Tutto è a carico del privato, al punto che tra poco torno in ospedale per prenotarle il controllo, ed è affar nostro come ci arriva mia mamma dalla RSA, spoiler, pagando un’ambulanza, come del resto è stato per il percorso inverso.

Ma il punto cruciale è un altro. Una donna completamente autonoma che ora è in questa situazione, il suo orizzonte un comodino.

Emotivamente per me è durissima, non entro nei dettagli di ieri, quando l’ho vista.

Sto cercando un nuovo equilibrio, un passo alla volta, trovando spazio per lei, per ciò che faceva lei, tutto o quasi, e che ora tocca a me, tempo che andrà sottratto ad altro, serenità che andrà conquistata in una dimensione al momento straziante. E poi non lo so.

Le mie letture: giugno 1-20

Anticipo il post delle letture per più di un motivo. Ci sono già tre libri da 9 e 10 che meritano attenzione, ma anche il primo, con una valutazione insufficiente, chiede qualche spiegazione e il post è già lungo così.

  1. Il club delle arzille detective Amanda Ashby Traduz. Martina Moggi voto 5
  2. L’educazione delle farfalle Donato Carrisi voto 9
  3. Pearl Sian Hughes Traduz. Clara Nubile voto 10
  4. Nelle terre estreme Jon Krakauer Traduz. L. Ferrari voto 9

A un certo punto Stefano Izzo, il favoloso editor Salani, mi ha scritto per dirmi semplicemente che “Il club delle arzille detective” stava vendendo bene, con la foto della copertina. Izzo ha visto un analogo posizionamento editoriale con il mio romanzo delle Miss Marple da lui valutato. Sono rimasta molto positivamente colpita dal suo messaggio, segno che in qualche modo si ricorda di me, quindi ovviamente poi l’ho comprato. E le cose non sono andate affatto bene. Ciò che lo fa risalire dal 4 pieno è un pub che mi ha ricordato quello di Ilfracombe, ma la bellezza finisce lì. Per il resto noia e rabbia, rabbia e noia perché il mio è molto migliore sia come trama che come personaggi (in questo club non sono per niente ben definiti, tutto risulta pasticciato) ma di sicuro non verrà mai portato ad esempio come romanzo che vende tanto.

Non avevo mai letto nulla di Carrisi! E’ successo che al Salone il quotidiano La stampa abbia organizzato una sorta di ruota scambio libro, ho portato una copia del mio “Incanto in Bretagna” e ho preso “L’educazione delle farfalle” che pare un dizionario per la mole. La faccenda dello scambio me l’ero immaginata più partecipata, ma comunque è stata un’occasione per toccare con mano il successo di Carrisi che, al solito è un parere personalissimo, ha una scrittura estremamente commerciale ma comunque molto buona. La trama di questo romanzo che parte con un incendio nella località svizzera di Vion (e diamine come non pensare al rogo di Crans Montana, nei pressi di Sion, nome tanto simile? Ma il libro è precedente) con undici bimbette sopravvissute e una dispersa è assai intrigante. A tratti la storia è magnetica, e al netto, soprattutto nel finale, di qualche svarionamento ascrivibile a un sonoro “too much!” è un ottimo libro. L’ultimissimo breve capitolo non l’avrei proprio messo. Nel complesso però nonostante il voto molto alto non mi ha fatto venire tutta sta voglia di continuare con Carrisi, lo trovo molto lontano dai miei attuali percorsi di lettura.

Da Atlantide, al Salone, sentendo che sono amica di Clara Nubile, il proprietario mi ha letteralmente messo in mano Pearl, da lei tradotto. E ha fatto benissimo, altrimenti mi sarei persa un romanzo straordinario e davvero raro. Il dolore di una madre scomparsa viene raccontato e soprattutto vissuto da una figlia che aveva otto anni nel momento in cui sua mamma è uscita di casa, nella campagna inglese sotto il diluvio e non è più tornata. Ho adorato il marito della donna che se ne va, padre della protagonista e di un bimbo ancora più piccolo. Ho visto crescere i ragazzi e invecchiare lui, dentro al caos e alla mancanza di soldi, in un gorgo che stritola e gli fa perdere la vecchia casa tanto amata, eppure sempre uniti, solidi in una tempesta fatta di disturbi alimentari e autolesionismo sussurrati e incredibilmente reali come i tagli che si fa Marianne. La felicità possibile arriva a sprazzi e fa ancora più male. La lingua impeccabile e la traduzione di Clara altrettanto meravigliosamente connessa con la storia, sono memoria e deriva, strumento per parlarci di qualcosa di inaccettabile e rispondere alla domanda: come si fa a vivere dopo una tragedia di questa portata? Leggetelo!

Strano ma vero non avevo mai letto “Nelle terre estreme”, da cui è stato tratto il celebre film Into the wild. Strano, stranissimo visto che nel 2015 in occasione del lancio italiano di “Into the wild truth” fui invitata alla presentazione privata con la sorella di Chris McCandless. L’evento rimane tra le cose più incredibili della mia vita e leggere ora dopo 11 anni il romanzo da cui tutto partì mi ha emozionata ancora, anche se la storia mi è arci nota. A un certo punto Krakauer racconta l’incontro con Carine e tra le varie cose dice che la splendida donna indossa un ciondolo con una croce. E’ lo stesso che aveva quando la vidi io. Ho sentito una botta pazzesca di non so cosa, di ritornare lì con lei. Quando l’articolo di Krakauer uscì, la redazione del giornale ricevette una valanga di lettere, perlopiù detrattori, persone che dicevano che il ragazzo se l’era cercata, era un’idiota, impreparato ad affrontare l’Alaska. Personalmente ho conosciuto solo gente che ha empatizzato con la tragedia, e ancora oggi penso a Chris e a Carine con enorme affetto. Penso anche all’immenso privilegio che ho avuto a essere invitata, cosa che non sarebbe assolutamente possibile oggi. Ecco, menomale che Carine ha scritto il libro nel 2015 e non nel 2025!

A giugno ho abbandonato tre romanzi che forse, in un altro momento, avrei anche potuto concludere. Due della biblioteca (fiuuuuuu) e uno che vabbeh sono comunque contenta di aver comprato e letto in parte, perché pubblicato dall’editore con cui uscirà il mio romanzo sull’influencer l’anno prossimo. Sento che i libri da 9/10 mi danno ora più che mai molta linfa all’incedere faticoso del resto, cosa che un romanzo sotto tono non può fare e allora si rinuncia all’ostinato mood: magari migliora.

Buona estate di letture e tutto quanto!

Ritornare nel mood creativo

Venerdì ero proprio sottosopra per la faccenda delle Miss Marple, direi persino furiosa. Il malumore del venerdì è una super scocciatura, chi cavolo ha voglia di essere in down quando arriva il weekend? E va detto che è raro che non si trascorra un bel fine settimana, ma quello che stava per arrivare aveva in programma un sabato stellare con amici diversi. La mattina visita guidata del touring al Grand Hotel et De Milan dove soggiornò e morì Giuseppe Verdi, ma ha ospitato anche la Callas, Lucio Dalla e tanti altri, e la sera una super mangiata con altre due coppie molto care, in quello che pare sia il miglior ristorante di pesce di Milano. Che sta pure qui a 2 km ma non c’eravamo mai stati. Tutto si è concretizzato al top, ore splendide in cui mi sono sentita solo grata. I pensieri neri però c’erano ancora in sottofondo e sono usciti raccontando l’accaduto, ma non ero più così furibonda. Solo forse delusa. Il punto preciso è il dispiacere per dover associare un sentimento negativo a questa storia, che, fino ad allora era stata solo gioia. Pazienza il ritardo, non era quello.

Domenica sono riuscita davvero a rilassarmi a casa, ho persino dormito un paio d’ore nel pomeriggio, mi capita di rado. Poi c’era la faccenda acquisto di un nuovo cellulare. Il mio telefono ha quasi nove anni, la primissima foto in archivio risale a settembre 2007, sono ammollo alle terme di Portorose in Slovenia, gita da Trieste, viaggetto per i 10 anni di nozze. Il mio primo smart phone, batteria originale, con la sua lentezza e i suoi limiti l’avrei tenuto ancora ma, dal 26 maggio, non supporta più alcuna mail e non ho più potuto rimandare. La faccenda, come temevo, ha generato qualche sclero, nonostante l’Orso Santo Subito si sia accollato tutto, trasferimento dati ecc, io non ho manco aperto la scatola. Passate 24 ore di stramberie, adesso va alla grande ma ho deciso, almeno per ora, di non scaricare Instagram, che utilizzerò solo da pc. Questo comporta non poter fare le story, sopravviverò tanto non ho alcun lancio di libro imminente, ma anche liberarsi di quello scrolling compulsivo che detesto, a cui però purtroppo spesso non ho saputo sottrarmi.

Piano piano, ma neanche troppo, insomma già tra domenica e lunedì mi sono rimpossessata appieno della gioia creativa! E questo ve lo volevo dire perché è qualcosa di supersonico. Mica è tutto wow fuori e dentro la scrittura: rogne condominiali mammesche, guai con la casa di zia, stanchezza a ondate, la strada sotto il sole infuocato verso l’ufficio dove persiste uno stato di mobbing che ha aspetti interessanti – mi hanno tolto buona parte del lavoro, anni e anni a impazzire a portare a termine tutto entro la scadenza e ora puf, al netto di qualche momento concitato, un calo impressionante e ingiustificato.

Ma io ero di nuovo lì, nel posto più bello del mondo, connessa con le storie.

Un progetto nuovo con https://www.ninibilu.com/ (ma qui è cambiato tutto, non si può più nascondere il link dietro al nome? Va beh, leggeteci Cinzia). Avete visto quanto è brava se ancora non la conoscevate?

Il racconto del lunedì dal quadernetto degli Incipit, il n. 15, che è balzato al primo posto tra tutti, nel mio indice di gradimento.

Un parere lusinghiero ma soprattutto giusto per le mie Miss Marple da parte di un noto agente che ha letto le prima 50 mila battute per una call: Il testo è fuori dal profilo della call, quello che è, sul serio, è un racconto di personaggi e atmosfera in cui il giallo funziona da cornice tematica più che da motore narrativo. Non è il ritmo né la suspense a reggere la macchina: è l’affetto per le protagoniste. Questo lo rende un progetto interessante. (In pratica non risponde ai parametri della call, cercano thriller pieni di tensione, ma avrebbe potuto non rispondermi, come in effetti dichiara nella call stessa, quando dice: Eventuali proposte non aderenti verranno respinte senza spiegazioni ulteriori. Ho apprezzato tantissimo il tempo che mi ha dedicato e le parole, aver capito e saputo sintetizzare in poche righe l’anima delle mie Miss, come purtroppo l’editore non è stato in grado di fare.

E insomma sono tornata in asse. Grazie a chi mi ha sostenuta. Siete sempre molto cari.

Arrivederci Miss Marple

Era già chiaro che l’uscita del giallo inglese fosse in forte ritardo. Purtroppo però la fatica di questo periodo che pare collocarsi sotto un cielo caotico con continui inciampi è giunta fino alle mie amate Miss Marple. Ieri è arrivato finalmente l’editing da parte della casa editrice e ha evidenziato tre punti nella trama da rivedere che stravolgerebbero la storia su cui non sono affatto d’accordo.

Dormirci su non ha portato alcun cambiamento di opinione a riguardo e neppure il confronto con la mia beta reader, allineata con le mie motivazioni di rifiuto, per cui a questo punto mi sono presa un po’ di tempo. Tempo di cui in realtà non ho davvero bisogno per rivalutare questi interventi, ma unicamente per lasciare che la botta si assesti un po’.

La revisione sul testo invece non presenta grossi scossoni, le solite frasi un po’ arzigogolate da rendere più lineari, per cui se si trattasse solo di questo, con un accelerata da parte mia (non esattamente ideale ora, visto che ho ripreso il lavoro e tra due settimane parto) sperando in una benevolenza nei restanti aspetti della mia vita, si poteva fare e salvare in qualche modo l’estate o almeno parte di essa. Ma così non è.

Credo che ci sia stato un errore di fondo, per il quale non biasimo l’editore, nel non comunicarmi tempestivamente i tre punti grossi, prima di procedere con l’editing frase per frase. Se l’avessero fatto avremmo affrontato questa fase in maniera diversa, ma tant’è. Non sono il loro unico autore, il mondo non gira intorno alle mie Miss Marple, ma il mio personalissimo mondo scrittorio sì, magari non del tutto, ma il percorso su questa pubblicazione è stato costruito durante l’intero inverno. Tra l’altro uno dei punti (che poi sono collegati) era già stato sviscerato al telefono col proprietario. Il cambio di rotta ora è senza senso. Per cui adesso non è che vada tutto a ramengo, ma il progetto così com’era, sì. Tecnicamente non ho firmato alcun contratto quindi ci si ferma. E se ne riparla dopo il 10 luglio. Non ho idea di cosa succederà a riguardo, ma vi garantisco che, in qualche modo, la storia prima o poi la leggerete (se lo vorrete) ma non sotto l’ombrellone in questa estate ormai alle porte.

Mi spiace tantissimo.

Il fratello leggendario – Intervista all’autore Bernardo Notargiacomo

Tra le mie lettura di maggio, trovate il post poco sotto, spiccano due romanzi che hanno meritato 10. Uno è “Il fratello leggendario” di Bernardo Notargiacomo. Come prima cosa vorrei soffermarmi sul motivo che mi ha portata a leggerlo. Ed è che da qualche anno apprezzo molto i libri editi Atlantide a cui mi sono avvicinata perché la mia cara amica Clara Nubile è una delle traduttrici di Atlantide. Ho iniziato quindi a leggere i libri tradotti da Clara e poi, anche parlando con l’editore al Salone e al Book Pride, ho conosciuto altre storie trovandole, con le loro differenze, sempre di ottimo livello. Nel 2025 “Miracoli” di Anna Beecher, tradotto appunto da Clara, è stata tra le letture migliori dell’intero anno, così quando ho intravisto “Il fratello leggendario” prima di Torino ho pensato che potesse interessarmi. Al Salone, allo stand Atlantide mi sono avvicinata con il mio tipico piglio un po’ scanzonato dicendo: “Cosa facciamo? Il filone libri di fratelli morti?” Simone Caltabellotta ha riso dicendomi che si tratta di due storie completamente diverse, ma ugualmente belle. E sono tornata a casa col romanzo di Bernardo, a cui poi ho dedicato un paio di story su Instagram, riuscendo a mettermi in contatto con lui, fino a giungere all’intervista di seguito, che trovo davvero preziosa, per cui non posso che ringraziare l’autore.

Ci sono alcune sorprese meravigliosamente connesse con i lettori più affezionati di questo blog, come la Scozia, e un comune sentire colmo di tenerezza nell’approcciarsi alle pagine, tipico di chi, come me, ha scelto di portare avanti un blog lento, in un tempo di bookstagrammer di scarso spessore, che parlano sempre degli stessi libri. Partiamo dunque, che il preambolo risulta già ben più lungo di quanto non fosse nelle mie intenzioni.

Prima di entrare nel vivo del romanzo, vorrei chiederti chi è Bernardo Notargiacomo e come si colloca la scrittura nella tua vita?

Ciao, prima di tutto grazie per avermi qui nel tuo spazio, che io considero prezioso come tutti gli spazi personali di espressione e curiosità verso passioni comuni. La scrittura ha sempre fatto parte della mia vita, fin da quando avevo quindici anni e iniziai a scrivere poesie. Ero appassionato di Rimbaud, di Byron, ma scrivevo cose surreali che ricordavano musica. A volte ascoltavo Battiato per farlo. Nel tempo le poesie assomigliarono sempre più a epigrammi latini (per esempio Marziale) ma parlavano di viaggi e altre esperienze, spesso di ambienti decadenti. Poi passai a comporre racconti. A metà anni Novanta ho pubblicato La Pittura e la Pizza, con Castelvecchi. Un racconto lungo, o se preferisci romanzetto breve, che conteneva una sorta di storia Zen sull’ispirazione e sulla necessità di recuperare le proprie radici per esprimersi. Il protagonista si chiamava anche lui Adriano, in omaggio a un mio zio e a un attore francese (Belmondo) di un vecchio film che avevo amato. In quel periodo avevo anche iniziato a lavorare come copywriter, quindi in qualche modo ho sempre continuato a scrivere. Poi ho pubblicato il romanzo La Memoria degli Alberi con Piemme. Un libro magico, che narra la storia di un ragazzino che scopre di possedere un dono segreto: la capacità di comprendere (e parlare) la lingua segreta di piante e alberi. Un libro di avventura, ambientato secoli fa, che fa riflettere sul posto dell’essere umano nel mondo, o almeno questo era l’intento. Sono poi andato a vivere per circa dieci anni a New York, dove mia moglie viveva da tanto, lei è una cuoca fantastica. Nel frattempo, il manoscritto de Il Fratello leggendario è sempre stato con me.

Non saremmo qui se non avessi apprezzato così tanto “Il fratello leggendario”, per quanto possa essere banale ti chiedo di raccontarci la genesi della storia, le origini, un po’ tutto il dietro le quinte o dentro la tua testa e nel pc di questo romanzo.

La genesi di questa storia risale a tanti anni fa, subito dopo La Pittura e la Pizza. Allora però non ero pronto, credo, per narrare una storia così profonda. O meglio, iniziai a farlo, poi mi fermai più volte. Alcune parti, però, sono rimaste immutate da allora. La vicenda prende le mosse da eventi reali: il fratello maggiore di un mio amico dei tempi del liceo, era morto in Scozia quando aveva circa vent’anni e il mio amico quattordici. Questo fratello era un tipo particolare, in qualche modo “eroico”. Era stato adottato da un clan, in Scozia, indossava il kilt (la gonna classica degli scozzesi) con i colori di quel clan e suonava anche la cornamusa da solo nei boschi. Era un tipo eccentrico e carismatico. Credo abbia rinunciato a vivere, e questo provocò grandi capovolgimenti in famiglia. Quando seppi di questa storia, mi venne in mente di guardarla da un altro punto di vista, di dare una chance al mio amico e a quelli come lui d’incontrare ancora il proprio fratello (o sorella). Insomma, si scatenò in me una specie di ostinazione, che poi è la più antica mai esistita (vedi l’Epopea di Gilgamesh per esempio), pur di riavvicinare questi due personaggi. Poi la storia rimase lì, nel cassetto della vita, finché un altro caro amico non perse il proprio fratello e io la ripresi in mano. Stavolta pensavo di poter essere d’aiuto, di poter lenire il dolore. Ne è scaturita una storia di formazione, in cui il lutto iniziale è la premessa per ricominciare a vivere e per crescere affrontando le difficoltà che la vita ti pone davanti. Una storia che è una corsa continua contro il tempo.

C’è un dettaglio non trascurabile: non viene mai detto come muore Giorgio. Tu di sicuro lo sai, ma hai deciso di non raccontarlo. Ci riveli le motivazioni di questa scelta?

Ho voluto lasciare aperta la questione di proposito. Non ho “voluto saperlo” io stesso, come se fosse una questione intima dei miei personaggi. Potrebbe aver deciso di farla finita, perché in fondo troppo sensibile? È possibile. Un incidente? È possibile. C’è un passaggio, in cui si allude alla forza necessaria per andare avanti, che potrebbe farci credere qualcosa. Ma è anche vero che c’è sempre la necessità di scoprire la forza in sé stessi o sé stesse per poter affrontare la vita. Per me l’importante è la poesia che spero di aver trasmesso con la storia. Il senso di tenerezza, il desiderio di riabbracciare, rivedere, di dedicarsi con affetto a qualcuno e, nel frattempo, crescere.

La parte onirica ha un grosso peso, e ti dico che mediamente non sono scene che apprezzo. La commistione tra reale e sogno di solito mi infastidisce, amo le narrazioni nette. Eppure, tu hai saputo creare una magia concreta senza scadere nell’immaginifico troppo poco connesso con la realtà. Innanzitutto ti faccio i miei complimenti. Questo aspetto quanto è stato immediato e quanto più funzionale alla trama e quindi costruito?

Riguardo la componente onirica, è stata naturale, immediata. È stata sì funzionale alla trama, ma non ho mai, neppure per un secondo, pensato al sogno in modo razionale pur di giustificare la narrazione. In apertura ho inserito un’antica poesia giapponese che parla di un incontro in sogno, al riparo da tutti. Era da tanti anni, da quando comprai la raccolta in cui è contenuta (Il Muschio e la Rugiada) che volevo utilizzarla, perché perfetta. Detto questo, hai ragione nel pensare che un sogno possa essere un elemento estraneo, difficile da gestire. Bisogna calibrare bene il suo peso. Deve essere “inevitabile”.

Non credo nell’efficacia di interviste lunghe, soprattutto in un blog come il mio, perciò nonostante avrei ancora molte curiosità, l’ultima domanda è sulla parte anche divertita nel dramma, per esempio le pagine con la chiromante, o la scoperta da parte di Adriano di avere avuto un fratellone che combatteva a scuola contro i bulli. Ti va di dirci qualcosa?

Certo. Il Fratello Leggendario, oltre a essere una vicenda commovente, è anche una storia a tratti buffa. In gran parte riguarda la mia stessa crescita e quella di miei amici o amiche.  Quest’alternanza di emozioni provocata dal romanzo è dovuta al fatto che, quando si è molto giovani (come il protagonista Adriano) si cresce spesso in modo disarmonico, assestandoci al cambiamento e imparando ad avere coraggio in modo a volte goffo. Tutto ciò non deve farci sentire a disagio, ma dobbiamo comprendere che è naturale e andare avanti. E tutto ciò è poetico, tenero e bellissimo.

Di gorghi e scappatoie

Sono in un gorgo di fatica e casini e sa il cavolo perché adesso wordpress le immagini o me le mette gigantesche o minuscole, la lascio enorme e via. Siamo io e due dei tre fratelli di papà, più la moglie di quello più alto davanti al duomo dopo l’accettazione dell’eredità della zia dal notaio. Eravamo in nove, sei eredi e tre accompagnatori, ma gli altri se ne erano già andati al momento dello scatto. Tutto ciò che è legato a mio padre continua a essere motivo di sofferenza smisurata e qui si aggiungono il delirio burocratico e la casa da svuotare con inimmaginabili cumuli di tutto. Questo è il mood da mesi e naturalmente la vita fuori da qui va avanti con tutto il resto. Il lavoro, la salute di mia mamma, ma anche le cose belle per cui continuo a essere grata e a cercare con ostinazione.

Tipo la scrittura. La grande bellezza è essere uscita da un altro catastrofico gorgo durato anni: quello delle frustrazione per i risultati inferiori alle aspettative e, secondo me, pure al merito. Lo sapete, nel 2025 è successo il miracolo della stesura di due romanzi, che usciranno invertiti, quello che stavo scrivendo proprio in questi giorni un anno fa sarà lanciato al Salone 2027 e quello che ho iniziato a scrivere ad agosto è sulla rampa di lancio anche se un po’ in ritardo. Ho fatto di tutto per preservare la gioia tonda di quella scrittura felice, e ci sono riuscita. Si sta rinnovando ora con il taccuino degli incipit di cui vi ho parlato più volte. Con uno scatto in avanti per recuperare in anticipo le date vacanziere e ieri per scrivere quello di lunedì prossimo perché semplicemente avevo assolutamente bisogno di scrivere, ho completato il tredicesimo racconto, un quarto del percorso.

Pare impossibile, già il 25%! I racconti rappresentano una sfida, quella di avere sempre idee su incipit pre confezionati che abbiano un senso nell’economia di insieme della raccolta, ma anche un bene rifugio importante quando tutto è caos.

Considerando almeno due protagonisti per racconto, ma spesso sono stati tre o quattro, significa avere oltre cento personaggi: forse troppi. Ho quindi scelto di riproporli spalmati tra le varie storie. Il protagonista del racconto N° 7 diventa una spalla del 12 in un gioco di ritorni, incastri e spin off seguendo l’affascinante schema narrativo de Il tempo è un bastardo di Jennifer Egan, romanzo e autrice molto amati. Quindi di settimana in settimana la struttura ha acquistato importanza oltre le trame. Purtroppo il caldo e lo studio in pieno sole nel pomeriggio remano contro, ma ci se la fa. Perché senza la scrittura ora sarebbe pure peggio.