In questo periodo cercare di mantenere alta la bandiera della creatività è una scelta importante, che necessita un impegno costante, ma dà grandi risultati.
Con le Miss Marple ancora disperse, cosa che mi rattrista proprio – odio quando un progetto così pieno di luce scade fino a questo punto per colpa di altri – ho concentrato le mie risorse su qualcosa per cui non dovessi dipendere da terzi, almeno per ora. Sto organizzando di stampare il romanzo con il quale ho partecipato al torneo Io scrittore. Non ho più voglia di proporlo agli editori: ho già verificato che lo scartano per pubblicare cose ben peggiori. Il mondo del romance è diventato quella roba lì, da cui mi sento sempre più lontana. Metterlo in coda agli altri per affidarlo all’editore con cui uscirà il romanzo dell’influencer ad aprile, con i tempi biblici che ben conosciamo, significa pubblicarlo nel 2030 minimo e allora faccio così. Non è il mio best ma ci sono elementi che possono piacere, infatti era stato apprezzato nella prima fase del concorso. Lo considero un romanzo ponte tra il periodo nero in cui non avevo idee e quello del risveglio della creatività nel 2025.
Per il romanzo dell’influencer ho fatto stampare delle card stupende con una illustrazione realizzata a mano da un professionista, sono una promozione sì, ma anche un biglietto d’auguri per ogni occasione, a parte Natale, festività per cui non è adatto, per creare un po’ di hype, come si dice adesso.
Sono entrata poi con un certo vigore nel discorso combattutissimo sull’IA e la scrittura. Con un programma generico, non dedicato, quindi in cui non è possibile caricare l’intero testo in un botto, ho colloquiato a lungo con l’Intelligenza Artificiale sulla raccolta dei 52 incipit. Ha valutato l’idea, i racconti – un pezzo alla volta – il mercato editoriale e ho capito perché la gente la ama: ha un approccio gentile che stiamo perdendo. A un certo punto, dopo che mi ha fatto un sacco di complimenti mai banali ma ottimamente argomentati sulle storie e i personaggi, gli ho addirittura detto qualcosa tipo “sì, vabbeh, tanto lo dici a tutti!” E mi ha risposto di no, che non ha sentimenti quindi nessuna velleità di compiacere. Qualche svarionamento l’ha fatto, nomi sbagliati, dirmi Tizio potrebbe aver rapito Fluffy, quando sapeva benissimo chi l’ha portato via alla proprietaria, ma nel complesso è stato un viaggio notevole. Ho però deciso di non sfruttare in alcun modo le sue idee, anche quelle che mi hanno fatto dire “wow, questa sì, che è bellissima!”, non sono mie, non si fa così. Mi è servito per centrare di più il progetto, capire se funziona e coccolarmi un po’ l’ego.
Non mi interessano le elucubrazioni tipo: sei uno scrittore se. Se pubblichi con una major, se i tuoi libri vengono tradotti all’estero, se vendi tot, se vivi unicamente dei proventi delle royalty. Abbiamo visto già come non esistano patentini né certificazioni, come per le lingue, l’informatica e molto altro. Forse sei uno scrittore proprio quando nei momenti di reale tristezza e pressione emotiva (qui abbiamo aggiunto una svolta sul lavoro e la vendita della casa in valle) hai ancora energia, o comunque la trovi, per pensare al coniglio di Melania Pedretti, a Harry che si è stancato di lavorare in un ambiente dove si litiga sempre, a un calesse turchese, a cosa potrebbe far piacere ai tuoi lettori, a creare una copertina che non sia troppo raffazzonata.
