- I diari della Borgogna Ann MahTraduz. Roberta Zuppet voto 8 ½
- Il lunedì non esiste Sian Hughes Traduz. Clara Nubile voto 9 ½
- Gli antropologi Aysegul Savas Traduz. Gioia Guerzoni voto 8
A settembre ho letto meno rispetto alla mia media. Questo perché mi sono trascinata per un tempo ingiustificatamente lungo il primo, che pure mi stava piacendo ma boh. A un certo punto mi è improvvisamente venuta voglia di vedere se Ann Mah, di cui avevo letto un romanzo molto apprezzato tantissimi anni fa, avesse pubblicato altro: ebbene sì, ovvero questo romanzo così deliziosamente francese di una giovane donna americana che torna in Borgogna per studiare da vicino i vigneti per poter affrontare un importante esame da sommelier. La storia è molto ben narrata, tra diari e foto ritrovati di una parente la cui connessione con il nazismo non sembra chiara e fa temere che fosse una collaborazionista, e un vecchio amore che dà pennellate rosa ben costruite, per cui devo dire che mi è spiaciuto averlo letto con un mood un po’ sbagliato.
La carissima Clara mi ha donato tre dei suoi ultimi libri tradotti da lei, che grande cosa, che onore, che meraviglia questa nostra amicizia. Ho scelto di cominciare da Sian Hughes memore dell’amore che ho provato per Pearl pochi mesi fa. Pazzesco come l’autrice sia riuscita a scrivere una storia del tutto diversa, dando voce con profondità e amore a una donna messa all’angolo dalla vita e dalle sue scelte personali per cui è consapevole di fare sempre le peggiori. Steffie è disturbante ma non si può fare a meno di volerle bene e capire i suoi disastri e quando, dopo la morte del padre, cerca di affrancarsi dallo squallore e di ritrovare la sorella perduta diventa strazio e rinascita insieme, in ripetuti inciampi che la fanno comunque procedere in qualche modo. Meritava 10 e ha perso il mezzo punto per alcuni salti temporali un po’ confusi, cosa di poco conto. E’ un romanzo che mi ha fatto molto pensare alle relazioni familiari, luoghi deputati al conflitti più dolorosi, al voler bene e salvarsi, all’amore che a volte non basta. Consigliatissimo nella sua durezza è un po’ un biscotto farcito per cui ad affondarci i denti oltre la frolla duretta si arriva a una crema consolatoria.
Gli Antropologi, libro per il Book Club di novembre. All’inizio proprio non l’ho capito né apprezzato, mi chiedevo come potessi trovare tanto insulso un romanzo così decantato persino da Obama e non me ne capacitavo. E poi verso la fine, proprio l’ultimo giorno di lettura, in particolare mentre aspettavo l’autobus disperso che finalmente mi riportasse a casa dall’ufficio, ho avuto come una folgorazione sui questi due giovani in cerca di una casa e di una vita adulta tra amici che vanno e vengono e occupazioni lavorative. Raccontare la normalità, in piccoli squarci, i capitoli sono molto brevi, è un’impresa interessante, e alla fine un personaggio minore, la vicina di casa anziana, cade e succede esattamente ciò che è accaduto a mia madre anche nei giorni successivi ed è stato come se quella lettura, in quel preciso momento avesse un senso per me, parlasse proprio a me. L’intera narrazione si è ricomposta e ha acquistato valore, gettando una luce nuova anche sulle pagine precedenti.
Non è stato affatto un brutto mese per le letture, anche se nel mentre non sono stata in grado di entrare bene in due libri su tre. Colpa mia, ma come al solito mi fustigo per niente.
