Delusa ma non arresa

Sono appena rientrata da un bel giro in bici, niente di trascendentale, un percorso che farebbe sorridere gli sportivi, ma per me è stato semplicemente ciò che ci voleva per liberare la testa e far esplodere le endorfine, sotto un cielo un po’ incerto che andava via via aprendosi in un sole più deciso, quando abbiamo attraversato il parco.

L’estate non è la mia stagione preferita (va bene, ufficialmente manca una settimana) ma ha indubbi aspetti interessanti anche in città, se fossimo in inverno, ma sarebbe bastata quella primavera schifosa che abbiamo avuto quest’anno, sarebbe stato più complicato scaricare la tensione.

Casualmente, faccio un passo indietro, in settimana il blog mi ha proposto nella side bar (segno che qualche lettore era finito in quel post) un articolo di un anno fa, da lì ho riletto tutti quelli di giugno 2018 e mi sono detta: caspita, certo che l’anno scorso stavo proprio attraversando un periodo brutto, ora va molto ma molto meglio. L’ho pensato e l’ho esternato ad alcuni. Eh sì, l’anno scorso mia mamma stava facendo la riabilitazione dopo la frattura al polso ed era parecchio prostrata dalla faccenda, io stavo entrando a grandi falcate in una situazione lavorativa orribile che sarebbe durata 6 mesi con conseguenze inimmaginabili e un rischio concreto di trovarmi senza posto di lavoro dopo 30 anni, e sulla scrittura arrancavo per mettere insieme le parole, senza mai vedere una fine che soddisfacesse il committente. Ero pressochè terrorizzata all’idea di non godermi le vacanze e parecchio imbufalita con il marasma che avveniva intorno a me, mio malgrado.

Oggi mia mamma sta benone, sono mesi che la vedo persino più positiva. Si appresta a trascorrere il suo periodo in Valtellina, mentre noi tra due settimane, traffico permettendo, avremo già raggiunto Sirolo. Al lavoro sono in atto nuovi cambiamenti poco piacevoli, è vero, ma niente in confronto al delirio di 12 mesi fa e ho il conforto effettivo di vedere l’Orso molto meno stressato da quando ha accettato la proposta e ha cambiato ruolo in azienda. Il suo coraggio di raccogliere la sfida e il cambiamento è stato premiato.

La scrittura continua a essere un punto irrisolto. E risiede proprio lì il motivo della mia evasione sui pedali: ieri pareva sicura la definizione di uno snodo editoriale che ci sta tenendo incagliati da un anno; era infatti in programma – ed è evvenuto – un incontro, ma non si sa come, la riserva non è stata sciolta, siamo ancora lì a non sapere cosa intenda fare l’editore che ha il mio testo, a sto punto uso questo termine, in ostaggio.

Potete ben immaginare le mie aspettative, c’erano i presupposti che andasse pure bene eh, invece boh.

Passata la frustrazione contingente, grazie alla piacevole sensazione di benessere derivata dall’aumento dagli ormoni, dai neurotrasmettitori, da quella roba lì insomma, con qualche confronto via whatsApp con gli amici messi al corrente della questione, e una super doccia, ora guardo con distacco la pochezza di un mondo, quello editoriale, che non ha alcun senso. Leggevo che dopo la fortunata serie Tv trasmessa da Sky “Chernobyl” il turismo in quella zona è aumentato del 35%, tanto che si stanno lanciando appelli per fermare le invasioni barbariche di influencer che arrivano alla Centrale a farsi selfie cretini, magari pure in pose sexy. Influencer che poi sono gli stessi osannati dagli editori che aprono loro le porte con solerzia. Tutto questo non c’entra nulla con la mia scrittura, non voglio che c’entri nulla. Perchè poi se mi parli di Chernobyl a me si apre una diga, io il romanzo su quella tragedia, chiaramente declinato all’esperienza di ospitalità e non al dramma nucleare, l’ho scritto, pubblicato, ed è anche piaciuto ma non ho centinaia di migliaia di follower sui social, e quindi il suo successo è stato relativo. Ma per me è stato un successo enorme riuscire a scriverlo, partendo dal diario che ho tenuto qui sul blog quando ospitammo Natallia, in questi giorni di sei anni fa. Ho impiegato due anni, cinque stesure, ho pagato una editor che mi tirasse fuori dallo stallo di una narrazione faticosa, mi sono impegnata affinchè uscisse esattamente per il trentesimo anniversario del disastro e adesso spero solo che non arrivi un youtuber a raccontarci che sua cugina sta ospitando una bimbetta bionda e tutti corrano a dirgli “minchia, zio, che storia troppo galla!” E il romanzo faccia il botto.

C’è un’onestà nei miei testi, uno studio continuo, una competenza e una passione maturata in anni di durissimo lavoro che, passerò per presuntuosa, chi ha una fama pregressa in altri campi si sogna. E dico pure bravo a chi sa imporsi per meriti che non vedo, perchè piace alla massa, e di fronte a certi fenomeni io alzo le braccia e pure bandiera bianca, ma per favore, non chiamateli scrittori, non offrite loro un regno attraverso scorciatoie che portano al nulla sulle pagine o a libri scritti da altri.

La mia scrittura non si arrende, magari la mia carriera sì, nel senso che continuerò nel mio piccolo club privato di voi, ma smetterò di propormi.

Io non mi faccio il selfie col reattore, io sogno di andare in Bielorussia e riabbracciare Natallia, questa è una storia da raccontare, il resto è la miserrima condizione umana nella quale il mondo sta precipitando, editori compresi.

Vi abbraccio.

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Ultimo giorno di scuola, anche per la zia

Oggi è l’ultimo giorno di scuola anche per me.

Mi inconterò con Nanni in metropolitana e lo porterò a un’attività extrascolastica non proprio vicina, ieri stessa cosa, ma un’ora prima e abbiamo mangiato insieme una piadina, desiderio che lui aveva espresso ed è stato accontentato, nonostante la mensa fosse ancora operativa. Cecilia sono andata a prenderla martedì, ultimissima volta nella vita: è in V e a settembre cambierà proprio scuola, che lì le medie non ci sono. E poi sarà autonoma nel percorso, Nanni lo è già ma se nel pomeriggio fa altro fuori tocca accompagnarlo. Di ritorno ieri ho preso un caffè in un bar dove andavo sempre con Nanni, quando ancora lo aspettavo nell’androne dell’Istituto, prima che si smartizzasse, era un momento nostro molto caro: io caffè e lui si leggeva la gazzetta in dotazione del locale, ora chissene del quotidiano rosa, le notizie sportive le legge sul telefono. A volte ci scappava un dolcetto per lui, e che forte quando hanno fatto l’assaggio gratuito di crepes farcite!

Coi ragazzi è così: continue chiusure di capitoli e di epoche che non potranno tornare e il percorso di studi scandisce alla perfezione il ritmo di crescita. E anche il mio di zia, che in questi tre anni di part time li ho visti cambiare, formarsi e camminare spediti o talvolta arrancare verso l’età adulta. Ho imparato come modificare il mio passo, tentando di diventare un punto di riferimento. Sono profondamente grata alla mia decisione circa il part time e alle circostanze che l’hanno reso favorevole (il mio capo, mio marito) per stare con loro, certo ma anche per molto altro.

Porto cartelle macigni, accompagno, aspetto con un libro, facciamo discorsi e spesso anche no: capita che il silenzio ci avvolga e quando capisco che, soprattutto Nanni non ha troppa voglia di chiacchiere, lo assecondo, che per maturare occorre il sole, ma l’ombra dell’adolescenza si sta posando su di lui e ricordo bene quanto sia difficile anche se a volte mi fanno entrambi andare fuori dai gangheri.

Lunedì partirà il centro estivo, lo scorso anno sono andata a prenderli qualche volta, ma quest’anno torneranno da soli e comunque io martedì ricomincio a lavorare. Il prossimo giro di part time sarà quello vacanziero per me e quello successivo per loro. Insomma oggi è proprio la fine.

Il tempo dei giochi è terminato da parecchio, forse complice la casa più grande, per cui ognuno ha la propria cameretta, l’aumento dei compiti, e anche il fatto che la differenza maschio/femmina ora si avverte maggiormente, ma quando rincasano e mia sorella non c’è, dopo doccia-merenda non ci si butta più per terra, nell’area gioco, con i lego. Quante storie ho inventato per loro, quante da continuare la volta successiva come una serie tv tutta nostra. E’ già nostalgia. E’ già vederli scappare e non poterli acciuffare – non sarebbe neppure giusto – verso una strada che non potrà essere sempre e solo in discesa.

Oggi si conclude la stagione 2018/2019 e per Cecilia la scuola primaria, al portone l’aspetta il lancio dei coriandoli, mentre un turbinio di feste, balli e spettacoli ha già avuto luogo. Ci sono medaglie, corone di alloro e cappelli col tocco. Cose che per la mia generazione non esistevano proprio: ultimo giorno? Ciao, ciao buone vacanze, fine delle trasmissioni. Forse ora si esagera: sono tutti stanchi e ieri Nanni al Talent Show manco ci è voluto andare, e secondo me ha fatto pure bene.

Oggi è un giorno un po’ da tirare su col naso, nonostante giovedì scorso anelassi una tregua dopo un giro sfiancante all’oratorio, chiuso, dove si sono aggiunti due amichetti e una conseguente tragedia di “cosa facciamo adesso?”, gelati caduti per terra e ciondolamenti tra panchine e fontanelle in una giostra senza senso. Ero uscita di casa elle 14 per rincasare alle 19.30 praticamente morta. Poi però mi mancano, mi mancano soprattutto i loro tuffi ancora bambineschi “Zia, vuoi uno sciroppo, indovina che gusti abbiamo? Facciamo che eravamo al bar!”

Facciamo che, la vita si gira all’improvviso quando capisci che no, non si può fare che, cambiare scenario e ricominciare, mettendo via le costruzioni e tirando fuori il Cluedo, facendo finta che il banco della cucina è quello del bar, e Nanni un barista strampalato.

La vita è diversa, se ti annoi o non ti garba, tocca stravolgere parecchio e questo non è mai indolore, ripartire e costruire sulle macerie significa impastare i mattoni col sangue.

Vi abbraccio, nipoti. Grazie per tutta la spensieratezza che mi date, spero tanto che duri ancora un po’.

E adesso davvero: che sia una felicissima estate!

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Una cartolina musicale da Ischia

E’ arrivata l’estate!

Spero che per voi significhi uno stacco dalla quotidianità, una vacanza, un viaggio, un po’ di relax, cercando di rimpolpare l’energia, riempiendosi il cuore di bellezza. Ogni volta che vado all’estero, torno innamorata di questo o quello, ma alla fine penso sempre che l’Italia sia il paese più bello del mondo, perchè ha un’ineguagliabile ricchezza di proposte tra storia, paesaggi e cultura, da nord a sud, dalle Isole maggiori a quelle piccolissime, dal mare che la circonda, ai monti che l’attraversano, fino ai laghi, spesso vere perle inastonate in uno scenario da sogno. Città d’arte che il mondo ci invidia, enogastronomia al top, dove anche nel minuscolo borgo si trova da mangiare e bere da affogare con gusto in ogni piatto e calice.

Vi lascio quindi con un video strepitoso dove la bellezza di Ischia si unisce alla bravura di Manila, che già è stata ospite in questo spazio. Ischia per lei è il luogo del cuore, dove torna sempre molto volentieri.

E il vostro qual è?

E, ancora, se doveste suggerire a un extraterrestre un unico posto da visitare in Italia, quale gli consigliereste?

Il mio luogo del cuore credo che sia Cortona, perchè racchiude in un centro spettacolare, un’insieme di ricordi importanti per me e l’Orso. Ci siamo stati tante volte, la prima otto anni fa, per un motivo molto particolare e non ci stanca mai: è stupenda in ogni stagione. Nonostante Cortona sia bellissima credo che all’alieno sbarcato da noi direi invece di visitare le Cinque Terre, ma è una scelta difficilissima e lo supplicherei di fermarsi un po’ di più, per poter apprezzare anche altro del nostro incredibile patrimonio.

 

Giugno è…

… arrivato ed è pure pieno di promesse.

Tanto per cominciare ci siamo buttati alle spalle quel maggio freddo e piovoso che forse passerà alla storia per il clima, come la nevicata del 1985 e la torrida estate del 2003. Giugno, uno dei miei mesi preferiti di sempre, giugno con le sue sere lunghissime e le vacanze estive che spesso iniziano proprio qui. Partiamo il 29, torniamo a Sirolo e sono super mega felice.

Ce l’ho fatta, non è stato facile, sono uscita del loop post elettorale, che qualcosa di buona ha portato (il picco di visite del precedente post). Ho trascorso i primi giorni, martedì ho cominciato il part time, a confrontarmi con chiunque sapevo o intuivo fosse della mia idea. Ho tirato fuori tutto, per poter ripartire, svuotata e pronta a riempirmi di cose belle. Il futuro continua a sembrarmi grigio assai, con lo Stato Sociale alle ortiche e molto altro, ma vedo che la filosofia attuale è curarsi solo del proprio orticello misererrimo e su quel fronte le mie coltivazioni al momento sono rigogliose. Sarà che ho seminato bene? Sarà che la vita è lunga e fa molti giri (cit. Isabel Allende) e non tutti sono rovinosi? Non lo so.

Intanto, ci sono ritrovamenti di care amiche perdute, ci sono aperitivi con il mio illustratore magico che ancora non si è stancato di darmi retta, e ha pure una sorella molto simpatica. C’è Quando non ci pensi più con due recensioni a 5 stelle (Di Maio non c’entra, Dio sia lodato) che se dapprima ho pensato “vabbe’ ma Barbara e Nadia mi sono amiche, sono di parte ecc.” poi ho ragionato, eh no, no, sono amicone, certo, ma conosciute attraverso le mie parole in questo blog, parole che sono state da loro apprezzate al punto di dare fiducia anche ai miei romanzi. Ora sono lettrici fedelissime. Il ruolo di zia è stato particolarmente intenso e settimana prossima lo sarà ancora di più. Ci sono stravolgimenti lavorativi per l’Orso che ha accettato una proposta, sì, interna all’azienda – ma rivoluzionaria. E già lo vedo meno stressato. C’è che a furia di bere come un cammello e a controllare tutte le etichette delle acque in bottiglia (io che bevevo quella del rubinetto) per prendere quelle con poco calcio, gli esami sono tornati a posto, che la sabbietta la voglio calpestare in spiaggia, non avercela nel rene.

Ci sono pure importanti novità per la squadra di Buck e il terremoto, e spero di tornare presto a parlarvene. Ci sono un sacco di cene e pranzi fuori, il sushi non mi ha convinta per niente, sottoscrivo che ci ho provato con le migliori intenzioni ma per me è no, tuttavia, quanto è bello stare attorno al tavolo con gli amici, dimentica del tempo in cui un pasto al ristorante spesso si trasformava in un incubo dopo?

Quanto è stratosferico, in definitiva, fare il lavoro sporco e ottenere finalmente dei risultati? Quanto è appagante potersi dire “brava” senza flagellarsi e vedere che, come cantava Tozzi (sa il diavolo perchè mi deve venire in mente Tozzi in questo momento, anche se è il cantante preferito della twin e siamo state insieme a un suo concerto quando avevamo 19 anni cioè in un’altra era geologica):

Dimentica dimentica il dispiacere scivola (…)

Dimentica dimentica

t’accorgi un giorno che
quelli che ti capiscono
sono tutti dietro a te

E avere un approccio morbido e ben disposto verso il pianeta, e capire che a volte tocca solo cambiare strada, senza timori, per andare incontro a qualcosa di meglio.

Un abbraccio e che sia un mese pieno di luce, amici!

Oggi

Mi chiedo come è potuto accadere che l’odio sia diventato un forte richiamo elettorale e per molti l’unica forma di comunicazione. Ho letto in rete dei commenti alla morte di Vittorio Zucconi così ricchi di acredine e privi di obiettività da farmi spegnere il pc. Questo in un giorno già nero per l’Italia, dove i migranti sono diventati il capro espiatorio di chi, grazie a proprie scelte kamikaze, ce l’ha col mondo e riversa la propria rabbia su chi scappa dalla guerra. Oppure di chi ha una vita di agi, corre in Chiesa e se la prende comunque con i lavoratori nordafricani (bravissimi tra l’altro) che hanno imbiancato le scale dello stabile dove abito, e con noi tutti, perchè in questo modo noi condomini stiamo foraggiando l’acquisto di armi da parte dell’Isis. Questa l’ho sentita per davvero.

Avrei anche da raccontarvi qualcosa, ma non ce la faccio, sono troppo avvilita. Non voglio neppure riempire questo blog di articoli politici anche se in questo caso oggettivamente più che di politica si sta parlando seriamente di diritti umani e preoccupanti rigurgiti. Le miei idee sono note e la mia quotidianità è un granello di poco conto nell’universo. Non ho voglia di parlare di me, quando ciò che mi circonda è così deprimente.

Europa al voto!

A Strasburgo abbiamo fatto la visita guidata al Parlamento Europeo, quindi eccomi quì, cioè là nell’emiciclo a sottolineare l’importanza del voto odierno. Se l’Italia è la nostra casa, l’Europa Unita è il condominio. Non lasciamo che altri decidano per noi.

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Un paio di minuti prima di pubblicare questo post (che era in bozza) ho appreso con enorme dispiacere della morte del Vittorio Zucconi, storica firma di Repubblica, direttore di Radio Capital per molti anni, la radio che io e l’Orso ascoltiamo con piacere e interesse, voce di spicco nel panorama giornalistico, sempre attento, dotato di profonda umanità, intelligenza e spirito critico. Durante la crisi greca del 2015 mandammo un messaggio al suoTgZero e ci chiesero di poterci intervistare, eravamo in Umbria di ritorno da una gita diretti all’hotel dove alloggiavamo che, nel mio romanzo Figlia dei fiordi, sarebbe diventata la villa ereditata da Anna; ci fermammo in un’area di sosta e Emanuele chiacchierò in diretta con Zucconi, sul refererdum di Tsipras. Voglio ricordarlo così, e ringraziarlo per tutte le volte che ci ha fatto riflettere anche su questa Europa che commenterà i risultati elettorali senza di lui. Ciao Vittorio, sei stato come uno zio da tenere in considerazione per un parere privo di pregiudizi e ricco di umiltà. Ci mancherai tantissimo.

Eddy il santo

Come vi ho raccontato, quando al Salone ho trovato due romanzi di Jakob Arjouni addirittura scontati ne sono stata stra-felice. In realtà poi allo stand dell’editore che lo pubblica in Italia, cioè Marcos y Marcos, c’era uno dei due (ovviamente a prezzo pieno, per non dire che le mie copie al 50% erano in perfette condizioni) e un altro ancora, per cui me ne sono tornata a casa con ben tre libri di Arjouni.

Uno di questi è stato il primo che ho attaccato dell’enorme colonna da Torino, che ora staziona sul tavolo in sala, nella zona dedicata ai libri ancora da leggere. Avevo una gran voglia di ritrovare la scrittura secca e talentuosa di Jakob Arjouni che, vi ricordo, è morto a soli 48 anni. Gli ho dedicato uno dei miei stati su whatsApp e in due giorni l’ho finito, non sono stata in grado di centellinarlo come si fa con le cose buone ahimè in esaurimento e, nonostante le necessarie pause di riflessione che la narrazione di Arjouni mi impone, l’ho divorato.

Le pause dicevo, è che ci sono alcuni passaggi talmente intensi da lasciarmi lì, stupita e grata per le parole, da dovermi fermare per tornare letteralmente sulla terra, e poter continuare la lettura.

Eddy il santo – traduzione Gina Maneri – ci racconta di Eddy un truffatore raffinato in una Berlino pirotecnica che trova sulla sua strada, e più precisamente sul suo pianerottolo, Horst Konig, un imprenditore senza scrupoli che ha appena licenziato 8000 dipendenti ed è per questo odiato dall’intera città; i due hanno una discussione piuttosto stupida, Konig scivola sulle costose scarpe di pelle, sbatte la testa e muore.

Eddy diventa così suo malgrado un eroe, per aver vendicato i disoccupati e una Berlino stanca delle spacconate di Horst, ma le cose ovviamente non sono così semplici. Tanto per cominciare, può un uomo come Eddy che da sempre vive di espedienti andare alla polizia per confessare l’incidente? Ovvio che no.

E qui mi fermo con la trama e riparto con la considerazione più profonda che mi ha indotta a condividere questa lettura.

Eddy Stein è un farabutto, ma l’autore riesce subito a rendercelo simpatico, non è un borseggiatore che sfila i portafogli nella calca del metrò, lui no, lui mette in atto azioni perfette e originali che rendono ridicole le sue vittime, che Diamine!, potrebbero essere un po’ meno allocche: la vita dai è un caos, tocca essere scaltri.  Il suo antagonista, oltre a Horst Konig al quale tocca la sorte di uscire presto di scena, è Fabian Braake, il Principe del gossip che si diverte a sguazzare nel fango della famiglia di Horst Konig e dei suoi eredi con articoli di pessimo gusto. Eddy e Braake hanno un passato in comune: entrambi musicisti che non sono stati in grado di vivere dei proventi della band, si rincontrano e nonostante le azioni di Braake siano perfettamente legali, la sua morale lo fa precipitare a un livello molto più basso di quello di Eddy.

L’etica di Eddy, il suo codice comportamentale diciamo, gli dà un valore di cui Braake è del tutto privo, e questa cosa mi ha davvero colpita. Ho continuato a pensarci a lungo, anche dopo aver terminato la lettura.

Il libro è molto divertente e sul finale ricalca – con le dovute differenze nella trama – Cherryman dà la caccia a Mister White che mi ha fatto innamorare di Arjouni. C’è quindi una chiave, o questo ci ho trovato io, nella narrazione di Arjouni, che è quella di dare voce anche a chi ha una condotta riprovevole, perché l’integrità morale può non essere del tutto ascrivibile nel codice penale. C’è qualcosa che va oltre, molto oltre, ed è lì che si insinua la scrittura di Arjouni e porta alla luce un retroscena che vale la pena di scoprire. Non è facile ovviamente addentrarsi in tutto questo, un ladro rimane un ladro non minimizziamo le colpe di Eddy, ma dare al lettore l’opportunità di guardare il mondo da un’altra prospettiva è sempre un obiettivo molto alto per un libro, molto più di intrattenere e insegnare. E non tutti questi riescono a farlo, Arjouni sì, e pure molto bene.

Non perdetevi i suoi romanzi prima che vadano del tutto fuori catalogo e diventino sul serio introvabili.

Ehi, Eddy, tutto bene? Ascolta, tu non sei un criminale. Mi ricordi l’educatrice che veniva nella mia scuola per la prevenzione delle droghe. Sai cosa ci proponeva? Invece di bere o fumare perché non vi leggete un bel libro, anche quello è uno sballo per il cervello.

Ho scelto la frase sopra a sintesi del contenuto. Vi abbraccio.

Poker!

A quasi 9 anni dal mio esordio (giugno 2010) con il romanzo Frollini a colazione, a quasi 5 anni dalla mia prima uscita con goWare (luglio 2014) con il romanzo Ragione e pentimento, sono qui oggi con un bel poker di romanzi pubblicati nella narrativa Pesci Rossi e una gavetta che comprende migliaia di pagine, tante buone al punto di diventare storie vere, e altrettante meno riuscite e quindi cestinate. I momenti di sconforto non si contano nemmeno più e neppure quelli di incertezza, ne sto attraversando uno parecchio impegnativo proprio ora, forse il peggiore. Eppure Quando non ci pensi più è stato accolto in maniera strepitosa e al di là del contenuto credo sia proprio il risultato di un percorso in cui sono riuscita – nel mio piccolo con un blog e relazioni fuori dallo schermo, senza altri social – ad affermarmi, a indurre i miei lettori più affezionati a essere felici insieme a me, ad avere una sorta di riconoscibilità, per cui la voce di Sandra è quella e non si scappa.

Questo è davvero il tempo per essere soprattutto grata e anche un po’ orgogliosa: le mie storie nessuno potrà mai portarmele via!

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Schierato così sul divano, un po’ di effetto il mio Poker lo fa!   

Shalom e libri

Tra una saraccata d’acqua e l’altra, tra l’uscita del mio nuovo romanzo e un certo trambusto scrittorio di cui non vi ho parlato, siamo arrivati anche al #SalTo19!

Si è capito subito che sarebbe stato un Salone diverso, intanto per la prima volta non avevo blog incontri in agenda, pareva proprio che nessuno tra i miei blog amici torinesi e non venisse quest’anno. Niente telefonate perse, nè appuntamenti alla Dove sei? Ovvio dalla parte opposta a dove mi trovo io. Quindi anche niente abbracci belli e amicizia. Peccato. Dimenticando il caso dell’editore fascista, sono partita con una gran voglia di libri e scoperte. C’era anche questa nuova struttura, sempre al Lingotto ma con un’area aggiuntiva, il padiglione Oval, e promesse di una fruizione più agevole per i visitatori. Chissà.

Alla fine com’è andata? Adesso ve lo racconto.

Alle 13, con zero persone in fila al controllo sicurezza e appena un paio in biglietteria approdavamo giusto all’Oval. L’Orso propone una strategia che approvo subito, subito dopo le consuete prime due tappe: toilette e caffè, quella di attraversare tutti i padiglioni al contrario senza fermarsi e ripercorrerli quindi con calma in ordine dal primo all’Oval verso il parcheggio. Parte anche la consueta sfida tra chi vede più personaggi famosi: vincerà lui 4 a 1, ovvero Daverio, Sgarbi (lo vediamo ogni anno), Michela Murgia e Alessandro Barbero e io un Pippo Baudo attempatissimo con guardia del corpo che si frappone tra me e la tazza di caffè. Stringere la mano ad Alessandro Barbero e scambiare due chiacchiere sarà uno dei momenti “picco di felicità” del Salone (adoriamo sentirlo raccontare la storia in Tv). Un secondo sarà trovare scontati al 50% allo stand del Libraccio due libri che mai avrei pensato di poter leggere, perché fuori catalogo, dell’autore di Cherry Man dà la caccia a Mister White che se ben ricordate ho amato da matti e li avrei pagati a peso d’oro invece, con un guizzo dei miei occhi davvero notevole, li ho intercettati nel casino dell’ordine puramente sparso e portati via, spendendo solo 15 euro per entrambi. Ho quasi pianto e riferito l’accaduto a Emanuele parlando a 3000 giri, mentre altri avventori mi fissavano e dal loro sguardo ho inteso che capivano cosa stessi provando nel mio profondo.

E poi via, via per 4 padiglioni che in realtà non abbiamo battuto centimetro per centimetro perché è stato subito chiaro che toccava fare una selezione, non tanto per il tempo, in fondo siamo stati dentro meno di 5 ore, poco, ma per i soldi, che sommati agli 11 euro di parcheggio e al pranzo al self service (pochi sanno dove si trovi e ha sempre tavoli liberi, quindi l’abbiamo preferito al solito bivacco panino) hanno determinato una giornatona in tutti i sensi. Che non rimpiango nulla, ma a un certo punto occorre dire basta.

Selezionare con criterio però, lavoro fatto negli anni a casa, studiando i cataloghi e la serietà degli editori, unendo l’esperienza fatta negli anni precedenti al Salone, nonché quella maturata frequentando altre fiere del settore, si incappa solo in cose stellari. Ci si ferma da Giuntina a parlare con Shulim e con Aylet Gundar Goshen che mi autografa il suo ultimo romanzo (ho adorato i due precedenti) dicendomi Shalom; ci si intrattiene con La Corte e i suoi autori dove ho incontrato Luca Buggio, dopo una conoscenza sotto pseudonimo su Writer’s Dream; si decide di non badare a spese da Marcos Y Marcos che riesce sempre a rimanere nel podio degli editori più amati; si scova un editore che ha tutti i super classici a soli tre euro, si fruga e alla fine ci si porta a casa Dracula e Machiavelli.

Uscendo dico al Lingotto la mia solita frase “Ci vediamo l’anno prossimo!” Perché nei deliri della vita Salone e Garabombo rimangono due certezze di cui non posso fare a meno.

Mi scuso per non aver linkato nulla di ciò che cito e una foto con Aylet avrei anche potuto farmela mannaggia, ma con un veloce copia incolla troverete tutti gli approfondimenti che vorrete, se lo vorrete, comunque nei commenti potrete chiedere e io ben volentieri mi dilungherò.

Il Salone delle meraviglie (cit.) e altre storie

E’ stato un Salone stratosferico che mi ha dato una grande energia. Ho tanto da raccontarvi di questo SalTo19 ma vorrei anche farlo strutturando il post e non buttando lì una serie di “abbiamo visto questo, comprato quest’altro”. Quindi ci vuole tempo e quello un po’ adesso mi manca perché venerdì ho ripreso a lavorare, in perfetta sincronia con l’uscita di Quando non ci pensi più che un po’ di daffare l’ha portato con sé.P_20190512_194632

Intanto ho aggiunto la pagina lassù nella banda nera con i diversi link per l’acquisto, è arrivato anche il cartaceo, e non posso che essere grata per l’accoglienza che gli è stata riservata. Grazie di cuore a chi l’ha già comprato, a chi si è complimentato ma non lo acquisterà, perchè non legge, perchè legge ma non è il suo genere, perchè non va d’accordo con gli acquisti on line. Va bene sempre, va bene quando la gente capisce l’impegno che ci sta dietro e la gioia che ne segue.  Vi lascio quindi con questa mia immagine raggiante di ritorno da Torino domenica, con un bottino cospicuo che promette momenti di vera felicità tra divano e (spero) spiagge e parchi.  E non ho comprato tutto ciò che avrei voluto.