Se sono qui, a ridosso dell’ora di pranzo di sabato 19, è perché il workshop di scrittura, al quale mi ero iscritta con grande entusiasmo, è stato annullato per il mancato raggiungimento del numero minimo di iscritti. Mi è spiaciuto proprio tanto. Per me era un obiettivo a cui tendere nel grigio del periodo, un’intera giornata per me, con la possibilità di farmi notare dell’editore che, in concerto con la libreria, l’ha organizzato.
Invece niente. A chi mi chiede come sto, o come sta mia mamma, non posso dare una risposta breve, cioè se lo faccio non sarà esaustiva. I miglioramenti di mia mamma ci sono, certo, ma anche qualche intoppo nel recupero, ed è talmente una situazione in evoluzione sia per lo stato fisico-morale che per quello pratico (dove sta, dove sarà nel futuro, quale futuro, imminente o tra sei mesi? Bisogna vendere la casa della Valle e mille altre cose) che quasi ogni giorno c’è una novità, brutta o bella che sia, e io vado a ruota aggiustando il tiro. Fatica, preoccupazione, tristezza. A volte anche rabbia.
In tutto questo forse solo la lettura è in grado di portarmi via, nel tempo ho allenato una capacità estrema a concentrarmi ovunque, isolandomi dal resto. Purtroppo invece la scrittura, proprio in questi giorni, ha perso questo potere salvifico, non sarà irreversibile, ma è stato un altro colpo. Succede che la cancellazione del corso di cui sopra l’ho presa male-malissimo, la partecipazione è legata al progetto dei 52 racconti del taccuino degli incipit. Ho concluso, cosa di cui ho già parlato, la stesura nella forma che sto inviando agli editori, ma ovviamente non ho scritto tutti e 52 i racconti, i rimanenti però li uso come palestra piacevole priva di quei vincoli che mi sono data per la raccolta da proporre per una pubblicazione. Insomma nonostante l’incipit che ho affrontato in settimana fosse proprio bellino “Disse “Perdonami, tu sei la ragazza che ho conosciuto a Barcellona nel 2013?” e nonostante l’idea per lo sviluppo ci fosse, il racconto è rimasto incompiuto, senza alcuno slancio per andare avanti. E’ la prima volta che mi accade, il tempo l’avrei anche avuto e a quel punto la tristezza mi ha completamente avvolta.
Un raggio assai luminoso però è arrivato con un messaggio privato su Instagram di una lettrice sconosciuta di Conero Noir, l’ha talmente apprezzato da cercarmi nei social per dirmelo.
Buonasera Sandra! Sono stata in vacanza sul Conero in questi giorni con mio marito, ci siamo sposati sette giorni fa e abbiamo deciso di trascorrere tre giorni tra Numana e Sirolo. Entrando per caso nell’edicola di Numana, ho trovato questo libro dal titolo “Conero Noir”, che ha attirato subito la mia attenzione (soprattutto perché sono amante dei libri gialli!). L’ho letto tutto d’un fiato in questi due giorni e ho anche visitato i posti descritti nel libro (tra cui il famoso ristorante “Rocco”). Volevo farle i miei complimenti, il romanzo è davvero bellissimo. Sono stata assorbita completamente nella storia immedesimandomi nei suoi personaggi e soprattutto nei luoghi, che ho avuto modo di apprezzare ancora di più! Spero di leggerla nuovamente
Un abbraccio!
L’ho letto a mia mamma, è arrivato mentre ero da lei, eravamo entrambe un po’ commosse e felici. A quel punto ho colto la classica palla al super balzo e ho girato i complimenti all’editore, che di sicuro ha il merito della distribuzione capillare nella Riviera, approfittando per chiedere aggiornamenti circa l’uscita delle Miss Marple. Le ultime info erano state – sempre dietro mia richiesta – “dopo i primi di settembre probabilmente potremo dirti qualcosa” ma non li ho più sentiti. E anche questa volta non si sono fatti vivi, spunta blu e zero risposte. Neanche un grazie per la condivisione del messaggio della lettrice.
Non rispondere è uno dei mali paradossali di questo tempo in cui abbiamo mille modi per comunicare, anche in grande velocità. In pratica l’etica di rispondere è inversamente proporzionali agli strumenti in nostro possesso per farlo. E questo in svariati campi.
Da queste parti va così. Raccontatemi come va dalle vostre, ormai a ridosso dell’autunno ufficiale, ma io ancora col vestitino da casa sbracciato.
