Finalmente autentica

Nei prossimi mesi parteciperò, sono notizie fresche, a tre eventi libreschi, di cui solo uno ha ancora la data da definire ed è proprio quello che mi vedrà protagonista. Negli altri due casi saremo diversi autori con qualcosa in comune oltre alla passione per la scrittura. Purtroppo solo uno sarà pubblico e lunedì vi dirò tutto.

Così oggi, quando i preparativi per la cena di sta sera (8 invitati) erano avviati, mi sono presa una pausa e ho aperto la posta, c’erano svariate mail per quanto sopra ed è stato bello, tanto. E’ come se giusto sul finire di questo anno tutte le paranoie esistenziali sulla scrittura e soprattutto sui mancati riconoscimenti fossero un ricordo lontano e già sbiadito, anche se nessuna di queste mail mi invitava da Fazio. Ci sono state parole che ho valutato molto più importanti, è come se la mia integrità di persona avesse smesso di sbriciolarsi di continuo davanti alle librerie prive delle mie opere e la mia alzata di spalle diventasse finalmente autentica.

Ho risposto alle mail più urgenti, rimandato quelle che ritenevo lo fossero un po’ meno per tornare al celebre ragù di zia Sandra, unico punto fermo nella cena, di fronte a un menù che continuava a subire cambi di rotta, al punto che tra un po’ mi toccherà tornare al supermercato, cosa non prevista per oggi. Ma ho già apparecchiato😀 e lo faccio avvolta in una leggerezza incredibile, ritrovata e perfetta come abito per le prossime feste.

Stay tuned: lunedì ci sarà una sorpresona! Passate un weekend pieno di luce! imagespaiutto0Immagine di repertorio da ilGiornale.it uno scorcio del Duomo e la Galleria illuminati

1 dicembre – Una cartolina dai navigli

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Dicembre: da sempre uno dei miei mesi preferiti. Si apriva col compleanno di mia nonna, e a seguire S. Ambrogio, l’Immacolata, il mio compleanno, quello della mia nipotina, Natale. Quante feste! Vi auguro che sia generoso e luminoso.

E vi lascio con una cartolina dai navigli cittadini, sembra retrò ma è uno scatto dell’Orso di ieri quando siamo stai in uno dei nostri luoghi tradizionali del Natale milanese, dove abbiamo comprato delle palline meravigliose.

Oggi mi tocca essere la percentuale casalinga, con i mestieri. Ci ritroviamo più tardi.

Eccomi!

Clicca il video per 35 secondi di pura delizia!

Non sono sparita, sono solo molto presa a fare la zia sitter e la scrittrice😀 però vi penso sempre, infatti vi propongo una vera chicca, questo booktrailer è stupendo!

Domani ho una visita medica e venerdì avremo 3 coppie e 2 bimbi a cena, sono già agitata per la riuscita del menù e ho realizzato di non avere sedie abbastanza (è già capitato di invitare anche gruppi più numerosi ma avevamo fatto un buffet per cui ci si poteva anche sedere sul divano). Emanuele avrebbe dovuto essere in ferie l’intera settimana, ma alla fine per i soliti deliri lavorativi è a casa soltanto oggi.

Il mio adorato autunno dai colori sorprendenti ha lasciato il posto a una settimana di pioggia battente e ora a giornate serene ma molto molto fredde. Gli alberi ormai sono spogli ma il vuoto è compensato dalle prime luci del Natale.

Se il video lassù vi è piaciuto, io dico di sì, Su Amazon  trovate il relativo e book gratuito!

A presto!

Bookcoaching a tema viaggio

Oggi ho partecipato a questo evento proposto da Francesca, una delle mie blog amiche di più vecchia data, che incontro sempre con piacere al Salone di Torino. Invece questa volta, grazie all’Accademia della Felicità, è stata lei a venire nella mia Milano, sebbene dal capo opposto della città. (Comunque ben collegato al mio quartiere con la metropolitana.) Dei tre libri utilizzati per apprendere le tecniche del bookcoaching: In viaggio contromano di Michael Zadoorian, Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace, Amina e il vulcano di Simona Binni avevo letto i primi due.

Così Francesca e Flavia, le due relatrici, ci hanno raccontato anche con l’aiuto di questi 3 libri, quali sono gli elementi del coaching e in particolare del bookcoaching, cioè l’uso dei libri come strumento per il raggiungimento della piena consapevolezza di sé, e dell’obiettivo che ci siamo posti. Il coach nulla insegna, mostra, chiarisce, aiuta a buttarsi alle spalle il passato, a costruire i giusti paletti, quel recinto che ci separa dagli altri (né troppo lontano, né troppo vicino a noi), ad andare oltre le convenzioni sociali, a definire i nostri reali bisogni, a uscire dalla nostra comfort zone. Tutto questo confluisce nella personal foundation che oggi abbiamo appunto messo in relazione con la vacanza, ma i cui cardini sono applicabili a ogni aspetto dell’esistenza. II bookcoaching propone strategie per superare quel malessere sotterraneo che, se protratto, finirà per ucciderci. Un progetto ambizioso che se portato fino in fondo ci può regalare un grande risultato: l’integrità. Torna ancora una volta il tema molto attuale del “qui ora” su cui tutti dovremmo lavorare😀

E sapere che ciò si possa fare anche grazie ai libri è fantastico. E’ stato interessante, stimolante e semplicemente bello perché sono entrata in contatto con due realtà nuove l’accademia della felicità e Equi.libri in Corvetto dove mi sono sentita accolta e con le quali mi è parso di avere molto in comune. Le ringrazio entrambe e ancora di più Francesca che mi ha condotta fino a loro. Francesca è una donna molto in gamba.

Ho ritrovato nel mio vecchio blog il post dove parlavo di Francesca subito dopo il nostro primo incontro (maggio 2012) ho voluto rileggerlo ora, dopo che le nostre vite in questi 4 anni e mezzo hanno fatto un sacco di giri, alcuni piuttosto dolorosi.

Eccolo qui basta cliccare ritrovare inalterate eppure fortificate quelle sensazioni alla luce del qui ora mi ha emozionata molto. Ti abbraccio, Francesca.

Amo il greco # 3

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La qualità della foto è pessima ma sono io estate 2008 a Stira – Isola di Evia, seduta al mio tavolo preferito della taverna preferita, un passo e sei in mare.

Oggi partiamo da una di quelle parole che traggono in inganno, ce ne sono molte in ogni lingua, come brave che in inglese non significa bravo, bensì coraggioso.

Quindi αγγούρι (aguri) non vuol dire come può sembrare dall’assonanza con l’italiano anguria, bensì cetriolo, sempre cucurbitacee, la buccia è molto simile ma il gusto e la forma direi di no. L’anguria si chiama καρπούζι (carpusi) ed entrambi sono presenti in larga misura sulla tavola greca in estate. Una tipica usanza e offrire anguria a fine pasto ai clienti nelle taverne, spesso accompagnata a melone (a noi quest’anno hanno dato l’uva) o addirittura dai dolci.

Il melone è il πεπόνι (peponi), invece il fico σύκο (siko) ma significa anche alzarsi, e ricordo con molta tenerezza la nonna di Emanuele, purtroppo un po’ sorda, che si è alzata quando la figlia le ha proposto un fico al termine del pranzo.

In Grecia si vede di frequente un camioncino col rimorchio aperto pieno di frutta, una vendita al minuto direttamente dal produttore, è capitato anche a me di allungare il braccio dalla spiaggia sulla strada per comprare qualcosa per pranzo. E la frase che possiamo sentir dire dall’ortolano è divertente: to σφάσo και to κόβo (to sfaso ke to kovo) lo macello e lo taglio! E zac sull’anguria con il succo rosso che si sparge come fosse sangue!

Come ultima cosa vi ricordo che le porzioni nelle taverne sono sempre molto abbondanti, le patatine fritte sono molto spesso servite anche se non specificatamente indicate come contorno; potete tranquillamente condividere un antipasto, un’insalata evitando di ordinarne due, oppure dire λίγο λίγο (ligo ligo) cioè poco poco, ma non sono certa che vi ascolteranno

Infine, non può mancare un bel καλή όρεξη (kali òrexi) buon appetito!

La prossima puntata cadrà giusto il giorno di Natale. Immagino che questa rubrica non sarà in cima ai vostri pensieri, giustamente, ma vi annuncio che vi farò gli auguri in greco, declinandoli per le diverse occasioni di festa e questo appunto sarà l’argomento di dicembre.

Liebster Award e Ringraziamento

Eccomi, con strumenti ridotti perchè tento di scrivere un post in pausa pranzo, niente immagini e link, scusate, ma sta sera ho estetista e fisioterapista e si farà tardi; per domani invece è programmata la puntata del giorno 25 di ogni mese Amo il greco. Non avevo previsto nulla per oggi, succede però che sta mattina Barbara Webnauta mi abbia assegnato il Liebster Award, ci sono domande a cui rispondere, le trovate in fondo al post e mi offre l’occasione per ringraziare lei e qualcun altro, che oggi è pure il giorno del ringraziamento.

Sarebbe scontato e ripetitivo dire grazie a voi, all’Orso, ai nipotini a CBM. Non mi stanco di farlo, di sottolineare che semplicemente voi e loro rendete più gioiosa la mia vita, anzi siete la mia vita, ma oggi voglio stupirvi.

Ringrazierò quindi in maniera limpida i miei colleghi, perchè mi stanno supportando nella scelta del part time, e io credo che in parte dipenda anche da loro se si arriverà a renderlo definitivo. Non sopporto gli ingrati, la scarsa riconoscenza è tra gli atteggiamenti che più mi mandano in bestia, cerco quindi di non cadere in questo errore comportamentale.

E ora via alle domande di Barbara!

  1. Chi o cosa ti ha spinto ad aprire il blog? La mia gemella
  2. Scrivere con un sottofondo musicale o in assoluto silenzio? Silenzio, ma non assoluto, ci sono spesso i rumori di casa come la tv nell’altra stanza se non sono sola
  3. L’ultimo libro che hai appena finito di leggere? In una scatola di latta di Elisa Borciani, ne ho già parlato e torno volentieri a consigliarlo
  4. Di quale personaggio libresco sei segretamente innamorato? Questa è facile: del biologo inventato da Steinbeck e presente in diverse sue opere meno note (a torto perchè stupende)
  5. Cartaceo, digitale o promiscuo? Cartaceo
  6. Quale scrittore vorresti a colazione domattina? Un bella colazione con Jennifer Egan la gradierei proprio
  7. Con un buon libro, caffè, tè o cioccolata calda? Mediamente tè
  8. Quale libro vorresti riscrivere con un finale diverso? Libertà di Franzen – spoiler – Lalita non doveva morire!
  9. Quale film o serie tv ti hanno fatto apprezzare poi il libro da cui erano tratti? Lo sceneggiato Ellery Queen della mia infanzia
  10. Come esci dal “blocco del blogger” quando ti capita? What’s blocco del blogger? Devo castrarmi per non pubblicare due post al giorno
  11. Cosa hai pensato quando hai ricevuto questa nomina? Ho pensato: speriamo che le domande siano belle, lo sono state! 

Buona giornata del ringraziamento e comunque grazie grazie grazie, io amo questo mio blog, che non sarà niente di così eclatante, ma m’intrattiene e offre un sacco di spunti di riflessione grazie ai vostri commenti, mi permette di scrivere sapendo di essere letta e questo, capirete, non è poco affatto per un tipo come me!

Polemica!

Quando qualcuno a me vicino mi ha fatto notare che ora col part time ho tantissimo tempo libero, mi sono un po’ risentita, anche se in effetti il tempo, almeno nei giorni in cui non lavoro, ce l’ho e mi serve a portarmi avanti per quando tornerò in ufficio.

Forse la malizia è nelle orecchie di chi ascolta ♠ nel senso il tono non era niente di che e io ho travisato. Le mie obiezioni sono che, riassumo, se ho tempo perché non ho figli, be’ grazie, io però li avrei tanto voluti; non lavoro mezzo mese (come mi è stato detto) ma il 60%, se fossimo in un paese serio con 28 anni di contributi full time la pensione non sarebbe un’utopia e di gente che con 28 anni in pensione è andata ce n’è a iosa (anche 15, via!); nessuno ci ha regalato nulla, se la richiesta di part time è la conseguenza dell’estinzione del mutuo, be’ ci siamo comprati l’appartamento senza aiuti e quanti ne conosco con la casa pagata dai genitori, tutta o in parte.

Alla fine però il punto cruciale è non aver menzionato il tempo che uso per scrivere, proprio come se non esistesse.

Io attualmente considero la scrittura e ciò che le ruota intorno un vero lavoro, ho un approccio serio non da “ritagli di tempo”, non da vabbe’ dai scrivo un raccontino, non da hobby tanto per non annoiarmi. Scusate, io non mi annoio mai.

La scorsa primavera ho ricevuto da goWare il modello CU, (ex CUD) per la dichiarazione dei redditi e averlo trovarlo nella casella della posta ha dato una gran concretezza al mio operato, al di là della cifra. Per questo mi definisco 60% impiegata, 40% scrittrice, casalinga e zia sitter. Sono cose importanti, lo ribadisco e non mi sento sminuita perché amo stare dietro ai mestieri e alla spesa (una volta era normale avere scritto sulla carta d’identità professione: casalinga, ma se non si hanno figli diventa un disonore?), sono felice di poter dare una mano a mia sorella che viaggia per lavoro e ha una famiglia complessa, anzi mi sono sentita proprio orgogliosa quando ho preparato il ragù, gliel’ho portato e tutti hanno detto che era ottimo, io: quella tra le due che non sapeva cucinare (il ragù di zia Sandra sta diventando una specie di marchio®); infine la scrittura è il mio secondo lavoro.

Qualche giorno fa una persona mi ha chiesto se le procuravo tutti i romanzi che ho pubblicato dopo Frollini a colazione, che aveva letto; non ho scorte, tranne poche copie di Novelle nel vento, ho ordinato quindi Ragione e pentimento e Le affinità affettive e glieli ho dati senza fare creste, ovvio, ci guadagnerò poi i diritti, ergo forse non è chiaro che in questi casi, occupandomi dell’ordine, io tutto sommato faccio un favore, anche se va a vantaggio mio. Una settimana per avere i soldi, alla fine per mancanza di moneta, al posto dei 2 euro voleva offrirmi un caffè alla macchinetta (40 centesimi), in quel momento non avevo voglia di un caffè e poi perché? E’ tanto difficile rispettare quello che faccio? 

Il mio amore per CBM passa anche per questo piccolo aneddoto: siamo insieme e lei riceve un messaggio, mi chiede scusa e le dico di non preoccuparsi, di rispondere pure, e lei scrive “scusa, ci sentiamo dopo, ora sono con un’autrice.”

In Italia una percentuale altissima di autori non pubblicherà mai il secondo libro, tipo l’80%; ora certo, si può passare alla storia anche con un’unica stratosferica pubblicazione, ma più facilmente si può cadere nell’oblio grazie sempre a un’unica pubblicazione che, altra percentuale inquietante, non venderà più di 500 copie (se ben ricordo anche quei siamo nell’ordine dell’80%). Ho parlato spesso di riconoscimento sociale, quello che arriva solo dai nomi big, dalle vetrine delle librerie di catena, dalle classifiche (lo sapete che le librerie che concorrono a fornire i dati di vendita per la classifica sono una minor parte e soprattutto segrete? Quindi se si comprano 10 milioni di copie di un libro nella libreria sbagliata in classifica probabilmente non ci finirà mai?) ma qui siamo al piccolo riconoscimento dei risultati e della fatica nella cerchia delle mie frequentazioni… (sto enfatizzando, non sono tutti così!) Pazienza eh, nel senso

meno male che ci siete voi! (Con l’Orso, Melina e i miei nipotini!)  GRAZIE!

A BCM con CBM

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Dalla tecnologia del mobile social streaming (Facebook Live, Periscope) alle community di lettori capaci di portare un libro in classifica

Funzionano i social nella promozione di un libro? Esistono gli influencer e le community responsive? Che ruolo hanno librai e comunicatori? Social live streaming significa per esempio realizzare video in diretta che gli utenti possono fruire e condividere, ma anche commentare. Gli spettatori non si limitano quindi a seguire un evento in diretta ma vi prendono parte attivamente. Con il video livestreaming si possono raccontare storie, leggere integralmente un libro, realizzare interviste… Come nel caso de La resistenza del maschio (#maschioinrete) il primo libro italiano presentato con Periscope e letto integralmente su Facebook Live. Esistono anche super community di lettori forti e attenti come Billy il vizio di leggere che non solo realizzano la “lettura condivisa” ma sono in grado di influenzare il mercato e portare un libro in classifica.

Con Elisabetta Bucciarelli (scrittrice e drammaturga), Angelo Di Liberto e Carlo Cacciatore (fondatori del gruppo “Billy il vizio di leggere” e ideatori di Modus Legendi), Luca Pantarotto (social media manager di NN Editore), Marta Santomauro (libraia).

Modera: Chiara Beretta Mazzotta.

Ieri ho partecipato a questo evento alla libreria Open, scelto tra gli oltre mille della manifestazione Bookcity. Interessantissimo, magistralmente condotto dalla mia mitica CBM con la quale non sono mancate le chiacchiere tra noi! 

Tanti spunti su cui riflettere, tantissima energia bella messa in circolo come avviene in queste occasioni. Io e le mia amica siamo rincasate inebriate dalla forza positiva delle parole, delle storie e della condivisione. Non è virtuale Vs reale, ma un unico mondo dove si incontra gente appassionata, competente che non si spaccia per ciò che non è. Autenticità.

Il barbone rampante o anche Una panchina per due

Un clima invernale mite permetteva la coltivazione della fresia nel giardino della villa, Villa Fresia, appunto.

Un clima invernale mite permetteva a Teodoro di non morire assiderato nelle notti di gennaio, il mese più freddo. Oltre il cancello di Villa Fresia il lungo mare di ponente offriva una passeggiata piacevole più o meno tutto l’anno, ma nascosto agli occhi dei turisti, nell’angolo più riparato del parco, Teodoro, il barbone più simpatico della cittadina dormiva in un cartone, eppure si svegliava sempre col sorriso. E se in molti gli offrivano generi di conforto e spesso persino ospitalità Ted, come si faceva chiamare, rifiutava sempre: amava la sua vita randagia e se soffriva un po’ il freddo, la cioccolata calda che ogni mattina Gloria gli portava era sempre in grado di rimetterlo in moto.

Gloria, la figlia dell’industriale più potente della città, il proprietario di Villa Fresia, dormiva in una stanza lussuosa e si svegliava sempre di pessimo umore, attendeva il momento migliore della giornata quando, di buon ora, riusciva a sfuggire alle rigide regole di casa e ad andare nel parco col thermos bollente per Ted.

Fu così che il padre di Gloria, stanco delle chiacchiere che circolavano circa una strana relazione tra la figlia e il barbone, decise di verificare di persona. Si ritagliò un raro momento di libertà, sottraendolo dalla frenetica vita da navigatore nelle acque agitate dell’industria del celebre olio di tradizione familiare esportato in tutto il mondo, e seguì la figliola. L’aria frizzante di un marzo che prometteva e scoppiettava di salute, in realtà non era affatto caldo ancora, aveva tratto in inganno Gloria, che aveva sostituito la cioccolata con un succo di frutta e una fetta di cheesecake trafugati dalle quasi regali cucine di Villa Fresia. Giunta alla panchina mezza intirizzita si era resa conto dell’errore, ma ormai era troppo tardi. Consegnata la colazione a Ted, che non ebbe da ridire e trovò anzi la torta di suo gradimento, si ritrovò con gli occhi duri e sgranati del padre piantati dritti sul suo viso.

“Allora è vera la faccenda che tu verresti qui ogni giorno a parlare con questo, questo…” Disse l’uomo interrompendosi in cerca di parole.

“Non si scomponga” gli rispose con un sorriso Ted “mi chiami pure come fanno tutti: barbone. Sono un barbone. Forse lei gradirà la parola homeless, come se l’inglese fosse in grado di ingentilire la sostanza delle cose. Sì, sua figlia, perché è sua figlia questa deliziosa creatura che mi rifocilla la mattina, viene qui da me. Io sono solo un senza tetto dall’età indefinita e una ricca rampolla di sicuro giovane e bella che mi dà il buongiorno è una favola per me. Non pretendo di insegnarle nulla, ma le mostro la vita per quello che dovrebbe essere: un immenso inno alla gioia fuori dalle convenzioni sociali con gratitudine al creato anche nelle maggiori difficoltà e di queste, mi creda, io ne so qualcosa. Già. Ero un uomo per bene, lavoravo sodo, come molti, poi la nuova proprietà aziendale ha pensato bene di ricollocarmi fuori dalla porta, ho fatto qualche lavoretto così in nero, ma la casa quella no, non sono riuscito più a pagarla, le rate del mutuo si accumulavano e la banca si è ripresa il mio appartamento, chissenefrega della fetta di debito già saldato. Ho venduto i mobili al mercatino e mi sono trasferito in un dormitorio, Dio, che postaccio! Sono scappato dopo pochi giorni e sono venuto qui. Vado al centro diurno per lavarmi dove ricevo biancheria pulita; ho la tessera della biblioteca e mi ricordo persino come si usa il computer. A quanto pare non ero così da buttare, nonostante ciò che hanno pensato i miei capi. Dalle due alle quattro non ci sono per nessuno: ho il mio posto fisso nella sala di lettura e guai a chi mi porta via la postazione al pc. Sto scrivendo una storia bellissima.”

Così dicendo Ted aveva estratto una cartella posizionata in maniera strategica e invisibile nell’incavo di un pino.

Gloria non era a conoscenza dell’esistenza del manoscritto e l’aveva guardato sorpresa, sicura che dalla mente di Ted non potesse che scaturire qualcosa di straordinario, come lo erano le ore trascorse insieme, quando lui la istruiva circa le piante presenti nel parco, le raccontava come vivevano gli insetti, la invitava a seguire il volo degli uccelli migratori e a osservare i nidi di quelli che rimanevano lì per l’intero inverno. L’autunno era la stagione preferita da entrambi: gli alberi si tingevano di ocra e vinaccia, in un mutare continuo che induceva Ted a esclamare “presto, presto di qui, guarda! Domani sarà già tutto diverso!” Le foglie si ammucchiavano sotto i tronchi e Ted sapeva che a breve sarebbe arrivato il tempo più duro, anche in riviera talvolta la temperatura la notte scendeva sotto lo zero e nonostante Gloria gli avesse detto più volte che se avesse voluto dormire nella rimessa delle barche a Villa Fresia nessuno se ne sarebbe accorto, lui no, non abbandonava la panchina e resisteva.

Il barbone rampante recitava il titolo in mezzo alla pagina.

Ma il padre di Gloria non mostrò alcun entusiasmo per quel mucchio di fogli ordinati che Ted gli metteva sotto il naso. Davvero pretestuosa poi la moda di storpiare i titoli celebri pensando di emularne la fama, pur posizionandosi in un altro sistema solare, in quanto a talento. C’era tanta di quella gente convinta di essere il nuovo Calvino che un pezzente non avrebbe fatto alcuna differenza: un altro illuso, forse con qualche possibilità in meno di altri di mettere alla prova le proprie presunte capacità facendosi leggere da qualcuno che contasse nell’editoria. Non aveva neppure tempo da perdere lì: aveva avuto la conferma che le dicerie erano fondate e poteva andarsene. L’indomani avrebbe promosso Gloria ad amministratore delegato della ditta, con importanti mansioni che l’avrebbero spedita all’estero di frequente e, soprattutto, subito.

“Tokio? Hong Kong? Il far East?” Gloria era sotto shock. Lavorava con impegno da anni ma suo padre non aveva mai creduto in lei, preferendole, guarda un po’, il figlio maschio. E ora, tutto d’un tratto, una carriera incredibile spalancava le braccia pronta ad accoglierla e a condurla lungo strade lontane, troppo lontane.

Come avrebbe fatto Ted senza la cioccolata? Ma soprattutto come avrebbe potuto sopravvivere lei, senza la sua compagnia? Le toccava indirizzare il navigatore del cuore su una rotta piena di insidie e priva di ciò che l’aveva confortata nel grigio di Villa Fresia dove le etichette l’avevano soffocata come catene; ricordò quando l’ambasciatore del Pakistan l’aveva chiesta in moglie e lei, minacciando il suicidio, aveva scatenato un incidente diplomatico col suo rifiuto.

Le briglie paterne, la passività materna, la spocchia fraterna erano accettabili solo pensando a Ted, ai prati bianchi di margheritine, talmente fitti da sembrare neve, dove lui la conduceva per dirle: “Guarda, che meraviglia, nessun cuore può essere triste di fronte a uno spettacolo simile, pensa che hai gambe per venire fino qui e occhi per ammirare il candore, pensa a chi è chiuso in un ospedale e non può farlo!”

Insopportabile era l’unica parola che le veniva in mente, mentre sorrideva con garbo al brindisi in sala mensa con l’intero organico aziendale che si complimentava con la new Ceo.

Cosa diceva Ted dell’inglese usato a sproposito? Oh, Ted! ♥ 

Fu un attimo raccattare quella notte le poche cose care racchiuse a Villa Fresia: la Barbie Super Star, i maglioni più pesanti e le scarpe più comode e decidere poi che una panchina per due sembrava la parodia di “una poltrona per due” ma forse era pure meglio.

Con questo racconto partecipo ben volentieri al Contest per il primo compleanno di Webnauta che pensa te che coincidenza (vedi post di ieri) cade nel giorno del

mio compleanno!  

Speriamo almeno in un premietto di consolazione, dunque!

 

Oh, che combinazione! (E pure un po’ di editing)

Il commento di Silvia al post precedente mi offre l’occasione di parlare di combinazioni, no, non quelle della cassaforte, ma di situazioni che ci fanno esclamare “oh, che coincidenza!”

Ed è buffo che proprio mentre stavo già pensando a questo post, in un commento è stata usata la parola coincidenza: la prova provata che il caso non esiste.

Sono in molti a crederlo e io sono tra questi. La possibilità che qualcosa si verifichi o non si verifichi sono date a 50% e 50%!

Il romanzo Non è possibile si apre con una coincidenza, appunto. Marta e Lorenzo, ex fidanzati, si ritrovano dopo molti anni nello stesso hotel a Ferrara. A me è capitato innumerevoli volte di incontrare in vacanza gente che conosco. Sulla spianata delle basiliche di Lourdes, l’impiegata comunale del mio paesino in Valtellina, 400 anime.

Lourdes: 20 anni fa, un pellegrinaggio che volli fortemente fare. Io e una collega arrivata da poco in azienda, un gruppo di 100 persone, arriviamo in sala da pranzo, ci sono tavoloni da 8 posti, un po’ occupati, un po’ no, io mi dirigo a passo sicuro verso uno dove siedono 2 suore, dicendo “sediamoci lì.”  Io, che con le suore insomma, scarso feeling.

Nacque un’amicizia che ricordo con piacere e nostalgia. Raccontai che qualche mese prima all’imbarco per la Grecia nel gate accanto c’era un volo per Lourdes, e io pensai “non sapevo che ci fosse l’aeroporto.” Poi all’ingresso del centro commerciale vidi una locandina per un pellegrinaggio a Lourdes e infine il parroco propose un viaggio sempre a Lourdes. Ero stupita da tutti questi segnali ravvicinati e la suora più anziana mi disse: “la Madonna ti stava chiamando!”

Entriamo quindi in una sfera molto personale: ognuno declina al proprio sentire e al proprio vissuto segni mistici che sconfinano nell’esoterico. Io ci credo e con la morte di papà tutto è diventato esponenziale; i più scettici potrebbero obiettare che si tratta solo di una strategia consolatoria, un raccontarsela, ma a me non importa.

Tornando al mio romanzo, se la coincidenza dell’incontro tra Marta e Lorenzo non ha bisogno di alcun supporto di credibilità, la faccenda si complica di fronte a quello che è il punto cardine della narrazione: una seconda combinazione molto forte che potrebbe far esclamare al lettore proprio la frase che dà il titolo al romanzo: “Non è possibile!” Giammai, la verosimiglianza è fondamentale, se mi capita di dire il classico “seeee, figurati!” leggendo una storia, il mio indice di gradimento precipita e penso sia così anche per altri.

Eppure, questa seconda coincidenza non può essere eliminata, è l’elemento cruciale che dà il via a importanti esplosioni emotive e conseguenze che determinano il proseguo della storia stessa. Qui entra in gioco lei, CBM, perché l’editing non è revisionare il testo, è portare elementi nuovi, instillare dubbi e proporre soluzioni.

Stabilito che se Marta esclama “non è possibile!” (e lo dice proprio) altrettanto non può fare il lettore, CBM ha suggerito che per supportare la coincidenza ed eliminare il rischio che la si classifichi alla voce “assurdità” Marta googli cercando casi straordinari di coincidenze. E ne troverà un sacco. Lo so per certo, perché così ho dovuto fare io.

E’ bastato infatti scrivere “coincidenze eccezionali” per scoperchiare un vaso enorme. Quelle che mi hanno colpita maggiormente e ho ritenuto più adatte alla storia sono finite quindi nel manoscritto, perché sono semplicemente quelle che anche Marta troverà in rete per placare il suo sbalordimento di fronte all’improbabile che diventa possibile.