Le nostre paure

Credo che le nostre paure più grandi siano tutte legate alla perdita, da quella estrema: la morte dei nostri cari, alla perdita del lavoro, della stabilità economica, della persona amata per una separazione.

Quel 15 novembre era il mio terzo giorno di ferie programmate, una festa pre natalizia, il compleanno di Nanni il giorno prima, la vita fatta a stelle filanti, che poi si ribalta e ti manda a misurare il marciapiede. Il lunedì successivo ci sarebbe stato lo sciopero in azienda (si era in ballo coi licenziamenti); io, come sapete, non sono dipendente, e c’era stato quindi uno scambio fitto di messaggi per capire se potessi scioperare in solidarietà, una roba ansiogena per cui volevo essere solidale, mio marito sarebbe rimasto fuori dalla ditta, ma forse non potevo farlo. Alla fine si era capito che avrei dovuto mettermi in ferie, ma le ferie vanno chieste in anticipo, in 31 anni di lavoro io sono stata a casa senza preavviso solo tipo 3 volte: quando la sera precedente era morto improvvisamente mio nonno, idem mio suocero e quando avevo trascorso la notte in attesa di notizie di mia mamma che era al Pronto soccorso con mia sorella dalla sera prima, quella mattina io e mio padre andammo a riprenderle. C’è chi se ne frega, e sta a casa così, per cavolate immonde, poi torna, “mette fuori” un giorno di ferie retroattivo e amen. Di solito personaggi di questo tipo non sono ben visti dalla direzione e neppure dai colleghi. Quel venerdì non potevo chiedere ferie per il lunedì, perchè ero già in ferie! E così il lunedì alla fine avrei lavorato e salendo le scale qualcuno mi avrebbe urlato dietro “vigliacca!” Col rappresentante sindacale che spiegava la mia particolare situazione. Io in lacrime. L’Orso e amici trentennali ai cancelli con le bandiere della CGL, CISL e UIL.

Ma quel venerdì, il giorno della scrittura pipistrello, dovevo decidere che diavolo fare, cosa potevo fare con la protesta dei lavoratori. Lo stomaco come sempre è stato il primo a rimetterci il sabato mattina. Io tra le braccia di Emanuele piangevo “non so più scrivere.” Era la mia paura. Non certo tremenda come perdere lui, il mio faro, il mio cielo che stasera è dagli amici a giocare a poker, mentre io mi sollazzerò con un sabato sera rilassatissimo: divano, lettura e cena con thè e brioche. Non certo come ricevere una lettera di licenziamento, e neppure come perdere la salute, eppure è stato brutto. Mia madre purtroppo non ha mai capito la mia scrittura, se ne interessa marginalmente e se lo fa purtroppo è quasi esclusivamente per criticare, ha mostrato grande ostilità verso Frollini a colazione, e apprezzato abbastanza due miei romanzi Ragione e pentimeno e Cene tempestose, poi, non avendo ricevuto alcun feedback da Le affinità affettive, che capirete quanto per me fosse Il romanzo della vita, ho smesso di regalarglieli. Sapendo che non ero stata bene ha dato la colpa alla scrittura, quando, in piccola parte era stata anche lei la causa, perchè avevamo discusso sull’annosa questione “dove fare Natale”. Così al mio “non so più scrivere” ho aggiunto “ma forse è meglio se non scrivo, forse ha ragione mia madre, scrivere mi agita!”

Il bene non è mai messo i discussione, ma se il terreno di gioco è pestifero va evitato, altrimenti è uno stillicidio. Ho delle difficoltà oggettive a gestire i conflitti familiari. Con mia mamma facciamo altro, parliamo d’altro, ma non è stato facile mettere questi paletti.

Posso dirlo? Stavo di merda.

Non era: “non scrivo più perchè l’editoria è una fogna”, bensì “non scrivo più perchè non sono più capace e forse mi fa pure male!”

Non so nemmeno io come ho fatto a uscirne, ne sono uscita pensando che non ne sarei uscita. Non mi sono data un tempo, ho smesso totalmente di raccontare a mia madre qualsiasi cosa scrittoria, per esempio i felici progressi di collaborazione col fotografo, che lei aveva disapprovato, ho smesso di informarla sulle bizze del mio stomaco. E’ pieno il mondo di gente che soffre di gastrite e riversa ogni emozione nell’apparato digerente. Ho deciso che non dovevo scrivere per forza se non ne sentivo l’urgenza creativa, ma ho goduto ogni singola parola che ho messo insieme per gli articoli per il fotografo che, per fortuna, in quel periodo me ne ha commissionati parecchi ed è sempre entusiasta dei miei pezzi. Ho aspettato che succedesse qualcosa, consapevole che poteva non succedere nulla. Ho scaricato molti e-book a 99 cent sul mio kinlde, “se non scrivo ho un sacco di tempo in più per leggere.”

Poi quando ho iniziato non dico a stare meglio, ma come ho raccontato, a dimenticarmi dell’accaduto perchè:

A La trattativa per i licenziamenti si è chiusa, e con tutto il dispiacere per i malcapitati comunque tutti volontari nell’accettare la proposta dell’azienda, bisognava buttarsela alle spalle.

B Erano subentrati altri problemi più importanti.

C Era Natale.

Ho cambiato completamente prospettiva.

Non so più scrivere?

Be’, vediamo se è proprio così.

Per saperlo dovevo scrivere qualcosa di completamente nuovo.

In settimana ho messo a segno un altro risultato, oltre al contratto per L’ultima neve. Ve ne parlerò più avanti.

Allora oggi mi sono premiata.

Sabato scorso, tornati da teatro poco dopo le 22, lo spettacolo è stato bello ma piuttosto breve, abbiamo passeggiato da S. Babila al Castello, e ho visto questi stivali nella vetrina di Aldo. praevia_black_001-002-043_main_rc_nt_500x635130 euro, scontati 65! La settimana pestifera in ufficio non mi ha proprio consentito di andarci dopo il lavoro, così oggi era rimasto soltanto il n. 39. (Immagine presa dal sito).

Ma la commessa mi ha proposto questi, che alla fine erano pure migliori.

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Foto fatta da me. Il tacco è leggermente più  basso degli altri, costavano 150, scontati 75.  Sono comodissimi e tutti in pelle.

Avevo proprio voglia di un paio di stivali neri, perchè li ho marroni. Voglia, non bisogno, ma quando si affronta una paura, dobbiamo gratificarci, e lo shopping, si sa, ha ancora un grande ascendente su buona parte di noi.

Riprendere a scrivere

woman-typing-writing-windowsSono trascorsi esattamente due mesi da quel maledetto pomeriggio in cui mi sono sentita dire che no, il mio testo non andava affatto bene, ed era addirittura peggio che scritto male. Ricorderete, definii la mia scrittura “a pipistrello”. Se da una parte il fatto che immediatamente dopo siano successe molte cose tristi, mentre si era ancora in ballo con i licenziamenti, è stato un bene, perchè ho dovuto per forza spostare l’attenzione e le energie, d’altra parte però non ho elaborato a dovere quello che per me era qualcosa di molto serio che non si era esaurito quel giorno, anzi. Per rimediare si erano create una serie di conseguenze spiacevoli.

Certo, lo stesso romanzo ha trovato subito un editore, di cui continuo a essere molto contenta, ma trattandosi di una casa editrice in fasce, non c’è un pregresso che mi faccia dire, ad esempio: “ah, che bello ci pubblica pure…” o “quella volta che li ho visti al Salone di Torino.” Stiamo facendo un percorso insieme, vedo grande onestà e trasparenza, ho scaricato un loro romanzo e tecnicamente è ineccepibile: impaginazione, grafica, un solo refuso ecc. In più c’è una vera selezione dei manoscritti, ormai il calendario editoriale per il 2020 è completo, ma tutto questo non era abbastanza per farmi passare il groppone.

Il racconto che avevo cominciato a scrivere ispirata dal danno all’automobile subito da Elena Ferro, che sento molto affine, era lì fermo e io non avevo alcuna voglia di proseguire dopo l’entusiasmo iniziale che aveva prodotto 4000 battute. Infatti nel periodo natalizio non ho scritto proprio nulla, poi all’improvviso, l’ultimo giorno di part time quando già la giornata era completamente impegnata, trac. l’idea, l’urgenza narrativa.

Poi sono stata intrappolata nell’inverno e nell’ufficio, rognosi entrambi. Nel weekend però ci ho dato dentro come una matta, perchè scrivendomi con Franco Forte mi aveva detto che la Collana Passioni Romantiche (quella con cui ho pubblicato La Montagna incartata per intenderci) in Delos era ferma da maggio poichè non riuscivano a trovare racconti rosa abbastanza buoni per essere pubblicati.

Ma come? Tutti dicono che scrivere i rosa è facile, prendono in giro le autrici di romance, basta buttar giù quattro cose melense e un po’ di sesso ed è fatta. A quanto pare non è così.

Ma il mio è stato giudicato all’altezza e oggi Franco Forte in persona, dopo soli 3 giorni dal mio inoltro, mi ha detto Sì!

Sono felicissima, mi sento come se avessi superato un guado.

Si intitolerà L’ultima neve. Ovviamente ci sarà soltanto l’e-book, comunque vi dirò tutto, intanto vi ringrazio tanto perchè mi avete sempre esortata a non abbandonare la scrittura. Io lo so che è una parte fondamentale di me e rinunciare significherebbe amputarmi un arto, ma si vivono momenti in cui va tutto talmente male, in cui percepisci soltanto il fango del settore che non si è più neppure in grado di dare un senso alla lunga strada fatta con le proprie storie.

Vi abbraccio.

Tienimi stretta

Sandra Faè 2E chissà se il mio YA vedrà mai la luce o se si incaglierà nei soliti inghippi, perchè insomma sai non è proprio un Young Adult e l’editoria non sa cosa farsene dei romanzi non ascrivibili in un genere e bla bla bla. Ma noi qui abbiamo scelto altre vie, e le perseguiamo con grande volontà, per esempio condividendo brani (vedi penultimo post prima di questo) da cui nascono immagini come questa grazie a Barbara Webnauta che al solito è un’amica preziosa e competente!

Se vi va prendetela e fatela girare nei social come invito alla rinascita ad esempio, ma sempre linkando me e Barbara.

Buona nebbiosissima giornata, almeno qui a Milano nord ovest.

Festività natalizie: ultimi fuochi

Per Capodanno abbiamo fatto una scelta che si è rivelata davvero ottima.

Quando siamo stati a vedere “La dea fortuna” abbiamo preso i biglietti per “Star Wars” per lo spettacolo del 31 alle 17.40, in modo da arrivare al cinema pronti senza file. Ci siamo mossi comunque in leggero anticipo, al bar avevano preparato dei tavolini alti con patatine, arachidi, taralli e cetriolini, così ci siamo presi un primo aperitivo per cominciare a brindare. Il film mi è anche piaciuto, nonostante non sia esattamente un’esperta della saga. Usciti, i negozi avevano le saracinesche abbassate, Milano si preparava a festeggiare e noi con lei. Per il cenone casalingo avevo pensato al classico cotechino con lenticchie, preceduto da un antipasto piuttosto sostanzioso, poi i dolci tipici del periodo. Il tutto ascoltando musica disco anni 70 80 e 90, ah che spettacolo! Mezzanotte è arrivata in un attimo, dal balcone ci siamo goduti un po’ di fuochi d’artificio e tutto il calore di casa con l’Orso. Sono andata a dormire poco prima delle 2.00.

Il primo dell’anno ho organizzato un buffet greco (con qualcosina di italiano) davanti al concerto di Capodanno di Vienna in Tv, e la giornata è scivolata nel relax, condita dalla scorpacciata di “Gomorra”, che devo vedere a piccole dosi perchè poi mi agito, che tensione, ma che serie riuscita, intensa, bella, bella, bella.

Nonostante Emanuele avesse preso il 2 e il 3 di ferie gli è poi stato chiesto se poteva annullarle, e lui, visto che non avevamo programmato di andare via, ha accettato.

Quindi in totale i giorni trascorsi insieme a casa sono stati: 21 e 22 (weekend), 24 25 e 26, 28 e 29 (altro weekend) 31 e 1 (chiusura aziendale), infine 4 5 e 6 (weekend più Epifania). Dieci in totale ma tutti spezzettati e spalmati su due settimane abbondanti. La sera rientra spesso tardi e anche se può sembrare patetico ho sempre voglia di rivederlo e non vedo l’ora che torni. Mi piace preparargli qualche piatto speciale, che poi quando lavoro anch’io, addio.

Domenica 5 il pranzo a casa è riuscito particolarmente squisito, poi siamo svenuti sul divano e verso sera siamo usciti per un giro nelle luci spettacolari di City Life, sotto vedete uno scatto dell’Orso con la sfolgorante stella cometa. Qui, per caso, abbiamo incontrato la coppia di amici che aveva ospitato Karina durante le feste natalizie di 6 anni fa. Poi siamo andati a cena in uno dei nostri ristoranti preferiti, io ho preso solo uno stratosferico carpaccio di branzino con mandorle e puntarelle e un sorbetto cannella e zenzero che era più una mousse. Rincasati ci siamo visti gli ultimi due episodi della 4° serie di “Gomorra”.

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Per il 6 avevamo preso da tempo i biglietti per Grande Festival della Magia che si tiene ogni anno in queste feste e che abbiamo già visto tre volte, gli artisti internazionali che accompagnano Raul Cremona però cambiano ogni anno. Quest’anno poi abbiamo scelto una posizione più costosa per non essere relegati in fondo al teatro come in precedenza, quando eravamo andati con i compagni del corso di magia di Magorso. Abbiamo anche regalato un biglietto a Manila (l’amica cantante di qualche post fa) per Natale e siamo andati insieme. Dell’ottimo tempo speso insieme, uno spettacolo straordinario. Al ritorno una bellissima passeggiata in centro, compresa la celeberrima via Montenapoleone. Quasi ogni luce mi ricorda di averla già ammirata, magari già in novembre, quando tutto era ancora in divenire. Terminiamo con un ultimo giro al Garabombo, che sta smantellando, e quando usciamo dalla metropolitana sotto casa, la nebbia ha avvolto la città (o perlomeno la nostra zona) e con lei la malinconia per l’ineluttabile fine delle festività.

In mezzo a tutto questo purtroppo abbiamo accompagnato Nicolò e Pino nel loro ultimo viaggio, cioè il ragazzo di cui vi ho parlato e il padre di una collega proprio del mio ufficio, collaborava anche lui con l’azienda ed è stato colpito da un tumore bastardissimo. E’ stato difficile trovare il senso delle cose e non farsi travolgere dalla tristezza. Ho dovuto fare appello a tutta la mia stabilità emotiva, che non è esattamente granitica, per affrontare due funerali nello stesso giorno, cioè sabato 4 e sono stata pure contenta che non si accavallassero gli orari per poter essere a entrambi. E’ stata comunque una giornata molto dura, anche fisicamente. Grandissima ammirazione per i genitori di Nicolò che hanno dato un senso alla prematura scomparsa del figlio, nella donazione degli organi.

Pur non avendo fatto neppure una gita, ci siamo davvero goduti la città con la sua baldoria dorata. Oggi per molti è la ripresa, non per me che in virtù del part time rientrerò al lavoro il 10, ma insomma è finita e come sempre me ne rammarico un sacco.

Gennaio e febbraio mediamente sono mesi piuttosto duri. Può essere molto freddo e le vacanze estive sono ancora lontanissime, nonchè un punto di domanda su meta e modalità. E’ pur vero che già si percepisce un lieve allungarsi delle giornate, ma è decisamente il periodo dell’anno che mi piace meno in assoluto. E stamattina c’è un nebbione tremendo che non accenna ad alzarsi, molto Addams.

Sentirsi incompleti a tredici anni

Un piccolo racconto natalizio, tratto dal mio romanzo YA; l’ho sforbiciato e rimpolpato per evitare che non si capisse nulla, essendo appunto un estratto che arriva a oltre 2/3 della storia. Due note per renderlo comunque più comprensibile: Anita è orfana di madre e con suo padre Roberto ha invitato la famiglia di Giuseppe, arrivata a Milano da Sorrento da pochi mesi, a pranzo per Natale. Maddalena è la compagna di Roberto, Tina la mamma di Giuseppe. Anita e Giuseppe sono vicini di banco a scuola.

Quando il pranzo di Natale volgeva al termine, nessuno si curò dei più giovani. Anita trascinò Giuseppe in cameretta. Erano passati alcuni mesi dal primo pomeriggio insieme in quella stanza, eppure sembravano trascorsi secoli. La frattura della gamba di lui aveva rimescolato le carte di un’amicizia che era sprofondata, per rinascere prendendo una strada del tutto nuova e inaspettata per entrambi poche ore prima, quando Giuseppe l’aveva baciata al termina della Messa di mezzanotte.

Giuseppe ricordò quanto era stato agitato quel pomeriggio, temendo che lei parlasse di mettersi insieme, lo baciasse forse, e ora al contrario, non desiderava che quello: baciarla piano su quel viso dolce, baciarle le mani così operose che avevano preparato quel pranzo straordinario, regalando alla sua famiglia un Natale indimenticabile.

“Ecco qua.” Disse lei.

“Non sarà una Moleskine?” Il formato del pacchetto era lo stesso di quello che il ragazzo le aveva dato sul sagrato della chiesa.

Risero insieme e prima di aprirlo Giuseppe la baciò a lungo, e lei ricambiò quel bacio con un piglio differente da quella notte. Si aggrappò a quel ragazzino del sud che aveva meritato subito la sua fiducia. Le voci in salotto erano spesso interrotte da risate che arrivavano fino in cameretta.

E anche Anita rise, senza conoscere il motivo che aveva scatenato l’ilarità a tavola, rise perché aveva mille campanellini che ballavano nella gola e non poteva fare altrimenti. Giuseppe scartò il regalo senza strappare neppure un angolo della carta rosso lacca.

“In realtà immaginavo che potesse essere un libro. Calvino. Bellissimo, grazie.”

Aprì una pagina a caso del “Visconte dimezzato” e lesse:

“Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.”

“Tu ti senti incompleto?” Gli chiese Anita.

“Adesso non più.” Rispose lui e non disse che non era vecchio, ma non ce ne fu bisogno, Anita capì alla perfezione e lo baciò.

Le vacanze di Natale per Anita e Giuseppe furono i fuochi d’artificio di S. Silvestro anticipati e protratti e soprattutto sparati solo per loro, in un intimo spettacolo invisibile agli occhi altrui. Andarono a vedere un film cine-panettone per il gusto di criticarlo, studiarono insieme, e Giuseppe compì il grande gesto d’amore di uscire dalla chat della classe, visto che lei non c’era poichè non voleva un cellulare. Andavano spesso uno a casa dell’altro indifferentemente, mentre Tina riempiva la ragazzina di leccornie da portarsi appresso per suo padre e Maddalena. Roberto scrutava i tredicenni cercando invano di non farsi notare, pensando che crescerla fino a quel momento fosse stato uno scherzo, anche se no, non lo era stato affatto, ma che ora si cominciava a fare sul serio, e ogni mezza giornata chiedeva lumi a Maddalena su questo o quello. Il giorno dell’Epifania andarono a Piacenza per quella famosa cioccolata e Anita chiese il permesso di portare anche Giuseppe, specificando “come amico!” e sebbene Roberto fosse un po’ allergico a queste presentazioni ufficiali, ritenne giusto accontentarla, anche perché ormai con un’entrata in famiglia tanto esagerata a Natale c’era poco da tirarsi indietro.

Infatti andarono avanti semplicemente a essere felici, perché la vita ogni tanto si ricorda di fare ammenda come può e se certi dolori non sono in alcun modo risarcibili, ti mette i piedi su un sentiero luminoso. Anita era stata grandiosa nel riconoscere la strada e il presente gliene dava atto.

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L’immagine free di Pexels qui sopra, che ho trovato con pochi click, rappresenta una perfetta Anita.  

Ci rileggiamo presto per una cronaca sugli ultimi giorni di questo periodo di festa.

“Tutti in forma”, qualcuno lo ricorda?

Correva l’anno 2014, ed era gennaio. Sei anni fa dunque, precisi precisi.

Io e mio marito, invogliati da Sabrina che aveva proposto un progetto denominato “Tutti in forma per la prova costume” decidemmo di partecipare.

In questo vecchio post vi racconto i motivi.

Come vi ho detto a Natale ci hanno regalato la bilancia. Ho buttato lì all’Orso l’idea di riprovarci con il “Tutti in forma” e lui ha sfoderato le vecchie tabelle excel che aveva conservato. Sopresona! Peso 2 kg in meno di quando avevo iniziato il programma, 1 kg e 900 per l’esattezza. Ora con questa bilancia con la lancettona credo che non potremo essere precisissimi con gli etti, ma siamo stati d’accordo di ricominciare. Io non ne ho un reale bisogno, visto che peso meno di quando cominciai sei anni fa, ma di più di quando conclusi il percorso che durò 5 mesi. Tra l’altro i 5 mesi più duri della mia vita, in mezzo si collocò la morte di mio padre. Il piano prevedeva la ciclette, mi alzavo prima per fare i miei 20 minuti ma a un certo punto tutto chiaramente andò a rotoli, soprattutto quando mio padre fu trasferito all’hospice in culo al mondo. Abbandonai la ciclette ma non tutto il resto e fui davvero tanto, ma tanto orgogliosa di me. Tre anni fa un farmaco per l’ansia mi fece mettere su peso, non me ne preoccupai affatto, ma mia madre sottolineava spesso la cosa, il mio obiettivo era abbattere quegli stati così orrendi e invalidanti, non me ne fregava nulla di trasformarmi nella donna cannone. La cura durò sei mesi e, praticamente senza fare nulla, al termine cominciai a perdere peso. I recentissimi esami del sangue mi hanno restituito valori pressochè perfetti, il desiderio quindi è quello di monitorare con serietà la situazione, nulla di drastico.

Attualmente peso 45 kg, sono alta 1.50.

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Need You Now

E’ sempre un piacere ospitare la mia amica Manila nel mio blog.

Felice ascolto, dunque.

Con l’augurio di avere sempre accanto le persone di cui avete bisogno, perchè le amate e loro amano voi.

Nè bilanci nè progetti: qualche riflessione di inizio anno

Ebbene sì, quest’anno non ci sono cascata: niente bilanci massacranti a suon di “avrei potuto” nè occhi torvi sulle rogne passate e neppure progetti che poi riguardi con sgomento 12 mesi più tardi. Sarà l’età, sarà che ho tutto ciò che desidero e insoddisfazione e tristezza possono agire soltanto per sottrazione, togliendomi ciò che ho costruito nel tempo.

Parto confermando il mood degli ultimi post, focus su me stessa, guardiamo anche in faccia l’editoria con le sue bassezze di cui gli autori arrivati non parlano mai. Sapete quante copia ha venduto Quando non ci pensi più? 40, e quante ne aveva vendute Le affinità affettive nello stesso lasso di tempo? Oltre 1200. Posso affidare la mia felicità di autrice all’algoritmo di Amazon, posto che sia lui il colpevole? Chiaro che no.

Probabilmente cambiando editore e abbandonando del tutto l’idea di arrivare a un editore big mi attesterò su questi numeri. Con la sincerità che mi ha sempre contraddistinta vi dico che non me ne importa più nulla. Credevo di potercela fare con le mie capacità, ma là fuori c’è un  mondo dove neppure i dati di vendita resi noti sono reali, figuriamoci il resto.

Credo profondamente nella forza di volontà. Ammiro chi ha la voglia di cambiare, di uscire dalla zona comfort, mio marito per primo che sul lavoro, dopo enormi battaglie, è stato davvero in grado di ribaltare il tavolo. Incoraggio chi ha bisogno di un aiuto professionale per allontanare i propri fantasmi; offro sempre un aiuto, nel limite delle mie risorse, per creare un mondo il più possibile somigliante a quello che vorremmo. Ma non è tutto in mano nostra.

Il 27 dicembre è stata una giornata pessima sul lavoro, e il mio stomaco la notte ha protestato; per fortuna il giorno seguente era sabato e mi sono ripresa davvero in fretta, credo anche grazie a un totale cambio di sguardo sul problema stomaco che somatizza. Domenica 29 quindi, in perfetta forma, io e l’Orso siamo andati al cinema a vedere l’ultimo film di Ozpetek, regista che adoro, e che, in particolare con questa pellicola si è davvero superato. Quando siamo usciti dalla sala abbiamo fatto un giro tra le luci, con la nostra tipica allegria e mi sentivo proprio alla grande, al punto che ho pensato che sulla via per la metropolitana avrei potuto proporre di fermarci per un bel Prosecco. Siamo andati alla Feltrinelli per comprare la 4° serie di Gomorra e curiosare tra i dvd che ormai non se li fila più nessuno con Netflix e similari e quindi spesso ci sono prezzi interessanti. Emanuele ha trovato subito Gomorra, io stavo mettendo insieme 3 film perchè c’era l’offerta 3 dvd a 15 euro, ne avevo scelti 2 quando mi è squillato il telefono e tutto si è ribaltato. Ho risposto e saputo che era morto il figlio diciannovenne di una collega. Il ragazzo era stato vittima di un tremendo incidente il giorno prima, rianimato, portato a Niguarda in gravissime condizioni non ce l’ha fatta. Ho mollato i dvd tra le lacrime, con i clienti che mi guardavano e io che riferivo balbettando l’accaduto all’Orso. Lavoro con questa donna da 30 anni (uffici diversi ma in contatto) ed ero andata in ospedale quando aveva partorito, l’avevo visto letteralmente nascere, e adesso non c’è più. Ricordo che lei aveva portato una torta quando era rimasta incinta, ricordo un sacco di cose, ci siamo frequentate parecchio al di fuori dell’azienda. Le ultime chiacchiere in mensa a pranzo sedute una di fronte all’altra, pochi giorni prima di Natale, avevamo detto qualcosa che ci aveva fatto ridere di gusto.

Per giorni non ho pensato ad altro. Allo strazio di una vita che finisce così. Alla gioia immensa quando ti nasce un figlio, alla lunga vita che pensi abbia davanti. Ero sotto shock, facevo le cose che avevo in programma, ma pensavo che con tutta l’empatia che credo di avere, forse non ero veramente capace di capire fino in fondo il dolore di quella famiglia.

Applausi a chi si prepara per le scalate, a chi si attrezza e si dà da fare, ci mancherebbe, odio i mollaccioni e la mia energia è universalmente nota (me la riconoscono più gli altri di quanto la veda io ma tant’è), ma quando ti tranciano la corda con un taglio netto, non c’è nulla che tenga. Ti portano via l’orizzonte e io scusate non credo proprio che organizzare le nostre azioni nel tempo per il perseguimento di uno scopo ci metta al riparo da sciagure. E questo detto da chi, la sottoscritta, ha coniato il termine “prorganizzare” fusione di “organizzare” e “programmare” da tanto si è sempre concentrata sugli obiettivi, analizzando contesti e risultati, è quantomeno sintomo di una grande svolta.

VentiVenti

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Vi faccio gli auguri per il nuovo anno con queste splendide vignette che mi fa Cecilia con un’app. La faccina che spunta è la mia e mia nipote mi manda scenari per ogni occasione; chi ha il mio numero di telefono li vede di continuo nel mio stato di whatsApp.

Per questo VentiVenti non chiedo clamori, ma soltanto che possa essere un buon anno, senza tribolazioni, per me, per i miei cari e per tutti voi. Personalmente replicherei volentieri i primi 6 mesi del 2019, ma do un grosso calcio nel sedere alla seconda parte dell’anno che sta per concludersi. Ci rileggiamo prestissimo, un caro abbraccione. Cin cin!

 

Le mie letture del 2019

E’ sempre difficile tenere vivo il blog in questo periodo, un po’ come accade ad agosto.

Tra i programmi c’era postare l’intero elenco dei libri letti nel 2019, ma vi dirò, sinceramente, è un lavoraccio che spesso non ottiene il riscontro che meriterebbe. Mi limiterò quindi ad alcuni titoli e considerazioni.

Ho letto 42 romanzi, tutta narrativa dunque.

Un autore, Giuseppe Culicchia è presente con ben tre libri, di cui due: My little china girl (diario di viaggio della serie gastronomica sulle capitali pubblicata da EDT di cui ho letto diverse opere apprezzandole sempre) e Un’estate al mare mi sono piaciuti davvero moltissimo, mentre il terzo, la prova più difficile con Il cuore e la tenebra, dall’ambizioso intento di raccontare un padre con tendenze naziste ahimè non ha centrato l’obiettivo, uno svarione importante, la data di nascita del padre sfalzata di ben 10 anni in due punti della narrazione, mi ha fatto parecchio imbufalire, perchè trattandosi di una trama con una certa valenza storica una sciatteria di questo tipo non può essere accettata.

Un’autrice invece, Alice Basso, è presente con due romanzi dell’ormai celeberrima Vani Sarca, che mi piace sì, ma non mi fa andare in visibilio come accade alle sue groupie.

Ma è l’ormai da me venerato Jakob Arjouni a salire sul podio dell’autore più letto con ben 3 romanzi, tutti straordinari: Fratello Kemal, Kismet e Eddy il santo (di cui vi ho parlato in questo post.

La letteratura israeliana occupa diversi posti e in un’ipotetica classifica sono sempre posizioni ai vertitci. Il libro in assoluto che mi è piaciuto di più, anzi l’ho davvero amato profondamente parla proprio di una famiglia di ebrei, anche se, stranamente, non è pubblicato da Giuntina. Lascio alla bella recensione di Elena, il compito di parlarvene più diffusamente. Si tratta de I Mistici di Mile End ed è un romanzo di una struggente bellezza e rara precisione narrativa.

Ho letto un solo libro di amici ed Veronica c’è di Grazia Gironella che conosciamo tutti e apprezziamo per la sua onestà intelletturale. Qui trovate la mia recensione a 4 stelle per Amazon.

Come ultima cosa vorrei segnalare due rivelazioni più adatte a un pubblico femminile, ma che raggiungono il nobile obiettivo di dare grande credibilità al genere rosa, tanto, ma tanto bistrattato. Tornerò a parlare dei romance molto presto.

Si tratta de La voce del mare di Emily Pigozzi, edito Emma Books solo digitale, un’autrice che ho virtualmente conosciuto sul forum Writer’s Dream che, dopo una lunghissima gavetta portata avanti con serietà, uscirà presto per una big. Ha firmato proprio poco dopo avermi detto di essere tanto stanca e avvilita per il solito sistema, di cui mi lagno spesso anch’io. Se la scintilla tra i due protagonisti è un po’ scontata, lo snodo della trama e l’ambientazione sono molto ben delineate tra la Grecia e i teatri dell’opera in Italia e il diario della nonna cantante lirica emigrata negli Stati Uniti.

Il secondo è Il club del pranzo della domenica di Juliet Ashton, edito Newton Compton e da me acquistato, o meglio scaricato, solo perchè in super offerta Amazon. Superata la confusione iniziale per capire le parentele, il romanzo è davvero avvincente. La protagonista ci racconta con grazia le emozioni e i capitomboli di questi fratelli e sorelle, nonna, ex mariti ecc il cui cardine è il pranzo della domenica, che segna ogni volta una sorta di avanzamento dei lavori nella costruzione di se stessi, più consapevoli e felici.

Sono, e concludo davvero, rimasta molto colpita anche da Chiamami col tuo nome di Andrè Aciman di cui si è parlato moltissimo, soprattutto grazie al film di Guadagnino che è stato candidato a 4 premi Oscar e na ha vinto poi 1, quello per per la miglior sceneggiatura non originale scritta dal celebre James Ivory. Molte scene di sesso le ho trovate davvero troppo spinte per me, ma io sono un po’ quacchera, si sa, ma ho adorato l’ambientazione in questo borgo ligure senza nome, presumibilmente verso Lerici, negli anni ’80. Il romanzo ha una suggestione enorme e assolutamente ipnotica nel tempo e nello spazio: il centro del paese placido nelle ore calde, con la gelateria e la libreria, la discesa alla spiaggia col cancelletto, la villa dove si ritrovano gli intellettuali, la brezza marina che scuote tende e pensieri e dà il via a una grande passione tra i due ragazzi.

Vi lascio quindi con la domanda se avete visto il film. Ma nei commenti potrete comunque sbizzarrirvi a raccontare le vostre letture 2019.

Grazie per essere arrivati fino qui. Alla fine di 42 libri, ve ne ho nominati 13.