Le mie letture: 2° Trimestre 2022

Ho letto tanto, tantissimo. Per cui pubblico con qualche giorno di anticipo la lista, anche in virtù del fatto che domani comincia ufficialmente l’estate e mi verrà poi comodo raggruppare il prossimo giro sotto il titolo di Letture estive.

Non scrivo, quindi leggo. E’ un po’ questo il mood. Mi sono ritagliata veri angoli di pace, anche di svariate ore, leggendo e, laddove possibile, scrivendomi con gli autori: Alberto Caviglia e Raul Montanari. Difficile ora parlare di ogni titolo, dico solo che: tutti i romanzi da 9 e 10 sono stra consigliati. “Zagno” è pubblicato dal mio editore, a Torino è stato indicato più volte come “lettura divertente” siamo a Bologna durante la copiosa nevicata degli anni ’80, zagno significa freddo, invece io l’ho trovato insulso. Ieri però al Festival Inchiostro a Crema (andato benissimo) ne ho parlato con l’editore, e mi ha detto che quando l’avevo comprato avrebbe voluto dirmi “guarda no, non è proprio il tuo genere” ma c’era lì l’autore (cosa di cui non mi ero neppure resa conto) e non sarebbe stato bello. Quindi, bisogna sempre ricordare che dietro uno sgradimento può esserci un problema di gusto e ad altri lo stesso romanzo potrebbe piacere.

Vi lascio la mia recensione sul

romanzo di Stefania Crepaldi. che mi ha parecchio delusa. 

va beh, l’editor di wordpress continua a non essere agevole, scusatemi per questi paragrafi.

E andiamo con la super lista

  1. Zagno Alessio Gallerani voto 3
  2. Amori perduti di gioventù Alexander McCall Smith voto 10
  3. Amori in viaggio Alexander McCall Smith voto 9
  4. Trascuranze Clara Nubile voto 9
  5. Agatha Raisin L’albero delle streghe C. Beaton voto 5
  6. Di morte e d’amore Stefania Crepaldi voto 6
  7. A volte ritorno John Niven voto 8
  8. Alla fine lui muore Alberto Caviglia voto 10
  9. Non si muore in un giorno di festa Andrea Balzani voto 8
  10. I tigli di Silverwood Ilaria Mainardi voto 9
  11. Saponi Elena Ghiretti voto 8
  12. Nel mare c’è la sete Erika Mou voto 9
  13. Sempre più vicino Raul Montanari voto 9 

Ci terrei che qualcuno volesse dare una possibilità in particolare a Trascuranze, una storia dolente piena di suggestioni tra Londra e Bombay, io e Clara ci siamo conosciute in un’altra vita, è una famosa traduttrice (sue le traduzioni di Vita di Pi e del recente L’eclissi di Laken Cottle di cui si sta parlando un sacco) e se l’editoria fosse un luogo meritocratico lei, dopo aver pubblicato con Bompiani dieci anni fa, ora sarebbe candidata allo Strega, come minimo. Invece questo baraccone al soldo delle marchette, del nepotismo e dei soldi, lascia che si perda nell’immenso stagno della piccola editoria. 

Molto buono l’esordio di Andrea Balzani che ho conosciuto, come Ilaria Mainardi, nel Forum Writer’s dream, il suo è un romanzo di narrativa non di genere, molto ben scritto e interessante. Splendido il giallo classico I tigli di Silverwood, anche qui siamo di fronte a una penna molto valida, un editore virtuoso Aporema, dove la qualità eccelsa fa i conti, al solito, con l’editoria di livello che sembra vivere altrove. 

Fandango propone sempre storie particolari e mi sono lasciata sorprendere piacevolmente da Saponi e Nel mare c’è la sete, presi in biblioteca, e divorati, dopo aver vinto il mio pregiudizio rosicone. 

Raul Montanari è una conferma e questo romanzo, sempre dalla biblioteca, l’ho trovato davvero assai godibile. 

I 10 vanno al mio adorato Alexander McCall Smith, una sicurezza quando cerco evasione intelligente e le mie amate latitudini, e lo scoppiettante Alla fine lui muore, l’imperdibile storia grottesca di Duccio Contini, autore in crisi che non riesce a scrivere il secondo romanzo e pensa che diventare vecchio a trent’anni non sia una cattiva idea. Così, tra cantieri, plaid, e gite in farmacia non possiamo non amarlo, fare il tifo e in fondo capirlo pure nelle sue deliranti giornate spese sul divano. Uscire, fare vita sociale non è forse un’immensa fatica un po’ per tutti? 

Vi aspetto nei commenti se vorrete parlare di questi libri e anche di quelli su cui non mi sono soffermata. Grazie. 

Lettera alla me stessa scrittrice

Cara Sandra,

ogni tanto ti tocca rabboccare l’entusiasmo e se l’operazione avviene a giugno, mese deputato alla bellezza/stanchezza, vedi post precedente, è ancora più difficile.

In sede di dichiarazione dei redditi, la commercialista che ti ha confessato di aver comprato un tuo libro, apprezzandolo assai, si è stupita dalla ridicola relazione tra le copie di libri venduti e il compenso per l’autore, così ti sei trovata a spiegarle le dinamiche della filiera, i contratti, e, raccontando il brutto dell’editoria, è saltato fuori il tuo scontento, si è posato lì tra Certificazione unica e fatture di prestazione sanitarie a ricordarti che il bicchiere, oggi più che mai, ti sembra mezzo vuoto.

E’ una percezione, la realtà del bicchiere è come lo guardi, si sa, ma facciamo un po’ il punto della situazione: mettere le cose per iscritto regala razionalità. Il punto, ci ho ragionato sai Sandra, prima di esplicitarlo, è il mancato raggiungimento di obiettivi che spesso sono stati davvero a un soffio, anzi l’obiettivo unico, quello di pubblicare con un editore big. Quando precisamente ci sei arrivata tanto vicino?

Quando Chiara Beretta Mazzotta si sperticò in lodi per il tuo testo, lavorandoci su ben oltre il servizio che avevi pagato.

Quando hai superato la prima selezione, durissima, dell’agente Silvia Meucci e ti chiese l’intero manoscritto, una sua autrice ti disse che ormai era fatta, invece no, la storia non la convinse, anche se, parole sue, “lei scrive benissimo.”

Quando fosti messa sotto contratto dall’agenzia letteraria Thesis, all’epoca una delle più grandi sul mercato, rappresentava, tra gli altri, Maurizio De Giovanni. Cos’è andato storto? L’agente vera e propria se ne andò poco dopo, portandosi via gli autori già famosi, tu eri arrivata da poco e ciccia.

Quando suddetta agenzia ripartì di slancio, con una nuova figura professionale che ti chiamò dicendoti di scrivere un bel rosa, perfetto secondo i canoni del genere, che lei e la editor ti avrebbero seguito passo passo, per poi proporlo agli editori blasonati che di certo l’avrebbero pubblicato. Cosa non ha funzionato? Non il romanzo che hai impiegato due anni a scrivere e molte incazzature per confezionarlo esattamente secondo i parametri, ma poi boh, l’agenzia non riconquistò la sua fetta di mercato e ciccia di nuovo.

Quando firmasti un altro contratto con loro, sedotta dall’entusiasmo dimostrato per Nina Strick e un grosso editore per l’infanzia disse che era al ballottaggio con altri due per farne una serie di gialli per ragazzi, collana che gli mancava e avrebbe scelto durante le vacanze estive, a ottobre non aveva ancora deciso e tu, sfinita, giustamente, da buon sagittario, hai sbroccato e li hai gentilmente mandati a cagare.

Quando Nina Strick ha colpito di nuovo e hai firmato un contratto di scout, dopo tre giorni di confronto serrato sempre con Chiara Beretta Mazzotta, per ridefinire il testo, aggiungere dettagli fondamentali e niente, dopo oltre un anno che viene candidato, sta ancora lì, senza una proposta contrattuale.

Allora sì, cara Sandra, le deviazioni impreviste verso la sfiga non sono mancate. Nel mentre tu non hai mai rinunciato, ti sei accontentata di editori minori, dove hai sempre e comunque dato il massimo.

Per vedere il bicchiere mezzo pieno, puoi ricordarti che hai scritto e pubblicato dieci romanzi e non so più quanti racconti, questo significa che per oltre dieci volte ti hanno selezionato e voluto. Che sei stata prima nella classifica di Amazon e hai venduto 1300 copie de “Le affinità affettive”, che ne ha parlato Panorama, che Amazon ha scelto “Ragione e pentimento” da mettere nella locandina per il lancio italiano di Kindle Unlimited. Che sei stata più volte al Salone di Torino, dietro a uno stand che non era tra i più piccoli.

Ma soprattutto che i tuoi lettori ti stimano e vogliono bene, conoscono il tuo impegno, la tua fatica, la tua bravura e non vogliono che abbandoni la partita. Sarà dura, ora più che mai, perché sei una donna di mezza età e vedi le frecce nella faretra diminuire di giorno in giorno. Perché ti sembra di aver sprecato le tue storie migliori e non sai se ne scriverai ancora. Anzi, a dirla tutta, hai una grande paura che non ne scriverai mai più di tanto belle. Perché i romanzi caduti sotto i colpi di editori falliti e contratti rescissi pesano da maledetti. Perché sui social la tua community apprezza di più i post e le story alcoliche di quelle libresche. Perché quando hai voglia di mollare, hai voglia di mollare e basta e ti viene da piangere vedendo i successi degli altri, ma se lo dici ti si risponde che rosichi, che gli altri si sono fatti il mazzo e cazzarola tu no?

Per concludere Sandrina, fai un po’ quel che vuoi, scrivere, non scrivere, gioire, maledire, ma non pensare mai di essere una perdente, perché tu hai già vinto e lo hai fatto più volte. E neppure sentiti una vittima del sistema, magari un po’ lo sei, ma è uno stato d’animo che non aiuta la creatività e fa solo correre all’armadietto dei farmaci per cacciarsi in gola il Gaviscon.

Riconosco che una botta di chiul ora sarebbe quanto mai opportuna per riequilibrare la partita, lo so.

Goditi l’estate, gli spritz, l’Orso, l’Austria, i Navigli, i temporali mentre leggi sul divano, il nulla cosmico, i pantaloni bianchi, la luce della sera, le zanzariere efficaci, le feste, i baci, i maghi, la Valle, la corsa. Fottitene di Instagram, allontanati proprio se ti procura frustrazione, e ricordati sempre che la vita è lunga e fa molti giri, la frase che ti piace tanto di Isabel Allende, in altri aspetti della vita hai già potuto constatare più volte quanto sia vera, perciò nulla è concluso, scritto o definito. Butta fuori tutta la rabbia, stacca la spina e sii la parte migliore di te, quella autentica, sai che esiste.

E adesso preparati, Emanuele nel pomeriggio fa uno spettacolo di magia e ci sarà da divertirsi!

La bellezza e la stanchezza di giugno

Ed eccolo qua, giugno, con la sua bellezza potente, la sua stanchezza consueta.

Giugno spesso ha significato l’inizio delle vacanze, o un anticipo delle stesse, quando, per esigenze lavorative, sono state spostate a fine agosto/inizio settembre. Quest’anno le ferie slittano in avanti ma di poco, partiremo esattamente tra un mese, rientreremo l’11, una settimana e un giorno di ferie. Abbiamo fatto una scelta davvero insolita: niente mare. Andremo in Austria, 5 notti a Salisburgo e 4 ad Hallstatt, ditemi se non è deliziosa? Ha ispirato Frozen, è patrimonio dell’Unesco e i cinesi ne hanno costruito una copia identica su un lago artificiale. Me ne sono innamorata vedendo una foto non so più dove, e durante la pandemia mi ripetevo che prima o poi l’avrei visitata. Emanuele avrà poi una seconda settimana di ferie dal 29 agosto, ma non sappiamo ancora cosa faremo. 

La luce di giugno, che ha i giorni più lunghi dell’anno, fa male. Giugno è davvero una promessa folgorante, spesso non mantenuta, ma ci frega ogni anno.

Sono cotta, maggio con le temperature di luglio mi ha stesa più del solito. Sono andata a correre tre volte in questa primavera durata pochissimo, poi ho rinunciato. Bicicletta, non pervenuta. Ho completato le incombenze del periodo, 730, esami medici, mentre continuo la psicoterapia con grande soddisfazione dei professionisti che mi seguono per la mia determinazione, e pure mia ovviamente ma che fatica.

Non sono uscita dal tunnel allergico, non scrivo più, ma a metà mese uscirà Incanto in Bretagna che poi è Un cuore in Bretagna, unicamente in versione digitale (peccato, ma pubblicare un testo non inedito è complicato e non me la sono proprio sentita di cercare un editore che facesse anche il cartaceo, col rischio di nuovi inciampi, per cui l’ho affidato a Delos che almeno vado sul sicuro). Magari venderà zero perché chi mi conosce l’aveva già letto e altri lettori non li raggiungerò, ma almeno c’è, di lui mi rimane la gioia pura di averlo scritto, perché fu un percorso davvero felice. 

Altra cosa bella, è che il 19 si va a Crema, per il festival letterario Inchiostro, dove in un incontro dedicato verrà presentato il marchio Lambda House e io parteciperò in qualità di loro autrice. E’ una fiera di nicchia molto ben considerata, tanto che all’apertura ci sarà Maurizio De Giovanni. 

Per il resto navigo con un certo pessimismo nello stagno dell’editoria. A questo punto della mia gavetta, ho esordito proprio a giugno, 12 anni fa, posso solo accontentarmi dei risultati, con la consapevolezza che con gli editori con cui pubblico io, non si va tanto lontano. Qualità sì, clamore e grandi numeri no. 

Giugno quindi è un mese di anniversari. 

Giusto oggi una ricorrenza importante: nove anni fa arrivava Natallia a scombussolare per sempre i nostri cuori. IMG-20220602-WA0003

Sì, oltre all’agitazione, ricordo il freddo di quella sera. Giubbino di pelle e sciarpa! La qualità dell’immagine non è il massimo perché è stata fotografata ora dalla foto cartaceo nel suo album.

E adesso la Puffolona ha la guerra praticamente sotto casa. Nei primi momenti Gomel, la città da cui partì per venire in Italia, veniva nominata spesso e ci sono stati giorni particolarmente tremendi in cui l’entrata nel conflitto della Bielorussia sembrava imminente. Ho tremato, quei bimbetti suoi compagni, che ricordo bene, ho preparato panini al salame per Maxim e condiviso tanto con tutti, hanno compiuto/compiranno 18 anni proprio quest’anno, e verrebbero quindi arruolati. Non posso pensarci, ma quanto vediamo ogni giorni in Tv, seppure con civili sconosciuti, rimane inaccettabile.

Una cosa meravigliosa di quell’accoglienza straordinaria fu la partecipazione di molti di voi qui nel blog. Alcune amiche le spedirono addirittura dei regali. In confronto a quel tempo ora questo spazio mi sembra privo di luce, un po’ spento e a volte trascinato come una relazione al capolinea.

Però vado avanti.

#SalTo 2022

Il salone quest’anno, a quanto ha detto Nicola Lagioia, è stato il più grande di sempre e ho verificato di persona quanto fosse imponente la quantità di stand, quasi 900 editori, e di eventi. Perfino troppo per chi ha fatto un’ora di fila sotto il sole, nonostante non ci fosse così tanta gente in attesa alle biglietterie, a causa – pare – del server il tilt. Una ragazza si è sentita male accanto a me, è svenuta picchiando la testa, la gente ha cominciato a protestare, i soccorsi… insomma non un bell’inizio, per niente, che ha ritardato l’ingresso. Sedici Euro poi, a fronte dei dieci pre pandemia, il costo del biglietto senza riduzioni mi ha disturbata e quando finalmente siamo stati dentro, dopo la coda per la toilette e la rinuncia del caffè (baste coda, disse l’Orso) ho deciso che fare l’ennesima fila per assistere alla presentazione di Jennifer Egan e sottrarre parecchio tempo ai giri non era una grande idea. Peccato, ci tenevo tanto. Mi è rimasta un po’ la frustrazione per il non fatto e non visto, seppur consapevole che esserci da autrice significa presenziare allo stand almeno un pochetto, mentre i giri con Emanuele divertendosi al solito gioco “chi vede prima i personaggi famosi” restano la parte più succosa.

L’emozione per il mio romanzo lì, con un editore neppure minuscolo, l’avevo già vissuta a ottobre e tornare è stato qualcosa di naturale alla “ciao, sono qua”, al punto che non è neppure stata la prima tappa. Il caffè poi ce lo siamo presi poco dopo e mentre lo bevevamo chi vediamo? Margherita Fumero, moglie di Beruschi, nonché Wanda di Camera Caffè. Wow! Le ho chiesto se fosse proprio lei e abbiamo chiacchierato un po’, un incontro davvero super, Dio mio da bambina quanto mi divertiva! Molto carina anche Sara Rattaro con la quale ho parlato, trovandomela allo stand Morellini quando ho preso un libro. Ma Margherituccia rimane l’incontro migliore.

Avevo in mente di non comprare troppo e ci sono riuscita, acquistando solo cinque libri, di cui quattro praticamente già decisi da casa e uno di cui avevo letto qualcosa in rete e, prendendolo in mano, mi ha convinta in un attimo. Ho osservato con curiosità molti volumi, ma sono stata molto attenta perché alle fiere è facile farsi catturare da storie che poi leggendole non sono all’altezza delle aspettative. Ho osservato con interesse come si pongono diversi editori, alcuni in particolare a cui ho sottoposto un manoscritto o avrei intenzione di proporlo, a volte si sono confermati appetibili, altre no. Il salone è fondamentalmente un luna park, il luogo dove si realizza l’incontro di più bisogni: leggere, pubblicare, lavorare in editoria, partecipare attivamente a qualcosa di connesso con la lettura, è facile perdersi e se da una parte è il suo bello, dall’altra allontanarsi troppo dal focus rischia di mandarci in confusione.

Ho realizzato definitivamente un paio di cose che mi sento di condividere. Alcuni scrittori sono delle vere star: Eshkol Nevo (che ho visto anche se non lo stavo affatto cercando), Joel Dicker, anche lui, come Nevo, un bel ragazzo, elemento che non dovrebbe c’entrare col talento scrittorio, ma credo incida sulla la loro fama. Sono affabili, ci sanno fare, io mi sottraggo volentieri al loro fascino che non ha alcuna attrattiva su di me.

I cantanti che pubblicano un libro, sempre più numerosi, avranno sempre la strada spianata e fan in automatico; grande folla per Ermal Meta e Francesca Michielin, visti entrambi, tocca farsene una ragione.

A meno di essere editori big, un catalogo troppo articolato è un boomerang, non definisce con precisione il genere di riferimento e, soprattutto se comprende libri per l’infanzia, risulta dispersivo. Una forte identità già dalla copertina – penso a due editori in forte crescita, ormai di livello come NNE e Marcos y Marcos – aiuta e fidelizza. Giuntina rimane il mio editore preferito di Torino, col quale mi intrattengo sempre molto volentieri, infatti dei cinque libri, tre sono suoi.

Alla fine non avevamo neppure troppo tempo, perché gli amici torinesi di Emanuele ci aspettavano per un aperitivo nel verde del loro giardino a Moncalieri. Ah, che bellezza. Avevano organizzato qualcosa di notevole, siamo rimasti lì tre ore al fresco: non sarei più ripartita e forse questa è la parte che ho preferito. Eravamo stanchi e su di me aleggiava l’ombra della ragazza con la macchia di sangue sulla fronte, simbolo di un’organizzazione difettosa, che nei social non ha avuto spazio, “avrei potuto essere io” continuavo a pensare.

Questo salone mi ha rivelato che ho più voglia di relazioni intime con le storie e con ciò che gira intorno ad esse, che di clamore. Non ho neppure fatto la celebre foto accanto alla torre di libri, una sorta di attestato di rito sull’averlo visitato. Non ho sbandierato pass da bookblogger, né da autrice, e tutto sommato anche su Instagram non ho pubblicato molto.

I libri sono sempre magici e fondamentali nella mia vita: questa edizione è stata paragonabile a un’abbuffata di cui resta impressa la fatica della digestione, e quando ci si sofferma a ricordare il gusto, allora si realizza che era tutto squisito, ma forse si è ecceduto nelle porzioni e nel costo con qualche inciampo.

L’estate già qui!

Sono giorni che vorrei scrivere un post sul tempo che mi pare voli più del solito. Forse è sempre stato così, forse stipare tante cose sociali e di svago per recuperare le stagioni pandemiche fa scorrere i giorni ancora più in fretta.

E così, mentre rimandavo la pubblicazione del post, è esploso un caldo davvero estivo, il meteo è passato da novembre a luglio in un attimo e la percezione di velocità è aumentata: caspita, siamo già in estate!

A parte un’organizzazione un po’ compressa, abbiamo trascorso uno splendido weekend a Venezia coi nuovi colleghi di Emanuele. Non ci andavo da oltre 15 anni ed è stato un gran piacere tornare e circondarsi della bellezza di una città banalmente unica al mondo, nonostante le “Piccole Venezia” sparse qua e là. La compagnia poi è risultata perfetta, persone simpatiche e di buon senso con le quali sono stata benissimo. Devo ringraziare Barbara, con la quale ormai l’amicizia è consolidata, per questo post rivelazione; la classica ciliegina sulla torta del fine settimana veneziano.

E domani si varcano di nuovo i confini regionali: è già giunto il momento tanto atteso del Salone del libro di Torino. Vero che dalla scorsa edizione, essendo stata eccezionalmente a ottobre, non sono passati dodici mesi, però trovo comunque sorprendente essere qui a preparare borsa e cuore per uno degli eventi che aspetto con maggiore trepidazione ogni anno. Da quanto vedo nei social sembra essere particolarmente ricco, il più vasto di sempre e io mi dividerò tra lettrice e autrice in presenza allo stand Plesio, col mio ultimo romanzo.

Estate significa vacanze: siamo in procinto di prenotare, non faccio anticipazioni, ma anche questo tema riserva una sorpresa nella scelta della meta. Sì, siamo di fronte a un anno ricco di cambiamenti, partiti dalla triste vicenda lavorativa di mio marito e dalla psicoterapia. Non era tutto da buttare nel mio “prima”, tutt’altro, ma a volte si innescano processi imprevedibili e si ha voglia di abbracciare con positività le fasi nuove che si palesano, soprattutto quelle il cui inizio non era tanto promettente.

La sintesi è che la vita è un soffio e sprecarla non è davvero una bella idea.

Esprimi un desiderio

E così Pasqua, 25 aprile, 1° maggio sono alle spalle. Ieri ho raggiunto il ragguardevole traguardo di 34 anni di lavoro, il che significa che se le cose fossero come quando iniziai, potrei dare il via al conto alla rovescia verso la pensione, mancherebbe infatti solo un anno. Invece no, non so come andrà, dipende se manterranno l’Opzione donna, dipende dalla mia situazione personale, certo è che il pensiero là ci finisce, non come “Oddio, sono vecchia!” bensì al percorso, al tempo, alla realizzazione. La mia vita in realtà è sempre più spaccata in due, tra i giorni in cui lavoro e quelli in cui sono a casa col mio part time verticale di cui beneficio ormai da quasi sei anni. Non ho mai rimpianto questa scelta, anzi è una delle decisioni migliori che abbia mai preso e portato avanti anche se al momento i motivi per cui l’avevo chiesto stanno un po’ venendo meno. Innanzitutto i miei nipoti sono grandi e non mi occupo più di andarli a prendere a scuola e stare con loro quando mia sorella è in trasferta. E non sto neppure scrivendo. In pratica rimane la motivazione comunque fondamentale di non stare bene in ufficio, per cui banalmente meno tempo ci passo e meglio sto. Che poi anche lì l’assetto è completamente cambiato in questi sei anni, ma in sintesi si passa da una condizione frustrante a un’altra.

Qui sopra però ho dichiarato qualcosa di molto importante: “non sto scrivendo più.”

Al momento affido a Instagram un po’ tutta la comunicazione social, e di questo ho parlato lì di ritorno dal Trasimeno. Ho buttato senza rimpianti a occhio mezzo romanzo che non mi convinceva, e se inizialmente ho vissuto la mancanza di idee con sofferenza, ora sento di essermi liberata. Inconsciamente, ma neppure troppo, il mancato raggiungimento dei risultati ha avuto il suo peso. Mi è sembrato che non ne valesse più la pena, e anche di aver avuto e speso le mie carte migliori in termini di storie da dare al pubblico. Sul pontile di Passignano ci saranno sempre Anna e Cesare, e la magia di qualcosa che ho portato a compimento con enorme gioia e spesso soddisfazione di autrice, ma che ora risiede nel passato. Un po’ come quando si ripensa all’infanzia, qual era il vostro gioco preferito? Io adoravo nascondino, con la twin e gli amici della Valle ne ho inventato una versione “mimetizzata”, mentre ci si nascondeva ci si scambiavano i vestiti, per confondere chi stava “sotto”. Ecco, per quanto mi sia piaciuto, non potrei giocarci più, per ovvi motivi.

La scrittura ora si posiziona sullo stesso piano.

Mentre sto scrivendo questo post, siccome oggi mi è arrivato il bonifico per le royalty di goWare, sempre puntuale, ho realizzato di non aver visto mezzo rendiconto da un altro editore con cui ho pubblicato. Prendo il contratto e leggo che dovrebbe essere semestrale. Non ci siamo. Tutta questa parte del processo è svilente da morire. Cantonate, contratti rescissi, editori che falliscono e ti piantano lì dall’oggi al domani senza neppure avere la possibilità di reperire qualche copia del romanzo che non esiste già più.

In ogni caso, senza nipoti né scrittura c’è un tempo bellissimo e nuovo da riempire. Scoprire qualcosa che ci fa bene e piace over 50 è stratosferico, come la corsa, le colazioni rallentate, gli incontri organizzati all’ultimo con le amiche, cucinare piatti nuovi, ammazzarsi di serie Tv, contemplare gli alberi, uscire apposta per vedere finalmente un punto di Milano che ancora non avevo visto.

Tornando a Instagram è una vetrina veloce e mai falsa, almeno per me, non uso filtri e la narrazione mi aderisce alla perfezione. Mi piace giocare nelle story tra foto e didascalie, impiego diversi minuti a provare font e colori, e l’immediatezza concretizza una realizzazione in tempo reale che mi diverte. Così, in questi giorni, si sussegue una narrazione spensierata: pranzi, spettacoli teatrali, frivolezze, stiamo recuperando la vita sociale di due anni, ma attenzione, è comunque parziale. Non è tutto wow, però va bene lo stesso.

Va bene al punto che se potessi esprimere un desiderio chiederei che la situazione attuale rimanesse immutata a lungo.

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Potrei chiedere molto di più, ovvio, per esempio che dopo un anno dalla firma del contratto di scout, Nina Strick trovasse finalmente un editore di livello, che io risolvessi senza ulteriori inciampi il mistero dei puntini/macchie enormi (grazie Regione Lombardia che con la prescrizione prioritaria per cui dovrei fare la visita entro un mese ho trovato posto il 16 novembre, grazie medico di base che ti ostini a non prescrivermi i test per le allergie alimentari) che mi sta condizionando anche i suddetti pranzi felici (il tartufo al bergamotto di domenica era il dolce più deprimente di tutti i menù in cui mi sono imbattuta, che poi il gusto era anche gradevole, ma confrontato con i dessert che avevano gli altri nei piatti, lasciamo perdere), che riuscissi ad avere le ferie estive concomitanti con quelle dell’Orso per due settimane (staccate eh) e non solo per una, anche considerando che ho quasi due anni di ferie arretrate da fare, che l’INPS non scrivesse assurdità circa il cambio di lavoro di mio marito., che vedete nella foto mentre farcisce le tigelle, perfettamente abbigliato da 1° maggio, secondo me questa camicia rossa gli sta benissimo, e guarda con affetto il piatto dal quale invece io ho potuto attingere limitatamente, niente nutelline.

Per quanto però io trovi sempre un po’ sadico pensare a chi sta peggio (mi pare ci sia una forma di irrispettoso sollievo perché non è capitato a noi), là fuori ci sono davvero troppe tragedia umanitarie e persone alle prese con malattie molto serie quindi niente cioccolato, pomodoro e molto altro, ma anche niente lagna.

Nonostante le spine

I fiori di aprile hanno mostrato molte spine, ma l’esercizio di vedere il bicchiere mezzo pieno e di essere grati sta abbastanza funzionando. 

Per quanto io detesti il “volere è potere” e la positività diffusa, tanto quanto la lagna perenne – mi sembrano entrambi troppo estremi oltre che fastidiosi per l’interlocutore – ci sono situazioni stressanti, emotivamente frustranti, per cui il modo di affrontarle può fare la differenza. Fermo restando le giornate in cui alzarsi è una fatica immensa e ti capitano a tiro una serie di persone e rogne (oh, sì, abbiamo avuto un nuovo giro de I Tubi di Sandra tra l’altro) per cui l’opzione: rimanere a letto e nutrirsi solo di cioccolatini e prosecco (sempre stando a letto) sembra estremamente appetibile. Il meglio proprio. Ma ci sia alza e si cerca di portare a casa la giornata, poi comunque cioccolato, prosecco e molto altro non ho potuto toccarli per due settimane, perché stiamo cercando di capire a cosa sono allergica. In effetti sì, in questo periodo di silenzio, ho sostituito il blog col prurito e i puntini. 

Tuttavia quando, come faccio io, si rileggono i vecchi post si vede che sempre, ma proprio sempre, siamo usciti dai guai. 

Qualsiasi sia il momento, essere in pace e avere una buona relazione con se stessi e con gli altri è un aiuto immenso e questo è il mio stato d’animo attuale. Ho anche picchi di vera felicità, come oggi quando camminavo per il centro di Milano, col taglio fresco di parrucchiere, il sole in faccia e un libro nuovo (pagato la metà, preso nello scaffale al 50%, forse quindi usato ma in perfette condizioni, tanto che in cassa volevano farmelo pagare intero) nello zainetto di un’autrice che volevo proprio iniziare a leggere. E la prospettiva di partire domani per tre giorni sul nostro amato Trasimeno, al pontile di Anna e Cesare. Peraltro ci sono anche attimi di rabbia piuttosto concreta, come (non) ricevere un’importante mail di lavoro, dove non sono stata messa tra i destinatari, né inserita in un elenco in cui alcuni dipendenti sono stati definiti col nome, altri col cognome (scorretto al massimo!) e uno addirittura, tenetevi forte, col soprannome. 

Ma nell’economia del mondo, soprattutto ora, orticaria, gentaglia e il mio quotidiano affanno sono davvero poca cosa. 

Vi auguro che la Pasqua possa essere un momento in cui guardarvi intorno, ovunque sarete, e provare solo riconoscenza. Nonostante le spine. 

Le mie letture: 1° Trimestre 2022

Provo, e spero funzioni per voi e per me, a postare trimestralmente l’elenco dei libri letti. Ci saranno i voti e una mia relazione complessiva, presumo non di tutti i romanzi. Lasciandovi spazio nei commenti per parlare anche dei titoli di cui non ho detto nulla, se magari invece voi li avete letti o vi incuriosiscono.

Partiamo quindi oggi

  1. Anime contro Alessio Del Debbio voto 5
  2. Ti verrò a trovare in sogno Roberta Spadotto voto 5
  3. La felicità del lupo Paolo Cognetti  voto 7
  4. Il mondo secondo Bertie Alexander McCall Smith voto 9
  5. Lo stato dell’Unione Nick Hornby voto 7 ½
  6. Le affascinanti manie degli altri Alexander McCall Smith voto 10
  7. Giallo al cimitero maggiore Paola Varalli voto 10
  8. Fedeltà e tradimento Chaim Grade voto 7 ½
  9. Non so Lorenzo Licalzi voto 7
  10. Pratiche applicazioni di un dilemma filosofico Alexander McCall Smith voto 10
  11. Il sepolto vivo Patricia Highsmith voto 9

Ho iniziato l’anno con due delusioni, libri presi senza un desiderio pregresso di lettura, il primo alla Fiera di Lavagna e il secondo a una presentazione collettiva dove oltre a questo noir noioso,  c’era anche la mia amica Paola Varalli (romanzo N. 7) e altri due autori, tutti di Fratelli Frilli. Se volete un bel giallo, simpatico e davvero d’intrattenimento Paola è perfetta. Cognetti scrive sempre lo stesso libro, basta! A quel punto, un po’ provata da letture scarse, ho recuperato Alexander McCall Smith, certa di andare sul sicuro e così è stato. Ve ne ho già parlato a sfinimento quindi non aggiungo altro. Sono agli sgoccioli con le due serie edimburghesi e poi sarà quel che sarà: affrontare quella africana o vivere nel rimpianto della Scozia? Penso più la seconda.

Degno di nota il n. 11, dopo essere stata parecchio in fissa con Patricia Highsmith tipo 25 anni fa, durante le feste natalizie abbiamo visto quel gran capolavoro che è il film Il talento di Mr Ripley  e ho pensato di tornare a leggerla, cercando qualcosa nell’usato. Ho trovato questo secondo capitolo, auto conclusivo, di Tom RIpley a 2.84 euro, purtroppo scade nel finale ed è questo il motivo per cui non gli ho dato 10, ma per il resto è davvero godibile, c’è tutta la scrittura secca e inquietante della Highsmith, coi suoi cadaveri da trascinare, che va assolutamente letta.

A parte Cognetti, comprato perché volevo prendere qualcosa dal venditore senegalese e ha quasi esclusivamente libri per bambini, si noti il mio persistente allontanamento dai best seller del momento, anche in virtù di un concreto risparmio economico, ma, forse dovuto soprattutto a interessi diversi.

I nuovi colori di marzo

A un certo punto questo 2022, riferito unicamente al mio giardino senza gettare lo sguardo oltre lo steccato delle relazioni più vicine (quindi al netto della guerra che ovviamente trovo ripugnante, come ha detto Papa Francesco) ha cominciato a essermi simpatico.

Il 4 Emanuele ha iniziato il nuovo lavoro, e va tutto bene, di seguito la nostra nuova routine mattutina, per la quale ho scelto di sfidare la consuetudine: nonostante io esca di casa alle 7.45 mi alzo alle 6.30, pochi minuti dopo di lui, per fare colazione insieme, seduti a tavola, con la moka preparata la sera prima. Questo tempo di sonno sottratto, per me dormigliona doc., ha rivelato inattese meraviglie: pulire la verdura per la cena, lavarsi i capelli con calma, inviare qualche mail, aggiornare i social, leggere in pace sul divano. Questo per me è davvero il simbolo di imparare ad accogliere il cambiamento.

Oggi, che pare giugno, sono tornata a correre. Ho un po’ esagerato, sempre coi miei limiti e tempi ma, ferma da cinque mesi e mezzo, quando mi sono avvicinata al baracchino per prendermi l’acqua e un toast, avendo deciso che avevo finito e avrei mangiato lì tra gli alberi del parco, sulle seggioline di metallo già roventi, stavo per crollare. Ho ordinato annaspando, ma anche sicura che non mi sarebbe successo nulla di che, bastava bere, sedermi e sì, sul tavolino c’era lo zucchero, ne ho messo un po’ su una mano e l’ho leccato come se fossi un cavallo – facciamo un puledro. Sono stata subito benissimo, la bella stagione mi è esplosa nel cuore, tornando ho fatto il giro per vedere i miei alberi preferiti, in piena fioritura, sentendomi profondamente privilegiata e grata.

Sabato c’è stata la presentazione del mio ultimo romanzo ed è stata una giornata spettacolare.IMG_0098

Barbara Webnauta e la sua amica Daniela, che già conoscevo, sono arrivate alle 11.30, sono andata a prenderle in stazione e da lì ci siamo mosse tra Castello e Cadorna fino all’ora di pranzo, quando ci ha raggiunti mio marito. Abbiamo mangiato proprio bene, in un bel posticino, e non abbiamo smesso un attimo di chiacchierare, una specie di lunga festa, le parole che fanno le capriole e si sposano col buon cibo. Paradisi in terra, ecco.

Poi ancora giri, in un caldo incredibile, con orde di turisti, verso Santa Maria delle Grazie e Sant’Ambrogio, due chiese che amo moltissimo, infine siamo arrivati da BibliothéCO, dove ho trovato la vetrina colma delle copie del mio romanzo, e alla spicciolata hanno cominciato ad arrivare i partecipanti, tra cui alcune amiche, mia sorella e lei, la mitica Chiara Beretta Mazzotta che avrebbe raccontato la mia storia, ed è stata pazzesca: ha iniziato parlando di me, del mio percorso, della mia persona, azzeccandole tutte e inanellando una serie di delizie tra risate e aneddoti. La forza delle parole quando si fonde con l’autenticità e la bellezza delle relazioni che funzionano e delle storie scritte in tempi pandemici e bui. Ho pensato che se nulla avessi saputo di quel romanzo, di certo l’avrei voluto leggere! Poi le firme, le dediche, le domande, gli abbracci, gli sguardi sciolti negli occhi di chi ha scelto di dedicarmi del tempo. La cosa più preziosa che abbiamo. Non dimentichiamolo.IMG_0097

Un po’ di corsa abbiamo accompagnato Barbara e Daniela al treno, ma poi lì c’è stato tutto il tempo per i saluti. Ed è quando mi è scesa la lacrima, perché rivederla mi aveva emozionata parecchio, ci siamo fatte così tanta compagnia durante questi due anni così duri, perché ero tutta scombussolata dalla presentazione, dal fatto che porca miseria, dieci anni fa ascoltavo CBM coi suoi Libri a colacioneeee su radio 105 e si era appena compiuto il miracolo di sentirla parlare di Anita. Ma chi se lo sarebbe mai immaginato? Le cose accadono quando non ci si arrende e ora la lezione è capitalizzare tutto il bello e metterselo in un posto caldo del cuore, per risfogliarne i colori nei giorni bui che inevitabilmente verranno. E’ la vita, su e giù, cadute, riprese, cose sode e vere per cui combattere e tornare in pista.IMG_0060IMG_0085

La scrittura di questi tempi

Marzo di due anni fa, e chi se lo scorda? Ci sono ottime probabilità che pure marzo 2022 ce lo ricorderemo. Nel 2020, chiusi in casa, personalmente pure con due mesi di cassa integrazione che avrei iniziato di lì a poco, scrissi un sacco, mentre ora, o meglio da mesi, lotto con una profonda mancanza di slancio: scrivo qualcosa, qualcosa che tende a non reggere sul lungo periodo, mi distraggo e mi faccio attrarre da altro, senza concludere granché. Ci sta, preferisco capire senza sforzarmi e prendere comunque il buono che la situazione scrittoria attuale porta con sé.

Innanzitutto è uscito il formato digitale di Quanto basta per essere felici, che Plesio pubblica in differita di qualche mese rispetto al cartaceo e subito è andato molto bene, al punto da essere già da due giorni primo in classifica nelle Novità Amazon più interessanti per la sua categoria. Il prezzo oltretutto è davvero appetibile, al momento in offerta a 2.79!

Sabato 26 marzo tornerò a presentare un mio romanzo, sempre Quanto basta ecc., ed è un piccolo miracolo considerata la difficilissima, se non impossibile, piazza delle librerie milanesi dove, mediamente vengo rimbalzata. Non, in realtà, che io mi proponga così tanto, non lo faccio proprio perché conosco il mercato con un’offerta culturale esagerata per cui non hanno bisogno di me. Un’altra faccenda è essere l’eroe locale di un paesino. Sono felicissima perché si tratta di una libreria davvero deliziosa, oltretutto a parlare del mondo di Anita sarà niente di meno che Chiara Beretta Mazzotta! Sulle presentazioni fisiche ci tengo a fare un distinguo: non c’è nulla di male a farle nei circoli culturali, in locali dove si mangia e beve (non mi sottraggo mai al fascino di un prosecco e due fette di salame), ma in quei casi l’autore deve fornire le copie, che si riporterà a casa in caso rimangano invendute, e, per quello che è il rapporto con l’editore di solito in pratica l’autore le compra scontate e tenta di rivenderle all’evento. Il concetto è semplice: se non riesce a venderle gli rimangono sul groppone. Nulla di male, l’ho fatto anch’io, ma in libreria i volumi invenduti rimangono sullo scaffale, in libreria l’autore non deve in alcun modo occuparsi della parte commerciale, maneggiare soldi. Per me questo fa la differenza. Ma ve li immaginate i grandi scrittori che girano con la cassetta degli spicci per dare il resto e la borsa coi libri? Direi di no.

Non è spocchia, è gavetta già fatta. E’ questione di ruoli.

Purtroppo esperienze molto tristi mi hanno messa in guardia: essere mossi da grande entusiasmo non serve a fare impresa, o meglio non è abbastanza. Occorrono soldi e competenze, se non hai le seconde con i primi te le compri. I collaboratori capaci si pagano, il cugino che fa le copertine non funziona! In un quadro editoriale difficile (l’aumento del costo della carta al momento è un grosso problema) continuano a spuntare nuovi editori digitali; il formato cartaceo è comunque garantito dal print on demand di Amazon e la cosa finisce lì. Io vedo editori senza un sito, o con un sito senza un dominio, appoggiato su wordpress. Con la mail gmail, ma diamine, se non hanno neppure i capitali per comprarsi il dominio, con quali fondi pensano di pubblicizzare le opere? Inviando il file ai vari bookblogger non troppo famosi, che ne parleranno giusto proponendo la trama e poco più, senza muovere chissà quali numeri? Così un’opera muore e un editore fallisce.

Sono ancora nelle condizioni di cercare un editore perché ho riesumato un manoscritto vecchio e stravecchio, un thriller, con l’idea di risistemarlo. Presenta un sacco di punti di forza, perché era stato scritto quando frequentavo un corso di criminologia ed era stato apprezzato dall’insegnante, in più il mio vicino di banco era un poliziotto che aveva seguito il caso Pietro Maso e mi aveva dato un sacco di consigli concreti (soprattutto per non scrivere strafalcioni sul modo di operare delle forze dell’ordine).

L’idea iniziale era di partecipare al concorso “Fai viaggiare la tua storia”, ma scadeva il 6 marzo e ho finito oggi, perché il lavoro da fare si è rivelato molto più complesso del previsto, quindi, niet. Strada facendo mi sono persuasa che a parte il tempo, il concorso non m’interessasse fino in fondo e ho preferito concentrarmi sulla fondamentale modifica ai luoghi delle vicende, inizialmente ambientate in una località balneare inesistente, che ho scelto di trasformare nella Riviera del Conero, per proporlo a “Fratelli Frilli” che pubblica gialli molto ben localizzati, dove la geografia di strade e luoghi deve essere precisa e realistica al massimo. Da lì l’idea di sottoporlo anche a “Todaro”, che ha la medesima linea. Ho un’amica che pubblica per entrambi e quindi un importante parere from inside. Tutti e due vogliono solo la sinossi, l’ho quindi mandata già da un paio di settimane e rileggendola oggi, ritengo che potrei aver sprecato un’occasione perché non era così ben scritta. “Todaro” super gentile mi ha già risposto che per fine aprile, forse anche prima, mi faranno sapere se sono interessati a leggere l’intero manoscritto.

Sinossi (ri revisionata) e testo completo li ho mandati oggi a “Golem Edizioni”. Spulciare i papabili – no, a quelli digitali di cui sopra, no, ai super big – è un altro lavoro impegnativo. Purtroppo Plesio è saturo di thriller e mi ha detto subito di no.

Altri editori non me ne vengono in mente, due belli e accessibili sono “Morellini” e Les Flaneurs, ma potete verificare voi stessi nei relativi siti che, orrore, pur non essendo noti come editori a pagamento, in effetti non chiedono soldi per pubblicare, ma per… inoltrare il manoscritto in valutazione sì. Sconcerto.

Avevo cominciato uno spin off sempre di Quanto basta ecc che proprio non va, nel senso non mi diverto a scriverlo, se non per brevi tratti. Quindi, visto che Delos Digital mi aveva espressamente chiesto se avessi un racconto weird per la nuova collana curata da Luigi Pachi, che nel genere è piuttosto noto, penso che lo dirotterò su quello.

In tutto questo, Nina Strick, ancora sotto contratto di scout, sarà proposta al Children’s book fair di Bologna che si terrà a breve e so che c’è chi si sta dando tanto da fare per lei, anche se spesso perdo le speranze.

Nel complesso sono contenta. Se avete librerie amiche interessate a me, parliamone; se pensate di venire sabato 26 marzo a Milano, parliamo anche di questo e circondiamoci di cose belle, che di brutte ce ne sono tantissime, senza che dobbiamo sentirci in colpa se non ci sentiamo in colpa perché non siamo in guerra. Questa è proprio la dialettica della guerra, manteniamoci grati, aiutiamo dove possiamo e al solito, stringiamoci nell’affetto reciproco dei nostri cari, libri compresi.