La mia personalissima ripresa

Non ho foto di figli cartella muniti da postare nei social, come vedo sta andando per la maggiore oggi, tra whatsapp e instagram. In questo istante Nanni inizia la prima superiore (liceo scienze umane, indirizzo economico sociale) e i miei pensieri sono tutti per lui, con la gratitudine per gli ultimi 4 anni in cui, grazie al part time e al fatto che l’istituto non fosse lontano da casa mia, (6 fermate di metropolitana) ho avuto la grande opportunità di stargli vicino e vederlo crescere. Non mi sento però sufficientemente dentro il discorso “ritorno a scuola” per scrivere un post a tema, direi solo banalità emotive.

Domani però riprendo pure io. GIà, si torna al lavoro. Chiaramente col mio contratto è sempre un lavoro-stop-lavoro-stop, però questo giro c’è tutto il contorno settembrino, e il fatto di aver preso 3 giorni di ferie che hanno allungato il periodo a casa (Trasimeno incluso), l’ultimo giorno in ufficio è stato infatti il 25 agosto fino alle 12.30. Settembre è il mese più leggero per l’attività che svolgo, intendo a livello quantitativo, da me però la rogna è del tutto imprevedibile e improvvisa, in teoria diciamo che vado incontro a un mese tranquillo che mi traghetterà a ottobre, che adoro, e che quest’anno porterà una nuova fetta di vacanze, giocoforza spezzate e spostate in autunno, esattamente dal 5 al 14 ottobre. E poi ancora lavoro e a fine ottobre/primi di novembre comincerà l’editing di Un cuore in Bretagna ex La montagna incartata, la cui uscita, ho avuto la conferma nei giorni scorsi, sarà in tempo per Natale, la storia è perfetta come strenna e sono davvero contenta.

Temevo, ne ho già parlato su Instagram, ma se anche mi avete già letto di là, oggi qui ho una notizia in anteprima, che si accavallasse con l’altro romanzo rosa, perché pubblicando con due editori diversi non era facile accordarsi. Invece tutto è andato liscio, e si è deciso di non mettersi in concorrenza e far uscire l’altro romance per S. Valentino. Altro bel colpo secondo me.

E adesso vi rivelo il titolo, che avevo tenuto in sospeso da tempo. (Cliccate le parti in azzurro se vi va, per ritrovare tutti i flash back del caso nei tre post di questa primavera.)

Ebbene, considerato che la protagonista è una costumista che perde l’amatissimo posto di lavoro a Cinecittà, impiego che l’aveva negli anni identificata al punto di riconoscersi unicamente come stilista, annullando ogni altro aspetto della propria vita, ho pensato a:

Sono una donna, non sono (solo) una sarta!

Scusate, io sta volta mi applaudo da sola.

Per il resto: weekend tranquillo ma molto piacevole in cui ho riscoperto i benefici della camminata di buon passo (1 ora sabato – che mannaggia avrei dovuto portarmi l’acqua, verso il cimitero, lo so non è allegro ma per me è importante e andarci a piedi è ottimo perché è una strada in parte in un parco e comunque poco frequentata, e 40 minuti domenica da e per il locale dove abbiamo preso un aperitivo prima del pranzo a casa – bar che quest’estate ha decisamente sostituito i Navigli per gli ovvi motivi, anche qui con un tratto nel verde) e deciso per 15 minuti ogni giorno di esercizi/streching per trapezi, cervicale, dorsale che ho già iniziato a fare.

Oggi le solite incombenze casalinghe pre rientro, mentre prevale una certa serenità, non voglio farmi annientare dalla paura del contagio, ho modificato parecchio la mia vita e ora cerco di viverla comunque al meglio.

Perché è una sola, perché è bellissima.  P_20200907_102827Comunque a Cortona mi sono comprata una cartella pure io. La foto non rende giustizia ai magnfici colori.

Una nuova appassionante puntata de I tubi di Sandra

Sono reduce da una nuova tornata idraulica, questa, nonostante il problema non fosse invalidante, non c’erano perdite né allagamenti, mi ha un po’ destabilizzata. Prima però vi elenco allegramente gli interventi tecnici avuti in casa dall’inizio dell’anno, anno che non è finito quindi probabilmente manco la lista lo sarà.

Sostituita corda della tapparella del balcone in cucina con motore elettrico (per vari motivi la corda era perennemente sfilacciata ed era già stata cambiata più volte, quindi soluzione drastica).

Acquisto nuova lavastoviglie (uscito tecnico, il guasto era grosso e non era consigliato aggiustare il pezzo, cioè il cestello, vabbe’ aveva quasi 13 anni e avuto numerose riparazioni).

Sostituzione veneziana balcone, quella vecchia, già presente quando comprammo casa, faceva talmente pietà che ormai non la tiravamo manco più giù.

Danno condominiale con perdita d’acqua in cucina, sopralluoghi vari.

Imbiancatura cucina per sistemare quanto sopra e bagno, che era stato sporcato dall’idraulico un anno fa (incavolatura galattica) e che avevamo scelto di non tinteggiare perché in effetti non era molto che era stato fatto, per un altro danno condominiale)

Venuta new idraulico per scarico del lavabo di Emanuele (ne abbiamo due!) assai lento e manettone scarico del wc (nome in codice passorapido) diventato durissimo (in pratica un attrezzo ginnico per bicipiti), questi due guai circa contemporanei, forse perché two is sempr megl che uan, ma nel nostro caso in effetti poteva capitare che risolto uno si spaccasse l’altro nel giro di un paio di giorni, quindi sì, megl.

Non è proprio a tema ma abbiamo pure comprato un tavolo nuovo per la cucina; era chiudibile e non si chiudeva più bene, giusto appena prima del lock down quindi consegnato dopo un botto di tempo, ma questa è una scemenza. O meglio sarebbe, perché tutte queste situazioni comportano l’entrata in casa di gente non sempre debitamente attrezzata con le misure di sicurezza anti covid.

Tornando a oggi, il guaio era quello di cui vi ho parlato al punto prima del tavolo. Qualche giorno fa ho scoperto che dietro casa avevano aperto un Centro Servizi con un’offerta che sembrava fatta apposta per me: Manutenzioni idrauliche. Anche altro eh, ma figo avere un punto di riferimento fisico, dove poter andare a urlare per lavori fatti male, invece di inseguire telefonicamente gli artigiani irreperibili. Così, mi sono rivolta a loro. E’ andato tutto bene, a parte che non indossavano le mascherine, io sì, e ho cercato di stare molto lontana, domani comunque andrò a reclamare in tal senso. Non voglio dilungarmi nè entrare nei dettagli, ma in pratica si è trattato di aggiustare casini fatti da altri, per materiale scadente e finte sostituzioni (ho pagato per nuovo un pezzo che non mi era stato rimpiazzato). Ma a pensarci bene non è certo la prima volta che mi succede, anzi.

E’ una specie di storia infinita, quello di oggi l’ennesimo capitolo.


Gita a Salò per il 13° anniversario di nozze

Ogni anno mi piace raccontare qualcosa qui nel blog sull’anniversario di matrimonio, è una ricorrenza a cui tengo tantissimo (forse perché sono stata single a lungo) e questo tredicesimo ha assunto il ruolo speciale di ripagarmi per l’estate striminzita che abbiamo avuto, stagione, questa 2020, che passerà alla storia come quella dei laghi.

Abbiamo infatti scelto di trascorrere la giornata a Salò, mi rendo conto che 8 settembre a Salò non abbia una bella connotazione, ma per noi, lontanissimi da certi rigurgiti nostalgici, è una meta comoda da Milano e ha un lungolago davvero splendido. Emanuele ha preso ferie e così, graziati da un meteo super favorevole, tra aperitivo, passeggiata, pranzo pazzesco e un po’ di shopping siamo stati davvero bene. I bagliori dell’acqua riflettevano la nostra felicità perfetta, senza ombre. Avete presente quelle giornate in cui il destino mette a segno ogni dettaglio con benevolenza, dal parcheggio, alla scelta del ristorante? Quei giorni in cui poi si ripensa quando le cose girano male, e ti dici che torneranno, che non sarà sempre buio. In realtà in tutto questo credo abbia avuto un ruolo fondamentale anche ciò che nel tempo io e l’Orso abbiamo costruito, quello che ieri appunto stavamo celebrando, nella  misura giusta per noi, con una gita che aderiva perfettamente al nosto modo di essere e di vivere, anche semplice, con le nostre chiacchiere, le foto, i cani e le anatre da ammirare, i regali da comprare per compleanni e Natale in divenire, un vestito di lana che a provarlo a momenti svengo dal caldo, il nostro linguaggio. Il mio orgoglio per aver saputo riconoscere Emanuele quando un Dio molto generoso me l’ha messo sul cammino.

Spero che la fortuna che ho toccato con mano ieri (non che fosse la prima volta eh) mi si tatui addosso come una sensazione indelebile, soprattutto per le volte in cui mi faccio prendere da cose che non hanno alcuna importanza e divento di cattivo umore.

Anche col ripristino del vecchio blocco di WordPress non tutto è come prima, non lo è l’inserimento delle foto che mi ha dato parecchi grattacapi, ma ecco che ce l’ho fatta. Prima di fare casini con le didascalie, evito, e ve le illustro qui. Noi sorridenti, il dolce incredibile, vi dico che aveva i capperi che sono tipici di un paese lì vicino mai sentito prima Gargnano, ed era un po’ salato ma ti spediva dritto dritto in paradiso (ma noi in paradiso c’eravamo già!) e queste mini panne cotte, lo strato sopra non è all’amarena, ma all’uva, diverse dal solito col sacchettino di pasticceria mignon, entrambi omaggio del ristorante. Consigliatissimo. IMG-20200908-WA0007IMG-20200908-WA0009P_20200908_141902

Leggiamo insieme Tess, nuova lettura convidisa

Eccoci che forse riesco a scrivere il post che avrei pubblicato ieri se Gutenberg non avesse deciso di irrompere nella mia vita.

Fantastico, sono sono stata in grado di andare a capo quando lo dirò io, Giucas Casella docet.

Io e Barbara Webnauta (l’ho linkata nel post sotto, non ripeto perché ogni passaggio mi fa tremare) partiremo insieme con la lettura di:

Tess dei D’Uberville di Thomas Hardy

Lunedì 21 Settembre

Ognuno poi, per chi vorrà unirsi, potrà procedere col proprio ritrmo. Io posterò regolarmente le impressioni, senza spoilerare e comunque dichiarando all’inizio del post a che punto sono arrivata. Ci sono diverse edizioni, io e Barbara abbiamo casualmente comprato la stessa cioè il tascabile BUR Rizzoli Grandi Classici. Al momento dell’acquisto ho notato sostanziali differenze nella traduzione, tra un editore e un altro (su sta cosa tocca riflettere).

I romanzi classici secondo me vanno inseriti nella propria lista di letture di tanto in tanto, se sono sopravvissuti nel tempo un motivo ci sarà, e di solito, quando li leggo, poi sono sempre felice e ne vorrei ancora. Non è necessario avere un blog per partecipare, ovviamente.

Prova

Vista la nuova orribile struttura di WordPress faccio una prova. Credo di aver capito di non potere andare a capo quando mi va. Il salto di riga mi annulla il testo e butta fuori. Ma chiaramente per me è un automatismo farlo, quindi ogni volta devo ricominciare da capo. Altro problema, i link nascosti. Vediamo come va. Facciamo che linko Barbara, con la quale vorremmo iniziare una lettura condivisa oltretutto. https://www.webnauta.it/wordpress/ ecco, non me lo nasconde, perché c’è solo una riga, dove appunto inserisco l’Url ma non c’è lo spazio per mettere la frase/parola per il blog. Insomma, sta cosa mi fa schifo. Grazie a chi sta cercando di darmi una mano, ora devo uscire, spero di capire come ripristinare il vecchio blocco.

Impressioni di settembre in una ripresa difficile

La vacanza è stata splendida ma decisamente troppo breve. Ottimo aver scelto un posto dove eravamo già stati, in modo da saltare la fase “ambientarsi”, un po’ meno bene l’ultimo giorno di maltempo e le sette ore impiegate per fare 440 km al ritorno.

Non è possibile attivare all’istante la modalità “relax” quando si parte, pochi giorni e in un attimo è stato il momenti di togliersi dagli occhi la bellezza del lago (seppur col livello calato di 1 metro e 30 negli ultimi 2 anni che lo ha reso melmoso: era impossibile farsi un bagno mentre nel 2015 avevamo fatto delle fantastiche nuotate) e infilarla nei ricordi di questa strana estate che oggi, in qualche modo, lasciamo alle spalle; anche se da calendario mancano ancora 21 giorni.

Qualche scatto direi molto emblematico: IMG-20200825-WA0008

Il pontile di Anna e Cesare di Figlia dei fiordi. (Cliccate sul titolo se vi interessa la trama.)

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Una spettacolare bavarese al cacao con arancia servita su un piatto a specchio che riflette il pergolato. L’esperienza culinaria è stata pazzesca ovunque mangiassimo.

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Noi, prosecco e birra. Felici!

Ma oggi è il primo di settembre, dicevo. Ho già l’agenda piena di robe finto-normali. Normali perché domani e dopo viene il fisioterapista (Dio sia lodato) e venerdì la squadra super efficiente di imbianchini (pareva fossero pieni tutto il mese ma ieri mi è arrivato un messaggio di disponibilità assai gradito) per la macchia in cucina del danno condominiale, e a sto punto tinteggiano pure il bagno. Cose insomma a cui qui si è piuttosto abituati, eppure anche finte, perché no, la quotidianità di prima non esiste: è ancora stravolta dal covid. Negarlo, attaccarsi alla lagna “non uso la mascherina, ci hanno messo ai domiciliari per due mesi ecc” significa decidere di fare parte del problema e non della soluzione. Precarietà, incertezze. La scuola, il lavoro, i mezzi pubblici.

I contagi. Già, il recente focolaio in una RSA milanese è 200 metri da casa mia! In questo settembre ho ancora, oltre al solito part time, qualche giorno di ferie/cassa. Il meteo al momento è perfetto, anzi no, sarebbe perfetto per stare all’aria aperta: letture al parco, giretti in centro, tutte cose che non farò. Troppa gente non è responsabile, questo significa che devo esserlo io il doppio (in vacanza oltre a non entrare nel lago non siamo manco entrati in piscina, ci siamo scelti i lettini più isolati e lì siamo stati, se ci alzavamo mascherina subito. I clienti spesso sputazzavano in acqua e noi non eravamo così convinti del potere del cloro, tanto per dirne una), il che fa venire meno il mio entusiasmo per le uscite.

Per fortuna ci sono i libri! Da leggere, da scrivere e da promuovere.

Dopo i racconti lunghi L’ultima neve e Valentina punto e a capo, che trovate sempre nella banda nera lassù, storie autoconclusive e indipendenti che lette insieme formano una piccola saga romance, è in arrivo Love after 40! l’ultimo capitolo con le vicende di Riccardo Selmi alla X Data. Ho cominicato la stesura sul finire del lock down, per poi abbandonarla e riprenderla ad agosto. Prima di partire mi è arrivato il responso positivo di Delos Digital.

La ragazza che ascoltava De André ha partecipato alla sua prima fiera, è stato apprezzato e su Instagram ho pubblicato alcune story sull’evento di Lucca. Ormai è uscito da quasi 4 mesi, diventa difficile raggiungere nuove fette di lettori fuori dalla mia cerchia, scandagliare i territori ancora inesplorati dei fan di Faber. Su 9 recensioni Amazon ne ha soltanto 2 a 4 stelle, le altre hanno tutte il punteggio massimo, il romanzo indubbiamente piace molto e ne sono lusingata, il vero problema è la visibilità in un mercato sovraffollato, che ha spesso dinamiche discutibili.

Sto aspettando che Literary Romance e Genesis Publishing calendarizzino gli editing dei romanzi che pubblicherò con loro, spero non si accavallino. Sono due realtà editoriali molto presenti nei social e ci sarà un bel da fare per il lancio; insomma prevedo mesi molto caldi e spero ricchi di soddisfazioni.

Queste sono le mie consolazioni, in famiglia stiamo tutti bene e non è poco per niente. Ma la preoccupazione rimane alta.

E voi, che settembre immaginate?

Libri letti ad agosto

  1. Oltre la guerra Marcella Ricci voto 7
  2. Guai a ore 9 Federica Cabras voto 6
  3. Valle inferna Monica Maratta voto 8
  4. Fino alla morte e oltre  Antonella Mecenero voto 8 Racconto lungo
  5. Jail Guard Christie Lacetti voto 7
  6. Le ho mai raccontato del vento del Nord  Daniel Glattauer voto 8

Ad agosto avevo serie intenzione di darci dentro con la lettura, alla fine la media dei voti non è altissima. Il primo libro in elenco in realtà l’avevo iniziato a fine luglio, ma la regola è che la competenza del mese è quella in cui si termina la lettura, anche per poter esprimere il voto. Una buona prova di Marcella Ricci, collega in Maratta, questo romance storico, che conferma tuttavia il fatto che i romanzi a tema “donne in guerra” (è il terzo che leggo quest’anno) non siano tra i miei preferiti e tendo quindi a trascinarli.

“Guai a ore 9” ha due problemi, uno è che è davvero una storia già letta mille volte, scontata – si capisce subito il finale – con un umorismo che fa ridere pochino, il secondo è più personale: volevo leggere qualcosa di leggero ma ho sbagliato romanzo, questa è una storia per trentenni (a tratti ha qualcosa del mio romanzo d’esordio “Frollini a colazione che però ho scritto quando avevo 35 anni appunto). “Valle inferna” è stata una buona sorpresa, romanzo storico sulla vita della poetessa Isabella Morra, che non conoscevo e che consiglio di cuore, ben scritto, rende partecipi della tragica vita di questa donna che ha tentato con la poesia di affrancarsi dallo strapotere maschile. Ho poi commesso un altro errore: aspettare troppo tempo (senza un vero motivo) per leggere il capitolo conclusivo della saga fantasy ma non troppo di Antonella Mecenero, alias Tenar. La mia testa, sovraccaricata da troppe letture, aveva un po’ perso il mood delle cronache delle Ley, me lo sono quindi gustato meno, ma questo non deve inficiare il voto che rimane allineato coi precedenti. Consiglio di scaricare tutti i racconti e leggerseli di fila.

“Jail Guard” è un romanzo che non avrei mai letto se non fosse stato scritto da una mia collega in Maratta, con la quale oltretutto ho instaurato un bel rapporto. E’ un romanzo potente, ben scritto, lontanissimo dai miei gusti e il voto risente di quello. Faccio fatica a rapportarmi con storie violente, questa si svolge in un riformatorio in America alla fine degli anni ’50, dove vige la legge del pestaggio. E’ sempre difficile esprimere un’opinione su un romanzo che non ti appartiene, quando non è in grado di superare questa sorta di soglia di sbarramento. O riesce a stupirti al punto di farti cambiare idea sull’intero genere, tipo “non mi attirava, invece…” oppure – come in questo caso – rimane una lettura un po’ in sospeso.

Infine ho scelto l’ultima lettura, che è venuta con me sul Trasimeno, proprio per il post che vi ho linkato e perché – credo molto in questi segnali – il tascabile mi era capitato tra le mani mentre cercavo altro in libreria e mi era stato nuovamente nominato da una lettrice mentre si chiacchierava allegramente di libri su Instagram, pochi giorni prima. Insomma andava proprio letto! Piaciuto, molto ben scritto, le argute mail tra i due che flirtano davanti allo schermo sono di sicuro un piccolo godimento per la capacità di mettere insieme le parole. Tuttavia mi rimangono molti dubbi sulla dinamica del loro rapporto e il finale furbamente aperto mi ha irritata. Interessante invece ragionare sulle amicizie virtuali, magari anche alla luce delle mie, quale peso possano avere nella quotidianità, chiedersi quanto spazio occupino nella realtà, soprattutto se non ci si è mai incontrati…

Ad agosto poi ho cominciato a leggere un libro che sta scalando a grandi falcate la classifica dei miei romanzi preferiti di questo VentiVenti, toccherà aspettare un mese per scoprirlo, ma forse gli dedicherò un post tutto suo!

Questo agosto

A un certo punto è stato evidente che mia mamma non sarebbe andata in Valle, così si è aggiunto un nuovo tassello ai cambiamenti drastici che il covid ha portato con sè. Tutte cose da elaborare.

Io e l’Orso siamo riusciti a organizzarci abbastanza bene, nel complesso della situazione, con partenza per il lago Trasimeno – sì, si torna nei luoghi di Anna e Cesare, anzi proprio nella casa ereditata da Anna per chi ha letto Figlia dei fiordi, – il giorno 25 dopo pranzo o al più tardi alle 16 e ritorno a Milano il 30 con un late check out in hotel in modo da sfruttare i pochi giorni che abbiamo. Emanuele infatti è già in ferie da lunedì 24, io entro in part time il 26. Ho iniziato a contare i giorni, a sperare che non insorgano intoppi e a pregare per un meteo favorevole.

Le giornata hanno cominciato ad accorciarsi e a sgocciolare verso la fine dell’estate, è arrivato il picco di caldo, un paio di nubifragi, poi di nuovo temperature accettabili, nei social un botto di gente al mare e noi qui a inventarci l’estate in città, talvolta con entusiasmo propositivo (prendersi finalmente quel film che volevamo tanto vedere, fare scorta di gelati) altre con la luce un po’ spenta della rassegnazione. Ho spuntato le visite mediche in calendario, sono venuti a sostituire le veneziane in balcone, ho trascorso del tempo con mia mamma che finalmente ha varcato i confini del quartiere e non per motivi medici.

Fondamentalmente ho continuato a sentirmi avvolta nell’irrealtà e a incazzarmi pesante con i negazionisti faciloni. Nel mentre andavo avanti a promuovere il mio ultimo romanzo su Instagram e per fortuna a scrivere per il fotografo, attività che mi dà davvero grande soddisfazione. Per quanto riguarda Instagram dopo la fase iniziale di ritrosia e qualla successiva di innamoramento folle, ora – e spero di assestarmi qui – lo uso con il giusto distacco. Mi è capitato (di ritorno dall’ospedale di cui parlo sotto) di essere in Duomo, dopo mesi e mesi, almeno sei, ebbene avevo ancora il cellulare spento, per un attimo ho pensato “Che cielo meraviglioso, una foto per Instagram col simbolo cittadino #MILANO e cose così? ” Poi non ho neppure riacceso il telefono fino a casa e mi sono sentita molto contenta di me stessa.

Venerdì 7, ho dedicato il mio tempo e donato il mio corpo alla scienza con lo studio sui gemelli. La ricerca verte a trovare un marcatore nel sangue per la sclerosi valvolare aortica, come avviene ad esempio con il PSA per il tumore alla prostata. I gemelli sono uno straordinario modello di studio per capire quel è il peso della componente ereditaria e di quella acquisita nel manifestarsi della malattia. La struttura si trova dalla parte opposta della città, ancora in Milano ma per pochi metri, e questo è stato l’unico elemento negativo, per il resto sono stata stra felice di partecipare nonché di avere preziosi referti e personale medico di altissimo livello a mia disposizione gratuitamente.  (Anche se ho speso un patrimonio di taxi). A casa già avevo dovuto compilare un questionario parecchio corposo.

Quella sera siamo partiti per la Valle; ero priva di entusiasmo, in più mi avevano tolto un botto di sangue e avevo mangiato solo 2 albicocche (causa prelievo), per cui appena sono rincasata ha iniziato a girarmi tutta la stanza; al ritorno ho scelto di fare taxi + metro per risparmiare un po’, ma il caldo e il pezzo a piedi mi avevano probabilmente messa ko. In cuor mio speravo di recuperare e di mettere insieme un bel weekend e così è stato.  Abbiamo cenato lungo la strada, in un normalissimo Old Wild West, che comunque a noi piace, che si trova però in un posto incantevole sul lago, un po’ nascosto per cui rimane un angolo fresco e davvero gradevole mai affollato, infatti ho fatto milioni di volte quel percorso ma finché un paio di anni fa alcuni amici non ci hanno portato lì non avevo idea dell’esistenza di quello sbocco prima di Lecco.

Comunque è stato strano perché non abbiamo visto amici e neppure tirato fuori le bici (troppo caldo) ma ci siamo rilassati dopo aver portato a termine le incombenze per cui ero andata e che, anche se erano delle scemenze, mi sono resa conto mi gettavano addosso ansia (il motivo è facile: sono cose che di solito fa mia mamma, dovevo farle io e lei mi stava facendo involontariamente pressione). Passeggiate, pranzi fuori (proprio fuori-fuori, nel senso nel ristorante vicino casa ma all’aperto) e anche tanto divano, va detto. Sento di essere un po’ al limite, lo stomaco ogni tanto protesta e mancano ancora 15 giorni alla partenza, domani torno al lavoro, oggi ho un sacco di roba da stirare e in parte ancora da fare asciugare, insomma devo gestire il tempo con attenzione, altrimenti rischio di andare finalmente in vacanza talmente scoppiata da non godermi nulla.