La trama del matrimonio (cit.)

Lo sposo: collega e amico mio di lungo corso, soprattutto sul finire degli anni ’90 e  primi 2000, entrambi single a appassionati di buone pellicole, capitava spesso che si andasse insieme al cinema la domenica pomeriggio. Erano tempi in cui si era creato un bel clima in azienda, tante le uscite di gruppo, bowling, cene.

La sposa: collega un po’ più giovane, non lavorava in ditta all’epoca delle uscite di cui sopra; due giorni dopo essersi messa con lo sposo, arriverà il suo nuovo vicino di scrivania: mio marito! (Ma in quel momento chiaramente non si sapeva, eh)  Anno 2004. E anche ora che l’Orso ha cambiato reparto ogni mattina prendono il caffè insieme.

Si esce talvolta noi quattro o anche con altri amici: come non ricordare il fantastico concerto dei Pet Shop Boys nel 2007?

Finalmente il matrimonio, convivono già da un po’.

Brindiamo!

Dopo la breve cerimonia nella biblioteca comunale, un simpaticissimo rinfresco in un bar salumeria con prodotti tipici calabresi/siciliani. Un buffet ricco e davvero gustoso.

Quando io e l’Orso stiamo tornando alla macchina, ormai è terminato anche lo sposalizio dell’ora successiva, in cosa ci imbattiamo?

Carramba, che sorpresa! La sposa ha lo stesso identico abito! Be’, era talmente stupendo che tutte lo volevano! Certo, una bella coincidenza! Scarpe e bouquet differenti, ma vi garantisco che avendo visto la sposa da dietro, con i capelli dello stesso colore e un’acconciatura molte simile mi era preso un colpo. Ma come? L’ho appena salutata all’interno del locale e ora sta qua fuori?

From inside

Da quando sono regolarmente invitata alle conferenze stampa per l’uscita di nuovi romanzi, ho sempre più l’impressione che la scintilla che porti alla pubblicazione con un editore big risieda altrove, fuori dai nostri circoli blogghistici dove ci s’impegna ad analizzare la scrittura, a capire le dinamiche editoriali, a darci dentro. Vengo a contatto con esordi clamorosi, addetti ai lavori del settore, gente che sta oltre quella linea invisibile che in fondo, dai esiste tra noi e loro, noi che stiamo ancora al di là, compresa io, prossima alla pubblicazione del quinto libro (sesto se consideriamo pure il racconto lungo con Delos, settimo se ci aggiungiamo anche quello da selfista!) e provo quindi una forte sfasatura.

Io sono sempre io, sgranocchio focaccia unta al brindisi che segue la presentazione e rispondo “no” ridendo a chi mi chiede “hai un biglietto da visita del tuo blog?”

Continuo a pensare che per l’editoria di fascia alta, per la recensione che conti, basti un titolo, come il biglietto vincente della lotteria che in fondo è uno solo e comprarne tanti in teoria offre sì più possibilità, ma il 6 gennaio il vincitore dichiara sempre di aver comprato un biglietto, così, all’autogrill, tra caffè e toilette. Uno.

Una gavetta lunga come la mia diventa il girone, non è più suonare ai matrimoni e alla feste di piazza per allenarsi, è farlo e basta.

Cinque romanzi. Che se me l’avessero detto, insomma ci sarei rimasta: sono cinque storie forti, articolate, tanti personaggi, tante pagine, tanta riscritture, tantissimo amore, ma anche tantissimo tempo sottratto ad altro. Ne vale la pena? Vale la pena di continuare a suonare alle sagre paesane pensando che magari passi di lì il discografico che mentre si mangia il panino con la salamella pensa “però, come canta bene quella lì, che voce, che personalità!” Come Heather Parisi che fu notata dal coreografo Franco Miseria mentre ballava in discoteca e la lanciò a diventare quella che fu. Tutto sommato erano anche altri tempi.

Andare agli incontri privati per giornalisti e blogger è una figata cosmica, anche se quando sono nei giorni dell’ufficio – successo martedì – è uno scapicollarsi tremendo, arrivando comunque in ritardo, però poi me la godo un sacco. Varco quella porta nell’editoria che conta sul serio e porto me stessa, e quando mi chiedono cosa faccio nella vita, perché diavolo sono lì, con la giornalista di Gioia, la libraia, la tipa che lavora in Mondadori, l’organizzatrice di eventi, sfodero la mia personalità multipla e intanto penso che magari in questo clima L’OCCASIONE scapperà anche per me. E se non scappa, pazienza, mi sto divertendo e porto a casa una copia cartacea gratis del libro e alimento il blog con articoli davvero from inside.

1^ Comunione nipotini

Il 25 aprile i nostri adorati nipotini faranno la Prima Comunione. Se si chiede a loro cosa vorrebbero per regalo, la risposta è sempre la stessa per entrambi: “Lego!” Ne hanno un sacco, occupa tanto spazio per cui la scelta si è orientata su altro. Con Nanni è stato un po’ più facile perché quando è stato da noi abbiamo fatto un giro di negozi e scartando i libri (probabile regalo da parte di mia mamma) la sua attenzione del momento è tutta per il MILAN, per cui ecco qua:

Completata dalle iniziali sulla giacchetta e dal suo numero preferito, come mi aveva ben specificato quando gli avevo detto che era un possibile regalo. (In lizza c’erano anche zaino e pallone).

Cicia invece ha cominciato (dopo aver pronunciato la fatidica parola Lego) a dire cosa non vorrebbe, parlava in negativo. Sono bambini fortunati, hanno davvero molto e lo so che confrontarli con la me stessa bimba non ha senso perché sono passati 40 anni, ma io avevo un sacco di desideri in cima ad essi c’erano sempre loro: perché il massimo che riuscivo ad avere per Natale o compleanno era la scatola da 24!

Dapprima si era pensato al classico bracciale d’oro o argento, ma Cecilia ha solo 8 anni, ora non lo metterebbe e fare regali da usare più avanti nel tempo, non so non mi ha mai convinto tanto. Siamo andati alla Swatch, per un orologio, e alla fine siamo rimasti colpiti da questa collana:Le palline hanno sfumature bellissime e sono di gomma. Ed è stata comprata.

Regali abbastanza modesti, sotto i 100 euro, non religiosi, né tecnologici, sobri ecco. Poi spero di fare in tempo ad aggiungere una copia cartacea del mio Nina Strick e Investigatto e la scomparsa del Conte Grant, come vi avevo raccontato.

Ho preparato le tag da abbinare al pacchetto. Quella per Nanni (a sinistra nella foto) in particolare ha come figura un dettaglio dell’antica immaginetta (ne erano rimaste alcune) della mia Prima Comunione perché ricordo bene che bisognava ordinarne almeno 25 ma la mia famiglia fece un pranzo in casa soltanto con i nonni e una zia che viveva ancora in casa. Otto in tutto. Negli anni ’70 usavano queste immaginette religiose, stavano su un librone campionario e ci facevi stampare all’interno i nomi del bambino, la data, cose così. Niente confetti per noi. Tutto davvero modesto. Andai al supermercato a scegliere una torta gelato nel banco frigo dell’Algida, giuro! 😀

Dicevo le tag, eccole: L’immagine per Cicia l’ho trovata nella mia cartelletta “figure per occasioni varie” e non so più dove né quando l’abbia recuperata. Sul retro hanno entrambe il timbro “fatto in casa” con una casetta e  un topolino con l’aureola.

S. Maurizio al Monastero Maggiore e La Vigna di Leonardo

Sono sempre felice di mostrare la mia città agli amici provenienti da fuori. Può capitare però addirittura che siano loro a chiedere una visita in un posto che io, ahimè, manco conosco. E’ successo con Nilen, amica romana storica di Emanuele (si sono conosciuti in Grecia qualcosa come 33 anni fa!) in vacanza a Milano il weekend scorso, ebbene ci ha proposto di accompagnarla a una visita alla Cappella Sistina di Milano. Dopo aver confessato di non avere la più pallida idea di cosa stesse parlando, io e l’Orso ci siamo informati e abbiamo organizzato un giro, fortunatamente senza file né folla.

Si tratta della Chiesa Sconsacrata di S. Maurizio al monastero maggiore che ci ha lasciati letteralmente a bocca spalancata. Fu concepita divisa in due parti, un’aula anteriore, pubblica, dedicata ai fedeli e una più grande, posteriore, riservata esclusivamente alle monache del monastero, al centro della quale c’è un importante coro e a lato un meraviglioso organo.

Nella stessa via, lo splendido C.so Magenta, si trova anche La vigna di Leonardo, riconsegnata al suo splendore e ai milanesi durante l’Expo; così Emanuele ha suggerito di andarci e abbiamo scoperto l’incanto dei locali visitabili della Casa degli Atellani, che è un’abitazione privata. Abbiamo fatto la visita guidata che è estremamente piacevole, dura mezz’ora durante la quale si viene sbalzati al tempo di Ludovico il Moro e Francesco Sforza. Leonardo da Vinci si trasferì a Milano, alla corte di Ludovico il Moro, nel 1482. Sedici anni dopo, nel 1498, Ludovico regala a Leonardo una vigna, ripiantata nel 2015 esattamente come e dov’era, dopo che la Fondazione Portaluppi e gli attuali proprietari della casa hanno promosso una ricerca intorno al sito della vigna.

E adesso un po’ di foto di S. Maurizio: (Emanuele si era portato la Canon).

E della Vigna:

In quest’ultimo scatto, di cui non mi sono resa conto, mi si vede mentre mi osservo i piedi, ascoltando l’audioguida. In realtà ho camminato su e giù tra i due cortili decidendo che quello che si trova sullo sfondo in questa foto fosse il mio preferito

Stra-consiglio queste due visite a tutti, anche a famiglie con bambini. L’ingresso a S. Maurizio è gratuito (gradita un’offerta ai volontari del Touring che garantiscono l’apertura), mentre alla Vigna si accede solo con la visita guidata anche senza prenotazione e costa 10 €. A mio parere si tratta di due gioielli tra i più affascinanti di Milano, che mi hanno regalato una bellezza paragonabile a luoghi ben più noti, un vero dono. Ho avuto l’impressione che mi venisse consegnata l’eredità di un passato da amare e raccontare affinché diventi patrimonio di tutti, ed è quello che spero di essere riuscita a fare con questo post.

Martina, la formichina

Siamo in dirittura d’arrivo con l’albo della formichina. Avevo affidato i due albi La formica che voleva fare la cicala e La formica va in montagna a due differenti disegnatori, e alla fine la scelta è caduta su Nicoletta De Candia, (di cui vedete la deliziosa creazione/creatura lassù) che ha illustrato il secondo e che ora si appresta fiduciosa a illustrare anche il primo. Dover scartare Emanuele non è stato piacevole, ma tutto si è svolto in maniera molto corretta e gentile tra noi, lui è stato simpatico e professionale, e di questo lo ringrazio ancora.

Il motivo per cui ho scritto le due storie di questa formica credo che sia il più singolare che mi sia capitato, in tanti anni di scrittura. La protagonista del romanzo Non è possibile infatti è una scrittrice per l’infanzia che propone gli albi di una formica così ideati:

Cosa potrebbe succedere se una formica si stancasse di lavorare sodo e gettando lo sguardo alla vita ben più rilassante della cicala decidesse di imitarla?

Si può andare contro natura o come si usa dire: chi nasce tondo non può morire quadrato?

Quando CBM ha letto il manoscritto si è innamorata della formica, e mi ha chiesto se davvero io ne avessi scritto le gesta, naturalmente no, era solo un’idea funzionale alla narrazione, la prima che mi fosse venuta in mente, potevo parlare di una carota, un bimbetto o una fatina. “Devi scriverla!” mi ha detto e io l’ho fatto e le ho mandato le filastrocche in rima, e lei ha continuato “bene, ora devi solo aggiungere le illustrazioni” e io ho lanciato il bando qui nel blog. Nel frattempo è saltata fuori l’idea della casa editrice a cui proporla e così, mentre Nicoletta perfeziona le tavole seguendo i suggerimenti di CBM, sempre puntuale e attenta a ogni dettaglio, io ho preparato una breve scheda di presentazione dell’opera.

Una serie di albi illustrati per bambini (età indicativa 5/7 anni) aventi per protagonista una formichina che invidia la pacifica vita dell’amica cicala e tenta di imitarla. Ogni volta però è un disastro e, incapace di tradire la propria indole,  Martina la formichina torna a comportarsi da formica.

Qui ci siamo credendo molto, anche se cerco di tenere i piedi per terra. Sapere che sarà CBM proprietaria di un’agenzia editoriale prestigiosa a proporre l’albo alla casa editrice e non io è confortante. Mi pare più professionale. La formica che scia tra montagne di panna montata è uno spettacolo!

La formica cosa fa?

In montagna se ne va

Apre gli occhi con stupore

Cos’è questo gran candore?

L’uomo nero

Elisabetta Bucciarelli, autrice e drammaturga, ha curato il progetto laboratoriale che ha fatto nascere l’antologia L’uomo nero Ediz. Caracò uscito ieri, e io sono stata invitata alla conferenza stampa dove Elisabetta e quattro delle sei autrici (Simona Giacomelli, Elena Mearini, Cira Santoro, Anna Scardovelli, Monica Stefinlongo, Cristina Zagaria) incluse nell’opera hanno parlato di lui, il solito maschio stereotipo che tanto ci fa dannare.

L’idea è quella che Elisabetta, che ha scritto un’accurata prefazione ma non è presente con un proprio pezzo, accompagnasse le autrici che ha scelto di persona, per trovare un punto di vista differente, con un denominatore comune e portare alla luce il momento, la situazione dove il maschio s’incrina e diventa fragile. L’uomo da presentare e poi distruggere (perché lo stereotipo vuole che l’uomo sia inaffidabile, assente, eterno bambino!), andando dentro alla propria voce autentica di donna, usare sì il proprio sguardo femminile ma tentare anche di mettersi davvero nei panni dell’uomo.

Sei racconti dunque, di donne non tutte espressamente scrittrici, comunemente d’accordo nel dire che se l’uomo non è stereotipato (vedi sopra) forse è ancora più difficile da gestire, da affrontare. Perché, come ha sottolineato la brava Elena Mearini che ho avuto la fortuna di individuare prima dell’incontro, in un bar, di agguantarla e farmi riconoscere per quella che sono “una blogger ficcanaso!”, se togliendo lo stereotipo scoprissimo che non rimane nulla, se ci restasse solo il vuoto?

Sei racconti sulla pelle, dove ogni donna ha voluto dire proprio quella roba lì e i lettori invece di sicuro troveranno altri piani di lettura. La sfida vera adesso è capire finalmente che uomini e donne sono diversi! Piantiamola di volerli come noi! Cerchiamo piuttosto un terreno di gioco comune dove stare bene insieme, di sicuro c’è, grazie a chi ci indicherà la strada per raggiungerlo.

Un piacevolissimo incontro, un gruppo di donne in gamba, un po’ di rabbia verso l’uomo nero, molte chiacchiere, un’attività mia, questa di andare agli incontri riservati ai giornalisti, che si sta affiancando alla scrittura con mia grande gioia. Ho un invito anche per settimana prossima. 

Per augurarvi una settimana piena di colori!

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Girovagando per il Monferrato, sabato con una fortuna sfacciata col meteo (pioggia a scrosci in andata, e pare mentre ci stavamo sollazzando al ristorante che è una cantina senza finestre – sole quando passeggiavamo!) ci siamo imbattuti in queste viti, in cima a ogni filare una matitona colorata, 15 in tutto, di diversi colori (addirittura 2 sfumature di azzurro, il bianco e il panna) alte circa 1.80. Di seguito eccone alcune.

Rossa, azzurra, gialla, arancione e violetta. C’era un forte vento ed è il motivo dei miei capelli svolazzanti. Sono anche un po’ in ombra, ma nonostante in questi scatti io non sia venuta al meglio, ve li voglio proporre lo stesso per augurarvi una settimana piena di fantastici colori e per ricordare a tutti quante belle cose si possono incontrare all’improvviso, percorrendo il nostro meraviglioso paese.

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Nina Strick

Sono (giuro non sto esagerando) pietrificata di fronte alle illustrazioni di Rossella. Sono stupende, ma no di più, non riesco a esprimermi, sta dando vita al mio giallo per ragazzi come se fosse un film d’animazione da Oscar.
Non vedo l’ora di vederla, abbracciarla e dirle grazie di persona per aver avuto fiducia in me. Anche se non sarà subito, visto che abita a Trieste. Continuo a pensare di essere stata molto fortunata a trovarla e anche intuitiva visto che gli illustratori che si sono proposti sono stati 4 e addirittura altri 2 quando avevo concluso la ricerca e nessuno mi ha mandato un campione dei personaggi prima della mia scelta. Senza togliere nulla a Emanuele e Nicoletta che si stanno occupando della formichina, Rossella è l’artista giusta per questa storia.
Oggi vi mostro Nina Strick, io ne sono già innamorata pazza! ♥

Le parole di questi giorni

Scrittura di getto, 15 minuti, parole sparse e pochi concetti per descrivere questo giro di part time, con diversi problemi informatici (sorry Silvia Algerino “comments are closed for bots” è la scritta che annulla ogni mio commento da te), mail che non arrivano e via dicendo che un po’ mi allontanano scazzata dal pc.

Via:

Due giorni col nipote full time, dalle 15 di martedì alle 20 di ieri, non ho più i piedi, caldo, aiuto giri infiniti nei negozi ma bellissimo. E poi giochi, sfide a Mister Mind, lo conoscete? Io ci ho sempre giocato un sacco da quell’estate al mare quando piovve tanto ed era a disposizione della pensione di Rimini dove eravamo con i cugini e amici che madò hanno tipo 2 anni più di me e sono già nonni. Ah. Carnevale, un sacco di dolci tipici che forse sono quelli che amo di più di tutto l’anno. Casini informatici, appuntamenti saltati grrrr gente scorretta che mai più mi avrà anche se han detto “lo riposizioniamo per il 2018” Dio, ma come si fa? E altri inviti bellissimi sempre per le presentazioni private ai blogger e giornalisti come me aahah che a dire come me fa ridere ma l’invito è vero e reale con autrici donne fantastiche, vi dirò poi. Nipote un sacco di nipote, Nanni, Cicia è in montagna con la nonna. Mia sorella in fiera. Pranzo a base delle famose polpette di mia mamma da lei ieri poi via appunto per i negozi. Ho visto le palme in duomo che palle sta polemica deficiente di gente che non ha un cazzo a cui pensare e associa le palme agli extra comunitari dimenticando la nostra bella riviera. Secondo me stanno pure molto bene anche se ora sono transennate, belle mi sono piaciute sarà che c’era un cielo bluissimo e il duomo bianco che spettacolo ho pensato milano è proprio bellissima e chi non ci crede che se ne vada o non ci venga in gita. Oculista, ceretta, Occitane, mercato, casa più curata tutto questo è il part time. Bello da matti. LA montagna incartata è fermo, forse ho messo troppa carne al fuoco ma non mi ha stufata eh solo voglio una piccola tregua perche mi pare mi stesse venendo una sorta di ansia scrittoria scrivo scrivo scrivo ma dove vado? Boh sto qua. Non rileggo chissà cosa scrivo mi piace questa cosa dà la frenesia di questi giorni che volano e per il calendario lavorativo che ancora non mi è del tutto chiaro questo giro ho 2 giorni a casa in meno del mese scorso boh per cui voleranno ancora di più e quando tornerò al lavoro avrò collega giovanissima che era andata via ritornata e collega nuovo che aveva sostituito collegafigo stato trasferito in altra sede quindi ci sarà da riassettare l’ufficio ancora una volta che palle odio ste cose ma collega giovanissima che pare svedese ma è piemontese mi è molto simpatica e mi era spiaciuto quando se ne era andata a Malpensa a lavorare x fare nuove esperienze nel nostro ramo ma un po’ diverse.

BON Che dire? SOSPIRO sto ancora leggendo Anna Karenina, dio mio le ultime 100 pagg sono un’agonia vera magari sta sera finisco ho dei libri lì che mi aspettano e sono fantasticamente da vigilia nel senso sembrano belli belli e ho tanta voglia di loro. Poi Anna Karenina è pure scritto piccolissimo e con i problemi attuali di vista e ‘na fatica vera. Immenso capolavoro sì ma qualcuno tipo io abbia il coraggio di dire che in alcune pagine non scorre e poi a me a dirla tutta Anna K mi pare una gatta morta e preferisco di gran lunghissima KITTY KITTY ottimo personaggio pure Levin anche se quando parla tipo dell’agricoltura che balle. E poi pensavo anche chi non l’ha letto ne conosce il finale, chissà come mai e magari pure l’incipit più famoso si sempre. Bellissimo sia detto. Credo che per un po’ leggero cose non classiche ma più nuove anche per continuare a rendermi conto di cosa offra il panorama attualmente, io che nel panorama vorrei entrarci. Sembra così strana la casa oggi senza Nanni che gioca con il mio orso preferito di peluche e anche con l’orso vero marito a scacchi e ci si abbraccia e ci sono mille briciole in giro e ancora le sue ciabatte dimenticate. Gli ho preso 3 personaggini lego che alla fine non ho resistito al Lego store, e lui mi ha detto grazie 10000 volte e io caspita a volte penso che non sono mamma così ho avuto la possibilità di fare di più la zia altrimenti questo non sarebbe avvenuto e allora forse era questo il mio destino, la mia strada chissà ma per ora mi sembra una strada molto bella forse la migliore a cui avrei potuto ambire.

Gli ho mostrato le illustrazioni di Nina Strick e lui era contentissimo mi ha detto diverse cose buffe tipo “zia dovresti trovarti un editore come Mondadori o Giunti!” ehheh come no, però si vede che mi ritiene all’altezza, ahah lo adoro. BENE butto un’occhiata all’orologio e ci siamo è ora quasi di chiudere questo pazzo post strampalato senza rilettura

 

Gli umani sono contradditori e bislacchi

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Una donna dall’aria triste è venuta a casa assieme alla mia padroncina sta sera. Direi che gatta ci cova ma non è di mio gusto nominare i gatti. L’ho annusata un po’ trovandola gradevole, aveva un odore di sapone di Marsiglia, mughetti e lacrime. Juliette ha fatto le presentazioni a puntino e poi io le ho fatto capire scodinzolando di avere una certa urgenza a uscire e a quel punto lei ha chiesto a questa signora, che credo potrei definire sua amica, di portarmi fuori. Mi sono irrigidita. Che storia è questa? Uscire con una sconosciuta seppure ben profumata non mi va. Juliette mi ha detto di non fare storie che lei non ha il dono dell’ubiquità e per mettere su la cena doveva per forza stare in casa, poi ha ribadito con fermezza che se io intendevo anticipare l’uscita non per questo lei era costretta a ritardare il desinare, oltretutto con un’ospite e l’ha avuta vinta. Una volta fuori ho provveduto subito a fare i miei bisogni per lasciare intendere alla donna, che nel frattempo mi aveva accarezzato tra le orecchie sussurrandomi il suo nome, di poter rientrare anche subito ma lei si è allontanata dicendomi che avremmo fatto un giretto carino e mi avrebbe mostrato dove abita, che non era lontano. Ero piena di dubbi sebbene la fiducia in Juliette è totale e mai avrei pensato che potesse affidarmi a qualche malintenzionato, così ho trotterellato guardinga nella sera ormai buia cercando di rendermi ben visibile alla luce dei lampioni di Tregemeur, come a dirle “so badare a me stessa, non mi attirare in luoghi oscuri, tanto non ci verrò!” Tutto è andato bene, a un certo punto Sophie, così mi aveva detto di chiamarsi, mi ha indicato una villa sontuosa che in realtà avevo già visto più volte, soffermandomi con invidia su certe piante fronzute dove in estate si formano pozze di ombra quando in giro è tutto caldo e umido, e ho capito che quella era casa sua.

Poi siamo rientrati. Appena abbiamo varcato la soglia Sophie ha detto che ero stata bravissima, Juliette ha riempito la mia ciotola a forma di osso con quelle crocchette buonissime sentenziando che erano le ultime. Dal tono della sua voce ho inteso che non ne avrei mai più avute di quella marca costosa e che quindi probabilmente l’uomo che le aveva fatto sciogliere gli occhi e volteggiare con la gonna a pieghe se ne era andato. Poi le due donne si sono messe a tavola, Juliette ha scolato la pasta e mi ha detto che io l’avrei avuta l’indomani a pranzo, e io ho pensato che fosse occhei. Ma un po’ di rimpianto per quelle deliziosa crocchette mi è rimasto, mitigato dal fatto che lei non sembrasse affatto triste per la fine di quella recente amicizia, così, ancora una volta, ho pensato che gli umani sono contraddittori e bislacchi e che essere nata cane è un’immensa fortuna.

Ps. Immagine lassù presa da Vienifuoriconme.com chiaramente il cane è di una razza differente ma mi è piaciuta molto, in alternativa avevo pensato alle prime scene de La Carica dei 101 Disney, molto sfruttate ma sempre splendide secondo me!