Piombo sul cuore

Mi addormento cercando le parole giuste per esprimere un sentimento che non so se sia comune. Sento infatti spesso genitori di bimbi piccoli dire “non vedo l’ora che cammini, che vada all’asilo, che cresca!” E io sempre penso no, io non vorrei.

E allora lo chiedo a voi mamme (e papà) non vorreste trattenerli con le braccia, fermare gli anni e loro in una vita perfetta di magia e incanto, quella della scuola primaria al massimo, senza malizia e ricca di stupore?

Non vorreste rimanessero sempre così, ancorati al gioco? Facendo loro forse un torto, privandoli dell’età adulta, ma sicuri che se solo potessero sapere cosa c’è oltre la barriera dell’adolescenza poi vi ringrazierebbero? Perché l’infanzia è tutto, l’ha detto così bene anche Leopardi.

E quando ieri sera mio nipote è arrivato baldanzoso a mostrarmi la sua scatola piena di gommine, una nuova collezione, ho gongolato, ricordando il post sui tappi e ho pensato che non tutto è perduto, che lo adoro in una maniera che non potrebbe essere più immensa se fosse mio figlio, e spaccherei tutti gli orologi del mondo per fermare sì questo tempo, per proteggerlo da una vita che di sicuro, almeno qualche volta, gli farà male.

Per lasciare che il suo zainetto ora pieno di possibilità rimanga vigilia bella, perche poi la realizzazione avrà qualche piega nera, dove si annidano le sconfitte…

E quando mi sveglio la notizia del terremoto, almeno due bambini morti, due bambini come i miei nipoti per i quali l’orologio si è fermato alle 3.36 ma non come intendevo io.

Ed è piombo sul cuore.

Flash estivi

Sto leggendo un romanzo stupendo, assai poco noto, di nicchia come si dice in questi casi, di cui vi relazionerò tra molti mesi, il 27 gennaio quando, come di consueto, suggerisco una lettura per la giornata della memoria, è infatti adattissimo: la sorella di Mitia, il protagonista ormai novantenne era stata caricata su un camion delle SS, da cui, spinta dalla madre, era riuscita a scappare, scomparsa in una Polonia distrutta dai nazisti, Mitia non ha mai perso la speranza di ritrovarla e da qui si dipana la storia.

Con un’associazione di idee che spesso il cervello fa in perfetta autonomia, ecco un flash estivo di molti anni fa.

Isola di Cipro, una delle poche volte in cui andai al mare in questo periodo, tipo 26 agosto – 9 settembre o giù di lì. Anno? 2000? Così su due piedi non saprei di preciso.

C’era questo bagnino rumeno bellissimo, Cipro all’epoca era una florida nazione costretta a importare mano d’opera; disoccupazione? Non pervenuta. Le carceri semi vuote. Un paradiso.

Il bagnino rumeno, finito di lavorare alla spiaggia, si concedeva un bagno in un mare spettacolare, giusto sotto il terrazzo dell’hotel dove soggiornavo con mia mamma. Ogni sera prima di cena, così terminata la doccia e il rito della crema doposole, del contemplare i progressi dell’abbronzatura, pregustando la serata, mi affacciavo al balcone (ok dopo essermi vestita) e lo ammiravo. Il tramonto rosa e questo ragazzo atletico, alto che nuotava e percepivo come aspettasse quel momento tutto il giorno, sotto un sole rovente e assurdamente umido. Finalmente un po’ di frescura e la pace.

Non sono mai stata una cacciatrice, neanche tanto preda a dire il vero, per cui non facevo nulla, se non due parole e rimirarlo.

L’ultimo giorno, prima di partire, andai a salutarlo. E con somma sorpresa lui mi mise in mano il suo indirizzo di casa, in Romania.

E io a dirmi, ma cosa mi combini? Hai avuto due settimane e ora te ne esci con sto bigliettino, quasi sottobanco, come la versione di un compito in classe da copiare.

Gli scrissi.

Non mi ha mai risposto.

L’estate dei tappi a corona

Da bambina ero un trio. Io, la mia gemella e mio cugino che ha 2 anni e mezzo meno di noi. Sempre insieme, nel limite del possibile ovvio: noi abitavamo a Milano, lui in Valtellina.

Quanto bene vi siete voluti col Marco” era solita dire mia nonna, la sua casa era il palcoscenico di noi tre. Un mese e mezzo, talvolta pure due in estate, e poi Natale, Pasqua, scappatelle infra scuola. Con mio cugino ci scrivevamo persino delle lettere. Non ricordo litigate. Non ce ne sono state. Amici sì, ne avevamo, ma in fondo erano anelli nella nostra orbita.

Un’estate collezionammo tappi a corona. Quelli di metallo che chiudono le bottiglie di vetro. Li scambiavamo come si fa con le figurine, e li ammiravamo stesi in ordine sulla parte asfaltata del cortile.

Fortuna volle che fosse adiacente un bar, una vecchia osteria, molto frequentata ancora oggi (pure da me se capita), e lì di tappi se ne trovavano un sacco. Spesso schiacciati, va detto, dalle moto rombanti che sfrecciavano via dal locale. Oransoda e Lemonsoda l’accoppiata più ambita. Non so più chi di noi li trovò, tipo che era disposto a scambiarli per venti altri tappi, forse più. Allora qualcuno, per sminuirne il valore, disse: “Magari sono stati buttati via da un vecchio bavoso!” In effetti, raccattare tappi usati da altri sembrava una pratica piuttosto lurida, e allora basta, basta escursioni fuori dal bar, “si raccolgono solo i tappi delle bibite che beviamo noi!” Il crollo del collezionismo, perché ogni anno i nonni decidevano quale sarebbe stata la bevanda dell’estate e a maggio ne compravano non so quante casse, il che non consentiva grande varietà di tappi, capirete. Ci fu l’estate della gassosa, dell’aranciata amara (da lì credo sia nata la mia passione per l’aranciata amara appunto, detesto quella normale), del tamarindo. Prevalentemente marca Norda, perché almeno all’epoca era della zona e mio nonno era un tipo che badava all’economia locale. 

Così dopo qualche giorno era inevitabile tornare fuori dal bar, col naso per terra a cercare tappi. In fondo la bottiglia la stappi prima di bere, per cui la saliva sul tappo non c’è! No? Il fantasma del vecchio bavoso aleggiava sui tappi più belli, di qualche birra stravagante.

Per tutta l’estate.

Ecco, mi pare più sana la caccia ai tappi sul finire degli anni ‘70, piuttosto dell’attuale Pokemon Go.

Gli adulti che ci giocano mi sembrano cretini, ma i bambini mi sembrano tristi.

Quando l’estate scivola via

Sento l’estate scivolare via.

Sì, lo so: abbiamo ancora un terzo da vivere, ma si dà il caso che si collochi quasi tutto in settembre, e che nel mio calendario personale l’estate cominci il 1^ giugno e  finisca l’ultimo weekend in Valtellina in cui uso la bicicletta. E poi ci sono segnali inequivocabili: le sere più scure e il naso tappato dall’ambrosia.

E così, nonostante vada blaterando che la mia stagione preferita sia l’autunno e quindi sono felice che sia in procinto di arrivare, la fine dell’estate mette sempre un po’ di malinconia. L’estate è vacanze e quelle sono davvero archiviate. Forse uno scampolo a fine settembre, se l’Orso riesce ad avere qualche giorno concomitante col mio part time.

L’estate è l’euforia dell’inizio, del finalmente.

Adesso per me è normale correre con la mente, con la voglia che corrano pure le lancette e i giorni, in modo che tutto possa rientrare nei ranghi della normalità; ora è un ibrido: ritorni (mia sorella, una cara amica e mia mamma tra oggi e domenica) e partenze (un’altra amica partita mercoledì) e vaghezza (amici che non ho idea di quando rincasino). E weekend sbocconcellati in gite.

Ora tutto è rimandi: devo chiamare l’imbianchino e il ginecologo: figuriamoci! Ora tutto è chiusura: diamine, è pur sempre la settimana di Ferragosto!

Ora in fondo è soprattutto: nostalgia e vigilia in un tempo sospeso.

E sono 80, Robert, auguri da una tua grandissima ammiratrice!

 

Robert-Redford_980x571

Da sempre il mio attore preferito di quella generazione!

Per celebrare l’ottantesimo compleanno del grande Robert Redford, ho scelto di rimanere in linea col blog e di parlarvi di tre romanzi tradotti poi da Robert Redford, come attore e/o come regista, in altrettanti film di grande successo!

La mia Africa – Karen Blixen

Romanzo autobiografico dell’autrice danese che racconta gli anni in cui visse in Kenya. Tema portante è l’amore per l’Africa, un sentimento profondo che legherà per sempre Karen Blixen al continente africano, amore nato gestendo una fattoria non lontana da Nairobi, mentre il marito, barone, si dedicava alla caccia.

Il film dà grande risalto alla relazione extra coniugale con Danys Finch Hatton, interpretato da Robert Redford, fino al tragico epilogo.

Gente Senza storia ( Gente comune per la versione cinematografica) – Judith Guest

Romanzo drammatico sulle vicende di una famiglia borghese di Chicago, in seguito alla morte del primogenito Buck e al tentato suicidio del secondo figlio Conrad.

Il film vede il debutto di Robert Redford alla regia, che colpisce nel segno. Le scene dell’annegamento di Buck sono estremamente realistiche. Le emozioni di Conrad in cura della psicologo mentre tenta di affrontare gli effetti della tragedia sono davvero toccanti.

 L’uomo che sussurrava ai cavalli – Nicholas Evans

Salvare Pilgrim, cavallo destinato a essere abbattuto dopo aver disarcionato Grace, una ragazzina alla quale è stata amputata una gamba, è l’obiettivo di Tom, l’uomo che cura in cavalli nel Montana, al quale si rivolge la madre di Grace. Se forse risulta scontata la relazione tra la donna e Tom, il resto è magistrale: dall’incidente sul ghiaccio (l’autore salì su un camion – non ricordo se come passeggero o guidandolo – per meglio comprendere come si muove un mezzo di quella portata sulla neve), alle emozioni legate ai cavalli, alla disperazione di un’adolescente con la vita sconvolta. Una curiosità: nel film la parte di Grace fu affidata a una giovanissima Scarlett Johansson, pare che sua madre supplicasse i giornalisti, che non se la filavano, di intervistarla!

Lost in Greece

Avevo promesso un post al giorno, fino all’autunno.

Tuttavia oggi sono proprio a corto di idee. Vi lascio quindi col video della mia personale canzone dell’estate! La sentivamo sempre a Yalla Beach e ho impiegato esattamente un mese a capire di quale canzone si trattasse. Non ho app per individuare le canzoni quando passano in radio, e ogni volta che la sentivo non riuscivo a capire né titolo né autore. Oggi finalmente ce l’ho fatta. L’ascolto e torno in Grecia per 3 minuti, a godermi il mare della splendida Calcidica, a guardarmi in giro, a chiacchierare con l’Orso, a leggere, a bere Caffè Frappè, a pensare che la vita è proprio meravigliosa.

Purché se ne parli

Eccomi. I tre giorni di Ferragosto sono stati il copia incolla della precedente vacanza valtellinese, anticipati però da una sosta super piacevolissima venerdì sera; sulla strada abbiamo infatti pensato di fermarci a Varenna a cena. Esattamente qui, ed è stato bellissimo, tutto ottimo: cibo, servizio, panorama, atmosfera. Adoro Varenna, sembra un pezzo di 5 Terre staccato sul Lago di Como, ci ero già stata, e per una bizzarria burocratica Varenna appare sul mio estratto di nascita, nonostante io sia nata a Milano, la mia registrazione all’anagrafe è avvenuta proprio lì, nel comune dove mia mamma (in realtà nella vicina Lierna) abitava prima del matrimonio, supponiamo che non avesse ancora spostato la residenza quando sono nata. Non si ricorda. In ogni caso su quella riva di lago ho mosso i primi passi.

Archiviato pure Ferragosto, un po’ la scrittura comincia a reclamarmi. Lo slancio creativo è ancora in ferie però, e non ha intenzione di finirle a breve, forse pure mai. Ma le elucubrazioni quelle alla grande!

Vi butto lì qualche spunto:

che valore hanno – il mio non è livore ma ragionamento – aggettivi quali: banale, ripetitivo e noioso per poi darmi 3 stelle? E ancora gli stessi aggettivi con l’aggiunta di prolisso se non sono affiancati da un’analisi del motivo? (E qui mi sono beccata una stellina soltanto, che vi dico crea movimento, perché la gente e io non mi sottraggo al richiamo, ama sguazzare nel torbido altrui, una stroncatura dà visibilità!). “Senza contenuto” poi lo trovo davvero ridicolo! Genitorialità, adozione, immigrazione, sono solo alcuni dei temi trattati, di contenuti ce ne sono, eccome, eh sì l’avrete già capito, sto parlando delle recensioni negative a Le affinità affettive!

Quanto, riusciamo a chiamarci fuori dal gusto personale se vogliamo dare un’opinione oggettiva di un qualcosa? Lo so è difficile, ma se temo di non riuscire, magari evito di scriverci su.

Questo sconosciuto lettore invece ha apprezzato la lettura al punto di pubblicare un video sulla sua pagina FB, vi invito a vederlo, io ancora non sono riuscita, se avete voglia commentate e ditegli che l’autrice sprovvista di Facebook ha gradito assai e lo vorrebbe ringraziare tanto!

Intanto la mia beta lettrice è all’opera, lo testimonia con una foto:IMG_20160813_103441 e io ringrazio anche lei di cuore!

Vi lascio con la frase che sta nel sito dell’editore Fazi nella pagina per l’inoltro dei manoscritti:

Siate spietati con voi stessi, perché – per amore di quei rari lavori davvero buoni che troppo spesso finiscono soffocati nella pila della cattiva narrativa – noi saremo spietati con voi.

Nessuno chiede ai recensori di Amazon di essere spietati😀 ma trovo che sia molto giusto ritenere che lavori buoni spesso finiscano soffocati dalla pila della cattiva narrativa, mi piacerebbe essere abbastanza buona per Fazi, ma non m’importa affatto non esserlo per chi spara a zero, senza argomentare.

Se dovessi davvero smettere però, non sarà certo per queste recensioni, che francamente mi hanno fatta sorridere, ma perché l’investimento emotivo è troppo alto e per emergere sul serio ormai è chiaro, anche se gli autori arrivati non lo ammettono, è necessaria la classica botta di culo. Questo non significa che laddove ci sia stata non fosse stata supportata da talento e tenacia, ma senza, amici miei senza… lascio a voi le conclusioni. Io vado ad asciugarmi i capelli ancora dritti dritti grazie al trattamento!

Già Ferragosto (quasi)!

Sembra assurdo e in effetti un po’ lo è, ma siamo già ai saluti ferragostani e relativi auguri di trascorrere una bella giornata in compagnia. Eppure è così, domani sera appena finiamo al lavoro riparte la staffetta e torniamo in Valtellina, dove si trova ancora mia mamma e rientreremo direttamente in ufficio martedì mattina.

Adoro Milano agostana con zero traffico, ancora qualche amico in città per una cena fuori (vero Melina?) e sto trascorrendo pochissimo tempo in casa: se sono a Milano sono in azienda, dove mi fermo sempre oltre il mio orario, o da qualche parte che appunto non è il nostro appartamento che viene quindi puntualmente trascurato senza rimorsi. Niente di drammatico, il bagno continua a essere pulito ogni giorno, l’aspirapolvere più o meno passata, le lavatrici fatte, lo stiraggio non del tutto😀

Nel part time non è compresa l’ubiquità. Del resto se potessi essere in diversi posti in contemporanea probabilmente sceglierei di godermi ancora Yalla Beach.

Questo è quanto unito a molta serenità di cuore.

Vi abbraccio e auguro un ottimo Ferragosto. Anche chi non ha ancora staccato dalla quotidianità forse potrà farlo ora che ci sono 3 giorni di fila liberi. Ci rileggiamo il 16! 0313Nella foto, uno dei cani di Yalla Beach, in particolare lui si è fermato all’ombra sotto un lettino accanto ai nostri e io gli ho messo l’acqua vicino.

Leggere non è peccato!

Un peccato è non leggere.

Da un’iniziativa di Silvia Algerino e Nadia Banaudi un concorso che è anche un modo di (si spera) comunicare al mondo quanto sia bello leggere, e magari farlo diventare virale, qualcosa di cui tutti parlano, un’ossessione di cui non si potrà fare a meno, come del resto già sa chi professa la grande fede nella lettura, come godimento supremo, eppure no, non è peccato. Diffondete, partecipate e contagiate tutti con il virus della lettura!

LEGGERE_NON-460x386

Silvia e Nadia chiedono ai partecipanti:

Quali sono i 3 motivi che ti spingono a leggere?

Leggere è un modo per essere felici, per viaggiare senza lo sbattimento dei bagagli, per approfondire un unico grande tema che mi sta a cuore: l’umanità!

Quali sono i 3 libri che consiglieresti a chi non legge?

Esche Vive di Fabio Genovesi

La fortezza di Jennifer Egan

Dieci piccoli indiani di Agatha Christie

Quali sono le 3 azioni che identifichi con il peccato?

Uccidere, tradire e rubare!

E ora il mio omaggio al progetto005] 0135[1]Positano estate 2012

#leggiinvacanza (non potrai più smettere quando tornerai a casa!)

 

Al parco con Franzen

0344Questo è il parco dove leggevo Franzen. Su una panchina, non proprio quella nella foto, ma una meglio esposta al sole, certo non sul cavalluccio dove mi sono messa solo per la foto.

Franzen è inarrivabile. Purity (tradotto dalla sempre mitica Silvia Pareschi) un libro immenso che contiene almeno 4 romanzi, che ti entrano dentro tutti insieme e si rimescolano creando una storia nuova e forse un po’ personale filtrata dal lettore. Franzen ti fa pensare che scrivere sia una figata cosmica anche se si è lontani anni luce da lui.

0345Per una volta ho rinunciato allo spritz e ho scelto questa cosa strampalata con arancia caramellata e lavanda e non so più cosa, servita in un pentolino!😀 Buonissima.

In Valtellina faccio sempre le stesse cose, anche se magari cambio aperitivo, ma è la mia confort Holiday e ora la gente mi dice che sono più abbronzata di quando sono tornata dalla Grecia!

Franzen, ah sì dovevo dirlo prima, è un estimatore della teoria che quando entri dalla porta della casa genitoriale, non importa quanti anni tu possa avere, se sei sposato con 18 bambini, torni ad essere figlio. E io sono molto d’accordo, nel bene e nel male, nella premura  “hai preso un golf che rinfrescherà?”, in quel confronto dialettico che, secondo me, non è mai sullo stesso livello. Nei romanzi di Franzen i genitori fanno sempre dei danni pazzeschi ai figli, però c’è un’impronta meno chioccesca rispetto all’Italia; come dire che anche se sono molto easy living nei confronti della prole, alla fine i conflitti sono pure peggio. Essere più indipendenti non preserva dai casini, ecco.