# I miei primi pensieri – Cosa allieta il mio cuore

Aderisco con piacere a questa iniziativa di Chiara perché amo la serie dei miei primi pensieri. Quindi, come da regole, non rileggo e pubblico. Mi sono data un tempo, 10 minuti, ho aperto un foglio di word e scritto cosa allieta il mio cuore. Ecco di seguito il risultato.

Forse la cosa che allieta maggiormente il mio cuore è sapere che la mia famiglia è in pace, che mia mamma e mia sorella non sono in collera, loro litigano con una certa regolarità e io soffro molto di questo che sono in mezzo a cercare di portare pace e a capire le ragioni di entrambe. Con Emanuele non ho problemi di questo tipo, il mio cuore è sempre in festa quando lui c’è, ma sono davvero felice nel profondo quando vedo che non si fa prendere troppo male dal lavoro che ultimamente le cose non sono andate bene ma ora pare proprio stiano migliorando e arriva a casa più sereno anche se gli orari sono quello che sono, cioè tardi. Così mi rendo conto che mi allieta pensare agli altri e che stiano bene, loro prima di me. Poi ci sono delle cose sceme che mi allietano lo stesso tipo fare shopping nei miei negozi preferiti come l’Occitane perché mi conoscono e sono davvero abili a non far capire che sono lì per vendere. Brave, ci sono stata ieri ho lasciato giù 120 euro ma c’erano degli sconti per cui il valore di ciò che ho portato a casa è in realtà assai più alto. Il mio cuore è allietato parecchio pure dalla natura e dalla lettura. Sulla natura vorrei viverla di più perché non sono una sportiva una che parte per una vera gita nel verde o sulla neve, ho mille paranoie, freddo, caldo e poi invece quando vado mi godo tutto e sono felice. La lettura è un classicone felice ma sono davvero super lieta col cuore che fa le capriole quando capitano certi libri e non sempre va così, spesso è ok ma non proprio da fuochi d’artificio. Il mio cuore è assolutamente allietato dai miei nipotini adorati che potrei parlarne a lungo ma odio quelli che sono sempre lì a rompere i coglioni coi figli, figurarsi i nipoti. Sono allietata quando mi sento in sintonia con gli anziani, faccio molto fatica con loro, tipo l’altro giorno una vecchietta ha attaccato discorso in metropolitana e siccome andava a prenotare una visita in una clinica che conosco bene assai, è dove lavora e ho conosciuto il mio fisioterapista, le ho detto di cambiare metro a Lotto e prendere la lilla che sarebbe scesa proprio lì invece di fare il pezzone a piedi e lei non lo sapeva e mi ha benedetta e detto di aver incontrato un angelo e di sicuro ha esagerato ma ero molto lieta di averle raddrizzato la giornata. Tipo mi allieta vedere la generosità della gente, quella buona disinteressata che dici miiiiii che bello, dai non dovevi, io di persone così ne conosco e sono molto felice di averle incontrate nella mia vita. Non lo so se in generale il mio cuore è lieto spesso ma forse sì, forse dovrei soffermarmi di più su queste cose che ho scritto di getto senza rileggere e rileggerle dopo per farne una sorta di vedemecum o come si dice e ricordarmele quando invece non sono lieta e il mio cuore si fa prendere male dalle minchiate tipo certa gente meschina

 

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Virginia e la razza bianca


E’ di qualche giorno fa la frase sulla razza bianca a rischio. Non linko nulla, immagino sappiate di chi e di cosa io stia parlando. Uno di quei concetti che fanno rabbrividire e preoccupare, soprattutto se si è lombardi come me, mentre si spera che l’indignazione prevalga sul consenso.

Allora ho pensato di affidare l’esternazione della rabbia a Virginia, di cui ripropongo, soprattutto per chi ancora non frequentava questo blog, la magnifica illustrazione di Cinzia Bolognesi.

E così temono che col nostro arrivo la razza bianca venga cancellata. Spero che in molti non siano d’accordo, che non lo pensi chi la domenica mattina affolla la chiesa e prega, ma ho idea che sia proprio così, del resto io di persone per bene, in prima fila a fare la comunione ma ultimi a connettersi davvero col pensiero cristiano, ne ho conosciute parecchie. Se posso le evito. Probabilmente le faccio pure un favore così non devono confrontarsi con la mia presenza.

La razza bianca salta i tornelli della metropolitana, per non pagare il biglietto, tanto come la razza nera, se è questo il problema. Ma non è questo, perché oggi un politico che vorrebbe rappresentare i cittadini della regione dove ora vivo, ha parlato d’altro, non di furti e aggressioni, bensì di annientamento di una etnia. Il prossimo passo dunque potrebbe essere vietare con qualche decreto che le due razze si mischino, il mio amore per Emanuele diventerebbe clandestino, saremmo due fuori legge. Quelli che corrono a messa di solito si preoccupano che nessuno viva nel peccato, così oltre alla legge di Dio toccherà pure rispondere a quella degli uomini, che sono fallimentari per natura, per questioni di anima. Ma forse non basterà tenerci separati, bianchi e neri, e mi sa che tra un po’ si dirà negri, come una volta, senza che nessuno si scandalizzi. Perché i bianchi si sentirebbero comunque minacciati, bisogna proprio che noi si scompaia. Potremmo tornare tutti da dove siamo venuti, barconi al contrario, fame, miseria e guerra di ritorno, e fa niente se abbiamo faticato tanto per arrivare fino qui e per conquistarci poi un posto decente e molti di noi la dignità non sanno ancora cosa sia. Perché non c’è dignità se sei costretto a mendicare, a vivere nell’immondizia e usi tutte le tue forze per non rispondere al richiamo di chi ti vorrebbe delinquente. Non c’è vita se la passi sul ciglio di una strada in minigonna, le macchine dei bianchi però non stanno tanto a guardare la razza quando si fermano e ti chiedono quanto vuoi.

E io lo capisco se mi dite che in Italia non ci stiamo tutti, che siamo arrivati in tanti, infatti molti di noi vorrebbero raggiungere il nord Europa, ma non è ancora questo il punto. Il succo del discorso, come si usa dire, è che bianchi sono in pericolo, perché pare facciano meno figli, sono soprattutto i marocchini a far crescere la natalità. Noi senegalesi non tanto, perché il senegalese mediamente vuole rimpatriare, le donne si stanno emancipando e ogni volta che gli uomini tornano a casa portano un po’ di cultura italiana in Senegal e questo è bellissimo. Ma dicevo della razza bianca, dunque adesso rischia l’estinzione; è a causa nostra se fanno meno bambini?

Secondo me è solo colpa loro, di uno stato che non tutela la maternità, di un lavoro che non c’è e se non c’è lavoro non ci sono soldi e senza soldi un figlio come lo allevi? E poi sempre secondo questo signore noi neri siamo tanto bravi a occupare il territorio, per questo i bianchi verranno presto messi in un angolo. Io questa cosa faccio davvero fatica a comprenderla, nessun bianco ha mai detto al mio amico Omar, senegalese come me, che percorre Via Dante avanti e indietro al freddo a vendere i libri, di fare cambio col suo posto di lavoro al caldo.

 Ma io non sono un politico e non ho soluzioni; sono solo una senegalese sbarcata in Puglia qualche anno fa, che durante la traversata ha perso il marito.

Sono una donna che in Italia ha incontrato persone generose e buone e spera di non dover buttar via tutto per il colore della pelle. Zia Carla mi dice di stare tranquilla, che il buon senso prevarrà, ma adesso sono io ad avere paura, forse più di quel tizio lì, che cerca voti sulla nostra pelle, ovviamente nera. 

Esperimenti di scrittura: Calzettoni di lana

E così manca un soffio al giro di boa di gennaio. Mamma mia! Tra impicci, incastri e imprevisti il 2018 ha già mostrato il suo carattere, ma cuore e spirito si sono presi a braccetto e hanno festeggiato in molti casi, mantenendo alta la bandiera dell’equilibrio.

La mia proposta di oggi ha diversi scopi. Ho preso un breve brano a caso dal mio romanzo Non è possibile, quello di cui parliamo nella rubrica Genesi e l’ho ampliato. Un obiettivo era mostrare a Nadia la scrittura in seconda persona, per differenziare le voci narranti, (ne abbiamo parlato via whatsApp) non l’ho inventata certo io, ma è piuttosto insolita, un ottimo uso lo fa Fabio Genovesi. Un altro era rimpossessarsi del piacere della scrittura senza fini di pubblicazione: immergersi nella storia e lasciare che l’immaginazione si facesse strada, dimenticandosi del circondario. Un terzo era raccontare del “matto simpatico” (qui rielaborato) che ho incontrato ieri in metropolitana quando riportavo a casa i nipoti (sono stati da noi tutto il giorno). Infine volevo cercare semplicemente di scrivere bene, con scelte lessicali efficaci, evitando i luoghi comuni, non so se ci sono riuscita. Buona lettura.

Calzettoni di lana

Li vedi arrivare sotto due ombrelli più grandi di loro, con gli stivaletti di gomma, lei violetti di Frozen e lui verdi a forma di rana, in un giorno già buio troppo presto un po’ per la pioggia, un po’ perché a gennaio le ore rincorrono la luce in perenne debito. Sono buffi con questi orpelli bambineschi che a guardarli a mente lucida rendono tutti i bimbi del mondo come personaggi di un luna park. Perché in fondo la vita è ancora un grande parco dei divertimenti per loro, si esaltano per sciocchezze come “citofono io!”, fanno feste incredibili per il pollo arrosto con le patatine e la pizza salvo poi inscenare tragedie altrettanto grandi per cose di poco conto.

“Fate i bravi e obbedite a papà!” Li apostrofa uno sconosciuto dall’aria sbilenca, come se la vita non avesse mantenuto nulla delle sue promesse. Cammina a pochi metri da voi con un cappuccio tirato sulla testa, a completamento di una mantella nera che ripara dagli scrosci ma lo rende simile a un personaggio grottesco uscito da una racconto dell’orrore.

Tu ti giri e il tuo sguardo è uno schermo protettivo sui tuoi figli: nessuno potrà mai far loro del male, neppure gli uomini con i cappucci, forse innocui ma tocca stare all’erta. Nessuno, perché daresti la vita per loro, e ti sforzi di non pensare a quando non ci sarai e la protezione verrà meno.

“Mi raccomando, Johnny, altrimenti ti porto…” L’uomo continua, ma probabilmente ha solo voglia di chiacchierare, Giovanni si gira senza dire nulla, Martina conferma il suo ruolo di signorinella e non perde di vista la strada davanti a sé.

“Lo porta dove sappiamo noi, eh!” Gli dici ridendo. La risata grassa del’uomo assomiglia a una cascata di pigne lanciata su un manto di foglie croccanti. Rassicurante.

“Ciao Johnny!” Saluta e se ne va, svoltando nella prima via a destra, mentre voi proseguite per il parcheggio.

“Ciao, ciao!” Dite tutti e tre, anche Martina, con la voce talmente bassa che sembra parli con il suo giaccone.

L’abitacolo asciutto vi abbraccia. Accendi il riscaldamento, il vetro si appanna e mentre organizzi gli ombrelli in un angolo, prima che bagnino ovunque, Giovanni dice che il signore era matto, ma un matto simpatico.

Tu gli rispondi che sì, era simpatico e che in fondo ha pure indovinato il tuo nome, che Johnny è la traduzione di Giovannino.

“Non ci avevo pensato.” Risponde tuo figlio pensieroso, mentre estrae i Rollinz dalla cartella e li sparge in giro. Avvii la macchina verso casa, il tergicristallo disegna archi acquosi e la tua testa è già oltre: il pomeriggio, la riunione aziendale, quel pacco da ritirare in posta, a che ora chiuderà lo sportello? Martina dice di avere fame, Darth Vader rotola giù e l’operazione di soccorso probabilmente farà ritrovare altri reperti, ere geologiche di giochi dimenticati.

Quando arrivate ti butti a capofitto sotto i sedili, perché Darth Vader va proprio ritrovato, mentre dici ai bimbi di salire in casa, che tanto quel cavolo di portone rimane sempre aperto per la negligenza dei condomini. Il pupazzetto di Star Wars è nelle tue mani assieme a un bottone, una scarpetta della Barbie e una moneta da venti centesimi.

Finalmente sei nell’androne, pozze di pioggia formano laghetti sulla passatoia, hai come l’impressione che neppure i piedi siano davvero all’asciutto e non vedi l’ora di toglierti scarpe e calze e abbandonarti almeno durante il pranzo alla lana ristoratrice di quei calzettoni lavorati agli aghi che sanno d’infanzia, li hai ricevuti da tua madre per Natale, cosa che avviene da almeno trent’anni.

Entri.

“Johnny, ho trovato Darth Vader!” Dici a tuo figlio, mentre ti muovi in equilibrio sulle punte per non lasciare troppe impronte sul pavimento. Dal profumo che giunge dalla cucina immagini ci siano gli hamburger e speri che tua moglie conceda di mangiarli nel panino con una fettina di cheddar e qualche salsa.

“Facciamo Mc Donald a casa!” Comunica Martina: è il suo modo di dire che sarà proprio come avevi sperato. Ti rilassi. Scopri che in effetti dagli scarponcini passa l’acqua e toccherà comprarne un paio nuovo e pensare a un’alternativa per quando uscirai.

Sibilla arriva trafelata attraversando il corridoio come se fosse a una parata militare, dà un bacio in testa a Giovanni, che si scansa, e a Martina, che chiede il bis, poi si siede a tavola dichiarando di avere poco tempo e s’informa sulle verifiche a scuola. E’ tutta per i figli. Giovannino attacca a raccontare del tipo col cappuccio. Tu cospargi la carne di maionese e crei un grattacielo di ingredienti, già sai che masticherai troppo in fretta, abbonderai col piccante e dovrai prendere una anti acido. Nella vita ci sono errori inevitabili.

Tua moglie lavora da casa e calcola i tempi da dedicare alla famiglia con la precisione che le ha consentito di fare carriera nonostante in ufficio la vedano una mattina ogni due settimane: è vietato entrare nel suo studio a meno che stia andando a fuoco il palazzo; ogni ora mette la testa fuori e chiede se sia tutto a posto con i compiti e il resto. Giovanni e Martina hanno affinato la tecnica di litigare in silenzio, capace che in cameretta sia in atto una guerra all’ultimo peluche e Sibilla continui la conference call con l’Uganda, ignara degli incidenti diplomatici che dovrà affrontare a cena, quando il coprifuoco sarà finito e verrà travolta dagli eventi.

Tutto sommato vi mantenete in equilibrio e i bambini stanno crescendo bene: educati e responsabili. Noi ti chiedi mai sei i tuoi sogni di ragazzo si siano allontanati da te o se siano ancora ben presenti e almeno in parte realizzati. Hai imparato da tempo che piedi asciutti, pancia piena e risate di bambini sono sufficienti.

Edit. al post qui sotto dicasi aggiornamento doveroso

Qualcuno, un lettore (nel senso genere umano, non è detto che sia maschio) di questo blog ha postato la propria opinione circa chi si lamenta dell’editoria, apostrofandolo con titoli quali “frustrati e rompicoglioni”.

Considerato che io al caso non credo mai, trovo quantomeno curioso che il post su FB sia giunto proprio poco dopo la pubblicazione del mio post qui sotto.

Ora, qui – per esempio quando si è parlato recentemente di Amazon – la porta è aperta e spesso si sono creati confronti interessanti, costruttivi e seri anche se si camminava dalla parte opposta delle idee. Nessuno però si è permesso di usare certi toni. Del resto ognuno vende la mercanzia che possiede.

Il post su FB potrebbe anche, ma dubito fortemente, non essere una reazione al mio, e qui mi fermo, ma siccome l’assassino torna sempre sul luogo del delitto caro/a noi qui  non si pretende proprio nulla, visto che è la domanda che ti poni, piuttosto si chiede rispetto, ciò che evidentemente a te manca, visto che hai preferito percorrere la scorciatoia dell’insulto, piuttosto che quella ben più difficile, ma preferibile, del dialogo.

Dopo cena, risponderò ben volentieri a tutti i vostri commenti sotto, scusate ma tocca mangiare presto che c’è la riunione condominiale oooohhhhmmmmmm! 😀

L’editoria come se nevicasse

Quando parlo (male) dell’editoria non mi sto (più) lamentando, sto semplicemente facendo delle considerazioni.

E’ come aprire la finestra, constatare che nevica, infilare gli scarponi e uscire.

Non faccio finta che ci sia il sole, né mi chiudo in casa e neppure inizio col tormentone lagnoso: mi attrezzo per la situazione.

C’è chi invece, a parer mio, ha la tapparella abbassata e si muove del tutto inconsapevole del meteo e del panorama innevato.

Piantiamola di dire che occorre perseguire la qualità e arriveremo in alto e pure lontano. Non è così, diciamo piuttosto che è tutto un pagare: corsi tenuti da case editrici che forse ti noteranno, editing, schede di valutazione del testo fatte da agenti che magari ti rappresenteranno, o, in alternativa, riuscire a beneficiare del colpo di fortuna arrivando all’agente che non si fa pagare per leggere il manoscritto (ne conosco solo uno serio), o ancora l’alternativa della sempre utile conoscenza, di letto o di parentela, oppure rimane quel farsi le ossa con i tanti editori piccoli e onesti sì, peccato che poi il tuo libro sia praticamente introvabile.

Oppure, ancora, non paghi nulla ma hai un contrato talmente ridicolo che va bene la gavetta ma qui si piange e si rasenta la truffa legalizzata.

E badate bene, non ho messo sul piatto le ore perse nelle attese, il logorio, la frustrazione di sentirsi presi in giro, queste cose non hanno prezzo, ma se lo avessero sarebbe altissimo e quindi moralmente sono un vero costo.

La qualità e il miglioramento continuo delle proprie opere vanno cercati per se stessi e per i propri lettori, non perché sarà la chiave che aprirà le porte giuste, forse una volta era così, oggi è tutto troppo pieno di storture. Io il mio vero salto l’ho già fatto.   

Quando mi guardo in giro e soprattutto trovo notizie di prima mano, lo faccio per amore di informazione, mi sento una sorta di segugio del marcio che dilaga, curo la preda, la stano e la porto alla luce. Mi diverto a parlarne privatamente con alcuni di voi, non ci soffro, anzi tutt’altro, è un vero antistress. Se mi rimproverassero “oh, dai, dici così, ma vorrei vedere se ti contattasse l’editore a 5*****, se non firmeresti felice.” Risponderei “calma, vediamo il contratto, scopriamo a quali patti tocca scendere.” Non sto rosicando perché nevica e io non ho lo slittino, calpestare la neve fresca dove nessuno ha lasciato impronte mi appaga ugualmente, forse di più, è il costo dello slittino che mi pare improponibile.

Non vedo margine di miglioramento in questo pirotecnico porcaio (cit.) e non intendo più pagare neppure un euro per gli editing (cosa fatta su 4 romanzi in passato) anche considerato che abbiamo appena scucito 200 euro per la riparazione della lavastoviglie (si è rotto pure il frigo, in contemporanea, ma almeno quello è in garanzia!)

Intervista a Shulim Vogelmann – Ediz. Giuntina

Era il Salone di Torino del 2011, il mio primo salone, anzi nostro: si tratta di un momento bello di condivisione con l’Orso, anche se poi quando siamo in fiera capita di separarsi per qualche giro, visto che i gusti sono diversi. Non ricordo esattamente cosa e come avvenne, ma ci avvicinammo allo Stand Giuntina, che prevede due ali di libri divise tra le loro collane di narrativa e saggistica. Di sicuro Emanuele scelse qualche saggio sulla Shoah, tema che riesce sempre ad appassionarlo, io mi soffermai su questa bella copertina senza immaginare che sarebbe stato l’inizio di una grande storia d’amore con Lizzie Doron e il suo editore.

Ogni anno l’appuntamento con Shulim Vogelmann e Giuntina rappresenta per noi un momento di festa culturale, tantissimi dei loro volumi hanno trovato posto nella nostra libreria e nel nostro cuore, al punto che Shulim ormai ci conosce, ci aspetta, e soprattutto ci consiglia, come ho sottolineato nel post precedente. Così, poco tempo fa, ho pensato di contattarlo e intervistarlo per voi, perché in un mondo editoriale di cui spesso parlo male, a ragion veduta, la professionalità di Giuntina è una certezza incrollabile e conferma che leggere è una via per la felicità. Shulim, prezioso e disponibile nel rispondere alle mie domande, in questo momento è a New York per sei mesi, e in privato mi ha detto che quindi toccherà a noi sostenere la Giuntina in sua assenza! 😉 Cosa che inizio a fare ben volentieri con questo post.
Ecco l’intervista:

  • Shulim caro, buongiorno e grazie per aver accettato la mia proposta di intervistarti. Tra le tue attività dirigi la collana Israeliana per la Casa Editrice Giuntina. Cosa comporta all’atto pratico questo tuo lavoro? Significa leggere molto in ebraico, soprattutto autori esordienti e giovani che potrebbero poi rivelarsi ottimi scrittori e poi, una volta trovato un buon libro, acquistare i diritti il più velocemente possibile.
  • Come avviene il reperimento delle opere da pubblicare? Traducete libri che già in Israele hanno avuto un buon riscontro o effettuate una concreta opera di scouting? Leggendo recensioni sui giornali israeliani e cercando poi il libro segnalato oppure leggendo i libri che ricevo direttamente dagli agenti. A volte pubblichiamo libri che in Israele sono stati dei bestsellers, altre volte libri che non hanno avuto molto successo tra il pubblico israeliano ma che mi hanno comunque convinto. Non è raro che uno scrittore israeliano venda più all’estero che in patria.
  • Ciò che mi sorprende sempre quando leggo narrativa ebraica è l’assoluta cura nel testo, la profondità dei temi, la totale mancanza di scivoloni verso ad esempio una prosa sciatta o trame un po’ claudicanti. Mi viene quindi da chiederti se non esistano romanzi diciamo scadenti scritti da autori israeliani (in Italia ne abbiamo eccome, purtroppo) o semplicemente non vengono presi in considerazione da Giuntina per offrire un catalogo di alto livello? Le letteratura israeliana è una parte molto importante della letteratura ebraica. Unisce una tradizionale capacità di raccontare bene una storia ai background sempre potenti che la storia d’Israele contiene in sé. Un romanzo ambientato in un kibbutz o in un quartiere ultraortodosso, durante una guerra o una festività ebraica, che ha come protagonisti personaggi con più identità o sopravvissuti alla Shoah, ecco un libro che presenti componenti come queste – e sono solo alcuni esempi – credo che abbia buone possibilità di affascinare, arricchire un lettore. Un tempo in effetti tutti i libri che leggevo erano buoni libri, potevano piacermi o no, ma non capitava quasi mai di leggere libri inutili. Negli ultimi dieci anni anche in Israele si è molto sviluppata la grande distribuzione che ha portato a un aumento dei titoli pubblicati. Oggi, mi capita spesso di leggere libri modesti e di conseguenza devo stare più attento a intercettare quelli di qualità e a non perder tempo con quelli troppo leggeri. 
  • Come si colloca Giuntina nel panorama editoriale italiano? Vi ritenete un editore un po’ di nicchia? Essendo specializzati in argomento ebraico, siamo necessariamente “di nicchia”, tuttavia i libri che pubblichiamo sono rivolti a tutti i lettori e per fortuna abbiamo un buon pubblico che ci segue e ci permette di tanto in tanto di raggiungere risultati che vanno ben oltre quelli riservati agli editori di nicchia.
  • Hai pubblicato un bel romanzo Mentre la città bruciava, che noi abbiamo comprato e apprezzato molto senza sapere che l’autore era proprio quel giovane che stava dietro lo stand a Torino. Pensi rimarrà un’unica esperienza come scrittore? Grazie.Credo di sì, perché non ho l’impulso dello scrittore di raccontare storie. Ho scritto “Mentre la città bruciava” per raccontare a me stesso alcune cose. Poi quel racconto è stato condiviso anche con gli altri. Ad ogni modo, non si sa mai..
  • Come riesci a conciliare anche l’attività di traduttore? Fai tante cose e direi tutte benissimo, se c’è un segreto, hai voglia di rivelarlo ai lettori del mio blog? A dire il vero, ultimamente ho diminuito le traduzioni proprio per riuscire a far fronte ai numerosi impegni con la casa editrice e per avere anche un po’ di tempo libero. Quindi direi che ci sono più segreti, uno è lavorare molto con metodo, l’altro è rinunciare a qualcosa e scegliere il meglio per se stessi per star bene.
  • Questa frase conclusiva di Shulim mi sembra perfetta come monito per questo 2018 appena cominciato, quindi lo ringrazio nuovamente e la faccio mia. Vi saluto con la speranza di avervi incuriositi e che presto quindi Giuntina possa annoverarvi tra i suoi lettori! 😀

Introspezione solo apparentemente sconclusionata tra i cioccolatini

Questi giorni vanno sciogliendosi in fretta come fiocchi di neve vicino al fuoco, giorni che a raccontarli uno potrebbe anche dire “tutto qui?” e io ho apprezzato tantissimo.

Tutto cominciò così a novembre

Ho lavorato il 27, poi sono entrata in part time. Emanuele ha lavorato 27 28 e 29, ma uscendo dall’ufficio a orari normali, mentre questa settimana è in ferie. Il primo grande risultato sono dunque in pratica 2 settimane in cui si cena presto, comunque prima delle 20, io posso dedicarmi alla cucina con calma, c’è sempre qualche piatto che piace un po’ di più, e questo, rispetto a mangiare – è capitato spesso ultimamente – dopo le 21 senza neppure avere prima un’idea di quando ci si metterà a tavola, per me è già stato vacanza vera. Alle 20.30 ci devastiamo allegramente con Guess my age!   Emanuele ha preparato un foglio Excel e partecipiamo alla sfida, se fossi stata davvero in gara in tv ieri sera avrei vinto 60 mila euro! Insisto invano con l’Orso per iscriverci al casting.

Ci sono stati momenti impagabili di silenzio assoluto in cui io e Emanuele leggevamo. Ho terminato Frankenstein e letto già altri 2 libri, non enormi ma insomma si parte alla grande. Emanuele ha letto il mio Novelle nel vento trovandolo raffazzonato e la sua schiettezza mi piace, perché quando invece mi elogia so che è sincero, quindi il suo parere riesce a non essere inficiato dai sentimenti. Ho ragionato molto sul fatto che il mio romanzo migliore Le affinità affettive è anche quello che ha venduto di più. Il paragone in realtà regge solo se confrontiamo libri usciti con lo stesso editore, perché la promozione che l’editore fa è imprescindibile, però dei tre titoli goWare quello che per me rimane la mia storia della vita, confermata dal giudizio dell’Orso, ha sbaragliato! Questo un po’ mi frena anche nella scrittura futura: volevo raccontare quella vicenda e l’ho fatto, ci ho messo 2 anni, 5 stesure, un sacco di fatica vera, e il risultato è un romanzo che vorrei avesse ancora tante opportunità di venire letto (in caso questo vi stuzzichi, i link per l’acquisto sono tutti lassù), dubito potrò mai fare di meglio, sebbene anche Ragione e pentimento e Figlia dei fiordi meritino. Cene tempestose invece ha avuto un destino talmente sfigato che poveretto, mi dimentico persino di averlo pubblicato, peccato.

Non voglio essere l’autore che deve per forza uscire con un libro all’anno, anche se non ha nulla da dire, infatti in questi giorni in cui avrei avuto tempo non ho scritto nulla. Sembra che salti un po’ da un argomento all’altro, ma c’è un filo logico nella mia testa, ebbene ho letto e sicuramente è un buon libro Il mistero dell’angelo perduto, di cui vi avevo parlato, tuttavia presenta un grave errore storico, dice infatti che nel 1936 era già cominciata la deportazione degli ebrei, che in realtà inizierà molto dopo. Un editore capace come Skira si fa sfuggire una roba simile? In un romanzo sul nazismo poi, quindi qualcosa che deve essere centrale. Di 60 mila titoli pubblicati in Italia in un anno, quanti sono davvero necessari? Si pubblica tanto perché con ogni titolo l’editore riesce ad accedere a un nuovo prestito in banca, e in qualche modo va avanti, tra resi delle librerie e incassi minori del previsto e quando sta per affondare, torna in banca a chiedere un nuovo finanziamento. Tutto qui.

Tutto sommato temo che Novelle nel vento (che comprende La matassa blu di Prussia pubblicata in digitale da Delos e Villeggiatura per due unico mia prova col self) sia un libro del tutto inutile. La matassa blu di Prussia aderiva a canoni specifici richiesti in un’operazione di scouting, parametri narrativi che non mi rappresentano molto, mentre con Villeggiatura per due ho avuto l’ambire di voler sperimentare, lo ricorderete, il self per vedere se fosse adatto a me, e sono venuta meno alla regola principale a cui ogni selfista pare debba attenersi: pubblica in self la tua opera migliore, io l’opera migliore la volevo tenere per il grande salto, ed era Le affinità affettive appunto.

Ragionamenti da feste di Natale tra un cioccolatino e l’altro 😀 questi giorni servono molto anche a questo: a darsi risposte. Ho seguito diversi editori nel celebre forum Writer’s dream, intervenendo più volte portando la mia esperienza con essi, rendendomi conto di quante panzane spaccino per verità assoluta. Loro rispondono sempre a tutti i manoscritti inviati in valutazione, ma tra le mie mail la risposta non c’è. E allora torno a rispondermi da sola, sempre con l’aiuto dei cuneesi al rhum o dei torroncini, #sietepenosi e non m’interessate. No, neppure tu editore che mi hai mandato un contratto di 12 pagine con la dicitura “Scrittura privata” (privati siamo io e mio marito!) anziché “Contratto di edizione” e ogni punto che ti ho contestato era trattabile, che neppure nel souk di Marrakech ho mercanteggiato così tanto. Dove sta andando l’editoria? Dove, se non a rotoli?

Quanto tutto ciò è lontano da me, ora.

La meravigliosa agenda che mi ha regalato l’Orso per l’Epifania, in anticipo perché la stavo guardando al Garabombo e mi ha detto “te la prendo io!” E’ in cacca di elefante.

Molte cose stanno passando avanti alla scrittura, ore spese a chiacchierare con l’Orso, a cazzeggiare tra tv e giochi in scatola, Dio mi ha dato questa grande fortuna, quella di essere sempre in grado di farci compagnia, di essere un sostegno vero quando una nuvola bussa alla porta. Questa mattina siamo andati a fare il prelievo del sangue, due sole persone davanti a noi, figata, poi due passi e poco distante c’è il Garabombo, ultimi acquisti, poi chiuderà, lo abbiamo salutato ci vediamo a novembre, assieme al venditore di libri di Terre di mezzo, che sosta lì davanti, dal quale abbiamo comprato ancora un libro per Cecilia. (A Nanni allungheremo qualcosina per le sue adorate scemenze che prende in edicola: figurine, zomblins, mah.)

Giornate quasi primaverili che stridevano con le luci del Natale, si sono alternate ad altre più fredde e grigie (come oggi), domani andremo a festeggiare l’Epifania da amici e domenica c’è il consueto (è il terzo anno) Festival della magia con Raul Cremona, lunedì Emanuele tornerà al lavoro e queste giornate mi mancheranno da morire, sono state incredibilmente semplici, ma vere e per molti aspetti risolutive, nonché in perfetto equilibrio!

Non avrei potuto cominciare l’anno meglio di così, neppure se fossimo partiti per qualche meta esotica! Perché alla fine ciò che conta di più è sempre lo stato d’animo.

La mia parola per il 2018

Leggerezza, fermezza, indulgenza e focalizzare sono state le mie parole per il 2017 e se per la leggerezza ho avuto diverse difficoltà, con le altre tre è andata davvero benone. Posso quindi dire di aver centrato l’obiettivo al 75%. Un buon risultato. Sono stata molto ferma nelle posizioni in cui credo, senza piegarmi a certi sistemi, soprattutto sul lavoro; sono stata non solo indulgente ma ho più volte almeno tentato di portare la pace, ho fatto il primo passo verso la riconciliazione, ho sottolineato come cose più importanti ci aspettassero oltre la discussione, per cui era il caso di troncarla; mi sono infine focalizzata su poche cose di vero valore per me, non sono mai arrivata a sera, soprattutto nei giorni di part time, con la sensazione di aver sprecato il tempo dietro a qualcosa di inutile.

Aver recentemente dichiarato di non voler progettare nel 2018 non significa che non abbia scelto una parola, una sola quest’anno, da portare con me ed è: equilibrio.

Lo intendo come controllo emotivo per il raggiungimento di una stabilità anche nella burrasca, perché l’immagine che istintivamente associo a questo termine è quello di una nave che si mantiene salda a galla col mare molto agitato, e non affonda.  L’obiettivo è dunque il raggiungimento di un assetto armonico con chi mi circonda e con me stessa, nelle diverse situazioni che si presenteranno e/o già esistenti. Nella scrittura l’ho già raggiunto, per cui ora è importante non perderlo; di sicuro anche negli affetti sono in pace con tutti, ho un buon equilibrio anche laddove sono molto coinvolta emotivamente, la ragione scende in campo portando un maggior controllo, questo anche se ci sono stati momenti non facili, contrasti, che devo dire, ho superato e ben gestito proprio grazie alla parola indulgenza del 2017. Nel lavoro ci stiamo lavorando, sbando ancora nonostante il ritorno di collegafigo (nota davvero positiva del 2017), perché la materia di cui mi occupo è delicata, perché non con tutti si collabora come con collegafigo, perché il mio part time sta scomodo ad altri e in qualche modo cercano di farmelo pagare.

Ma il vero equilibro a cui anelo è ovviamente quello dentro di me, perché se le tessere da fuori creano un fantastico mosaico, nel mio intimo sono spesso un’accozzaglia sbilanciata. Non mi manca nulla: ho una famiglia meravigliosa, una bella casa senza mutuo in una città che amo, una stabilità economica che ci permette molto superfluo (persino un fisioterapista a domicilio che per anni è stato il mio sogno) pur stando attenti che se nasci formica non muori cicala, LA SALUTE (ecco lo scrivo a lettere maiuscole) eppure la mia testa rimbalza forse perché è nella natura umana, di sicuro nella mia, inseguire stelle filanti e fare stupidi paragoni con chi ci sembra sempre al top.

Uso la mia solita arma: metto nero su bianco, condivido e poi parto con le migliori intenzioni ad affrontare il 2018!

Le mie letture 2017

  1. Harry Potter e la maledizione dell’erede  J.K. Rowling
  2. Il confine di Giulia  Giuliano Gallini C
  3. Anna Karenina  Lev Tolstoj
  4. Anna e l’uomo delle rondini  Gavriel Savit
  5. Quando sarai più grande capirai  Virginie Grimaldi
  6. La resistenza del maschio  Elisabetta Bucciarelli C
  7. Un’imprecisa cosa felice  Silvia Greco C
  8. L’emozione in ogni passo  Fioly Bocca
  9. La ragazza con la gonna in fiamme  Aimee Bender
  10. Numero 11  Jonathan Coe
  11. Santa Mazie  Jami Attenberg E
  12. Le ragazze  Emma Cline
  13. Despero  Gianluca Morozzi C
  14. Fantasmi  Fernanda Mancuso A S
  15. Mi chiamo Irma Voith  Miriam Toews
  16. Tutte le mie preghiere guardano verso ovest  Paolo Cognetti
  17. La più amata  Teresa Ciabatti C
  18. Cinecittà  Lizzie Doron E
  19. E’ questa la terra promessa  Eli Amir E
  20. Storie di gatti  AAVV A S
  21. A Londra con mia figlia  Piersandro Pallavicini
  22. Tutto il tempo che vuoi  Francesco Gungui
  23. E’ ricca la sposo l’ammazzo  Jack Ritchie
  24. Un segno invisibile e mio  Aimee Bender
  25. Ognuno muore solo  Hans Fallada
  26. Penelope Poirot e il male inglese  Becky Sharp
  27. Il gioco delle spie  Georgina Harding
  28. La colomba e i leoni  Cristina M. Cavaliere A
  29. L’amore non guasta  Jonathan Coe
  30. Le otto montagne  Paolo Cognetti
  31. L’inesorabile crudo destino  Riccardo Moncada A S
  32. Vita e riavvita  Nadia Banaudi A
  33. Back to school  Ginevra Van de Flor  S
  34. L’evoluzione di Calpurnia  Jacqueline Kelly
  35. Il mistero della brughiera  Ruth Rendell
  36. Chi ha bisogno di te  Elisabetta Bucciarelli C
  37. Eleonor’s smile  Riccardo Moncada A S
  38. Una notte soltanto Markowitch  Ayelet Gundaar E
  39. Incroci obbligati  Paola Varalli A
  40. Frankenstein  Mary Shelley (in lettura)

Qualche considerazione dopo essermi scusata per non aver citato editori e soprattutto traduttori, è stato già un lavoraccio così perché sul calendario avevo segnato solo i titoli senza gli autori e non tutti li ricordavo, per cui è toccato cercarli. 40 libri sono un ottimo risultato, soprattutto perché in diversi casi si è trattata di letture impegnative. Ecco la legenda per le sigle che trovate:

A libro scritto da un amico/a, C libro scritto da un autore che conosco di persona, S self publishing, E narrativa ebraica.

Gli autori che hanno due titoli sono 5: E. Bucciarelli, Riccardo Moncada, Jonathan Coe (che rimane uno dei miei scrittori preferiti anche se dopo pochi mesi mi tocca ammettere che de L’amore non guasta non ricordo assolutamente nulla), Aimee Bender (scoperta lo scorso anno e molto apprezzata) e Paolo Cognetti (questo in maniera piuttosto casuale, la lettura de Le otto montagne non la scelsi io, mentre Tutte le mie preghiere guardano verso ovest fa parte di una collana di libri a tema viaggio/gastronomico – assieme al romanzo a punto 21 che ho preso al Salone di Torino – più con una curiosità verso il genere e la città che l’autore). Quindi è notevole che a sto punto il 25% dei libri letti sia appannaggio di soli 5 autori!

La letteratura ebraica non è di facile lettura ma immensa e vi anticipo quindi che prossimamente – e ne sono felicissima – pubblicherò l’intervista a Shulim Vogelmann che dirige la collana di letteratura israeliana in Giuntina, l’editore che ha pubblicato tutti i libri qui contrassegnati con la lettera E, sono 4, quindi il 10% del totale, ma altri due titoli, punti 4 e 25 sono storie sulla persecuzione degli ebrei, quindi un tema che mi rimane caro. Sette i libri scritti da amici, ma molti altri mi aspettano nel Kindle per il 2018! Due non appartengono al nostro giro di blog amicizie: Paola Varalli, compagna di un corso di scrittura creativa frequentato anni fa, amica un po’ persa per strada, che ha recentemente pubblicato questo giallo, punto 39 con Fratelli Frilli, lettura molto piacevole dove il luogo dell’azione tra l’altro è il mio quartiere milanese di origine; Fernanda Mancuso anche lei compagna di corso, del gruppo Rosa Oliveto e Giuseppe De Micheli (info comprensibile solo agli amici di Buck e il terremoto & C.), che ha fatto stampare in tipografia e regalato il romanzo del punto 14.

E per finire, un podio, tutto sommato difficile da stilare, con le migliori letture, tenendo presente che la qualità delle opere lette rimane piuttosto alta, grazie, credo al mio intuito nella scelta, scelta che viene prevalentemente influenzata, laddove l’autore non mi sia già noto (e amato) dal web e in prevalenza dalla sempre citata CBM.

1 L’evoluzione di Calpurnia – Con qualche remora assegno il mio personalissimo premio di libro più bello del 2017 a un romanzo per ragazzi, la protagonista strizza l’occhio a Scout (Il buio oltre la siepe) senza scimmiottarla e arriva dritta al mio cuore parlando di Darwin, rapporti familiari complicati e femminismo. Il seguito è già sul mio tavolo delle letture in attesa.

Una notte soltanto Markowitch – Difficilissime le prime 50 pagine, poi diventa letteratura di altissimo livello, poesia emozionale, mi fu consigliato da Shulim Vogelmann al Salone a maggio.

Tutto il tempo che vuoi – Narrativa d’evasione molto ben scritta, una storia moderna sulla mia generazione quando le cose vanno a rotoli e ci si ricolloca in una nuova vita.

Avrei voluto, e concludo, raccontarvi almeno un paio di righe per ogni titolo, ma sarebbe diventato un post epocale e temo noioso. Facciamo così: se avete curiosità su qualche libro dell’elenco, fatevi avanti nei commenti e sarò ben contenta di approfondire.

Grazie per avermi seguita fino qui e ora… vai con le letture 2018!