Un’estate così

Sempre più convinta che, come scrissi due anni fa qui nel blog, l’estate è l’euforia dell’inizio, ieri sera vedendo la pubblicità di Guess my age, che riprenderà il 27 agosto, ho pensato che bello! Mi pervade dunque in anticipo quella tipica sensazione post ferragostana per cui grazie, estate, ciao, adieu! O come dice meglio di me Alice Munro, una roba tipo che ferragosto è equidistante dall’inizio dell’estate tanto quanto aprile, che se guardate il calendario è proprio così. Insomma, io vi farei pure compagnia volentieri, anche se non mi è ben chiaro il motivo per cui debba essere l’unica, o quasi, a tirare la carretta degli aggiornamenti, quando non è che tutti gli altri siano in vacanza o non abbiano sul serio tempo. 😀

Però, se oggi sono tornata al lavoro, dove ho avuto pure modo di farmi venire il mal di stomaco dal nervoso, che ho ancora, e domani si prospetta una giornatina che te la raccomando (lo stomaco agitato odierno e la giornata di domani sono collegati), domani sera, tempo di concludere ce ne andremo in Valle dove resteremo fino al 20 mattina dritti e diretti per l’ufficio. In Valle niente connessione, devo farmi bastare i gighi, del telfunken, che sono 4 per cui penso di farcela, ma niente post. Sorry.

Non ho in realtà molto da dire, tocca avere argomenti per poter argomentare, c’è gente che, mamma mia, di una robetta è capace di fare mah neanche un capolavoro, un tanto fumo, un sì ma parla come mangi come si diceva una volta.

Che se fossimo in un ristorante chic sto piatto qua a lato potrebbe chiamarsi:

Tartine di caprese rivisitate con rugiada del Tigullio, invece è il più classico dei piatti estivi (con prosciutto e melone ma il melone io solo l’odore sto male) combinato un po’ meglio per far scena. Ho preso qualche pomodoro e l’ho tagliato senza impegno e poi una fetta di pomodoro, una di mozzarella, un’altra di pomodoro, stecchino e ho sparso sopra pesto di una qualche marca commerciale a caso, l’idea del pesto su mozzarella e pomodoro l’ho copiata da un piatto assaggiato in Camargue e ha il suo perché.

Per cui Buon Ferragosto in anticipo, amici!

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08/08/2018

La casa da pulire, i sonni interrotti dal caldo, lo stallo in cui versa agosto, le situazioni che ancora stento a credere possano essere in quel modo, e pure gli scarsi aggiornamenti dei blog altrui sono un perfetto traino per farmi precipitare nel “vabbe’ dai non pubblico niente.”

Ieri però agosto un pelino si è impegnato e io con lui per farmi sorridere, solo una parentesi, ma il giro amica, shopping, pranzo fuori è stato molto ma molto piacevole. Tutto organizzato con la precisione chirurgica necessaria per stare al sole il meno possibile, avere persino un bancomat della banca giusta a pochi metri, e ogni negozio a portata di sguardo. E l’effetto sorpresa nell’incontro casuale con i miei nipoti adorati in Mondadori! ♥ Che ora sono in volo e non avevo potuto salutare come avrei voluto.

Ero in Mondadori dunque, dove al fresco dell’aria condizionata ho elaborato un post sulla proposta libresca imbarazzante, tuttavia tornata alle temperature esterne è evaporato per cui ora mi limito a sottolineare la salvifica restituzione della felicità seppur temporanea grazie alla lettura di Heidi di Francesco Muzzopappa. Rubo la recensione che mi ha convinta all’acquisto, dopo aver adorato i primi due ed essere rimasta piuttosto delusa dal terzo. La Milano stakanovista di chi non ha più tempo libero e si nutre ad ansiolitici = devo leggerlo.

E l’ho divorato. Rientrata a casa ho sistemato gli acquisti (scarpe) whatsAppato foto degli stessi unite a gridolini vocali scemi a chi ha la bontà di ascoltarmi “ho incontrato Nanni e Cecilia per caso in Mondadori” con l’entusiasmo di chi fa una grande scoperta per l’umanità intera e poi di seguito: mezza minerale frizzante sul comodino, fresca ma non ghiacciata, svacco sul letto, posizionato in una stanza meno calda rispetto al soggiorno in quell’orario, lettura lettura lettura. Ho smesso solo per preparare la cena, categoricamente fredda in questi giorni, in cui accendo il gas solo per il caffè, e oggi vabbe’ farò un’insalata di pasta, quindi cuocerò piccole penne di grano saraceno che ce la fanno in 6 minuti soltanto. E dopo aver mangiato ho ripreso a leggere traferendomi sul divano, ormai il sole era sceso dietro i palazzi, interrompendomi per un mini cornetto gelato, rinterrompendomi per un altro mini cornetto gelato esortata dall’Orso “ce ne sono ancora?” Sì. Dopo le 23 il libro era terminé, piaciuto un sacco, piaciuto troppo, consigliatissimo per uscire dal tedio ed entrare in una storia possibile e simile all’esistenza di molti. Muzzopappa esagera, amplifica ma neanche troppo, e aggiunge pennellate sapienti di favola con il suo solito tocco umoristico davvero unico.

Ecco ieri si è rinnovato il pensiero che leggere è un’occasione per essere felici. Non ho idea di quanto costino pasticche di robaccia, qui ci se la cava con 15 euro, anche se in effetti la dipendenza c’è, ma si allarga il cervello, non si disintegra.

E la chiamano estate

Agosto sembra manovrato da un sadico che promette e non mantiene nulla, un folle con evidenti sfasature tra parole e fatti, un ciarlatano che sgrana giornate prive di senso, riscaldandole al rogo del solleone più feroce.

Sarà l’estate della Camargue, ma anche purtroppo di troppi problemi lavorativi sia per me che per l’Orso. Non vedo giustizia alcuna, né meritocrazia, e so bene di non essere l’unica a pensarla così. Prendiamo la solita bolla editoriale, fosse anche solo per rimanere in tema con il blog.

Il Giornale.it ha pubblicato un bel pezzo qualche giorno fa.

Estrapolo: Il Corriere della Sera rispolvera per l’estate il romanzo collettivo (…) una staffetta che si passeranno di mano Teresa Ciabatti e Mauro Covacich, Silvia Avallone a Sandro Veronesi. Devono averli scelti con cura, gli autori, per essere sicuri venisse fuori una schifezza totale.

Ora, è nota una rivalità storica tra Corriere e Giornale, per cui forse c’è della vecchia ruggine e ma Il Giornale non ha remore a stroncare senza via di appello 4 nomi pluri premiati e osannati, apostrofandoli con parole di disprezzo molto dirette. Conclude, sottolineando come i blog letterari di cui ha parlato nell’articolo siano “fuori dai giri, perché troppo intelligenti.”

Il tormentone del genio incompreso, lo ammetto, è parecchio stantio e risulta spesso fastidioso. Ma tant’è.

Formule per rabboccare la fiducia, ne abbiamo?

Agosto

Nella foto, una bella carrellata di romanzi rosa editi goWare circondati dai salvagente flaminghi di gran moda! Dopo la Camargue anch’io ho sviluppato un certo feticismo per i fenicotteri, ma mi sono limitata a un portachiavi.

Agosto dunque, agosto che ha già mostrato il suo caratterino. Probabilmente perché da sempre gli preferisco luglio e si vendica. Lavoro ma dovrei essere in part time (oggi e domani), perché la tempesta che stiamo attraversando ancora non consente di vedere la terra ferma. Così, manco me lo sentissi, la scrittura agostana è stata più una scrittura lugliese, ho infatti revisionato il romanzo nei giorni 27, 28 (poco) 30 e 31 luglio e primo agosto. Ieri sera ho inviato a editor, agente, presidente con una mail abbastanza accorata. Mi immaginavo almeno il classico cenno di riscontro, niente. Perché è agosto e la gente ad agosto ciao proprio. Adesso spero non mi ribaltino che vengono qua a leggermi 😀 E’ ironia, amici ironia! Ieri sera ho chiuso il pc dopo l’invio, mi sono preparata per la cena fuori, rendendomi conto che indossavo: ciabattine di Gallipoli (estate 2014) vestito di Positano (estate 2012) e borsa di Monterosso (estate 2001), tre località meravigliose! Ma insomma visto che ora siamo qui, cerchiamo di goderci anche un po’ l’estate milanese.

Perché è agosto, locali con i tavoli all’aperto, amici pre e post partenza, prosecco fresco, con le bollicine che scoppiettano sul palato.

Non bisogna però dimenticare che se ad agosto ti dicono “entro la giornata” poi la giornata passa e pure quella successiva e ti senti un pelino presa in giro, perché quell'”entro la giornata era già stato preceduto da scuse per l’accumularsi di solleciti e ritardi, che evidentemente non sono bastati. (Questo paragrafo nulla c’entra con il romanzo di cui sopra).

Agosto pare sempre un po’ la fine del mondo annunciata che non arriva. E noi usciamo a cena di nuovo, che il frigo è vuoto! Ciao proprio!

I am still standing

Solo per ricordare a me stessa che la tenacia e la forza della perseveranza sono tutto !

No, non preoccupatevi, non è successo nulla. Anzi sì, è successo tutto ai nostri amici e mi è arrivata una di quelle telefonate che ti fanno piangere e ridere insieme ♥ e scuotono nel profondo !  Ci sono percorsi e vissuti che non si mettono mai veramente da parte.

Ma I am still standing per tutti. Che nessuno ha mai portato a casa risultati abbattendosi.

Grazie, Simone e Grace, sarete due genitori meravigliosi!

Scrittura agostana

Non è ancora agosto, ma insomma, ci siamo quasi. E’ sabato mattina ed è già piuttosto caldo, organizzo le aperture di finestre e balcone in base a quale lato è esposto al sole: mattino chiuso con tapparelle abbassate bagno, camera matrimoniale e cucina, pomeriggio chiuso sala e camerette, viceversa vetri spalancati quando è in ombra. La fantastica doppia esposizione che, unita al cappotto condominiale e a serramenti top, rende la casa vivibile anche senza condizionatore. Fine dello spot da agente immobiliare. Come sabato scorso andremo in Valtellina dopo pranzo, torneremo domenica sera tardi, mentre il weekend passato siamo rientrati direttamente lunedì mattina in ufficio. Ora non è possibile perché da ieri sono in part time, quindi non vado al lavoro! Il pranzo di compleanno di mia mamma è stato super e l’estate sta scivolando tra arrivi e partenze familiari come di consueto.

Io però quest’anno lascerò la citta un po’ meno. Sì, ho optato per un totale cambio di rotta, successivo alla modifica della prospettiva che ha beneficiato dell’umore post ferie. Sono infatti a casa fino all’8 agosto ma, ad eccezione dei weekend, starò a Milano. Non mi unirò per qualche giorno alla villeggiatura marinara di mia sorella e nipoti, anche se sono stata invitata, come gli scorsi due anni a Levanto e Rimini, né andrò da mia mamma in Valtellina, come nel 2016. Perché voglio incanalare l’energia positiva nel romanzo, è questo è l’unico momento per farlo.

Purtroppo nessuno (non io, non la mia squadra in Thesis) aveva previsto una nuova stesura, la precedente doveva essere l’ultima, ma la revisione della editor ha portato alla luce alcuni problemi, e mi sono beccata pure un cazziatone! La sgridata mi ha mortificata tantissimo, è arrivata in una rovente giornata di fine giugno, mentre ero in piedi su una sedia per recuperare dal ripiano alto del guardaroba i costumi da bagno. E il testo con le note mi è stato mandato durante la vacanza francese, ho visto la mail sul telefono ma non ho aperto l’allegato. E non l’ho fatto neppure al ritorno, ho atteso qualche giorno, e ho trovato anche molti commenti positivi, le evidenziazioni delle parti dove un registro stilistico più intimo veniva maggiormente apprezzato, e l’invito di adeguare ad esso altre parti meno riuscite. Tutto molto preciso e fattibile. Insomma non era quel disastro che avevo percepito con la telefonata, credo perché la comunicazione non è stata sufficientemente efficacie e filtrata da me con il vissuto del momento: stanchezza e un picco negativo nella questione lavorativa di cui vi ho accennato, avvenuto proprio lo stesso giorno.

Quando si alza l’asticella del progetto, i giochi si fanno più duri, è ovvio. Ho messo in scena il mio solito teatrino del “non ce la faccio” a cui chi mi conosce è abituato, perché il sotto testo è sempre “vi faccio vedere io di cosa sono capace.” Non puoi arrenderti ora, mi ha detto l’agente e così adesso siamo qui con l’imprevista scrittura agostana, cominciata ieri e un piano di lavoro serrato. Come prima cosa individuare cosa ci sia da fare: tanto ma già ben delineato dalla editor, fondamentalmente riscrittura e qualche piccolo taglio, brevi brani a macchia di leopardo presenti un po’ ovunque, ma soprattutto nella prima parte. Il fulcro era capire esattamente cosa intendessero, non mi trovano d’accordissimo, sacrificare alcuni toni ironici mi sta spiacendo parecchio, e lavorare in alternanza con agente e editor non ha affatto facilitato il mio compito, pagine approvate da una, venivano poi cassate dall’altra quando io mi ero già sentita al sicuro. Ieri ho modificato un dialogo presente già nella primissima stesura, posso ipotizzare di averlo mandato a febbraio, andava bene, ora non più.

Il vero problema ora è il loro invito: “è davvero importante leggere una versione definitiva”, e se non lo fosse ancora? Cioè se lo fosse per me, ma non per loro? Perché questo è semplicemente ciò che è successo con la versione precedente. Come faccio a saperlo, ad averne la certezza prima di cliccare invio? La scrittura non è una scienza esatta, faccio così, otterrò cosà. Come certe espressioni matematiche, parentesi graffa, quadrata e tonda e somma, dividi ecc ti deve venire per forza 35 (il mio risultato in tali occasioni era sempre diversissimo, nonostante fossi certa di aver eseguito tutto alla perfezione sbagliavo sempre un passaggio).

La scrittura agostana è permeata da una sottile ansia da prestazione, ogni frase riscritta è accompagnata dal pensiero: andrà bene ora? E la storia, ormai comunque definita, senza modifiche sostanziali alla trama, procede su un piano mai provato con i precedenti romanzi. A dirla tutta la sento un po’ meno mia, forse è così che funziona il lavoro di squadra, ma spero davvero di non deluderli e poter consegnare il romanzo che hanno in mente. La questione, me ne rendo conto ora scrivendo questo post che non so se vi interesserà ma mi aiuta a far luce su questo percorso, è proprio che forse abbiamo in testa due romanzi diversi. Aiuto!

Elogio alla leggerezza

Leggerezza estiva. Indossiamo ovviamente abiti leggeri, e anche ciò che abbiamo nel piatto è più leggero (non proprio sempre, a parte il dessert: gelato e mirtilli, il pranzo per il compleanno di mia mamma, cioè un menù degustazione laddove degustazione non significa assaggi, prevedeva tra le altre cose pizzoccheri e polenta che insieme rappresentano un attentato pure in inverno) e magari scegliamo letture meno impegnative, da evasione (no, ecco io sono alle prese con un Premio Nobel, infatti più che leggere arranco). Sebbene ora stia scattando il rimpianto verso cioccolate calde, maglioncini e una temperatura più mite, un periodo felice in cui questa leggerezza verrà meno, mi chiedo se non possa rimanere un must vitale sempre?

L’arcano è semplice: storicamente la leggerezza si associa alla superficialità, tipo che sono la stessa cosa. Ma così non è. Il passo lieve da utilizzare nei percorsi della vita è perfetto per non inciampare, e non significa affatto non ragionare, lasciare tutto al caso, essere degli sprovveduti, ma dare il giusto peso alle cose, che a guardarsi indietro siamo tutti concordi nel ridere di tragedie che poi non lo erano affatto, e la pesantezza è stata solo un fardello in più, non un piglio utile per affrontare i giorni.

Va un po’ a carattere, ma ci si può allenare a migliorare l’approccio all’esistenza. Le persone pesanti io non le sopporto più, di solito sono impliciti lagna inutile e un alone di negatività. E’ chiaro che mentre sto scrivendo nella testa si visualizzano persone concrete, spesso colleghi, ma non solo; il lavoro stressante esaspera e siamo più o meno tutti portati a tirare fuori il peggio di noi. A volte mi pare di avere facili soluzioni, sono lì, vorrei suggerirle e poi sto zitta. La signora XXX che ogni santo giorno entra nel nostro ufficio come se fosse il patibolo e attacca con una narrazione che non aderisce minimamente a ciò che sta facendo (una cazzo di pratica di sdoganamento magari un po’ articolata, ma non certo un intervento a cuore aperto per salvare un neonato) magari avrebbe bisogno di una vacanza, ma no, lei resterà a casa. Ma vadi! Vi prego adesso non commentate elencando seri motivi per cui lei non può staccare manco una settimana, perché non va mai via, e io non credo che ogni anno ci sia un impedimento. Forse piuttosto non le interessa? Ma ci sarà qualcosa che le piace, a parte lamentarsi! Mare, montagna, città d’arte, campagna, lago, fiume, rigagnolo! 😀

Poi ci sono quelli che no, loro sono bravi, non rinchiudono i genitori anziani nelle case di riposo, e io friggo, perché so per esperienza che sono scelte dolorose e spesso non ci sono davvero alternative, però loro quelli bravi, poi scassano i coglioni  raccontano agli altri la fatica di una vita che ha dato loro tanti problemi, eh sì. Ma, alternarsi con la sorella nella cura dell’anziano e andare via una settimanella? No. Ti lamenti del caldo e indossi jeans d’amianto; porca Eva, non dico una gonna, magari non ti va di scoprire le gambe, ma un pantalone largo di lino?

E’ no, è sempre no, per chi vive calzando scarponi chiodati. Si sentono martiri, vittime del sistema, di una maledizione che manco i Maya nel 2012 (e noi in ufficio abbiamo ancora il cartone di documenti su cui collegafigo aveva scritto IV TRIM. 2012 FUCK MAYA). Un piccolo trucco è quello di valutare seriamente quanto noi, come singoli individui, contiamo nell’universo, eh poco, pochissimo. Tutto si ridimensiona dalla luna, l’astronauta Luca Parmitano, che sarà il primo italiano al comando della Stazione spaziale internazionale, lo ha detto chiaramente in un’intervista radiofonica che ho sentito di recente.

Insomma, tartare di carne e pesce, prosciutto e melone, gelati e sorbetti, allegre insalate miste, e poi T-shirt, abitini freschi, espadrilles ma anche: spirito leggero, fiducia, entusiasmo. Cosa dite, ce la facciamo a traghettarli nelle stagioni più fredde?

Immagine da Shoeplay.it

La foto mi piace moltissimo, nonostante non indosso mai infradito di alcun genere, trovo il coso in mezzo alle dite insopportabbbole, ma non era questo il concetto che volevo veicolare oggi !

Per gli amici greci

Avevo in mente un post, rimando di scriverlo.

Non servirà a nulla, ma in questo blog si parla sempre tanto di Grecia, abbiamo una rubrica speciale e persino un contest in corso di svolgimento, per cui quello di oggi può solo essere il giorno del cordoglio per le tante vittime del terribile incendio che ha colpito i dintorni di Atene. Siamo stati a Rafina, uno dei centri colpiti, dove ci imbarcammo per la splendida Isola di Tinos, dieci anni fa.

Atene per mio marito è comunque casa, e i bambini vittime delle fiamme potrebbero essere i figli dei suoi cugini. Il mio cuore è davvero troppo triste adesso.

Midterm considerescions

E’ stata una settimana complessa, a tratti proprio brutta. La situazione nella quale il mio ufficio è stato catapultato dal 10 giugno circa non si è risolta affatto, ma ingarbugliata ulteriormente, con ramificazioni per cui si lavora con una tensione pazzesca e altri strascichi che vabbe’ lasciamo perdere, non voglio entrare in dettagli. Si naviga a vista e non si sa quando finirà, né come. Così, sommata la tipica sindrome da rientro, il caldo, le numerose cose di casa da sistemare, temevo – e i primi giorni in effetti è stato così – che i benefici della vacanza fossero sull’orlo della scomparsa immediata. Non potevo permetterlo.

Benissimo la nostalgia, mi prende ogni anno al ritorno ed è un segnale in fondo anche positivo: ho vissuto un periodo felice, ricco di nuove esperienze e coccole per anima, mente e pure palato, un mix perfetto di relax ed escursioni, perché non rimpiangere quei momenti, se ora ci si trascina tra scrivania e routine? Ma qui ci si deve fermare, e valutare il classico rovescio, un viaggio serve per ricaricarsi e affrontare con rinnovato slancio appunto ciò che magari ci va un po’ meno bene. Ho messo insieme le varie opzioni: una piega dal parrucchiere, la possibilità di indossare finalmente quei vestitini deliziosi con l’abbronzatura e non c’è neppure bisogno di truccarsi. Un aperitivo casalingo sì, ma sul balcone. Ripercorrere le tappe provenzali-camarguesi in internet e whatsappando con le amiche; cercare anche di fare squadra in ufficio, che se il periodo è quello che è (garantisco davvero tremendo e preoccupante) lo è per tutti, al di là di vecchi rancori ed eterne antipatie, e riuscirci. Trascorrere la pausa pranzo con l’Orso ai tavolini di un bar all’aperto e scegliere qualche piatto sfizioso. Ragionare lucidamente, con la positività post-vacanza, su ciò che si può concretamente fare per il lavoro. Incanalare l’energia verso nuovi progetti, e rendersi conto che a dar voce a questo pensiero:

Però adesso non toccherò più manco una virgola, basta sul serio non che se ci sono cose da fare le farò a settembre, non le farò più mai perché la storia è conclusa.”

non ero io, ma la mia stanchezza pre-ferie. Che in tali periodi non bisognerebbe mai prendere decisioni vitali, e in questo caso fortuna che tornare indietro è un possibile e trovo così la voglia di dare spago ai miei sogni, un filo lunghissimo per farli volare alto e lontano.

La stanchezza pre-ferie è una catena troppo corta che ti tiene legato al buio della cuccia e limita gli orizzonti. Per questo tutti dovrebbero poter andare via almeno una settimana all’anno. Mettere km tra la propria persona e i problemi e riconnettersi col senso positivo della vita e l’entusiasmo per i giorni a venire.

Adesso tutto mi appare fattibile. Le strade percorribili, gli ostacoli superabili. Ed è weekend, con temporale annesso, che rinfresca a ci rallegra. Le belle notizie arrivano in gruppo: il chirurgo che rassicura mia madre, che no, l’intervento autunnale in anestesia totale non è da fare 😀 l’organizzazione del pranzo per il suo compleanno (cifra tonda che si sa son quelle difficili da affrontare, io mi sto già preparando per dicembre) avviata e promette di essere una gran giornata con l’intera famiglia finalmente riunita, apprezzamenti editoriali importanti che voglio essere fiduciosa porteranno a qualche firma, gli amici sinceri che tra arrivi e partenze semplicemente ci sono.

Buon weekend carissimi. Noi cominciamo il solito peregrinare tra Milano e la Valtellina, dove mia mamma sta villeggiando da una settimana pure lei (terminate tra le altre rogne, le terapie per la frattura al polso) e dove tutti semplicemente pensiamo di dedicarci al cazzeggio tra i monti.

Cose camarguesi a caso

Dalla A di Avignone, Arles e Aigües Mortes

alla Z di zanzare che no, non ci hanno affatto divorato, erano poche e pure mansuete, potrei fare 1000 post e non raccontarvi ancora tutto di una vacanza che ha rasentato la perfezione assoluta (uniche note negative: il mare piuttosto freddo, in alcuni giorni gelido e caselli autostradali da incubo). Ci siamo immersi tra mare e natura, conciliando alla perfezione il bisogno di relax e la voglia di visitare posti che non ci hanno deluso mai. Ecco qualcosa random, le immagini sono tutte col cellulare perché per le altre occorre il tempo di sistemarle (e il lavoro ha già assorbito l’Orso con i suoi ritmi tremendi).

Io, piscina (nello splendido resort dove abbiamo alloggiato, la porta sulla sfondo è quella del nostro villino)…

… Emanuele passeggiata a cavallo (di due ore e mezza, con Quinoa! Tipico cavallo crin blanc camarguese.)

Altrimenti sempre insieme, qui in partenza sul trenino verso la fauna selvaggia intorno a Saint Maries de la Mer.

A piattelli vince sempre lui, ma non mi stanco di sfidarlo e il luna park ci ha visti quasi ogni sera dopo cena.  

I tori li preferiamo così:

che cosà. Non è una corrida ma la corsa camarguese, comunque un po’ triste per gli animali, anche se la gente pareva divertirsi.

Trovare ancora la lavanda in fiore è stata una felicissima sorpresa, e l’Abbazia di Senonque del 1148 un gioiello vero.

Ma i protagonisti per me rimangono sempre loro, e il centro ornitologico da solo vale l’intero viaggio!

Grazie in particolare a Barbara Liguria e Claudia Bologna per i suggerimenti preziosi via whatsApp, senza di voi non sarebbe stata la stessa cosa!