Scorci


La sera tocca accendere la luce sempre un po’ prima e già si scorge l’autunno che bussa oltre la porta di questa estate lunghissima (i primi di giugno era già molto caldo, ricordo le splendide giornate al Festival dei gufi e in  Val di Mello di cui vi ho parlato). Nei supermercati le cartelle sono presenti da diverse settimane e mia sorella mi ha chiesto di comprare i grembiuli per Cecilia, mentre loro trascorrono tre settimane su e giù per le Cicladi, rientreranno lo stesso giorno in cui noi partiremo per Trieste. Ho pagato per lei l’anticipo per il pre e il dopo scuola (che da loro viene chiamato giochi serali) per cui possiamo non pensarci, fare finta di no, ma lo sappiamo bene che scorci autunnali incombono.

Intanto io vi regalo due scorci ferragostani by Orso, dalla chiesetta di Stazzona e dal Crotto Bercini dove abbiamo pranzato con grande piacere.

Contiamo di tornarci prima dell’arrivo del freddo, sta volta per gustare i prodotti lacustri.

Qualcuno vuole unirsi per una gita in allegria?

Voglio dire, prima che appaiano gli addobbi natalizi! 😀

Che poi l’autunno è la mia stagione preferita, per cui sono anche contenta, per non dire che quest’anno il caldo l’ho sofferto abbastanza, eppure, come tutti, adoro le vacanze per cui aderendo alle tipiche contraddizioni umane in questo periodo alterno che bello/che brutto rispetto alla fine dell’estate.

Anche la classicissima serata sui navigli, ieri, è stata davvero molto piacevole. Ci torniamo settimana prossima! Intanto però Valtellina again. Quindi buona partenza a chi va, buon rientro a chi torna, buon weekend a tutti!

Noi che il 16 si lavora!

I giorni valtellinesi intorno a Ferragosto sono stati assai piacevoli, grazie ancora a chi è passato di qui per gli auguri. Ieri ci siamo fatti una mangiatona di piatti tipici in un posto stupendo sopra a Dongo (Lago di Como): il Crotto Bercini che vi consiglio assolutamente.

In realtà noi non si perde l’occasione di brindare pure a casa. In questo caso con un fantastico Porto gentilmente omaggiato dal corrispondente del marito, che abbiamo conosciuto a Lisbona. Si noti che sto togliendo la frangia per cui talvolta porto la mollettina, che ora il ciuffo mi arriva alla punta del naso e un po’ rompe anche se asciugandolo lo giro indietro; obiettivo: farlo crescere ancora in modo che possa essere portato dietro l’orecchio, fine della digressione parrucchieristica.

Stavo pensando che non credo di essere mai stata tanto raminga come ora, in realtà in estate ho sempre fatto parecchio su e giù dalla Valle, ma almeno negli ultimi anni ero riuscita a fermarmi anche una settimana, quest’anno invece no, e non me ne sto lamentando perché c’è stato l’intermezzo Rimini che ha sfasato il calendario; per cui ad esempio siamo rientrati stamane e venerdì sera già si riparte che è dopodomani. Ho sempre bagagli con me, tipo sta sera sono rincasata dal lavoro con un collega e la borsa della biancheria sporca, che se l’avessi lasciata in auto con Emanuele non potevo fare neppure un lavaggio prima del suo arrivo (chissà a che ora!), sto poco a casa ma quando ci sono una lavatrice e/o il ferro da stiro vanno a pieno regime. La spesa nel frigorifero dell’ufficio e poi mi rammento di aver lasciato i fagiolini in auto, stessa storia del bucato: voglio cucinarli stasera e non farei in tempo, ok, vado a prenderli, ma temo di non riuscire a chiudere il portellone del bagagliaio, perché semplicemente non ci arrivo. Tuttavia l’Orso parcheggia di culo, così beneficio del marciapiede e ce la faccio, ma sono chiusa fuori dall’azienda perché non essendo dipendente non ho il badge e mi tocca citofonare. Cose così cretinissime, ma tutta una organizzazione fuori dagli schemi.

In Valtellina poi si passa senza criterio da 10 a 30 gradi per cui tocca avere sempre mille tipologie di vestiti e scarpe, ricordarsi i fondamentali come farmaci (io prendo fisse due pastiglie), occhiali, caricabatteria e non so cos’altro.

E poi si lavora quando bene o male tutti o quasi sono via o in relax casalingo. Capita, non è un dramma, perché le ferie sono già state godute e non so cosa significhi lavorare per una ditta che chiuda, quest’anno è stato un miracolo la chiusura del 14!

Milano non è vuota, ma si gira un gran bene, il telefono in ufficio non squilla ma non è mancata la classicissima rogna ferragostana. E l’imprevisto in montagna: fine della bombola del gas alle h 19 del giorno 14, rivenditori chiusi, risolto oggi, così scopri che c’è gente gentilissima (noi non eravamo più lì, mia mamma è sola e la bombola chi la portava al secondo piano di una casa in sasso?) che compensa quella spregevole.

Stavo dimenticando una cosa importante. Chi disse “eh ad agosto gli editori non rispondono?” Io, certo. Ebbene domenica 13 addirittura una mail da Mondadori settore ragazzi, un rifiuto a Nina Strick, ovvio, però dai, Mondadori risponde la domenica, in agosto, mamma mia, roba da brividi.

15 Agosto 2017

Anche se sono smartizzata, trovo impossibile scrivere un post dal cellulare.

Perciò visto che tra poco partiamo per la Valtellina, dove rimarremo fino all’alba del giorno 16, per catapultarci direttamente in ufficio, questo è l’ultimo momento buono per augurarvi

un felicissimo Ferragosto, cari lettori

spero che possiate trascorrere una giornata in compagnia e allegria. Un abbraccione.

Vacanze italiane

La città prescelta dove trascorreremo l’anniversario di nozze e i giorni che lo precedono è Trieste! Emanuele c’era andato anni fa con amici, ma non ha visitato il celebre Castello di Miramare, io invece non ci sono mai stata ed è nei luoghi dei desideri da tempo. L’idea è quella di fare anche qualche escursione in Slovenia.

Le vacanze italiane hanno un fascino che tutti ci invidiano e che secondo me, pur essendo innamorata di molte località all’estero, è davvero unico, inimitabile e immenso. E’ inutile, il nostro è il più bel paese del mondo.

Lo sa bene del resto anche Penelope Poirot, nipote del celebre investigatore belga, nata dalla sagace penna di Silvia Arzola che pubblica con lo pseudonimo di Becky Sharp. Penelope Poirot fa la cosa giusta e sceglie di trascorrere un periodo di relax in una clinica nelle colline del Chianti, con la segretaria Velma Hamilton; è novembre e il delitto avviene sulla neve bianca. Italica vacanza dunque, mistero e uno stile impeccabile per una narrazione portata avanti da Penelope e da Velma le cui voci si alternano nel raccontare.

Così, quando in estate Penelope decide di scrivere un reportage su il male inglese, lo fa accompagnata dall’instancabile Velma partendo dalla splendida Portofino, ma ahimè anche lì un assassino le rovinerà il soggiorno. Anche se, in realtà, lei adora sguazzare tra vecchi rancori, passioni sopite e invidia che si arrampica come un’edera nell’animo.

Penelope Poirot nasce, dal punto di vista letterario, lo scorso anno e con il secondo libro, uscito a giugno, si conferma una lettura molto piacevole. La trama avvincente si incastra nei panorami retrò di luoghi noti ai Vip, località che ritroviamo spesso sui giornali di cronaca mondana, ma che indubbiamente non lasciano indifferenti neppure chi non è famoso.

Io ho letto entrambi i romanzi con gusto: il primo lo scorso anno quando mi trovavo sul Lago d’Orta, e il secondo ora a Rimini. Mi chiedo dove andrà in villeggiatura Penelope la prossima volta. Positano? Taormina? Di sicuro il crimine la seguirà o la precederà e lei saprà raccontarcelo con uno stile molto personale, grazie al quale è stata eletta in poco tempo a nuova eroina del giallo finto-inglese, perché l’autrice è appunto italianissima.

Da scrittrice posso dire che invidio molto a Silvia Arzola la capacità che ha avuto di caratterizzare così tanto un personaggio e costruirci intorno un mondo, un linguaggio e un’ambientazione quasi con prepotenza, al punto che riesce a farsi perdonare la furberia di inventare una parentela, per avere un’ottima base sui cui partire. Brava!

Di cose agostane

Da sempre nell’età adulta ho preferito luglio ad agosto. Adesso siamo qui, tra una settimana è Ferragosto, poi tutto in discesa, con la sensazione di un’estate che sfugge via. Domani riprendo a lavorare, è sempre buffo questo part time che in estate però diventa risorsa e opportunità di spezzare di continuo. Questi due giorni sono stati prevalentemente dedicati alla casa, così mentre lavo-stiro, faccio-disfo, pulisco ecc posso pensare agevolmente, continuo ad imbambolarmi su sogni scrittori consapevole però che agosto è il peggiore dei mesi, se già normalmente le risposte latitano, ad agosto l’editoria chiude e si crea uno stallo pesante. Tocca aspettare ancora di più di quanto non si faccia abitualmente. Spero davvero che a settembre e non oltre si sblocchi qualcosa. Domenica sera in auto mentre tornavo dalla Valle mi è venuta un’idea per un secondo episodio di Nina Strick, ma da marzo su 28 editori a cui l’ho inviato hanno risposto in 5 negativi, per il resto un oceano di silenzio, per cui mi sono detta: che senso ha mettersi a scrivere un secondo capitolo quando il primo è ancora al palo? Il senso sarebbe il divertimento scrittorio, certo, la parte ludica, ma non riesce, almeno per ora, a superare lo scoglio dell’abbattimento morale. Va così, consapevole tra l’altro che io in goWare sto bene, sono bravissimi, ma non è l’editore ideale per l’infanzia.

Sono ancora ovviamente abbronzatissima, grazie a Rimini nonostante sia stata parecchio all’ombra, causa calura esagerate pure lì e sono direi piuttosto in forma, sto molto attenta a ciò che mangio perché ho bisogno che il mio stomaco stia bene a lungo. Leggo moltissimo – presto su questi schermi nuovi consigli – e mi sento in pace con il creato, il che è un po’ contraddittorio con quanto scritto sopra, vero, ma l’editoria non fa parte del creato, è una galassia a sé stante che si muove caracollando come un dinosauro con rari guizzi e quindi (cit.) destinata all’estinzione.

E poi c’è l’euforia sottile di programmare una nuova vacanzina, quella che la prima settimana di settembre celebrerà il nostro decimo anniversario di nozze. Abbiamo appena prenotato un soggiorno dal 3 al 9 settembre in una città italiana, capoluogo di regione, che non conoscevo e che mi ispira da tempo.

Se volete provare a indovinare qual è…

Ma voi che siete a Rimini, tra i gelati e le bandiere (cit.)

Eccoci, Rimini + Valtellina = 5 giorni fuori Milano, in fuga dal caldo epocale che in città si percepisce maggiormente.

Rimini dunque, una mini vacanza stratificata dove un tour nostalgico, quasi un vero pellegrinaggio nei luoghi dei ricordi, si è sovrapposto alla scoperta di un posto del tutto nuovo per i nipoti adorati. E’ stato strano, è stato bellissimo. E’ iniziato con un piacevole viaggio in treno e Claudia che mi viene a salutare a Bologna. Claudia fan affezionata, mai vista, che l’anno scorso nel giochino dei desideri estivi aveva espresso il desiderio di incontrarmi, Claudia che è amicissima di Marinella, mia amica d’infanzia proprio a Rimini, mai più rivista, tipo da 35 anni. Grazie Claudia sei stata la ciliegina sulla torta riminese.

Locali identici, l’accento romagnolo, il tempo immobile sul Viale Regina Elena, il pub dove ho dato (o forse sarebbe meglio dire ricevuto) il primo bacio (niente di romantico), la gelateria Nuovo Fiore sempre eccezionale, certi hotel, e la vera novità: l’invasione russa, capisco molte parole e disapprovo molti comportamenti (cavallette al buffet, Nanni senza patatine). Sabbia finissima su una spiaggia immensa, passeggiate sulla battigia chiacchierando, mare brutto, niente da fare. I baretti in spiaggia che ora sono aperti anche la sera, lucine e pesce. Le sale giochi, una serata divertente, il casino nella camera a 4 letti ammassati, le risate, la zia che fa la zia a tempo pieno.

Sorellitudine nostalgica, un viaggio che è una catarsi, voltarsi indietro a salutare Rimini e le ragazzine che siamo state.

Bye bye luglio

Non è facile (oddio, fossero queste le difficoltà della vita) bloggare quando in giro è tutto un “blog chiuso per ferie” “ultimo post” “vado in vacanza” “relax” ecc. perché i post altrui possono stimolare la creatività, perché non si sa mai chi ti legge, perché si ha l’impressione di parlare in una piazza vuota.

In realtà anch’io sto per prendermi una nuova piccola pausa, mercoledì infatti partirò per Rimini con mia sorella e i bambini. Mi fermo solo tre giorni (loro invece una settimana) ma sarà stupendo perché Rimini significa mare della mia infanzia e non ci torno davvero da molto tempo, ho perso il conto. In più ci saranno loro: Nanni e Cicia versione vacanziera! 😀

Sono forse però ancora in tempo per suggerirvi un ultimo libro da ombrellone o da balcone di casa. Costa solo 10 € non è purtroppo previsto il formato digitale, è un miniMarcos piccolo e compatto che occuperà davvero poco spazio in valigia.

Si tratta di E’ ricca, la sposo e l’ammazzo di Jack Ritchie traduz. Sandro Ossola di cui forse molti ricorderanno l’omonimo esilarante film con Walter Matthau. In realtà questa storia è solo una dei 12 splendidi racconti uniti in questo libro, dopo che erano stati pubblicati sulle più prestigiose riviste del mondo. Se giustamente la scelta di marketing è stata quella di proporre come titolo il racconto più celebre, gli altri non sono da meno in quanto ad arguzia e stile scoppiettante, precisione chirurgica nel raccontare un fattaccio in un’epoca lontana priva di tecnologia.

L’ho adorato e ora lo sta leggendo con lo stesso piacere anche mio marito, che in realtà ha gusti diversi dai miei. Credo che ci sia molto da imparare anche sulla tecnica e sullo stile per chi si appresta a scrivere un racconto, non soltanto giallo, soprattutto sulla scelta dei dettagli da inserire nel racconto, perché trattandosi di storie piuttosto brevi è chiaro che ogni sbavatura, ogni eccesso verrebbe notato dal lettore e amplificato sulla pagina; qui è tutto davvero millimetrico fino all’inevitabile colpo di scena, che sempre è un vero colpo da maestro, infatti spesso i racconti di Ritchie hanno fornito lo spunto narrativo a quel genio di Hitchock!

Jack Ritchie è un miniaturista, disse che qualsiasi romanzo potrebbe essere migliorato trasformandolo in un racconto breve, “nelle mie mani I miserabili sarebbe diventato un pamphlet”.

Luglio ci sta salutando. Il meteo prevede per i prossimi giorni una nuova ondata di caldo mai visto, peggio del 2003. Ce la faremo, tra docce e ghiaccioli (o tra granite e granate come canta Gabbani).

Vi auguro un ottimo mese di agosto, io torno presto.

Le contraddizioni femminili: Virginia e il bigliettino d’auguri

Così era successo, il primo anno insieme! Era giusto festeggiare la ricorrenza con una cena fuori, un regalo, insomma le solite cose che si fanno in questi casi e tante esclamazioni stupite: “un anno? Di già?”

Eh sì, un anno, trecentosessantacinque giorni da quando si erano ritrovati, avevano fatto pace e si erano giurati amore eterno, amen. Da lì avevano deciso di (ri)partire con la conta degli attimi e la costruzione di una storia solida a tinte felici. Virginia sorrise di fronte alla torta che le era riuscita uno spettacolo, cena al ristorante, sì, ma dolce a casa, mise in frigorifero una bottiglia di spumante per le bollicine indispensabili e si armò di carta per impacchettare la camicia che aveva preso a Emanuele. In un attimo stese su una forbice il nastro e creò un fiocco che le nacque tra le dita come un ricciolo dei sui capelli. Fatto. Mancava la parte più difficile: il biglietto. Voleva scrivere una frase ad effetto, di quelle che graffiano il cuore e restano per sempre impigliate nell’anima, anche senza che ci sia bisogno di rileggerla.

Penso sia giunto il momento di unire le nostre case dopo aver unito i nostri cuori.

Penso sia giunto il momento di unire le nostre case dopo aver unito i nostri cuori.

La penna si era mossa in completa autonomia, così Virginia cancellò quelle parole con foga, era inutile tirare una riga sopra, tanto il cartoncino andava riscritto, ma lo fece ugualmente prima di buttare il biglietto nel cestino.

Unire le case? Andare a vivere con lui? Era questo che voleva? Addio indipendenza conquistata a fatica, addio autonomia, addio al suo piccolo mondo. Riscrisse:

Ti amo. Grazie per questo anno di gioia.

Banale. E poi no, lei desiderava trascorrere ogni istante con Emanuele, erano adulti, lei soprattutto ne aveva passate tante ed era in grado di capire che erano entrambi pronti per la convivenza. Lui non calcava mai la mano, ma Virginia sentiva che in qualche modo voleva che accadesse. Gliel’aveva persino detto un po’ di sguincio, che l’avrebbe addirittura sposata in chiesa, con una cerimonia sontuosa e i fuochi d’artificio.

Pronti? Sul serio?

Tentennò, riscrisse, stracciò un’infinità di cartoncini color panna, uno spreco. Andò avanti così per metà pomeriggio, fino a quando il tramonto invernale precoce tinse di rosa il balcone e lei non aveva concluso nulla. L’ora blu, perfetta per i fotografi, un cielo spettacolare carico di promesse saluta una donna in preda a contraddittorie elucubrazioni sul futuro.

Niente biglietto, solo il regalo. Decise.

Ma va’. Tra poco lui sarebbe arrivato, lei doveva ancora cambiarsi, scegliere cosa indossare. Staccò l’abito di lana gialla dalla gruccia, che col suo incarnato d’ebano era stupendo. Si truccò con cura, sempre con la testa a quella maledetta frase che non sapeva completare. Poi non ci fu più tempo.

Il citofono, il campanello, l’abbraccio travolgente di un uomo che sa di amore e verità.

E quel desiderio che le gorgoglia in gola inespresso e non sa decidersi a rompere la diga degli indugi e lasciare semplicemente che sia.

Con questo brano partecipo al Contest Leggere non è peccato 2017

avente per tema le donne e le loro contraddizioni.

Nostalgia per il villino

Giornate difficili. Lunedì cena fuori con mia sorella e i mariti (i bimbi sono in montagna con la nonna paterna) bella serata ma la twin mal di stomaco, io ehm vomitato. So che quando mi capita poi ho due giorni di crisi. Ieri quando comincio a star meglio e mi appresto a godermi il part time, mancano 20 minuti a timbrare il cartellino, la direzione mi chiama per un grana che sperano io risolva. Un casino vero che fa slittare l’orario di uscita, agita un gruppo di persone impegnato nella risoluzione e annulla i miei programmi di stiraggio serale. In qualche modo ne veniamo fuori. Oggi giornata full time casalinga, ho arretrato di tutto e ora che sono le 13.41 un orario da dopo pranzo devo ancora mangiare, perché tutta la mattina se ne è andata tra ramazza e cambio letto. Così, mi assale la nostalgia per Corfù; cerco e trovo in rete qualche immagine del nostro villino, scoprendo tra l’altro di aver risparmiato un bel po’ col cambio struttura grazie alla perdita della nostra prenotazione. Perché costa almeno 25 euro al giorno in più rispetto all’hotel.

Eccolo qua (immagini da Booking), il nostro appartamento è il primo a destra a pian terreno.

Mi imbambolo a ricordare l’immenso relax sul terrazzo a guardare il mare, ascoltare le cicale, leggere, gustare un aperitivo con l’Orso, io che ogni tanto ripetevo “come si sta bene qui!” Pace assoluta, riposo meritato, beatitudine completa. Vi auguro altrettanto per le vostre vacanze. Proseguo con la casalinghitudine.

Liebster Award estivo

La cara Giulia mi ha premiata col Liebster Award e io sono ben contenta di rispondere alle sue intriganti domande.

  1. Se potessi scegliere di vivere in una città diversa dalla tua, quale sceglieresti? Lisbona.
  2. Cosa chiederesti al genio della lampada? Mi raccomando solo tre desideri e in che ordine? Sconfiggere il cancro, la salute per i miei cari e diventare una scrittrice famosissima.
  3. Chi porteresti con te su un isola deserta? Senza dubbi mio marito.
  4. Dieci libri che porteresti sull’Arca di Noè in caso di diluvio universale… Scelgo titoli non ancora letti, vado: La Bibbia pure io come Cristina, I promessi sposi, Guerra e Pace, Le cronache di Narnia, Il signore degli Anelli, Shining, Dente per dente di Muzzopappa che alla fine non ho fatto in tempo a comprare per le vacanze, L’inevitabile crudo destino di sto autore nuovo qua Riccardo Moncada che pare spacchi, e due raccolte di racconti di Alice Murno tra quelle non ancora lette.
  5. Devi fare un viaggio, dove ti piacerebbe andare?  In Inghilterra, nel Lake District.
  6. In quale personaggio storico vorresti reincarnarti? Mah, d’istinto ti dico Karen Blixen anche se non è storicissimo.
  7. Siamo soli nell’universo? Oddio, non ne ho idea!
  8. Il titolo di un film che non vi stancate mai di riguardare. Vite sospese e ogni volta mi emoziono alla scena finale.
  9. La canzone della vostra vita o, almeno, degli ultimi anni. La cura di Battiato
  10. Potete viaggiare nel tempo, in che anno scegliereste di tornare? Nella Londra vittoriana.
  11. Non so più cosa chiedere…dove andate in vacanza questa estate? Corfù, ma c’è un’altra settimana ancora da decidere.

Ringrazio Giulia e come sempre non continuo la catena ma lascio volentieri le domande qui per chi volesse aggiungersi nei commenti per curiosare un po’ nelle nostre vite!