# I miei primi pensieri – Questo tempo tra caldo e libri

E’ la prima sera che ho caldo, mi sono fatta una vascata per andare a questa presentazione di Olivia Crosio perché la presentava CBM ma era piuttosto lontana, alla Feltrinelli RED di Sabotino, così ho scoperto che le Feltrinelli RED sono quelle dove c’è un bistrot all’interno, comprando il romanzo ti davano un talloncino col quale ritiravi drink e patatine, bello, fatto bene. Olivia Crosio e la sottoscritta sono entrambe presenti nella rubrica di CBM su Bookblister sugli esordi, ma come sempre accade con gli autori seguiti da CBM gli altri hanno preso il volo, io no. Cazzo cioè vorrei chiederle se sono l’unica del gruppo. Sono in un pantano, e le ferie scrittorie sono state interrotte dopo solo una settimana: tanti tanti tanti complimenti, chapeau ma eh puoi integrare ancora questo e pure quello? Se lo fai subito e non dubitiamo tu possa farlo col tuo ritmo, in settimana la editor potrà leggerlo. Va bene, no, non va bene, ma va bene, l’ho fatto. Però adesso non toccherò più manco una virgola, basta sul serio non che se ci sono cose da fare le farò a settembre, non le farò più mai perché la storia è conclusa. E poi ci sono queste sere meravigliose che giugno a Milano ha una luce che non c’è gara, o forse c’è solo con quella di dicembre delle luminarie, sabato sono venuti gli amici dalla Valtellina li abbiamo portati a City Life di cui in effetti dovrei parlare perché una zona così figa vicinissimo a casa è un up grade pazzesco in termini di residenza. Poi c’è stata la menata del mal d’orecchio che ho da inizio mese e quando sono lì lì per chiamare lo specialista e andarci privata, mi passa, poi torna, il medico di base, il sostituto a dire il vero, non ha visto nulla anche se non avevo lo strumento per guardarlo in maniera poi così approfondita, però a volta è lì che picchia quando sono concentrata sui numeri in ufficio. Già, il lavoro, una tegola che mi è caduta in testa settimana scorsa, una roba che non so come si svilupperà e mi ha gettata nel panico per 2 giorni, poi mi sono ripresa. Adesso voglio solo svagarmi, anche stasera non avevo tantissima forza di andare ma ignara dei miei vaghi programmi CBM in mattinata mi aveva mandato un vocale chiedendomi notizie e io volevo farle una carrambata e quindi proprio non potevo più non fargliela e sono andata, che se guardassi la voglia, be’ oltre alle docce non farei altro ma poi mi do una mossa e vado, vado. 10 Giorni e si parte, voglio solo sgombrare la mente e concedermi un relax assoluto tra giri e spiaggia e davvero mettere una riga tra la prima parte del 2018 piena di tribolazioni e la seconda che spero davvero sia migliore, come tutto sommato diceva pure l’oroscopo a crederci. L’Orso pure lavora a sfinimento, io almeno per quanto a volte sia tedioso ho il mio limite di orario e ciaone stacco. Leggo moltissimo, libri stupendi in effetti e poche cantonate. Leggo, penso, amo mando whatsApp di continuo a raccontarmi, a dirmi che la vita è bellissima anche se faticosa e se c’è l’afa di sicuro è peggio. Non volevo trascurare il blog, ma in giro c’è poco e non so cosa raccontarvi, vorrei dirvi qualcosa sul romanzo top secret, che è bello bellissimo e ho amato da matti Bruno e Matteo, vorrei dargli la migliore delle possibilità che ho avuto fin ora e uscire da questo stagno dove nuoto da 6 anni mentre gli altri vanno avanti e non lo so, boh mi butto sul divano con l’aria rarefatta che non soffia stasera e forse è solo colpa del prosecco e le patatine che vi giuro erano spettacolari. Olivia Crosio mi è sembrata molto semplice e in gamba e CBM è sempre un mito. Ecco.

15 minuti e la solita non rilettura, il modo migliore per raccontarvi questo periodo di stanchezza.

 

Annunci

Mondiali di calcio: ricordi e mascotte

E così sono cominciati i Mondiali senza l’Italia. Il campionato del mondo riesce a risvegliare, non sempre in realtà, una passione calcistica di cui sono totalmente priva condivisa con un marito altrettanto disinteressato al pallone.

I miei Mondiali rimarranno sempre quelli del 1982, ero una ragazzina e potrei scrivere un post lunghissimo sulle emozioni e sui ricordi. Avevo il poster di Paolo Rossi appeso in camera, la sera della finale mi vestii con foulard al collo rosso, maglietta bianca e bermuda verdi, ero a Rimini, italiani in strada e nei bar, tedeschi – la Romagna è piena di tedeschi o almeno lo era allora, oggi ci sono i russi – barricati negli hotel. Praticamente almeno l’ultima parte dei Mondiali l’ho sempre vissuta al mare, perché di solito vado in vacanza tra giugno e luglio. Sono vecchia, vecchissima: ricordo benissimo persino quelli in Argentina, sì Argentina 78!  40 anni fa! Anche quella volta ero a Rimini e un bimbetto alla Pensione Guja, dove villeggiavamo, aveva una maglietta con lui:

Così, oggi mi sono riguardata un po’ le mascotte a cui sono più affezionata, di sicuro questa:

e anche questa la ricordo bene:

Italia 90 non mi scatena nostalgia particolarmente felice e sussulti di cuore e pure la mascotte non mi piaceva per niente, troppo poco pupazzosa per i miei gusti.

Non c’entra nulla, ma a proposito di mascotte mi va di proporre questa adorabile delle Olimpiadi, avevo la spilletta e già un’evidente passione per gli orsi, era il 1980. Altre cose che mi garba ricordare, flash che si affacciano nella memoria:

1986 Io mia mamma e mia sorella siamo a Milano, mio padre in Valtellina, immagino avesse dei giorni di ferie da smaltire, quindi noi donne andiamo a fare un giro di shopping in centro, ricordo ancora perfettamente cosa compro, e incontriamo una signora che andava nella nostra stessa Pensione Deborah sempre a Rimini e abita fuori Milano. (La Pensione Deborah, sostituì la Pensione Guja). Rincasate a mia madre viene una super scimmia per i Mondiali! 😀 Tant’è che propone di mangiare dei toast veloci, per vedere la partita, gioca l’Italia e noi, per scelta, cosa che per altro ho mantenuto da sposata, non abbiamo la tv in cucina. Figuratevi io e mia sorella, abituate e pasti molto sani e strutturati, alé, i toast ci sembrano una vera festa. A un certo punto telefona mio padre e mia mamma è assai sbrigativa dicendogli che c’è la partita! Credo sia stato uno di quei momenti un cui il coniuge si chiede se conosca sul serio la persona che ha sposato!

2006 Prima volta nel Conero con Emanuele, una sera surreale in cui gioca l’Italia, e noi non eravamo riusciti ad appassionarci neppure un po’, arriviamo in una splendida Sirolo (eravamo in un villaggio terrificante a Marcelli di Numana) avvolta nel silenzio, i bar senza televisore deserti.

2010 Festa Multietnica in Valtellina, io e l’Orso abbiamo il banco greco, e offriamo piatti ellenici, che ho preparato nel pomeriggio, molti i banchi africani, alla fine si balla sulle note di Waka Waka, una serata stupenda di allegria senza confini, in pace, con gastronomia da tutto il mondo. Mio padre collabora egregiamente all’organizzazione della serata, occupandosi dell’impianto elettrico. Se ci penso lo vedo indaffarato. “Papà” gli chiedo “sei riuscito ad assaggiare qualcosa?” Mi risponde di sì, col suo sorriso buono, non posso pensarci senza che mi venga un groppone difficile da scacciare.

2014 Io e l’Orso siamo a Gallipoli, sotto le tv appese nei vicoli della città vecchia si forma un putiferio bello di turisti, gioca la Colombia, perde e a noi spiace perché la proprietaria del Bed & Breakfast di Sirolo, dove abbiamo fatto tappa per spezzare il viaggio è colombiana.

Quest’anno mi dispiace per Nanni, disperato per l’assenza dell’Italia, ha deciso di tifare per Argentina e Senegal, ma il suo pronostico è molto chiaro, vi trascrivo le sue parole:

Lo sapete che il Mondiale di Russia lo vincerà il Brasile, perché nel calendario cinese quest’anno è l’anno del cane e in tutta la storia del mondiale nell’anno del cane ha vinto solo Brasile e Italia, ma l’Italia non gioca!

Non sono una che scommette, ma una puntatina magari la faccio!

Tormentoni

La stagione estiva non è ancora ufficialmente cominciata (ma per me inizia sempre il 1 giugno, in barba a meteo e calendario) e io ho già scelto quale sarà la mia canzone dell’estate.

E’ bastato un ascolto per farmi ripercorrere le tappe di una carriera, da Silvia lo sai, che spesso ha segnato anche momenti importanti della mia vita. E allora speriamo che sia davvero Una grande festa questa estate 2018!

Ma se tormentone ha la valenza negativa di dare il tormento, in questo caso dai, il tormentone musicale estivo è qualcosa di immancabile che mette pure tanta allegria e risentendolo anni dopo avrà la grande forza evocativa di rimbalzarci indietro, magari a un’estate particolarmente felice.

E quali sono per me gli altri tormentoni, i must have, i mai più senza, ecc.?

Mangio tantissimi gelati, preferibilmente nel pomeriggio e artigianale, cono e gusti stravaganti come i 7 pistacchi. Non li ho indossati per anni, convinta che mi stessero male, adesso invece adoro i vestitini e ne ho parecchi. Faccio fuori un paio di scarpe ballerine per stagione, se riesco le compro con i saldi e le tengo lì per l’anno successivo, tassativamente in un colore che stia bene con tutto, quest’anno sono d’argento, per mettere i sandali devono esserci proprio 40 gradi. Dall’inizio dell’anno ho letto 22 romanzi, mi attesto sulla mia media ma in estate c’è un picco, il picco da ombrellone e parchi, momenti perfetti. La bicicletta, ne ho due: una a Milano (inaugurata sabato, nuovo giro domenica) e quella storica in Valtellina i giri possono essere senza meta, per divertirsi, o per andare ad esempio a prendersi un bel gelato, sia in città che in montagna. I navigli, che sia cena o aperitivo, soli io e l’Orso o in compagnia, ci si va regolarmente.

Il mio vero rito rimane il mare, ho avuto la fortuna di andarci ogni estate da quando avevo 2 anni e mezzo e misi i piedi nella sabbia per la prima volta a Riccione, non ho saltato un anno e di questo ringrazio Dio. Romagna (tantissima Romagna), Liguria, Isola del Giglio (prima di Schettino), Marche, Versilia, Calabria, Campania, Sicilia, Sardegna, Puglia, Spagna, Baleari, Grecia (tanta Grecia), Cipro, Marocco, ho nuotato persino in Normandia e quest’anno si torna appunto in Francia, ma a sud in Camargue!

A parte la Grecia, di cui parlo sempre, il mio consiglio per tutti è l’amatissima riviera del Conero, non troppo distante per chi sta al Nord e neppure per chi sta al Sud, mare splendido, dintorni stupendi, cibo pazzesco, un tormentone di girasoli. Foto by Emanuele a Sirolo 

Ferie scrittorie, sul serio

Qualche giorno fa, una settimana forse, ho guardato il calendario e mi sono sentita catapultata a settembre, che sembra un’eresia: l’estate deve ancora arrivare, le scuole sono finite soltanto ieri e le ferie mica le vorremo saltare, eppure i conti sono presto fatti. Esattamente 3 mesi fa, era il 9 marzo, mi capitava l’incidente all’occhio, ebbene, nonostante in questi 3 mesi siano successe davvero molte cose, sono comunque volati e temo voleranno altrettanto in fretta anche i prossimi 3 e saremo quindi al 9 settembre.

Così, ho preso una delle mie celebri decisioni drastiche: mi sarei concessa lunghe vacanze scrittorie, sì, modello scuola. Ho valutato di cominciarle l’11 giugno, quando tornerò in ufficio. Lavorerò fino al 26 e il 30 partiremo per la Camargue, 27 28 e 29 farò la zia sitter e penserò ai bagagli e alle solite cose pre partenza, 3 giorni! Che figata, per anni ho avuto spesso solo una manciata di ore!

Torneremo il 15 luglio lavorerò di nuovo fino al 26 e poi part time e poi ancora ferie la settimana di Ferragosto. Mediamente trascorriamo tutti i weekend in Valtellina, e difficilmente mi porto il pc, l’ho fatto solo nel 2012, ma ero al primo lavoro con CBM che mi aveva consegnato la scheda di valutazione il 26  luglio. L’autunno si preannuncia difficile, purtroppo mia mamma dovrà sottoporsi a un intervento in anestesia totale, e attualmente sta ancora facendo fisioterapia per il polso. Speriamo davvero almeno nella tregua agostana in Valtellina, anzi che possa andarci già tra un mese.

In tutto questo io potrei scrivere un po’ a spizzichi, e nonostante sia stato il mio modo di farlo per anni, può sembrare stronzo dirlo ma ora sono su un livello diverso, che magari non porterà a nulla, ma è innegabilmente più complesso.

Quindi in definitiva mi sono detta: se arrivano le tre risposte entro il 10 giugno, bene, altrimenti in ogni caso quando arriveranno dirò “be’ ragazzi, adesso aspettate voi, che io sono in ferie!” Col rischio di perdere possibilità, ma con la concretezza di sapermi capace e di volermi quindi mettere sullo stesso piano di editori e agenti, che il rapporto deve essere alla pari. Anche se non lo è, perché là fuori c’è a fila di gente che vuole pubblicare e finché non sei un nome, sei solo uno dei tanti, per cui ci vuole un attimo a farti accomodare fuori. Ma io da mesi non ci sto più.

Di tre risposte ne sono arrivate due, praticamente in contemporanea, sul finire del part time il che ha significato solo una cosa: darci dentro. Non ho potuto annullare il resto della mia quotidianità, ma mi sono organizzata al meglio e avevo le idee chiare su come procedere. Si trattava di portare a conclusione due testi: Nina Strick con le indicazioni dell’agente soprattutto, ma anche della maestra che lo ha letto, del mio primissimo lettore Beta: Dario 8 anni entusiasta che mi ha mandato una recensione adorabile. Sulla prontezza di Roberto nel finire le tavole campione non avevo dubbi che sarebbe stato nei tempi. Inviato all’agente ieri mattina 😀

Il secondo lavoro era molto più impegnativo, è il romanzo di cui non posso parlare, che era giunto a un risultato molto vicino a quello richiesto dall’agente, ma così all’improvviso tra le altre cose ha innalzato il numero di battute minime da 300 mila (si era sempre parlato di 300 e io ne avevo scritte 357) ad almeno 400! 😦 tutto da rileggere, integrare sostanzialmente in 3 punti, trasformare i frequenti discorsi indiretti in dialoghi e molto altro sui cui tutto sommato mi sono trovata d’accordo a metà.

In entrambi i casi è l’ultima stesura, poi ci penserà la editor eventualmente. Nelle retrovie si è detto che si vede che dietro ai miei testi c’è una donna brillante, intelligente e colta, che ormai è assodato che io scriva benissimo, non stiamo più a parlare di questo ma del segmento editoriale che mi può accogliere. Fatica, tanta. Posta in gioco, alta. Tirarsi indietro ora sarebbe una vaccata, ma se ben ricordiamo il discorso di Gianni La Corte ecco, non volevo ansie, timori e robe brutte a circondarmi.

Sono riuscita a divertirmi ancora ritrovando le mie trame, e ieri sera dopo le 22 ho chiuso a 403406 battute. Domani lo invierò all’agente e appenderò il cartello qui a lato.

Manca ancora la risposte de Le Mezzelane, sollecitate cordialmente il 29 maggio hanno assicurato che in un paio di giorni avrebbero sbloccato la situazione, ma niente. Al Salone di Torino, un mese fa, parlavano chiaramente di “Far valutare il tuo romanzo in tempo reale” questo tempo reale si sta dilatando un po’ troppo, perciò se sarà no, prendo atto, se sarà sì, io adesso non ho proprio voglia di mettermi a leggere contratti, che bisogna sempre stare super attenti, sottoporlo all’agente, discuterne, no, grazie, se ne riparla a settembre. Come dite? A settembre è tardi se mi prendo questo tempo l’editore mi saluterà? Possibilissimo, ma una casa editrice che ha davvero a cuore un autore sa aspettare, non lo lascia ad altri, perché semplicemente lo vuole pubblicare lui, ad agosto è tutto fermo e settembre davvero è qui.

In me, ne ho parlato più volte, è avvenuta una svolta, ho esordito 8 anni fa, non ieri, sto facendo una gavetta sfiancante e semplicemente ho messo dei paletti, perché se le regole del gioco le fanno loro, la mia parte di gioco la conduco a modo mio.

Amiche: spesso diverse, eppure così vicine

Le passioni, i sogni: c’è chi scrive e chi canta, come Manila, una delle mie migliori amiche. Ricordo anni fa quando davanti a un aperitivo mi disse: “Sai, finalmente mi sono iscritta a scuola di canto.” Ne ha fatta di strada, quel locale dove ci trovavamo ha pure chiuso nel frattempo. Noi siamo andate avanti con le nostre vite, io con le parole, lei con le note, spesso consolazione nei momenti difficili. Bravissima!

 

Ciao Alessandra!

Il discorso di saluto al Salone di Gianni La Corte mi è piaciuto molto e per certi versi l’ho trovato illuminante. Vi consiglio di cliccare e leggerlo.

(…) senza farsi venire vertigini da ansie e timori di vario tipo è la frase che mi ha fatta meditare più delle altre sul lavorare sodo, perché quello non mi ha mai spaventata ne fatto difetto. Vertigini, ansie, timori hanno un valore negativo, portano a galla un’emotività dirompente che di sicuro mi appartiene e se questo inizio di post era in bozza prima che il GDPR mi fermasse ed è rimasto lì senza sapere bene come continuarlo e concluderlo, la morte di Alessandra Appiano mi fornisce ahimè del materiale.

Nell’articolo per Repubblica.it Annarita Briganti (che ho conosciuto) parla di dinamiche di un’editoria sempre più faticosa per tutti quelli che la mettono al centro della propria esistenza, come faceva lei (…) di piccoli sgarbi, occasioni mancate, risultati che arrivano ma in modo diverso dalle proprie aspettative; di lavori rincorsi e lotte che alla lunga logorano.

Alessandra Appiano io la vedevo bellissima e arrivata, con un Premio Bancarella vinto per un romanzo che avevo letto e non proprio collocato nei miei top, ma comunque di sicuro appartenente a quel genere di narrativa femminile alla quale iniziavo ad ambire.

Leggevo poi la sua rubrica di corrispondenza nel periodo in cui, ero sposata da poco, ero abbonata a Donna Moderna. Trovavo puntuale la rivista in casella il giovedì sera ed era la mia coccola del venerdì, quando – all’epoca mi gestivo in quel modo – rincasavo dall’ufficio, mi ammazzavo di mestieri (non avevo ancora un blog) e finalmente mi godevo la fine della settimana lavorativa, il divano e cominciavo sempre con la sua Posta di salvataggio.

Domenica sera siamo tornati da un pranzo in un agriturismo in Brianza, con amici. Bello, risate, buon cibo, mucche, cavalli. Ho sentito la notizia in tv, e in quel brevissimo intervallo di tempo prima che dicessero la causa ho pensato a un tumore, per poi scoprire che no, la scrittrice si era tolta la vita. Ora si parla di quanto lei fosse davvero speciale, di depressione, di amiche famose che la piangono e rimpiangono.

Io sono solo una che anni fa sperava di diventare come lei. Ora penso che l’unica speranza che dobbiamo avere è quella che la vita e i nostri sogni non ci travolgano. Di riuscire a convivere con vuoti e dolori, a far prevalere il bello e ad avere la capacità di affrontare con grinta il brutto. Banalità, certo. Sento uno strappo al pensiero che si possa patire al punto da dire basta, di non avere più interesse nella promessa di un nuovo giorno.

Ciao, Alessandra, ho fatto un pezzo di strada con le tue parole, mi auguro davvero che ora tu possa essere in un luogo migliore.

Ciao Italia!

72 anni fa il popolo italiano, donne comprese per la prima volta, fu chiamato alle urne a scegliere tra Monarchia e Repubblica. I miei nonni materni, allora trentaseienni, sposati da 10 anni, votarono per la Repubblica, come la stragrande maggioranza di chi abitava al Nord. L’Italia, così martoriata, che festeggia quest’anno i 100 anni dalla fine del primo conflitto mondiale, che ha visto morire eroi che avrebbero preferito non essere tali, in difesa dei principi di libertà, uguaglianza, democrazia e pace, io la amo un sacco. Non mi spertico a parlarne male, anche se non sono affatto cieca di fronte alle troppe cose che non funzionano. Non mi piace chi dice “in Germania però fanno così, in Svezia cosà” senza esserci mai stato, magari neppure per un weekend. Cosa ne sappiamo davvero di come si sta altrove? Per conoscere la realtà di un paese tocca viverci, lavorarci, confrontarsi nel quotidiano.

W La Repubblica Italiana!

E buona festa a tutti!

Fare autocritica

Stiamo lavorando a questo, stiamo significa io e Roberto Ghizzo, questo significa una nuova versione di Nina Strick, sotto vedete una selezione di alcuni personaggi, visto che la precedente non ha funzionato.

Alla base del lavoro c’è un’unica importantissima informazione che è risultata epifanica, ma finché nessuno me l’ha rivelata ho a tutti gli effetti brancolato per oltre un anno tra silenzi e rifiuti. A dirla tutta le versioni del testo sono tre. La prima quella appunto che ho fatto stampare e regalato ai nipoti e inviato a 30 editori con le illustrazioni precedenti, nella seconda, dietro suggerimento della mia agente Investigatto è ahimè morto per lasciare il posto a John B. Sword  (un testo con umani e animali insieme pare che proprio non vada) ed è uno dei probabili motivi dei silenzi/rifiuti. Ma il vero problema, che una volta individuato ha prodotto la terza stesura (pure la seconda nonostante le modifiche soffriva di questo ENORME errore intrinseco) era non aver individuato un chiaro target di lettori di riferimento. In pratica non si capiva a chi mi rivolgessi, un vago “libro per bambini” non ha alcun senso. A saperlo, a capirlo prima… a volte gli editori potrebbero perdere tempo a motivare un “no” e sulla lunga distanza avrebbero il vantaggio di ricevere molte meno proposte. Insomma, after the epiphany che pare una roba celtica, ho lavorato duramente e scelto i bimbetti di 7/8 anni. Nel frattempo la sfasatura evidente tra testo e illustrazioni (un mischione di età di riferimento) ha ahimè portato a salutare Rossella Paolini. L’editoria prevede anche decisioni umanamente assai difficili da prendere e comunicare.

Nel frattempo, parlandone con Roberto, già illustratore de La formica, albo congelato che manco Cottarelli e Conte insieme, si è proposto di fare un campionario di scene/personaggi per la nuova Nina Strick. Da lì è iniziato un lavoro di squadra molto efficace e concreto, le cui parole chiave sono state autocritica (la mia), brainstorming (il mio e di Roberto insieme), più fantasia e meno verosimiglianza (il leit motiv dell’agente).

Ho buttato, tranciato e riscritto. Ho semplificato il linguaggio e inserito giochi di parole caldeggiati dall’agente. Questa è stata la faccenda più complicata, mi venivano in mente delle cose che mi parevano pure discrete, ma che non c’entravano un tubo con un castello inglese e un conte scomparso, non le volevo né potevo eliminare, quelle avevo, per cui è toccato fare un lavoro di contestualizzazione. E in questo momento il nuovo testo è in lettura da una maestra della scuola primaria che verificherà che sia effettivamente adatto ai bimbi di 7/8 anni. Tutto è abbastanza relativo, io a 10 anni ho letto Olocausto, saltando le parti più truci, ma i paletti dell’editoria per l’infanzia sono rigidi e non possiamo non tenerne conto. E’ stato molto, molto, molto bello. Non credevo, nel senso che mi ero arresa: Nina Strick non ha mercato ciao, i miei nipoti avevano gradito, va bene, ora Nanni è più interessato (con mio sommo orrore) a Sfera Ebbasta, tra un po’ perderemo anche Cecilia dietro a non so cosa, in ogni caso sono già troppo grandi per questa pubblicazione, che chissà quando arriverà.

Però, rimangono i miei primissimi lettori, e soprattutto i veri motivatori; inaspettatamente è piaciuto più a Cecilia che a Nanni a cui avevo pensato, questo perché nei mesi impiegati per confezionarlo i suoi interessi e gusti erano già cambiati.

Siamo davvero in mezzo a un processo creativo di livello alto. Mi dico che non può non andar bene, anche se sappiamo che nulla è garantito in questi casi, però sono felice di quanto stiamo facendo. E essere felici nella vita è sempre un risultato auspicabile, direi.

Privacy e Privato

Abbastanza casualmente ho scoperto che WordPress.com ha aggiornato il blog e con pochi click sono finalmente in regola col GDPR. Qui la policy. Personalmente, garantisco che non cederò a terzi gli indirizzi mail di chi commenta, invisibili ai lettori e visibili a me. Il proprietario di questo blog è in realtà WordPress.com, che mi ospita gratuitamente. Allo stesso tempo prometto e giuro che non utilizzerò gli indirizzi mail di chi commenta per inondarlo di spam, pubblicità, proposte di alcun genere. Prova ne è che quando sono usciti i miei romanzi lo avete saputo dal blog e non via mail.

10 giorni senza blog, quindi. E vi dirò mi hanno fatto un gran bene, perché qui si parla di Privacy e qui è pure tutto privato, nel senso non sono un personaggio pubblico, per cui, oltre ad aver recuperato un gran tempo per me (dedicato prevalentemente alla lettura, romanzi molto belli, tra l’altro) mi sono interrogata sulle mie vicende quotidiane privatissime che non potevo raccontarvi, pensando che, in fondo, non vi stavate perdendo poi un granché. Non sempre ho voglia di raccontarvi i libri che leggo, non è cattiveria, ma sono post articolati che spesso hanno pochissimi commenti; non nascondiamoci dietro a piccole bugie: si scrive per un riscontro, rimane sì, il piacere per un pezzo magari ben scritto, ma alla fine preferisco leggere. I consigli libreschi li darò sempre volentieri, potete chiedermeli in ogni momento, commentando qualsiasi post o in privato.

Abbiamo finito-finito col bagno (imbiancatura compresa), ma si è ri-rotto il frigorifero in garanzia, mio nipote si è fatturato il mignolo della mano sinistra, siamo stati in Valtellina finalmente a riaprire la casa in vista della bella stagione, ci sono 30° poi all’improvviso trac la temperatura precipita e diluvia, ho trovato grande giovamento con lo zenzero, sono stata alla presentazione dell’ultimo romanzo di Barbara Fiorio, mia coetanea che trovo abbia una scrittura molto affine alla mia ma molta più fortuna. Ho fatto tre visite mediche e ovviamente una coincideva perfettamente con l’orario proposto dal tecnico del frigorifero che aveva finalmente i pezzi di ricambio, sperando siano quelli giusti sta volta. Gli ho detto no e sono ancora in attesa. Però ho fatto la visita, ovvio sono in attesa del referto, e quando sono uscita dallo studio medico mi è rimasta in mano la maniglia esterna, quella interna è volata a terra. “Signora, non si preoccupi“. Manco fossi l’incredibile Hulk.

La donna degli elettrodomestici, degli idraulici e delle attese. Se mi dessero un euro ogni volta che pronuncio la frase, con convinzione va detto, “questi sono giorni decisivi per i lavori scrittori” sarei ricca! Invece no, finisce un attesa, ma in realtà non finisce, si incaglia in un impiccio, un inghippo, un aspetta ancora, un possiamo migliorare, un quasi. Penso che tornerò ad aggiornarvi quando una di queste attese finirà sul serio, non quella del frigo, che non mi pare molto interessante.

PS. E mentre stavo per pubblicare il post, mi è squillato il cellulare, era il tecnico del frigorifero, sta arrivandoooooo! Fan-tas-ti-co!

Amo il greco # 19

Pubblico in anticipo rispetto alla consueta data del 25 di ogni mese, la puntata di maggio di Amo il greco, questo perché il giorno 25 scadono i termini per adeguare siti e blog al GDPR di cui non ho capito nulla, né, in realtà, ho intenzione di applicarmici. In attesa però di avere maggiori informazioni (magari fa tutto wordpress, ma dubito) gli aggiornamenti del blog sono sospesi, non ho voglia di rischiare sanzioni.

Questo blog non è attivo dopo l’entrata in vigore della normativa GDPR!

La recente pubblicità di un noto formaggio spalmabile ora con una nuova formula “alla greca” mi ha riproposto la domanda se fosse davvero necessario vendere qualcosa “alla” quando l’originale è comunque disponibile. Perché essere “alla” significa non essere greco. Non ho una risposta, ma chiaramente questi prodotti non mi interessano. Allora mi sono chiesta cos’altro di “alla greca” potrebbe esserci sul mercato e questo è il tema della puntata odierna. E ancora siamo di fronte a un’ispirazione o a un’imitazione?

Sembrerebbe che una greca decorativa così:

possa rendere greco qualsiasi ambiente (fermo restando che l’abbinamento lilla/rosso per me è orribile e l’associazione di idee funziona di sicuro meglio con l’azzurro).

E’ di pochi giorni fa su Grazia.it una carrellata di propose estive del noto marchio Guess, tra cui spicca la Grecia, accanto a Marrakech, Sicilia e Los Angeles. Trovo che solo la definizione “alla greca” abbia un immediato riscontro nell’immaginario di tutti, più faticoso ricondurre “alla marocchina”, “alla siciliana” e addirittura “alla losangelese” a qualcosa di comune e ben circoscritto. Questo il link all’articolo mi preme sottolineare come il costume intero nero nella sezione Sicilia non abbia, a mio avviso, alcuna identità.

Se volete sbizzarrirvi nei gioielli in perfetto stile ellenico Amazon propone una vasta scelta a basso costo, anche se poi nel calderone per assonanza ci finisce pure il corallo di Torre del Greco.

Se invece googlo “cose alla greca” per scoprire dove mai mi rimbalzerà la fantasia del web, mi imbatto soprattutto in piatti tipici: moussakà, insalate e spiedini. Se vi ingolosiscono potete sperimentare qualche ricetta, ho infatti selezionato questa pagina di cucina che mi pare ben fatta, anche se il Mutabbaq non l’ho davvero mai sentito.

Scovo anche questa simpatica tabella, toccherà assolutamente provarne la veridicità osservando le zampe posteriori del mio Orso preferito ♥

Filosofia, medicina e democrazia, nate in Grecia, appaiono nei risultati di ricerca piuttosto raramente. Un mondo dove un formaggio ha la meglio su Platone, Aristotele, Ippocrate e molto altro è quantomeno singolare, ma tant’è!

Spero di tornare tra queste pagine, altrimenti contattatemi se vi va via mail, trovate l’indirizzo cliccando nella banda nera Io e le mie pubblicazioni e contatti.