L’appuntamento – Silvia Castoldi

Sono un po’ in tilt. Qualche contrattempo, l’ansia da pre-partenza, una gran stanchezza (a costo di ripetermi), non essere in formissima, un’enorme tragedia che ha colpito un collega trentenne di Emanuele (quindi lo conosco bene anch’io, come sapete lavoriamo insieme), il pensiero che va sempre a lui, le preghiere, non ho quindi la testa per mettere insieme il post che vorrei.

Per cui scrivo (poco) altro. Qualche giorno fa cercavo in rete notizie di Silvia Castoldi, nota traduttrice (es. di Elizabeth Strout) che ha frequentato con me un corso di scrittura creativa e già si capiva quanto fosse brava: una scrittura precisa e raffinata. Ho ritrovato con piacere un racconto che aveva scritto proprio durante quel corso. E’ una versione più breve, per esigenze di pubblicazione immagino, ma non ha perso l’efficacia narrativa. Si noti l’anno 2004, il corso credo fosse di qualche anno prima, lontano quindi dal fenomeno Twiligh. Leggetelo e capirete perché ho citata la celebre saga.

L’appuntamento di Silvia Castoldi

Fatto? Secondo me è una chicca!

Anni dopo ritrovai Silvia a un concorso di racconti gialli. Eravamo in sfida insieme, io arrivai prima e lei seconda, passammo il turno (funzionava a gironi come gli Europei). Ai quarti fummo eliminate entrambe, ma il giudice supremo (la giuria era formata da quella popolare più qualcuno del settore, un giornalista, un editor ecc  che aveva a disposizione ben 30 punti da distribuire sui 4 concorrenti, anche 30 a uno e 0 a tutti gli altri) la massacrò dicendo “si vede che non è abituata a scrivere!”

Mentre lei già era una traduttrice affermata 😀 Una bella cantonata!

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8 thoughts on “L’appuntamento – Silvia Castoldi

  1. Uhm. In realtà non ho capito il riferimento a Twilight…perchè c’è la diatriba vampiro/lupo mannaro? E’ vecchissima quanto le leggende che li riguarda, vecchissimo anche l’uso nella categoria fantasy. Perchè c’è del sentimento tra umano e presunto vampiro? Il diario del vampiro di Lisa J. Smith è del 1991 (ben molto prima di Twilight), anche se la serie televisiva è arrivata invece dopo il ciclo di film del secondo. La novità di Twilight, quella che l’ha resa fenomeno, è rendere “vegetariani” i vampiri e “semplificare” le leggende, rendendo il fantasy leggibile a chi in genere il fantasy lo evita. Perciò, pur trovando godibile il racconto, non ci vedo novità, anche considerando le tempistiche.

    • Il riferimento al Twilight era semplicemente parlare di vampiri prima di Twilight appunto, lo so che dopo Dracula nulla è nuovo 😀 ma dopo Twilight sono venuti un po’ a noia. Twilight, che io non ho amato e ho letto solo il primo, ha reso popolari i vampiri e li ha un po’ stravolti rispetto all’immaginario collettivo. Questa è un po’ la mia analisi.

  2. Posso essere sincera? Letto in quelle venti righe, il racconto della Castoldi non mi è sembrato granché, non mi sono stupita molto. Poi, a me proprio vampiri e lupi mannari non scendono per niente! Mi rimangono appesi alla gola e non vanno proprio giù. Pensa la saga di Twilight che appeal possa avere su di me!
    Senza togliere ovviamente nulla all’autrice, ma sono contenta che tu, in quella lontana occasione, l’abbia superata! 😛

    • Il racconto in concorso non era questo, però quella volta Silvia secondo me non diede il suo best. Di questo la parte iniziale tagliata mostrava molto bene la figura di quest’uomo strano, seduto solo al tavolo della sala da pranzo dell’hotel, manca un po’ nella riduzione. Ricordo certe trovate narrative di Siliva più che altro, magari frasi che risolvevano intere situazioni.

  3. Secondo me non è male il racconto (pur non amando nemmeno io il genere), anche se ho trovato un po’ debolino il dialogo , che forse dovrebbe essere il punto di forza. Però gli riconosco qualcosa di professionale, che non so definire ma che lo distingue immediatamente da tanti altri racconti da aspiranti.
    Resta il fatto (anche se non era questo il racconto in concorso) che un giudice non si dovrebbe permettere di dare stroncature così pesanti. Mi sembrano cattiverie gratuite.

    • Ecco, un po’ quello che intendo io, magari il racconto non è sensazionale, rileggendolo parecchie volte mi rendo conto che la parte mancante, che avevo giudicato quasi ininfluente, invece si sente, si riconosce un valore aggiunto rispetto ad altri che spesso sono solo tentativi. E per il giudice, ci ridemmo tutti su noi del gruppo, ma non si fa così (e poi dici un concorso a livello milanese, abbastanza noto in città, ma chissà cosa avviene nelle alte sfere!)

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