11 dicembre 1968

Nasco settimina nel primo pomeriggio, due settimane esatte prima di Natale. Seconda, inaspettata di due gemelline. Per me non c’è nulla, neppure il nome. E mentre ricuciono mia mamma, la squadra suggerisce come chiamarmi, qualcuno propone “Alessandra”, mia madre pensa sia troppo lungo e decide Sandra.

Sono Sandra dunque, peso 1 kg e mezzo, e filo diretta in incubatrice senza manco essere vista da chi mi ha appena partorito. “Tanto non vivrà.” Le dicono.

Una trasfusione di sangue infetto di epatite mina il mio stato già piuttosto precario, ma io lotto come una tigre, sono piccola ma tenace, già allora. Non so com’ero in realtà, bruttissima dicono, vorrei potermi ricordare i pensieri, cosa mi raccontavo per aggiungere centimetri di vita ed essere come gli altri. Poi tutto va molto male, cioè male stava già andando, diciamo che va pure peggio: è il 14 febbraio, giorno di S. Valentino, un’infermiera dice: “chiamiamo la famiglia e diciamo che non ce l’ha fatta.” Ma un’altra replica: “no, aspetta non è ancora detta l’ultima parola!”

E l’ultima parola è stata la mia, che sono qui 50 anni dopo a scrivere un post.

Sono una vincente, sono quella neonata grinzosa che le zie guardavano nella nursery dicendo “che brutta!”, sono diventata bellissima e persino ciocciotta quando ho avuto un anno. Sono poi tornata a essere mica troppo bella, ma chissenefrega. Sono quella che spreca un sacco di tempo a dire “tanto non ce la faccio” e poi ce la fa sempre. Ho iniziato proprio così, a farcela, e ho continuato anno dopo anno, fino a spegnere 50 candeline. La chiamano resilienza, va tanto di moda questa parola, usata a sproposito piuttosto spesso, di certo non la conoscevo quando stavo lì, lontana dal vetro perché i posti in prima fila erano per le cullette di chi non era nato con tutti i miei casini. Ho parlato tardi, camminato tardi, poi ho recuperato. Sono una persona fortunatissima, anche se talvolta mi lagno. Semplicemente potevo non essere qui, nessuno ha scommesso su di me, e io ho vinto, fregando tutti. To me!

31 pensieri su “11 dicembre 1968

  1. Auguroni vincitrice nata💗🌹💗🌹💗🌹💗🌹💗😘😘😘😘😘😘Che bello sconfiggere tutto è tutti che ti davano perdente. Brava brava!!!! 😘 😘 😘 😘 😘 🌹🌹🌹🌹🌹💗💗💗💗💗💗💗

  2. Che bellissima storia hai, anche se faticosa, ma si vede che le cose facili non ti piacciono, tu ami soprendere anche te stessa con la grinta che tiri fuori. Buon compleanno cara Sandra😘😘😘 sei nata combattente e sei speciale

  3. Accidenti, che bella storia, sei stata una combattente fin dall’inizio! Auguroni di cuore per i tuoi 50 anni, cara Sandra. Ti auguro tante soddisfazioni per il prossimo futuro, perché te le meriti di sicuro.

  4. Che inizio difficile! E che bello sentirlo raccontare da te, 50 anni dopo! E chissà che bello per tutte quelle mamme che magari stanno spettato a fianco di un’incubatrice, senza sapere se loro figlio ce la farà oppure no. E che sono piene di paure per come potrà crescere, una volta uscito di lì.
    Dovresti proprio trasformare questo ricordo in racconto!

  5. @ Maria Teresa, Tenar grazie sì una storia bellissima che mia mamma mi ha ricordato sul biglietto d’auguri oggi. Oggi che sopravvivono neonati di 6 etti ma 50 anni fa no, e per fortuna sono nata in un ospedale eccellenza la mitica Mangiagalli. Grazie di cuore ragazze.

  6. Ma… sul serio??? E con una storia così, di forza e tenacia assoluta, hai ancora il coraggio di lamentarti?! La prossima volta ti rifilo due scapaccioni, e poi un abbraccio! 😀 😀 😀
    Mi hai fatto tornare in mente ora un’altra cosa. Anni fa, un decennio oramai, qualcuno disse che assomigliavo a Sandra Mondaini nel carattere (“Ma io son stufa eh! Che barba, che noia, che noia, che barba!”). Voleva deridermi, ma io gli risposi seria “Cavoli, hai presente che gran donna è stata la Sandra?! Avercene!” 😉

  7. Mah! A questo punto una storia tipo “senti chi parla” -> “Senti chi vuol fare di testa sua e sopravvivere per fare la linguaccia a tutti”, potresti pure scriverla. Già con così poche parole mi hai fatto sorridere più volte. Gioia, tenerezza e divertimento, il tuo marchio di fabbrica. 😉

  8. @ Barbara (auguriiiii), Francescabianca, Marco grazie, è tanto bello condividere certi ricordi che poi non sono ricordi ma racconti di mia madre rivisitati, senza modificare nulla, in chiave sandresca, che poi sì è come dice Barbara pure quella della ben più celebre omonima Mondaini.
    Sì mi merito due scappellotti per quando mi lamento, ma pure tanti abbracci, facciamo 50!

  9. Bellissimo post, con una carica non indifferente che spiega meglio chi è la Sandra dietro i libri e il monitor di un computer. Una che nasce così, non la ferma nessuno. Confermo ciò che ti ho già scritto : sarà un 2019 col botto. Preparati sono meglio di Maga Magó

  10. Posso farti gli auguri? 50 sono un’età molto bella, ricca di fascino, energia e maturità .
    A quanto pare hai il gene della sfida nel DNA, e quindi puoi permetterti il lusso di momenti di sconforto o di crisi, tanto sei intimamente consapevole che dopo esserti concessa qualche lacrima poi ti rimetti in marcia, più determinata di prima.
    E poi, da figlia unica ti invidio la gemella : pare si crei un legame unico, che dura tutta la vita.
    Auguri a entrambe!

    • Ma certo che puoi, grazie. Guarda, io e mia sorella litighiamo un sacco ma non potrei immaginare una vita senza di lei, tra l’altro siamo state in casa entrambe a lungo quindi ci siamo proprio vissute tanto. Grazie davvero!

  11. Tanti auguri!

    Sì, lo so: sono in mega ritardo.
    Per riparare voglio bruciare tutti sullo scatto ed essere il primo ad augurarti Buone Feste e Buon 2019.
    Anzi, voglio esagerare: Buona Pasqua!

    😀 😀 😀

  12. Tanti frizzanti auguri! Che bel traguardo. Sei tosta, e sono sicura che la tua coraggiosa e sanguigna tenacia ti porterà altri frutti, anche nella difficile editoria odierna. Racconti con cara Sandra, ed è una dote rara, anche nella scrittura. Punta su questa tua ciclopica forza (narrativa e non).

    • Cara grazie, sì se fossi nata in un altro ospedale sarei di sicuro morta, io sono stata grande ma anche i medici della De Marchi! E pure la pediatra che ci prese in carico e quando ci vide si mise le mani nei capelli.

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