Delusa ma non arresa

Sono appena rientrata da un bel giro in bici, niente di trascendentale, un percorso che farebbe sorridere gli sportivi, ma per me è stato semplicemente ciò che ci voleva per liberare la testa e far esplodere le endorfine, sotto un cielo un po’ incerto che andava via via aprendosi in un sole più deciso, quando abbiamo attraversato il parco.

L’estate non è la mia stagione preferita (va bene, ufficialmente manca una settimana) ma ha indubbi aspetti interessanti anche in città, se fossimo in inverno, ma sarebbe bastata quella primavera schifosa che abbiamo avuto quest’anno, sarebbe stato più complicato scaricare la tensione.

Casualmente, faccio un passo indietro, in settimana il blog mi ha proposto nella side bar (segno che qualche lettore era finito in quel post) un articolo di un anno fa, da lì ho riletto tutti quelli di giugno 2018 e mi sono detta: caspita, certo che l’anno scorso stavo proprio attraversando un periodo brutto, ora va molto ma molto meglio. L’ho pensato e l’ho esternato ad alcuni. Eh sì, l’anno scorso mia mamma stava facendo la riabilitazione dopo la frattura al polso ed era parecchio prostrata dalla faccenda, io stavo entrando a grandi falcate in una situazione lavorativa orribile che sarebbe durata 6 mesi con conseguenze inimmaginabili e un rischio concreto di trovarmi senza posto di lavoro dopo 30 anni, e sulla scrittura arrancavo per mettere insieme le parole, senza mai vedere una fine che soddisfacesse il committente. Ero pressochè terrorizzata all’idea di non godermi le vacanze e parecchio imbufalita con il marasma che avveniva intorno a me, mio malgrado.

Oggi mia mamma sta benone, sono mesi che la vedo persino più positiva. Si appresta a trascorrere il suo periodo in Valtellina, mentre noi tra due settimane, traffico permettendo, avremo già raggiunto Sirolo. Al lavoro sono in atto nuovi cambiamenti poco piacevoli, è vero, ma niente in confronto al delirio di 12 mesi fa e ho il conforto effettivo di vedere l’Orso molto meno stressato da quando ha accettato la proposta e ha cambiato ruolo in azienda. Il suo coraggio di raccogliere la sfida e il cambiamento è stato premiato.

La scrittura continua a essere un punto irrisolto. E risiede proprio lì il motivo della mia evasione sui pedali: ieri pareva sicura la definizione di uno snodo editoriale che ci sta tenendo incagliati da un anno; era infatti in programma – ed è evvenuto – un incontro, ma non si sa come, la riserva non è stata sciolta, siamo ancora lì a non sapere cosa intenda fare l’editore che ha il mio testo, a sto punto uso questo termine, in ostaggio.

Potete ben immaginare le mie aspettative, c’erano i presupposti che andasse pure bene eh, invece boh.

Passata la frustrazione contingente, grazie alla piacevole sensazione di benessere derivata dall’aumento dagli ormoni, dai neurotrasmettitori, da quella roba lì insomma, con qualche confronto via whatsApp con gli amici messi al corrente della questione, e una super doccia, ora guardo con distacco la pochezza di un mondo, quello editoriale, che non ha alcun senso. Leggevo che dopo la fortunata serie Tv trasmessa da Sky “Chernobyl” il turismo in quella zona è aumentato del 35%, tanto che si stanno lanciando appelli per fermare le invasioni barbariche di influencer che arrivano alla Centrale a farsi selfie cretini, magari pure in pose sexy. Influencer che poi sono gli stessi osannati dagli editori che aprono loro le porte con solerzia. Tutto questo non c’entra nulla con la mia scrittura, non voglio che c’entri nulla. Perchè poi se mi parli di Chernobyl a me si apre una diga, io il romanzo su quella tragedia, chiaramente declinato all’esperienza di ospitalità e non al dramma nucleare, l’ho scritto, pubblicato, ed è anche piaciuto ma non ho centinaia di migliaia di follower sui social, e quindi il suo successo è stato relativo. Ma per me è stato un successo enorme riuscire a scriverlo, partendo dal diario che ho tenuto qui sul blog quando ospitammo Natallia, in questi giorni di sei anni fa. Ho impiegato due anni, cinque stesure, ho pagato una editor che mi tirasse fuori dallo stallo di una narrazione faticosa, mi sono impegnata affinchè uscisse esattamente per il trentesimo anniversario del disastro e adesso spero solo che non arrivi un youtuber a raccontarci che sua cugina sta ospitando una bimbetta bionda e tutti corrano a dirgli “minchia, zio, che storia troppo galla!” E il romanzo faccia il botto.

C’è un’onestà nei miei testi, uno studio continuo, una competenza e una passione maturata in anni di durissimo lavoro che, passerò per presuntuosa, chi ha una fama pregressa in altri campi si sogna. E dico pure bravo a chi sa imporsi per meriti che non vedo, perchè piace alla massa, e di fronte a certi fenomeni io alzo le braccia e pure bandiera bianca, ma per favore, non chiamateli scrittori, non offrite loro un regno attraverso scorciatoie che portano al nulla sulle pagine o a libri scritti da altri.

La mia scrittura non si arrende, magari la mia carriera sì, nel senso che continuerò nel mio piccolo club privato di voi, ma smetterò di propormi.

Io non mi faccio il selfie col reattore, io sogno di andare in Bielorussia e riabbracciare Natallia, questa è una storia da raccontare, il resto è la miserrima condizione umana nella quale il mondo sta precipitando, editori compresi.

Vi abbraccio.

21 pensieri su “Delusa ma non arresa

  1. Sui cretini che si fanno i selfie a Chernobyl non mi cruccerei: la selezione naturale farà il suo corso, se scopriamo che qualcuno è resistente alle radiazioni lo studiamo e magari ci troviamo anche qualcosa di utile (non il cervello, temo).
    Quanto al resto, che dire? La vita è fatta di fatiche e di piccole cose belle da tenersi strette stretti. Vorrei, vorremmo, che l’aspetto editoriale fosse tra quelle. Non sempre è così. Forse lo sarà un domani. Chissà. Incrociamo le dita e godiamoci, finalmente, il sole.

  2. Cara Sandra, purtroppo potrebbe davvero esserci un yuotuber che scrive una storia su Chernobyl e fa il botto, magari poi questo Youtuber si farebbe anche un selfie per pubblicità (che orrore). Speriamo di no, ma se dovesse accadere Sandra non crucciarti perché il tuo è un romanzo scritto col cuore che racconta di emozioni vere e io lo sottoscrivo pienamente. In questo bailamme dell’editoria spesso la gloria arriva a chi fa meno fatica e con meno meriti di altri, non si sa bene perché ma nella vita succede spesso. Goditi questo anno che tutto sommato è positivo rispetto al 2018, come si dice, cogli l’attimo. Io sto attraversando un anno terribile tanto che vivo con le dita incrociate perché non accada più nulla di negativo e ho anche perso la voglia di scrivere e la voglia di fare progetti, poi però vado avanti in punta di piedi che tanto la vita non si ferma mai…

  3. @ Sempre mamma, eh sarebbe proprio bello poter rivedere Natallia che ora ha 15 anni ed è stratosfericamente bella, di sicuro se avverrà ne parlerò nel blog perchè Natallia la ricordate tutti. Grazie.
    @ Tenar, ma sulla selezione naturale speriamo sia come dici tu.
    @ Giulia, cara, so che il tuo anno ti sta portando dolori e lutti e mi spiace molto. Grazie per le parole al mio romanzo che ricordo avevi letto e apprezzato. Per me questo 2019 si sta rivelando senza brutti scossoni e ti garantisco che ne sono profondamente grata
    @ Tenar e Giulia, in realtà non ho potuto entrare nel dettaglio di questa recente delusione, ma vi dico che, contrariamente a quanto avveniva in passato, l’avvilimento resta confinato e per il resto mi godo ogni secondo di ogni giornata, come oggi tutto il giorno fuori sui Navigli in una Milano splendida e orgogliosa di aver mostrato la nostra casa ad amici, che da tempo volevano vederla e pensare “è nostra, nessuno ci ha regalato nulla e abbiamo pure finito di pagarla!”

  4. Questo Giove è ballerino Sandra, un giorno ci sorride radioso e l’altro ci manda dietro la nuvoletta di Fantozzi! Al posto della tua biciclettata, io mi sono data al giardinaggio, in ritardo dalla primavera che non abbiamo avuto. Mi è servito a staccare la testa anche dalle mie mille incombenze. La fine del tunnel per noi Sagittari è prevista per settembre, ricordi? Teniamo duro!
    Non sapevo nulla dei selfie a Chernobyl, come si fa ad essere così cretini, dico io… Non solo per il rischio alla propria salute, ma la mancanza di rispetto per tutto quello che laggiù è accaduto. Anche il creatore della serie della HBO è intervenuto con un tweet per chiedere proprio maggior rispetto per le vittime.

    • Settembre? No, non ricordavo sinceramente. Ma io voglio una bella estate, senza intoppi!
      Quando accadono cose un po’ estreme come l’atteggiamento dei selfisti a Chernobyl sono solo lo specchio del degrado ideologico ed educativo attuale, tutto sommato niente di cui ci si debba stupire troppo, ma indignare molto, quello sì. E vediamo cosa porta sta settimana.

  5. Viviamo nel mondo dell’immagine e del marketing. I libri vanno venduti, come prodotti qualsiasi, e gli influencer o altra gente, tipo nani e ballerine da talk show, fanno vendere anche se sono solo involucro e niente contenuto, quindi gli editori spalancano loro le porte.
    Pedalare può essere un buon sistema per decantare l’amarezza. Io continuo a ritenere l’impegno e la serietà valori fondanti, quindi mi riconosco nella tua scelta di impegno, studio e duro lavoro.
    Anch’io dopo la delusione seguita alla pubblicazione del mio libro ( che forse era una ciofega, diciamo che non se ne èaccorto nessuno data la mancanza di diffusione ) mi sono messa a studiare,con molta tenacia ed entusiasmo: voglio migliorare, voglio tentare ancora!
    E poi ogni tanto leggo notizie di gente che per farsi un selfie finisce in un burrone, o giù da una scogliera : la giustizia divina a volte funziona!

    • Sono sincera, non ho ancora letto il tuo libro, scusami. Quello che dico però è che questo proliferare di piccoli editori senza un progetto con l’unico obiettivo di stampare una tiratura di 100 copie e far morire il testo è deleteria.
      Impegno, serietà e onestà intellettuale non verranno mai meno a prescindere dai risultati in termini di fama, non certo del valore di ciò che appunto sto facendo. Un abbraccione

  6. Bah, l’editoria avrà anche i suoi momenti no e magari questo lo è, di fatto sta dando tanta importanza a chi in realtà meriterebbe l’oscuramento, ma poi mi dico che se non esistono modelli sbagliati a cui dare la colpa, l’essere umano sente la necessità di fare del suo meglio, e questo corrisponde alla fatica… insomma magari è questa l’ottima scusa per cui l’editoria fa scelte così “originali”, ma tu non disperare, perché ne sono certa che esiste il tuo momento, l’editore giusto in grado di valorizzarti, non demordere.

    • Sai che la mia positività è decisamente migliorata rispetto a qualche tempo fa, ma dopo venerdì è dura, cara Nadia. Il tuo sostegno chiaramente mi illumina. Un abbraccio

  7. Tu sei onesta, fuori e dentro la scrittura, e la tua scrittura non si arrende, né si tende al mercato, alle tendenze, al nulla. Tu, scrittura, tu, scrittura. Il resto “editoriale” conta poco. O niente.

  8. Infatti sono sempre più convinta che per vivere tranquilli il piacere di scrivere il discorso editoria vada tenuto separato dal discorso scrittura. Non sono nemmeno parenti, a pensarci bene, a meno che non vogliamo trovare una parentela anche tra il salumiere e il prosciutto, solo perché l’uno vende l’altro.

  9. Ho visto la prima puntata di Chernobyl. Fatta bene. Quasi identica al documentario che si trova su you tube, che ho fatto vedere in una classe. A me ha spaventato, perché non mi ricordavo la portata del disastro. Non andrei mai a Chernobyl, figurarsi farsi i selfie!
    Natallia, un ricordo letterario intenso. Vi auguro tante cose belle in questa estate che sta iniziando e presto un viaggio da Natallia, ma forse lei preferirebbe venire da voi.
    Sulla scrittura: tu continua e abbi fede! Sei speciale!
    Un abbraccio forte
    Barbara

    • Oggi, guarda te che caso, è venuta in azienda l’accompagnatrice dei quell’estate, vede ancora Natallia ed è stato un vero tuffo al cuore per me. Grazie, Barbara, non credo di essere così speciale, ma un po’ meglio di altri be’, quello sì.

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