Prendetemi così

Sono una persona molto energica, è una mia caratteristica che mi riconoscono praticamente tutti e per una volta il triangolo come sono, come mi vedono gli altri, come mi vedo io, sembra non presentare sbavature. Quando non sono in forma vado in tilt e di solito gli elementi che rendono visibile il mio stato sono due: non parlo e mi si chiude lo stomaco. Per il resto cerco di fare tutto tuttissimo ugualmente con una fatica immane. Sto giro è durato due settimane di cui una durante le ferie e una al rientro, sempre sottolineando che c’è moltissimo di peggio, mi viene anche da dire che palle!

Tipo che è finita ieri verso l’ora di pranzo, il risveglio era stato tragico e stamattina ero lì lì in allerta per capire se fosse in agguato un colpo di coda, e siccome mi conosco piuttosto bene, mi sento di dire urrah. Il weekend era stato comunque molto bello: siamo andati in Valtellina da mia mamma ed eccezionalmente è venuta anche la twin senza la famiglia ed è stato un tuffo perfetto nella gemellitudine.

Adesso siamo tutti in attesa, chi di partire e chi è già stato in villeggiatura che finisca il caldone. Personalmente potrebbero benissimo dare il mio nome a una nuova sindrome, quella del non ci credo che ho già finito le vacanze. In realtà mi aspettano ancora diversi giorni di part time in Valtellina e in virtù di come cade quest’anno Ferragosto, l’azienda il giorno 16 sarà chiusa, per cui il 14 finito il lavoro si riparte per la Valle e si torna diretti in ufficio il 19 all’alba. Questo perlomeno il programma di massima. I giorni in Valle sono soggetti a mille incognite: il meteo, l’umore di mia mamma, la pigrizia per cui c’è poca voglia di macinare chilometri e trovare casino per vedere posti nuovi, che quelli vicini li stra conosco da sempre. E’ più una questione di ritrovare i consueti rituali e considerarli ancora piacevoli e rilassanti, perché spesso mi bastano cose davvero piccole.

L’attesa per le risposte editoriali invece è destinata a protrarsi: la mia agente è in volo per le Isole Sporadi – un’altra fan della Grecia – e tutto quanto è in procinto di fermarsi. L’editoria è il solito dinosauro per cui Ferragosto dura 40 giorni e Natale idem. In mezzo gli intoccabili momenti in cui ci sono le Fiere del settore: ottobre Francoforte, marzo Londra, maggio Torino. Se l’autore riesce a infilarsi in qualche pertugio bene, altrimenti affari suoi, stia lì a rosicare o si butti sul self. Le mie rotelline oltre a pensare non ci credo che ho già finito le vacanze di cui sopra, studiano piani B e pure C (la storia che l’alfabeto è lungo è un po’ una cagata che oggettivamente dopo la D le opzioni di solito non sono manco da prendere in considerazione) per sopravvivere in caso di rifiuti. Mi sento abbastanza ottimista, probabilmente solo perché sono uscita dal loop di quello stato di malessere di cui sopra (again). Nei giorni scorsi è stato tutto un chiedere info e fonti autorevoli mi hanno confermato che l’editore in ritardo in effetti è sì, in ritardissimo con tutti nelle risposte; una ricerca spasmodica di conferme che non faceva per niente bene al mio stomaco, ma tant’è. Quelle spirali idiote nelle quali a volte mi infilo. Vi prego ditemi che lo fate anche voi!  Guardavo con disprezzo, eticamente non è un granché sto atteggiamento lo so, chi evidentemente è emotivamente disturbato (chiariamo: la cosa che mi scatena sentimenti moralmente discutibili è che ci si può anche curare senza ammorbare il mondo, laddove quel mondo spesso sono io) chiedendomi “quanti gradi di separazione ci sono tra me e loro?” temendo di vedere quello spazio assottigliarsi, mentre oggi osservo le stesse persone (ho una collega che quotidianamente urla al telefono nel corridoio di congiunzione tra il nostro edificio e quello principale, dove io mi rifugio a fare i vocali) pensando che sto bene e non siamo paragonabili neppure lontanamente.

Cerco sempre l’equilibrio, la parola del 2018 che in realtà a quanto pare mi sono portata appresso anche in questo 2019 che va come un missile, ma ho aggiunto – come vi dissi – la parola scegliere. In autunno bisognerà fare molte scelte importanti per trovare casa alle mie storie, ma la scelta cruciale l’ho già fatta: non farmi abbattere dal sistema.

13 pensieri su “Prendetemi così

  1. Dev’essere davvero stancante una lunga attesa. Il mii primo romanzo pubblicato ebbe una storia diversa e gli altri li ho pubblicati in self. Ma il fatto di avere pochissime fasce di di tempo buone per inviare un manoscritto ed essere lette è angosciante. Difficile tenere duro e non pensarci. Se non ogni tanto sbarelli mi pare pure normale

    • Anche a me pare normale sbarellare, però non mi va perché alla fine è importantissima la scrittura per me e sono convinta del mio valore, ma quanti scrivono? Perché dovrei farcela proprio io? Fermo restando che i tempi di attesa sarebbero quanto meno dimezzabili con un po’ di umanità e volontà.

      • Sarei proprio curiosa di vedere la redazione di una casa editrice al lavoro. Ma sarà vero che sono ricoperte di manoscritti? E Anche se fosse, li leggeranno davvero tutti? Per me noi. E se è così quando ne cestinano uno, mandassero 1⃣ mail educata con qualche frase elegante che conosciamo o a memorie e amen. Comunque non bisogna fare troppo affidamento all’editoria per la nostra felicità. Cerchiamo altro

  2. Ah, le attese editoriali… Pensavo quasi di non finire più in quel vortice. E invece… La avvisiamo appena arriva il manoscritto completo. Silenzio. Silenzio. Si sarà perso nei meandri della post? A, no, è arrivato, la avvisiamo tra 12 settimane (che diventeranno tranquillamente 24). E i loop mentali… La scrittura di solito non li scatena, ma se già sono incipienti, beh, le rogne scrittorie danno proprio il colpo di grazia. Da qui la necessità di farlo anche solo per gioco. Non è la cura per tutti i mali, eh, però mi ha aiutato. Magari queste 12 (24?) settimane così passano prima…

    • Far passare il tempo con qualcosa di piacevole, ecco, perché altrimenti la mente va lì, e va lì soprattutto se magari altro è un po’ in bilico. Nel caso specifico, il mal di stomaco, il rientro dalle ferie con una marea di lavoro da fare (peggio degli altri anni per una serie di cose), il gran caldo, tutto mentre pensavo a ragion veduta di avere già in mano il responso e quindi di poter agire di conseguenza. Spero che le tue settimane siano 12 e che la risposta ovviamente sia un bel Sì

    • Sì, il fatto che io stia meglio è decisamente la cosa più importante. Andavo sbandierando “mai stata meglio!” e poi all’improvviso trac.
      E grazie per la solidarietà-

  3. Non mi ricordo chi disse per primo che riconoscere un problema è già un passo notevole per risolverlo. Ma proprio perché riconosci di entrare in queste spirali ansiose, di sicuro sei più avanti e bella distante dagli emotivamente disturbati inconsci. O peggio, orgogliosi.
    Di ritorno dalle pantagrueliche riunioni estive su innovazione, sviluppo e progresso, non sono tecnologico, mi chiedo: se a noi semplici dipendenti, ultime ruote del carro (ah no, scusa, ho scritto un post sul fatto che in realtà gli informatici non sono ruote, sono i pernini…) chiedono di essere costantemente connessi e flessibili, perché non possiamo più immaginare il lavoro con l’orario fisso e il cartellino (e mi rifaccio all’immagine della Sandra che risponde a CollegaFigo dal supermercato di un post fa)… come diamine è possibile che solo per l’Editoria ci siano Ferragosto e Natale di 40 giorni e una difficoltà preistorica a rispondere alle mail?????
    Non riesco a capacitarmene…

    • Dal supermercato e peggio ancora dall’hospice con mio padre morente. Questione di coscienza, immagino, e del fatto che purtroppo per un autore indignato che rescinde un contratto e dice no, ce ne sono 1000 pronti a prostrarsi. Vedremo cara Barbara che autunno sarà, se non ci scoglieremo prima.

  4. La tua scelta di non farti abbattere dal sistema è un’ottima scelta, credo sia anche quella che ti permette di affrontare i problemi (anche inerenti i rapporti con le case editrici) con serenità…

    • E’ un po’ una scelta obbligata, vedo un sacco di storture e in realtà sto ancora scendendo a patti con sta cosa. Mi spiego, odio la sindrome del genio incompreso, ci sono centinaia di autori più bravi di me, ma non mi faccio abbattere per quanto riguarda il mio valore e la mia serietà di autrice, un po’ mi abbatto ancora sui mancati risultati, ma ci stiamo lavorando.

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