Tre mesi

Tre mesi fa il caso Codogno, definito erronamente il paziente 1.

Ne abbiamo viste e sentite tante, abbiamo vissuto un incubo che non avremmo mai immaginato di dover affrontare. Ancora oggi non siamo affatto al riparo. Leggo polemiche inutili, guerriglia sui social, accapigliamenti per il tale che va all’Ikea e invece dovrebbe comprare italiano, anzi no, non dovrebbe sperperare, anzi sì, facciamo girare l’economia. Contraddizioni importanti non tra correnti di pensiero diverse, bensì nelle parole che la stessa persona dice oggi e quelle pronunciate il giorno prima. Insulti tra nord e sud. Gli assembramenti non li ho visti solo in Tv, ma anche nel giardino condominiale. E non entro nel merito della politica.

Ho una sola convinzione: dobbiamo essere molto solidi e mantenere fermo il timone nelle mani, contando sulle nostre forze in ogni campo.

Sulle risorse economiche se le abbiamo accantonate, sull’equilibrio mentale se siamo stati in grado di imparare a coltivarlo nel tempo, sulla capacità di andare avanti anche senza quelle cose che in passato ci facevano stare bene e che al momento sono solo un ricordo.

E’ cruciale rinunciare e cambiare, non è pensabile essere gli stessi in un mondo che non lo è più.

Dobbiamo stare ancora tanto in casa con i nostri amati libri e organizzare il resto al meglio (spesa, smart working, necessità varie come il meccanico, l’assicuratore, il commercialista) e in sicurezza. Cerchiamo di essere grati se siamo sani e possiamo rimandare le visite mediche di routine. Circondiamoci, anche virtualmente, di persone positive, che nella paura vivono la propria fragilità senza vomitare l’ansia addosso agli altri, persone che ancora sanno sorridere, che hanno la giornata stortisssssimissssima, ma poi ripartono, dopo una tappa al frigorifero, sulla cyclette o con un acquisto on line. Amici che non postano di continuo in rete frasi deprimenti, ma sanno buttare lì anche l’immagine di una piantina sbocciata sul balcone, di una torta appena sfornata e fa niente se non è quella di Chef Cracco, magari ci stanno semplicemente provando, provando a dare un senso al quotidiano e a reinventarsi. Dobbiamo aiutare i più piccoli, ai quali è stato sottratto tantissimo, tappe fondamentali nella loro formazione e crescita. Dobbiamo andare incontro agli anziani, anche se ci sfiancano.

Possiamo dire “non ce la faccio più” con la gioia di smentirci poco dopo. Credo sia normale provare rabbia per diversi aspetti della situazione, ma va incanalata in energia, senza lasciare che sia l’unico modo per esprimerci con chiunque, come vedo in giro.

Rimane tutto difficile, questo post non è assolutamente un inno al “ma no dai, è una passeggiata!” perché non lo è, e lo è ancora meno in Lombardia. Oggi ad esempio per me è una giornata No, i picchi di gastrite notturna possono essere davvero tremendi e sta notte lo sono stati. Così, al posto del caffè stamattina, che per me è una coccola, soprattutto se l’Orso è a casa e si fa colazione insieme, ho bevuto limone e zenzero. Ero davvero in tilt, mi ha preso una malinconia brutta, “voglio vedere Nanni!! e pensieri tetri, come il fatto che non voglio rinunciare anche a preparare e gustare pasti un po’ più succulenti (visto che ho più tempo e non si esce a pranzo e cena) per il mal di stomaco.

Ma non gliela darò vinta, eh. Umore nero via, i crampi li sistemiamo con l’integratore, adesso non mangio, stasera minestrone e domani si riparte con gli aperitivi casalinghi, il cibo consolatorio e i “cin cin” con l’Orso. Ne abbiamo fatti tanti, a noi due, ai miei libri in uscita e ai contratti firmati, a tutte le feste trascorse in casa che sono state tantissime se ci pensate: Festa della donna, del papà, della mamma, Pasqua cattolica, Pasqua ortodossa, 25 Aprile, 1° Maggio. Speriamo di poter brindare al Ferragosto in Valle, quello sì.

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11 pensieri su “Tre mesi

  1. Tre mesi, una stagione. Ci siamo persi la primavera e tutte quelle feste lì. Avevo un calendario di maratone (o meglio, le camminate da 10 km non agonistiche), a gennaio ci stavamo organizzando per portare le nostre bandiere in giro per l’Italia, a suon di treni e weekend. Nemmeno una.E chissà quando potremo davvero andare, in sicurezza e senza ansie.
    Ieri però per caso mi è capitato un bel articolo sotto mano, in inglese. Ho chiesto l’autorizzazione di pubblicarlo tradotto, spero mi rispondano perché voglio proprio condividerlo. C’è un passo verso la fine che dice così: “Ma non importa quanto siamo frustrati dalla situazione, so che non possiamo fare a meno di pensare a quanto siamo fortunati ad avere l’un l’altro, un tetto sopra la nostra testa, cibo nelle nostre pance e nessun sintomo di malattia. Solo un paio di miglia di distanza in qualsiasi direzione ci sono ospedali pieni di pazienti malati e morenti che vengono assistiti da medici, infermieri e personale di supporto del Servizio Sanitario Nazionale sovraccarico e sopraffatto. Oltre a inviare assegni e raccogliere fondi per enti di beneficenza e per il servizio sanitario nazionale realizzando video a casa, non siamo in grado di fare nulla per paura dell’infezione. Mentre mangiamo in silenzio, speriamo tutti che questo finisca presto senza troppa sofferenza, che i nostri leader otterranno almeno una cosa giusta lungo la strada, e che la prossima volta che saremo tutti sequestrati insieme sarà per scelta.” (decontestualizzato funziona poco, ma sono in 8 persone sotto lo stesso tetto, per capirci)

  2. Meglio non fare l’inventario delle cose che avevo in programma e mi sono persa, se non per prendere atto di quanto la mia vita fosse piena di meravigliose occasioni.
    Questi mesi sono volati, l’esperienza di stare sola a vivere il tempo secondo i miei ritmi è stata positiva, ho in qualche modo superato lo straniamento e il disagio della ripresa e quindi ok, andiamo avanti. Ho paura, certo, della malattia, del futuro, della congiuntura socio economica e di tutte le sue svariate implicazioni, ma ho imparato a relativizzare ( v. quanto scrive Barbara ).
    Spero soltanto di manterere salda quella pace interiore che avevo maturato in tempo di confinamento, la capacità di tenere a distanza i problemi e abitare un mio mondo interiore, ancora più preziosa ora, che mi trovo ad affrontare la realtà concreta: un po’ di distacco e serenità mi possono aiutare ad essere più centerata.
    Sì, credo sia inevitabile: ripartiamo da noi!

  3. @ Barbara, è vero, siamo in una situazione di privilegio per tanti motivi e non lo dimentico mai. In Italia tra l’altro sono state sbagliete molte cose a mio avviso, ma c’è da baciarsi i gomiti per molte scelte, che negli USA e in Gran Bretagna ciao proprio. Il Brasile è una polveriera e in Africa chissà cosa verrà fuori. Poi spiace per tutto ciò che si è perso, chiaramente sono solo pensieri flash. Poi si va avanti, ridendo anche per certi vecchi film davvero intramontabili. Grazie per averlo postato qui.
    @ Brunilde, il disagio della ripresa per me è ancora forte, si cazziano i giovani, giusto e la loro movida, ma oggi la spesa con gli anziani con la mascherina solo sulla bocca, assembrati in chiacchiere è stata uno slalom irritante. Andare in giro per pura necessità in queste condizioni rimane difficile e non migliorerà di certo la situazione. Il lavoro non è ripreso per me ma la forza interiore c’è, se non sopraggiunge la gastrite.

    • Eh, mi pare di capire che tuo figlio faccia proprio dei cocktail, mentre noi ci limitiamo a stappare un vino, però lo accompagnamo molto bene. Sono un vero must del periodo

  4. Proprio poco fa mio marito mi ha detto che siamo già a metà dell’anno…. Da febbraio ad adesso si è ribaltata la vita. Da una parte sono preoccupata , dall’altra ho voglia di nuove cose e buttarmi alle spalle le brutture. Ieri era una giornata depressiva, pian piano si è ribaltata, è iniziata piangendo, è finita col sorriso. Questo coronavirus ci ha dato una batosta incredibile, eppure ci ha dato un coraggio che non avevamo o forse è avventatezza a causa di stanchezza e depressione. Il tempo darà le sue risposte, come sempre. Non ci resta che aspettare.

    • Molto vero questo tuo messaggio, anche io ieri ho cominciato piangendo, oggi invece grande grinta, sono in ballo con un lavoro imprevisto in casa, il cambio della corda della tapparella del balcone è diventato “mettiamo il motorino elettrico” figurati lo sporco ora e la spesa. Bisogna trovare le nostre personali soluzioni, nessuno ce le fornirà, il tempo come dici tu darà le sue risposte. Un abbraccio

  5. Io ho fatto una visita medica di controllo rimandata da due mesi e sono riuscita a prenotare dal mio parrucchiere, insomma mi sembra di aver ripreso alcune piccole cose, compreso un caffè all’aperto gustato ieri dopo la visita. Tutto con la mascherina e guanti dal dottore e poi con igienizzante mani a gogò…forse andare avanti si può anche così, lentamente con prudenza…

    • A me la ASL ha annullato una visita e non l’ho ancora riprenotata, di solito ci vogliono almeno 2 mesi di attesa, aspetterò settembre, la faccio ogni anno e non è grave se allungo un po’ i tempi. Settimana prox chiamo il parrucchiere e sì, si va avanti così, al rallentatore, con piccoli passi in sicurezza.

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