Riflessioni domenicali

Ormai abbiamo perso il conto delle domenice in casa. Oggi abbiamo di nuovo ordinato il pranzo al ristorante del matrimonio, La Pobbia, hanno ampliato il menù proposto per l’asporto, consegnano loro di persona, senza avvalersi di servizi esterni sfrutta poveracci e come sempre abbiamo mangiato benissimo. Chiacchierando col proprietario ci ha detto che Massimo Galli è un loro cliente abituale: tutto torna, come sapete sono una grande fan dell’infettivologo e ora spero che prima o poi mi capiti di incontrarlo al ristorante per inchinarmi e ringraziarlo.

In settimana riceverò il cartaceo di Un cuore in Bretagna e avere il volume tra le mani credo darà più concretezza all’uscita e, spero, anche maggiore soddisfazione. Non è questione di vendite, mi sono sul serio sganciata da queste cose, anche se è ovvio che vendere è l’obiettivo, altrimenti distribuirei fotocopie agli amici; il focus non è neppure la qualità delle mie storie: conosco perfettamente il mio valore, non ho bisogno che mi si dica che so scrivere, poi certo subentrano i gusti e anche le linee editoriali, faccio narrativa d’intrattinimento, ho una voce molto definita, un lessico preciso e di livello, ma riconosco quanto io sia lontana dai miei scrittori contemporanei preferiti.

L’indice di gradimento al ribasso, attualmente, temo sia fortemente condizionato dalla situazione pandemica contingente, ma cercando di essere molto lucida a riguardo, credo risieda in alcune mancanze nelle quali mi sono nuovamente imbattuta. A nove giorni dall’uscita non c’è traccia del mio romanzo nel sito dell’editore, così come non appaio tra gli autori, nonostante mi siano state chieste foto e bio “da inviare con urgenza”, cosa che ho fatto in tipo dieci minuti. Non mi stupisco, da mesi la biografia di un’autrice è riportata due volte, mentre gli ultimi libri ancora non ci sono.

Al di là dei rapporti personali, sui quali in effetti ho avuto enormi nonché spiacevoli questioni, ma siamo nel campo della soggettività per caratteri e comportamenti coi quali ci si può anche non trovare affini, quanto sopra è qualcosa di assolutamente oggettivo. Lavoro anch’io e so cosa significhi “restare indietro”, capita, capita a tutti, ma così è davvero troppo. Occupandomi poi di adempimenti fiscali per me le scadenze sono sacre e certi lussi di arretrato non me li posso proprio permettere. Però anch’io ho degli imprevisti eh.

Il ristorante oggi era in leggero ritardo con la consegna, avevo ordinato per le 13 specificando che non c’erano problemi in caso tardassero (ovvio, siamo in casa), ebbene hanno avvisato, si sono scusati più volte con messaggi e poi all’arrivo. Credo sia chiaro il concetto.

Avendo degli editori che prediligo, è mia abitudine sfogliare il loro sito in cerca delle novità, non so quanti lo facciano, per me è normale; il sito è una vetrina, il primo passo per cercare qualcosa che ci possa piacere, accessibile a tutti, senza essere sui social.

Cosa chiedo ora, dopo 10 anni di pubblicazioni, dopo aver accantonato l’idea dell’editore big? Chiedo una serietà che non significa essere infallibili, bensì efficienti. Chiedo che se mando una mail non mi si risponda con un vocale su Instagram, almeno non senza avermi domandato se mi possa andare bene una comunicazione di questo tipo. Chiedo che se mi si muove un rimprovero “tu non hai” e io lo smentisco con prove scritte, mi si chieda scusa. Desidero un sito ben fatto, aggiornato, facilmente fruibile da chiunque, che parli ai lettori, sia invitante e faccia esclamare “uh, che bei libri!”

Alla fine chiedo ciò che cerco in tutti i miei rapporti professionali, da fornitore e da cliente. Non pretendo Superman, ma non accetto sciatteria e troppi scivoloni.

Detto questo, io a S. Valentino prima e a maggio poi pubblicherò con due altri editori. Il primo è tutto da scoprire, molto presente nei social, a pelle e fino a ora è andato tutto benone, ma a dirla tutta era così anche con l’attuale fino a 10 giorni fa. Il secondo mi piace un sacco, ha un passato importante e sono felicissima di fare parte della squadra.

Cerco un editore col quale fidelizzarmi, rimbalzare tipo pallina da flipper è stancante, così come lo è ogni volta ripartire con la conoscenza reciproca, capire qual è il loro modo di operare sul mercato, e cercare il modo migliore per fare squadra. Infatti in ogni ambito sono proprio di indole fedele, ho conosciuto La Pobbia quando avevo 16 anni, promesso a me stessa che se mi fossi sposata avrei fatto lì il ricevimento, e dopo tanti anni sono ancora felice di essere loro cliente.

In realtà sono molto tranquilla, anche esternando questo disappunto, proprio perché, come ho scritto, si tratta della conseguenza di scelte evidenti altrui e non di una mia emotività umorale. Ma soprattutto nessuno potrà mai portarmi via la bellezza della narrazione, di dare al lettore un pezzo del mio cuore: ciò che ho scritto è profondamente dentro di me, al di là del marchio editoriale in copertina.

21 pensieri su “Riflessioni domenicali

  1. Nessuno può e deve portarti via la bellezza della narrazione. Il piacere non sono di scrivere, ma di vedere il tuo libro pubblicato e le recensioni dei lettori. Per il resto non mi pronuncio. Questo è un periodo strano. Io sono indietro con la vita. Per la prima volta in vita mia non sono sono indietro con le consegne della burocrazia scolastica, ma ho anche ignorato i solleciti perché c’è semplicemente un limite a quello che posso fare. Farò, appena possibile. Mi chiedo quanti siano nelle mie condizioni con de/tre settimane sparite dallo scorrere normale del tempo, con tutto l’arretrato che incombe. Non giustifico nessuno (neppure me stessa), ma sono più incline all’indulgenza (anche con me stessa).

    • Sicuramente sei stata bloccata pesantemente, e questa è la condizione di molti, ma non possiamo conoscere le difficoltà degli altri se non ci vengono dette. In settimana un cliente mi ha chiamata perché il suo commercialista è fuori uso per il covid e sperava che io potessi dargli una mano, sono stata più che disponibile, figurati anche se questo ha significato sottrarre del tempo al mio lavoro, senza che fatturassimo servizi l’extra, insomma siamo quantomeno elastici. Io sono tornata in ufficio dopo quasi 2 mesi di cassa integrazione proprio il giorno in cui hanno operato mia mamma, l’ho letteralmente scaricata in ospedale e sono stata pronta alla scrivania, sentendomi uno schifo, sono però anche un po’ stufa di dover trovare scusanti per gli altri quando in realtà l’inefficienza ha poco a che vedere col periodo contingente. Anche Delos ha slittato la pubblicazione di Love After 40 di una settimana senza avvisarmi, l’ho scoperto la mattina del giorno in cui mi avevano detto che sarebbe uscito, semplicemente perché non l’ho visto nelle novità, mi sono scritta con la direttrice della collana e poi col sempre mitico Franco Forte senza patemi nè menate di alcun genere, in massima serenità.

  2. Il mio romanzo doveva cominciare la sua lavorazione ad ottobre. Non sentendo nulla ho scritto un messaggio (Whatsapp, non sapevo nemmeno che si potessero inviare messaggi vocali su Instagram, con te ne imparo sempre una!) e ho ricevuto rassicurazioni: stanno finendo il precedente, tra poco tocca a te. Siamo a fine novembre e manco a dirlo, nisba. Deve uscire nel 2021, c’è ancora tempo, anche se una volta deciso vorrei che le cose accadessero. Però non ho più intenzione di pressare, perché in questo periodo ogni cosa in più è per me un peso quasi insopportabile. Sto cercando di recuperare la mia voglia di leggere, con buoni risultati, ma non sto scrivendo, fatta eccezione per il blog. Ho in testa una nuova storia, ma la scrivo pensiero dopo pensiero sperando che da qualche parte nella mia testa si fissi, perché di scrivere, nemmeno a parlarne. Non è il momento. MI auguro di dedicare i giorni delle festività che stanno arrivando che mi sa saranno assai solinghi. Anche io vorrei un editore con i baffi cui affidarmi. Per quanto mi riguarda devo ancora trovarlo. Tu hai più possibilità di me di farlo. Vedrai, arriverà. Buona domenica! (Io oggi niente ristorante, ho fatto la marmellata di cachi!)

  3. In questo periodo ogni cosa in più è per me un peso quasi insopportabile, dici cara Elena, ma infatti pure per me eh, quindi non sollecito, non chiedo spiegazioni, ma traduco il mio mugugno in uno sfogo qui, che può essere ascoltato, approvato o anche no, sicura però di quel che dico perché sono cose oggettive verificabili da chiunque e non capricci miei. Io sono parecchio fiduciosa sui prossimi editori, e guardo avanti. Grazie cara, vedo che ci stai dando dentro con lo sperimentare ricette e va tutta la mia ammirazione.

  4. Sull’affare editori non posso dirti nulla, è un mondo che non conosco, ma capisco lo scoraggiamento. Oltretutto mi sento anche un po’ in colpa, perché anche io sono un po’ indietro col lavoro, non poter andare in presenza se non avvisando prima mi rende meno efficiente negli imprevisti e quindi sono sempre di corsa e la cosa mi sta affaticando molto. Però sto leggendo Un cuore in Bretagna e, come sempre, adoro le tue atmosfere, forse stavolta anche un pochino di più, perché questo bel negozio di Juliette mi fa sentire più vicina a Natale!

    • Anch’io sono meno efficiente, lavoro con imponenti quantità di documenti che arrivano in ufficio e poi devono arrivarmi a casa, e questo è un primo scoglio, infatti i prossimi giiorni andrò in azienda, perché sotto scadenza, il 25 in smart proprio non ci se la fa. Lo stesso coi miei clienti e ci si capisce, ci si viene incontro davvero con quasi tutti reciprocamente, poi c’è quella fetta che accampa scuse e incasina tutto – tra colleghi e clienti va detto – e rende il lavoro una fatica immensa, e pure inutile, con lo sclero dietro l’angolo. Immagino sia così ovunque, solo che quando ne fai le spese di continuo, ecco girano.
      Ma mi soffermerei sulle tue parole meravigliose per il mio librino, di grande valore perché tue, non sei un palato che si accontenta facilmente, e ora so di averti catturata, ti sono profondamente grata, lo capisci vero che meriterei un’attenzione maggiore per le mie opere?

      • Sì, penso di sì. Posso dirti però che in uno sguardo molto da “esterna” al genere, il tuo si piazza un po’ trasversale. Ho avuto l’impressione, e guarda, è davvero un’impressione da profana, perché non essendo di mio gradimento, in linea di massima, sono fuggita molto velocemente, che nel genere rosa spesso ci sia un malcelato maschilismo di fondo, con quella versione del protagonista maschio alfa, uomo che non deve chiedere mai, e una visione del sesso francamente imbarazzante, che non trovo nei tuoi libri. Forse il tuo non ascriverti perfettamente a un genere ben definito, che per me è un grande pregio, ti rema un po’ contro. Ma questa, ripeto, è un’impressione da profana completa, potrei non averci capito nulla!

  5. E’ difficile mandare giù imprecisioni e ritardi quando non li accetteresti da te stessa (è così anche per me). Eppure queste situazioni sono diffuse; anzi, devo dire che dove vivo io è un vero modus vivendi. Le tue frasi finali, però, mi danno l’idea che tu possa sempre cadere in piedi, come si suol dire. 🙂

  6. @ Cristinabia, no, non è un’impressione da profana, è un’analisi attenta e veritiera. Mi rema contro perché gli editori sono fanatici del “di che genere è il tuo romanzo?” e se entra nei canoni romance classici che alla fine sono tre paletti molto rigidi ma comunque tre non tremila, ce lo inflo a fatica ma ce lo infilo. E questo non tutti gli editori lo accettano e i lettori come te mi leggono solo se arrivano al mio titolo per vie traverse (nel tuo caso la conoscenza pregressa nel blog), gli altri mi schifano e o se, più raramente, mi leggono mediamente li convinco e c’è chi arriva a trovare un up grade nel genere. Ma a sto punto ho già elencato una seria di fattori che devono mettersi nella scia astrale giusta ed è tanto difficile.

  7. @ Grazia, diffusissime direi. Grazie sì, cado in piedi perché sinceramente a 50 anni con una pandemia in corso a non farlo sarei un po’ cretina, ma a volte invidio le selfiste di classe come te sinceramente.

  8. Mi sarebbe piaciuto scrivere che “no dai, andrà tutto bene” (frase inflazionata e oramai non va bene un corno) e ancora “quando arriverà il cartaceo tra le tue mani, vedrai che soddisfazione!”
    Mi sarebbe piaciuto.
    Ho qui il cartaceo. No, non è andato bene. A sfogliarlo, mi viene ancora una volta da chiedermi che differenza c’è tra il self-publishing e l’editoria, se l’editoria sforna cartacei così male impaginati.
    La sensazione poi è che il tuo testo sia stato impaginato da due persone differenti, una col mal di pancia fino a pagina 65 e un’altra più attenta da lì fino alla fine. Come diamine si fa a mettere i titoli (belli eh, caratteri calligrafici tutti ghirigorati) che vanno a sovrascrivere la prima riga del testo???
    L’errore è stato fatto 10 volte, fino a pagina 65 (dove la pagina inizia pure con una riga bianca…), poi i successivi sono tutti corretti. Non mi si dica che è colpa di Amazon, perché mi risulta che si può verificare la resa prima della stampa. Si può anche richiedere una copia di verifica cartacea, prima di metterlo in vendita. E questo lo sappiamo da quegli scalcagnati di selfisti (scalcagnati secondo certa editoria, per me eccezionali) che su queste cose ci impazziscono.
    “Signora, il figlio si impegna, ma non studia a sufficienza…”

    • Mi viene solo in mente il titolo di un celebre film: “Non ci resta che piangere”
      Certo bisognerebbe controllare perché così si vende un prodotto che no, non va e chi paga ha diritto a un libro quantomeno decente.

      • Beh, io ti leggerei anche su carta da formaggio, lo sai! 😀 Però non è giusto, perché non solo lo scrittore merita di essere valorizzato al 110%, ma anche il lettore è pur sempre un consumatore con i suoi diritti.

        Dimenticavo, per riequilibrare con pensieri positivi… azz, non se pò dì… ottimisti, ecco: quando torneremo ad uno stato di cose normali, o almeno decenti, e potrò tornare in visita a Milano, col sole, ci andremo a mangiare da questo La Pobbia? Che se c’è Galli, pure io lo voglio ringraziare. 😀

  9. Più leggevo il tuo post più mi rendevo conto di quanto sia contenta di essere self, pensa che sto ancora aspettando il saldo dei diritti de L’amore che ci manca dalla casa editrice per le vendite del 2019, e quando a maggio mi tolsero il romanzo dagli store me ne sono accorta da sola, insomma almeno una mail la potevano mandare no?
    Mah, è anche vero che ci sono cose più importanti nella vita, soprattutto quest’anno, quindi non sto a pensarci troppo.

    • La comunicazione può essere un grosso problema, ma ho fiducia che non siano tutti così malmessi, per quanto se uno se la sente di giocare la partita del self, come te e altri, fa benissimo.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.